Il ruolo della “perestroika” nella distruzione dell’URSS

Il ruolo della “perestroika” nell’indebolimento del partito e nell’emergere del capitalismo
Najm al-Dalimi, Inosmi, 02/06/2017

Ecco una traduzione del quarto libro del professor irachene Najm al-Dalimi “Il prezzo del grande tradimento e della disgregazione dell’Unione Sovietica”
Nel 2008, gli Stati Uniti tennero la cerimonia di consegna della Medaglia della Libertà a Gorbaciov. Il premio era accompagnato da 100 mila dollari presentati dall’ex-presidente degli Stati Uniti George HW Bush. La ragione della premiazione di Gorbaciov era il suo grande contributo al crollo di un grande Stato, e la “vendita” dei Paesi dell’Europa orientale, in particolare della Repubblica Democratica Tedesca. Un prezzo così basso per il tradimento di popolo, ideologia, partito era equo tenendo conto che non fu il primo premio, per l’apostata Gorbaciov. Uno dei principali architetti della cosiddetta perestrojka, membro del Politburo del partito Aleksandr Jakovlev potè in un breve tempo occupare la posizione di responsabile dello sviluppo della politica ideologica e d’informazione del Partito e dello Stato sovietico. Fu direttamente responsabile dell’attuazione dell’importante e pericoloso compito lavorando a diretto contatto con Gorbaciov. Jakovlev rimosse dai loro incarichi la stragrande maggioranza dei responsabili del lavoro ideologico del partito e del governo, dirigenti di media, riviste, televisione, colpendo, per esempio, le riviste “Moscow News” “Bandiera” e “Nuovo Mondo”, e altri giornali e riviste, e registi televisivi, in particolare del “Primo Canale” (Ostankino). Inoltre, vi nominò suoi sostenitori, favorevoli alla “perestroika” che agivano nell’interesse di Gorbaciov e della sua teppa. Allo stesso tempo, condusse incontri formativi e seminari nel Comitato Centrale per i nuovi membri del partito e del governo con pretesti fasulli per promozione valori quali trasparenza, democrazia e diritti umani. Inoltre, sviluppò programmi, ricerche e articoli che ne trasmettevano il punto di vista esclusivamente al servizio della “perestroika”. Jakovlev, grazie ai suoi poteri e al supporto illimitato di Gorbaciov permise di scrivere articoli e libri politici di suo gradimento. La maggior parte degli autori erano membri del governo e sostenitori di Gorbaciov come, ad esempio, Jurij Afanasiev. Lo scopo principale di tali testi era distorcere il pensiero socialista e la teoria del marxismo-leninismo, confutando le opere di Lenin e Stalin, in modo da farli riconoscere errati e denigrali, in particolare Stalin. Gli autori cercarono di screditare la costruzione del socialismo e le sue conquiste in vari campi, politici, economici e ideologici, di falsare i valori socialisti e intenzionalmente svalutarne i successi raggiunti dal popolo sovietico e le sue vittoria. In particolare, la grande vittoria sul fascismo tedesco nella Grande Guerra Patriottica (1941-1945), la piaga “orfano” del capitalismo, e una delle sue tendenze ideologiche, politiche e socio-economiche peggiori e sporche. Sotto la guida di Aleksandr Jakovlev, membro del Politburo del partito di governo, scribacchini fedeli a lui e al suo corso distruttivo lavorarono per far avanzare l’idea d’integrare i sistemi socialista e capitalista. Secondo questa “ristrutturazione” (perestrojka) non implica democrazia e socialismo stalinisti, la “ristrutturazione” era la costruzione di un nuovo socialismo, “dal volto umano”. Gorbaciov e Jakovlev lavorarono duramente per indebolire il ruolo e lo status del Partito Comunista dell’Unione Sovietica come principale forza politica, sociale e statale, in conformità con la Costituzione socialista dell’URSS. Alla fine, riuscirono a fare il primo e più importante passo per minare il sistema socialista, così come il prestigio del partito, abolendo il sesto articolo della Costituzione dell’URSS, il ruolo guida del Partito Comunista. Così fu approvato il principio del pluralismo politico, svolgendo elezioni “democratiche” che portarono al caos politico, e dall’Unione Sovietica alla Federazione Russa, con più di 1000 i partiti politici. Nel luglio 1991, i membri del Politburo del Partito Comunista dell’Unione Sovietica Aleksandr Jakovlev e Eduard Shevardnadze (ex-ministro degli Esteri dell’Unione Sovietica) crearono partito di governo alternativo, il Movimento delle riforme democratiche, con l’appoggio dell’imperialismo degli Stati Uniti, cioè della sue intelligence economiche e finanziarie. Furono sostenuti, ad esempio, dal miliardario Soros, strettamente associata all’intelligence degli USA e all’Istituto Kraybla, della CIA. Il movimento ebbe anche il supporto dell’Istituto per la Democrazia in America. I membri del movimento avevano lo scopo di distruggere la struttura e con essa lo Stato sovietico.
Il principale compito “sporco” affidato a Jakovlev fu distorcere e di denigrare l’ideologia scientifica del marxismo-leninismo, la sua teoria ed sottoporne gli autori a false accuse. Dopo tutto l’ideologia scientifica pose le basi della società socialista in URSS e l’adozione dei modelli riusciti a livello nazionale e internazionale. Quanto a Gorbaciov, il suo compito era scegliere i capi del partito ed altro personale per sostenerne il corso distruttivo. Parallelamente, Gorbaciov respinse l’ideologia socialista e i dirigenti e aderenti del partito che ne respingevano il suo corso. Tutto questo accadde con pretesti fittizi. Così, per esempio, li dichiarò conservatori e oppositori del progresso. Sostituì i quadri del partito nel ramo esecutivo, così come ai vari livelli amministrativi. In generale, Gorbaciov sostituì più di due terzi dei lavoratori e quadri di partito nel ramo esecutivo, oltre il 70% del personale, compreso il Segretario del Comitato Centrale e i segretari di regione, città e commissioni distrettuali. Inoltre, sospese i direttori di fabbrica, presidenti delle fattorie collettive e delle aziende agricole statali, così come i leader delle istituzioni accademiche e di ricerca in disaccordo con la sua politica. Gorbaciov realizzò tutto ciò grazie ai poteri da capo del partito di governo. Così, rimosse i leader di maggior talento, forte ed esperti dell’URSS e tali cambiamenti si ebbero sotto il falso slogan dell'”aggiornamento” della società sovietica e del partito al governo. Dato tutto questo, si può concludere che le riforme portarono alla successiva caduta dell’Unione Sovietica, dovuta al grande tradimento nel partito. Il crollo avvenne nel modo seguente.
In primo luogo, la mancata aderenza alla teoria del marxismo-leninismo, nel svilupparla per adattarla alle esigenze di tempo, nello Stato che in ambito internazionale.
In secondo luogo, vi fu la mancata pratica della democrazia socialista, esprimedno gli interessi del popolo, l’era di Krusciov ritornò con Gorbaciov al potere.
In terzo luogo, è necessario tenere conto del basso livello di “coscienza di classe socialista”, nella società sovietica in generale e nella classe operaia, soprattutto da quando Krusciov guidò il partito e lo Stato fino al governo di Gorbaciov.
In quarto luogo, si compromise il valore del principio (o assenza) della leadership collettiva del partito, in modo che il segretario del partito divenne una sorta di profeta, l’unico decisore.
In quinto luogo, va notata la predominanza del comportamento utilitaristico e opportunista tra alcuni lavoratori del partito.
