I capi settari terroristi di Jabhat al-Nusra eliminati in un’operazione speciale della Siria

Murad Makhumudov e Lee Jay Walker Modern Tokyo TimesSyAAF-MIL MI-25-2802 (2)Il governo laico della Siria è in prima linea contro il terrorismo internazionale, mentre gli USA continuano a istigare Qatar, Turchia e Arabia Saudita contro questa nazione indipendente. Ancora una volta, le Forze Armate della Siria mostrano al mondo che rimangono vigili e unite contro le numerose minacce estere che cercano il caos. Pertanto, la fine dei capi del gruppo affiliato ad al-Qaida sarà saluta da tutta la Siria, perché Jabhat al-Nusra, proprio come il SIIL (Stato islamico – SI) e una pletora di altri gruppi terroristici, vuole uno Stato confessionale basato su leggi medievali e persecuzione degli altri gruppi religiosi. Abu Humam Shama, Abu Musab Falastini, Abu Bara Ansari e Abu Umar Qurdi sono stati eliminati da un attacco aereo secondo informazioni da Jabhat al-Nusra. Tali individui non mancheranno alla popolazione della Siria perché Jabhat al-Nusra è una delle tante vili forze terroristiche e settarie presenti in Siria su istigazione internazionale. In altre parole al-Nusra, proprio come il SIIL, non teme per nulla NATO, Turchia o Israele. Al contrario, tutte le principali forze terroristiche e settarie si sentono protette nei pressi delle frontiere con Israele e Turchia. In effetti, i terroristi di tali due gruppi e della pletora di altri gruppi, sono spesso curati negli ospedali di Israele e Turchia. Allo stesso modo, i complotti internazionali usano altre nazioni, come la Giordania, per destabilizzare la Siria. La BBC riferisce: “Dettagli dell’attacco non sono chiari. Tuttavia, l’agenzia di stampa ufficiale siriana ha descritto come un'”operazione unica” quella svolta dall’Esercito siriano nella zona di al-Habayt“. Dettagli rimangono ancora indefiniti, quindi la BBC continua: “Altre fonti citate dalla Reuters affermano che l’attacco ha avuto luogo nella città di Salqin, vicino al confine con la Turchia.
Chiaramente, la notizia sarà salutata da tutte le nazioni che si oppongono al terrorismo internazionale e al settarismo. Tuttavia, nei corridoi del potere a Ankara, Doha, Londra, Riyadh, Parigi e Washington, questa notizia sarà accolta negativamente perché tali nazioni hanno tramato, e continueranno a tramare, contro la Siria laica. L’operazione speciale svolta dalle forze armate della Siria è un indicatore chiaro che queste unità militari multi-religiose rimangono ferme e unite contro i nemici interni ed esterni. E’ tempo per le altre nazioni di astenersi dal sostenere le forze settarie e terroristiche, perché il conflitto si trascina per via delle malvagie azioni di USA, Francia, Quwayt, Qatar, Arabia Saudita e Regno Unito. Accanto ad esse, Giordania e forze sinistre in Libano aiutano le numerose ratlines terroristiche che permettono al terrorismo internazionale di prosperare nel Levante. Naturalmente, Hezbollah in Libano aiuta il ricco mosaico della Siria contro la barbarie taqfira che scorre nelle vene di gruppi terroristici come Jabhat al-Nusra e SIIL. Allo stesso modo, il principale leader cristiano del Libano, Michel Aoun, è fermamente convinto che il governo della Siria sopravviverà ai tanti sinistri complotti contro questa nazione.

SyAAF-MIL MI-25-2802-2837 (2)Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Iraq si libera senza gli statunitensi

L’Iran attacca e gli USA corrono ai ripari
MK Bhadrakumar Indian Puchline 3 marzo 2015150301181539-01-isis-0301---restricted-exlarge-169Aspri combattimenti sono scoppiati per la città irachena di Tiqrit, a nord di Baghdad, meglio nota quale città natale di Sadam Husayn e considerata cuore spirituale del regime baathista. Le forze governative irachene hanno lanciato una operazione per riconquistare la città ai d militanti ello Stato Islamico. Tale sviluppo estremamente importante ha tre dimensioni.
In primo luogo, naturalmente, se le operazioni hanno successo, saranno un duro colpo per lo SI. Tiqrit non è solo un grande premio, ma il governo iracheno porterà la guerra nel territorio dello SI. Molto probabilmente, il prossimo obiettivo sarà Mosul, nel Kurdistan iracheno, dove il drammatico balzo dello SI si manifestò lo scorso giugno. Si è tentati di supporre che lo SI affronti a breve la prospettiva dell’estinzione militare.
La seconda dimensione riguarda il ruolo cruciale che le Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (IRGC) svolgerebbero nelle operazioni a Tiqrit sotto bandiera irachena. La BBC ha riferito, citando fonti delle milizie sciite, che il carismatico e leggendario comandante della IRGC, Generale Qasim Soleimani, è stato visto in prima linea “guidare personalmente l’operazione”. È una deliziosa ironia che Soleimani guidi la liberazione della città natale del suo vecchio nemico Sadam. A parte ciò, l’Iran sciita guida la lotta di oggi contro un nemico sunnita che costituisce la minaccia esistenziale ai regimi sunniti del Golfo, in particolare l’Arabia Saudita, che non sono innamorati dell’Iran.
Infine, la lotta che infuria su Tiqrit pone una grande domanda: dove diavolo si nasconde la coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti? L’Iran ha svergognato Stati Uniti e partner della coalizione portando da solo la guerra nella tenda dello SI. L’Iran inesorabilmente dimostra che lo SI è un parassita che si può schiacciare facilmente se si fa sul serio, rispetto al mitico titanico prode nemico che gli analisti occidentali dipingono.
Nel frattempo, gli spin doctor sono già al lavoro, sostenendo che gli Stati Uniti hanno deliberatamente chiarito Tiqrit sia una questione di politica, dato che i combattimenti lì sono guidati dalla milizia sciita con una tacita ‘divisione del lavoro’ con l’Iran; una proposizione ridicola, per non dire altro. Teheran sostiene, al contrario, che gli Stati Uniti in realtà mentano quando affermano di combattere lo SI, e che in realtà Washington ha un approccio sfumato anticipando un futuro ruolo dello SI da strumento delle sue strategie regionali. Il Viceministro degli Esteri iraniano Hossein Amir Abdollahian ha letteralmente ridicolizzato le rivendicazioni degli Stati Uniti di combattere lo SI, quando ha affermato a Teheran, “Gli Stati Uniti hanno creato la coalizione anti-SIIL con 60 Paesi, ma la principale misura pratica della coalizione si limita a controllare e amministrare il SIIL“. Abdollahian ha rivelato che aerei militari statunitensi trasportano rifornimenti allo SI in Siria e Iraq, volando da grandi distanze. Ha chiesto: “Come si può fare un errore di 900 chilometri” Bella domanda.
Anche in Afghanistan gli Stati Uniti intervennero militarmente nel 2001 con il pretesto di sconfiggere i taliban, che oggi subiscono una curiosa inversione dei ruoli divenendo interlocutori chiave di Washington e, forse, curati per divenire catalizzatori domani del cambio nelle vaste steppe dell’Asia centrale ancora sotto l’influenza russa, o nell’irrequieta regione autonoma cinese dello Xinjiang, alle prese con l’islamismo.

Crisi di fiducia in Iraq
MK Bhadrakumar Indian Puchline 4 marzo 2015

qassem-soleimaniNon si saprà mai quali pensieri dolorosi attraversavano la mente militare del generale Martin Dempsey, presidente del Joint Chiefs of Staff degli Stati Uniti, quando relazionava ai senatori degli Stati Uniti, a Washington, ma di certo non gli sarà stato facile complimentarsi con l’Iran “per l’azione assai evidente… della sua artiglieria e altro” nell’operazione in corso per riprendere la città irachena di Tiqrit al controllo dello Stato islamico. Di sicuro, il generale Dempsey sapeva in realtà di complimentarsi con un generale iraniano da tempo immemore bersaglio degli israeliano-statunitensi, il Generale Qasim Suleimani, comandante della Forza al-Quds del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) dell’Iran. Per chiarire la cosa, mi si permetta una digressione tirando fuori dal mio archivio il profilo dello sfuggente, carismatico e brillantissimo Generale dell’IRGC, che la rivista New Yorker tracciò nel settembre 2013, con un articolo dall’avvincente titolo “Il comandante nell’ombra“. Leggetelo qui e capirete perché il generale Dempsey masticava amaro durante la testimonianza di ieri. Ma quale opzione avrebbe il generale Dempsey se non complimentarsi con Teheran e distogliere l’attenzione dalla questione centrale, cioè che Baghdad ha tenuto all’oscuro Washington sulle operazioni a Tiqrit, decidendo semplicemente di seguire i comandi di Suleimani? Il New York Times ha un resoconto perspicace di Anne Barnard da Baghdad, su quanto sia andato storto tra il governo iracheno e gli statunitensi. Secondo lei, gli iracheni sono frustrati da “pigrizia e pessimismo statunitensi su quanto ci sarebbe voluto per scacciare lo Stato Islamico da Mosul e dalla provincia occidentale di Anbar“. Barnard cita uno stretto collaboratore del primo ministro iracheno Haydar al-Abadi dire, “Gli statunitensi continuano a procrastinare il momento necessario per liberare il Paese“, ha detto in un’intervista. “L’Iraq libererà Mosul e Anbar senza di loro”. Ora, una possibilità per Washington sarà sedersi e sperare, contro ogni speranza, che l’operazione congiunta iracheno-iraniana a un certo punto richieda l’aiuto delle forze statunitensi. Cosa che appare sempre più improbabile con le relazioni sul campo che concludono sempre che lo SI subisce una pesante sconfitta a Tiqrit. Una seconda opzione per gli statunitensi sarebbe invocare il fatto che si tratta di un’operazione sciita e che gli Stati Uniti non possono identificarsi con i conflitti settari. Ma gli ultimi rapporti indicano che migliaia di combattenti sunniti iracheni affiancano le forze governative irachene e i quadri dell’IRGC. In breve, si tratta della classica guerra al terrore, pura e semplice.
Di sicuro, il presidente Barack Obama deve qualche risposta. Perché la “coalizione internazionale” degli USA si gira i pollici e segna il passo esagerando inutilmente la potenza dei combattenti dello Stato Islamico? Baghdad e Teheran svergognano USA e partner della coalizione, dagli australiani agli arabi del Golfo, illustrandoli come assai vili o infidi (o entrambe); infatti c’è un silenzio assordante da parte dell’Arabia Saudita, anche se la sua progenie di un tempo viene massacrata.

L’Iraq si libera senza gli statunitensi
al-ManarReseau International 5 marzo 2015

Iraqi security forces and Shi'ite Fighters sit on a tank, in the town of Hamrin, in the Salahuddin provinceDato il controllo del gruppo terroristico SIIL a Mosul e vasta parte del territorio iracheno, gli statunitensi insistono a dichiararsi “liberatori esclusivi” della Mesopotamia e a rifiutarsi di riconoscere alcun ruolo a forze armate e forze popolari irachene. Eppure, negli ultimi combattimenti contro i terroristi, senza alcuna copertura aerea e coordinamento con gli USA, riescono a limitare la presenza del SIIL nelle province di Niniwa e Anbar. Gli statunitensi non si sono accontentati della sconfitta del 2011 in Iraq. Ora cercano di legittimare la presenza militare e di sicurezza in più di una regione irachena. Gli Stati Uniti sostengono che sono nel Paese su richiesta del governo di Baghdad. Come al solito, gli Stati Uniti cacciano gli altri solo per gestire il Paese. Perciò, da giugno scorso continuano a parlare incessantemente dello Stato “deplorevole” dell’Iraq, sottolineando l'”incapacità” delle forze militari irachene, ufficiali o popolari, nel respingere il SIIL.

Minimizzare le azioni dell’esercito iracheno
Anche se i fatti sul terreno dimostrano il contrario, gli statunitensi insistono a seguire tale politica. Tutti ricordano ciò che realmente avvenne a fine gennaio, mentre le forze irachene avrebbero dovuto liberare la provincia di Miqdadiya, ultimo baluardo del SIIL a Diyala, il Pentagono pubblicava un rapporto con i dati sulle operazioni delle forze irachene dopo la crisi di Mosul del giugno 2014. Secondo il rapporto, il SIIL non ha perso che l’1% dei territori occupati a seguito delle operazioni dell’esercito e delle forze di mobilitazione irachene, 700 kmq su 55 mila che il gruppo terroristico occupa. Il portavoce del Pentagono affermava che le forze curde riconquistarono la maggior parte dei territori nel nord dell’Iraq. Purtroppo l’Iraq non rigettò come errati tali dati, né denunciò gli scopi di tale sospetta propaganda degli Stati Uniti. Al momento, un alto funzionario degli Stati Uniti assicurava che le forze irachene non potevano liberare un villaggio senza aiuto straniero. Tali commenti furono ripresi un paio di giorni fa dal direttore del servizio segreto militare statunitense, Vincent Stewart, sostenendo che “le forze irachene non possono sconfiggere il SIIL a causa di carenze logistiche, corruzione e altri problemi nell’istituzione militare irachena“. Per gli statunitensi, le forze ufficiali e popolari irachene non dovevano affrontare il SIIL per evidenti motivi legati ai loro interessi strategici in Iraq. Ma sorpresa degli statunitensi, alcuni partiti iracheni e i loro alleati iraniani, decisero di affrontare il SIIL con tutte le forze. Così l’Ayatollah Sayed Ali Sistani, eminente figura religiosa sciita dell’Iraq, ha decretato una fatwa per usare le armi e il jihad contro il SIIL, una fatwa qualificata “inutile” dal Capo di Stato Maggiore degli Stati Uniti, generale Martin Dempsey. Da parte sua, il leader supremo della rivoluzione islamica in Iran, Sayed Ali Khamenei assicurava che il popolo iracheno poteva liberare il territorio.

La missione del Generale Souleimani
Rapidamente, le cose si chiarirono quando Sayed Khamenei inviava in Iraq il comandante delle Forze al-Quds delle Guardie Rivoluzionarie, Generale Qasim Souleimani. Poche ore dopo la caduta di Mosul, Souleimani iniziò a coordinare gli sforzi della resistenza irachena. Souleimani supervisionava una missione centrale il cui obiettivo era ritrovare l’iniziativa contro il SIIL, arrivato ai margini settentrionali della capitale Baghdad. In due giorni, una forza militare e le fazioni della resistenza irachena guidate da Souleimani liberavano Balad dall’assedio aprendo la strada per Samara, liberando la città, obiettivo raggiunto dopo aspri combattimenti, e poi iniziò una serie di operazioni estese e veloci permettendo di liberare ampi territori occupati dal SIIL, sotto gli occhi degli statunitensi che si rifiutavano di riconoscere questi fatti inattesi.

Successione di vittorie
Negli ultimi sette mesi hanno avuto successo le operazioni delle forze irachene e delle unità di mobilitazione popolare, una serie di fazioni attivatesi durante l’occupazione degli Stati Uniti dal 2003 come “brigate Salam“, “brigate Hezbollah“, “fazioni Ahlul Haq“, “organizzazione Badr“, “brigate Qurasani”, “Soldati dell’Imam”, “Brigate del Maestro dei Martiri”, “Brigate Imam Ali”, ecc… I successi della Forza di mobilitazione popolare irritano gli statunitensi, perché hanno dimostrato grande capacità nel sconfiggere i gruppi iracheni del SIIL senza di loro, anche perché questi gruppi sono gli stessi che combatterono e respinsero l’occupazione statunitense dell’Iraq nel 2003. Ecco perché ogni volta che le forze irachene vincono, gli statunitensi si sentono sempre più esclusi dalla scena irachena.

Il ponte aereo iraniano
Gli statunitensi scommettevano sulle carenze dei materiali nell’esercito iracheno. Anche in questo caso l’aiuto iraniano ha cambiato la situazione. Le guardie della rivoluzione iraniana hanno stabilito un ponte aereo per trasportare munizioni negli aeroporti di Baghdad, Sulaymaniya, Kirkuk e Irbil. Cittadini iracheni avrebbero visto camion carichi di armi iraniane attraversare la frontiera.

Rifiuto di qualsiasi coinvolgimento degli Stati Uniti
Quando gli statunitensi hanno capito di aver perso in Iraq, si offrirono di partecipare alle operazioni, assicurando tiro di sbarramento e copertura aerea. Il Generale Souleimani respinse fermamente tale richiesta, e il governo iracheno ha fatto lo stesso. Gli statunitensi furono anche sorpresi dal rifiuto del generale iraniano di coordinarsi sul campo e d’incontrare i capi militari statunitensi. Poi rifiutò un incontro con il capo diplomatico degli USA John Kerry. La risposta delle forze di mobilitazione popolare è stata decisiva: le forze statunitensi saranno considerate nemiche se operassero nelle regioni delle operazioni della mobilitazione popolare. Mentre l’esercito iracheno ha condotto decine di operazioni militari riuscendo a scacciare il SIIL da molti villaggi iracheni, per 10000 kmq, le forze dell’alleanza internazionale degli Stati Uniti colpiscono sporadicamente qua e là, senza finora liberare un solo villaggio iracheno! Pertanto la liberazione di regioni come Amarli, Miqdadiya, Jarf al-Saqr, ponte di Zarqa, Jalula, Sadiya e Balad in nessun caso può passare inosservata. Queste operazioni hanno contribuito ad assicurare le province di Diyala e Babil e i margini meridionali, occidentali e settentrionali di Baghdad. La liberazione totale delle province di Kirkuk e Salahudin, con una superficie di 9000 kmq, sembra imminente, mentre il SIIL si limita in questo caso alle province di Niniwa e Anbar. Sapendo che in queste due province forze di Stati Uniti e occidentali sono presenti come “consiglieri”, una domanda sorge spontanea: perché tali forze non hanno fatto alcun progresso sul terreno? Compiranno mai un importante passo contro il SIIL senza l’intervento delle forze popolari e governative irachene?

4518c3b2406c6f81f31043cb9d02dc66Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La battaglia di Debaltsevo

Colonel Cassad (in russo) – Cassad 2marzo 20150_968f0_b475d581_XLPrima di riassumere i risultati complessivi della campagna dell’inverno 2015, riassumiamo i risultati della battaglia di Debaltsevo, la battaglia centrale della campagna e determinante per i risultati.

1018991579La battaglia di Debaltsevo: risultati
La campagna iniziò per il bombardamento sistematico delle città del Donbas da parte dall’artiglieria della junta fascista, in seguito del quale la “2 ° tregua” fu spezzata e le operazioni militari ad alta intensità e impiego di ogni mezzo ripresero. La prima fase della campagna fu associata alla lotta per l’aeroporto di Donetsk, catturato dalle FAN. La controffensiva della junta sull’aeroporto fallì miseramente, portando a gravi perdite di personale e materiali. Dopo aver respinto la controffensiva della junta, le FAN passavano all’offensiva cercando di penetrare le difese della junta sulla linea Peski – Opitnoe – base della difesa aerea – Avdeevka. Questa offensiva non ebbe molto successo: nonostante le gravi perdite non riuscì a catturare Peski. Non poté neanche rafforzarsi ad Avdeevka. Così, dopo aver catturato gli impianti a nord della pista di atterraggio dell’aeroporto, le FAN gradualmente passarono sulla difensiva e respinsero i contrattacchi della junta diretti a catturare Spartak. Contemporaneamente ai combattimenti per Peski e Avdeevka, le FAN iniziarono l’offensiva su Debaltsevo, portando alla battaglia che continuò per circa un mese, tra fine gennaio e primi i febbraio.
I principali obiettivi delle forze attaccanti erano:
1. Intercettare la strada M-103 nella zona di Svetlodarsk e circondare il gruppo di Debaltsevo.
2. Catturare Debaltsevo e ripristinare il controllo sull’importante snodo dei trasporti di Novorossia.
L’offensiva si svolse su diverse direzioni da RPD e RPL. Fu in sostanza la prima grande operazione con un serio coordinamento operativo tra gli eserciti delle repubbliche popolari, anche se i tentativi di creare tale coordinamento non furono fatti in precedenza. Ad esempio, possiamo ricordare i tentativi di coordinare le operazioni delle forze di RPD e RPL durante la chiusura della Sacca meridionale 1.0 e la “contro-offensiva fallita di Bolotov”, che avrebbe dovuto mitigare la difficile situazione dopo aver abbandonato il saliente di Lisichansk. Il saliente di Debaltsevo si formò durante la controffensiva delle FAN tra estate e autunno, quando un tentativo di utilizzare Debaltsevo come testa di ponte per accerchiare Donetsk fallì, dopo i tentativi falliti di catturare Shakhtjorsk, Mjusinsk e Krasnij Luch. Durante la controffensiva delle FAN, le forze delle junta furono costrette alla difensiva mantenendo la testa di ponte per tempi migliori. Effettivamente, dopo settembre 2014, le forze vi si concentrarono per riprendere le operazioni offensive. Roccaforti sulle direttrici attese dell’attacco delle FAN furono create. Tuttavia, la configurazione del gruppo non aveva un chiaro carattere difensivo, la junta si preparava ad attaccare e le misure difensive infine furono insufficienti. La cosa più interessante è che nell’autunno del 2014 Timchuk descrisse la possibilità che le FAN attaccassero suggerendo che Trojtskoe e Uglegorsk fossero le direttrici più minacciose.

debLe direzioni dei principali degli attacchi delle FAN attese dalla junta nell’ottobre 2014.

Il gruppo della junta nella zona di Svetlodarsk e Debaltsevo consisteva di circa 9-10 mila persone. Tra cui 6-7mila combattenti. La costituzione del gruppo non fu uniforme: c’erano brigate complete ed incomplete delle FAU, battaglioni territoriali, unità punitive come il Donbass, le unità del MdI e del SBU. Le FAN schieravano circa 5-6mila effettivi in unità di prima linea, ed avevano una collezione assortita di diverse unità: unità dell’esercito regolare combinate a un corpo ed unità cosacche semi-autonome, unità speciali della sicurezza di RPD e RPL. In seguito, le due repubbliche ingaggiarono attivamente le riserve in questo settore. Durante la prima fase, la riserva operativa della junta consisteva di tre battaglioni presso Artjomovsk. Uno fu utilizzato nei combattimenti a Popasnaja, un altro a Trojtskoe e Krasnji Pakhar.

30012015La situazione al fronte del 30 gennaio.

Inizialmente, l’offensiva delle FAN su Debaltsevo aveva per obiettivo circondare l’intero gruppo nemico di Svetlodarsk-Debaltsevo, in modo che i principali sforzi si concentrassero su un’avanzata da Trojtskoe e Krasnij Pakhar a Mironovka e all’autostrada M-103. L’obiettivo principale non era nemmeno Svetlodarsk, a sud della strada, ma piuttosto gli insediamenti adiacenti (Mironovka, Mironovskij, Luganskoe) la cui cattura permetteva d’intercettare le comunicazioni delle forze che si trovavano a sud di Svetlodarsk. L’offensiva alla base del saliente di Debalstevo avvenne sui due lati. L’offensiva da sud-ovest e sud di Gorlovka fu bloccata nei combattimenti nella zona di Dolomitnoe, Travnevoe e Novoluganskoe; il nemico tenne il fronte qui. Nella battaglia, le FAN non riuscirono a conseguire successi significativi nel settore. L’offensiva delle forze della RPL avveniva con maggiore successo. L’attacco fu effettuato su Trojtskoe, Krasnij Pakhar e Popasnaja, a nord del saliente di Debaltsevo. Oltre a minacciare la rottura da Popasnaja ad Artjomovsk, l’attacco disorientò il nemico, non potendo stabilire per molto tempo quale fosse la principale minaccia: Popasnaja o Trojtskoe. Il nemico dovette schierare le riserve a Popasnaja e a Svetlodarsk. Dopo aver preso Krasnij Pakhar le FAN si avvicinarono a Mironovka, il nemico finalmente capì che l’attacco principale proveniva esattamente da questo settore e iniziò a schieravi in fretta le riserve, spingendo un battaglione verso Svetlodarsk. Dopo l’arresto dell’offensiva delle FAN, il nemico avviava una contro-offensiva e riprese Trojtskoe e parte di Krasnij Pakhar con l’assalto di unità meccanizzate. Aspri combattimenti si svolsero presso Krasnij Pakhar, rallentando l’offensiva ad ovest di Mironovskij, poi interrompendola. Nei pesanti combattimenti, le FAN riuscirono a mantenere Krasnij Pakhar, ma la minaccia della puntata delle FAN sulla strada M-103 fu mitigata dal nemico che conteneva con più o meno successo le azioni offensive delle FAN a fine gennaio. Le azioni sul perimetro del saliente di Debaltsevo iniziarono con l’offensiva su Mironovka. Con aspri combattimenti, l’esercito della RPL catturava l’area di Sanzharovka e si avvicinava alle quote da cui bombardare la strada M-103. Aspri combattimenti nella zona di Novogrigorovka, periferia orientale di Debaltsevo e Chernukhino non diedero risultati decisivi a gennaio. La difesa nemica aveva un’organizzazione sufficientemente robusta, qui, e le FAN ebbero gravi perdite durante i tentativi di resistere. Le previste offensive su Nikishino, Uglegorsk e le ‘Orlovka’, inoltre, non ci furono. A fine gennaio apparve chiaro che il piano per circondare il gruppo di Svetlodarsk-Debaltsevo stava fallendo. L’avanzata delle FAN fu accompagnata da gravi perdite e gli obiettivi operativi rimasero incompiuti. L’intera operazione era minacciata. Le perdite subite sia nel saliente di Debaltsevo che in altre posizioni, spinsero ad inviare i rinforzi dello Stato Maggiore dalle retrovie e alcune forze dal confine. Intanto nella RPL alcune unità si rifiutarono di schierarsi sul fronte. Continuava il conflitto interno tra le autorità della LPR e l’Esercito del Grande Don, che continuava dall’autunno. Le gravi perdite del battaglione “Agosto” e della squadra “Ratibor”, il blocco di “Biker” e i danni ad “Almaz” erano manifestazioni della crisi delle FAN durante l’offensiva. Da una parte tali problemi erano i dolori tipici della crescita, quando le diverse milizie diventano un esercito regolare combattendo, dall’altro rispecchia i vari conflitti interni a RPD e RPL, riflettendosi negativamente sull’efficacia dell’operazione militare. Tali problemi furono sanguinosi. Inoltre, il nemico non scontò alcuni errori, impuniti in estate e autunno. A credito della leadership delle operazioni, essa capì che il piano originale non funzionava abbastanza e passò al piano B. Sotto la copertura dei continui combattimenti presso Krasnij Pakhar e dell’offensiva da nord-est, la preparazione dell’attacco su Uglegorsk iniziò. C’erano già combattimenti nella zona di Uglegorsk, dopo l’inizio della campagna invernale, ma non ebbero molto successo per le FAN ed apparentemente il comando del settore decise che non ci fosse alcuna minaccia diretta in quel settore. In caso contrario, gli eventi successivi sarebbero difficili da spiegare. In generale, non c’erano riserve per un attacco su Uglegorsk, così un gruppo d’assalto congiunto fu creato con varie unità, a partire dagli Spetsnaz del GRU della RPD completato da piccole squadre di volontari provenienti da diverse unità schierate su posizioni tranquille. I combattenti che arrivavano furono completamente attrezzati e preparati per l’offensiva, iniziata il 30 gennaio. Un attacco corazzato al checkpoint che copriva l’entrata di Uglegorsk ebbe successo, dopo aver perso 3 carri armati sulle mine, gli equipaggi dei carri armati della RPD penetrarono la difesa nemica ed entrarono ad Uglegorsk. Per sfruttare questo successo, il gruppo d’assalto congiunto su BTR, BMP e autocarri passò dal checkpoint catturando la città, impegnando la guarnigione locale. La città aveva una difesa mal preparata (per negligenza dell’ufficiale che organizzò la difesa di Uglegorsk e del comando del settore, che non fu infastidito da tale situazione). Quindi, in meno di un giorno il nemico fu respinto alla periferia sud-est di Uglegorsk. Nel frattempo, uno dei battaglioni territoriali che difendevano la città fu accerchiato. La comparsa di una grande quantità di forze delle FAN in città creava una seria minaccia operativa all’intero gruppo di Debaltsevo. Inoltre, la visita di Zakharchenko a Uglegorsk ebbe un grande effetto demoralizzante sugli ucraini, perché la propaganda del nemico continuava a dire che la città era ancora in mano loro diversi giorni dopo la perdita di Uglegorsk. Eppure, il video di Uglegorsk dove Zakharchenko dava interviste e la fanteria d’assalto delle FAN si riorganizzava, parlava da sé.

04022015La situazione sul fronte del 4 febbraio.

Il giorno successivo, dopo la caduta Uglegorsk, il comando del settore infine si preoccupò della situazione nella città e organizzò una contro-offensiva su Uglegorsk delle unità delle FAU e del battaglione punitivo Donbass che si trovavano ad ovest di Debaltsevo. L’attacco della junta raggiunse la periferia di Uglegorsk ed entrò in città da sud-est, salvando il battaglione territoriale circondato. Durante la controffensiva (che alcuni in Ucraina si precipitarono a chiamare “la controffensiva di Semenchenko”) accadde un evento storico quando, dopo aver avuto alcuni dei suoi uomini uccisi, il comandante del Donbass Semenchenko fu preda del panico e scappò su un BTR uccidendo altri due suoi camerati che tentavano di disertare nelle retrovie. Dopo di ché fuggì in un ospedale di Artjomovsk, fingendosi ferito. Pur essendo ricoverato, scriveva comunicati dal fronte che non avevano nulla a che fare con la realtà. Così Semenchenko effettivamente in pochi giorni rovinò ciò che restava della sua reputazione tra i sostenitori della junta. Naturalmente la junta non riuscì a riconquistare la città (la contro-offensiva fu orribilmente organizzata), scatenandone le conseguenze. Mentre respingevano gli attacchi della junta da sud-est, resistendo a Uglegorsk, le FAN spinsero le loro forze a nord-est della città, cercando di avvicinarsi alla strada M-103 da sud. Poiché da questa direzione la strada doveva essere coperta dal presidio di Uglegorsk, riassegnato a sud-est, le FAN ebbero ampio e libero accesso alla strada, protetta solo da deboli forze nemiche. Naturalmente, dalle fortificazioni di Uglegorsk, le FAN si mossero in questo spazio vuoto. Dopo la caduta di Kalinovka e delle alture non vi erano più ostacoli significativi tra le FAN e la strada. Nel frattempo, la strada stessa veniva sottoposta a bombardamenti dell’artiglieria dalle quote presso Sanzharovka e dalle posizioni di Lozovoja, anche se era ancora possibile percorrerla. Insieme alla riuscita avanzata da Uglegorsk, le forze delle FAN finalmente cacciarono il nemico da Nikishino e Redkodub e iniziarono i combattimenti a Debaltsevo e Chernukhino, dove si trovavano i principali centri della resistenza del gruppo di Debaltsevo. Nonostante la situazione pericolosa, il nemico non prese misure tempestive rischierando le riserve verso Svetlodarsk e fortificando Logvinovo, e ciò fu fatale. Nonostante i numerosi annunci sulla chiusura della sacca, ciò fu certo solo il 9 febbraio. Una sacca con la strozzatura bombardata dai cui comunque passavano i rifornimenti per Debaltsevo da Svetlodarsk. Venivano rifornite sia le unità dell’esercito che delle organizzazioni volontarie.

karta-ukr-1La configurazione generale del fronte alla vigilia della caduta del Logvinovo.

Il 9 febbraio il gruppo “Olkhon” giunse a Logvinovo, dove non c’era il nemico ed intercettava l’autostrada M-103. Mezzi e blindati nemici furono distrutti sulla strada durante i tentativi di fuggire per Logvinovo. Alti ufficiali del comando del gruppo di Debaltsevo vi morirono. Il comando del gruppo circondato ebbe effettivamente una settimana intera per prendere provvedimenti riguardo l’evidente assalto su Logvinovo, ma non fece nulla. Solo le alture adiacenti Logvinovo furono occupate, pensando che fosse possibile stabilire il controllo con i tiri su Logvinovo stessa e parte della strada che passava accanto al villaggio. Le FAN schierarono rapidamente gli Spetsnaz del GRU a Logvinovo, opponendosi all’assalto del gruppo ucraino che cercava di riconquistare Logvinovo e sbloccare la strada. Durante i pesanti combattimenti, le forze nemiche (tra cui una parte del battaglione Donbass) raggiunsero la periferia di Logvinovo, dove addirittura installarono il comando, ma i nostri Spetsnaz erano sul suo terreno (nonostante adempissero al compito di respingere gli assalti delle unità nemiche meccanizzate, compito in generale che non viene svolto dagli Spetsnaz). Il nemico, dopo aver perso 18 blindati, fu ricacciato da Logvinovo, più o meno completamente distrutta dal massiccio fuoco di artiglieria durante i primi giorni dopo la sua cattura da parte delle FAN. Respingendo i contro-attacchi su Logvinovo, le FAN occuparono le alture adiacenti, stabilendo un controllo ridondante sulla strada M-103. Ciò chiuse definitivamente la sacca di Debaltsevo, da Uglegorsk a Logvinovo. Nel frattempo, i combattimenti a Novogrigorevka e nella periferia orientale di Debaltsevo portarono alla cattura delle principali ature a nord-ovest di Debaltsevo. Di conseguenza, il gruppo di Svetlodarsk-Debaltsevo fu diviso in due e la sua agonia iniziava. Già l’11 febbraio le FAN concentravano artiglieria sufficiente a coprire la maggior parte della strada tra Svetlodarsk e Logvinovo, perciò le FAU ebbero problemi anche a schierarsi sulla prima linea. I tentativi di sbloccare la situazione si spensero già sugli approcci per Logvinovo e persino l’arrivo frettoloso del capo di Stato Maggiore delle FAU, generale Muzhenko, che guidava personalmente l’operazione per salvare le truppe accerchiate, non cambiò la situazione catastrofica dovuta allo Stato Maggiore e al comando del settore.

090220159 febbraio 2014, la sacca di Debaltsevo si chiude.

Il fatto che le FAN riuscissero a chiudere la sacca prima dei colloqui di Minsk fu molto importante, perché la testardaggine di Poroshenko e dello Stato Maggiore delle FAU, che non riconobbero la sacca e cercavano di mantenere Debaltsevo, portò allo scontro sul negoziato, quando l’area di Debaltsevo usciva del campo di applicazione degli accordi Minsk. Le FAN sbaragliarono il gruppo di Debaltsevo, grazie al fatto che lo status di Debaltsevo non fu deciso. Se non avessero chiuso la sacca in tempo, sarebbe stato molto più difficile farlo dopo, e il saliente di Debaltsevo esisterebbe ancora. Saltando il problema politico in questo modo, le FAN iniziarono la liquidazione del gruppo circondato. Il piano era abbastanza semplice: impedire l’uscita del gruppo circondato resistendo nella zona di Logvinovo e nelle alture adiacenti, e nel frattempo attaccare Debaltsevo e Chernukhino direttamente, e allo stesso tempo, comprimere il nemico da sud e sud-ovest verso la roccaforte che le FAU costruirono presso Olkhovatka. Tutto funzionava abbastanza bene riguardo la chiusura della sacca, ma la situazione a Chernukhino e Debaltsevo divenne molto più difficile: la difesa del nemico fu spezzata con grande difficoltà liberando gradualmente questi insediamenti. Poiché il gruppo di Debaltsevo non poteva continuare a resistere a lungo senza rifornimenti, gli ufficiali rimasti nella sacca (una parte del comando fuggì ad Artjomovsk e Svetlodarsk il 9-11 febbraio, alcuni morirono per strada) iniziarono a operare per salvare le truppe circondate.
C’erano due possibilità per sfuggire all’accerchiamento:
1. Un ritiro, dopo che le forze avevano ricevuto il permesso di uscire dall’accerchiamento senza armi e materiale, da cedere alle FAN.
2. Attraversare campi e strade rurali tra Logvinovo e Novogrigorovka.
Non c’era modo di contare su un ritiro coordinato e sull’aiuto da Svetlodarsk: Debaltsevo fu dichiarata centro della “Stalingrado ucraina” e “testa di ponte”, proprio come l’aeroporto di Donetsk. Gli ufficiali della junta non avevano intenzione di trasformarsi in “cyborg“, soprattutto “cyborg” morti, e così pianificarono la ritirata per conto proprio. Il comandante della 128.ma brigata, che si prese la responsabilità, decise infine di spezzare l’accerchiamento. Quindi, alcune truppe circondate riuscirono ad fuggire attraverso i campi a nord di Logvinovo, abbandonando 300 mezzi (carri armati, BTR, BMP, SAU, MTLB, BRDM, artiglieria, MLRS, autocarri ecc), circa 500 persone non poterono uscire dalla sacca dopo aver abbandonato le posizioni, alcuni vengono ancora scoperti. Altri 500 furono presi prigionieri di guerra.4833820Il coperchio della sacca di Debaltsevo. La strada da Debaltsevo a Nizhnaja Lozovaja, lungo la quale i resti del gruppo di Debaltsevo passarono, si vede chiaramente sulla mappa. Furono bombardati dalle quote e da Logvinovo.

Il numero complessivo di perdite della junta nei combattimenti per Debaltsevo e zone adiacenti arriva a 1500, 900-1100 morirono nei combattimenti presso Logvinovo, Nizhnaja Lozovaja, Sanzharkovka, Dolomitnoe, Mironovka, Krasnij Pakhar e Trojtskoe. Nel complesso, secondo dati provvisori, la junta ha avuto 2400-2600 caduti e dispersi nella battaglia per Debaltsevo (forse il numero di caduti è leggermente inferiore, perché alcuni di loro ancora vagherebbero da qualche parte nella zona), circa 4500 feriti e 650 prigionieri. Le perdite delle FAN sarebbero circa 700-800 caduti e 2-2500 feriti. La maggior parte delle perdite fu dovuta all’artiglieria. Se nella zona dell’aeroporto la junta subiva maggiori perdite, a Debaltsevo le perdite furono comparabili fino alla prima settimana di febbraio. Solo quando il gruppo venne circondato, la junta perse molto più personale e materiale. Se non fosse stato per l’iniziativa dei comandanti ucraini, che fecero uscire parte del personale dall’accerchiamento (nonostante la passività criminale dello Stato Maggiore e del comando locale ucraini), le perdite sarebbero state molto più alte. I soldati della junta che lasciavano l’accerchiamento furono aiutati dal fatto che alcuni punti tra Logvinovo e Novogrigorovka, erano solo sotto il tiro senza la presenza di roccaforti delle FAN. Una parte significativa delle unità si ritirò, anche se molti soldati rimasero nei campi. Nel complesso, il coperchio della sacca di Debaltsevo era più sottile e flessibile che non ad Ilovajsk, dove un tentativo di sfondamento fu molto più tragico per le truppe circondate. Dopo la battaglia di Debaltsevo il gruppo nemico di stanziatovi fu liquidato, parzialmente distrutto, e le unità disintegrate nella sacca non poterono più combattere entro breve periodo e la maggior parte del materiale fu persa, come scorte significative di munizioni ed equipaggiamenti. Il cosiddetto saliente di Svetlodarsk fu costituito dopo la battaglia, attualmente è sotto la stessa minaccia di accerchiamento da Trojtskoe, Krasnij Pakhar e Dolomitnoe. Tale configurazione del fronte crea una grande apertura per le FAN se le operazioni riprendessero, perché è possibile ripetere il tentativo di accerchiamento a nord di Svetlodarsk (3-4 mila effettivi ucraini possono esservi intrappolati) con una configurazione più vantaggiosa del fronte.
Naturalmente, non si può evitare di toccare le questioni del Voentorg e del “Vento del nord”. Il Voentorg fu completamente impegnato durante la campagna, rifornendo munizioni e carburante necessari all’operazione, anche se riguardo logistica e distribuzione su ampia scala, l’operazione e il consumo di munizioni e carburante innescarono questioni sulla tempistica dei rifornimenti alle unità di prima linea; c’è ancora del lavoro da svolgere in questo campo. Nonostante gli annunci della junta secondo cui combatteva l’esercito russo anziché le FAN, il “Vento del nord” effettivamente non soffiava, anche se a gennaio ci si aspettava che le azioni delle FAN ricevessero un sostegno diretto più consistente, come nell’agosto 2014. Quindi, parlando della campagna invernale, possiamo tranquillamente affermare che s’è trattato soprattutto di uno scontro tra FAN e FAU. Il secondo livello della guerra, associato al confronto segreto tra FR e Stati Uniti in Ucraina, è rimasto nell’ombra in misura significativa, non soddisfacendo gli Stati Uniti, come dimostrano le osservazioni dei funzionari statunitensi. Gli Stati Uniti preferirebbero un confronto più diretto, che la Russia evita in ogni modo. La campagna d’informazione militare è stata vinta dalla FR, perché dopo oltre un mese e mezzo di lotta, la junta non è riuscita a dimostrare chiaramente di combattere l’esercito della Federazione Russa, e gli statunitensi non avevano molti argomenti. Fu proprio la sconfitta in questo aspetto della battaglia di Debaltsevo che ha attivato la censura contro i media russi in Ucraina portando alla creazione delle “forze d’informazione”. La junta cerca di ridurre frettolosamente le conseguenze della sconfitta informativa che, proprio come sul fronte, ha portato al crollo dei due moderni miti dei “cyborg” e della “Stalingrado ucraina”.
Dopo aver preso Debaltsevo, le FAN controllano il principale nodo dei trasporti, permettendogli di manovrare con ampie forze e liberare forze significative per le operazioni su Svetlodarsk, Popasnaja e Gorlovka. I trofei catturati compensano sostanzialmente le perdite materiali che le FAN hanno subito in oltre un mese e mezzo di combattimenti. La sconfitta di Debaltsevo è il culmine della campagna invernale conclusa con successo dalle FAN. I tentativi della junta per un’offensiva furono sventati. Nel frattempo, le FAN hanno risolto due importanti compiti operativi in un mese e mezzo di combattimenti: l’aeroporto di Donetsk completamente preso e il saliente di Debaltsevo eliminato. Quindi possiamo tranquillamente dire che l’operazione è stata un successo, anche se non dobbiamo dimenticare le offensive fallite su Krimskoe, Avdeevka e Peski. Il nemico ha resistito con ferocia e alcun successo decisivo è stato ottenuto in quei luoghi, dove il comando nemico non ha commesso errori manifesti. Gli errori del comando delle FAU nella zona dell’aeroporto, Uglegorsk e Debaltsevo sono stati sapientemente sfruttati, portando a risultati positivi e superando la situazione tattica di fine gennaio. A seguito dei risultati della campagna, si può dire senza dubbio che, nonostante i continui dolori di crescita militare e i problemi strutturali e politici, la milizia è ormai un esercito perfettamente in grado di attuare un’ampia offensiva contro un esercito regolare con diversi mesi di esperienza in combattimento. Certo, non tutto è andato liscio e alcune perdite potevano essere evitate, ma dobbiamo rendere omaggio al comando e ai combattenti delle FAN, che sono riusciti a concludere una campagna molto difficile in condizioni difficili, vincendola.29_01_2015-Карта-боев-Дебальцево-Новороссия-Украина-Донбасс

530823_1000Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La battaglia di Aleppo

Noche in ParteibuchSyrian PerspectiveSYRIA-CONFLICTLe informazioni sulla battaglia per Aleppo e nella regione strategica a nord di Aleppo sono confuse, imprecise e contraddittorie. Tuttavia è chiaro che la battaglia sia vicina alla fase finale. La scorsa settimana SANA riferiva che l’esercito siriano aveva liberato sei villaggi: Dair al-Zaytun, Qafr Tuna, Bashquy, Tal Misibin, Hardatin e Rutyan. Lo stesso giorno al-Manar riferiva che un manipolo di soldati siriani riusciva ad entrare nelle città sciite di Nubul e Zahra via Handarat. I media occidentali che sostengono i terroristi, hanno riferito che l’esercito siriano è riuscito a tagliare le ultimi linee di rifornimento dei terroristi dalla Turchia, occupando questi sei villaggi. Due anni e mezzo fa praticamente tutti gli analisti concordavano sul fatto che la battaglia per Aleppo, la città più grande della Siria, sarebbe stata determinante per l’esito finale della guerra siriana. Se i terroristi aiutati da NATO e Golfo fossero riusciti a conquistarla ne avrebbero fatto il centro di un governo alternativo, permettendo a NATO e Stati del Golfo di utilizzarla come base principale per conquistare il resto della Siria. Aleppo allora avrebbe avuto una funzione simile a Bengasi nel 2001 nella guerra contro la Libia. Nel 2012 l’ex-segretaria di Stato Hillary Clinton dichiarava che era proprio ciò che gli Stati Uniti avevano in mente. In linea di principio tali considerazioni strategiche sono ancora attuali. Anche il contrario era ed è applicabile. Se l’esercito siriano riesce a bonificare le aree di Aleppo occupate dai terroristi, i loro sostenitori in Israele, NATO e GCC perderebbero ogni possibilità di vittoria in Siria, più che con la possibilità teorica di conquistare Damasco. Tranne dei villaggi e un paio di piccole città nelle regioni strategicamente insignificanti della Siria, i terroristi di NATO e GCC non avrebbero nulla se perdessero la loro metà di Aleppo. Tale argomento era vero due anni e mezzo fa e lo è ancora più oggi, dopo che l’esercito siriano ha liberato Homs e molte aree rurali della Siria, e dopo che SIIL e al-Qaida hanno occupato l’Oriente e la provincia di Idlib. Tale importanza decisiva di Aleppo spiega perché le parti combattono accanitamente per il controllo di Aleppo. Guardando sulla mappa le parti della Siria non controllate da esercito siriano, YPG, SIIL o al-Nusra, ma da altri ribelli, si vede che non c’è quasi nulla, anche includendo gruppi vicini ad al-Qaida come Ahrar al-Sham. La seguente mappa da Wikepedia mostra le aree attualmente controllate da “altri ribelli” in verde (governativi in rosso/rosa, SIIL in nero/grigio scuro, Nusra in bianco/grigio chiaro, curdi/YPG in giallo).

syrian_civil_warDopo che i gruppi terroristici invasero Aleppo dalla Turchia e da Idlib, nel luglio 2012, l’esercito siriano riuscì a difendere la parte occidentale di Aleppo e qualche punto pesantemente difeso ne dintornio. Tuttavia, nell’inverno 2012/2013 la situazione era grave per il governo e i suoi sostenitori. I tentativi in tarda estate e autunno 2012 di riconquistare est e sud di Aleppo non riuscirono. Le truppe ad Aleppo furono separate dal resto della Siria. Non c’era alcun collegamento tra l’aeroporto, controllato dal governo, e le truppe ad Aleppo occidentale. Altre roccaforti, dove le truppe governative e i loro sostenitori erano riuniti, erano completamente circondate dai terroristi come a Nubul e Zahra, la base degli elicotteri Mang a nord-est di Aleppo, l’ospedale al-Qindi, la prigione centrale e l’aeroporto militare di Qwayris di Aleppo. Una mappa dei sostenitori del terrorismo nella primavera del 2013, mostra le roccaforti dell’esercito siriano, nella zona di Aleppo, come isole di resistenza nel territorio occupato dai terroristi.aleppo_feb_2013I terroristi acquisirono potere e ricchezza saccheggiando e vendendo beni di fabbriche e abitazioni private nelle aree di Aleppo che controllavano. I sostenitori dei terroristi israeliani, del CCG e della NATO videro la strada della vittoria dopo aver circondato truppe e sostenitori del governo siriani. Tuttavia, con alto spirito combattivo, elevata disponibilità ai sacrifici e abile strategia, il governo siriano e i suoi sostenitori riuscirono a ribaltare la situazione ad Aleppo nel 2013 e 2014. Invece di attaccare direttamente l’est e il sud di Aleppo occupati dai terroristi, l’esercito si dedicò a creare collegamenti stabili tra Aleppo e le aree governative. Allo stesso tempo, ciò spinse i terroristi ad occupare aree che poi furono circondate. Nel 2013 l’esercito siriano riuscì a collegare Hama all’aeroporto di Aleppo via deserto e l’aeroporto con la parte occidentale di Aleppo, filo-governativa. Ciò si vede su una mappa stesa nel gennaio del 2014 da un sostenitore del terrorismo.

aleppo_jan_2014Nel 2014 l’esercito siriano riusciva a stabilire un collegamento dall’aeroporto, alla periferia est di Aleppo, all’isolata prigione centrale controllata dal governo. Successivamente l’esercito avanzò di pochi chilometri, dalla prigione centrale al villaggio di Handarat e oltre. Allo stesso tempo, l’esercito protesse il collegamento via deserto da Hama ad Aleppo. Alla fine del 2014 questi successi determinarono una situazione in cui i terroristi rimasero su una sottile superficie che poteva essere rifornita solo tramite i collegamenti insicuri da nord. L’esercito siriano, invece controllava una vasta area a ovest, sud ed est di Aleppo, e il corridoio di approvvigionamento attraverso il deserto per Aleppo, nel frattempo era ampliato e sicuro. Una mappa di Wikipedia del 2014 mostra l’avanzata:rif_aleppo2-svgCiò che non può essere visto sulle mappe sono le ampie modifiche all’interno di Aleppo, dal 2013, anche se il fronte rimase pressoché invariato. Mentre una vita frenetica ritornava nelle arre controllate dallo Stato, le parti meridionali e orientali controllate dai terroristi si trasformarono in città fantasma. Grazie agli aiuti nazionali ed internazionali c’era abbastanza da mangiare nelle aree della città occupate dai terroristi, quindi la gente non moriva di fame, ma questo era tutto. Non c’erano sicurezza, posti di lavoro o qualsiasi fonte di reddito, tranne la solita breve carriera nelle organizzazioni terroristiche. Il saccheggio ripetuto e sistematico delle varie bande terroristiche e l’assenza di sicurezza per la popolazione, ridussero da 200 mila a circa 50 mila abitanti nelle parti della città controllate dai terroristi. D’altra parte 300000 persone vivono nelle zone controllate dal governo, anche se le aree della città controllate da governo e terroristi hanno circa le stesse dimensioni. Naturalmente non mancano di accusare le operazioni antiterrorismo del governo di aver spopolato le parti controllate dai terroristi. Ma non è la verità, però, perché anche nelle aree governativa la gente soffriva la guerra, come i ricorrenti arbitrari attacchi dell’artiglieria dei terroristi. Cosa molto rivelatrice è il fatto che le strade nelle zone governative erano pulitissime, mentre montagne di spazzatura si accumulavano in quelle controllate dai terroristi. Questo perché i terroristi sono interessati a esercitare il potere per arricchirsi, e non a far funzionare i servizi pubblici come rimuovere i rifiuti o la sicurezza pubblica. I terroristi non ebbero alcun servizio pubblico nella loro parte della città, dato che i loro sponsor li rifornivano generosamente di armi, ma offrivano pochi soldi per mantenere i servizi comunali. Ciò va imputato anche agli stessi terroristi. Dato che a circa metà 2012 avevano il controllo di quasi tutte le industrie, così come dell’agricoltura della città. Tuttavia, invece di garantire benessere economico nella loro zona, che avrebbe generato imposte, i terroristi saccheggiarono, smontarono e distrussero le fabbriche. Inoltre chiusero tutti i valichi con le parti della città controllate dallo Stato, aumentando la miseria nelle loro zone. D’altra parte il governo siriano mise grande enfasi sul mantenimento delle strutture amministrative e nel renderle più efficienti. Un grande sforzo fu attuato per riavviare la produzione industriale nei settori appena liberati di Aleppo. Guardando la mappa appare come i terroristi controllassero ancora circa la metà della città, ma la realtà è che la zona dei terroristi puzza di abbandono, quasi vuota fatta eccezione dei terroristi che combattono sul fronte. Nelle zone controllate dal governo la popolazione traffica pulsando di vita.
La situazione militare continua a peggiorare per i terroristi ad Aleppo. Negli ultimi due anni l’esercito siriano ha fatto piccoli ma continui progressi, avvicinandosi sempre di più all’accerchiamento completo delle aree dei terroristi. I terroristi non seppero fermare questo lento processo di accerchiamento. Insieme con la situazione militare, lo stato d’animo si deteriorava tra i terroristi e i loro sostenitori. Ciò spiega la tenue reazione dei terroristi all’annuncio del governo siriano, di 8 giorni fa, di tagliare i rifornimenti al terrorismo dalla Turchia, anche se ciò comporta una battaglia decisiva per Aleppo e la Siria. I terroristi mobilitarono alcune decine di brigate con migliaia di combattenti e, probabilmente, forze speciali turche, per respingere i progressi dell’esercito siriano. Tuttavia una mobilitazione ampia dei terroristi per impedire la sconfitta nella battaglia per Aleppo non c’è stata. Secondo relazioni dal lato dei terroristi, riuscirono a riconquistare i due villaggi nella parte più avanzata delle aree appena liberate dall’esercito siriano (Rutyan e Hardatin). Un po’ a sud, nella zona di Malah, i terroristi cercarono di avanzare, sembrando inizialmente riuscirci, ma è chiaro che tornarono sotto il controllo dell’esercito siriano dopo aver lanciato un contrattacco. Come riportano entrambe le parti, i terroristi non sono riusciti a riconquistare il villaggio di Bashqawi, facendone ora il più avanzato avamposto dell’esercito siriano nel nord-est. Bashqawi è leggermente in rilievo e incombe sulla città di Zahra, a soli 8 chilometri di distanza. Tutta la zona comprende ulivi, fattorie e i villaggi abbandonati di Rutyan e Hardatin, ora sulla linea del tiro diretto dell’esercito siriano. Nessuna delle due parti ha dichiarato completate le attività nella zona strategicamente importante tra Bashqawi e Zahra. Tuttavia entrambe le parti hanno subito perdite elevate, numeri a tre cifre, e sembrano agire più cautamente negli ultimi due giorni. Mentre i media pro-governativi riferiscono di rinforzi, i terroristi sembrano aver perso interesse nella battaglia. Per esempio il gruppo terroristico Jabhat al-Shamia attaccava il villaggio sciita di Fua, a nord est di Idlib, per ‘vendicarsi di Aleppo’ invece di correre in aiuto dei fratelli a nord di Aleppo. E il Jabhat al-Nusra, legato ad al-Qaida, che ha un ruolo di primo piano nei combattimenti a nord di Aleppo, dichiarava guerra al gruppo filo-Stati Uniti Hazam, alleato del Shamia, invece di concentrarsi sui combattimenti a nord di Aleppo. Fatta eccezione dei villaggi Bashqawi, Rutyan e Hardatin, non è chiaro chi controlli esattamente questo settore strategico. Ciò permette ad entrambe le parti dichiararsi vittoriose. E’ possibile che non ci sia un fronte netto, ma che commando e unità da ricognizione di entrambe le parti brevemente entrino nell’area assediata per poi ritirarsi. Questo spiegherebbe i video dei terroristi che li mostrano operare in piccoli gruppi coperti dagli ulivi per chilometri in zone deserte. Wikepedia mostra la situazione attuale nel link sottostante. Si prega di notare il piccolo rettangolo rosa a nord-ovest dove inizia Zahra. Non c’è molta distanza affinché l’esercito siriano colmi il vuoto.aleppo_wiki_20150226Sham Times che simpatizza per l’esercito siriano ha riferito, in base a fonti dell’esercito siriano, che i combattimenti sono rallentati a nord di Aleppo, mentre un nuovo fronte si forma. I gruppi terroristici consolidano il controllo su due dei sette villaggi liberati (Rutyan e Hardatin), mentre l’esercito siriano difende gli altri cinque (Dayr al-Zaytun, Qafr Tuna, Bashqawi, Misibin e Misqan). È notevole che Misqan sia ancora sotto il controllo dell’esercito siriano, se i rapporti sono corretti, trovandosi a pochi chilometri a nord-est di Dayr al-Zaytun e oltre il villaggio di Tal Jibin, che non viene menzionato nelle relazioni, supponendo che siano corrette. Assumendo che il controllo dell’esercito siriano su Misqan non sia disinformazione, ciò vorrebbe dire che l’esercito siriano è molto più a nord di quanto di pubblico dominio. Non è chiaro però se sia così, ed è anche poco chiaro se l’esercito siriano davvero controlli i villaggi Dayr al-Zaytun, Qafr Tuna e Misibin. Non ci sono informazioni verificabili sul fronte attuale, nella zona strategicamente importante a nord di Aleppo. È concepibile che grandi aree siano una sorta di terra di nessuno mentre le parti hanno paura d’imbattersi in una trappola, se si muovessero allo scoperto. Data tale situazione poco chiara, non è certo che i terroristi abbiano ancora una linea di rifornimento dalla Turchia via Azaz o meno. Sulla base delle mappe più recenti, la strada da Hardatin a Rutyan e Bayanun è di nuovo sotto il controllo dei terroristi, ma d’altronde la strada ri entra nel tiro dell’esercito siriano. Potrebbe essere che i terroristi non controllino tutta la strada e che commando speciali siriani vi operino. In questo caso, le linee dei rifornimenti da Azaz ad Aleppo sarebbe inutilizzabili per i terroristi.

north_aleppo_province_wiki_20150226Non importa quale sia la situazione quotidiana nell’area vuota ma strategicamente importantissima a nord-est di Aleppo, ma una cosa è chiara: prima o poi l’esercito siriano taglierà le linee dei rifornimento dei terroristi e collegherà Handarat a Zahra e Nubul. L’esercito ha chiari vantaggi nella zona scarsamente popolata, grazie alle armi pesanti e all’aeronautica. Inoltre i terroristi s’indeboliscono per mancanza di disciplina e lotte intestine. Non c’è nulla che i terroristi possano fare per mantenere il controllo su pochi villaggi vuoti a nord di Aleppo (vedi punti verdi nella cartina di sopra). L’esercito siriano molto probabilmente continuerà a rafforzare le proprie posizioni a Bashqawi per poi concentrarsi sul raid contro i terroristi nelle vicinanze di questa roccaforte. Una volta che il fronte dei terroristi sarà sufficientemente indebolito, i villaggi saranno il prossimo obiettivo. L’esercito ripeterà questa procedura fino a quando collegherà in modo sicuro Nubul e Zahra, e allo stesso tempo taglierà completamente le linee dei rifornimenti dei terroristi tra Aleppo e la Turchia. Dopo di che i terroristi possibilmente avranno l’ultima linea dei rifornimenti dalla Turchia da occidente, dal valico di frontiera di Bab al-Hawa, nella provincia di Idlib. Tuttavia vi sono gravi problemi per i terroristi con tale linea. Da un lato la strada da Aleppo a Bab al-Hawa è controllata da diversi signori della guerra che non collaborano, rendendola difficile da usare. Dall’altra parte molti terroristi attivi ad Aleppo hanno le loro basi nel nord di Aleppo, in particolare nella zona di Tal Rifat e Maryah, e nelle zone al confine turco più a nord. Tuttavia, se la via Rutyan e Hardatin è chiusa, la via da Tal Rifat o Maryah ad Aleppo passerebbe ad ovest di Nubul e Zahra, attraverso le zone controllate dal YPG, permettendogli di decidere quali rifornimenti far passare. O i terroristi dovrebbero passare via Bab al-Salamah in Turchia a Reyhanli e da lì, attraverso il valico di Bab al-Hawa, di nuovo in Siria e poi a nord della provincia di Idlib e a ovest di quella di Aleppo, attraversando Monte Simeone per raggiungere la periferia di Aleppo, Qafr Hamra o Anadan e da lì via Castello, sotto il tiro dell’esercito siriano, ad Aleppo. Per un convoglio di pickup o camion significherebbe uno sforzo logistico notevole e ci vorrebbe molto tempo, cosa importante se il fronte richiede rinforzi immediati. Inoltre vi è la possibilità che l’esercito siriano tagli l’accesso occidentale attraverso le montagne per Qafr Hamra e Adnan, nel qual caso l’accerchiamento di Aleppo sarebbe completo. Per i civili la strada da Bab al-Hawa ad Aleppo può essere utilizzabile, ma difficilmente lo sarebbe per trasportare rifornimenti militari ad Aleppo. Ciò significa che la battaglia per Aleppo è nella fase finale e l’esercito siriano vincerà a meno che succede qualcosa d’inaspettato, come l’intervento massiccio diretto di truppe straniere. La situazione militare ed economica peggiora per i terroristi ad Aleppo. Invece di diventare il centro di potere dei terroristi, Aleppo è divenuta un’inutile macina al collo dei terroristi. Se il controllo terrorista ad Aleppo si sbriciola, possibilmente anche i dintorni di Aleppo prima o poi finiranno sotto controllo del governo. Villaggi e cittadine presso Aleppo non sono difendibili dai terroristi contro forze schiaccianti supportate dalla grande città di Aleppo. Anche villaggi e cittadine presso Idlib non potranno sostenere l’attacco, anche se continuano ad avere un generoso sostegno dall’estero. L’intero nord-ovest della Siria, prima o poi, sarà di nuovo sotto il completo controllo del governo.

aleppo_province_wiki_20150226Ai terroristi e loro sostenitori resterà il tentativo di marciare direttamente su Damasco dal Golan occupato dagli israeliani. Dato che i terroristi e i loro sostenitori investono ingenti risorse nel fronte meridionale, invece di utilizzarle per difendere la loro ex-roccaforte di Aleppo, risulta evidente che i sostenitori del terrorismo internazionale in Siria hanno già mollato la battaglia per Aleppo. Tuttavia, come riportato nelle ultime due settimane, anche il tentativo del fronte meridionale di conquistare Damasco dal Golan s’è arrestato. Dopo l’eliminazione completa dei terroristi supportati da Israele, NATO e GCC, ciò che rimane alla Siria è capire come coesistere con l’YPG e come sterminare il SIIL ad Oriente. A causa della crescente disperazione per la guerra terroristica contro la Siria, ci si può aspettare a un certo punto che le forze terroristiche crollino per la demoralizzazione.
Al governo siriano la vittoria nella battaglia di Aleppo apre la strada della vittoria nella guerra per la Siria.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija, la debacle di Debaltsevo

Alessandro Lattanzio, 1/3/20150_968f0_b475d581_XLIl 15 febbraio, i majdanisti bombardavano Gorlovka, Donetsk, Peski, Uglegorsk, Gorskoe, Dokuchaevsk, Pervomajsk, Aleksandrovka, Svobodnoe, Mikhajlovka, Starobeshevo, Komsomolsk e Telmanovo. Combattimenti si svolgevano a Shirokino, Kominternovo, Bakhmutka, Novotoshkovskoe, Debaltsevo, Logvinovo, dove i majdanisti perdevano almeno 20 naziguardie, Kamenka, Novogrigorovka, Nizhnaja Lozovaja, Kalinovka, Trojtskoe e Chernukhino; aspri combattimenti si avevano presso Popasnaja. Il premier della RPD Aleksandr Zakharchenko chiedeva ai majdanisti di ritirarsi “in modo organizzato, ma senza armi e armamenti” dalla sacca di Debaltsevo. La sera del 15 febbraio un nuovo convoglio del Ministero delle Emergenze russo, composto da 170 autocarri consegnava 1800 tonnellate di aiuti umanitari a Donetsk e Lugansk. Il 15 febbraio, i majdanisti avevano perso 9 carri armati, 12 BMP e BTR, 16 sistemi d’artiglieria, 7 autoveicoli e 111 naziguardie furono eliminate. Quindi, nell’ultimo mese gli ucraini avevano perso 3 aerei d’attacco, 1 elicottero, 205 carri armati, 182 BMP, BTR e MTLB, 208 pezzi d’artiglieria, 124 autoveicoli, 2760 soldati morti e 60 prigionieri. Il 16 e 17 febbraio si svolgevano aspri combattimenti a Chernukhino, Logvinovo, Nizhnaja Lozovaja, Bakhmutka, Vostochnij, Gorodishe e Kalinovka dove colonne ucraine venivano respinte con pesanti perdite. Le FAN raggiungevano il centro di Debaltsevo, quindi la Guardia Nazionale Cosacca e altre unità dell’esercito della Novorossija iniziavano liberare Debaltsevo dagli occupanti ucraini. Furiosi combattimenti si svolgevano nel centro di Shirokino tra un battaglione della 79.ma brigata ucraina e forze dell’esercito della Repubblica Popolare di Donetsk. I majdanisti bombardavano Zorinsk, Fashevka, Gorlovka, Kamenka, Oboznoe, Juzhnokomunarovsk, Uglegorsk, Zhelobok e Sokolniki. Centinaia di soldati ucraini si arrendevano nella sacca di Debaltsevo, mentre il Ministero della Difesa della RPD dichiarava “Secondo gli ultimi dati, la maggior parte di Debaltsevo è sotto il nostro controllo, mentre l’esercito ucraino controlla solo la parte occidentale della città. Abbiamo il controllo del territorio, perché le truppe ucraine attivamente e volontariamente di arrendono e lasciano le loro posizioni”. Aleksandr Zakharchenko, premier della RPD, veniva ferito durante i combattimenti a Debaltsevo.
XgjzV6sgM0Q Debaltsevo era importante per le FAN, essendo un importante nodo ferroviario che controlla le comunicazione tra le due repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, mentre per i majdanisti costituiva un trampolino di lancio per una nuova offensiva per spezzare in due la regione della Novorossija controllata dai federalisti. Il raggruppamento ucraino di Svetlodarsk – Artjomovsk avendo subito diverse, rimaneva nell’impossibilità di aprire la via alle truppe ucraine accerchiate a Debaltsevo, che si disfacevano per mancanza di munizioni, carburante e lubrificanti, mentre le FAN piantavano la bandiera della Novorossija a Debaltsevo liberando la stazione ferroviaria Debaltsevo-Sortirovochnaja e permettendo l’accesso dei gruppi d’assalto novorussi verso sud e sud-est di Debaltsevo. Qui, in due giorni, i majdanisti avevano perso almeno 400 uomini e altri 300 furono fatti prigionieri. I majdanisti superstiti si ritiravano ad Olkhovatka, a sud di Debaltsevo. A Logvinovo, il nazibattaglione Donbass tentava un nuovo assalto, che veniva respinto dopo aver perso 30 soldati e 2 carri armati, distruggendo il nazibattaglione dopo due sole settimane di permanenza al fronte. Le forze ucraine accerchiate a Debaltsevo comprendevano 2 battaglioni della 128.ma brigata di montagna, con 1 batteria anticarro dotata di cannoni MT/T-12 da 100mm e MT-LB armati con missili anticarro Shturm; 1 battaglione della 30.ma brigata meccanizzata; 1 battaglione della 25.ma brigata aeroportata; 25.mo battaglione territoriale; 13.mo battaglione Chernigov-1; 11.mo battaglione Kievskaja Rus‘; 40.mo battaglione Krivbas; 8.vo reggimento forze speciali; 3.zo reggimento forze speciali; la compagnia dello Stato maggiore della 101.ma brigata; 1 battaglione della 17.ma brigata corazzata; compagnia 2-DUK di Pravij Sektor; battaglione del ministero degli Interni Svitjaz; battaglione della milizia Leopoli; battaglione Dudaev (2 o 3 compagnie di islamisti ceceni); 3 battaglioni di artiglieria trainata dotati di cannoni D-20 da 122mm, D-30 e Msta-B da 152mm e 1 battaglione di artiglieria meccanizzata dotato di semoventi 2S1 e 2S3 della 55.ma brigata d’artiglieria, 1 battaglione di MLRS con 5 batterie del 27.mo reggimento d’artiglieria. Il che significava almeno 60 carri armati T-64, 460 blindati BMP/BTR/BRDM/MTLB, 200 semoventi di artiglieria e lanciarazzi MLRS. Ad essi andavano aggiunti almeno altri 4 battaglioni ucraini inviati di rinforzo a Debaltsevo, dopo l’avvio dell’accerchiamento. Circa 3500 soldati ucraini furono eliminati nella sacca di Debaltsevo, ed altri 500-1000 catturati assieme a circa 400 tra carri armati e blindati: “Abbiamo sottolineato il problema di risolvere la ‘sacca di Debaltsevo’ quando eravamo a Minsk, e i leader di RPD e RPL firmarono la soluzione del problema per salvare la vita di migliaia di soldati ucraini, ma Kiev ha fatto di tutto per impedirlo dicendo che la situazione era sotto controllo e che non era interessata alla vita dei tanti militari“, dichiarava Denis Pushilin, del ministero della Difesa di Donetsk. Presso Marjupol, i nazibattaglioni Azov, Donbass e Sich (battaglione formato da poliziotti di Kiev e militanti di ‘Svoboda‘) si ritiravano da Shirokino dopo aver subito 150 tra morti e feriti, nonostante avessero l’appoggio del battaglione SpetsnazShturm“, di un’unità della Marina ucraina e del battaglione “Feniks” della 79.ma brigata delle forze speciali di Kiev. Una netta sconfitta per Andrej Biletskij, capo di ‘Azov‘, che nonostante la presenza di mercenari statunitensi, georgiani e islamisti, nuove attrezzature, finanziamenti e sostegno politico, non aveva saputo affrontare forze nemiche 4 o 5 volte più deboli. Un fallimento di cui Biletskij accusava i suoi capi a Kiev. E a proposito, il comandante della spedizione ucraina contro la Novorossija, Popko, veniva rimosso e sostituito da Vorobjov, a sua volta rimosso per la sconfitta di Ilovajsk nell’agosto 2014. Infatti, l’ambasciatore ucraino in Germania, Andrej Melnik, affermava che i battaglioni neonazisti erano parte delle forze armate ucraine dal regime filo-occidentale di Kiev, “Queste unità (neo-naziste) combattono con il nostro esercito, con la Guardia Nazionale e altre unità, e sono coordinate e controllate da Kiev. Ecco perché non esiste il pericolo che facciano qualcosa per conto proprio, senza coordinarsi con i comandanti dell’esercito“. Ma proprio quello stesso giorno, Semenchenko, comandante del nazibattaglione Donbass, annunciava la creazione del comando indipendente di 13 nazibattaglioni, per contrastare lo Stato Maggiore dell’esercito regolare ucraino. Secondo Evgenij Chudnetsov, miliziano del nazibattaglione Azov, catturato a Shirokino, nel battaglione Azov operavano diversi consiglieri stranieri: georgiani, svedesi, francesi, un serbo e statunitensi. In particolare, gli svedesi insegnavano le tattiche di combattimento, gli statunitensi fornivano kit medici della NATO e facevano vedere come utilizzarli. Inoltre i mercenari stranieri attivi nel nazibattaglione Azov svolgevano compiti come cecchini, specialisti in comunicazione ed impiego dei droni, spie e sabotatori per missioni speciali, ma non partecipavano alle operazioni sul campo. Tali mercenari, che non conoscevano la lingua russa o ucraina, erano presenti anche presso gli altri battaglioni di volontari neonazisti. Secondo Chudnetsov “Molti di tali combattenti hanno un sogno: venire a Kiev e sostituire il Presidente con un militare. Viene discusso da tempo, ed ho la sensazione che le parole diverranno presto fatti”. I combattenti addestrati da stranieri e militari stranieri svolgevano principalmente operazioni speciali indipendenti dalle forze armate ucraine e sarebbero stati pronti a rovesciare Poroshenko.
11034303 Il 18 febbraio, si svolgevano combattimenti a Chernukhino, Debaltsevo, Gorlovka. I majdanisti bombardavano Uglegorsk, Donetsk, Sakhanka, Shirokino, Sanzharovka, Starij Ajdar, Enakievo. I majdanisti si ritiravano da Maloorlovka, Kamishatka e Bulavinskoe. Le forze ucraine accerchiate si ritiravano dalla parte sud-ovest della sacca dai villaggi Kolonija, Aleksandrovskaja ed Olenovka. In pratica tutti gli insediamenti a sud di Debaltsevo furono abbandonati dagli ucraini, assieme ad enormi quantità di armi, armamenti e munizioni: Elenovka, Aleksandrovskij, Groznij, Krasnij Pakhar, Savelevka, Bulavino, Olkhovatka, Maloorlovka, Novoorlovka, Mogila Ostraja venivano liberati dalle FAN. Infine, le forze armate di Novorossija recuperavano un centinaio di carri armati e un altro centinaio di blindati ex-ucraini, sufficienti per equipaggiare 2 battaglioni corazzati e 2 di fanteria motorizzata; una sessantina di pezzi d’artiglieria da 122mm e 152mm, una quindicina di MLRS BM-21 Grad e 500 tonnellate di munizioni per l’artiglieria, 120 mortai da 82mm e da 120mm, missili anticarro, armi leggere, mitragliatrici, lanciarazzi anticarro RPG, munizioni, abbigliamento, attrezzature come centinaia di visori notturni, radio digitali, termocamere, sistemi di puntamento e controllo del tiro, un sistema LCMR (Lightweight Counter-Mortar Radar) fornito dagli Stati Uniti, elmetti in kevlar, 40 giubbotti antiproiettile, ecc. I primi 3 radar LCMR furono consegnati all’Ucraina il 21 dicembre 2014, trasportati sul velivolo C-17 che accompagnava il vicepresidente degli USA Joe Biden in visita a Kiev. Il prezzo di tale radar era di 117968 dollari. Gli Stati Uniti dovevano inviare alle forze armate ucraine 20 radar LCMR (radar anti-artiglieria), e di quei primi 3 consegnati a dicembre, uno venne danneggiato durante il trasporto, subito dopo l’arrivo, un altro venne distrutto dal tiro dell’artiglieria novorussa presso Gorlovka, al primo impiego in combattimento, e il terzo radar LCMR fu abbandonato dalle truppe ucraine accerchiate a Debaltsevo. Il premier della Repubblica Popolare di Donetsk (RPD) Aleksandr Zakharchenko, dichiarava “La quantità delle perdite ucraine è indescrivibile. Abbiamo preso molte munizioni a Debaltsevo e Uglegorsk. Secondo le nostre stime, circa due battaglioni ucraini sono stati sconfitti (a Logvinovo) e i soldati morti vi sono sepolti. L’Ucraina ha perso le sue migliori unità e una grande quantità di materiale e munizioni nella trappola di Debaltsevo. L’Ucraina ha dimostrato ancora una volta incapacità nel combattere, abbandonando la propria gente. La 128.ma brigata fucilieri di montagna che secondo Poroshenko avrebbe lasciato Debaltsevo, è quasi interamente distrutta. Sono stati abbandonati in una trappola, sacrificati. Lo stesso si può dire per l’8.vo reggimento forze speciali e tutte le altre unità delle forze armate e della Guardia Nazionale dell’Ucraina che hanno combattuto nella zona di Debaltsevo”. Difatti, il 19 febbraio, Poroshenko chiamava il vicepresidente degli USA Joseph Biden chiedendo altri fondi per rafforzare la difesa ucraina. Contemporaneamente, il Presidente Vladimir Putin dichiarava, “Secondo la nostra intelligence, armi statunitensi sono già state fornite. Sono profondamente convinto che qualsiasi arma inviata da chiunque nella zona del conflitto, avrebbe solo conseguenze gravi… aumentando il numero delle vittime“. Il Ministero della Difesa della RPD pubblicava i dati sulle perdite dei majdanisti, dal 12 gennaio al 20 febbraio 2015. Kiev aveva perso 10940 effettivi, di cui 4110 eliminati e 1178 prigionieri. Le perdite di materiali furono:
299 carri armati (28 catturati intatti)
38 sistemi di artiglieria semoventi (13 catturati intatti)
4 cannoni semoventi da 203mm 2S7 Pjon (3 catturati intatti)
3 obici semoventi da 152mm 2S3 Akatsija
3 obici semoventi da 122mm 2S7 Gvozdika
151 BMP (33 catturati intatti)
115 BTR (30 catturati intatti)
24 MLRS da 122mm BM-21 Grad (15 catturati intatti)
1 MLRS da 300mm BM-30 Smerch
205 pezzi di artiglieria
36 mortai da 120mm
16 complessi antiaerei da 23mm ZU-23-2(catturati intatti)
6 blindati MT-LB
2 blindati BRDM
4 blindati aeroportati BMD
290 autoveicoli (145 catturati)
Inoltre, le FAN avevano abbattuto 3 aerei d’attacco Su-25, 1 elicottero, 4 UAV e 3 missili tattici Tochka-U. Solo a Debaltsevo furono catturati dalle FAN 187 carri armati T-64BV e T-64BM Bulat; 124 blindati BRDM-2, BRDM 9P148, BMP-1, BMP-2, BRM-1K, BMP-KSh, BMD, BTR-70, BTR-80 e MT-LB; 68 semoventi di artiglieria 2S19 Msta-S, 2S1 e 2S3, 52 trattori per l’artiglieria MT-LB; 24 lanciarazzi multipli BM-21 Grad; 278 mortai; 139 autocarri Zil, Kraz, Ural, Kamaz e Gaz; 43 autoveicoli UAZ, SUV, pickup e Hummer; 46 tra radar e sistemi di comunicazione; cannoni SPG-9, ZU-23/2, D-30 da 122mm, D-20 da 152mm, Msta-B da 152mm, T/MT-12 Rapira da 100mm; automezzi speciali KrAZ-225B, MT-LBU1V14, BMRP-149 K1Sh1 Kushetka-B, BTR-60P-145VP; armi leggere, munizioni, alimentari, medicine, ecc. Gran parte dei battaglioni della Guardia Nazionale presenti nella sacca di Debaltsevo non erano più operativi, mentre la 128.ma brigata meccanizzata esisteva solo sulla carta, la 25.ma brigata non aveva più effettivi, la 55.ma d’artiglieria era ridotta a un terzo degli effettivi originali, e la 17.ma corazzata rimaneva con solo 1 carro armato operativo.
Il 19 febbraio, a Debaltsevo, le FAN catturavano un centinaio di soldati ucraini. I majdanisti bombardavano Donetsk, Vesjoloe, Solntsevo, Bakhmutka, Makeevka, Peski e Shirokino. Combattimenti si svolgevano a Enakievo, e si avevano scontri presso Marjupol. La brigata federalista Prizrak liberava Novogrigorovka, catturando 18 blindati ucraini. Un altri convoglio ucraino proveniente da Artjomovsk veniva distrutto. Mogila Ostraja, Novoorlovka, Savelievka, Aleksandrovka e Bulavino erano sotto il pieno controllo delle FAN. Il 20 febbraio, i majdanisti bombardavano Makeeveka, Donetsk, Jasinovataja, Spartak, Oktjabrskij, Frunze. Un convoglio di aiuti umanitari russi arrivava a Debaltsevo, dove 17 militari ucraini si arrendevano alle FAN. Un altro convoglio del Ministero delle Emergenze russo consegnava 200 tonnellate di aiuti umanitari a Lugansk e Donetsk. Il 21 febbraio si svolgevano combattimenti a Jasinovataja, Krasnij Pakhar, Trojtskoe, Gorlovka, Shumij, Dolomitnoe, Majorsk e Starobelsk. I majanisti bombardavano Nizhnaja Lozovaja, Donetsk, Dokuchaevsk, Makeevka, Avdeevka, dove uccidevano tre civili, Spartak e Sheglovka. Restavano ancora 500 soldati ucraini presso Chernukhino e a Kommuna, estrema periferia di Debaltsevo.
11025113 Il 22 febbraio, i majdanisti bombardavano Donetsk, Makeevka, Vesjoloe, Gorlovka, Shirokino, Novotoshkovskoe e Jasinovataja. A Kharkov, mentre circa 500 sostenitori del golpe a Kiev manifestavano e raccoglievano ‘aiuti’ per l’esercito ucraino, un’esplosione colpiva la manifestazione uccidendo due persone. Subito dopo il servizio di sicurezza ucraino (SBU) arrestava un ‘sospetto’. Infatti spuntava un “testimone credibile” dire che poco prima dell’esplosione, un individuo era andato via su un’auto con il nastro di San Giorgio. Subito dopo l’attentato ‘false flag’, il capo del Consiglio Sicurezza Nazionale e della Difesa dell’Ucraina Turchinov annunciava il lancio di un'”operazione antiterrorismo” a Kharkov. Già comparivano le foto di quattro persone arrestate, che secondo Turchinov sarebbero state russe. Ma tali foto furono scattate di notte, e poi pubblicate sul sito neonazista censor.net alle 17:08 del giorno dopo, 4 ore dopo l’attentato. I “colpevoli” furono arrestati prima dell’attentato… ol blogger Igor Golikov sosteneva che sul video dell’esplosione appariva l’agente dell’SBU Igor Rassokha conversare amichevolmente con l’autore del video stesso. Rassokha organizzava unità paramilitari per reprimere i sospettati di tendenze “separatiste”. Intanto i deputati della Rada chiedevano l’arresto del sindaco di Kharkov, Kernes, che non aveva mai mostrato entusiasmo per la junta. Nei giorni precedenti i media majdanisti diffondevano attivamente allarmismo su un’offensiva delle FAN su Kharkov e Marjupol. Le due vittime dell’attentato erano il colonnello della polizia di Pervomajsk Vadim Ribalchenko e il coordinatore di Euromajdan di Kharkov Igor Tolmachev, che guidò gli huligan del Metallist nella strage di Odessa del 2 maggio 2014. Molti notavano che negli ultimi 10-15 giorni tre capi di Pravij Sektor, che coordinarono il massacro di Odessa, vennero liquidati. Il centurione Mykola, in diretto contatto con il ministro degli Interni golpista Avakov, era morto in ospedale 10 giorni prima; il centurione Kubik che controllava l’amministrazione comunale di Kiev e aveva minacciato Avakov promettendo di vendicare lo squadrista Muzichko, eliminato dalla polizia ucraina, e che aveva partecipato al massacro di Odessa, era morto in circostanze ignote presso Debaltsevo; Tolmachev era il terzo. Il premier della RPD Aleksandr Zakharchenko dichiarava che “gli Stati Uniti hanno già iniziato ad inviare armi e munizioni. L’Ucraina non vuole la pace. Violano e sabotano gli accordi di pace di Minsk con tutti i mezzi. Le dichiarazioni recenti di Pjotr Poroshenko e Arsenij Jatsenjuk fanno capire che l’Ucraina non cerca la pace. Non menziono nemmeno i tiri che non smettono. Più di 21 casi nelle ultime 24 ore. Iniziamo il ritiro degli armamenti e l’Ucraina li invia da Kharkov e Dnepropetrovsk. Secondo me ci sarà una grande provocazione. L’Ucraina rischia di riaprire la guerra a fine marzo o inizio aprile, perché l’Ucraina ha bisogno della guerra. Se il presidente di un Paese chiama soldati di un altro Stato nel proprio territorio, ammette che il suo esercito non funziona e di fatto ha capitolato“. In effetti, Kiev recuperava dai depositi i cannoni anticarro D-48 da 85mm. Il D-48 fu prodotto dal 1953 al 1957, in 819 esemplari. La ragione di ciò era la difficile situazione degli equipaggiamenti delle forze armate ucraine. Tali armi venivano restaurate presso lo stabilimento di Rovno, che riparava i pezzi di artiglieria. I D-48 erano destinati alle nuove unità ucraine da formare con la 4.ta mobilitazione iniziata nel gennaio 2015.
11021077 Il 23 febbraio, i majdanisti bombardavano Donetsk, Avdeevka, Gorlovka e i dintorni di Novoazovsk. La milizia abbatteva un drone ucraino su Donetsk. Combattimenti si svolgevano a Popasnaja, Shirokino, Shastie, dove il nazibattaglione Ajdar era accerchiato. Il 24 febbraio, i majdanisti bombardavano Donetsk, Opitnoe e Shirokino. Scontri a Bakhmutka, Novotoshkovskoe, Popasnaja, Trjokhizbjonka, Valujskoe e Bolotenoe. 2 missili venivano lanciati da Kramatorsk contro Gorlovka, ma uno si schiantava subito e l’altro esplodeva in volo nei pressi di Artjomovsk. Le FAN liberavano Pavlopol e Pishevik, presso Marjupol. Il 24 febbraio, Poroshenko dichiarava che accordi di cooperazione tecnico-militare erano stati firmati tra Ucraina ed Emirati Arabi Uniti, ottenendo anche diversi ordini di esportazione. Ma in seguito, il ministero degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti smentiva tale dichiarazione di Kiev; il consigliere del ministro degli Esteri emirota Faris al-Mazrui riferiva, “Il recente accordo sulla cooperazione tecnico-militare tra Emirati Arabi Uniti ed Ucraina non prevede alcun contratto per la fornitura di armi alla controparte ucraina“. Kiev era costretta ad inviare contro il Donbas il materiale destinato all’esportazione, secondo Lukjan Selskij, portavoce di UkrOboronProm, l’agenzia che rappresenta l’industria della difesa ucraina, “Abbiamo dovuto inviate tutti i veicoli da combattimento nell’Ucraina orientale“. Alcuni impianti di produzione in Crimea ed Ucraina orientale erano invece ora controllati da Russia e Novorossija. La produzione di esplosivi avveniva in un sito ora controllato dai novorussi. Sempre secondo Selskij, l’Ucraina, che cerca di bilanciare le esigenze militari con le limitate risorse finanziarie, non poteva permettersi il carro armato Oplot, che veniva esportato, mentre all’esercito ucraino venivano assegnati i vecchi carri armati nei depositi. Inoltre, i militari statunitensi cercavano il supporto europeo per inviare armi e combattenti a Kiev tramite compagnie militari private occidentali (Greystone, Green Group, Academi (Blackwater)), da utilizzare anche sul terreno contro il Donbas. In sostanza, Stati Uniti e NATO invierebbero armi non ai soldati ucraini, ma ai mercenari occidentali presenti in Ucraina, presentati quali “volontari” filo-ucraini. Nel frattempo, a Washington, Aleksandr Bortnikov, Direttore del Servizio Federale di Sicurezza russo (FSB), personalità soggetta a sanzioni di UE e Canada, partecipava al vertice della Casa Bianca di febbraio sull’estremismo. Bortnikov guidava la delegazione russa. Gli Stati Uniti gli avevano dato il visto ed organizzato il viaggio a Washington. Kerry ribadiva che gli Stati Uniti ‘studiavano’ l’invio di armi all’Ucraina, tuttavia, “Nessuno, nemmeno Poroshenko… crede che si può ottenere abbastanza materiale per vincere. Riteniamo che ne aumenterebbe i costi e sarebbe più dannoso“, aveva detto Kerry. Intanto i golpisti ucraini ricevevano immagini satellitari dagli Stati Uniti sui movimenti della milizia di RPD e RPL. Tuttavia, le agenzie d’intelligence degli Stati Uniti degradavano deliberatamente la qualità delle immagini per sviare i sospetti sulla loro complicità.

18022015_originalIl 25 febbraio si svolgevano combattimenti a Shirokino, Sakhanka, Zhelobok, Novotoshkovskoe, Bakhmutka, Lobachovo e Krimskoe. A Bakhmutka gli ucraini furono respinti perdendo 15 naziguardie. I majdanisti bombardavano Avdeevka e Peski. Il 26 febbraio i majdanisti bombardavano Donetsk, Gornjak e Gorlovka. Combattimenti si svolgevano presso l’aeroporto Donetsk e a Peski. Il 27 febbraio i majdanisti bombardavano Donetsk, Shumij, Majorsk, Krasnij Pakhar, Trojtskoe. Scontri si registravano a Novotoshkovskoe e Lisichansk. Un convoglio umanitario di 80 camion del Ministero delle Emergenze russo arrivava a Lugansk. Il 28 febbraio i majdanisti bombardavano Donetsk, Spartak, Krimskoe, Vesjolaja Gora, Luganskoe. scontri si avevano a Bakhmutka, Popasnaja, Krasnij Pakhar, Veselogorovka, Trojtskoe, Mironovka e Novotoshkovskoe. I majdanisti assaltavano Bakhmutka, ma furono respinti subendo diverse perdite. A Novotoshkovskoe le truppe repubblicane eliminavano 2 gruppi da ricognizione (SRGS) ucraini.

Il 16 febbraio, l’Unione Europea emanava un nuovo elenco di persone e organizzazioni russe e novorusse sottoposte a sanzioni:
Federazione Russa:
1. Josif Kobzon, deputato della Duma di Stato. (Cantante ebreo di 77 anni e afflitto da un cancro)
2. Valerij Rashkin, deputato della Duma di Stato.
3. Arkadij Bakhin, Primo Viceministro della Difesa della Federazione Russa
4. Anatolij Antonov, Viceministro della Difesa della Federazione Russa
5. Andrej Kartapolov, Direttore del Primo Dipartimento Operazioni e Vicecapo di Stato Maggiore Generale delle Forze Armate della Federazione Russa. (Sanzionato perchè ha sbugiardato la menzogna dei naziatlantisti sull’abbattimento dell’aereo MH17)
Novorossija:
1. Edvard Basurin, Viceministero della Difesa della RPD
2. Pavel Dremjov, comandante del Primo Reggimento cosacco Platov
3. Aleksej Milchakov, comandante dell’unità “Rusich
4. Arsenij Pavlov (Motorol’), comandante del battaglione ‘Sparta
5. Mikhail Tolstikh (Givi), comandante del battaglione ‘Somalia
6. Aleksandr Shubin, ministro della giustizia della RPL
7. Sergej Litvin, vicepresidente del consiglio dei ministri della RPL
8. Sergej Ignatov, comandante in capo delle milizie popolari della RPL
9. Ekaterina Filippova, ministro della giustizia della RPD
10. Aleksandr Timofeev, ministro del bilancio della RPD
11. Evgenij Manujlov, ministro del bilancio della RPL
12. Viktor Jatsenko, ministro delle comunicazioni della RPD
13. Olga Besedina, ministro dello sviluppo economico e commerciale della RPL
14. Zaur Ismajlov, procuratore generale ad interim della RPL
Organizzazioni:
1. Guardia Nazionale Cosacca
2. “Sparta
3. “Somalia
4. “Oplot
5. “Kalmjus” (formato da minatori)
6. “Zarja
7. “Morte
8. Brigata “Prizrak
9. Movimento Pubblico ‘Nuova Russia‘.
In definitiva l’UE sanzionava 151 persone e 37 aziende russi e novorussi. Il Presidente del Comitato per gli Esteri della Duma di Stato Aleksej Pushkov definiva le nuove sanzioni “in contrasto con la lettera e lo spirito di Minsk. Non risolveranno nulla, ma complicheranno il dialogo“. Il Ministero degli Esteri russo dichiarava che le nuove sanzioni sfidavano il senso comune, promettendo una risposta “adeguata”. Nel frattempo, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite approvava la risoluzione della Russia sul sostegno agli accordi di Minsk-2.
8fd09a8265966e4a283e5d3bb46e4de6 Il 19 febbraio, il primo ministro russo Dmitrij Medvedev incaricava il Ministero delle Emergenze a fornire assistenza umanitaria alla popolazione di Debaltsevo. “Un convoglio del Ministero delle Emergenze partirà per Donetsk e Lugansk con carichi umanitari che saranno consegnati a Debaltsevo e altre località che soffrono penuria di cibo e di beni di prima necessità e non hanno strutture sociali”, dichiarava il Ministero delle Emergenze. “L’invio di convogli del ministero aiuterà a stabilizzare la situazione ed evitare una catastrofe umanitaria. Parte degli aiuti umanitari sarà trasportata in elicottero a Rostov sul Don dagli aerei del Ministero e poi saranno caricati sui camion del convoglio“. Inoltre, il primo ministro russo incaricava il Ministero dell’Energia e Gazprom di elaborare proposte per rifornire di gas la Novorossija, “Vi è ancora un altro problema relativo alla fornitura di gas: la decisione delle autorità ucraine, in ogni caso, non è ancora stata annullata e quindi il gas non viene fornito al popoloso territorio del sud-est dell’Ucraina. Nonostante le richieste, le forniture di gas non avvengono. Vorrei che il Ministero dell’Energia preparasse proposte in collaborazione con Gazprom sulla fornitura di aiuti umanitari, fornendo gas a queste regioni. In ogni caso, la popolazione non dovrebbe subire il congelamento per questo vanno preparate le proposte necessarie“. Il Premier di Lugansk Igor Plotnitskij dichiarava che il gas russo già fluiva verso la Novorossija, “Il gas arriva, va tutto bene. Nessun problema al momento“, mentre Kiev aveva interrotto le forniture di gas per la regione.
Come riportato da blogger ucraini, il ministero dell’Informazione ucraino inviava istruzioni su come creare account falsi di presunti residenti di Donbas e Crimea da utilizzare per diffondere informazioni “corrette” (preparate da Kiev) sulla situazione in Ucraina orientale. Un mese prima, il ministero dell’Informazione ucraino annunciava la creazione di un gruppo di blogger che, secondo il ministro Jurij Stets, doveva diffondere informazioni ‘precise’ sulla situazione nella regione orientale del Paese. Un utente di facebook pubblicava la lettera ricevuta dal quartier generale dell’informazione ucraina, la versione internet del quotidiano ucraino “Vesti“. L’e-mail contiene istruzioni dettagliate su come creare falsi account nei social network senza destare sospetti. In particolare, i blogger erano invitati a registrare email sui servizi occidentali o ucraini, e creare nuovi account su Facebook, Twitter e altri social network selezionando indirizzi in Crimea e Donbas come residenza, aggiungendovi alcune foto. Si sottolineava la necessità di scrivere o pubblicare un paio di articoli su argomenti non politici. Le istruzioni attiravano l’attenzione dei blogger “a non dover aggiungere troppi amici in breve tempo, per non destare sospetti”. Il compito successivo sarebbe arrivato con le successive istruzioni, scrivevano gli autori. Intanto, la caduta della grivna colpiva i salari ucraini, tanto che il salario minimo non raggiunge i 43 dollari, mentre in Bangladesh, Ghana, Zambia, Gambia e Ciad il salario minimo è di 51 dollari. Il governo ucraino non promette di aumentare i salari fino a dicembre 2015. I negozi imponevano il razionamento dei beni di consumo, creando panico.
Il 26 febbraio, 1500 paracadutisti e 200 mezzi partecipavano alle esercitazioni militari nella regione di Kostroma, nella Russia centrale, mentre a Pskov, nel nord-est della Russia, si svolgevano le esercitazioni di 2000 soldati e 500 mezzi militari. Il Ministero della Difesa russo prevede di effettuare almeno 4000 esercitazioni nel 2015.

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Febbraio2015

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