Lo SIIL arriva nelle Filippine

Tony Cartalucci, LD, 24 maggio 2017Violenze sono esplose nella città di Marawi, dove terroristi sollevavano le bandiere del cosiddetto “Stato islamico”. Situata sull’isola meridionale di Mindanao, la città è stata solo di recente rimossa dall’area delle operazioni di Abu Sayaf, affiliata ad al-Qaida, nelle isole vicine di Jolo e Basilan. L’Indipendent, in un articolo intitolato “I militanti dello SIIL prendono in ostaggio sacerdoti e chiese nelle Filippine“, riferiva: “Il Presidente Rodrigo Duterte ha dichiarato la legge marziale nel sud per l’assedio della città e rinunciava al viaggio in Russia per affrontare la crisi. Duterte ha promesso d’imporre a Mindanao, dove si trova Marawi e i suoi 22 milioni di abitanti, la legge marziale per un anno, se necessario”. L’articolo riportava anche: “Le truppe si battono per contenere dozzine di terroristi del gruppo Maute, che ha giurato fedeltà allo SIIL nel 2015, dopo esser sfuggito a un attacco della sicurezza fallito su un nascondiglio ed occupato strade, ponti e edifici. Due soldati e un agente di polizia sono tra gli uccisi e almeno 12 persone sono state ferite, dato che i terroristi di Maute hanno sparato a una scuola, una chiesa e una prigione”. La crisi della sicurezza rappresenta un’espansione apparentemente inspiegabile dello Stato islamico in Asia, anche se Stati Uniti ed alleati affermano che l’organizzazione è sconfitta in Medio Oriente e i cui redditi si contraggono perciò.

Il terrorismo sponsorizzato da Stati Uniti-Arabia Saudita cerca di colpire l’Asia
Sia il gruppo Maute che Abu Sayaf sono estensioni della rete globale terroristica di al-Qaida, sostenuta da Arabia Saudita e Qatar ed alimentata di reclute attraverso la rete globale di “madrase” finanziate da sauditi e qatarioti. A loro volta, Arabia Saudita e Qatar finanziano il terrorismo globale da decenni e ricevono attivamente supporto materiale e politico dagli Stati Uniti. L’accordo prevede che Washington abbia una forza mercenaria globale con cui ingaggiare guerre per procura quando la forza militare convenzionale e diretta non può essere utilizzata e avere il pretesto per l’intervento militare diretto quando la guerra per procura non riesce a raggiungere gli obiettivi di Washington. Tale formula fu usata in Afghanistan negli anni ’80 per espellere l’Unione Sovietica e nel 2011 per rovesciare il governo libico, ed è attualmente usato in Siria, dove vengono utilizzati sia la guerra per procura che l’intervento militare diretto degli Stati Uniti. L’attività di Maute e Abu Sayaf si adatta perfettamente a tale modello globale. Le Filippine sono uno dei tanti Stati del Sud-Est asiatico che passano dalle alleanze tradizionali e dalla dipendenza dagli Stati Uniti ai vicini regionali, tra cui Cina e Stati eurasiatici come la Russia. Il Presidente filippino Rodrigo Duterte, annullando l’incontro in Russia rientra tra i risultati simili che Maute e Abu Sayaf sono incaricati di raggiungere nelle Filippine. I tentativi degli Stati Uniti di giustificare la presenza delle proprie truppe nelle Filippine, nell’ambito delle strategia per circondare la Cina con installazioni militari statunitensi in Asia, avrebbero notevolmente beneficiato dello Stato islamico “che si diffonde improvvisamente” nelle isole. Allo stesso modo, le violenze in Malesia e Thailandia sono direttamente legate all’alleanza Stati Uniti-Arabia Saudita, con violenze che esplodono in ogni momento cruciale e che gli Stati Uniti ampliano nella regione. Anche l’Indonesia ha subito violenze per mano dello Stato islamico, e anche il Myanmar è minacciato dal terrorismo finanziato dai sauditi che cercano di sfruttare e ampliare la crisi umanitaria dei rohingya. Il fatto che la sponsorizzazione statunitense-saudita guida questo terrorismo, e non gli scarsi redditi dello Stato islamico in Siria e Iraq, spiega bene perché l’organizzazione terroristica riesca ad attaccare così seriamente l’Asia sudorientale, anche quando Russia, Siria e Iran l’estinguono in Medio Oriente.

