Trump incorona Erdogan e distrugge la diplomazia degli USA

Moon of Alabama 18 aprile 2017

Trump ha contraddetto il suo portavoce, il dipartimento di Stato e gli alleati congratulandosi con il presidente turco Erdogan per aver vinto il referendum, minando la propria diplomazia. Il referendum in Turchia tramuta la presidenza in una quasi dittatura riunendo esecutivo, tramite decreti, ad elementi legislativi e giudiziari dello Stato. Il presidente Erdogan si trova ora in una posizione dittatoriale. Forse la maggioranza degli elettori turchi ha votato tale cambiamento, ma è tutt’altro che certo. Il numero dei voti è dubbio, perché quelli non calcolati in conformità alle procedure legali (2-3 milioni) è superiore al leggero vantaggio (1,5 milioni) dei “sì”. Gli osservatori internazionali hanno notato che il voto non è stato né libero né equo. Lo Stato turco è sotto l’emergenza che da al presidente (temporaneamente) poteri straordinari. La votazione avviene dopo una caccia estrema a chiunque possa aver messo in pericolo la posizione di Erdogan. Ha imprigionato politici dell’opposizione e funzionari pubblici, ha proibito alcuni gruppi politici e chiuso media dell’opposizione. Tutte le istituzioni statali sono state utilizzate per sostenere Erdogan. Se lui vince per soli 1,5 milioni di voti su una società di 80 milioni, dopo tale estrema campagna antiopposizione, quanti turchi sarebbero d’accordo con lui sul serio? Venti anni fa, quando era sindaco d’Istanbul, Erdogan disse in un’intervista al Milliyet: “La democrazia è come un tram: quando si arriva alla fermata, si scende“. Domenica scorsa Erdogan è sceso dal tram.
La Turchia è oggi una tirannia della maggioranza. Non esistono più vincoli istituzionali a rimuovere qualsiasi gruppo in minoranza dalla scena politica o forse anche dal mondo fisico. La Turchia che conoscevamo non c’è più. I membri dell’UE si sono astenuti dall’accettare la votazione prima che la battaglia legale in corso su di essa sia decisa. Solo Arabia Saudita, Qatar e altri Paesi del Golfo e le dittature dell’Asia centrale, si sono congratulate. Il gruppo terroristico Ahrar al-Sham, che combatte popolo e governo della Siria, s’è congratulato con Erdogan. Al-Qaida in Siria, con il nuovo nome HTS, si è unito così come altri gruppi taqfiri in Siria. Come i Paesi dell’UE, il dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha evitato le congratulazioni, rilasciando solo una dichiarazione che notava i rapporti sulle “irregolarità” del voto e il “campo di gioco irregolare”, sostenendo il dialogo intra-turco e processi legali. Il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer ha detto che l’amministrazione USA avrebbe aspettato la relazione finale della missione degli osservatori internazionali. Il dipartimento di Stato e il portavoce sono stati rapidamente smentiti dal presidente Trump. Solo un’ora dopo la parte turca riferiva di una conversazione telefonica Trump-Erdogan: “Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiamato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan congratularsi con lui per la vittoria referendaria. I due capi hanno avuto una telefonata “piacevole” durata 45 minuti, secondo fonti diplomatiche”. Ciò fu successivamente confermato da una sintesi della Casa Bianca. (Non ancora presente sul sito web della Casa Bianca, ma inviata alla stampa via e-mail). Il contenuto reso pubblico della telefonata non fa ben sperare per Turchia, Siria e Iraq: “Il presidente Trump e il presidente Erdogan hanno discusso anche della campagna contro lo SIIL e della necessità di cooperare contro tutti i gruppi che usano il terrorismo per raggiungere i loro scopi”, afferma la dichiarazione della Casa Bianca. La versione turca è peggiore: “I due capi hanno anche discusso del presunto attacco chimico del governo siriano del 4 aprile che ha ucciso circa 100 civili e ferito altri 500 nel comune occupato dall’opposizione di Qan Shayqun, nella provincia di Idlib… Trump ed Erdogan concordavano che il Presidente siriano Bashar al-Assad fosse responsabile dell’attacco. Il presidente degli Stati Uniti ha anche ringraziato la Turchia per il sostegno agli attacchi missilistici degli Stati Uniti alla base aerea Shayrat del 7 aprile, in rappresaglia per l’attacco chimico. Entrambi i capi hanno anche sottolineato la necessità di una cooperazione nella lotta contro i gruppi terroristici, tra cui lo Stato Islamico dell’Iraq e Levante (SIIL)”.
L’incidente di Qan Shayqun è un probabile attacco “false flag” dei terroristi col possibile supporto turco. Il numero di vittime s’è dimostrato di gran lunga inferiore alle rivendicazioni. L’unico scopo dei successivi attacchi missilistici degli Stati Uniti era dissipare le accuse che Trump sia in combutta con la Russia. La questione ora è chi i due Paesi considerano gruppi terroristici. I combattimenti sciiti di Hezbollah con il governo siriano sono visti tali, anche se sono presenti nel parlamento del Libano. Mentre gli Stati Uniti sono d’accordo sulle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che designano al-Qaida in Siria un gruppo terroristico che va “sradicato”, Erdogan lo sponsorizza e sostiene. Gli Stati Uniti si alleano con i gruppi curdi YPK/PKK in Siria mentre la Turchia li designa entità terroristiche. La formulazione “contro tutti i gruppi che usano il terrorismo” comprende la milizia irachena in Siria? L’Iran? Ciò che è più preoccupante è il fatto che una telefonata di 45 minuti sia estremamente lunga per simili occasioni. Possiamo essere sicuri che dei piani sono stati tracciati e non sono ancora stati resi noti. E’ probabile che un nuova è più aspra guerra contro la Siria (e l’Iran) sia stata decisa. Oltre ai campi di battaglia della Siria c’è l’interferenza militare turca in Iraq. Sono stati tracciati piani comuni anche quel Paese?
Ci si chiede perché Trump smentisca portavoce, dipartimento di Stato ed alleati europei contraddicendone dichiarazioni e posizioni con la telefonata ad Erdogan. È un precedente. I Paesi esteri non possono più affidarsi alle dichiarazioni ufficiali dell’amministrazione statunitense, a meno che Trump non le esprima personalmente (che potrebbe rigettare in ogni momento). La base della diplomazia è la fiducia nell’affidabilità, le parole e il loro rispetto contano. La posizione diplomatica degli Stati Uniti è stata gravemente danneggiata da tale mossa inaudita. L’inversione della posizione originaria dell’amministrazione Trump è estrema. Dal punto di vista realistico, una posizione molto più neutrale nei confronti dei brogli di Erdogan, come mostrato dal dipartimento di Stato, sarebbe consigliabile. Perché Trump l’ha cambiata? Questo tweet di cinque anni fa ha qualcosa a che farci? “Ivanka Trump @IvankaTrump
Grazie primo ministro Erdogan per averci seguito ieri nel festeggiare l’inaugurazione della #TrumpTowers d’Istanbul!
13:56 – 20 aprile 2012Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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