Sventato un piano golpista contro il Venezuela

Uno scenario privo di “coincidenze”
Alessandro Lattanzio, 15/2/2015

Ho incontrato i venezuelani colpiti dall’oppressione del loro governo, per sottolineare il nostro impegno a promuovere i diritti umani nel mondo“.
Vicepresidente degli Joe Biden dopo aver incontrato la moglie di un golpista venezuelano, il 12 febbraio 2015.

Nicolas-MaduroIl Presidente del Venezuela Nicolas Maduro, denunciava il 12 febbraio un gruppo di ufficiali dell’aeronautica per aver programmato un golpe che prevedeva l’impiego di aerei d’assalto EMB 314 Super Tucano. Il Presidente Maduro aveva dichiarato “Il governo degli Stati Uniti è dietro ai piani di destabilizzazione e ai colpi di Stato contro il Venezuela. … Abbiamo smantellato, sventato un tentativo di colpo di Stato contro la democrazia e la stabilità del nostro Paese. Questo era un tentativo di utilizzare un gruppo di ufficiali dell’aeronautica militare per provocare un attacco, un colpo di Stato armato. I gruppi fascisti che promuovono i piani golpisti contro la Rivoluzione Bolivariana saranno sconfitti dalla coscienza e dalla mobilitazione del nostro popolo“. Il 2 febbraio, Maduro aveva detto che “La potenza imperiale del nord è entrata in una pericolosa fase di disperazione, annunciando ai governi del continente il rovesciamento del mio governo. Io accuso il vicepresidente Joe Biden di tale complotto. Ci sono diplomatici statunitensi in Venezuela che arruolano ufficiali per tradire il loro Paese, e cercano di influenzare i leader politici socialisti, gli opinionisti e gli imprenditori per provocare un sanguinoso colpo di Stato contro il Venezuela bolivariano“.
Il piano, denominato Operazione Gerico, era previsto per il 13 febbraio e prevedeva la diffusione di un manifesto che invocava un governo di transizione e successivamente un aereo Super Tucano avrebbe bombardato la cerimonia di commemorazione della battaglia di La Victoria, la sede governativa di Caracas, il quartier generale dei servizi segreti militari del Venezuela (DIM), Plaza Venezuela, la stazione della metropolitana al centro di Caracas, il Ministero della Difesa, il Ministero della Giustizia, la sede del Consiglio Nazionale Elettorale, il municipio di Caracas occidentale, gli uffici del pubblico ministero del Venezuela e dei maggiori funzionari governativi. Nello stesso tempo sarebbero esplosi tumulti di piazza nella capitale e in altre città della nazione. Il Presidente Maduro aveva riferito che gli ufficiali dell’aeronautica erano finanziati dal governo degli Stati Uniti, tramite un gruppo di Miami, per effettuare il golpe articolato in tre fasi:
1. Pubblicazione del “Programma del governo di transizione”, che definiva i piani del governo golpista: scioglimento delle autorità pubbliche, privatizzazione di Petroleos de Venezuela, richiesta di stanziamenti al Fondo monetario internazionale, avviare un nuovo processo di privatizzazione.
2. Attacco con aerei Super Tucano, “L’obiettivo era il Palacio de Miraflores o altri edifici governativi, compresa la sede di Telesur. L’attacco doveva essere effettuato con un aereo EMB-312 Super Tucano proveniente dall’estero, essendo quelli venezuelani in riparazione“.
3. “Un video in cui un generale golpista, condannato e reo-confesso, riferiva che la forze armate si erano rivoltate contro il Presidente Nicolas Maduro e l’avevano rovesciato“. Il generale era Oswaldo Sánchez Hernández. Tale video sarebbe stato trasmesso da CNN, Reuters, AP e altre agenzie di stampa.
Il golpe sarebbe rientrato in un’escalation di quattro tappe: assalto economico, dibattito internazionale su una presunta crisi umanitaria, colpo di Stato politico contro il governo e infine golpe militare per installare un governo di transizione. Il 3 febbraio, il gruppo dei 17 golpisti aveva ricevuto i visti dal dipartimento di Stato degli USA per poter organizzare negli Stati Uniti il golpe per rovesciare Maduro. Tramite un gruppo di Miami, Washington versò una grossa somma in dollari, effettuò diverse missioni e consegnò i visti per gli Stati Uniti ai golpisti, cui l’ambasciata degli USA disse che, se il golpe falliva, “potevano entrare negli USA da qualsiasi punto“.
Il Presidente ringraziava gli ufficiali che avevano sventato il golpe, “Voglio ringraziare i giovani ufficiali, le agenzie d’intelligence, per essere stati capaci di sventare tale tentativo di golpe contro il nostro Paese. Volevano altri morti a Caracas e nel paese durante le manifestazioni della destra“.
AIR_EMB-314_Drakos_Colombia_lg Il Presidente dell’Assemblea Nazionale, Diosdado Cabello, dettagliava il piano golpista, denominato operazione “Hit Blue“, che coinvolgeva i deputati di destra Maria Corina Machado, finanziata dall’USAID; Leopoldo Lopez, collegato all’ex-narco-presidente colombiano Alvaro Uribe Velez e la cui moglie aveva incontrato il vicepresidente degli USA Joe Biden il 12 febbraio; Julio Borgues, fondatore del partito anti-chavista Primero Justicia; il sindaco di Caracas Antonio Ledezma, legato al terrorista Lorent Gómez Saleh, che al momento del golpe si sarebbe recato al quartiere de La Cadelaria, roccaforte elettorale dell’opposizione antibolivariana, dove avrebbe detto alla popolazione di abbandonare le case perché “sarebbero state bombardate” assieme alla sede di TeleSUR; l’affarista e politico Parsifal D’Sola; Pedro Mario Burelli, collegato a Peter Ackerman, discepolo del teorico delle rivoluzioni colorate Gene Sharp; il generale di brigata Oswaldo Sánchez Hernández; il capitano Jose Noguera, coordinatore della congiura; i tenenti José Antich Ricardo Zapata, Peter Alexander Moreno Guevara, Henry Javier Salazar Moncada ed Eduardo Figueroa Marchena, quest’ultimo latitante a Panama; l’ex-tenente Luis Calderon; l’ex-generale Angelo Vivas, che chiedeva la creazione di unità armate dell’opposizione, l’istituzione di un “governo di transizione” e invitava a prepararsi “a una guerra all’ultimo sangue“; la giornalista Patricia Poleo, che fungeva da collegamento con gli USA; Andreina Stephanie Carrillo Torres e un tale “El Viejo”. Cabello riferiva anche che un uomo, identificato come Jesus Carmona Álvaro Rodríguez, doveva assassinare il presidente venezuelano nella città di Valencia, Stato di Carabobo. Il SEBIN (l’intelligence venezuelana) aveva sequestrato uniformi, armi come fucili statunitensi AR-15, una pistola HK e granate, computer, video sul complotto e la proclamazione del golpe.
Il 5 febbraio, l’ambasciata tedesca in Venezuela avvertiva i cittadini tedeschi in Venezuela d’adottare una serie di “precauzioni di fronte alla crisi“. La dichiarazione è stata firmata dall’incaricato d’affari Joerg Polster, suggerendo che diplomatici e servizi segreti tedeschi fossero a conoscenza del piano golpista sostenuto dagli Stati Uniti.
Il 13 febbraio, l’Alto Comando Militare guidato dal ministro del Potere Popolare per la Difesa, Vladimir Padrino López, ribadiva sostegno incondizionato al Presidente Nicolas Maduro, in relazione al piano golpista steso da alcuni ufficiali. “L’Alto Comando Militare ribadisce pieno sostegno e fedeltà assoluta al Presidente Nicolas Maduro, e ribadisce l’impegno verso Costituzione, Popolo e Plan de la Patria. Ribadiamo il rifiuto netto delle Forze Armate Nazionali Bolivariane (FANB) al piano di un piccolo numero di soldati che non rappresenta i sentimenti dell’istituzione militare (…) Le FANB sono monolitiche e unite nel rispetto della democrazia e respingono ogni barbarie contro Popolo e Paese“. Padrino López affermava che tali atti destabilizzanti “rafforzano i principi e valori che ci indicano la strada giusta, senza retrocedere dalle conquiste raggiunte. Abbiamo le istruzioni del comandante in capo e sappiamo cosa fare per la Difesa del territorio nazionale. Un Paese non si costruisce con la violenza e il risentimento, ma con la giustizia, la cooperazione e la comprensione”.
Gli Embraer EMB 314 Super Tucano, o A-29, sono dei velivoli a turboelica in grado di trasportare, sui cinque piloni subalari e sotto la fusoliera, 1500 kg di armamenti, tra cui 2 mitragliatrici da 12,7 mm FN Herstal con 200 colpi, missili aria-superficie AGM-65 Maverick, razzi, bombe, 4 missili aria-aria AIM-9 Sidewinder, MAA-1 Piranha o Python-3/4.

Nicolas-Maduro-en-ascenso-militar-Venezuela-800x533Riferimenti
Contrainjerencia
Contrainjerencia
Correo del Orinoco
Correo del Orinoco
Correo del Orinoco
Global Research
Nsnbc
PSUV

TeleSur

L’Argentina allenta la presa degli Stati Uniti

COMAGUER Bollettino N. 283 7-20152014071920051395249La visita della presidentessa argentina a Pechino segna una nuova tappa dell’emancipazione politica del Paese. L’intervento deciso e vigoroso di Cristina Kirchner contro gli attacchi alla sovranità dell’Argentina all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nell’ottobre 2014, aveva segnato un punto di svolta. Cristina Kirchner aveva infatti denunciato l’intervento della magistratura degli Stati Uniti per travolgere la ristrutturazione del debito sovrano argentino, una piano da tempo preparato ed approvato da tutte le banche interessate, tranne una, un fondo d’investimento di New York che aveva solo l’1% di tale debito. La magistratura statunitense (giudice Griesa) ha deciso che tale fondo doveva ricevere tutti gli importi dovuti ma soprattutto, misura che ovviamente pregiudica la sovranità dell’Argentina, che se tale decisione non veniva attuata, l’intero piano di ristrutturazione del debito andava bloccato. Si deve sottolineare: 1. che i debiti in questione erano tutti rimborsi dei prestiti contratti dall’Argentina prima dell’ascesa al potere di Nestor Kirchner e di sua moglie Cristina, 2. che gli altri creditori avevano accettato di rinunciare al 50% dei loro debiti 30ennali. Bell’esempio d’imperialismo giudiziario e finanziario: il capitale statunitense si sente a casa ovunque e la firma di un governo e delle principali banche internazionali non contano nulla nella decisione di un giudice New York assunto da un “fondo avvoltoio”, com’è attualmente definito.
La presidentessa argentina inoltre s’è anche rivolta a coloro che criticano il suo governo per aver firmato con l’Iran un “memorandum d’intesa”, unendo gli sforzi dei due Stati nella ricerca della verità, sui due attentati “anti-israeliani” perpetrati in Argentina, prima contro l’ambasciata israeliana il 17 marzo 1992 (29 morti), e poi il 18 luglio 1994 contro la sede dell’AMIA, l’Associazione culturale della comunità ebraica dell’Argentina, la più grande in America Latina (85 morti). Tali attentati, che furono immediatamente e senza prove attribuiti all’Iran, che ne ha sempre negato la responsabilità, non sono ancora stati chiariti e la firma del “Protocollo d’intesa” dell’Argentina non fa fatto altro che dare all’accusato il diritto di difendersi. La reazione imperiale a questa decisione è stata, come ci s’immagina, molto forte in quanto contesta, 20 anni dopo, la versione ufficiale, ma non dimostrata, approvata da tutti gli apparati di propaganda “occidentali”. Anche all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Cristina Kirchner ha difeso la scelta e riferito delle minacce di morte dirette a lei personalmente. Ha continuato la ricerca della verità e fatto un passo decisivo mettendo fine alla carriera del patrono dell’intelligence argentina, Antonio Stiuso in carica da 40 anni. Tale personaggio, creato dal regime peronista, ha attraversato il periodo della dittatura militare restando al suo posto. Molti argentini considerano tale “posizione consolidata” spiegabile dal continuo sostegno di Washington e dai suoi metodi spesso definiti da “Gestapo”. Il procuratore Nisman, responsabile dell’affare”iraniano”, trovato “suicidato” in questi giorni, si apprestava a confermare la “pista iraniana” degli attentati anti-israeliani nella sua inchiesta sostenuta da Stiuso, a cui era da tempo vicino.
La stella di Cristina Kirchner s’è assai sbiadita negli Stati Uniti e nel resto dell’occidente. Essendone consapevole ha mutato di conseguenza politica. Il cambiamento ha appena preso una piega molto pratica con la visita ufficiale a Pechino, dove è stata ricevuta dal presidente cinese. Non è proprio un improvviso cambio, dato che i leader cinesi avevano aumentato le visitate a Buenos Aires negli ultimi anni, portando a progetti di cooperazione economica in molti settori (trasporti, energia, elettronica…). L’ultima visita a Pechino di Cristina Kirchner dà a questa collaborazione un’importante aspetto militare. L’Argentina acquisterà dalla Repubblica popolare o costruirà su accordi di trasferimento di tecnologia i seguenti materiali:
Corvette P18 prodotte dai cantieri cinesi CSIC. Le corvette P18 avranno il nome di classe Malvinas (già vendute alla Nigeria), sufficiente a far infuriare il Foreign Office
Veicoli blindati modello VN1 della NORINCO
Elicotteri Tipo Z-11 Changhe
Queste acquisizioni avvengono nell’ambito di un programma globale firmato dai due Paesi il 29 ottobre 2014, che riguarda anche rompighiaccio, veicoli anfibi, rimorchiatori, altre navi da guerra, mortai di vario calibro ed ospedali da campo. Osservatori militari non escludono l’acquisto di caccia cinesi FC-1.
Nel mondo multipolare di oggi, è ora possibile allentare la presa imperialista degli Stati Uniti e incontrare altri Paesi: Cina, Russia… il modo concreto per scongiurare la vendetta degli Stati Uniti contro tutti i governi che si dimostrano indipendenti nel loro “cortile di casa” latinoamericano.

Corvetta Type 056 (P18)

Corvetta Type 056 (P18)

Caccia FC-1

Caccia FC-1

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Argentina sotto attacco

Ángel Guerra, TeleSur, 29 gennaio 2015KirchnerLa presidentessa Cristina Fernandez de Kirchner (CFK), in un atto di giustizia e di coraggio, ha sciolto la segreteria dell’Intelligence dopo averla sottoposta a prima ripulitura. Allo stesso tempo, ha inviato una proposta di legge al Congresso per sostituirla con un’agenzia federale sottoposta all’Esecutivo. Tuttavia, i capi devono essere ratificati dall’Assemblea legislativa ed essere responsabili della gestione. Tra le modifiche a una modalità operativa tipica delle dittature militari, le intercettazioni telefoniche diventano responsabilità della procura. Ma i principali nemici del governo argentino non sono i servizi d’intelligence ereditati dalle dittature e penetrati da CIA e Mossad, né giudici venali. Come contro tutti i governi i post-neoliberali dell’America Latina e dei Caraibi, il Venezuela in primo luogo, Washington attua un golpe “soft” contro Buenos Aires in collaborazione con la locale oligarchia finanziaria-mediatica. E Tel Aviv ed i suoi agenti lavorano a tempo pieno per por terminare al piano di Kirchner. Il Mossad ha dirottato e deviato dalla loro storia progressista le tradizionali organizzazioni ebraiche, attualmente nelle mani di ultra-sionisti lontani dagli interessi della comunità, che manipolano. Intelligence e corporazione giudiziaria sono i principali attori del piano di destabilizzazione dal mandato di Néstor Kirchner, e lo scorso dicembre ad aggredire la presidentessa furono i membri della Segreteria dell’intelligence colpiti dalle misure adottate. Certo, anche con il pieno sostegno dei conglomerati mediatici internazionali, il consorzio multimedia Clarín e il giornale oligarchico La Nación, responsabili delle strane circostanze della morte del procuratore Nisman e, come testimoniano i cablo di Wikileaks, agli ordini dell’ambasciata degli Stati Uniti. Hanno trascurato i suoi frequenti viaggi in Israele, dove faceva rapporto. Nisman ebbe anche istruzioni da Jaime Stiuso, direttore operativo della Segreteria dell’Intelligence, dove regnava da 42 anni, licenziato e costretto a ritirarsi a dicembre su ordine di CFK. Nisman ha accusato la presidentessa, il ministro degli Esteri Héctor Timerman e altri funzionari del governo e attivisti sociali, come il combattivo piquetero Luis D’Elia, di coprire il presunto coinvolgimento dell’Iran nei criminali attentati contro l’Asociación Mutual Israelita Argentina (AMIA) e l’ambasciata d’Israele. Ma tale accusa, basata su istruzioni statunitensi e israeliane, fu contestata dai prestigiosi giuristi Eugenio Zaffaroni e Julio Maier, dall’Associazione dei giuristi argentini, dai vertici dell’INTERPOL e dalla stampa specializzata, dimostrando che le prove erano inaccettabili in tribunale, come illustrarono due giudici federali. Nisman, nella sua denuncia considerava un crimine anche una legge votata dal Congresso Nazionale: il “Memorandum of Understanding con l’Iran“, il cui scopo era sbloccare dalla letargia in cui era caduto il caso AMIA, anche grazie alla collusione di giudici e agenti dei servizi segreti.
Non prima dell’arrivo alla presidenza di Néstor Kirchner in Argentina fu fatta giustizia. Fu nel 2008 che finì l’impunità e aumentarono del 700 per cento le condanne dei criminali di guerra della dittatura militare. Non è un caso che le nonne e le madri di Plaza de Mayo hanno ardentemente sostenuto le amministrazioni di Nestor e Cristina. Il risanamento dell’intelligence era una questione pendente che non poteva essere affrontata dal kirhcnerismo senza prima riconquistare la sovranità, rimettere in piedi ed attivare un Paese de-industrializzato e prostrato dal neoliberismo, ed allo stesso tempo affrontare i seri guasti sociali con una più equa distribuzione delle ricchezze e affrontare i tentativi di regressione neoliberista come l’ALCA, sepolto nel 2005 da Kirchner, Chavez, Lula e Tabaré Vázquez. Ultimamente c’è stata la lotta contro i fondi avvoltoio. Ma le campagne di destabilizzazione, come quella che strumentalizzava Nisman, continueranno in quest’anno di elezioni, al fine di offuscare la presidentessa e danneggiare il candidato del Fronte per la Vittoria. Il kirchenrismo sconvolge e lo si vuole rimuovere con ogni mezzo, ma No pasarán!

10537299Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Obama e la multiforme politica anti-cubana

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 24/12/2014

raul-castroIl 17 dicembre, il presidente Obama ha ordinato il ripristino delle piene relazioni diplomatiche con Cuba. Lui e il presidente cubano Raul Castro hanno accettato, con una telefonata, l’apertura delle ambasciate nei rispettivi Paesi. Qualche tempo fa, un contatto personale tra i due leader sarebbe stato incredibile. I media statunitensi sono felici di riportare la notizia. I Paesi sono ostili da mezzo secolo, ma ora i loro capi fanno dichiarazioni pubbliche sulla normalizzazione delle relazioni. Le missioni diplomatiche apriranno presto nelle capitali. Attualmente la sezione interessi degli Stati Uniti dell’ambasciata di Svizzera a L’Avana, Cuba, o USINT Havana, una piccola missione, rappresenta gli interessi degli Stati Uniti a Cuba. Gli Stati Uniti collaboreranno su molte questioni, tra cui droga e tratta degli schiavi, controllo delle migrazioni e cambiamento climatico. Gli Stati Uniti toglieranno il divieto a materiali da costruzione e attrezzature agricole per le piccole aziende private. I cittadini statunitensi che visiteranno Cuba saranno autorizzati a rientrare con somme fino a 400 dollari, di cui 100 in alcol e tabacco. Gli statunitensi potranno usare carte di credito sull’isola e le banche statunitensi potranno aprirvi conti. Gli Stati Uniti faciliteranno il visto di chi ha parenti a Cuba, oltre che ai membri di delegazioni, giornalisti e studiosi. Il dipartimento di Stato studia la possibilità di rimuovere Cuba dalla lista degli Stati che sponsorizzano il terrorismo. L’amministrazione statunitense non nasconde il fatto che non sospenderà gli sforzi volti alla tutela dei diritti umani, a sostenere il settore privato, la massima libertà di parola e di riunione e maggiore accesso a Internet. La disponibilità di Washington a riavvicinarsi a Cuba è il modo per creare le condizioni adeguate per l’attuazione della vecchia politica volta a destabilizzare l’Isola della libertà dall’interno, non da fuori come gli Stati Uniti erano abituati. Parlando in televisione, il presidente degli Stati Uniti ha ammesso che la politica anticubana conflittuale si è rivelata inefficiente. Ci dovrebbero essere altri modi per influenzare Cuba. L’embargo economico introdotto nel 1960 e le grandi azioni sovversive non hanno portato al rovesciamento di Castro. Il Partito comunista al potere è ancora molto popolare con la sua politica di ringiovanimento che avvicina sempre più giovani. Nei duri anni ’90 Cuba era quasi isolata ma resistette contro tutte le probabilità. Quasi tutti gli sforzi anti-governativi degli USA relativi alle attività dei gruppi dissidenti, blogger e organizzazioni non governative sostenute dall’USAID sono falliti. La “quinta colonna” è stata screditata dai litigi sui fondi degli USA.
Più di una volta i cubani hanno cercato di avviare un dialogo con gli Stati Uniti. Tutti questi sforzi fallirono. Washington ha sempre presentato richieste inaccettabili per L’Avana, ad esempio la richiesta di elezioni libere nazionali con la partecipazione di emigrati cubani e organizzazioni non governative finanziate da fondi statunitensi. Raul Castro ha inequivocabilmente confermato la disponibilità di Cuba ai colloqui senza obblighi. Un giornalista statunitense aveva ragione quando diceva che se i cubani avessero avanzato condizioni per i colloqui preliminari, allora la lista sarebbe stata infinita, a partire dalla chiusura della base navale di Guantanamo dove si trova un campo di concentramento per i prigionieri, alla fine all’uso dei droni in diverse parti del mondo che comportano numerose vittime civili. Gradualmente Cuba è diventato un problema per tutti gli Stati dell’emisfero occidentale. La politica repressiva su Cuba è stata percepita dagli Stati latinoamericani come sfida geopolitica e potenziale minaccia alla loro sovranità nazionale. L’avventurismo e l’impunità dell’impero sulla scena internazionale ha in gran parte facilitato il processo d’integrazione dell’America Latina, per esempio l’insorgere di gruppi regionali come UNASUR (Unione delle Nazioni Sudamericane, USAN), CELAC (Comunità di America Latina e dei Caraibi), ALBA (l’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America) e altri. Il costante confronto politico e ideologico con gli Stati Uniti ha portato alla ribalta politici come Luiz Inácio Lula da Silva, ex presidente brasiliano, Néstor Carlos Kirchner, ex-presidente dell’Argentina, Hugo Chavez, il defunto presidente del Venezuela, Raphael Correa, presidente della Repubblica dell’Ecuador, Evo Morales, presidente della Bolivia ed altri. La solidarietà con Cuba ha reso Washington un po’ più sobria. Non ha mai osato inscenare una rivoluzione colorata sull’isola. C’erano grandi dubbi sulla credibilità della “quinta colonna”; le forze di sicurezza cubane controllavano le sue attività sull’isola e negli Stati Uniti. I Cinque, noti anche come i Miami Five (Gerardo Hernández, Antonio Guerrero, Ramón Labañino, Fernando González e René González) sono conosciuti in tutto il mondo (i cinque ufficiali dei servizi segreti cubani condannati negli Stati Uniti per spionaggio). A Cuba i Cinque godono fama di eroi nazionali che hanno sacrificato la libertà nella difesa del loro Paese. Le attività dei “cinque eroi” per penetrare i centri sovversivi della CIA frustrando i piani terroristici dei gruppi di emigranti radicali, sono solo un episodio della lotta contro i nemici della rivoluzione cubana. I cinque agenti arrestati dall’FBI sono ritornati a Cuba. L’evento è stato contrassegnato da una festa nazionale. Va notato che le sanzioni contro Cuba sono state introdotte dal Congresso. Ecco perché Obama ha invitato il Congresso ad avere un “dibattito onesto e serio” considerando la possibilità di porre fine dell’embargo. L’addetto all’ufficio stampa della Casa Bianca Josh Earnest dice che non esclude la possibilità di porre fine all’embargo nel 2017. I media dedicano molto tempo a una possibile visita del presidente Obama a Cuba. Il vertice dovrebbe essere preceduto dalle visite a Cuba dell’assistente della segretaria di Stato per l’America Latina Roberta Jacobson e del segretario di Stato John Kerry. Il viaggio di Obama sarà il culmine di queste attività diplomatiche. Gli sforzi della propaganda secondo piani di Washington per il cambiamento della politica di Cuba, attirano grande attenzione. Alcuni media dicono anche che il passo degli Stati Uniti verso L’Avana è una vittoria della diplomazia di Washington sulla Russia. Molti analisti ritengono che il fattore russo sia la forza trainante del brusco cambio politico degli Stati Uniti nei confronti di Cuba. Negli ultimi anni la Russia ha intensificato le attività diplomatiche in America Latina; incrementa i suoi legami con Venezuela, Brasile, Nicaragua, Argentina, Ecuador e Bolivia. La cooperazione con Cuba è in aumento. L’isola è a 90 miglia dagli USA. I progressi nella cooperazione militare tra Russia e Cuba hanno spinto Washington ad avviare una politica di distensione verso L’Avana e ad aggiornare il “soft power” per impedire la comparsa di basi militari russe sull’isola. Di tanto in tanto aerei militari e navi militari russi compiono visite amichevoli a Cuba. Ogni volta gli Stati Uniti sollevano un polverone, “i russi stanno arrivando!” gridano voci isteriche.
Le affermazioni che il “cambio della politica degli Stati Uniti verso Cuba” indebolirà la posizione della Russia a Cuba e alienerà l’America Latina dalla Federazione russa fanno acqua. La politica estera della Russia non è rivolta a Paesi terzi. “Se le misure di cui Washington ha parlato dovessero essere applicate, contribuiranno a migliorare la situazione di Cuba e saranno un passo positivo”, ha detto il viceministro degli Esteri russo Sergej Rjabkov a Russia Today. Ancora una parte significativa della dirigenza degli Stati Uniti è interessata a dipingere la Russia come “avversario strategico” e a mantenere l’embargo economico contro Cuba. Non c’è ragione di aspettarsi che il “cambio politico verso Cuba” annunciato dal presidente Obama freni le multiformi operazioni sovversive contro l’isola della libertà.

Miami 511-17336La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le agenzie d’intelligence statunitensi e la stagione delle provocazioni argentine

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 9/12/20141236616Fra meno di un anno vi saranno le elezioni presidenziali in Argentina, il 25 ottobre. Cristina Fernández de Kirchner ha vinto due volte la battaglia per la massima carica governativa nel 2007 e nel 2011, e quindi non può concorrere alla presidenza. La questione del successore è discussa sempre più frequentemente in Argentina. Chi assumerà la filosofia del kirchnerismo, versione moderna dell’ideologia del Partito Giustizialista fondato nel 1947 da Juan ed Evita Perón? Néstor Kirchner, politico eccezionale che affianca Lula da Silva, Hugo Chávez, Evo Morales e Rafael Correa, è morto nel 2010. Tuttavia, Cristina Fernández ha potuto mantenere le politiche che aveva attuato: rafforzamento della sovranità argentina, opposizione alla presenza statunitense nel continente e realizzazione di riforme nell’interesse del popolo. Il successore presidenziale che più probabilmente continuerà le politiche dei Kirchner si crede sia Daniel Scioli, ex-vicepresidente dell’Argentina e governatore della Provincia di Buenos Aires. Scioli evita gli scontri politici ed è favorevole ai compromessi con l’opposizione, perciò non suscita le simpatie dei sostenitori intransigenti del kirchnerismo, che rifiutano qualsiasi tipo di dialogo con la destra. Scioli sa come manovrare, dimostra temperanza ed è disposto a collaborare con gli ambienti finanziari e del business che gli danno continue raccomandazioni, tra cui rompere le relazioni con Cristina. Ci sono anche altri candidati vicini a Néstor e ora nella squadra di Cristina, ministri, governatori e senatori che si fanno attivamente conoscere. Il candidato sarà deciso una volta per tutte alle primarie dell’agosto 2015, quando tutti i candidati alla presidenza del Fronte della Vittoria supereranno le selezioni. E’ possibile valutare la complessità della situazione per Cristina Fernández dai risultati delle elezioni parlamentari dell’ottobre 2013. La coalizione di governo ha ottenuto una vittoria decisiva. Ha mantenuto la maggioranza in entrambe le camere del parlamento, ma non ha avuto la maggioranza costituzionale dei due terzi. La coalizione ha preso solo la metà delle 24 province del Paese. La tradizionale rivalità tra il Partito Giustizialista e suoi oppositori dell’Unione Civica Radicale e di Proposta Repubblicana (PRO) s’è inasprita con una scissione nel partito al governo. Tuttavia, il Fronte della Vittoria è ancora la prima forza politica argentina.
Néstor Kirchner, dopo l’abbandono del modello economico neoliberista, è riuscito a far uscire l’Argentina da una profonda stagnazione. Poi, con la crisi globale, Cristina è stata costretta a prendere decisioni difficili, tra cui stringere il controllo statale su importazioni e tasso di cambio, oltre a un giro di vite su predominio burocratico, inflazione, speculazione sulla valuta estera e così via. Oltre a ciò, Cristina ha avviato il riesame di banche e uffici di cambio del Paese per frenare il riciclaggio di denaro illecito. Sospettata d’esportazione illegale di capitali all’estero, le attività della grande azienda statunitense Procter & Gamble sono state sospese in Argentina. Le indagini continuano anche sui crimini commessi dalle forze di sicurezza durante la giunta militare nel 1976-1983. Non sorprende quindi che Cristina abbia numerosi nemici, anche nei media, che supportano una campagna per screditarla. La dichiarazioni dei redditi di Cristina, così come quelli del defunto marito e dei figli sono state accuratamente esaminate. Sono sospettati di nascondere redditi. Anche la cerchia di Cristina è nel mirino. Secondo analisti politici, gli attacchi contro la presidentessa argentina rientrano in un piano per assicurare l’ascesa al potere di forze politiche fedeli agli Stati Uniti e al cambio radicale politico. E’ in tale spirito che la storia scandalosa dei fondi avvoltoio deve essere considerata, acquistando obbligazioni di debito di Paesi in difficoltà finanziarie per quasi nulla e quindi richiedendone i pagamenti tramite i tribunali, che superano di gran lunga l’ammontare del debito. Ciò è quello che è successo all’Argentina. Parlando all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a settembre, Cristina Kirchner ha condannato fermamente tale pratica e chiesto l’adozione di misure legislative volte a limitare le attività di tali “avvoltoi”. In relazione al caso, l’Argentina, Stato sovrano, s’è scontrata con il giudice statunitense Thomas Griesa, che da molti anni si occupa dei fondi prestati all’Argentina. Il governo argentino non prende in considerazione il default: Buenos Aires è disposta a rispettare gli obblighi verso i creditori. C’è una via d’uscita alla situazione attuale: ai titolari del debito ristrutturato vengono offerti i pagamenti degli interessi dall’argentino Banco de la Nacion Fideicomiso. Tuttavia, Thomas Griesa minaccia nuove rappresaglie. In particolare, se Buenos Aires non capitola e accetta di pagare agli “avvoltoi” di quanto esigono, allora affronterò il divieto di fare accordi con le banche statunitensi. Buenos Aires ha respinto al mittente le minacce, però. Eventuali decisioni del giudice statunitense che ostacolino la ristrutturazione del debito argentino o mettano in discussione le decisioni del governo del Paese, saranno considerate interferenze negli affari interni.
