Il sistema di allarme antimissile in Crimea sarà riattivato

Nikolaj Litovkin, RIR, 23 maggio 2016

Il Ministero della Difesa russo ha detto che prevede di riaprire la stazione radar nella penisola di Crimea. Secondo gli esperti militari, la decisione è stata presa in risposta all’intensificata attività della NATO in prossimità delle frontiere meridionali e occidentali della Russia.radar_eng_2Il Ministero della Difesa russo è deciso a riattivare la stazione radar in Crimea che rileverà i missili lanciati dal Mar Nero e dal Mediterraneo, secondo il quotidiano Izvestija. La stazione radar del sistema di allarme missilistico (MWS) della Russia nella penisola potrà identificare il lancio di missili balistici e da crociera e testate supersoniche. L’elemento nuovo dell’MWS aumenterà la capacità di difesa della Russia a sud e sud-ovest.

Perché ora?
Negli ultimi anni la NATO ha aumentato l’attività delle sue navi nei mari Mediterraneo e Nero, schierando ulteriori unità nella base navale di Rota, in Spagna“, spiegava Viktor Murakhovskij, redattore capo della rivista Arsenal Otechestva (Arsenale della Patria). “La base non solo ha sistemi antimissile ma anche missili da crociera che possono essere utilizzati contro la Russia. Mosca deve reagirvi“, aveva detto. Nel 2013, Murakhovskij disse che la Russia registrò il lancio di missili a medio e lungo raggio da Israele nell’ambito del test del sistema di difesa aerea del Paese. “Dal punto di vista tecnico-militare, è chiaro che è facile collocare una testata su tali oggetti e per il ‘bersaglio’ il missile diventa un’arma reale“, affermava Murakhovskij, che riteneva che le principali preoccupazioni di Mosca nascano dalla diffusione del sistema antimissile europeo degli Stati Uniti in Romania. “La nuova base è dotata del sistema Aegis terreste con sistemi di lancio universali MK-41 che possono essere utilizzati per lanciare missili e Mosca non può determinare di quali missili sono dotati i MK-41: missili antimissile SM-3 o missili da crociera Tomahawk“, affermava Murakhovskij.

I programmi sul nuovo sistema di allarme missilistico
300px-Sevastopol_rls_openstreetmap.svg Secondo un esperto dell’industria della Difesa della Russia, il governo attualmente discute del futuro sistema di allarme missilistico. “Ora c’è il problema di smantellare tutto e partire da zero o trasferire una parte del MWS presso Irkutsk (5000 km ad est di Mosca) e ricostruirvi la stazione“, spiegava l’esperto parlando sotto anonimato. Nel primo caso, la distanza di rilevamento del bersaglio può raggiungere i 6000 chilometri, nel secondo 2500 chilometri, opinava. “Il sistema MWS presso Irkutsk è invecchiato, ma è ancora capace di seguire gli obiettivi dovuti, cioè i missili lanciati da Mar Nero e Mediterraneo. Entrambe le possibilità sono accettabili“, affermava l’esperto, che anche notava i negoziati in corso tra produttore e Ministero della Difesa, dopo di che il governo avrebbe annunciato ufficialmente l’avvio del programma. Il costo della nuova stazione è stimata 1,5-2 miliardi di rubli. “Le nuove stazioni MWS sono facilmente modulabili. È possibile espandere il raggio delle antenne e dirigerle in aree da cui, secondo il governo, provengano minacce alla sicurezza“, aggiungeva.

Altre simili unità MWS in Russia
La Russia modernizza i sistemi di allarme missilistico dal 2000. Per garantire la sicurezza dei confini, Mosca deve sostituire le vecchi stazioni sovietiche e quelle perdute negli Stati baltici, Ucraina e Bielorussia dalla caduta dell’URSS. Un nuovo MWS fu schierato dal 2008 nel villaggio di Lekhtusi, vicino San Pietroburgo. È del tipo Voronezh capace di rilevare tutti gli oggetti aerei e spaziali dalle coste del Marocco alla Spitsbergen, nell’arcipelago delle Svalbard nel Mar Glaciale Artico. La seconda stazione fu avviata nel 2009 ad Armavir, nel territorio di Krasnodar (1400 km a sud di Mosca). Questa unità è responsabile del controllo del territorio dal Nord Africa all’India. MWS equivalenti sono anche schierati nell’insediamento Pjonersk della regione di Kaliningrad (1500 km ad ovest di Mosca) e vicino Irkutsk. Il primo segue l’attività dei missili nelle aree “occidentali” e il secondo dalla Cina alle coste occidentali dell’America. Il Ministero della Difesa russo programma la costruzione di altre stazioni a Krasnojarsk (4700 km ad est di Mosca), Altaj (4400 km ad est di Mosca), Orsk (2000 km a est di Mosca) e Vorkuta (2100 km a nord-est di Mosca).radar_russia_engTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le perdite ucraine nell'”operazione antiterrorismo” contro il Donbas

Colonel Cassad, 22 maggio 2016 – Saker0_9326c_9fdde578_XXLUn lettore ha inviato un’analisi comparativa delle perdite ucraine nella guerra al Donbas, basata sui dati di Military Balance 2013 e 2016, concentrandosi sugli effettivi delle unità dell’esercito ucraino. La più autorevole agenzia di analisi militare mondiale, l’Istituto internazionale di studi strategici ha pubblicato il rapporto Military Balance 2016 che rispetto alla relazione del 2013 permette di stimare le perdite irreversibili di materiale militare ucraino nella fase attiva dell’ATO (operazione antiterrorismo) del 50% circa, tenendo in conto i veicoli riparati dopo che Petro Poroshenko aveva annunciato ufficialmente perdite del 60% circa. Questi rapporti consentono anche una stima sulle perdite degli effettivi ucraini nell’ATO. Tra i veicoli danneggiati in modo irreparabile c’erano almeno 29700 soldati probabilmente feriti.2Come gli analisti conteggiano materiale e personale militari
Di seguito riportiamo alcuni commenti sui metodi che gli analisti usano per contare materiale e personale militari, per avere un’idea di quanto siano affidabili questi dati. Naturalmente, gli analisti non utilizzano i siti web con le immagini del materiale distrutto come Lost Armour, perché solo una frazione dei mezzi distrutti viene fotografata e solo una sua frazione può essere identificata. Gli analisti professionali utilizzano un metodo molto efficiente. Contano gli “effettivi” delle forze armate. Perché gli armamenti standard delle unità militari non sono un segreto, si può calcolare il materiale militare moltiplicando le unità per i mezzi che possiedono. Questo metodo sovrastima la quantità di materiale militare utile nelle forze ucraine, contando mezzi in riparazione o non funzionanti come attivi. Il vantaggio di questo metodo è che considera la capacità dell’industria militare nel riparare il materiale danneggiato: carri armati o blindati danneggiati non verrebbero contati come perduti se vengono riparati. Questo metodo ha permesso di valutare quante unità dall’armamento standard possedessero le forze ucraine nel 2013, prima dell’ATO, e quante ce ne sono nel 2016. Le perdite dei diversi armamenti variano, ma nel complesso si tratta di circa il 50%. Ciò corrisponde alle dichiarazioni di Petro Poroshenko su perdite del 60% e un numero molto modesto di nuove armi acquistate e di riparazioni di quelle danneggiate. L’impianto per la costruzione di carri armati di Kharkov ha dichiarato che i piani per nuove produzioni e riparazioni è totalmente fallito. In effetti, in termini di riparazione e manutenzione dei carri armati, l’industria militare ucraina può soprattutto ridipingerli. La capacità dell’industria militare ucraina nelle riparazioni di veicoli gravemente danneggiati e nuova produzione è di un paio di dozzine di mezzi all’anno, come risulta dalla relazione del Military Balance. Vorremmo sottolineare che tale metodo tiene conto del fatto che il numero di materiale militare può essere ridotto non solo dalle perdite in guerra, ma anche dalle vendite ad altri Paesi. Tuttavia, durante questo periodo le forze ucraine hanno venduto all’estero pochi carri armati (vedi qui), essenzialmente solo 11 T-72 alla Nigeria. Queste vendite non cambiano molto davanti alla perdita di migliaia di mezzi nella guerra. Inoltre, l’esercito ucraino per lo più vende all’estero gli equipaggiamenti non utilizzati nell’ATO.

La stima delle perdite del personale e il paradosso delle mobilitazioni senza smobilitazione
Va ricordato che durante l’ATO gli analisti militari hanno ironicamente osservato che le prime tre ondate di mobilitazione non furono accompagnate dalla smobilitazione, ma le forze ucraine non hanno creato nuovi gruppi, anche se più di 30000 uomini sono stati arruolati. Tale umorismo nero fu causato dall’impressione che le perdite delle mobilitazioni riempivano solo le perdite in morti e feriti. C’è la possibilità, però, che alcuni soldati mobilitati siano stati inviati nelle unità semi-regolari della Guardia Nazionale, spiegando tale paradosso. Tuttavia, i dati di Military Balance mostrano che l’umorismo nero degli analisti militari non è lontano dalla verità. Le forze ucraine semplicemente non hanno il materiale per creare nuove unità. Inoltre, anche Anton Gerashenko (consulente del ministro degli Interni ucraino Arsen Avakov, membro della Rada, noto per la creazione del sito “Mirotvorets” (Peacemaker) contenente informazioni personali su varie figure dell’opposizione e giornalisti – nota di Saker), che ha curato la creazione delle unità della Guardia nazionale, ha detto che non si deve esagerare il numero degli effettivi della Guardia nazionale, che non ha mai superato i 5000. A causa di ciò, Anton Gerashenko lamentava lo scarso numero di “patrioti”. Dato che gli analisti conoscono il numero esatto del materiale militare perso dalle forze ucraine nell’ATO, così come degli equipaggi di ogni veicolo, si può calcolare il numero di effettivi dei veicoli distrutti, 29690 soldati. Vi ricordo che gli analisti contano solo il materiale che non può essere recuperato, cioè gravemente danneggiato. In molti casi, ciò significa danni al mezzo con conseguente incendio, in modo che le riparazioni non abbiano senso essendo il veicolo bruciato. E’ ovvio che i membri dell’equipaggio dei veicoli con tali danni siano stati almeno feriti. Così, il numero di soldati ucraini morti e feriti è circa 29690, grosso modo corrispondente ai mobilitati nelle primi tre ondate che hanno solo sostituito le perdite. Ciò non permette alcuna smobilitazione.

Il problema dei pezzi di ricambio per i carri armati e i blindati
Va anche osservato come i carri armati T-72 e T-80 siano prodotti dalla Uralvagonzavod (società metalmeccanica russa di Nizhnij Tagil, Urali, in Russia, maggiore produttore di carri armati mondiale che tra l’altro produce l’Armata – nota di Saker). Alcuni di questi carri armati erano in deposito dai tempi dell’URSS. Ma secondo Military Balance, non furono utilizzati dalle forze ucraine fino al 2015. Inoltre, i T-72 funzionanti furono venduti all’estero anche nel 2014. In tal modo, le perdite di T-72 e i pochissimi T-72 operativi ucraini nel 2015 non sono dovute tanto alle perdite in guerra ma alla mancanza di pezzi di ricambio della Uralvagonzavod russa. Le forze ucraine hanno avuto problemi simili con i blindati sovietici. Anche se l’industria militare ucraina può produrre un numero limitato di blindati, l’Ucraina deve produrre in serie i pezzi di ricambio dei mezzi sovietici. I pezzi di ricambio per i BTR-70 e BTR-80 sono prodotti dalla Fabbrica Automobilistica Gorkij (GAZ). Parti per i BMP-1 e BMP-2 sono prodotte dallo Stabilimento Metalmeccanico di Kurgan (KrAZ). Le armi di questi BTR e BMP sono prodotti dallo Stabilimento Metalmeccanico di Tula (KBT). Tutti questi fornitori russi non sono disponibili per l’Ucraina, spiegando le drammatiche perdite in blindati. Questo potrebbe indicare che le perdite di effettivi sono più basse, dei blindati sono fuori servizio per danni leggeri. D’altra parte, con la perdita del 56-66% dei blindati, anche con la nuova produzione, le forze ucraine non possono creare le grandi unità di fanteria motorizzata che avevano nel 2013 e sfruttare le grandi risorse della mobilitazione. Ciò spiega i piani di mobilitazione ridotti, non avendo le forze ucraine i mezzi necessari. La guerra a bordo dei bus scolastici è roba del passato, soprattutto se si considera la potenza dell’artiglieria moderna, come ad esempio i pezzi di artiglieria semoventi e i lanciarazzi multipli, di cui si parla di seguito.0_9326a_bd15a126_XXLI combattenti occulti delle unità anti-batteria
Ciò che colpisce nei dati di Military Balance sono le enormi perdite di obici leggeri D-30, circa l’80%. In parte ciò può essere spiegato dal fatto che molti obici furono trasferiti alle unità semi-regolari della Guardia Nazionale, che soprattutto bombardano città e borgate. Ma ciò non spiega le perdite dei semoventi d’artiglieria Gvozdika (60%) e Akatsja (50%). Certamente non spiega le perdite di circa il 50% dei lanciarazzi multipli Grad e Uragan. La distruzione dell’artiglieria semovente (SPA) è difficile per via delle proprie mobilità e blindatura. La distruzione dei lanciarazzi multipli richiede tempi di reazione incredibilmente brevi, potendo lasciare le posizioni entro un minuto. Così, tali perdite di artiglieria semovente e lanciarazzi, e quelle incredibili di obici D-30, suggeriscono che le forze ucraine affrontarono un’artiglieria moderna, molto probabilmente russa. Tymchuk (commentatore militare ucraino – nota di Saker) ha scritto molte volte sulla presenza del sistema di radio-localizzazione dell’artiglieria (RLS) Zoopark-1 nel Donbas. Gli RLS possono osservare le traiettorie dei proiettili e calcolare la posizione dei tiratori ancor prima che colpiscano il suolo. Poi Zoopark, utilizzando canali di comunicazione protetti contro le interferenze radio-elettroniche, trasmette le coordinate dei lanciarazzi o pezzi di artiglieria per il puntamento. Tuttavia, solo l’artiglieria moderna che utilizza le informazioni dal sistema di posizionamento globale Glonass, può agire sulla queste basi colpendo immediatamente SPA, lanciarazzi od obici. In effetti, c’era una batteria di militari in “congedo” che impiegava i Msta-S, possibilmente il modernizzato Msta-SM. È dubbio che questi Msta-S siano trofei di guerra, avendone le forze ucraine perso solo 5 unità. Va notato inoltre che le forze ucraine hanno solo 35 Msta-S, troppo pochi per vincere i duelli di artiglieria su un fronte così esteso. Un altro candidato alla lotta assieme allo Zoopark-1 è il moderno lanciarazzi multiplo russo Tornado-G, ma è difficile distinguerlo dal solito BM-21 Grad: la differenza è nei sistemi elettronici di controllo, navigazione e comunicazioni. In entrambi i casi, le enormi perdite d’artiglieria ucraina non possono essere spiegate senza supporre che gli avversari possedessero artiglieria più potente e moderna, almeno al momento dei duelli di artiglieria. E’ probabile che il ridotto bombardamento ucraino delle città del Donbas non sia tanto il risultato dell’accordo Minsk-2 ma delle operazioni antiartiglieria che potrebbero essere state condotte da russi “in congedo”.

