Tre fronti per la Russia: come Washington susciterà il caos in Asia centrale

Ivan Lizan Odnako  - Vineyard Saker

1009158-LAsie_centrale_1992La dichiarazione del Generale “Ben” Hodges degli Stati Uniti secondo cui nel giro di quattro o cinque anni la Russia potrebbe sviluppare la capacità di combattere contemporaneamente su tre fronti non è solo un riconoscimento del crescente potenziale militare della Federazione russa, ma anche una promessa che Washington premurosamente si garantirà che i tre fronti siano ai confini della Federazione russa. Nel contesto dell’inevitabile ascesa della Cina e della crisi finanziaria che si aggrava, con lo scoppio contemporaneo di diverse bolle speculative, l’unico modo per gli Stati Uniti di mantenere l’egemonia globale è indebolire gli avversari. E l’unico modo per raggiungere tale obiettivo è innescare il caos nelle repubbliche confinanti con la Russia. È per questo che la Russia inevitabilmente entrerà in un periodo di conflitti e crisi ai confini. Così il primo fronte, infatti, esiste già in Ucraina, il secondo sarà probabilmente tra Armenia e Azerbaigian sul Nagorno-Karabakh, e il terzo, naturalmente, sarà aperto in Asia centrale. Se la guerra in Ucraina porta milioni di rifugiati, decine di migliaia di morti e la distruzione di città, lo sbrinamento del conflitto del Karabakh minerebbe completamente la politica estera della Russia nel Caucaso. Ogni città in Asia centrale corre il pericolo di esplosioni e attentati. Finora questo “fronte imminente” non ha attirato l’attenzione dei media, la Nuova Russia domina sui canali televisivi nazionali, giornali e siti, ma questo teatro di guerra potrebbe diventare uno dei più complessi dopo il conflitto in Ucraina.

Una filiale del califfato nel ventre della Russia
La tendenza indiscutibile in Afghanistan, la principale fonte di instabilità nella regione, è un’alleanza tra taliban e Stato islamico. Anche così, la formazione imminente di tale unione ha scarsi e frammentati riferimenti, e la vera portata delle attività degli emissari IS è chiara quanto un iceberg la cui punta emerge poco al di sopra della superficie dell’acqua. Ma è stabilito che agitatori sono attivi in Pakistan e province meridionali dell’Afghanistan, controllate dai taliban. Ma, in questo caso, la prima vittima del caos in Afghanistan è il Pakistan, con insistenza e aiuto dei taliban alimentati dagli Stati Uniti negli anni ’80. Tale piano ha una sua vita ed è l’incubo ricorrente di Islamabad, che ha deciso di stabilire rapporti amichevoli con Cina e Russia. Questa tendenza può essere vista negli attentati dei taliban contro le scuole pakistane, i cui insegnanti hanno ora il diritto di portare armi, negli arresti di terroristi nelle grandi città e nel’inizio delle attività a sostegno di tribù ostili ai taliban nel nord. L’ultimo sviluppo legislativo in Pakistan è un emendamento costituzionale per espandere la giurisdizione dei tribunali militari (sui civili). In tutto il Paese terroristi, islamisti e simpatizzanti sono detenuti. Solo nel nord-ovest sono stati effettuati più di 8000 arresti, anche di membri del clero. Le organizzazioni religiose sono state bandite e gli emissari del IS vengono catturati. Dato che gli statunitensi non amano mettere tutte le uova nello stesso paniere, aiuteranno il governo di Kabul permettendogli di rimanere nel Paese legittimamente, e allo stesso tempo i taliban, che diventano IS. Il risultato sarà uno stato di caos in cui gli statunitensi non prenderanno formalmente parte; invece, porranno le loro basi militari in attesa di vedere chi vince. E poi Washington aiuterà il vincitore. Si noti che i suoi servizi di sicurezza hanno sostenuto i taliban per molto tempo e in modo abbastanza efficace: alcuni ufficiali delle forze di sicurezza e deòla polizia in Afghanistan sono ex-taliban e mujahidin.

Metodo di distruzione
Il primo modo per destabilizzare l’Asia centrale è creare problemi ai confini, insieme alla minaccia che i mujahidin penetrino nella regione. Il collaudo sui vicini è già iniziato; problemi sono sorti in Turkmenistan, che ha anche dovuto chiedere a Kabul di attuare operazioni militari su larga scala nelle province di confine. Il Tagikistan fu costretto dai taliban a negoziare il rilascio delle guardie di frontiera da loro rapite, e il servizio di confine tagiko riferisce di un grande gruppo di mujahidin ai confini. In generale, tutti i Paesi confinanti con l’Afghanistan hanno intensificato la sicurezza delle frontiere. Il secondo modo è inviare islamisti dietro le linee. Il processo è già iniziato: il numero di estremisti nel solo Tagikistan è cresciuto di tre volte l’anno scorso; tuttavia, anche se vengono catturati, ovviamente non sarà possibile catturarli tutti. Inoltre, la situazione è aggravata dal ritorno dei lavoratori migranti dalla Russia, espandendo la base del reclutamento. Se il flusso di rimesse dalla Russia inaridisce, il risultato sarà malcontento popolare e rivolte eterodirette. L’esperto del Kirghizistan Kadir Malikov riporta che 70 milioni dollari sono stati stanziati per il gruppo armato del IS a Maverenahr, comprendente rappresentanti di tutte le repubbliche dell’Asia centrale, per compiere atti di terrorismo nella regione. Particolare enfasi è posta sulla valle di Fergana, nel cuore dell’Asia centrale. Un altro punto di vulnerabilità sono le elezioni parlamentari del Kirghizistan, in programma per questo autunno. L’apertura di una nuova serie di rivoluzioni colorate porterà caos e disintegrazione dei Paesi.

Le guerre autosufficienti
La guerra è costosa, quindi la destabilizzazione della regione deve essere autosufficiente o almeno redditizia per il complesso militare-industriale statunitense. In questa zona Washington ha avuto un certo successo: ha dato all’Uzbekistan 328 blindati che Kiev aveva chiesto per la sua guerra con la Nuova Russia. A prima vista, l’affare non è redditizio, perché i mezzi sono un dono, ma in realtà l’Uzbekistan sarà legato agli USA da ricambi e munizioni. Washington ha preso una decisione analoga sul trasferimento di equipaggiamenti e armi ad Islamabad. Ma gli Stati Uniti non hanno avuto successo nel tentativo d’imporre propri sistemi d’arma all’India: gli indiani non hanno firmato alcun contratto, e Obama ha visto materiale militare russo quando ha presenziato a una parata militare. Così gli Stati Uniti trascinano i Paesi della regione in una guerra con i propri pupilli, i taliban e Stato islamico, e allo stesso tempo riforniscono di armi i nemici. Quindi il 2015 sarà caratterizzato dai preparativi per la destabilizzazione dell’Asia centrale e la diffusione della filiale dello Stato islamico dall’AfPak ai confini di Russia, India, Cina e Iran. L’inizio di una guerra su vasta scala, che inevitabilmente seguirà una volta che il caos sommergerà la regione, portando a un bagno di sangue nei “Balcani eurasiatici”, coinvolgendo automaticamente più di un terzo della popolazione del mondo e quasi tutti i rivali geopolitici degli Stati Uniti. Un’opportunità che Washington troverà troppo bella per perderla. La risposta della Russia a tale sfida deve essere multiforme: coinvolgere la regione nel processo d’integrazione eurasiatica, fornendo aiuto militare, economico e politico, lavorando a stretto contatto con gli alleati di Shanghai Cooperation Organization e BRICS, rafforzando l’esercito pakistano e naturalmente aiutare la cattura dei servi barbuti del Califfato. Ma la risposta più importante dovrà essere la modernizzazione accelerata delle proprie forze armate, nonché quelle degli alleati, rafforzare la Collective Security Treaty Organization e dargli il diritto di aggirare le assai inefficienti Nazioni Unite.
La regione è estremamente importante: se l’Ucraina è un fusibile della guerra, l’Asia centrale è un deposito di munizioni. Se esplode, metà del continente sarà colpito.

dNt58u6sQBTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La svolta di Putin e dell’Iran

F. William Engdahl New Eastern Outlook 22/02/201510904459Le dinamiche della politica estera russa dopo che gli Stati Uniti hanno dichiarato de facto la guerra delle sanzioni finanziarie ed economiche alla Russia, sono impressionanti, per usare un eufemismo. Se sarà sufficiente a spezzare l’assedio economico di Washington e aprire la via ad una vera economia globale alternativa alla bancarotta del sistema del dollaro USA, non è ancora chiaro. Ciò che è chiaro è che Vladimir Putin e la fazione dei baroni industriali che ha deciso di sostenerlo, non sono spaventati. L’ultimo esempio è la visita del ministro della Difesa russo a Teheran, concludendo importanti accordi di cooperazione militare con l’Iran. Le implicazioni per entrambi i Paesi, così come il futuro dell’Eurasia, sono potenzialmente enormi. Il 20 gennaio a Teheran, Russia e Iran hanno firmato un accordo di cooperazione militare. Il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu e il ministro della Difesa e Logistica iraniano Hossein Dehghan hanno firmato il nuovo accordo. Commentandone il significato, Shojgu ha dichiarato, “è stata posta la base teorica della cooperazione militare“, aggiungendo che i due Paesi hanno deciso “una cooperazione bilaterale su attuazione e promozione dell’incremento delle capacità militari delle forze armate dei nostri Paesi“. I due hanno anche concordato “l’importanza della necessità di sviluppare la cooperazione tra Russia e Iran nella lotta all’ingerenza negli affari regionali di forze esterne, è stata inquadrata“, ha dichiarato il Ministro della Difesa iraniano Dehghan. Per assicurarsi che nessuno lo fraintendesse, aggiungeva che la ragione dell’aggravarsi della situazione nella regione era la politica degli Stati Uniti “d’intromissione negli affari interni di altri Paesi”. L’avvicinamento dei due Paesi eurasiatici, che si affacciano sullo strategico Mar Caspio, ha enormi implicazioni nella geopolitica globale. L’amministrazione Obama ha cercato di corteggiare l’Iran con il bastone (sanzioni economiche) e la carota (promessa di toglierle) negli ultimi diciotto mesi affinché Teheran facesse concessioni importanti sul suo programma nucleare. Fino a poco tempo prima, nonostante le sanzioni degli Stati Uniti per l’Ucraina, la Russia era disposta a mostrare “buona fede” verso Washington partecipando al negoziato 5+1 sul nucleare con l’Iran, convincendo Teheran a fare concessioni importanti sul suo programma nucleare, in cui la Russia ha completato la centrale nucleare di Bushehr, la prima in Medio Oriente. Questa fase è chiaramente finita e la mano dell’Iran nei negoziati con Stati Uniti, Francia, Germania, Regno Unito è ora più forte, sanzioni o meno.

Iran, Siria e guerra delle pipeline
Per Washington, la pressione nucleare rientra nel tentativo di costringere l’Iran ad abbandonare l’alleato Bashar al-Assad in Siria, aprendo la via al Qatar, stretto alleato dell’Arabia Saudita e sito del maggiore giacimento di gas naturale del mondo, nel Golfo Persico. Il Qatar, primo finanziatore dei terroristi del SIIL addestrati da statunitensi ed israeliani in Siria e Iraq, vuole esportare il suo gas nell’UE attraverso Siria e Turchia. L’Iran, che detiene l’altra parte dell’enorme giacimento di gas del Golfo Persico, il North Pars, al largo delle sue coste, ha firmato un accordo per un oleodotto strategico con Assad e l’Iraq nel giugno 2011, per costruire il nuovo gasdotto Iran-Iraq-Siria di 1500 chilometri dal grande giacimento di gas ad Asaluyeh, porto iraniano nei pressi di South Pars e Damasco in Siria. Da lì il gasdotto arriverebbe via Libano sul Mediterraneo orientale e al grande mercato europeo del gas. L’hanno chiamato “gasdotto islamico”. Il volume di gas dell’Iran sarebbe modesto rispetto all’originale gasdotto South Stream di Gazprom della Russia. Si stima che circa 20 miliardi di metri cubi all’anno rimarrebbero, dopo il consumo locale (pre-guerra in Siria) per il gasdotto Iran-Iraq-Siria per l’Europa, rispetto ai 63 miliardi di South Stream. Il Qatar ne uscirebbe perdente. Al Qatar, Paese sunnita che finanzia SIIL, Fratelli musulmani e altri jihadisti, non piace l’idea. Il Qatar avvicinò Assad nel 2009 proponendo la pipeline Qatar-Siria per l’Unione europea attraverso la Turchia, ma fu respinto di netto. Assad disse che le sue relazioni con Russia e Gazprom erano più importanti. Fu solo al momento della firma sul gasdotto islamico Iran-Iraq-Siria nel giugno 2011, che Washington, Arabia Saudita e Qatar decisero di lanciare la grande guerra per rovesciare Assad e sostituirlo con un regime sunnita amico di Qatar e Washington. Difficilmente una coincidenza.

Stretti legami militari tra Iran e Russia
Oggi la Russia di Putin e l’Iran sono solidi alleati della Siria di Assad nella guerra per liberare la Siria dai terroristi del SIIL addestrati dagli Stati Uniti. Tuttavia, la collaborazione tra Mosca e Teheran è stata cauta finora. Nel 2010, quando era presidente, responsabile della politica estera e di difesa russa, Dmitrij Medvedev fece molte mosse concilianti per mettersi sul “lato buono” di Washington. Era l’epoca dello stupido “Reset” nelle relazioni USA-Russia di Hillary Clinton dopo che Putin aveva lasciato e Obama era appena divenuto un “pacifista democratico”. Una delle mosse più costose di Medvedev fu la firma del decreto del Presidente della Repubblica nel settembre 2010 per sostenere il bando dell’ONU sponsorizzato dagli USA sulle vendite di armi all’Iran, nell’ambito delle sanzioni USA contro il presunto programma di armi nucleari dell’Iran. Il costo del bando russo per le industrie militari fu pari ai 13 miliardi di dollari di fatturato militare-tecnico con l’Iran negli ultimi anni, secondo una stima da parte del Centro per l’Analisi del mondiale sul commercio delle armi (CAWAT). Il decreto di Medvedev vietava vendite militari della Russia all’Iran, compreso il trasferimento di armi all’Iran al di fuori dei confini russi o con aerei o navi sotto bandiera dello Stato russo. Medvedev inoltre retroattivamente annullò l’acquisto prepagato dall’Iran dei sofisticati sistemi missilistici superficie-aria russi SAM S-300. L’Iran quindi citò in giudizio la Rosoboronexport russa presso la Corte di conciliazione e di arbitrato dell’OSCE a Ginevra. Fino ad oggi il problema degli S-300 era stato un importante pomo della discordia tra Teheran e Mosca. Ora, secondo un rapporto di DebkaFile.com, sito collegabile all’intelligence israeliana, la Russia ha accettato non solo di fornire i sistemi missilistici S-300 che l’Iran ha acquistato nel 2007. La Russia gli consegnerà anche gli avanzati sistemi missilistici S-400. Citando il ministero della Difesa iraniano, il Colonnello-Generale Leonid Ivashov, ex-funzionario del Ministero della Difesa russo, ha aggiunto: “I due Paesi hanno deciso di risolvere il problema dell’S-300: un passo è stato compiuto verso la cooperazione su economia e tecnologie bellica, almeno per sistemi difensivi come S-300 e S-400“. Gli specialisti militari dicono che l’S-400 è di gran lunga superiore ai missili degli USA Patriot PAC-3. Si crede siano il primo sistema al mondo che può utilizzare selettivamente diversi tipi di missili dei sistemi SAM precedentemente sviluppati che dei nuovi e unici SAM; un sistema mobile dal difficile il rilevamento e che può colpire i bombardieri strategici come B-1 e B-52H; aerei da guerra elettronica come EF-111A e EA-6; aerei da ricognizione come il TR-1; gli aerei radar come E-3A e E-2C; caccia come F-15 ed F-16; aerei Stealth come il B-2; missili da crociera strategici come il Tomahawk e missili balistici con gittata fino a 3500 km. Inoltre, il più colossale spreco del Pentagono, ad oggi, il Lockheed Martin F-35 Joint Strike Fighter, non è progettato per penetrare le difese dei sistemi S-300P/S-400. Oops… L’F-35 degli Stati Uniti può trasportare armi nucleari e doveva essere il “caccia del futuro” quando fu avviato nel 2001, quando Rumsfeld era al Pentagono. Con un decennio di ritardo, sforando del 100% il budget, costerà 1500 miliardi di dollari nella sua vita utile, di cui circa 400 miliardi già spesi. Solo due anni fa gli obbligatori tagli della difesa con il “sequestro” di Obama, hanno affettato i piani sull’F-35 e altri progetti-mangiatoia del Pentagono. Ora, utilizzando il SIIL in Siria e Iraq e il “conflitto” in Ucraina con la Russia, l’ultimo bilancio della difesa di Obama prevede oltre 35 miliardi di dollari da salvare dalle dovute riduzioni con il sequestro. Le crisi Ucraina e del SIIL sembrano aver salvato il complesso militare industriale degli Stati Uniti nel momento giusto…
Se il rapporto di DEBKAfile sul sistema missilistico S-400 all’Iran è vero, e certamente sembra esserlo, allora la geopolitica dell’intera battaglia dell’amministrazione Obama contro Russia Iran, Siria e presto Cina, è davvero stupidissima. La battaglia è guidata dai falchi ottusi del presidente Obama, come la consigliera del NSC Susan Rice. Sembrano incapaci di cogliere le connessioni tra gli eventi, e quindi, per definizione, non sono persone intelligenti, ma istruite dal complesso militare-industriale statunitense, ben evidenziato dalla Lockheed Martin primo contraente del disastroso F-35, e guidate dalla ricchissima oligarchia drogata dal potere che pensa di possedere il mondo. In realtà, come testimoniano i recenti avvenimenti, perde quel mondo che pensa di controllare con la sua stupidità. Alcuni la chiamano legge delle conseguenze non intenzionali.

russia-iranF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il ministro della Difesa della Russia visita i Caraibi

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 16/02/2015b22824Il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu ha compiuto una visita in America Latina l’11-14 febbraio in Venezuela, Nicaragua e Cuba, Paesi con relazioni alleati stabili con la Russia nel campo della cooperazione militare. Ha firmato un accordo sulle esercitazioni militari congiunte in Venezuela. Russia e Nicaragua hanno firmato un accordo intergovernativo sulla procedura semplificata per le visite di navi da guerra della Marina russa nei porti del Nicaragua. Un accordo per lo sviluppo della cooperazione tecnico-militare è stato concluso durante la visita a Cuba. Ma il viaggio nel “Triangolo Caraibico” aveva un significato politico assai maggiore degli accordi di cooperazione militare. A Caracas, Managua, Habana e America Latina in generale ciò è stato visto come manifestazione di solidarietà. Non poteva essere altrimenti, mentre gli Stati Uniti fanno ancora pressione sull’America Latina, intensificando la sovversione con le “rivoluzioni colorate”, per rovesciare governi legali. I leader di Venezuela, Nicaragua e Cuba dicono spesso che gli Stati Uniti usano l’intero arsenale delle guerre clandestine: dalla guerra dell’informazione alla creazione di cellule terroristiche e ai complotti volti ad eliminare fisicamente i leader dei Paesi nel mirino di Washington, come primi obiettivi. La visita di Shoigu a Caracas è coincisa con la divulgazione della cospirazione contro il governo del Venezuela tra le fila dell’aeronautica. Ufficiali attivi e in pensione aveano pianificato di attaccare obiettivi nella capitale: il palazzo presidenziale di Miraflores, gli edifici del Ministero della Difesa, del Servizio di Sicurezza (Sebin), del Ministero degli Esteri e dell’Ufficio del Procuratore Generale. I cospiratori volevano usare un aereo Tucano, progettato per combattere la guerriglia, che doveva decollare dalle isole Curaçao o Aruba dove vi sono basi operative avanzate (FOL) degli USA e la CIA conduce un’intensa attività. L’attacco era previsto mentre l’opposizione radicale avrebbe organizzato manifestazioni permettendo ai suoi capi di approfittare del caos nel Paese e prendere il potere. Questa volta la strategia della “creazione del caos” è fallita. I militari rimangono fedeli al regime bolivariano che gode di un forte sostegno sociale. In queste circostanze l’effetto stabilizzante della visita di Shojgu era evidente: il ministro ha dimostrato che Mosca non ha dubbi sul fatto che la posizione del Presidente Maduro sia solida e che il Venezuela rimane partner strategico affidabile nella regione dei Caraibi. La Russia fa del suo meglio per aumentare il potenziale della Difesa del Venezuela e degli altri alleati nei Caraibi. Continuerà a farlo. I media occidentali hanno definito il viaggio latinoamericano del ministro russo “un atto di pressione diplomatica sugli Stati Uniti”, anche se Shojgu non ha mai detto nulla a sostegno di tale affermazione durante il viaggio. Mosca sottolinea costantemente che la cooperazione militare bilaterale con i partner non è mai rivolta contro altri Paesi, anche se il capo della Difesa russa non ha detto nulla su ciò; la cooperazione militare è interpretata dai media occidentali come segno di pressione politica sugli Stati Uniti. Parlano di “pressione mentre gli Stati Uniti scatenano una propaganda intensa a sostegno dell’invio di armi all’Ucraina. Tali azioni non possono che spingere Mosca ad opporvisi. L’occidente deve capirlo”.
shoygu-canal-ni-2015 A Managua, un’altra tappa, il ministro ha firmato un accordo intergovernativo sulla procedura semplificata per la visite delle navi da guerra della Marina russa nei porti del Nicaragua e una serie di altri documenti sulla cooperazione tecnico-militare. Durante la visita in Nicaragua, il ministro della Difesa russo ha aperto un centro topografico, il cui equipaggiamento è fornito e installato da specialisti russi. Gli esperti sottolineano l’incremento tangibile della presenza russa nel Paese, in particolare con i piani per la costruzione del canale di Nicaragua, un altro passaggio che collega Atlantico e Pacifico, oltre al canale interoceanico controllato dagli statunitensi. La Cina svolge il grosso del lavoro. Secondo i media, la Russia sarà responsabile della protezione del gran canale. In nessun modo gli Stati Uniti rimarranno in disparte. Il governo sandinista deve vigilare al massimo. Il Presidente Daniel Ortega ha approfittato della visita di Shojgu per esprimere le sue opinioni sugli attuali eventi internazionali. Secondo lui le attività degli Stati Uniti sono la ragione principale della crisi economica mondiale che danneggia gli stessi Stati Uniti, così come l’Europa. Ortega ha sostenuto la Russia nei suoi sforzi per risolvere pacificamente la crisi in Ucraina. Secondo lui, l’occidente è responsabile del degrado di tale Paese. Ha detto, “Noi tutti abbiamo visto in diretta TV la scandalosa marcia dei fascisti verso il colpo di Stato. Ci aspettiamo che le nuove proposte presentate dalla Federazione Russa e dal Presidente Putin ripristino la pace nella regione”. Il viaggio di Shojgu è stato tempestivo. L’amministrazione statunitense ha messo a punto iniziative volte a riavvicinare l’Avana. Il momento giusto per definire chiaramente i veri obiettivi perseguiti dagli Stati Uniti e le minacce poste al “socialismo dal volto umano” e sul futuro delle relazioni Russia-Cuba. Fidel Castro ha detto che i cubani ancora non si fidano degli Stati Uniti e si atterrà alle politiche che perseguano propri interessi. Queste parole forniscono un indizio per capire l’approccio di Havana al dialogo USA-Cuba. Il messaggio di fondo è lo stesso: c’è la minaccia di essere colpiti alle spalle dalla “quinta colonna” promossa dalla CIA, con l’aiuto di organizzazioni non governative, blogger e intensa propaganda “anti-Castro”. Gli esperti ritengono che gli Stati Uniti radunano i dissidenti cubani per organizzare un colpo di Stato dell’isola. Ma la leadership cubana ha accumulato una ricca esperienza nel contrastare la sovversione dei servizi speciali degli Stati Uniti. Senza dubbio, la visita del ministro della Difesa della Russia ha dato nuovo impulso allo sviluppo della cooperazione militare Russia-Cuba. A L’Avana l’ordine del giorno comprendeva molte questioni e molti dettagli sono ignoti alla stampa. E’ importante notare che le questioni discusse comprendevano l’invio di nuovi sistemi d’arma, l’ammodernamento dell’arsenale fornito dall’URSS e l’addestramento di personale cubano nelle accademie militari russe. Incontrando Raul Castro, Presidente del Consiglio di Stato e Presidente del Consiglio dei Ministri cubani, Shojgu ha sottolineato che lo sviluppo dei rapporti militari è in pieno svolgimento. Il Ministro della Difesa ha aggiunto che Russia e Cuba sviluppano la cooperazione militare e tecnica. “Siamo grati a Cuba per accogliere le navi della Marina russa a L’Avana. La Russia è interessata ad espandere la cooperazione navale“, ha detto Shojgu, ringraziando Castro per la calorosa accoglienza della delegazione russa. Raul Castro ha molto apprezzato la cooperazione militare con la Russia. Ha detto che quest’anno gli equipaggi cubani parteciperanno ai biathlon dei carri armati che si terranno in Russia così come ai giochi militari internazionali, al forum tecnico-militare “Army-2015“, previsto per il 16 – 19 giugno, e alla conferenza annuale sulla sicurezza internazionale.
Le coste caraibiche comprendono i territori di Messico, America centrale e settentrionali del Sud America. Sono sempre state considerate dagli Stati Uniti un lago interno. Ma i tempi cambiano. Non importa quanto dica Obama sull’eccezionalismo statunitense e la sua leadership globale in questo secolo, gli Stati Uniti non riescono a mantenere lo status quo. La presenza di Cina, Russia e Brasile è sempre più forte; è una tendenza. Gli Stati dei Caraibi, così come dell’America Latina, si volgono ai poli del potere alternativi. Gli Stati Uniti cercano di affermare la propria leadership con attentati, terrorismo di Stato, spargimento di sangue e torture, venendo percepiti come un Moloch bellicoso e nemico dell’uomo.

62706Ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La pace di Minsk-2, nuova vittoria di Putin

Valentin Vasilescu, ACS-RSSReseau International 15 febbraio 2015

309456-india-1418298727L’accordo di pace Minsk-2 concluso alle condizioni dettate dal Cremlino, è una chiara vittoria di Vladimir Putin. L’essenza di questa vittoria è nella frattura netta tra Europa e Stati Uniti, con Washington che ha innescato Euromaidan e poi ha tutto l’interesse di armare con armi moderne l’Ucraina facendo continuare i combattimenti nel Donbas, e quindi in Europa, rappresentata dalle grandi potenze economiche e militari Germania e Francia. Per ottenere ciò che si proponeva, il sottile Putin, negli ultimi due mesi, ha compiuto un paio di magistrali mosse scacchistiche che hanno steso gli statunitensi. Se con la Germania le cose erano più semplici da risolvere, non era così con la Francia. Dopo aver constatato il rifiuto di consegnare in tempo la portaelicotteri Mistral (per volere di Washington), Putin è stato costretto a giocare in modo tale da poter ripristinare i rapporti con la Francia senza che gli Stati Uniti potessero intromettersi. Nel dicembre 2014, Putin ha visitato l’India firmando contratti per la realizzazione di 12 reattori nucleari, per la consegna di petrolio per 10 anni e per la realizzazione congiunta con la GAIL (la maggiore società gasifera indiana) dell’estensione dei gasdotti russi all’India, pompandovi 30 miliardi di metri cubi di gas all’anno. La Russia fornisce il 75% delle armi dell’esercito indiano e vi ha costruito negli ultimi tre decenni fabbriche di aerei, carri armati, missili e sistemi di artiglieria. Ciò ha permesso a Putin di diffondere la “voce”, subito ripresa dalla stampa internazionale, che il Ministro della Difesa di Delhi non avrebbe onorato il contratto di oltre 20 miliardi di euro per l’acquisto di 126 aerei multiruolo francesi Rafale, modificando l’opzione per la versione più recente del Su-30, il Su-30SM (biposto e con radar tipo AESA). Dal 1998 ad oggi, 137 aerei Rafale sono stati venduti, tutti all’aeronautica francese. 26 altri possono essere acquistati dall’esercito francese entro il 2019, ma solo se la catena di montaggio di Merignac si dimostra capace di produrne 55 all’anno. Questo è il motivo per cui l’esportazione è fondamentale per la società Dassault. Per la Russia, la costruzione di 126 aerei Su-30SM per l’India è una cosa molto facile da realizzare, soprattutto perché dal 2002 l’India ha costruito 200 Su-30MKI. Ma per il presidente francese Hollande la perdita di questo contratto è un disastro. Pertanto, il giorno dopo, Francois Hollande fece una visita lampo a Mosca per parlare con Vladimir Putin. Non possiamo dire esattamente di cosa abbiano discusso, ma si può intuirne il contenuto. Il secondo colpo di Putin in questo gioco degli scacchi ha avuto luogo il 12 febbraio 2015, durante la sua visita in Egitto. Dopo l’accordo tra Hollande e Putin, a Mosca, il governo di Cairo ha annunciato la firma di un contratto da 5 miliardi di euro con la Francia. Il contratto in questione consiste nella consegna di 24 Rafale della Dassault, di una fregata classe FREMM prodotta dai cantieri DCNS e di molti missili aria-aria prodotti dalla MBDA (i soli missili hanno un valore di 400 milioni di euro). Il cambio di rotta di Putin era evidente, perché la sua visita è stata preceduta nel novembre 2014 da quella del ministro della Difesa Sergej Shojgou, che ricevette l’elenco delle richieste dagli egiziani, incluso un contratto da 3 miliardi di dollari per l’acquisto di velivoli multiruolo MiG-35 o Su-30, per sostituire 50 MiG-21R, MF ed RFMM fabbricati nell’URSS nel 1971-1974. In ogni caso, la Russia non ha perso nulla, firmando in cambio un contratto per la costruzione della centrale nucleare di Daba, con quattro reattori da 1200 MW ciascuno.

ee0556ec-d791-442d-8001-c74a5547300fValentin Vasilescu, pilota dell’aeronautica ed ex-vicecomandante della base militare dell’aeroporto Otopeni, laureatosi in scienze militari presso l’Accademia di studi militari di Bucarest, nel 1992.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija, dalla sacca di Debaltsevo a Minsk 2.0

Alessandro Lattanzio, 15/2/201510380983Il 1 febbraio, un attacco di blindati ucraini su Jasinovataja veniva respinto. I majdanisti bombardavano Donetsk, Novolaspa, Elenovka, Prishib, Pervomajsk, Shishkovo, Sentjanovka, Stanitsa Luganskaja, Raevka, Uglegorsk, Gorlovka, Brjanka, Makeevka, uccidendo due civili, Shastie, Dokuchaevsk e Telmanovo, uccidendo 11 civili. Pesanti combattimenti si svolgevano a Marjupol, Debaltsevo, Svetlodarsk, Vodjanoe, Opitnoe, Avdeevka, Chernukhino, Krasnij Pakhar, Kalinovka, Novogrigorievka, Fashevka, Verkhnetoretskoe, Dzerzhinsk, Peski e Nikishino. Presso Debaltsevo la milizia liberava 13 comuni, respingeva un pesante assalto dell’esercito ucraino, distruggendo almeno 4 carri armati, ed eliminava 3 convogli di munizioni per le truppe ucraine accerchiate. Chernukhino, Nikishino e Shevchenko venivano liberate dalle FAN. Gli ucraini in 24 ore avevano perso 5 carri armati, 7 BMP e BTR, 12 pezzi di artiglieria e 116 soldati uccisi, feriti o prigionieri. Secondo Edvard Basurin, portavoce delle FAN della RPD, l’esercito ucraino aveva perso dal 16 al 31 gennaio 136 carri armati, 110 veicoli da combattimento per la fanteria e veicoli blindati, 80 unità di artiglieria e mortai e 58 autoveicoli, oltre a 1569 effettivi. Il 2 febbraio, la milizia respingeva un attacco ucraino su Chernukhino. Combattimenti si svolgevano a Stanitsa Luganskaja, Dzerzhinsk, Artjomovsk, Uglegorsk, Kalinovka, Chernukhino, Kamenka, Toshkovka, Krjakovka, Stanitsa Luganskaja, Novotoshkovska, Popasnaja, Severnoe, Peski, Avdeevka, Tonenkoe, Opitnoe, Vodjanoe, Granitnoe, Bogdanovka, Olginka, Kurakhovo e Novolaspa. I majdanisti bombardavano Donetsk, uccidendo due civili, Jasinovataja, Makeevka, Gorlovka, Vesjoloe, Vesjolaja Gora, Spartak, Telmanovo, Jasnoe, Elenovka, Stila, Nizhnaja Krinka, Ozerjanovka, Komsomolsk, uccidendo una civile. A nord di Lugansk, i lanciarazzi Grad delle FAN distruggevano una batteria di semoventi 2S1 Gvozdika dell’80.ma Brigata ucraina. Presso Debaltsevo, 1 aereo d’attacco dell’aeronautica della Novorossija bombardava un convoglio ucraino sulla strada Artjomovsk-Debaltsevo, distruggendo 4 BTR, 1 BMP e 2 autocarri ucraini. Ad Alchevsk, i sistemi di difesa aerea delle FAN di Gorlovka abbattevano un missile ucraino Tochka-U. La milizia della Repubblica Popolare di Lugansk abbatteva un aereo d’attacco Su-25 ucraino presso Irmino, a 55 chilometri da Lugansk. Altri 2 Su-25 ucraini furono abbattuti presso Debaltsevo, su Komissarovka e Chernukhino. Alcuni giorni prima la milizia aveva abbattuto un elicottero militare ucraino. Il 3 febbraio, mentre un convoglio di otto auto e due furgoni cercava di lasciare Chernukhino, seguendo il corridoio stabilito dalle milizie della RPD, il naziattaglione Kulchitskij sparava sul convoglio, uccidendo cinque persone e costringendo gli altri veicoli a rientrare a Chernukhino. A nord di Chernukhino la milizia distruggeva 2 BMP e 2 BTR ucraini, spazzando via un posto di blocco majdanista. E i majdanisti bombardavano Gorlovka, Donetsk, Makeevka, Vesjolaja Gora, Bezimjannoe, Marjupol, Krimskoe, Sokolniki e Trjokhizbjonka, uccidendo quattro civili. Una batteria di artiglieria delle FAN distruggeva 2 postazioni dell’artiglieria majdanista, che bombardavano Donetsk, Kurakhovka e Krasnogorovka. Intensi combattimenti si avevano a Debaltsevo e Popasnaja. La milizia federalista entrava a Kamenka. Il 4 febbraio i majdanisti bombardavano Donetsk, dove uccidevano 15 civili, Gorlovka, dove uccidevano altri 20 civili, Chernukhino, Trojtskoe, Zolotoe, Stanitsa Luganskaja, Novotoshkovskoe, Slavjanoserbsk, Smoljanka, Krasnij Pakhar, Granitnoe, Avdeevka. Si avevano combattimenti a Shirokino, Stanitsa Luganskaja, Shastie, Chernukhino, Sanzharovka.
f77b0612cab3bdded72705bcc1665a31 Il 5 febbraio, i majdanisti bombardavano Donestk, dove uccidevano 29 civili impiegando fosforo bianco e bombe a grappolo, Marinka, Avdeevka, Peski, Tonenkoe, Makeevka, Krasnogvardejka, Nizhnjaja Krinka, Petrovka, Gorlovka, Dokuchaevsk, Brjanka, Stakhanov, Almaznaja, Chernukhino, Trojtskoe, Zolotoe, Stanitsa Luganskaja, Novotoshkovskoe, Slavjanoserbsk, Sokolniki, Novotoshkovka, Vesjoloe, Starognatovka, Nikishino e Sartana. Combattimenti a Kamenka, Debaltsevo, Popasnaja, Gorlovka e Bakhmutka. I majdanisti e Pravij Sektor abbandonavano Krasnij Liman. Il comandante del 25.mo battaglione motorizzato ucraino, Evgenij Tkatchuk, veniva arrestato per tradimento per aver dato l’ordine di abbandonare una posizione a Debaltsevo. Il 6 febbraio i majdanisti bombardavano Donetsk, uccidendo due donne, Stakhanov, Makeevka, Pervomajsk, Dokuchaevsk e Starobeshevo. Si svolgevano combattimenti a Krasnij Pakhar, Mironovskij, Debaltsevo, Chernukhino, Lastochkino, Redkodub, Kamenka, Maloorlovka e Uglegorsk, mentre le FAN liberavano Novogrigorovka e Kalinovka. Il 7 febbraio, i majdanisti bombardavano Donestk, Makeeveka, Dokuchaevsk, Starobeshevo, Pervomajsk, Spartak, Nikitovka, Granitnoe, Vesjolaja Gora, Khoroshee, Smeloe, Georgievka e Gorlovka, dove uccidevano una donna. Intanto 100 mercenari statunitensi arrivavano a Marjupol. Le FAN combattevano a Svetlodarsk contro le truppe ucraine. Combattimenti anche a Peski, Chernukhino, Fashevka e Debaltsevo. L’8 febbraio a Nizhnaja Lozovaja la milizia distruggeva 3 batterie di artiglieria majdaniste assieme e 4 gruppi terroristici ucraini, e liberava la cittadina assieme a Redkodub. I majdanisti bombardavano Petrovskij (Donetsk), Makeevka, Jasinovataja, Pervomajsk, Frunze, Dokuchaevsk, Gorlovka e Komsomolsk, dove uccidevano tre civili, mentre un razzo tattico campale ucraino 9K52 Luna-M colpiva l’impianto chimico DSFCP di Donetsk. A Gnutovo, gli ucrofascisti sterminavano un’intera famiglia. In totale furono uccisi otto civili e quattordici furono feriti. Combattimenti si svolgevano presso l’aeroporto di Donetsk. Le FAN della RPD conducevano operazioni speciali a Karlovka e Marinka, eliminando diverse naziguardie ucraine. Nel quartiere Kalininskij di Donetsk, due uomini lasciavano un pacchetto vicino l’ospedale regionale pediatrico. Grazie alla vigilanza di un residente costoro furono catturati; stavano piazzando dispositivi per regolare il fuoco dell’artiglieria majdanista. Il 9 febbraio si svolgevano combattimenti a Krimskoe, Novotoshkovskoe, Logvinovo, Debaltsevo, Novogrigorovka, Jasinovataja, Gorlovka, Poltavskoe, Kurgan, Mogila Ostraja, Polevoe, Chernukhino e Marjupol. I majdanisti bombardavano Donetsk (Petrovskij) uccidendo cinque civili e tre operai, e Stila. A Krasnogorovka le FAN distruggevano una batteria di artiglieria ucraina e a Dzerzhinsk un’altra batteria di mortai ucraina. La sacca di Debaltsevo veniva definitivamente chiusa, intrappolando così 8/10000 militari e naziguardie ucraini, entrando a Logvinovo, dove la 128.ma Brigata di fanteria e il 15.mo Battaglione territoriale ucraini venivano distrutti, subendo centinaia di perdite. Tra i 10000 majdanisti intrappolati circa 2000 sarebbero mercenari polacchi, olandesi e anglosassoni, secondo vari testimoni. Inoltre, le FAN liberavano Groznoe, Aleksandrovskoe e Krasnij Pakhar. L’artiglieria delle FAN della RP di Lugansk martellava le posizioni ucraine di Stanitsa Luganskaja e Olkhovaja. Nella prima fase delle operazioni per liquidare le posizioni majdaniste a Debaltsevo, entro il 7 febbraio le FAN distruggevano l’artiglieria ucraina e occupavano le alture circostanti l’area. Tali operazioni bloccavano i rifornimenti ucraini tra Artjomovsk e Debaltsevo, e infliggevano pesanti perdite alle forze corazzate ucraine. La seconda fase iniziava il 9 febbraio, con la saldatura della sacca di Debaltsevo a Logvinovo, dove le FAN respingevano diversi assalti delle riserve ucraine, infliggendo pesanti perdite, dato che Logvinovo era coperta da 2-3 raggruppamenti d’artiglieria delle FAN.
I1f1rZpqiqI Il 10 febbraio, si svolgevano aspri combattimenti a Trojtskoe, Svetlodarsk, Mironovskoe, Chernukhino, Avdeevka, Slavjanoserbsk, Bakhmutka, Krimskoe, Logvinovo, Novogrigorovka, Nizhnaja Lozovaja, Debaltsevo, Shirokino e Sakhanka, dove le FAN eliminavano 11 blindati ed oltre 50 naziguardie ucraini. I majdanisti bombardavano Gorlovka, Nikishino, Vesjoloe, Razdolnoe, Telmanovo, Michurino, Oktjabrskij, Spartak e Donetsk. L’aeroporto di Kramatorsk, utilizzato dagli ucrofascisti per lanciare i missili Tochka-U, veniva bombardato, distruggendo numerosi autoveicoli militari e 1 elicottero d’attacco ucraini. L’11 febbraio, i majdanisti bombardavano Donestk, uccidendo sei civili, Stanitsa Luganskaja, Dolgoe, Vesjolaja Gora, Spartak, Zaporozhets, Gorlovka, Oktjabrskij, Makeevka, Dokuchaevsk e Stakhanov. Combattimenti si svolgevano a Debaltsevo, dove la milizia eliminava 82 naziguardie ucraine, Novogrigorovka, Chernukhino, Kamenka, Enakievo, Popasnaja, Maloorlovka, Krasnij Pakhar e Trojtskoe. Il Viceministro della Difesa della RPD Edvard Basurin dichiarava che “Negli ultimi 25 giorni, dalla ripresa delle ostilità, le forze armate ucraine hanno perso 1 elicottero, 179 carri armati, 149 BTR/BMP, 135 pezzi di artiglieria e più di 2300 militari caduti“. A cui andavano ad aggiungersi altri 82 soldati morti, 5 carri armati, 2 BTR/BMP, 7 pezzi d’artiglieria e altri 2 autoveicoli. Basurin proseguiva, “Nel complesso, i bombardamenti (degli ucraini) avevano ferito circa 172 persone negli ultimi sette giorni, di cui 114 ricoverate in ospedale“, tutte le vittime erano civili. Il 12 febbraio, i majdanisti bombardavano Donetsk, uccidendo nove civili, Gorlovka, uccidendo tre bambini, Lugansk, Makeevka, Lidievka, Avdeevka, Peski e Tonenkoe. Combattimenti si svolgevano a Dzerzhinsk, Chernukhino, Poltavskoe, Kamenka, Redkodub, Debaltsevo, Svetlodarsk, Logvinovo, dove gli attacchi ucraini furono respinti subendo pesanti perdite, Pavlopol, Kominternovo, Primorskoe, Sakhanka e Shirokino. Le FAN distruggevano una colonna majdanista che cercava di sfondare la sacca di Debaltsevo. Sanzharovka veniva assaltata sei volte dai majdanisti, venendo sempre respinti dai cosacchi e dalla milizia popolare. Nelle retrovie ucraine si diffondeva il panico, i majdanisti abbattevano almeno 2 loro droni su Artjomovsk. Il 13 febbraio, i majdanisti bombardavano Vesjoloe, Krasnij Liman, Spartak, Novolaspa, Kalinovka, Tonenkoe, Telmanovo, Komsomolets, Gorlovka, Dzerzhinsk, Lugansk e Donetsk, uccidendo due civili. Combattimenti si svolgevano a Logvinovo, dove i majdanisti perdevano 2 carri armati, 9 BMP e 40 soldati, Debaltsevo, Stanitsa Luganskaja, Shirokino, Volnovakha, Sakhanka e Chernukhino, dove i majdanisti perdevano 74 soldati e almeno 1 BTR. Le FAN distruggevano una colonna ucraina a Rasadki. Gli ucraini conducevano otto assalti contro Donetsk, e 15 nella zona dell’aeroporto di Donetsk. Presso Artjomovsk, l’artiglieria delle FAN distruggeva una batteria ucraina. Il 14 febbraio, i majdanisti bombardavano Lugansk e Gorlovka. Pesanti combattimenti si svolgevano a Marjupol e Pervomajsk. La 4.ta Brigata Meccanizzata delle FAN e la Brigata Prizrak entravano nella periferia di Debaltsevo. Alla mezzanotte del 15 febbraio, nonostante l’accordo di Minsk, i majdanisti bombardavano e attaccavano Donestk, Marinka, Marjupol, Makeevka, Gorlovka, Elenovka, Enakievo, Telmanovo, Pervomajsk, Volja, Grekovo. Intensi combattimenti, si svolgevano a Debaltsevo, Marjupol, Kominternovo, Shirokino e Pavlopol. Le FAN liberavano Shirokino dopo che il nazibattaglione Azov era fuggito abbandonando armi ed equipaggiamenti.

I1tFAxAJ4eYIl 2 febbraio, il ministro della Difesa dell’Ucraina, Stepan Poltorak, affermava che era riuscito a reclutare solo il 20% dei riservisti da mobilitare, spiegando che molti ucraini l’evitavano emigrando all’estero, “Questa è la ragione per l’introduzione dei certificati di espatrio per tutti gli uomini tra i 18 e i 60 anni, e dovranno esibire alla frontiera un certificato che illustra i motivi della partenza e la relativa approvazione“. A Donetsk, il 2 febbraio, Aleksandr Zakharchenko affermava, “Se Poroshenko pensa che il suo esercito possa competere con il nostro, veda quanto velocemente abbiamo preso Uglegorsk. Gettano in battaglia riservisti inesperti che non sanno nemmeno usare un fucile. Abbiamo il morale alto, abbiamo vissuto qui, viviamo qui e continueremo a farlo, questa è la nostra terra“. Intanto gli inglesi inviavano i primi 20 dei 75 blindati Saxon acquistati per la Guardia nazionale ucraina al prezzo di 3,8 milioni di dollari, ed otto ex-alti funzionari statunitensi, tra cui l’ex-ammiraglio James G. Stavridis, ex-comandante in capo della NATO, Michèle A. Flournoy, ex-alta funzionaria del Pentagono, Ivo Daalder, ex-ambasciatore degli Stati Uniti presso la NATO, l’ex-alto inviato degli USA Strobe Talbott e l’ex ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina Steven Pifer, esortavano Obama ad inviare 3 miliardi di dollari in armamenti all’Ucraina, tra cui missili anti-carro, droni da ricognizione, Humvee e radar, oltre a “rafforzare” l’addestramento “supplementare” statunitense dei militari ucraini. Un altro ex-ufficiale del Pentagono e del Consiglio di Sicurezza Nazionale che ha sottoscritto l’appello bellicista, Jan Lodal, dichiarava a una conferenza del Consiglio Atlantico “C’è lo sforzo statunitense in corso, sia tramite la NATO che l’ambasciata in Ucraina, per addestrare gli ufficiali ucraini“. L’ex-ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina, Steven Pifer, confermava che militari degli Stati Uniti già “addestrano quattro battaglioni della Guardia nazionale ucraina“, vicino al confine con la Polonia, “ben lontano dalla zona del conflitto“. L’addestramento doveva riguardare la gestione di nuovi sistemi d’arma e migliorare la rete di comando e controllo. Il nuovo segretario della Difesa degli Stati Uniti, Ashton Carter, affermava “Penso che dovremmo aiutare gli ucraini a difendersi. La natura di questo supporto non posso chiarirla, ora, perché non ho parlato con i nostri capi militari o la dirigenza ucraina, ma sono propenso a fornirgli armi“. Difatti, le FAN avevano scoperto che gli ucraini già impiegavano munizioni della NATO, per bombardare le città del Donbas. Inoltre fucili d’assalto, granate e dispositivi di comunicazione fabbricati negli Stati Uniti venivano utilizzati dagli ucraini nelle loro operazioni contro Donetsk e Lugansk. Dal 2014 gli Stati Uniti hanno fornito all’Ucraina dei radar e inviato sul campo consiglieri militari e delle forze speciali. Infatti, dal 5 febbraio, ogni notte, atterrava un C-130 della NATO nell’aeroporto di Kharkov, trasportando armi ed equipaggiamenti per le forze majdaniste. Un congressista degli Stati Uniti, Chris Van Hollen, invece metteva in dubbio l’utilità di fornire armi sofisticate agli ucraini: “I soldati ucraini non sono sufficientemente preparati ad utilizzare le armi che gli Stati Uniti desiderano fornire e inoltre vi è il rischio che tale armamento possa essere rubato e venduto ai terroristi“. Ma il 5 febbraio, il segretario alla Difesa Chuck Hagel, il segretario di Stato John Kerry e il vicepresidente Joe Biden degli USA si recavano a Kiev per ordinare il prosieguo delle operazioni contro il Donbas. Il portavoce del ministero degli Esteri russo Aleksandr Lukashevich dichiarava che la Russia era preoccupata per la possibilità che NATO e USA fornissero armi e assistenza militare a Kiev. “Tenendo conto dei piani revanscisti del ‘partito della guerra’ a Kiev, non c’è solo la piena escalation della situazione nel sud-est (Ucraina), ma una minaccia alla sicurezza della Federazione russa“, riferendosi anche alla NATO che intendeva rafforzarsi in prossimità delle frontiere della Russia. Sempre il 5 febbraio, Hollande e Merkel incontravano Poroshenko per discutere un cessate il fuoco e il riavvio dei colloqui di Minsk. Tale iniziativa dei due capi di Stato europei era stata preceduta da colloqui segreti tra Parigi, Berlino e Mosca. Nel frattempo, circa 2,5 milioni di cittadini ucraini, tra cui 1193000 uomini in età di leva, si erano trasferiti nel territorio della Russia per sottrarsi al governo golpista di Kiev, e altre 850000 persone erano arrivate dal Donbas, di cui circa 440000 avevano chiesto lo status di rifugiato. La Russia ha 531 centri di accoglienza nel proprio territorio, che accolgono 27000 rifugiati ucraini.
331b72d8e7c2935f06b226b940dcd707 L’11 febbraio, a Minsk s’incontravano Putin, Lukashenko, Merkel, Hollande e Poroshenko, il cosiddetto ‘Formato Normandia’, per discutere un cessate-il-fuoco, che veniva stabilito per la mezzanotte del 15 febbraio. Il presidente Vladimir Putin aveva detto, “Questa non è stata la migliore notte della mia vita. Ma la mattina era buona a prescindere dalle difficoltà nei negoziati e siamo riusciti a concordare cose importanti. La prima era il cessate il fuoco a partire dalle ore 00:00 del 15 febbraio. La seconda, che considero molto importante, è il ritiro dell’artiglieria pesante ucraina dalla linea di contatto di oggi, e dalla linea del 19 settembre decisa negli accordi di Minsk sul Donbas. Un documento è stato firmato dal gruppo di contatto, si chiama ‘Pacchetto di misure volte ad attuare gli accordi di Minsk’, e un secondo documento, una dichiarazione dei presidenti francese ed ucraino, vostro servo fedele, e della cancelliera tedesca, in cui affermano di sostenere questo processo“. Il nuovo accordo di Minsk prevedeva quindi: 1. cessate il fuoco, 2.ritiro delle armi pesanti, 3. monitoraggio dell’OSCE, 4. elezioni regionali, 5. ‘status speciale’ per il Donbas entro 30 giorni, 6. scambio dei prigionieri, 7. corridoi umanitari, 8. pensioni e spese sociali, 9. controllo di Kiev delle frontiere, 10. partenza dei combattenti stranieri, 11. disarmo degli irregolari, 12. riforma e decentramento entro la fine del 2015, 13. elezioni nel Donbas sotto il controllo del gruppo di contatto (PCG) 14. aumento delle attività del PCG. Il FMI annunciava altri 17,5 miliardi di dollari di aiuti per l’Ucraina, in quattro anni, due ore prima della fine dei negoziati. Infine, l’accordo prevedeva che “I leader s’impegnano a una visione di uno spazio umanitario ed economico comune dall’Atlantico al Pacifico basato sul pieno rispetto del diritto internazionale e dei principi dell’OSCE. I leader s’impegnano all’attuazione degli accordi di Minsk. A tal fine, convengono ad istituire un meccanismo di controllo nel formato Normandia che si riunirà a intervalli regolari, in linea di principio a livello di alti funzionari dei ministeri degli Esteri”. Infine, la Russia otteneva che l’Ucraina non solo non aderisse a NATO e Unione europea, ma che la Russia potesse intervenire sull’accordo di libero scambio tra Ucraina e Unione europea, mettendo così fine agli appelli degli Stati Uniti “ad isolare la Russia”. (Qui, l’accordo completo) Nel frattempo, un decreto della Rada golpista accusava Poroshenko di non adempiere al suo ruolo e chiedeva: “1. Di stabilire che il presidente dell’Ucraina P. Poroshenko rinuncia intenzionalmente all’esercizio delle competenze costituzionali e non adempie ai propri doveri. 2. Ai sensi del paragrafo 7 della prima parte dell’articolo 85 della Costituzione dell’Ucraina, di indire le elezioni straordinarie del Presidente dell’Ucraina per il 10 maggio 2015. 3. La presente decisione entra in vigore al momento dell’adozione. V. Grojsman”.
In relazione all’accordo di Minsk, il Premier della RPD Aleksandr Zakharchenko dichiarava “Abbiamo firmato l’accordo oggi che, mi auguro, metta fine alle ostilità e consenta alle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk di avviare la ricostruzione pacifica. Per il bene del nostro popolo… abbiamo firmato l’accordo. Spero con questi passi di aver aiutato l’Ucraina a cambiare, adottando una serie di importanti riforme, e spero che vedremo un’Ucraina completamente diversa nel prossimo futuro. Credo che sia una grande vittoria della Repubblica Popolare di Donetsk e della Repubblica Popolare di Lugansk”. Il Premier della RPL Igor Plotnitskij dichiarava, “Probabilmente sapete che io, così come Aleksandr Vladimirovich… ho un’opinione diversa sulla faccenda, ma è impossibile non fidarsi e non rispettare il parere dei tre più importanti presidenti di oggi, dei dirigenti russi, tedeschi e francesi. E se agiscono come nostri garanti, i cambiamenti inclusi nell’accordo, garantendo che l’Ucraina cambierà su pressione del Donbas, allora non possiamo privare l’Ucraina di questa chance. Perché il Paese sta per cambiare, il rapporto sta per cambiare, le persone stanno per cambiare. In realtà, il popolo ucraino, essendo unico, rimane unico. Oggi lo consideriamo sempre il nostro popolo. Questa possibilità viene data all’Ucraina per cambiare la costituzione e, tra l’altro, come rilevato nei documenti, cambiare atteggiamento. Questo… oggi… lo consideriamo un grande risultato della Repubblica popolare di Lugansk e della Repubblica Popolare di Donetsk, in modo che l’Ucraina cambi, cambi in modo civile e pacifico. Smettendo di assassinare il proprio popolo, distruggendo asili e altri beni sociali e di sussistenza. Crediamo e sappiamo che la vittoria sarà nostra comunque e non importa se sarà ottenuta con metodi politici o militari. Sappiamo per certo che l’Ucraina sta per cambiare e cambierà grazie al popolo del Donbas. Grazie”. Aleksandr Zakharchenko ribadiva: “Inoltre vorrei aggiungere, che grazie a questi punti, nel memorandum, la piena responsabilità della non adesione o qualsiasi sabotaggio di uno di questi accordi, va imputata direttamente a Pjotr Alekseevich Poroshenko. Tutti questi punti richiedono ulteriori negoziati, negoziati ancora in corso. Quindi, in caso di violazione o non attenzione di questi punti… ogni altro memorandum sarà fuori questione in futuro… del tutto. Grazie”.
La sera del 14 febbraio, si aveva una grande esplosione sulla piazza centrale di Donetsk, vicino al Park Inn Hotel, dove il premier della Repubblica Popolare di Donetsk Aleksandr Zakharchenko doveva tenere una conferenza stampa. L’esplosione era stata causata da 3 mine poste a 100 metri dal Park Inn Hotel, uccidendo tre civili. Quindi, il 15 febbraio, Zakharchenko convocava una riunione d’emergenza sulla violazione del cessate il fuoco da parte di Kiev. Il vicecomandante della milizia della RPD, Edvard Basurin, avvertiva che i majdanisti a Debaltsevo avevano aperto il fuoco contro le posizioni delle FAN, “Per evitare vittime civili, le unità della RPD prendono di mira le armi del nemico. Le unità delle forze armate della RPD sono costrette ad aprire un fuoco selettivo per sopprimere le ostilità di nazionalisti e sabotatori di Kiev, che continuano a violare il cessate il fuoco nella zona di Debaltsevo”.

Il 2 febbraio, le forze della difesa aerea russa della Flotta del Baltico svolgevano delle esercitazioni con rischieramento di sistemi di difesa aerea S-300 ed operazioni elettroniche contro bersagli rappresentanti attacchi aerei a quote e velocità diverse. Nel frattempo, anche le forze di difesa aerea russe del Distretto Militare Orientale iniziavano grandi esercitazioni con sistemi Buk, S-300 e S-400. Il colonnello Aleksandr Gordeev, del servizio stampa della Difesa aerea, dichiarava “Le grandi esercitazioni sono iniziate nelle basi della difesa aerea nel Distretto Militare orientale. Circa 50 esercitazioni e manovre si svolgeranno nei centri di addestramento specializzati della Repubblica di Burjazia e della regione di Primorskij“. Le esercitazioni maggiori si svolgevano presso la base di Telemba in Burjazia, dove militari si esercitavano a respingere grandi attacchi aerei e a lanciare missili S-300, S-400, Buk e Osa contro obiettivi simulati. Oltre 2000 militari e 300 unità prendevano parte alle esercitazioni, assieme a caccia e aerei d’attacco del Distretto Militare Orientale. Il 10 febbraio, le truppe della Flotta del Mar Nero della Russia iniziarono massicce esercitazioni militari nella penisola di Crimea. Alle esercitazioni partecipavano oltre 600 soldati di una brigata della guardia costiera, formata in Crimea nel 2014, e 50 mezzi militari. Infine, il 13 febbraio, circa 600 militari e 40 mezzi partecipavano alle esercitazioni militari nella regione meridionale della Russia, con la Flotta del Mar Caspio. “Un battaglione di Fanteria della marina della Flotta del Mar Caspio è stato allertato nella regione di Astrakhan avviando le esercitazioni militari…” Anche la Flotta dell’Oceano Pacifico e le forze militari dell’est della Russia avviavano esercitazioni nella penisola di Kamchatka, coinvolgendo 2500 militari. Il Ministero della Difesa russo aveva dichiarato a dicembre che la Russia aveva in programma almeno 4000 esercitazioni per il 2015.10922444

11002960Blindato majdanista a Debaltsevo con targa del Land tedesco della Renania – Westfalia.

7e3bdc97d01203459f5a7481a31bb0efMappa delle operazioni in Novorossia (rosso) e dell’attività della guerriglia (rosa) il 15 febbraio 2015.

Note:
America’s Done Wrongs
Cassad
Cassad
Cassad
Cassad
Cassad
Cassad
Fort Russ
Fort Russ
Fort Russ
Fort Russ
Fort Russ
Fort Russ
Fort Russ
BNB
Histoire et Societé
Histoire et Societé
ITAR-TASS
Le Courrier de Russie
MilitaryTech Cooperations
Moon of Alabama
Moon of Alabama
Novorossia
Reseau International
Russeurope
Russia Insider
Russia Insider
Slavyangrad
Sputnik
Sputnik
Sputnik
Sputnik
Sputnik
StopNATO
StopoNATO
TASS
TASS
Voice of Russia
Voice of Sevastopol
Voice of Sevastopol
Voice of Sevastopol
Voice of Sevastopol
Voice of Sevastopol
Voice of Sevastopol
Voice of Sevastopol
Voice of Sevastopol
Voice of Sevastopol
Voice of Sevastopol
Voice of Sevastopol
Voice of Sevastopol
Voice of Sevastopol
Voice of Sevastopol
Yurasumy

15febbraio2015

9c93e5c319c763c8a91a166ef85c970212022015_original

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 466 follower