La modernizzazione della triade nucleare della Russia

South Front 13/09/2016yeab7454nfesdy6rpzpyahjshlgzyimfNegli giorni e settimane vi sono state varie notizie sul futuro stato della triade nucleare russa. L’ambito dei piani di ammodernamento suggerisce il ruolo che le Forze nucleari strategiche della Russia giocheranno nella politica della sicurezza della Russia.
Le dimensioni della modernizzazione nucleare strategica russa sono impressionanti. Il Presidente Putin ha recentemente partecipato all’impostazione dell’Aleksandr III, settimo sottomarino lanciamissili della classe Borej dotato di 16 SLBM a testata multipla Bulava. Tre di questi battelli sono già in servizio, e saranno tutti operativi entro il 2020. Fu annunciato, inoltre, che il primo volo del bombardiere pesante PAK-DA avverrà nel 2020, e che sarà operativo entro il 2025. Nel frattempo, l’aviazione a lungo raggio della Russia riceverà diverse squadriglie di bombardieri Tu-160M2, la cui produzione riprenderà nei prossimi anni. Lo sviluppo dell’ICBM pesante Sarmat è stato recentemente dichiarato completato, e il missile inizierà i test di lancio nel 2016 o 2017. Le capacità uniche del missile comprendono la possibilità di colpire qualsiasi bersaglio sul pianeta utilizzando più traiettorie possibili, per esempio colpire il Nord America non solo volando sul Polo Nord, ma anche con una traiettoria alternativa sul Polo Sud, rendendo irrilevanti i sistemi ABM degli Stati Uniti. La costruzione del radar di primo allarme a lungo raggio Voronezh-DM contro gli attacchi dei missili balistici continua. Infine, lo Stato Maggiore russo annunciava lo sviluppo di un sistema che permette ai missili balistici strategici di essere reindirizzati dopo il lancio, cosa finora impossibile, perché una volta scelto il bersaglio prima del lancio non c’era modo di modificare la traiettoria una volta il missile in volo.
La breve descrizione degli sviluppi in corso dimostra che la Russia persegue una sofisticata strategia di deterrenza. I relativamente piccoli ed uniformi arsenali nucleari francese, inglese e cinese possono dissuadere una sola minaccia, vale a dire l’attacco nucleare sul territorio nazionale. La varietà delle capacità della triade della Russia permette alla leadership nazionale una serie di risposte e può usarne le capacità per scoraggiare non solo attacchi nucleari contro il proprio territorio, ma anche attacchi convenzionali contro propri obiettivi militari, anche al di fuori dei confini della Russia. La Siria è un esempio di ciò che queste funzionalità significano per la Russia. Non è un caso che la richiesta di Putin di elevare la prontezza della Forza nucleare strategica al 95% si aveva quando incaricava lo Stato Maggiore Generale di distruggere ogni potenziale minaccia ad aerei o strutture dei russi in Siria. La presenza militare russa in Siria non è grande abbastanza da garantire la sopravvivenza da un attacco concertato della NATO. Cinquanta aerei si trovano in una sola base aerea, anche se protetta da S-400, e sono ancora vulnerabili per via della posizione esposta e l’assenza di profondità strategica. La forze convenzionali russe non potevano facilmente soccorrere Humaymim in caso fosse attaccata dalla NATO. Ciò che mette al sicuro Humaymim dagli attacchi è la deterrenza credibile e flessibile. E ciò che rende la deterrenza credibile e flessibile sono varietà e modernità dei vettori della Russia, che non si limita a dover lanciare un ICBM o SLBM a testata multipla, ma che può penetrare ogni difesa, attuale o prevista. La credibilità del deterrente nucleare della Russia è rafforzata dall’esistenza del potente deterrente convenzionale dei missili da crociera Kalibr e Kh-101. L’impiego di questi missili contro obiettivi dello SIIL era probabilmente motivato dalla dissuasione verso eventuali Paesi ostili alla presenza della Russia in Siria, dimostrando che la Russia potrà usare queste armi per reagire contro qualsiasi attacco su Humaymim. Lo Stato bersaglio dovrebbe quindi scegliere tra riduzione o escalation, rischiando così lo scontro nucleare con la Russia. Se la Russia avesse semplicemente una forza di ICBM e SLBM, Humaymim sarebbe un obiettivo molto più allettante perché il lancio di ICBM sarebbe una risposta sproporzionata all’attacco. I piani di ammodernamento delle Forze strategiche della Russia indicano che la sua leadership prevede gli scenari in Siria e quelli futuri.1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia è pronta a respingere qualsiasi attacco occidentale