Il mito delle enormi quantità di mezzi militari sovietici nei depositi ucraini
Il rapporto Military Balance rileva in particolare che la quantità di materiale militare nei depositi ucraini non solo è molto piccola, ma non riguarda molte categorie. Tutto ciò che poteva essere prelevato dai depositi, nel caso di SPA, BM, BTR e BMP, è già stato preso; le forze ucraine non ne hanno nei depositi, se non alcuni obsoleti “pezzi d’artiglieria nucleare” come gli obici da 203mm Pjon che, senza armi nucleari, come ad esempio il “Perforator“, sono particolarmente inutili data l’inaccettabile imprecisione dei proiettili sparati. Perciò le forze ucraine non usano tali obici semoventi, ad eccezione di 7 unità per lo più usati per propaganda che per veri compiti militari. L’altra significativa fonte di mezzi depositati per gli ucraini sono quasi 700 carri armati. Tuttavia, per la maggior parte sono T-72 e T-80 che non possono essere riparati senza ricambi russi. Ecco perché le forze ucraine ne usano solo 78, essendo il resto suscettibile di essere “cannibalizzato” come fonte di pezzi di ricambio. La condizione dei carri armati stoccati è dubbia. Mentre le perdite irreversibili di carri armati T-64 nell’ATO fu del 35% circa, secondo Military Balance, le forze ucraine non hanno utilizzato un solo T-64 tratto dai depositi. Come il consigliere di Poroshenko Bitjukov nota, i carri armati in deposito sono “corpi morti” che possono essere utilizzati al meglio come fonte di pezzi di ricambio, se i pezzi di artiglieria della qualità necessaria non vengono prodotti in Ucraina. Infatti, i carri armati nei depositi hanno potuto ridurre le perdite dei carri armati al 29%. Allo stesso tempo, le perdite molto più cruciali di blindati, artiglieria semovente e lanciarazzi multipli non sono state sostituite dai depositi o acquisti presso l’industria militare ucraina, essendo questi mezzi non prodotti in Ucraina o prodotti in minuscoli quantitativi rispetto alle ingenti perdite nell’ATO.

Conclusioni
L’affermazione di Poroshenko che le forze ucraine hanno perso il 60% del materiale militare nella guerra è probabilmente vera. L’industria militare ucraina non ha la capacità di compensare perdite di tale entità ed è riuscita a riparare solo il 10% del materiale danneggiato. L’industria militare ucraina non produce artiglierie semoventi e lanciarazzi, e produce pochissimi blindati. Le riparazioni dipendono dai ricambi russi, quindi le perdite di queste unità sono irreversibili. A giudicare dalle perdite dei semoventi di artiglieria leggeri (59%), obici leggeri (80%) e lanciarazzi “Uragan” nel Donbas, le forze ucraine hanno affrontato l’artiglieria più professionale e moderna degli avversari e furono irrimediabilmente soverchiate nelle battaglie di controbatteria. Dato che l’industria militare ucraina non produce artiglierie semoventi e lanciarazzi multipli, l’artiglieria ucraina non può essere rifornita. Le gravi perdite di blindati rendono impossibile alle forze ucraine sfruttare le proprie superiori risorse mobilitate e creare grandi unità di fanteria motorizzata. Infatti, gli effettivi della fanteria motorizzata sono stati ridotti del 60%. Molto probabilmente, il numero di soldati ucraini morti e gravemente feriti è di circa 30000, in quanto tale numero somma il totale degli equipaggi dei mezzi gravemente danneggiati, e lo stesso numero è stato mobilitato nelle prime due ondate senza creare nuove unità. In sintesi, per quanto riguarda il materiale militare più comune, come blindati ed artiglieria semovente leggera, le perdite ucraine ammontano al 60% e non possono essere sostituite dall’industria militare ucraina. La capacità offensiva delle forze ucraine con tale livello di perdite è dubbia. Inoltre, ci si può aspettare un notevole aumento ufficiale delle perdite degli effettivi ucraini, in quanto i dati su materiale perso e mobilitazione suggeriscono la perdita di 30000 soldati. Si potrebbe prendere in considerazione il rapporto sui blindati persi, dagli eserciti ucraino e novorusso nel Donbas nel 2014-2016. In generale, entrambi i metodi hanno vantaggi e svantaggi, in quanto è evidente che Lostarmour non conta tutto il materiale distrutto, così come la perdita di materiale (secondo gli effettivi gli standard) in alcuni casi non significa che sia stato distrutto. Ad esempio, alcuni materiali persi dopo il 2013 furono abbandonati in Crimea e restituiti all’Ucraina solo in parte. Alcuni mezzi esisterebbero solo sulla carta ed anche prima della guerra non sarebbero stati riparabili. Ciò suggerisce che le reali perdite ucraine devono essere ulteriormente studiate per trarre conclusioni precise. Il confronto tra Military Balance 2013 e 2014 è qui. 0_968fe_a53ff7de_XLPS. Sul personale russo in congedo e i sistemi Zoopark, va notato che un tribunale di Kiev ha rifiutato di riconoscere “l’aggressione russa”. Come ho scritto qui quasi due anni fa: “Si può discutere di qualsiasi cosa su internet, ma i diplomatici giocheranno a ping-pong per settimane e mesi. Vi è un certo lavoro da fare, e vi sono coperture informative e diplomatiche. Proprio come in Crimea, tale gioco continua ed è accettato da tutti. Si potrebbe pensare che i capi della junta abbiano molte “prove” sull’opera del Voentorg (letteralmente “Deposito militare”, nome dato all’invio di rifornimenti ai ribelli dalla Russia – nota di Saker), ma con sorprendente costanza si ripete la stessa linea, “Ma i ribelli certamente non potevano avere che” e ricevere risposte standard come “Chiunque sa tutto ciò, e di tutto ciò che fanno i ribelli non si ha alcuna prova”. Poiché tale posizione è ciclica, durerà all’infinito, anche se saranno prese Kiev o Lvov: Lavrov andrà al microfono per dichiarare che la Russia non vi partecipa per nulla. Ufficialmente sarà così. Mentre tutto ciò che ogni blogger o commentatore ha scritto sui blog rimarrà un’opinione personale. Vi sfido a dire che questo schema non funziona. Come si vede, lo schema, se ufficialmente non esiste, può funzionare non solo per settimane e mesi, ma per anni, e queste regole del gioco sono accettate da tutti, con alcune varianti“.1l259_2_279Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’istruttiva umiliazione degli USA nel Mar Cinese Meridionale

David P. Goldman, Asia Times 20 maggio 2016Ammettiamo piuttosto, come la gente d’affari dovrebbe, che abbiamo avuto una lezione e ci farà bene“, scrisse Rudyard Kipling nel 1902 dopo che i boeri umiliarono l’esercito inglese nella prima fase della Guerra Boera. Gli USA dovrebbero esprimere la stessa gratitudine verso la Cina che li ha umiliati nel Mar Cinese Meridionale. Esponendo la debolezza statunitense senza sparare un colpo, Pechino ha dato una lezione a Washington che la prossima amministrazione dovrebbe ricordare. L’anno scorso chiesi a un pianificatore del Pentagono ciò che gli USA avrebbero fatto con i missili antinave della Cina, che dovrebbero poter affondare una portaerei a un paio di centinaia di miglia dalle coste. Se la Cina negasse l’accesso alla marina statunitense sul Mar Cinese Meridionale, il funzionario rispose che possiamo fare lo stesso: convincere il Giappone a produrre missili antinave e a piazzarli nelle Filippine. Washington non si chiede se le Filippine vorrebbero affrontare la Cina. Il presidente Rodrigo Duterte spiegò l’anno scorso (come David Feith riporta sul Wall Street Journal), “Gli USA non morirebbero mai per noi. Se ad essi importava, avrebbero inviato le loro portaerei e fregate lanciamissili nel momento in cui la Cina iniziò la bonifica dei territori contesi, ma nulla di simile è accaduto… gli USA hanno paura di entrare in guerra. Ci conviene essere amici della Cina“. Non sono solo le Filippine a vedere l’ovvio. La Cina rivendica il sostegno di 40 Paesi alla sua posizione secondo cui le rivendicazioni territoriali sul Mar Cinese Meridionale dovrebbero essere risolte con negoziati diretti tra i singoli Paesi, piuttosto che davanti a un tribunale delle Nazioni Unite costituito ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, come vuole Washington. Una dichiarazione congiunta dei ministri degli Esteri di Cina, Russia e India, dopo l’incontro a Mosca il mese scorso, sostiene la posizione della Cina. La 7° Flotta è il peso che grava sul Mar Cinese Meridionale dalla Seconda guerra mondiale, grazie a un sistema d’arma che ha novant’anni ormai, la portaerei. Questo prima che la Cina schierasse il suo missile “antiportaerei” DF-21. L’ultima versione del missile, denominato DF-26, avrebbe una gittata di 4000 km. Le nuove tecnologie, tra cui laser e cannoni elettromagnetici, potrebbero sconfiggere i nuovi missili cinesi, ma una grande quantità di investimenti sarà necessaria per renderli operativi, secondo un rapporto di gennaio del Centro studi strategici ed internazionali.
T39 La nuova generazione di sottomarini diesel-elettrici varati dalla Germania nei primi anni ’80, inoltre, è abbastanza silenziosa da eludere i sonar. Sottomarini diesel-elettrici “affondarono” le portaerei statunitensi nelle esercitazioni della NATO. Anche senza missili antinave, per poter saturare le difese delle navi degli Stati Uniti, i sottomarini furtivi della Cina possono affondare le portaerei statunitensi e qualsiasi altra cosa che galleggia. Forse maggiore preoccupazione è data dalla prossima generazione di sistemi missilistici di difesa aerea antimissile ed antiaerei russi S-500 che renderebbero il caccia stealth statunitense F-35 obsoleto prima che diventi operativi. Scrivendo per The National Interest, Dave Majumdar avverte che i nuovi sistemi russi sono “così potenti che molti ufficiali degli Stati Uniti temono che gli aerei da guerra, anche invisibili come F-22, F-35 e B-2, abbiano problemi nell’affrontarli“. I funzionari del Pentagono ritengono che l’attuale generazione di missili antiaerei russi, incarnata dall’S-400, sia capace di superare le capacità d’inganno degli F-16. Una volta che la Russia ha schierato un paio di sistemi autocarrati S-400 in Siria, domina i cieli del Levante. Il Pentagono non vuole sapere quanto sia efficace. Il commentatore russo Andrej Akulov dettaglia la presunta superiorità dell’S-500, che sarà schierato il prossimo anno: “L’S-500 dovrebbe essere molto più potente dell’attuale S-400 Triumf. Per esempio, il tempo di reazione è di soli 3-4 secondi (in confronto, il tempo di reazione dell’S-400 è nove o dieci secondi). L’S-500 può rilevare ed attaccare contemporaneamente (anche se volano a una velocità di 8 km al secondo) dieci testate di missili balistici a 600 km di distanza che volano alla velocità di 8000 metri al secondo. Il Prometej può ingaggiare bersagli a quote di circa 200 km, tra cui i missili balistici in arrivo dallo spazio distanti 700 km”. Akulov conclude: “Non capita spesso che un’arma della difesa aerea relativamente poco costosa possa rendere obsoleto un miliardario programma per caccia. Questo è esattamente ciò che il sistema missilistico S-500 farà del nuovo nuovo caccia stealth statunitense F-35“. Cina e Russia hanno ridotto il divario tecnologico militare con gli Stati Uniti, e in alcuni casi li hanno probabilmente scavalcati. In passato, gli Stati Uniti risposero a tali circostanze (per esempio, il lancio dello Sputnik nel 1957) versando risorse sulla ricerca per la difesa presso laboratori nazionali, università e industrie private. Invece, Washington oggi spende la maggior parte del bilancio della difesa, in diminuzione, su sistemi che potrebbero non funzionare affatto. A un costo stimato di 1,5 trilioni di dollari, l’F-35 è il sistema d’arma più costoso nella storia degli USA. Anche prima che una miriade di problemi tecnici ne ritardassero il dispiegamento, i pianificatori del Pentagono avvertirono che l’aereo malconcepito avrebbe degradato le difese degli USA consumando la maggior parte del budget su ricerca e sviluppo del Pentagono. Un rapporto ancora classificato firmato da alcuni generali venne consegnato al presidente George W. Bush, a metà del secondo mandato, avvertendolo su tale funesto risultato. Bush l’ignorò. L’ex-ufficiale dell’aeronautica Jed Babbin dettagliò i difetti del velivolo sul Washington Times l’anno scorso, concludendo, “Il programma F-35 è un esempio di come le armi non vanno acquistate. Va fermato subito“.
Questi sono i fatti sul terreno (così come nell’aria e sul mare). Non sorprende che gli alleati degli USA in Asia vogliano un accordo con la Cina. Nulla di meno dello sforzo reaganiano per ripristinare il vantaggio tecnologico degli USA cambierà ciò.south-china-sea-u.s.-navyLe opinioni espresse in questa pagina sono dell’autore proprio e non riflettono necessariamente le opinioni di Asia Times.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin gioca a scacchi energetici con Netanyahu

F. William Engdahl New Eastern Outlook 04/05/2016Il 21 aprile il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è volato a Mosca per colloqui a porte chiuse con il Presidente russo Vladimir Putin. I media hanno riferito che i colloqui erano sulla situazione in Siria, un tema in cui Mosca ha regolamentato i contatti delicati evitando potenziali scontri militari. Sembra, tuttavia, che i due abbiano discusso di tutt’altro, del coinvolgimento russo nella questione del possibile sviluppo del gigantesco giacimento di gas off-shore Leviathan israeliano, nel Mediterraneo orientale. I due hanno trovato un accordo le cui implicazioni geopolitiche potrebbero essere enormi per Putin e il ruolo strategico della Russia in Medio Oriente, così come per la futura influenza degli Stati Uniti nella regione.
La stampa israeliana ha riportato i colloqui Netanyahu-Putin come “coordinamento tra forze sui cieli del Paese in stato di guerra e il Golan occupato…” Secondo i media statali russi, tuttavia, Netanyahu e Putin hanno discusso il possibile ruolo di Gazprom, primo produttore e venditore di gas naturale del mondo, come possibile parte interessata al giacimento gasifero israeliano Leviathan. Il coinvolgimento della Russia nello sviluppo del giacimento di gas israeliano bloccato ridurrebbe il rischio finanziario per le operazioni sui giacimenti di gas offshore israeliani, aumentandone la sicurezza, dato che gli alleati dei russi come Hezbollah o Iran non oserebbero colpire le loro joint venture. Se le notizie russe sono accurate, potrebbero presagire un nuovo importante passo nella geopolitica energetica di Putin in Medio Oriente, che potrebbe infliggere una grave sconfitta a Washington dall’azione sempre più inetta nel controllare il centro mondiale del petrolio e gas.

L’interesse russo
Molti osservatori esteri potrebbero essere sorpresi dal fatto che Putin dialoghi con Netanyahu, vecchio alleato degli Stati Uniti. Vi sono molti fattori dietro. Uno è la leva del Presidente della Russia data dalla presenza di più di un milione di russi in Israele, tra cui un membro nel governo di Netanyahu. Ancora più importante, dato che l’amministrazione Obama va avanti, con veementi proteste di Netanyahu, nella firma sull’accordo nucleare con l’Iran del 2015, le relazioni tra Washington e Tel Aviv si sono raffreddate, per usare un eufemismo. La situazione viene abilmente sfruttata da Putin e Russia. Washington vuole imporre la riconciliazione politica tra Netanyahu e la Turchia di Erdogan, con un accordo in cui la Turchia diverrebbe un importante acquirente del gas offshore di Israele, con importanti accordi di acquisti da Leviathan. Per Washington ciò ridurrebbe la dipendenza turca, oggi a più del 60%, dalle importazioni di gas russo. In cambio Israele accetterebbe di vendere alla Turchia avanzate attrezzature militari con l’approvazione di Washington. Tuttavia i colloqui bilaterali tra Turchia e Israele sarebbero in stallo per numerose differenze, aprendo una porta alla Russia. Putin ha invitato il presidente israeliano Reuven Rivlin a Mosca il 16 marzo per colloqui, dopo la decisione a sorpresa della Russia di ritirare parte delle sue forze dalla Siria. Significativamente, la visita è stata sanzionata da Netanyahu, che spesso è in contrasto personale con il presidente. Uno scopo era chiaramente porre le basi per l’ultima visita di Netanyahu a Mosca.

Golan, Leviathan, Turchia
Ciò che emerge è un complesso negoziato da realpolitik tra Putin e Netanyahu della massima posta geopolitica per l’intero Medio Oriente e oltre. Gli elementi sembrano ora includere una possibile partnership di Gazprom ed investimenti nello sviluppo e commercializzazione del gas naturale del gigantesco giacimento di gas israeliano in mare aperto Leviathan, comprendente anche una sorta di accordo tra Russia e Israele per garantire la sicurezza d’Israele dagli attacchi delle forze di Hezbollah sostenute da Teheran sulle alture siriane del Golan. E comprenderebbe l’accordo in cui Israele abbandonerebbe la vendita di gas e armi, desiderata da Washington, alla Turchia di Erdogan, accordo che indebolirebbe Gazprom e qualsiasi leva russa sulla Turchia.Noble-Leviathan_FPSO_Gas_Field_MapLeviathan d’Israele
Primo il Leviathan. Alla fine del 2010 Israele annunciava la scoperta di un enorme “super-gigantesco” giacimento di gas off-shore in ciò che dichiara sua zona economica esclusiva (ZEE), situata in quello che i geologi chiamano Levante o bacino levantino. La scoperta è a circa 84 miglia ad ovest del porto di Haifa e a tre miglia di profondità. L’hanno chiamato Leviathan dal biblico mostro marino. Tre compagnie energetiche israeliane, guidate da Delek Energy, in collaborazione con la Noble Energy di Houston, in Texas, annunciavano stime iniziali secondo cui il giacimento conterrebbe 16 miliardi di piedi cubi di gas, la maggiore scoperta in acque profonde al mondo da un decennio. Per la prima volta dalla creazione dello Stato d’Israele nel 1948, il Paese sarebbe autosufficiente ed anche in grado di diventare uno dei maggiori esportatori di gas. Se passiamo avanti di cinque anni fino al presente, l’affermazione d’Israele come uno dei principali attori geopolitici energetici appare assai diversa al mondo. I prezzi di petrolio e gas sono crollati in modo drammatico alla fine del 2014, con pochi segni di serio recupero. La politica interna israeliana ha inoltre bloccato l’approvazione della regolamentazione dello sviluppo del Leviathan. Il 28 marzo, l’Alta Corte israeliana bloccava la proposta del governo Netanyahu di congelare il cambiamento delle regole nell’industria del gas, minacciando di ritardare lo sviluppo dei giacimenti offshore. La corte ha contestato la proposta di clausola di “stabilità” che impedirebbe importanti cambiamenti normativi per 10 anni. La mancanza di un quadro approvato dal governo ha ritardato lo sviluppo di Leviathan. Noble e il partner israeliano Delek Group Ltd. sono i principali contraenti interessati a Leviathan. Poi dalla precedente incursione della Russia nel Leviathan del 2012, vi è il cambiamento dovuto al fatto che Netanyahu e l’amministrazione Obama sono ai ferri corti sull’Iran e numerose altre questioni. Inoltre, il mercato mondiale del petrolio e del gas è in depressione e Israele avrebbe urgente bisogno di significativi investimenti esteri per sviluppare Leviathan. Così oggi la società di Houston, Texas, Noble Energy subisce l’impatto negativo del crollo dei prezzi dell’energia degli ultimi due anni, nel pieno della peggiore depressione dell’industria del petrolio da anni e discute la vendita della partecipazione a diversi progetti internazionali per superare la tempesta. Nell’ottobre 2015, fonti israeliane riferivano che Vladimir Putin aveva riformulato la proposta per la partecipazione di Gazprom allo sviluppo del gas offshore israeliano. Secondo le osservazioni del giornalista israeliano Ehud Yaari, Putin aveva manifestato il rinnovato interesse di Gazprom ad entrare nell’industria del gas israeliana prendendo una quota della joint venture dell’enorme e costoso progetto Leviathan. Yaari, considerato molto ben informato sulla politica mediorientale d’Israele, dichiaravaa inoltre che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che si oppose all’accordo del 2012 con Gazprom, ora riconsidera la sua posizione. Nel 2012 Gazprom aveva presentato l’offerta più alta per comprare il 30% di Leviathan. I partner israeliani di Noble Energy nel Leviathan, guidati da Delek Energy, decisero di avere un partner strategico, perché non hanno i mezzi finanziari, il know-how e le connessioni per sfruttare appieno e il più rapidamente possibile le potenzialità del giacimento. Il costo per sviluppare la scoperta di gas, come la costruzione di un impianto di liquefazione del gas naturale (GNL), fu stimato a 10-15 miliardi di dollari. All’epoca c’era una spaccatura tra i proprietari del Leviathan. Il Gruppo Delek del miliardario israeliano Yitzhak Tshuva era entusiasta dell’accordo con Gazprom, dato il suo potere geopolitico e la sua capacità di commercializzazione globale. La statunitense Noble Energy si oppose, molto probabilmente su istigazione di Washington. Gazprom perse. Nell’ottobre 2015, un mese dopo l’inizio dell’intervento militare della Russia in Siria, Yaari disse al quotidiano di Sydney The Australian che Putin aveva recentemente detto a Netanyahu che, in cambio di un accordo sul Leviathan, “Noi assicureremo che non vi sarà alcuna provocazione contro i giacimenti di gas (israeliani) da parte di Hezbollah o Hamas“. Dato il recente ruolo militare della Russia in Siria, era chiaramente una promessa per nulla vuota.

Turchia e Israele
Un altro componente del possibile grande affare per garantire energia e sicurezza tra Russia e Israele comporterebbe un accordo per porre fine ai negoziati sostenuti dagli Stati Uniti con la Turchia di Erdogan a favore degli investimenti di Gazprom su Leviathan e della sicurezza russa a garanzia dei progetti energetici off-shore israeliani. Ai primi di marzo, il vicepresidente statunitense Joe Biden, dalla misteriosa abilità di presentarsi in aree in cui i neo-con di Washington vogliono concessioni o accordi particolari, si presentò a Tel Aviv per un incontro con Netanyahu. Nei colloqui a porte chiuse tra i due, secondo il quotidiano Haaretz, Biden fece pressione su Netanyahu per trovare un accordo con Erdogan che vedrebbe il gas di Leviathan andare in Turchia sostituendo il gas di Gazprom. Biden ha anche spinto per la vendita di armi avanzate israeliane al membro della NATO Turchia. Da allora, colloqui segreti sono in corso tra Israele e Turchia, senza successi tangibili. Il ministro della Difesa israeliano Moshe Yaalon parlando a nome della dirigenza militare israeliana, ha detto ai media israeliani più volte, nelle ultime settimane, che le richieste delle IDF, come precondizione per qualsiasi distensione tra Israele e Turchia è che Erdogan chiuda il centro di comando di Hamas in Turchia, che secondo Israele guida le attività terroristiche contro Israele. La Turchia ha rifiutato. La dirigenza militare israeliana preferirebbe mantenere la cooperazione militare con la Russia a qualsiasi accordo con l’imprevedibile Erdogan. Chiaramente non a caso, solo pochi giorni dopo i colloqui tra Netanyahu e Biden, Putin estese l’invito non a Netanyahu direttamente, ma più diplomaticamente al presidente israeliano Rivlin. Rivlin fu invitato a Mosca con il pretesto della cerimonia del 25 ° anniversario della restaurazione dei rapporti diplomatici tra i due Paesi. Agiva in modo chiaro come discreto passo per preparare gli ultimi colloqui a Mosca tra Putin e Netanyahu riguardanti, tra l’altro, le quote di Gazprom sul Leviathan e il futuro delle alture occupate del Golan, dove una società energetica degli Stati Uniti, dai sospetti stretti collegamenti, Genie Energy, nel cui Advisory Board vi sono Dick Cheney e Lord Rothschild, sostiene di aver scoperto, attraverso la controllata israeliana, una grande nuovo giacimento di petrolio. I recenti sforzi di Netanyahu per ottenere dal presidente degli Stati Uniti Obama l’occupazione permanente israeliana del Golan sarebbero stati vani. Probabilmente Netanyahu aveva in mente nei suoi colloqui con Obama i rapporti sulle grandi scoperte di petrolio della controllata israeliana della statunitense Genie Energy. Nei colloqui di Mosca, il presidente Rivlin ha chiesto a Putin di ristabilire la presenza dell’UNDOF sulle alture del Golan tra Israele e Siria, sottolineando che Israele si preoccupa d’assicurarsi che Hezbollah e altri gruppi filo-iraniani non sfruttino il caos nella Siria devastata dalla guerra e il vuoto di potere sulle alture del Golan per cerare una base vicino al confine per attaccare Israele. I combattimenti recenti hanno costretto le Nazioni Unite a ritirarsi. Ciò che è chiaro è che la posta geopolitica è per tutti enorme: Mosca, Tel Aviv, Ankara, Washington, imprese energetiche statunitensi, israeliane e Gazprom. Da tenere sotto controllo…8c868ce5c5cc570d930f6a706700d44c_tx600F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina prepara l’alternativa d’oro al sistema del dollaro

F. William Engdahl New Eastern Outlook 18/05/2016

Zhou Xiaochuan

Zhou Xiaochuan

La Cina, come attuale presidente del gruppo G-20, ha invitato la Francia a organizzare una conferenza speciale a Parigi. Il fatto che tale conferenza avvenga in un Paese OCSE è segno di quanto sia indebolita l’egemonia del sistema del dollaro degli USA. Il 31 marzo a Parigi si era tenuta una riunione speciale, denominata “Nanjing II“. Il governatore della Banca popolare di Cina, Zhou Xiaochuan, vi fece una grande presentazione, tra gli altri punti, un più ampio uso dello speciale paniere del FMI con le cinque principali valute mondiali e i diritti speciali di prelievo o DSP. Gli invitati erano pochissimi, tra cui il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, il cancelliere dello Scacchiere inglese George Osborne, la direttrice generale del FMI Christine Lagarde che hanno discusso l’architettura finanziaria del mondo insieme alla Cina. A quanto pare e significativamente, non c’era nessun alto funzionario degli Stati Uniti. Sui colloqui di Parigi, Bloomberg ha riferito: “La Cina vuole un sistema molto più direttamente gestibile, in cui le decisioni del settore privato possano essere gestite dai governi”, ha dichiarato Edwin Truman, ex-funzionario della Federal Reserve e del Tesoro statunitense. “I francesi hanno sempre favorito la riforma monetaria internazionale, quindi sono naturali alleati dei cinesi su questo tema“. Un giornalista del China Youth Daily presente a Parigi osservava, “Zhou Xiaochuan ha sottolineato che il sistema monetario e finanziario internazionale è attualmente in fase di aggiustamento strutturale, l’economia mondiale si trova ad affrontare molte sfide...” Secondo il giornalista, Zhou continuava a dichiarare che l’obiettivo della Cina come attuale presidente del G20 è “promuovere l’uso più ampio dei DSP“. Per la maggior parte di noi, appare eccitante come guardare l’erba Johnson crescere nelle pianure del Texas. Tuttavia, dietro quel gesto tecnico apparentemente minore, appare sempre più chiaro, di giorno in giorno, la grande strategia cinese, che in caso di successo o meno, sarà la grande strategia per eliminare il ruolo dominante del dollaro come valuta di riserva delle banche centrali mondiali. Cina e altri vogliono porre fine alla tirannia del corrotto sistema del dollaro con cui gli USA finanziano guerre infinite col denaro preso in prestito altri popoli senza mai restituirlo. La strategia è porre fine al dominio del dollaro come valuta per la maggior parte del commercio mondiale di beni e servizi. E non è poca cosa. Nonostante il relitto economico statunitense e l’astronomico debito pubblico di 19 trilioni di dollari di Washington, il dollaro copre ancora il 64% delle riserve delle banche centrali. Il maggiore detentore di debiti degli Stati Uniti è la Repubblica Popolare Cinese, seguita dal Giappone. Finché il dollaro è “la moneta del re”, Washington può avere deficit di bilancio infiniti sapendo bene che Paesi come la Cina non hanno alcuna seria alternativa per investire i propri profitti dal commercio in valuta estera, se non nel debito pubblico garantito dal governo degli Stati Uniti. In effetti, come ho già sottolineato, ciò faceva sì che la Cina di fatto finanziasse le azioni militari di Washington contrarie agli interessi sovrani cinesi e russi, finanziando le innumerevoli rivoluzioni colorate del dipartimento di Stato degli USA, dal Tibet a Hong Kong, dalla Libia all’Ucraina, al SIIL in Medio Oriente e accora avanti…

Mondo multi-valutario
Se guardiamo più da vicino tutte le azioni del governo di Pechino dopo la crisi finanziaria globale del 2008 e soprattutto dopo la creazione della Banca Asiatica d’Investimento Infrastrutturale, la nuova Banca di Sviluppo dei BRICS, gli accordi energetici in valuta nazionale con la Russia bypassando il dollaro, appare chiaro che Zhou e la leadership di Pechino hanno una strategia a lungo termine. Come l’economista inglese David Marsh ha sottolineato in riferimento alle recenti dichiarazioni di Zhou a Parigi, a Nanjing II, “La Cina s’imbarca, pragmaticamente ma con costanza, per sancire un sistema di riserva multi-valutario nel cuore dell’ordine finanziario del mondiale“. Dall’ingresso della Cina nel gruppo scelto delle valute DSP del FMI, lo scorso novembre, il sistema multi-valutario che la Cina chiama “4 + 1” consiste in euro, sterlina, yen e renminbi (il 4.to), coesistenti con il dollaro. Questi sono i cinque componenti dei DSP. Per rafforzare il riconoscimento dei DSP, la Banca Popolare Cinese di Zhou ha iniziato a rendere pubbliche le maggiori riserve mondiali in valuta estera in DSP, così come in dollari.

Un futuro d’oro
china-gold-dragon-e1463719459682 Eppure l’alternativa cinese al dominio del dollaro è molto più della carta della promozione del paniere di valute DSP. La Cina è chiaramente volta a ricreare un gold standard internazionale, presumibilmente non basato sulla bancarotta dello scambio dollaro-oro di Bretton Woods che il presidente Richard Nixon chiuse unilateralmente nell’agosto 1971 dicendo al mondo che avrebbe dovuto ingoiare dollari cartacei in futuro e che non poteva più utilizzare l’oro. A quel punto l’inflazione globale, misurata in dollari, iniziò a salire in ciò che in futuro gli storici economici senza dubbio chiameranno Grande Inflazione. Secondo una stima, i dollari in circolazione nel mondo sono aumentati di circa il 2500% tra il 1970 e il 2000. Da allora l’ascesa chiaramente ha superato il 3000%. Senza un requisito legale per eseguire la stampa dei dollari secondo una pre-determinata quantità fissa di oro, tutte le restrizioni all’inflazione globale del dollaro scomparvero. Fin quando il mondo è costretto a usare dollari per regolare l’acquisto di petrolio, grano e altre materie prime, Washington può firmare una quantità infinita di assegni senza timore del loro ritorno con timbrato su “fondi insufficienti”. Combinato al fatto che nello stesso arco di tempo, dal 1971, vi è stato il colpo di Stato silenzioso delle banche di Wall Street per dirottare ogni e qualsiasi parvenza di democrazia rappresentativa e regola costituzionale per avere un zecca impazzita, proprio come nella fiaba del poeta tedesco del 18° secolo Goethe sugli Apprendisti stregoni, o in tedesco Der Zauberlehrling. La stampa dei dollari è fuori controllo. Dal 2015 la Cina si muove in modo deciso per sostituire Londra e New York e altre piazze occidentali che decidono il prezzo di scambio dell’oro. Come ho sottolineato qui in un’ampia analisi nell’agosto 2015, la Cina, insieme alla Russia, compie grandi passi per sostenere la propria valuta con l’oro rendendola “buona come l’oro”, mentre le valute gonfiate dal debito come l’euro o la zona del dollaro in bancarotta, s’arrabbattono. Nel maggio 2015, la Cina annunciava di aver istituito un fondo di investimento statale in oro. Lo scopo è creare un pool, inizialmente di 16 miliardi di dollari, il maggiore fondo in oro fisico al mondo, a sostegno dei progetti di estrazione dell’oro lungo le nuove linee ferroviarie ad alta velocità della Nuova Via della Seta economica del Presidente Xi o Cintura e Via, com’è chiamata. La Cina esprimeva l’obiettivo di permettere ai Paesi eurasiatici, lungo la Via della Seta, di aumentare la copertura aurea delle loro valute. I Paesi lungo la Via della Seta e dei BRICS ospitano la maggior parte della popolazione mondiale e delle risorse naturali e umane del tutto indipendenti da qualsiasi cosa l’occidente abbia da offrire. Nel maggio 2015, la Shanghai Gold Exchange della Cina istituiva formalmente il “Fondo d’Oro della Via della Seta”. I due investitori principali del nuovo fondo sono le due maggiori società di estrazione dell’oro cinesi, Shandong Gold Group, che ha acquistato il 35% delle azioni, e Shaanxi Gold Group, con il 25 %. Il fondo investirà nei progetti auriferi lungo le ferrovie eurasiatiche della Via della Seta, anche nelle vaste regioni inesplorate della Federazione Russa. Un fatto poco noto è che non è più il Sudafrica il re dell’oro. È un mero numero 7 nella produzione annua di oro. La Cina è il numero uno e il numero due è la Russia. L’11 maggio, poco prima della creazione del nuovo fondo d’oro della Cina, la China National Gold Group Corporation siglava un accordo con il gruppo di estrazione aurifero russo Poljus Gold, il maggiore gruppo di miniere d’oro della Russia, e uno dei primi dieci al mondo. Le due aziende esploreranno le risorse d’oro di quello che è a tutt’oggi il maggiore giacimento d’oro della Russia, Natalka, nell’oriente del distretto Magadan di Kolyma. Recentemente, il governo cinese e le sue imprese statali hanno anche cambiato strategia. Oggi, da marzo 2016, secondo i dati ufficiali, la Cina detiene oltre 3,2 trilioni di dollari in riserve in valuta estera presso la Banca popolare cinese, e di cui si ritiene che circa il 60%, o quasi 2 trilioni di dollari, siano obbligazioni del Tesoro USA o quasi titoli di Stato come le obbligazioni ipotecarie Fannie Mae o Freddie Mac. Invece d’investire tutti i guadagni dei surplus commerciali nel debito pubblico sempre più gonfio e senza valore degli Stati Uniti, la Cina ha lanciato una strategia globale di acquisto di beni. Ora accade che nella lista della spesa delle risorse estere privilegiata da Pechino, vi “sia comprare” miniere d’oro in tutto il mondo. Nonostante un recente lieve aumento del prezzo dell’oro a gennaio, resta dopo 5 anni al ribasso e molte compagnie minerarie di qualità comprovata cercano liquidi e sono costrette a dichiarare fallimento. L’oro è veramente all’inizio della rinascita.
La bellezza dell’oro non sono solo le innumerevoli promesse che mantiene come copertura contro l’inflazione. E’ il più bello dei metalli preziosi. Il filosofo greco Platone, nella sua opera La Repubblica, individuò cinque tipi di regimi possibili: nobiltà, timocrazia, oligarchia, democrazia e tirannia, quest’ultimo il più vile. Poi indica la nobiltà, o governo del re filosofo, avere “anima d’oro” essendo la più alta forma di governo, benevolo e dalla massima integrità. L’oro ha avuto un valore di per sé nel corso della storia del genere umano. Cina, Russia e altre nazioni dell’Eurasia oggi rimettono l’oro al giusto posto. Questo è molto buono.gold-bars-small-cropF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 2.260 follower