Coreagrafia

Chroniques du Grand Jeu 9 maggio 2017Cattive notizie per l’impero… in Corea del Sud, Moon Jae-in è stato facilmente eletto presidente dopo il licenziamento della conservatrice filo-USA Park Geun-hye. Ora, il nuovo inquilino della Casa Blu è meno favorevole agli Stati Uniti del predecessore: “Dopo quasi 10 anni di governo conservatore, la vittoria di Moon Jae-in comporterebbe un cambiamento significativo nella politica verso Pyongyang, ma anche verso l’alleato e protettore statunitense. Infatti, sostiene il dialogo con la Corea democratica per disinnescare le tensioni e incoraggiare il ritorno ai negoziati. Vuole anche distanziare Seoul e Washington. Il candidato conservatore Hong Joon-Pyo l’aveva definito “sinistro filo-Pyongyang” durante la campagna. Abituata a vivere con la minaccia della Corea democratica, la questione dei programmi nucleari e balistici di Pyongyang non ne decide il voto”. Andando oltre: “Definito di sinistra, Moon Jae-in è nato durante la guerra di Corea, nell’isola di Jeju, a sud del Paese, da una famiglia di poveri profughi dal nord. Sua madre, dice nell’autobiografia, vendeva uova nella città portuale di Busan con il bambino appeso alla schiena. Da candidato ha promesso di ridurre il potere economico dei conglomerati familistici della Corea del Sud, i “chaebol”, il cui rapporto torbido con il potere politico viene ancora una volta denunciato dallo scandalo Park. Ma i detrattori l’accusano di debolezza verso Pyongyang, in un momento di tensioni per le ambizioni nucleari del regime della Corea democratica. L’avvocato sostiene dialogo e riconciliazione con il Nord per calmare la situazione e portare Pyongyang al tavolo delle trattative. A dicembre disse che, se eletto, si sarebbe recato nella Corea democratica prima di partire per gli Stati Uniti, potenza protettorato del Sud. Alla domanda su questa posizione straordinaria, spiegava che voleva dire che le priorità sono le tensioni con il vicino. E si è anche dimostrato ostile allo schieramento in Corea del Sud del sistema di difesa missilistica degli Stati Uniti THAAD, che fa infuriare la Cina. In un libro recente, il nuovo capo di Stato ha scritto che Seoul deve imparare a dire “no” a Washington, chiedendo relazioni “più giuste ed equilibrate” con l’amministrazione degli USA. Ovviamente è la questione del THAAD che cristallizza tutte le questioni. La società sudcoreana vi si oppone (34% a favore, 51% contro) e Seoul, anche sotto la vecchia dirigenza, si è rifiutata di pagare un solo won per l’installazione del sistema antimissile”.
Preoccupati dalla possibile vittoria di Moon e del rifiuto del THAAD, gli statunitensi si precipitarono a scaricare a fine aprile il sistema per mettere il nuovo presidente davanti al fatto compiuto, ma non hanno ingannato nessuno. Inoltre, Trump ha dovuto ingoiare l’orgoglio e accettare di sobbarcarsene il costo (1 miliardo di dollari). Eppure forse siamo solo all’inizio delle sorprese: “La squadra elettorale di Moon Jae-in, il candidato favorito alla presidenza del Partito Liberaldemocratico, ha immediatamente denunciato l’installazione improvvisa, rammaricandosi che non si tenesse conto del parere del popolo. Secondo Moon, il nuovo presidente dovrà avere l’ultima parola sullo schieramento del THAAD dopo le elezioni del 9 maggio”. Ora è Presidente e nei prossimi giorni verrà osservato con attenzione da Washington, Pechino, Pyongyang e Mosca. Perché qui si tratta di alta geostrategia, giocata sul quadrante orientale della scacchiera eurasiatica: “Siamo ovviamente in pieno Grande gioco, che vede il tentativo del contenimento eurasiatico della potenza marittima degli Stati Uniti (…) si tratta in primo luogo per l’Heartland di spezzare l’accerchiamento degli Stati Uniti e aprirsi la strada nel Rimland e per l’oceano, proprio come fa la Russia nell’occidente della scacchiera con oleodotti e controalleanze (…) La guerra fredda tra le due Coree e tra Pechino e Taiwan sono ovviamente una manna per Washington, il pretesto degli Stati Uniti per mantenere basi nella regione (…) Per gli Stati Uniti, il sud del Rimland sembra definitivamente perduto (ingresso di India e Pakistan nella SCO e fiasco afgano), il Medio Oriente cambia ampiamente (Siria, Iran, Iraq e ora Yemen). Restano le due estremità occidentali (Europa) e orientale (Mar cinese) dello scacchiere in cui l’impero marittimo può rafforzarsi abbastanza da non mollare. La battaglia per l’Europa (infiltrazione delle istituzioni europee, colpo di Stato ucraino, imbrogli nei Balcani contro i gasdotti russi, Via della Seta cinese, supporto antisistema di Mosca) è in corso. A migliaia di chilometri di distanza, in Oriente, si assiste all’avvio di un duplice conflitto…”
Come scrivemmo nel febbraio 2016: “Washington utilizza abilmente un vecchio conflitto (crisi coreana: livello 1) per posizionare le pedine (grande gioco: livello 2). Le batterie del THAAD nel territorio della Corea del Sud sorvegliano ufficialmente la Corea democratica e non ufficialmente la Cina, e ciò ovviamente sarebbe un duro colpo per il deterrente nucleare della Cina. Non sorprende quindi che Pechino protesti seriamente e convochi l’ambasciatore della Corea del Sud”. In questo contesto, l’elezione di Moon potrebbe cambiare le carte in modo difficilmente prevedibile. E’ notoriamente vicino a Pechino e, s’è visto, molto critico sull’installazione dello scudo statunitense. Ridefinizione delle alleanze, sottomissione alle pressioni degli Stati Uniti, né-né di accondiscendenza con tutti… tutto è possibile. Oltre le sorprese di Kim III che certamente si avranno.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...