L’economia della Russia emerge più forte dalle sanzioni

Jon Hellevig Russia Insider 29/6/2017Secondo una relazione speciale di Russia Insider sull’economia russa, commissionata dall’impresa di Mosca Awara Accounting, l’economia russa si è ripresa con successo dal doppio shock delle sanzioni occidentali e del prezzo del petrolio nel 2014. Nei tre anni di sanzioni, il PIL russo ha perso solo il 2,3%, ma una forte performance nel 2017 promette d’invertire le perdite in un solo anno con una crescita del PIL attesa del 2-3%. La produzione industriale è rimasta stabile dal 2014 al 2016, ed è aumentata il 5 maggio con una crescita del 5,3%. La sorprendente forza dell’economia si contrappone a un’altra significativa diminuzione della quota di petrolio e gas nell’economia nazionale. La relazione dimostra che la quota di petrolio e gas nel PIL è scesa al di sotto del 10% (2015). La stessa tendenza è sostenuta dai dati relativi alle entrate del bilancio del Paese, poiché le entrate relative all’energia sono ora il 17% (2016). Il rapporto sottolinea che è quindi tempo di mettere da parte il meme della presunta dipendenza dagli idrocarburi della Russia. Il rapporto completo di Awara dal titolo Ciò che non uccide rende più forti – l’economia russa nel 2014 – 2016, gli anni delle sanzioni sono accessibili qui.

Le finanze pubbliche della Russia restano solide
Tra gli altri risultati fondamentali, la relazione mostra che la crisi del debito prevista dagli esperti occidentali non è riuscita a materializzarsi. Le riserve della Banca Centrale sono rimaste intatte (attualmente circa 400 miliardi di dollari) ed anche i fondi sovrani. Il disavanzo di bilancio non è mai sceso al di sotto del -3,9%, mentre il bilancio si è equilibrato nel primo trimestre del 2017 dato che la raccolta fiscale è salita. L’inflazione è scesa al 4%, mentre la disoccupazione è rimasta al 5% in questi anni di sanzioni. I soli dati chiaramente negativi riguardano reddito e consumo delle persone: stipendi, redditi disponibili e consumo sono scesi del 10% e le vendite al dettaglio hanno registrato un calo totale del 12,9% in tre anni. Tuttavia, gli indicatori demografici contrastano su ciò, con la tendenza al benessere della popolazione. La maggior parte dei principali indicatori demografici ora sono i migliori di sempre. Nascite e decessi hanno raggiunto la quasi parità e la popolazione russa è pari a 146,8 milioni, raggiungendo il massimo di tutti i tempi recenti.

Nel 2014 – 2016, non si tratta dei soliti affari, ma di guerra
I media imprenditoriali occidentali ora senza dubbio ammettono che l’economia russa si sia ripresa, ma ancora vogliono denigrarne il successo parlando di “crescita anemica” o “lenta”. Fingono di perdere il punto che le sanzioni erano volte a schiacciare l’economia russa e sprofondare il Paese nella disoccupazione di massa e nel caos, preparando il cambio di regime. Secondo tutti gli esperti occidentali, almeno il crollo drammatico del prezzo del petrolio doveva finire l’economia russa. In sostanza, le sanzioni sono un atto di guerra. Considerando questo sfondo, i principali obiettivi strategici dei concorrenti geopolitici della Russia e gli effetti previsti, non è il caso di parlare di nonsense anemico. Pensiamo che l’occasione sia piuttosto adatta a dichiarare vittoria. Oltre a una certa stretta sui consumatori, nulla è stato ottenuto, non c’è stato alcun danno serio alla struttura economica della Russia. Non solo non s’è concluso nulla, ma la Russia ha dimostrato la giustezza della massima di Nietzsche: quello che non ci uccide ci rende più forti. Sì, la Russia è emersa più forte che mai dopo questi tre anni di difesa economica. Ora raggiunge il ruolo inedito di quadruplice superpotenza: industriale, agricola, militare e geopolitica. Ora la Russia ha l’economia più autosufficiente e diversificata del mondo e capace di produrre qualsiasi cosa. E la Russia ora per la prima volta nella storia ha l’autosufficienza alimentare e contemporaneamente esporta più cibo che mai.

I leader dei G7 si scavano la tomba, non avendo potuto distruggere l’economia russa

La Russia è ora l’economia più diversificata del mondo
La relazione mostra che lungi dall’essere una “stazione di servizio mascherata da Paese”, come afferma la propaganda, la Russia ora gestisce l’economia più diversificata del mondo. La Russia emerge da potenza industriale dalla notevole diversificazione economica. È vero, le esportazioni rimangono relativamente non diversificate, ma la produzione interna è altamente diversificata e il Paese è praticamente autosufficiente. La denuncia ampiamente diffusa che la Russia sembra non modernizzare e diversificare la propria economia fu diffusa con false dichiarazioni, e relazioni sprezzanti, sulla quota sproporzionata di petrolio e gas di PIL ed entrate fiscali, e soprattutto sul fatto che petrolio e gas dominano le esportazioni. Ma la cosa è che, mentre è vero che le esportazioni della Russia rimangono relativamente non diversificate, va anche considerato che le importazioni della Russia sono le più basse al mondo rispetto al PIL. Ciò significa che, mentre la Russia importa l’essenziale, produce la maggior parte di ciò che viene consumato e investito nel Paese.Il rapporto sostiene il fallimento dalle proporzioni epiche degli “esperti” che affermano che l’economia della Russia non è diversificata solo perché le esportazioni (componente relativamente piccola dell’economia) non sono diversificate. Se tali esperti non fossero così pigri, avrebbero anche guardato l’altro lato dell’equazione, importazioni e produzione nazionale. Per maggiori dettagli, si rimanda allo studio completo, disponibile qui.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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3 Responses to L’economia della Russia emerge più forte dalle sanzioni

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