La teoria del default imminente viene replicata dalla propaganda creando presso le autorità argentine una comprensibile irritazione. Nel settembre 2014, l’incaricato d’affari degli Stati Uniti in Argentina, Kevin Sullivan, ha detto al giornale locale Clarin: “Per tornare alla crescita economica stabile e attrarre gli investimenti di cui l’Argentina ha bisogno, è importante che il Paese assolva all’inadempienza il più rapidamente possibile”. Sullivan è stato convocato al Ministero degli Esteri per rimproverargli che le sue parole “non hanno alcun fondamento, ma sono solo in pieno accordo con le posizioni dei fondi avvoltoio”. Il diplomatico statunitense è stato avvertito che “in caso di ulteriori irruzioni negli affari interni della Repubblica di Argentina, saranno adottate le misure più severe, come previsto dalla Convenzione di Vienna sulla condotta dei rappresentanti diplomatici”. Come sottolineato dai media argentini, ciò significa che Kevin Sullivan viene dichiarato persona non grata. Va detto che il posto di ambasciatore degli Stati Uniti in Argentina è vacante da luglio 2013. In America Latina non è più un caso raro: da tempo non vi è un ambasciatore USA in Ecuador, e Washington non è riuscita ad inviarne in Venezuela e Bolivia. Per più di un anno, gli Stati Uniti hanno preso in considerazione Noah Bryson Mamet, uomo d’affari dai buoni rapporti personali con Obama, con cui gioca regolarmente a golf e soprattutto ha finanziato la campagna elettorale, quale candidato ad ambasciatore in Argentina. Durante le udienze del Senato, Mamet non mostrava di sapere granché della realtà argentina. Le critiche dei senatori erano trapelate sui media: l’Argentina “in termini economici e politici è in uno stato di pre-crisi”, quindi un diplomatico di professione dev’essere inviato a Buenos Aires, piuttosto che un dilettante. Il personale dell’ambasciata degli Stati Uniti in Argentina del dipartimento di Stato, Pentagono e agenzie d’intelligence è già pieno di professionisti che valutano l’Argentina in stato di “pre-crisi”. L’elenco dei diplomatici statunitensi pubblicato dal Ministero degli Esteri argentino include molti veterani di attività sovversive in altri Paesi. Le sezioni politiche ed economiche, che schermano dipendenti della CIA come Timothy Murdoch Stater, che non è solo un attivo ma anche un teorico delle attività sovversive, Kenneth Roy, Yordanka Roy, Brendan O’Brien, Michael Lance Eckel e molti altri, si rivelano particolarmente attive. E’ anche opportuno ricordare Anaida K. Haas, che ha lavorato con successo in Afghanistan e fu poi trasferita al dipartimento di Stato (Public Diplomacy Officer, Ufficio affari russi). Si può supporre che il trasferimento di Haas in Argentina sia legato al compito assegnatogli sulle relazioni commerciali tra Russia e Argentina. Washington è furiosa verso Cristina Fernández, una dei primi leader latinoamericani a dichiarare di voler commerciare con il mercato russo, sostituendo i prodotti europei banditi, e sostenendo le parole con le azioni.
La resistenza del governo di Cristina Fernández de Kirchner sarà illustrata nelle prime settimane del prossimo anno. È difficile aspettarsi che la campagna elettorale presidenziale sia tranquilla dato che gli agenti della CIA nelle file dell’opposizione sono intenti alla destabilizzazione. Vi saranno probabilmente richieste di dimissioni anticipate di Cristina (per motivi di salute), la ‘quinta colonna’ sarà mobilitata, scioperi dei trasporti pubblici indetti e sabotaggi alle linee elettriche non devono essere esclusi. Tutto ciò è accaduto in altri Paesi che Washington considera avversari geopolitici. Le azioni sediziose dell’ambasciata statunitense a Buenos Aires possono essere dedotte dai rapporti informativi diffusi dall’ambasciata (ma solo ai cittadini statunitensi!), che riferiscono del drammatico aumento della criminalità e suggeriscono di evitare luoghi affollati. Parlando alla televisione nazionale, Cristina Fernández ha definito tali “segnalazioni” delle provocazioni. La stagione argentina delle provocazioni dei servizi segreti è solo all’inizio.

nestor-kirchner-cristina-fernandez-y-hugo-chavezLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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