Giappone: gli attacchi a Shinzo Abe s’intensificano

Vladimir Terehov New Eastern Outlook 08.06.2017La lotta politica interna è un elemento inalienabile in qualsiasi Stato, indipendentemente dal tipo di meme che ne determina la struttura: “democrazia”, “autoritarismo” o “totalitarismo”. In ognuno di essi il “prezzo della questione” al vertice di tali lotte appare nello stesso modo e viene definito dalla parola “potere”. I detentori sono ansiosi di conservarlo e gli avversari, al contrario, cercano di strapparglielo. Sono usati diversi metodi e tra questi uno dei più popolari ed efficaci è il discredito dei leader avversario. Inoltre, nell’era delle “guerre ibride” tale lotta è raramente di natura interna e i sospetti sulla presenza di forze estere sarebbero giustificati. In particolare, recentemente, si sono manifestati sospetti in relazione al discredito del Primo ministro giapponese Shinzo Abe, iniziato nel marzo 2017 dopo che i principali quotidiani giapponesi pubblicarono informazioni su prove di corruzione nell’acquisto di un piccolo terreno (di circa un ettaro) di proprietà privata a un prezzo 6-7 volte inferiore al valore di mercato. In relazione a tale transazione, in primo luogo emerse il nome della coniuge di Shinzo Abe, e poi la possibilità della sua partecipazione fu discussa. Con il coinvolgimento più attivo dei partiti di opposizione, la discussione ha raggiunto il Parlamento, dove furono menzionate le possibili dimissioni anticipate dell’attuale primo ministro. Nella seconda metà di maggio, il nome di Shinzo Abe fu menzionato in altre occasioni non molto piacevoli. In primo luogo, la stampa pubblicava informazioni sull’esistenza di certi documenti del Ministero dell’Istruzione che testimoniano il sostegno del Primo ministro alla candidatura di “un suo amico” alla guida del progetto per istituire un reparto veterinario presso il complesso universitario prefetturale di Okayama. Non fu esclusa la presenza della corruzione nell’esecuzione del progetto. Va notato che tali progetti sono importanti per la formazione di zone economiche speciali nelle varie regioni del Giappone, come aveva detto Shinzo Abe già nel 2013, subito dopo aver assunto la carica di primo ministro. Alla fine del 2015, le attività pertinenti furono formalizzate dal Parlamento con un atto legislativo. La ragione dello scandalo mediatico fu (proprio come due mesi prima) la negazione iniziale dalle “fonti del governo” di un qualsiasi coinvolgimento diretto del Primo ministro nell’attuazione del suddetto progetto. Eppure, alla fine di maggio, l’esistenza di documenti “compromettenti” fu confermata da uno dei “dirigenti” del Ministero dell’Istruzione. Poi apparve una giovane donna che improvvisamente e pubblicamente ricordava che due anni prima era stata abusata sessualmente “dopo cena, con alcol, nel ristorante dell’hotel”. L’ex-direttore generale dell’ufficio di Washington della società giapponese TBS (Tokyo Broadcasting System Television), che si rivelò un altro “amico intimo” di Shinzo Abe, ne fu accusato. Ma questo è, come si dice, il “classico del genere” che mette il “brand” sulla campagna anti-premier. Negli ultimi anni l'”immoralità” è sempre stata presente nei rumorosi scandali su figure nazionali e internazionali (un recente esempio è dato dal vicino del Giappone, la Corea del Sud). Infine, l'”ultima paglia” dell’imbarazzante campagna su Shinzo Abe fu la pubblicazione il 18 maggio di una lettera al Primo ministro del “relatore speciale” del Consiglio dei diritti dell’uomo alle Nazioni Unite per violazioni di “diritti e libertà di espressione dei cittadini”. La ragione di tali violazioni, secondo l’autore della lettera, sarebbe la legge “sulla punizione del crimine organizzato e sul controllo dell’attività criminale”. Questa legge (approvata alla Camera ed attualmente in esame al Senato del parlamento giapponese) è oggetto di proteste da parte del pubblico giapponese, e la lettera del “relatore speciale” è un’occasione per squalificare i parlamentari dei partiti di governo e d’opposizione.
È difficile non commentare le attività dei vari movimenti dei diritti umani e altri gruppi simili, che acquisiscono un carattere sempre più distruttivo (in tutti i sensi) e a quanto pare sono una sinecura lucrativa dei moderni ipocriti. Si può solo speculare sulle cause della maggiore attenzione di “determinate forze” negli ultimi mesi sulla persona dell’attuale Primo ministro del Giappone. Ma la prima cosa che attrae l’attenzione è la coincidenza della campagna per screditare Shinzo Abe con due tendenze (emergenti) interconnesse e cruciali per la situazione nell’Asia-Pacifico. Si tratta della comparsa simultanea dei problemi tra Stati Uniti e Giappone e di lampi sulle relazioni sino-giapponesi. L’ultima prova incoraggiante della seconda tendenza è il risultato della visita in Giappone di Yang Jiechi, figura significativa della politica e dello Stato della Cina popolare. Tuttavia, qualcuno indica chiaramente le nuove tendenze regionali. I potenziali successori di Shinzo Abe alla presidenza del LDP e a Primo ministro, nella politica giapponese sono molto più a destra e, a quanto pare, in grado di risolvere i problemi “improvvisamente sorti”, soddisfacendo gli “insoddisfatti”. In conclusione, non possiamo evitare un problema molto comune, cui una risposta chiara però difficilmente esiste. Questo problema è legato alla natura della risposta della società alla “debolezza” dell’élite al potere. La risposta è condizionata dalle specificità più varie, tra cui la dimensione delle “debolezze”, il livello delle ricorrenze, e così via. Ma forse la cosa principale che il “pubblico oltraggiato” dovrebbe tener conto riguardo la presenza (inevitabile) di problemi interni nel Paese è il “gradimento” estero. Questa è la natura della “politica reale”. Se i successori (i prossimi) detentori degli (infami) “fegati d’oro” ignorano tali postulati, comporterebbe una catastrofe nazionale. A quanto pare, data la necessità di vedere la complessità della realtà, la massima sulle “buone intenzioni che conducono all’inferno” è vera.Vladimir Terekhov, esperto sulle questioni della regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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