Oggi dobbiamo essere pronti a tutto, e la guerra non è il problema principale in tale situazione
Andrej Fursov e J. Flores, Fort Russ, 9 settembre 2016
Andrej Fursov è uno dei più famosi intellettuali russi, un maestro della comprensione rivoluzionaria dei nuovi eventi e della revisione delle idee tradizionali, è uno storico e pubblicista e in questa intervista riflette sui pericoli dell’attuale “visione del mondo”, della difficile situazione politica in Russia, della necessità di un cambio delle élite e del ritorno rivoluzionario ai valori tradizionali.121121001_andrey-fursov1Gli ultimi giorni mostrano una situazione molto simile, almeno in apparenza, a quella di prima della guerra. Le truppe sono al massimo della prontezza al combattimento. Allo stesso tempo, le agenzie civili vengono ispezionate sulla capacità di lavorare in condizioni di guerra. In realtà, una mobilitazione civile si è svolta nell’ambito delle attività in condizioni di guerra. Allora, cosa dopo? Siamo davvero in una situazione prebellica?
Andrej Fursov (F): Ci sono due aspetti, in questo caso: globale e nazionale (russo). Dal punto di vista globale, abbiamo avuto due decenni di vita in tali condizioni, quando non c’era confine tra guerra e pace. L’inizio può essere considerata l’aggressione della NATO alla Jugoslavia. Poi abbiamo avuto Iraq, Afghanistan, Libia e Siria. E lo stato in cui il mondo si trova oggi può essere chiamato “pace bellica” o “guerra pacifica”. Ma anche in tali circostanze ciò che accade ultimamente nel mondo, solo per lo scorso anno, dimostra una potente situazione destabilizzante, molto vicina ai nostri confini. Le esercitazioni senza preavviso, organizzate a fine agosto, sono molto serie. In primo luogo, esamina la prontezza al combattimento in numerosi distretti militari: completamente nel distretto meridionale e in parte in quelli occidentale, settentrionale, centrale, di due flotte (Mar Nero e Mar Caspio), forze aerospaziali e truppe aviotrasportate. In secondo luogo, esamina varie agenzie civili sui casi “speciali”, in condizioni di guerra per esempio. I controlli sono stati effettuati presso Ministero delle Comunicazioni, Ministero dell’Industria, Ministero delle Finanze, Agenzia della Riserva di Stato e Banca di Russia. Tra le altre cose, è una dimostrazione a certe forze occidentali che potrebbero provare ai confini la nostra reattività. Ora è evidente che molte cose nel mondo dipenderanno dalle elezioni negli USA che, se corrette, Trump potrebbe vincere. La lotta sarà brutale e l’élite globale chiamata “bankster” ha grandi aspettative su Clinton per diversi motivi. La folle Clinton può iniziare un grande conflitto in questo caso. Non c’è dubbio che, se divenisse presidente degli Stati Uniti, la situazione al confine con l’Ucraina, nel Caucaso e nell’Asia centrale peggiorerà. Soprattutto ora, dopo i noti eventi in Uzbekistan, una seria lotta per il potere può iniziare, e ci sarà un clima proficuo per l’islamismo che “accetta la globalizzazione statunitense” (R. Labevier). E’ il nostro “punto debole”. Inoltre, dato che la salute di Clinton non è molto buona, se le succedesse qualcosa all’improvviso, Tim Kaine sarà il presidente, un’oscura pedina che potrebbe essere un jolly. Dobbiamo esservi preparati. Bisogna essere pronti non solo alla difesa militare, ma anche morale e dei valori. Va notato: quasi in contemporanea con l'”esercitazione pre-guerra”, uno dei più odiosi Ministri, il Ministro della Pubblica Istruzione Levanov, è stato licenziato e sostituito da una donna patriottica, che subito ha iniziato a purgare il Ministero dell’Istruzione dai sostenitori di Levanov. Credo che sia solo l’inizio. E’ molto simile alla situazione del 1936-1937, quando divenne chiaro che la guerra era inevitabile e il governo fece appello alle tradizioni russe. Il “patriottismo sovietico” apparve nel 1936. Il 7 novembre smise di essere il giorno della Rivoluzione Proletaria Mondiale; poi divenne il giorno della Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre. I libri di storia furono corretti in modo patriottico. Inoltre, nel 1936-1937 ci fu un forte cambio che ancora chiamiamo “terrore di Stalin”. In primo luogo, il terrore non era di Stalin, ma qualcosa di complesso. In secondo luogo, il terrore era la forma. Il suo contenuto fu il cambio del personale per rimuovere una possibile quinta colonna. Tra l’altro si nota la stessa cosa, un ampio cambio di personale, soprattutto nelle strutture di potere: Commissione d’inchiesta, Ministero degli Interni, Procura della Repubblica, qualcosa succede nel reparto delle indagini criminali. Qual’è il risultato? Il risultato è che il personale di difesa ed istruzione sembra voler rafforzare lo Stato, alla vigilia di un possibile serio test. Vediamo anche un certo ulteriore aumento della minaccia di guerra che logicamente porta ad una dittatura anti-oligarchica. Anti-oligarchica prima di tutto, perché c’è bisogno di fondi supplementari; in secondo luogo, come dimostra la storia della Russia (e non solo), gli oligarchi nelle situazioni sinistre tendono a cooperare con il nemico al fine di salvare i soldi. Così, sono necessarie azioni preventive. Per quasi due decenni c’era un processo di distruzione, e non so è completamente fermato: si continua a perseguitare la scienza, non tutti i distruttori dell’istruzione sono stati espulsi dal sistema, il sistema sanitario è al collasso. I sabotatori speravano nel sostegno occidentale. E l’occidente in realtà lo diede quando Gorbaciov e Eltsin pugnalarono il nostro Paese. Negli ultimi anni, l’occidente ha sospeso il suo supporto, e vediamo una borghesia incapace di capire il nostro principale segreto militare. Invece, vediamo l’aggressività della NATO, soprattutto dall’Ucraina. E dopo tutti questi anni, gli scagnozzi della NATO nel nostro Paese, vendutisi per 30 denari, ci facevano credere che occidente e NATO erano nostri amici. Ora vediamo ciò che era chiaro da tempo, non sono nostri amici. Così, si scopre che hanno cercato di distogliere la nostra attenzione con la disinformazione, agendo come forze speciali della propaganda della NATO? Beh, ora basta tollerare ciò. Friedman, il primo direttore della Stratfor, la ‘CIA privata’, pochi anni fa disse che non appena la Russia si sarebbe ripresa, ci sarebbe stata la crisi in Ucraina. Ed è successo. E’ chiaro che la Russia sarà sotto pressione da almeno tre direzioni. Da ovest e sud, quindi avremo qualche problema nelle nostre repubbliche e regioni. Non è un caso che il ministro degli Esteri tedesco ami visitare gli Urali e Ekaterinburg, dove costantemente dice che gli Urali devono essere “parte attiva della comunità internazionale”. Quindi costui viene in Siberia per dire che deve essere oggetto nelle relazioni internazionali. Ma il tema delle relazioni internazionali è dello Stato. E’ un invito al separatismo? Infine, il segmento di filo-occidentale dei gruppi dirigenti. In tale situazione, la pulizia del Paese dalla quinta colonna è di particolare importanza. Inoltre, con “purga” intendo escluderli dalle reti delle informazioni e finanziarie. Nessuno chiede di ‘eliminare’ qualcuno o d’imprigionarlo, ma tutti costoro vanno isolati. Qui, un economista liberale ha recentemente pubblicato un articolo dicendo che la Russia trae beneficio dalle sconfitte militari e politiche, come nella guerra di Crimea. A quanto pare ritiene che non la pagherebbe. In realtà, tali pubblicazioni non dovrebbero restare impunite, devono rispondere alle leggi da periodo pre-bellico. Perché non c’è alcuna risposta dalle autorità? Ancora guardano all’occidente, in attesa che reagisca? E’ troppo tardi per averne paura. La nostra struttura può fare di tutto per fare pace con l’occidente, ma non sarà mai perdonata. Nel 1991, nella convinzione che la Russia non potesse più rialzarsi, che si sarebbe suicidata, l’occidente non distrusse completamente la Russia. Oggi lo considerano un errore da cercare di risolvere. Se la Russia tollerasse davvero una sconfitta politico-militare, si avrà la disintegrazione del Paese e i russi potrebbero seguire le orme degli indiani del Nord America. Così, se vogliamo essere pronti a un periodo difficile, dobbiamo isolare la quinta colonna dalle risorse finanziarie e dell’informazione.1004839L’occidente difficilmente inizierebbe un conflitto militare direttamente. Creerà problemi ai confini, l’esaurimento economico e causerebbe un’esplosione interna?
Andrej Fursov: Sì, come nel febbraio 1917, quando i circoli interni che odiavano gli anglosassoni più dei tedeschi rovesciarono re e monarchia, e poi furono sostituiti gettando il Paese nel baratro, dopo di che i bolscevichi e poi la Grande guerra patriottica permisero di risollevare il Paese. Devo dire che è ancora impossibile andare d’accordo con l’occidente. Le élite politiche russe dovrebbero pensarci bene alle proprietà all’estero, che gli verrebbero sottratte dall’élite occidentale. La proprietà estera non è l’unico punto debole di politici e imprenditori russi. Vi è altro: i figli che vivono e studiano all’estero. Nemmeno parlo del fatto che la maggior parte dei loro genitori ha cercato di porre fine alla Russia e di sostituirla con i figli e se stessi. Infatti l’istruzione non è mai neutrale! Una persona che riceve certi valori insieme alla conoscenza, li vede in un altro modo. Una certa parte della nostra dirigenza ancora attende aiuti dall’occidente, ma non significa che l’occidente gli risponderà. Supponendo che la Russia venisse militarmente e politicamente sconfitta, la classe dirigente verrebbe completamente eliminata; eliminando tutti senza tener conto delle posizioni, creando una struttura completamente diversa.

