Guerra sul Libano o sul prezzo del petrolio?

Tom Luongo, 13 novembre 2017Sembra che ogni giorno ci avvicini alla guerra mondiale. Le turbolenze dell’Arabia Saudita ora diventano aggressione a Libano e Iran. La Lega araba si riunisce per discutere dell’Iran. I sauditi attivano la loro forza aerea. La guerra di propaganda è a pieno ritmo e Israele aumenta la bellicosità contro Siria e Libano. Se avete seguito il mio lavoro precedente (qui e qui) saprete che non credo a una parola che ciò porti alla guerra. Sauditi e l’alleato ora conclamato Israele fanno rumore e, in alcuni casi, continuano ad agire aggressivamente. Ma non possono fare nulla di più sostanziale senza una parola da Stati Uniti e/o dalla Russia. Infatti, più agitano le sciabole, più è probabile che saranno messi al loro posto. Nel fine settimana i presidenti Trump e Putin s’incontravano in Vietnam, per quanto brevemente, pubblicando dichiarazioni che chiarivano che, nonostante l’opposizione dello Stato profondo, sono in sintonia su una nuova guerra. Non la vogliono. Israele cerca di spacciare l’accordo di Amman firmato da Putin e Trump come creazione di una “zona senza l’Iran” nei pressi delle alture del Golan, ne è la prova. Israele, in ogni caso, non è altro che un istigatore in quella parte della Siria, cogliendo ogni occasione per attaccare impunemente il vicino sovrano ogni settimana. E il tentativo di spacciarlo alla propria gente come prova dell’influenza sui colloqui chiarisce la debolezza della posizione del governo israeliano. Mentre si avvicina il vertice di Sochi, dove avrà inizio il processo politico per la Siria del dopoguerra, sarà più evidente che Israele sarà solo se continua ad essere aggressivo. L’accordo di Amman è un passo lontano da ulteriori guerre. Quindi, se non è per la guerra, allora per cos’è tutto questo? Semplice. I soldi. I sauditi hanno bisogno di barili a 65-70 dollari da quest’anno in poi. Il rumor di sciabole e persino attaccare Hezbollah creando un possibile disagio nei rifornimenti darà ai manipolatori del petrolio il coraggio di alzare il prezzo.

Purga o Putsch?
Ci sono due scuole di pensiero su Muhamad bin Salman, e come Alexander Mercouris, credo all’unione del peggio di entrambi. “Le idee su Muhamad bin Salman variano tra chi lo vede autentico riformatore che sa che l’Arabia Saudita ha urgente bisogno di cambiare per evitare il collasso e chi lo vede come azzardato dittatore che intende concentrare in sé il potere saudita. Queste due teorie non si escludono. È possibile che Muhamad bin Salman sia entrambe le cose: intende diventare il dittatore per attuare le riforme che crede l’Arabia Saudita abbia bisogno per sopravvivere e probabilmente crede anche non possano essere realizzate in altro modo”. Così, per il momento guarda la situazione cercando di dirigerla, per quanto può, verso i suoi obiettivi. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ritiene ancora di aver il sostegno del governo statunitense e sfrutta il caos che Bin Salman ha creato per assicurarsi un futuro politico che, come già visto, è al lumicino. E ciò significa minacciare la stabilità regionale con una guerra per alzare il prezzo del petrolio. La notizia su una riunione di emergenza della Lega araba per discutere la “situazione dell’Iran” e mettere la forza aerea saudita in allerta, rientra nella stessa linea. Finora, tuttavia, i prezzi del petrolio si rifiutano di muoversi. E c’è il momento in cui i commercianti chiamano sempre il bluff dei leader mondiali che sembrano volere la guerra. I commercianti di petrolio ed oro si “stancano della guerra” abbastanza rapidamente e quasi sempre svaniscono dal raduno facendo prevalere le menti fredde. Può essere normale, ma questa volta penso che ci sia un bel richiamo. Trump da parte sua, non può trarre vantaggio dal caos. Si noti come tutti si concentrano sull’Arabia Saudita e non su piccoli dettagli in Siria?

Lebaneezer Scrooge
Il perché non vedremo una guerra è ovvio. Il nuovo principe ereditario saudita s’è smascherato come piccolo gangster arrestando e facendo dimettere il primo ministro libanese Sad Hariri. L’obiettivo era ovviamente spingere il governo libanese nel caos e provocare una violenta risposta da Hezbollah. Non funzionava. Infatti, è accaduto il contrario, com’era prevedibile. Le operazioni di cambio regime maldestre come questa incontrano sempre resistenza. Il governo della coalizione non è caduto. La gente lo sostiene. Le affermazioni del leader di Hezbollah Hasan Nasrallah sulle dimissioni di Hariri erano forti ma misurate. E la mancanza di violenze da parte di Hezbollah parla chiaro puntando il riflettore su bin Salman e la sua follia. Bin Salman ha tentato una mossa del genere col Qatar all’inizio dell’anno, costringendo gli altri membri del Consiglio di cooperazione del Golfo a bloccare finanziariamente e fisicamente il Qatar col preteso del sostegno ai terroristi. Non abboccando Hezbollah dice ai commercianti petroliferi sauditi di lavorare molto più duramente per avere i risultati dovuti. In entrambi i casi la Russia, con la sua struttura ed economia superiori, può andare avanti qualsiasi cosa accada al petrolio.

Nuovo vantaggio di Putin
Quindi, non si pensi che Putin sostenga i sauditi su questa mossa per aumentare di 20 dollari il petrolio. I media negli Stati Uniti ne avranno di che chiacchierare tra 3… 2 … 1. Infatti, sono sicuro che Putin voglia i sauditi disperati, e il prezzo attuale del petrolio è un po’ troppo alto per questo. 63 dollari per il Brent Crude è ottimo per l’economia russa. Sarebbe meglio per sauditi e Stati Uniti, come una nuova relazione di UBS dice, una crescita del PIL degli Stati Uniti quest’anno, per lo più dato dall’aumento dei prezzi del petrolio che porti a rinnovare le perforazioni. I sauditi hanno bisogno di 65-70 dollari al barile per stabilizzare il loro budget. Gli Stati Uniti hanno bisogno di prezzi più alti per sostenere la crescita. Nel frattempo l’economia della Russia si diversifica dal petrolio e relativo legame col dollaro statunitense. Quindi, non aspettatevi più di questo. Perché mentre i sauditi hanno bisogno di prezzi del petrolio più elevati, non possono creare una guerra per procura per ottenerli. Devono farlo da soli e sarebbe catastrofico per loro. Quel che è più probabile è che il prezzo arrivi a 55 dollari al barile Brent Crude. Putin continua ad accordarsi sulle armi economiche e difensive con tutta la regione promuovendo pace e stabilità. E lentamente ma sicuramente questi accordi costruiscono l’esatto quadro finale. Ora, tocca a Trump convincere Israele e Arabia Saudita ad aderivi ufficialmente, e a rendersi conto che non appaiono, e neanche davvero, controllare il prezzo del petrolio.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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