La Cina costruisce un nuovo tipo di globalizzazione

Sara Flounders, Workers World 28 maggio 2017L’imperialismo teme che i grandi progetti infrastrutturali della Cina possano sfidare l’ordine mondiale guidato dagli USA
La Repubblica popolare cinese ha ospitato un summit il 14 maggio chiamato Iniziativa “One Belt, One Road”, noto anche come progetto Nuova Via della Seta. Vi parteciparono ventiquattro capi di Stato e rappresentanti di 130 Paesi di Asia, Africa, America Latina ed Europa. Settanta Paesi hanno firmato accordi con la Cina per parteciparvi. La “Belt” è la cintura economica della Via della Seta, comprendente lo sviluppo delle rotte via terra dalla Cina ad Asia centrale, Iran, Turchia ed Europa orientale. La “Road” è la Via della Seta Marittima. Ciò riguarda porti e infrastrutture costiere dall’Asia sudorientale all’Africa orientale e al Mediterraneo. Il progetto prevede una rete di vie commerciali con nuove linee ferroviarie, porti, autostrade, oledotti, impianti di telecomunicazione e centri energetici che colleghino Paesi di quattro continenti, includendo i finanziamenti per promuovere la pianificazione urbana, l’acqua potabile, la sanità e lo sviluppo alimentare. La Cina lo definisce “il piano del secolo” e descrive il progetto come rinascita dell’antica Via della Seta con la tecnologia del ventunesimo secolo. Sarà 12 volte il Piano Marshall degli USA, che ricostruì l’Europa occidentale dopo la seconda guerra mondiale. I maggiori media del mondo avvertono che il raduno segna la fine del secolo americano, con cui gli Stati Uniti affermavano di essere la sola superpotenza del mondo. Numerosi analisti suggeriscono che il progetto potrebbe spostare il centro dell’economia globale e sfidare l’ordine mondiale degli Stati Uniti. L’ex-segretario alla Difesa degli Stati Uniti Charles Freeman ha descritto il progetto OBOR come, “Potenzialmente lo sforzo che più trasformerà nella storia umana. La Cina diventerà il centro di gravità economico divenendo l’economia più grande del mondo. Il programma “Cintura e Strada” non include componenti militari, ma chiaramente può affondare la geopolitica del mondo così come la sua economia“. (NBC News, 12 maggio) In un articolo del 13 maggio, “Dietro il piano da 1 trilione di dollari della Cina per scuotere l’ordine economico“, il New York Times ha predetto: “L’iniziativa… si estende su portata e scala inedite nella storia moderna, promettendo più di 1 trilione di dollari in infrastrutture in più di 60 Paesi. Il Signor Xi cerca di utilizzare la ricchezza e il know-how industriali della Cina per creare una nuova globalizzazione che dispensi dalle regole delle istituzioni occidentali dominanti obsolescenti. L’obiettivo è riformare l’ordine economico globale, avvicinando Paesi e società nell’orbita della Cina. È impossibile per qualsiasi leader straniero, banchiere multinazionale o internazionale ignorare la spinta della Cina nel riorientare il commercio globale. L’influenza statunitense nella regione sembra diminuire“.

Le infrastrutture statunitensi sono al collasso
Nel frattempo, l’infrastruttura statunitense è letteralmente crollata. Strade, ponti, dighe e scuole fatiscenti hanno ricevuto un grado complessivo D+ dall’American Society of Civil Engineers. L’investimento nelle infrastrutture, comprese scuole, ospedali e gli impianti di trattamento delle acque reflue, è al minimo da 30 anni. Donald Trump, con lo slogan “America First”, promise di ricostruire l’infrastruttura fatiscente del Paese. Ma da quando è presidente, la sua amministrazione ha optato per il taglio delle tasse ai ricchi aumentando il budget militare. Nel frattempo, l’accordo di partenariato trans-Pacifico, avviato dagli Stati Uniti, volto ad escludere la Cina, è crollato. Il progetto OBOR della Cina ha generato enorme interesse perché l’imperialismo statunitense ha sempre meno da offrire a qualsiasi Paese in via di sviluppo, ad eccezione della vendite di armi e delle basi militari. Le armi diventano rapidamente obsolete, lasciando solo debito e sottosviluppo. Dove i progetti infrastrutturali statunitensi sono attuati nel mondo, sono volti a costruire e manutenere la rete di 800 siti militari e l’armada di portaerei, sottomarini e cacciatorpediniere nucleari. Ogni base è una spesa e un’aggressione alla sovranità del Paese ospitante. Gli aiuti esteri statunitensi sono in fondo nelle spese dei Paesi sviluppati, pari a meno dell’1 per cento del bilancio federale. È in gran parte sono aiuti militari per Afghanistan, Iraq, Israele, Egitto e Pakistan. Le guerre degli Stati Uniti hanno portato grandi profitti alle aziende statunitensi, distruggendo le infrastrutture civili dei Paesi in via di sviluppo attaccati. Impianti di depurazione dell’acqua, servizi sanitari, acque reflue, irrigazione, rete elettrica, centri di comunicazione, ospedali e scuole furono intenzionalmente distrutti in Jugoslavia, Iraq, Libia, Siria e Afghanistan. Al contrario, la Cina non ha basi militari all’estero. La sua ambiziosa iniziativa OBOR non comprende mezzi o strutture militari. Tuttavia, il potere aziendale statunitense vede l’altrui sviluppo economico come una minaccia al proprio dominio globale. Suo scopo è proteggere a tutti i costi un sistema capitalistico irrazionale.Risposta al pivot degli USA in Asia
Il passo in Asia avviato dall’amministrazione Obama era un piano militare aggressivo con l’arsenale nucleare statunitense e la nuova batteria missilistica THAAD del Pentagono in Corea del Sud. L’obiettivo era contenere e minacciare l’influenza economica crescente della Cina nella regione. I pianificatori militari statunitensi si vantano della capacità di soffocare la Cina e di tagliarne le vitali vie di rifornimento, come lo Stretto di Malacca. Questo stretto tra Oceano Indiano e Mar Cinese Meridionale copre l’80 per cento del petrolio greggio e altre importazioni vitali dei cinesi. La Cina, oggi la più grande nazione commerciale del mondo, ha risposto con il piano non militare OBOR per aprire molte vie commerciali nei Paesi circostanti. Le rotte commerciali, a differenza delle basi militari statunitensi, offrono il vantaggio dell’immediato sviluppo di questi Paesi. La Cina dovrebbe investire 1,3 trilioni di dollari nei progetti infrastrutturali OBOR.

Banca d’investimento per l’infrastruttura asiatica: sfida a FMI e Banca Mondiale
La precedente pratica statunitense di prendersi le risorse dei Paesi che detengono fondi sostanziali nelle banche statunitensi, ha portato a 1,26 miliardi di dollari detenuti dalla Cina con le note del Tesoro USA, particolarmente vulnerabile. Fino a sei mesi fa, la Cina era l’investitore numero uno nelle note del Tesoro statunitense. Ora la Cina cede il passo, utilizzando parte delle riserve per costituire la Banca d’investimento per le infrastrutture asiatiche. L’AIIB svolge un ruolo essenziale nell’incoraggiare la cooperazione economica e commerciale con altri Paesi di Asia, Africa, Europa e America Latina. L’iniziativa cinese è considerata un contrappeso a Banca mondiale e Fondo Monetario Internazionale dominati dagli USA. Come scriveva il 6 marzo il giornale cubano Granma: “AIIB mira a salvare le aree della regione abbandonate da Banca Mondiale e Banca d’Investimento Asiatica (AIB), nonché favorire la cooperazione economica e commerciale“. FMI e Banca mondiale esercitano una leva enorme attraverso le politiche di “adeguamento strutturale”. Il rimborso del debito richiede che i Paesi taglino la spesa su istruzione, salute, cibo e trasporti. Il vero obiettivo è forzare i Paesi in via di sviluppo a privatizzare le proprie risorse nazionali.