Ciò significa che, nel quadro della preparazione a tempi turbolenti, dobbiamo lavorare seriamente sulla situazione ideologica nella nostra società, affinché la popolazione sia meno orientata all’occidente e anche ai valori liberali?
Andrej Fursov: No, non è necessario reprimere l’insensatezza del mondo moderno, non funziona. E’ necessario spiegare alla gente il pericolo dell’adesione ideologica ai valori occidentali. Dobbiamo mostrare in TV cos’è l’occidente, l’Europa moderna: le sue città, la loro composizione etnica e razziale, i loro problemi economici (crescita zero, elevata disoccupazione), la perdita d’identità religiosa. A coloro che vogliono farsi rispettare dall’occidente dico sempre: “Vuoi essere rispettato da omosessuali, lesbiche, pedofili?” Non mi serve tale rispetto. Ho fiducia che la stragrande maggioranza della nostra popolazione non ne abbia bisogno. Abbiamo una società molto più sana di quella attuale europea. L’occidente ha tradito i valori europei. L’attuale occidente è una società post-europea e post-cristiana. I valori europei sono in Russia. Questo va spiegato.

Ma abbiamo ancora un blocco economico filo-occidentale al governo, considerato dalla massa dei professionisti. Cosa ne pensa: ci sarà alcuna modifica o tutto rimarrà come prima, nonostante le turbolenze imminenti?
Andrej Fursov: Dubito che siano così professionali, avendo indebolito l’economia. Non possiamo parlare di professionalità, ma solo se siano o no sabotatori economici professionisti. Penso che se verrebbe istituito un periodo speciale, di fatto, le unità economiche saranno sostituite. Voglio parlare della triade “scienza – istruzione – sanità”. In Crimea c’è una meravigliosa dura lotta per la sovranità. Ma questa è moderna geopolitica. La vittoria geopolitica del futuro è compito di insegnanti, scienziati e medici. Se continuiamo a distruggere la “triade”, tra 5-10 anni chi lotterà per la sovranità? Non ci saranno uomini sani, né “cervelli”. E’ impossibile lottare oggi, mentre si rovina l’istruzione futura. Purtroppo, ad oggi, abbiamo usato il principio dello judo: abbiamo aspettato che l’avversario facesse il primo passo, inducendolo in errore, e poi abbiamo utilizzato la sua forza contro di lui. In parte questa strategia è corretta, quando il nemico è più forte. Ma non lo è sempre. In realtà spesso si perde lo slancio, e a volte può essere fatale. Pertanto è necessario combinare i principi per risparmiare energia e tempo.

Allora, cosa dopo? Abbiamo visto la sostituzione dei dirigenti nel 1917 e il 1937? Ci aspetta un 1918 e un 1941?
Andrej Fursov: Ci furono diverse date importanti nel 20° secolo per la Russia. La rivoluzione del 1917. L’abolizione della NEP nel 1929. La sconfitta della deviazione di destra e l’espulsione dei trotskisti. Il 1917, con tutta la sua importanza, non cambiò il posto della Russia nella divisione internazionale del lavoro. La Russia rimase periferia quale fonte di materie prime. E nel 1929 agì per avere una posizione completamente diversa nel sistema mondiale. Bucharin e Trotskij erano ai poli opposti: destra e sinistra. Tuttavia, avevano molte caratteristiche in comune. Per Trotskij la Russia era “legna da ardere” nella rivoluzione mondiale permanente, un periferico grezzo mondo socialista; per Bucharin, con la sua attenzione su estrazione di materie prime ed industria leggera, l’URSS era la periferia delle materie prime del sistema capitalista. L’adozione di tali strategie avrebbe portato alla distruzione dell’URSS nel lungo periodo. Il 1929 violò entrambe le strategie. Nel 1937 si raggiunse l’autosufficienza militar-industriale rispetto al mondo capitalista, gettando le basi per la vittoria nella Seconda guerra mondiale. Inoltre, nella seconda metà degli anno ’30 fu creata una nuova élite, che guidò la vittoria in guerra, l’evento più importante nella nostra storia. Né Napoleone né Guglielmo II cercarono la distruzione totale, fisica e metafisica della Russia, di cancellarci dalla storia. L’unione creata dal popolo russo basata sul sistema stalinista, impedì tale tentativo. Perciò i russofobi odiano così tanto Stalin e il passato sovietico. La guerra fu vinta dal popolo, in primo luogo sviluppando una personalità negli ’30 basata su eroismo ed entusiasmo del popolo sovietico. Nel 1915-1916 il corpo degli ufficiali fu eliminato, l’esercito crollò, l’autocrazia fu disorganizzata. Nel 1941 vi fu la sconfitta dell’Armata Rossa, l’esercito crollò ma il suo posto fu preso da giovani ufficiali; fu il popolo sovietico cresciuto secondo gli ideali sovietici (socialisti e statal-patriottici) che spezzò la Wehrmacht e issò la bandiera sul Reichstag. Il 9 maggio 1945 fu preparato dal 1917, dal 1929 e dal 1937.

Significa sostituire il personale?
Andrej Fursov: Sì, la rivoluzione del personale che, tra l’altro, fu effettuata da Stalin per controllare i “baroni regionali”, scatenando il terrore di massa e ponendovi fine: prima con la lotta al terrorismo di Ezhov e poi con il disgelo di Beria. Oltre ad eliminare la quinta colonna. Ciò avvenne preparandosi a una guerra quasi inevitabile. Stalin aveva poco tempo, ma ci riuscì. Anche noi abbiamo poco tempo. I bankster non hanno dove ritirarsi: il tempo è contro di loro, devono agire in fretta. I russi li evitano, perciò odiano perfino i nostri atleti paralimpici. Bene, avremo tempo per vendicarci. Eppure, si vis pacem para bellum, e ancora più importante, i preparativi vanno completati al più presto.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

G20 di Hangzhou, gli incontri bilaterali riflettono le tendenze globali

Andrej Akulov, Strategic Culture Foundation 09/09/20161034130498Gli ordini del giorno ufficiali dei vertici del G20 sono normalmente più o meno standard. Dalla crisi finanziaria del 2008, gli incontri sono volti a coordinare le misure per sostenere crescita globale e stabilità dei mercati finanziari. Un vertice G20 è sempre un’opportunità per i leader mondiali d’incontrarsi. Gli incontri bilaterali dominavano questo vertice riflettendo le tendenze globali e illustrando quanto peso politico abbia ogni partecipante nel mondo contemporaneo. Al vertice, il Presidente russo Vladimir Putin ha incontrato la metà dei partecipanti in otto colloqui bilaterali e a latere i 5 dei BRICS. Così, il presidente russo ha incontrato 11 dei 19 capi di Stato e di governo dei G20 e il presidente dell’Egitto, uno degli 8 ospiti. Putin ha anche avuto colloqui con il Primo ministro giapponese Shinzo Abe e la presidentessa della Corea del Sud Park Geun-hye, al Forum economico orientale tenutosi a Vladivostok il 2-3 settembre, alla vigilia del vertice di Hangzhou (4-5 settembre). Non ha avuto incontri ufficiali con solo sei membri del G20 (esclusi gli incontri dietro le quinte), tra cui i capi di Australia, Italia, Canada, Indonesia, Messico e UE. Ma Jean Claude Juncker, presidente della Commissione europea, e il primo ministro italiano Matteo Renzi, avevano incontrato il presidente russo al Forum Economico di San Pietroburgo di giugno. Putin aveva incontrato il presidente indonesiano Joko Widodo a maggio al vertice dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est tenutasi sul Mar Nero a Sochi. Restano solo tre leader. I primi ministri di Canada e Australia sembrano essere gli unici a ricordarsi d’“isolare la Russia”, un ricordo del lontano passato. Il vertice G20 ne ha dato ampie prove. Invece del leader russo isolato, c’era un presidente degli Stati Uniti perseguitato da problemi appena sbarcato in Cina, senza attendersi la scala per uscire dalla solita porta anteriore dell’Air Force One, con conseguenti fiammate e crescenti tensioni per tutta la visita. Il presidente Obama non poteva fare altro che minimizzare l’“affronto” riflettendo lo sfilacciato e frustrato rapporto USA-Cina. Il leader degli Stati Uniti sarà ricordato per gli errori in politica estera. In realtà, lo “sgarbo” era atteso dopo che aveva detto alla CNN, poco prima del vertice G20, che Pechino doveva riconoscere che “con potere crescente provengono responsabilità crescenti. Se si firma un trattato che prevede l’arbitrato internazionale sulle questioni marittime, se siete più grandi di Filippine o Vietnam o altri Paesi… non avete motivo di mostrare i muscoli in giro”, minacciando chiaramente la Cina. “Ha avuto modo di far rispettare il diritto internazionale”, aveva detto evidentemente ammorbidendo il messaggio, ma l’osservazione è stata percepita come una minaccia.
Il Presidente cinese Xi Jinping ha detto all’omologa sudcoreana che la Cina si oppone allo schieramento del sistema antimissile THAAD degli Stati Uniti in Corea del Sud. Cina e Russia dovrebbero sostenersi con forza nel salvaguardare sovranità, sicurezza e sviluppo, aveva detto il Presidente Xi Jinping al Presidente russo Vladimir Putin al vertice. Evidentemente parlava agli Stati Uniti. La Cina, firmataria della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, ha recentemente perso l’arbitrato sul Mar Cinese Meridionale. Il tribunale dell’Aja trovava che la Cina non aveva alcun titolo storico sulle acque del Mar Cinese Meridionale e che aveva violato i diritti delle Filippine. Pechino ha respinto la sentenza. La Russia non necessariamente sostiene le pretese cinesi, ma sostiene la posizione della Cina sulla controversia sul Mar Cinese Meridionale e si oppone a qualsiasi interferenza di terzi. Secondo il presidente russo, la Cina ha il diritto di non riconoscere la sentenza del tribunale. “Qualsiasi procedimento arbitrale riguarda le parti di una controversia, e un tribunale arbitrale dovrebbe ascoltare argomentazioni e posizioni delle parti in causa. Come è noto, la Cina non è andata presso la Corte di arbitrato dell’Aja e nessuno ha ascoltato la sua posizione. Quindi, come possono tali sentenze essere considerate giuste? Sosteniamo la posizione della Cina sulla questione”, spiegava Putin, osservando anche che “L’intervento di terze potenze non-regionali, a mio parere, è dannoso e controproducente”. Mosca e Pechino non riconoscono il diritto di Washington ad immischiarsi nei loro rapporti con i vicini e in controversie in cui gli Stati Uniti non hanno alcuna relazione. La situazione in Ucraina e la disputa territoriale del Mar Cinese Meridionale hanno molto in comune. Gli Stati Uniti perseguono il contenimento di Russia e Cina. L’obiettivo è evitare che questi Paesi ripristino il loro peso nelle aree d’interesse vitale, per la Russia nello spazio post-sovietico e per la Cina nel Sud Est Asiatico. In Europa, gli Stati Uniti usano l’UE per fare pressioni sulla Russia. In Asia, Washington cerca di sfruttare le contraddizioni tra la Cina e i vicini. Le parole del presidente cinese circa la necessità di sostenersi con forza per salvaguardare sovranità, interessi nella sicurezza e sviluppo indicano un più stretto coordinamento degli sforzi russi e cinesi per contrastare la pressione statunitense, in tale contesto le esercitazioni navali congiunte russo-cinesi si terranno nel Mar Cinese Meridionale. La Flotta del Pacifico della Russia invierà delle navi da guerra nel Mar Cinese del Sud, a partecipare all’esercitazione annuale navale sino-russa denominata Sea Joint 2016, dall’11 al 19 settembre. Cina e Russia hanno tenuto sei esercitazioni navali congiunte dal 2005, con Pechino che prima aveva il ruolo di ospite dal 2012. Nel 2015, entrambi i Paesi svolsero esercitazioni navali e anfibie nel Mar del Giappone, una piccola esercitazione navale nel Mediterraneo e numerosi scambi bilaterali militari. Entrambi i Paesi hanno partecipato a esercitazioni trilaterali e multilaterali sotto l’ombrello della Shanghai Cooperation Organization (SCO). Il riavvicinamento tra Russia e Cina è un vero e proprio incubo per Washington. Gli USA credevano che il rapporto non durasse, ma sbagliarono i calcoli. L’amministrazione Obama si è riorientata dal Medio Oriente alla regione Asia-Pacifico solo per essere contrastata dalle due nazioni leader accomunate dal desiderio di proteggere la sovranità e resistere alla pressione esterna. Mosca è tornata in Medio Oriente. La sua influenza nella regione cresce mentre molte potenze regionali sono frustrate dalla politica degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti si coordinano nella regione con la Russia dopo che i piani per “punire” Mosca in Europa sono ostacolati e il peso degli Stati Uniti in Europa ha iniziato a scemare. Nel Pacifico gli Stati Uniti sfruttano le contraddizioni tra Cina e Giappone e la paura dei vicini verso la Cina che ne subirebbero potenza economica e militare crescenti. Ma non lo fanno tutti gli alleati degli Stati Uniti nel Pacifico. La Russia ha rinvigorito il dialogo con Giappone e Corea del Sud. Prima o poi, li renderà meno dipendenti dagli Stati Uniti.
Questo G20 è stato l’ultimo grande vertice per il presidente degli Stati Uniti, prima di lasciare a gennaio, ma prima che il suo mandato sia finito, Obama dovrebbe partecipare al vertice della Cooperazione economica Asia-Pacifico (APEC) a Lima, in Perù, il 19-20 novembre 2016. Quest’anno l’evento vanterà una rappresentanza ad alto livello pari alla metà degli Stati membri del G20. Il vertice del Pacifico avrà un significato simbolico per il presidente degli Stati Uniti, l’autore del “perno in Asia”, concetto inteso a sviluppare la potenza statunitense nella regione e a contenere la Cina. Mentre il secondo termine si conclude, è chiaro che i piani sono stati irrimediabilmente ostacolati. E’ un segreto di Pulcinella che, da anatra zoppa, il presidente degli Stati Uniti difficilmente sarà al centro dell’attenzione nel prossimo incontro di Lima. Non potrà guidare il processo decisionale. Un nuovo presidente degli Stati Uniti sarà eletto dieci giorni prima del vertice di Lima. La riunione del G20 è stato l’ultimo forum dove avrebbe potuto avere un successo in politica estera, ad esempio accordandosi con la Russia sulla Siria. Sarebbe stato molto importante, ma Obama non c’è riuscito. La politica degli Stati Uniti in Siria va a brandelli, e sarà un’eredità per il nuovo presidente degli Stati Uniti. Non ci sono più speranze riposte sul presidente Obama. Da premio Nobel, Obama non è riuscito a invertire la tendenza e a rendere gli Stati Uniti forti come una volta. Il nuovo presidente degli Stati Uniti muterà il 21° secolo in uno “americano”, come lo fu il 20°? Dato il modo in cui le cose si svolgono negli ultimi anni, è difficile scommetterci. Per usare un eufemismo, tale previsione appare su un terreno infido, in particolare dopo Hangzhou.2016-09-05t094538z_1_lynxnpec840hg_rtroptp_3_g20-china-usa-russiaLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come Russia e Cina potrebbero distruggere l’US Air Force

