La Cina compra il migliore missile del mondo

La Cina sigla l’enorme contratto militare con la Russia, comprando il migliore missile del mondo
Jeffrey Lin (Popular Science) 27 aprile 2015 – Russia Insider
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Migliorando la Difesa aerea della Cina si complicano notevolmente gli sforzi per condurre operazioni aeree o attacchi missilistici contro la Cina continentale, anche con droni furtivi, missili da crociera a lungo raggio e nuovi bombardieri della nuova “triade” degli USA

0_c39b5_de7a5048_XXLCina e Russia, nell’ambito di legami strategici più stretti, hanno concluso l’accordo da tempo atteso sul sistema missilistico superficie-aria (SAM) a lungo raggio S-400. L’accordo non è solo il più grande sugli armamenti sino-russi in oltre un decennio, ma la potenza dalla difesa missilistica S-400 fornirebbe alla Cina un rapido aggiornamento della difesa missilistica, mentre Stati vicini come la Corea democratica acquisiscono missili balistici e Stati Uniti e Giappone puntano a comprare missili antinave furtivi.

s-400_ausa_airpowerIl SAM S-400 ha una gittata di 400 km, efficace contro molti obiettivi che la Russia (e la Cina) dovranno affrontare, come caccia stealth e convenzionali, bombardieri, missili da crociera e missili balistici.
Nell’aprile 2015, Anatolij Isajkin, CEO dell’agenzia per l’esportazione degli armamenti russa Rosoboronexport, e Du Wenlong dell’Accademia di Scienze militari dell’EPL, dichiaravano che la Cina acquisiva l’S-400. The Moscow Times riportava che l’accordo da 3 miliardi di dollari riguarda 6 battaglioni S-400, in cui ogni battaglione è composto da 6 veicoli lanciamissili (TEL), quindi la Cina avrà 36 autoveicoli di lancio. L’S-400 è il sistema SAM dalla maggiore gittata nel mondo. Entrato in servizio in Russia nel 2007 può intercettare missili balistici e aerei ad alta velocità, mentre il suo radar 91N6E può rilevare ed inseguire aerei stealth ad oltre 100 km. Il più famigerato dei tre missili dell’S-400 è l’40N6 dall’incredibile gittata di 400 chilometri. La gittata estrema del 40N6 permetterà ai TEL dell’S-400 sulla costa della Cina di abbattere aerei sopra Taiwan. I più piccoli missili 48N6 da 250 km e 9M96E2 da 120 km di gittata sono altrettanto letali contro caccia, bombardieri, aerei da guerra elettronica e primo allarme, così come missili da crociera e balistici.HQ9Il SAM cinese HQ-9 costituisce metà dell’arsenale di SAM a lungo raggio della Cina, con quasi un centinaio di lanciamissili nel 2014. L’HQ-9 ha una gittata di 200 km e oltre contro aerei, droni e missili da crociera ha una limitata capacità ABM. Nel 2013 l’HQ-9 è stato scelto come sistema di difesa aerea dalla Turchia, a dispetto degli omologhi russi e occidentali.
L’S-400 integrerà i SAM a lungo raggio S-300 e HQ-9 della Cina, mentre il sistema di comando 30K6E può collegarsi con la rete di SAM di fabbricazione russa, come gli S-300 e TOR-M1 già operativi in Cina. Gli S-400 probabilmente saranno impiegati dall’Aeronautica dell’EPL (PLAAF), che storicamente è responsabile dei sistemi di difesa aerea a lungo raggio in Cina. Mentre con il 40N6 a lungo raggio potrebbero teoricamente coprire lo spazio aereo di Taiwan, probabilmente proteggeranno le basi più importanti, come i moli dei sottomarini ad Hainan, città importanti come Pechino e Shanghai, o occultarsi nelle montagne dell’entroterra del Fujian e Guangdong.

3dsmax_91n6e_radar_1Il radar AESA 91N6E “Big Bird” può rilevare e inseguire aerei stealth a oltre 100 km di distanza, mentre può rilevare obiettivi ad alta quota come missili balistici a 600 km di distanza.
L’accordo è significativo per la sicurezza regionale e la geopolitica. Le migliorate capacità della difesa aerea della Cina complicano notevolmente gli sforzi per condurre operazioni aeree o attacchi missilistici contro la Cina continentale, anche con droni furtivi, missili da crociera o nuovi bombardieri, tutti elementi del nuovo piano della “Triade” degli USA. In tempo di guerra, l’S-400 potrebbe addirittura sostenere gli attacchi aerei cinesi abbattendo i caccia nemici che volano sopra le loro basi e città. A livello strategico, la vendita dell’S-400 facilita la cooperazione sino-russa nonché altre vendite e programmi comuni, come sottomarini e operazioni spaziali.

1017621443_risultatoL’S-400 russo alla Cina: sfida geopolitica in Asia?
Sputnik  27/04/2015

