La battaglia di Debaltsevo

Colonel Cassad (in russo) – Cassad 2marzo 20150_968f0_b475d581_XLPrima di riassumere i risultati complessivi della campagna dell’inverno 2015, riassumiamo i risultati della battaglia di Debaltsevo, la battaglia centrale della campagna e determinante per i risultati.

1018991579La battaglia di Debaltsevo: risultati
La campagna iniziò per il bombardamento sistematico delle città del Donbas da parte dall’artiglieria della junta fascista, in seguito del quale la “2 ° tregua” fu spezzata e le operazioni militari ad alta intensità e impiego di ogni mezzo ripresero. La prima fase della campagna fu associata alla lotta per l’aeroporto di Donetsk, catturato dalle FAN. La controffensiva della junta sull’aeroporto fallì miseramente, portando a gravi perdite di personale e materiali. Dopo aver respinto la controffensiva della junta, le FAN passavano all’offensiva cercando di penetrare le difese della junta sulla linea Peski – Opitnoe – base della difesa aerea – Avdeevka. Questa offensiva non ebbe molto successo: nonostante le gravi perdite non riuscì a catturare Peski. Non poté neanche rafforzarsi ad Avdeevka. Così, dopo aver catturato gli impianti a nord della pista di atterraggio dell’aeroporto, le FAN gradualmente passarono sulla difensiva e respinsero i contrattacchi della junta diretti a catturare Spartak. Contemporaneamente ai combattimenti per Peski e Avdeevka, le FAN iniziarono l’offensiva su Debaltsevo, portando alla battaglia che continuò per circa un mese, tra fine gennaio e primi i febbraio.
I principali obiettivi delle forze attaccanti erano:
1. Intercettare la strada M-103 nella zona di Svetlodarsk e circondare il gruppo di Debaltsevo.
2. Catturare Debaltsevo e ripristinare il controllo sull’importante snodo dei trasporti di Novorossia.
L’offensiva si svolse su diverse direzioni da RPD e RPL. Fu in sostanza la prima grande operazione con un serio coordinamento operativo tra gli eserciti delle repubbliche popolari, anche se i tentativi di creare tale coordinamento non furono fatti in precedenza. Ad esempio, possiamo ricordare i tentativi di coordinare le operazioni delle forze di RPD e RPL durante la chiusura della Sacca meridionale 1.0 e la “contro-offensiva fallita di Bolotov”, che avrebbe dovuto mitigare la difficile situazione dopo aver abbandonato il saliente di Lisichansk. Il saliente di Debaltsevo si formò durante la controffensiva delle FAN tra estate e autunno, quando un tentativo di utilizzare Debaltsevo come testa di ponte per accerchiare Donetsk fallì, dopo i tentativi falliti di catturare Shakhtjorsk, Mjusinsk e Krasnij Luch. Durante la controffensiva delle FAN, le forze delle junta furono costrette alla difensiva mantenendo la testa di ponte per tempi migliori. Effettivamente, dopo settembre 2014, le forze vi si concentrarono per riprendere le operazioni offensive. Roccaforti sulle direttrici attese dell’attacco delle FAN furono create. Tuttavia, la configurazione del gruppo non aveva un chiaro carattere difensivo, la junta si preparava ad attaccare e le misure difensive infine furono insufficienti. La cosa più interessante è che nell’autunno del 2014 Timchuk descrisse la possibilità che le FAN attaccassero suggerendo che Trojtskoe e Uglegorsk fossero le direttrici più minacciose.

debLe direzioni dei principali degli attacchi delle FAN attese dalla junta nell’ottobre 2014.

Il gruppo della junta nella zona di Svetlodarsk e Debaltsevo consisteva di circa 9-10 mila persone. Tra cui 6-7mila combattenti. La costituzione del gruppo non fu uniforme: c’erano brigate complete ed incomplete delle FAU, battaglioni territoriali, unità punitive come il Donbass, le unità del MdI e del SBU. Le FAN schieravano circa 5-6mila effettivi in unità di prima linea, ed avevano una collezione assortita di diverse unità: unità dell’esercito regolare combinate a un corpo ed unità cosacche semi-autonome, unità speciali della sicurezza di RPD e RPL. In seguito, le due repubbliche ingaggiarono attivamente le riserve in questo settore. Durante la prima fase, la riserva operativa della junta consisteva di tre battaglioni presso Artjomovsk. Uno fu utilizzato nei combattimenti a Popasnaja, un altro a Trojtskoe e Krasnji Pakhar.

30012015La situazione al fronte del 30 gennaio.

Inizialmente, l’offensiva delle FAN su Debaltsevo aveva per obiettivo circondare l’intero gruppo nemico di Svetlodarsk-Debaltsevo, in modo che i principali sforzi si concentrassero su un’avanzata da Trojtskoe e Krasnij Pakhar a Mironovka e all’autostrada M-103. L’obiettivo principale non era nemmeno Svetlodarsk, a sud della strada, ma piuttosto gli insediamenti adiacenti (Mironovka, Mironovskij, Luganskoe) la cui cattura permetteva d’intercettare le comunicazioni delle forze che si trovavano a sud di Svetlodarsk. L’offensiva alla base del saliente di Debalstevo avvenne sui due lati. L’offensiva da sud-ovest e sud di Gorlovka fu bloccata nei combattimenti nella zona di Dolomitnoe, Travnevoe e Novoluganskoe; il nemico tenne il fronte qui. Nella battaglia, le FAN non riuscirono a conseguire successi significativi nel settore. L’offensiva delle forze della RPL avveniva con maggiore successo. L’attacco fu effettuato su Trojtskoe, Krasnij Pakhar e Popasnaja, a nord del saliente di Debaltsevo. Oltre a minacciare la rottura da Popasnaja ad Artjomovsk, l’attacco disorientò il nemico, non potendo stabilire per molto tempo quale fosse la principale minaccia: Popasnaja o Trojtskoe. Il nemico dovette schierare le riserve a Popasnaja e a Svetlodarsk. Dopo aver preso Krasnij Pakhar le FAN si avvicinarono a Mironovka, il nemico finalmente capì che l’attacco principale proveniva esattamente da questo settore e iniziò a schieravi in fretta le riserve, spingendo un battaglione verso Svetlodarsk. Dopo l’arresto dell’offensiva delle FAN, il nemico avviava una contro-offensiva e riprese Trojtskoe e parte di Krasnij Pakhar con l’assalto di unità meccanizzate. Aspri combattimenti si svolsero presso Krasnij Pakhar, rallentando l’offensiva ad ovest di Mironovskij, poi interrompendola. Nei pesanti combattimenti, le FAN riuscirono a mantenere Krasnij Pakhar, ma la minaccia della puntata delle FAN sulla strada M-103 fu mitigata dal nemico che conteneva con più o meno successo le azioni offensive delle FAN a fine gennaio. Le azioni sul perimetro del saliente di Debaltsevo iniziarono con l’offensiva su Mironovka. Con aspri combattimenti, l’esercito della RPL catturava l’area di Sanzharovka e si avvicinava alle quote da cui bombardare la strada M-103. Aspri combattimenti nella zona di Novogrigorovka, periferia orientale di Debaltsevo e Chernukhino non diedero risultati decisivi a gennaio. La difesa nemica aveva un’organizzazione sufficientemente robusta, qui, e le FAN ebbero gravi perdite durante i tentativi di resistere. Le previste offensive su Nikishino, Uglegorsk e le ‘Orlovka’, inoltre, non ci furono. A fine gennaio apparve chiaro che il piano per circondare il gruppo di Svetlodarsk-Debaltsevo stava fallendo. L’avanzata delle FAN fu accompagnata da gravi perdite e gli obiettivi operativi rimasero incompiuti. L’intera operazione era minacciata. Le perdite subite sia nel saliente di Debaltsevo che in altre posizioni, spinsero ad inviare i rinforzi dello Stato Maggiore dalle retrovie e alcune forze dal confine. Intanto nella RPL alcune unità si rifiutarono di schierarsi sul fronte. Continuava il conflitto interno tra le autorità della LPR e l’Esercito del Grande Don, che continuava dall’autunno. Le gravi perdite del battaglione “Agosto” e della squadra “Ratibor”, il blocco di “Biker” e i danni ad “Almaz” erano manifestazioni della crisi delle FAN durante l’offensiva. Da una parte tali problemi erano i dolori tipici della crescita, quando le diverse milizie diventano un esercito regolare combattendo, dall’altro rispecchia i vari conflitti interni a RPD e RPL, riflettendosi negativamente sull’efficacia dell’operazione militare. Tali problemi furono sanguinosi. Inoltre, il nemico non scontò alcuni errori, impuniti in estate e autunno. A credito della leadership delle operazioni, essa capì che il piano originale non funzionava abbastanza e passò al piano B. Sotto la copertura dei continui combattimenti presso Krasnij Pakhar e dell’offensiva da nord-est, la preparazione dell’attacco su Uglegorsk iniziò. C’erano già combattimenti nella zona di Uglegorsk, dopo l’inizio della campagna invernale, ma non ebbero molto successo per le FAN ed apparentemente il comando del settore decise che non ci fosse alcuna minaccia diretta in quel settore. In caso contrario, gli eventi successivi sarebbero difficili da spiegare. In generale, non c’erano riserve per un attacco su Uglegorsk, così un gruppo d’assalto congiunto fu creato con varie unità, a partire dagli Spetsnaz del GRU della RPD completato da piccole squadre di volontari provenienti da diverse unità schierate su posizioni tranquille. I combattenti che arrivavano furono completamente attrezzati e preparati per l’offensiva, iniziata il 30 gennaio. Un attacco corazzato al checkpoint che copriva l’entrata di Uglegorsk ebbe successo, dopo aver perso 3 carri armati sulle mine, gli equipaggi dei carri armati della RPD penetrarono la difesa nemica ed entrarono ad Uglegorsk. Per sfruttare questo successo, il gruppo d’assalto congiunto su BTR, BMP e autocarri passò dal checkpoint catturando la città, impegnando la guarnigione locale. La città aveva una difesa mal preparata (per negligenza dell’ufficiale che organizzò la difesa di Uglegorsk e del comando del settore, che non fu infastidito da tale situazione). Quindi, in meno di un giorno il nemico fu respinto alla periferia sud-est di Uglegorsk. Nel frattempo, uno dei battaglioni territoriali che difendevano la città fu accerchiato. La comparsa di una grande quantità di forze delle FAN in città creava una seria minaccia operativa all’intero gruppo di Debaltsevo. Inoltre, la visita di Zakharchenko a Uglegorsk ebbe un grande effetto demoralizzante sugli ucraini, perché la propaganda del nemico continuava a dire che la città era ancora in mano loro diversi giorni dopo la perdita di Uglegorsk. Eppure, il video di Uglegorsk dove Zakharchenko dava interviste e la fanteria d’assalto delle FAN si riorganizzava, parlava da sé.

04022015La situazione sul fronte del 4 febbraio.

Il giorno successivo, dopo la caduta Uglegorsk, il comando del settore infine si preoccupò della situazione nella città e organizzò una contro-offensiva su Uglegorsk delle unità delle FAU e del battaglione punitivo Donbass che si trovavano ad ovest di Debaltsevo. L’attacco della junta raggiunse la periferia di Uglegorsk ed entrò in città da sud-est, salvando il battaglione territoriale circondato. Durante la controffensiva (che alcuni in Ucraina si precipitarono a chiamare “la controffensiva di Semenchenko”) accadde un evento storico quando, dopo aver avuto alcuni dei suoi uomini uccisi, il comandante del Donbass Semenchenko fu preda del panico e scappò su un BTR uccidendo altri due suoi camerati che tentavano di disertare nelle retrovie. Dopo di ché fuggì in un ospedale di Artjomovsk, fingendosi ferito. Pur essendo ricoverato, scriveva comunicati dal fronte che non avevano nulla a che fare con la realtà. Così Semenchenko effettivamente in pochi giorni rovinò ciò che restava della sua reputazione tra i sostenitori della junta. Naturalmente la junta non riuscì a riconquistare la città (la contro-offensiva fu orribilmente organizzata), scatenandone le conseguenze. Mentre respingevano gli attacchi della junta da sud-est, resistendo a Uglegorsk, le FAN spinsero le loro forze a nord-est della città, cercando di avvicinarsi alla strada M-103 da sud. Poiché da questa direzione la strada doveva essere coperta dal presidio di Uglegorsk, riassegnato a sud-est, le FAN ebbero ampio e libero accesso alla strada, protetta solo da deboli forze nemiche. Naturalmente, dalle fortificazioni di Uglegorsk, le FAN si mossero in questo spazio vuoto. Dopo la caduta di Kalinovka e delle alture non vi erano più ostacoli significativi tra le FAN e la strada. Nel frattempo, la strada stessa veniva sottoposta a bombardamenti dell’artiglieria dalle quote presso Sanzharovka e dalle posizioni di Lozovoja, anche se era ancora possibile percorrerla. Insieme alla riuscita avanzata da Uglegorsk, le forze delle FAN finalmente cacciarono il nemico da Nikishino e Redkodub e iniziarono i combattimenti a Debaltsevo e Chernukhino, dove si trovavano i principali centri della resistenza del gruppo di Debaltsevo. Nonostante la situazione pericolosa, il nemico non prese misure tempestive rischierando le riserve verso Svetlodarsk e fortificando Logvinovo, e ciò fu fatale. Nonostante i numerosi annunci sulla chiusura della sacca, ciò fu certo solo il 9 febbraio. Una sacca con la strozzatura bombardata dai cui comunque passavano i rifornimenti per Debaltsevo da Svetlodarsk. Venivano rifornite sia le unità dell’esercito che delle organizzazioni volontarie.

karta-ukr-1La configurazione generale del fronte alla vigilia della caduta del Logvinovo.

Il 9 febbraio il gruppo “Olkhon” giunse a Logvinovo, dove non c’era il nemico ed intercettava l’autostrada M-103. Mezzi e blindati nemici furono distrutti sulla strada durante i tentativi di fuggire per Logvinovo. Alti ufficiali del comando del gruppo di Debaltsevo vi morirono. Il comando del gruppo circondato ebbe effettivamente una settimana intera per prendere provvedimenti riguardo l’evidente assalto su Logvinovo, ma non fece nulla. Solo le alture adiacenti Logvinovo furono occupate, pensando che fosse possibile stabilire il controllo con i tiri su Logvinovo stessa e parte della strada che passava accanto al villaggio. Le FAN schierarono rapidamente gli Spetsnaz del GRU a Logvinovo, opponendosi all’assalto del gruppo ucraino che cercava di riconquistare Logvinovo e sbloccare la strada. Durante i pesanti combattimenti, le forze nemiche (tra cui una parte del battaglione Donbass) raggiunsero la periferia di Logvinovo, dove addirittura installarono il comando, ma i nostri Spetsnaz erano sul suo terreno (nonostante adempissero al compito di respingere gli assalti delle unità nemiche meccanizzate, compito in generale che non viene svolto dagli Spetsnaz). Il nemico, dopo aver perso 18 blindati, fu ricacciato da Logvinovo, più o meno completamente distrutta dal massiccio fuoco di artiglieria durante i primi giorni dopo la sua cattura da parte delle FAN. Respingendo i contro-attacchi su Logvinovo, le FAN occuparono le alture adiacenti, stabilendo un controllo ridondante sulla strada M-103. Ciò chiuse definitivamente la sacca di Debaltsevo, da Uglegorsk a Logvinovo. Nel frattempo, i combattimenti a Novogrigorevka e nella periferia orientale di Debaltsevo portarono alla cattura delle principali ature a nord-ovest di Debaltsevo. Di conseguenza, il gruppo di Svetlodarsk-Debaltsevo fu diviso in due e la sua agonia iniziava. Già l’11 febbraio le FAN concentravano artiglieria sufficiente a coprire la maggior parte della strada tra Svetlodarsk e Logvinovo, perciò le FAU ebbero problemi anche a schierarsi sulla prima linea. I tentativi di sbloccare la situazione si spensero già sugli approcci per Logvinovo e persino l’arrivo frettoloso del capo di Stato Maggiore delle FAU, generale Muzhenko, che guidava personalmente l’operazione per salvare le truppe accerchiate, non cambiò la situazione catastrofica dovuta allo Stato Maggiore e al comando del settore.

090220159 febbraio 2014, la sacca di Debaltsevo si chiude.

Il fatto che le FAN riuscissero a chiudere la sacca prima dei colloqui di Minsk fu molto importante, perché la testardaggine di Poroshenko e dello Stato Maggiore delle FAU, che non riconobbero la sacca e cercavano di mantenere Debaltsevo, portò allo scontro sul negoziato, quando l’area di Debaltsevo usciva del campo di applicazione degli accordi Minsk. Le FAN sbaragliarono il gruppo di Debaltsevo, grazie al fatto che lo status di Debaltsevo non fu deciso. Se non avessero chiuso la sacca in tempo, sarebbe stato molto più difficile farlo dopo, e il saliente di Debaltsevo esisterebbe ancora. Saltando il problema politico in questo modo, le FAN iniziarono la liquidazione del gruppo circondato. Il piano era abbastanza semplice: impedire l’uscita del gruppo circondato resistendo nella zona di Logvinovo e nelle alture adiacenti, e nel frattempo attaccare Debaltsevo e Chernukhino direttamente, e allo stesso tempo, comprimere il nemico da sud e sud-ovest verso la roccaforte che le FAU costruirono presso Olkhovatka. Tutto funzionava abbastanza bene riguardo la chiusura della sacca, ma la situazione a Chernukhino e Debaltsevo divenne molto più difficile: la difesa del nemico fu spezzata con grande difficoltà liberando gradualmente questi insediamenti. Poiché il gruppo di Debaltsevo non poteva continuare a resistere a lungo senza rifornimenti, gli ufficiali rimasti nella sacca (una parte del comando fuggì ad Artjomovsk e Svetlodarsk il 9-11 febbraio, alcuni morirono per strada) iniziarono a operare per salvare le truppe circondate.
C’erano due possibilità per sfuggire all’accerchiamento:
1. Un ritiro, dopo che le forze avevano ricevuto il permesso di uscire dall’accerchiamento senza armi e materiale, da cedere alle FAN.
2. Attraversare campi e strade rurali tra Logvinovo e Novogrigorovka.
Non c’era modo di contare su un ritiro coordinato e sull’aiuto da Svetlodarsk: Debaltsevo fu dichiarata centro della “Stalingrado ucraina” e “testa di ponte”, proprio come l’aeroporto di Donetsk. Gli ufficiali della junta non avevano intenzione di trasformarsi in “cyborg“, soprattutto “cyborg” morti, e così pianificarono la ritirata per conto proprio. Il comandante della 128.ma brigata, che si prese la responsabilità, decise infine di spezzare l’accerchiamento. Quindi, alcune truppe circondate riuscirono ad fuggire attraverso i campi a nord di Logvinovo, abbandonando 300 mezzi (carri armati, BTR, BMP, SAU, MTLB, BRDM, artiglieria, MLRS, autocarri ecc), circa 500 persone non poterono uscire dalla sacca dopo aver abbandonato le posizioni, alcuni vengono ancora scoperti. Altri 500 furono presi prigionieri di guerra.4833820Il coperchio della sacca di Debaltsevo. La strada da Debaltsevo a Nizhnaja Lozovaja, lungo la quale i resti del gruppo di Debaltsevo passarono, si vede chiaramente sulla mappa. Furono bombardati dalle quote e da Logvinovo.

Il numero complessivo di perdite della junta nei combattimenti per Debaltsevo e zone adiacenti arriva a 1500, 900-1100 morirono nei combattimenti presso Logvinovo, Nizhnaja Lozovaja, Sanzharkovka, Dolomitnoe, Mironovka, Krasnij Pakhar e Trojtskoe. Nel complesso, secondo dati provvisori, la junta ha avuto 2400-2600 caduti e dispersi nella battaglia per Debaltsevo (forse il numero di caduti è leggermente inferiore, perché alcuni di loro ancora vagherebbero da qualche parte nella zona), circa 4500 feriti e 650 prigionieri. Le perdite delle FAN sarebbero circa 700-800 caduti e 2-2500 feriti. La maggior parte delle perdite fu dovuta all’artiglieria. Se nella zona dell’aeroporto la junta subiva maggiori perdite, a Debaltsevo le perdite furono comparabili fino alla prima settimana di febbraio. Solo quando il gruppo venne circondato, la junta perse molto più personale e materiale. Se non fosse stato per l’iniziativa dei comandanti ucraini, che fecero uscire parte del personale dall’accerchiamento (nonostante la passività criminale dello Stato Maggiore e del comando locale ucraini), le perdite sarebbero state molto più alte. I soldati della junta che lasciavano l’accerchiamento furono aiutati dal fatto che alcuni punti tra Logvinovo e Novogrigorovka, erano solo sotto il tiro senza la presenza di roccaforti delle FAN. Una parte significativa delle unità si ritirò, anche se molti soldati rimasero nei campi. Nel complesso, il coperchio della sacca di Debaltsevo era più sottile e flessibile che non ad Ilovajsk, dove un tentativo di sfondamento fu molto più tragico per le truppe circondate. Dopo la battaglia di Debaltsevo il gruppo nemico di stanziatovi fu liquidato, parzialmente distrutto, e le unità disintegrate nella sacca non poterono più combattere entro breve periodo e la maggior parte del materiale fu persa, come scorte significative di munizioni ed equipaggiamenti. Il cosiddetto saliente di Svetlodarsk fu costituito dopo la battaglia, attualmente è sotto la stessa minaccia di accerchiamento da Trojtskoe, Krasnij Pakhar e Dolomitnoe. Tale configurazione del fronte crea una grande apertura per le FAN se le operazioni riprendessero, perché è possibile ripetere il tentativo di accerchiamento a nord di Svetlodarsk (3-4 mila effettivi ucraini possono esservi intrappolati) con una configurazione più vantaggiosa del fronte.
Naturalmente, non si può evitare di toccare le questioni del Voentorg e del “Vento del nord”. Il Voentorg fu completamente impegnato durante la campagna, rifornendo munizioni e carburante necessari all’operazione, anche se riguardo logistica e distribuzione su ampia scala, l’operazione e il consumo di munizioni e carburante innescarono questioni sulla tempistica dei rifornimenti alle unità di prima linea; c’è ancora del lavoro da svolgere in questo campo. Nonostante gli annunci della junta secondo cui combatteva l’esercito russo anziché le FAN, il “Vento del nord” effettivamente non soffiava, anche se a gennaio ci si aspettava che le azioni delle FAN ricevessero un sostegno diretto più consistente, come nell’agosto 2014. Quindi, parlando della campagna invernale, possiamo tranquillamente affermare che s’è trattato soprattutto di uno scontro tra FAN e FAU. Il secondo livello della guerra, associato al confronto segreto tra FR e Stati Uniti in Ucraina, è rimasto nell’ombra in misura significativa, non soddisfacendo gli Stati Uniti, come dimostrano le osservazioni dei funzionari statunitensi. Gli Stati Uniti preferirebbero un confronto più diretto, che la Russia evita in ogni modo. La campagna d’informazione militare è stata vinta dalla FR, perché dopo oltre un mese e mezzo di lotta, la junta non è riuscita a dimostrare chiaramente di combattere l’esercito della Federazione Russa, e gli statunitensi non avevano molti argomenti. Fu proprio la sconfitta in questo aspetto della battaglia di Debaltsevo che ha attivato la censura contro i media russi in Ucraina portando alla creazione delle “forze d’informazione”. La junta cerca di ridurre frettolosamente le conseguenze della sconfitta informativa che, proprio come sul fronte, ha portato al crollo dei due moderni miti dei “cyborg” e della “Stalingrado ucraina”.
Dopo aver preso Debaltsevo, le FAN controllano il principale nodo dei trasporti, permettendogli di manovrare con ampie forze e liberare forze significative per le operazioni su Svetlodarsk, Popasnaja e Gorlovka. I trofei catturati compensano sostanzialmente le perdite materiali che le FAN hanno subito in oltre un mese e mezzo di combattimenti. La sconfitta di Debaltsevo è il culmine della campagna invernale conclusa con successo dalle FAN. I tentativi della junta per un’offensiva furono sventati. Nel frattempo, le FAN hanno risolto due importanti compiti operativi in un mese e mezzo di combattimenti: l’aeroporto di Donetsk completamente preso e il saliente di Debaltsevo eliminato. Quindi possiamo tranquillamente dire che l’operazione è stata un successo, anche se non dobbiamo dimenticare le offensive fallite su Krimskoe, Avdeevka e Peski. Il nemico ha resistito con ferocia e alcun successo decisivo è stato ottenuto in quei luoghi, dove il comando nemico non ha commesso errori manifesti. Gli errori del comando delle FAU nella zona dell’aeroporto, Uglegorsk e Debaltsevo sono stati sapientemente sfruttati, portando a risultati positivi e superando la situazione tattica di fine gennaio. A seguito dei risultati della campagna, si può dire senza dubbio che, nonostante i continui dolori di crescita militare e i problemi strutturali e politici, la milizia è ormai un esercito perfettamente in grado di attuare un’ampia offensiva contro un esercito regolare con diversi mesi di esperienza in combattimento. Certo, non tutto è andato liscio e alcune perdite potevano essere evitate, ma dobbiamo rendere omaggio al comando e ai combattenti delle FAN, che sono riusciti a concludere una campagna molto difficile in condizioni difficili, vincendola.29_01_2015-Карта-боев-Дебальцево-Новороссия-Украина-Донбасс

530823_1000Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia deve essere forte

Andrej I. Fursov, Comité ValmyZerkalo KrymaHistoire et Societé 2 marzo 2015

L’intervista seguente di Andrej I. Fursov, direttore dell’IFPI e aderente al Club d’Izborsk, è stata concessa il 18 febbraio 2015 alla rivista “Specchio di Crimea” con il titolo provocatorio ‘La puzza dell’occidente’. “Dobbiamo essere forti, così nessuno ci trascinerà in una guerra”.

Foursov-2Andrej Ilich, se vuole vada dritto al punto. Secondo voi qual è il vero scopo dell’aggressione degli Stati Uniti in Ucraina?
Lo scopo principale del colpo di Stato nazista a Kiev e dell’aggressione degli Stati Uniti al mondo russo che ne segue è la creazione di un avamposto per esercitare pressioni politiche, e forse anche militari, sulla Russia, creando una fonte permanente di tensione ai nostri confini occidentali.

La comunità internazionale l’ammette?
Ma cosa significa comunità internazionale? Non ci si inganni, dietro tale frase si nasconde il vertice finanziario-aristocratico del capitalismo contemporaneo e i suoi vari servi, soprattutto i media (“smi” nelle iniziali in russo per mass media), o meglio puzza (“smrad” nelle iniziali in russo per massmedia di disinformazione e propaganda).

L’attenzione dei media “puzzolenti” s’è a lungo concentrata sulla crisi ucraina. Fino a che punto l’essenza del confronto sul Donbas è stata svelata, o in realtà ne occulta la natura o ne tralascia certi aspetti?
La “puzza” mondiale dà un’immagine assolutamente falsa di ciò che accade in Ucraina, cambiando cinicamente il nero in bianco e viceversa. Ciò che chiamiamo media globali, sono reparti speciali, commando avanzati nella guerra dell’informazione. Il loro obiettivo principale è distruggere qualsiasi volontà di resistere del nemico. Charlie Hebdo, per esempio, rientrava in tale categoria. Negli anni hanno deliberatamente provocato i musulmani, suscitandone la reazione. Tuttavia, non fu niente di particolare; era una provocazione dei servizi speciali sulla scia dell’11 settembre 2001.

Potrebbe commentare il divieto alla Russia di partecipare alla votazione dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa?
Tale atto va inserito nel contesto complessivo delle misure contro la Russia. In relazione a ciò si pone la questione se dobbiamo rimanere in tale organizzazione che con i nostri soldi ci insulta e conduce contro di noi una guerra politica e d’informazione.

Cosa accadrà in Ucraina?
Penso che l’Ucraina sia sull’orlo del collasso economico e della disintegrazione. In breve la rovina.

Con l’inverno, crollo economico e altri problemi renderanno l’Ucraina più accomodante o niente lo permetterà?
Quasi per niente. Il regime di Kiev è un regime fantoccio, un’amministrazione coloniale controllata dagli Stati Uniti d’America. I pupazzi non si muovono da soli, sono manovrati. In inverno, calore e gas sono problemi delle persone, non dei burattini, né dei loro padroni d’oltreoceano. L’ucrojunta può radunare le forze quanto vuole, ma il tempo lavora contro di essa e anche i suoi padroni statunitensi riescono a malapena ad aiutarla. Perché? Far uccidere slavi da slavi. Ripeto: far ragionare Kiev ne richiede la sconfitta militare totale, quando gli statunitensi non l’aiuteranno più.

Come è possibile che tale Paese, che ha subito gli orrori dell’occupazione fascista, allevi tanti seguaci di Hitler?
Ricordiamo, inoltre, che in tale Paese c’erano molti seguaci di Bandera e servivano i nazisti. Nell’epoca sovietica non s’è riusciti a sradicare tale schifo e nell’era post-sovietica i servizi speciali occidentali, soprattutto statunitensi, con l’assistenza attiva del potere ucraino rimisero in piedi i parassiti anti-sovietici e anti-russi. Gli hanno armati ed organizzati, e il risultato è evidente. C’è solo un modo per fermare il nazismo ucraino, distruggerne militarmente le strutture politico-militari, seguito da un serio lavoro presso la popolazione, sul piano psicologico e informativo, in senso contrario a quello svolto in Ucraina dai poteri forti e dall’occidente nel corso dell’ultimo quarto di secolo. Questa chemioterapia è indispensabile per eliminare il tumore maligno.

In che misura il conflitto in Donbas minaccia Russia, Europa e Mondo?
Il conflitto nel Donbas destabilizza l’Europa, inserendo un cuneo tra Europa occidentale e Russia. In realtà, anche esperti statunitensi come J. Friedman, organizzatore e amministratore di “STATFOR” (“la CIA privata”) dichiarano apertamente che il compito principale degli Stati Uniti in Eurasia è destabilizzare il continente

La Russia è una grande potenza senza l’Ucraina?
Si. Naturalmente con l’Ucraina sarebbe più facile, ma è possibile anche senza. Tanto più che il potenziale della sovranità umana di una parte significativa della popolazione ucraina è estremamente bassa.

L’ultimo presidente dell’URSS Mikhail Gorbaciov è stato il primo ad avvertire il mondo che la guerra fredda tra Russia e Stati Uniti ha raggiunto una fase critica ed è possibile diventi una vera guerra tra le due superpotenze nucleari, “Purtroppo, non posso dire con certezza che la guerra fredda non diventerà “calda”. Temo che gli Stati Uniti corrano il rischio”. E lei?
Chiaramente, Gorbaciov, che ha venduto l’URSS e il campo socialista all’occidente, ha studiato i suoi partner e sa di cosa parla. Tuttavia, non sarei sorpreso che si tratti di doppio gioco, e che il “miglior tedesco del XX secolo” cerchi di spaventare il governo russo attuale. Gorbaciov non è una persona cui credere o fidarsi. Sulla possibilità di una guerra fredda, dobbiamo sempre essere pronti a tale eventualità. Naturalmente, siamo persone educate e pacifiche ma i nostri treni blindati dobbiamo tenerli permanentemente sui binari, pronti a partire. Uomo avvisato mezzo salvato.

Come evitare la guerra e cosa la Russia dovrebbe fare?
La Russia non dovrebbe mai farsi coinvolgere in una guerra. Dobbiamo evitarlo con tutti i mezzi, legali e illegali. E in generale, dobbiamo essere forti, così nessuno si azzarderebbe a trascinarci in guerra.

Se ciò dovesse accadere, come potremo vincere? La Russia potrà, nella situazione attuale, compiere una svolta tecnologica ed innovativa?
La condizione che permetta alla Russia una rivoluzione tecnologica è il suo ritorno dalla situazione attuale di fornitrice di materie prime a potenza tecnologica, come l’Unione Sovietica negli anni ’50-’80, quando la banda di Gorbaciov iniziò a distruggere infrastrutture e Stato. Ma a sua volta, tale ritorno richiede la trasformazione del regime oligarchico a un altro, con la componente oligarchica scomparsa o quasi azzerata. Tale trasformazione è dettata dal fatto che il regime oligarchico non saprebbe resistere efficacemente all’occidente. Questo è esattamente il motivo per cui nel 1929, Stalin liquidò la variante sovietica del governo oligarchico corrotto, la NEP. L’oligarchia comunista continuò a resistere fino alla fine degli anni ’30; solo con il XVIII Congresso del Partito comunista si potrebbe parlare di vittoria su di essa. Pertanto, la necessità di un cambio radicale in Russia è dettata non solo da problemi interni, ma anche dagli imperativi della politica estera. L’alternativa a questo cambiamento è la vittoria dell’occidente e della sua “quinta colonna” in Russia, seguita dallo smantellamento del Paese. I prossimi anni saranno un momento di verità della nostra storia.

Cambiare regime… Ma finora i nostri leader rimangono al potere (almeno è così fino ad oggi), le tasse non sono diminuite, la mobilitazione non è proclamata, le repubbliche di Donetsk e Lugansk non sono riconosciute a livello diplomatico… Chi farà tutto questo?
Non chiedetelo a me.

Per l’occidente, la Crimea è divenuta il famoso “Cigno Nero”. La Russia può regalare altre sorprese simili ai suoi cosiddetti “partner”?
I “cigni neri” sono eventi rari, ma più ne faremo all’occidente, più forte sarà la nostra posizione.

1908235Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia potrebbe fare del Mar Cinese Meridionale un lago cinese

Cosa costruisce la Cina nel Mar Cinese Meridionale?
Tyler Durden Zerohedge 23/02/2015ColeFMapNov11Nel Mar Cinese Meridionale vi sono i territori tra i più contesi del pianeta. Sei Paesi, Cina, Taiwan, Vietnam, Malesia, Filippine e Brunei competono sui diritti nel mare. La disputa si concentra sul contestato arcipelago delle Spratly, un miscuglio di isolotti e scogliere quasi al centro del Mar Cinese Meridionale. Tutti, tranne il Brunei, vi hanno costruito avamposti militari, e tutti questi Paesi, meno la Cina, vi hanno costruito piste di atterraggio. La Cina, arrivata in ritardo nell’occupare le Spratly, ha potuto occupare pienamente otto scogliere. Con così poca terra da utilizzare, la Cina ha iniziato a recuperare da allora. Nell’ultimo anno, gli avamposti della Cina nelle Spratly sono stati sistematicamente sottoposti a un processo di “bonifica”, dove le draghe prelevano sedimenti dal mare scaricandoli sulle scogliere sommerse per farne delle isole. La Cina ha già costruito cinque isole con la bonifica, e almeno due isole sono avviate. La Cina non è la prima a ricorrere alla bonifica, il rilievo Rondine della Malesia e diverse isole vietnamite sono state artificialmente costruite o ampliate, ma la bonifica della Cina avviene su scala più ampia rispetto a qualsiasi progetto precedente. L’isola artificiale costruita sulla scogliera Fiery Cross eclissa l’isola Taiping di Taiwan come maggiore delle Spratly, ed edifici sono in costruzione in diverse altre scogliera cinesi. Mentre i nuovi avamposti militari diventano operativi, è imperativo comprendere cosa la Cina costruisce nel Mar Cinese Meridionale.

Scogliera Fiery Cross
Scogliera Fiery Cross (nota anche come isola Yongshu) era completamente immersa fino ad agosto 2014 quando le draghe cinesi hanno cominciato a scavare il sedimento circostante. Prima della costruzione, la presenza cinese era costituita da un unico bunker di cemento sulla punta sud-ovest del rilievo, ma l’isola da allora è divenuta la più grande delle Spratly, misurando circa 2,3 kmq. La nuova isola è quasi lunga due miglia e sembra essere il futuro sito di un aeroporto.

11Fiery Cross 6 febbraio 2015

21Fiery Cross 14 novembre 2014

Tra novembre 2014 e gennaio 2015, il sud-ovest del rilievo venne bonificato collegando l’aeroporto alla struttura in cemento armato originale e allargando la superficie della barriera corallina. Le attività di dragaggio non sono cessate, e la terra è ancora in espansione. Le fotografie recenti dei media filippini mostrano che le fondamenta di una grande costruzione a nord-est dell’isola.

Scogliera Johnson South
La Scogliera Johnson South ha subito una delle più straordinarie trasformazioni delle Spratly. Le foto pubblicate dal ministero degli Esteri filippino mostrano che la bonifica era iniziata nei primi mesi del 2014, e le nuove foto indicano che la costruzione è ancora in corso.

31Johnson South

All’inizio di settembre 2014 diverse notizie furono diffuse da IHS Janes e BBC sull’avvio di una grande costruzione. Non è chiaro esattamente quando sia iniziata, ma le foto scattate ai primi di dicembre 2014 mostrano chiaramente un edificio considerevole, forse alto più di dieci piani, in costruzione sulla nuova isola.

41Johnson South

Le fotografie scattate e diffuse dall’agenzia vietnamita Thanh Nien News mostrano una serie di cantieri, tra cui ciò che potrebbe essere un centro di controllo del traffico aereo. I media filippini affermano che la Scogliera Johnson South un giorno ospiterà una pista di atterraggio, ma le foto non provano tale affermazione. La barriera corallina è lunga circa 6 kmq, e l’isola circa 0,16 kmq, lasciando ampio spazio per ulteriori bonifiche.

Scogliera Cuarteron
La Scogliera Cuarteron è l’avamposto più occidentale e più meridionale della Cina nelle Spratly. Le bonifiche sulla barriera corallina sembrano essere iniziate nel marzo 2014. Da gennaio 2015 la Cina ha costruito 0,3-0,4 kmq di nuovo territorio. L’isola ospita una diga foranea, un piccolo avamposto militare, un elicottero, un porto artificiale e un molo. Foto satellitari mostrano delle costruzioni in corso, ma non sono abbastanza chiare per capire cosa si stia costruendo.

51Cuarteron

Scogliere Gaven
Le Scogliere Gaven ospitano un progetto di bonifica medio, che realizzato un’isola artificiale di circa 0,08 kmq. Tra giugno e agosto 2014 quest’isola s’è ampliata da piccolo avamposto al bastione di oggi. Le foto mostrano che la nuova isola ospita una caserma per operai e militari, container usati come rifugi temporanei, un porto artificiale e armi antiaeree. Secondo IHS Janes l’isola ospita radar e missili antinave.

6Gaven

Scogliera Hughes
Le bonifiche sulla Scoglier Hughes sembrano iniziate nel marzo 2014. Le foto satellitari suggeriscono che sia in corso sull’isola una nuova costruzione. I rapporti indicano che la nuova isola ospita un faro e di un avamposto militare.

7Hughes

Scogliera Subi
La Scogliera Subi, l’avamposto più settentrionale della Cina nel Mar Cinese Meridionale, è la più recente bonifica. Le foto satellitari dei primi di febbraio 2015 mostrano una significativa presenza di draghe che lavorano in due punti a sud-est e sud-ovest della barriera corallina. Il dragaggio a Subi apparve nelle foto satellitari scattate il 26 gennaio 2015, mostrando due draghe che avevano cominciato a lavorare sulla punta sud-ovest di Subi. Prima dell’inizio della bonifica, Subi ospitava un elicottero e un piccolo avamposto in calcestruzzo utilizzato da truppe di passaggio.

8Subi 8 febbraio 2015

9Subi 26 gennaio 2015

Scogliera Mischief
La Scogliera Mischief è l’avamposto più orientale della Cina nelle Spratly. Foto satellitari di fine gennaio indicano che la bonifica è appena iniziata. Queste foto mostrano la presenza di draghe a sud dell’isola, così come nuove terre separate da una struttura in calcestruzzo. Il rilievo Mischief è a meno di 200 miglia dall’isola filippina di Palawan (meno di 150 miglia in alcuni punti), mettendo così la barriera corallina all’interno della zona economica esclusiva della Filippine. Com’era prevedibile, l’avvio della bonifica nella Scogliera Mischief è stato accolto da ampie proteste delle Filippine.

10Mischief 26 gennaio 2015

111Mischief 26 gennaio 2015

Scogliera Eldad
La Scogliera Eldad ospita un banco di sabbia a forma di lacrima a nord. Dimensioni e forma del banco di sabbia sono coerenti nelle foto scattate tra gennaio 2012 e novembre 2013. Le foto più recenti mostrano un leggero aumento delle dimensioni del banco di sabbia, indicando una possibile bonifica elementare in corso sulla barriera Eldad. Queste foto non riprendono draghe e possono semplicemente mostrare cambiamenti naturali, ma intelligence e media filippini sostengono che Eldad sia in realtà obiettivo della bonifica cinese. La situazione sul Eldad è ambigua, e dovremmo continuare ad osservarla per notare un recupero.

12Eldad

Sulla base di fotografie satellitari e rapporti d’intelligence è chiaro che la Cina attualmente bonifica almeno sette delle sue otto scogliere; Fiery Cross, Johnson South, Gaven, Hughes, Cuarteron, Subi, e Mishcief, e che una bonifica sarebbe iniziata anche su Eldad. I lavori su Johnson South, Gaven, Hughes e Cuarteron iniziarono nei primi mesi del 2014, la bonifica di Fiery Cross iniziava nell’agosto 2014, su Subi e Mischief a fine gennaio 2015. Bonifiche su Eldad potrebbe esser iniziate nel dicembre 2014. Le foto mostrano grandi costruzioni in corso sulle neo-isole Fiery Cross e Johnson South, mentre meno estese, ma sempre grandi costruzioni sono in corso a Hughes, Gaven e Cuarteron. Data la misura in cui il futuro controllo delle rotte nel Mar Cinese Meridionale influenzerà l’equilibrio di potere globale, la costruzione delle isole cinesi è degna di attenzione.

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La Russia potrebbe fare del Mar Cinese Meridionale un lago cinese
Forse non è una grande idea per gli Stati Uniti mettersi contro la Russia?
Harry J. Kazianis The National Interest 25 febbraio 2015 – Russia Insider

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Ciò che Robert Kaplan ha così elegantemente soprannominato “Calderone dell’Asia”, il Mar Cinese Meridionale, potrebbe ribollire di nuovo. Ma il vero spunto è chi potrebbe accendere con la ‘massima’ fiamma tale caldaia virtuale: nientemeno che il presidente russo Vladimir Putin. Eventi a migliaia di chilometri di distanza, in Ucraina, potrebbero innescare una reazione a catena che potrebbero vedere la Cina dominare incontrastata questo grande specchio d’acqua grazie ad una grande infusione di armi e tecnologia russe, se l’occidente iniziasse ad armare l’Ucraina. Ma prima di arrivare ai succosi dettagli di come la Cina potrebbe diventare il “Master and Commander” del Mar Cinese Meridionale grazie all’assistenza russa, facciamo un doveroso passaggio dell’ultimo dramma in questo tormentato specchio d’acqua. Le tensioni sono aumentate nella regione Asia-Pacifico, la Cina continua a cambiare i fatti sul campo (“sull’acqua” potrebbe essere un termine migliore), continuando a lavorare su diversi enormi progetti di bonifica delle isole che molti analisti ritengono creeranno nelle maggiori isole abitate aeroporti, porti, stazioni radar e forse anche batterie di missili antinave. La motivazione è abbastanza ovvia, Pechino probabilmente dominerà il Mar Cinese Meridionale, se utilizza queste isole rivendicandone la sovranità. Nulla parla di “sovranità indiscutibile” che agendo da sovrano, come pattugliare il territorio rivendicato e farvi rispettare le leggi. Le basi nel Mar Cinese Meridionale, disponendosi su 9 o 10 famigerate linee tratteggiate, più che dei grandi segni su una mappa a Pechino, potrebbero realizzarlo.

Le nuove basi nella Cina meridionale + A2/AD = un incubo per USA ed alleati
Per le capacità militari cinesi molto è stato fatto negli ultimi anni, con la crescente capacità della RPC di negare a un avversario tecnologicamente avanzato (si pensi a Stati Uniti e/o Giappone) la capacità d’intervenire in diversi possibili scenari presso i suoi confini (Taiwan e/o Mar Cinese orientale e meridionale). Nei prossimi anni, tali capacità evolveranno e miglioreranno grazie alle innovazioni tecnologiche. Combinando probabili progressi tecnologici cinesi come missili da crociera più precisi e dalla maggiore autonomia e nuove basi nelle isole bonificate nel Mar Cinese Meridionale, a dir poco saranno l’incubo dei pianificatori di Stati Uniti e alleati, che fanno di tutto per garantirsi l’accesso alle regioni vitali dell’Asia-Pacifico. Denominato A2/AD dalla maggior parte degli specialisti militari occidentali, la Repubblica popolare cinese lentamente crea le condizioni in cui Stati Uniti, Giappone e altre forze alleate soffrirebbero pesanti perdite se un conflitto esplodesse sulla prima catena di isole, e in futuro, anche sulla seconda catena di isole. Attraverso diversi campi d’ingaggio (terra, mare, aria, informatica e spazio), le forze cinesi hanno perseguito un robusto programma di sviluppo di una serie di sistemi d’arma unici che sfruttano le debolezze specifiche delle forze di USA ed alleati. Mentre queste capacità sono già abbastanza robuste, e Washington ed alleati stendono piani per neutralizzare l’impatto di tale strategia (vedasi il il dibattito sul concetto Air-Sea Battle/JAM-GCC), qualcosa di ampiamente ignorato in molte recensioni sul problema è che Pechino già opera per acquisire la prossima generazione di piattaforme per armi A2/AD, oltre a sviluppare tattiche e strategie corrispondenti. La Cina negli ultimi anni ha sviluppato prototipi di caccia di 5° generazione, piattaforme per missili balistici antinave e missili da crociera a lungo raggio sempre più sofisticati. Tali sistemi non sono facili da produrre da una qualsiasi nazione. Se Pechino dovesse trovare un partner disponibile, potrà già avere tale tecnologia, compiendo il salto di qualità necessario per disporre di tali piattaforme avanzate per armi A2/AD anni prima di quando i produttori nazionali possano fare da soli. La Russia, in cerca di vendetta per la crisi in Ucraina, potrebbe fornire tale assistenza.

Come la Russia potrebbe aiutare la Cina: armi e tecnologia
Immaginate questo scenario: l’occidente decide che è il momento di armare l’Ucraina. La Russia decide che deve reagire e non solo in Europa. Il Presidente Putin tira fuori il mappamondo e cerca un luogo dove la potenza russa potrebbe meglio colpire gli Stati Uniti. I suoi occhi si illuminano su una zona che potrebbe non solo rafforzare i legami con un partner potenziale, ma danneggiare seriamente gli sforzi statunitensi per il “perno” su quella parte del mondo: il Mar Cinese Meridionale.

A2/AD vola alto: arriva il Su-35 russo
La Cina cerca di migliorare la sua capacità anti-accesso nel dominio dell’aria, con il tanto vociferato acquisto di Su-35 dalla Russia, acquisizione che potrebbe formalizzarsi se l’occidente arma l’Ucraina. Con un raggio d’azione maggiore rispetto agli attuali Su-27/J-11 della PLAAF, il Su-35 darebbe alla Cina la possibilità di schierare caccia avanzati per maggiori periodi sui Mari Cinesi orientale e meridionale, migliorando l’efficacia dei pattugliamenti nella recente Air Defense Identification Zone (ADIZ) sul Mar Cinese Orientale ed eventualmente aiutare Pechino a creare una ADIZ sul Mar Cinese Meridionale. L’aereo sarebbe probabilmente superiore alla maggior parte dei caccia in Asia (ad eccezione di F-22 e F-35) colmando il vuoto fin quando presumibilmente i velivoli furtivi nazionali di 5.ta generazione saranno operativi. Se la Cina dota gli aerei di armi antinave avanzate e li basa nei nuovi aerodromi sulle barriere Johnson e Fiery, una nuova e potente arma antiaccesso comparirebbe, con solide capacità di respingere le forze alleate in acque più sicure.

1458451A2/AD 2.0 sul mare: sottomarini e sonar
Nell’oceano, grazie ancora alla possibile collaborazione con la Russia, la Cina potrebbe cercare di migliorare le proprie capacità sottomarine con possibili nuovi sottomarini. Ciò si collega ad ulteriori notizie sulla possibile vendita di Su-35 negli ultimi anni. Mentre i rapporti variano sulla serietà dei negoziati, confermati e negati più volte, nuovamente si comprendono le tendenze cinesi nel rafforzare le proprie capacità A2/AD con l’aiuto russo. La nuova  tecnologia sottomarina sarebbe di vitale importanza per la Cina, non solo per la possibilità di schierare sottomarini più potenti, ma anche perché Pechino potrebbe potenzialmente trarre nuove tecnologie da questi mazzi. Ciò potrebbe includere motori AIP, tecnologie furtive e avanzate armi antinave dei russi talvolta venduti con i sottomarini. La PRC sembra interessata a migliorare la tecnologia anti-sottomarini (ASW), un punto debole tradizionale di Pechino. In un articolo per Proceedings dello scorso anno, i collaboratori della TNI Lyle Goldstein e Shannon Knight analizzavano le recenti opere cinesi suggerendo che Pechino “ha schierato nell’oceano reti acustiche fisse al largo delle sue coste, presumibilmente con l’intento di monitorare le attività sottomarine straniere nei mari vicini“. Citando altri saggi di provenienza cinese, la ricerca sembra confermare l’incursione di Pechino in questo importante settore della tecnologia militare. Mentre non vi è stata alcuna menzione specifica di un accordo sui sottomarini tra Russia e Cina, Mosca ha sicuramente l’esperienza per aiutare Pechino in questo senso. Considerando che gli sforzi degli Stati Uniti per mantenere l’accesso agli spazi eventualmente contestati dalla A2/AD cinese dipendono soprattutto dai sottomarini furtivi, una tale collaborazione in questo settore potrebbe rafforzare considerevolmente i piani A2/AD cinesi.

Perché la Russia potrebbe pensarci due volte: l’accordo del Su-27
Mentre la crisi ucraina certamente sarebbe un potente catalizzatore per la collaborazione tecnologica nella difesa sino-russa, per tali trasferimenti in passato Mosca ha pagato un prezzo pesante. La Russia farebbe certamente meglio a rivedere il passato, avendo indizi sul perché una vendita alla Cina potrebbe essere una sfida nel lungo termine. L’ultimo importante accordo aeronautico tra Mosca e Pechino, negli anni ’90, riguardava l’ancora molto ricercato aereo di 4.ta generazione Su-27 Flanker. A quel tempo la Russia non vendeva armamenti tecnologicamente avanzati a Pechino dalla frattura cino-sovietica, quando l’aumento delle tensioni scatenò scontri di confine. Quando l’URSS crollò, alla fine del 1991, l’industria bellica russa lottava per rimanere a galla. La Russia traboccava di armi che avrebbero aiutato i cinesi a un salto di diverse generazioni nella tecnologia militare, quindi una partnership sembrava avere senso. Per la Cina, l’accesso a tecnologia militare avanzata era cruciale e nel 1991 Pechino riteneva tale ricerca rilevante. Gli strateghi cinesi erano attoniti dalla velocità con cui gli Stati Uniti poterono sopraffare le forze armate irachene nella prima guerra del Golfo. I pianificatori militari cinesi si resero conto che gran parte delle loro armi era obsoleta di fronte a munizioni di precisione, bombardieri invisibili e aerei da combattimento guidati da sistemi di comando e controllo avanzati. La tecnologia russa, anche se non così avanzata come quella degli USA, diede la spinta tanto necessaria alla modernizzazione. Nel 1991 Mosca vendette a Pechino un lotto di 24 Su-27 per 1 miliardo di dollari. Nel 1995, la Cina acquistò altri 24 Su-27 dalla Russia, consegnati nel 1996. Nello stesso anno, Cina e Russia approfondirono la partnership quando Pechino comprò per circa 2,5 miliardi di dollari la licenza per la fabbricazione di altri 200 Su-27 presso la Shenyang Aircraft Company. Il contratto imponeva che l’importante versione cinese del Su-27 dotata di avionica, radar e motori russi, non potesse essere esportata. La Russia era preoccupata a che la Cina potesse conoscere abbastanza il Su-27 da poter un giorno venderlo a terzi, facendo perdere alla Russia potenzialmente miliardi di dollari nella vendita del caccia. Purtroppo per la Russia, l’accordo fu quasi un disastro. Dopo aver costruito circa 100 jet, la Cina annullò il contratto nel 2004. Pechino disse che gli aerei non soddisfacevano più le sue specifiche. Tre anni dopo, la Cina rigettò completamente l’accordo quando sviluppò il nuovo caccia J-11. L’aereo sembrava la copia esatta del Su-27. La Cina nega di aver copiato il Su-27, spiegando che l’aereo utilizza parti per lo più locali ed avionica e radar sviluppati nazionalmente.

Riflessioni
Mentre il dibattito si scalda a Washington sui modi per sanzionare la Russia per le sue azioni in Ucraina, Mosca ha più modi di reagire se l’occidente armasse l’Ucraina. Infatti, quanto sopra è solo una delle molte possibilità. Mosca potrebbe seguire l’azione descritta con la Cina, fornendo armi e tecnologia che potrebbero esacerbare la tendenza della Cina verso sud e in altre contese future. Tuttavia, la Russia ha molti altri modi di creare difficoltà all’occidente; per esempio nei colloqui sul nucleare Iran o ingraziarsi altre nazioni in rotta con l’occidente come Corea democratica, Venezuela e varie altre. E la Russia, naturalmente, ha la capacità di alzare drammaticamente la posta in Ucraina fornendo ai separatisti armi più avanzate per contrastare le possibili armi occidentali.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Verso una completa svolta eurasiatica della Turchia?

Andrew Korybko, Sputnik, 25 febbraio 2015 – Russia Insider

L’idea della Turchia d’acquistare missili cinesi non-compatibili con la NATO per completare il suo sistema di difesa aerea, indica che Ankara potrebbe preparare una grandiosa svolta politica al di fuori dell’occidente.vladimir-putin-tayyipOggi, la Turchia deve ufficialmente decidere se acquistare missili francesi, cinesi o statunitensi per il suo sistema di difesa aerea, ma il fatto che i prodotti militari di Pechino siano seriamente contemplati dallo Stato membro della NATO, dimostra che la leadership non è così saldamente ‘atlantista’ quanto si pensava. Anche se è solo un espediente negoziale per spremere maggiori concessioni dai partner statunitensi e francesi, si parla sempre dell’assai traballante rapporto di Ankara con l’occidente, dimostrando che la Turchia potrebbe usare la minaccia di un credibile perno eurasiatico come ‘ricatto’ a suo vantaggio.

L’impossibile sgambetto curdo di Washington
Il maggior evento su cui gli osservatori iniziano a domandarsi se la Turchia contempli un perno eurasiatico è il fallito tentativo statunitense di utilizzare il nazionalismo curdo per spingere Ankara ad invadere la Siria. A dire il vero, è esattamente ciò che la Turchia si diceva facesse in passato, ma secondo proprie condizioni e garanzie indiscutibili di NATO e GCC che l’avrebbero sostenuta nel tentativo. Washington, tuttavia, aveva altri piani e ha fomentato il nazionalismo curdo, con l’intento di spaventare la Turchia per farle iniziare l”intervento umanitario’ ad Ayn al-Arab (Kobani) in Siria, aprendo la via all’invasione formale del Paese, occultata nei procedenti quattro anni. Ma la Turchia non ha abboccato per due motivi: voleva garanzie concrete che NATO e GCC fornissero qualsiasi supporto militare che la Turchia richiedesse (mai ricevute) e, soprattutto, ritiene che ‘l’impegno bilaterale degli Stati Uniti con il Kurdistan’ sia una minaccia esistenziale per lo Stato turco. A causa di questi due fattori, la Turchia iniziava a prendere provvedimenti a cui pensava già da tempo, diversificando i partenariati stranieri con maggiore propensione verso il mondo non occidentale.

La persuasione eurasiatica
Finora, ciò ha significato maggiore cooperazione con la Russia (il ‘nemico’ temuto della NATO, secondo la maggior parte degli esperti occidentali) attraverso il cosiddetto gasdotto ‘Turk Stream‘, sostituendo il South Stream annullato. Tuttavia, non è solo l’energia che attrae la Turchia verso la Russia, dato che le relazioni con Mosca offrono vantaggi maggiori ad Ankara qualora decidesse di muoversi verso un partenariato strategico completo, ecco un esempio di alcuni campi in cui la Turchia può trarre profitto:

Economia
L’Unione euroasiatica potrebbe adeguatamente sostituire l’avvicinamento della Turchia all’UE, in stallo 30ennale.

Politica
I valori della Russia sulla sovranità quale pilastro fondamentale negli affari internazionali, e quindi alcuna interferenza nella politica interna della Turchia.

Sicurezza
Mentre gli Stati Uniti conducono il doppio gioco con la Turchia, operando con i curdi e, come alcuni ritengono, sostenendo le proteste del parco Gezi (che potrebbero essere strutturalmente viste come una rivoluzione colorata, non importa quanto popolare e apparentemente autentica), la Turchia non affronta tali rischi alla sicurezza con la Russia.

Perciò la leadership turca potrebbe essere seriamente convinta a puntare verso l’Eurasia allontanandosi dall’occidente.

Sul confine (come previsto?)
La disposizione attuale, però, vede la Turchia seduta sul confine tra le due parti, per certi versi manifestazione di multipolarità. Nel senso che il Paese gioca tutte le parti a proprio vantaggio, cercando di capitalizzare nel richiederle fedeltà e trattenendosi dall’impegnarsi troppo con una parte o l’altra. Non si sa per quanto la Turchia potrà gestire tale delicato equilibrio prima di essere costretta a passare saldamente da una parte, ma è degno di discussione quali sue interazioni implichino una collaborazione più profonda con ognuna di esse, ottenendo il quadro migliore cui appoggiarsi.

Le sfide con l’occidente
Colloqui con l’Unione Eurasiatica
L’occidente è escluso dal fatto che la Turchia parla con la Russia su una maggiore cooperazione con l’Unione eurasiatica, dato che se s’integrassero correttamente, finirebbe la possibilità di Bruxelles di usare la carota di una futura adesione all’UE adescando Ankara con la sua offerta.

Turk Stream
Questa partnership strategica distrugge completamente il potere negoziale dell’UE usando South Stream come arma contro la Russia, e l’occidente è assai turbato nel vedere la Turchia aiutare la Russia nel ricercare una rotta alternativa alle sue esportazioni energetiche.

Partner del dialogo con la SCO
La definizione formale del rapporto della Turchia con il colosso istituzionale non occidentale apre la via a legami più stretti tra Ankara e i suoi nuovi partner, potendo allontanare il Paese ancora più dai tradizionali alleati.

Sfide con l’Eurasia (Russia)
La guerra in Siria
Non importa quanto la Turchia si avvicini a Russia e non-occidentali se continua a destabilizzare la Siria soprattutto con il suo ruolo di via di transito di terroristi, armi e finanziamenti a sostegno del cambio di regime illegale contro il governo siriano, popolare e democraticamente eletto.

Infrastrutture della NATO
Anche se la Turchia decidesse di farla finita con l’occidente abbandonando la NATO (de facto o de jure), dovrebbe ancora fare i conti con ostacoli come la base dell’US Air Force ad Incirlik (che secondo alcuni ospiterebbe segretamente armi nucleari), rendendo improbabile che gli Stati Uniti abbandonino pacificamente le loro posizioni senza prima ricorrere a qualche tipo di sotterfugio politico (cioè rivoluzione colorata) per sovvertire tale decisione.

Neo-ottomanismo
Tale ideologia della classe dirigente turca (che l’attuale primo ministro Ahmet Davutoglu ha sostanzialmente inventato) significa che il Paese probabilmente continuerà a comportarsi in modo aggressivo verso la sua ex-sfera di influenza in Medio Oriente, e forse anche nei Balcani, divenendo una potenziale mina vagante che potrebbe non essere geopoliticamente affidabile quale stretto partner russo.

Allontanandosi dai dettagli e guardando il quadro in generale, le sfide della Turchia verso l’occidente sono generalmente di natura asimmetrica, mentre gli ostacoli nelle relazioni con l’Eurasia sono in gran parte concreti interessi convenzionali. Mentre l’occidente non propone alcuna soluzione per superare le difficoltà con la Turchia, l’Eurasia lo fa sotto forma di missili cinesi. Quindi, se Ankara in effetti conclude l’accordo per l’acquisto di armamenti antiaerei da Pechino, compirebbe un cambio tangibile verso l’occidente avvicinandosi all’Eurasia, esprimendo la maggiore svolta geopolitica globale del Paese.map-of-turkeyTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Abdalhaqim Belhadj, capo del SIIL in Libia

Nebil Ben Yahmed, Tunisie Secret 24 febbraio 2015

In una nota inviata all’Interpol, il procuratore generale dell’Egitto Hisham Baraqat ha presentato un mandato contro Abdalhaqim Belhadj e trenta altri criminali egiziani, tunisini e quwaitiani presunti appartenenti al SIIL. Secondo la legge egiziana, il terrorista libico Belhadj è anche accusato di essere il vero capo del SIIL nel Maghreb.

belhadj_2196832bCome abbiamo recentemente scritto il 16 febbraio, in un articolo sul fratello musulmano Recep Tayyip Erdogan, Abdalhaqim Belhadj è stato istruito dai servizi turchi e qatarioti a trasferire parte dei mercenari del SIIL in Libia per preparare la destabilizzazione di due Stati nel mirino degli strateghi della “primavera araba”: Egitto e Algeria.

Algeria ed Egitto, obiettivi del SIIL
Tale estesa operazione ultrasegreta è iniziata nell’ottobre 2014, con il trasferimento con aerei cargo e navi da guerra di materiale, autoveicoli 4×4 e combattenti dal fronte siriano-iracheno. La loro nuova missione, sancita dagli statunitensi, è aprire due nuovi fronti sui confini tra Egitto e Libia e tra Algeria e Libia. Ciò perché nell’amministrazione degli Stati Uniti, non essendo più l’Egitto alleato affidabile, alcuni falchi non disperano dal reinsediare al potere i Fratelli musulmani egiziani, tanto più che il fortunato cambio con l’avvento di Abdalfatah al-Sisi ha completamente compromesso il nuovo ordine statunitense in tutta la regione. Riguardo l’Algeria, non c’è dubbio che rimane padrona del suo petrolio e gas naturale. L’esercito algerino è consapevole del pericolo, ma alcuni vicini a Butefliqa pensano che moltiplicando le concessioni agli statunitensi, l’Algeria non verrà destabilizzata.

A cosa gioca la Tunisia?
I due Paesi che eseguono e supervisionano per conto degli Stati Uniti tale importante operazione sono Turchia e Qatar. La Tunisia che finge neutralità ne è anche coinvolta. Vi sono diversi indizi del coinvolgimento. In primo luogo, la residenza del famigerato terrorista Abdalhaqim Belhadj, non è in Libia ma in Tunisia, più precisamente a Djerba, con una cellula nel cuore di Tunisi. In secondo luogo, il governo tunisino non ha gradito l’ultimo attacco dell’Aeronautica egiziana contro posizioni del SIIL, rimuginando che la Tunisia preferisce una soluzione politica alla crisi libica. Nella riunione della Lega araba in cui il rappresentante egiziano accusava l’omologo del Qatar di sostenere il terrorismo, la Tunisia ha preso una posizione chiara contro altri attacchi egiziani in Libia. In terzo luogo, 48 ore dopo il bombardamento delle posizioni del SIIL dall’aeronautica egiziana, si apprendeva che 40 tonnellate di farmaci furono inviate in Libia. Secondo Muhamad Sahbi Juyni, segretario generale del Sindacato Nazionale delle forze di sicurezza tunisine, parlando il 18 febbraio sul canale televisivo Hiwar al-Tunisi, “di sicuro sono state inviate 40 tonnellate di farmaci nella città libica di Zintan”, aggiungendo di temere che il dono fosse destinato a finanziare gruppi terroristici e chiedendo al governo di portare il caso in tribunale. Isam Darduri l’ha confermato dando maggiori dettagli. Nonostante le spiegazioni confuse di Munir Qsiqsi, comandante della Guardia nazionale, le 40 tonnellate di farmaci furono effettivamente consegnate alle milizie di Belhadj per inviarle ai barbari del SIIL. Peggio, non era un regalo, ma un ordine negoziato da un potente affarista tunisino in ottimi rapporti con al-Nahda e Nida Tunis, e pagato da Abdalhaqim Belhadj, in possesso di metà dei beni libici all’estero, oltre ad aver derubato le banche libiche dopo l’assassinio di Gheddafi.

SIIL creazione turco-qatariota
Nel prendere tale posizione, la Tunisia è coerente con la politica degli Stati Uniti, che sono anche contrari ad ogni azione militare contro il SIIL in Libia, e per una buona ragione: il SIIL non è un miracolo divino ma una creazione turco-qatariota coperta dagli Stati Uniti. Il SIIL è la sintesi tra al-Qaida e al-Nusra, creata appositamente per distruggere la Siria ed Hezbollah e indebolire l’Iran. Secondo il comandante Husim al-Awaq, ex-ufficiale dell’intelligence militare siriana unitosi all’opposizione e capo del gruppo degli “ufficiali liberi” dell’ELS, Turchia e Stati Uniti non hanno mai ha sostenuto l’Esercito libero siriano, ma solo SIIL e Jabhat al-Nusra. “Abbiamo tre basi in Siria, mentre il SIIL ne ha 20 e al-Nusra 5, tutti finanziate dall’organizzazione turca Marmara“, ha detto. Da parte sua, il generale Wesley Clark, ex-comandante delle forze militari della NATO in Europa dal 1997 al 2001, ha recentemente affermato in un’intervista alla CNN che “lo Stato islamico (l’organizzazione taqfirista SIIL) è stato istituito con finanziamento dei nostri amici e alleati, tra cui Turchia e Qatar… al fine di combattere fino all’ultimo contro Hezbollah“.

Il SIIL perseguito dall’Egitto
Secondo al-Arabiya, il procuratore generale egiziano Hisham Baraqat, via Interpol ha lanciato un mandato contro Abdalhaqim Belhadj e trenta altri criminali egiziani, tunisini e quwaitiani presunti appartenenti al SIIL. Secondo la legge egiziana, il terrorista libico Abdalhaqim Belhadj è anche accusato di essere il vero capo del SIIL in Maghreb. Dei cinquanta terroristi ricercati, la metà sono cittadini tunisini, tra cui Brahim al-Madani, Abdarahman Suyhli, Haytham Tajuri, Usama Salabi, Adal Tarouni, Salahudin bin Umran, Salah Uarfli, Ahmad Zaui, Sadoq Gariani, Abdalwahab Gayad, Qalid Sharif, Ali Salabi, Ajmi Atri, Abdalbasat Azuz, Harun Shahibi, Umar Qadraui, Fradj Suyhli… In una dichiarazione al giornale tunisino al-Sarih del 24 febbraio 2015, il portavoce dell’esercito libico Ahmad Masmari affermava l’esistenza di un campo di addestramento del SIIL a Sabrata, 50 km dal confine tunisino. Quindi non vi sono solo Derna e Sirte sotto il controllo dei barbari e mercenari del SIIL. La diffusione di tale tumore è così rapida che prefigura un caos totale in Libia e di certo la sua partizione futura in diversi micro-Stati. Se il governo tunisino crede di uscirsene ospitando Abdalhaqim Belhadj, ex-luogotenente di Usama bin Ladin divenuto dopo la distruzione della Libia uomo di punta e capo occulto del SIIL del Maghreb, commette un crimine contro il popolo tunisino e un chiaro tradimento di Algeria ed Egitto. Giocando con il fuoco, può bruciarsi per prima. Tatawin, Zarzis, Gabis e Madanin possono finire sotto il “califfato” del SIIL prima di Marsa Matruh in Egitto e dei Wilaya Illizi e Djanet in Algeria!

201210152165194734_20Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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