Brzezinski, Carter e le trame della CIA

John Helmer, 31 maggio 2017La vedova di Cyrus Vance, l’unico segretario di Stato degli USA che si dimise per protesta contro le azioni del suo presidente, definì Zbigniew Brzezinski, consigliere della sicurezza nazionale del presidente Jimmy Carter e rivale di Vance, “quell’individuo tremendo“. Non un solo funzionario del dipartimento di Stato di Vance, durante l’amministrazione Carter, la pensava diversamente. La maggior parte ebbe termini monosillabici per Brzezinski, ma da quando è morto, nessun membro del suo staff alla Casa Bianca ha fatto dichiarazioni in suo onore, memoria o difesa. Questo mutismo comprende Madeleine Albright, che doveva a Brzezinski la promozione accademica, poi alla Casa Bianca e quindi a segretaria di Stato. Nonostante la disobbedienza da quelli vicini e il disprezzo per quelli lontani, Bzezinski era e rimase il cocco di Carter. Tra il 1977 e il 1981 Brzezinski incontrò Carter, secondo i registri della Casa Bianca, per oltre il 20% dell’orario di lavoro del presidente. 12 minuti per ogni ora, nessun altro fece tanto. Poco dopo la morte di Brzezinski, annunciata dalla famiglia, Carter dichiarò esaltandolo “un superbo pubblico funzionario… curioso, innovativo e scelta naturale a mio consigliere per la sicurezza nazionale… brillante, dedito e fedele. Mi mancherà“. Quale fu il loro legame, e perché importa? Una ragione è che ciò che fecero insieme furono le ultime operazioni studiate nelle scuole del KGB a Mosca per addestrare l’allora recluta Vladimir Putin. Costui fu il consigliere per la sicurezza nazionale nei quattro anni di Carter, nel 1977-1981.
La tesi di dottorato di 451 pagine di Mary Sexton esamina il rapporto tra Carter e Brzezinski identificando prove, documenti, testimonianze e relazioni indipendenti di ciò che avrebbe dovuto separarli. Ma non dice perché non accadde, concludendo che Brzezinski lusingava Carter, cospirava di continuo per eliminare Vance ed altri rivali dall’attenzione di Carter; posava, manipolava, mentiva alla stampa e al presidente. Sexton concluse nel 2009: “è importante riconoscere che Jimmy Carter in ultima analisi fu responsabile della natura del suo sistema politico e delle decisioni su chi avrebbe articolato le politiche estere statunitensi“. Citò Lloyd Butler, l’incaricato di Carter ad avvocato della Casa Bianca, che mai gradì Brzezinski dicendosi sconcertato dal rifiuto di Carter di affrontare i problemi che causava. “Non lo capirò mai“, disse Butler nel 2002. Morì nel 2005. Né Vance nelle sue memorie (morì nel 2002), né la moglie Grace, né uno dei vice di Vance, né lo staff di Carter nella Casa Bianca, diedero una risposta. La ricerca di Betty Glad, pubblicata nel novembre 2009, riporta che “pochi aiutanti furono simpatici al presidente“, ma costoro non le dissero quali pensavano fossero tali simpatie. Glad riconosce che per la stesura del libro era “soprattutto… debitrice di Zbigniew Brzezinski che rispose rapidamente alle mie e-mail ed era molto aperto sull’interazione con Carter“. Glad conclude che Carter diede a Brzezinski “pieno e assoluto supporto… Brzezinski era una delle poche persone che Carter non rimproverò mai… E Carter respinse tutte le possibili critiche a Brzezinski“. Perché? “Carter aveva bisogno e ammirava le competenze strategiche e la durezza che Brzezinski esibiva“, riassume Glad con l’aiuto di quest’ultimo. La necessità di essere duro era un tema ricorrente nei briefing di Brzezinski e nei memorandum per Carter. Brzezinski fece credere a Carter che “faceva grandi cose“. La lotta ai sovietici era, secondo i consigli di Brzezinski a Carter, ripetuti a Glad, la cosa più importante. “Brzezinski“, conclude Glad, “fece appello al desiderio di Carter di fare grandi cose ed agire rapidamente“. La sconfitta dei subordinati di Carter e dei funzionari del dipartimento di Stato di Vance sono verità; come gli insabbiamenti dei funzionari e l’inganno di Carter. La risposta di ciò che legò Carter e Brzezinski Glad non ce l’ha, neanche vi accenna. Ciò perché si trattò di una cospirazione a base di guerre per procura, terrorismo, assassini, colpi di Stato e altre operazioni nere, ancora ultrasegrete, concepite da Brzezinski e approvate dal presidente nell’ambito della grande strategia per sconfiggere il Cremlino. Furono le tattiche continue che convinsero Carter in segreto, e che non ammise mai pubblicamente. Non allora, perché tali azioni fecero credere a Carter che faceva “nuove grandi cose“. Non dopo, perché fallirono tutte, con perdite sanguinose e monumentali per coloro che il presidente e il suo stratega presero di mira, e per il resto del mondo, Stati Uniti inclusi. “Certo, Brzezinski era un pensatore strategico“, disse una delle fonti di Sexton. “Ma spesso sbagliò! Le strategie di Vance superarono la prova del tempo“. Secondo Sexton, la sua fonte era “un ufficiale dalla profonda conoscenza del lavoro di Vance e Brzezinski. Accettò di essere intervistato… a condizione che non venisse citato su questo argomento“.
Paul Henze entrò nello staff di Brzezinski dopo essere stato capostazione della CIA in Etiopia dal 1969 al 1972 e poi in Turchia dal 1974 al 1977. Henze cospirò per l’invasione turca di Cipro nel luglio 1974, tutt’ora vigente. L’invasione somala dell’Etiopia, iniziata nel luglio 1977 e conosciuta come guerra dell’Ogaden, fin quando i somali furono sconfitti dalle truppe etiopiche, sovietiche e cubane nel marzo 1978, fu uno dei piani di Henze che Brzezinski persuase Carter ad approvare. Quando la guerra di Henze fu persa, ne razionalizzò lo scopo con la strategia della guerra con un memorandum, poi declassificato e citato da Sexton. “Se vorremo cacciare i sovietici“, Henze informò Brzezinski e Carter, “non lo faremo presto… dobbiamo rendergli il soggiorno il più costoso possibile e fonte di danni basilari. Possiamo farlo in molti modi, sia apertamente che segretamente… I sovietici sono colpevoli sul Corno e non dovremmo mai lasciarceli o il mondo lo dimenticherà”. Un’altra trama di Henze, il putsch militare in Turchia nel settembre 1980, fu un altro piano di Carter e Brzezinski. Henze iniziò nella CIA come specialista che guidava le bande di assassini dall’ideologia anticomunista. Cominciò con la Guardia di Ferro romena e continuò con i Lupi Grigi turchi quando entrò nello staff di Brzezinski. Dopo la caduta di Carter, Henze passò anni a cercare di coprire il ruolo dei Lupi Grigi nell’attentato al papa Giovanni Paolo II nel maggio 1981. Secondo Henze furono Cremlino e KGB ad organizzarlo attraverso il servizio segreto bulgaro. La valutazione del KGB era che Henze, Brzezinski e Carter ne furono tutti coinvolti, avendo partecipato al piano per eleggere il cardinale Karol Wojtyla, arcivescovo di Cracovia, a papa nell’ottobre 1978. L’elogio funebre di Brzezsinski al funerale di Henze in Virginia, nel 2011, tracciò la storia dell’impegno di Henze, nel 1977, “ad assumersi la responsabilità di sorvegliare le radio e coordinare in generale i nostri sforzi per vincere la guerra fredda senza una vera guerra. Paul era nel suo ambiente, mobilitò i propri entusiasmo, impegno ed energia illimitata non solo per proteggere RFE (Radio Free Europe) ma anche per svilupparla nutrendo la speranza in chi viveva nel blocco sovietico, anche nell’Unione Sovietica, che un giorno sarebbe stato libero“. Brzezinski dichiarò: “Paul si dimostrò un combattente burocratico feroce e infine vincente, anche se a volte era impaziente verso i miei sforzi per perseguire, a nome del presidente, anche alcune sistemazioni con l’Unione Sovietica nell’ambito del mutuo controllo degli armamenti. Ma questo era Paul, mio fratello guerriero freddo: entusiasta, impavido, impegnato, di principi e implacabile. Un grande americano, amico dell’est europeo e uno degli anonimi architetti della fine pacifica e vittoriosa della guerra fredda“.
Henze fu raggiunto da altri uomini della CIA presso lo staff di Brzezinski, tra cui Donald Gregg, Fritz Ermarth, Robert Gates e Samuel Hoskinson, tutti complottardi del putsch che abbatté il presidente del Pakistan Zulfiqar Ali Bhutto, nel luglio del 1977. Bhutto fu sostituito dal generale Zia ul-Haq e successivamente impiccato. Zia fu eliminato nell’agosto 1988, insieme all’ambasciatore degli Stati Uniti in Pakistan Arnold Raphel e al generale Herbert Wassom, capo della missione militare statunitense in Pakistan. Gregg era uno dei cospiratori del putsch militare del 12 dicembre 1979 in Corea del Sud. Hoskinson s’impegnò nell’aggressione e nei colpi di Stato in Medio Oriente, alcuni dei quali approvò e sostenne, e altri avrebbe sostenuto se avesse giudicato passibili di successo. Quante operazioni della CIA riuscite e quante fallite, Ghana ed El Salvador (1979), Bolivia, Liberia, Guinea-Bissau, Suriname, Alta Volta (Burkina Faso), Iran (1980), furono azioni dure volte a cose nuove e grandi che Brzezinski fece approvare al presidente, è una delle domande cui Carter è reticente nel rispondere. Per loro, la guerra in Afghanistan, che pianificarono apertamente dall’inizio dell’amministrazione Carter, fu il culmine di ciò che Brzezinski descrisse nel suo discorso sul cadavere di Henze come “fine pacifica e vittoriosa alla guerra fredda”. Tali giochi ad eliminazione fino a sconfiggere il Cremlino esaltano Carter, anche ora che è con un piede nella fossa. Trascinare i russi in battaglia fu un obiettivo suo e di Brzezinski; l’Afghanistan, dopo l’intervento militare sovietico nel dicembre 1979, fu la loro principale scommessa. I successori alla Casa Bianca ebbero la stessa possibilità contro le forze russe sui campi di battaglia di Siria e Ucraina. Anche se ci provò, Brzezinski non poteva più consigliarli di osare se volevano vincere. Carter è ancora vivo per dimostrare che, se osano, probabilmente perderanno.
Non è certo se questo è ciò che il tirocinante del KGB Putin scrisse nelle sue conferenze all’Istituto Bandiera Rossa di Andropov nel 1984. È certo che ora l’ha annotato.

Zulfiqar Ali Bhutto

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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