DSC_1071(1)(2)La Russia è pronta a vendere alla Cina l’avanzato sistema missilistico S-400. Il Giappone è preoccupato dalla prospettiva, temendo che possa compromettere la sicurezza per la disputa territoriale sulle isole Senkaku, conosciute come isole Diaoyu in Cina. Il quotidiano economico Vedomosti ha riferito lo scorso novembre che Mosca era in procinto di vendere i missili antiaerei S-400 alla Cina. La notizia è stata confermata il 13 aprile, quando Anatolij Isajkin, CEO dell’esportatore di armi russo Rosoboronexport, ha detto in un’intervista che la Cina ha acquistato l’avanzato sistema di difesa aerea della Russia, commentava il giornale economico giapponese Nikkei. Mosca, tuttavia, era riluttante a consegnare il sistema alla Cina, preoccupata che Pechino ne avrebbe acquistato solo un piccolo numero con l’intento di smontarlo per poterlo costruire. Anche se Mosca e Pechino devono ancora annunciare ufficialmente l’accordo, sembra quasi certo che abbiano approvato la vendita, facendo temere a Tokyo che possa sconvolgere il fragile equilibrio militare nel Mar Cinese Orientale. Se l’accordo sarà concluso, la Cina sarà il primo Paese estero a comprare il sistema missilistico S-400. La Cina possiede già il precedente sistema di difesa aerea S-300, che tuttavia ha una gittata di soli 300 km, raggiungendo solo alcune parti di Taiwan.
Il sistema da 400 chilometri di gittata, per la prima volta permetterà alla Cina di colpire qualsiasi bersaglio aereo sull’isola di Taiwan, oltre a raggiungere bersagli aerei a New Delhi, Calcutta, Hanoi e Seoul, e anche presso le contestate isole giapponesi Senkaku nel Mar Cinese orientale. Tokyo e Pechino di recente, lentamente ma costantemente, lavorano a ricucire le relazioni diplomatiche, con il primo ministro giapponese Shinzo Abe che aveva incontrato il presidente cinese Xi Jinping. Sembra improbabile che i due Paesi usino la forza per prendersi le isole in un prossimo futuro. Tuttavia, Pechino può intraprendere azioni audaci nelle acque che circondano le isole Senkaku, se si convince di avere un vantaggio militare nell’area. Mosca, nel frattempo, è anche consapevole della minaccia che la vendita del sistema S-400 alla Cina rappresenterebbe per il Giappone. Mosca è sempre più frustrata dalle sanzioni di Tokyo, anche se non dure come quelle imposte da Washington. La fonte ha detto che il Cremlino ritiene che il Giappone stia solo cercando di compiacere Washington costringendo la Russia a pagare per il suo presunto intervento in Ucraina. E’ possibile che Vladimir Putin abbia autorizzato la vendita dell’S-400 per raccogliere fondi tra le pressioni economiche derivanti dalle sanzioni occidentali.
Nel governo Abe si afferma che il Giappone non dovrebbe essere troppo severo con la Russia, in quanto sanzioni troppo dure possono avvicinare ulteriormente Mosca a Pechino, cosa contraria agli interessi nazionali del Giappone, ha commentato il Nikkei.

1233434Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Pakistan è diventato terreno di gioco per Stati Uniti e Cina

Valerij Kulikov New Eastern Outlook 27/04/20151236278Sullo sfondo dei tentativi di Washington di ampliare l’influenza in diverse regioni del mondo, è simbolico che la Casa Bianca decida di rafforzare la cooperazione militare con il Pakistan. Tale passo degli Stati Uniti è dettato da una serie di variabili, tra cui il fatto che il Pakistan sia una potenza nucleare, capace di decidere se sostenere l’aggressione saudita allo Yemen sponsorizzata da Washington. Ma la causa principale di tale passo è il rapido svilupparsi della cooperazione militare Pakistan-Cina dimostratasi forte negli ultimi anni. Washington tende ad ignorarlo, mentre si oppone al progresso economico cinese avanzando offerte “lucrative” a Islamabad nel campo militare. Va notato che le élite pakistane considerano la partnership con la Cina come sicura garanzia di sicurezza per il Pakistan, in una situazione in cui i due Stati sono sempre più prudenti verso la vicina India. Così la notizia che nel 2014 la Cina è tra i massimi tre esportatori di armamenti, con il 41% delle esportazioni dirette in Pakistan, mostra la dimensione di questa cooperazione. Nel 2009 la Chendu Aircraft aiutò il Pakistan Aeronautical Complex ad avviare la produzione del caccia multiruolo leggero JF-17, progettato in Cina per le esigenze dell’aeronautica pakistana. Nel 2015 l’esercito pakistano ha iniziato a ricevere gli elicotteri Z-10 (noti anche come WZ-10) originariamente sviluppati in Cina, che saranno ben impiegati per combattere i terroristi in Pakistan. Si dice che questi elicotteri possano colpire bersagli ad una distanza di 5 km, senza entrare nella zona di tiro nemica. Non sorprende che la Cina utilizzi esperienza e competenza degli esperti russi della Kamov nel sviluppare l’elicottero ora prodotto in Cina dalla Changhe Aircraft Industries Corporation (CAIC).
Recentemente i due Paesi hanno deciso l’invio di otto nuovissimi sottomarini diesel-elettrici Tipo 41 (conosciuti dalla NATO come classe Yuan) al Pakistan. L’accordo rientra nei 5 miliardi di dollari di cui Pechino ha già espresso la disponibilità a fornire ad Islamabad tramite prestiti a lungo termine, ripagando il contratto. L’ulteriore sviluppo della cooperazione politica, economica e militare tra i due Paesi è stata assicurata dalla visita del Segretario Generale del Partito Comunista, Xi Jinping, arrivato in Pakistan il 20 aprile, presentatosi alle élite pakistane con un piano di investimenti da 46 miliardi di dollari. La maggior parte dei fondi forniti da Pechino sarà assegnata allo sviluppo del porto di Gwadar che, secondo alcuni analisti, può essere considerato l’avvio del grande progetto cinese per stazionare forze navali in Medio Oriente. Una quantità considerevole di truppe cinesi a Gwadar permetterà a Pechino di proteggere le rotte commerciali internazionali, garantendosi che le risorse per l’industria cinese non siano bloccate verso la destinazione. Inoltre, lo sviluppo di Gwadar, nell’ambito del grande progetto di corridoio economico sino-pakistano, prevede la realizzazione di quasi 2000 km di ferrovia insieme ai gasdotti dal porto pakistano di Gwadar alla città cinese di Kashgar. Un altro obiettivo degli investitori cinesi è la costruzione dell’autostrada Karakoram, dalla Cina al Pakistan. Ciò renderebbe numerose province cinesi più competitive economicamente, creando anche un corridoio alternativo allo Stretto di Malacca. Questi progetti possono compromettere il vecchio obiettivo degli Stati Uniti di contenere la Cina, dato che Washington non potrà più contenerla sulle frontiere marittime.
In queste circostanze, al fine di sottrarre il Pakistan dalla sua zona di influenza, gli Stati Uniti hanno deciso di vendere ad Islamabad otto pattugliatori GRC43M, alle fine del 2014, per 350 milioni di dollari. L’accordo è stato firmato con il pretesto di favorire gli sforzi del Pakistan nella lotta a pirateria e narcotraffico nel nord della penisola arabica. A gennaio Washington inviava armi e munizioni utilizzate dalle truppe dell’Afghan International Security Assistance Force. Un paio di settimane fa, il governo degli Stati Uniti ha approvato la consegna di elicotteri, missili e altri equipaggiamenti militari al Pakistan per 1 miliardo di dollari. In particolare, venderanno 15 elicotteri d’attacco Bell AH-1Z Viper con tutte le armi e le attrezzature necessarie al loro funzionamento, insieme a 356 missili AGM-114R Hellfire II. Questi sistemi saranno utilizzati per le operazioni antiterrorismo nel Nord Waziristan, nelle “zone tribali” e altre aree remote e montagnose del Pakistan. L’accordo dovrebbe concludersi nei prossimi cinque anni, dato che prevede la partecipazione di militari statunitensi nel supporto tecnico ed addestramento dei pakistani. Gli elicotteri in questione, AH-1Z (noto anche come Bell 449 SuperCobra) è l’ultima modifica di una ben nota famiglia di elicotteri da combattimento statunitensi, ma l’AH-1 Cobra è in produzione esclusivamente per l’US Marine Corps dal 2006. Nonostante il fatto che la Bell Helicopter abbia cercato di promuovere l’AH-1Z sul mercato internazionale, non è riuscita a ottenere alcun ordine. Pertanto il Pakistan sarà il primo cliente straniero che accetta di acquistarli. Le unità dell’esercito pakistano utilizzano da tempo i Bell AH-1 Cobra, 20 AH-1S furono forniti nel 1984-1986 e 32 AH-1F nel 2003-2010.
Così il Pakistan è diventato un’arena della lotta per l’influenza tra Washington e Pechino, proprio come il mercato di scontro tra commercianti di armi cinesi e statunitensi.

