Attacco missilistico: gli S-300 hanno funzionato e gli USA sospendono i voli sulla Siria

Attacco USA: gli S-400 hanno funzionato
Infosdanyfr 09/04/2017

Dal lancio dei 59 missili Tomahawk contro un aerodromo di Homs, una domanda continua ad emergere in ogni analisi: 23 dei 59 missili da crociera degli Stati Uniti hanno colpito il bersaglio. E il resto? Cos’è successo agli altri 34 Tomahawk sparati dalle due navi da guerra statunitensi dispiegate nel Mediterraneo? La risposta sarebbe nel video diffuso da al-Alam: la contraerea siriana intercettava e distruggeva 34 missili Tomahawk prima che raggiungessero la base aerea Shayrat. L’informazione evidenzia il decreto della presidenza siriana per intercettare e abbattere i missili degli Stati Uniti fin dal primo minuto dell’attacco. Altri analisti indicano il ruolo dei radar russi che sarebbero subito entrati in azione dopo il lancio del primo missile. Si tratta degli S-300 siriani o degli S-400 russi schierati in Siria? Perché nascondere questa “risposta pungente” e riferirla due giorni dopo l’attacco? Il video pubblicato da fonti militari siriane dimostra una cosa: se la Siria e l’alleata Russia ne hanno evitato la diffusione a poche ore dagli attacchi degli Stati Uniti, lo era per evitare un’escalation. Ma con l’intensa campagna di minacce a Siria e Russia non ci sarebbe forse motivo di non rivelare “le debolezze missilistiche degli Stati Uniti” e “la potenza della difesa aerea siriana“.
Gli Stati Uniti annunciarono, tramite il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer, di non avere preavvertito la Russia dell’attacco contro il territorio siriano. All’inviata di Fox News, il portavoce diceva che “non avemmo alcun contatto con la leadership politica russa“, il che significa che gli Stati Uniti in realtà volevano “anticipare” i russi. Ma la sorpresa non sembra “esser andata bene!” Gli analisti dicono ancora che la Russia, le cui navi da guerra tornano nel Mediterraneo, ha dimostrato moderazione evitando una “guerra balistica” che poterebbe alla “guerra nucleare”.

Le forze siriane disperdono gli aerei da combattimento
Infosdanyfr 09/04/2017

La Syrian Arab Air Force ha deciso di rischierare i propri aerei da combattimento per impedire di essere distrutti da nuovi attacchi con missili da crociera. I caccia Mikojan MiG-29SM sono stati trasferiti ad Humaymim. Altri velivoli d’attacco venivano sparsi su vari aeroporti secondari. Damasco ha tratto insegnamento da iraniani e iracheni. Durante la seconda guerra del Golfo, nel 1991, l’Iraq trasferì i suoi migliori aerei da combattimento in Iran, con cui fu in guerra fino al 1988. Questi velivoli non furono mai restituiti. Il 16 gennaio 1991 gli Stati Uniti scatenarono una grande guerra aerea contro l’Iraq, dal risultato controverso. L’Iraq poi avrebbe fatto ricorso a uno stratagemma molto vecchio con esche a basso costo che le forze della coalizione di Washington si affrettarono a bombardare con missili e munizioni dal valore in peso d’oro. L’attacco con i missili da crociera degli Stati Uniti su ordine di Trump contro una base aerea siriana, ha molte incognite.
Il destino dei missili Tomahawk “perduti”, 30 unità su 59 sparate dalle navi di superficie dell’US Navy dal Mediterraneo orientale, rimane un enigma. Il resto dei missili colpì una zona di 300-4000 metri presso la base al-Shayrat; solo 10 missili Tomahawk raggiunsero un hangar fortificato della base, distruggendo un radar e 7 aerei da combattimento, per lo più Mikojan MiG-23 non operativi. 10 civili e 4 soldati furono uccisi nella città omonima adiacente alla base attaccata.

Gli USA hanno paura di bombardare la Siria dopo che la Russia ha interrotto le comunicazioni
Le missioni di bombardamento degli Stati Uniti sulla Siria sono crollate dopo l’attacco missilistico del 6 aprile
Marko Marjanovic, Russia Insider 10/04/2017

Colpendo le forze siriane il 6 aprile con missili da crociera, gli Stati Uniti dimostravano ‘determinazione’. Tanta ‘determinazione’ che ora temono di sorvolare la Siria per timore che i russi li abbattano.
Ufficiali degli USA hanno detto al New York Times: “La task force statunitense che combatte lo Stato islamico ha drasticamente ridotto gli attacchi aerei sui terroristi in Siria, mentre i comandanti valutano se le forze del governo siriano o degli alleati russi hanno intenzione di rispondere all’attacco con i missili da crociera degli Stati Uniti sulla base aerea siriana, della scorsa settimana, dicono gli ufficiali statunitensi”. A parte la dimostrazione di quanto sia duro Trump, l’attacco degli Stati Uniti ha tolto agli ascari degli USA in Siria il supporto di cui godevano prima, mentre la battaglia per Raqqa s’intensifica. Gli USA adesso si limitano ai soli attacchi essenziali, scortandoli con costosi caccia F-22 (il Belgio nel frattempo ha sospeso le operazioni).
L’insicurezza degli Stati Uniti non è solo causata dall’attacco con i missili da crociera, ma più specificamente dalla reazione russa. Subito dopo, i russi sospendevano la linea telefonica di “deconflitto” con gli statunitensi, che ora devono indovinare le intenzioni dei russi. Non v’è stato un simile calo degli attacchi aerei siriani e russi. Infatti numerosi attacchi alle posizioni dei terroristi venivano riportati nel fine settimana. È interesse russo e statunitense che la linea di deconflitto sia ripristinata, ma gli statunitensi ne hanno un bisogno più urgente e i russi vi faranno leva. Lungi dal potenziare il prestigio degli Stati Uniti, l’attacco del 6 aprile e le sue conseguenze si ridimensionano agli occhi degli osservatori più attenti.

Le icone rosse indicano le operazioni russe, quella blu le operazioni statunitensi.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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