Italia e crisi dei migranti: le ONG complici di contrabbandieri e schiavisti in Libia

Sawako Uchida e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times

Carmelo Zuccaro, procuratore italiano, sostiene di avere prove importanti su numerose ONG colluse con i contrabbandieri che si arricchiscono sulla miseria degli inermi. Infatti, se dimostrato, tali ONH hanno le mani insanguinate ed incoraggiano di nascosto la schiavitù in Libia, anche se non voluta. Pertanto, è tempo di tenere conto di una catena infinita che lega mass media che incoraggiano la migrazione di massa, ONG che aiutano i contrabbandieri ad arricchirsi e l’agenda politicamente corretta di certi politici che tentano di alterare le dinamiche europee manipolando i fatti. La Stampa fu informata da Zuccaro che le navi di salvataggio venivano avvertite dal paradiso del contrabbando libico per raccogliere i migranti economici nel Mar Mediterraneo. Il modus operandi della catena diretta tra contrabbandieri e ONG si basa sulle telefonate. Naturalmente, ciò implica che i migranti economici debbano pagare un forte incentivo finanziario ai contrabbandieri. Quindi, a chi non può permetterselo, le questione della schiavitù araba dei neri africani, e la persecuzione degli immigrati cristiani, diventa una realtà nella Libia attuale. Va detto che la schiavitù resta in Mauritania, dove i musulmani neri africani subiscono abusi continui dagli altri musulmani della nazione. Allo stesso modo, l’Arabia Saudita tollera ancora la schiavitù dalla Seconda Guerra Mondiale, fondamentale vergogna da eradicare da tale realtà permanete e storica della Penisola Araba. Infatti, gli animisti e i cristiani neri africani subirono una simile realtà quando le milizie arabe, alleate del governo di Khartoum, tolleravano la schiavitù tra le forze antigovernative durante la guerra civile. Naturalmente, lo SIIL (Stato islamico) è noto schiavizzare e vendere cristiani e yazidi in Iraq. Nel caso degli yazidi, non essendo “persone del libro”, subiscono schiavitù e la schiavitù sessuale delle donne, costrette a convertirsi all’Islam, e la pulizia etnica. Tuttavia, proprio come in Libia, la schiavitù si basa su tradizioni e razzismo contro i neri africani. Recentemente, la BBC riferì: “Anche le donne sono comprate da clienti libici e portate in casa dove diventano schiave sessuali“, secondo un testimone. La BBC aggiunge: “A febbraio, l’Unicef rilasciò una relazione che documenta, talvolta con orribili dettagli, storie di schiavitù, violenza e abusi sessuali subiti da numerosi bambini che viaggiano dalla Libia all’Italia“. La schiavitù dei neri africani da parte dei musulmani arabi ha ben più di mille anni e le realtà in Libia, Mauritania e Sudan mostrano che la mentalità cambia lentamente. Naturalmente, per via del politicamente corretto e della moda, non vi è alcuna manifestazione di massa contro la schiavitù in Libia tuttavia, si può solo immaginare cosa accadrebbe aprendo tali mercati negli USA, Francia o Israele. Reuters ha anche riferito nel 2016 sulla Mauritania: “Gli Haratin, che costituiscono la principale “casta degli schiavi”, discendono da etnie nere africane del fiume Senegal. Spesso lavorano come pastori e domestici… Il Paese dell’Africa occidentale ha la più alta prevalenza di schiavi, secondo l’indice della schiavitù globale, con circa il 4 per cento della popolazione, o 150000 persone, che vivono come schiavi“.
Tornando ai contatti tra ONG e contrabbandieri in Libia, Zuccaro ha detto: “Abbiamo prove di contatti diretti tra alcune ONG e trafficanti di persone in Libia“. L’agenzia di frontiera dell’Unione europea, Frontex, è altrettanto disturbata dalle ONG che incoraggiano la migrazione di massa. Questo, a sua volta, provoca innumerevoli morti in mare e la schiavitù in Libia. Dopo tutto, la Libia attuale è una nazione fallita dovuta all’interferenza delle potenze del Golfo e della NATO. Pertanto, la storia del contrabbando e della schiavitù araba dei neri africani riempie il vuoto, e lo stesso vale per la crescente minaccia dei vari gruppi islamisti sunniti e militanti regionali in Libia. Fabrice Leggeri, figura di Frontex, ha informato Die Welt sul ruolo delle ONG, affermando con forza che le imbarcazioni di soccorso delle numerose ONG hanno incoraggiato i trafficanti a “forzare ancora più migranti su imbarcazioni insicure con acqua e carburante insufficienti, rispetto agli anni precedenti“. Le affermazioni stupefacenti della cancelliera Merkel sul ruolo dei mass media, delle ONG e del politicamente corretto allarmano sulla migrazione di massa in Europa in diversi sensi. Il risultato sono gli innumerevoli morti in mare, il tradimento dei veri rifugiati, la schiavitù in Libia, le convulsioni terroristiche in Europa, la criminalità e la creazione di contrabbandieri estremamente ricchi. Pertanto è necessaria un’azione diretta per fermare ciò che persone inermi subiscono dall’operato di ONG e contrabbandieri, anche se cercano risultati diversi.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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2 Responses to Italia e crisi dei migranti: le ONG complici di contrabbandieri e schiavisti in Libia

  1. Pingback: Italia e crisi dei migranti: le ONG complici di contrabbandieri e schiavisti in Libia | reparto27

  2. reparto27 says:

    Arrestare il personale delle imbarcazioni ONG perche’ SCAFISTI .

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