Putin definisce la futura politica della Russia. Divorzio dall’occidente

Aleksandr Artamonov, Pravda, 01/12/2016bn-io012_rusdum_j_20150521171100Nel discorso annuale alla Duma russa, Vladimir Putin ha tratto le conclusioni presentando un rapporto e impostando le principali linee di sviluppo della Russia per il prossimo anno. In diverse occasioni, il discorso è stato interrotto da applausi spontanei: quando il presidente ha parlato dello stato economico del Paese e dello sviluppo del suo potenziale agroalimentare, sottolineando che la Russia è prima divenuta autonoma nelle materie prime agricole e adesso le fornisce ad altri Paesi. Infine, i deputati hanno applaudito quando Putin ha citato l’operazione militare all’estero (senza pronunciare “Siria”) e quando si è rivolto direttamente alle Forze Armate, alla fine del discorso: “Voi siete i soldati della Russia! Portate in alto l’onore Vostro e del Vostro Paese!
Detto questo, ci sono stati passaggi forti e veramente interessanti sulla situazione internazionale. Quindi, parlando degli Stati Uniti, Putin ha evitato di menzionare la vittoria di Donald Trump quale fattore di cambiamento nel rapporto tra i due Paesi. Ma non ha evitato di avvertire gli statunitensi dall’escalation sfrenata che porterà a conseguenze estreme. “Violare la parità strategica è molto pericoloso. Porterebbe alla catastrofe globale”, ha detto il Presidente della Russia. Altri Paesi, menzionati quali alleati nei principali assi di sviluppo, erano Cina e India, e il cruciale sviluppo dell’Oriente russo che Putin ha definito grande imperativo nazionale e snodo della situazione attuale. Come programma nazionale, Putin ha suggerito l’attuazione dell'”integrazione eurasiatica su tutti i livelli”. La grande sorpresa sul capitolo degli “Affari Internazionali” di Putin sembra sia non attendersi nulla di positivo dall’Europa, non avendo pronunciato nulla su questa parte geografica, economica e strategica. L’Europa è scomparsa dal discorso, segnando la grande svolta che la Russia intende operare, riservandosi alla cooperazione con Asia e Oriente.
Un altro aspetto interessante è la sequenza temporale e l’ordine delle questioni sollevate. Così più della metà del discorso era dedicata alla politica interna. La cosa che ha sorpreso molti è l’evocazione della rivoluzione sovietica del 1917. Sarebbe il momento della riconciliazione nazionale, sull’esempio francese, cioè, anche se il periodo fu crudele e sanguinario, incarna sempre il grande passo compiuto dalla società russa sulla via dello sviluppo sociale, politico ed economico. Ma Putin ha avvertito i revisionisti dicendo letteralmente che qualunque fosse l’origine degli antenati dei cittadini russi, in quella tragedia, e su quale barricata fossero, la Russia rimane e rimarrà sempre un solo Stato e un popolo unito, fiero del proprio passato e delle proprie vittorie. Tale approccio equivale alla fine dell’espiazione degli errori politici e degli abissi sociali legati alla memoria dei grandi purghe del 1937. Putin ha ripristinato il passato sovietico e, di fatto, voltato pagina mettendo i puntini sulle i e rifiutando di dimenticare le conquiste e le vittorie del periodo sovietico. Come è noto, allo stesso tempo, si è deciso di erigere un monumento in memoria di tutti i prigionieri politici. Sarà a Mosca, un muro (l’idea sarebbe il Muro dei lamenti), composto da corpi umani, in pietra rosa. L’idea generale dovrebbe essere il riconoscimento della memoria storica (a differenza della Francia, ancora alle prese con il compito di passare la spugna su Vandea e martiri della Bretagna), ma senza dimenticare di rendere omaggio ai grandi nomi dell’URSS; scienziati, ricercatori, soldati, artisti, ecc.
Un altro punto di forza menzionato sono i dati demografici. Cifre alla mano, il presidente russo ha dimostrato che il tasso di fertilità dei russi è più alto rispetto di quello in Portogallo e Germania: 1,7 Russia, 1,2 Portogallo e 1,5 Germania. E questo tasso continua ad aumentare con 1,78 nel 2016. Dopo la demografia, le questioni più importanti venivano esaminate in ordine di citazione; sanità a tutti i livelli con massicci investimenti da effettuare, istruzione secondaria, autostrade ed ecologia. La componente economica, particolarmente dolorosa per la Russia dati dimissioni e arresto del Ministro dello Sviluppo Economico, dimesso in attesa di presentarsi all’Ufficio del Procuratore di Mosca, ha stupito su molti punti. Così, Vladimir Putin ha osservato il rallentamento della caduta del PIL della Russia. La caduta dello scorso anno fu di quasi 3,7%, meno 0,3% del previsto nel 2016. L’inflazione dovrebbe raggiungere il minimo storico in Russia (5,8%) contro il 12,9 % nel 2015. La crescita industriale è stata riavviata. Alcune cifre sono sorprendenti: le esportazioni agroalimentari hanno generato un reddito superiore a quello militare: 14,6 miliardi di entrate dai contratti militari contro i 16,9 miliardi dai prodotti alimentari. Allo stesso tempo, ricordiamo che la Russia è al secondo posto per vendite di armi nel mondo. Un’altra sorpresa, non da ultimo, è il culmine dell’esportazione di prodotti informatici russi. “Un paio di anni fa“, ha detto il Presidente, “il livello era zero assoluto, ma ora l’informatica ha generato una plusvalenza di bilancio da 7 miliardi di dollari, quasi la metà del fatturato realizzato dal complesso militare-industriale“. Putin ha anche indicato l’obiettivo di una produzione avanzata in tutti i settori industriali, ed entro i prossimi 5 anni questi rami dell’economia dovrebbero essere pari al 30% del PIL (digitale, computer, neuro-tecnologia, spazio, nucleare, robotica, dispositivi quantistici, ecc).
In conclusione, si può anticipare che il prossimo periodo della Russia sarà caratterizzato da intenso sviluppo dei complessi militare-industriale, agro-alimentare ed informatico, quali settori di punta. Asia e oriente saranno i principali assi della cooperazione internazionale e dello sviluppo della Russia, e l’Oriente russo diverrà priorità nazionale. La Russia sembra definitivamente voltare le spalle all’occidente, da cui non si aspetta nulla di positivo. L’idea di grande complesso eurasiatico, tanto cara alla Russia dal periodo dell’Orda d’Oro, sembra destinata ad agitare di nuovo le notti insonni degli strateghi della nuova amministrazione Trump alla Casa bianca.56874055b08c4d8ba9f205c3c7ccc704Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’economia russa continua a rafforzarsi

Alexander Mercouris, The Duran 23 novembre 2016571a2929c36188fd698b4567L’economia russa continua il lento recupero ad ottobre, anche se il ritmo della ripresa continua ad essere frenato dalla strategia di contrasto all’inflazione della Banca centrale.
L’economia della Russia continua a rafforzarsi ad ottobre, con la produzione industriale superiore del 5,8% rispetto a settembre (l’aumento maggiore da aprile) e l’inflazione in calo al 6,1% (al di sotto delle aspettative di mercato). L’inflazione alla fine di novembre sarà probabilmente inferiore al 6%. PMI manifatturiere e dei servizi erano positive, con 52,40 e 52,70 rispettivamente). Nel frattempo la Russia continua ad essere prima in agricoltura, con un raccolto di grano record quest’anno di circa 106 milioni di tonnellate. Ciò riflette il rafforzamento completo dell’agricoltura della Russia, che cresce a un tasso annuo del 3%. Il Paese in pochi anni è divenuto autosufficiente nei suini e nel pollame dov’era grande importatore, e dovrebbe presto essere autosufficiente nelle carni e, a quel punto sarà completamente autosufficiente in tutti prodotti basati sulla carne. La trasformazione del settore agricolo della Russia ha permesso al Paese di ridurre le importazioni alimentari del 10% quest’anno rispetto al precedente. La Russia quest’anno, per la prima volta nella sua storia, supererà gli Stati Uniti come maggiore esportatore mondiale di grano, divenendo anche esportatore netto di altri prodotti alimentari come pollame. I giorni in cui i consumatori russi acquistavano cosce di pollo importate dagli Stati Uniti (note come “gambe di Bush”) sono passati. Secondo il Ministro dell’Agricoltura russo Aleksandr Tkachev, “In confronto, dieci anni fa l’importazione di cibo superò l’esportazione di quattro volte, e ora le esportazioni sono 1,5 volte inferiori alle importazioni. La crescita delle esportazioni è dovuta alla maggiore produzione di frumento (32%) e olio di girasole (15%)”. Tkachev ha previsto che se il sostegno del governo all’agricoltura rimane ai livelli attuali, nel 2020 il valore delle esportazioni alimentari del Paese sarà pari alle importazioni. Con l’agro-business russo che investe pesantemente nell’aumento di cibo e produzione vegetali (i principali prodotti alimentari che la Russia ancora importa), il Paese sembra destinato, negli anni 2020, a diventare esportatore di prodotti alimentari, come il Primo ministro russo Medvedev prevede, dove le esportazioni alimentari saranno il secondo maggiore percettore di valuta estera della Russia dopo le esportazioni energetiche.
1 Le osservazioni di Tkachev sulla necessaria importanza del sostegno del governo nel garantire la crescita dell’agricoltura russa, senza dubbio sono alla base dell’osservazione di Putin di pochi giorni dopo, secondo cui anche se le sanzioni occidentali alla Russia saranno tolte, la Russia impiegherà il massimo del tempo prima di togliere le proprie contro-sanzioni all’importazione di prodotti alimentari dall’UE. RT cita Putin, “Abbiamo agito davvero in modo responsabile e di fatto sfruttato le decisioni miopi applicate al nostro Paese dai nostri cosiddetti partner, introducendo le sanzioni“. In realtà le sanzioni dell’UE al settore agricolo della Russia sono state indubbiamente una manna, con le controsanzioni che libereranno il Paese dalle importazioni a una velocità che sembra avere sorpreso anche il governo russo, fornendo una spinta importante alla produzione nazionale. Anche se i russi, senza dubbio, saranno lenti nel togliere le controsanzioni, la mia opinione è che l’agricoltura nel Paese ha ormai acquisito il peso sufficiente per continuare a crescere rapidamente, anche quando saranno tolte le sanzioni. Inoltre, vietando la coltivazione in Russia di alimenti OGM, le autorità russe accelerano il processo promuovendo con successo l’idea, tra i russi, che il proprio cibo è più sano e migliore dei prodotti importati dall’occidente. Con la Russia che ora riesce a produrre con successo sostituti dei costosi formaggi importati come il parmigiano, i giorni in cui era possibile scrivere articoli sui russi contrariati dalla scomparsa di formaggi importati sono finiti. E’ pratica comune in occidente pensare alla Russia come terra con scarso cibo e code per esso, immagine del Paese che una volta aveva molto più di un granello di verità. Tuttavia, viaggiando in Russia oggi si ha l’impressione del contrario, della grande varietà di cibo e soprattutto di abbondanza. Come ho detto già molte volte, il maggiore vincolo alla crescita era la mentalità della Banca centrale volta solo a contrastare l’inflazione, mirando a portare il tasso annuo d’inflazione, entro la fine del 2014, al 4%. Ciò ha significato, in pratica, i tassi d’interesse reale alle stelle, i più alti in assoluto di una grande economia, calo dei redditi reali e crescita a breve termine sacrificata per ridurre l’inflazione. Con il governo impegnato, nei prossimi tre anni, ad una politica di consolidamento fiscale per estinguere il deficit di bilancio entro il 2020, non vi è alcuna compensazione allo stimolo fiscale per compensare l’enfasi della Banca centrale sulla riduzione dell’inflazione, motivo per cui la crescita è lenta. Il risultato è che anche se il Paese esce dalla recessione, il tenore di vita continua a scendere, il che però, come già detto, è qualcosa che la Banca centrale accoglie, certamente in privato, perché aumenta la competitività dell’economia e riduce l’inflazione deprimendo la domanda, anche se impedisce all’economia di crescere. A un certo punto però i tassi d’interesse cadranno con l’inflazione, uscendo dall’obiettivo della Banca centrale, la cui presidente Nabjullina prevede che il debito estero residuo delle banche russe sarà pagato entro la fine del 2017, ponendo in atto le condizioni affinché l’economia ritorni a una crescita sostenuta (del 4% annuo) nel 2020. Se i prezzi del petrolio si rialzano rapidamente, ovviamente la crescita potrebbe anche arrivare prima, in conseguenza della riduzione della deliberata politica del governo sul peso del prezzo del petrolio nell’economia.
Nel frattempo, la caduta degli investimenti s’è stabilizzata, come il tasso di cambio del rublo, e gli investimenti diretti esteri nell’economia russa in previsione di un ampliamento futuro, sono di nuovo in crescita. Questo è lo stato dell’economia russa oggi. In alcuni settori come l’agricoltura i risultati della politica del governo danno i loro frutti. In altri, come l’industria e la produzione, rimane molto da fare. Tuttavia parlare di economia in crisi o roba del genere è una sciocchezza.1_229

L’OPEC aumenta il prezzo del petrolio e l’Arabia Saudita ne riduce la produzione
Alexander Mercouris, The Duran 30/11/2016

opec0001L’annuncio dell’OPEC sulla riduzione della produzione di petrolio fa sì che i prezzi del petrolio aumentino mentre l’Arabia Saudita cambia rotta impegnandosi a tagliare la produzione dopo il crollo dei prezzi nell’estate 2014.
Dopo intensi negoziati, in corso per l’intero anno, l’OPEC ha finalmente annunciato la decisione di ridurre di 1,2 milioni di barili al giorno (circa 4,5%) la produzione attuale. La maggiore riduzione della produzione dev’essere effettuata dall’Arabia Saudita, che ha accettato di ridurre la produzione di 486000 barili al giorno. Inoltre, l’Iraq ridurrà la produzione di 209000 barili al giorno, e il Quwayt di 130000 barili al giorno. Un produttore importante, l’Indonesia, si è rifiutato di ridurre la propria produzione e si è sospeso dall’OPEC. Viene consentito ad un altro produttore, l’Iran, di aumentare la produzione di 200000 barili al giorno dagli attuali 3,7 milioni. I produttori non OPEC dovrebbero ridurre la produzione di 600000 barili al giorno; la maggiore riduzione riguarda la Russia, che sarà di 30000 barili al giorno. L’accordo dovrebbe durare 6 mesi. Il prezzo del petrolio ha subito recuperato alla notizia, con prezzi in aumento dell’8%, oltre i 50 dollari al barile. L’accordo è un rovescio per Arabia Saudita e Russia, grandi produttori di petrolio che si rifiutavano di ridurre la produzione in risposta al crollo del prezzo nel 2014. Da allora avevano livelli record di produzione, nel caso della Russia di 11,2 milioni di barili al giorno ad ottobre (il record post-sovietico), mentre la produzione saudita era arrivata a luglio a 10,67 milioni di barili al giorno. Ufficialmente la politica saudita fino all’inizio dell’anno era permettere che il prezzo del petrolio si riequilibrasse in modo naturale. Cosa ha spinto a cambiare politica?
Come dissi a settembre, la prima proposta di riduzione, all’inizio dell’anno, fu del ministro del Petrolio venezuelano, che aveva spinto i maggiori esportatori di petrolio a fare pressione. Le discussioni protrattesi sul congelamento della produzione di petrolio seguirono sorreggendosi solo sulle aspre contese tra Arabia Saudita e Iran, con l’Iran che insisteva ad aumentare la produzione dopo il rientro nel mercato all’inizio dell’anno, dopo l’allentamento delle sanzioni. L’ultimo accordo però va oltre il congelamento della produzione, come già detto, a settembre e prevede il taglio della produzione. La spiegazione dell’inversione saudita sono senza dubbio le crescenti tensioni sul bilancio dell’Arabia Saudita per via del prezzo del petrolio inferiore a quello atteso dai sauditi. Quasi certamente i sauditi erano spaventati anche dal breve crollo dei prezzi a 25 dollari al barile, d’inizio anno, preoccupandosi che il prezzo del petrolio sprofondasse. Anche se l’Arabia Saudita ha una grande capacità di prestiti sul mercato dei capitali, il tasso di cambio fisso avrebbe permesso che il crollo del prezzo del petrolio portasse il deficit di bilancio a livelli astronomici, costringendo i sauditi a tagli politicamente sensibili per mantenere la fiducia della comunità finanziaria internazionale. Tali tagli al bilancio tuttavia causano seri problemi e sembra che i sauditi abbiano accettato a malincuore semplicemente di non potersi permettere di continuare così. I russi, con una produzione di petrolio record e un bilancio sotto controllo, probabilmente ritengono di aver scoperto il bluff dei sauditi, permettendosi una minore riduzione della produzione. Resta da vedere se la riduzione basterà a riequilibrare il mercato del petrolio. La maggior parte dei commentatori lo sospetta, ma con i sauditi che ora cambiano corso sul taglio della produzione non è impossibile che, se i prezzi del petrolio cadono ancora, altri tagli alla produzione seguano.Austria OPEC MeetingTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Fidel Castro Geopolitico

Rakesh Krishnan Simha RBTH 30 novembre 2016

Mentre i russi hanno una percezione positiva di Fidel Castro, alcuni indiani sembrano aver dimenticato che il leader cubano è stato uno dei pochi amici dell’India nella Guerra Fredda.1904_3_9762La morte di Fidel Castro ha rivelato il lato oscuro dell’odio che si annida in occidente nei confronti di chi segue vie diverse. Gli occidentali, che amano affermarsi più civili degli altri, celebrano la morte del vecchio cubano. La loro frustrazione è comprensibile dato che Castro era una spina nel fianco, sfidando i numerosi tentativi occidentali di assassinarlo durante la guerra fredda. Russi e indiani erano grandi sostenitori del Comandante durante la guerra fredda, e dimostrano emozione per la sua scomparsa. Mentre la Russia è assolutamente positiva sull’eredità di Castro, e la maggior parte degli indiani e dei media tradizionali ricorda con affetto il torreggiante leader, una frazione di indiani sui social media attacca il defunto leader. Questo è curioso, perché l’India ha avuto rapporti molto amichevoli con Cuba. In contrasto coi criminali capi occidentali come Richard Nixon e Margaret Thatcher, il carismatico Castro era una figura popolare tra tutte le classi indiane e rappresentava la lotta dei piccoli Paesi contro il colonialismo. Chi attacca Castro rigurgita le stesse accuse che i media occidentali spacciano da anni. Sono convinti che fosse un “dittatore spietato” che incarcerava “migliaia” di persone, seguendo la narrazione occidentale che Castro avesse imposto lo stato di polizia in cui i cittadini non avevano libertà di parola. E accusano Castro dei problemi economici di Cuba.

Capire Fidel
Gli indiani che twittano idee anti-castriste probabilmente non sanno che il reddito pro-capite nazionale di Cuba è 18000 dollari contro i 5000 dell’India. Nonostante il blocco, i cubani hanno accesso a una migliore assistenza sanitaria che negli Stati Uniti. L’aspettativa di vita di 78 anni, regge il confronto coi 79 negli USA. L’Organizzazione Mondiale della Sanità afferma che il sistema sanitario del Paese è un esempio che tutti i Paesi del mondo devono seguire. Secondo Denise Baden dell’University of Southampton Business School, è sbagliato dire che Castro ha governato con pugno di ferro. Durante i suoi viaggi, ha scoperto che i cubani potevano parlare liberamente e anche criticare Castro apertamente senza essere arrestati o uccisi. Baden, che ha trascorso molti anni a Cuba, dice: “Mentre la vecchia generazione tende a vederlo come un eroe, altri lo descrivono come una figura paterna. Molti dicono che non sarebbero nemmeno qui se non fosse per i progressi nella salute“. Mentre molti indiani che seguono media come CNN, BBC e New York Times, faziosi e vocianti, come era evidente durante le ultime elezioni negli USA, ne accettano le pretese come sensate. Dato che i media occidentali dominavano i notiziari per decenni, molti si fanno condizionare iniziando la giornata seguendo questi essenzialmente strumenti di propaganda. Quindi, qualsiasi cosa pubblicata su Castro viene interiorizzata acriticamente o senza consultare fonti alternative. (Questo sta cambiando con la crescente popolarità di RT della Russia e di Press TV dell’Iran, e così via).

Guardare il mondo in modo diverso
Gli indiani devono capire non vi è nulla che sia giusto o sbagliato, amico o nemico. Prendono sul serio il concetto del “Mondo è una sola famiglia” senza guardare il contesto in cui tali vecchi concetti furono tracciati. Si dimentica che Castro era un nemico degli Stati Uniti, che erano nemici dell’India durante la guerra fredda. Il presidente Richard Nixon e il suo Segretario di Stato Henry Kissinger pensarono seriamente di bombardare con armi nucleari l’India nella guerra del 1971. Gli indiani ignorano la dottrina Chanakyan, vecchia di 2400 anni, che dice che il nemico del tuo nemico è tuo amico. Durante la Seconda guerra mondiale, Subhash Chandra Bose, capo dei ribelli dell’esercito nazionale indiano, cercò aiuto dai tedeschi per combattere gli inglesi. Anche se nessun leader indiano contemporaneo approvò le azioni della Germania, tutti celebrarono i rovesci subiti dalla Gran Bretagna contro l’esercito tedesco. Se Bose non va contaminato per i suoi legami durante la guerra, allora Castro non va trattato come un paria per essere stato un comunista. Gli indiani dovrebbero guardare il mondo attraverso la lente geopolitica e collaborare con chi lavora per gli interessi del loro Paese. Ancora una volta, fingere di essere indignati per le presunte violazioni dei diritti dell’uomo di Castro, è risibile quando lo si confronta con la storia degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti giustiziano più persone ogni anno di qualsiasi altro Paese, con la possibile eccezione della Cina che non rivela i suoi dati. A causa delle invasioni di Iraq e Libia, gli Stati Uniti sono responsabili della morte di centinaia di migliaia di persone in Medio Oriente, nonché della fuga di milioni di persone. Quando CNN e New York Times accusano Castro, o se perciò qualsiasi governante straniere, di violazioni dei diritti umani, si tratta di mera ipocrisia. Quando piangono per i “cubani comuni”, sono ancora risibili. E’ molto probabile che non saprebbero trovare Cuba sulla mappa. Hanno dimenticato che gli Stati Uniti hanno imposto un illegale blocco economico per 50 anni a questo piccolo Paese. Ogni nave che ancorava a L’Avana non poteva entrare nei porti degli Stati Uniti. Era l’apartheid economico puro e semplice. Nessuno saprà mai quante migliaia di bambini cubani, anziani e malati sono morti a causa della scarsità di cibo e medicine durante i lunghi decenni del blocco. Nel frattempo, gli Stati Uniti non si fanno scrupolo di negoziare con la Cina e l’alleato saudita. L’argomento che i cubani tentano di fuggire o migrare verso gli Stati Uniti, perché Castro era malvagio, non va. La gente di solita emigra verso un Paese più ricco e i cubani non fanno eccezione alla regola. Inoltre, molti cubani si accanivano nel raggiungere gli Stati Uniti prima dell’abrogazione della Legge di Aggiustamento Cubano che dice che chi fugge a Cuba ed entra negli Stati Uniti, avrà il permesso di residenza un anno e un giorno dopo. Se tale legge esistesse per l’India, il Punjab si svuoterebbe presto.

Visione dei russi
Per i russi Castro rimane una figura eroica fedele all’ideale fino alla fine. Secondo Andrej Fomin, direttore di Oriental Review di Mosca, “Nel braccio di ferro della guerra fredda era impossibile sottovalutare il significato della Rivoluzione cubana per Mosca. Da giovane, vivace e brillante oratore che coraggiosamente sfidò l’impero nel cortile di casa, divenne subito l’eccezionale opportunità di proiettare l’influenza di Mosca nella regione e nel mondo“. Qualcuno potrebbe obiettare che Castro fu uno strumento di propaganda utile, ma per la Russia era un fedele alleato. Fomin ha detto a RIR: “Anche se era un amico sincero dell’Unione Sovietica, non ha mai compromesso gli interessi fondamentali del popolo cubano. La storia della rivoluzione cubana nel 1959-1991 è un eccellente esempio di leadership impegnata e giusta dall’entusiasmo popolare“. La Russia potrebbe essersi allontanata dal comunismo, teoria superata ideata dal tedesco Karl Marx mentre era rintanato nella biblioteca di Londra, umida e fredda, ma molti russi comprendono che il capitalismo clientelare nel loro Paese è un male peggiore del comunismo. Al contrario, le élite di Cuba non mutano in “conglomerati di cinici avidi”. La prosperità di Cuba è in larga misura dovuta ai miliardi di dollari di aiuti sovietici, fondamentali davanti a blocco e sanzioni economiche. Tuttavia, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991, Cuba non si è arresa al bullismo statunitense. “Ciò che seguì dimostrò che fonte e forza della Rivoluzione Cubana giacevano nel popolo cubano e nei suoi leader“, dice Fomin. “In assenza del sostegno straniero negli ultimi 25 anni e soggetti a severe sanzioni economiche dagli Stati Uniti, non si arresero né scelsero la Pepsi. Per la maggioranza dei russi fu e sarà per sempre un pilastro di speranza e vera libertà. Ci sarebbe piaciuto avere il nostro Fidel, e sono sicuro che molte altre nazioni pensano lo stesso“.

Castro scaccia l’apartheid dall’Africa
Negli anni ’70, con il sostegno russo, i cubani diedero un ampio aiuto militare estero a numerose nazioni come Algeria, Etiopia, Guinea-Bissau, Congo, Camerun, Mozambico, Zimbabwe, Sierra Leone, Yemen, Vietnam, Cambogia e Laos. In molte occasioni i militari cubani combatterono battaglie feroci contro gli ascari degli occidentali, spesso vincendo, e il più spettacolare fu nel 1977, quando la tenaglia cubano-etiopica, sostenuta da un massiccio ponte aereo russo per carri armati e artiglieria, sconfisse la Somalia appoggiata dagli USA. Tuttavia, fu in Angola che la macchina militare cubana ebbe la vittoria più celebre, schiacciando gli occupanti delle Forze di Difesa del Sud Africa, contribuendo al rapido crollo dell’apartheid. Cuba per primo inviò truppe nel novembre 1975, dopo la richiesta del Presidente angolano Agostinho Neto che temeva l’invasione del Sud Africa. I sudafricani, che sostenevano l’assassino Jonas Savimbi e la sua forza Unita, ebbero molti sostenitori in occidente, in particolare negli Stati Uniti, Regno Unito e Francia. Allarmati dal crescente coinvolgimento degli occidentali nella guerra, Cuba inviò più di 65000 truppe in Angola. Con Castro che inviava gli ufficiali in Angola, i cubani inflissero una pesante sconfitta al regime razzista. Più di ogni altra cosa, questa sconfitta l’occidente non poté sopportarla, dato che Stati Uniti e Regno Unito la considerarono propria, aggravando la ferita. Perciò i media di questi Paesi sono i più striduli nel dipingere Castro come un malvagio. Hanno perso la bussola ed ora che non c’è più, l’occidente vuole usurparne l’eredità. Ma questi sono semplici fatti scomodi per chi critica Castro. Se volete partecipare alle celebrazioni degli statunitensi per la sua morte, fate pure. Non sanno, o non gli interessa, della vostra esistenza.indira-gandhi24_102911010714Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sarmat: Il missile che potrebbe impedire la Terza Guerra Mondiale

Rakesh Krishnan Simha, RBTH 28 novembre 2016

In grado di spazzare via una superficie grande come il Texas o la Francia, il nuovo missile balistico della Russia migliorerà considerevolmente la deterrenza, e impedirà l’avventurismo degli USA nel cortile di Mosca.rs-28-sarmat-russian-missile-satan-1Il nuovo missile balistico con una potenza distruttiva 2000 volte superiore alle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki viene testato in prossimità degli Urali prima di entrare in servizio nelle Forze strategiche russe. Armato di 10 testate a rientro indipendente e numerosi inganni, un solo missile balistico intercontinentale (ICBM) RS-28 Sarmat può eliminare la vita umana in un’area grande quanto il Texas, secondo uno scrittore statunitense. Il colosso da 100 tonnellate fa dello statunitense Minuteman uno “stuzzicadenti a razzo”. In via di sviluppo dal 2011, l’esistenza del Sarmat fu confermata quando la prima immagine venne declassificata nell’ottobre 2016. Il missile è già una parola che spaventa i media occidentali. Il Daily Mail ha suscitato panico tra i lettori con un articolo secondo cui il nuovo missile russo potrà distruggere l’Inghilterra e il Galles in un colpo. Il New York Post l’ha descritto come il “diavolo sotto mentite spoglie”. I media occidentali, per una volta, hanno ragione. Il Sarmat è il derivato dell’SS-18 Satan, nome in codice NATO del 50enne missile RS-36, attualmente il più potente missile esistente. Il Sarmat non solo ha caratteristiche furtive ma può volare su grandi distanze, oltre 11000 chilometri, sorvolando polo nord e polo sud, creando enorme incertezza nel nemico. Queste caratteristiche lo rendono un’arma da deterrenza strategica estremamente utile. Secondo il Viceministro della Difesa russo per gli Armamenti Jurij Borisov, il nuovo missile sarà operativo già nel 2018. Attualmente il missile viene testato per il “lancio” a freddo. È la prima fase dei test del missile, durante cui l’enorme Sarmat viene espulso dal silo mediante gas compresso, prima di accendere il motore a razzo a diversi metri dal suolo. Il lancio a freddo del missile permette che lo scarico del getto non danneggi il silo missilistico.

Non esiste una cosa come troppa potenza
L’attuale peso massimo, l’SS-18, sarà un progetto di oltre cinquant’anni, ma può infliggere un potentissimo colpo, dal potere distruttivo superiore a un migliaio di armi nucleari tipo Hiroshima, ponendo fine alla vita umana in un’area grande quanto Gran Bretagna o Stato di New York. In questo contesto, l’assai più potente Sarmat potrebbe sembrare eccessivo, ma non è così. L’arsenale di missili balistici intercontinentali della Russia attualmente non può essere intercettato dai sistemi antimissili balistici (ABM) degli USA, ma in futuro questi missili mortali potrebbero non essere imbattibili. Attualmente, la deterrenza strategica si basa sulla distruzione reciproca assicurata, o MAD, in cui entrambe le parti sanno che saranno distrutte in caso di scambio nucleare. Tuttavia, gli Stati Uniti hanno dichiarato l’intenzione di annullare il MAD con il Prompt Global Strike (PGS), un piano del Pentagono per sviluppare un sistema d’attacco aereo intelligente convenzionale capace di colpire in tutto il mondo nel giro di un’ora, similmente agli ICBM nucleari. Il Sarmat sarà la risposta efficace al PGS così come alla difesa missilistica degli Stati Uniti in prossimità delle frontiere della Russia, come ad esempio nei Paesi baltici, Romania, Polonia e Corea del Sud.2Fatto: sconvolgi e terrorizza
Borisov ha rivelato che il Sarmat è un’arma di quinta generazione più avanzata degli ICBM della generazione precedente. La velocità del missile è di 6,7 km al secondo (circa 25000 km all’ora), permettendo così di colpire obiettivi negli Stati Uniti continentali in meno di 30 minuti. Mentre l’SS-18 può cavalcare il vento (formando una serie di curve a S per eludere le difese antimissile) solo in alcune fasi del volo, il nuovo missile manovra sempre, quindi è quasi impossibile per i sistemi di difesa missilistica abbatterlo. Lo sviluppo del Sarmat avviene in sincronia con il Proekt 4202, un velivolo ipersonico che si prevede di attivare tra il 2020 e il 2025. Ciò significa che invece di testate a gravità trasportate dagli ICBM, le testate multiple del Sarmat accelereranno sull’obiettivo a un velocità 7/12 volte superiore a quella del suono. Molto semplicemente, il Sarmat è la risposta della Russia alla minaccia dei sistemi di difesa missilistica progettati dagli Stati Uniti per minare l’equilibrio strategico globale.

Mantenere le polveri asciutte
Nella prima parte del secolo scorso, lo scrittore e storico Will Durant scrisse: “Una nazione deve amare la pace, ma mantenere le polveri asciutte“. La Russia non può seguire l’interventismo degli statunitensi, ma Mosca ha bisogno di forze armate moderne più che mai dalla fine della guerra fredda. Non può permettersi d’ignorare i progressi nella tecnologia ABM degli USA, e neanche i suoi missili meno recenti che cominciano ad invecchiare. Igor Sutjagin, esperto della potenza nucleare russa del Royal United Services Institute di Londra, dice: “L’SS-18 ha più di 30 anni. Ha superato l’operatività prevista, quindi anche se avesse rapporti più stretti con la NATO, la Russia vorrà aggiornare i missili. Ma (il Presidente Vladimir) Putin, naturalmente, è felice che ciò appaia come mossa aggressiva, volendo sottolinearne imprevedibilità ed importanza”. Come disse Stephen J. Cimbala ne ‘L’esercito russo nel XXI secolo“, durante la guerra fredda i capi statunitensi erano “quasi eroicamente incapaci” a capire il comportamento russo. In una intervista di quei giorni, Putin ricordava l’imprevedibilità del governo russo.

Indebolimento delle difese degli USA
L’insistenza russa su una potenza di megatoni è un retaggio della dottrina militare sovietica ed è corretta. In un rapporto dell’US Army War College dal titolo ‘L’impatto delle minacce missilistiche sull’affidabilità delle basi d’oltremare’, Joel Wuthnow scrive che i missili sono interessanti strumenti coercitivi per due ragioni: “In primo luogo, i missili possono influenzare le decisioni politiche degli USA minacciando o causando vittime in massa all’estero o in patria. L’idea è che le pressioni interne per evitare o minimizzare le perdite possano spingere un presidente degli Stati Uniti a ripensare l’impiego della forza. In secondo luogo, i missili possono essere sfruttati contro gli Stati che ospitano truppe o che pensano di concedere accesso agli Stati Uniti. Le nazioni ospiti possono essere costrette con le minacce o vere vittime e/o danni economici“. Per Mosca, l’arsenale di missili balistici è fondamentale visto l’incessante avventurismo degli USA presso la Russia e in altri teatri. Le armi nucleari possono essere utilizzate per disperdere le forze NATO prima che possano organizzare l’invasione, diciamo, dell’Ucraina. Ciò costerebbe caro all’interventismo militare degli Stati Uniti. Nel corso di un’udienza al sottocomitato sulle minacce emergenti del Comitato per le forze armate del Senato, tenutasi il 5 marzo 1999, l’ex-Capo di Stato Maggiore dell’US Air Force Ronald Fogleman disse, “Attacchi di saturazione con missili balistici contro forze sulle coste, porti, depositi e aree di raccolta potrebbero rendere estremamente costoso proiettare le forze statunitensi in un teatro, tanto meno effettuare operazioni per sconfiggere un aggressore ben armato. Semplicemente la minaccia di tali attacchi missilistici del nemico potrebbe scoraggiare i partner della coalizione degli Stati Uniti e dal rispondere all’aggressione“. Anche se gli Stati Uniti pompano miliardi nel progetto PGS, potrebbe rivelarsi l’ennesimo disastro in stile Star Wars, destinato a fallire contro una pioggia di missili balistici intercontinentali russi. Christopher J. Bowie scrive in ‘La minaccia d’interdizione e basi aeree di teatro’ che l’aggiornamento delle armi offensive schierate è più facile di quello delle armi difensive. Per esempio, le future forze missilistiche saranno caratterizzare da inganni o contromisure, e possono essere rivestite di materiali radar-ablativi. Queste sono appunto le caratteristiche che il Sarmat avrà. Il massiccio peso al lancio potrebbe consentire decine di testate d’inganno, ognuna delle quali i radar degli Stati Uniti dovranno affrontare mentre monitorano anche le testate reali in volo sui centri abitati degli Stati Uniti. Il risultato: il Sarmat violerà la difesa statunitense. Come spiega Bowie, indipendentemente dalla raffinatezza della difesa, un avversario armato con un numero “minimo” di missili potrà sopraffare le difese, una preoccupazione aggravata dalla crescente letalità delle singole testate. Anche se in futuro le difese attive non costituiranno un’inutile “Linea Maginot degli USA”, la minaccia “stresserà significativamente le difese aeree“. In questo contesto, l’ICBM Sarmat minaccia di creare una tale vulnerabilità negli, esistenti o concepibili, scudi antimissilisi che proteggano le città occidentali. La potenza apocalittica del Sarmat potrà ironicamente preservare la pace nei prossimi decenni, ed impedire la terza guerra mondiale.sarmat-7Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO – L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013

Siria: i terroristi crollano e l’Egitto entra nella lotta

Moon of Alabamae-aleppo20161127L’Esercito arabo siriano (EAS) e i suoi alleati hanno compiuto enormi progressi ad Aleppo nord, dove, come ovunque, i fronti terroristici crollano. La disunione nell’opposizione, riflesso della disunione tra i loro mandanti, ha sconvolto le loro tentate nuove iniziative. La campagna aerea russa in gran parte sulle retrovie dei “ribelli” ne ha diminuito le riserve di materiale e personale. Un nuovo aiuto all’alleanza siriana arriverà presto dalle forze egiziane. Con le varie enclavi “ribelli” eliminate da combattimenti o accordi di pace, altre truppe siriane saranno liberate e disponibili per le nuove operazioni. La Turchia avrebbe ritirato i suoi piani su Siria (e Iraq). Con più forze a disposizione e sotto lo scudo aereo della Russia, solide nuove operazioni dell’EAS su Idlib, a nord, e su Raqqa, ad est, ora diventano possibili. Dopo la rottura del fronte jihadista nel nord-est della sacca di Aleppo, le difese sono crollate completamente. I terroristi si sono dovuti ritirare da un terzo di Aleppo est occupata dai terroristi, che ora cedono rapidamente alle forze governative siriane. La ragione principale della sconfitta dei terroristi è, tadaaah, la “mancanza di ospedali”: “I rivoluzionari combattono ferocemente ma il volume dei bombardamenti e l’intensità dei combattimenti, i morti e i feriti, e la mancanza di ospedali, giocano un ruolo nel crollo di questa prima linea”, ha detto un capo di Jabhat al-Shamiya, uno dei più grandi gruppi che combattono contro Assad nel nord della Siria”. La distruzione dell’ultimo ospedale per gatti transessuali ad Aleppo con una bomba-barile termobarica nucleare, è stata la svolta della lotta. Credo sia la prima volta che una simile ridicola scusa propagandistica venga usata come scusa per la sconfitta. In realtà, le forze siriane evitano perdite e usano la schiacciante potenza di fuoco per aprire la strada alla fanteria, demolendo ogni difesa che i “ribelli” possano porre, anche prima che i combattimenti inizino. Solo truppe coriacee e molto disciplinate potrebbero tenere tale linea sotto il fuoco, opponendo una vera resistenza. I “ribelli” no. Circa 1500 i civili fuggiti da Aleppo est presso l’EAS. (Nuovi rapporti parlano di 4000, dimostrando che i “ribelli” li tenevano in ostaggio). La propaganda USA/ONU su 200000-300000 civili ad Aleppo est si dimostra rapidamente una sciocchezza (e un pizzo) quale è da sempre. Le aree liberate non hanno quasi civili. Come dimostrato a metà ottobre, il numero reale di persone ad Aleppo est era probabilmente 5000 terroristi (meno ora), metà dal nucleo di al-Qaida, e probabilmente 20000 civili, familiari dei terroristi. (E’ possibile che anche questo sia troppo sovrastimato). Ad est di Aleppo, i turchi puntavano su al-Bab, ma sono stati fermati da un attacco aereo siriano, coperto dai russi. I piani di Erdogan per un’entità filo-turca almeno su al-Bab, Raqqa e Manbij, vanno in fumo. Eljia Magnier fornisce un’eccellente panoramica degli interessi dietro le azioni e gli eventi nella zona: Lo stesso giorno, ad un anno di distanza, la Russia ha la rivincita e ferma la Turchia alle porte di al-Bab. Nel sud della Siria, presso Damasco due più piccoli enclavi “ribelli” cedono e si accordano con il governo. I terroristi che promettevano di morire sul campo di battaglia hanno la possibilità di trasferirsi ad Idlib dove saranno poi eliminati (o da cui, probabilmente, fuggiranno in Europa). La sacca jihadista nel Ghuta orientale è stata ridotta nelle ultime settimane, riducendosi a una cittadina vuota ed alcuni villaggi. Sarà eliminata nei prossimi giorni. Un tentativo dei jihadisti di aiutarla nel Ghuta occidentale è fallito: “Qalat al-Mudiq @QalaatAlMudiq, 03:49 – 26 novembre 2016. I ribelli hanno iniziato una nuova battaglia nella provincia di #Quneitra per rompere l’assedio del #Ghuta ovest. Bombardamenti protattivi sono in corso… (una grande “avanzata” e “successi” twittati)… Qalat al-Mudiq @QalaatAlMudiq, 06:53 – 27 novembre 2016. Battaglia terminata dopo disaccordi tra i gruppi coinvolti nella rottura dell’assedio del #Ghuta ovest e l’inizio dell’evacuazione da Qan al-Shaiq”.
I poteri egiziani, per lo più le Forze Armate, hanno scacciato i fratelli musulmani dal governo, che sostenevano i terroristi in Siria e in Libia e che andavano ulteriormente radicalizzandosi. La mossa dell’Esercito egiziano avveniva dopo che i sauditi l’avevano sollecitata, offrendo enormi aiuti economici al nuovo governo. I fratelli mussulmani erano visti come un pericolo da Riyadh. Poi le priorità saudite sono cambiate, e i wahhabiti improvvisamente si sono alleati con gli ideologi della Fratellanza musulmana, e insieme alla Turchia dominata dalla fratellanza e il Qatar suo sostenitore, i nuovi governanti sauditi ampliano le operazioni per imporre regimi islamisti in Libia, Iraq, Siria e Yemen. La situazione è cambiata in Egitto. Turchia e Qatar sono diventati nemici, come i loro ascari in Libia. Quando i sauditi chiesero ufficialmente al governo al-Sisi di sostenere la Fratellanza musulmana, l’alleanza finì. I fratelli mussulmani sono il nemico dell’Egitto, non saranno mai più accettati comunque. Ed ha anche rotto con gli Stati Uniti che sostengono la Fratellanza mussulmana in tutto il mondo. Invece i rapporti amichevoli con la Russia sono stati rinnovati. Cairo ritiene che l’insediamento di un qualsiasi regime islamista in Siria minacci l’Egitto. (Israele potrebbe facilmente trasferire i terroristi che supporta attivamente dalle alture del Golan siriane alla penisola del Sinai). Si ritiene inoltre che l’attuale regime saudita andrà a pezzi per le lotte interne nel 2017. Ora l’Egitto offre un aiuto serio alla Siria nel combattere i nemici. Poche settimane fa una delegazione militare egiziana di alto livello giungeva in Siria per discutere della partecipazione alle operazioni sotto il comando siriano e russo. Si sostiene che aerei ed elicotteri egiziani siano arrivati nell’aeroporto governativo siriana di Hama. L’Egitto ha un grande esercito e l’accesso via mare alla Siria. Può e probabilmente invierà truppe di terra. La Francia aveva costruito le due Mistral per la Russia ma, per via delle sanzioni sull’Ucraina, non le fu permesso di consegnarle alla Russia. Alla fine, le ha vendute all’Egitto. Sono dotate di elicotteri ed elettronica russi, e forse opereranno con ufficiali russi a bordo. Ognuna può trasportare e sbarcare un battaglione completo di 900 uomini, con tutto l’equipaggiamento. Con le navi egiziane fare la spola tra Suez e Lataqia, una brigata di fanteria completa di supporto potrebbe giungere in Siria in pochi giorni. Gli elicotteri russi a bordo delle Mistral sarebbe di supporto aereo e la flotta russa nel Mediterraneo orientale le coprirebbe. Ciò porterebbe una brigata completa capace di combattere in modo coerente e autonomo. Tale unità è più preziosa degli sciiti per lo più irregolari arruolati dagli iraniani nel sostenere la Siria, e che hanno bisogno di supporto logistico e del comando dall’Esercito arabo siriano. Gli egiziani possono, dato il compito, eseguirlo per conto proprio. Per ragioni geopolitiche (Canale di Suez) né USA né Turchia oserebbero toccarli. Vi sono attualmente 4000 iracheni e 4000 sciiti inviate dagli iraniani in Siria. 400 operativi del IRCG iraniano li coordinano. Hezbollah ha inviato circa 2000 forze speciali delle unità Ridwan. La Russia ha oltre alla componente aerea e di difesa aerea, elementi delle forze speciali e commando. La forza egiziana di 4000 soldati non sarebbe enorme, ma sarebbe un buon esempio di lotta congiunta. Il sostegno politico che tale unità simboleggerebbe è certamente di maggior valore. La Francia, che febbrilmente supporta i terroristi in Siria, sarebbe completamente imbarazzata da tale mossa. Il mondo intero riderebbe delle sanzioni alla Russia se le Mistral “egiziane” sostenessero il governo siriano sotto il comando russo. Se ciò accadesse, l’operazione del governo siriano su Raqqa improvvisamente diverrebbe non solo possibile ma anche probabile. L’Esercito egiziano ha una certa esperienza nella lotta ai terroristi nel Sinai. Non teme eccessivamente di fare vittime ed odia gli islamisti. Può facilmente rafforzare le proprie unità sempre per quanto necessario. Se l’Egitto è serio, lo SIIL a Raqqa è finito e il piano degli Stati Uniti sul “principato salafita” nel nord-ovest della Siria e in Iraq sarà sventato. Con tutto ciò e il presidente Trump che potrebbe ritirare il supporto ai terroristi in Siria, la fine della guerra è in vista. Anche se Qatar ed altri continuassero il sostegno promesso, i terroristi non avranno alcuna possibilità contro un’alleanza molto meglio organizzata intorno al governo siriano.
Il Consiglio europeo per gli esteri dominato dagli Stati Uniti ha pubblicato un nuovo documento sulla Siria per i governi dell’Unione europea: Il primo test di Trump sono la politica europea e l’assedio di Aleppo. Il sottotitolo recita: “Non vi è più alcuna reale speranza di deporre Assad. L’Europa deve invece lavorare molto per salvare qualcosa per il popolo siriano”. Un titolo migliore sarebbe stato: come l’UE s’è rovinata e ha perso tutto seguendo pedissequamente la follia degli Stati Uniti e la sua opposizione ad Assad e Russia. L’UE è così disunita ed ottusa che non può nemmeno affrontare il ricatto dell’aspirante sultano turco. Bloccare tutti i crediti comunitari all’economia turca manderebbe in bancarotta il governo di Erdogan in pochi mesi. Putin ha mostrato come gestire il tizio. Come mai nessuno a Bruxelles (e a Berlino) l’ha imparato?25-nov-2016-aleppoTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora