Russia e Cina sventano l’opzione militare degli USA contro il Venezuela

Venezuela Infos 28 ottobre 2017Di fronte all’intenzione degli Stati Uniti di intervenire in Venezuela e di controllare il Paese, si è frapposta l’alleanza con Cina e Russia, potenze nucleari che sfidano l’egemonia mondiale degli Stati Uniti.

Cina: Fascia e Via
La Cina ha proposto di riattivare la Via della Seta, l’antica via commerciale che una volta si estendeva dalla Cina ad occidente, all’impero romano, con cui la seta orientale arrivò per la prima volta in Europa. È attraverso questo corridoio di scambi di risorse energetiche e materie prime, che il Presidente Xi Jinping cerca di riaprire i canali tra la Cina e l’Asia centrale, il Medio Oriente e l’Europa. La Belt and Road Initiative (ICR) fu lanciata nel 2013. Comprenderà le rotte terrestri (la Cintura) e marittime (Via) in modo che il Paese sia meno dipendente dal mercato statunitense per le esportazioni e migliori le relazioni commerciali nella regione, principalmente attraverso investimenti infrastrutturali volti a rafforzare la leadership economica della Cina. La Cina presterà 8 miliardi di dollari per le infrastrutture in 68 Paesi, dalla popolazione totale di 4400 milioni di abitanti (il 65% della popolazione mondiale) e il 30% dell’economia mondiale. Ciò è pari a sette volte il Piano Marshall degli USA per ricostruire l’Europa dopo la Seconda guerra mondiale. La cintura copre sei corridoi economici: il nuovo ponte continentale eurasiatico, il corridoio Cina-Mongolia-Russia, il corridoio Cina-Asia centrale-occidentale, il corridoio della penisola d’Indocina, il corridoio Cina-Pakistan e i corridoi Bangladesh-Cina e Cina-India-Birmania. Sarà anche estesa all’America latina via mare. Oltre ad esportare prodotti in eccedenza, con l’ICR il governo cinese prevede di esportare l’eccedenza produttiva col trasferimento industriale nei Paesi periferici, lungo i vari corridoi dell’iniziativa. Realizzando prodotti industriali di fascia alta, commercializzerà treni ad alta velocità, centrali energetiche e apparecchiature per telecomunicazioni.

La Russia nel riassetto geostrategico
Da parte sua, la Russia mantiene una politica estera considerata “intelligente” da diversi analisti e ha superato la crisi causata dal rallentamento economico, dalle sanzioni occidentali e dalla caduta dei prezzi del petrolio. La sua strategia è diretta a creare l’Unione economica eurasiatica che riunisce Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Armenia con l’intento di costituire un unico mercato comune per la libera circolazione di beni, servizi, capitali e persone e, inoltre, un’area con una politica di migrazione, istruzione e persino informazione. Dopo l’adesione della Crimea, la guerra nell’Ucraina orientale e l’impegno in Siria, il Cremlino persegue obiettivi molteplici di stabilità interna e presenza internazionale stabilizzando i rapporti con la Turchia, permettendole di consolidare l’influenza con la vittoria sui gruppi terroristici in Siria. La Russia ha riorientato le alleanze geopolitiche dopo che gli Stati Uniti hanno progettato e sostenuto il rovesciamento del governo ucraino di Viktor Janukovich e installato un regime di destra tentando di rafforzarne l’accerchiamento. Washington e le sue agenzie hanno speso 5 miliardi di dollari finanziando i “programmi per la diffusione dei valori e la formazione politica” in Ucraina, fomentando una rivoluzione arancione occupando piazza Maidan con l’intero processo delle ben note tensioni che hanno portato alle sanzioni imposte a Mosca, assieme all’Europa. Uno degli obiettivi della politica estera nel novembre 2016 era rafforzare la posizione della Russia come Paese predominante nel mondo moderno e a recuperarne l’influenza nella stabilità e sicurezza del sistema democratico mondiale. Qui, tra l’altro, vi sono alcune direzioni specifiche:
– Lotta contro la pressione politica ed economica di Stati Uniti ed alleati, che porta alla destabilizzazione globale.
– Continuare il lavoro congiunto con l’Unione europea (UE) che rimane per la Russia un importante partner politico ed economico.
– Mantenere l’obiettivo di stabilizzare la situazione in Medio Oriente e Africa del Nord.
– Opporsi ai tentativi d’interferire negli affari interni della Russia per averne un cambio incostituzionali del potere.
– Utilizzare le nuove tecnologie per rafforzare la posizione dei media russi e aumentare la sicurezza informatica del Paese.
– Considerare il piano per costruire un sistema di difesa aerea statunitense come minaccia per la sicurezza nazionale, dando alla Russia il diritto di adottare le necessarie risposte.
– Considerare come intollerabile ogni tentativo di pressione dagli Stati Uniti e reagire con forza ad ogni azione ostile.
– Costruire rapporti reciprocamente vantaggiosi con gli Stati Uniti.
– Rafforzare i legami della Russia con America Latina e Caraibi.
A causa delle sanzioni occidentali, che hanno ridotto l’accesso delle imprese russe a tecnologia, investimenti e credito occidentali, nonché la diminuzione del prezzo del petrolio, avviava il processo d’integrazione economica ed allineamento politico in contrappeso all’UE, creando lo spazio economico da San Pietroburgo a Shanghai.Il blocco di Cina e Russia avanza attraverso una visione multipolare
Le due nazioni condividono sempre più la visione mondiale multipolare, sottolineando l’importanza di avere nazioni forti che godono di piena libertà d’azione a livello internazionale. Condividono le critiche ai governi occidentali e denunciano ciò che vedono come biasimevole copertura mediatica occidentale. Denunciano anche il finanziamento di organizzazioni non governative (ONG) e l’uso di tecniche di mobilitazione con le reti sociali per creare instabilità. Nel 2011-2012 Putin scacciò le ONG sponsorizzate dagli Stati Uniti responsabili delle proteste svoltesi a Mosca; nel 2014 Pechino vide la mano straniera dietro il movimento di protesta a Hong Kong. Recentemente, il segretario del Tesoro statunitense Steven Mnuchin minacciava la Cina di escluderla dal sistema internazionale del dollaro USA se non sostiene le nuove sanzioni contro la Corea democratica, spingendo l’analista Paul Craig Roberts alla seguente riflessione: “Il governo degli Stati Uniti, Stato in bancarotta con un debito di oltre 20 trilioni di dollari, costretto a creare soldi per acquistare il proprio debito, minaccia la seconda economia mondiale, il cui potere d’acquisto è superiore a quello dell’economia statunitense”, e ciò secondo lo scenario che prevede che grandi quantità di transazioni economiche usciranno dal sistema del dollaro, causandone riduzione del volume e dell’importanza. Russia e Cina acquistano sempre più oro per sostenere le loro economie e affrontare il valore artificiale del dollaro, mentre i Paesi centroasiatici iniziano a commerciare con le proprie valute, soprattutto petrolio, un grave colpo al petrodollaro.

America Latina all’orizzonte
Gli analisti affermano che l’esistenza stessa del gruppo dei BRICS (Brasile, Russia, Cina, India e Sudafrica) promuove l’autonomia degli Stati latinoamericani a livello internazionale e ne allarga il margine di manovra in politica estera. È un gruppo che occupa il 29% della terra del pianeta (non contando l’Antartide), concentra il 43% della popolazione mondiale e quasi il 27% del PIL globale in termini di potere d’acquisto. Al vertice dello scorso settembre, il blocco accettava di creare la nuova Banca per lo sviluppo, che prevede di prestare 4000 milioni di dollari nel 2018, mentre finanzia progetti a medio termine nel settore privato. Fu inoltre deciso di creare un fondo obbligazionario nazionale