Iran e Qatar, segnali della bancarotta saudita

Alessandro Lattanzio, 8/6/2017

La guerra perduta dei Saud contro Siria, Iraq e Yemen ha effettivamente esaurito le riserve valutarie del regno, più di quanto appaia, spingendo Riyadh a voler rapinare letteralmente il rivale e seconda potenza energetica regionale del Qatar.Iran
Il ministro degli Interni iraniano dichiarava che 13 persone erano state uccise negli attacchi terroristici a Teheran la mattina del 7 giugno. I gruppi terroristici entrati nell’area del santuario dell’Imam Khomeini, 2 terroristi, e nell’edificio amministrativo del Parlamento, 4 terroristi, venivano eliminati completamente; “La prima squadra dei terroristi, composta da due persone, entrava nel santuario dell’Imam alle ore 10:30. Il primo terrorista si uccise nell’esplosione suicida e il secondo fu eliminato dalle forze di sicurezza dopo aver sparato alla cieca. Contemporaneamente, la seconda squadra dei terroristi, di quattro persone, cercava di arrivare all’edificio amministrativo del Parlamento, ma dopo la reazione di una delle guardie di sicurezza, un terrorista si uccise facendosi esplodere e gli altri tre furono eliminati dalle forze di sicurezza dopo il tentativo di salire ai piani superiori dell’edificio. Ora la situazione è pienamente sotto il controllo delle forze di sicurezza e dell’ordine“. Le forze di sicurezza iraniane arrestavano 5 sospettati e una donna terrorista, dopo gli attentati. Il Corpo della Guardia della Rivoluzione Islamica (IRGC) dichiarava, “L’opinione pubblica mondiale, e in particolare della nazione iraniana, vede tale azione terroristica accadere una settimana dopo la riunione del presidente statunitense con i capi di uno degli Stati regionali più reazionari che sostiene costantemente e notevolmente i terroristi taqfiri, e ritiene che lo SIIL, rivendicandolo, ne indichi la complicità in tale atto selvaggio. L’IRGC ha dimostrato che non lascia impunito uno spargimento di sangue innocente e assicura alla nazione iraniana che non esiterà nemmeno per un momento a proteggere la sicurezza nazionale del Paese e la vita del suo carissimo popolo, avendo eliminato tali terroristi con l’aiuto delle Forza dell’Ordine“. Il leader supremo dell’Iran, Ayatollah Seyed Ali Khamenei, dichiarava, “La nazione iraniana avanza e rigetta i petardi sparati oggi, che non lasceranno traccia sulla volontà del popolo. Tutti dovrebbero sapere che sono insignificanti per poter influenzare la volontà della nazione iraniana e dei funzionari del Paese. E tali incidenti, ovviamente, rivelano che se la Repubblica islamica non avesse resistito al nucleo di tale cospirazione, avrebbe avuto simili serie difficoltà nel Paese. Grazie a Dio, mordono la polvere“.
Il viceprincipe ereditario saudita Muhamad bin Salman, ministro della Difesa dell’Arabia Saudita, a maggio aveva minacciato l’Iran, “Non aspetteremo che la battaglia sia in Arabia Saudita. Invece, lavoreremo in modo che la battaglia sia in Iran“, e poche ore prima degli attentati terroristici a Teheran, il ministro degli Esteri saudita Adil al-Jubayr, da Parigi, affermava che l’Iran andava punito per presunte interferenze nella regione. Puntualmente, il gruppo terroristico dello SIIL rivendicava gli attentati a Teheran.
Il Viceministro degli Interni iraniano Hossein Zolfaqari dichiarava che i terroristi, “entrarono nel Parlamento in abiti femminili attraverso il cancello speciale per i visitatori, avviando la sparatoria per causare paura ed orrore. Nei primi minuti dell’attacco, le forze del Corpo della Guardia Rivoluzionaria Islamica (IRGC) si attivavano prendendo il controllo della zona nell’edificio del Parlamento”. Gli ufficiali della sicurezza della provincia di Tehran avevano un incontro urgente subito seguito dalla riunione del Supremo Consiglio di Sicurezza Nazionale (SNSC) per studiare i diversi aspetti degli attentati. Il Brigadier-Generale Hossein Salami, Vicecomandante dell’IRGC, dichiarava, “Questo attentato è avvenuto solo una settimana dopo l’incontro tra il presidente degli Stati Uniti e gli arretrati capi che sostengono i terroristi. Il fatto che lo Stato islamico l’abbia rivendicato ne dimostra il coinvolgimento… Non c’è dubbio che ci vendicheremo degli attacchi di oggi a Teheran, sui terroristi, i loro affiliati e i loro sostenitori”. Il Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif osservava, “I despoti che sponsorizzano il terrorismo minacciano di portare la guerra nella nostra patria: gli ascari attaccano ciò che i loro padroni disprezzano di più: la sede della democrazia“, alludendo alle affermazioni di bin Salman.

