Sul “Corridoio di sviluppo Asia-Africa”

Vladimir Terehov New Eastern Outlook 4.08.2017

Con i recenti collocazioni e slogan sui diversi progetti economici internazionali, a fine maggio si aggiunse il nuovo “Corridoio di sviluppo dell’Asia-Africa”, AAGR. L’aspetto di questo progetto fu predeterminato dalla dichiarazione congiunta dei primi ministri di Giappone ed India, l’11 novembre 2016, che riassunse la visita di Shinzo Abe a Delhi su invito di Narendra Modi. Il quarto comma del documento afferma, tra l’altro, che “la migliore connettività tra Asia e Africa, realizzando una libera e aperta regione Indo-Pacifica, è vitale per la prosperità dell’intera regione“. A tal fine, si prevedeva di stabilire uno “stretto coordinamento, sia bilaterale che con altri partner”. Sei mesi dopo, alcune considerazioni relative al progetto AAGR furono discusse a margine della riunione annuale (52.ma) della Banca africana di sviluppo, svoltasi a fine maggio (cosa notevole) nella città indiana di Ahmedabad, sulle coste occidentali del Paese. Più di 3000 delegati provenienti dai 54 Paesi africani parteciparono al forum dell’ADB. Uno degli eventi chiave a margine del forum fu l’incontro tra esperti e funzionari tripartiti (giapponesi-indiani-africani), in particolare i ministri delle finanze di India e Giappone, nonché la leadership dell’ADB. Una dichiarazione sul sito della banca afferma che durante questi incontri, funzionari di India e Giappone, nonché imprenditori privati di entrambi i Paesi discussero della cooperazione bilaterale con l’obiettivo di creare le condizioni più appropriate per lo sviluppo economico dell’Africa. I commenti sull’AAGR sono piuttosto inutili, dato che il progetto sembra non abbia ancora superato l'”accordo di intenti”. Per noi è interessante come nuovo elemento, molto importante, del gioco politico globale in cui le maggiori potenze asiatiche, quali Cina, India e Giappone, abbiano sempre più influenza. Uno degli strumenti utilizzati dagli attori è l’avvio di progetti d’integrazione, con l’apparente scopo politico di attrarre nell’orbita dei propri interessi il massimo numero di “altri” Paesi in Asia, Africa, America Latina e persino Europa.
Su NEO, la motivazione di Cina, India e Giappone nel concentrarsi sui Paesi non solo del proprio continente ma anche dell’Africa, è stata discussa più volte. Inoltre, vi è la tendenza alla formazione del tandem Giappone-India, sempre più coordinato contro la Cina. Ciò fu dimostrato, in particolare, dall’ultima riunione dei premier giapponese ed indiano. Nel gioco geopolitico di oggi, è una delle tendenze più allarmanti. Tuttavia, la sua presenza è indubbia e il peggio che qualsiasi osservatore del Pacifico può fare è ignorare le realtà negative associate a tale tendenza. Tuttavia, non vanno persi di vista i risultati positivi (scarsi), ad esempio nelle relazioni cino-giapponesi. Il confronto con la Cina del tandem giapponese-indiano è indubbiamente uno dei motivi principali del progetto AAGR. Questo fatto è ben chiaro a Pechino, dove l’Africa è da tempo considerata una delle aree principali per la diffusione della propria influenza. Tuttavia, il quotidiano cinese Global Times esprime la speranza che l’AAGR possa diventare un complemento, piuttosto che un concorrente, al progetto della rinascita della “Grande Via della Seta”, in cui l’Africa è considerata importante partner. Ancora una volta, va notato che, per entrambi gli avversari regionali della RPC, l’adesione alla Grande Via della Seta (o l’accordo con il progetto AAGR) potrebbe essere molto vantaggiosa. In particolare, sarebbe molto più facile per l’India realizzare i propri progetti di costruzione di diversi corridoi di trasporto e industriali pronti ad attraversare il Paese da nord a sud e da ovest ad est. India e Giappone, continua il Global Times, troverà molto più facile operare in Africa in collaborazione e non in concorrenza con la Cina, che da tempo è leader negli scambi ed investimenti nel continente. Il volume dei soli beni commerciali sino-africano si avvicina ai 200 miliardi di dollari, tre volte quello dell’India, il secondo maggiore in questo indicatore.
Un recente studio di McKinsey&Company, nota società di consulenza, esamina in dettaglio tutti gli aspetti della politica di sviluppo della Cina sul continente africano. I principali progetti cinesi (già attuati e pianificati), il volume degli investimenti finanziari e altri aspetti della cooperazione tra Cina e Africa, sono davvero impressionanti. Vi sono oltre 10000 aziende cinesi che attualmente operano nel continente, con l’aiuto di cui circa il 30% dei prodotti africani sono fabbricati. L’attività cinese è presente nel 90% delle aziende private africane. Entro il 2025 il volume del commercio bilaterale potrebbe raggiungere i 440 miliardi di dollari. Né India né Giappone possono vantare nulla di simile. Pertanto, l’appello della RPC alla cooperazione, piuttosto che alla concorrenza, in Africa ai primi due dovrebbe sembrare molto attraente. Tuttavia, come è stato notato su NEO più volte, vi sono serie sfide politiche alla cooperazione reciprocamente vantaggiosa del tandem giapponese-indiano con la Cina. E, come dimostrato recentemente, hanno solo esacerbato le relazioni sino-indiane. È quindi difficile prevedere una risposta positiva alla proposta di Pechino a Tokyo e Nuova Delhi di allineare il progetto AAGR alla Via della Seta.Vladimir Terekhov, esperto di questioni della regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La politica nucleare degli USA è il problema

Finian Cunningham SCF 13.08.2017Le minacce del presidente Donald Trump e del Pentagono di “distruggere il popolo nordcoreano”, dette con fervida freddezza, dimostrano che la classe dirigente statunitense non è inconsapevole di commettere il crimine supremo di genocidio di civili inermi. Le minacce alla Corea democratica, nella stessa settimana in cui il mondo celebrava il 72° anniversario del bombardamento atomico statunitense delle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki nel 1945, uccidendo oltre 200000 persone, sono profondamente connesse. Comprenderlo è essenziale per avere una soluzione pacifica della crisi attuale ed evitare una guerra catastrofica. Parlando dal suo golf club privato di New Jersey, Trump spiegava che la potenza che gli Stati Uniti avrebbero scatenato contro la Corea democratica sarebbe “qualcosa che il mondo non ha mai visto prima”. Tale arroganza nel compiere una simile devastazione dimostra la mentalità genocida dei governanti statunitensi. Le parole di Trump furono ripetute dal capo del Pentagono James Mattis che avvertiva il popolo nord-coreano di un’imminente “distruzione”. Una qualsiasi equivalenza tra Stato comunista nordcoreano e governanti statunitensi è assurda. I grandi arsenali nucleari sproporzionati sono un problema, per iniziare. Anche la differenza nella postura geografica: le forze statunitensi in Corea del Sud sono al confine con la Corea democratica, e non viceversa. Anche la retorica: Kim Jong-un può usarla trasformando gli Stati Uniti “in cenere”, ma la politica nordcoreana è sempre nel contesto dell’autodifesa e della risposta a ciò che vede come aggressione statunitense. La retorica di Washington, d’altra parte, è offensiva, e da decenni. “Avere tutte le opzioni sul tavolo” è il codice del diritto esplicito di lanciare un attacco preventivo, anche usando armi nucleari. Non solo la mentalità genocida dei governanti statunitensi è coerente con l’orribile crimine contro il Giappone di 72 anni fa e con la geopolitica. Il vero motivo per cui Washington sganciò le bombe atomiche il 6 e il 9 agosto 1945 era impedire la caduta del Giappone e della penisola coreana per mano dell’Unione Sovietica che avanzava. Gli statunitensi già pensavano alla divisione globale del dopoguerra ed erano decisi ad impedire al comunismo di trarre vantaggio territoriale dalla sconfitta del nazismo e del fascismo giapponese. Come Martin Hart-Landsberg racconta nel suo superbo libro di storia coreana, lo scopo del primo bombardamento nucleare statunitense del Giappone era terrorizzare la regione e fermare l’avanzata delle forze sovietiche nel Pacifico. Soprattutto impedire la totale liberazione della Corea tramite l’alleanza delle guerriglie della resistenza comunista coreana che combattevano per rovesciare l’occupazione coloniale giapponese. Dal genocidio nucleare in Giappone sorse l’inevitabile divisione della Corea con un Nord comunista e un sud filo-occidentale, ricostruito da quisling usciti dall’occupazione imperiale giapponese (1910-45). Sebbene la politica democratica progressista abbia acquisito forza e potere governativo nella Corea del Sud negli ultimi due decenni, lo Stato sudcoreano fu segnato nei primi quattro decenni del dopoguerra da un’eredità politica colonialista giapponese, autoritaria, fascista e ovviamente filo-statunitense.
Durante la guerra di Corea (1950-53), l’esercito statunitense che sostenne il Sud contemplò l’uso di armi nucleari contro il Nord comunista e l’alleato cinese. I bombardieri nucleari statunitensi sorvolarono il territorio settentrionale per deliberati atti di terrorismo. Le persone furono costrette a vivere in grotte perché gli statunitensi avevano distrutto ogni città con le armi convenzionali, uccidendo due milioni di civili. Quando le forze statunitensi oggi fanno volare bombardieri nucleari B-1 sulla penisola coreana, come hanno fatto questa settimana proprio mentre Trump rilasciava la sua diatriba su “fuoco e furia”, il popolo della Corea democratica ha tutte le ragioni di temere l’Armageddon dai cieli. Se lo ricorda e fin dalla fine della guerra ha dovuto vivere nell’ombra del genocidio statunitense. Gli statunitensi si rifiutarono di firmare il trattato di pace alla fine della guerra coreana nel 1953. Tecnicamente, quindi, gli Stati Uniti sono ancora in guerra nella penisola. La presenza perenne di forze militari statunitensi in Corea del Sud e le