Zbigniew Brzezinski, l’eminenza grigia della presidenza Carter

John Helmer, 28 maggio 2017Se mai c’era un uomo che mostrasse sul suo volto il male nella mente, questi era Zbigniew Brzezinski, morto la scorsa settimana in un ospedale vicino a Washington. L’ex-presidente Jimmy Carter, che ebbe Brzezinski consulente per la sicurezza nazionale dal 1977 al 1981, l’unico alto incarico ufficiale mai avuto da Brzezinski, aveva detto che “mi aiutò a decidere gli obiettivi vitali in politica estera, era una fonte di stimolo per i dipartimenti della Difesa e di Stato, e tutti ne valorizzarono il parere“. Delle tre affermazioni solo la prima è vera; la seconda è un’iperbole ironica; la terza è completamente falsa. Se Carter non dice la verità adesso su Brzezinski, dopo averci riflettuto per 36 anni, rivela la fonte principale del potere di Brzezisnki quando l’esercitava. Carter non era un inerme ventriloquo del malvagio Svengali, come nel racconto. Carter è semplicemente più bugiardo di Brzezinski, avendo la colpa di aver fatto ciò che Brzezinski gli disse di fare. Brzezinski era un ossessivo russofobo totale, che portò ai monumentali fallimenti dell’era Carter; l’odio di Brzezinski ebbe un impatto che continua ad essere catastrofico per il resto del mondo. A Brzezinski va il merito di aver avvito organizzazione, finanziamento e armamento dei mujahidin, i fondamentalisti islamici metastatizzatisi, sempre con soldi e armi statunitensi, negli eserciti terroristici islamisti attivi lontano da Afghanistan e Pakistan, dove Brzezinski li avviò. Solo oggi, la Russia, ossessione di Brzezinski, è relativamente meglio preparata e più sicura dai terroristi rispetto ad Europa occidentale e Stati Uniti. A Brzezinski va anche il merito di proiettare l’Iran sullla strada nucleare contro il Grande Satana ed alleati in Medio Oriente, rendendo la divisione settaria sunniti-sciiti causa di una guerra internazionale che non c’era, prima che Brzezinski l’iniziasse. Non fu il potere dei leader secolari arabi a sostenere un’alternativa di governo religiosa. L’idea di Brzezinski era definirli fantocci del Cremlino e rovesciarli. A Brzezinski va anche il merito di scatenare l’ambizione israeliana con Menachem Begin e i suoi successori di destra; la promozione della corruzione e della debolezza egiziana con Anwar Sadat e successori; e la distruzione dei palestinesi. Nelle condoglianze, Carter dà a Brzezinski anche il merito di “un ruolo essenziale” in altri due successi che Carter continua ad attribuirsi: “la normalizzazione delle relazioni con la Cina e la firma del trattato SALT II“. Carter esagera, dato che i suoi predecessori Richard Nixon e Gerald Ford avevano iniziato e negoziato entrambi. Carter non dice nulla della sua incapacità d’influenzare il corso dei piani nucleari statunitensi che continuavano ad evolversi senza ostacoli, e i piani di guerra con il primo colpo contro Russia e Cina, virtuali se non evitati dall’attuale politica statunitense.