per “contribuire a garantire la stabilità degli investimenti nei Paesi BRICS, stimolandone lo sviluppo dei mercati obbligazionari nazionali e regionali, tra cui la crescita della partecipazione del capitale privato estero e il miglioramento della stabilità finanziaria dei Paesi BRICS“. Molti analisti affermano che se la Cina riesce a rivedere la mappa del commercio mondiale, creerà opportunità per le esportazioni latinoamericane trovando nuovi mercati in Asia. Si parla anche di un cavo in fibra ottica Trans-Pacifico per collgare le due regioni, mentre la Cina è interessata a finanziare gallerie, strade e ferrovie che consentano d’inviare prodotti dalle coste atlantiche dell’America Latina in Cina e viceversa. Commercio ed investimenti della Cina in America Latina sono cresciuti esponenzialmente a partire dal 2000, mentre le esportazioni dell’America Latina in Cina, dopo l’accelerazione delle sanzioni nel 2014, sono aumentate da 5000 milioni di dollari, nel 2000, a 120000 milioni nel 2012, mentre aumentavano le importazioni dalla Cina, generando un saldo totale di circa 230000 milioni di dollari all’anno. Per molte delle principali economie dell’America latina, come Brasile, Argentina, Cile e Perù, la Cina ha sostituito gli Stati Uniti come principale partner economico, ma non come investitore. Questa è una sfida cruciale all’egemonia economica di cui gli Stati Uniti godevano nella regione dal declino dell’impero inglese, risultato della Seconda guerra mondiale. La collaborazione strategica della Russia con il Brasile, in particolare nel quadro dei BRICS, nonché la cooperazione con Argentina, Venezuela, Cuba, Nicaragua e altri Stati dell’America latina e dei Caraibi, cerca le risposte a nuove sfide e minacce. L’inserimento di società russe nei settori dinamici dell’industria, dell’energia, delle comunicazioni e dei trasporti nei Paesi della zona è stata accompagnata dal consolidamento dei collegamenti nella Comunità degli Stati dell’America latina e dei Caraibi (Celac). La relazione della Russia con i partner latinoamericani (in particolare Argentina, Brasile, Cile, Uruguay ed Ecuador) ha fatto un altro passo dopo l’escalation delle sanzioni del 2014, che hanno limitato importazione di prodotti alimentari provenienti da UE, USA, Canada, Australia e Norvegia. La Russia li ha sostituiti con le importazioni dall’America Latina e ha avviato la missione di rendere l’economia più competitiva e diversificata dando maggiore sostegno allo sviluppo dell’economia agricola. Il commercio stimato della Russia con America Latina e Caraibi fu di 24000 milioni di dollari nel 2013 mentre la Cina continua a detronizzare altri concorrenti stranieri, attraverso fusioni e acquisizioni che hanno raggiunto i 102200 milioni di dollari investiti dalla Banca di Sviluppo Cinese (CDB) e dalla Chinese Export-Import Bank (Chexim) tra il 2005 e il 2013. Va sottolineato che alcuno dei Paesi della cosiddetta Alleanza del Pacifico, blocco commerciale latinoamericano che comprende Cile, Colombia, Messico e Perù, decise all’epoca di rompere i rapporti con la Cina, anche se questo blocco è appariva un partner di Stati Uniti e Canada. I suoi membri (meno la Colombia) sono tra i Paesi che desideravano stabilire il partenariato Trans-Pacific (TPP) annullato da Trump lo scorso gennaio. Poiché ha poche posizioni nel Pacifico a causa della barriera di contenimento geografico di Giappone, Taiwan, Indonesia e altri Paesi controllati dagli Stati Uniti, la logica dell’espansione cinese è orientata verso il Pacifico del Sud.

Deterrenza in Venezuela
Il Venezuela è la prima destinazione latinoamericana degli investimenti cinesi. Dal 2001 sono stati sviluppati circa 800 progetti di cooperazione che hanno consentito lo sviluppo di settori strategici quali energia, petrolio, istruzione, salute, tecnologia, commercio, agroalimentare, agricoltura, infrastruttura, industria, cultura e sport. Nel 2013, il commercio bilaterale era aumentato di 13714 volte da 1,4 milioni di dollari nel 1974 a 19200 milioni di dollari. La Russia ha versato investimenti nella cintura petrolifera dell’Orinoco attraverso Rosneft, poi consolidati e che saranno sviluppati dopo l’incontro a Mosca dei Presidenti Putin e Maduro all’inizio di ottobre. Si prevede inoltre che la cooperazione agricola aumenti attraverso la creazione di impianti di trasformazione ad alta tecnologia. La cooperazione militare impegna più di 11000 milioni di dollari in missili, artiglieria, difesa aerea, fucili, elicotteri, caccia e sistemi logistici. Il commercio tra i due Paesi ha raggiunto il picco nel 2013, quando toccò i 2450 milioni di dollari. Nel maggio 2013 un accordo di riservatezza consentiva a Rosneft di ottenere dati geologici sui blocchi petroliferi del Mar Venezuelano per un possibile futuro sfruttamento, nella chiara intenzione di proteggere gli interessi commerciali cinesi e di garantire l’accesso russo ai futuri giacimenti di petrolio e gas in Venezuela. Cina e Russia ostacolano l’interesse degli Stati Uniti ad intervenire più decisamente nella politica venezuelana perché le alleanze del Paese dei Caraibi sono vitali per i loro obiettivi geostrategici. Le dichiarazioni di Mosca e Pechino su ogni aggressione degli Stati Uniti, negli ultimi anni sono state chiare. Entrambi i governi hanno chiesto la risoluzione sovrana dei conflitti e la non interferenza, poiché le sanzioni imposte dall’amministrazione Trump rappresentano un attacco diretto alle alleanze del Paese sudamericano. Perciò, quindi, il loro appoggio alla risoluzione dei conflitti in Venezuela attraverso le elezioni, sotto l’autorità dello Stato venezuelano e la sua istituzione elettorale, oggetto di attacchi, la CNE. Parte del conflitto globale si svolge su un territorio locale consentendo al Venezuela, nella riconfigurazione della dinamica geopolitica, di svolgere un ruolo decisivo a favore del mondo multipolare nella ricerca dell’equilibrio politico globale che permetta di esercitare i propri diritti sovrani.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Petroyuan: nuovo sistema monetario multipolare e difesa anti-sanzioni

AVN, 17 settembre 2017Le sanzioni economiche imposte dal governo degli Stati Uniti hanno spinto il Venezuela a implementare un nuovo sistema di pagamento internazionale, con l’idea di aprirsi al mercato multipolare e limitare il blocco economico dal Nord America. Il 7 settembre il Presidente della Repubblica Nicolás Maduro annunciava il nuovo piano “per liberarci dal dollaro”, utilizzando “valute di conversione libera, come yuan, euro, yen, rupia e valute internazionali, abbandonando il laccio del dollaro valuta oppressiva”, come affermava al Parlamento Federale, presentando il suo Piano Economico per la Pace all’Assemblea Nazionale Costituente (ANC). La prima azione s’è riflessa sul prezzo del greggio venezuelano, che per la prima volta veniva prezzato in yuan dal Ministero del Petrolio, pari a 306,26 yuan per barile, cioè 46,75 dollari. Inoltre, alcuni giorni prima il Vicepresidente della Repubblica Tariq al-Aysami informava che il Venezuela firmerà “il primo accordo commerciale in yuan per la vendita di petrolio alla Cina“. Venivano inoltre effettuate rettifiche per l’avvio delle operazioni con un paniere di valute del sistema di cambio dalla variazione complementare svincolata del mercato (Dicom), schema del Governo Nazionale che consente le operazioni di cambio valutario a società e persone fisiche ad un prezzo deciso dal mercato, fulcro del controllo dei cambi.

