Per i Balcani, Trump non è diverso da Obama

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 03.05.2017

Nikola Gruevski

Badando alla promessa elettorale del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, si sarebbe creduto che gli Stati Uniti avrebbero cessato i continui tentativi di sostituire i governi sgraditi con regimi conformi tramite il processo antidemocratico delle rivoluzioni “a tema” o “colorate”. Mentre interventisti e neocon globali continuano a infiltrarsi nell’amministrazione Trump, la politica statunitense nei Balcani di Trump non è molto diversa da quella di Barack Obama. Donald Trump denunciò la campagna presidenziale di Hillary Clinton per i suoi stretti legami con George Soros il miliardario speculatore che istiga i “cambi di regime” in altri Paesi. Tuttavia, il presidente Trump ora attua le “rivoluzioni colorate” dirette da Soros in Macedonia e Serbia, due nazioni vicine alla Russia. Inoltre, invece di “prosciugare la palude” degli agenti di Soros, Trump ha nominato un ex-dipendente di Soros, Steve Mnuchin, segretario del tesoro. Il genero di Trump Jared Kushner, che influenza Trump, è notoriamente vicino alle organizzazioni finanziate da Soros. Pubblicamente, Soros ha definito Trump inaffidabile ed aspirante dittatore. In privato, ciò che accade in Macedonia e in Serbia è un tentativo di Soros, che collabora con la CIA di Mike Pompeo, di rovesciare i governi eletti democraticamente e sostituirli con regimi fantoccio globalisti filo-NATO di Stati Uniti e Unione europea. Trump con impazienza ratificava l’adesione del Montenegro alla NATO, anche se l’opposizione parlamentare nel Paese e molti suoi sostenitori ricordano che la NATO bombardò la nazione nel 1999. Le operazioni mediatiche finanziate da Soros nei Balcani e all’estero diffondono la “falsa notizie” del complotto russo per un colpo di Stato in Montenegro contro l’ex-primo ministro filo-NATO Milo Djukanovic. Storie simili sono destinate da Soros a dipingere i partiti politici anti-NATO in Macedonia e in Serbia da agenti di Mosca. L’amministrazione Trump, che non dimostra alcuna capacità di discernere fatti dalle fantasie, si è bevuta tale complottismo. L’attuale azione di destabilizzazione di CIA/Soros non riguarda solo i governi di Macedonia e Serbia, ma anche la Repubblica Srpska della Federazione di Bosnia-Erzegovina. Gli sforzi della CIA sono, secondo il giornale macedone “Dnevnik”, parte di un piano denominato Operazione Mago di Oz. L’operazione, secondo quanto riferito, è organizzata da una speciale stazione CIA-MI6 a Milano. L’obiettivo di Mago di Oz è sostituire i governi vicini alla Russia in Macedonia, Serbia e Repubblica Srpska.
Il Ministero degli Esteri russo e il Ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto hanno condannato il coinvolgimento di Soros nella destabilizzazione della Macedonia. Szijjarto ha affermato che “Paesi lontani”, ossia Stati Uniti e Gran Bretagna, sono responsabili delle ultime manifestazioni violente in Macedonia. CIA e Soros vogliono assicurasi che il partito nazionalista macedone VMRO-DPMNE e il suo capo, ex-primo ministro Nikola Gruevski, dimessosi per via delle dimostrazioni di piazza finanziate da Soros e CIA nel 2016, e il presidente Gjorge Ivanov, siano rovesciati. Soros e CIA proteggono il capo socialdemocratico anti-russo e filo-NATO e filo-UE Zoran Zaev, per sostituire il VMRO-DPMNE. Allo stesso modo, Soros ha coltivato diversi accoliti a Skopje affinché rovescino la presidenza Ivanov. Vi sono piani per eliminare definitivamente il VMRO-DPMNE dalla politica macedone, uguali a quelli dei neocon per distruggere il Partito Socialista Ba’ath in Iraq e il Partito delle Regioni filo-russo in Ucraina. Il VMRO-DPMNE è il successore del partito politico anti-ottomano macedone, chiamato anche VMRO, durante l’occupazione ottomana della Macedonia. L’amministrazione Trump ha creato un’alleanza tacita con il governo islamista del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, con cui Trump s’è congratulato personalmente per la vittoria del referendum truccato in Turchia, con cui Erdogan assume poteri dittatoriali. Il consigliere della sicurezza nazionale di Trump, l’ex-generale Michael Flynn, fu assunto dal governo Erdogan, con cui si era accordato per far rapire il capo dell’opposizione turca Fethulleh Gulen dalla Pennsylvania in Turchia, dove avrebbe subito la sicura esecuzione. Un risultato dell’alleanza Trump-Erdogan è il potenziamento dei nazionalisti albanesi filo-turchi in Paesi come la Macedonia per arraffare altro potere. Erdogan spera di aumentare l’influenza dei musulmani albanesi nei Balcani cercando di ricreare l’impero ottomano nell’Europa sudorientale.
Il 27 aprile 2017, i sostenitori del VMRO-DPMNE assaltavano il parlamento macedone per protestare contro la nomina di un albanese del partito Unione Democratica per l’Integrazione (DUI). Circa 100 manifestanti del VMRO-DPMNE furono feriti dai poliziotti negli scontri. Il partito albanese chiede che l’albanese sia lingua ufficiale della Macedonia, cosa rifiutata perché gli albanesi rappresentano solo il 15 per cento della popolazione macedone.
Il presidente serbo Aleksandar Vucic, che affrontava simili proteste di strada contro la sua rielezione, vede un piano complesso e ampio di Soros e occidente per sconvolgere la stabilità dei Balcani. Anche se Vucic fu rieletto con il 55 per cento dei voti, i gruppi di Soros l’accusano di brogli e il suo Partito progressista serbo di usurpare le elezioni. Come in Macedonia, i gruppi di Soros, sostenuti dalla CIA, chiedono che il governo del Partito progressista serbo si dimetta insieme a Vucic. I gruppi di Soros ora cercano di dipingere Vucic come un altro Slobodan Milosevic, lo stesso stratagemma della demonizzazione personale che Soros tentò contro il Presidente russo Vladimir Putin, il Primo ministro ungherese Viktor Orban, la candidata presidenziale francese Marine Le Pen, il Presidente venezuelano Nicolas Maduro e, prima di passare con i neocon globalisti, Trump. Le campagne per denigrare leader politici come “Hitler” e “genocidi” furono raffinate dalla CIA, in collaborazione con Soros, non miravano solo a Milosevic, ma anche a Sadam Husayn, Muammar Gheddaf e Bashar al-Assad. Le autorità macedoni hanno scoperto che le ultime operazioni di cambio di regime della CIA hanno il nome in codice Umbrella. Trump ormai attacca regolarmente Assad usando la tipica retorica dei neocon e di Soros, cosa che probabilmente non va troppo a genio alla Prima Signora Melania Trump, nativa della Slovenia, che ha spesso parlato con nostalgia dell’ex-Jugoslavia, il primo obiettivo del dopoguerra fredda di neocon e Soros. Un altro obiettivo di neocon, Soros e Casa Bianca di Trump è il leader della Repubblica Srpska Milorad Dodik, che pure affronta proteste. C’è la pretesa del governo federale di Bosnia-Erzegovina, dominato dai musulmani a Sarajevo, affinché Dodik e i serbi rinuncino all’autonomia garantita dalla costituzione della Repubblica Srpska e prendano ordini da Sarajevo tagliando i legami con il governo di Belgrado. Serbia e Russia difendono Dodik e hanno avvisato Sarajevo e i suoi padroni di UE e NATO contro ogni tentativo di ridurre l’autonomia della Repubblica Srpska. Vucic sa bene che prima di lasciare la carica di direttore della CIA, John Brennan visitò Tirana il 7 dicembre 2016 per dare via libero alla creazione della “Grande Albania” incorporando Repubblica d’Albania, Kosovo, regioni albanesi in Macedonia e Montenegro. L’azione avrebbe probabilmente deciso la fine della Macedonia, con la restante parte della nazione assorbita da Serbia e Bulgaria. Il primo passo dell’operazione Mago di OZ è federalizzare la Macedonia e cambiarne il nome per placare la Grecia, che vi si oppone, prima di assorbire la Macedonia nell’UE e nella NATO. Dopo la federalizzazione, verrà avviata l’aggregazione delle regioni albanesi al Kosovo. La Grande Albania diverrebbe un importante alleato religioso, militare e politico dell’impero neo-ottomano di Erdogan. Il piano di Soros, CIA, NATO e UE per la Grande Albania ha ora il sostegno attivo di Pompeo e dei neocon dell’amministrazione Trump, come il consigliere della sicurezza nazionale ed ex-generale David Petraeus, capo del generale HR McMaster, e del direttore della National Intelligence Dan Coats.
Il rappresentante repubblicano Dana Rohrabacher, presidente della commissione per l’Europa e l’Eurasia, ha già spiegato la politica dell’amministrazione Trump verso la Macedonia e la creazione della Grande Albania. Disse al comitato a febbraio che “kosovari… e albanesi in Macedonia dovrebbero far parte del Kosovo, mentre il resto della Macedonia dovrebbe far parte della Bulgaria o di altri Paesi“. Rohrabacher disse anche di voler modificare i confini dei Balcani. Il senatore John McCain, dal disprezzo psicopatico per la Russia, aveva recentemente visitato Albania, Serbia, Montenegro, Kosovo, Croazia, Slovenia e Bosnia-Erzegovina. Le discussioni di McCain nella regione hanno anche toccato la possibilità di ridisegnare i confini. McCain, Rohrabacher e altri neocon di Trump giocano col fuoco nei Balcani. Rendendo la situazione più pericolosa, Trump ha dato via libero alla continuazione delle interferenze dell’era Obama.

Milorad Dodik

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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