Lo schieramento di missili aria-aria a di lungo raggio e di caccia di quinta generazione russi e cinesi sarà un problema serio per il Pentagono
Dave Majumdar, National Interest130668Una nuova generazione di missili aria-aria a lungo raggio russi e cinesi potrebbe minacciare i mezzi cruciali che permettono le operazioni aeree degli Stati Uniti. Tali mezzi sono i velivoli da ricognizione (ISR), AWACS, intelligence, sorveglianza, aviorifornimento e guerra elettronica. Se spesso trascurati a favore dei sistemi missilistici antinave e antiaereo avanzati, nell’esame delle capacità d’interdizione aera russa e cinese (A2/AD), gli intercettori dotati di missili aria-aria a lungo raggio trancerebbero i nervi che permettono agli Stati Uniti di condurre operazioni aeree nei teatri di Asia-Pacifico ed Europa. In sostanza, le forze russe e/o cinesi potrebbero accoppiare i missili aria-aria a lungo raggio con velivoli come Mikojan MiG-31, Sukhoj T-50 PAK-FA e Chengdu J-20 per attaccare i velivoli AWACS, JTARS e cisterne statunitensi come Boeing KC-135 o KC-46 Pegasus. In particolare, nelle vastità del Pacifico, dove gli aeroporti sono pochi e lontani, le pesanti aerocisterne potrebbero essere il tallone d’Achille che Pechino colpirebbe.
Vi sono tre programmi missilistici aria-aria a lungo raggio da seguire, i russi Vympel R-37M RVV-BD e Novator KS-172 (o K-100) e il cinese PL-15. Il nuovo missile aria-aria a lungo raggio R-37M RVV-BD della Russia è già in fase operativa iniziale (IOC) sui Mikojan MiG-31BM. Sarà anche eventualmente imbarcato su Sukhoj Su-35S (3) e T-50 PAK-FA (4). Il RVV-BD, chiamato anche AA-13 Arrow dalla NATO, avrebbe intercettato bersagli a distanze superiori ai 300 km (5). “Il missile R-37M aggiornato (RVV-BD, Izdelie 610M) è in produzione di serie dal 2014 e ora, a quanto pare, è in fase CIO negli squadroni degli intercettori aggiornati MiG-31BM“, secondo il ricercatore Mikhail Barabanov, caproredattore del Moscow Defence Brief (6), pubblicato dal Centro per l’Analisi delle strategie e tecnologie (CAST) (7) di Mosca. “Il missile RVV-BD sarà impiegato anche dai caccia T-50“. L’originario R-37 fu sviluppato dall’Unione Sovietica per attaccare velivoli di alto valore della NATO come E-3 Sentry AWACS, E-8 JSTARS e RC-135V/W Rivet Joint. L’idea era utilizzare un caccia dall’alta velocità come il MiG-31, che può volare a Mach 2,35 per 700 km (8) trasportando un significativo carico di nuovi missili aria-aria, per eliminare tali velivoli della NATO. Un aereo come il MiG-31 o un caccia furtivo supersonico come il PAK-FA sono ideali per una missione del genere, perché difficili da intercettare per velocità e quota pure. “L’R-37 era un missile dedicato a spazzare via le attività ISR sviluppato e testato nel 1990“, dichiara Mike Kofman, ricercatore specializzato in questioni militari russe della CNA Corporation (9). “Non c’era solo il MiG-31. C’era anche un nuovo missile derivato, uno dei progetti della Novator chiamato KS-172 o più spesso K-100“. Dal 1991, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, l’industria della Difesa russa ha continuato a lavorare sul progetto R-37, ma i progressi furono rallentati. Gli anni ’90 furono particolarmente difficili per l’industria della Difesa russa, i finanziamenti si ridussero al minimo. Infatti, l’R-37 fu annullato prima di essere riavviato nell’attuale versione RVV-BD. “L’R-37 (Izdelie 610) finì lo sviluppo nel 1997“, secondo Barabanov. L’R-37M probabilmente utilizza una combinazione di guida inerziale per le correzioni in rotta dal velivolo di lancio e puntamento radar attivo nella fase terminale. Nelle operazioni di combattimento, aerei come il MiG-31 volerebbero ad alta velocità verso l’obiettivo per lanciare una salva di R 37M, probabilmente ingaggiando il bersaglio con l’enorme radar a scansione elettronica Zaslon-M, guidando il missile finché il radar dell’arma si attiva. Potrebbe anche avere una funzione anti-disturbo similmente all’AIM-120D AMRAAM (10) degli USA, per contrastare gli aerei da guerra elettronica come il Boeing EA-18G Growler.
48106151-cachedL’Unione Sovietica era ben consapevole che uno dei vantaggi principali di NATO e US Air Force era la capacità di effettuare una campagna aerea coordinata con mezzi quali l’AWACS. L’Unione Sovietica studiò vari metodi per contrastare i velivoli AWACS, come le armi aria-aria a lungo raggio a guida passiva. “Mi pare di capire che il tema dei missili aria-aria ha guida radar passiva fosse popolare in Unione Sovietica negli anni ’80 (vedasi l’R-27P), ma ora è riconosciuto come poco promettente“, secondo Barabanov. Mentre il RVV-BD è un’arma temibile, Mosca potrebbe sviluppare un missile ancora più potente chiamato Novator KS-172 o talvolta anche K-100. Mentre il RVV-BD avrebbe una gittata massima di quasi 350 km, l’arma della Novator potrebbe colpire obiettivi lontani 400 km. “300 km sono troppi per l’R-37M“, secondo Kofman. “Solo il Novator può raggiungere obiettivi a quelle distanze. Sarebbe simile al KS-172 progettato per colpire oltre i 350 km“. Tuttavia, non è chiaro quando o anche se il KS-172/K-100 sarà mai completato ed entrerà in produzione. Ci sono indicazioni che il K-100 sia un progetto a bassa priorità che non vedrà mai la luce. “Per il K-100 cercano soldi dagli indiani per completarlo“, afferma Kofman, un “bel missile della Novator, ma dubito che sarà operativò dato che un missile del genere non si adatterebbe ad alcun aeromobile di quinta generazione“. In effetti, per Barabanov il K-100 probabilmente è chiuso. “Sul missile K-100 dubito che sia un programma attivo”, aveva detto Barabanov, “Credo che il lavori su di esso siano stati sospesi tempo fa“.
Nel frattempo, dall’altra parte del mondo, la Cina sviluppa il PL-15 spinto da un ramjet e che avrebbe una gittata di 200 km. La costernazione (11) che il PL-15 ha causato nei vertici dell’US Air force, come il comandante dell’Air Combat Command Generale Herbert “Hawk” Carlisle (12), che citava l’arma cinese come uno dei motivi pressanti per cui gli Stati Uniti dovrebbero sviluppare un sostituto di nuova generazione del vecchio AIM-120 AMRAAM. “Come facciamo a contrastare e a poter continuare a rispondere a tale minaccia?” si chiese Carlisle presso il Centro di studi strategici e internazionali lo scorso anno (12). Più tardi, durante un’intervista con Flightglobal (13), Carlisle disse che contrastare il nuovo missile cinese è un'”estremamente alta priorità” dell’US Air Force. “Il PL-15 ha una gittata che ne fa un missile che non possiamo contrastare“, aveva detto. In effetti, il problema non è solo che il PL-15 è superiore all’AMRAAM; se adottato dal J-20, i cinesi potrebbero attaccare le aerocisterne e gli aerei ISR, cruciali per qualsiasi campagna aerea sul Pacifico. Un briefing della RAND del 2008 suggeriva (14) che, per sostenere le operazioni degli F-22 su Taiwan da Guam, l’US Air force dovrebbe lanciare tre/quattro sortite di aerocisterne ogni ora per distribuire 2,6 milioni di litri di carburante. Questo è un dato che non è probabilmente sfuggito a Pechino. Anche se non ci sono dati molto concreti disponibili sul J-20, l’aereo sembra essere stato ottimizzato per alte velocità, lungo raggio, stealth e carico utile interno elevato. Con una combinazione tra ridotta sezione radar, alta velocità supersonica, armamento riposto internamente di missili PL-15, è possibile che il J-20 sia utilizzato per minacciare aerocisterne e velivoli ISR dell’US Air Force nel teatro del Pacifico. Come sottolineato dallo studio della RAND del 2008, i derivati cinesi del Su-27 annichilirono i velivoli da rifornimento, ricognizione, pattugliamento marittimo e comando e controllo statunitensi durante una simulazione, utilizzando missili aria-aria a lungo raggio. L’US Air Force esaminò una diffusa e robusta logistica (15) per creare spartane piste d’atterraggio per contrastare le capacità A2/AD della Cina nel teatro del Pacifico. Tuttavia, l’US Air Force non sembra aver completamente messo a punto un piano per proteggere i propri velivoli cisterne, ISR e comando e controllo dagli attacchi aerei nemici. L’unica risposta al problema è che gli aeromobili vengano per sicurezza posti al di fuori della portata effettiva della minaccia cinese. Tuttavia, si ridurrebbe la portata effettiva dei caccia tattici del Pentagono, riducendone la capacità di colpire in profondità sul territorio cinese.
Così, date le informazioni disponibili, è probabile che l’adozione russa e cinese di missili aria-aria a lungo raggio e caccia di quinta generazione per trasportarli, rappresenti un problema grave per il Pentagono. Un problema che certamente affronterà nei prossimi anni.