Russia e Cina: i pionieri
Con queste azioni, il Venezuela entra nel progetto già avanzato da Russia e Cina. L’economista messicano Ariel Noyola Rodríguez osservava in un articolo pubblicato da Actualidad RT nel maggio 2016, che “Mosca e Pechino commerciano petrolio con un canale di transizione volto verso il sistema monetario multipolare, cioè non basato solo sul dollaro ma su diverse valute e soprattutto che riflette i rapporti di forza dell’attuale ordine mondiale“. Un’azione decisa appunto dalle sanzioni economiche imposte nel 2015 da Washington e Bruxelles che, secondo l’analista, “incoraggiano i russi ad eliminare dollaro ed euro dalle transazioni commerciali e finanziarie, o altrimenti sarebbero stati esposti al sabotaggio nelle operazioni di vendita coi principali partner“. Quindi, da metà 2015, “gli idrocarburi che la Cina acquista dalla Russia vengono pagati in yuan e non in dollari“, permettendo di neutralizzare il blocco imposto a Mosca dalla crisi in Ucraina. “Vengono poste le fondamenta di un nuovo ordine finanziario basato sul petroyuan: la moneta cinese si prepara a diventare il fulcro del commercio Asia-Pacifico con le maggiori potenze petrolifere“, sottolinea Noyola Rodríguez nel testo: Il ‘petroyuan’ è la grande scommessa di Russia e Cina. L’analista prevede che in futuro l’OPEC adotterà questo modello di marketing petrolifero, una volta che Pechino lo richiederà e sottolinea che altre nazioni seguono questa premessa perché, “hanno capito che per costruire un sistema monetario equilibrato, la de-dollarizzazione dell’economia mondiale è una priorità“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il Venezuela smette di accettare dollari per il petrolio

Zerohedge 14 settembre 2017
L’orologio dell’apocalisse del petrodollaro (e quindi dell’egemonia statunitense) è solo a un minuto dalla mezzanotte?Apparentemente confermando ciò che Maduro aveva avvertito dopo le ultime sanzioni statunitensi, il Wall Street Journal riferisce che il Venezuela ha ufficialmente smesso di accettare i dollari USA come pagamento per l’esportazione del greggio. Come già notato, il Presidente venezuelano Nicolas Maduro affermava il 13 settembre che il Venezuela intende “liberarsi” del dollaro statunitense. Secondo Reuters, “Il Venezuela adotta un nuovo sistema di pagamenti internazionali e creerà un paniere di valute per liberarsi dal dollaro“, dichiarava Maduro in un incontro plenario con il nuovo “super-ente” legislativo, senza fornire dettagli. Maduro accennava ancora sul Paese latinoamericano che cercherà invece di utilizzare lo yuan, tra le altre valute. “Se insistono con il dollaro, usiamo il rublo russo, lo yuan, lo yen, la rupia indiana, l’euro“, aveva detto Maduro.
Secondo The Wall Street Journal, nel tentativo di eludere le sanzioni statunitensi, il Venezuela avverte i commercianti petroliferi che non accetterà pagamenti in dollari, almeno secondo quanto affermato da addetti alla nuova politica. I commercianti di petrolio che esportano il greggio o i prodotti petroliferi venezuelani hanno cominciato a convertire le fatture in euro. La compagnia Petróleos de Venezuela SA, conosciuta come PdVSA, ha informato i partner privati delle joint venture ad aprire conti in euro e a convertire le liquidità esistenti nella valuta principale dell’Europa, dichiarava un partner del programma. La nuova politica di pagamento non è stata annunciata pubblicamente, ma il Vicepresidente Tariq al-Aysami, sanzionato dagli Stati Uniti, dichiarava: “Per contrastare il blocco economico ci sarà un paniere di valute per liberarci dal dollaro“. Non c’era ancora alcuna reazione dai mercati, se non una modica offerta sui Bitcoin e un qualche calo di euro e oro (che per qualcuno non significherebbe nulla).Tuttavia, come avverte l’analista del debito della Nomura Siobhan Morden: “Si può dire ciò che si vuole per fare propaganda e apparire opposti agli Stati Uniti… Questo politica sarà a proprio detrimento“. Che succede se l’Europa sanziona anche il Venezuela? Rublo o yuan… o oro saranno l’unico modo per acquistare petrolio dal Venezuela?
Questa decisione della nazione con le più grandi riserve petrolifere mondiali, viene presa pochi giorni dopo che Cina e Russia presentavano la triade petrolio/yuan/oro all’ultimo vertice dei BRICS. Quando il Presidente Putin parlò ai BRICS rivelava una vera bomba geopolitica e geoeconomica. L’accento di Putin era su un “giusto mondo multipolare” e “contro il protezionismo e le nuove barriere al commercio globale”. Il messaggio va dritto al punto. “La Russia condivide le preoccupazioni dei Paesi BRICS sull’infelice architettura finanziaria ed economica mondiale, che non tiene conto del crescente peso delle economie emergenti. Siamo pronti a collaborare con i nostri partner per promuovere le riforme del regolamento finanziario internazionale e superare l’eccessivo dominio di un numero limitato di valute di riserva“. “Superare l’eccessivo dominio di poche valute di riserva” è il modo più politico di affermare di cosa i BRICS discutono da anni: come aggirare il dollaro statunitense, e quindi il petrodollaro. Pechino è pronta a sostenere il gioco. Presto la Cina lancerà contratti futures sul petrolio greggio valutati in yuan e convertibili in oro. Ciò significa che la Russia, oltre l’Iran, l’altro nucleo chiave dell’integrazione dell’Eurasia, può evitare le sanzioni statunitensi, vendendo idrocarburi nelle proprie valute o in yuan.
