Certi ‘chavisti critici’ e trotskisti affiancano Trump sul Venezuela

Dick Emanuelsson, Tegucigalpa, Resumen Latinoamericano 27/07/2017Non solo la destra venezuelana e internazionale mette tutto il suo peso per frenare ed evitare le elezioni per l’Assemblea costituente nazionale (ANC). Anche se piccolo, un settore del trotzkismo venezuelano e internazionale si maschera da “chavista” ed ha le stesse posizioni del MUD, dell’opposizione di destra, di Trump, Mariano Rajoy e Felipe Gonzalez puntando ad impedire al popolo venezuelano di votare l’ANC. Parla contro la borghesia, ma vota MUD. “E’ dovere dei socialisti dell’America Centrale essere vigili nella lotta contro il nemico comune“, dice l’autore di uno dei gruppi trotskisti centroamericani in una nota sulle elezioni per l’Assemblea Costituente Nazionale (ANC) del 30 luglio. Ma il trotskismo (almeno una parte, dato che di recente vi sono stati trotskisti che sostengono apertamente la Rivoluzione) fedele al proprio passato (dalla guerra civile spagnola alla guerra contro la Siria), è dalla stessa parte della barricata del MUD, della procura dei traditori, di Trump e dei paramilitari fascisti nelle strade di Caracas nella battaglia contro la Costituente. Mi ha detto il deputato del Partito della Libertà e Rifondazione (Libre) dell’Honduras, Bartolo Fuentes, nelle ultime elezioni presidenziali in El Salvador, tra il partito degli squadroni della morte durante la guerra e l’FMLN, il trotskismo cantroamericano chiedeva, come in Venezuela, agli elettori salvadoregni di astenersi. E la differenza fu solo di seimila voti a favore di Sánchez Ceren del FMLN. Se Pinochet fosse vivo avrebbe sostenuto la destra fascista venezuelana come Freddy Guevara, di Volontà popolare, che vede il colpo di Stato di Pinochet contro Allende del 1973 come un modello. Il portale Aporrea attua la campagna contro l’ANC e quindi il governo bolivariano, come si nota dalla scelta degli argomenti su tale sito. Il ‘contributo’ trotskista alla Rivoluzione Bolivariana in questi momenti decisivi è un balletto contro l’Assemblea Costituente, lodando MUD, Trump e CIA. Franco, se fosse vivo, avrebbe detto, “Abbiamo quattro ex-presidenti della destra spagnola e latinoamericana alle porte di Caracas e una quinta colonna dentro“.

Quale plebiscito popolare?
Per l’autore della nota, il ‘plebiscito’ dell’opposizione mostrava forza e un nucleo. Ogni giornalista con qualcosa tra le orecchie e dal principio di mettere in discussione gli indizi, potrebbe facilmente smascherare tale ‘votazione’ come totalmente fraudolenta. Nel “Venezuela l’opposizione può votare sette (7) volte nella stessa elezione e nello stesso giorno“, come ha dimostrato una collega giornalista, il 16 luglio a Caracas.
E cosa fa il trotskismo centroamericano il 30? La minaccia di Trump è in realtà la minaccia d’intervenire militarmente a fianco dell’opposizione in risposta all’elezione dell’ANC, sanzionando otto giudici della Corte Suprema a maggio e altri tredici il 26 luglio. Cosa farà il trotskismo e con chi starà per impedire un regime dittatoriale imposto dagli yankee in Venezuela, perché da sola l’opposizione venezuelana non può rovesciare il governo bolivariano? Cosa faranno trotskismo e “chavismo critico” per impedire che il regime dei vendipatria Guevara-Capriles-Lopez-Borge consegnino il proprio territorio, come fece Uribe in Colombia, per farne il secondo Stato latinoamericano della NATO? Perché questo è l’obiettivo dei gringos, fare ciò che scrisse il senatore Paul Cordewell il 10 aprile 2000 sul Washington Post, con il titolo, “Iniziare con la Colombia”, alla vigilia del dibattito sul Plan Colombia al Congresso degli Stati Uniti: “Per controllare il Venezuela (e i giacimenti di gas e di petrolio più grandi del mondo), è necessario occupare militarmente la Colombia“! Il resto è storia. In tale situazione cruciale e drammatica per Venezuela e America Latina, l’atteggiamento di certi settori del trotskismo mi fa ricordare le parole di Fidel: “Il trotskismo è un volgare strumento dell’imperialismo!

Il “chavismo critico” invoca la difesa dell’eredità votando MUD
Franco Vielma, Mission VerdadLa presentazione dell’antichavismo autodefinitosi chavista, od opportunismo rosso, è sempre più imbarazzante e dolorosa. Un ritratto decadente della perdita di potere con niente a che fare co i principi. Con facce tristi e incerte sul futuro, i membri del “chavismo critico” erano a una conferenza stampa pochi giorni prima. Come Jean-Paul Sartre definì i trotskisti “comunisti infelici”, anche se col socialismo scientifico non hanno nulla a che fare. L’ex-difensora civica Gabriela Ramírez, dichiarava che il plebiscito promosso dall’opposizione il 16 luglio è garantito dalla Costituzione. “La sovranità popolare non può avere limiti. Dover dimostrare per questa consultazione, sarà un imperativo etico“, aveva detto Ramirez alla conferenza stampa. A suo parere il referendum indetto dall’opposizione potrebbe avere un’alta affluenza, perché al popolo hanno chiuso tutto valvole elettorali per esprimersi pacificamente. “Sembra probabile un’ampia mobilitazione, il 16 luglio, perché le valvole sono state chiuse“, aveva detto. D’altra parte sull’indagine in merito al Procuratore Generale della Repubblica Ortega, Ramirez espresse sostegno e avvertiva che gli attacchi del pubblico ministero potrebbero portare alla fine della democrazia nel Paese. Come se non bastasse la stranezza delle sue dichiarazioni, l’ex-difensora ribadiva di non sostenere l’Assemblea costituente e faceva appello ai chavisti per dissociarvisi.

In nome di Chavez
Purtroppo una delle più grandi tragedie dopo la scomparsa del comandante Hugo Chávez è l’uso del suo nome come scusa o aggettivo discrezionale per qualsiasi cosa, e ciò va sottolineato. Non potendo difendere nome ed orientamento personalmente, Chavez ha delegato noi. Certamente ciò che chiamiamo “eredità di Chavez” può essere ambiguo, se soggetti alla interpretazione di coloro che erano o fanno parte del governo. Per la gente comune, l’eredità di Chavez non è astratta, è il senso politico comune che non lesina sull’identità politica della Rivoluzione Bolivariana. Il senso comune chavista è anche senso critico verso politica e società. Ma niente a che fare con le azioni, ad esempio, dell’ex-difensora Ramirez, che chiede di riconoscere un plebiscito che non esiste nella Costituzione che dice di difendere mentre la violenta reinterpretandola a suo comodo.

Golpismo e tradimento sono così
Sappiamo anche che senza il CNE, l’unico organo autorizzato dalla Costituzione per regolamentare e legalizzare i processi elettorali nazionali, il plebiscito è una farsa senza valore e senza trasparenza. Ramirez chiedeva di partecipare a una pagliacciata politica che, e lo sapeva bene, non rispettava lo spirito della correttezza istituzionale. Ramirez ignora il CNE nascondendo frettolosamente anche le precedenti azioni della sua Tavola dell’Unità Democratica (MUD), sebbene il CNE avesse organizzato le primarie dell’opposizione. Per loro, il CNE non è più l’ente arbitro elettorale e politico del governo. E’ raro vedere tali atti in nome di Chavez. E l’obbrobrio di richiamarsi al chavismo per non partecipare alla Costituente è la ciliegina sulla torta. Le dichiarazioni di Ramirez sono laide, nel contesto in cui vengono fatte. Accompagnando le azioni di Luisa Ortega Diaz, coinvolta col MUD nell’aggressione allo Stato venezuelano, minandone la stabilità e promuovendo sconvolgimenti sociali e un colpo di Stato istituzionale, senza considerare le conseguenze catastrofiche di tali azioni sulla società venezuelana a cui pretende di portare pace. Gli antichavisti dipinti di rosso e amanti del potere, si scagliano contro qualsiasi identità popolare. Sono attori chiave nella sponsorizzazione di un movimento che vuole abbattere il chavismo, avendone ben chiare la fatalità per il popolo chavista e il popolo venezuelano in generale. Iniziata come “critica rivoluzionaria” oggi segue l’opposizione venezuelana, e si “richiamano a Chavez” mentre fanno parte della gendarmeria del colpo di Stato, chiedendo di mettere al potere una mandria di violenti selvaggi che perseguono il golpismo da 18 anni per sete di potere e di vendetta, cercando di sottomettere e sradicare il chavismo dalla realtà politica. Questi attori pseudoinstituzionali del golpe sono chiari, sommamente allineati a tali intenzioni senza badare alle conseguenze, e se lo fanno, non gli interessa. Ciò sono golpismo e tradimento. Lo comprendiamo dopo 18 anni di esperienza.
Questi sono tempi che impongono una postura netta. Non dimentichiamo mai reclami e lamentele legittime o il rifiuto su problemi e decisioni emanate dalla direzione chavista del governo. È sano avere posizioni critiche. Ma il tradimento è un’altra cosa. Una parte del chavismo, che patrocinò in passato la frase “irriverenza nella discussione, lealtà nell’azione“, certamente prova a “fermare” le aspirazioni popolari con violenti frasi pompose. Tuttavia abbiamo l’obbligo di badare al senso comune chavista, per avere posizioni forti e riconoscere la necessità di combattere con le unghie e i denti per il destino indicatoci da Chavez. A molti piace dire che “Non è il governo, ma il popolo ad aver fatto la rivoluzione“. E’ una frase storicamente certa, anche se riconosciamo l’importanza strategica del governo rivoluzionario che crea le condizioni che permettano la rivoluzione. Non dimentichiamo questa frase in questo momento. I tempi ce lo chiedono. È necessario che contro qualsiasi non conformità e qualsiasi cosa discutibile della leadership chavista, si pensi al destino politico nazionale come questione più importante. La continuità del governo bolivariano è l’unica garanzia fondamentale a che il popolo continui a intraprendere la rivoluzione. Un governo di destra sarebbe la catastrofe e la regressione storica. Queste riflessioni servono a ricordarci, come ce lo ricorda il fascismo per le strade oggi, che chi tenta il colpo di Stato vuole trascinare il popolo nello scontro civile e generale. Di conseguenza, dobbiamo allinearci con chi può proteggerci e non con chi vuole sradicarci.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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