L’Arabia Saudita compie un passo verso la disintegrazione

Alessandro Lattanzio, 22/6/2017

Muhamad bin Salman tra businessmen della ‘new economy’ degli USA

Il 21 giugno, il presidente turco Erdogan condannava ufficialmente l’idea della “Grande Albania” mentre inviava mezzi e rinforzi dell’esercito turco nel nord della Siria, mentre il parlamento tedesco votava il ritiro delle forze tedesche dalla base aerea turca di Incirlik, la principale base della NATO in Turchia. Ciò a seguito del deteriorarsi delle relazioni tra Germania e Turchia, dell’allontanamento di Erdogan dall’Unione europea e dei contrasti tra Ankara e Washington sulla questione curda e il ruolo dei curdi in Siria. Inoltre, il neopresidente francese Emmanuel Macron dichiarava che non esiste un ‘legittimo successore’ al Presidente Assad e che la priorità sia combattere il terrorismo islamista con l’aiuto della Russia; “La nuova prospettiva che ho su questo argomento è che non affermo che la dipartita di Bashar al-Assad sia una precondizione, perché nessuno mi ha mostrato un legittimo successore… Le mie linee sono chiare: in primo luogo, lotta completa contro tutti i gruppi terroristici. Sono i nostri nemici… abbiamo bisogno della cooperazione di tutti, specialmente della Russia, per eliminarli”. Un cambiamento significativo della posizione della Francia rispetto ai presidenti Sarkozy e Hollande. “Il riconoscimento di Macron che il cambio di regime in Siria è fuori dall’ordine del giorno non è altro che il riconoscimento dell’evidenza. Con la ‘Siria utile’, le ricche coste della Siria dove la maggior parte della popolazione siriana vive, sotto il controllo del Presidente Assad, con l’Esercito arabo siriano che avanza rapidamente nella Siria orientale e la Russia che ha istituito un potente sistema di difesa aerea, non c’è possibilità che il Presidente Assad sia rovesciato”. E infine il Viceministro degli Esteri russo Oleg Syromolotov dichiarava che “Secondo il Ministero della Difesa russo, è altamente probabile che il capo dello SIIL al-Baghdadi sia stato eliminato dalle forze aerospaziali russe quando colpirono un centro di comando dei terroristi alla periferia sud di Raqqa, verso la fine di maggio. L’informazione è ora verificata da vari canali“. La Russia inviava in Siria 21 pezzi d’artiglieria M30, sistemi lanciarazzi multipli TOS-1 e BM-30 Smerch, e 50 missili tattici Tochka-U. Inoltre, la Russia riposizionava i sistemi di difesa aerea in Siria, per permetterne la massima copertura possibile nello spazio aereo della Siria. Inoltre, gli aerei da combattimento russo aumentavano le operazioni d’intercettazione dei caccia statunitensi, in particolare nelle zone operative degli aerei siriani. Le unità dell’Esercito arabo siriano bombardavano le posizioni del SIIL a Tabarat al-Dibah, ad est di Hama, eliminando numerosi terroristi. Intanto, in Arabia Saudita, re Salman nominava il figlio, Muhamad bin Salman, principe ereditario al posto del principe Muhamad bin Nayaf, che supervisionava le forze di sicurezza dell’Arabia Saudita. Muhamad bin Salman ha trascinato l’Arabia Saudita nella guerra allo Yemen, causando 14000 morti, e nel conflitto con il Qatar, dove perde il sostegno degli Stati Uniti. Ma Muhamad bin Salman, che aveva guidato i negoziati sulla riduzione della produzione dell’OPEC, appare circondato da una cricca di principi aggressivi che oggi puntano a guidare l’Arabia Saudita ed è responsabile della riduzione delle sovvenzioni energetiche e della proposta di privatizzazione della compagnia petrolifera statale Aramco, e soprattutto dell’attacco terroristico dello SIIL a Teheran, il 7 giugno 2017, che ha acuito le tensioni tra Arabia Saudita ed Iran. Il Generale Mohammad Ali Jafari, del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, aveva dichiarato, “Abbiamo intelligence precise che dimostrano che, purtroppo, l’Arabia Saudita, oltre a sostenere i terroristi, gli ha chiesto di condurre operazioni in Iran”. Mentre il leader di Hezbollah, Hasan Nasrallah, indicava l’Arabia Saudita affermando che l’attentato di Teheran aveva i segni di un “piano distruttivo internazionale”. Muhamad bin Salman controlla difesa, petrolio e politica economica del regno saudita, e aveva organizzato il viaggio di Trump a Riyadh. La promozione del principe è stata approvata da 31 dei 34 membri del Consiglio di reggenza del regno. Il principe Muhamad bin Nayaf veniva anche sostituito, da ministro degli Interni, da Saud bin Nayaf e dal vice Ahmad bin Muhamad al-Salim. Ad aprile, il re saudita aveva nominato due altri figli, il principe Salman bin Abdulaziz e il principe Qalid bin Salman, ministro per gli Affari Energetici e ambasciatore negli Stati Uniti. Già nel dicembre 2015, fu affermato che Salman bin Abdulaziz, l’ultimo dei figli del primo re saudita, Abdulziz al-Saud, sarà sostituito dalla nuova generazione di reali sauditi. Salman aveva nominato il nipote, Muhamad bin Nayaf, principe della corona dopo averne fatto dimettere il fratello, Muqrin bin Abdulaziz, nel 2015. Nel frattempo Muhamad bin Salman concentra nelle proprie mani sempre più potere: nel Ministero della Difesa, nel Consiglio di Economia e Sviluppo e nell’Aramco, ed è il responsabile dell’aggressione allo Yemen, del sostegno saudita ai terroristi in Siria e Iraq, del sostegno alla dittatura wahhabita in Bahrayn e del confronto con Qatar e Iran.
In tale situazione, il 22 giugno sarebbero atterrati in Arabia Saudita 18 aerei da combattimento F-16I, F-15CD e F-16CD, 2 Gulfstream per la guerra elettronica e 2 aerocisterne C-130 israeliani, quale deterrenza contro un possibile golpe contro Muhamad bin Salman. Infatti, una petizione firmata da principi sauditi veniva pubblicata dopo la nomina a principe ereditario di Muhamad bin Salman. La petizione, che protesta contro re Salman per la decisione di sostituire bin Nayaf, è firmata dal principe Muqrin bin Abdulaziz e da altri 21 capi sauditi. I principi che si oppongono a bin Salman dichiarano che egli vuole diventare re de facto con tale nomina, e che ciò distruggerebbe la famiglia reale saudita. Inoltre, “Washington ha chiesto altri soldi per difendere il regime saudita e Riyadh ha recentemente versato 200 miliardi agli Stati Uniti per comprarne il sostegno nella guerra allo Yemen“, secondo l’analista yemenita Salah al-Qarshi. “Si tratta di parte dell’enorme quantità di denaro che l’Arabia Saudita versa al Tesoro degli Stati Uniti per proteggere la corona“. Secondo al-Qarshi, l’ex-capo dei servizi segreti sauditi Turqi al-Faysal aveva rivelato che il suo Paese aveva acquistato i poco redditizi buoni del Tesoro USA per aiutare l’economia degli Stati Uniti. Abdalbari Atwan, caporedattore del giornale Rai al-Yum, affermava che “che il principe Muhamad bin Salman è solo a un passo dal divenire re“, attendendo solo il via libera dal governo degli Stati Uniti. Sempre secondo Atwan, anche il principe ereditario di Abu Dhabi, Muhamad bin Zayad al-Nahyan, potrebbe inscenare un colpo di Stato negli Emirati Arabi Uniti per diventarne il re. Secondo l’insider saudita Mujtahid, il re saudita Salman bin Abdulaziz dovrebbe presto ritirarsi e fare accedere al trono Muhamad bin Salman, ma non prima di averne informato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.Fonti:
Análisis Militares
FNA
FNA
FNA
FNA
The Duran
The Duran
The Duran
Zerohedge

L’aereo siriano abbattuto e il fallimento siriano degli USA

Alessandro Lattanzio, 20/6/2017Ad aprile, subito dopo l’attacco missilistico statunitense alla base aerea al-Shayrat, la risposta russa fu lo spegnimento della linea di “de-conflitto”, con conseguente drastica riduzione delle operazioni aeree statunitensi sulla Siria, per non rischiare confronti con la difesa aerea russa in Siria. In quell’occasione, però, i militari russi non intrapresero azioni attive come puntare i radar dei sistemi di difesa aerea contro i velivoli statunitensi. “Gli aerei statunitensi che operano su al-Tabaqah sono già chiaramente nel raggio d’azione del sistema russo S-400 nella base aerea di Humaymin e potremmo vedere la Russia impiegare altre risorse per la difesa aerea della Siria“, affermava Jeremy Binnie, redattore del Jane’s Defense, “Ma se gli Stati Uniti non fanno movimenti che minaccino Assad, allora possono accettare la punizione e continuare“. Dopo settimane di frenetica attività diplomatica, gli Stati Uniti persuasero i russi a ristabilire la linea di “de-conflitto”. Con l’abbattimento del cacciabombardiere Su-22 siriano, avvenuto il 19 giugno presso Tabaqah, i russi chiudevano nuovamente la linea. Tuttavia, questa volta adottavano ciò che non fecero ad aprile, dichiarando di prendere “azioni minacciose dirigendo i radar dei loro sistemi di difesa aerea contro i velivoli statunitensi“. Il Ministero della Difesa della Federazione Russa ora considera obiettivi legittimi tutti i voli nelle aree del gruppo di operazioni aeree russo in Siria. Ogni velivolo, compresi i droni della coalizione internazionale degli USA, rilevato nelle zone operative ad ovest dell’Eufrate dalle forze aeree russe, saranno considerati da aeromobili e sistemi di difesa aerea russi a terra bersagli aerei, dato che il comando della coalizione degli USA non utilizzava la linea di comunicazione tra i comandi aerei della base aerea di al-Udayd in Qatar e della base aerea di Humaymim per impedire l’incidente. “Riteniamo che le azioni del comando statunitense siano un errore deliberato verso i loro obblighi dovuti dal memorandum sulla prevenzione degli incidenti che prevede voli sicuri nelle operazioni in Siria, firmato il 20 ottobre 2015”. I russi annunciavano quindi l’adozione di quei provvedimenti che non presero ad aprile dopo l’attacco statunitense alla base aerea al-Shayrat.
L’area in cui fu abbattuto il Su-22 non si trova in alcuna delle quattro “zone di de-conflitto”, le regioni coperte da un cessate il fuoco garantito a livello internazionale, presenti in Siria. Il Su-22 fu abbattuto durante una missione contro i terroristi dello SIIL presso al-Rasafah, a sud-est di Tabaqah, base delle forze statunitensi che supportano le milizie curde. Avendo liberato al-Rasafah, l’Esercito arabo siriano bloccava i collegamenti degli islamisti tra Raqqa e Dayr al-Zur. Il caccia statunitense che aveva abbattuto il Su-22 siriano sulla provincia di Raqqa, era un F/A-18 Super Hornet forse imbarcato sulla portaerei George HW Bush, dislocata nel Mediterraneo orientale. L’abbattimento del cacciabombardiere siriano va inteso come avvertimento all’Esercito arabo siriano di non liberare al-Rasafah e quindi non avanzare per liberare Dayr al-Zur. I russi, a loro volta, avvertivano duramente gli Stati Uniti che tali minacce alle operazioni dell’Esercito arabo siriano non saranno tollerate. La risposta del Pentagono furono “Misure prudenziali per riposizionare gli aerei sulla Siria per garantire la sicurezza degli equipaggi da note minacce nello spazio di combattimento”, ovvero allontanare le operazioni aeree statunitensi dall’area operativa delle forze siriane, costringendo gli Stati Uniti a ridurre notevolmente la proprie attività aeree sulla Siria. Lo stesso Generale Joe Dunford, presidente dei Capi di Stato Maggiori Riuniti degli USA, riferiva di lavorare coi canali diplomatici e militari per ristabilire la linea di de-conflitto con Mosca. Nel frattempo, l’Australia sospendeva le operazioni aeree in Siria come misura “precauzionale”. Il portavoce del dipartimento della Difesa australiano affermava che “la protezione della forza di difesa australiana viene regolarmente riesaminata in risposta a una serie di potenziali minacce“.

L’Esercito arabo siriano ha salvato il pilota del Su-22 abbattuto, il Tenente Ali Fahd, ora in un ospedale a Damasco per via di una ferita dopo l’abbattimento dell’aereo. al-Watan

Fonti:
Russia Insider
Russia Insider
Russia Insider
The Duran

L’aggressione statunitense non impedisce l’avanzata su Dayr al-Zur

Moon of Alabama 19 giugno 2017Nell’ultimo riassunto affermavo che la fine della guerra in Siria è ora in vista: “a meno che gli Stati Uniti non cambino e avviino un grande attacco alla Siria con le proprie forze armate, la guerra alla Siria è finita”. Ci sono pochi militari e civili nella Casa Bianca che spingono per ampliare la guerra alla Siria in guerra totale USA-Iran. La dirigenza militare retrocede, temendo per le sue forze in Iraq e altrove nella regione. Ma vi sono anche elementi nelle forze armate statunitensi e nella CIA che assumono una posizione più aggressiva per la guerra. Un aviogetto F-18 statunitense abbatteva un bombardiere siriano presso Raqqa. Il Comando Centrale statunitense scherzava scioccamente affermando che si trattasse di “autodifesa” delle proprie forze d’invasione e dei fantocci curdi (Forze Democratiche Siriane – SDF) nella “zona di deconflitto” dopo che le SDF furono attaccate a Jadin. Bugie. Non c’è alcun accordo sulla “zona di deconflitto” presso Jadin, occupata dalle SDF al momento dell’attacco, in modo chiaramente illegale: “Gli Stati Uniti… non hanno alcun diritto legale di proteggere le forze partner non statali che perseguono cambi di regime ed altri obiettivi politici. Non c’è diritto all’autodifesa collettiva di agenti non statali…” Il governo siriano e testimoni sul terreno smentiscono le affermazioni statunitensi. L’Osservatorio siriano in Gran Bretagna, spesso citato come autorevole, afferma che non ci fu alcun attacco siriano alle SDF. Gli aviogetti degli Stati Uniti attaccarono i siriani per sostenere le forze islamiste: “Un aereo da guerra del regime è stato colpito cadendo nell’area di al-Rasafah… l’aereo è stato abbattuto sull’area di al-Rasafah, di cui le forze del regime hanno raggiunto i confini oggi, e fonti hanno suggerito all’Osservatorio siriano per i diritti umani che la coalizione internazionale lo prese di mira durante il volo in prossimità dello spazio aereo dei velivoli della coalizione, causando la caduta dei relitti su Rasafa, assieme al destino ignoto del pilota. Fonti confermavano che l’aereo non mirava alle aree controllate dalle forze democratiche siriane sulla linea di contatto con le aree controllate dalle forze del regime ad ovest di al-Tabaqa, sull’autostrada Raqqah-Rasafah”. Ecco una panoramica della situazione in Siria sudorientale:In basso a sinistra c’è l’area di Tadmur, a destra Dayr al-Zur, sopra Raqqa. Le aree scure sono occupate dallo Stato islamico. Centomila civili e una piccola guarnigione siriana a Dayr al-Zur sono assediati dallo Stato islamico. L’Esercito arabo siriano avanza a est su due direttrici per liberare la città. Una dalla zona di Tadmur lungo la strada a nord-est per Dayr al-Zur. La distanza ancora da percorrere è di circa 130 chilometri e va liberata una grande città, al-Suqanah, prima di procedere. L’altra da sud di Raqqa. Il guerriero della domenica, stilava questa ottima mappa di ciò che gli ricorda il “salto della rana” della Seconda guerra mondiale. Il deserto orientale siriano ha pochi centri abitati collegati da strade di altissimo valore per controllare enormi aree. Mostra il potenziale degli assi dell’avanzata e l’importanza di Rasafah, al centro dell’incidente dell’aereo.Raqqa è attualmente assediata dalle forze curde delle SDF (giallo) che occupano la sponda meridionale dell’Eufrate presso Tabaqa. L’Esercito arabo siriano avanza a sud di tali forze, verso est. L’obiettivo attuale è Rasafah, snodo tra strada 6 e strada 42. Se libera l’incrocio avanzerà a sud-est lungo la strada principale per Dayr al-Zur. Inoltre taglierà la via di ritirata delle forze islamiste che sfuggono a sud dall’attacco curdo su Raqqa. La distanza per Dayr al-Zur è circa 100 chilometri e non vi sono grandi ostacoli. Liberare l’incrocio è estremamente importante per alleviare l’assedio alla città orientale.Raqqa è oltre il limite superiore destro della mappa della zona di Tabqa. Le forze curde sono segnate in giallo, l’Esercito arabo siriano in rosso. L’Esercito arabo siriano avanza molto velocemente verso est per liberare il crocevia di Rasafah. Poche ore prima che l’aereo siriano fosse abbattuto, aveva liberato Jadin: “Yusha Yuseef@MIG29_
Breaking, EA e Queat al-Nimr liberano Jadin, villaggio a nord di al-Asui, a sud di Raqqa
15:36 – 18 giugno 2017
L’abbattimento dell’aereo siriano si ebbe alcune ore dopo: “Dr Abdulqarim Umar – abdulkarimomar1
La coalizione internazionale abbatte un aereo militare del regime siriano a Raqqa dopo aver bombardato i siti delle SDF nella zona di Tabaqa
18:18 – 18 giu 2017

Yusha Yuseef @ MIG29_
Posso confermare che abbiamo perso un aereo su Rasafah, lontano dalle posizioni delle SDF
Non ci sono ulteriori informazioni sul ruolo degli Stati Uniti
18:14 – 18 giugno 2017
Ora gli Stati Uniti affermano che l’aereo siriano aveva attaccato le forze curde a Jadin. Ma non ce n’erano quando l’incidente avvenne. La città era già nelle mani dell’Esercito arabo siriano. L’aereo siriano aveva attaccato forze islamiste presso Rasafah. L’Esercito arabo siriano liberava Rasafah dallo Stato islamico, raggiungendo l’incrocio che gli permetterà di togliere l’assedio dello SIIL su Dayr al-Zur. Il bombardiere siriano aveva bombardato le forze islamiste a Rasafah. Gli Stati Uniti l’avevano abbattuto affermando falsamente che attaccava le proprie forze di ascari curdi. Ciò può essere interpretato solo come tentativo degli Stati Uniti di impedire o ostacolare le forze siriane nel liberare Dayr al-Zur al più presto possibile. Gli Stati Uniti, volentieri o meno, aiutano le forze islamiste impegnate in attacchi pesanti alla guarnigione assediata di Dayr al-Zur. Il governo russo ha definito l’attacco degli Stati Uniti “atto di aggressione in violazione del diritto internazionale, aiutando i terroristi” dello Stato islamico. Sospendeva il coordinamento sullo spazio aereo in Siria con il comando delle operazioni statunitensi. Inoltre: “Nelle aree operative della flotta aerea russa nei cieli siriani, tutti gli oggetti aerei, compresi aeromobili e velivoli senza equipaggio della coalizione internazionale (statunitense) situati a ovest del fiume Eufrate, saranno inseguiti dalle forze di difesa di terra e aeree russe come bersagli aerei”, dichiarava il Ministero della Difesa russo”. Se fossi un pilota statunitense, eviterei la zona… Qualunque fosse l’intento statunitense, non fermavano l’Esercito arabo siriano. Rasafa veniva liberata dalle Forze Armate siriane. Il pilota abbattuto, Ali Fahd, veniva recuperato da dietro le linee nemiche da un gruppo della Quwat al-Nimr.
Indipendente agli avvenimenti di Raqqa, la Guardia Rivoluzionaria iraniana lanciava missili balistici a media portata dall’Iran alle forze dello Stato islamico nei pressi di Dayr al-Zur in Siria. La distanza è di circa 600 chilometri. Il lancio sarebbe la rappresaglia per gli attentati del 7 giugno al parlamento di Teheran, in Iran. I missili colpivano i bersagli. Il messaggio inviato con essi va oltre la semplice rappresaglia. L’Iran dimostra di poter colpire obiettivi lontani. Stati wahhabiti del Golfo Persico e forze statunitensi nella regione dovranno prenderne atto. Non sono al sicuro dalla rappresaglia iraniana, anche in assenza di forze iraniane nelle vicinanze. L’Iran osserva di poter ripetere tali attacchi quando necessario: “Sauditi e statunitensi sono in particolare i destinatari di questo messaggio“. Secondo il Generale dell’IRGC Ramazan Sharif. “Ovviamente e chiaramente, alcuni Paesi reazionari della regione, in particolare l’Arabia Saudita, avevano annunciato di aver cercato di creare insicurezza in Iran“.
Come descritto l’ultima volta, le forze statunitensi occupano il valico di confine di al-Tanaf tra Siria e Iraq, nel sud-est della Siria. I “ribelli” addestrati dagli Stati Uniti furono fermati a nord dall’avanzata dell’Esercito arabo siriano fino al confine con l’Iraq. La milizia irachena sotto il comando del Primo ministro vi si univa e al-Tanaf è ora isolata. Diversi rapporti affermavano che gli Stati Uniti inviavano forze di agenti curdi dal nordest della Siria per difendere al-Tanaf. Ovviamente non si fidano delle forze “ribelli” arabe che avevano addestrato per occupare la Siria sudorientale. Poche centinaia di forze curde non cambiano la situazione tattica. Non c’è alcuna utilità ragionevole per esse e il contingente statunitense, che alla fine dovranno ritirarsi in Giordania. Israele da tempo sostiene i “ribelli” di al-Qaida nel sud-ovest della Siria nei pressi e sulle alture del Golan. Ciò è noto almeno dal 2014 e il sostegno israeliano è stato documentato anche dagli osservatori delle Nazioni Unite nella zona. Ma in qualche modo i media statunitensi si “dimenticavano” di riferirlo e gli israeliani erano riluttanti nel commentarla. Ciò è cambiato. Adesso c’è un diluvio di relazioni sul sostegno e finanziamento israeliano dei “ribelli” sul Golan, vicino alle parti occupate da Israele in Siria. Poche menzioni tuttavia sul fatto che le forze che Israele sostiene sono terroristi di al-Qaida. Ci sono anche gruppi dello Stato islamico che si sono “scusati” con Israele dopo uno scontro con forze israeliane. È chiaro che Israele sostiene apertamente i terroristi. Qualcuno diffonde intenzionalmente questi articoli. Presumo che Israele lo faccia preparando il quadro politico per l’ulteriore occupazione di terre siriane. Articoli confrontano le manovre israeliane con l’occupazione del Libano meridionale negli anni ’80 e ’90, trascurando di raccontare tutta la storia. L’occupazione israeliana del sud del Libano portò all’avanzata di Hezbollah e alla sconfitta delle forze israeliane, che nel 2000 si ritirarono dalle terre occupate, ed Hezbollah ora è il nemico più temuto da Israele. Sembra che Israele voglia ripetere questa esperienza.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Decapitata la cupola dello Stato islamico

Analisis Militares 16 giugno 2017Il Ministero della Difesa russo annunciava che il capo supremo dello Stato islamico, Abu Baqr al-Baghdadi, era morto in un attacco aereo russo a fine maggio. Non è una rivincita volta a puntellare la strategia degli omicidi mirati, ma piuttosto il contrario. Le VKS russe non avrebbero ucciso specificamente al-Baghdadi ma l’obiettivo era il vertice di molti capi terroristi, tra cui quest’uomo. Secondo l’annuncio del Ministero della Difesa russo, arrivò attraverso vari canali l’informazione di una riunione dei capi dello Stato islamico a Raqqa, dove poteva trovarsi al-Baghdadi. All’incontro avrebbero partecipato 30 capi dello Stato islamico protetti da circa 300 terroristi, parte dei “pretoriani” del califfo. Tra le 00:35 e le 00:45 del 28 maggio 2017, velivoli Sukhoj Su-35S e Su-34 russi attaccarono la posizione.La posizione attaccata, prima (13 maggio 2017) e dopo (29 maggio 2017)

Non è la prima volta che la morte di quest’uomo viene annunciata, come nell’annuncio russo, e che non viene smentita dello Stato islamico. A parte la morte di al-Baghdadi, viene annunciata quella di diverse figure importanti di quest’organizzazione:
Abu al-Haj al-Misri
Ibrahim al-Haj al-Nayaf
Sulayman al-Shuah.
Si aggiorneranno i dati se ci sarà qualcosa d’interessante.

Grafico della zona attaccata.Non si sa per quale motivo furono colpiti i 4 edifici, ma appare un bombardamento straordinariamente accurato.Le distanze sono esigue e anche alcuni “danni collaterali” intorno appaiono molto contenuti.In teoria i russi hanno causato molte vittime tra lo Stato islamico nell’attacco, ma la cosa più importante è che sarebbero morti parecchi capi dell’organizzazione compreso il califfo, anche se non v’è certezza al 100%. Di ciò che appare, impressionano i danni contenuti dell’attacco, lasciando perplessi. Gli edifici sono stati praticamente demoliti, ma vi sono pochi danni collaterali intorno, avendo notevoli danni solo in due edifici attorno ai quattro colpiti; la moschea ha una piccola breccia nella struttura, sul lato nord, e un edificio ha l’angolo sud-occidentale che sembra rovinato. Ciò si comprende meglio guardando la scena con alcuni riferimenti.Le distanze sono esigue. L’edifico è interessato sul lato nord, senza contare i quattro edifici demoliti a 7-8 metri di distanza al massimo. La moschea sarà a poco più di 10 metri dagli edifici attaccati. Si può dire che ciò che sarebbe stato utilizzato per attaccare questi edifici avrebbe avuto una potenza sufficiente a demolirli entro un piccolo raggio, così da non danneggiare gravemente le strutture a una manciata di metri di distanza.

L’impressione è che si tratta di 4 centri, uno per ogni edificio.Amplierò i dati in caso di qualcosa d’interessante.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Filippine: lo SIIL salva ancora la politica estera statunitense

Tony Cartalucci, LD, 15 giugno 2017

Con motivazione fin troppo familiare, i terroristi che rivendicano l’appartenenza al cosiddetto “Stato islamico” (SIIL) hanno nuovamente aiutato la politica estera statunitense, questa volta nelle Filippine dove il governo sempre più cerca legami stretti con Pechino a scapito della lunga influenza di Washington. I terroristi hanno condotto un’operazione su larga scala, occupando parte della città filippina di Marawi, dove hanno compiuto varie atrocità e issato le bandiere dello SIIL. Situata sull’isola meridionale di Mindanao, la città è solo leggermente interessata dall’area principale delle operazioni di Abu Sayaf, affiliato ad al-Qaida, nelle vicine isole di Jolo e Basilan. Abu Sayaf e altri affiliati regionali hanno ricevuto gran parte dei finanziamenti e sostegni da uno degli alleati più antichi, l’Arabia Saudita, con cui gli Stati Uniti hanno appena sigillato un accordo sugli armamenti senza precedenti. Ora viene indicato che le forze armate statunitensi aiutano le truppe filippine nel tentativo di riprendere la città, evidenziando come lo SIIL sia il pretesto per giustificare l’influenza di Washington nella nazione, e in particolare dei militari statunitensi nel sud-est asiatico. L’AFP riferiva in un articolo intitolato “Le truppe statunitensi sul campo in una città filippina: militari in una guerra devastante”, che: “Le truppe statunitensi sono sul campo ad aiutare i soldati locali a combattere i terroristi nella città filippina, secondo un portavoce militare filippino, raccontandone in dettaglio il ruolo. Il piccolo numero di soldati statunitensi aiuta a sorvegliare e, sebbene non abbia un ruolo nei combattimenti, è autorizzato ad aprire il fuoco sui terroristi se attaccato, secondo il portavoce brigadiere-generale Restituto Padilla”. AFP aveva anche osservato che: “Il problema delle truppe USA nelle Filippine è estremamente sensibile da quando Rodrigo Duterte è presidente, che cerca di ridurre l’alleanza militare della nazione con gli Stati Uniti a favore della Cina”. Tuttavia, il fatto che i terroristi siano finanziati e sostenuti dall’alleato statunitense dell’Arabia Saudita, e che lo Stato islamico sia certamente una creazione degli interessi di Golfo e Stati Uniti, il loro arrivo improvviso e spettacolare nelle Filippine proprio mentre i legami statunitensi-filippini sono al minimo e vi è l’impulso ad eliminare definitivamente la presenza degli USA dalla nazione, indica che il recente scontro è più che una coincidenza conveniente.

La politica estera statunitense: rompere le finestre di notte, ripararle (a un certo costo) di giorno
La diminuzione della leva geopolitica in Asia-Pacifico ha spinto gli Stati Uniti a cercare una serie di conflitti utili come pretesto per una continua presenza nella regione. Ciò include tensioni nel Mar Cinese Meridionale dove gli Stati Uniti cercano di mettere le nazioni contro la Cina sfidandone le rivendicazioni su territorio e isole. Una di queste nazioni, infatti, sono le Filippine che hanno smascherato l’elaborata faccenda legale statunitense contro le affermazioni della Cina sul Mar Cinese Meridionale, favorendo colloqui bilaterali con Pechino direttamente, escludendo gli Stati Uniti, che hanno provocato attivamente conflitti sulla penisola coreana, minacciando il governo nordcoreano di un possibile primo colpo per “decapitarne” la leadership civile e militare. Interferenze e tensioni prevedibili che hanno causato, hanno assicurato la continua presenza militare degli USA in Corea del Sud, nonché anni di contratti militari lucrosi. E mentre l’uso dello SIIL nelle Filippine da parte di Washington è l’ultimo esempio di come il terrorismo sia usato per giustificare la presenza militare degli USA, non è certamente la prima volta. Il terrorismo nel sud della Thailandia fu ripetutamente usato come pretesto da Washington per cercare legami più stretti con Bangkok, legami che Bangkok ha ripetutamente respinto in favore di una più ampia cooperazione militare con Cina, Russia e Europa e della crescita dell’industria nazionale. Oltre l’Asia, gli Stati Uniti hanno utilizzato il terrorismo, compreso lo SIIL in modo specifico, per giustificare la presenza militare ovunque, dalla Libia alla Siria e dall’Iraq all’Afghanistan. In un memorandum dell’agenzia d’intelligence della difesa degli USA (DIA) del 2012 fu rivelato che Stati Uniti ed alleati cercarono di creare un “principato salafita” nella Siria orientale allo scopo specifico d'”isolare” il governo siriano. Il memo 2012 (PDF) indica in particolare che: “Se la situazione si sblocca c’è la possibilità d’istituire un principato salafita dichiarato o meno nella Siria orientale (Hasaqah e Dayr al-Zur) e questo è esattamente ciò che le potenze che supportano l’opposizione vogliono per isolare il regime siriano, considerato profondità strategica dell’espansionismo sciita (Iraq e Iran)”. Il memo DIA spiegava anche chi fossero queste “potenze a sostegno”: “I Paesi di occidente, del Golfo e Turchia sostengono l’opposizione; mentre Russia, Cina e Iran sostengono il regime”.
Nonostante le affermazioni di Washington di combattere lo SIIL in Siria, solo con l’intervento militare russo nel 2015, le linee di rifornimento dell’organizzazione terroristica dalla Turchia furono devastate e suoi territori e potenza furono ridotti. L’esistenza dello SIIL viene prolungata dal sostegno continuo dagli alleati più stretti degli USA nella regione, come Arabia Saudita, Turchia, Qatar, Giordania e Israele. Gli Stati Uniti hanno più volte attaccato direttamente le forze siriane impegnate contro lo SIIL. Ultimamente, gli Stati Uniti hanno dispiegato l’artiglieria a lungo raggio nel sud della Siria, specificamente per combattere le forze siriane che hanno sopraffatto lo SIIL sul confine siriano-iracheno e minacciano le linee di rifornimento saudita-giordane che alimentano da anni l’organizzazione terroristica in Siria. Considerando questo, l’apparizione “improvvisa” dello SIIL nelle Filippine, giusto per giustificare presenza ed influenza altrimenti ingiustificate e indesiderate di Washington nella nazione, è più di una mera coincidenza: è un altro esempio di come gli Stati Uniti creano crisi per dare “soluzioni” che ne prevedono la continua esistenza da egemone regionale. A differenza di un servizio di riparazione delle finestre che le rompe di notte e le ripara a un certo prezzo di giorno, gli Stati Uniti seminano tensioni, conflitti, omicidi e colpi ponendosi come soluzione con un greve prezzo geopolitico. Per nazioni come le Filippine, rivolgersi a vicini regionali, Cina e Russia, dall’onesto interesse a sconfiggere il terrorismo sponsorizzato dagli Stati Uniti che prendono di mira, è l’unico modo per affrontare veramente i problemi immediati della sicurezza e garantirsi pace e prosperità a lungo termine. La presenza degli USA nelle Filippine e il loro ruolo nell’estinguere gli incendi geopolitici che accendono garantiscono solo alle Filippine un’esistenza prolungata e costosa da pedina delle ambizioni degli USA nel Pacifico.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora