Disavventure statunitensi e vittorie russe

La strategia di Obama con i Fratelli musulmani, il gioco del generale Flynn con la Russia e la debacle di Trump
Gordon M. HahnL’ascesa e caduta del Generale Michael Flynn non dovrebbe sorprendere. Mentre una politica realista di ricerca di accordo con gli interessi russi nella politica estera degli USA ha senso, la portata di tale sistemazione e i metodi utilizzati per realizzarla non devono compromettere la sicurezza nazionale degli USA. Flynn ha dimostrato per diversi anni ambizioni che eccedono la sua comprensione dello stato di diritto e le esigenze di garantire l’interesse nazionale statunitense di grande livello. Il suo approccio arbitrario alla politica burocratica rivaleggia con l’irresponsabilità e la negligenza dell’interesse per la strategia ideologicamente filo-Fratelli musulmani di Obama nella regione MENA. Tale strategia ha contribuito all’inverno arabo, al caos catastrofico e al fallimento generale della politica in Egitto, Libia Siria e Iraq e all’ulteriore deterioramento nelle relazioni USA-Russia. Come osservato nella seconda parte di “La Strategia dei Fratelli musulmani di Obama”, Flynn e altri al vertice di JCS e DIA avevano stabilito, entro e non oltre il 2013, che la politica di Obama di armare i ribelli radicalizzati in Siria diveniva un errore irreversibile. Inoltre, fu dettata soprattutto dalla malsana fissazione del governo degli Stati Uniti su Putin e la Russia come nemici incalliti dell”ordine democratico liberal’ degli Stati Uniti, un termine diverso per liberali, conservatori e libertari statunitensi, che sospinse gran parte delle politiche verso la Russia.

La strategia dei Fratelli musulmani di Obama in Siria
Data l’inclusione di Obama di filo-fratelli musulmani come consulenti della sua amministrazione e il suo entusiasmo per la primavera araba e il dominio della fratellanza in Egitto, non è irrazionale concludere che la simpatia di Obama per la fratellanza ne abbia formato direttamente la politica verso il jihadismo. Anche se la fratellanza è di solito non violenta nell’approccio rivoluzionario rispetto alla maggioranza del movimento rivoluzionario islamico globale, c’è una linea sottile tra i pacifici islamisti e i jihadisti violenti che spesso viene attraversata da individui e talvolta intere organizzazioni. Il coinvolgimento della fratellanza in Siria era probabilmente una, se non la ragione principale del sostegno di Obama alle forze rivoluzionarie anti-Assad in Siria, fornendo un’altra opportunità dopo il fallimento egiziano di dimostrare che l’islamismo moderato o Islam politico può essere moderato e motivato. L’invio illegale di armi in Siria dal porto libico di Bengasi fu opera di gruppi che si sovrapponevano tra fratellanza e al-Qaida, quest’ultima divenuta centro di reclutamento principale dello Stato islamico o SIIL. Ritirando quasi tutte le forze statunitensi dall’Iraq, che semplicemente ‘contenevano’ lo SIIL e la minaccia jihadista globale in Siria e in Iraq, invocando la distruzione dell’unico apparato statale in grado di contenere la minaccia jihadista in Siria, il regime di Assad e il suo esercito, e realizzando una campagna aerea limitata contro lo SIIL in Iraq, l’amministrazione Obama ha lasciato i jihadisti globali nella regione liberi di agire ed avanzare in Iraq e in Siria, permettendogli di prendere Mosul e utilizzarne l’esportazione di petrolio che la ‘campagna aerea’ di Obama si rifiutava d’interdire finché non lo fece la Russia, così finanziando le armate ribelli e gli attentati terroristici, come quelli che recentemente colpirono Russia, Francia, Libano, Belgio, quindi Turchia, e presto Stati Uniti. Dopo aver inviato illegalmente armi ad al-Qaida e SIIL, rafforzando così la peggiore minaccia terroristica della storia da un attore non statale, l’amministrazione Obama permise il finanziamento dello SIIL, omettendo di bombardarne i pozzi di petrolio e i lunghi convogli di autocisterne di petrolio che attraversavano il deserto aperto alla luce del giorno. Anche se nell’ottobre 2014 la vicesegretaria per gli affari europei ed eurasiatici del dipartimento di Stato, Julieta Valls Noyes, sostenne che la vendita di carburante fosse una delle “preoccupazioni principali” degli USA e che gli attacchi aerei contro di essa fosse “una valida opzione”, non fu mai fatto nulla. Secondo la dichiarazione del’ex-direttore della CIA di Obama, Mike Morell, del 24 novembre, l’amministrazione si rifiutò di bombardare i pozzi di petrolio che lo SIIL aveva occupato a causa del possibile danno ambientale. Uno dei motivi rivendicati per non attaccare i convogli era che gli autisti trasportavano petrolio da Mosul, in Iraq, al confine turco per venderlo, (altro sul ruolo del membro della NATO Turchia più avanti) non fossero membri dello SIIL ma civili. Solo dopo l’intervento militare della Russia e i bombardamenti dei convogli di petrolio, insieme alla Francia dopo gli attentati del 13 novembre a Parigi, gli Stati Uniti avviarono le prime sortite contro i convogli di autocisterne dello SIIL, il 17 novembre 2015. Prima del primo degli attacchi degli Stati Uniti contro i convogli, le forze statunitensi lanciarono volantini di avvertimento ai camionisti (ed eventuali mujahidin che li accompagnassero) del raid imminente. Resta oscuro come gli Stati Uniti sapessero che i camionisti non fossero membri dello SIIL e, se questo fosse vero, se li esonerasse e se fosse possibile sconfiggere una rivolta estremista con tali regole giuridiche. Tuttavia, la perfidia della politica filo-fratellanza mussulmana di Obama è andata ben al di là della solita correttezza politica e del dilettantismo della sua amministrazione. Guardando dall’altra parte e anche facilitando il flusso di armi ai ribelli, l’amministrazione Obama flirtò con la violazione delle leggi antiterrorismo degli Stati Uniti. L’amministrazione si ostinava a convogliare armi alla fratellanza e ad altri elementi ‘moderati’, quando era evidente a qualsiasi analista moderatamente informato, che sarebbe stato impossibile controllare il flusso di armi in ambiti e reti oscure che di frequente s’intrecciano con organizzazioni islamiste e jihadiste. Eppure la risposta di Flynn, scansare il presidente condividendo in modo indipendente l’intelligence degli Stati Uniti con la Russia, non era meno irresponsabile e illegale.Il Generale Flynn, la rivolta dell’intelligence e l’intervento della Russia in Siria
Ciò che Flynn e il JCS/DIA fecero, se il resoconto di Hersh è corretto, getta nuova luce sulla decisione di Putin d’intervenire in Siria. Dato che sfidare direttamente la politica di Obama non aveva possibilità di successo, nell’autunno 2013 si decise di agire contro gli estremisti della Siria senza passare dai canali ufficiali. Secondo un articolo investigativo di Seymour Hersh del gennaio 2016, alcuni capi dell’intelligence degli USA, con Flynn che ebbe un ruolo di primo piano, decisero di opporsi alla politica siriana di Obama nell’estate 2013. Questa resistenza emerse dopo più di un anno da quando CIA, Regno Unito, Arabia Saudita e Qatar iniziarono ad inviare armi e merci dalla Libia attraverso la Turchia e il mare in Siria, per raggiungere l’obiettivo dell’amministrazione Obama di rovesciare Bashar Assad e installarvi l’ala islamista dominata dalla Fratellanza musulmana dell’opposizione siriana. Un rapporto congiunto JCS-DIA (Defense Intelligence Agency) “altamente classificato e proveniente da ogni fonte dell’intelligence” prevedeva che la caduta del regime di Assad avrebbe portato il caos e molto probabilmente all’occupazione della Siria da parte dei jihadisti, come accaduto in gran parte della Libia. La fonte di Hersh, un ex-alto consigliere del JCS, dice che il rapporto “diede un pessima opinione dell’insistenza dell’amministrazione Obama nel continuare a finanziare e armare i cosiddetti gruppi ribelli moderati“. La valutazione designava la Turchia “grande ostacolo” alla politica, essendo Ankara stata “cooptata” nel “programma segreto degli Stati Uniti per armare e sostenere i ribelli moderati che combattono Assad“, e che “era divenuta la retrovia del programma per dare mezzi, armi e logistica a tutta l’opposizione, compresi Jabhat al-Nusra e Stato islamico“. I moderati “evaporarono” e l’Esercito libero siriano fu “un gruppetto di stanza in una base aerea in Turchia“. Concludeva il rapporto, secondo Hersh e la sua fonte, che “non vi era opposizione ‘moderata’ ad Assad, e gli Stati Uniti armavano gli estremisti“.
Poi il direttore della DIA (2012-14) Tenente-Generale Michael Flynn confermò che la sua agenzia aveva sempre inviato avvertimenti alla “leadership civile” sulle “conseguenze disastrose nel rovesciare Assad” e “sull’opposizione controllata dai jihadisti”. La Turchia non era decisa ad arginare il flusso di combattenti stranieri e armi dai suoi confini e “guardava dall’altra parte quando avanzò lo Stato Islamico in Siria“, dice Flynn. “Se il pubblico statunitense vedesse l’intelligence che producevamo ogni giorno, al minimo s’infurierebbe“, disse Flynn ad Hersh. Ma l’analisi della DIA dice che “ricevette un netto rifiuto” dall’amministrazione Obama: “Capivo che non volevano sentire la verità“. L’ex-consigliere del JCS di Hersh era d’accordo, dicendo: “La nostra politica per armare l’opposizione ad Assad era un fallimento e in realtà ebbe un impatto negativo”. “I Joint Chiefs credevano che Assad non andava sostituito da fondamentalisti. La politica della amministrazione era contraddittoria. Volevano cacciare Assad, ma l’opposizione era dominata da estremisti. Allora, chi lo doveva sostituire? Dire Assad deve andarsene va bene, ma se dopo nessuno era meglio. E “nessun altro è meglio” fu la questione che il JCS pose alla politica di Obama“.
Nel settembre 2015 più di 50 analisti dell’intelligence presentarono al Comando Centrale delle forze armate degli Stati Uniti una denuncia formale sulle loro relazioni riguardo lo SIIL e il ramo di al-QaidaJabhat al-Nusrah‘, alcune delle quali, relazionate al Presidente, venivano modificate impropriamente dai vertici del Pentagono. In alcuni casi, “elementi chiave dei rapporti d’intelligence furono rimossi” per alterarne il senso. La denuncia degli analisti del CENTCOM fu inviata a luglio al dipartimento della Difesa, scatenando un’indagine dell’ispettore generale del dipartimento della Difesa. Questa fu probabilmente la risposta alle richieste esplicite, o almeno la segnalazione implicita dai funzionari della Casa Bianca su cosa fosse o meno politicamente corretto secondo il presidente. Così, la denuncia degli analisti sulle relazioni modificate per rappresentare i gruppi jihadisti più deboli di quanto gli analisti valutavano, fu un tentativo degli ufficiali del CENTCOM di adeguarsi alla linea dell’amministrazione Obama, secondo cui gli Stati Uniti vincevano la battaglia contro SIIL e Jabhat al-Nusra. Ciò in correlazione alle motivazioni dell’insabbiamento del caso di Bengasi, nonché degli attacchi terroristici avvenuti al culmine della campagna presidenziale del 2012, quando il presidente impose la parola d’ordine di aver distrutto al-Qaida. Forse in risposta alle crescenti tensioni, il presidente Obama scaricò le agenzie d’intelligence nel settembre 2014, pochi giorni dopo aver autorizzato gli Stati Uniti a bombardare la Siria. Affermò che furono i servizi segreti che “sottovalutarono ciò che avveniva in Siria“, un eufemismo per l’avanzata dello SIIL. Lo fece ad agosto e di nuovo a settembre. A sua volta, la Camera dei Rappresentanti controllata dai repubblicani avviò un’indagine e delle udienze sui rapporti dell’intelligence. Flynn, ormai ex-capo della DIA di Obama, sollecitò affinché l’indagine iniziasse “dall’alto”. Inoltre, secondo Hersh, altri funzionari dell’intelligence degli USA, oltre a Flynn, forse fornirono intelligence a Germania, Israele e Russia, sapendo che sarebbe stata trasmessa all’Esercito arabo siriano, con cui i militari dei tre Stati erano in contatto e avevano una certa influenza, per usarla contro Jabhat al-Nusra e Stato islamico.
Un suggerimento che la storia di Hersh sia accurata verrebbe dall’apparizione del Tenente-Generale Flynn a Mosca, alla celebrazione dell’organo principale in lingua inglese delle comunicazioni strategiche del Cremlino Russia Today. Nel dicembre 2015, Flynn partecipò ai festeggiamenti di RT seduto al tavolo a fianco del Presidente Putin, e diede un’intervista a RT. Chiaramente, le azioni di Flynn furono guidate principalmente dalla ragionevole convinzione che i russi fossero importanti per la costruzione di un’alleanza anti-jihadista. Prima di partire per Mosca, firmò un contratto per un libro di prossima pubblicazione, Il campo di battaglia: come possiamo vincere la guerra contro l’Islam radicale globale e i suoi alleati. Nell’annunciare il libro, Flynn disse, “Sto scrivendo questo libro per due motivi: in primo luogo, per dimostrare che la guerra è condotta contro di noi dai nemici che questa amministrazione proibisce di descrivere: gli islamisti. In secondo luogo, tracciare una strategia vincente che non faccia passivamente affidamento a tecnologia e droni per operare. Potremmo perdere questa guerra; infatti, oggi stiamo perdendo. Il campo di battaglia indicherà il mio punto di vista su come vincere“.
Con l’aiuto di Flynn, Putin probabilmente comprese che “l’amministrazione Obama sapeva che Turchia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti versavano centinaia di milioni di dollari e migliaia di tonnellate di armi a tutti coloro che lottavano contro Assad, tra cui Jabhat al-Nusra, al-Qaida, AQI/SIIL e altri jihadisti estremisti provenienti da altre parti del mondo“. L’amministrazione Obama controllava lo spazio aereo dell’Iraq e di parte della Siria e i suoi caccia, bombardieri, droni e altri mezzi di sorveglianza osservavano, ma non interrompevano il flusso di denaro turco per il petrolio dello SIIL. Inoltre, l’amministrazione Obama contribuì o inviò direttamente armi dalla Libia alla Siria e all’opposizione, sapendo dalle proprie agenzie d’intelligence che l’opposizione siriana era dominata sempre da Jabhat al-Nusra, al-Qaida, SIIL e altri gruppi radicali. Allo stesso tempo, cercò di nascondere tale attività illegale mentendo al popolo statunitense e al mondo, nascondendo intelligence e fatti sulla forza del movimento globale jihadista e di gruppi come lo SIIL, con l’effetto di permetterne l’irresponsabile e fallimentare politica. Così, l’amministrazione Obama estirpò l’intelligence che non concordava con la sua immagine preferita del jihadismo e della guerra contro lo SIIL, e allo stesso tempo accusò i servizi segreti di non riuscire a scoprire ciò che negava di esistere, la crescente minaccia del movimento jihadista globale e dello SIIL. Quale fu la risposta della Russia a tutto questo?
Questa falsificazione dell’intelligence e dei fatti, e la possibilità che i servizi segreti stranieri, come SVR o GRU della Russia, sapessero del traffico illegale di armi di Washington con i jihadisti, per rovesciare il regime di Bashar al-Assad, fu disastrosa per la percezione all’estero degli Stati Uniti sia per affidabilità quale partner e garante della sicurezza internazionale che per la sua tesi di essere il faro della democrazia nel mondo. Putin sicuramente fu informato sulle altre rivelazioni, ed accusò l’amministrazione Obama prima e dopo le stesse accuse sui media statunitensi. L’immagine che lui e molti altri trassero dai rapporti e altre prove era che l’amministrazione Obama non poteva o non voleva assumersi la guida della lotta al jihadismo; almeno se non spronata. Ciò spiega la decisione di Putin d’intervenire in Siria e della Turchia di abbattere l’aviogetto da combattimento russo nel 2016. Putin poté proteggere non solo la Russia dall’imminente ritorno dei jihadisti di SIIL e al-Qaida nel Caucaso settentrionale dall’Iraq e dalla Siria, ma riaffermare gli interessi russi nella regione, denunciando la doppiezza della politica in Siria degli Stati Uniti, quindi salvando il regime di Assad vicino alla Russia. I turchi abbatterono l’aviogetto russo che combattendo i jihadisti aveva solo brevemente violato lo spazio aereo, per via della ricognizione russa che raccolse i dati sul traffico di petrolio del membro della NATO Turchia con lo SIIL. L’area a nord di Lataqia dove l’aereo fu abbattuto non era solo il luogo in cui si trovavano i mujahidin dal Caucaso settentrionale; ma anche il luogo dove si svolgeva il traffico di petrolio Turchia-SIIL. Così, il Ministro degli Esteri della Russia Sergej Lavrov e lo Stato Maggiore Generale russo decisero che l’azione turca fosse una provocazione pianificata. La Russia alla fine avrebbe portato la Turchia al suo fianco nelle guerre concorrenti russa e statunitense contro lo SIIL. Ankara ora coordina le operazioni militari con Mosca e si è unita con Mosca e Teheran nel mediare la guerra civile siriana.
Così, l’amministrazione Obama e le politiche e azioni irresponsabili del Generale Flynn hanno portato alla vittoria di Putin e alla sconfitta degli interessi degli Stati Uniti nella regione MENA e nel mondo, nella reputazione di alleato affidabile capace di attuare una politica di sicurezza ben coordinata.La debacle di Trump
Il comportamento di Flynn prima ancora di essere nominato consigliere per la sicurezza nazionale da Trump, facendo trapelare segreti statunitensi alla Russia su politica e operazioni in Siria e cenando con Putin all’anniversario di RT, dovevano essere noti a Trump. Ora si scopre che Flynn aveva anche conversato prima della nomina con funzionari russi, forse da solo e apparentemente mettendo in moto la nuova politica degli Stati Uniti verso la Russia prima che la nuova amministrazione avesse il tempo di revisionarla e di sviluppare il proprio approccio. Trump non poteva apparire disposto a permettere a Flynn di decidere, visto che avrebbe dovuto sapere dei flirt incauti con Mosca. Trump decise di dimettere Flynn e di apparire mentre adotta la linea dura nei confronti della Russia, almeno temporaneamente. Le azioni di Flynn hanno danneggiato le prospettive di un riavvicinamento USA-Russia. Trump fu costretto a rilasciare una dichiarazione dura che intimava alla Russia di cedere la Crimea all’Ucraina. Può benissimo essere che la dichiarazione di Trump fosse destinata a coprire o compensare lo scandalo che denunciava il Generale Flynn seguire un’agenda filo-russo. Se così, tuttavia, qualsiasi legame statunitense tra la pretesa cessione della Crimea all’Ucraina e il miglioramento delle relazioni russe con Washington, limiterebbe davvero la possibilità di qualsiasi riavvicinamento. Non è realistico aspettarsi che il Presidente russo Vladimir Putin o quasi qualsiasi altro presidente russo immagini di restare al potere a Mosca cedendo la Crimea all’Ucraina. Ci sono diverse ragioni. In primo luogo, non sarebbe nella natura del comportamento politico russo fare marcia indietro o invertire in quel modo. In secondo luogo, il Cremlino e la maggioranza dei russi vedono la riunificazione della Crimea con la Russia non solo secondo motivi legali, ma certamente secondo motivi storici, in particolare la lunga storia della penisola come territorio russo conquistato e difeso a costo di molto sangue, il modo ingiusto con cui il territorio fu dato all’Ucraina dal regime sovietico, e il modo disonesto con cui le politiche occidentali hanno cercato di strappare l’Ucraina e quindi la Crimea dall’orbita russa, avallando e sostenendo chi ha preso il potere a Kiev, per cui l’acquisizione russa della Crimea è stata una risposta. In terzo luogo, la Crimea è di grande importanza geostrategica per Russia ospitando la sua Flotta del Mar Nero. In quarto luogo, la Crimea è principalmente di etnia russa e la popolazione preferisce far parte della Russia e sarebbe minacciata da Kiev, in particolare data la natura anti-russa del regime galiziano di Kiev, che include molti neofascisti antirussi. Quindi, non sorprenderebbe se Trump, da uomo d’affari che si vanta di fare accordi, proponga un compromesso in cui la Russia compensa l’Ucraina per la perdita della Crimea e del valore di qualsiasi interesse commerciale presente, in termini di entrate fiscali, in sostanza ripagandola della penisola.
Più in generale, l’intera disavventura Obama-Flynn-Trump suggerisce che gli USA hanno abbandonato la loro tradizionale cultura politica radicata nella costituzionalità e nello stato di diritto, rivelandosi sempre più difficile avere una politica estera efficace. In effetti, un punto sorprendentemente trascurato nella polemica è che i servizi d’intelligence degli Stati Uniti ascoltano le telefonate e forse altre comunicazioni non solo dei funzionari russi, ma anche dei collaboratori di Trump e dei suoi agenti elettorali.
Così, l’eredità dell’arbitrarietà dell’esecutivo di Obama al servizio di una visione ideologica di sinistra, seguita dalla presidenza Trump e dall’altrettanto peculiare, anche se meno ideologico, populismo personalistico, potrebbero portare gli Stati Uniti a un approccio ancora più arbitrario in politica interna ed estera. La frattura tra il presidente e l’intelligence degli Stati Uniti è ormai quasi pari a una purga. Tutto ciò complicherà la politica estera e la sua attuazione e potrebbe rendere il ricorso alla guerra più probabile, anche se solo come ultima risorsa, per evitare l’impeachment.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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