Brexit: la Russia avanza e gli USA perdono terreno

MK Bhadrakumar, Asia Times 27 giugno 2016

putinSe vi fosse nelle faccende degli uomini una marea, come dice Bruto nel Giulio Cesare di William Shakespeare, sarebbe lo stesso per gli affari delle nazioni.
Meno di una settimana fa, l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico strisciava verso i confini della Russia provocandola inesorabilmente, ma la marea è cambiata bruscamente, e la politica eurasiatica non sarà mai più la stessa dopo la Brexit. Indirizzandosi allo stesso tempo alla Duma russa a Mosca, il Presidente Vladimir Putin confidava alle élite politiche della Russia che la nazione affronta un’altra volta la minaccia ai confini, simile all’invasione nazista di esattamente 75 anni fa. Tuttavia, due giorni dopo, a Tashkent, Putin ha risposto con calma e tono distaccato, alla domanda della sua reazione alla Brexit. Vi ha accennato abbastanza intuitivamente, riconoscendo l’opportunità data dal destino. Putin ha detto: “La Brexit avrà “conseguenze” per la Gran Bretagna e l’Europa, e avrà inevitabilmente “effetti globali… sia positivi che negativi”; “Il tempo ci dirà se ci saranno più vantaggi o svantaggi”; la Brexit avrà un impatto su mercato e valute, ma difficilmente sarò uno “sconvolgimento globale”; sulle sanzioni contro la Russia, se i Paesi dell’UE sono pronti al “dialogo costruttivo”, Mosca sarà “non solo pronta, lo vuole e risponderà positivamente ad iniziative positive”. Detto questo, la Russia ha dei limiti nell’onere dell’attuazione dell’accordo Minsk sull’Ucraina, che spetta a Kiev e “senza, non possiamo fare nulla”.” Putin ha recentemente visitato la Grecia, il Paese dell’UE più vicino alla Russia. Significativamente, secondo il Primo ministro greco Alexis Tsipras, la Brexit “conferma la crisi politica profonda, la crisi di identità e la crisi della strategia europea”. Questo riecheggerebbe ampiamente nell’opinione russa. I commentatori russi sono entusiasti del voto per la Brexit che inesorabilmente indebolirà le sanzioni UE. In effetti, si aspettano un significativo miglioramento delle relazioni della Russia con la Gran Bretagna. Londra è il ricettacolo preferito degli oligarchi russi e delle élite di Mosca. Boris Johnson, molto probabilmente il primo ministro del Regno Unito post-Brexit, è un netto sostenitore di saldi rapporti con la Russia, e le élite di Mosca lo considerano un politico insolito senza una mentalità da guerra fredda e, ancora più interessante, senza mentalità da politica estera. Chiaramente, la congettura degli analisti russi è che Washington faticherà ad imporre la propria leadership transatlantica come in passato, e nella stessa Unione europea probabilmente non ci sarà consenso nell’estendere le sanzioni contro la Russia all’anno prossimo. Queste sono le puntate migliori della Russia. Tuttavia, le parole caute di Putin suggeriscono che Mosca manterrà le dita incrociate su come Washington potrà permettersi che la Brexit volga verso la logica conclusione, semplicemente permettendo ai cittadini inglesi di lasciare l’Unione europea. Ovviamente, Putin ha ordinatamente eluso qualsiasi discorso sulla disintegrazione europea. D’altra parte, Mosca non può ignorare che l’euroscetticismo è un fenomeno diffuso in Europa. Se la Brexit ha un ‘effetto domino’ e avvia referendum in altri Paesi europei, l’impensabile potrebbe accadere. Anche in caso contrario, i gruppi euroscettici in Europa hanno già rafforzato la loro posizione. Comunque, se George Soros ha scritto nel fine settimana che la disintegrazione dell’UE è “praticamente irreversibile”, avrebbe centrato il punto.
Chiaramente, ci sono punti interrogativi sulla sopravvivenza della Gran Bretagna. La Russia potrebbe trarne dei vantaggi, perché la Gran Bretagna è tradizionalmente non solo l’auriga degli interessi degli Stati Uniti in Europa, ma anche ‘arbitro’ nell’UE, un ruolo in cui è insostituibile. Di fronte alla crescente pressione occidentale, Mosca ultimamente si concentra ad espandere la propria influenza e a consolidare la propria leadership in Eurasia. Al St. Petersburg International Economic Forum di una settimana prima, Putin presentava il progetto di Grande Eurasia. Tutto indica che questo sia anche un punto all’ordine del giorno chiave nelle discussioni con la leadership cinese, nella prossima visita a Pechino. Putin prevede una grande collaborazione nell’ambito del piano della Grande Eurasia, coinvolgendo l’Unione Eurasiatica Economica (EEU) guidata dalla Russia, Cina e possibilmente India e Iran, ampliando efficacemente lo ‘spazio post-sovietico’ verso est, ovest e sud-est asiatico. La visione della Grande Eurasia di Putin ha tre modelli, sicurezza, mercato comune e governo interno. L’intenzione russa sembra sia portare la dilagante influenza cinese nello spazio eurasiatico entro negoziati multilaterali, in particolare sull’Iniziativa Fascia e Via della Cina. Ma la Cina difficilmente sarebbe d’accordo. La Cina ha avuto una giornata campale, con le tensioni in aumento tra Russia e occidente all’ombra dell’espansione della NATO. Ma con la Brexit, la dinamica di potere in Eurasia potrebbe cambiare radicalmente a favore della Russia. Probabilmente, la Brexit riduce la pressione occidentale sulla Russia e fornisce la tregua per prestare maggiore attenzione alla realtà degli ultimi anni, con la Cina che costantemente espande la propria influenza in Eurasia, non solo in Asia centrale, ma anche nei Balcani e in Europa centrale. La cosa più importante per Mosca sarà se la Brexit arresti la tendenza, incoraggiata in non piccola misura da Washington, alla militarizzazione dell’Europa.
Il prossimo vertice della NATO a Varsavia (8-9 luglio) si svolgerà all’ombra della Brexit. Può essere foriero del futuro che Bulgaria e Romania si siano opposte all’idea di una flotta NATO nel Mar Nero. Il primo ministro bulgaro Bojko Borisov ha detto con una punta di sarcasmo che il Mar Nero dovrebbe essere destinato a yacht e navi cariche di turisti piuttosto che essere un’arena militare. La cooperazione nell’alleanza potrà continuare nel breve termine. Ma resta da vedere fino a che punto Washington riuscirà ad impensierire gli europei con la tesi assai artificiosa della Russia quale Stato revisionista che pone la mobilitazione militare al centro del pensiero strategico. La Brexit pone delle questioni alla NATO, anche se i cittadini inglesi non hanno votato l’uscita dall’alleanza. Con un commento perspicace, la nota ‘mano russa’ nella rivista National Interest. Nikolas Gvosdev, notava che la Brexit “convalida due linee di tendenza in via di sviluppo in Europa“, spiegando: “La prima è l’esitazione nei Paesi dell’Europa occidentale a farsi trascinare in conflitti e problemi della periferia orientale del continente o nello spazio post-sovietico. La seconda sarà risvegliare la divisione regionale persistente nell’alleanza, con alcuni membri che sostengono che se la NATO avesse prestato molta più attenzione alle minacce sul Mediterraneo alla sicurezza europea, piuttosto che farsi coinvolgere nei giochi geopolitici in Eurasia, la crisi migratoria avrebbe potuto essere evitata o ridotta e, quindi, uno dei fattori chiave della Brexit sarebbe stato neutralizzato”. La linea di fondo è che UE e NATO sono complementari. E la Brexit sostiene che gli interessi nazionali prevalgono sugli interessi collettivi europei. Senza dubbio, la Brexit è anche, almeno in parte, un riflesso della stanchezza generale in Europa per la continua espansione della NATO ad est.

L’Ambasciatore MK Bhadrakumar è stato un diplomatico di carriera per più di 29 anni, ed ambasciatore dell’India in Uzbekistan (1995-1998) e in Turchia (1998-2001). Scrive sul blog Indian Punchline” e per Asia Times dal 2001.0b5c5083058cba6f446707aef0109828L’Eurasia s’integra e l’UE si disintegra
Dmitrij Kosyrev, RIA Novosti, 28 giugno 2016 – RBTH

13738925681India e Pakistan hanno firmato un memorandum d’intesa il 24 giugno, unendosi formalmente alla Shanghai Cooperation Organization. Lo stesso giorno, i risultati del referendum sull’adesione della Gran Bretagna nell’Unione europea sono stati dichiarati, con il 51,9% degli inglesi che opta per la Gran Bretagna fuori dall’Unione europea, lasciando un’Unione dal futuro travagliato.

L’idea di questo titolo viene da una serie di eventi evidenti, dato che India e Pakistan hanno firmato documenti chiave per aderire alla SCO al vertice di Tashkent, e gli inglesi hanno votato per ritirarsi dall’UE. È successo questo, l’integrazione qui e il collasso di là, tutto in un giorno. E poi ci sono le particolarità, anche molto interessanti, come sempre. Dal punto di vista formale, non sono state osservate grandi cerimonie per l’integrazione di India e Pakistan, non ci sono due nuove bandiere che si aggiungono alle sei attuali della SCO: Cina, Russia, Kazakistan, Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan. La decisione fondamentale sul loro ingresso fu presa un anno fa, al vertice di Ufa, e ciò che è successo oggi è stato questo: al vertice, i leader dei sei stati membri della SCO hanno adottato un memorandum sugli obblighi delle controparti indiane e pakistane per l’adesione alla Convenzione dell’associazione, obbligatorio per gli Stati aderenti. Il Presidente Vladimir Putin, parlando su questo tema in occasione della conferenza stampa finale, ha detto: “Avete visto, accogliamo due grandi Paesi, India e Pakistan. Il resto è puramente formale, si può supporre che, a partire dal prossimo anno, saranno membri a pieno titolo dell’organizzazione. Con la loro adesione, naturalmente, l’organizzazione assume un valore e un peso diversi… e in questo senso, possiamo dire con piena fiducia che il vertice è stato un successo“. Dopo di che ha risposto alle domande su Regno Unito e UE. Come si veda, non è uno stadio, nessuno gioca la partita “Eurasia-UE: 1 – 0”. La SCO non si confronta con gli altri, soprattutto non per propaganda. Allo stesso tempo, coinvolgere indiani e pakistani a diversi livelli nei meccanismi della SCO è un processo, un lungo processo. Ci sono ancora circa 30 documenti che vanno firmato. Si tratta di una procedura burocratica lunga che a volte richiede negoziati con parlamenti e ministeri.

Non ripetere gli errori altrui
La SCO non è un’alleanza o un’unione, dato che i suoi membri ritengono che il tempo delle ‘unioni’ sia passato (ciò che accade a UE e NATO è molto evidente oggi). Ma se non è un’unione, allora cos’è? Forse un tentativo di costruire un nuovo, moderno modello di relazioni tra Paesi uniti dalla geografia, ma divisi da varie caratteristiche distinte che desiderano mantenere, piuttosto che muoversi su regole e norme rigorose. La SCO sfida l’occidente standardizzato? No, è il tentativo di non ripetere gli errori dell’Unione europea, in particolare quelli resi evidenti nel “giorno dell’indipendenza del Regno Unito”. Si tratta di “aperto regionalismo”, il che significa che nulla impedisce ai Paesi membri di far parte di altre associazioni. Questo non è assolutamente l’approccio occidentale e a volte inibisce fortemente l’organizzazione della SCO. Ma a quanto pare, è l’unica via.

La SCO diventa una potenza eurasiatica: Segretario Generale
Un’altra cosa nel documento (MO) firmato da India e Pakistan ipotizza che i membri della SCO non operino contro i mutui interessi. Ma l’atteggiamento di molti rimane oscuro e teso. Un’altra cosa è che la SCO è almeno una piattaforma dove provare a negoziare. Diamo un’occhiata a chi è interessato in qualche modo alla SCO. Sono 18 Paesi. Nel 2017 vi saranno 8 Paesi pienamente aderenti al vertice di Astana. Cina, India, Russia. Kazakistan, Pakistan, Uzbekistan, Tagikistan e Kirghizistan. Gli altri 10 Paesi hanno lo status di osservatori. Sarebbe difficile immaginare dei Paesi più diversi. All’inizio dell’integrazione, i Paesi europei erano diversi, ma seguirono la via del livellamento dei caratteri e della riduzione della sovranità. Come possiamo vedere, si sbagliavano. “La formula SCO” a questo punto sembra semplice, non consente alcun rivolgimento politico-militare in Asia centrale e costruisce le infrastrutture (strade, informazioni e legislazione) collegando tutti i Paesi della regione. Tale infrastruttura comprende cultura e istruzione attive nel quadro della SCO, creando uno spazio umanitario comune eurasiatico. Questo processo non è solo enorme, è difatti eterno. Non dimentichiamo che la SCO non riguarda tutti i rapporti tra, per esempio, India e Russia o Cina e Russia, ma solo ciò che riguarda essenzialmente la riformulazione dell’Asia centrale, facendone un puro progetto regionale. Si può dire quanto si vuole, come fanno i cinesi, che il vecchio modello mondiale è stato ricreato, al centro del quale per secoli vi era la Grande Via della Seta dalla Cina all’Europa, ma tutti sappiamo che di fatto si tratta di modellare il futuro e non di ripristinare il passato.135464190_14667777565241nTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria, Egitto ed Israele chiedono di aderire alla Shanghai Cooperation Organization

Siria, Egitto ed Israele chiedono di aderire alla SCO
Asialive, 26 giugno 2016 – Fort Russmodi-sco-759Siria, Egitto e Israele hanno formalmente chiesto l’adesione alla Shanghai Cooperation Organization (SCO). I membri hanno discusso anche l’adesione dell’Iran. L’interesse di Siria, Israele e Egitto per partecipare alla Shanghai Cooperation Organization è stato dichiarato al briefing a Tashkent dal rappresentante speciale presidenziale per gli affari della SCO Bakhtijor Khakimov. La richiesta dalla Siria di adesione con lo status di osservatore si ebbe l’anno scorso, ma avendo gli Stati membri della SCO hanno deciso l’avvio della collaborazione con i nuovi arrivati dai fondamentali, si parla di “partnership nel dialogo”, secondo Khakimov. I presidenti dei Paesi membri della SCO hanno anche discusso la prospettiva di adesione permanente dell’Iran. Attualmente i sei membri permanenti della SCO sono Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Cina, Tagikistan e Uzbekistan. L’ultimo vertice della SCO si è svolto a Tashkent, dove hanno partecipato i presidenti dei sei Paesi membri. Oltre ai sei presidenti della SCO erano presenti i leader dei Paesi osservatori: Presidente dell’Afghanistan Ashraf Ghani, Presidente della Bielorussia Aleksandr Lukashenko, Presidente della Mongolia Tsakhiagijn Elbegdorj, Presidente del Pakistan Mamnoon Hussain, Primo Ministro dell’India Narendra Modi e Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Zarif. Ospite speciale del Presidente dell’Uzbekistan era il Presidente del Turkmenistan Gurbangulij Berdymukhammedov.

La SCO dimostra il vigore della cooperazione geopolitica
Global Times 24/06/2016

CloSfuvXEAAaKTGLa Shanghai Cooperation Organization (SCO) iniziava il vertice annuale a Tashkent, Uzbekistan. Poiché quest’anno ricorre il 15° anniversario dell’istituzione della SCO, è il momento di rivedere il passato e anche guardare al futuro. India e Pakistan sono decisi a firmare formalmente il memorandum fondamentale per l’adesione alla SCO. L’espansione dell’organizzazione ne indica fascino e prospettive. L’occidente ha spesso minimizzato la SCO da quando fu fondata nel 2001. I Paesi occidentali anzi sottolineano alcuni problemi inerenti alla SCO, come ad esempio diversi valori, livelli di sviluppo e dimensione degli Stati aderenti e l’assenza di un leader. Eppure, nonostante la sottovalutazione, la SCO è cresciuta realisticamente, senza adottare azioni clamorose chiaramente impegnata a creare un futuro costruito senza pretese. E’ difficile definire chiaramente la SCO rispetto alle organizzazioni occidentali. A qualunque cosa sia paragonata, NATO, UE o ASEAN, la SCO è fondamentalmente un’organizzazione di cooperazione nata dalla cooperazione anti-terrorismo contro le tre forze del male in Asia centrale, per poi dipanarsi verso i campi economico e culturale, difatti compiendo progressi. Con i sei osservatori, di cui due, India e Pakistan, che divengono membri ufficiali, la SCO ha dato speranza alle loro prospettive. Il continente asiatico presenta una forma di coesione differente dai raggruppamenti della Guerra Fredda. La SCO è la nuova costruzione di un gruppo di nazioni. Paesi geograficamente vicini che devono avere rapporti e affrontare sfide simili. La SCO svolge il proprio lavoro di cooperazione secondo richieste ed esigenze degli aderenti, chiedendo di potervi far beneficiare tutti, mentre gli Stati aderenti non debbono subirla. Nel periodo della Guerra Fredda, molte organizzazioni internazionali ebbero rivali strategici esteri, ma la SCO no, non essendo diretta contro alcuno. Con la partecipazione dell’India, la SCO non si potrà definirla NATO orientale. Nel frattempo, qualsiasi forza estera che consideri la SCO una minaccia è inguaribilmente dominata dalla mentalità da Guerra Fredda. Tali dubbi emergono probabilmente perché l’occidente, in particolare gli Stati Uniti, è ben consapevole di essere andato troppo oltre nel fare pressione su Cina e Russia da cui, quindi, la preoccupazione che esse costruiscano un’organizzazione per affrontarlo. Ma dalla SCO, l’occidente può trovare un nuovo tipo di vitalità nella cooperazione geopolitica. Questo sarà la via che le organizzazioni geopolitiche dovrebbero seguire. In 15 anni gli estremisti in Asia centrale sono stati ridimensionati notevolmente e i Paesi della regione rimangono stabili grazie alla SCO, perciò desiderano unirsi ulteriormente. Le forze estere come gli Stati Uniti dovrebbero avere pieno rispetto per un’organizzazione come la SCO. La voce della SCO, ad esempio sul Mar Cinese Meridionale, parla a nome del mondo non occidentale. Washington avrà seri guai se interpreta male questa voce.1041866366Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Brexit: l’Europa cade nel baratro

Intervista al noto geopolitico russo Aleksandr Dugin – Katehon, 25/06/201658085– La prima domanda è “il futuro”?
Dugin (D): Il ritiro del Regno Unito dall’Unione europea è un evento d’importanza colossale. L’intera architettura del mondo cambia perché non si tratta solo di un Paese europeo, ma di uno dei poli della civiltà europea. E se il Regno Unito si dice fuori dall’Europa, fuori dall’UE, significa che il valore dell’UE cambia. La cosa più importante è che nessuno permetterà un’Europa senza la Gran Bretagna. Si può dire che sia la fine dello spazio di civiltà.

– Si tratta della rinascita dello sciovinismo inglese o solo dei vari problemi apparsi negli ultimi tempi?
D: Il Regno Unito non ha né le risorse, né la voglia, né la possibilità di giocare un vero ruolo importante. Il centro della civiltà occidentale è passato negli Stati Uniti dalla seconda guerra mondiale. Quello che si vide in Europa negli anni ’70-’80, quando iniziò il processo di unificazione europea, non era la volontà europea ma della civiltà atlantica incentrata negli Stati Uniti. Gli statunitensi decisero di porre l’Unione europea sotto controllo ed oggi, infatti, la respingono. E il Regno Unito è il polo più filo-statunitense nell’UE. Se il Regno Unito non sarà più nell’UE, non sarà necessaria l’Unione europea continentale franco-tedesca.

– E’ l’appello della Gran Bretagna a Unione europea e USA a voler seguire tali regole?
D: Le regole del mondo globale non possono essere violate da alcuno Stato sovrano, in particolare dal Regno Unito che non è più una grande potenza. In realtà, il controllo mondiale appartiene solo agli Stati Uniti. Il Regno Unito non sarà soddisfatto di certe cose, si tratta di atti propri, di un diritto sovrano. Ma se l’élite globale ha reso possibile la Brexit, significa che domani potrebbe vedere Francia, Germania o Italia ritirarsi dall’UE… Non credo che sia possibile tornare agli Stati nazionali, come l’Europa del sistema di Westfalia. Si parla di qualcos’altro. Nessuno consentirà che l’Europa torni nelle stesse condizioni precedenti l’avvio del processo d’integrazione. Penso che vedremo ulteriori processi molto inquietanti in Europa, una vera e propria guerra civile. Se gli inglesi sono fuori dall’UE, non lo sono dalla crisi politica migratoria che continuerà ad aggredire, e neanche dai valori ultraliberali. A mio parere, gli inglesi non hanno subito molto l’Europa. Sì, non gli piacciono certe cose. In effetti, l’Unione europea senza Regno Unito è un’Unione europea diversa. Se dovesse restare senza di essa, se cominciasse a volgersi verso i veri interessi europei continentali, avrebbe una possibilità. Ma semplicemente ciò non accadrà.

– E’ d’accordo che l’Italia, per esempio, non sia pronta a tali eventi?
D: Se lo si chiedesse oggi agli italiani, naturalmente, se ne andrebbero. E sappiamo che Lega Nord e Movimento Cinque Stelle lo chiedono. Va affrontata la verità: l’Unione europea va a pezzi; è la fine della Torre di Babele basata su geopolitica atlantica e sistema di valori liberali. Va notato quando si dovesse tenere un referendum. Se si dà alla gente troppo potere, voterà ciò che vuole. Così gli inglesi hanno potuto tenere questo referendum e andarsene. Se ora i cittadini europei avessero tale opportunità e italiani, tedeschi, francesi votassero per il ritiro dall’Unione europea, credo che avverrebbe il giorno dopo.

– A proposito del referendum in Scozia di due anni fa, si votò contro l’uscita dal Regno Unito, e la sua leadership fa capire chiaramente che un nuovo referendum per l’indipendenza non è lontano. È possibile?
D: Gli scozzesi hanno una certa ansia verso gli inglesi. Hanno subito molto il razzismo inglese, così come gli altri celti, gli irlandesi, che attualmente parlano di unificazione. Non ci sarà il ritorno al nazionalismo inglese. Gli scozzesi sono a favore dell’Europa come difesa contro gli inglesi, che infastidirono il mondo con la loro politica imperiale. La Gran Bretagna non solo lascia l’Unione europea, ma scompare dalla storia. Ma il Regno Unito, il destino di Cameron, il destino della Scozia e dell’Irlanda unita non sono la cosa più importante. Vediamo la fine dell’Europa, qualcosa che Spengler e i nostri slavofili predissero. L’Europa cade nel baratro per via della propria ideologia ultra-liberista e penso che la via morbida per uscire da tale situazione, sciogliere l’Unione europea, non funzionerà.

– La gente vede crollare tutto ma ancora biasima la Russia: ancora una volta vediamo chi ne sia responsabile.
D: E’ una vera sorpresa, ma hanno ragione, mentre c’è la Brexit a Tashkent si crea il centro alternativo della civiltà multipolare, la SCO. Si tratta di più della metà del mondo, della stragrande maggioranza della popolazione e delle potenze nucleari. India e Pakistan aderiscono alla SCO e l’Iran ha parzialmente accettato di farne parte. Cosa accade oggi: Brexit e SCO, che diventa una forza importante, sono spostamenti del centro di civiltà; il centro dell’ordine mondiale è totalmente nell’altra metà del mondo. È il passaggio da occidente al mondo eurasiatico. Infatti è la nostra celebrazione. I fondatori dell’Eurasiatismo dissero: “L’occidente e il resto”. La Brexit è il crollo dell’occidente e una vittoria per l’umanità che si oppone all’occidente e cerca la sua strada. E il fiore all’occhiello del genere umano è la SCO, la Russia, l’attuale libera sovrana multipolare Russia guidata da Putin e da chi è nel club eurasiatico. La gente comune comprende correttamente tutto. Non possono spiegarlo ma credo che ci sia qualche profonda asimmetria tra le élite politiche e gli interessi dei popoli nel mondo. Le élite impongono il loro ordine del giorno e i popoli vogliono qualcosa di completamente diverso. Il popolo intuitivamente capisce che oggi il Regno Unito s’è liberato dal diktat dell’Unione Europea, di Bruxelles, e domani altri Paesi europei seguiranno la sua strada, e non è lontano il giorno in cui i popoli seguiranno il proprio destino.

– C’è un proverbio: non c’è ‘Unione europea senza Gran Bretagna, come non c’è NATO senza la Germania. Vero?
D: La Germania è un caso molto più complesso, ha meno libertà democratiche e vi è maggiore influenza politica statunitense. E se il Regno Unito è alleato volontario degli Stati Uniti, la Germania fu costretta a diventarlo, quindi è pericoloso parlare del suo ritiro dall’UE. Tuttavia, ora vi sono diversi politici molto popolari e che lo saranno ancor più. Si tratta di Alternativa per la Germania, e Frauke Petry. leader del partito, si è rallegrata elogiando gli inglesi che hanno dato l’esempio. La NATO è la prossima. Alcuni lasceranno l’UE, altri la NATO, mentre l’occidente ha perso l’immagine di se stesso.

– E’ la fine?
D: Ora il ciclo dell’UE declina, iniziando a tramontare. Ciò non vuol dire che lo è già. Le persone che riconoscono la tendenza non sono per nulla calmate dalla rassicurazione che non accade niente di brutto, che si può ancora sistemare. Ma chi comprende la tendenza sa ciò che accade e ci ragiona sopra. Per gli analisti che leggono su scala globale, l’Unione europea è finita, in modo irreversibile. Gli inglesi non rivoteranno e il punto di non ritorno della decadenza dell’Europa è superato.

– Cosa aspettarsi?
D: Gli europei devono prepararsi a rivoluzioni colorate e disintegrazione dell’Unione europea. Dobbiamo essere pronti a difendere ripresa e rafforzamento del nostro polo alternativo globale. Non sarà facile. Deve essere chiaro che l’occidente è una bestia agonizzante, un drago ferito che può dare colpi di coda. Così ora dobbiamo essere calmi, sicuri e decisi a raggiungere il nostro obiettivo. Questa è una battaglia vinta, ma non è la guerra vinta. Dobbiamo seguire la strada per costruire un mondo multipolare e difendere i nostri interessi approfittando degli eventi.Britain Reacts To The EU Referendum ResultTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I progetti per trasformare lo spazio eurasiatico

F. William Engdahl New Eastern Outlook 21/06/2016Route-mapCon tali omicidi e distruzioni di infrastrutture nel mondo, dalla Siria all’Ucraina al Venezuela e alla Nigeria, voglio sottolineare due recenti progetti per la costruzione di nuove infrastrutture per sviluppare la crescita economica e la prosperità in alcune delle regioni meno sviluppate della Terra, in Eurasia, le vaste terre tra Russia e Cina. Due progetti sono appena stati confermati. La ferrovia ad alta velocità Mosca-Kazan-Kazakistan-Cina e l’importante ponte ferroviario sul fiume Amur in Cina. Di per sé non sono epocali. Nel contesto del multi-miliardario progetto infrastrutturale della Fascia economica della Nuova Via della Seta, come viene anche chiamata, i due progetti sono collegamenti vitali per creare il centro di sviluppo economico mondiale del prossimo secolo.
1416389012_rossiya-i-kitay-budut-sovmestno-protivostoyat-revolyuciyamIl 3 giugno Aleksandr Misharin, Primo Vice-presidente delle Ferrovie dello Stato russe annunciava che la Nuova Banca per lo Sviluppo (NDB) dei Paesi BRICS, formalmente istituita nel 2015, dopo aver ascoltato la presentazione delle Ferrovie Russe accettava il finanziamento parziale di 500 milioni di dollari del progetto ferroviario ad alta velocità Mosca-Kazan. La Cina ha recentemente confermato l’intenzione di fornire un prestito di 6 miliardi di dollari per la tratta Mosca-Kazan di quello che sarà il maggiore collegamento ferroviario ad alta velocità Mosca-Pechino dell’infrastruttura stradale Via e Fascia. La Cina finanzierà l’ulteriore completamento del progetto con azioni da 1 miliardo di dollari. Come notava Misharin, l’accordo della banca dei BRICS, NDB, è essenziale. Secondo le regole, la seconda nuova banca infrastrutturale asiatica, AIIB o Asian Infrastructure International Bank, creata l’anno scorso su iniziativa da Pechino per finanziare nei prossimi anni con 7 trilioni di dollari il deficit infrastrutturale asiatico stimato, offrendo prestiti molto più grandi, non ne sarà il primo creditore per questioni politiche. Quest’ultima decisione della NDB di cofinanziare la tratta Mosca-Kazan dell’eventuale collegamento ferroviario ad alta velocità Mosca-Pechino, parte fondamentale del progetto della Nuova Via della Seta economica, sarà assicurata dai governi di Cina e Russia approvando formalmente entro l’anno il progetto a livello governativo. Nel maggio 2015 le due ferrovie di Stato approvavano la tratta Mosca-Kazan e un gruppo ferroviario cinese, la China Railway Group Limited, insieme a due società russe, formava il consorzio per completare il collegamento. Il collegamento ad alta velocità Mosca-Kazan ridurrà il tempo di viaggio da 14 ore a 3 ore e mezza, aprendo nuove possibilità economiche sulla sua rotta, che dovrebbe essere completata nel 2018. Il progetto fu inizialmente proposto da Misharin nel 2009 in un contesto economico e politico molto diverso. Allora non c’era il concetto dei collegamenti Fascia e Via della Cina, e neanche le sanzioni economiche occidentali alla Russia che la costringessero a dare un’occhiata ai vicini orientali, in particolare alla Cina.

Banca dell’Alleanza Strategica
Un altro sviluppo correlato darà notevole esperienza e supporto finanziario e professionale alla nuova banca dei BRICS. L’8 giugno, la Nuova Banca per lo Sviluppo (NDB) firmava un accordo strategico di cooperazione con la China Construction Bank, la seconda banca statale cinese che collaborerà con la NDB in diversi settori, tra cui emissione di obbligazioni, finanziamento congiunto e scambio di informazioni. La China Construction Bank sosterrà anche la banca dei BRICS con linee di credito adeguate e l’impegno ad investire nelle obbligazioni finanziarie del nuovo creditore. La CCB è profondamente coinvolta nel finanziamento della costruzione della vasta rete ferroviaria ad alta velocità cinese ed di altre importanti infrastrutture. In breve, la NDB assume sostanzialmente il ruolo di serio finanziatore.

Un ponte sulle belle acque
La Russia ha annunciato inoltre la costruzione di un ponte sulle splendide acque del fiume Amur che separa la Russia dalla Cina. Il fiume Amur è il decimo fiume più lungo del mondo. Il nuovo ponte renderà possibile il collegamento diretto con la linea ferroviaria ad alta velocità della Fascia e Via della Cina, col futuro ponte di Tongjiang, nella provincia di Heilongjiang in Cina. Da parte russa si collegherà a Nizhneleninskoe nella regione autonoma ebraica della Russia. Il ponte fu proposto nel 2007 da Valerij S. Gurevich, vice-presidente della regione autonoma ebraica della Russia. Il fatto che la parte russa ne abbia ufficialmente iniziato la costruzione è un importante passo avanti dopo il ritardo che finora ha rinviato il completamento del ponte, indica il cambio delle priorità ad oriente della Russia, mentre le sanzioni economiche occidentali indeboliscono i rapporti UE-Russia. In un colloquio personale al St. Petersburg International Economic Forum, Aleksandr B. Levintal, Governatore della regione autonoma ebraica, mi ha detto che il ponte sarà completato ed operativo entro due anni. Il ponte di 2197 metri di lunghezza richiederà investimenti per 230 milioni di dollari. Il principale carico saranno i minerali di ferro della miniera a cielo aperto di Kimkan, della Petropavlovsk PLC, nella regione autonoma ebraica. La società mineraria Petropavlovsk parteciperà al finanziamento del ponte. Durante la visita del Presidente Putin in Cina nel maggio 2014, l’accordo per la costruzione del ponte fu firmato dai funzionari russi e cinesi. Il ponte avrà scartamento normale (mm 1435) e scartamento russo (1520 mm). Il lato cinese del ponte è quasi completato. Il ponte della ferrovia Russia-Cina sarà completato entro giugno 2018 e diverrà il principale corridoio economico tra Cina, Russia e Mongolia, così come per la Nuova Via della Seta economica nella provincia di Heilongjiang. Questi sono i poco noti collegamenti che lentamente creano le basi della nuova prosperità economica mondiale. A Bruxelles, fino ad oggi, gli anonimi burocrati del Ministero della Camminata Sciocca, come i Monty Python lo chiamerebbe, fanno finta che il miliardario progetto infrastrutturale eurasiatico della Nuova Via della Seta non esista. Un grave errore per l’Europa e il futuro della sua economia.inside_bridge_2F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il nuovo MiG-35 della Russia effettuerà i voli di prova

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 22/06/20164260Le Forze Aerospaziali russe riceveranno l’aviogetto da combattimento Mikojan MiG-35 (nome in codice NATO: Fulcrum-F) dal 2018 dopo che l’aereo avrà svolto le prove nel 2017, secondo il direttore del programma di sviluppo del velivolo presso l’United Aircraft-Manufacturing Corporation, Vladimir Mikhajlov, che ha anche detto alla TASS “nel 2018, l’aviogetto da combattimento sarà consegnato alle Forze Aerospaziali russe”. Il Mikojan MiG-35 (Fulcrum-F) è un caccia russo di 4.ta++ generazione. L’azienda RSK MiG fornirà gli aerei al Ministero della Difesa russo per il test di volo di questa estate. “Definiamo il MiG-35 velivolo di 4.ta++ generazione, cioè velivolo con caratteristiche dei caccia di 5.ta generazione come tecnologia stealth e la capacità di essere una piattaforma multiruolo”, ha detto Sergej Korotkov, l’amministratore delegato dell’Aircraft Manufacturing Corporation MiG (RSK MiG). Secondo Korotkov, il MiG-35 potrà utilizzare l’intera gamma di armi aerolanciate in servizio nelle Forze Armate della Russia. La missione principale è la superiorità aerea e la capacità di effettuare attacchi al suolo in qualsiasi condizione meteo. Il velivolo può essere utilizzato anche per la ricognizione aerea. Il MiG-35 è un derivato avanzato del MiG-29 Fulcrum. Se la cellula è simile, l’aeromobile è praticamente di nuova progettazione, unendo un nuovo sistema di controllo del volo fly-by-wire a una cellula alleggerita del velivolo, maggior carburante, motori più efficienti con ugelli vettoriali. La versione monoposto è designata MiG-35 e la versione biposto MiG-35D. Entrambe le versioni si basano sullo stesso progetto per massimizzare i pezzi di ricambio. Caratteristiche e prestazioni generali: equipaggio – uno o due, lunghezza – 17,3 m; apertura alare – 12 m; altezza – 4,7 m; superficie alare – 38 mq. Il velivolo pesa circa 11000 kg e il peso massimo al decollo è 29700 kg. Il MiG-35 può cabrare a un rateo di 330 m/s. La quota operativa è di 17500 m. La velocità massima è di 2400 km/h. Raggio d’azione ed autonomia del velivolo sono rispettivamente 2000 km e 3100 km. L’armamento: le armi guidate del velivolo comprendono missili antinave Kh-31A con testata di ricerca radar attiva, missili anti-radar Kh-31P, missili Kh-29TE e bombe a guida TV KAB-500KR. Dotato di un contenitore esterno laser/ottico il caccia può utilizzare i missili aria-superficie Kh-29L e le bombe laserguidate KAB-500L. Il MiG-35 avrà una nuova avionica. Il nuovo aviogetto incorpora il primo radar a scansione elettronica attivo della Russia, il Zhuk-MA. Il radar può inseguire bersagli aerei dalle dimensioni di un caccia a 160 km di distanza e navi a 300 km di distanza. L’aereo può agganciare 10 obiettivi contemporaneamente e colpirne 6. Il sistema di rilevazione ottico (OLS) è un sensore elettro-ottico passivo aria-aria che opera anche agli infrarossi. Disimpegna il velivolo dall’intercettazione via sistema di controllo da terra (GCI) e permette di svolgere missioni multiruolo indipendenti. L’OLS comprende un potente complesso ottico e agli infrarossi (IR) che rende impossibile a qualsiasi velivolo nascondersi, anche nel caso di un aereo stealth degli USA. Risolve il problema della visione offuscata. Ad alta velocità, ogni frammento di polvere può causare danni alla vetronica dell’OLS. Utilizzando il leucozaffiro, il materiale più duro dopo i diamanti artificiali, allunga la durata della vetronica. Il leucozaffiro permette tutte le emissioni dell’OLS e non corrompe il segnale, fattore importante per i sistemi ottici.
Il MiG-35 è propulso da 2 RD-33MKB che possono essere installati con gli ugelli vettoriali KliVT e relativo sistema di controllo (TVC). La combinazione MiG-35 – TVC e sensori di allarme avanzati dà un netto vantaggio in combattimento. Un turbofan RD-33MK “Morskaja Osa” con la postcombustione fornisce una spinta di 9000 kg/s. Il nuovo motore non genera fumo e comprende sistemi che riducono la visibilità a raggi infrarossi ed ottica. Può essere dotato di ugelli a spinta vettoriale. Il MiG-35 vanta la capacità di volare ad angoli di attacco supercritici con elevati e sostenuti carichi di G ed elevati angoli d’attacco, richiedendo un maggior rapporto spinta-peso e migliore efficienza aerodinamica dell’ala. Il velivolo può essere rifornito in volo. L’aggiunta di un serbatoio dietro l’abitacolo ha permesso al MiG-35 maggiore capacità di carburante interna per 950 litri. La capacità del serbatoio esterno, sospeso sotto la fusoliera, viene aumentata a 2000 litri. Il volo con tre serbatoi di carburante esterni arriva a 3100 km, e con rifornimento in volo l’autonomia passa a 5400 km. Il sistema di gestione del carburante è digitalizzato ed include un nuovo sistema digitale di controllo del combustibile. Nell’aprile 2015, l’Egitto ha firmato un contratto da 2 miliardi di dollari per 50 caccia MiG-35. I MiG-35 egiziani saranno dotati di contenitori di puntamento ad alta precisione. La Russia ha già ricevuto il pagamento anticipato dall’Egitto. La dissoluzione dell’Unione Sovietica ha portato alla peggiore crisi dell’industria aeronautica e della difesa. La situazione è notevolmente migliorata oggi; i costruttori di aeromobili russi offrono un portafoglio di aerei militari competitivo a livello internazionale con il MiG-35, mentre le Forze Aerospaziali russe dimostrano un inedito livello operativo e di prontezza operativa in Siria. Il MiG-35 darà un grande contributo alla potenza militare della Russia quando sarà presto in servizio.mig-35-fulcrum-f_00420342La ripubblicazione è graduta in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

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