I taqfiriti assassinano 150 persone nello Yemen: SIIL, operativi o al-Qaida?

Boutros Hussein, Noriko Watanabe e Lee Jay Walker Modern Tokyo Times 20 marzo 2015houthi-rebels-3L’unico tema costante in Egitto, Kosovo, Libia, Siria, Ucraina e ora probabilmente Yemen, è che certi massacri ed eventi sembrano avere un’origine occulta. Ciò include l’utilizzo di varie forze terroristiche, consentendo ad agenti speciali di cospirare, manipolare media, far emergere rapidamente nuove forze, pianificare importanti operazioni di destabilizzazione, e così via. Pertanto, l’annuncio del SIIL (Stato islamico) rivendicando la strage in due moschee, non appare aderente ai fatti sul terreno. Dopo tutto, in Yemen al-Qaida è nota avere potenti forze, per cui attualmente rimane oscuro chi ci sia veramente dietro i barbari attentati alle due moschee. Nello Yemen accadono importanti eventi perché il movimento sciita Huthi consolida la sua base di potere. Nonostante ciò, lo Yemen è estremamente vario per divisioni religiose, politiche, regionali ed intrighi esteri. Tuttavia, una realtà certa è che le monarchie feudali del Golfo sono assai scontente per la nascita del movimento sciita Huthi. Soprattutto, i militari si oppongono al movimento e le élite politiche cacciate dal potere sono contrarie all’avanzata degli sciiti in questa nazione. Pertanto, con gli huthi che vogliono stabilizzare la situazione, sembra che i barbari attentati alle due moschee siano volti a diffondere settarismo e a destabilizzare la nazione.
Il Daily Telegraph riferisce del brutale attentato alle due moschee, affermando: “Quasi 150 persone sono state uccise e 350 ferite in un triplice attentato suicida nello Yemen di una sconosciuta fazione dello Stato islamico dell’Iraq e Levante (SIIL) che rivendica l’attentato“. Tale gruppo anti-sciita taqfirita, finora sconosciuto nello Yemen, ha dichiarato: “gli infedeli huthi dovrebbero sapere che i soldati dello Stato islamico non si fermeranno fino a quando non li sradicheranno… e taglieranno il braccio del piano safavide (iraniano) nello Yemen“. Tuttavia, tale rivendicazione sembra più l’atto di una forza estera che attua il complotto di una nazione straniera. Sicuramente, per il SIIL sovra-esteso in Iraq e Siria è il momento sbagliato per creare altro caos nella regione. Inoltre, come mai il SIIL continua ad evitare Israele, Giordania, Qatar, Arabia Saudita e Turchia? Dopo tutto, se il SIIL è contro lo status quo e l’ingerenza di potenze occidentali e monarchie corrotte, allora com’è possibile che sembri agire su volere di forze estere che cercano di rovesciare il governo siriano e di arginare l’ondata sciita? PressTV riporta: “il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Marzieh Afkham ha detto che in un momento in cui lo Yemen ha bisogno di stabilità e pace “più che mai”, i suoi nemici intendono raggiungere i loro laidi obiettivi creando insicurezza e instabilità con tali atti terroristici“. Data tale realtà, allora quali mani sono dietro gli attentati agli sciiti huthi? E’ davvero il SIIL? Una fusione di altre forze? Vi sono coinvolti occulti agenti della sicurezza interna? Agenti segreti al servizio delle monarchie feudali? Al-Qaida? Se improvvisamente il SIIL apparisse concependo un tale complotto, allora cosa dire di al-Qaida nello Yemen? Inoltre, a differenza di al-Nusra in Siria, è chiaro che il SIIL abbia grandi piani in Iraq e Siria, generati dagli intrighi di attori esteri che aiutano tale gruppo terroristico islamista. Ciò vale in particolare per la NATO in Turchia, dove anche i tribunali nazionali menzionano il legame tra MIT e SIIL. Infatti, immagini e video mostrano le forze armate turche muoversi liberamente nelle aree del SIIL lungo il confine tra Turchia e Siria. Allo stesso modo, esponenti del SIIL sono apertamente presenti in Turchia e molti combattenti sono curati negli ospedali turchi. Allo stesso tempo, Quwayt, Qatar e Arabia Saudita finanziano ampiamente le varie forze taqfirite per rovesciare il governo laico del Presidente Bashar al-Assad. Abdulmaliq al-Huthi ha dichiarato: “Ci muoviamo con passi studiati. Non faremo collassare il Paese“. Tuttavia, molte forze interne ed estere cercano di smantellare la base di potere del movimento Huthi. Ciò porta a speculazioni sul SIIL secondo cui non sia responsabile del barbaro attentato alle due moschee yemenite. O, nel caso che il SIIL ne sia responsabile, sarebbe accaduto senza l’aiuto di “una terza forza”?
In un recente articolo su Modern Tokyo Times si diceva: “La paura nel movimento sciita Huthi, e nelle altre aree di potere nello Yemen, è che nazioni come Arabia Saudita, Qatar e Quwayt possano immischiarsi negli affari interni della nazione. Se accadesse, allora è chiaro che lo Yemen dovrà affrontare stragi e disintegrazione. Tuttavia, con tanti problemi politici e confessionali nella regione, è nell’interesse dei potenti Stati del Golfo aprire un nuovo vaso di Pandora? ” Sembra che il barbaro attentato alle due moschee indichi chiaramente che forze estere cerchino la destabilizzazione per limitare il movimento sciita Huthi. Pertanto, resta da vedere chi ci sia davvero dietro tali atrocità, perché il SIIL non appariva al centro della mappa terrorista e settaria nello Yemen, prima di essi. Muhamad al-Ansi, testimone oculare delle stragi, ha detto: “teste, gambe e braccia erano sparse sul pavimento della moschea… il sangue fluiva come un fiume.” Il brutale attentato dovrebbe diffondere caos e odio nello Yemen. Pertanto, è essenziale che il movimento sciita Huthi non cada in tale trappola interna o estera.

13ad9_Yemen-MapTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Radici ideologiche del CICAP

Alessandro Lattanzio, 21/3/2015

Anche i paladini della scienza perseguono una loro agenda geopolitca: in giallo e verde i 'buoni' secondo gli 'umanisti', in rosso e nero gli altri.

Anche i paladini della scienza perseguono una loro agenda geopolitica: in giallo i ‘buoni’ secondo l’International Humanist and Ethical Union, in rosso e nero gli altri.

Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) fu creato il 9 ottobre 1988, in un incontro a Torino tra gli abbonati italiani alla rivista del Committee for Skeptical Inquiry, in cui furono definiti gli obiettivi dell’associazione, poi formalizzata il 12 giugno 1989. Aderiscono al CICAP Umberto Eco, Carlo Rubbia, Umberto Veronesi, Piero Angela, Piergiorgio Odifreddi, il mago Silvan, Roberto Vacca e il noto debunker Paolo Attivissimo. Il CICAP quindi è il ramo italiano del Committee for Skeptical Inquiry (CSI), in precedenza noto come Committee for the Scientific Investigation of Claims of the Paranormal (Comitato per l’Indagine Scientifica sulle Affermazioni sul Paranormale) o CSICOP, fondata il 1° maggio 1976 dal filosofo Paul Kurtz, nell’ambito di una conferenza dell’American Humanist Association (AHA) nel campus della State University of New York. Oltre Kurtz tra i fondatori del CSI vi furono Marcello Truzzi, Carl Sagan, Isaac Asimov e Philip J. Klass (vedi sotto). CSI aderisce all’Unione Internazionale Etico-Umanistica ed approva la Dichiarazione di Amsterdam sui principi del moderno umanesimo. A sua volta l’Unione internazionale etico-umanistica (International Humanist and Ethical Union o IHEU), fondata nel 1952 e con sede a Londra, è un’organizzazione internazionale che riunirebbe umanisti, atei, agnostici, razionalisti, “liberi pensatori”, laici, scettici, singoli o associazioni presenti in 40 Paesi. Tra i fondatori dell’IHEU, e suo primo presidente, vi fu sir Julian Sorell Huxley, che fu anche il primo direttore dell’UNESCO. L’IHEU si batte per un mondo in cui i diritti umani e civili delle minoranze siano rispettati e ciascuno sia libero di vivere una vita degna.

Bernhard van Lippe-Biesterfeld

Bernhard van Lippe-Biesterfeld

Julian Sorell Huxley, fratello di Aldous Huxley, oltre che primo direttore dell’UNESCO fu membro fondatore del WWF. Nel 1917 Julian Huxley operò nell’Intelligence inglese e lavorò alla costruzione della Società delle Nazioni, dalla quale nascerà l’Institute for Intellectual Cooperation, poi rinata come l’UNESCO di cui sarà il primo presidente. Nel 1927 conobbe Margaret Sanger, fondatrice della prima clinica per il controllo delle nascite, e dal 1930 s’impegnò nella politica sul controllo delle nascite. Nel 1927 pubblicò Religion Without Revelation, dove condensò la sua idea di “religione senza evidenze palesi quali i miracoli”. Nel 1929 Julian fu incaricato di studiare la possibilità di creare riserve naturali in Kenya, Uganda e Congo, dove s’invaghì della “purezza di una natura ancora svincolata dalla tecnologia e dalla modernizzazione”. Nel 1931 Julian Huxley si recò nell’URSS dove incontrò il Professor Vavilov, il maggiore genetista sovietico e i dirigenti sovietici Anatolij Lunacharskij, Karl Radek e Nikolaj Bukharin, ma tirate le somme rimase deluso dal sistema sovietico, come affermò nel suo testo A Scientist Among the Soviets. Nel 1931 Julian assieme a Leonard Elmhirst, Israel Sieff, Kenneth Lindsay, Dennis Routh, Basil Blackett, Henry Bunbury, Jack Pritchard e Ivan Zvegintzov fondò a Londra il PEP (Political and Economic Planning), un’organizzazione per la pianificazione politica ed economica del Regno Unito che, nel 1939, stese dei piani riguardo lo sviluppo economico inglese per il dopoguerra; nell’ambito di tali studi, nel 1941 la Fondazione Rockefeller invitò Julian Huxley a tenere conferenze negli Stati Uniti sui programmi socio-economici per il dopoguerra. Nel 1945 fu tra i fondatori del Committee of Atomic Scientists che si occupava dei pericoli della bomba atomica e dei vantaggi dell’uso civile dell’energia nucleare. Nel 1946 Julian Huxley fu nominato primo Direttore Generale dell’UNESCO, ma nel 1948 venne espulso dall’organizzazione per motivi a tutt’oggi mai chiariti, ma forse connessi alle sue idee sul controllo delle nascite. L’11 settembre 1961 Huxley fu tra i fondatori del WWF (World Wildlife Fund) assieme al principe Bernardo d’Olanda, al principe Filippo d’Edimburgo, a Max Nicholson (già membro del PEP), all’ornitologo Guy Mountfort, al naturalista Victor Stolan e al pittore Sir Peter Scott che ideò il logo del Panda. Bernhard van Lippe-Biesterfeld, o principe Bernardo d’Olanda, fu il principe consorte della regina Giuliana e padre della regina Beatrice di Olanda. Dal 1937 al 1980 il principe di origine tedesca fu ufficialmente “sua altezza reale il principe dei Paesi Bassi”. Presidente del Worldwide Fund for Nature (WWF) dal 1961 al 1971, fu un affiliato al NSDAP, ovvero il Partito Nazista, con tessera No. 2583009 assegnatagli il 1º maggio 1933. Fu presidente della Royal Dutch Petroleum (Shell Oil) e della Société Générale de Belgique, nonché presidente del Gruppo Bilderberg fino al 1976 quando si dimise ufficialmente per lo scandalo di una tangente da 1,1 milioni di dollari della Lockheed. Secondo la rivista Newsweek del 5 aprile 1976, il principe Bernardo svolse attività spionistiche a favore delle SS e lavorò per l’industria chimica tedesca IG Farben.

Il paradigma di Klass
Klass PosedPhilip J. Klass fu un giornalista legato all’industria aerospaziale statunitense, da sempre scettico radicale verso l’ufologia, attaccò nel 1966 il giornalista John G. Fuller che scrisse una serie di opere dedicate agli avvistamenti di UFO negli USA, tra cui il noto caso di Exeter, New Hampshire. Per Klass gli UFO erano “un tipo sconosciuto di plasma generato dalle linee elettriche”, fenomeno a cui attribuiva perfino i casi di rapimenti alieni, ma che poi abbandonò in favore della teoria delle cause psicosociali. L’ipotesi di Klass fu duramente contestata dal fisico statunitense James E. McDonald (con cui Klass si scontrò). McDonald, meteorologo, chimico e fisico laureato al Massachusetts Institute of Technology, negli anni ’60 s’interessò attivamente dell’ufologia e cercò di promuoverne lo studio presso la comunità scientifica, considerando seriamente l’ipotesi extraterrestre. Philip J. Klass attaccò violentemente McDonald accusandolo di “spendere per ricerche personali sugli UFO i finanziamento ricevuti dall’Office of Naval Research per condurre studi sulle nubi per spiegare gli avvistamenti di UFO”; l’Office of Naval Research, ramo scientifico dell’US Navy, capì l’antifona e interruppe i finanziamenti agli studi di McDonald. Il 13 giugno 1971, vicino Tucson, fu rinvenuto un cadavere identificato per quello di McDonald. Accanto al corpo furono trovate una pistola e una lettera con propositi suicidi. Klass fu contestato anche dall’astronomo e ricercatore ufologico Allan Hendry, secondo cui Klass basava le sue tesi distorcendo i fatti di proposito e ricorrendo ad attacchi “ad personam”.

 James E. McDonald

James E. McDonald

Lo stile scientifico di Klass è paradigmatico dello stile operativo del CICAP; ovvero quando dei giornalisti e ricercatori, o pseudotali, accusano di truffa o anti-scientificità i lavori “eterodosssi” svolti da ricercatori e scienziati dalle comprovate capacità scientifiche, nel caso tali lavori rischino di minacciare la vulgata aziendalista o governativa vigenti. Che si tratti delle cure sul cancro ideate dal professor Di Bella, un medico con tutti i crismi e decenni di esperienza e perciò fatto oggetto di una violenta campagna denigratoria, ai ‘documentari’ pseudo-scientifici sull’11 settembre 2001, sulla Fusione Fredda o sul presunto ‘genio italico’ Guglielmo Marconi, arrivando ai periodici fantomatici studi ‘scientifici’ di anonimi ‘centri di ricerca’ che associano le malattie mentali ai semplici dubbi sulle tesi ufficiali, ad esempio sull’11 settembre 2001. Non è un caso che il CICAP si basi, nella sua lotta per la ‘Scienza’, sul mero prestigio mediatico dei personaggi che promuove (Eco, Odifreddi e Angela padre e figlio) e sul puro e semplice bombardamento mediatico attuato con metodi truffaldini alla Wanna Marchi o alla Paolo Attivissimo, come quando Alberto Angela si permetteva di dire, su RAI Uno, che le Torri Gemelle crollarono l’11 settembre 2001 perché erano vuote all’interno. Una mera menzogna, ma che è possibile diffondere in TV essendo un media unidirezionale, dov’è impossibile rispondere a chi lo controlla. La ‘scientificità’ di enti come il CICAP/CSI, che come abbiamo visto sono legati ad organizzazioni transnazionali dalle mire ideologiche e che quindi svolgono una relativa propaganda, si basa sull’autorevolezza data dal dominio di determinati mezzi di comunicazione (TV, grande stampa, ecc.) e non di certo da discorsi pseudo-razionali che vengono facilmente smontati alla prima critica argomentata. Per questo è possibile che figure come Angela, Attivissimo od Eco possono permettersi di rappresentare il ‘rigore scientifico’, senza averne neanche le basi. Come nel caso di Guglielmo Marconi, che ricevette il premio Nodel per la fisica, sebbene, come vantava lui stesso, non sapesse nulla di Fisica; la ‘Scienza’ di regime si basa su propaganda mediatica, un preciso indirizzo ideologico e totale adesione al sistema dominante.

Il ‘cospirazionismo’
La CIA creò il termine “cospirazionismo”… per attaccare chiunque sfidasse la narrativa “ufficiale”, in particolare, nell’aprile del 1967 la CIA inviò il dispaccio che coniò il termine “teorie del complotto”… indicandone i metodi per screditarle. Il testo era segnato da “psych”, abbreviazione per “operazioni psicologiche” o disinformazione, e “CS” per l’unità “servizi clandestini” della CIA.

CIA-conspiracy“L’obiettivo del dispaccio è fornire materiale per contrastare e screditare le affermazioni dei teorici della cospirazione, in modo da inibirne la circolazione in altri Paesi. Informazioni di base sono fornite in una sezione dedicata e allegati non classificati.
3. Azione. Non è consigliabile che la discussione sulla (cospirazione) sia avviata se non è già in atto. Dove discussa, sono richiesti indirizzi attivi:

b. Utilizzare le risorse della propaganda per confutare gli attacchi dei critici. Recensioni di libri ed articoli di approfondimento sono particolarmente adatti allo scopo. Gli allegati non classificati a questa direttiva dovrebbero fornire materiale utile da passare agli agenti. La nostra manovra dovrebbe indicare, a seconda dei casi, che i critici (I) sposano teorie senza prove, (II) sono politicamente interessati, (III) finanziariamente interessati, (IV) frettolosi e imprecisi nelle loro ricerche, o (V) infatuati delle proprie teorie.
4. In discussioni private sui media non dirette a un particolare autore, o attaccare pubblicazioni ancora disponibili, i seguenti argomenti dovrebbero essere utili:
a. Alcuna nuova prova significativa è emersa presso la Commissione.
b. I critici di solito sopravvalutano aspetti particolari e ne ignorano altri. Tendono a porre maggiormente accento sui ricordi dei singoli testimoni (meno affidabili e divergenti, e quindi più vulnerabili alle critiche)…
c. La grande cospirazione spesso suggerita sarebbe impossibile da nascondere negli Stati Uniti, poiché gli informatori potrebbero aspettarsi di ricevere grandi royalties, ecc
d. I critici sono spesso allettati da una forma di orgoglio intellettuale: se accettano qualche teoria se ne innamorano; inoltre si fanno beffe della Commissione perché non risponde sempre ad ogni domanda con netta decisione, in un modo o nell’altro.

f. Se si accusa che la relazione della Commissione sia un lavoro frettoloso, notare che fu pubblicata tre mesi dopo il termine fissato originariamente. Se la Commissione ha cercato di accelerare la pubblicazione, ciò è in gran parte dovuto alla pressione delle speculazioni irresponsabili già apparse, spesso dovute dagli stessi critici che, rifiutandosi di ammettere i propri errori, avanzano nuove critiche.
g. Tali fumose accuse, come quella su “più di dieci persone morte misteriosamente”, possono sempre essere spiegate in qualche modo naturale ….
5. Se possibile, contrastare le speculazioni incoraggiando i riferimenti alla relazione della Commissione stessa. I lettori stranieri dalla mentalità aperta devono essere colpiti da cura, completezza, obiettività e velocità con la quale la Commissione ha lavorato. I revisori di testi potrebbero essere incoraggiati ad aggiungere del proprio all’idea, sostenendo la relazione stessa, trovandola di gran lunga superiore al lavoro dei critici”.

CIA-conspiracy2Riassumendo la tattica consigliata dalla CIA:
• Sostenere che sarebbe impossibile a tanta gente tacere su una grande cospirazione
• Avere amici della CIA che contrastano le accuse, supportando i rapporti “ufficiali”
• Sostenere che le testimonianze oculari sono inaffidabili
• Sostenere che sono tutte notizie vecchie, mentre “nuove prove significative sono emerse”
• Ignorare le accuse di cospirazione, a meno che la discussione l’abbia già attivate
• Sostenere che è da irresponsabili specularvi
• Accusare i cospirazionisti di infatuazione delle proprie teorie
• Accusare i cospirazionisti di essere motivati politicamente
• Accusare i cospirazionisti di interessi finanziari nel promuovere le teorie del complotto
In altre parole, l’unità dei servizi clandestini della CIA creò gli argomenti per attaccare le teorie del complotto quali inaffidabili fin dal 1967, nell’ambito delle operazioni di guerra psicologica.
Una difesa comune usata dai debunker, si pensi a un Paolo Attivissimo, è dire che “qualcuno avrebbe vuotato il sacco” se ci fosse stata davvero un complotto. Daniel Ellsberg spiega: “È un luogo comune che “non si possano avere segreti a Washington” o “in una democrazia, non importa quanto sia sensibile il segreto, possiamo leggerne il giorno dopo sul New York Times”. Questi luoghi comuni sono categoricamente falsi. Sono storie di copertura, infatti, per fuorviare giornalisti e lettori nell’ambito del processo per custodire i segreti. Naturalmente alla fine molti segreti vengono svelati, a meno che non si sia in una società totalitaria. Ma il fatto è che la stragrande maggioranza dei segreti non arriva al pubblico americano. Questo è vero anche quando le informazioni segrete sono ben note al nemico e quando è chiaramente essenziale per il potere bellico del Congresso e per non aver alcun controllo democratico sulla politica estera. La realtà sconosciuta al pubblico e alla maggior parte dei membri del Congresso e della stampa è che i segreti, che sarebbero di massima importanza per molti di loro, possono essere restare tali, in modo affidabile e per decenni, grazie all’esecutivo, e ciò anche se sono noti a migliaia di addetti”. Per esempio:
• 130000 persone di Stati Uniti, Regno Unito e Canada lavorarono sul progetto Manhattan. Ma fu un segreto per anni.
• “Un colpo di Stato fu pianificato negli Stati Uniti, nel 1933, da un gruppo di affaristi di destra. Il colpo era volto a rovesciare il Presidente Franklin D. Roosevelt con l’aiuto di mezzo milione di veterani di guerra. I cospiratori, comprendenti alcune delle famiglie più importanti degli USA (Heinz, Birds Eye, Goodtea, Maxwell Hse e il nonno di George Bush, Prescott) ritenevano che il proprio Paese dovesse adottare la politica di Hitler e Mussolini contro la grande depressione.
• 7 banche centrali andarono in bancarotta nel 1980, durante la “crisi dell’America Latina”, e la risposta del governo fu nasconderlo. Ciò durò diversi decenni.
Ecc.
Gli esseri umani hanno la tendenza a cercare di spiegare gli eventi casuali attraverso dei modelli… è così che il nostro cervello ci guida. Pertanto, dobbiamo testare il legame tra teorie e causalità sulla base dei nudi fatti”.

Le strutture 'vuote' del WTC

Le strutture ‘vuote’ del WTC

Note:
Zerohedge
Telegraph
James McDonald
Philip Julian Klass
Bernhard van Lippe-Biesterfeld
Julian Huxley
Unione Internazionale Etico-umanistica
Committee for Skeptical Inquiry
CICAP

Il Qatar dietro la strage di Tunisi

Uno dei terroristi di Tunisi, era un attivista di al-Nahda
Karim Zmerli Tunisie Secret 19 marzo 2015

Si chiamava Sabar Qashnawi, in questa foto accanto ad Abdalfatah Muru, attuale Vicepresidente dell’Assemblea Nazionale! Tale spettacolare attacco terroristico, che ha ucciso 23 persone, tra cui 18 turisti europei, avrebbero potuto essere evitato se certi quadri del ministero degli Interni avessero preso sul serio le informazioni fornitegli da un esperto di computer tunisino, esiliato in Francia.

7585833-11711322Il terrorista di al-Nahda Sabar Qashnawi con l’islamista “moderato” Abdalfatah Muru, attuale vicepresidente dell’Assemblea Nazionale. Foto scattata a Tunisi nel 2012.

Sabar Qashnawi e Yasin Labidi, i due individui che hanno guidato l’azione terroristica al Bardo e sono stati eliminati dalla polizia, erano entrambi originari di Sabatla nel governatorato di Qasarin. Amin Salama, giovane esperto d’informatica specializzato in cyber-terrorismo, li seguiva da mesi, come molti altri terroristi. Sono tornati dalla Libia meno di tre mesi fa, precisamente il 28 dicembre 2014, per nascondersi ad al-Tahrir, non lontano da Tunisi, presso un fruttivendolo dello stesso gruppo, l’Uqba Ibn Nafa, un nome diversivo perché tale cellula e i due terroristi uccisi, in realtà aderivano ad Ansar al-Sharia guidata da Sayfalah bin Hasin, alias Abu Iyadh. Entrambi i terroristi, insieme ad altri due complici ancora in libertà, si erano meticolosamente preparati all’azione. Dalla città Ibn Qaldun in cui Yasin Labidi si trovava, presero la metropolitana per il Bardo. Entrarono nel palazzo del Bardo dalla porta posteriore incustodita. Il loro primo obiettivo era l’Assemblea Nazionale, confinante con il museo. Contrariamente a quanto è stato detto da tutti i media, tra cui Tunisie Secret, non indossavano uniformi militari. Visti dai militari e dagli elementi della brigata responsabile della protezione dei VIP a guardia l’Assemblea nazionale, gettarono una granata e aprirono il fuoco. Dopo aver subito la replica delle forze di sicurezza, corsero nel parcheggio del Museo Bardo, dove immediatamente spararono su due autobus di turisti appena arrivati. In quel momento vi fu il maggior numero di morti e feriti. Presero in ostaggio alcuni turisti già rifugiati nel museo, poi liberati abbastanza rapidamente dalle forze speciali. Risultato immediato dell’azione terroristica: 23 morti, tra cui 18 turisti, di cui due francesi e 50 feriti alcuni dei quali in gravi condizioni. Tra le vittime Najat, tunisina madre di tre figli che lavorava al museo, e Ayman Morjan, un agente della polizia.
Tale spettacolare azione terroristica si sarebbe potuta evitare se certi quadri del ministero dell’Interno avessero preso sul serio i tracciati di Amin Salama degli ultimi due mesi. Ciò si sarebbe potuto evitare se la legge antiterrorismo del 2003 fosse stata in vigore e se i terroristi di ritorno dalla jihad in Siria e Iraq fossero stati neutralizzati una volta in Tunisia. Dopo un soggiorno nei campi di addestramento libici supervisionati da Qatar e Turchia, Sabar Qashnawi andò a combattere in Siria. Ciò che non è stato detto nei media è che Sabar Qashnawi era un militante di al-Nahda, relativizzando la dichiarazione di Rashid Ghanushi che condanna l’attentato “con cui volevano minare la giovane democrazia tunisina“! Anche il Qatar è stato il primo Paese a condannare l’attentato! Peggio, due anni fa l’islamista “moderato” Sabar Qashnawi posava con l’islamista “molto moderato” Abdalfatah Muru, che recentemente ha visitato il Gran Mufti della NATO e supremo imam del jihadismo transnazionale Yusif Qaradawi, padre spirituale del precedente e attuale emiro del Qatar. Casualmente la pagina facebook di Sabar Qashnawi è scomparsa poche ore dopo l’attentato. Non poteva averla disattivata lui dato che era già morto e identificato dalla polizia. Quindi è evidente che gli attivisti di al-Nahda hanno rimosso la compromettere pagina facebook. Purtroppo per loro, gli scienziati informatici di Tunisie Secret hanno avuto il tempo di registrarne informazioni e immagini contenute, tra cui quelle sul pranzo di Sabar Qashnawi con Abdalfatah Muru, pubblicate qui.

Rashid Ghanushi e Abdalfatah Muru

Rashid Ghanushi e Abdalfatah Muru

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Ucraina e i Rothschild

Valentin Katasonov Strategic Culture Foundation 17/03/201510974160Un gruppo di grandi investitori internazionali ha acquistato titoli del governo ucraino. La Franklin Templeton è una di essi. Il gruppo d’investimento derubava il debito internazionale ucraino per un valore nominale di quasi 5 miliardi di dollari, a fine agosto, quasi un quinto dei titoli di Stato del Paese in circolazione. La Franklin Templeton ha i tratti dell'”avvoltoio finanziario”. Fino ad oggi la somma versata per il 20% del debito nazionale dell’Ucraina rimane un segreto commerciale. Gli avvoltoi acquistano titoli quasi spazzatura, valutati con prezzi bassi esigendone poi il completo pagamento dall’emittente. L’Argentina è un buon esempio dell’attività distruttiva degli avvoltoi. Il Paese ha un accordo sulla ristrutturazione del 95-97% dei titolari di debito, ma il resto è nelle mani di avvoltoi finanziari che hanno rovinato tutto, esigendone il pagamento completo. Gli avvoltoi (due fondi di investimento statunitensi) hanno avviato un procedimento giudiziario per mandare in bancarotta l’Argentina. Il Paese può essere spietatamente saccheggiato nel caso accetti gli ultimatum degli avvoltoi e la sentenza del tribunale degli Stati Uniti. La storia è un avvertimento per l’Ucraina che ha venduto i suoi titoli alla Franklin Templeton. Secondo un articolo di Bloomberg, il fondo d’investimento agisce sotto la giurisdizione degli Stati Uniti ed è controllato dalla famiglia Rothschild, nota per la sua efferatezza. L’anno scorso ho scritto nel mio articolo sulla situazione finanziaria del regime di Kiev e le prospettive sul default dell’Ucraina che essa affronterà una bancarotta che “non arriverà mai”, secondo le assicurazioni del premier ucraino Arsenij Jatsenjuk. Alcuni potrebbero perdere miliardi, altri acquisire ricchezze inaudite. Come l’esperienza globale dimostra, il default raramente è estemporaneo. Normalmente viene previsto. A volte i preparativi possono durare alcuni anni. L’Ucraina non è un’eccezione, non adempiendo ai debiti. Il tempo sarà definito da sponsor e modeste organizzazioni beneficiarie come Franklin Thompson. Al momento della stesura dell’articolo non sapevo i loro nomi, ma ora sono venuti allo scoperto. E’ un segno che il dramma si avvicina all’epilogo.
franklin-templeton-investments_logo_2888 La famiglia Rothschild ha messo a punto un’iniziativa per creare un gruppo di titolari di obbligazioni ucraine per plasmare una politica comune sul regolamento dei debiti. Banque Rothschild&Cie, una banca francese appartenente al gruppo Rothschild, ha offerto i suoi servizi d’intermediazione nei colloqui del ministero delle Finanze ucraino con i creditori sulla ristrutturazione del debito. Ora i creditori attendono che Kiev presenti le proposte a metà marzo, secondo Giovanni Salvetti, co-responsabile per Russia e CSI presso la Rothschild Inc., che si occupa di Europa centrale ed orientale e della Comunità degli Stati Indipendenti. Salvetti ha detto che ci sono due opinioni fra i creditori sull’istituzione del comitato: chi vuole aspettare e vedere cosa il governo dirà e chi vuole impostare “alcune linee dure sulla possibile ristrutturazione, dicendo di aspettare le proposte ma è consapevole di non poter accettare X, Y, Z”. Le informazioni di Bloomberg non sono dettagliate ma permettono di trarre le seguenti conclusioni: in primo luogo il default dell’Ucraina è inevitabile e i titolari del credito ne sono consapevoli; secondo, il default sarà accompagnato da ristrutturazioni con dure condizioni sfavorevoli per l’Ucraina. Un dettaglio colpisce, la fuga sulla ristrutturazione del debito e il default è coincisa con l’annuncio del Fondo monetario internazionale che l’11 marzo ha firmato un prestito di 17,5 miliardi di US per l’Ucraina a corto di liquidità, per mantenerne a galla l’economia. Il prestito del FMI coprirà quattro anni nel quadro del programma di stabilizzazione. La coincidenza può essere interpretata in vari modi.
Primo. Non vi è alcun coordinamento tra Fondo monetario internazionale e gruppo Rothschild; si contendono il controllo dell’economia ucraina.
Secondo. Non è una decisione “genuina” del Fondo monetario internazionale, ma piuttosto un’azione di PR intrapresa per impedire l’ulteriore caduta degli investimenti e del credito dell’Ucraina.
Terzo. La decisione è “autentica”. L’Ucraina riceve il denaro ma non per qualche effimero “programma di stabilizzazione economica”. Lo scopo è garantire che la Franklin Templeton e altri predatori finanziari che agiscono sotto la maschera di rispettabili “fondi di investimento” ricevano il pieno rimborso dei titoli dell’Ucraina. Se è così, Rothschild e Fondo monetario internazionale coordinano efficacemente le loro attività.
GESTIONE-di-Rothschild-Cie-Gestion I titolari della sicurezza sono fiduciosi sull’inevitabilità dell’inadempienza dell’Ucraina. In questo caso il Paese sarà governato dal duumvirato tra governo degli Stati Uniti e oligarchia finanziaria mondiale sulla base dell’accordo per la ristrutturazione del debito firmato da Kiev con i Rothschild. Si può presumere che l’accordo confermi il consenso del governo dell’Ucraina sulla completa privatizzazione del Paese, tra cui il resto dell’industria statale, territorio e risorse naturali. Franklin Templton e altre strutture dei Rothschild vi guadagneranno. Andrej Fursov, sociologo, storico, scrittore e pubblicista russo (autore di diversi libri di storia moderna), ritiene che i Rothschild siano invisibilmente presenti in tutte le regioni dell’Ucraina, compresa la parte orientale del Paese e in settori dell’economia. La missione principale è controllare l’Oblast (provincia) di Dnepropetrovsk, al centro dell’Ucraina, dove la Rothschild Europe Bank e la controllata Royal Dutch Shell già operano. Può essere definito centro dell’intelligence legale dei Rothschild. Gli esperti ritengono che la rappresentanza illegale sia molto più efficace includendo molti individui ed aziende controllati dai Rothschild. In realtà l’attuazione del programma di ristrutturazione del debito sovrano dell’Ucraina si baserà sui dati ricevuti dalle stazioni di spionaggio legali e illegali dei Rothschild in Ucraina. Non è tutto così facile. I Rockefeller hanno un punto d’appoggio nella parte occidentale dell’Ucraina, dove perseguono i propri obiettivi. I due gruppi cercano di dividersi le sfere d’interesse ma non possono farlo senza litigare. Ad esempio, molti esperti ritengono che il magnate Dmitrij Firtash sia il principale rappresentante dei Rothschild in Ucraina. La sua rimozione dalla scena è attribuita ai Rockefeller che effettivamente utilizzano il potere amministrativo di Washington a Kiev. Il duumvirato emergente in Ucraina e l’imminente bancarotta rendono la situazione in Ucraina poco prevedibile.

Mark Moebius, responsabile della Franklin Templeton

Mark Mobius, responsabile della Franklin Templeton

Dmitrij Firtash

Dmitrij Firtash

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin sulla Crimea: gli USA ideatori del golpe in Ucraina, addestrano gli estremisti

Voice of Sevastopol 16 marzo 2015crimea_russia_mgnIl colpo di Stato in Ucraina fu organizzato da Washington, dichiarava il presidente russo Vladimir Putin in un’intervista per un documentario trasmesso il 15 marzo. Gli statunitensi hanno cercato di nascondersi dietro gli europei, ma Mosca ha visto il trucco, ha aggiunto. “Il trucco era che esteriormente l’opposizione (ucraina) apparisse sostenuta soprattutto dagli europei. Ma sapevamo che i mandanti reali erano i nostri amici statunitensi“, ha detto Putin nel documentario, ‘Crimea – Il ritorno in Patria‘, trasmesso da Rossija 1. “Hanno addestrato i nazionalisti e i loro gruppi armati, in Ucraina occidentale, in Polonia e in certa misura in Lituania“, aggiungeva. “Hanno supportato il golpe armato”. L’occidente non ha risparmiato sforzi per impedire la riunificazione della Crimea con la Russia, “usando qualsiasi mezzo, forma e piano“, ha osservato. Putin ha detto che tale approccio è stato ben lungi dall’essere il migliore per un qualsiasi Paese, e un Paese post-sovietico come l’Ucraina in particolare. Tale Paese esiste di recente, ha un nuovo sistema politico e rimane fragile. Violarvi l’ordine costituzionale inevitabilmente ha portato notevoli danni alla sua sovranità, ha detto il presidente. “La legge è stata rigettata e schiacciata, e le conseguenze sono state gravi. Parte del Paese l’ha accettato, mentre un’altra parte non l’accetterà. Il Paese è frantumato“, ha spiegato Putin, accusando i golpisti di aver pianificato l’assassinio dell’allora Presidente Viktor Janukovich. La Russia era pronta ad agire per garantirne la fuga, ha detto Putin. “Ho invitato i direttori dei nostri servizi speciali e del Ministero della Difesa ordinandogli di proteggere la vita del presidente ucraino. Altrimenti sarebbe stato ucciso“*, ha detto aggiungendo che ad un certo punto che l’intelligence elettronica russa, che seguiva il percorso del corteo presidenziale, si rese conto che stava per cadere in un’imboscata. Janukovich non voleva lasciare e respinse l’offerta di riparare a Donetsk, secondo Putin. Solo dopo aver trascorso alcuni giorni in Crimea si rese conto che “non c’era nessuno con cui potesse negoziare con Kiev” e chiese di recarsi in Russia.
crimea_and_ukraine_2199345 Il presidente russo ordinò personalmente la preparazione dell’operazione speciale in Crimea la mattina dopo che Janukovich fuggì, dicendo che “non possiamo lasciare che il popolo (di Crimea) finisse schiacciato dai nazionalisti“. “Gli diedi un compito, gli dissi cosa fare e come farlo e sottolineai che l’avremmo fatto solo se fossimo stati assolutamente sicuri che fosse ciò che il popolo di Crimea voleva che facessimo“, ha detto Putin aggiungendo che secondo un sondaggio dell’opinione pubblica, almeno il 75 per cento della popolazione voleva riunirsi alla Russia. “Il nostro obiettivo non era annetterci la Crimea. Il nostro obiettivo era consentire al popolo di vivere come desidera”, ha detto. “Decisi: ciò che il popolo vuole accadrà. Se vuole maggiore autonomia con diritti supplementari nell’Ucraina, così sia. Se decide altrimenti, non possiamo fallire. Conoscete i risultati del referendum. Abbiamo fatto quello che dovevamo fare“, ha detto Putin aggiungendo che il suo coinvolgimento personale ha accelerato le cose, affinché coloro che attuavano le sue decisioni non avessero alcun motivo d’esitare. Secondo Putin, nell’operazione rientrava schierare i missili da difesa costiera K-300P Bastion per dimostrare la volontà della Russia di proteggere la penisola da un attacco militare. “Li abbiamo schierati in modo che fossero chiaramente visibili dallo spazio“, ha detto Putin. Il presidente assicurava che l’esercito russo era pronto ad eventuali sviluppi ricorrendo alle armi nucleari, se necessario. Personalmente non era sicuro che le nazioni occidentali non avrebbero utilizzato la forza militare contro la Russia, aggiungeva. Per disarmare le truppe ucraine in Crimea, la Russia inviò le forze del Primo Direttorato dell’Intelligence (GRU) dell’esercito, ha detto il presidente. “Era necessario personale specializzato per bloccare e disarmare 20000 persone ben armate. Non solo in quantità, ma in qualità“, ha detto Putin aggiungendo che diede ordine al Ministero della Difesa di “dispiegare le forze speciali del GRU insieme a forze navali e paracadutisti”. Tuttavia, secondo Putin, il numero di forze russe non superava i 20000 autorizzati dall’accordo sulle basi militari in Crimea della Flotta del Mar Nero russa. “Non avendo superato il numero di effettivi nelle nostre basi in Crimea, la norma non è stata violata“, ha detto. Il presidente russo ha aggiunto che l’invio di truppe russe per proteggere la Crimea e permettere il libero svolgimento del referendum aveva impedito ulteriore spargimento di sangue nella penisola. “Considerando la composizione etnica della popolazione di Crimea, la violenza sarebbe stata peggiore (rispetto a Kiev). Dovemmo agire per impedire conseguenze negative, impedendo tragedie come quella accaduta a Odessa, dove decine di persone sono state bruciate vive“, ha detto Putin, riconoscendo che c’erano alcuni in Crimea, in particolare della minoranza tartara, che si opponevano all’operazione russa. “Alcuni tartari della Crimea erano influenzati dei loro capi, alcuni dei quali per così dire combattenti per i diritti dei Tartari ‘professionisti’“, spiegava. Ma allo stesso tempo la “milizia di Crimea ha collaborato con i tartari, e c’erano tartari tra i membri delle milizie“, ha sottolineato. Il popolo di Crimea ha tenuto il referendum per riunirsi alla Russia dopo aver respinto il governo golpista impostosi a Kiev nel febbraio 2014. La mossa ha scatenato una grossa polemica internazionale, con i sostenitori stranieri del nuovo governo che accusano la Russia di annessione della penisola con la forza. Mosca lo rivendica come legittimo atto di autodeterminazione dove le truppe russe hanno agito solo per garantire la sicurezza e non come forza d’occupazione. I funzionari russi citano l’esempio della repressione militare di Kiev delle regioni orientali dissidenti di Donetsk e Lugansk, costata 6000 vite dall’aprile 2014, quale esempio di spargimento di sangue che la Russia ha impedito in Crimea.140128-yanukovych-putin-115p_d8d1c085939c29dda08797d2d9305ef9Nota:
* Tra il 27 agosto 2014 e il 14 marzo 2015 venivano ‘suicidati’ in Ucraina Valentina Semenjuk-Sansonenko, ex-direttrice del Fondo di proprietà dello Stato nel 2006-2008; Vadim Vishnevskij del consiglio di sorveglianza della banca “Golden Gates“; Nikolaj Sergienko ex-vicecapo delle Ferrovie ucraine nominati da Janukovich nel 2010-2014; Aleksej Kolesnik ex-capo del governo regionale di Kharkov; Valter Sergij ex-sindaco di Melitopol; Aleksandr Bordjukh vicecapo della polizia di Melitopol; Mikhajl Chechetov ex-vicepresidente del gruppo del Partito delle Regioni nel parlamento ucraino; Stanislav Melnik ex-deputato del Partito delle Regioni; Evgenij Pekluchenko ex-presidente della regione di Zaporozhe; Sergej Melnichuk, procuratore di Odessa; Vladimir Demidko ex-deputato del Partito delle Regioni; Olga Moroz direttrice del quotidiano “Vestnik Netechinskij“. (Les Crises)

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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