Brzezinski pensò di sapere come e perché iniziare la guerra contro la Russia. Ma non poteva calcolare più di due o tre mosse prima che le tattiche dell’avversario mandassero in fumo la strategica da lui prevista. Non sapeva cosa fare quando varie fasi del suo piano strategico furono superati. Non capì come porre fine alle guerre che iniziò senza potere vincere. La guerra infinita era la monomania di Brzezinski, un caso patologico. Leggasi le affermazioni di Carter su Brzezinski per aver un altro scorcio di luce. A parte il riferimento che Carter fa prima verso la moglie Rosalynn, non c’è nulla. Nel 1977, Rosalynn Carter aveva opinioni diverse dal marito, ma su Brzezinski e altri nella Casa Bianca non osò mai esprimersi in pubblico. Sul dispiacere per licenziamenti immediati, o altro, nella Casa Bianca non ci furono fughe. Se non fosse stato per Carter, Brzezinski sarebbe rimasta la voce marginale che fu prima e dopo i quattro anni di Carter. Sin dall’inizio, nei primi sei mesi del 1977, Carter fu anche avvertito esplicitamente dal personale della Casa Bianca, che lavorava su sue istruzioni riservate, a non permettere a Brzezinski di dominare il processo decisionale, escludendo tutti gli altri consulenti e cancellando le prove su cui basava i pareri. Lo so perché fui un membro del personale in quei giorni. So perché tracciai i termini di varie indagini sul personale che Carter richiese e poi autorizzò, su come i consigli che arrivavano presso la sua scrivania influenzassero scelte ed opzioni politiche che doveva prendere, i memorandum dei dipartimenti del governo, le note della agenzie d’intelligence e i commenti da diversi elementi dell’organizzazione della Casa Bianca. L’indagine su due raccomandazioni politiche di Brzezinski a Carter fu assegnata a un ufficiale dell’aviazione statunitense, distaccato presso la Casa Bianca, Len Vernamonti; e a me. Parliamo di un gruppo di 25 incaricati del progetto di riorganizzazione presidenziale (PRP). I nostri uffici si trovavano al New Executive Office Building, la struttura dai mattoni rossi sulla via dall’edificio di Stato, Guerra e Marina, o Old Building Executive Office (OEOB); secondo Mark Twain l’edificio più brutto degli USA. Twain si riferiva a ciò che gli occupanti facevano, non all’aspetto o all’arredamento, che era grandioso. La gente di Brzezinski operava nell’OEOB. Lui stesso, come i predecessori, aveva un ufficio nell’ala Ovest della Casa Bianca, diagonale all’atrio dello studio ovale e allo studio personale di Carter. Il PRP, un’invenzione di Carter senza precedenti nella storia della Casa Bianca, aveva il compito di preparare uno studio per il presidente su come le operazioni della Casa Bianca potessero essere organizzate espandendone le scelte politiche, ampliando i dati messogli a disposizione, Carter era molto attento nella lettura, anticipando le conseguenze e frenando l’impero burocratico costruito al di fuori dello Studio Ovale. Il personale di Carter perlopiù era come me, consiglieri della campagna elettorale. Il Maggiore Vernamonti, allora, fu distaccato al PRP, per caso.
L’idea di riorganizzazione totale della burocrazia del governo statunitense non era nuova; spesso accompagnò i neopresidenti il cui partito era rimasto senza carica da tempo, o che voleva eliminare gli infedeli e sistemare la propria gente. Ma l’idea di aprire i fascicoli del presidente e di riesaminare le decisioni prese nei primi sei mesi non fu mai tentata prima. Gli argomenti militari, d’intelligence e politica estera erano esclusi per la classificazione e la sicurezza necessarie, quindi il PRP si concentrò sulla politica interna. Per la gestione organizzativa, erano sempre gli stessi. Compilammo un elenco di argomenti tra le priorità pubbliche e private della nuova amministrazione; a Carter fu chiesto di scegliere quale dovessimo studiare. Furono scelti 30 argomenti; 2 furono assegnati ad ognuna della dozzina di squadre di due uomini. Con l’ordine di Carter avevamo l’autorità di aprire tutti i dossier, anche del Consiglio di Sicurezza Nazionale (NSC). A Bzezinski non piacque; si oppose, e perse al primo turno. I soggetti dell’inchiesta di Brzezinski rimangono classificati. Sono passati esattamente 40 anni da quando vidi i documenti. All’epoca erano segreti, ma c’era un segreto più profondo e oscuro. Quando Vernamonti ed io scrivemmo le nostre relazioni, concludemmo che Brzezinski aveva deliberatamente e sistematicamente disinformato e fuorviato Carter nelle memorie politiche. Trattenne prove; deformò ciò che dicevano gli altri funzionari e le loro agenzie; manipolò decisioni e azioni nelle sue memori, in modo che Carter pensasse di non avere opzioni se non fare ciò che Brzezinski gli diceva. Lavorando, Carter ci disse quando iniziammo che se vedevamo la volpe nel pollaio di avvertirlo prima delle conseguenze fatali. Era stato un ufficiale della Marina e un sommergibilista, fu anche governatore dello Stato della Georgia. Così conosceva le patologie del comando ed anche le conseguenze fatali. Ma né lui né noi ci aspettavamo che la volpe sarebbe stata Brzezinski, né il pollo Carter stesso. Nessun presidente si presentò mai con un’analoga analisi della propria lettura dei documenti e del proprio processo decisionale. Lo sapevo perché avevo consultato i dirigenti del personale della Casa Bianca fino a Franklin Roosevelt. Le raccomandazioni che Vernamonti e io traemmo dalla ricerca decisionale erano rivoluzionarie. Proponemmo che Carter mantenesse il consigliere personale per la sicurezza nazionale con un ridotto personale limitato ai sub-consulenti. La grande burocrazia del NSC, che si sviluppava lungo la via dell’OEOB, doveva essere spezzata e riassegnata ai dipartimenti principali. La nostra idea era che il consigliere per la sicurezza nazionale andava limitato a quello che era, un consulente dello staff. La linea di comando, che McGeorge Bundy avviò con il presidente John Kennedy nel 1961, e Henry Kissinger perfezionò con Richard Nixon nel 1969-1975, doveva essere fermata perché incoraggiava una mentalità da governo bellico presso il presidente, che finiva sempre male, non per il consigliere ma per il presidente. Il rapporto finale del PRP aveva più di 300 pagine, tra cui il riepilogo esecutivo e le raccomandazioni, oltre ai casi studiati. Brzezinski ricevette tempestivamente gli studi e poi la bozza e una copia del memorandum con le raccomandazioni. Vide subito il pericolo e si lavorò i nostri superiori. Il risultato fu che nel fine settimana prima che il nostro staff presentasse la relazione a Carter, in una riunione alla Casa Bianca, e rispondesse alle sue domande, Vernamonti ed io fummo chiamati ad un incontro urgente con il capo del PRP e il suo superiore, Harrison Wellford. Come molti di noi dello staff, Wellford era un laureato di Harvard con il tipico modo equo e diretto del Massachusetts di trattare aspetti precisi. Descrisse il suo ruolo nella campagna elettorale di Carter e poi nella squadra di transizione presidenziale del 1976. Ma il giorno che Wellford chiamò Vernamonti e me nel suo ufficio, non era in sé. Chiarì che Brzezinski era furioso e non consentiva che le nostre conclusioni arrivassero a Carter. Lo stesso Wellford era d’accordo con le prove e i risultati ed anche con le raccomandazioni, disse. Ma non aveva il potere di combattere Brzezinski, concesse.
