Qatarsi e metastasi

Chroniques du Grand Jeu 7 giugno 2017Il nostro buon vecchio Medio Oriente non cambia mai. Colpi di scena, svolte, cambi di casacca… una vera e propria telenovela brasiliana. La gran cosa assai commentata nei giorni scorsi è la messa al bando del Qatar da parte di Arabia Saudita e degni compari. Anche se atteso da una settimana, è un vero terremoto regionale, dato che le controversie precedenti che non avevano mai portato alla rottura delle relazioni diplomatiche. La situazione peggiora di ora in ora. I porti sono vietati a qualsiasi nave del Qatar, ogni cittadino ha un paio di giorni per fare le valigie, tutti i valichi di frontiera sono chiusi e lo spazio aereo di certi Paesi è vietato alla Qatar Airways che ora sorvola l’Iran. Culmine dell’escalation improvvisa, l’Arabia Saudita ha inviato un ultimatum di 24 ore con dieci condizioni e il rischio di guerra, anche se improbabile, ma non da escludere. Come ci sono arrivati?
Prima uno sguardo ai Paesi che rompono con Doha, con Riyadh che si ritrova soprattutto con Egitto, Bahrayn ed Emirati Arabi Uniti. In comune, questi Paesi ne hanno abbastanza dell’effettivo sostegno del Qatar alla Fratellanza musulmana, in prima linea nella “primavera araba” libica, egiziana e siriana. Per il resto, si tratta di un pasticcio allegramente ripieno di farsa e realtà. Sì, il Qatar ha sostenuto lo Stato islamico e al-Qaida in Siria-Iraq, come dimostrato molte volte; ma vedere i sauditi accusarlo ci ciò fa sganasciare avendo fatto esattamente la stessa cosa. L’ex-vicepresidente Joe Biden si sentì in dovere di ammetterlo pubblicamente:

Sì, paradossalmente il Qatar ha buone relazioni con l’Iran, e pessime con Riyadh, ma anche col Bahrayn (nella morsa della primavera sciita ignorata dai media occidentaleo). Allo stesso modo, il Qatar vede male il costituendo fronte USA-Israele-Arabia Saudita. Ma basta questo a spiegare la crisi improvvisa? Probabilmente no, perché si tratta di un vero e proprio nodo gordiano… Molti l’hanno collegato alla visita di Trump in Arabia Saudita e in effetti Donald sembra confermarlo con una nuova tempesta di tweet: “Durante il mio recente viaggio in Medio Oriente, ho detto che non va più finanziata l’ideologia radicale. I capi hanno indicato il Qatar, guarda! Tutte le prove del finanziamento dell’estremismo religioso portano all’Qatar. Questo può essere l’inizio della fine dell’orrore del terrorismo”. I Saud si comprerebbero la verginità con poco, riducendo il sostegno al jihadismo internazionale ufficialmente (e in modo ipocrita), solo per compiacere il presidente degli USA che non ha mai variato sull’argomento (l’unico…) Un accordo Washington-Riyadh quindi? Tuttavia, molte tessere non s’incastrano… Questa crisi uccide sul nascere il progetto di NATO araba invocato da Donald due settimane prima. O gli piace spararsi ai piedi (non impossibile), o non c’entra con tale frattura. Il Qatar ospita la principale base statunitense in Medio Oriente; Pentagono e dipartimento di Stato non ne sono entusiasti come il loro comandante in capo. Attraverso il portavoce, il Pentagono ringraziava il Qatar e rifiutava di commentare le trumpinate. Tillerson si precipitava ad invitare i membri del Consiglio di cooperazione del Golfo a “restare uniti”. Donald ha anche messo dell’acqua nella coca, forse “fortemente consigliato” dall’entourage, chiedendo ai Saud di calmare la situazione. Il GCC è la chiave di volta dell’impero USA nella regione e, come l’Unione europea in Europa, è sull’orlo del baratro. Dopo la Brexit il Qatarxit? A Washington, gli strateghi imperiali non ne saranno entusiasti… Quwayt e Oman, in ogni caso si rifiutano di seguire i compari recidendo le relazioni con Doha, frantumando ancora più il GCC. Un altro elemento non inquadrabile: la Cina cambia gli accordi petroliferi con Riyadh per pagare le importazioni di oro nero in yuan, un brutto colpo alla potenza statunitense. Illettori fedeli non ne saranno sorpresi, l’annunciammo due anni fa: “Una cosa rimane stoica e incrollabile: i petrodollari. Sadam cercò di creare un borsa petrolifera in euro ma fu tomahawkizzato immediatamente. Gheddafi rilanciò l’idea, ma le bombe liberatorie della NATO caddero su Tripoli prima che avesse il tempo di fare una telefonata. Gli strateghi statunitensi potevano dormire il sonno dei giusti, i loro affascinanti petromonarchi del Golfo restavano allineati. Tranne… Un’informazione molto importante, passata inosservata sulla stampa, fu emessa pochi giorni fa. Russia e Angola hanno superato l’Arabia Saudita quali fornitori di petrolio della Cina. È interessante notare che secondo gli osservatori, la Russia (ancora quel demonio di Putin!) accetta pagamenti in yuan cinesi motivando tale frattura tettonica. Secondo un analista, se l’Arabia Saudita vuole riconquistare la sua quota di mercato, dovrà seriamente considerare i pagamenti in yuan… cioè, por fine ai petrodollari. E qui ci sarebbe un serio dilemma per i sauditi: rinunciare all’importanza mondiale del loro petrolio o farci una croce sui petrodollari rischiando che gli statunitensi la prendano molto male fomentando un cambio di regime”. Difficile immaginare in tali condizioni un accordo USA-Arabia Saudita contro il Qatar… Tanto più che gli accordi per la vendita di armi ordinate dai Saud, 110 miliardi di dollari, assicurando Donald, sarebbero solo “aria fritta” secondo un esperto.
In tale confusione, il Sultano si sente perso. Stranamente silenzioso in questi giorni, ha moltiplicato i contatti telefonici con Riyadh, Doha, Quwayt e Mosca… (sembra incapace di qualsiasi cosa senza Putin). Infine ha lasciato le riserve criticando le sanzioni all’alleato Qatar. Era il minimo indispensabile: la tendenza dei Fratelli musulmani nell’AKP non riusciva a stare zitta davanti all’offensiva contro il proprio “padrino”, spingendo anche il principale partito di opposizione ad invocare la neutralità turca in questo caso. In realtà, Erdogan è davvero infastidito, oltre alla base degli USA, il Qatar ne ospita una turca e vi è un accordo difensivo tra i due Paesi, implicante il sostegno di Ankara alla piccola petromonarchia, se attaccata. Il sultano non avrebbe mai immaginato che potesse trattarsi dell’Arabia Saudita! Due pilastri dei petrodollari e del jihadismo in conflitto, il GCC in crisi, la Turchia sconvolta, lo Stato profondo diviso negli USA… La frattura saudita-qatariota va presa per quello che è: l’ennesima convulsione dell'”asse del bene”, sgretolando ulteriormente l’impero. Basta per la CNN accusare… gli hacker russi! Aimé, l’avevamo previsto, gli idioti osano di tutto, perciò li riconosciamo. Dietro la nuova degenerazione della stampa-strappona, si nasconde la realtà: è Natale al Cremlino che, tuttavia, evita l’autocompiacimento. E’ vero che la cooperazione, paradossale, tra Mosca e Doha sia nell’energia (si ricordi che il Qatar è entrato nel capitale di Rosneft da pochi mesi) che militare, nonostante le dispute, eufemismo, sulla questione siriana. Le aperture del Qatar all’Iran sono ben viste dagli orsi. D’altra parte, i rapporti si animano delicatamente con l’Arabia Saudita e l’onnipotente bin Salman visitava la Russia una settimana dopo il viaggio di Trump e una settimana prima della crisi attuale (Putin fu informato di ciò che stava per succedere?) Così ufficialmente, il Cremlino non assume posizioni. Ma se un cuneo può inserirsi tra asse USA-Arabia Saudita-Israele e coppia Turchia-Qatar, è una manna dal cielo per Mosca e Teheran.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...