I retroscena dei colloqui di Astana

Alessandro Lattanzio, 24/1/20171038241121Ad Astana, il Dr. Bashar al-Jafari guidava la delegazione siriana composta da Arnus Ahmad, Consigliere del Ministro degli Esteri, Riyadh Hadad, ambasciatore a Mosca, Ahmad Qusayri, parlamentare dell’Assemblea del Popolo, Haydar Ali Ahmad, Usama Ali, Amjad Isa, Brigadier-Generale Salim Harba, Brigadier-Generale Adnan Hulwa, Colonnello Samir Buraydi. Secondo un capo di al-Nusra, Salah al-Hamawi, la Turchia sfruttava la conferenza di Astana per poter fermare le operazioni dell’Esercito arabo siriano contro i terroristi a Idlib. “La Turchia ha proposto il cessate il fuoco e i colloqui di Astana ai gruppi terroristici che temono le massicce operazioni militari dell’Esercito arabo siriano a Idlib e conseguente caduta della città“. Al-Hamawi aveva indicato che nel caso di Aleppo, i gruppi terroristici informarono il governo turco di poter controllare la città per due anni e di avere abbastanza armi e munizioni per difendere le loro posizioni, ma dopo la liberazione di Aleppo est, si precipitarono a chiedere alla Turchia di trovare un modo per cooperare con la Russia per poter restare negli ultimi quartieri occupati di Aleppo, un volta compreso che non avevano abbastanza armi e forze per continuare ad occuparli. Quindi ad Astana, “La Turchia vuole bloccare i progressi dell’esercito siriano, ristrutturare i gruppi terroristici e ostacolare gli Stati Uniti aiutando i gruppi curdi ad avvicinarsi alla Russia“. L’analista siriano Salman Hayan dubitava di “ruolo e posizione sospetti della Turchia” nelle trattative ad Astana, “Mentre i ministri degli esteri iraniani e russi sottolineano le loro posizioni chiare sulla lotta al terrorismo, non va dato credito alla sincerità del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, dato che il suo Paese probabilmente adotta passi ingannevoli. Nonostante le contraddizioni esistenti, la più grave è la posizione ingannevole della Turchia, la riunione ad Astana è considerata un passo sulla strada giusta. Ma il governo turco continua ad inviare terroristi, kamikaze e carri armati ad Idlib e in altre regioni della Siria, dimostrando che Erdogan non è serio nel voler interrompere il sostegno al terrorismo, che in realtà tenta di sfruttare”. Un capo dissidente siriano, Mahir Marhaj, affermava “Gli sviluppi sul campo in Siria, le sconfitte dei gruppi armati da parte del governo siriano e le conseguenze del sostegno turco al terrorismo hanno messo l’opinione pubblica mondiale contro la Turchia che non ha alcuna via d’uscita se non collaborare con Iran e Russia, perciò la Turchia ha fatto un’inversione a U nel sostenere i gruppi terroristici in Siria. Ora Ankara vuole trovare una soluzione politica alla crisi in Siria, in modo che non perda la sua fetta di Siria e trovi alleati contro chi sostiene la creazione della regione autonoma curda in Siria”.
L’esperto politico-militare siriano Muhamad Isa al-Shaiq, osservava che “I recenti sviluppi relativi agli attacchi dello SIIL dovrebbero essere considerati pienamente nel quadro degli attacchi degli Stati Uniti alle postazioni dell’Esercito arabo siriano sul Jabal al-Tharda, a sud di Dayr al-Zur, lo scorso settembre, attuati per permettere allo SIIL di prendere il controllo del Jabal al-Tharda, che si affaccia sull’aeroporto militare a sud di Dayr al-Zur“, e ribadiva che gli sforzi dello SIIL per occupare l’aeroporto prima dei colloqui Astana sono una chiara indicazione del tentativo degli Stati Uniti di fare di tutto per far pressione sui colloqui in Kazakhstan. E una fonte vicina alla delegazione siriana ad Astana, indicava che “La Turchia continua a fare ostruzionismo nella riunione, nel tentativo d’inserire interpretazioni e termini che contrastano con il tema principale e l’obiettivo della riunione di Astana, cioè il cessate il fuoco in Siria“. E difatti, il viceprimo ministro turco Numan Kurtulmus dichiarava al quotidiano Sabah che Ankara non avrebbero restituito al-Bab alla Siria.c55e43a996cb42ccb99ca7558fef604f_18Fonti:
FARS
FARS
FARS
FARS
Syrian Perspective

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