603315Valerij Kulikov, analista politico, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

A Mosca nasce la coalizione sino-russo-iraniana contro la NATO?

Mahdi Darius Nazemroaya Global ResearchRussiaToday 23 aprile 2015

0_bfc22_2515f809_XXLLa Conferenza di Mosca sulla sicurezza internazionale di aprile è stato il luogo per informare Stati Uniti e NATO che le altre potenze mondiali non gli lasceranno fare ciò che vogliono. I colloqui sugli sforzi di Cina, India, Russia e Iran contro l’espansione della NATO sono divenuti colloqui sui piani militari tra Pechino, Mosca e Teheran. Ministri della Difesa e ufficiali si sono riuniti il 16 aprile presso il Radisson Royal o Hotel Ukraina, uno dei migliori esempi di architettura sovietica di Mosca, noto come una delle “Sette Sorelle” costruite in epoca staliniana. L’evento ospitato dal Ministero della Difesa russo era la quarta Conferenza Internazionale sulla Sicurezza di Mosca (MCIS). Funzionari provenienti da oltre settanta Paesi vi hanno partecipato. Quindici ministri della Difesa vi hanno preso parte. Tuttavia, tranne la Grecia, i ministri della Difesa della NATO non hanno partecipato. A differenza degli anni precedenti, gli organizzatori del MCIS non hanno inviato l’Ucraina. Secondo il Viceministro della Difesa russo Anatolij Antonov, “In questa fase di brutale antagonismo informativo sulla crisi nel sud-est dell’Ucraina, abbiamo deciso di non infiammare la situazione alla conferenza e di non invitare i nostri colleghi ucraini“. Personalmente, per interesse ho seguito tali conferenze da anni, perché importanti dichiarazioni sulla politica estera e di sicurezza tendono ad apparirvi. Quest’anno sono entusiasta per l’inaugurazione di questa particolare conferenza sulla sicurezza. A parte che si svolge in un momento in cui il paesaggio geopolitico mondiale muta rapidamente, ero curioso di vedere cosa la conferenza producesse da quando mi fu chiesto, nel 2014 dall’ambasciata russa in Canada, se fossi interessato a partecipare al IV MCIS.

Il resto del mondo parla: Audizione sui problemi della sicurezza non-euro-atlantica
mcis-550x390-2 La conferenza di Mosca è l’equivalente russa della Conferenza sulla sicurezza di Monaco presso l’Hotel Bayerischer Hof in Germania. Ma vi sono tuttavia differenze cruciali. Mentre la Conferenza sulla sicurezza di Monaco riguarda la sicurezza euro-atlantica e considera la sicurezza globale dal punto di vista ‘atlantista’ della NATO, il MCIS rappresenta una prospettiva globale molto più ampia e diversificata. Rappresenta le preoccupazioni sulla sicurezza del mondo non-euro-atlantico, in particolare Medio Oriente e Asia-Pacifico. Dall’Argentina, India, Vietnam ad Egitto e Sud Africa, la conferenza presso l’Hotel Ukraina coinvolge grandi e piccoli attori le cui voci e interessi sulla sicurezza, in un modo o nell’altro, sono minati e ignorati a Monaco di Baviera dai capi di USA e NATO. Il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu, ufficiale comandante, pari a generale di Corpo d’Armata nella maggior parte dei Paesi della NATO, ha aperto la conferenza. Inoltre, accanto a Shojgu sono intervenuti il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e altri alti funzionari. Tutti dedicati sulla guerra multispettro di Washington che utilizza le rivoluzioni colorate, come Euromajdan in Ucraina e la rivoluzione delle rose in Georgia, per un cambio di regime. Shojgu ha citato Venezuela e la regione amministrativa speciale cinese di Hong Kong come rivoluzioni colorate fallite. Il ministro degli Esteri Lavrov ha ricordato che la possibilità di un conflitto mondiale aumenta pericolosamente per la trascuratezza di Stati Uniti e NATO verso la sicurezza degli altri e assenza di un dialogo costruttivo. Argomentando, Lavrov ha citato il presidente statunitense Franklin Roosevelt dire, “Non ci può essere via di mezzo. Dovremo prenderci la responsabilità della collaborazione mondiale, o di un altro conflitto mondiale. Credo che abbiano formulato una delle principali lezioni del conflitto globale più devastante della storia: è possibile affrontare le sfide e preservare la pace attraverso sforzi collettivi nel rispetto degli interessi legittimi di tutte le parti“, spiegando ciò che i leader mondiali appresero dalla Seconda Guerra Mondiale. Shojgu ha avuto oltre dieci incontri bilaterali con i vari ministri e capi della Difesa giunti a Mosca per il MCIS. Nel corso di un incontro con il Ministro della Difesa serbo Bratislav Gasic, Shojgu ha detto che Mosca considera Belgrado partner affidabile nella cooperazione militare.

Конференция по международной безопасностиLa coalizione sino-russo-iraniana: incubo di Washington
Il mito che la Russia sia isolata internazionalmente è stato abbattuto dalla conferenza, che apporta anche importanti annunci. Il Ministro della Difesa del Kazakistan Imangali Tasmagambetov e Shojgu annunciavano l’avvio del sistema di difesa aereo congiunto kazako-russo, ciò non solo indica l’integrazione dello spazio aereo del Collective Security Treaty Organization, ma anche una tendenza preannunciando altre comunicazioni contro lo scudo antimissile della NATO. La dichiarazione più vigorosa, però, era quella del Ministro della Difesa iraniano Hussein Dehghan. Il Generale di Brigata Deghan ha detto che l’Iran vuole che Cina, India, Russia si riuniscano opponendosi all’espansione della NATO e alla minaccia del progettato scudo missilistico alla loro Alleanza per la sicurezza collettiva. Nel corso di un incontro con il Ministro della Difesa cinese Chang Wanquan, Shojgu sottolineava che i legami militari di Mosca con Pechino sono la “priorità assoluta“. In un altro incontro bilaterale sulla Difesa tra Iran e Russia, ha confermato che la cooperazione sarà pietra angolare del nuovo ordine multipolare e che Mosca e Teheran erano d’accordo sull’approccio strategico verso gli Stati Uniti. Dopo che Dehghan e la delegazione iraniana s’incontravano con Shojgu e gli omologhi russi, fu annunciato un vertice tripartito tra Pechino, Mosca e Teheran. L’idea è stata successivamente avallata dalla delegazione cinese.
Il contesto geopolitico cambia e non in sintonia con gli interessi degli Stati Uniti Non solo l’Unione economica eurasiatica viene formata da Armenia, Bielorussia, Kazakistan e Russia nel cuore post-sovietico dell’Eurasia, ma Pechino, Mosca e Teheran, la Triplice Intesa Eurasiatica, seguono da tempo un processo di avvicinamento politico, strategico, economico, diplomatico e militare. Armonia e integrazione eurasiatica contestano la posizione degli Stati Uniti come “saliente occidentale” e testa di ponte in Europa, orientando gli alleati ad agire in modo più indipendente. Questo è uno dei temi centrali esplorati dal mio libro La Globalizzazione della NATO.
L’ex-capo della sicurezza degli Stati Uniti Zbigniew Brzezinski ha avvertito le élite contro la formazione di una “coalizione eurasiatica che in futuro potrebbe cercare di sfidare la supremazia americana“. Secondo Brzezinski tale alleanza eurasiatica sorgerebbe come “coalizione sino-russo-iraniana” con Pechino al centro. “Per gli strateghi cinesi, affrontando la coalizione trilaterale di USA, Europa e Giappone, il contrappeso geopolitico più efficace potrebbe essere creare una propria triplice alleanza collegando la Cina all’Iran nella regione del Golfo Persico/Medio Oriente, e alla Russia nella zona ex-sovietica”, avverte Brzezinski. “Nel valutare le opzioni future della Cina, si deve considerare anche la possibilità che una Cina economicamente efficace e politicamente sicura, ma che si sente esclusa dal sistema globale, decida di essere portavoce e leader degli Stati poveri del mondo, decidendo di porre non solo un’articolazione dottrinale, ma anche una potente sfida geopolitica al dominante mondo trilaterale“, spiega. Più o meno questa è la via che i cinesi seguono. Il Ministro Wanquan ha categoricamente detto al MCIS che un ordine mondiale giusto è necessario. La minaccia per gli Stati Uniti è che una coalizione sino-russo-iraniana possa, secondo Brzezinski, “essere una potente calamita per gli Stati insoddisfatti dallo status quo“.

Contrastare lo scudo missilistico di Stati Uniti e NATO in Eurasia
La nuova “cortina di ferro” viene eretta da Washington intorno Cina, Iran, Russia e alleati, attraverso l’infrastruttura missilistica di Stati Uniti e NATO. Tale rete missilistica è offensiva e non difensiva per intenti e motivazioni. L’obiettivo del Pentagono è neutralizzare le risposte difensive della Russia e delle altre potenze eurasiatiche a un attacco missilistico statunitense che potrebbe includere un primo colpo nucleare. Washington non vuole permettere alla Russia o altri di avere la capacità di contrattaccare o, in altre parole, di rispondere a un attacco del Pentagono. Nel 2011 fu indicato che il Viceprimo Ministro russo Dmitrij Rogozin, già inviato di Mosca presso la NATO, si era recato a Teheran per parlare del progetto di scudo missilistico della NATO. Diversi rapporti, anche del Tehran Times, affermavano che i governi di Russia, Iran e Cina progettavano uno scudo missilistico congiunto per contrastare Stati Uniti e NATO. Rogozin, però, smentì dicendo che la difesa missilistica era stata discussa dal Cremlino e dagli alleati della Collective Security Treaty Organization (CSTO). L’idea di cooperare nella difesa tra Cina, Iran e Russia contro lo scudo missilistico NATO aleggia dal 2011. Da allora l’Iran diveniva osservatore della CSTO, come Afghanistan e Serbia. Pechino, Mosca e Teheran si sono riavvicinati anche su problemi come Siria, Euromaidan e “Pivot in Asia” del Pentagono. L’appello di Deghan a un approccio collettivo da parte di Cina, India, Iran e Russia contro lo scudo missilistico e l’espansione della NATO, insieme agli annunci al MCIS sui colloqui militari tripartiti tra Cina, Iran e Russia, indicano questa direzione. I sistemi di difesa aerea russi S-300 e S-400 vengono schierati in Eurasia, dall’Armenia e dalla Bielorussia alla Kamchatka, quale avanzata contromossa alla nuova “cortina di ferro”. Questi sistemi di difesa aerea rendono l’obiettivo di Washington, neutralizzare reazione o secondo colpo, molto più difficile. Anche gli ufficiali di NATO e Pentagono, che chiamano SA-20 il sistema S-300, l’ammettono. “L’abbiamo studiato e ci siamo preparati a contrastalo per anni. Anche se non ne abbiamo paura, rispettiamo l’S-300 per quello che è: un sistema missilistico molto mobile, preciso e letale“, ha scritto il colonnello dell’US Air Force Clint Hinote per il Consiglio delle Relazioni Estere di Washington.
Anche se è stato ipotizzato che la vendita dei sistemi S-300 all’Iran sia un credito nella vendita di armi internazionali a Teheran, dovuto ai colloqui di Losanna, e che Mosca cerca un vantaggio competitivo nella riapertura del mercato iraniano, in realtà situazione e motivazioni sono molto diverse. Anche se Teheran acquista diversi quantitativi di materiali militari dalla Russia e da altre fonti estere, segue una politica di autosufficienza militare e produce la maggior parte delle proprie armi. Tutta una serie di equipaggiamenti militari: carri armati, missili, aerei da combattimento, radar, fucili, droni, elicotteri, siluri, mortai, navi da guerra e sottomarini, sono prodotti nazionalmente in Iran. L’esercito iraniano sostiene anche che il sistema di difesa aerea Bavar-373 è più o meno l’equivalente all’S-300. L’invio degli S-300 da Mosca a Teheran non è solo un affare dichiarato, ma è destinato a cementare la cooperazione militare russo-iraniana e a migliorare la cooperazione eurasiatica contro l’accerchiamento dello scudo missilistico di Washington. È un passo avanti verso la creazione della rete della difesa aerea eurasiatica contro la minaccia missilistica di Stati Uniti e NATO alle nazioni che osano opporsi a Washington.

chang_1_600Copyright © 2015 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin riderà per ultimo delle sanzioni occidentali

Scott Belinski, Oilprice 2 aprile 2015Yamal%20Nenets%20Novatek%20MapIn ciò che può sembrare ulteriore “esempio di sfida alle sanzioni”, il 27 marzo la Cina annunciava che avrebbe finanziato il gigante petrolifero francese Total, con 15 miliardi dollari da investire nel progetto Jamal LNG nel nord della Siberia. Nonostante le dure sanzioni occidentali al socio di maggioranza di Jamal, la società gasifera russa Novatek, il progetto difficilmente ne sarà scalfito. Inoltre, Jamal guarda a un mondo in cui la Russia non dipende più dai finanziamenti occidentali. Il progetto da 27 miliardi di dollari nella penisola di Jamal, di proprietà di Novatek (60%), Total (20%) e CNPC (20%) si propone di attingere alle vaste riserve di gas nel nord ovest della Siberia, contenenti l’84% del gas della Russia, raddoppiando la quota della Russia nel mercato in rapida crescita del gas naturale liquefatto. La regione artica conterrebbe il 22% del petrolio e del gas ancora da scoprire del mondo, con la maggior parte del gas non sfruttato presente nel territorio della Russia. Attualmente, la capacità GNL della Russia ammonta a 10mtpa, ma il progetto Jamal LNG lo più che raddoppierà. Pronto ad iniziare le esportazioni nel 2017, il progetto Jamal LNG esporterà 16,5 milioni di tonnellate di GNL all’anno; pari a 6 mesi di consumo del gas della Francia. Infatti, prima della morte, l’ex-amministratore delegato di Total Christophe de Margerie ebbe un approccio “business as usual” con la Russia, nonostante le sanzioni, insistendo sul fatto che “dobbiamo fare questo progetto”. Tuttavia, l’annuncio del passo di Total verso la Cina per ulteriori finanziamenti per il piano Jamal mostra che l’approccio “business as usual” ha avuto un bel intoppo. Infatti, dopo anni d’interdipendenza occidentale-russa sui progetti energetici, il regime delle sanzioni sembra aver spinto Mosca decisamente verso l’Asia, in cerca di sostegno, finanziamenti e know-how tecnologico.
Dopo oltre 20 anni di contrattazioni sulle punte, Cina e Russia firmavano un accordo per forniture di gas alla Cina 20ennale e da 700 miliardi dollari di valore, pari al 17% del consumo annuo di Pechino. Ma questo era solo il primo passo. Durante il viaggio in India nel dicembre 2014, il Presidente Putin e il primo ministro indiano Narendra Modi firmavano una serie di accordi bilaterali, soprannominati Druzhba-Dosti, diretti a promuovere la cooperazione nella difesa e nell’energia. Inoltre, gli accordi vedranno India e Russia “esplorare lo sviluppo congiunto di tecnologie per la lavorazione delle terre rare nell’Artico russo“. Annunciando l’accordo, Putin ha scherzato orgoglioso dicendo che, “Rosneft e Gazprom, le nostre grandi aziende, insieme ai loro colleghi indiani, preparano progetti per lo sviluppo dell’artico russo e per l’espansione del gas liquefatto“. La mossa non sorprendeva gli osservatori del settore, dati l’obiettivo della Russia di salvaguardare i propri programmi artici, ma la sua importanza non va sottovalutata. Mosca completa il perno in Asia cercando sostegno, finanziamenti e know-how tecnologico. Tale spostamento verso i partner asiatici indica una tendenza preoccupante per le future opportunità d’investimento delle società occidentali, che hanno le mani legate dalle sanzioni. Infatti, nel settembre 2014, Rosneft e ExxonMobil scoprivano vaste riserve di gas naturale e petrolio nel Mare di Kara, in Russia, ma a causa delle sanzioni imposte pochi giorni dopo, Exxon era costretta ad abbandonare il progetto da 700 milioni di dollari ritirandosi dall’Artico. Quindi, la Russia era costretta a volgersi a una partnership alternativa con i Paesi dell’Asia per avere le competenze tecniche necessarie a sviluppare i lucrosi pozzi artici. Dei 61 grandi giacimenti di petrolio e gas scoperti nel Circolo Polare Artico di Russia, Alaska, Canada e Norvegia, 42 sono situati in territorio russo. Mentre le sanzioni hanno seriamente intaccato l’economia russa e hanno colpito il rublo, hanno anche colpito il mercato delle società occidentali, le loro iniziative con compagnie russe e l’accesso a queste vaste riserve.
Nonostante siano esclusi finanziamenti e tecnologia occidentali, gli analisti esprimono ottimismo su Jamal, dato che il numero di persone che lavorano al progetto aumenterà da 6000 a 15000 alla fine dell’anno. “Essendovi stato, ho capito che il progetto diverrà realtà“, twittava l’analista petrolifero di UBS Maksim Moshkov. Se la situazione permane, s’invierà il messaggio preoccupante, per l’occidente, che l’industria energetica russa si riprenderà nel medio termine dalle sanzioni occidentali. La mossa della Cina su Jamal LNG e la partnership ritrovata della Russia con l’India sono passaggi chiave del piano di Mosca per minare le sanzioni occidentali. Ciò che è chiaro è che le potenze emergenti partner della Russia sono più che disposte a colmare il vuoto aperto dalla fuga degli investitori occidentali. Da parte loro, gli Stati Uniti, che recentemente hanno indicato di voler mantenere le sanzioni finché la Crimea non torna all’Ucraina, rischiano di seguire obiettivi politici che indebolirebbero la propria economica, e in particolare la futura crescita della propria industria energetica. Mentre sanzioni economiche hanno avvicinato la Russia ai suoi partner asiatici più che mai, De Margerie era sempre pronto a sottolineare l’ovvio: “Possiamo vivere senza gas russo in Europa? La risposta è no. Ci sono ragioni per viverci senza? Penso che… sia sempre no“. Mentre gli Stati membri dell’UE e il governo degli Stati Uniti cercano d’influenzare Putin sul suo corso attuale in Ucraina, dovrebbero anche pensare alle conseguenze indesiderate a lungo termine che la predetta collaborazione delle aziende russe nella regione artica potrebbe avere per le loro economie. Come affermato dall’analista del Forex Club, Aljona Afanasevna, “le crisi rappresentano sempre la possibilità di rafforzare la propria posizione in un determinato mercato” e mentre altre compagnie internazionali fuggono dalla scena, l’impegno di Total in Russia e sul piano Jamal LNG di Novatek, “garantisce dividendi futuri sotto forma di cooperazione rafforzata“. I governi occidentali e le altre compagnie energetiche dovrebbero prendere nota.

Yamal-Europe-2Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I dieci successi della visita di Xi in Pakistan

MK Bhadrakumar, Indian Punchline, 22 aprile 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroraA policeman stands guard next to giant portraits of Pakistan's President Hussain, China's President Xi, and Pakistan's PM Sharif, displayed along a road ahead of Xi's visit to IslamabadGuardando da ogni angolo, la visita del presidente cinese Xi Jinping in Pakistan è stato un evento straordinario. A dire il vero, il Pakistan ha sperimentato il “tocco di Mida”. All’improvviso c’è il brusio secondo cui il Pakistan ha una storia di riforme mancate e prive di valutazioni. E questo secondo il prestigioso Renaissance Capital di Londra. Ma la visita di Xi non era esclusivamente affaristica dato che tutto ciò che tocca la Cina di oggi, anche la nuova banca, diventa anche “politico”, e Pechino non può farne a meno. Naturalmente, tutto ciò che la Cina fa con il Pakistan riguarda anche l’India e un ampio arco di Paesi delle regioni dell’Asia centrale e del Sud (dove gli Stati Uniti sono anche la superpotenza ultimamente presente). In sintesi, la visita di Xi in Pakistan diventa una fiera per gli analisti strategici. Vi ho trovato 10 successi:
1. I legami sino-pakistani evolvono. Ciò è naturalmente ovvio. I massicci investimenti cinesi in Pakistan (per 46 miliardi di dollari) promettono un rapporto realmente “vantaggioso per tutti”. Per il Pakistan, la Cina è di gran lunga il partner strategico più importante nella comunità mondiale, mentre per la Cina la partnership con il Pakistan assume carattere globale in quanto il corridoio economico proposto non è solo una rotta aggiuntiva al mercato mondiale senza coinvolgere un Paese terzo nel progetto, espandendo notevolmente le possibilità di uno sviluppo economico durevole e stabile della Cina, ma è anche la grande mossa di apertura sulla scacchiera dell'”Iniziativa Fascia e Via” attraverso cui la Cina spera di collegare quasi la metà della popolazione mondiale. Gli investimenti previsti dalla Cina per 274 miliardi di dollari aumenteranno il PIL del Pakistan di oltre il 15 per cento. La Cina, che ha affrontato in modo significativo il “Dilemma di Malacca”, in poche parole, diventata il vero “pilastro” delle stabilità e sicurezza del Pakistan.
2. La Cina ha fiducia nel futuro del Pakistan. Nonostante tutto, la Cina agisce contro il parere prevalente nel mondo secondo cui il Pakistan è uno dei luoghi più pericolosi del pianeta. Il Pakistan è stato annunciato quale “Stato fallito” e condannato come partner oscuro dei gruppi terroristici. La Cina però è imperterrita e spera di “trasformarlo in un hub economico regionale” (China Daily). Inoltre, la Cina è convinta della genuinità della richiesta pakistana di un cambio di paradigma nell’approccio ai gruppi terroristici. Xi ha lodato il successo delle operazioni antiterrorismo del Pakistan e la Cina sembra decisa a fare del Pakistan un successo.
3. La Cina supera gli USA quale primo alleato. L’influenza della Cina sul Pakistan tocca il culmine. Tale passo avviene ai danni della tradizionale influenza degli Stati Uniti sul Pakistan degli ultimi decenni. Gli Stati Uniti dovranno negoziare con un Pakistan più forte che mai, d’ora in poi. Date la solida amicizia popolare tra Cina e Pakistan, l’influenza cinese sopporterà la prova del tempo. Al contrario, gli Stati Uniti non piacciono granché e sono temuti dal popolo pakistano. Una quasi-alleanza, tutto sommato, prende forma tra Cina e Pakistan.
4. Il divario Pakistan-India si restringe. Con l’ampia assistenza economica della Cina, sostenuta anche dalla cooperazione militare (con la Cina che fornisce otto sottomarini, ecc), il Pakistan colma in modo significativo il divario con il crescente potere economico e militare dell’India degli ultimi anni. Date le piccole dimensioni del Pakistan e delle necessità nella Difesa e tenendo conto delle sue armi nucleari, mantenere la parità strategica con l’India è ora un obiettivo raggiungibile per il Pakistan. In teoria, il Make in Pakistan può anche sorpassare il Make in India. La rivoluzione dell’economia pakistana nel prossimo periodo è destinata a fare del Paese una meta attraente per gli investitori stranieri, condividendo potenzialmente con l’India molti tratti, come un tasso di crescita dinamico, riduzione dell’inflazione, grandi mercato interno e risorse umane, e così via. Il Pakistan ha un bilancio fiscale più favorevole rispetto all’India, riducendo il deficit di bilancio al 4,7% del PIL nel 2014 (a fronte del 7% dell’India) e il Pakistan è molto più economico quale mercato emergente. Ad un certo punto, la Cina potrebbe discuterne l’adesione ai BRICS.
5. Il ri-orientamento strategico del Pakistan si rafforza. Le élite pakistane erano tradizionalmente filo-occidentali e in contrasto con l’opinione pubblica del Paese, veementemente “antiamericana”. Questa contraddizione si è risolta in gran parte grazie ai cambiamenti sottili nell’orientamento strategico generale del Paese. La discrezione che le élite pakistane, civili e militari, hanno dimostrato tenendosi lontano dalla guerra saudita allo Yemen è stata straordinaria. Più di ogni altra cosa, è stata una decisione popolare dalla connotazione strategica subito evidente. Unendovi il mutamento nell’approccio del Pakistan al terrorismo, negli ultimi tempi, i segni indicano un fondamentale cambio della bussola strategica. Il consolidamento delle relazioni Cina-Pakistan lo rafforza.
6. L’Afghanistan è senza dubbio cruciale. L’aumento dell’influenza della Cina sul Pakistan favorisce la stabilizzazione dell’Afghanistan. Il Pakistan è molto più utile alla Cina nel facilitare i colloqui di pace afghani di quanto lo siano gli Stati Uniti (le cui intenzioni sono assai sospette ai pakistani). Cioè il Pakistan sarà disposto a porre i suoi “asset strategici” nei negoziati nel processo in cui la Cina gioca un ruolo chiave. Inoltre, la Cina è nella posizione unica di far pesare sulla situazione il “grande patto” tra i principali Stati regionali; Russia, Iran, Stati dell’Asia centrale e anche India, provvedendo il necessario supporto al processo di pace. Inoltre, Cina e Pakistan ora hanno interesse comune nella stabilizzazione dell’Afghanistan, in quanto la principale minaccia alla realizzazione dei progetti “Fascia e Via” in Pakistan (coinvolgendo decine di migliaia di operatori cinesi in Pakistano, presso i siti del progetto) proviene dai gruppi terroristici operanti nella regione AfPak. In altre parole, il successo della collaborazione sino-pakistana dipende dal successo della stabilizzazione della situazione afghana.
7. La Marina cinese si ancora a Gwadar. Lo sviluppo del porto di Gwadar e delle infrastrutture nell’entroterra, inevitabilmente aiutano la Cina a sostenere la propria presenza navale permanente nel Golfo di Oman e Mare Arabico. Non importa più alla Cina se ai suoi sottomarini operanti nell’Oceano Indiano viene negato attracco e rifornimento dal nuovo regime nello Sri Lanka.
8. I capitali dell’Asia meridionale trattengono il respiro. La visita di Xi in Pakistan ha suscitato l’interesse regionale dell’Asia meridionale. La Cina ha trasmesso un grande messaggio agli altri Paesi dell’Asia meridionale, in particolare a quelli che circondano l’India (come Sri Lanka, Bangladesh e Nepal) secondo cui vale la pena partecipare all'”Iniziativa Fascia e Via” cinese. In realtà, a questi Paesi dovrebbe essere chiaro che la proposta cinese è l’unica presente. L’impegno della Cina alla cooperazione reciprocamente vantaggiosa e la proiezione dello sviluppo cinese quale motore della crescita dell’intera regione, ora risuoneranno nelle capitali dell’Asia meridionale.
9. La dinamica del potere nella regione cambia. Vista la situazione internazionale caratterizzata dal gelo tra Stati Uniti e Russia e dalla strategia del “pivot in Asia” degli Stati Uniti, volta a contenere la Cina, la gravitazione del Pakistan verso Cina (e Russia ) in questo frangente, sottolinea un imminente riallineamento strategico. Qui, molti altri fattori vanno notati: a) La Russia si avvicina al Pakistan stabilendovi legami militari; b) Cina e Russia ampliano energicamente i rispettivi legami strategici con l’Iran; c) L’Iran è di sottrae alle sanzioni; d) Il Pakistan si riavvicina all’Iran; e, e) Iran e Pakistan possono divenire membri della Shanghai Cooperation Organization.
Xi_2380319f 10. Modi ha un dilemma esistenziale. Si tratta del punto controverso se la Cina intende dare con la visita di Xi in Pakistan una lezioni anche all’India. La cosa sorprendente è che Xi consigliava al Pakistan di seguire una politica estera di pace. Basta per dire che l’India affronta un dilemma esistenziale. Xi ha elevato lai sofisticazione diplomatica della Cina obbligando l’India a tornare al tavolo delle trattative, dato che la saggezza dei suoi sinologi è irrilevante. E’ evidente che la Cina non minaccia l’India con l'”Iniziativa Fascia e Via”, ma invece lascia la scelta all’India se decidere in che misura e come aderirvi. Ma la visita di Xi in Pakistan ha dimostrato fino a che punto la Cina può contribuire all’agenda dello sviluppo dell’India. In altre parole, la Cina è consapevole che vi sono solidi gruppi e lobby in India dalla mentalità ostinatamente refrattaria a qualsiasi cambiamento nelle relazioni con la Cina. Così, la Cina ha lasciato il suo biglietto da visita sulla porta dell’India. Chiaramente, la visita di Xi in Pakistan rende arduo l’ambiente del primo ministro indiano Narendra Modi, mentre prevede una visita in Cina tra appena tre settimane. Un confronto è destinate ad essere tracciato tra la capacità da statista e la sua leadership visionaria. Il passo del governo Modi verso gli USA non ha portato alcun dividendo finora e, oggettivamente parlando, il mondo occidentale non può semplicemente fare grandi investimenti in India. Inoltre, la critica monta in India verso Modi che non ha concluso nulla finora riguardo gli obiettivi dell’Agenda dello sviluppo, in undici mesi di governo. E se e quando le luci inizieranno a brillare ancora una volta a Lahore, capoluogo di regione, come sicuramente previsto, Modi avrà molto da rimuginare sulla saggezza nel negoziare le relazioni con la Cina, senza alcun “grande quadro” e restando prigioniero degli estremisti che non hanno nemmeno la capacità intellettuale di pensare al di là delle questioni come visti non concessi, Brahmaputra, deficit commerciale, Mar Cinese Meridionale ecc., riguardo i rapporti dell’India con una Cina in ascesa. A dire il vero, l’India deve fare un salto di qualità verso la Cina, come la Cina ha appena fatto verso il Pakistan. Data la questione del Xinjiang seriamente destabilizzato e dell’integrità territoriale della Cina violata impunemente da elementi operanti dal Pakistan; tuttavia, Xi ha deciso non solo di impegnarsi con la leadership pachistana, ma di approfondirne i rapporti e di compiere lo sforzo personale compiendo il passo straordinario d’incontrare personalmente la leadership militare del Pakistan. Xi non accetta rischi, ad ogni buon conto, quando si tratta di sicurezza nazionale, integrità territoriale e sovranità della Cina. Ma è un realista temprato e il suo Sogno Cinese è insolito. La visita di Xi in Pakistan dovrebbe fornire spunti di riflessione allo stesso Modi. A dire il vero, la visita di Xi in India, dello scorso settembre. si è rivelata un’occasione persa, non solo per l’India, ma anche per Modi.

PAKISTAN-CHINA-POLITICS-DIPLOMACY

Xi Jinping e il presidente del Pakistan Mamnoon Hussain

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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