L’elezione in Nicaragua sarà un test

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 19/08/2016

nicaraguaDopo che tre statunitensi dell’ambasciata degli Stati Uniti furono accusati di spionaggio e cacciati dal Nicaragua, una protesta fu presentata a Managua contro questa decisione “ingiustificata”, e il governo nicaraguense venne avvertito che il rapporto tra i due Paesi subirà un danno inevitabile nel turismo, commercio ed investimenti cogli Stati Uniti. Il dipartimento di Stato avvertiva che gli statunitensi subirebbero minacce in Nicaragua. La guerra di propaganda contro il regime di Daniel Ortega è diventata così feroce che i commentatori politici concludono sui piani di Washington per “porre fine alla dittatura” in Nicaragua una volta per tutte. L’Iniziativa democratica di Spagna e Americhe (IDEA), forum internazionale creato nell’aprile 2015 per attaccare Ortega e altri leader “populisti” dell’America Latina e dove Washington ne sceglie i membri: tra i favoriti vi sono Álvaro Uribe della Colombia, Alejandro Toledo del Perù, Lucio Gutiérrez dell’Ecuador, Felipe Calderón del Messico, Óscar Arias del Costa Rica, José María Aznar della Spagna, e altri. Tali politici collaborano con gli Stati Uniti continuando a riferirsi a Washington anche dopo il pensionamento. IDEA dichiarava ad agosto di esser molto critica verso il Nicaragua, leggendovi un’espressione da guerra fredda: “La comunità internazionale trova la violazione del sistema democratico in Nicaragua tanto preoccupante che gli ex-capi di Stato e governo ibero-americani hanno deciso di chiedere a OSA e UE di supervisionare criticamente tali gravi violazioni dell’ordine democratico e costituzionale”, continuando a dire che le dichiarazioni dei membri dell’IDEA “possono essere precedute da azioni politiche e diplomatiche, come previsto dal diritto internazionale… per difendere la democrazia e ristabilirla laddove è stata compromessa, come l’attuale esempio del Nicaragua”. Negli attacchi al governo del Nicaragua, la National Security Agency degli Stati Uniti usa materiali ottenuti in anni di sorveglianza elettronica del Presidente Ortega, della famiglia e della cerchia ristretta. L’abile uso di tali materiali rende possibile far circolare ogni sorta di sciocchezze volte a diffamare i politici da colpire con ritorsioni pubbliche. Quasi ogni leader del blocco “populista” in America Latina è attualmente oggetto di tali bassezze: Inácio Lula da Silva, Dilma Rousseff, Cristina Fernández de Kirchner, Rafael Correa, Nicolás Maduro, Evo Morales e altri.
Daniel Ortega ha guidato il suo Paese per 13 anni. Fu eletto per tre volte: nel 1985, 2006 e 2012, e non si prevede che avrà avversari nelle prossime elezioni del 6 novembre. I rivali di Ortega lottano tra di loro. Nonostante gli sforzi da dietro le quinte dell’ambasciata degli Stati Uniti, non è stato possibile consolidare l’opposizione nelle elezioni. Perciò gli Stati Uniti hanno lanciato una guerra lampo di propaganda contro Daniel Ortega, sua moglie Rosario Murillo e i figli. Il filo conduttore di tali “rivelazioni” è noto, qualche fesseria su abusi di potere, corruzione, conti di svariati milioni di dollari in banche estere, proprietà di beni immobili all’estero. Gli Stati Uniti continuano a ciarlare di presunti paralleli con la famiglia del dittatore Anastasio Somoza, “Somoza García accumulò una fortuna enorme, lui e la famiglia divennero tra le persone più ricche delll’America Latina. Al momento della morte, nel 1956, lasciò ai figli 200 milioni di dollari, che triplicarono in pochi anni. Suo figlio Anastasio Somoza Debayle aveva 130 proprietà immobiliari, così come residence e appezzamenti di terreno. Era proprietario di una compagnia aerea (Líneas Aéreas de Nicaragua), di una stazione televisiva (Televisora de Nicaragua), delle miniere d’oro di San Uribe e San Albino, e altro ancora”. Ci si potrebbe chiedere cosa la ricchezza di Somoza abbia a che fare con Ortega e la sua famiglia? Tuttavia, l’autore dell’articolo scrive: “Com’era usuale nei regimi totalitari del passato, non ci sono informazioni affidabili sulle finanze del Presidente del Nicaragua e di sua moglie. Tale questione nodosa è top secret”. Anche se non ci sono “informazioni attendibili” continua a sostenere che la famiglia possiede la catena di stazioni di rifornimento Distribuidora Nicaragüense de Petróleos, oltre a media tra cui quattro canali televisivi, stazioni radio, giornali, siti web, ecc. Inoltre, Ortega ha il controllo del progetto del canale transoceanico che collegherà gli oceani Pacifico e Atlantico, il cui costo è stimato in 50 miliardi di dollari. Questo mega-progetto ha l’appoggio dell’imprenditore cinese Wang Jing.