Nel suo encomio alla morte di Brzezinski, Carter dichiarava: “Dopo aver studiato l’impressionante background di Zbig e i suoi scritti scientifici e politici, l’invitai consigliarmi sulle questioni di politica estera durante la mia prima campagna presidenziale. Mi piacque immediatamente e avemmo un ottimo rapporto personale“. Vero. Carter ricorda inoltre: “Era brillante, dedito e fedele”. Dal punto di vista di Harvard, il primo aggettivo è inaspettato: ci sono centinaia e migliaia di “brillanti” laureati di Harvard; una dozzina di persone nella Casa Bianca di Carter. Ma Brzezinski era dedito e fedele solo a se stesso, non a Carter né alla presidenza a cui fu eletto. Le scelte di Brzezinski erano tra le ragioni per cui Carter venne sconfitto nell’elezione disastrosa del novembre 1980. Ma qui si va oltre il nostro racconto. Wellford disse a Vernamonti e a me che non aveva altra scelta che dare ordini rigorosi per l’incontro previsto la settimana successiva con Carter. I nostri studi potevano essere inseriti nel briefing del PRP da presentare al presidente. Ma le conclusioni e le raccomandazioni sulla riforma del Consiglio di sicurezza nazionale andavano eliminate. Allora Wellford impose un ultimatum: Vernamonti e io eravamo autorizzati a partecipare all’incontro con Carter, ma non dovevamo dire niente se Carter non ci parlava. Se ciò accadeva, non dovevamo menzionare le nostre raccomandazioni su Brzezinski. Se lo facevamo, saremmo stati licenziati istantaneamente. Ciò avrebbe significato la fine della carriera di Vernamonti. Wellford aggiunse che questo era un segreto che non dovevamo dire a nessuno. Il risultato fu questo. Wellford, più il capo della squadra PRP (un georgiano come Carter il cui nome ho dimenticato), gli altri del nostro staff, Vernamonti e io incontrammo Carter per presentare la nostra relazione. L’incontro si svolse nella Sala del Gabinetto. Vernamonti e io ci sedemmo a destra dei nostri superiori; Carter al tavolo, la schiena alle finestre. Brzezinski era presente, insieme ad altri consiglieri della Casa Bianca. Il grande dossier era davanti al presidente. Si congratulò per l’originalità e il lavoro impegnativo che avevamo fatto e promise di leggere ogni parola. Pose delle domande, ma non a Vernamonti o a me. Restammo zitti. Ce ne andammo mantenendo il posto, come tutti gli altri, specialmente Brzezinski. La nostra sconfitta fu segreta per anni. Il nostro non era il chiodo la cui assenza fece perdere una scarpa, il cavallo, il cavaliere, la battaglia, ecc. Ci furono molti altri chiodi, scarpe, cavalli e cavalieri perduti, partendo dal segretario di Stato Cyrus Vance che morì nel 2002 senza dire quanto poteva e avrebbe dovuto fare. Carter però perse il regno, nel modo ignominioso che ancora lo tormenta. Vernamonti continuò la brillante carriera nell’USAF, gestendo il fondo per i programmi missilistici balistici statunitensi. Wellford gestì l’aspetto legale di alcune delle più grandi aziende energetiche degli Stati Uniti.
Molti anni dopo, dopo che il New York Times riferì quanto fu completa e efficace la riorganizzazione di Carter della Casa Bianca, risposi con una lettera che descrisse una parte dell’operato di Brzezinski nel 1977. Omisi il nome di Vernamonti, nel caso fosse ancora in aviazione; inclusi Wellford. La lettera fu presa in considerazione, secondo un redattore del Times che telefonò per controllare un paio di errori di ortografia e date. Ma la lettera non fu mai pubblicata. Mi fu detto dal Times che prima della pubblicazione, a Brzezinski fu mostrato il testo e che ordinò di non pubblicarla. Il giornale obbedì. Brzezinski non è l’unico russofobo proveniente dalla piccola nobiltà polacca che fece carriera con la sua monomania. Per ciò che lui e Carter non riuscirono a concludere in Siria, leggasi questo; e in Ucraina, questo. Dell’altro monomaniaco polacco attuale, Radoslaw Sikorski, si legga qui. Brzezinski è l’unico consigliere della sicurezza nazionale nella storia degli USA che riuscì ad imbrogliare il presidente lodandolo, come il personaggio di Svengali fece con Trilby O’Ferrall, la giovane operaia irlandese del romanzo più venduto del 1894 di George du Maurier. Carter ne è ancora ipnotizzato. Senza Carter, Brzezinski sarebbe rimasto un accademico ignoto tra tanti che pretendevano di essere ascoltati. Carter concesse il potente proscenio della Casa Bianca alla voce di Brzezinski. La rovina che ne seguì è dovuta alla malvagità di Brzezinski, ma il danno è colpa di Carter.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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