10 punti per capire la vittoria chavista della Costituente

Victor Hugo Majano, AlbaTVVenezuela Infos 31 luglio 2017Il processo elettorale vissuto dal Venezuela e il massiccio voto per la Costituente (più di otto milioni di voti) mostrano chiaramente il trionfo del chavismo, con una molto forte correlazione politica e simbolica. La “battaglia finale” non è avvenuta come dicevano gli scudi degli estremisti di destra “intorno al palazzo presidenziale di Miraflores”: non ci sono state pallottole ma voti e solo più forti. Lo chavismo ha ora maggiore legittimità e base giuridica per andare avanti senza esitazioni con la profonda trasformazione del quadro costituzionale assicurando la pace, rafforzando le istituzioni e stabilizzando l’economia.
L’analisi preliminare identifica vari punti fondamentali:
1) si vede che l’opposizione associata al MUD (coordinamento dei partiti di destra) non è la maggioranza.
2) non esprime più aspettative ed esigenze della maggioranza o dei principali settori del Paese. E nemmeno dei settori dominanti.
3) non serve l’interesse nazionale, ma fattori esteri ben identificati, senza neanche provare a giustificare le posizioni o a nasconderle.
4) la destra si è mostrata violenta e irresponsabile. I capi attuali sono sempre quelli del colpo di Stato contro Chavez o i “guarimbas” degli anni passati. Non hanno mai condannato, ma piuttosto incoraggiato gli omicidi quest’anno, perfino invocando più volte dalle nuove forze armate un colpo di Stato, senza alcun progetto politico, che rovesciasse Maduro, come vollero rovesciare Chavez.
5) nel frattempo, il chavismo ha dimostrato di essere l’unico movimento politico unico con una visione nazionale complessiva, comprendente i principali fattori sociali, istituzionali, economici e politici del Paese senza escludere organicamente fattori legati all’opposizione del MUD.
6) la destra, in risposta, passa alla storia per la sua guida sconnessa, mutandosi in minacce per l’indipendenza, la pace, la stabilità istituzionale e l’equilibrio economico del Venezuela. Il blocco dell’opposizione non è riuscito a superare l’ossessione per la riconquista del potere “con tutti i mezzi”. Invece di sviluppare un’ampia proposta politica, si è impantanata in una dinamica assolutamente distruttiva.
7) origine e sviluppo dei conflitti che si acuiscono dal 2012 sono economici, decisi da accesso e redistribuzione dei proventi del petrolio. Pertanto, il Venezuela non può evitare il dibattito sul superamento del modello da rendita petrolifera, come sui derivati elementi simbolici. Ciò significa avvantaggiarsi prendendo decisioni radicali con l’Assemblea Costituente per smantellare le strutture produttive dipendenti dall’estero.
8) le condizioni imposte dalle violenze di strada e dalle minacce al diritto di voto hanno costretto i chavisti a mostrare più impegno. Paradossalmente tali condizioni potrebbero aver incoraggiato la partecipazione. Ciò si verificò nel 2002-2003 con la reazione popolare al colpo di Stato contro Chavez o dopo il sabotaggio petrolifero nel 2004, prima del referendum di conferma, tra l’altro. Oggi, chavisti delusi e qualche né-né (se esistono), astenutisi per la vittoria della destra alle elezioni parlamentari nel dicembre 2015, sono andati a votare. Mentre ciò che sperava al meglio la destra era la loro indifferenza.
9) il chavismo diventa fulcro e promotore del dialogo politico, ma ciò richiede più inclusività (parlando degli attivisti) e tematiche più ampie, coinvolgendosi sempre più nella concretezza di ogni fattore sociale.
10) gran parte degli obblighi del chavismo prevede la realizzazione di una cosmogonia e teleologia del popolo venezuelano che possano incarnare un’alternativa ai valori culturali del capitale. Ciò include aspetti legati alla cultura popolare (compresa la religione).Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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