Rilanciare il passo è la vera vittoria cinese; lo yuan sarà completamente convertibile in oro nelle borse di Shanghai e Hong Kong. La nuova triade petrolio, yuan e oro è in realtà una tripla vittoria. Nessun problema se i fornitori di energia preferiscono essere pagati in oro fisico invece che yuan. Il messaggio chiave è schivare il dollaro statunitense. Russia e Cina, attraverso la Banca Centrale Russa e la Banca Popolare della Cina, sviluppano il cambio rublo-yuan da tempo. Una volta che si va oltre i BRICS agli aspiranti membri dei BRICS Plus e a tutto il Sud Globale, la reazione di Washington sarà nucleare (si spera, non letteralmente). Le norme strategiche della dottrina di Washington non permettono in alcun modo che Russia e Cina prevalgano sul continente euroasiatico. Tuttavia ciò che i BRICS hanno in riserva sul piano geo-economico non riguarda solo l’Eurasia, ma l’intero Sud Globale. Le sezioni guerrafondaie di Washington dedite a strumentalizzare l’India contro la Cina, o contro Russia-Cina, avranno un brutto risveglio. Per quanto i BRICS possano attualmente affrontare diverse turbolenze economiche, la lunga strada cercata, al di là della Dichiarazione di Xiamen, è stata imboccata.
Avendo minacciato la Cina oggi d’esclusione dallo SWIFT, si sospetta che Washington stia rapidamente perdendo tutti i grandi alleati nel sostenere l’egemonia (e implicitamente la sua macchina da guerra) guidata dai petrodollari. Richiesta per l’invasione del Venezuela tra 3… 2… 1…!Traduzione di Alessandro Lattanzio

Alessandro Lattanzio a Parstoday: l’occidente non tollera un Venezuela libero politicamente ed economicamente (AUDIO)

Teheran (Pars Today Italian) – Alessandro Lattanzio, saggista e analista di questioni politiche internazionali, viene intervistato dalla nostra Redazione. Lattanzio nell’intervento esamina vari aspetti e cause della volontà statunitense e occidentale nel destabilizzare il Venezuela.
Per ascoltare la versione integrale dell’intervento di Alessandro Lattanzio potete cliccare qui.

WikiLeaks rivela gli obiettivi statunitensi del cambio di regime a Caracas

Sputnik 03.08.2017WikiLeaks ha pubblicato un estratto di un cablo del 1988 tra il dipartimento di Stato USA e la sua ambasciata a Caracas: “Obiettivi, scopi e gestione delle risorse degli Stati Uniti in Venezuela“, evidenziando il valore delle riserve petrolifere del Venezuela per i governanti statunitensi. Il cablo chiarisce che l’obiettivo principale delle relazioni USA-Venezuela è assicurare che quest’ultimo continui a fornire una “quota significativa” delle importazioni di petrolio e abbia una posizione “moderata e responsabile” sui prezzi all’OPEC.
La notizia del 2 agosto arrivava il giorno dopo che il segretario di Stato degli USA Rex Tillerson avvertiva del “cambio di regime” in Venezuela. “Valutiamo tutte le opzioni politiche su ciò che possiamo fare per un cambiamento delle condizioni in cui Maduro decida di non avere un futuro e se ne vada, o per poter restituire i processi governativi alla loro Costituzione“, dichiarava Tillerson, ex-amministratore delegato del gigante petrolifero ExxonMobile. Le osservazioni di Tillerson a sua volta seguono simili dichiarazioni a luglio del direttore della CIA Mike Pompeo che riconosceva che gli Stati Uniti lavorano al cambio del governo eletto del Venezuela. “Sono stato a Città del Messico e Bogotà una settimana prima di parlarne, cercando di aiutarli a capire cosa potessero fare per avere il risultato migliore per la loro parte del mondo e la nostra parte del mondo. Sempre attenti quando parliamo di America meridionale e centrale e CIA, ma basta dire che speriamo molto che ci sia una transizione in Venezuela e poter fare del nostro meglio per capire la dinamica in modo da poterla comunicare al nostro dipartimento di Stato e ad altri“, aveva detto. L’affermazione di Pompeo scatenava la recisa risposta di Caracas, con Maduro che rimproverava Stati Uniti, Colombia e Messico. “Pompeo ha detto che CIA e governo degli Stati Uniti collaborano con i governi messicano e colombiano per rovesciare il governo ed intervenire in Venezuela. Chiedo ai governi di Messico e Colombia di chiarire tali dichiarazioni ed agirò politicamente e diplomaticamente di conseguenza davanti tale sfacciataggine“, dichiarava.
Il governo del Venezuela affronta le gravi sfide delle carenze alimentari e dell’inflazione scatenati dalla guerra economica prolungata dagli Stati Uniti contro il Paese, ulteriormente esacerbate dalle nuove sanzioni statunitensi. Anche il 2 agosto, il parlamento venezuelano guidato dall’opposizione approvava all’unanimità l’autorizzazione all’Ufficio del Procuratore generale ad avviare un’inchiesta su possibili frodi elettorali nelle elezioni per l’Assemblea Costituente. Antonio Mugica, amministratore delegato di Smartmatic, che fornisce sistemi di voto elettronici, dichiarava che i risultati delle elezioni sono stati manipolati e l’effettiva partecipazione potrebbe variare di almeno un milione.
La rivelazione di WikiLeaks non è la prima rilasciata con documenti interni statunitensi sul Venezuela. Nel luglio 2016, una serie di email mostrava che, da segretaria di Stato, Hillary Clinton promosse la sovversione contro il Paese dell’America Latina, nonostante appelli pubblici all’amicizia, e chiese all’allora assistente del segretario di Stato per gli affari dell’emisfero occidentale, Arturo Valenzuela, come “frenare” Chavez, suggerendo di aggiungere altri partner regionali per sabotarne la leadership. Inoltre, un cablo del 2006 dell’ex-ambasciatore in Venezuela, William Brownfield descrisse un piano completo per infiltrare e destabilizzare il governo dell’ex-Presidente Hugo Chavez. Il documento descrive in dettaglio i cinque obiettivi dell’ambasciata in Venezuela nel 2004:
“Penetrare la base politica di Chavez”
“Dividere il Chavismo”
“Proteggere le attività vitali degli Stati Uniti”
“Isolare Chavez a livello internazionale”
Il memo inoltre chiariva il ruolo fondamentale nella destabilizzare svolto dall’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID) e dall’Ufficio delle Iniziative di Transizione. Complessivamente, USAID ha speso oltre un milione di dollari per organizzare 3000 forum che cercavano di conciliare sostenitori di Chavez ed opposizione politica, nella speranza di allontanarli da Chavez. Nonostante le ambizioni evidenti degli Stati Uniti, i loro sforzi affrontano dei problemi, dopotutto il Venezuela ha sostenitori regionali. Il governo cubano denunciava un'”operazione internazionale ben programmata” contro il Paese, “diretta da Washington” e volta a “silenziare la voce del popolo venezuelano“. Un portavoce dichiarava che la campagna degli Stati Uniti cerca d’ignorare la volontà dei venezuelani ed “imporre la resa tramite attacchi e sanzioni economiche“. Non è solo in Venezuela che gli Stati Uniti sono accusati di destabilizzare il governo eletto. Il Presidente Evo Morales, citando le informazioni dei cablo di WikiLeaks, affermava che il governo degli Stati Uniti diede almeno 4 milioni di dollari ai gruppi separatisti antigovernativi dal 2006 al 2009. Morales, del Movimento per il socialismo, ha perseguito la riforma terriera e la nazionalizzazione delle risorse naturali del Paese, politiche che invariabilmente provocano l’ira degli Stati Uniti nella regione.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora