Trump spara 59 missili, Assad ne abbatte 36

Alessandro Lattanzio, 7/4/2017Il 6 aprile, presso Dair al-Zur, l’EAS eliminava 48 terroristi, 1 carro armato T-62 e 6 pickup Toyota armati e liberava Tal Hilal, Tal Dasham e Tal Milad. Presso Hama, a Qan Shayqun, i terroristi organizzavano un nuovo attacco chimico sotto falsa bandiera, seguendo un piano tracciato da inglesi, sauditi e turchi per isolare la Siria e concedere agli Stati Uniti la scusa per intervenire direttamente contro la Siria. I terroristi, sotto il comando inglese, disposero deliberatamente gas Sarin di produzione turca in un deposito di armi di cui erano sicuri sarebbe stato distrutto dai cacciabombardieri siriani. Una volta bombardato, i gas rilasciati uccisero oltre 80 civili. Presso Idlib i terroristi, coordinati da inglesi e turchi, bombardavano la città di al-Fuah. L’Esercito arabo siriano sventava gli attacchi di Tahrir al-Sham, Hizb Islami al-Turqistan, Ajnad al-Qavkaz, Ahrah al-Sham, Prima divisione costiera e Decima brigata dell’ELS, Jaysh al-Nasr e liwa al-Sham su Jabal al-Aqrad, Qinsiba, Qalat Shalaf e Jabal al-Turqmani, a nord di Lataqia. Gli attacchi provenivano da cinque direzioni da est, mentre i terroristi spararono oltre 1000 proiettili d’artiglieria sulle postazioni dell’Esercito arabo siriano per coprire l’attacco; ma l’Esercito arabo siriano respingeva l’assalto senza subire una sola perdita ed infliggendone di gravi ai terroristi.
Il 7 aprile, 59 missili da crociera Tomahawk venivano sparati da 2 cacciatorpediniere dell’US Navy schierati nel Mediterraneo orientale sull’aeroporto di al-Shayrat, a sud-est di Homs, uccidendo 9 civili. Il Governatore di Homs Talal Barazi dichiarava che gli attacchi missilistici degli Stati Uniti supportavano gruppi terroristici e SIIL, ribadendo che “Questo attacco non c’impedirà di continuare la lotta al terrorismo. Non siamo sorpresi dal vedere USA e Israele sostenere il terrorismo“. I gruppi terroristici della cosiddetta “coalizione nazionale siriana” affermavano, “Speriamo in ulteriori attacchi… e che questi siano solo l’inizio“. Il regno saudita definiva l’aggressione alla Siria una “decisione coraggiosa” di Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu celebrava l’attacco come “messaggio forte” inviato alla Siria. Tel Aviv, che sosteneva i gruppi terroristici contro la Siria, e Parigi dichiaravano di essere stati informati dagli Stati Uniti dell’attacco. Nel frattempo, la Turchia salutava il bombardamento degli Stati Uniti e il portavoce del presidente turco Tayyip Erdogan, Ibrahim Kalin, invocava la necessità d’imporre una no-fly zone e “zone sicure” in Siria. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva ordinato l’attacco missilistico sotto il pretesto dell’attacco chimico provocato dai terroristi, il 5 aprile. La base aerea di al-Shayrat era in prima linea nelle operazioni contro i terroristi e fu la base da cui partì la risposta agli attacchi aerei israeliani di marzo, che abbatteva 2 caccia israeliani ed irritava Tel Aviv, che minacciò di distruggere le difese aeree della Siria.
Il 7 aprile 2017, alle 03:42-03:56 ora di Mosca, al largo di Creta, i 2 cacciatorpediniere della marina statunitense USS Porter e USS Ross sparavano 59 missili da crociera Tomahawk contro la base aerea di Shayrat, nella provincia di Homs, in Siria. Nell’attacco statunitense venivano distrutti 6 aviogetti MiG-23, ma la pista rimaneva intatta, secondo il Ministero della Difesa russo. L’attacco dell’US Navy distruggeva un deposito, un edificio, una mensa, sei MiG-23 fuori uso in riparazione in un hangar e una stazione radar. La pista, le vie di rullaggio e gli aerei operativi schierati sul piazzale del parcheggio rimanevano illesi, secondo il Ministero della Difesa russo che descriveva, ironicamente, l’efficienza dell’attacco “piuttosto scarsa”. Inoltre, secondo le fonti del Ministero della Difesa russo, solo 23 dei 59 missili avevano raggiunto la base aerea siriana. In effetti, il pilota dell’Aeronautica romena Valentin Vasilescu già nel settembre 2013 descrisse come le difese aeree siriane avrebbero risposto a un attacco missilistico degli USA.
Il Ministero della Difesa russo definiva l’azione degli Stati Uniti “una grave violazione” del protocollo d’intesa firmato da Mosca a Washington nel 2015 per impedire incidenti nello spazio aereo siriano. Ogni giustificazione dell’attacco è “infondata”, continuava il ministero, che concludeva, “Numerose misure volte a rafforzare e migliorare l’efficacia del sistema di difesa aerea siriana saranno attuate nell’immediato futuro per proteggere le parti vitali dell’infrastruttura siriana“. Inoltre, lo Stato islamico attaccava le postazioni dell’Esercito arabo siriano lungo la strada Homs-Furqlus-Palmyra, contemporaneamente all’attacco missilistico statunitense. “E’ una coincidenza che i terroristi dello SIIL attaccassero una delle linee di difesa sulla strada Homs-Palmyra, contemporaneamente all’attacco degli Stati Uniti sulla base Shayrat?” Intorno alle 2:00 i terroristi occupavano del territorio per più di un’ora prima dell’arrivo dei rinforzi delle truppe governative. Quindi, l’Esercito arabo siriano respingeva di nuovo i terroristi nelle profondità nel deserto.
Il Ministero degli Esteri russo annunciava la fine di tutti gli accordi riguardanti la sicurezza dello spazio aereo sulla Siria, e dichiarava la presenza militare degli Stati Uniti in Siria illegale e che gli attacchi da parte del governo degli Stati Uniti erano un atto di aggressione e violazione di tutte le convenzioni e leggi internazionali. La dichiarazione inoltre invitava il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a convocare una sessione d’emergenza per discutere dell’aggressione degli Stati Uniti alla Siria e annunciava la cessazione di tutti gli accordi sulla sicurezza area sulla Siria con gli Stati Uniti. La portavoce del Ministero degli Esteri Maria Zakharova dichiarava che Washington aveva deciso di colpire la Siria anche prima dell’attacco false flag di Qan Shayqun, presso Idlib, utilizzato quale pretesto per gli attacchi degli Stati Uniti; un atto di aggressione contro la sovranità dello Stato siriano, affermando che Damasco non ha mai usato armi chimiche, fatto sempre confermato dagli esperti. L’aggressione degli Stati Uniti alla Siria innescava la risposta di Pechino. Il Ministero degli Esteri cinese dichiarava che il rispetto del popolo siriano nella scelta del proprio leader va mantenuto.

Sistema di difesa aerea di punto Pantsir-S1 siriano.

Giudicando dalle foto, i missili statunitensi hanno distrutto impianti vuoti ed abbandonati.

La base aerea di al-Shayrat continua ad essere operativa

Le immagini di un drone russo, dimostrano che la base aerea di al-Shayrat è intatta, e non ha subito danni rilevanti.

Il capo di Stato Maggiore dell’Esercito Arabo Siriano visita la base aerea di al-Shayrat.

Fonte:
Fort Russ
Fort Russ
Fort Russ
PressTV
RussiaToday
Syrian Perspective

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6 Responses to Trump spara 59 missili, Assad ne abbatte 36

  1. Pingback: Gli usa, arbitrariamente, bombardano la SIRIA!! Le bugie hanno vinto anche questa volta! L’ONU come al solito non SERVE AD UN BEATO CAZZO!! | Disquisendo

  2. Pingback: Trump spara 59 missili, Assad ne abbatte 36 | reparto27

  3. reparto27 says:

    I veri terroristi sono i massoni, ma vi ricordate chi e’ Trump ? da dove arriva e chi ha alle spalle, sono sempre piu’ convinto che le schifezze che ci spruzzano sulla testa ci stiano inesorabilmente rincoglionendo.

  4. Si legge che non potrebbe essere sarin, ma altro gas o forse u ennesimo false-flag: http://www.imolaoggi.it/2017/04/05/siria-esperto-cnr-il-gas-usato-potrebbe-non-essere-sarin/

  5. Operazione completamente fallita, la base era operativa ed è tornata operativa dopo pochissimo, basta seguire in twitter cosa dicevano i siriani sul campo come Within Syria Blog

    peraltro perfino la reuters e yahoo notizie hanno riportato che la base continua il suo lavoro come sempre

    ergo, perché questa operazione mediatica falsa? La risposta è nella Borsa: USA in crisi hanno bisogno anche di finta guerra per spingere i listini, ieri il petrolio si apprezzava, con grande gioia anche della Russia, ovviamente, e con grande scorno delle scimmie saudite, che al contrario necessitano di un petrolio basso anti- shale e anti- Russia, e però battevano le manine, quei gonzi.

  6. frjoseph11 says:

    non si dovrebbe escludere tuttavia la sottolineatura dei missili mancanti all’appuntamento:
    a) non sono mai stati sparati 59;
    B) la differenza fra i partiti e arrivati(= 36 abbattuti ) potrebbe significare un messaggio dei russi agli idioti strateghi americani; la prossima volta li abbattiamo tutti.

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