Trump contro la CIA

Caleb Maupin New Eastern Outlook 06/02/2017gettyimages-494045244Trump ha firmato un ordine esecutivo. Gli aeroporti si sono riempiti di manifestanti e i media hanno urlato al bando dei musulmani. I giudici federali sono intervenuti e rabbia e caos scoppiavano. Cosa succede realmente? Le risposte da entrambi i lati dello spettro politico sono emozionali e senza verità. “Trump cerca di proteggerci dai terroristi! Tiene i musulmani fuori del nostro Paese!” gridano i difensori di Trump. Bene, alcun attentato sul suolo statunitense è mai stato effettuato dai 7 Paesi banditi. I Paesi collegati agli ultimi attentati, come Arabia Saudita e l’Afghanistan, non sono inclusi. “Trump è un razzista! Bandisce i musulmani! Non possiamo bloccare le persone per la loro religione!” gridano i manifestanti liberali. Bene, molti Paesi a maggioranza musulmana come Turchia ed Indonesia non sono inclusi nel bando, che inoltre riguarda tutte le persone provenienti da questi Paesi, non solo musulmani. La Repubblica araba siriana, per esempio, è la patria di molti cristiani, drusi e anche di una piccola comunità ebraica. La Repubblica islamica dell’Iran ha una grande popolazione di cristiani armeni, ebrei e molti aderenti al zoroastrismo. Tutti questi non-musulmani sono anche soggetti al bando. Un fattore che contribuisce alla sfogo della rabbia è il grossolano, improvviso “schiaffo” dell’ordine esecutivo. Finché l’amministrazione non fa marcia indietro, anche i residenti permanenti con la carta verde saranno allontanati dagli aeroporti, sicuramente angosciando e spaventando molti.

Definirlo “divieto dei musulmani” va bene per Trump e democratici
Nella campagna elettorale presidenziale, Trump ha più volte fatto appello al disprezzo e alla diffidenza dei musulmani. Parlò di “messa al bando dei musulmani” dagli Stati Uniti. Il suo discorso all’American Israeli Public Affairs Comitee assecondava sentimenti anti-islamici. Milioni di lavoratori nelle zone rurali e suburbane hanno votato Trump anche per queste dichiarazioni. Nel periodo immediatamente successivo all’11 settembre, molti statunitensi videro negli islamici un solo spaventoso estraneo gruppo violento. L’idea che Trump emanasse il “divieto dei musulmani” ne aumenterà, e non diminuirà, la credibilità presso milioni di bianchi della classe lavoratrice di media età che l’hanno votato negli Stati della Rustbelt e meridionali, rafforzandone l’immagine di difensore coraggioso dell’uomo comune, non politicamente corretto e che non teme il disprezzo delle élite liberali urbane. Tuttavia, per quanto possa piacere alla destra, di fondo anti-islamica, e per quanto i suoi avversari lo condannino, la realtà è che Trump non ha emanato il bando dei musulmani. Donald Trump ha temporaneamente sospeso l’ingresso negli Stati Uniti da sette Paesi: Yemen, Siria, Iraq, Iran, Somalia, Libia e Sudan. Ora il pubblico statunitense ha un’accesa discussione su ciò. Gli oppositori lo definiscono bigotto e i sostenitori coraggioso, e nessuna delle due parti riconosce la realtà. Gli osservatori della politica statunitense devono ricordarsi il dibattito sull’assistenza sanitaria nei primi anni dell’amministrazione Obama. L’Affordable Care Act o “Obamacare” non era assistenza sanitaria universale o socializzata, e fece molto poco per cambiare il sistema sanitario privato del Paese. Tuttavia, la destra si schierò contro, chiamandola socialismo, e la sinistra a difesa, impiegando la retorica socialista. Entrambi si scontrarono accettando la stessa storia fasulla sull’Affordable Care Act.

Le proteste non spontanee negli aeroporti
Dopo questa azione improvvisa, come nel dibattito sull’assistenza sanitaria, “i guanti furono lanciati”. Nel 2009, il Tea Party rispose all’Affordable Care Act esibendo armi da fuoco nelle riunioni municipali e con altri atti di protesta normalmente considerati “fuori dai limiti”. In risposta a Trump, l’apparato democratico mobilita i suoi sostenitori per protestare negli aeroporti. Le manifestazioni sono state mobilitate molto rapidamente, e furono così gravi che vi furono arresti e uso di spray al pepe in varie località. Chi pretende che le proteste fossero casuali, non pianificate o spontanee delira. Gli aeroporti sono tra le località più controllate del Paese. Se decine di anni fa era permesso diffondere volantini politici o petizioni negli aeroporti, da tempo ciò è proibito. In circostanze normali è illegale non solo protestare o “disturbare il pubblico” in un aeroporto, ma anche farvi riprese video. Eppure, senza alcun annuncio pubblico od organizzato, migliaia di attivisti democratici inondavano gli aeroporti con proteste piuttosto violente. In circostanze normali chi farebbe cose del genere verrebbe arrestato immediatamente e forse anche accusato di terrorismo. Non solo la polizia non ha arrestato i manifestanti, ma ha permesso che dilagassero. Anche se le riprese video non sono consentite negli aeroporti, video in live streaming avvenivano sui social media, e le telecamere dei notiziari arrivavano comodamente. In molti Paesi in cui il governo eletto viene rovesciato dai militari, una delle prime azioni intraprese è occupare gli aeroporti. Si potrebbe anche leggere nelle mobilitazioni improvvise, chiaramente sostenute dai vertici democratici, una velata minaccia di colpo di Stato militare.

La CIA colpisce ancora
Ma perché c’è stata una risposta così rapida all’azione di Trump? Perché i democratici scatenano le loro forze così rapidamente in risposta alla mossa di Trump? Democratici come Hillary Clinton, che ha twittato sostegno alle proteste, sono semplicemente degli umanitari dalla profonda compassione per gli immigrati? La vera risposta si trova, velata, nelle notizie sull’opposizione al divieto. La principale mostra una famiglia irachena bloccata dalla mossa di Trump, e descrive come il padre abbia “rischiato la vita nel sostenere gli Stati Uniti” e come la sua famiglia fu premiata con un visto. Ciò non è raro. Gli alleati degli Stati Uniti nei conflitti nel mondo sono regolarmente premiati con i visti. L’esercito statunitense ha molti “soldati con la carta verde” dell’America Latina, che cercano la residenza legale negli Stati Uniti con il servizio militare. Nei 7 Paesi elencati nel bando, ci sono migliaia di persone che hanno collaborato con gli USA per realizzarne le mire in politica estera. In Siria, per esempio, centinaia di migliaia di estremisti wahabiti hanno lavorato per rovesciare il governo. In Iraq, l’Arabia Saudita ha cooperato con gli Stati Uniti nel tentativo di eliminare l’influenza iraniana nelle comunità sciite. Nello Yemen, al-Qaida, Arabia Saudita e Stati Uniti collaborano per rovesciare i Comitati rivoluzionari dell’organizzazione Ansarullah, comunemente chiamati “Huthi”. I collaborazionisti degli Stati Uniti nei 7 Paesi sono spesso musulmani che aderiscono all’interpretazione saudita o della Fratellanza musulmana. In seguito all’ordine esecutivo, si scopre che Trump invoca apertamente il bando formale della Fratellanza musulmana, designandola organizzazione terroristica. Mentre in molti Paesi, come Russia e Arabia Saudita, è già fuori legge, negli Stati Uniti non lo è. In effetti, la Fratellanza musulmana è un alleata chiave degli Stati Uniti in Medio Oriente da decenni, da quando lavorò per la CIA per destabilizzare il governo antimperialista e socialista di Nasser in Egitto. La Fratellanza organizzò una rivolta violenta contro la Repubblica araba siriana negli anni ’80, ed è al fianco dei terroristi antigovernativi nella guerra siriana. I Fratelli musulmani con entusiasmo collaborarono con l’amministrazione Obama per rovesciare Muammar Gheddafi e per ridurre in caos e povertà la Libia. I Fratelli musulmani agiscono in tutto il Medio Oriente. La monarchia del Qatar, che sponsorizza anche la rete televisiva al-Jazeera, è un finanziatore chiave della Fratellanza musulmana. La CIA ha lavorato per decenni per mantenere il rapporto tra governo degli Stati Uniti e Fratelli musulmani, vedendoli come alleati o ascari nella lotta contro i governi antimperialisti, nazionalisti e socialisti nella regione. Mentre la CIA vede la Fratellanza musulmana come utile alleata, gli altri attori chiave della società degli Stati Uniti non sono d’accordo. Il governo israeliano e la sua rete di sostenitori hanno un profondo disprezzo per i Fratelli musulmani per via della filiale palestinese Hamas, il loro nemico in guerra. Altre figure dell’apparato di sicurezza e dell’esercito vedono la Fratellanza come una minaccia per la sua serie di omicidi e il terrorismo. La mossa di Trump rappresenterebbe una sezione dell’élite degli Stati Uniti che vuole porre fine al rapporto tra governo e Fratellanza Musulmana, così come con i fanatici wahabiti. La CIA, d’altro canto, sa che è molto importante mantenere tali alleanze, attive da molti decenni. Questo disaccordo tra i più potenti capi degli Stati Uniti è la base su cui l’ordine esecutivo e le improvvise proteste radicali negli aeroporti hanno avuto luogo.

Soros, Brzezinski e Brennan
John Brennan era direttore della CIA di Obama. Ha supervisionato gli attacchi dei droni che uccisero civili. Ha lavorato per rovesciare i governi nazionalisti indipendenti in Libia e Siria, tra gli altri. Brennan ha fatto tutto questo, e può essere chiamato in molti modi da chi è in disaccordo con tali politiche. Ma una cosa non può esattamente essere chiamato, “conservatore”. John Brennan ammise che nel 1976 votò per Gus Hall, il candidato presidenziale del Partito Comunista degli USA. Dal 1996 diresse la stazione CIA nella capitale dell’Arabia Saudita, Riyadh. Le dichiarazioni non provate di un ex-agente dell’FBI e di altri, sostengono che si sia convertito al wahabbismo quando ci lavorava. La strategia della CIA nel raggiungere obiettivi di politica estera degli Stati Uniti e di coloro che la dirigono spesso appare liberale e non ortodossa. Molti ingenuamente suppongono che chi lavori per le agenzie di intelligence e sicurezza statunitensi sia un duro conservatore, data la natura del lavoro, ma in realtà molti della CIA sono legati a cause di sinistra. Nella retorica dei sostenitori di Trump e di destra, il nome “George Soros” appare di frequente. Chi difende le proteste aeroportuali deride questa retorica, dicendo cose come “Mi deve dei soldi, non sono stato pagato”, ecc. Anche se i liberali spesso la gettano in caciara, George Soros esiste e non è una fissazione della destra. L’estrema sinistra, in particolare socialisti e comunisti, dovrebbero conoscerlo molto bene. Soros è uno degli alleati più importanti della CIA. Un miliardario che ha contribuito a far cadere i governi marxisti-leninisti dell’Europa orientale. Soros finanziò i movimenti anticomunisti “Solidarnosh” e “Charta 77“, così come i dissidenti che lavorarono per il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991. Soros, come chi dirige National Endowment for Democracy, Fondazione Tides, Open Society Institute e altre fondazioni liberali, coordinò i finanziamenti dell’attivismo mondiale con le strategie della Central Intelligence Agency. Quando la CIA lavorava contro il governo serbo, Soros finanziò il separatismo in Kosovo. Quando gli strateghi di politica estera degli USA miravano ad Aleksandr Lukashenko, chiamando la Bielorussia ‘l’ultima repubblica sovietica’, Soros finanziò gli “attivisti” in quel Paese. L’agente della CIA e medaglia Presidenziale della Libertà Zbigniew Brzezinski, come Soros e Brennan, non può essere descritto “conservatore” o “di destra”. Brzezinski si vanta di aver dato all’Unione Sovietica “il suo Vietnam” attirandola in Afghanistan. Oggi, la figlia Mika Brzezinski è una presentatrice liberale della rete televisiva MSNBC del Partito democratico. George Soros e Zbigniew Brzezinski sono noti per precise strategie in politica estera sviluppate durante la Guerra Fredda. La strategia che invece di attaccare i Paesi direttamente con i militari, governi e leader invisi a Wall Street possono essere rovesciati finanziando movimenti dissidenti, con la guerra dell’informazione, le sanzioni economiche, il caos e le “rivoluzioni colorate”.

Inganni sull’Iran
Le rapide mosse di Trump e di chi nell’apparato statale vi si oppone, sono date da divergenze di strategia sugli eventi mondiali. Un disaccordo evidente tra Trump e il suo predecessore è sulla Repubblica islamica dell’Iran. L’ordine esecutivo di Trump fu seguito dall’annuncio che l’Iran è “seguito”. Nuove sanzioni all’Iran sono state poste. Molte volte durante la campagna Trump parlò contro l’Iran con parole dirette. Molti sostenitori di Trump credono che Repubblica islamica dell’Iran, al-Qaida e SIIL siano della stessa stoffa o che siano collegati. La realtà è che la Repubblica islamica dell’Iran è uno dei più grandi nemici dello SIIL. SIIL, al-Qaida e altri estremisti wahabiti chiamano gli iraniani “apostati” e cercano di rovesciare violentemente la Repubblica Islamica e di massacrarne il popolo. La Guardia Rivoluzionaria iraniana è sul campo di battaglia in Siria, ogni giorno, a fianco delle forze governative siriane che combattono lo SIIL. L’Iran è uno dei Paesi più stabili della regione, dove sunniti, cristiani, zoroastriani ed ebrei sono liberi di praticare la propria fede sotto il governo sciita. Coerentemente con gli appelli del fondatore Imam Khomeini a “Niente capitalismo, ma Islam”, la Repubblica islamica ha un’economia strettamente controllata dallo Stato che garantisce alloggio, istruzione e assistenza sanitaria alla popolazione. Le compagnie petrolifere statali iraniane competono con Wall Street sui mercati globali e utilizzano i proventi per sviluppare un’economia indipendente. L’Iran sostiene il governo siriano opponendosi all’ondata di terrorismo wahabbita che travolge il Paese. Obama e la CIA sembrano aver creduto che il miglior approccio all’Iran comprendesse negoziati, supporto ai dissidenti interni e gesti diplomatici. L’amministrazione Trump, includendo l’Iran nel bando e ripetendo la retorica anti-iraniana, sembra credere in un approccio conflittuale diretto. Nella politica estera degli USA, il recente ordine esecutivo e la risposta drammatica ad esso illustrano il grande disaccordo nelle stanze del potere. Mentre l’illusione del mondo unipolare si erode apertamente, i Paesi indipendenti dalle economie pianificate emergono e il mondo continua a vedere una crisi economica, tali gravi disaccordi nella classe dirigente degli Stati Uniti sono ovvi.

Obama e Brennan

Obama e Brennan

Caleb Maupin è un analista politico e attivista di New York. Ha studiato scienze politiche presso la Baldwin-Wallace College e fu ispirato e coinvolto dal movimento Occupy Wall Street, in esclusiva per la rivista on-line “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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