Qatar
L’emiro del Quwayt, sceicco Sabah al-Ahmad al-Jabar al-Sabah s’incontrava con il re saudita Salman bin Abdulaziz sulla crisi con il Qatar. Il ministro degli Esteri Muhamad bin Abdurahman al-Thani affermava che il sovrano del Quwayt aveva chiesto a Tamim bin Hamad al-Thani, l’emiro del Qatar, di non fare dichiarazioni ufficiali sulla crisi, “Ha ricevuto una chiamata dall’emiro del Quwayt che gli chiedeva di posticiparla per dare tempo alla risoluzione della crisi“. Nel frattempo si avevano avvisaglie dei movimenti militari sauditi nei pressi del confine del Qatar, “I sauditi si preparano“, affermava Ali al-Ahmad dell’Istituto per gli affari del Golfo, “Controllando la frequenza dei bombardamenti nello Yemen… Un segno chiave sarà la cessazione o riduzione degli attacchi aerei sauditi contro le forze ribelli nello Yemen. Ciò significherebbe che ammassano forze per un’azione improvvisa contro il Qatar. E posso dire che Trump ha già detto ai sauditi di non avere obiezioni. I sauditi sono molto arrabbiati con i qataroti.,. non permetteranno mai che lo Yemen sia indipendente… il Bahrayn odia il Qatar. E i sauditi hanno due obiettivi: primo, sottomettere il Qatar similmente ai loro lavoratori-schiavi. Non ci sono mezze misure. Secondo, i sauditi bramano le enormi riserve di denaro del Qatar. Le vogliono“. La guerra perduta dei Saud contro Siria, Iraq e Yemen ha effettivamente esaurito le riserve valutarie del regno, più di quanto appaia, spingendo Riyadh a voler rapinare letteralmente il rivale e seconda potenza energetica regionale del Qatar. Anche la Giordania annunciava la decisione di coordinarsi con i Paesi arabi per “porre fine alla crisi nella nostra regione” e annullava le licenze ad al-Jazeera. All’ambasciatore del Qatar ad Amman veniva chiesto di lasciare il Paese entro pochi giorni.
Intanto, l’esercito del Qatar attivava 16 carri armati Leopard, dopo aver messo in stato di guerra le forze armate. Il 5 giugno il ministero della Difesa del Qatar trasmetteva un messaggio ai governi di Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Bahrayn, dicendo che sparerà a tutte le navi di quei Paesi se entreranno nelle sue acque territoriali. Davanti a ciò, Trump compiva un svolta di 180° sottolineando l’importanza a che tutti i Paesi della regione collaborino e ribadiva che il partenariato per la cooperazione del Golfo è fondamentale per la stabilità regionale. L’8 giugno, il Qatar chiedeva ufficialmente a Iran e Turchia d’inviare rifornimenti alimentari. Il presidente turco Tayyip Erdogan aveva detto che l’isolamento del Qatar non risolve alcun problema, e che Ankara era pronta a soddisfare le richieste di rifornimento idrico e alimentare del Qatar, che a sua volta aveva appena acquistato 20000 tonnellate di grano russo. Il presidente della Camera di Commercio del Qatar affermava che il Paese aveva riserve alimentari per un anno. Inoltre, avendo la Turchia istituito una base militare in Qatar nel 2014, secondo l’ambasciatore turco a Doha, Ahmet Demirok, Ankara poteva inviare 3000 truppe nella base. Infatti, il partito AK di Erdogan approvava l’8 giugno due leggi per consentire alle truppe turche di essere schierate in Qatar e attuare l’accordo tra i due Paesi sulla cooperazione militare, iniziando ad inviarvi 5000 soldati. La flotta della Qatar Airways potrebbe trasportarne 10000 dalla Turchia in pochi giorni, sorvolando lo spazio aereo iraniano. Il 7 giugno, l’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad al-Thani, parlava con il Presidente Putin sulla cooperazione russo-qatariota nel commercio, economia ed investimenti, oltre che su questioni internazionali. Vladimir Putin riaffermava la posizione di principio della Russia a favore della risoluzione delle crisi con mezzi politici e diplomatici.
Il blocco navale al Qatar è probabilmente la mossa più seria dell’Arabia Saudita contro il Qatar, riflessa dalle stesse restrizioni adottate dagli Emirati Arabi Uniti: le navi dirette o provenienti dal Qatar non avranno accesso al terminale petrolifero più grande del Medio Oriente, nel porto di Fujayrah degli Emirati Arabi Uniti. Ma i clienti del Qatar, Giappone e India, venivano subito rassicurati sulle forniture di petrolio: continueranno come sempre. Gli EAU avevano già impedito a 6 navi gasifere di ancorarsi presso Fujayrah. L’Egitto, che pur si affida al LNG del Qatar, non aveva operazioni dirette con il Paese, dato che Trafigura, Glencore e Vitol provvedevano a trasportarvi il LNG dal Qatar senza ricorrere a navi battenti bandiera del Qatar. In realtà, il Qatar può bloccare le esportazioni in certi Paesi emettendo le restrizioni sulla destinazione. Nel 2016, il Qatar aveva esportato 79,6 milioni di tonnellate di LNG, di cui 17,9 milioni in Europa. A chi altri si può rivolgere l’Europa per il Gas senza il Qatar? Norvegia, Stati Uniti e Russia. Gli europei compreranno gas statunitense per la diversificazione. Tuttavia, i volumi pongono una domanda. Il gas statunitense non è economico, e neanche quello norvegese. Gli scandinavi devono avviare nuovi progetti per aumentare le esportazioni, e questo è costoso. Rimane la Russia, che può fornire facilmente altri 150 miliardi di metri cubi di gas. La Russia esporta 178 miliardi di metri cubi, che potrebbe raddoppiare grazie al blocco del Qatar.
Il Qatar controlla 335 miliardi di dollari di attività nel mondo tramite il QIA, il fondo sovrano qatariota controllato dalla Qatar National Bank SAQ, la più grande del Gulf Cooperation Council, e dall’azienda per telecomunicazioni Ooredoo QSC. Il QIA ha investito nelle banche Barclays Plc, Credit Suisse Group AG e Deutsche Bank AG, ed è il primo azionista della Volkswagen AG e della Glencore. I Qatar Sports Investments hanno acquistato il club Paris Saint-Germain. Mayhoola for Investiments SPC ha acquisito il marchio Valentino Fashion Group, mentre l’ex-premier Hamad bin Jasim aveva acquistato il 10% di El Corte Ingles SA, il più grande proprietario di grandi magazzini dell’Europa occidentale. Il QIA ha acquistato a Londra il quartiere finanziario Canary Wharf, il Savoy Hotel, il grattacielo Shard, i magazzini Harrods, il villaggio olimpico e il grattacielo della HSBC. Qatari Diar, unità immobiliare del QIA, aveva acquistato l’ex-ambasciata statunitense, oltre a diversi altri patrimoni immobiliari. Il QIA è il primo azionista anche della J. Sainsbury Plc, ha acquistato il 20 per cento dell’aeroporto di Heathrow mentre le Qatar Airways hanno acquisito il 20% della British Airways IAG SA. Il Qatar ha investito 11 miliardi di dollari nella Rosneft e d ha acquistato il 24,9 per cento dell’aeroporto di San Pietroburgo. L’emittente del Qatar, Bayn Media Group, ha acquistato la Miramax, società cinematografica della California. Il QIA è stato il quarto investitore immobiliare non-residenziale negli Stati Uniti nel 2016, acquistando il 10% dell’Empire State Realty Trust Inc., e collabora con i Brookfield Property Partners LP su un progetto da 8,6 miliardi di dollari a New York. Il QIA infine acquistava la Singapore Square Tower 1 per 2,5 miliardi di dollari, nella più grande transazione per uffici a Singapore, oltre a una quota della Lifestyle International Holdings Ltd. e al 20% della compagnia elettrica Li Ka-shing di Hong Kong.Fonti:
Algora
Ali Ozkok
Bloomberg
FNA
FNA
FNA
FNA
FNA
FNA
FNA
Global Research
Moon of Alabama
The Duran
The Duran
The Duran

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