I russi hanno creato nuove armi per il Sukhoj T-50

Valentin Vasilescu Reseau International 12 febbraio 2016Sukhoi_T-50Nel marzo 2015 Jurij Borisov, Viceministro della Difesa russo, ha detto al giornale Kommersant che la produzione in serie di aerei di quinta generazione Sukhoj T-50 che doveva iniziare nel 2016 veniva rinviata al 2017. Il piano iniziale prevedeva l’acquisto di 52 T-50 nel 2020, poi ridotti a 12. Le prove sul motore ATU-50 (Izdelie 30) iniziavano nel 2014 e le prove in volo saranno completate nel 2017. Fino ad allora, i prototipi del velivolo T-50 saranno propulsi dai motori Saturn AL-41F1 (117S) gli stessi del Su-35. Lo sviluppo del programma T-50 (PAK-FA) sembrava congelato. [1] Secondo il quotidiano militare russo Zvezda, lo sviluppo del programma T-50 non è stato fermato, ma assieme alle prove di volo dei prototipi, ha dovuto superare l’ostacolo che gli statunitensi avevano incontrato con F-22A e F-35. Con grande sorpresa degli esperti aerospaziali i due aerei di 5.ta generazione statunitensi si sono dimostrati incompatibili con vari missili aria-terra o antinave a lungo raggio utilizzati dagli aerei di 4.ta++ generazione, e solo alcuni di essi potrebbero essere adattati a F-22A e F-35, limitandone i compiti.
Gli aerei di quinta generazione sono “invisibili” ai radar per la superficie a bassa riflettività. Uno degli elementi che contribuisce a tale riduzione è la posizione delle armi in vani interni, invece che sui piloni esterni. Poiché lo spazio all’interno di un velivolo multiruolo è scarso, non è possibile crearvi grandi vani interni. Tenendo conto degli errori degli statunitensi, gli specialisti russi hanno sviluppato o adattato specificamente al Su T-50 più di 14 diverse nuove armi ad alta precisione compatibili con l’avionica avanzata dell’aereo. Il T-50 ha 16 punti d’attacco di cui 8 in vani interni. Ha 2 vani interni completamente carenati disposti uno dietro l’altro, tra i motori, ciascuno delle dimensioni di 4,6 x 1 m. 2 vani interni più piccoli sono disposti a livello della giunzione ala-fusoliera. Così il bimotore T-50, oltre a prestazioni superiori, ha una capacità di carico bellico interno maggiore rispetto al bimotore F-22A degli USA (due scomparti interni di 3,9 x 0,9 m). L’F-35 è un monomotore di dimensioni ridotte, con due scomparti interni carenati minori a quelli dell’F-22 (circa 3,6 x 0,6 m). La versione F-35B a decollo e atterraggio verticale ha compartimenti più piccoli, il cui accesso è difficile per la disposizione frontale del motore dalla spinta di 19000 kg/s che permette di bilanciare il velivolo.
Trasportando le armi in vani interni, l’aereo di quinta generazione vola senza essere scoperto dai radar, consentendogli di avere la supremazia dell’aria creando corridoi sicuri nella difesa aerea nemica. Questi corridoi verrebbero utilizzati da aerei e bombardieri di 4.ta++ generazione per neutralizzare bersagli a terra. I principali obiettivi dei T-50 sono gli aerei AWACS, le batterie di missili antiaerei a lungo raggio e le navi lanciamissili al largo delle coste. Per distruggere i sistemi di guida dei missili antiaerei terresti e imbarcati, il T-50 è armato con 4 missili anti-radar Kh-58UShK dal peso di 650 kg. Il nuovo missile Kh-58UShK è completamente diverso dal Kh-58, volando a Mach 3,5 e avendo una gittata di 260 km. Contro gli obiettivi navali, il T-50 può lanciare 4 missili Kh-35UE del peso di 145 kg. Il Kh-35UE è un minimissile da crociera subsonico con una gittata di 260 km. I 4 missili Kh-31 che originariamente dovevano equipaggiare i velivoli T-50 sono stati sostituiti da 4 Kh-74M2 del peso di 600 kg. Il Kh-74M2 ha una velocità di Mach 4, una gittata di 245 km e nella fase finale del volo sul bersaglio (gli ultimi 50 km) vola a bassa quota per evitare il rilevamento. Il T-50 può essere armato con 4 missili Kh-38M in piccoli vani. Pesano 520 kg e hanno una testata di 250-280 kg di esplosivo. Volano a Mach 2,2 con una gittata di 40 km e sono guidati da radar, laser, infrarossi o coordinate GPS. Per colpire obiettivi terrestri, il T-50 può essere armato con 8 bombe “intelligenti” KAB-250 o 4 KAB-500. Per colpire i velivoli AWACS e abbattere i caccia nemici, utilizza 4 missili BVR (Oltre il raggio visivo: Beyond Visual Range) R-77M con una gittata massima di 200 km. Per il combattimento aereo ravvicinato contro i caccia, i T-50 hanno anche altri 2 missili R-74M2 dalla gittata di 40 km montati in due minivani interni. Con i piloni esterni, il Su T-50 può trasportare l’intero arsenale di missili e bombe usato dai velivoli di 4.ta++ generazione Su-35 e Su-30SM.

Kh-58UShKE

Kh-58UShKE

[1] Per mancanza di denaro, la Russia “congela” il programma del velivolo Su T-50

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

6000 Pasdaran ad Aleppo

I 6000 dell’unità al-Sabarin del Corpo della Guardia rivoluzionaria iraniana ad Aleppo e i grandi piani prima dell’estate
Elijah J. Magnier, al-Rai, 9/2/2016

Hezbollah invia nuove Forze Speciali. Nel Rif di Aleppo, sempre più città negoziano la resa. Russia e Iran programmano il cambio della situazione militare in Siria entro la prossima estate. I 13000 TOW dell’Arabia Saudita contribuiscono a ridurre le forze corazzate coinvolte negli attacchi, aumentando la fanteria e la distruzione delle città siriane. La Russia impone i curdi, che controllano sempre più territori ogni giorno che passa, attori e partner essenziali nei colloqui di pace a Ginevra.

I Generali Qasim Sulaymani e Mohammad Alì Jafari

I Generali Qasim Sulaymani e Mohammad Alì Jafari

L’Iran invia le Forze Speciali del Corpo della Guardia Rivoluzionaria Iraniana (IRGC) in Siria. Gli aerei militari sbarcano negli aeroporti di Damasco e Aleppo 6000 ufficiali e soldati dell’Unità “Sabarin” per sostenere l’offensiva di terra nel Rif della Siria. L’Hezbollah libanese invia nuove forze nella stessa area in cui anche i curdi siriani avanzano contro i jihadisti salafiti guidati da al-Qaida in Siria, nota anche come Jabhat al-Nusra, e i loro alleati. La Russia, la forza trainante che domina i cieli siriani, vuole garantire un posto ai curdi che Turchia e Arabia Saudita respingono dal tavolo dei negoziati per la pace di Ginevra, ma che dovrebbero conquistare alla fine di febbraio. Iran e Russia sono decisi a cambiare la situazione della Siria a vantaggio di Damasco prima della fine dell’estate. Le città si arrendono senza combattere, come Dayr Jamal, e altre, come Tal Rifat, negoziano una via d’uscita ai terroristi per evitare la distruzione della città. Un alto ufficiale che opera in Siria ha detto, “l’unità Sabarin della IRGC operante nelle grandi periferie di Aleppo (Rif di nord, sud, ovest ed est) fu creata più di dieci anni fa in Iran quale Forza Speciale d’élite, addestrata a combattere le guerre penetrando in profondità dentro e dietro le linee nemiche, soprattutto contro i jihadisti. È la punta di diamante contro al-Qaida nel Rif a nord ed ovest di Aleppo, e nel Rif orientale contro il cosiddetto “Stato islamico” (SIIL). Oltre 47 ufficiali e soldati sarebbero caduti nell’ultima offensiva di Aleppo”. “L’opera di disinformazione dell’Iran in questi mesi ha ingannato i media ufficiali che credevano che le sue forze si stessero ritirando dalla Siria, quando i velivoli da trasporto militari inviavano nuove truppe ad Aleppo pianificando la rottura dell’assedio di Nubul e Zahra, le due città sciite del nord assediate da oltre tre anni da al-Qaida e alleati. Dopo l’abbattimento del jet Su-24 russo sul confine turco-siriano da parte della Turchia l’anno scorso, la Russia ha mutato i piani militari per impegnarsi ancor più in Siria mirando a tagliare tutte le linee di rifornimento e collegamento tra i jihadisti e il loro protettori in Turchia. Pertanto, piani sono stati elaborati per controllare le frontiere dal Rif di Lataqia, dove l’offensiva avanza rapidamente, e dal Rif di Aleppo. Un centro operativo è stato creato ad Aleppo per dirigere i fronti settentrionale e meridionale dove l’unità al-Sabarin è principalmente impegnata”. Secondo la fonte, “quando Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno espresso la volontà d’inviare una forza militare in Siria, come concordato con gli Stati Uniti d’America, è arrivata la risposta dal comandante del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie dell’Iran, Maggior-Generale Mohammad Ali Jafari. Le sue forze sono direttamente presenti sul campo, a nord, contro al-Qaida (Nusra) e a nord-est contro lo SIIL. Ciò significa che IRGC ed Hezbollah affronterebbero tutte le truppe che sbarcassero nella loro area operativa senza alcun coordinamento con Damasco. Il centro operativo iraniano è incaricato di liberare l’area al confine tra Turchia e Siria e di combattere qualsiasi forza nemica ad eccezione dei curdi e dei loro alleati, considerati forze non-nemiche”.
“La battaglia di Ruytan è stata una vera e propria svolta nell’operazione settentrionale. Era la città più difesa e centro di al-Qaida ed alleati, fortificata da anni sopra e sotto il suolo. Era anche il centro operativo che guidava l’assedio di Nubul e Zahra e il fronte settentrionale. L’Aeronautica russa ha distrutto tali fortificazioni eliminando centinaia di jihadisti, secondo i nostri resoconti. La caduta di Ruytan è un esempio per le altre città del nord che negoziano la resa senza combattere. Questo è ciò che è successo a Dayr Jamal, al-Qamiyah e Qafr Naya, nella periferia di Tal Rifat, l’ultima città prima di Azaz da cui si va verso il confine turco. Anche Tal Rifat negozia la resa con le forze avanzanti, che trovano città già abbandonate ma ben fortificate con diverse lunghe gallerie e armi abbandonate. Con la rottura dell’assedio, migliaia di combattenti che proteggevano le due città sono stati divisi sui fronti settentrionale e meridionale, aumentando la forza delle unità di punta e dando un’opportunità unica alle forze che avanzano contro al-Qaida e alleati”.
“Russia, Iran ed Hezbollah perseguono lo scopo di cambiare la situazione militare della Siria a loro vantaggio prima della fine della prossima estate. Il miliardo di dollari speso dall’Arabia Saudita per offrire 13000 missili anticarro TOW ha contribuito solo ad aumentare la distruzione delle città siriane. Invece di far avanzare le truppe corazzate, la Russia impiega l’Aeronautica per distruggere ogni resistenza e l’Iran invia altra fanteria, impiegando meno carri armati. Da qui la necessità di iniettare truppe specializzate per adempiere agli importanti obiettivi militari previsti nei prossimi sei mesi. Queste forze, dell’Iran e di Hezbollah, aumenteranno rispondendo ai futuri piani militari”. “La Russia inoltre mira a imporre de facto, ai colloqui di pace a Ginevra, il sostegno all’avanzata delle forze curde nel fronte settentrionale, al confine turco. Turchia e Arabia Saudita non possono più ignorare i curdi, soprattutto dato il controllo del Rif di Aleppo a Qifin, Dayr Jamal e altre città, unendole alle zona già controllata. Rifiutarne la partecipazione è contro ogni logica. Con i curdi che controllano ormai una grossa parte del fronte, e controlleranno sempre più territori, la comunità internazionale non può più accettare il ricatto turco-saudita. I curdi sono un partner essenziale e saranno parte della soluzione completa della guerra siriana”, ha concluso la fonte.CaptgSDUcAAO6Uk.jpg largeTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il satellite nordcoreano ha sorvolato il Super Bowl degli Stati Uniti

Il Pentagono conferma che Pyongyang ha posto un satellite in orbita
Sputnik 08/02/2016
Gli Stati Uniti possono confermare che la Corea democratica ha messo un “satellite o dispositivo spaziale” in orbita, ha detto il portavoce del Pentagono Peter Cook.heres-what-we-know-about-north-koreas-new-missile-and-the-satellite-it-put-into-orbit-1454876900Il 7 febbraio, la Corea democratica ha lanciato un missile lunga gittata, sfidando una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che vieta a Pyongyang il lancio di missili che possono essere utilizzati come missili balistici a testata nucleari. “Possiamo dire che hanno messo un satellite o dispositivo spaziale in orbita“, ha detto ai giornalisti Cook.

La Corea del Sud conferma la posa in orbita del satellite della RPDC
Xinhua 09/02/2016

Screen-Shot-2016-02-07-at-2.56.27-PMIl ministero della Difesa della Corea del Sud ha detto che un satellite, lanciato due giorni prima dalla Repubblica democratica popolare di Corea, era stato posto in orbita con successo. I media dello Stato della Corea democratica avevano detto che il Paese aveva messo in orbita il satellite di osservazione Kwangmyongsong-4 con un missile Kwangmyongsong, circa 9 minuti e 46 secondi dopo il decollo alle 9:30 ora locale. Confermando l’annuncio della Corea democratica, il ministero della Difesa ha detto che il missile ha svolto normalmente la separazione dei tre stadi e che il satellite era stato messo in orbita normalmente. Il missile è stato lanciato alle ore 9.30, e due minuti dopo s’era separato il primo stadio, caduto nelle acque al largo della costa nord-est della Corea del Sud. Subito dopo la separazione, il primo stadio esplose in circa 270 frammenti con l’auto-distruzione, per evitare che la Corea del Sud lo scoprisse e lo valutasse, ha detto il ministero. Il primo stadio cadde nella zona che la Corea democratica aveva indicato all’Organizzazione marittima internazionale. Il secondo stadio sarebbe caduto al largo delle coste orientali della Filippine, a 2380 chilometri dalla principale base missilistica della Corea democratica di Tongchang-ri, nella costa occidentale. Il ministero ha detto che il satellite Kwangmyongsong-4 è stato messo in orbita 9 minuti e 29 secondi dopo il lancio, 17 secondi più veloce del tempo di volo dalla Corea democratica.

Il satellite nordcoreano ha sorvolato il Super Bowl degli Stati Uniti
Contrainjerencia 08/02/2016

N160209192814BIl satellite della Corea democratica Kwangmyongsong-4 (Stella splendente) ha sorvolato lo stadio in cui si celebrava il Super Bowl, un’ora dopo la fine della manifestazione sportiva, tenutasi il 7 febbraio. “E’ successo quasi direttamente al di sopra della Silicon Valley, dove sono e dove lo stadio si trova“, ha detto Martyn Williams, osservatore tecnologico, riporta AP. Il “passaggio si è verificato alle 20:26, dopo la partita. Non vi attribuisco più di una coincidenza, ma è molto interessante“, ha aggiunto Williams. La finale del campionato di football tra i Denver Broncos e i Carolina Panthers a San Francisco (California), si era conclusa alle 19:25. Secondo il rapporto ufficiale l’Amministrazione dello Sviluppo Aerospaziale Nazionale della Corea democratica, il “lancio è riuscito; il satellite segue un’orbita polare con perigeo di 494,6 km e apogeo di 500 km, con un angolo di inclinazione di 97,4 gradi. L’orbita dura 94 minuti e 24 secondi“. Secondo Pyongyang, il satellite monitorerà le condizioni meteo, individuando risorse naturali ed estensione delle foreste, fornendo dati per aiutare gli agricoltori a migliorare i raccolti. Tuttavia, Stati Uniti d’America e Corea del Sud dicono che il lancio rientra nel progetto di Pyongyang per costruire un  missile balistico a lungo raggio dopo che un satellite spia aveva rilevato attività nel centro di prova.
Il 2 febbraio la Corea democratica comunicava all’Organizzazione marittima internazionale (IMO), un’agenzia delle Nazioni Unite, che prevedeva di mettere in orbita un satellite di osservazione della Terra tra l’8 e il 25 febbraio. Il Comando della Difesa Aerospaziale del Nord America (NORAD) dice che la Corea democratica ha attualmente due satelliti in orbita intorno alla Terra.1034366008-—-kopia

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Arabia Saudita contro Iran: la placca tettonica petrolifera di Qatif

Alfredo Jalife-Rahme, Rete Voltaire, Città del Messico (Messico) 4 febbraio 2016

E’ consuetudine nella stampa occidentale avere un’aria da studiosi e spiegare la rivalità tra Arabia Saudita e Iran su base religiosa (sunniti contro sciiti) o etnica (arabi contro persiani). Eppure la storia contraddice tali interpretazioni, mentre uno sguardo sulla mappa del petrolio chiarisce tale conflitto.iran-linesL’escalation tra Arabia Saudita (prima potenza mondiale petrolifera, 27,7 milioni di persone, 80% sunniti e 20% sciiti concentrati nella Provincia Orientale di Qatif) e Iran (81,1 milioni persone in grande maggioranza sciiti indo-europei e potenza gasifera mondiale) è il risultato della rivalità geopolitica più che di un conflitto etnico o religioso, senza offesa per coloro che si attengono al prisma israelo-anglosassone che deforma balcanizzando. Quando Reza Shah Pahlevi regnava, l’Arabia Saudita era il grande alleato dell’Iran, dominato dagli Stati Uniti. L’attuale escalation è un riflesso della divisione globale, incluso lancio del “Grande Medio Oriente” e rivalità sul potere nel mondo islamico e nell’OPEC. La divisione geo-strategica tra Stati Uniti da un lato e Russia e Cina dall’altra, è lo sfondo della trappola demografica ordita da Zbigniew Brzezinski/Stratfor con la loro “carta islamica” [1] volta a destabilizzante profondamente il blocco RIC (Russia, India, Cina). La Russia ha un 20% di sunniti tartari; e l’India, potenza nucleare, è la prima potenza islamica del mondo, con un 20% di musulmani; e la Cina, a sua volta ha 10 milioni di uiguri e mongoli sunniti, parte della popolazione turca della provincia autonoma di Xinjiang, altamente strategica perché ricca di gas e uranio. L’ex-primo ministro Ariel Sharon aveva tracciato sul Medio Oriente una linea orizzontale dal Marocco al Kashmir (le proteste contro l’Arabia Saudita hanno raggiunto questi estremi) e una verticale dal Caucaso, ventre della Russia, al corno d’Africa. L’Organizzazione della cooperazione islamica (57 Stati membri) ha 600 milioni di abitanti, o il 22% della razza umana, per l’80% sunniti, un universo tutt’altro che omogeneo di scuole legali d’interpretazione del Corano, assai diverse, e quasi per il 20% sciita, divisi dalla presenza di molteplici sette (alawita in Siria, huthi/zaiditi nello Yemen, aleviti in Turchia, ismaeliti in India, ecc). Vi sono diverse minoranze sciite in India, Pakistan e Afghanistan, Paesi destabilizzati dal grande gioco geostrategico degli Stati Uniti contro il RIC. In Iraq gli sciiti sono la maggioranza (85%), come in Bahrayn (85%); e in Libano sono il 50% e le minoranze sciite in India, Pakistan e Afghanistan sono grandi. Infine, circa 400 milioni di sciiti sono divisi tra un centinaio di Paesi, ma l’80% è concentrato in Iran (81,8 milioni), India (45,4 milioni), Pakistan (42,5 milioni), Iraq (24,5 milioni) e Turchia (20 milioni).
Al di là della rivalità per la leadership religiosa del mondo musulmano tra Iran e Arabia Saudita, e la questione della custodia dei luoghi santi di Mecca e Medina, Riyadh ha perso due stretti alleati tra i sunniti: Sadam Husayn, che governava l’Iraq dalla maggioranza sciita (situazione di equilibrio in Siria, dove Assad proviene dal 15% alawita della popolazione rispetto all’80% sunnita) e Hosni Mubaraq in Egitto, spazzato via dall’artificiale “primavera araba” istigata da Stati Uniti e Regno Unito; allo stesso tempo l’Iran ha esteso l’influenza in Libano con Hezbollah, e Siria con gli alawiti in guerra contro Arabia Saudita, Qatar e Turchia. Nello Yemen, l’Arabia Saudita conduce la guerra contro gli huthi; nel Bahrayn, Riyadh è intervenuta militarmente per sedare la rivolta della maggioranza sciita [2]. L’escalation ha raggiunto il culmine con la strage di pellegrini iraniani alla Mecca, un semplice incidente, secondo Riyadh, omicidio intenzionale di 500 persone per l’Iran, tra cui l’ex-ambasciatore in Libano [3].
Oltre ai piani per la balcanizzazione di Iran e Arabia Saudita annunciati dal Pentagono [4] e New York Times [5], vanno notate tre tracce altamente radioattive:
– le riserve in valuta estera delle sei petromonarchie arabe del Golfo Persico: questi Paesi hanno in programma di lanciare la moneta unica del Golfo [6];
– la parità del rial saudita con il dollaro [7];
– e il petrolio di Qatif.
Arabia Saudita e Iran non hanno interesse a un’ulteriore escalation, mentre Riyadh vuole consolidare la successione di re Salman, l’Iran è con il fiato sospeso in attesa della revoca imminente delle sanzioni, recuperando 150 miliardi di dollari sequestrati da Washington in cambio della disattivazione del programma nucleare. Ricordiamo che l’Iran dispone di 109 miliardi di dollari di riserve, di fronte ai 650 miliardi dell’Arabia Saudita. L’esecuzione di 47 persone, di cui 43 terroristi jihadisti sunniti sostenitori di al-Qaida che volevano rovesciare la casa reale dei Saud, più 4 sciiti, tra cui lo sceicco Nimr al-Nimr di Qatif, venerato dai giovani e che minacciò la secessione, e altri tre chierici, ha innescato la furia dello sciismo universale, quando Hezbollah ha accusato gli Stati Uniti di essere dietro le decapitazioni. Stratfor, il centro israelo-texano noto quale oscura emanazione della CIA, dice che la controversia su al-Nimr imperversa da anni [ 8 ] In effetti, fu arrestato nel luglio 2012 per incitamento dei militanti sciiti nella regione petrolifera, la provincia orientale, durante la “primavera araba”, quando Riyadh era già intervenuta in Bahrayn, il piccolo confinante a maggioranza sciita, per rafforzare i sunniti della penisola arabica. Come nella guerra Iran/Iraq volta ad esaurire Sadam Husayn e la rivoluzione islamica sciita di Khomeini, quando gli Stati Uniti vendettero armi a entrambi per indebolirli. Ancora una volta Washington cerca d’attuare il programma d’indebolimento, questa volta di Arabia Saudita ed Iran? Ambrose Evans-Pritchard, feroce critico della casa reale inglese ritiene che la collisione tra i due Paesi sia pericolosamente vicina al cuore del mercato mondiale del petrolio. Dice che la minoranza sciita colpita, il 15% della popolazione saudita secondo lui, “risiede nei giganteschi giacimenti petroliferi sauditi, in particolare nella città di Qatif” [9]. Cita Ali al-Ahmad, direttore dell’Istituto per gli Affari del Golfo di Washington secondo cui Qatif è il centro nevralgico dell’industria del petrolio saudita, la grande stazione centrale in cui 12 oleodotti riforniscono gli enormi terminal petroliferi di Ras Tanura e Dharan, molto vulnerabili in caso di attacco a sorpresa. Evans-Pritchard insiste che la maggior parte dei 10,3 milioni di barili prodotti giornalmente dall’Arabia Saudita, sorvegliati da 30000 guardie, attraversi il cuore dello sciismo in subbuglio; un’interruzione di pochi giorni può causare un picco del petrolio, raggiungendo i 200 dollari o più al barile, alimentando la crisi economica globale. Questa è la manna geopolitica sognata dagli speculatori di hedge fund di Wall Street e City di Londra…
Si dovrebbero seguire con il microscopio elettronico le posizioni turche (la sola potenza sunnita della NATO) e del Pakistan (la maggiore potenza militare musulmana), che finora hanno assunto un atteggiamento neutrale e cauto, soprattutto per i recenti legami con Russia e Cina e la repulsione per i Fratelli musulmani (incoraggiati da Turchia e Qatar), e non certo dall’amore per l’Iran.oil-and-gas-infrastructue-persian-gulf--large-Note
[1] “Otra trampa de Brzezinski y Stratfor contra Rusia: “guerra demográfica” con Turquía“, Alfredo Jalife Rhame, La Jordana, 3 gennaio 2016.
[2] “Why the King’s Sunni Supporters are Moving Abroad“, Justin Gengler, Foreign Affairs, 6 gennaio 2016.
[3] “L’Arabie saoudite a bien enlevé des collaborateurs de l’ayatollah Khamenei“, Réseau Voltaire, 13 novembre 2015.
[4] “We’re going to take out 7 countries in 5 years : Iraq, Syria, Lebanon, Libya, Somalia, Sudan & Iran”, Videointervista con il Generale Wesley Clark, Democracy Now, 2 marzo 2007.
[5] “Imagining a Remapped Middle East”, Robin Wright, The New York Times Sunday Review, 28 settembre 2013.
[6] “Hacia el nuevo orden geofinanciero: yuan chino entra al FMI y Rusia prepara su “rublo-oro”“, Alfredo Jalife-Rahme, La Jornada, 13 gennaio 2015.
[7] “Saudi riyal in danger as oil war escalates”, Ambrose Evans-Pritchard, The Telegraph, 28 dicembre 2015.
[8] “The Saudi-Iranian Spat Is Emblematic of the Region’s Power Struggle”, Stratfor, 4 gennaio 2016.
[9] “Saudi showdown with Iran nears danger point for world oil markets”, Ambrose Evans-Pritchard, The Telegraph, 4 gennaio 2016.

Alfredo Jalife-Rahme Professore di Scienze politiche e sociali dell’Università nazionale autonoma del Messico (UNAM). Pubblica cronache di politica internazionale sul quotidiano La Jornada. Ultima opera: La Cina irrompe in America Latina: Drago o panda? (Orfila, 2012).

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le Forze siriane si rafforzano

Ilija Novitskij, Politikus, 08/02/2016 – South Front

12687987La sconfitta definitiva dei terroristi nella Siria nord-occidentale si avvicina inesorabilmente. Il governatore della provincia di Lataqia Ibrahim Salam al-Qudr difficilmente sopravvaluta il contributo della forza aerea russa, il cui efficace supporto aereo ha agevolato alle forze governative significativi successi quando i terroristi avevano un vantaggio numerico considerevole nella maggior parte dei fronti. I successi del governo sono di incoraggiamento e ispirazione per i cittadini siriani che aderiscono alle unità di volontari. Questo è esattamente il contrario di ciò che successe quattro anni fa, quando i combattimenti iniziarono, quando gli attivisti sostenevano l’opposizione. Ma ora nessuno dubita che Assad trionferà. Le operazioni ricordano il 1944, quando gli ex-alleati della Germania nazista dichiararono guerra alla potenza dell’Asse, una dopo l’altro. Unità di volontari sono formati su base territoriale. Proteggeranno le città liberate contro incursioni e sabotaggi, in altre parole saranno forze di polizia e potranno anche formare unità di riserva dell’esercito da utilizzare per sostenere le forze regolari in settori cruciali. I volontari mantengono i loro posti di lavoro e ricevono la metà dello stipendio di un soldato, inoltre le famiglie dei volontari sono regolarmente riforniti di cibo e benefici dal governo della Siria. Questa politica aggiunge incentivo economico al patriottismo e all’odio verso i terroristi, motivando all’adesione alle forze del governo. Dal lato dei terroristi, i flussi di denaro si sono notevolmente indeboliti, pertanto, gli islamisti non possono contare su nuove reclute. Piuttosto il contrario: le formazioni meno radicali perdono i combattenti che hanno scelto di unirsi alle forze del governo, invece. Ad Aleppo, le forze siriane hanno già tagliato le principali vie di rifornimento dal territorio turco.
La provincia di Aleppo ha visto la fine dell’assedio di quattro anni di Nubul e al-Zahra, dove 70mila persone furono bloccate dai terroristi. L’operazione di Aleppo è ormai nella fase decisiva, il cui obiettivo è prendere il controllo di tutto il confine con la Turchia. L’occidente si aspettava che le forze governative siriane s’impantanassero a Lataqia, almeno fino ad aprile, quando il cambiamento meteo imporrebbe un pausa operativa. Questa zona è di vitale importanza per assicurare l’invio di rinforzi e munizioni dalla Turchia, motivo per cui controllarla è questione di vita o di morte per gli islamisti. I combattimenti a Lataqia e Aleppo bloccano significative forze siriane che altrimenti potrebbero essere utilizzate per annientare i terroristi demoralizzati nella provincia di Idlib. Ma ora, a dispetto dell’occidente, i terroristi sono sull’orlo della sconfitta totale nella Siria del nord-ovest. La vittoria libererà forze considerevoli che potrebbero essere utilizzati per la prossima sconfitta dei terroristi nella provincia di Idib, che a sua volta, distruggerà il fronte terrorista lasciando i terroristi senz’altra scelta che fuggire in Turchia. Erdogan senza dubbio suda freddo, sapendo che i suoi polli terroristici vengono a farsi arrostire.

'Civili inermi' fuggono dagli 'indiscriminati' bombardamenti delle forze russe e siriane ad Aleppo.

‘Civili inermi’ fuggono dagli ‘indiscriminati’ bombardamenti delle forze russe e siriane ad Aleppo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 2.212 follower