Novorossija: Il compagno ‘Texas’ su Strelkov

Russell Bonner Bentley Vip Video Club 28 novembre 2016oho8s_ocdroAgli albori della rivolta che fece nascere le Repubbliche Popolari di Donetsk e Luqansk, m’ispirai a “Strelkov”, pensando che fosse un’ottima persona. Giunsi a Donetsk per servire la bandiera della lotta di cui sosteneva essere la personificazione. Giunsi qui pienamente disposto a seguirne l’esempio e gli ordini. Ma quando all’inizio del dicembre 2014 arrivai a Donetsk, se n’era già andato con mezza RPD, che cedette senza combattere. E una volta qui, appresi la verità su Igor Strelkov, ciò che fece e ciò che fa ancora, e non lo considero più una brava persona. La mia opinione si basa sui fatti, sulle azioni di Girkin e sulle sue stesse parole. Sono qui da 2 anni e in tutto questo tempo non ho detto nulla su Girkin. Ma ora Girkin sta a Mosca dove ha detto pubblicamente che Jarosh e il fascismo non sono così male, che “meritano rispetto” e che sono “fraintesi”. Ho combattuto al fronte del Donbas più di Girkin, e preso servizio in questa Repubblica con parole, opere e sangue da quando è fuggito. E io, a differenza di Girkin, resterò qui fino alla fine. Vittoria o morte. Oggi combatto sul fronte della guerra dell’informazione, ma continuo a tenere “la polvere asciutta” e sono pronto a tornare sul fronte in qualsiasi momento, non appena i compagni chiameranno; non ci arrenderemo né fuggiremo mai, a differenza di Igor Girkin, che siede al sicuro a Mosca “rispettando” Dmitrij Jarosh. Pertanto, anch’io rivendico il diritto, che merito, di dire pubblicamente ciò che penso di Jarosh e del fascismo e di chi pensa che “meritino rispetto”.
Girkin ha detto che Dmitrij Jarosh, il capo di “Settore destro” (organizzazione vietata nella Federazione Russa) “va rispettato” perché “è andato al fronte dove fu ferito”. Quindi lo stesso per Hitler nella Prima guerra mondiale. Così, forse, Girkin rispetta Hitler e crede che dovremmo farlo anche noi? I cannibali dello SIIL (organizzazione vietata nella Federazione Russa), sono anche noti soldati coraggiosi. Girkin li rispetta pure? Che dire di Bandera? E di Poroshenko, Jatsenjuk, Tymoshenko e Kolomojskij? Forse anche loro sono coraggiosi? Non so se siano coraggiosi, e anche in tal caso non m’interessa, né li rispetto. Ma so che loro, i fascisti autentici, cioè killer spietati, ci considerano, qui nel Donbas e come popolo russo, dei subumani che possono per capriccio schiavizzare o uccidere. I nostri nemici mortali, e anche vostri, sono nemici dell’umanità, di tutto il mondo. E qui, il ben noto personaggio crede che “non sono poi così male”. Vi dico perché.
Sa che ora c’è il vuoto di potere a Kiev? I giorni di Poroshenko sono contati, almeno da presidente dell’Ucraina. Chi lo sostituirà? Girkin parla di fascismo e Jarosh in particolare, è un segnale dalla quinta colonna fascista in Russia che sosterrebbe l’ascesa al potere di Jarosh quando cadrà Poroshenko. Ma come Poroshenko, anche Jarosh ha gli stessi padroni, gli stessi dello SIIL e di Girkin. E sono i nemici del Donbas, della Russia e del mondo. Questi nazisti usano agenti come Girkin per ingannare e ottenere ciò che non poterono ottenere sul campo di battaglia con la forza militare e il coraggio.
La “leggenda” fasulla di Girkin rientra in questo inganno. E la verità è che si ritirò senza combattere, consegnando metà del territorio della RPD senza una sola perdita durante la ritirata, come se l’esercito ucraino gli avesse permesso di andarsene. Girkin non solo abbandonò la zona e i cittadini ai “punitori”, abbandonò anche molte armi ed equipaggiamenti (tra cui 12000 Kalashnikov), così come due dozzine di soldati nei checkpoint, che non furono avvertiti che il loro esercito si stava ritirando. I piani di Girkin non erano solo consegnare Slavjansk e Gorlovka ma anche Donetsk. Da “ministro della difesa” fu un piano geniale ritirarsi a Snezhnij, a 20 chilometri dal confine con la Russia. Voi sapete cos’è Snezhnij? Pascoli per mucche. Voleva consegnare oltre il 90% del territorio della repubblica, lasciando milioni di cittadini inermi sotto l’occupazione nazista e, in ultima analisi, prendere una posizione sul campo che non poteva essere difesa e che, inoltre, era abbastanza lontana dal confine con la Russia da poter far distruggere tutte le milizie prima di riuscire a ritirarsi. Se i leader e i comandanti della RPD avessero eseguito il piano di Girkin, oggi non ci sarebbero RPD o RPL, e il popolo di queste repubbliche sarebbe sotto il giogo nazista di Bandera e Jarosh.
