La fine della “fine della storia”

Tom Luongo, 10 novembre 2017Nel 1989 Francis Fukayama dichiarò “La fine della storia”. La democrazia come forma di governo sarebbe il culmine finale dell’evoluzione dell’interazione umana. L’occidente trionfava e il resto era “solo un quadro di caccia”, prendendo in prestito una frase del brillante romanzo di Neal Stephenson “Snow Crash“. Ma questa settimana il Medio Oriente mi dice che l’autocrazia ha sostituito la democrazia e il sistema parlamentare transnazionale dell’Unione europea che Fukayama sosteneva nel suo articolo del 2007 su The Guardian. L’UE non rappresenta più la democrazia oggi. Diktat discendono da tecnici non eletti a Bruxelles, interamente al soldo di oligarchi apolidi (ovvero George Soros). Tutti in Europa e nell’UE devono obbedire o affrontare carri armati (Spagna) o infinite sfortune legali con le corti internazionali controllate (Polonia). Se eludete le regole, l’UE le modificherà per soddisfare le esigenze dei padroni. Basta guardare qualsiasi gasdotto russo proposto in Europa negli ultimi cinque anni. Negli Stati Uniti siamo sottoposti da un anno alla peggiore forma di condizionamento dello Stato sprofondo e dei suoi media quisling, creando l’allucinazione di massa che il presidente Donald Trump sia un agente segreto russo. L’obiettivo è rovesciare un’elezione democratica, dove lo stesso popolo ha dovuto superare una frode continua per vincere. Mentre, difatti, i partecipi alla creazione di tale allucinazione di massa coprono la propria collusione con la Russia come spionaggio e tradimento. Quindi, non consideratemi impressionato dalla valutazione della storia di Fukayama. La storia è una delle discipline praxeologiche. L’economia è un’altra. Qualsiasi analisi storica priva di imperativi economici è inutile. E l’ultimo argomento della storia di Fukayama è l’altezza della storia inutile perché non si pone la domanda di base “Cui Bono?” Chi avvantaggia?

La fine dell’Arabia Saudita
L’Arabia Saudita ha semplicemente sostituito un gruppo di autocrati con un altro, il principe ereditario (e presto re) Muhamad bin Salman. Non c’è un impulso democratico, ma la punta di lancia che Donald Trump e Vladimir Putin usano per ridisegnare il Medio Oriente. Le mosse di bin Salman sono state stupende per gravità e rapidità. Ma, se devi andare contro le persone più potenti del mondo, sii rapido e sarai distrutto. C’è una stampa ottusa alla luce l’estesa corruzione della nostra classe politica da Washington a Tel Aviv, da Bruxelles a Beirut. E sebbene impediti a coordinarsi apertamente o addirittura parlarsi, Putin e Trump si avvicinano tramite terzi mentre sembrano che non lo facciano. Lo status quo in Arabia Saudita è finito. Ora è il Paese di bin Salman. Grazie a Putin e Trump. Le vecchia alleanza tra Israele e Arabia Saudita è ora dichiarata, creando confusione tra certe persone. La loro penetrazione nei governi del mondo viene interrotta. Centinaia di miliardi di beni congelati. Decine di membri della famiglia incarcerati, molti erano finanziatori del corrottissimo Comitato Nazionale Democratico. Un pilastro importante del controllo statunitense viene atomizzato con l’arresto del principe Walid. Coincidenza che non può essere ignorata. Tutto succede in politica per una ragione. E a ogni guru confuso da ciò che accade, preoccupato che sia il preludio alla guerra regionale, ricordo che ci sono sempre più interpretazioni degli stessi eventi. Questa è la farina del mulino della storia. Per esempio, il missile sparato dallo Yemen sulla capitale saudita ebbe la conveniente ‘prova’ dell’origine iraniana. E’ una falsa bandiera di Salman o qualcun altro? Come sottolineava Zerohedge: “La nota narrativa è: proprio come i terroristi europei comodamente si suicidano portandosi sempre i passaporti per farsi identificare, l’Iran lascia sempre indicazioni vendendo illegalmente armi ai ribelli huthi nello Yemen”.

Domande in sospeso
Che succede se la purga di bin Salman sia la reazione a una falsa bandiera per scatenare la guerra all’Iran? Le forze israeliane e statunitensi ne avevano motivo. Sono sul punto di perdere tutto. Certamente è una teoria plausibile quanto quella dominante. L’atto di apertura del prossimo intervento estero di Salman. Perché Donald Trump è stato accolto dalla leadership cinese come nessun altro leader straniero negli ultimi 60 anni? Forse, nonostante la sua retorica, il Premier Xi Jinping sa che Trump è infatti sincero nel smantellare quella parte dell’impero statunitense che non serve più a nessuno, tranne ai pochi favoriti che s’incontrano a Davos e a Jackson Hole ogni anno? E Trump arriverà ad abbracciare la Via della Seta della Cina, a vantaggio degli Stati Uniti e del resto del mondo? Trump s’è fatto avanti salutando il Presidente Vladimir Putin in Vietnam all’avvio dell’APEC, nonostante una forte pressione contraria. Ancora una volta, perché? È il comportamento di un uomo che va in guerra? O che sta per essere indagato?

Più modi per prosciugare la palude
Il via per prosciugare la palude è un circuito, ma penso sia difficile discutere dove vadano le cose. Non verso il confronto con l’Iran ma in realtà l’opposto. Il segmento più arditamente anti-iraniano della casa reale saudita è impoverito e imprigionato. La CNN sarà venduta consentendo la fusione Time-Warner/AT&T. Jeff Zucker è fuori. Aggiungete un altro scalpo alla cintura di Steve Bannon insieme a quelli di Harvey Weinstein, Kevin Spacey e tanti a venire. Le vestigia della dirigenza neocon di Stati Uniti e Israele continueranno a sbandare e tentare di minare ciò che succede? Sì. Lo fanno da quando Trump è stato eletto poco più di un anno fa, ma non l’hanno fermato. Perché? Perché Putin era sempre all’opera emarginandoli. Trump ha fatto un accordo con i neocon ad agosto per cedergli il controllo della politica estera e, in effetti, ha esternalizzato la pulizia del Medio Oriente a Putin. Ma, prevedibilmente, anche loro non sono andati fino in fondo col loro comportamento. Trump ha imparato, come Putin, che i John McCain del mondo non rispettano gli accordi. Non sono “compatibili”. E, in quanto tali, dall’ultimo fallimento nell’abrogare Obamacare Trump va contro ogni pilastro che sostenga costoro. Finirà col processo di Hillary Clinton. Ma nel frattempo sembrerà che il mondo sia all’orlo della guerra mondiale.

E’ solo la storia
Alla fine, l’Arabia Saudita guardò il tavolo da gioco e vide che era sola. Re Abdallah ha visto i cambiamenti che andavano fatti. Incontrava Putin, concordando prezzi leggermente più elevati sul petrolio. La Cina si è offerta di acquistare una quota di Aramco, ma significava tagliare completamente i legami con gli Stati Uniti. Credo che l’offerta fosse un bluff. Era volta a spedire bin Salman da Trump che accettava di emettere l’OPA dell’Aramco a New York, ma doveva prendere il controllo e por fine al sostegno della famiglia reale al male mondiale. L’ultimo editoriale di Pat Buchanan lamenta che nessuno ascolta più quando gli Stati Uniti abbaiano. Ma, al tempo stesso, ciò che gli Stati Uniti abbaiano non vale l’aria smossa a più di venti anni dalla fine della storia. Questo è ciò che succede quando si ‘grida al lupo’ troppe volte. Benjamin Netanyahu infine lo capirà nelle prossime settimane. L’estensione della purga di bin Salman e i suoi effetti non solo sul Medio Oriente, ma su Stati Uniti ed Unione europea potranno essere valutati nei retroscena solo dagli storici. Un futuro Fukayama spunterà e lo vedrà dichiarando un’altra fine della storia. Ma, come sappiamo tutti, non finisce proprio nulla.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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2 Responses to La fine della “fine della storia”

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