Naturalmente, il mega-progetto cinese del Canale del Nicaragua è accolto con ostilità da Washington. Non vuole alcuna competizione con il Canale di Panama. E la società Distribuidora Nicaragüense de Petróleo è un modello di cooperazione energetica tra Venezuela e Nicaragua con qualche presenza privata presumibilmente utilizzata dagli amici di Ortega per un loro arricchimento personale. Negli anni in cui i sandinisti erano all’opposizione, Ortega era costantemente di fronte al problema di accedere ai media. I tentativi di comunicare le sue idee al pubblico invariabilmente subivano il boicottaggio. Ma ora la situazione è cambiata drasticamente. Ortega ha cambiato la situazione a proprio vantaggio. Il governo controlla centinaia di siti Internet, nonché i notiziari Nicaragua Triunfa e Nicaragua Comovamos. Decine di stazioni radio provinciali lavorano per il governo, così come stazioni nazionali influenti come Radio Sandino, La Nueva Radio Ya, Radio Nicaragua e Radio Primerísima. Il lavoro del governo e del presidente ha una copertura favorevole sui canali televisivi gestiti da membri della famiglia Ortega. Canal 13, Multinoticias Canal 4, Canale 8 e Telenica Canal 10, e i canali filogovernativi includono anche Canal 23, Canal Extra In Plus, 100% Noticias ed altri. Nessuno dei presidenti “di sinistra” latino-americani gode di una copertura così efficace nell’informazione e propaganda come Ortega. Eppure, nonostante le accuse di esseere una dittatura, il Paese non ha la censura. L’opposizione e, di conseguenza, l’ambasciata degli Stati Uniti, ha la piena possibilità di fare proselitismo. Giornali popolari come La Prensa e El Nuevo Diario e il settimanale Confidencial sono impiegati con particolare vigore verso tale obiettivo. Ortega risponde immediatamente, usando una terminologia ferocemente antimperialista e anti-statunitense. Né tace quando Washington attacca gli alleati del Nicaragua. I discorsi di Ortega a sostegno di Russia, Cuba e governi amici in Ecuador, Bolivia e altrove risuonano in lungo e in largo.
Le basi ideologiche della politica internazionale di Ortega sono immutate negli ultimi anni: basandosi sul rifiuto totale dell’egemonia statunitense, accoppiato a patriottismo, nazionalismo e “socialismo dal volto del Nicaragua”, oltre al supporto alla via latinoamericana all’autentica democrazia popolare. Questo politico 70enne non ha mai cambiato convinzioni rivoluzionarie. Detto ciò, però, è uno stratega flessibile che sa che una superpotenza può colpire in qualsiasi momento e che gli Stati Uniti sono ancora imprevedibili e pericolosi. Da leader di un piccolo Paese che non ha altra scelta se non manovrare, riesce a farlo senza compromettere i propri principi. Nel dicembre 2015 la CIA lanciò l’ennesima provocazione contro il Nicaragua. Influenzati da notizie sulla possibile sospensione dell’amministrazione Obama del trattamento preferenziale che i migranti cubani ricevono entrando negli Stati Uniti, in centinaia si precipitarono ad emigrare dall’Isola. Il percorso suggerito dai “ben intenzionati” di Miami fu: prima in aereo da L’Avana all’Ecuador (alcun visto necessario), poi in bus fino al Messico, e da lì negli Stati Uniti. Niente di cui preoccuparsi, o almeno così sembrava. Tuttavia, la contro-intelligence del Nicaragua ebbe alcune informazioni sui piani della CIA per usare tali migranti per agitare le acque. Dopo l’arrivo in Nicaragua dal Costa Rica, il loro viaggio verso Honduras, Guatemala e Messico doveva fermarsi e gli immigrati cubani si sarebbero trovati bloccati in Nicaragua per molto tempo. Come previsto dalla CIA, avrebbero dovuto essere la miccia della bomba a orologeria per destabilizzare il Paese. Pertanto, la decisione di Daniel Ortega fu netta: non ci sarebbero state porte aperte e chi aveva tracciato il piano dei migranti, doveva subirne il caos! La pretesa che i migranti fossero ammessi fu urlata al “regime disumano” da tutte le organizzazioni per i diritti umani finanziate da fondazioni statunitensi. I membri del Sistema d’integrazione centroamericana (SICA) criticarono pubblicamente la decisione di Ortega. I migranti stessi, come a un segnale, cercarono di sfondare il confine con il Nicaragua, con bambini e donne gravide messi avanti. Il governo del Nicaragua ebbe bisogno di tempo per respingere i fuggitivi in Costa Rica. Le tensioni scesero dal febbraio-marzo 2016. Ortega rifiutò di farsi ricattare e Washington dovette finanziare di nascosto l’alleata Costa Rica per mantenere i migranti ed evacuarli via aerea…
Con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali in Nicaragua, nuove provocazioni sono da attendersi dalle agenzie d’intelligence e dall’ambasciata degli Stati Uniti. L’ambasciatrice Laura Dogu lavora assiduamente con la comunità imprenditoriale del Nicaragua, per persuaderla che l’amministrazione sandinista e la sua politica del “socialismo dal volto del Nicaragua” potrebbe colpire soltanto i loro interessi commerciali. L’ambasciata degli Stati Uniti ha evidentemente intensificato il lavoro con media e attivisti di organizzazioni non governative ed organizzazioni indigene, così come coi giovani. Le agenzie d’intelligence degli Stati Uniti, diplomatici, membri dello staff di USAID (un ramo della CIA) e volontari dei Peace Corps puntano le loro speranze sui giovani del Nicaragua, vedendo la demografia come promettente nella lotta al regime del Nicaragua. La Costituzione non ostacola la rielezione del Presidente Ortega. È stato accusato di avere il controllo del potere esecutivo, legislativo e giudiziario, ma il fattore principale per garantirne la rielezione è l’ampio sostegno popolare, di cui Ortega gode grazie ai programmi sociali creati durante il suo mandato. Nonostante le idee socialiste ed antimperialiste, il presidente ha molti sostenitori nel mondo degli affari del Paese. Le previsioni elettorali di novembre non appaiono di buon auspicio per i cospiratori dell’ambasciata degli Stati Uniti: Daniel Ortega ancora una volta sarà eletto presidente.VENEZUELA-OIL-PETROCARIBE-SUMMIT-ORTEGALa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il centro dell’intelligence russa in Nicaragua preoccupa il Pentagono

VZ Reseau International 13 agosto 2016b22824I mass media statunitensi hanno rivelato l’estrema preoccupazione dell’ambiente militare sul “sito di sorveglianza costruito da Mosca” nel Paese. Tuttavia, vi sono seri motivi per dubitare di tali affermazioni. Inoltre, la cooperazione tecnico-militare tra Russia e Nicaragua non è segreta. Gli Stati Uniti credono che la Russia effettui operazioni di ricognizione elettronica nell’emisfero occidentale. The Washington Free Beacon titola “Mosca ha costruito un centro d’intelligence in Nicaragua“. Gli statunitensi sono convinti che Mosca cerchi d’incrementare la presenza militare e d’intelligence in questa parte del globo. L’articolo annunciava gli sviluppi militari nei Paesi dell’America Latina, come l’aumento delle attività d’intelligence russa. Mosca ha venduto al Nicaragua 50 carri armati russi T-72 per 80 milioni di dollari, 9 milioni più del bilancio militare del Nicaragua nel 2015, secondo la fonte degli Stati Uniti. La vendita dei nuovi carri armati e l’apertura di una base causano gravi preoccupazioni al Pentagono, scrive l’edizione. Inoltre, esistono tensioni con il leader della sinistra nicaraguense Daniel Ortega in altri Paesi e regioni dell’America Latina. Il Ministro degli Esteri russo non ha prestato attenzione a tali informazioni, notando solo che è complesso commentare tali fantasie. “La Federazione russa sviluppa la collaborazione con l’America Latina nel campo del GLONASS, sulla base di accordi aperti e pienamente trasparenti“, dichiarava il ministero all’agenzia “Interfax“.

Il GLONASS in Nicaragua
Ovviamente alla base delle analisi statunitensi vi è la volontà della Russia di creare un centro di comunicazioni e topografia digitale in Nicaragua, con le attrezzature complesse per la navigazione satellitare della stazione GLONASS che permetteranno all’esercito del Nicaragua di conservare, analizzare e utilizzare pienamente i dati trasmessi. Il giornale degli Stati Uniti dice che il 14 giugno tre dipendenti del dipartimento di sicurezza degli Stati Uniti furono arrestati dalle autorità nicaraguensi e scortati all’aeroporto. Il rappresentante ufficiale del dipartimento di Stato degli Stati Uniti disse che ciò non era correlabile a un rapporto positivo e costruttivo tra USA e Nicaragua e che avrebbe effetti negativi sulle relazioni bilaterali, anche commerciali. L’autore dell’articolo fa notare che gli sforzi di Obama per ripristinare le relazioni con i governi di sinistra dell’America Latina, tra cui Cuba, non hanno avuto successo. Il Presidente del Nicaragua, Daniel Ortega, è vicino al governo comunista di Cuba e alle autorità venezuelane. “È un peccato che Barak Obama non sia interessato a ciò che accade in Nicaragua. Un Paese in cui vi sono solo due cose, droga e dittatura, e a cui non è interessato“, ironizza il giornale. Il portavoce del comando sud degli Stati Uniti, David Olsen, dichiarava: “Gli Stati Uniti sanno delle attività della Russia nell’emisfero occidentale. Il suo coinvolgimento nel nostro territorio non è nuovo ed è simile in altri Paesi”. Il giornale rileva che non vi sono dati su posizione e completamento dei lavori sul centro di ricerca in Nicaragua… solo c’informano che sarebbe camuffata da stazione del sistema satellitare GLONASS russo, la cui costruzione è quasi finita… L’accordo per la ostruzione della stazione GLONASS venne firmato nell’agosto 2015 da Russia e Nicaragua. Sarebbe costruito a nord di Managua, o secondo altre fonti, sulle coste del Mar dei Caraibi…Visit Sergei Shoigu in NicaraguaI Russi in America Latina
Va ricordato che il centro topografico in Nicaragua fu inaugurato dal Ministro della Difesa Sergej Shojgu il 23 febbraio 2015. Con ogni probabilità, i media statunitensi espressamente indicavano questo centro. “Abbiamo calcolato che migliorerà notevolmente l’efficienza dell’esercito del Nicaragua a vantaggio del popolo“, aveva detto Sergej Shojgu alla cerimonia di apertura. Inoltre, l’accordo militare firmato da Sergej Shoigu dedica un paragrafo alla semplificazione dei passaggi delle navi da guerra nei porti del Nicaragua, fornendo un carattere essenziale agli scali delle navi russe. Il comandante dell’esercito nicaraguense, Generale Julio Aviles, osservava che il progetto soddisfa le principali esigenze moderne. “La Federazione Russa fornisce assistenza tecnica e militare nel risolvere i nostri principali problemi nel preservare sicurezza e sovranità del Paese. Desideriamo esprimere la nostra gratitudine per il vostro forte e deciso sostegno“, aveva detto. Il comandante nicaraguense dichiarò che non si trattava solo di supporto militare: “Il nostro Paese è grato per averci permesso di dotare il nostro esercito di materiali moderni, completare gli sminamenti umanitari, completare il supporto a genieri ed ospedali militari che proteggono il popolo“. Detto questo, il Ministro della Difesa russo visitava Venezuela e Cuba, che firmavano accordi di cooperazione tecnico-militare. Analisti ed esperti sottolineavano la crescente presenza russa nei Paesi dell’America Latina e la fornitura di moderni sistemi di difesa aerea, di artiglieria e di carri armati che non favoriscono lo squilibrio di potenza, cosa ovviamente non gradito agli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti accerchiano la Russia
Non è superfluo ricordare che il rapporto speciale tra Russia e Nicaragua s’è sviluppato dal ritorno al potere nel 2006 del Presidente Ortega. Managua dopo essersi ancora una rivolta a Mosca aveva il sostegno delle autorità russe, tra l’altro, in risposta ai cambiamenti delle frontiere nello spazio post-sovietico. Nel 2008, il Nicaragua fu il primo Paese a riconoscere, dopo la Russia, l’indipendenza dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud. “La Russia non aveva altra scelta se non concedere sostegno militare e politico contro la minaccia costante della Georgia“, disse il presidente del Nicaragua. Quest’ultimo accusò la NATO di rappresentare una grave minaccia per la pace nel mondo e di spendere ingenti risorse non solo per la guerra in Iraq e Afghanistan, ma anche per accerchiare militarmente la Russia. Nel 2014, l’ambasciatore del Nicaragua in Russia, Cuadra Louis, sostenne “incondizionatamente” l’adesione di Crimea e Sebastopoli alla Russia.

Ci si possono aspettare altre sciocchezze
Il Vicedirettore dell’Istituto sull’America Latina, Boris Martin, incoraggiava a rivedere la versione pubblica: queste informazioni non hanno alcuna relazione con la realtà e si rivelano mere speculazioni. “Forse si vi hanno costruito… ma come interpretarlo?”, commentava su Gazeta. Martin ricordava che il Centro d’intelligence sovietico a Lourdes, Cuba, fu abbandonato nel 2000 e che “non avevamo più niente in America Latina”. Inoltre vi è un “flusso di informazioni” sulla Russia. “Gli Stati Uniti cercano di riappropriarsi dell’America Latina che, per loro, è andata troppo lontano. In questo contesto non sorprende che ci si possano aspettare altre assurdità”, dice Martin. Gli esperti hanno stimato positivo lo sviluppo delle relazioni tra Russia e Nicaragua. Al momento, collaborano a un programma di addestramento anti-droga. “L’aumento dell’invio di cocaina dall’America Latina in Russia non è un segreto. Arriva poca eroina afgana”. “Questo è fondamentale“, aggiungeva. L’analisi del rappresentante dell’Unione geopolitica, Konstantin Sivkov, riconosce che la Russia sia interessata ad avere ogni informazione e dettaglio sulla regione. “Ma la Russia ha mezzi limitati. Pertanto, la raccolta di dati chiave in questo settore è un gradito, ma non principale obiettivo. Dobbiamo installare tali centri in Europa e Stati Uniti, laddove vi sono potenziali avversari“, aveva detto Sivkov. L’esperto aggiungeva che la creazione di GLONASS in Nicaragua non avrà probabilmente per unico scopo la raccolta di informazioni. “Non si tratta solo d’intercettare le informazioni, ma anche di garantirsi rilevazioni precise. Ecco perché diciamo che una sola antenna non basta. È necessaria una schiera di antenne… per poter installare un sistema in grado di eliminare le informazioni non necessarie, praticamente impossibile nella realtà. Non basta saper come costruire ogni centro, ma va anche garantito il luogo migliore per disporre sistemi informatici e schiere di antenne“, secondo Sivkov, che esprimeva la certezza che tali informazioni erano apparse per cercare di rallentare il dispiegamento del sistema di navigazione satellitare russo in Nicaragua. Secondo loro, l’assenza di sistemi simili renderebbe complicato a certi tipi di missili russi colpire, per esempio, gli Stati Uniti.nicaragua puertosTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Castro festeggia 90 anni di sfide agli Stati Uniti

RussiaToday 13 agosto 2016 – Fort Russ

Oggi, il leader cubano Fidel Castro festeggia il suo 90° compleanno. Anche se non ci sono quasi vuoti nella sua biografia, alcuni fatti potrebbero essere stati dimenticati. RT ha deciso di ricordarli.Fidel CastroCastro sempre si distingue per il suo carisma, caratteristica che gli ha permesso non solo di attuare una serie di riforme cardine a Cuba ed elevare il Paese a nuove vette nell’istruzione, medicina e turismo, ma entra anche nel Guinness dei primati, diventa un blogger ed anche un eroe nei videogiochi.

Sigari e barba
Molti ricordano Fidel Castro per la barba e il sigaro. El Comandante è sempre orgoglioso della sua barba e ha detto che l’avrebbe rasata solo quando la rivoluzione, infine, trionfava. “Non spreco tempo a radermi. Richiederebbe 15 minuti ogni giorno. Così posso dedicare un paio di giorni l’anno a questioni importanti“, dichiarò una volta. Castro ha sempre amato i sigari Avana, tanto che una volta ci fu un tentativo di avvelenarlo con essi. Nel 1986, però, il leader della rivoluzione dovette rinunciare a questa abitudine perniciosa per problemi di salute. “La cosa migliore che puoi fare con una scatola di sigari, è darla al nemico“, disse poi.portadilla-fidel-y-chavez_f-cubasi-6Nuova Cuba
Nei primi anni ’60, il leader dell’isola della libertà ordinò che tutte le istituzioni educative fossero nazionalizzate creando un sistema d’istruzione statale unico. Nel 1961, 10mila scuole furono costruite. Nel 1995, il tasso di alfabetizzazione del Paese era del 95%. Dopo la rivoluzione del 1959, il sistema medico fu riorganizzato. Cuba oggi ha il più basso tasso di mortalità infantile del continente americano, con l’eccezione del Canada. L’assistenza medica sull’isola è gratuita. Nel 1989-1994, la riallocazione delle risorse del Paese portava alla rapida crescita del turismo, un settore dell’economia che oggi porta in media 2 miliardi di dollari all’anno.

Guinness dei primati
Il 26 settembre 1960 Fidel Castro pronunciò un discorso alle Nazioni Unite tra cui le parole “Quando la filosofia del saccheggio scomparirà, lo sarà anche la filosofia della guerra“. Nel suo discorso spiegò il significato della Rivoluzione cubana e l’essenza delle sue riforme. Il discorso durò 4 ore e 29 minuti, entrando così nel Guinness dei primati come il discorso più lungo mai fatto alle Nazioni Unite. Tuttavia, secondo altre fonti, il discorso più lungo di Castro fu al terzo Congresso del Partito Comunista di Cuba, nel 1986, della durata di 7 ore e 10 minuti. Inoltre, Castro è diventato un recordista per essere sopravvissuto a 638 diversi attentati. La maggioranza di essi caratterizzati da straordinaria ingegnosità, come nei film di James Bond.fidel-castroPiù di 600 tentativi di assassinio
Ad esempio, la CIA programmò centinaia di attentati contro la vita di El Comandante usando i veleni. Nel 1960, sigari con tossine mortali furono raccolti per consegnarli allo stesso amante dei sigari Fidel. In seguito, si cercò di mettere del veleno nei vestiti di Castro mettendo del sale tallio nelle suole delle scarpe. La sua muta, secondo alcuni rapporti, venne infettata da batteri letali. Ma il responsabile della muta di Castro cambiò idea all’ultimo momento e ne diede a El Comandante un’altra sicura. L’amante di Fidel, l’agente della CIA Marita Lorenz, una volta fu complice in un attentato. L’intelligence statunitense le diede delle pillole velenose che sciolse in un vasetto di crema. Fidel evitò anche di essere punto da un ago avvelenato nascosto in una penna a sfera. Uno dei dipendenti del leader cubano doveva pungerlo con un ago avvelenato nel corso di un incontro con il presidente John F. Kennedy. Ma l’attentato fallì. Si ebbero dei piani per rovinarne la buona reputazione, intossicandolo con l’LSD nel corso di un programma radiofonico. Fu ipotizzato che il farmaco ne offuscasse la mente in modo che cominciasse a dire sciocchezze deludendo il pubblico. Ma anche tale piano fallì. Tali attentati impensabili inoltre furono descritti nei videogiochi Call of Duty: Black Ops e Il Padrino 2, i cui livelli includevano missioni per eliminare Castro.

article-2086236-0F710D2D00000578-806_634x443Libri, articoli e social network
Anche dopo la pensione, passando il testimone al fratello Raul, Fidel Castro non ha cessato di sorprendere il pubblico. Ha una mente vivace e pubblica articoli sul quotidiano “Granma“. Circa 6 anni fa, El Comandante registrò un account su Twitter, con l’obiettivo di superare in popolarità Barack Obama e Benjamin Netanyahu. @reflexionfidel, il miniblog di Castro, ne pubblica i pensieri sull’attualità politica ed è seguito da quasi 500000 persone. Nel 2010, Cuba pubblicò la prima parte delle sue memorie, “La vittoria strategica“. Lavorerebbe alla seconda parte del libro.AR-140729429.jpg&maxw=800&q=90Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Canale del Nicaragua, carri armati russi e spie degli Stati Uniti