Girkin ha molto in comune con John Kerry e John McCain. Usano le credenziali di falsi “eroe di guerra” per interferire negli affari di altri Paesi, ingannando il proprio Paese e collaborando col nemico, il nemico globale, i miliardari, la società dell’1% che ha intenzione di distruggere la maggior parte di noi, e schiavizzare i superstiti. E Girkin, come McCain e Kerry, è un loro strumento. Ho perso troppi amici, ho visto troppi civili, donne e bambini, uccisi e feriti dai nazisti di “Settore destro” del mai rispettato Dmitrij Jarosh. Girkin è un traditore e un vigliacco, un “nazionalista” russo che collabora con i “nazionalisti” ucraini, assicurando che gli stivali fascisti s’impongano in Ucraina, e presto in Russia. Girkin e i “monarchici” pianificavano Majdan a Mosca l’anno scorso. Ora leccano il culo di Jarosh, nella speranza che i nazisti ucraini arrivino a Mosca nel novembre 2017 per fare alla Russia ciò che hanno già fatto all’Ucraina.
Ci si riferisce al fatto che Zakharchenko abbia anch’egli detto di rispettare “Settore destro” dopo aver combattuto a Mukachevo nel luglio 2015. Personalmente penso che Zakharchenko scherzasse o cercasse di attizzare il conflitto tra i nemici. Ho letto ciò che ha detto su questo, e se diceva sul serio, si sbagliava. Ma fu un anno e mezzo fa, e Zakharchenko è ancora qui, ed anche se non è perfetto, fa del suo meglio per dirigere amministrazione e difesa della Repubblica. E non lo direi se non lo pensassi così. Altri si lamentano che io sia influenzato da “Essenza del tempo”, e credono che parli per conto dell’organizzazione. Aderisco ad “Essenza del Tempo” e ne sono fiero, ma qui parlo per conto mio, non a suo nome. “Essenza del Tempo” non mi ha messo in bocca le parole su Girkin, e quando Girkin fuggì, “Essenza del Tempo” con decisione e lealtà si oppose e si oppone ad oggi, combattendo nel Donbas. E io rimarrò fino alla fine, fino alla vittoria o alla morte. Come Zakharchenko, siamo ancora qui nel Donbas, combattendo ancora i nazisti, come l’amico di penna di Girkin, Jarosh, mentre l’unica cosa contro cui combatte Girkin sono gli ingorghi a Mosca.
Sono abbastanza intelligente da sapere di non sapere tutto, ed abbastanza intelligente da capire di potermi sbagliare. So che Girkin ha ancora seguaci qui, in Novorussia, e so che criticarlo può essere pericoloso. Non prendo alla leggera questo articolo e so che c’è il pericolo di un conflitto tra alleati. Ma non credo che Girkin sia un alleato. Non lo rispetto, e neanche Jarosh. Se qualcuno può spiegarmi come la ritirata di Girkin ed i suoi complimenti a Jarosh e il fascismo siano saggi, coraggiosi e patriottici verso RPD, RPL e Russia, l’ascolterò. Ho visto cosa ha fatto Girkin ed ho sentito le sue parole, su ciò baso la mia opinione. Avete visto e sentito cosa penso di ciò che ha lasciato. Sono pronto a vedere e sentire voi.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Colloqui segreti tra Siria, Israele e Giordania?

Pars Today, 30 novembre 2016

130632-004-09a31303Fonti vicine ai servizi segreti israeliani affermano che colloqui segreti avrebbero avuto luogo tra Siria, Israele e Giordania per “garantire i confini meridionali della Siria“. Citando fonti russe e statunitensi, un rapporto cita l’accordo tra tre parti “sul ritorno alla situazione prima del marzo 2011 sulle frontiere tre Siria, Giordania e Israele, soprattutto sul Golan”. Infatti nel marzo 2011 scoppiò la crisi siriana. Il rapporto continua: “Inoltre i rappresentanti, siriani, giordani, israeliani, russi, statunitensi e degli Emirati Arabi Uniti hanno partecipato ai colloqui, L’accordo tripartito prevede, se concluso, il ritorno delle forze multinazionali delle Nazioni Unite sul Golan occupato, responsabili della prevenzione di un qualsiasi confronto nella zona. L’accordo prevede anche, come in passato, la gestione della sicurezza da parte della Siria delle Alture del Golan occupate. La forza multinazionale che dovrà ritornare nel Golan sarà formata da 1000 soldati e 70 osservatori. Ci sarebbe anche una zona smilitarizzata al confine, prevista nel 1974 con l’accordo di cessazione delle ostilità tra Israele e Siria“. “La zona demilitarizzata si estende per 80 chilometri dal Jabal al-Shayq al confine tra Giordania, Siria e Israele, secondo il rapporto che osserva che l’accordo sarebbe conseguenza della vittoria di Trump, avendo insistito per tutta la campagna elettorale a porre fine alla crisi in Siria, convincendo Assad, che aveva detto in un’intervista del 16 novembre di essere pronto ad allearsi con Trump per finirla con lo Stato islamico“.
Quali sono i segnali di questi colloqui? Se hanno avuto luogo, dimostrano una cosa: Israele ha ceduto obiettivi ed interessi che cercava di raggiungere nella Siria meridionale tramite i terroristi di al-Nusra e SIIL. Nessuno può dimenticare infatti la logistica fornita da Israele ai terroristi e l’aiuto a centinaia di loro evacuati e curati negli ospedali israeliani. Che Israele accetti di discutere con la Siria, pochi mesi dopo la riunione assai pubblicizzata di Netanyahu e del suo gabinetto sul Golan occupato, è un’amara confessione del regime israeliano, che vede i suoi cinque anni di tentavi abbandonati miseramente. I terroristi taqfiri di cui Israele ora sembra volersi sbarazzare (se si crede ai rapporti che Israele avrebbe bombardato le posizione del SIIL nel Golan), non hanno potuto regalargli l’ambito Golan. La vera paura d’Israele è vedere Hezbollah, alleato di Damasco, definitivamente alle porte di Israele, sulle strategiche alture del Golan. I colloqui segreti, se veri, indicano che Israele ha abbandonato il Golan e scelto il ritorno allo status quo ante…alture-golan-israelTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chi festeggia la distruzione dell’URSS?

Oriental Review 27 novembre 2016

1315175582001Il 25 novembre, il Consiglio Atlantico ha ospitato un curioso seminario a Washington DC dedicato al 25° anniversario della dissoluzione dell’URSS: tre uomini trasandati che personalmente parteciparono al noto incontro clandestino nella foresta Belavezha, in Bielorussia, l’8 dicembre 1991, erano assisi al seminario nella capitale del principale beneficiario di quel colpo di Stato: gli allora segretario di Stato di Boris Eltsin Gennadij Burbulis, il “presidente fondatore” dell’Ucraina Leonid Kravchuk e il presidente del parlamento bielorusso Stanislav Shushkevich. Uno spettacolo triste ed è molto più interessante guardare la storia della loro cospirazione a Viskuli, casino di caccia della nomenklatura sovietica in Bielorussia, a 8 km dal confine polacco, e le conseguenze dirette. Il documento redatto e firmato nella notte era intitolato Accordo sulla fondazione della Comunità degli Stati Indipendenti e dichiarava che l’Unione Sovietica doveva essere sciolta e una nuova associazione non sovranazionale, la CIS, creata. L’incontro avvenne una settimana dopo che l’Ucraina tenne le prime elezioni presidenziali (vinte da Leonid Kravchuk, membro del Politburo del Partito Comunista d’Ucraina, con il 61,6% dei voti), nonché del referendum sull’indipendenza (che avrebbe avuto un’affluenza dell’84,2%, col 90,3% di voti a favore). Gli accordi di Belavezha, resi pubblici la mattina successiva, furono un brusco risveglio per la maggioranza del Paese, nonostante la grave crisi nazionale dovuta a sei anni di politiche miopi di Mikhail Gorbaciov (anche se meritò lodi per aver alleviato le tensioni internazionali e ridotto la minaccia di un conflitto nucleare tra le superpotenze, esse furono travolte dalla catastrofe interna della sua amministrazione). Tuttavia, in pochi giorni gli accordi furono ratificati dai Soviet Supremi (i massimi organi legislativi) di Ucraina, Bielorussia e Russia, senza alcuna discussione pubblica e violando la costituzione vigente della RSFSR, che richiedeva la riunione del Congresso dei deputati del popolo per risolvere eventuali questioni legate al sistema di governo. Tale frettolosa ratifica sconsiderata va imputata alla criminale debolezza della leadership sovietica, alla totale sfiducia del pubblico nella perestrojka, alla crescente recrudescenza dei sentimenti borghesi nazionalisti e di certi gruppi influenti nella società sovietica e, naturalmente, all’ingenuità idealistica del pubblico sulle realtà di ciò che l’attendeva. Ogni angolo del Paese che soffriva presto affrontò le conseguenze storiche delle pigrizia, compiacenza e indolenza delle élites e delle masse sovietiche. I redditi crollarono, piani di privatizzazione draconiani colsero le industrie sovietiche più redditizie e la valanga di criminali sette separatiste ed estremiste violarono i cittadini di ciò che fu poco prima uno Stato sociale, oltre al destino di milioni di russi risvegliatisi residenti in nazioni straniere ostili; calamità che costrinsero Vladimir Putin, esprimendo i sentimenti popolari del momento, a definire la fine dell’URSS “la peggiore catastrofe geopolitica del ventesimo secolo”. Non sorprende che, dopo solo pochi mesi, i protagonisti degli accordi di Belavezha furono severamente condannati dal pubblico, così come dalla crescente opposizione nei nuovi Stati indipendenti.
Nel luglio 1994, Stanislav Shushkevich partecipò alle prime elezioni presidenziali della Bielorussia, ma dovette mollare dopo il primo ballottaggio, avendo ricevuto solo il 10% dei voti. Professore di fisica da più di 40 anni, cercò di dirigere l’insignificante partito socialdemocratico Gromada, ma non ottenne alcun seggio nel parlamento bielorusso. Si dimise ed emigrò in Polonia, dove attualmente guadagna i suoi 30 shekel con lezioni sulla politica.
Leonid Kravchuk fu costretto ad indire elezioni presidenziali anticipate nel giugno del 1994, quando affrontò una grave crisi economica e gli scioperi dei minatori del carbone nel Donbas, iniziati a metà 1993. Perse le elezioni al secondo turno col “padre dell’oligarchia ucraina”, Leonid Kuchma, si sedette alla Verkhovna Rada per 12 anni fin quando il suo Partito socialdemocratico poté superare la soglia del 3%. Il suo maggiore successo fu l’apparizione in una serie di francobolli commemorativi in onore del suo 80° compleanno, nel 2014.
Boris Eltsin, il più fortunato del trio, morì pacificamente nel suo letto nell’aprile 2007. Potente personalità carismatica, non perse mai un’elezione, ma si pentì profondamente del ruolo nel crollo dell’Unione Sovietica e per la conseguente impopolarità; negli ultimi mesi al potere s’impegnò a trovare un successore al Cremlino. Il 31 dicembre 1999 annunciò le dimissioni, chiese perdono e presentò il giovane Premier Vladimir Putin a candidato presidenziale del 2000…
L’aiutante più stretto di Eltsin nel 1991, Gennadij Burbulis, un mezzo lituano nato negli Urali, era docente di materialismo dialettico presso l’Istituto Politecnico di Sverdlovsk (ora Ekaterinburg). Dal 1989, insieme a Boris Eltsin, rappresentò quella città nel Soviet Supremo dell’URSS. Secondo molte fonti, Burbulis fu alla base intellettuale e motivazionale della lotta di Eltsin per il potere e della successiva autorizzazione alla squadra ultraliberista di Egor Gajdar ad effettuare le “riforme” genocide in Russia. Il crollo di quel governo impopolare e le dimissioni di Gajdar, nel dicembre 1992, minarono irrevocabilmente l’influenza di Burbulis su Eltsin. Ottenute diverse sinecure private in Russia fino al 2010, infine creò una scuola di politosofia (suo neologismo) a Mosca, che offre corsi su vaghi soggetti indeterminati. Attualmente appare alquanto sgangherato e, in generale, interpreta il ruolo dello scemo del villaggio. Il suo discorso strano e le smorfie mostrate a Washington dovrebbero interessare più gli psichiatri che i politici statunitensi.
Quindi questi sono i nani politici invitati dal Consiglio Atlantico a celebrare il 25° anniversario degli accordi di Belavezha, l’apogeo del trionfo degli Stati Uniti negli affari sovietici. Insensati oggi, dati i risultati irrisori dopo un quarto di secolo di aspirazioni globaliste nel soggiogare risorse naturali e spirito umano della Russia.%d1%82%d1%80%d0%b8%d0%b3%d1%80%d0%b8%d0%b1%d0%b06

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il maggiore propalatore di ‘notizie fasulle’ è la CIA

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 28/11/201612207019726_e1d302934f_oI media corporativi statunitensi, manovrati dall’ultima versione della vecchia operazione d’influenza dei media della CIA Mockingbird, ridicolmente accusano la Russia di generare “false notizie” per influenzare le elezioni presidenziali degli USA. In un articolo sul Washington Post collegato alla CIA, del 24 novembre 2016, il giornalista Craig Timberg affermava: “la sempre più sofisticata macchina della propaganda della Russia, tra cui migliaia di botnet, squadre di ‘troll’ e reti di siti web e account sui social-media, ripresa e amplificata dai siti di destra su Internet, ritrae Clinton come una criminale affetta da problemi di salute potenzialmente fatali che si preparava a cedere il comando della nazione a un’oscura cabala di finanzieri globali”. L’articolo del Post è degno della propaganda della CIA generata al culmine dell’operazione Mockingbird, durante la Guerra Fredda. Contrariamente a ciò che il Post riferiva sugli account di destra sui legami di Hillary Clinton con “un’oscura cabala di finanzieri globali”, la candidata democratica alla presidenza e suo marito, tramite il fondo oscuro noto come Fondazione Clinton, è strettamente legata a vari “oscuri finanzieri globali”, tra cui dirigenti di Goldman Sachs e JP Morgan Chase. La cabala dei Clinton era più a suo agio nelle riunioni segrete di gruppi come Bilderberg, Bohemian Club e Council on Foreign Relations, di quanto non lo fosse con i sindacati e gli studenti. Il Post chiaramente alimenta il suo scadente articolo sulle “notizie false” russe con i soliti noti detrattori della Russia e bocchini della CIA, tra cui The Daily Beast; l’ex-ambasciatore a Mosca Michael McFaul; Rand Corporation (per cui scriveva ponderose analisi un certo Giulietto Chiesa. NdT); Elliott School of International Affairs della George Washington University; Foreign Policy Research Institute di Philadelphia e un sito chiamato “PropOrNot.com”, o “Is It Propaganda o no?”, collegato non solo ai siti russofobi finanziati da George Soros, ma anche ad agenti della disinformazione della CIA come Snopes.com (il sito-faro del CICAP e dei “cacciatori di bufale” in Italia. NdT). L’articolo del Post non è altro che pubblicità per PropOrNot.com, che si autodefinisce “Servizio d’identificazione della Propaganda dal 2016”.
85b7934efd6b9eb8fc8047263031cb89L’operazione d’influenza dei media contro la Russia sembra una creazione del team di contro-informazione dell’Ufficio dei programmi d’informazione internazionali del dipartimento di Stato degli Stati Uniti. La squadra, istituita dall’amministrazione di George W. Bush, è la risurrezione dell’US Information Agency (USIA) dalla Guerra Fredda; l’ufficio d’informazione creato per contrastare la disinformazione “sovietica”. La verità della questione è che molte delle notizie di TASS, Radio Mosca e Novosti, marchiate “disinformazione sovietica” dall’USIA, nei fatti erano rapporti genuini sulle operazioni segrete della CIA, tra cui omicidi politici, guerra biologica e contrabbando di armi e droga. Oggi, i megafoni multimediali della CIA e di Soros sostituiscono i media sovietici, nello scopo di discreditarli, con RT e Sputnik News. Nel 2013, Amazon firmò un contratto da 600000000 di dollari con la CIA per fornire servizi di cloud computing all’agenzia. Il proprietario di Amazon, Jeff Bezos, è anche il proprietario di The Washington Post. Considerando la lunga stretta relazione tra il giornale e la CIA, il Post è l’ultimo media che dovrebbe scrivere sulle notizie false. Nel 1981, il Post pubblicò una notizia falsa sul tossicodipendente di 7 anni “Jimmy”. Non solo la storia era falsa, ma il vicecaporedattore del Post, Bob Woodward, dell’infame Watergate, presentò la storiella di Jimmy al comitato del Premio Pulitzer. La giornalista del Post che scrisse il pezzo, Janet Cooke, ricevette il Pulitzer, per poi restituirlo dopo che la storia fu scopert a falsa. Cooke fu licenziata, ma Woodward, da tempo propalatore dell’intelligence degli Stati Uniti, la mantenne al posto. E questo su Washington Post e notizie false.
Nel suo pezzo sulle “notizie false”, il Post riporta una “lista nera” di presunti “siti di notizie false” creata dalla misteriosa PropOrNot.com. L’articolo sulla rivista Fortune di Mathew Ingram, del 25 novembre 2016, giustamente critica l’acriticità del Post verso PropOrNot.com. Ingram ha scritto: “l’account Twitter di PropOrNot, che twitta e ritwitta russofobia da varie fonti, esiste solo da agosto. E un articolo che annuncia il lancio del gruppo sul suo sito web è dello scorso mese”. E’ molto probabile che PropOrNot.com sia una creazione del socio del cloud computing del padrone del Washington Post, la CIA. PropOrNot.com si autodefinisce un gruppo di “cittadini americani che si occupa di varie questioni e dalle varie competenze, tra cui esperienza professionale in informatica, statistica, ordine pubblico ed affari per la sicurezza nazionale”. Vi sono più che sufficienti dipendenti della CIA che possiedono tale “esperienza professionale”. PropOrNot.com ha pubblicato un elenco che avrebbe fatto sentire il decaduto senatore Joseph McCarthy, il fornitore delle “liste rosse” di comunisti negli anni ’50, molto orgoglioso. PropOrNot.com elenca 200 siti che definisce “notori spacciatori di propaganda russa”. Nella lista vi sono StrategicCulture.org, Globalresearch.ca, Drudgereport.com, Counterpunch.com, Wikileaks.com, Wikileaks.org, Wikispooks.com, Zerohedge.com e Truthdig.com. RT.com e Sputniknews.com appaiono pure. Ma non ci sono sulla lista i media notoriamente dediti a diffondere falsità come New York Times, USA Today, NBC News, CBS News, The New Republic, CNN e Atlanta Journal-Constitution. Scandalosamente, la lista nera include UssLibertyVeterans.org, un sito web gestito dai sopravvissuti dell’attacco aeronavale israeliano, intenzionale e non provocato nel 1967, alla nave dell’intelligence degli Stati Uniti “USS Liberty”, nel Mediterraneo orientale. L’attacco uccise 34 marinai e personale dell’intelligence statunitensi, alla cui memoria il sito web, in parte, è dedicato. L’inclusione del sito dei veterani “suggerisce fortemente il coinvolgimento dei vari agenti filo-israeliani e neo-con che prosperano nei numerosi think tank non-profit di Washington DC e che possono essere associati a PropOrNot.com”.
cia-washington-post-amazon L’inclusione di alcuni “siti di odio” suprematisti nella lista PropOrNot.com ricorda la tattica dell’ingannevole “Southern Poverty Law Center” (SPLC) di Montgomery, Alabama. Il centro che non è né del “sud”, né dedito ai poveri, avendo 175 milioni di dollari in banca e due edifici a Montgomery, definiti dai critici “Palazzi sulla povertà”. Il Washington Post cita spesso i funzionari del SPLC quando attaccano il neopresidente Donald Trump e i suoi consiglieri. PropOrNot.com utilizza una metodologia molto soggettiva per la sua lista nera: “non importa se i siti elencati di seguito sono stati consapevolmente diretti e pagati da agenti dei servizi segreti russi, o se addirittura sapevano di riecheggiare la propaganda russa in ogni aspetto: se soddisfano tali criteri, sono per lo meno degli ‘utili idioti’ in buona fede dei servizi segreti russi, e sono degni di ulteriore esame”. E per chi PropOrNot.com propone l’immissione sulla sua lista nera e loro “ulteriore esame”? Forse vuole che CIA, National Security Agency, Federal Bureau of Investigation o US Cyber Command li molestino violando il primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti. Altri presunti siti di “propaganda” russa della lista nera sono Infowars.com, Intrepidreport.com, Intellihub.com, Informationclearinghouse.info, Corbettreport.com, Moonofalabama.org, Floridasunpost.com, Opednews.com, Oilgeopolitics.com, Gatesofvienna.net, Blackagendareport.com, Mintpressnews.com, AHTribune.com, Thefreethoughtproject.com, Consortiumnews.com, Washingtonsblog.com, Asia-pacificresearch.com, Filmsforaction.com (che sostiene i diritti dei nativi americani), Thirdworldtraveler.com ed Activistpost.com. Molti siti hanno qualcosa in comune: hanno sostenuto Trump presidente. Il Washington Post sosteneva appieno Hillary Clinton, il che rende la lista nera, in parte, niente di più che l’uva acerba del Post e dei suoi “esperti” anonimi di PropOrNot.com. PropOrNot.com ha anche inserito nella lista alcuni noti siti di disinformazione, come superstation95.com, che pretende di essere una stazione radio di New York; baltimoregazette.com e veteranstoday.com. Questo con l’effetto d’infangare i siti legittimi associandoli a cazzari e cyber-truffatori. Due membri dell’amministrazione Reagan, il direttore dell’Ufficio Gestione e Bilancio David Stockman (Davidstockmanscontracorner.com) e l’assistente per la politica economica del segretario al Tesoro Paul Craig Roberts (Paulcraigroberts.org) ritrovano i loro siti sulla lista nera, oltre all’ex-candidato presidenziale repubblicano Ron Paul (Ronpaulinstitute.org).
La lista nera evidenziata dal Washington Post sembra essere più l’elenco della censura creata dalla mancata amministrazione di Hillary Clinton. Che il Post si accanisca a censurare altri media semplicemente ignorandone il contenuto, è vergognoso oltre ogni immaginazione. Se un qualsiasi media debba chiudere per via delle azioni contrarie al pubblico interesse, è il Washington Post per aver grossolanamente distorto le notizie e ingannato il pubblico dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi. Se si cercano “notizie false” si vada dal complesso d’intelligence-aziendale. Dalle notizie ufficialiste sulle fasulle armi di distruzione di massa irachene all’assunzione dal Pentagono della società di pubbliche relazioni inglese Bell Pottinger, per creare notizie false sugli attacchi terroristici in Iraq, all’uso del gruppo dei “caschi bianchi” per pompare storie fasulle sul governo siriano, i grandi media rigurgitano “notizie false” alimentate dall’onnipresente infrastruttura da guerra psicologica dell’intelligence degli Stati Uniti.

Jeff Bezos, padrone di Amazon e Washington Post

Jeff Bezos, padrone di Amazon e Washington Post: Per 600 milioni di dollari, Amazon va a letto con la CIA

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

USA e Regno Unito insabbiano i legami con i terroristi

Finian Cunningham Strategic Culture Foundation 14 /11/2016obama-worlds-most-dangerousterrorist2Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha appena dato ordine al Pentagono di assassinare i capi della rete terroristica al-Nusra in Siria. I media degli USA riferivano che la nuova urgenza nasce dal timore dell’intelligence degli Stati Uniti che i gruppi affiliati ad al-Qaida preparino attacchi terroristici contro obiettivi occidentali dalle roccaforti in Siria. La pretesa degli Stati Uniti è di eliminarli con attacchi di droni e “risorse d’intelligence”, cioè presumibilmente forze speciali già attive nel nord della Siria al fianco dei turchi. La scorsa settimana, un annuncio simile fu fatto dalla stampa inglese, riferendo che truppe d’elite SAS avevano l’ordine di uccidere 200 volontari jihadisti inglesi sospettati di essere attivi in Siria (e Iraq). Anche in questo caso, la stessa logica fu invocata come nel caso statunitense. Il programma di assassinio deve impedire attacchi terroristici contro gli Stati occidentali. Un funzionario della Difesa inglese avrebbe detto che la missione potrebbe essere la più importante mai intrapresa dalle SAS in 75 anni. “La caccia è aperta”, ha detto il funzionario, “prenderemo alcuni cattivoni”. Significativamente, anche le operazioni di assassinio delle SAS in Siria sarebbero attuate nell’ambito di uno “sforzo multinazionale”, suggerendo che l’iniziativa del Pentagono indicata questo fine settimana, sia coordinata con gli inglesi. Tuttavia, c’è qualcosa di decisamente strano in tale improvvisa determinazione di statunitensi e inglesi ad eliminare i terroristi in Siria. Dallo scoppio della guerra in Siria nel 2011, la NATO ha mostrato scarso rispetto per le indicazioni ufficiali di lotta al terrorismo collegato ad al-Qaida, Stato islamico (SI, SIIL o Daash) e Jabhat al-Nusra (noto anche come Jabhat Fatah al-Sham). Una spiegazione semplice di tale presunta anomalia è che Stati Uniti e NATO in realtà collaborino segretamente con tali reti terroristiche per il cambio di regime contro il governo di Assad, solido alleato di Russia e Iran. Ciò che Washington chiama “ribelli moderati”, che sostiene, sono in realtà le vie per armare e finanziare noti gruppi terroristici. In tale contesto, i gruppi terroristici sono stati attivati dagli occidentali nella guerra per il cambio di regime. Pertanto, non vi è alcuna intenzione di liquidarli, finora. Ma ore se ne discute.
Il fallimento del cessate il fuoco ad Aleppo dimostra il collegamento tra terrorismo ed occidentali. Il mancato rispetto da parte di Washington dell’impegno a separare i cosiddetti moderati dagli estremisti è la prova evidente che la presunta dicotomia è una bufala. Il fatto evidente è che gli Stati Uniti sostengono i “ribelli” completamente integrati nei gruppi terroristici. Cioè, Stati Uniti ed alleati sponsorizzano il terrorismo in Siria. Ciò ha portato alla ragionevole accusa del governo russo che gli Stati Uniti sostengono al-Nusra nonostante sia un’organizzazione terroristica bandita internazionalmente e al centro della cosiddetta “guerra al terrore” degli USA. L’accusa è stata confermata dai capi di al-Nusra che dicono di aver ricevute segretamente armi dagli statunitensi, suffragata anche dai recenti ritrovamenti di armi statunitensi nei covi terroristici smantellati dall’Esercito Arabo Siriano. Quindi, la domanda è: perché tale urgenza del Pentagono nel spazzare via la leadership di al-Nusra in Siria? In primo luogo, notiamo che la precisione implicita delle “liste di terroristi da uccidere” su cui statunitensi e inglesi lavorano, ad un tratto appare incongrua, dato che la NATO finora non ha fornito alla Russia le coordinate delle basi degli estremisti in Siria. Il Ministero della Difesa russo rivelava la settimana prima che gli statunitensi non fornirono una sola nota sulla localizzazione dei gruppi terroristici in Siria. Gli Stati Uniti erano obbligati a condividere le informazioni sulle posizioni degli estremisti nell’ambito del cessate il fuoco deliberato a settembre dal segretario di Stato John Kerry e dal Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. Quindi vi fu un apparente curioso cambiamento; da non poter fornire alcuna intelligence sui gruppi terroristici, ora si dice in un contesto diverso che Stati Uniti ed inglesi agiscono rapidamente con attacchi preventivi per decapitare al-Nusra e SIIL. Dal punto di vista inglese, i rapporti indicano che l’elenco di centinaia di jihadisti inglesi da eliminare fu elaborato dai servizi segreti MI5, MI6 e GCHQ. Perché tali informazioni non furono condivise con la Russia, secondo gli accordi Kerry-Lavrov? Il tempismo è anche un altro fattore significativo. L’annuncio di Obama al Pentagono di assassinare i capi di al-Nusra avviene dopo la vittoria elettorale scioccante di Donald Trump, un risultato che ha completamente abbagliato Casa Bianca e Washington, che pensavano che la democratica Hillary Clinton fosse una scommessa sicura. Il brusco salto degli Stati Uniti per neutralizzare i quadri di al-Nusra è dovuto anche dalla squadra della Marina russa che si disloca nel Mediterraneo al largo della Siria. La squadra è guidata dalla portaerei Admiral Kuznetsov e dai cacciatorpediniere armati di missili da crociera Kalibr. La formazione navale viene descritta come il maggiore dispiegamento russo dalla fine della guerra fredda, 25 anni fa, contribuendo a migliorare notevolmente la presenza aerea della Russia, che già nell’ultimo anno ha mutato il corso della guerra siriana, verso la netta sconfitta dei terroristi filo-occidentali. Ora che quasi tre settimane d’interruzione unilaterale della Russia degli attacchi aerei sui terroristi in Siria sono passate inutilmente, in attesa della resa dei terroristi, si prevede che la forza aerea russa e le forze siriane preparino l’offensiva finale per vincere la guerra per procura degli occidentali.
Il neopresidente Trump ha dichiarato in più occasioni l’approvazione dell’operazione antiterrorismo russo e siriano, a differenza dell’amministrazione Obama che ha cercato di ostacolarla accusando Mosca e Damasco di “crimini di guerra” contro i civili. La Russia ha respinto tali affermazioni come false, indicando l’iniziativa dei corridoi umanitari ad Aleppo come prova di voler minimizzare le vittime civili. Sono i terroristi sostenuti dagli Stati Uniti che sabotano gli sforzi umanitari. In ogni caso, l’arrivo di Trump alla Casa Bianca darebbe alla Russia via libera nel concludere la guerra siriana. E com’è noto, il rafforzamento delle forze russe sembra preparare l’ultimo scatto. Qui forse si evince il vero senso del piano per uccidere i terroristi del Pentagono e degli inglesi. Se si accetta la premessa plausibile e provata che la NATO ha segretamente finanziato, armato e diretto i suoi sicari terroristici, allora è probabile vi siano molte prove presso i terroristi su tali crimini di Stato. Mentre le forze russe e siriane sradicano i resti del terrorismo, è prevedibile che molte informazioni altamente cruciali siano scoperte imputando seriamente Washington, Londra, Parigi e altri della guerra sporca alla Siria, tra cui vi saranno centinaia di terroristi di al-Nusra e altri agenti disposti a testimoniare contro i mandanti. Un enorme vaso di Pandora attende di essere aperto. Per impedire che emergano tali prove devastanti sulla colpevolezza occidentale nella guerra criminale segreta alla Siria, il Pentagono e i partner inglesi spediscono le loro truppe d’élite a fare “pulizia in casa”, comportando l’eliminazione dei jihadisti che sanno troppo. Non stupisce che il funzionario inglese parlasse della possibilmente più importante missione delle SAS in 75 anni. Ne va del collo di Washington e Londra.obama-supports-terrorismLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora