La strategia confusa di Trump permette un’altra piroetta ad Erdogan

Moon of Alabama 23 febbraio 2017c4piaw9xuaan_re-jpg-largeVi sono due nuovi sviluppi sul fronte siriano. Lo Stato islamico improvvisamente cambia tattica e il presidente turco Erdogan cambia ancora una volta rotta politica. Nelle ultime 24 ore gli annunci sulle vittorie contro lo Stato islamico (SIIL) si susseguivano:
– le forze curde, ascari degli USA in Siria (SDF), hanno annunciato di aver raggiunto la riva nord dell’Eufrate tra Raqqa e Dayr al-Zur, tagliando le linee di comunicazione dello SIIL tra le due città.
– le forze turche e i loro mercenari “ribelli siriani” attaccavano al-Bab ad est di Aleppo per quasi quattro mesi, compiendo pochi progressi e subendo perdite enormi. Il 23 febbraio improvvisamente entravano nella città prendendone il controllo. Diverse fonti sostengono che vi è stato un accordo tra le forze turche e lo SIIL per evacuare al-Bab illeso e con le armi. Non è ancora noto quale prezzo abbia pagato la Turchia per l’accordo.
– a sud di al-Bab, l’Esercito arabo siriano avanzava ad est verso l’Eufrate liberando diversi villaggi. La mossa siriana è in gran parte volta a tagliare la strada tra le forze turche presso al-Bab e le forze dello Stato islamico a Raqqa. (Questo potrebbe comportare una corsa).
– più a sud un altro gruppo dell’Esercito arabo siriano avanza su Palmyra.
– nella città orientale di Dayr al-Zur, il presidio dell’Esercito arabo siriano è assediato dalle forze dello Stato islamico. Poche settimane prima la situazione sembrava disastrosa, ma con rinforzi arrivati in elicottero e la massiccia interdizione dell’Aeronautica russa, la posizione resiste abbastanza bene. Nei giorni scorsi i difensori hanno preso diverse colline allo SIIL in ritirata.
– in Iraq, esercito, polizia e milizie governative avanzano da sud su Mosul. Il 23 febbraio, l’aeroporto della città cadeva nelle loro mani dopo qualche combattimento. Come ovunque, lo SIIL ha cessava la resistenza e si ritirava. Solo poche retroguardie oppongono una blanda resistenza.
Anche se lo SIIL era sotto pressione ovunque, la ritirata improvvisa su tutti i fronti nelle ultime 24 ore è sorprendente e suggerisce qualche sincronicità. Un ordine centrale deve esser stato emanato per ritirarsi nelle aree tra Raqqa in Siria e a sud di Mosul in Iraq. Ma lo SIIL non ha dove andare in quelle zone. Mosul è completamente circondata e Raqqa in sostanza isolata. Dopo i massacri che hanno commesso ovunque, i combattenti dello SIIL non possono aspettarsi alcuna pietà. Si sono fatti nemici dappertutto e a parte qualche (in Arabia Saudita) chierico radicale, non hanno amici che possano aiutarli. Le ultime ritirate probabilmente non sono che i segnali della resa. Lo SIIL continuerà a combattere finché non sarà completamente distrutto. Ma per ora i capi dello SIIL hanno deciso di preservare le forze. Ci si chiede cosa abbiano intenzione d’inscenare per il loro ultimo spettacolo. Un atrocità di massa contro i civili nelle città che occupano?
Quando verso la fine del 2016 la sconfitta delle forze ascare dei “ribelli siriani” ad Aleppo est era prevedibile, il presidente turco Erdogan passò dal sostenere i radicali nel nord-ovest della Siria a una posizione più indulgente verso la Siria e gli alleati Russia e Iran. La mossa fece seguito a un mese di alterne sollecitazioni dalla Russia e vani tentativi di Erdogan di avere maggior sostegno dagli Stati Uniti. A fine dicembre, i colloqui di pace furono avviati tra Siria, Russia, Turchia e Iran escludendo Stati Uniti ed Unione europea. Ma dopo che l’amministrazione Trump è entrata in carica, la posizione turca cambiava di nuovo. Erdogan ora torna a scommettere su un forte intervento degli Stati Uniti in Siria che favorirebbe i suoi piani per installare in Siria un governo islamico controllato dai turchi: “Ankara sa oggi che Trump è aggressivo nei confronti dell’Iran e ha dato la sua benedizione all’Arabia Saudita. Pertanto Erdogan assume una nuova posizione: si nasconde dietro l’Arabia Saudita, imitando l’ostilità degli Stati Uniti verso l’Iran e, in effetti, fa dichiarazioni ancora una volta contro il Presidente siriano Bashar Assad”. La nuova posizione turca è stata confermata dalla visita del senatore John McCain alle YPG curde e alle forze speciali statunitensi ad Ayn al-Arab. McCain ha attraversato la Turchia. Le precedenti visite alle YPG dell’inviato speciale Brett McGurk furono condannate da Ankara. Senza un vero accordo, tali buffonate di McCain non sarebbero permesse. Gli Stati Uniti sono alleati con le YPG curde in Siria sorelle del gruppo curdo PKK in Turchia, che il governo turco combatte da decenni. I combattenti delle YPG sono bravi a affidabili combattenti. Collaborano con le forze speciali degli Stati Uniti e sono ben considerati. La Turchia promette d’inviare truppe di terra con le forze saudite per liberare Raqqa dallo SIIL. “L’esperienza dimostrata dai militari sauditi nello Yemen combinata al valore militare turco nell’operazione “Eufrate Shield” in Siria, sicuramente sarà salutata dai militari degli Stati Uniti”. Ma ci sono grandi questioni strategiche in gioco e un certo accordo tra Stati Uniti, Turchia e Arabia Saudita è stato trovato: “L’improvviso cambio della posizione turca si è verificato dopo una lunga conversazione con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e con la visita del capo dell’intelligence degli Stati Uniti (CIA). Un rimescolamento di carte ha avuto luogo, inducendo un’altra svolta di Ankara sul caso siriano… Le nuove intese USA-Turchia rilanciano un ponte tra il presidente Erdogan e il vecchio alleato degli Stati Uniti, grazie all’escalation delle ostilità verso l’Iran e la ricostituzione di un “asse sunnita” guidato dal presidente turco, compresa la creazione di una zona cuscinetto in Siria come preludio alla partizione della Siria”.
È essenzialmente il ritorno alle posizioni dell’amministrazione Obama del 2011/12. Gli insegnamenti tratti dovranno essere riscoperti. I segnali dai militari degli Stati Uniti ora suggeriscono l’invio di ulteriori truppe regolari a sostegno degli ascari degli Stati Uniti e un’eventuale enclave protetta degli Stati Uniti nella Siria orientate. Le YPG sono l’unica forza di ascari affidabile a disposizione degli Stati Uniti ed hanno bisogno di maggiore sostegno militare per occupare Raqqa. La presenza degli statunitensi sul campo in Medio Oriente non è mai stata una soluzione, e garantisce ampliamento della guerra ed eventuali fallimenti. La visione strategica è contraddittoria. Gli Stati Uniti vogliono combattere le forze radicali sunnite che l’Arabia Saudita cresce e coccola. Anche se lo SIIL viene eroso, nuove forze già avanzano in Iraq. Qualsiasi strategia anti-radicale basata sulla cooperazione con i sauditi fallirà. E’ impossibile che Turchia e YPG/PKK combattano fianco a fianco, visita di McCain o meno. Gli Stati Uniti perderebbero la loro unica forza di affidabili ascari in Siria, se facessero causa comune con Erdogan nella lotta per Raqqa. Qualsiasi “zona di sicurezza” anti-curda turco-statunitense, nel nord della Siria, finirà sotto il fuoco da ogni dove sul campo. Qualsiasi base degli USA in Siria sarà bersaglio di varie forze regolari e irregolari. A lungo termine, i nuovi piani sono condannati e l’ultima inversione di Erdogan difficilmente porterà vantaggi. Ma fino ad allora ci si possono aspettare maggiori spargimenti di sangue e combattimenti in Siria. Come Eljah Magnier osserva: “La politica degli Stati Uniti in Siria sembra frenetica e inverosimile, senza alleati potenti ed efficienti non può riprendere le città allo SIIL con i soli ascari curdi. E la “luna di miele” tra Washington e Riyadh avrà certamente un effetto negativo sostanziale sulla guerra in Siria. Ciò consentirà di ravvicinare ancor più Russia e Iran, e la tensione tra Stati Uniti e Russia dovrebbe aumentare: da un lato (gli Stati Uniti) vogliono la partizione e dall’altra (la Russia) vuole una Siria unita senza al-Qaida e SIIL, e senza la Turchia che ne occupi il nord e il ritorno dell’Arabia Saudita nel Bilad al-Sham. A questo punto è difficile speculare su ciò che tale scontro su obiettivi incompatibili produrrà sul campo in Siria”.13022017Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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