Afghanistan: gli USA sponsorizzarono al-Qaida per abbattere un governo socialista

Gaither Stewart, Countercurrents 8 ottobre 2017Quando nel 1978 l’attivista politico comunista afgano Mohammad Najibullah, di 31 anni, arrivò a Teheran, “esiliato” nel vicino Iran come ambasciatore dell’Afghanistan, avevo appena lasciato l’Iran dove aveva lavorato nel 1977. Il partito politico di Najibullah, il Partito Democratico Popolare Afghano (PDPA) andò al potere a Kabul nell’aprile 1978, in ciò che è conosciuta come Rivoluzione di Saur, dal nome del mese del calendario afgano quando si svolse. Lungi dall’essere unito, il PDPA era diviso in due fazioni: la fazione più rivoluzionaria (Khalq o Popolo) che per prima prese il potere a Kabul in quel cruciale 1978 (cruciale in Afghanistan e in Iran), preferiva avere il carismatico Najibullah della fazione Parcham (Bandiera) del PDPA lontano dal centro del potere. Inoltre, il Paese si era diviso, gran parte contrario alla rivoluzione comunista. Le principali forze di opposizione erano i mujahidin sostenuti dagli Stati Uniti. Si potrebbe concludere che la guerra afghana fosse una guerra tra URSS e USA che controllava i due Paesi contigui vicino alla cima del mondo, Iran e Afghanistan, entrambi confinanti con la parte islamica dell’Unione Sovietica, che si difese dalle incursioni nelle repubbliche islamiche dell’Asia centrale. Come mostrò la storia, l’approccio di Najibullah nel risolvere la guerra civile in Afghanistan fu piuttosto diverso da quello della fazione PDPA al governo che favorì passi più rapidi verso la realizzazione della rivoluzione socialista. Tuttavia, per l’osservatore di oggi, la politica di Riconciliazione nazionale di Najibullah (che fallì) tra governo e mujahidin e clero è una chiave per comprendere non solo l’Afghanistan contemporaneo, ma anche le relazioni afgano-sovietiche e il ritiro delle truppe sovietiche ordinato da Mikhail Gorbaciov nel 1989: non va sottovalutato il significato della presenza militare sovietica per 10 anni in Afghanistan. Dal 1979 le 110000 truppe sovietiche avevano garantito la relativa stabilità del governo del PDPA. Sebbene i mujahidin sostenuti dagli Stati Uniti controllassero molte parti del Paese, non poterono sconfiggere le forze governative e abbattere il governo PDPA a Kabul finché le truppe sovietiche erano presenti. La direzione sovietica doveva sapere che questa stabilità si sarebbe spezzata rapidamente quando i suoi ultimi soldati partirono. Le cose cambiarono con l’arrivo di Mikhail Gorbaciov al potere a Mosca nel 1986. Anche se l’Afghanistan controllato dai sovietici era un posto pericoloso, uno dei peggiori errori di Gorbaciov fu ritirare le truppe nel 1989, lasciando Najibullah e il suo governo ad affrontare la crescente potenza dei mujahidin… e la minaccia dell’intervento statunitense. L’allora presidente Najibullah lo capì bene e fece tutto il possibile per convincere le autorità sovietiche a lasciare le truppe.
La rivoluzione islamica nell’Iran vicino, sempre nel cruciale 1978-79, rovesciò la dinastia Pahlavi sostenuta dagli Stati Uniti, al momento sotto Mohammad Reza Shah Pahlavi. La rivoluzione iraniana fu un violento e popolare rovesciamento del feroce regime ispirato dagli Stati Uniti ed installato dopo il rovesciamento organizzato dalla CIA del governo democratico del Premier Mohammad Mossadegh, il 19 agosto 1953. Il successo iniziale delle forze della sinistra nella rivoluzione islamica fu un’ispirazione per Najibullah. Il boom petrolifero dell’Iran negli anni ’70 accelerò il divario tra ricchi e poveri nelle città e nelle province. Non vidi una simile ostentazione di ricchezza come nei palazzi in cima a Teheran, dove vivevano alcuni dei più ricchi del mondo e i cui escrementi cadevano letteralmente nei fossati di scarico che scendevano lungo le strade dei quartieri più poveri della città di sotto… simbolo dell’enorme disparità tra ricchi e poveri. Di certo, come viene detto di tanto in tanto, la disuguaglianza uccide veramente. Esempio: l’aspettativa di vita nel 1970 nell’Iran pre-rivoluzionario era del 58%; oggi del 70%. Nella vicina Siria, nel 1970 era del 70%. Inoltre, si aggiunse al diffuso odio per il regime di Shahinshah la presenza di decine di migliaia di impopolari lavoratori qualificati ed imprenditori stranieri, associati alla ricerca di contratti lucrosi nei campi che andavano dalle costruzioni dell’infrastruttura all’industria pesante, all’estrazione e perfino alla produzione di piastrelle in cui i persiani erano padroni. La maggior parte degli iraniani era arrabbiata dal fatto che la famiglia dello Shah fosse la principale beneficiaria del reddito generato dal petrolio, tanto che reddito statale e guadagni familiari si confusero. Nessuno dovrebbe credere che l’ultimo Shah Pahlavi fosse un benefattore del popolo iraniano; era un tiranno e, in effetti, un burattino degli Stati Uniti, parte fondamentale degli sforzi statunitensi per controllare la regione.
Ero a Teheran nel 1977 come interprete per una società italiana di nuova costituzione, prima di essere nominata suo rappresentante in Iran. Anche se non capivo nulla di affari, amavo l’Iran e il suo popolo e consideravo il lavoro propostomi un’ottima opportunità per conoscere il Paese. In quell’anno assistei ad alcune manifestazioni contro la Shah, iniziate nell’ottobre 1977, visto che l’hotel in cui vivevo era il più vicino all’Università di Teheran e alle ambasciate straniere, dove si svolsero importanti manifestazioni. I gruppi marxisti, soprattutto il Partito Comunista Tudeh e i guerriglieri Fedain erano stati notevolmente indeboliti dalla repressione dello Shah. Malgrado ciò, i guerriglieri di sinistra ebbero un ruolo importante alla caduta del febbraio 1979 dello Shah, portando al colpo di Stato contro il regime installato dagli Stati Uniti. Molti dei più potenti gruppi guerriglieri, i mujahidin, erano di sinistra ed anche islamisti, anche se si opponevano all’influenza del clero reazionario. Insieme a guerriglia dei Fedain del Popolo, superstiti del partito Tudeh, diversi gruppi islamici e la potente organizzazione dei bazari, il movimento rivoluzionario nacque dai disordini generali nel Paese, dalla diffusa povertà e dal terrore della famigerata polizia segreta, la SAVAK. Mentre le proteste s’intensificarono alla fine del 1977, vidi come le persone circondavano i camion che trasportavano i soldati dell’esercito, alcuni dei quali gettavano le armi e saltavano giù per unirsi alla folla. In altri luoghi invece militari più arditi aprivano il fuoco, e circolavano notizie di migliaia di vittime. A quel punto l’azienda per cui lavoravo si dissolse e molti imprenditori stranieri abbandonarono l’Iran. Anche io tornai a Roma da dove cercavo di seguire gli eventi in Iran. La rivoluzione nacque dalla diffusa resistenza civile. Tra agosto e dicembre 1978 scioperi e manifestazioni paralizzarono il Paese. Lo Shah lasciò l’Iran il 16 gennaio 1979. Invitato in Iran dal governo transitorio, l’Ayatollah Ruhollah Khomeini fu accolto al ritorno a Teheran da milioni di iraniani. Poco dopo, il regno finì definitivamente quando i ribelli travolsero le truppe fedeli allo Shah in esilio, portando Khomeini al potere. L’Iran votò il referendum nazionale divenendo una Repubblica islamica il 1° aprile 1979. A quel tempo sapevo poco degli eventi in Afghanistan. Cominciai a sentire il nome di Najibullah quando diresse il Partito Comunista a Kabul negli anni ’80. Con il sostegno dell’Unione Sovietica, divenne presidente dell’Afghanistan nel 1987… per me l’unico periodo, a mia memoria, in cui una parvenza di ordine esisteva nel caotico Afghanistan. Il Dr. Najibullah deve aver imparato molto dalla rivoluzione islamica iraniana.

Kabul
Sebbene diviso per conflitti interni tra le tribù e gli interventi esteri per secoli, l’Afghanistan aveva compiuto alcuni progressi verso la modernizzazione degli anni ’50 e ’60, verso uno stile di vita più liberale e occidentalizzato, ma obbligato a soddisfare le fazioni conservatrici. Kabul, esotica ed orientale in quel periodo, era un posto “in” per l’élite internazionale che frequentava l’Afghanistan visitando le montagne aride dell’Hindukush, l’enorme area centrale dell’Afghanistan, certamente al vertice del mondo. Dopo l’assassinio del padre, Mohammad Zahir Shah salì al trono e regnò (non governò) dal 1933 al 1973. Nel 1964 aveva promulgato una costituzione liberale che produsse poche riforme serie, ma permise la crescita di partiti estremisti non ufficiali a sinistra e a destra. A causa delle turbolenze interne, il re andò in esilio in Italia nel 1973 e visse nella periferia romana vicino la mia residenza. Provai ad intervistarlo, ma non superai mai il suo cane da guardia segretario; era sopravvissuto a un attentato nel 1991 e quindi era estremamente contrario alle interviste. Anche se ufficialmente neutrale durante la guerra fredda, l’Afghanistan fu corteggiato da USA e Unione Sovietica: macchinari e armi dell’URSS e aiuti finanziari degli Stati Uniti. La campagna fu interrotta negli anni ’70 da una serie di colpi di Stato e guerre civili. Si rimarrà sorpresi che, nonostante la modernizzazione, l’aspettativa di vita media per gli afghani nati nel 1960 era di 31 anni. Il Dottor Najib, come Najibullah veniva chiamato perché laureatosi in medicina all’Università di Kabul, divenne Presidente dell’Afghanistan nel 1987 a 40 anni. Nato nel 1947 a Gardiz, figlio di una famosa famiglia pashtun, aderì alla fazione Parcham del PDPA nel 1965 a 18 anni, divenne un attivista e fu arrestato due volte per la sua militanza. La sua fazione del PDPA era in disaccordo con il Khalq sul corretto percorso al comunismo in Afghanistan, il Khalq favoriva passi più rapidi verso la realizzazione del socialismo rispetto al Parcham. Dal ritorno dall’esilio nel 1980, la cui parte più lunga e più importante fu a Mosca, il Dottor Najib guidò la temuta Khad, la polizia segreta, durante cui personalmente acquisì la reputazione di brutalità: torture ed esecuzioni degli oppositori erano la norma, come in Iran, come nella maggior parte del mondo di oggi. Aveva il sostegno diretto, se non il controllo, del KGB. Il Khad fu modellato sul Comitato della Sicurezza Statale (KGB) sovietico, militarizzato crebbe fino al punto da avere 300000 soldati; fu considerato efficace nella pacificazione di ampie parti del Paese.Mosca
Nel tentativo di dare un tocco personale alla storia afghana, aggiungo questa curiosa coincidenza storica. Mi trasferii nei Paesi Bassi nel 1978, dove entrai nel giornalismo olandese con articoli sull’Iran. Come risultato degli articoli pubblicati e del mio soggiorno a Teheran, in qualche modo divenni consulente di un noto produttore televisivo che in quel momento lavorava su una serie di promozioni sull’Iran. Dato che studiai turco all’Università di Monaco e m’interessavo delle repubbliche asiatiche sovietica, l’ex-Turkestan russo, in particolare Turkmenistan, Uzbekistan e Tajikstan che confinano con l’Afghanistan, proposi una serie di reportage sui punti di riferimento delle repubbliche dell’Asia centrale, come Samarcanda e Bukhara. Quindi, alla fine della primavera 1978, armato di una pila di credenziali televisive olandesi andai a Mosca. Il piano era interessare la televisione sovietica a una cooperazione. Alla fine incontrai una persona al centro TV di Ostankino e presentai l’idea di una coproduzione tra televisioni sovietica e olandese sull’Asia centrale sovietica. Retrospettivamente capì che le persone della TV di Mosca dovevano pensare che fossi un folle: uno statunitense che rappresenta la televisione olandese propone una produzione televisiva sull’ampia area confinante con l’Afghanistan dal governo comunista sostenuto da sovietici a Kabul, nello scontro contro l’opposizione filo-USA. Ridicolo. Inoltre, e senza saperlo, Najibullah era presente a Mosca per sostenere l’intervento sovietico nel suo Paese a supporto del governo comunista di Kabul, mentre proponevo una produzione televisiva sulle aree tra Mosca e Afghanistan. Le persone della TV sovietica non erano interessate e feci una figura ridicola, mentre i contatti del Dottor Najib erano estremamente interessati alle sue proposte e a lui personalmente. Il suo principale sponsor fu il potente KGB, un rapporto che durò fino alla conclusione amara della sua vita. La serie documentaria che proposi riguardava le terre su cui carri armati e blindati sovietici sarebbero passati ben presto in cammino verso l’Afghanistan. Accompagnati dalla giovane figura di Mohammad Najibullah.

Kabul
Una volta tornato a Kabul, il Dottor Najib divenne il direttore del Khad, la polizia segreta che operava sotto il controllo sovietico. Non solo era un’organizzazione d’intelligence, ma era una forza militare. Aveva carri armati, blindati ed elicotteri. Uno stato nello Stato, il Khad fu incaricato delle attività controinsurrezionali e della raccolta di informazioni per eliminare i controrivoluzionari attivi e potenziali. Il Dottor Najib potrebbe essersi ispirato a Feliks Dzerzhinskij, il fondatore della Cheka sovietica, predecessore del KGB. Su come combattere i controrivoluzionari, Dzerzhinskij disse nel 1918: “Non pensate di cercare forme di giustizia rivoluzionaria; non ne abbiamo bisogno. Ora c’è la guerra, faccia a faccia, una lotta fino alla fine. Vita o morte”. Ci credeva anche Che Guevara decenni dopo. E questo doveva essere l’orientamento di Mohammad Najibullah, che regnò con pugno di ferro nel Khad dal 1980 fino a diventare capo del partito e Presidente dell’Afghanistan nel 1987. Una volta al potere, il Dr. Najib intraprese la politica di riconciliazione nazionale. Eliminò la parola comunista e il riferimento al marxismo dalla nuova Costituzione nel 1990, con l’etichetta Repubblica islamica dell’Afghanistan (come l’Iran), introducendo un sistema multipartito, libertà di parola e magistratura indipendente. Ma i mujahidin, che controllavano ampie parti del Paese, si rifiutarono di aderirvi. Con il sostegno di Stati Uniti ed occidente i taliban (fanatici studenti religiosi) emersero conquistando il Paese. Quando nel 1992 presero Kabul, il dottor Najib trovò rifugio nel complesso delle Nazioni Unite dove visse fino al 1996. Il 27 settembre i taliban presero Najibullah nel suo rifugio, lo castrarono e lo trascinano con un’auto sulle strade di Kabul, finendolo con un colpo di arma da fuoco, impiccandone il corpo su un semaforo.
In conclusione, alcuni risultati della guerra trentennale in Afghanistan sono chiari: il sogno degli USA di controllare queste terre in cima al mondo, Afghanistan e Iran, è stato spezzato. Tendo a pensare insieme Iran e Afghanistan. Venticinque anni di oppressione e sfruttamento furono troppo per gli iraniani che si ribellarono con una rivoluzione scacciando gli USA. Anche la Russia perse in Iran mentre l’Ayatollah Khomeini governava; ora che è passata, Russia e Iran sono alleati… contro l’aggressivo imperialismo yankee. L’Iran fu così perso dagli USA, ma rimane l’Afghanistan, forse nelle menti di certuni. Per i neocon continua ad essere un’alternativa promettente. Niente petrolio, ma molti papaveri e terre rare, e la posizione. La Russia sovietica aveva sognato un Afghanistan progressista favorevole per proteggere e assicurarne le vaste regioni islamiche dal Caucaso all’Estremo Oriente. Non riuscì a governare gli afgani, implacabili, come neanche gli statunitensi oggi. Sebbene i mujahidin sostenuti dagli USA non poterono sconfiggere i sovietici a Kabul negli anni ’80, li convinsero ad abbandonare una missione persa lasciando una lezione che gli Stati Uniti non hanno ancora imparato dopo 16 anni. Sulla base delle scuse per invadere l’Afghanistan indomabile nel 2001, dopo l’11 settembre… continuano ad affrontare mulini a vento, incapaci di abbandonare un’altra guerra perduta. Il Dr. Najib non c’è più. Il sogno di un Afghanistan comunista è scomparso. L’Unione Sovietica è scomparsa. Ma gli USA sconfitti controllano ancora una piccola porzione del complesso Afghanistan.Gaither Stewart è un giornalista; i suoi dispacci su politica, letteratura e cultura, sono stati pubblicati (e tradotti) su molti siti della stampa online e sulla stampa.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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