manovre di guerra multiple condotte ogni anno, ricordano chiaramente al Nord che le ostilità potrebbero riprendere in qualsiasi momento. Mettiamo ciò in una prospettiva adeguata, invece di farsi avvelenare dalla distorsione dei media occidentali. La Corea democratica è uno Stato chiuso soprattutto perché ha subito l’assedio illegale delle forze statunitensi per 64 anni. Ciò che il pubblico occidentale sa della Corea democratica è una caricatura della propaganda statunitense che mira a demonizzare il nemico. Ma da ciò che possiamo dire dai frammenti d’informazione, il popolo è soddisfatto del proprio sistema politico. Allora perché non li lasciamo vivere in pace? Dopo tutto, la Corea democratica non ha attaccato nessuno dei vicini, né interferisce nella regione. Tutto ciò che vuole è il diritto di esistere in modo pacifico e non sotto la continua minaccia dell’annientamento nucleare dagli Stati Uniti. Quindi, dedica gran parte delle risorse nazionali al programma di armi nucleari.
Lawrence Wilkerson, che lavorò nel dipartimento di Stato degli Stati Uniti durante la presidenza GW Bush, ammette candidamente che i negoziati con la Corea democratica non sono mai stati onorati da Washington. Wilkerson lavorò con i nordcoreani sul precedente accordo nucleare del 2000, in cui Pyongyang s’impegnò ad abbandonare il programma di armi nucleari in cambio degli aiuti occidentali per sviluppare l’energia atomica civile. Ma, dice, l’amministrazione Bush rinunciò all’accordo, definendo la Corea democratica “asse del male”. Ragionevolmente, Pyongyang riprese a costruire le difese nucleari. Quando il Presidente Trump questa settimana ha disprezzato “i fallimenti” delle precedenti amministrazioni Clinton, Bush e Obama nel trattare con la Corea democratica, mentiva o ignorava, più probabilmente quest’ultima. Il “fallimento” della politica statunitense in Corea è impedire alla diplomazia di avere successo. Questo perché la geopolitica statunitense è fondamentalmente basata sulle ambizioni di dominio egemonico, non solo in Asia-Pacifico ma in ogni altra regione del mondo. È parte essenziale del capitalismo statunitense. Tale dominio è sostenuto dall’aggressione militare statunitense, e in particolare dal diritto di fare la guerra a chiunque sfidi l’ordine globale statunitense, anche usando per primi le armi nucleari sui civili. L’ex-ministro degli Esteri inglese Malcolm Rifkind, in un articolo per il forum di Valdai in Russia, affermava: “Non esiste una soluzione semplice per questa crisi”. Perché gli intelligenti russi si sentono obbligati ad ascoltare uno come Rifkind è un mistero. In ogni caso, Rifkind sbaglia. Può sembrare che non ci sia una soluzione semplice per gente dalla mentalità di Rifkind, imbevuta di propaganda imperialista USA e che senza dubbio considera la Corea democratica “il problema”. (Proprio come costoro considerano Iran, Russia, Venezuela, Siria, Cuba e così via dei problemi). Ma in realtà c’è una soluzione diretta e precisa al conflitto continuo in Corea. Cioè, gli Stati Uniti ritirino i loro militari e le continue minacce d’aggressione alla Corea democratica. Gli Stati Uniti devono sedersi con la Corea democratica e le altre nazioni della regione, tra cui Cina e Russia e discutere da pari sui requisiti per una convivenza pacifica. Per cominciare, gli Stati Uniti dovrebbero essere obbligati a firmare un trattato di pace con la Corea democratica e dichiarare apertamente il rifiuto dell’uso della violenza a scopi politici. Una soluzione a portata di mano. Richiede semplicemente che gli Stati Uniti cominciano a rispettare il diritto internazionale e a rinunciare alla loro prerogativa genocida di distruggere altri popoli. Le maggiori potenze della regione, Russia e Cina, devono insistere su questo requisito fondamentale. Devono affermare chiaramente che i colloqui con tutti dovrebbero essere convocati immediatamente e che tutte le parti devono impegnarsi a un accordo pacifico. Senza eccezioni e scuse.
Ciò che è in ultima analisi problematico, e il mondo lo vedrà, è che gli Stati Uniti come li conosciamo col loro sistema dirigente, non potranno e non possono rispettare questa semplice soluzione. Perché sono intrinsecamente un aggressivo regime canaglia che “eccezionalmente” s’arroga il “diritto” di minacciare l’annientamento del resto del mondo.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’economia della Russia accelera

I BRICS superano le aspettative dell’economista che ne coniò l’acronimo
Xinhua,15/08/2017

I risultati economici delle cinque maggiori economie emergenti del mondo, conosciute come i “BRICS”, superano le aspettative di Jim O’Neill, l’economista che coniò l’acronimo. L’ex-capo economista della Goldman Sachs coniò l’acronimo “BRIC” nel 2001 per descrivere Brasile, Russia, India e Cina, le cui economie, secondo le sue stime, sarebbero emerse nel ventunesimo secolo svolgendo un ruolo di primo piano nel mondo degli affari. Il Sud Africa in seguito entrò nel gruppo, rinominato “BRICS”. “Sedici anni dopo, la quota dei Paesi BRICS del PIL mondiale è molto più alta di quanto avevo immaginato“, afferma O’Neill in un’intervista a Xinhua. Nell’articolo intitolato “Il miglior sviluppo delle economie globali dei BRIC” del 2001, O’Neill ritenne che i Paesi BRIC avrebbero avuto un valore economico complessivo di circa 11600 miliardi di dollari oggi. Tuttavia, il valore attuale è pari a 16600 miliardi. Gli anni 2000 furono un periodo nel quale il gruppo superò le stime di O’Neill, attirando l’attenzione del mondo. Per il Fondo monetario internazionale (FMI), tra il 2001 e il 2011 il tasso di crescita medio annuo dei Paesi BRICS fu: 3,8% per il Brasile, 4,8% per la Russia, 7,8% per India, 10,7% per la Cina e 3,7% per il Sud Africa. Questo progresso tuttavia fu rallentato nel successivo decennio, nel periodo in cui l’economia mondiale si riprendeva dalla grave crisi finanziaria e con alcuni Paesi, come la Cina, entrati in una nuova fase di sviluppo. O’Neill, tuttavia, ha respinto le accuse di certi esperti che credono che i Paesi BRICS siano in declino. Non è ragionevole considerare un rallentamento della crescita delle economie combinate, ritiene O’Neill. L’economia cinese ha continuato ad espandersi nel primo semestre di quest’anno, con una crescita del PIL del 6,9%, circa 38200 miliardi di yuan (5600 miliardi di dollari), secondo il National Bureau of Statistics della Cina. Inoltre, Russia e Brasile hanno subito flessioni negli ultimi anni, ma l’economia brasiliana è salita di nuovo nel primo trimestre del 2017 dopo un calo prolungato, mentre la Russia ha registrato un tasso di crescita del 2,5% annuo nel secondo trimestre. “Il fatto che la crescita sia rallentata è insignificante, dato che i risultati sono già migliori di quelli che previdi 16 anni fa, principalmente in Cina, ma anche in India, nonostante i problemi di Brasile e Russia. […] E’ ridicolo dire che la crescita non è così importante semplicemente perché sono cresciuti di meno”, ha detto. Inoltre, O’Neill guarda anche ad altri Paesi che potrebbero sorprendere il mondo nei prossimi decenni. “Direi che nei prossimi 50 anni, forse quattro Paesi potrebbero diventare importanti quanto Russia o Brasile (economicamente)“, affermava O’Neill. “Certamente Indonesia, probabilmente Messico e Turchia e, cosa meravigliosa, forse la Nigeria. Ma vedremo. Il fatto che abbiano la capacità di diventarlo non significa che accadrà“, ha detto. “I Paesi BRICS hanno già detto di essere aperti a nuovi membri. Ma non credo che accadrà nel prossimo futuro, finché uno dei quattro Paesi non sarà chiaramente diventato molto più importante (economicamente)“, ha detto. La città di Xiamen nella Cina sud-orientale ospiterà presto il 9° vertice dei Paesi BRICS.L’economia della Russia accelera
Maggiore crescita della produzione in controtendenza a un’inflazione in rapida espansione e a un risparmio più elevato
Russia Feed  15/08/2017

Rosstat, l’agenzia statistica statale russa, forniva cifre ufficiali a conferma di ciò che è già noto; l’economia russa è accelerata notevolmente nel secondo trimestre, crescendo ad un tasso annuo del 2,5% nel periodo aprile-giugno, contro lo 0,5% del periodo gennaio-marzo. Inoltre, la banca centrale normalmente assai prudente prevede un’inflazione negativa o deflazione (cioè i prezzi in calo) per agosto. Questo è probabile in quanto la produzione alimentare in Russia continua a crescere, con la vendemmia che si prevede maggiore di quanto stimato e una produzione totale alimentare in Russia che dovrebbe superare il totale dell’anno scorso, nonostante la primavera e l’inizio dell’estate freddi. La produzione alimentare più alta nei mesi estivi, tradizionalmente, si traduce nel calo dei prezzi alimentari, trascinando in basso l’inflazione globale, e sembra che ciò sarà ancora il modello di quest’anno. La crescita del PIL in Russia tende ad essere più elevata nella seconda metà dell’anno che nella prima, anche se questo non è un modello fisso. Tuttavia, con l’inflazione che continua a scendere e la produzione alimentare a salire, probabilmente sarà così quest’anno. Se sarà così, la possibilità che la produzione dell’economia russa quest’anno ripiani completamente le perdite subite dalla recessione, sarà adempiuta presto. Dato che il recupero è guidato da investimento e produzione, come hanno sempre voluto le autorità russe, ci vorrà altro tempo prima che il tenore di vita russa torni completamente al livello pre-recessione, anche se sembra accada molto prima di quanto previsto (anche delle stesse autorità russe).
Indipendentemente dal punto di vista economico, l’economia crescerà costantemente fino alle elezioni presidenziali del prossimo anno, con la popolazione sempre più consapevole di ciò. Se si suppone che la politica economica russa, come la politica economica in occidente, sia guidata da preoccupazioni politiche, cosa che non credo affatto, allora le autorità russe hanno raggiunto l’obiettivo di creare le condizioni per l’ottimismo economico prima delle elezioni. L’osservazione spesso fatta sui tassi di crescita russi di quest’anno è che a la crescita del 2-3% in Russia rimane inspiegabile per gli standard mondiali. Ciò tuttavia trascura il punto chiave che la priorità per le autorità russe non è il tasso di crescita complessivo ma una bassa inflazione, mantenendola sotto il tasso annuo del 4%. Il risultato è che ora la Russia ha tassi d’interesse reali di circa il 5%, in contrasto con le economie occidentali che generalmente crescono poco meno del tasso di crescita trimestrale corrente della Russia, ma dove i tassi di interesse reali sono nulli o addirittura sotto zero. Il risultato è che la crescita in Russia è in controtendenza con l’aumento del risparmio, di cui ora vi sono i primi segnali netti, mentre in occidente, a fronte dell’aumento del debito garantito si gonfiano i prezzi dei beni (principalmente terra e azioni). Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, il risparmio maggiore si ha solitamente quando le imprese e soprattutto i consumatori devono pagare il debito, generalmente causando una recessione basata su tagli a investimenti e domanda. La Russia, al contrario, attraverso le azioni deliberate del governo, gradualmente diventa un’economia, come quella della Germania e dell’Estremo Oriente, in cui investimenti e domanda sono finanziati non dal debito garantito contro l’inflazione dei titoli, ma dai risparmi accumulati in ciò che diventa un ambiente dalla bassa inflazione. Inoltre, gli alti tassi d’interesse reali, impedendo ai prezzi di beni come terra e azioni di aumentare troppo rapidamente, spingono gli investimenti da questi settori a settori come produzione e agricoltura che il governo vede più produttivi.
Ciò ha storicamente guidato i Paesi che seguono il modello degli investimenti maggiori in quei settori dell’economia, innanzitutto la produzione, ma anche l’agricoltura in Russia, che comportano una maggiore produzione, proprio ciò che inizia a vedersi ora in Russia.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Zenryoku☆Summer!

Aho Girl Opening Full 「Zenryoku☆Summer!」 by Angela

Aho Girl Ending Full: Odore! Kyuukyoku Tetsugaku by Sumire Uesaka

Sumire Uesaka

Eien no Kotae

Seikaisuru Kado 正解するカド ED 「Eien no Kotae」 (Peformed by Haruca)

正解するカド-OP テーマ[旅詩] Seikaisuru Kado – OP: Tabiuta (performed by Saraka Tsukai and M·A·O)