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 04/07/2016travaux-canal-panama-1728x800_cIl 14 giugno un gruppo di statunitensi fu deportato dopo che le autorità considerarono le sue azioni abbastanza sospette. Due di loro lavoravano per l’US Customs and Border Protection e cercavano di “controllare” il lavoro dell’Agenzia delle Dogane del Nicaragua senza il permesso del governo del Nicaragua. Avevano anche preso misure per avere informazioni sull’invio di materiale militare dalla Russia, compresi i piani per importare carri armati T-72. L’ambasciata degli Stati Uniti a Managua protestò e spiegò che i suoi “ispettori” erano interessati ai siti ad accesso limitato semplicemente nell’ambito della missione per combattere il terrorismo internazionale. Fu anche espulso dal Paese Evan Ellis, professore dell’US Army War College arrivato in Nicaragua, contemporaneamente agli “ispettori” e, come loro, ospite dell’hotel Hilton Princess. A giudicare dal numero degli articoli pubblicati, la produttività accademica di Ellis è insolitamente elevata. La sua ricerca, che di solito impiega la terminologia conflittuale della guerra fredda, si concentra principalmente sulle incursioni di Cina e Russia nei Paesi latinoamericani e caraibici. In Nicaragua, Ellis era interessato al canale transoceanico in costruzione. Il professore afferma di aver preparato la visita a Managua da privato cittadino e che ebbe colloqui preliminari sul programma del suo viaggio con l’ambasciatore del Nicaragua negli Stati Uniti, il Presidente dell’Autorità Canal Grande Manuel Coronel Kautz e numerosi alti funzionari del Nicaragua. Le riunioni furono programmate con funzionari governativi, uomini d’affari, diplomatici, giornalisti e attivisti sociali per raccogliere informazioni sul canale. Tuttavia, il professore non riuscì a rimanere in Nicaragua per 24 ore. Prima di essere deportato, Ellis ebbe solo il tempo di visitare una mostra fotografica promossa dal Consiglio nazionale per la difesa di terra, lago e sovranità, una ONG che protesta contro la costruzione del canale. La stessa sera, gli agenti dell’immigrazione giunsero nella camera d’albergo di Ellis e l’informavano che, non avendo il permesso ufficiale d’indagare sul canale transoceanico, doveva lasciare immediatamente il Paese. Lo statunitense prendeva il primo volo per gli Stati Uniti. Dopo l’espulsione, Ellis perdeva la calma e appariva fuori di sé su internet. Le sue accuse riecheggiano solo la posizione di Washington, ostile alla costruzione del canale di Nicaragua, probabile concorrente di quello di Panama, ufficiosamente sotto il controllo degli Stati Uniti. Ellis soprattutto mette in discussione la fattibilità del progetto, affermando che “il governo del Nicaragua ha gestito il progetto di canale dietro un manto di segretezza, forse per nascondere i benefici personali derivanti ai nicaraguensi interessati”. Per Ellis, la deportazione dei diplomatici degli Stati Uniti è un’indicazione che la “strategia costruttiva, l’impegno rispettoso con il regime del Nicaragua non funzionano”. Pertanto, alla vigilia delle elezioni di novembre in Nicaragua, l’amministrazione statunitense “ha diritto e l’obbligo morale di lavorare coi gruppi della società civile per far avanzare significativamente la democrazia”. Per Ellis, il rifiuto di consentire agli osservatori del governo degli Stati Uniti o del Carter center di monitorare le elezioni in Nicaragua è un atto che “mina la democrazia”. Così ora chiede agli Stati Uniti d’intervenire per evitare che il Nicaragua degeneri in un regime autoritario “venezuelano”. Indicando il possibile “criminale comportamento” dei leader del Nicaragua, Ellis cita la necessità che siano costantemente monitorati dalle forze dell’ordine degli Stati Uniti. Il suo rapporto include alcune sfumature minacciose: “i collegati alla criminalità transnazionale organizzata, o che si arricchiscono a spese del popolo nicaraguense, non sfuggiranno alla giustizia per vivere con guadagni illeciti, una volta lasciato l’incarico”.
hudsoninside5C’è la buona ragione per cui Ellis propone tale supervisione: i leader sandinisti sono una continua irritazione per l’amministrazione Obama. E’ noto che i servizi segreti degli Stati Uniti sorvegliano di continuo Daniel Ortega, che ha un atteggiamento disincantato su ciò, come Hugo Chávez, perché non ha né conti esteri segreti né inclinazioni cleptocratiche. Un altro motivo dell’attacco al “regime di Ortega” è la cooperazione militare e tecnica del Nicaragua con la Russia. Questo è un altro settore in cui Ellis sottolinea la necessità di rimanere vigili. Ad esempio, il Centro di addestramento Maresciallo Zhukov: qual è il suo vero scopo? E’ semplicemente utilizzato per addestrare i militari dell’esercito? Oppure, altro esempio, l’invio di 2 motomissilistiche e 4 pattugliatori in Nicaragua. Perché così tanti? La Russia ha chiaramente lanciato una corsa agli armamenti senza precedenti nel Mar dei Caraibi e nell’Oceano Pacifico! Ellis è anche preoccupato dall’invio di carri armati aggiornati T-72B1 in Nicaragua. 20 sono arrivati con la prima spedizione, e i carristi del Nicaragua ne attendono in tutto 50 entro la fine dell’anno. Ellis consiglia di lavorare più attivamente con i vicini del Nicaragua, come il Costa Rica. Non è del tutto chiaro a cosa specificamente si riferisse il professore statunitense in questo caso. Vuole aiutare la nazione tradizionalmente pacifica del Costa Rica a sviluppare un esercito effettivo? O costruirvi la prossima base militare del Pentagono? Lo scorso dicembre il lavoro sul canale transoceanico del Nicaragua è stato sospeso fino ad agosto. Il rinvio fu precipitato dalle difficoltà finanziarie del contraente principale, il consorzio di Hong Kong HK Nicaragua Canal Development Investment Co. Ellis osserva che questo mega-progetto non è andato molto avanti dall’inizio della costruzione dell’infrastruttura iniziale: i due porti in acque profonde non sono stati costruiti, né vi sono magazzini o fabbriche per la produzione dei materiali da costruzione, il cui completamento era previsto per l’aprile 2016. Inoltre, le ONG ambientali lavorano sempre più vigorosamente, incoraggiate dagli statunitensi che covano le proteste di agricoltori improvvisamente angosciati dal disboscamento delle foreste vicino al lago Nicaragua e i fiumi Brito e Las Lajas. Con l’aiuto di esperti come Ellis, i media filo-statunitensi cercano di convincere i nicaraguensi che il canale è “propaganda sandinista” e la sua complessa costruzione scoraggiante. Per lo stesso motivo, i mass media degli Stati Uniti, così come i media latino-americano da essi controllati, danno risalto agli sforzi per aggiornare il canale di Panama. Il filo conduttore è chiaro: nessun canale alternativo è necessario nell’emisfero occidentale, perché quello di Panama può “risolvere quasi tutti i problemi” del commercio asiatico con gli Stati Uniti, compresa la capacità di accogliere navi da 14000 TEU. Poi appare l’immagine corrispondente: la Cosco Shipping Panama, una nave portacontainer cinese, che attraversa le nuove chiuse del Canale di Panama.
Alla vigilia delle elezioni in Nicaragua, Washington fa tutto il possibile per minare la posizione di Daniel Ortega, ancora una volta nominato alla presidenza dal partito Fronte sandinista di liberazione nazionale. Questo spiega il motivo per cui ogni sorta di emissari ed esperti viene inviata nel Paese. La quinta colonna del Nicaragua è isolata e ha bisogno di sostegno. E cittadini dei Paesi latino-americani sono spesso utilizzati per fornire tale supporto. Ad esempio, Viridiana Ríos, dello staff messicano del Centro Wilson di Washington DC, è fuggita in preda al panico dal Nicaragua dopo che gli statunitensi furono deportati, perché credeva di essere giustiziata. Sostiene di aver raccolto informazioni sui problemi di sicurezza pubblica e violenza. Molti dei suoi studi vengono utilizzati da CIA, DEA e FBI, così ha avuto qualche motivo per spaventarsi e fuggire. Un gruppo di ambientalisti latino-americani, arrestati nel sud del Nicaragua, era anche al centro di certi incidenti sospetti. A quanto pare, tali “ambientalisti” insegnavano ai nativi come usare esplosivi. L’espulsione di tali provocatori stranieri è un segno che i sandinisti non permetteranno la destabilizzazione del Paese. Da qui la campagna isterica nei media internazionali sulla “dittatura di Ortega” Il progresso socio-economico del Nicaragua, il miglioramento della qualità della vita nicaraguensi, la stabilità e la sicurezza (rispetto all’aumento della criminalità nella maggior parte dei Paesi dell’America Centrale) vanno in gran parte accreditati al Presidente Ortega. E’ un fedele difensore degli interessi del Nicaragua sulla scena internazionale e gode del sostegno della stragrande maggioranza dei nicaraguensi. Questo è il motivo per cui le attività sovversive dei servizi segreti degli Stati Uniti e la loro “strategia del caos” non funzioneranno in Nicaragua.Daniel-Ortega2La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ecuador: l’agente della CIA Swat e altri

