Il Presidente al-Assad sui colloqui di Astana e i rapporti con il Giappone

Damasco, SANA 20 gennaio 2017
president-al-assad-interview-japan-tbs-channel-4Il Presidente Bashar al-Assad ha rilasciato un’intervista alla rete TV giapponese TBS in cui ha detto che i prossimi colloqui ad Astana tra governo e gruppi terroristici riguarderanno il cessate il fuoco e il permesso ai gruppi terroristici di aderire alla riconciliazione in Siria. Quanto segue è il testo integrale dell’intervista:

Domanda 1: Grazie Signor Presidente, la ringrazio di farci avvalere dell’opportunità di conoscere il vostro punto di vista su ciò che accade in Siria e il suo futuro. Prima di tutto, ho una domanda: ora che i colloqui ad Astana si avvicinano, cosa si cerca e si attende da questa conferenza?
Presidente Assad: Prima di tutto, siete i benvenuti a Damasco, e sono contento di parlare con il pubblico giapponese per la prima volta durante la guerra alla Siria. Non abbiamo aspettative, diciamo, abbiamo delle speranze su Astana, che sarà scenario dei colloqui tra le diverse parti della Siria su tutto, ma penso che riguarderanno fin dall’inizio, e sarà la priorità, come vediamo, il cessate il fuoco in diversi luoghi della Siria per proteggere vite, permettere agli aiuti umanitari di raggiungere diverse zone. Non è ancora chiaro se l’incontro darà un qualsiasi dialogo politico, perché non è chiaro chi vi parteciperà. Finora, si tratta di colloqui tra governo e gruppi terroristici sul cessate il fuoco e per consentire a tali gruppi terroristici di aderire alla riconciliazione in Siria, il che significa rinunciare alle armi e aderire all’amnistia del governo. Questa è l’unica cosa che ci si può aspettare nel frattempo.

Domanda 2: E accettate che si discuta la formazione del governo di transizione in questa conferenza?
Presidente Assad: Tutto ciò che sarà discusso dovrà basarsi sulla Costituzione, perché non si tratta di governo e opposizione o governo e gruppi terroristici; ma di ogni cittadino siriano ad avere diritto di definire il futuro della Siria. Quindi, nella nostra costituzione non c’è nulla chiamato governo di transizione. Si può avere un governo regolare che rappresenti le diverse parti e le diverse entità politiche in Siria. Questa è la nostra proposta. Quindi, sì, se qualcuno vuole aderire a questo governo, che chiamiamo governo di unità nazionale, è vitale per ogni interessato all’estero o in Siria, e dopo il governo si può parlare di, diciamo, elezioni legislative o parlamentari, che saranno seguite da un altro governo, secondo i risultati delle elezioni.

Domanda 3: Il neopresidente degli Stati Uniti Donald Trump giurerà a breve. Cosa si aspetta da Trump, che tipo di cambiamento politico si aspetta da ciò?
Presidente Assad: Come Lei sa, lui è uno dei pochi presidenti statunitensi a non aver fatto politica prima. La maggior parte dei presidenti precedenti occupava certe funzioni o posizioni politiche. Adesso non è così. Se leggete i vari media, anche statunitensi, lo ritengono imprevedibile perché non conoscono le sue idee. L’unica cosa su cui basare il nostro giudizio è la sua retorica durante la campagna, e se si vuole prendere la cosa che riteniamo positiva di questa retorica, è la nostra priorità attuale, combattere il terrorismo, e questo è ciò che ha detto il presidente Trump, ha detto che la sua priorità è combattere lo SIIL. Naturalmente, lo SIIL è uno degli aspetti del terrorismo, una delle organizzazioni; quando si parla di SIIL si deve parlare di al-Nusra e così dei tanti gruppi affiliati ad al-Qaida in Siria, ma s’intende per SIIL, credo, il terrorismo, quindi penso che questa sua priorità sia molto importante. Quindi, ci aspettiamo e speriamo che la prossima amministrazione sia genuina nell’attuare questa retorica sul terrorismo e aiutare non solo la Siria, perché il terrorismo di oggi non è un problema siriano; è un problema del Medio Oriente e globale. Quindi, speriamo che sia sincero nel creare una vera e realistica alleanza per combattere i terroristi nella regione e che, naturalmente, includa la Siria prima di tutto.

Domanda 4: Ho letto un intervista in cui citava le lobby a Washington DC. Disturbano il cambio di politica, la pensa così?
Presidente Assad: E’ molto chiaro che i media mainstream, le dirigenze e le diverse lobby… siano una combinazione che non vuole alcun cambiamento, perché hanno i loro interessi nella politica degli Stati Uniti, nella politica distruttiva degli Stati Uniti che abbiamo visto, almeno negli ultimi 17 anni, da quando George Bush salì al potere nel 2000. Abbiamo solo visto gli Stati Uniti lanciare guerre, direttamente o indirettamente tramite ascari, e diverse aziende, lobbies, media interessati a tale tipo di problemi. Si tratterebbe d’interesse finanziario nella maggior parte dei casi. Quindi, è molto chiaro oggi che ostacoleranno ed impediranno ovunque la politica del nuovo presidente sulla lotta al terrorismo o sul rispetto della sovranità degli altri Paesi, o anche sulla distensione nel mondo con un buon rapporto con la Russia, o con qualsiasi altra grande potenza, come la Cina, per esempio.

Domanda 5: Nel corso della lotta contro il cosiddetto Stato islamico, ricercate un coordinamento con attori come Turchia, curdi e Stati Uniti?
Presidente Assad: Prima di tutto, se si vuole essere molto chiari, lo SIIL è stato creato sotto la supervisione degli Stati Uniti in Iraq nel 2006, prima che fosse SIIL era lo Stato islamico, solo in Iraq, limitato all’Iraq. Poi, quando il conflitto iniziò in Siria divenne SIIL, in Siria e Iraq, e poi la Turchia lo sponsorizzò, perché sfruttava i campi petroliferi siriani per esportare e avere il denaro per reclutare altri combattenti, e la Turchia era direttamente coinvolta nel contrabbando di petrolio, con coinvolgimento e complicità dello stesso Erdogan con lo SIIL. Quindi, non possiamo aspettarci una vera lotta contro lo SIIL da Turchia o Stati Uniti e, di recente, l’esempio più forte è stato l’attacco a Palmyra, un paio di settimane fa, quando poterono riprendere Palmyra sotto la supervisione degli statunitensi, sotto la sorveglianza dei loro droni; attraversarono il deserto e occuparono Palmyra. Oggi, mentre parliamo, lo SIIL ha attaccato Dayr al-Zur, nell’oriente della Siria, e gli statunitensi non hanno fatto nulla per impedirlo. Qui la cosiddetta alleanza internazionale contro il terrorismo ha operato per più di un anno e mezzo senza concludere nulla, perché non è seria. Sulla Turchia, Erdogan è un Fratello musulmano, ne ha una istintiva e innata simpatia, è collegato, vicino, allineato a SIIL e al-Qaida perché hanno la stessa ideologia, non può esserne lontano. Cerca di fare certe manovre, per dimostrare che è contro questi terroristi, SIIL e al-Nusra, ma in realtà ogni giorno sostiene tali organizzazioni, e senza il suo sostegno, non sopravviverebbero.

Domanda 6: Ad Aleppo, e altrove, le vostre Forze Armate e quelle russe sono state criticate per aver bombardato zone residenziali, quartieri e ospedali. Direbbe che queste tragedie erano inevitabili per liberare Aleppo?
Presidente Assad: In realtà, chi accusava Russia e Siria di bombardamenti e crimini e così via, erano gli stessi Paesi che hanno sostenuto i terroristi, a partire da Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Turchia, Qatar e Arabia Saudita e altri Paesi simili. Coloro che hanno sostenuto i terroristi direttamente, attraverso i media, la politica o inviandogli armi, denaro e ogni supporto logistico, non hanno il diritto di piangere i cittadini siriani, perché sono la ragione per cui i civili siriani, persone inermi, sono stati uccisi negli ultimi sei anni. Questo è il primo punto. In secondo, il nostro ruolo, come governo, per costituzione e leggi, ed obbligo morale verso il popolo siriano e i cittadini siriani, è liberarli dai terroristi. Qualcuno accetta che un governo veda una qualsiasi area in qualsiasi Paese occupato da terroristi che uccidono e distruggono tutto per imporre la loro ideologia di odio, l’ideologia wahabita, sul popolo, e si aspetta che il governo stia a guardare? Naturalmente, se si vuole parlare delle vittime, ogni guerra ne ha, ogni guerra è brutta. Ogni guerra sparge sangue e uccide, ogni guerra, ogni tipo di guerra. Non si può parlare di guerra giusta, è evidente. Ma se si deve ricorrere alla guerra per combattere il terrorismo, si avranno delle vittime, purtroppo. Abbiamo fatto del nostro meglio per non averne, ma coloro che piangono per i civili, hanno presentato qualsiasi straccio di prova sull’uccisione di civili da parte della Siria o della Russia? L’altra domanda: come può un governo morale uccidere il proprio popolo? E se noi uccidiamo la nostra gente, i civili, come possiamo resistere per sei anni, come governo o esercito o presidente? Questo non è logico, non è realistico. Siamo qui perché abbiamo il sostegno del popolo. Ma alla fine, come ho detto, vi sono sempre vittime, e speriamo che si possa davvero far finire questa guerra al più presto possibile; è l’unico modo con cui possiamo risparmiare sangue siriano.

Domanda 7: Le sue Forze Armate sono state sospettate di utilizzare bombe contenenti gas di cloro. Lo smentisce?
Presidente Assad: In realtà, si parla di armi chimiche, armi chimiche significa uccidere migliaia di persone in tempi molto brevi, cosa che non è accaduta in Siria dall’inizio della crisi. Ma la cosa più importante è che moralmente, il governo non lo farebbe, come ho appena detto, non ucciderebbe il popolo, non userebbe armi di distruzione di massa contro il proprio popolo, è impossibile. Ma terzo, è più importante, è che nel 2013 firmammo il trattato per la messa al bando delle armi chimiche e cedemmo il nostro arsenale di armi chimiche nel 2013 e non ne abbiamo più. Ma in realtà, i terroristi utilizzano tali armi, la prima volta nel 2013, e nella primavera del 2013 chiedemmo alle Nazioni Unite d’inviare una delegazione per le indagini, e gli statunitensi l’impedirono, perché sapevano che se una delegazione arrivava in Siria, avrebbe trovato la prova concreta che i terroristi usavano il gas di cloro contro i nostri soldati. Quindi, smentisco categoricamente il senso di tale affermazione, che riflette la narrazione, il racconto occidentale, sulla Siria, nell’ambito della demonizzazione del governo siriano e dell’Esercito arabo siriano.

Domanda 8: Ci sono milioni di rifugiati e sfollati interni, compresi bambini, e centinaia di migliaia di morti. Che responsabilità pensa di avere come presidente?
Presidente Assad: Naturalmente, quando si parla di rifugiati, è una tragedia, in particolare di bambini, ragazzi, giovani, innocenti, non hanno nulla a che fare con questa guerra, a prescindere dall’appartenenza. In realtà, quando si parla di bambini, non hanno appartenenza politica; sono persone innocenti, ma sono coloro che subiscono prima di qualsiasi altro nella società. Quindi, si parla di una tragedia che viviamo ogni giorno. Ecco perché la sensazione di cui parlo, che viviamo ogni giorno, è un incentivo come funzionari a fare del nostro meglio per sbarazzarsi dei terroristi che hanno creato tale problema e portare pace e stabilità in Siria. Questo è ciò che i siriani chiedono al Presidente. Naturalmente, come siriano, sono in sintonia con ogni siriano che ha sofferto a causa della guerra, ma la loro domanda ora non è cosa sentono; la domanda è: cosa hai intenzione di fare? Quando ci sbarazzeremo dei terroristi? Ma l’aspetto più importante che molti in occidente e nel mondo non menzionano è che parte del problema dei rifugiati non riguarda solo i terroristi; è legato all’embargo attuato contro il popolo siriano dall’occidente e suoi alleati. Questo embargo non ha funzionato contro il governo; ha funzionato contro ogni cittadino siriano, ha interessato la vita di ogni cittadino siriano. È perciò che molti rifugiati hanno lasciato il Paese, non solo a causa della minaccia dei terroristi, ma in realtà perché i bisogni fondamentali della loro vita, della loro sussistenza, non sono disponibili per continuare una vita normale, se cibo, istruzione, assistenza sanitaria, qualsiasi cosa non è più disponibile, devono lasciare la Siria e sopravvivere da qualche altra parte, come chiunque cercherebbe di fare.

Domanda 9: Poi, nel processo di pace, prenderà in considerazione le dimissioni come opzione, se si pensa sia necessario per la riconciliazione?
Presidente Assad: Le dimissioni del Presidente o sua continuazione sono una questione nazionale, è legato a tutti i siriani, perché in Siria il presidente viene eletto direttamente dal popolo siriano, quindi questo non è il diritto del governo o dell’opposizione; è diritto di ogni siriano, quindi l’unico a decidere in proposito è il voto. Chi vuole che il Presidente se ne vada può andare alle urne e dire “no, non lo vogliamo”. Questa è la democrazia in tutto il mondo. Quindi, no, non è qualcosa che si discuta con l’opposizione o qualsiasi altro Paese. È una questione siriana, e fa parte della costituzione, è relativo alla costituzione. Quando avremo le elezioni, o ci fossero elezioni anticipate, ma non sono previste ora, è l’unico modo per dire se devo andarmene o meno. Ancora una volta, non sono la causa del problema. Come Presidente, devo aiutare il mio Paese durante la crisi, non fuggire, non dire “devo lasciare e lasciare il popolo a se stesso”. No, questa non è la soluzione. Nella crisi, il presidente dovrebbe essere al timone, badare alla crisi, poi, dopo che è finita, può dire forse se vuole rimanere o andarsene, e qui dove il popolo siriano gli direbbe di “rimanere” o “no, deve andarsene, non lo vogliamo più”.

Domanda 10: Che ruolo vi aspettate dal Giappone nella pace e nella ricostruzione della Siria?
Presidente Assad: Mi permetta di essere franco con un ospite giapponese in Siria: dalla nostra indipendenza, dall’avvio dei rapporti tra Siria e Giappone decenni fa, il Giappone ebbe un ruolo molto importante e vitale nello sviluppo di diversi Paesi, anche della Siria; sostenendo le infrastrutture, ecc. E il Giappone è sempre stato imparziale su diverse questioni relative al Medio Oriente. Ha sempre rispettato il diritto internazionale fino all’inizio di questa crisi, quando per la prima volta il Giappone violò questa tendenza, quando disse che il presidente siriano doveva andarsene. La domanda è, ciò si basava sui valori e la morale del popolo giapponese? Sicuramente no. Tutti sanno quanto moralmente siano motivati i cittadini giapponesi, lo sanno tutti. Si basava sul diritto internazionale? No, siamo uno Stato sovrano, un Paese indipendente, nessuno al mondo ha il diritto di dirci chi deve rimanere e chi deve andarsene. Purtroppo, seguiva la politica statunitense ed occidentale. Anche in questo caso, il Giappone aderiva all’embargo alla Siria, il Giappone non aiutava il popolo siriano. L’embargo al popolo siriano riguardava gli interessi del popolo giapponese o i suoi valori o leggi o costituzione o altro? Non credo. Quindi, come può il Giappone svolgere quel ruolo, mentre non ha un’ambasciata per poter vedere cosa succede qui? In realtà, politicamente, è cieco come tanti Paesi occidentali che non hanno alcuna relazione con il nostro governo o con il nostro Paese, quindi non possono giocare alcun ruolo, perché non sanno cosa succede. Le loro informazioni provengono dai Paesi occidentali, il che è assurdo. Della ricostruzione della Siria, non se ne può parlare mentre siamo sotto embargo; non si può dare il cibo con una mano e riprenderlo con l’altra. Quindi si tratta della politica del Giappone, deve tornare al diritto internazionale, siamo un Paese sovrano, ha sempre rispettato la Siria e ci aspettiamo torni alla linea che distingue il Giappone dalla maggior parte dei Paesi del mondo. È qui che il Giappone può, naturalmente, sicuramente, svolgere un ruolo importante e vitale su pace e salvaguardia delle vite, e ricostruire la Siria aiutando questo popolo. La maggior parte dei rifugiati non ha bisogno di qualcuno che gli dica “sei il benvenuto” in Germania o in Francia o in qualsiasi altro Paese; vogliono tornare in Patria, non vogliono essere aiutarli lì, vogliono essere aiutati qui. Ecco come vediamo il ruolo del Giappone in futuro, e speriamo che il Giappone ritorni ad essere il Giappone che abbiamo conosciuto nei decenni passati.

Giornalista: Come sapete, il Giappone sperimentò e gestì la ricostruzione della nazione, settanta anni fa, il Giappone può consigliare nella ricostruzione del Paese.
Presidente Assad: Sicuramente, naturalmente. Speriamo sia così.

Domanda 11: Come sapete il giornalista giapponese Jumpei Yasuda, molto capace, è mio amico, fu catturato in Siria nel giugno 2015. Avete qualche informazione su dove si trovi e la sua situazione?
Presidente Assad: Fino a questo momento no, non abbiamo alcuna informazione. Ci dispiace e, come siriani, possiamo capire l’angoscia della sua famiglia, perché abbiamo subito tante scomparse in Siria; molti siriani sono dispersi in questa guerra, e capiamo il sentimento della sua famiglia, e ci dispiace. Ma se ci sarà qualche informazione, ve la daremo.

Giornalista: Si è ostaggio di al-Nusra.
Presidente Assad: Penso che gli unici che possano aiutarvi sono i turchi, perché sono i supervisori di al-Nusra; devono avere ogni informazione da al-Nusra, presso la loro intelligence e il loro governo.

Giornalista: E il governo giapponese ha contatto il vostro governo?
Presidente Assad: Purtroppo, no. Non c’è stato un solo contatto tra il governo siriano e il governo giapponese su qualsiasi soggetto, tra cui il giornalista giapponese, cittadino giapponese alla fine.

Domanda 12: Lei definisce il ruolo giapponese attraverso… l’adesione, ritiene, alla coalizione degli Stati Uniti, pensa?
Presidente Assad: In Siria?

Giornalista: Sì.
Presidente Assad: Ma la domanda è: cosa ha ottenuto la coalizione, in realtà, nulla. Lo SIIL si espandeva fin dall’inizio degli attacchi aerei, che erano cosmetici; devo essere molto franco con voi, quando i russi intervennero contro lo SIIL, a fine settembre 2015, lo SIIL iniziò a ritirarsi. Così, quella coalizione non ha ottenuto nulla; ha ucciso solo dei soldati siriani che combattevano lo SIIL in quella zona, distrutto le infrastrutture che i siriani hanno costruito negli ultimi settanta anni, dall’indipendenza, ogni settore di queste infrastrutture, giacimenti petroliferi, scuole, ponti, raffinerie, tutto è stato distrutto da tale coalizione. Questo è l’unico successo di tale coalizione, purtroppo.

Domanda 13: Il piano per ricostruire questo Paese, quanto tempo richiede? Ha un calendario?
Presidente Assad: Abbiamo iniziato prima della fine della crisi, abbiamo stilato i piani e iniziato dalla periferia di Damasco e ora pensiamo ad Aleppo e altre città dove ricostruire le periferie distrutte, ma in chiave moderna. Quindi, non abbiamo aspettato e non aspetteremo la fine della crisi; possiamo iniziare subito, essendo il popolo siriano deciso a ricostruire il proprio Paese. Abbiamo costruito la Siria, la Siria non è stata costruita da stranieri; l’hanno costruita i nostri tecnici, le nostre fatiche, le nostre risorse, con l’aiuto di alcuni amici, finanziario, non tecnico. Quindi, abbiamo la capacità di ricostruire la Siria. Ci vuole tempo perché c’è bisogno di molti soldi. I siriani, ogni siriano costruirà la propria casa secondo le proprie risorse, anche se limitate, e con gli espatriati, i profughi che hanno lasciato la Siria, alcuni in buone condizioni, che vogliono tornare, e con il supporto dei nostri amici Russia, Cina e Iran. Molti altri Paesi hanno iniziato a discutere della ricostruzione della Siria, e aiuteranno con le proprie risorse finanziarie. Quindi, ci sono molte risorse per ricostruire la Siria. Si tratta di tempo; richiederà del tempo. Qualsiasi ricostruzione richiederà tempo, ma la cosa più importante è che si avrà la possibilità di ricostruire il Paese. Non ne siamo preoccupati. Quello che ci preoccupa è come possiamo ricostruire le menti delle persone dominate da SIIL e al-Nusra per anni; le loro menti sono state inquinate dall’ideologia instillata, questa, come ho detto, l’ho chiamata ideologia dell’odio o wahhabita. Hanno visto morte e assassinii, e alcuni bambini uccidere con le loro mani innocenti. Come possiamo ricostruire quelle menti, o riabilitarle? Questa è la nostra maggiore preoccupazione dopo la crisi.

Giornalista: Grazie, grazie mille.
Presidente Assad: Grazie.president-al-assad-interview-japan-tbs-channel-2Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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