Questi e altri fattori contribuirono al successo del traditore Gorbaciov e della sua squadra nella distruzione del grande Stato dell’Unione Sovietica e nel rovesciamento del grande Partito dello Stato di Lenin e Stalin, che in un breve tempo compì progressi significativi in ambito politico, economico, sociale, scientifico e militare; successo riconosciuti dal nemico ancor prima che dagli alleati, come evidenziato dall’aggressione vergognosa e da ingiuste guerre scatenate contro la potenza. Tra cui vanno evidenziare la guerra civile (1918-1922), la seconda guerra mondiale (1941-1945) e la cosiddetta guerra fredda (1946-1991). L’obiettivo principale di Gorbaciov e sostenitori corrotti era la distruzione dell’Unione Sovietica da parte della cosiddetta “perestrojka” che rase al suolo tutte le conquiste in campo socio-economico, scientifico e militare, nonché promosse la nascita del capitalismo nella più violenta delle sue manifestazioni, al fine di distruggere l’economia socialista. Decisioni importanti per rilanciare i rapporti capitalistici di produzione, in particolare nell’industria, furono le cooperative industriali, in altre parole, il lavoro per creare il capitalismo privato venne adottato. A tal fine, i proprietari delle imprese private ebbero prestiti preferenziali, le cosiddette cooperative poterono stabilire relazioni economiche con l’estero, con imprese industriali, in particolare dei Paesi capitalisti. Così, il governo perseguì una politica volta principalmente a indebolire e smantellare le imprese socialiste. Perciò la maggior parte di esse, seguirono i termini della “perestroika” del costo-efficacia, e di conseguenza furono vendute a prezzi bassi o privatizzate da affaristi che a loro volta contribuirono alla nascita della borghesia, divenendo pilastro sociale ed economico del regime. Così, si formò il divario tra costruzione dell’economia capitalista ed economia esistente, il cui nucleo erano le impresa socialiste. In altre parole, la distruzione dell’economia avvenne con lo slogan “rinnovamento, sviluppo e apertura”. Gorbaciov, Jakovlev e la loro squadra fecero tutto ciò che era in loro potere, utilizzando tutti i mezzi amministrativi affinché il popolo sovietico cominciasse a odiare il sistema socialista e, infine, a rigettarlo. Uno dei passi più importanti della “perestroika” fu lottare contro l’abuso di alcol (in modo inefficiente). Quindi, fu effettuata la corrispondente attività d’informazione, lanciata da una campagna mediatica e, di conseguenza, tutti i tipi di alcol scomparvero dai magazzini pubblici. Allo stesso tempo, c’erano code per le bevande alcoliche, i prezzi aumentarono del 45%, ci fu il mercato nero controllato dalla mafia, e i capi della “perestroika” specularono sulla vendita di alcolici, ottenendo enormi profitti. Una catastrofica situazione fu creato, colpendo tutti i cittadini sovietici, facendo scomparire o prodotti alimentari essenziali come pane, sale, formaggio, carne e altro ancora. Secondo l’ex-Ministro della Difesa dell’URSS Maresciallo Dmitrij Jazov, le autorità vietarono ai treni carichi di cibo e altri beni di entrare a Mosca, dove nei magazzini di Atato ancora mancavano i prodotti necessari. Ciò per provocare la rabbia popolare verso il sistema socialista e il partito al governo, mentre i cittadini sovietici furono costretti a ore di fila per avere pane, burro e carne. Il tutto accompagnato dall’avvento dei tagliandi per il cibo e altri beni che non c’erano che nel periodo della Grande Guerra Patriottica (1941-1945), e di conseguenza i cittadini sovietici non credettero più nel Partito Comunista. Allo stesso tempo, la lotta della classe operaia, specialmente con i direttori delle imprese industriali, comportò la riduzione della produzione a causa del caos e dell’instabilità nel Paese, oltre a ridurre i redditi, mentre i mafiosi svilupparono l’economia nera, compromettendo in l’economia nazionale. L’amministrazione delle imprese pubbliche e private ebbero istruzione formale di fermare la produzione dei principali prodotti alimentari, in tutti i possibili modi, mentre il cibo sui treno rimase lontano dalle città, soprattutto Mosca e Leningrado, deteriorandosi, in modo che venisse semplicemente gettato nelle foreste.
Lo scopo principale di tutto questo era il sabotaggio dei dirigenti della cosiddetta “perestroika”, alimentando malcontento e odio del popolo sovietico verso partito e sistema socialista. Di conseguenza Gorbaciov e la sua squadra crearono la crisi nel Paese e accusandone i principi in base del sistema socialista, l’incapacità di quest’ultima di fornire ai cittadini i beni necessari. Inoltre, si ebbero sforzi per minare il sistema finanziario dello Stato, con il risultato di dichiarare che lo Stato sovietico non poteva dari ai propri cittadini tutto il necessario, essendo tra i Paesi con il maggiore debito estero. Allo stesso tempo, i capi della “perestroika”, riformatori e democratici, divennero imprenditori influenti nell’Unione Sovietica e dopo il suo crollo. Vendevano i prodotti alimentari destinati ai cittadini per arricchimento personale. Tale pericolosa tendenza si sviluppò con il supporto di Gorbaciov e sostenitori. Gli imprenditori ebbero vari benefici e crediti da banche estere. All’inizio della “perestroika”, nel 1985, grazie agli sforzi ul debito estero dell’Unione Sovietica era di 131,1 milioni di dollari, mentre nel 1991 raggiunse i 70,3 miliardi di dollari. La maggior parte di tali prestiti fu per corrompere i dirigenti sovietici. Inoltre, le riserve d’oro si esaurirono. Così, il volume dell’oro scese da 2000 a 200 tonnellate.I piani per fomentare conflitti in Unione Sovietica
Gorbaciov, Jakovlev e sostenitori capirono che, per distruggere l’Unione Sovietica, era necessario prima di tutto per provocare conflitti tra i popoli dello Stato. Perciò fu necessario infiammare i sentimenti nazionali, in particolare delle popolazioni non russe, lavorare sui giovani, che cominciavano ad essere ostili al governo sovietico e al popolo russo. Tale compito fu assunto da Aleksandr Jakovlev (membro del Politburo e responsabile per lo sviluppo delle relazioni con i partiti comunisti del mondo). Nel 1988, Aleksandr Kakovlev visitò i Paesi baltici, Libava e poi Vilnius per risolvere certi problemi in queste repubbliche, in particolare, risolvere le controversie sorte tra i loro capi. Ebbe anche una riunione con attivisti e capi dell’opposizione anti-sovietica, e nella primavera 1988, nelle repubbliche, soprattutto in Estonia, nacque l’opposizione, cioè il “Fronte Popolare”, la cui l’attività politica tracimò nei tre Paesi baltici (Lettonia, Lituania ed Estonia) dell’Unione Sovietica. A causa della politica distruttiva e ostile delle autorità delle repubbliche baltiche, anche in Kazakistan apparve il movimento dei giovani e lavoratori, soprattutto nella capitale. Poi ci fu un movimento della Ferghana. L’attività anti-sovietica si ebbe ella Repubblica della Georgia, e lo stesso in Azerbaigian, dove gli eventi ebbero carattere nazionalistico acceso. La guerra tra Armenia e Azerbaigian per il Karabakh uccise 130 donne e bambini. Il conflitto sulla zona perdura tutt’ora. Gorbaciov vietò all’esercito sovietico di “spegnere i focolai” nei Paesi baltici, Georgia, Armenia e Azerbaigian, alimentati dalle organizzazioni nazionaliste estremiste sostenute dall’occidente, portando al collasso dell’Unione Sovietica. All’esercito sovietico fu vietato di nuovo di reprimere le forze della controrivoluzione, che ebbe il sostegno dell’imperialismo occidentale, in particolare dagli Stati Uniti. Nell’agosto 1991, alla luce degli sconvolgimenti politici avutisi nelle repubbliche baltiche e dell’Asia centrale, fu creato il Comitato di Emergenza di Stato. La decisione sulla sua istituzione fu approvata da Gorbaciov. Tuttavia, gli ultimi fatti dimostrano che Gorbaciov fece il doppio gioco. In caso di vittoria della Commissione di Stato per lo stato di emergenza, sarebbe rimasto con loro, in caso di fallimento avrebbe appoggiato Boris Eltsin e la sua squadra, ma alla fine perse e il suo tradimento l’ha gettato nel “pozzo nero” storia.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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