Preoccupazione feroce per l’ambiente
Le organizzazioni non governative finanziate dalle aziende e le campagne sui social media sostengono che la Cina non mostrerà rispetto per ambiente e diritti umani come invece fanno Stati Uniti e altre potenze imperialiste. Affermano che la Cina potrebbe non seguire le restrizioni ambientali sui prestiti imposti da Banca mondiale e FMI. Pura ipocrisia. La macchina militare statunitense è il principale consumatore al mondo di prodotti petroliferi e il peggiore inquinatore con emissioni di gas ad effetto serra e inquinanti tossici. Tuttavia il Pentagono ha l’esenzione da tutti gli accordi internazionali sul clima. Le guerre statunitensi hanno contaminato suolo e acqua di vasti territori occupati dagli statunitensi, con uranio impoverito, benzene e tricloroetilene delle operazioni aeree e con il perclorato, ingrediente tossico dei propellenti per i razzi.

Nonostante la pressione degli Stati Uniti, l’AIIB avanza
Nonostante i netti sforzi statunitensi per scoraggiare la partecipazione internazionale al fondo infrastrutturale OBOR, Russia, Iran e Paesi dell’America latina vi si sono uniti rapidamente contribuendo con un capitale sostanziale. Rompendo i ranghi, Germania e Corea del Sud sono diventati principali azionisti, seguiti da Gran Bretagna, Francia, Italia, Spagna e Australia. Filippine e anche Arabia Saudita vedono il vantaggio di parteciparvi. L’AIIB, fondata il 29 giugno 2015, iniziava le operazioni l’anno scorso. Secondo l’editoriale del Times del 5 dicembre 2015, “I Paesi trovano di dover operare sempre più nell’orbita della Cina. Gli Stati Uniti temono che la Cina utilizzi la banca per decidere l’agenda economica mondiale nei propri termini“. Oltre all’AIIB, la Banca di sviluppo cinese e l’Export-Import Bank of China hanno già finanziato grandi progetti in Asia e Africa. Secondo le stime cinesi, le loro attività combinate all’estero ammontano a 500 miliardi di dollari, più del capitale combinato di Banca Mondiale e Banca Asiatica di Sviluppo.La pianificazione socialista batte il sottosviluppo
Gli ultimi decenni di sviluppo e modernizzazione della Cina e le attuali eccedenze sono ciò che rendono possibili i nuovi piani globali. La Cina avrebbe 4 trilioni di dollari in valuta estera. I suoi granai sono pieni e ha eccedenze in cemento e acciaio. Nel 1949, quando la rivoluzione guidata dal Partito Comunista Ccinese prese il potere, la Cina era un Paese sottosviluppato e dilaniato dalla guerra con una popolazione in maggioranza analfabeta. Le potenze imperialiste occidentali e giapponese avevano saccheggiato e diviso la Cina per i propri profitti. Spezzarne la presa fu il primo passo della liberazione, ma la Cina era profondamente impoverita. Dopo quasi 30 anni di eroici sforzi per modernizzare l’economia basata sull’organizzazione e gli sforzi delle masse, il Partito Comunista Cinese nel 1978 aprì il Paese ad alcune forme di proprietà capitalista ed investimenti capitalisti stranieri. La politica allora rischiosa continuò per quasi 40 anni, permettendo a milionari e persino miliardari di diffondere la corruzione. Il capitale straniero, non potendo sperare di rovesciare lo Stato cinese, v’investì perché poteva realizzarvi dei profitti. Ma il Partito Comunista utilizzò gli investimenti capitalistici per costruire una moderna infrastruttura statale a fianco del crescente capitale privato. Ora la Cina è un Paese in via di sviluppo con una popolazione urbana che in maggioranza vive in città moderne e pianificate. La classe operaia è ora la più grande classe sociale della Cina. I salari dei lavoratori in Cina sono triplicati nell’ultimo decennio divenendo i più alti nell’Asia in via di sviluppo. La Cina ha adottato una nuova politica industriale nel 2015: “Made in China 2025” con cui intende aggiornare le capacità produttive nell’alta tecnologia. Questi piani sono supportati da 150 miliardi di dollari in fondi pubblici o statali. È questo tipo di pianificazione socialista a lungo termine il motore della nuova linea per la Cintura e Via della Cina. Mentre gli Stati Uniti tentano di bloccare questi sforzi necessari nell’infrastruttura, inviando navi lanciamissili e portaerei al largo delle coste cinese e la più piccola delegazione diplomatica in Cina al vertice OBOR, Washington ha avuto l’audacia e l’arroganza di avvertire la Cina sulla partecipazione nordcoreana. La RPDC aveva inviato una delegazione di alto livello.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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