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 22/06/2016or-37496Sul murale nel parlamento ecuadoriano dal famoso pittore ecuadoriano Oswaldo Guayasamín, dal titolo “Imagen de la Patria”, appare un teschio ghignante con elmetto decorato con la sigla CIA. Quando il murale fu presentato nell’agosto 1988, Guayasamín spiegò che l’immagine sintetizzava le minacce straniere al suo Paese natale, e da quasi tre decenni questo “cranio della CIA” con ghigno sinistro osserva i deputati in parlamento. Le impronte digitali della CIA sono visibili in decine di incidenti in Ecuador, con cui i politici che minacciavano la politica estera statunitense furono eliminati. Ad esempio, nel maggio 1981 l’aereo con il presidente Jaime Roldós si schiantò nella provincia di Loja, regione montuosa dell’Ecuador. Il presidente Reagan era ostile agli ecuadoriani: Roldós rifiutò l’invito al suo insediamento e mantenne relazioni amichevoli con i sandinisti in Nicaragua e il governo cubano. Mostrò anche solidarietà al Fronte Democratico Rivoluzionario in El Salvador, che si opponeva alla dittatura militare. Roldós voleva riorganizzare l’industria petrolifera dell’Ecuador, mettendo a repentaglio gli interessi delle compagnie petrolifere transnazionali. Roldós fu eliminato a causa di “tutta una serie di lamentele”. Una volta che Rafael Correa è entrato in carica, la CIA intensificò le azioni in Ecuador. In una recente intervista Correa ha detto che nei primi giorni dell’amministrazione un certo diplomatico statunitense chiese un incontro durante il quale si presentò come “rappresentante ufficiale della CIA” in Ecuador. Costui sottolineò che agiva in modo indipendente dall’ambasciatore degli Stati Uniti. Come osservò Correa, a quel tempo “gli statunitensi ancora pensavano di poter prendere il controllo del nostro governo”. L’impulso delle ultime rivelazioni di Correa sulle attività sovversive dell’intelligence degli Stati Uniti nel Paese fu l’incidente con un’agente della CIA dal nome in codice “Swat”.
mario-pazmino Dal 1984 al 2007, una certa Leila Hadad Pérez, donna di origine libanese, agiva a Quito da agente illegale della CIA. In un primo momento usò un salone di bellezza come facciata, e poi un negozio che vendeva tappeti. Il suo vero nome era Sania Elias Zaytun al-Mayaq. Swat era soprattutto interessata agli alti ufficiali delle forze armate e della polizia. La loro collaborazione fu sottoscritta con “mance” mensili in dollari, pari a diversi stipendi degli ufficiali, e con la promessa di una carriera sempre in ascesa. Grazie agli sforzi di Swat, molti posti chiave dei servizi informativi e delle forze armate dell’Ecuador furono occupati da agenti della CIA. Uno degli obiettivi principali era ostacolare il coinvolgimento dell’Ecuador in iniziative volte ad integrare il continente ed anche a contrastare qualsiasi alleanza rafforzata con il Venezuela. Una campagna fu condotta per compromettere i leader vicini all’Ecuador come Hugo Chávez, Inácio Lula da Silva, Néstor Kirchner, Evo Morales, e altri. La rete degli agenti di Swat fece di tutto per evitare la chiusura della base militare statunitense di Manta. La campagna elettorale 2006 di Correa non nascose ciò che aveva in mente circa la presenza militare degli Stati Uniti. Praticamente ogni agente operativo della CIA nel Paese fu mobilitato, così come l’intelligence militare degli Stati Uniti, tra cui politici, poliziotti, militari, giornalisti, sindacalisti, studenti e ONG. Ma i loro sforzi fallirono. Come osserva Correa, i metodi impiegati da Swat erano “goffi” ed “era ovvio che era il cervello della CIA in Ecuador”. Di conseguenza, il presidente ecuadoriano decise di espellerla dal Paese. Nel luglio 2009, la base militare statunitense di Manta fu chiusa. L’ambasciatore degli Stati Uniti Todd Chapman cercò di negare l’esistenza dei legami tra CIA e politici ecuadoriani. Con una certa ironia, il Presidente Correa consigliò l’ambasciatore d’imparare “un po’ di più su come questi servizi lavorano, se non lo sa”. Rafael Correa pensa che il suo Paese sia ancora in pericolo di colpo di Stato. Alcuni analisti ritengono che, alla fine, la congiura della CIA in Ecuador sarà guidata da Mario Pazmino, ex-direttore dell’intelligence dell’Ecuador. Correa l’accusò di nascondere informazioni strategicamente vitali sull’attacco illegale lanciato dal confine con la Colombia a un accampamento delle FARC in Ecuador. Dall’inizio alla fine, l’attacco fu pianificato da CIA e intelligence militare. Conseguenza di queste rivelazioni, le agenzie di intelligence e controspionaggio dell’Ecuador compromesse furono riformate e un Segretariato Nazionale dell’Intelligence creato, nuovi agenti assunti e nuove attrezzature specializzate adottate. Tutto questo consentirà di monitorare in modo efficace le organizzazioni che rispondono alla CIA come USAID e National Endowment for Democracy (NED). Fu subito scoperto che Karen Hollihan, un’ecuadoriana di origine tedesca-statunitense, fu inviata a ripristinare la rete di agenti in Ecuador. Un uomo di nome Fernando Villavicencio collaborava con lei, affermando di essere un esperto di petrolio, ma la sua attività principale era denigrare il Presidente Correa. Villavicencio fu condannato a 18 mesi di carcere per diffamazione, ma riuscì a fuggire e ora usa internet per diffondere articoli scritti dalla CIA sulla corruzione nel governo Correa. Un altro contatto attivo di Hollihan si chiama César Ricaurte, che dirige l’organizzazione non-profit Fundamedios che monitora “le minacce alla libertà di stampa” in Ecuador sostenendo i critici del regime partecipi alla campagna di denunce della CIA. La ONG Participación Ciudadana, specializzata nel “giornalismo investigativo” della CIA, ha ricevuto 265000 dollari solo dal NED negli ultimi due anni, per coprire le “spese correnti”.
L’ecuadoregno Mario Ramos, direttore del Centro Andino per gli Studi Strategici, che analizza le operazioni contro i governi latino-americani che rifiutano le linee di Washington, ha osservato su Telesur che le attività sovversive della CIA aumentano in ogni Paese prima di scegliere “la strategia di destabilizzazione adeguata: guerra economica, mediatica o psicologica, e così via”. Ramos ritiene che, per contrastare tali operazioni sovversive, i latino-americani debbano stabilire “una strategia di difesa integrata” che si estenda alle sfere della diplomazia, militare e della finanza, e concentri gli sforzi dei servizi segreti dei loro Paesi su questo compito. La denuncia delle operazioni sovversive della CIA in Ecuador, la sfilata in TV dei primi piani dei criminali e l’analisi delle ripercussioni catastrofiche per il Paese dovute a tali attività illegali, provano che i leader politici e della sicurezza dell’Ecuador hanno raggiunto le dovute conclusioni.

Karen Hollihan

Karen Hollihan

Ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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