Collegamenti USA-Arabia Saudita con Abu Sayaf e altri terroristi nelle Filippine
Un cablo diplomatico statunitense diffuso da Wikileaks nel 2005 dichiara: “I funzionari filippini hanno osservato con preoccupazione il finanziamento del terrorismo di origine saudita nelle Filippine, sotto la copertura di donazioni a moschee, orfanotrofi e madrasa. Anche se tre cittadini sauditi sospettati di essere corrieri sono stati arrestati in diverse occasioni, l’ambasciatore saudita Wali era intervenuto sempre per assicurarsene la liberazione”. Yusaf But dell’Università Nazionale della Difesa statunitense di Washington rivelava, in un articolo dell’Huffington Post intitolato “Come il wahhabismo saudita è la fonte del terrorismo islamista“, che: “Sarebbe difficile ma forse accettabile per la Casa dei Saud promuovere il credo intollerante ed estremista di Wahhabi solo a livello nazionale. Ma, purtroppo, per decenni i sauditi ne hanno finanziato con grandi spese la propagazione all’estero. I numeri esatti non sono noti, ma si pensa che più di 100 miliardi di dollari siano stati spesi per esportare il wahhabismo fanatico in varie nazioni musulmane, molto più povere, nel mondo negli ultimi tre decenni. Potrebbe ben essere il doppio. In confronto, i sovietici spesero circa 7 miliardi di dollari per diffondere il comunismo nel mondo dal 1921 al 1991”. Il cablo e le relazioni degli analisti occidentali quando vengono sommati rivelano che le madrase finanziate dai sauditi nelle Filippine alimentano direttamente il terrorismo. La risposta al perché è semplice. Per gli stessi scopi gli Stati Uniti utilizzano il terrorismo finanziato da sauditi in Afghanistan negli anni ’80 e in Libia e in Siria dal 2011; gli Stati Uniti usano il terrorismo finanziato dai sauditi per costringere il governo delle Filippine, nell’ambito del fallito “Pivot in Asia” del presidente Barack Obama che ora continua con il presidente Trump.

Contro il terrorismo sponsorizzato da Stati Uniti-Arabia Saudita
Con il presidente Trump che annuncia l’alleanza statunitense-saudita contro il terrorismo, gli Stati Uniti sono riusciti a distogliere strategicamente l’attenzione dell’opinione pubblica dall’epicentro del terrorismo globale e a proteggere gli intermediari degli USA che alimentano quel terrorismo nel mondo. Le Filippine non dovrebbero rivolgersi a tale “alleanza” per combattere il terrorismo, che Stati Uniti e Arabia Saudita alimentano direttamente e intenzionalmente. Invece se il Sud-Est asiatico compisse sforzi congiunti contro il terrorismo insieme a Cina e Russia, si assicurerebbe un modo coordinato ed efficace per affrontare tale minaccia su più livelli. Esponendo il ruolo di Stati Uniti-Arabia Saudita nel terrorismo regionale, ogni atto terroristico verrà collegato direttamente e successivamente a Stati Uniti e Arabia Saudita nella mente della popolazione dell’Asia sudorientale. Ciò aprirà la strada a denuncia e smantellamento dei fronti finanziati da USA-Arabia Saudita, tra cui le madrase sponsorizzate dai sauditi e le ONG finanziate dagli Stati Uniti, che alimentano l’estremismo regionale e la sovversione politica. Affinché ciò accada, ciascuna nazione dovrà investire negli istituti locali autentici per riempire lo spazio sociopolitico ed economico occupato da tali fronti finanziati dall’estero. Fino ad allora, l’Asia dovrà aspettarsi che Stati Uniti e partner sauditi continuino a sfruttare il terrorismo contro la regione. Se non controlla, l’Asia dovrà aspettarsi la stessa instabilità che impedisce il progresso di Medio Oriente e Nord Africa da decenni.Tony Cartalucci, ricercatore e scrittore geopolitico di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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One Response to Lo SIIL arriva nelle Filippine

  1. roberto176 says:

    c’era da aspettarselo visto l’atteggiamento del presidente filippino verso gli Stati Uniti.

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