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KS-172

Il caccia Su-30SM, secondo a nessuno
Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 10/09/201618442310Per l’eccezionale autonomia e il grande carico utile, il Su-30SM è considerato il caccia di 4.ta+ generazione che formerà la spina dorsale dell’Aeronautica russa nei prossimi decenni. Il costruttore aeronautico Irkut e il Ministero della Difesa russo hanno firmato un contratto per la fornitura di oltre 30 caccia multiruolo Sukhoj Su-30SM alle Forze Aerospaziali russa entro la fine del 2018. Il primo caccia Su-30SM ha effettuato il primo volo nel settembre 2012. Il nuovo contratto porta il totale annunciato di ordini per le Forze Aerospaziali a 90 velivoli. Il velivolo è stato anche ordinato dall’Aeronautica Navale russa, che ne ha almeno 20 su un ordine di 50. In totale, più di 40 Su-30SM sono stati consegnati ai militari russi. L’aereo è stato dispiegato in combattimento per la prima volta nel settembre 2015, con l’arrivo di quattro Su-30SM sulla base aerea di Humaymim in Siria. Inizialmente volava come caccia di scorta armato esclusivamente di missili aria-aria; poi i Su-30SM effettuarono missioni di bombardamento. Un certo numero di Su-30SM opera in Siria. L’aereo è in grado di operare ognitempo in missioni aria-aria, aria-superficie d’interdizione, contromisure elettroniche e allarme precoce. Il Su-30SM può anche operare come piattaforma di comando e controllo per guidare gruppi di aerei da combattimento.
La cellula del Su-30SM è in lega di titanio e alluminio ad alta resistenza. La prua della fusoliera ospita la cabina di guida, il radar e il vano dell’avionica. Elevata manovrabilità e caratteristiche di decollo e atterraggio unici sono raggiunti grazie alla forma aerodinamica integrale. Una combinazione di radar a scansione elettronica passiva (PESA) Bars, controlli di volo fly-by-wire, moderne ECM e spinta vettoriale fanno del Su-30SM un caccia molto agile. Con le alette anteriori, un pilota ha maggior controllo sull’aviogetto nelle virate strette e altre manovre. Il sistema fly-by-wire digitale consente all’aereo di effettuare alcune manovre molto avanzate, tra cui la scivolata di coda ed il Cobra di Pugachev, che permette all’aereo di porsi verticalmente a più di 90 gradi prima di cabrare di nuovo. Tali manovre decelerano rapidamente l’aeromobile, permettendogli di sfuggire all’inseguimento e di scomparire dall’ingaggio di un radar Doppler, dato che la velocità relativa del velivolo scende sotto la soglia del segnale percepibile dal radar. Nel duello queste caratteristiche potrebbero dare al Su-30SM un vantaggio rispetto ai caccia occidentali come F-16C Viper, Typhoon, Gripen e l’imminente nuovo tribolato caccia stealth F-35. Gli esperti ritengono che nel duello ravvicinato il Su-30 sia superiore agli aerei statunitensi di quinta generazione F-22. Il missile ad alta manovrabilità R-73 ne aumenta le possibilità contro l’antiquata versione AIM-9M del missile Sidewinder di cui l’F-22 è armato.
su-27ubk_r-77a Il velivolo dispone di pilota automatico per tutte le fasi di volo, incluso volo a bassa quota inseguendo il profilo del terreno via radar, ed ingaggio individuale e di gruppo contro bersagli aerei e di superficie. Il sistema di controllo automatico interconnesso al sistema di navigazione assicura rotta, avvicinamento al bersaglio, rientro e atterraggio in modalità automatica. Con la disposizione biposto in tandem, l’equipaggio è dotato di seggiolini eiettabili. La cabina è dotata di avionica avanzata integrante display anteriore e display a cristalli liquidi multifunzione. Il Su-30SM è dotato di sistemi d’identificazione amico-o-nemico, di posizionamento globale e navigazione inerziale. Il design dall’architettura aperta consente l’integrazione di avionica moderna, tra cui nuovi sistemi radar, radio, di riconoscimento e altri di supporto. Il Su-30SM è propulso da due turbogetti AL-31FP a by-pass di flusso alimentati dalle rampe di aspirazione. I motori generano un spinta coi post-bruciatori da 25000 kg/s, permettendo una velocità in volo orizzontale di Mach 2, di 1350 km/h a bassa quota e un rateo di salita di 230 m/s. Il velivolo è inoltre dotato di sonda e sistema di rifornimento in volo. Con una riserva normale di 5270 kg, il Su-30SM può compiere una missione di combattimento di 4,5 ore dal raggio d’azione di 3500 km. Un rifornimento in volo aumenta il raggio d’azione a 5200 km o la durata del volo a 10 ore a quota di crociera.
Il velivolo può ingaggiare minacce aeree e di terra ed obiettivi di superficie trasportando armi aria-aria e aria-superficie guidate e non-guidate. Può essere dotato di armi antisuperficie come razzi e lanciarazzi per le operazioni di attacco al suolo. Il Su-30SM può trasportare un carico bellico di 8 tonnellate e può essere armato con un cannone, bombe, missili aria-aria, missili antinave supersonici Oniks (Jakhont) e d’attacco al suolo con gittate di 120-300 km, a seconda della quota. In modalità aria-aria può trasportare 12 missili, di solito una combinazione di R-77, R-27 e R-73. Il 7 settembre, le Forze Armate russe annunciavano piani per acquistare i missili da crociera BrahMos, sviluppati congiuntamente da Russia e India per equipaggiare i caccia Sukhoj Su-30SM. Il BrahMos ha un sistema di propulsione a due stadi, con motore-razzo a propellente solido per l’accelerazione iniziale e un ramjet a propellente liquido per la crociera supersonica. E’ il più veloce missile da crociera antinave del mondo. Il missile vola ad una velocità di Mach 2,8-3 e può attaccare bersagli di superficie volando da quote tra i 5 metri e i 14000 metri. Quest’arma è unica, non avendo analoghi nel mondo.
La Russia ha presentato al Singapore Airshow 2016 il nuovo Su-30SME, versione da esportazione dell’aviogetto da combattimento. La versione per l’esportazione del velivolo ha buone prospettive nello spazio post-sovietico per assenza di concorrenza. I Su-30SM sono stati forniti al Kazakistan. Bielorussia e Iran hanno annunciato l’intenzione di acquistarne un numero imprecisato. Diversi Paesi di Sud-Est Asia, Medio Oriente e Nord Africa hanno mostrato interesse per l’aereo. L’avionica sofisticata, il raggio d’azione e il carico utile vario del Su-30SM offrono un’immensa potenza all’Aeronautica russa, in particolare per le operazioni aeree complesse, testimoniando come l’industria aeronautica russa compia ottime prestazioni. Negli ultimi tre anni, nel 2013-2015, la Russia ha ricevuto 250 nuovi aerei, 300 elicotteri e 700 aerei ampiamente modernizzati. La Russia non solo aggiorna la flotta aerea militare, ma lavora ad “aerei da combattimento di sesta e probabilmente settima generazione”. Questa tendenza mette in discussione il predominio aereo della NATO. Si ricordi il Feldmaresciallo Bernard Montgomery e la sua famosa regola della guerra, secondo cui “La prima regola, a pagina 1 del libro della guerra, dice: ‘Non si marcia su Mosca’. Chi ci ha provato, Napoleone e Hitler, non gli è andata bene. Questa è la prima regola”.3_123873La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin contro Bilderberg: “Volete un’altra crisi dei missili di Cuba?”

La Russia si prepara a difendere la cultura europea
Esercitazioni ed epurazione di personale inaffidabile dimostrano che Mosca si prepara nel caso di futuri scontri

Andrej Fursov, Tsargrad TV Russia Insider

L’autore, uno dei più eminenti intellettuali russi, studioso e storico, sociologo e pubblicista, colloquia col corrispondente di Tsargrad TV sui pericoli dell’attuale ‘pace bellica’, dei cambiamenti nelle élite e della difesa dei valori tradizionaliscreenshot_1-1440x564_cAleksandr Tsyganov: Ultimamente il mondo sembra in una situazione pre-bellica. Le truppe compiono esercitazioni a sorpresa di pronto allarme, enti civili vengono ispezionati sull’operatività in caso di guerra. Si serrano i ranghi, sempre con il pretesto delle esercitazioni in caso di guerra. Siamo davvero in uno stato pre-bellico? Cosa succede?
Andrej Fursov: Ci sono due situazioni, nel mondo e in Russia. Nel mondo, da quasi due decenni, si vive nella pratica confusione tra guerra e pace, fin dalla guerra della NATO alla Jugoslavia. Poi vi furono Iraq, Afghanistan, Libia e Siria. La situazione attuale può essere definita di ‘pace bellica’ o ‘guerra pacifica’. Ma anche così, ciò che accade nel mondo nell’ultimo anno è un’enorme destabilizzazione che si avvicina ai nostri confini. Le esercitazioni organizzate a fine agosto erano un test operativo dei Distretti Militari meridionale, occidentale, settentrionale e centrale, delle Flotte del Mar Nero e del Caspio, dell’Aeronautica e delle truppe aviotrasportate. In secondo luogo, vi è la revisione degli enti civili che dovrebbero affrontare periodi particolari, in caso di di guerra. I Ministeri delle Comunicazioni, Industria e Commercio, Finanze, Agenzia delle riserve federali e Banca di Russia sono stati ispezionati. Tali passaggi mostrano all’occidente cosa aspettarsi se ci provassero con noi. E’ chiaro che molto dipenderà dalle elezioni statunitensi. Se saranno eque, Trump potrebbe vincere. Ma i Masters of the Universe, altrimenti noti come bankster, preferiscono Clinton, che avvierebbe una grande guerra, se necessario. Se diventasse presidentessa, la situazione ai confini con l’Ucraina, nel Caucaso meridionale e nell’Asia centrale si deteriorerebbe. E ora, a causa della morte del presidente uzbeko, ci potrebbe essere un’aspra lotta di potere favorendo i islamisti, i “cani da guardia della globalizzazione statunitense”. E questo è il nostro punto debole. Clinton non è in ottima salute, e se qualcosa dovesse accaderle, ‘Tim Kaine’ da oscura pedina potrebbe diventare il jolly, divenendo presidente. Dobbiamo essere pronti non solo nella difesa, ma anche nell’etica e nei valori. Uno dei ministri liberali più odiosi, il Ministro della Pubblica Istruzione Livanov, è stato appena sostituito da una donna patriottica, Olga Vasileva, che quasi subito ha cominciato a purgarne i sostenitori. Credo che sia solo l’inizio. Vediamo anche un enorme cambio nelle forze dell’ordine: Indagini, Ministero degli Interni e Pubblico ministero, e qualcosa succede nell’Ufficio Intelligence Criminale di Mosca. Vediamo il rafforzamento dello Stato in tutti i settori: Difesa e istruzione per far fronte a possibili gravi sfide, correzioni che logicamente portino ad una dittatura anti-oligarchi, qualora ce ne fosse il pericolo. Antioligarchica perché per primo avremo bisogno di fondi supplementari, e in secondo luogo, la storia russa non è l’unica a dimostrare che in situazioni terribili gli oligarchi, di regola, fanno affari con il nemico per salvaguardare i loro soldi. Dobbiamo evitare che ciò accada. Il primo presidente della società ombra della CIA, Stratfor, disse qualche anno fa che non appena la Russia si opponesse avrebbe subito una crisi in Ucraina, e questo è proprio ciò che è accaduto. E’ assolutamente chiaro che la Russia sarà sfidata da almeno tre direzioni. Ai confini occidentale e meridionale. E senza dubbio, l’occidente intende creare problemi in diverse repubbliche e regioni. Non è un caso che il ministro degli Esteri della Germania sia così appassionato degli Urali, dicendo a Ekaterinburg che dovrebbero diventare ‘parte attiva della comunità internazionale’. Quando costoro vengono in Siberia, dicono che dovrebbe diventare un attore internazionale. Ma un attore internazionale è uno Stato. È un appello al separatismo? La terza minaccia proviene dal segmento filo-occidentale delle élites. In tale situazione, la pulizia nel Paese della quinta colonna è cruciale. Quando dico pulizia intendo tenerla lontano da finanza e informazioni. Non ne chiedo la liquidazione o l’incarcerazione, ma costoro dovranno trovarsi nel vuoto, in cui non possano fare nulla di male.

Aleksandr Tsyganov: Ciò significa che, nel quadro della preparazione a tali cambiamenti turbolenti dobbiamo consolidare l’ideologia e rendere meno volta all’occidente e ai valori liberali la popolazione, giusto?
Andrej Fursov: Non dobbiamo consolidarla, non sarebbe efficace oggi. Dobbiamo spiegare il pericolo che tale orientamento pone alla popolazione. Dobbiamo mostrare più spesso alla TV ciò che è l’occidente di oggi, Europa inclusa, con le sue città, composizione etnica e razziale, problemi economici (crescita zero, disoccupazione), mancanza d’identità religiosa. A chi vuole farci amare l’occidente dico: vuoi essere amato da gay, lesbiche e pedofili? Non ne ho bisogno, e sono sicuro che anche la maggior parte della nostra popolazione non ne ha bisogno. Abbiamo una società molto più sana di quella europea attuale. L’occidente ha tradito i valori europei. È post-cristiano e post-europeo; dobbiamo spiegare al popolo che i valori europei sono in Russia.

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Putin contro Bilderberg: Volete un’altra crisi dei missili di Cuba?
Ruslan Ostashko, PolitRussia, 3 settembre 2016 – Fort Russ0La notizia più importante è stata l’intervista di Vladimir Putin a Bloomberg, in cui il presidente russo ha toccato temi chiave all’ordine del giorno dell’informazione globale. Sono certo che decine di pubblicazioni badano a questa intervista e ne discuteono ogni domanda e risposta, ma voglio proporvi, cari amici, di guardarla con una diversa angolazione. Il punto è che John Micklethwait, il caporedattore di Bloomberg che ha intervistato il presidente russo, non è solo un giornalista, ma uno di quelli che partecipa a pieno titolo da anni alle riunioni del Bilderberg Club, oscuro gruppo di interessi le cui opinioni decidono le politiche occidentali. Penso che ciò spieghi il formato inusuale dell’intervista e perché Vladimir Putin ha definito Micklethwait “specialista” trattandolo più da politico che da giornalista… Se badiamo al colloquio con Putin da questo punto di vista, allora vediamo che può essere considerata una risposta di Putin all’élite politica occidentale. Ecco i punti chiave che vorrei evidenziare.
John Micklethwait chiede a Putin se è pronto a scambiare o vendere le Curili e Kaliningrad, domanda che da subito ha ricevuto una risposta tagliente dal presidente russo. La risposta sulle isole Curili era nello stile di Putin, affermando che “la Russia non commercia in territori, ma tratta gli accordi affinché si adattino ad entrambe le parti”. Su Kaliningrad, Putin ha delineato il seguente punto di vista al rappresentante del Bilderberg: se qualcuno inizia a rivedere l’esito della Seconda guerra mondiale, allora domande saranno immediatamente poste sui territori orientali della Germania, su chi appartiene Lvov e sulle frontiere tra Romania e Ungheria. Se qualcuno vuole aprire il “vaso di Pandora”, come Putin ha precisato, “andrà avanti con la bandiera in mano”. John Micklethwait si affrettava a dire che scherzava. Ma il video dell’intervista mostra che Putin non apprezzava tale “scherzo”.
Il secondo punto importante fu quando John Micklethwait chiese a Putin su riserve in oro russe, deficit di bilancio e prezzi del petrolio. Anche lui, come molti liberali russi, distorceva la citazione di Putin sul crollo della produzione di petrolio se scendessero i prezzi a meno 80 dollari al barile. Ma Putin ragionevolmente rispose che vi sono abbastanza riserve di valuta secondo tutti gli standard e un deficit modesto. Alla domanda sui prezzi del petrolio, il presidente russo sottolineava che gli investimenti nella produzione di petrolio sono diminuiti drasticamente dati i prezzi correnti. Questo è ciò che aveva in mente, non ciò che certi giornalisti hanno spacciato avesse detto. Qui potete vedere il grafico di Bloomberg che, ironia della sorte, indica che il presidente russo ha assolutamente ragione.
crfxauzxyaeobcnA causa dei bassi prezzi del petrolio, nessuno investe nell’esplorazione di nuove riserve, quindi, ecco perché numero e dimensioni dei nuovi giacimenti di petrolio nel 2015 e il 2016 sono pari a zero. Ciò significa che, in futuro, è inevitabilmente attesa carenza di petrolio e corrispondente aumento dei prezzi. La risposta di Putin può essere interpretata come sottile suggerimento sulle circostanze economiche serie che i nostri partner occidentali non troverebbero gradevoli. Va dato credito al rappresentante del club Bilderberg, che ha davvero cercato di provocare il presidente russo, di cercare le risposte che voleva. In particolare, ha cercato di presentare Putin come nemico dell’Europa intento al collasso della zona euro, alla distruzione dell’Euro e al completo crollo del progetto europeo. Dopo tutto, quale modo migliore per sostenere la propaganda antirussa in Europa che con le parole dello stesso presidente russo? Putin, come previsto, non abboccava. Avrebbe voluto che gli europei avessero miglior fortuna nella lotta alla crisi e sottolineava che critica la politica estera dell’UE, ma che la Russia spera che l’economia europea migliori.
La seconda provocazione falliva quando Micklethwait tentò di costringere Putin a sostenere pubblicamente il candidato alla Presidenza degli Stati Uniti Donald Trump, o almeno ad ammettere che la Russia fosse dietro l’hackeraggio dei server del Partito Democratico. Tale provocazione falliva dato che Putin dichiarava la disponibilità a lavorare con qualsiasi presidente statunitense che rispetti gli accordi. In modo che fosse meno doloroso per l’intervistatore, aggiunse che capiva il motivo per cui il pubblico statunitense fosse così sorpreso dalle informazioni svelate dagli hacker. Tradotto dal linguaggio diplomatico, la sua osservazione era: “Sì, tutti sanno che avete un sistema politico marcio, e vi basta farne una commedia“.
Ultimo elemento: il presidente russo sottolineava che se qualcuno nella leadership statunitense cercasse di “liberarsi di noi”, non sopravviverebbe e “chissà chi ci perderebbe di più da tale approccio“. Quindi Putin violava il formato dell’intervista ponendo una domanda al rappresentante del Club Bilderberg. Putin chiese se voleva si ripetesse la crisi missilistica di Cuba. John Micklethwait rispose che “nessuno lo vuole“. Dal mio punto di vista, è stato un altro messaggio chiaro ed inequivocabile ai nostri partner occidentali. Come si suol dire, una parola gentile e un’arma nucleare possono ottenere più di una semplice parola gentile. Non resta che sperare che i nostri partner occidentali traggano le giuste conclusioni dalle parole del presidente russo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora