I Backfire Russi in Iran lanciano un avvertimento

Philippe Grasset, Dedefensa, 16/8/2016Tupolev Tu-22M3 bomber performs during International Army Games 2016 in Dubrovichi outside RyazanDai primi anni ’70, il Backfire è stato tra le principali cronache sulla “minaccia” che NATO e Pentagono affrontavano, nel gergo atlantista per potenza militare sovietica. Backfire era (e rimane) il nome in codice dato dalla NATO al Tupolev Tu-22M apparso in quel momento, di cui ci si chiedeva se l’autonomia non lo classificasse entro i limiti strategici fissati da SALT e START. Da allora, il Tu-22M si è evoluto in nuove versioni, cambiandolo notevolmente e rimanendo oggi, con il vecchio Tu-95 e il Tu-160, uno degli aerei dell’aviazione strategica russa. Si tratta quindi di un velivolo aureolato da una lunga controversia strategica quello che viene stanziato nella base aerea di Hamadan, nell’ovest dell’Iran, da cui compiva i primi attacchi contro SIIL e al-Nusra (o ex al-Nusra…) Il vantaggio è che il Tu-22 vola per 700 chilometri da Hamadan per compiere la missione in Siria, invece di 2000 km dalle basi nel sud della Russia. La sensazione è che ciò sia in realtà la prima cooperazione operativa diretta e sensazionale tra Russia e Iran, accompagnata da un numero impressionante di foto e dettagli del Ministero della Difesa russo. La Russia vuole farlo sapere e l’episodio rientra ovviamente negli sviluppi sulla base russa in Siria di Humaymim. (Tra i piani russi vi è allungare la pista della base per consentire ai bombardieri strategici Tu-22M di atterrarvi: come il dispiegamento ad Hamadan, si tratta di avvicinare i bombardieri ai loro obiettivi, principalmente per poterli colpire rapidamente con massicci carichi, in relazione agli sviluppi in Siria). Molti i testi pubblicati simultaneamente all’evento. Vi sono quelli di RT nonché le varie fonti del blocco BAO. Da parte nostra, pensiamo di riportare ZeroHedge, che ricorre a molte fonti nel presentare il fatto… In questi testi, troviamo la stessa generosa raccolta di fotografie. In ogni caso, il punto più notevole è l’aspetto della comunicazione, che Mosca intende usare ora, avendo un alleato strategico attivo e “operativo” in Medio Oriente. Da parte loro, gli iraniani ne sono contenti, sapendo naturalmente che un attacco all’Iran (alcuni ci pensano sempre ) rischia di provocare un grande conflitto. In breve, oltre all’aspetto operativo, la saga del Backfire in Iran (con altri aerei russi, tra cui il nuovo Su-34) lancia un avvertimento.
081618-Hamadan-IranMentre Obama guida la campagna a favore di Hillary Clinton, Vladimir Putin si crea degli amici. I bombardieri strategici russi a pieno carico effettuavano i primi attacchi contro obiettivi terroristici in Siria operando da una base aerea iraniana, secondo il Ministero della Difesa russo, dopo che Mosca aveva schierato aerei russi su una base aerea iraniana ampliando la campagna in Siria. Il ministero ha detto che gli attacchi dei bombardieri a lungo raggio Tupolev Tu-22M3 e dei cacciabombardieri Sukhoj Su-34 venivano lanciati dalla base aerea di Hamadan in Iran. La TV Rossija 24 trasmetteva immagini di almeno tre bombardieri e un aereo da trasporto militare russo in Iran, ma indicando che molti bombardieri russi vi erano arrivati. Era la prima volta che la Russia colpiva obiettivi in Siria dall’Iran, dall’avvio della campagna di bombardamenti per sostenere il Presidente siriano Bashar al-Assad, nel settembre 2015. Mosca e Teheran hanno firmato un accordo militare che consente agli aerei russi di stazionare sull’aeroporto di Hamadan, nell’Iran occidentale, e secondo il Consiglio di sicurezza nazionale dell’Iran, la cooperazione tra i due Paesi sulla Siria è “strategica”. Teheran accettava di condividere strutture militari con Mosca, confermando la dedizione alla cooperazione strategica nella lotta al terrorismo in Siria, dichiarava il Segretario del Supremo Consiglio di Sicurezza Nazionale iraniano Ali Shamkhani all’Islamic Republic News Agency (IRNA). I media russi affermavano che i bombardieri Tupolev Tu-22M3, che avevano già effettuato molti attacchi sui terroristi in Siria dalle basi nel sud della Russia, erano troppo grandi per essere ospitati nella base aerea russa in Siria. Secondo RT, il principale vantaggio per l’Aeronautica russa è la drastica riduzione del tempo di volo sugli obiettivi dei terroristi in Siria. I bombardieri a lungo raggio russi hanno effettuato attacchi aerei in Siria dalla base di Mozdok, Russia, coprendo una distanza di circa 2000 km per arrivare nello spazio aereo siriano. Ora la distanza si riduce a 700 km, in modo che gli attacchi aerei saranno meglio coordinati effettuandoli immediatamente e con meno costi. Come osserva Reuters, la mossa dimostra che la Russia espande ruolo e presenza in Medio Oriente mentre i media russi riportano che Mosca ha chiesto a Iran e Iraq il permesso di lanciare missili da crociera contro obiettivi siriani dal Mar Caspio. Il ministero ha detto che gli attacchi miravano a Stato islamico e terroristi già noti come Jabhat al-Nusra nelle province di Aleppo, Idlib e Dayr al-Zur e che i bombardieri erano scortati dai caccia della base aerea russa di Humaymim, nella provincia di Lataqia in Siria. Nel frattempo, la cooperazione militare tra Iran e Russia si sviluppa rapidamente. A gennaio, Mosca e Teheran firmarono un accordo di cooperazione militare più ampio della collaborazione nell’addestramento di personale e nell’antiterrorismo. Il Ministro della Difesa della Russia Sergej Shojgu e l’omologo iraniano Generale di Brigata Hossein Dehghan firmavano il documento durante la visita dei vertici russi nella capitale iraniana. Il Cremlino non si ferma qui: Interfax riferiva che Mosca ha chiesto ancora una volta a Iran e Iraq di permettere ai missili da crociera di sorvolare i rispettivi spazi aerei per attaccare obiettivi terroristici in Siria. Inoltre, la Russia avviava esercitazioni navali tattiche nel Mediterraneo e nel Mar Caspio. Le navi da guerra che partecipano all’esercitazione effettuano tiri di artiglieria e missili “in condizioni di battaglia simulate”. La forza nel Mediterraneo comprende due pattugliatori lanciamissili armati dei complessi per missili da crociera Kalibr-NK dotati di otto missili ciascuno…Russian-jets-in-Iran-3-774x516

La Russia schiera bombardieri pesanti in Iran
Alexander Mercouris, The Duran 16/8/2016
I Tu-22M3 e i Su-34 colpiscono i loro obiettivi in Siria dalla base aerea Hamadan in Iran.Mentre il vero stato delle relazioni tra Turchia e Russia rimane oscuro, l’allineamento della Russia con l’altra grande potenza dell’Asia centrale, l’Iran, s’intensifica, con la notizia che bombardieri pesanti Tu-22M3 russi, insieme a Su-34, compivano missioni contro obiettivi jihadisti in Siria dalla base di Hamadan in Iran. Ciò è principalmente un atto politico e non militare. I Tu-22M3 hanno il raggio d’azione per colpire in Siria dalle basi nel sud della Russia e l’hanno ripetutamente dimostrato. Non c’è alcuna ragione operativa per decollare da Hamadan. La Russia ha scelto di stanziare i suoi Tu-22M3 ad Hamadan come dichiarazione politica su Russia e Iran alleati militari nella lotta comune al terrorismo islamico in Siria. La presenza dei bombardieri russi ad Hamadan, in Iran, indica qualcos’altro. È una potente dichiarazione di sostegno della Russia all’Iran e al governo iraniano. Così come la presenza della base aerea russa permanente di Humaymim rende impossibili o difficilissimi gli attacchi israeliani e statunitensi contro la Siria, così la presenza dei bombardieri russi in Iran è un potente monito contro qualsiasi piano statunitense o israeliano per attaccare l’Iran, come potrebbe ancora una volta considerarli la nuova amministrazione degli USA dopo le presidenziali. Questo è potenzialmente importante dato che Hillary Clinton e Donald Trump, qualunque differenza possano avere sulla Russia, sono fautori della linea dura contro l’Iran. Il dispiegamento dei bombardieri russi in Iran va di pari passo alla convergenza sui legami politici ed economici. Avviene poco dopo che Putin incontrava a Baku il Presidente iraniano Rouhani e il Presidente dell’Azerbaigian Aliev, e dopo il sostegno diplomatico della Russia all’Iran nei negoziati sul nucleare con gli Stati Uniti, e le notizie sul rafforzamento dei legami economici tra Russia e Iran. L’Iran, che potrebbe diventare membro a pieno titolo della Shanghai Cooperation Organisation il prossimo anno, ha appena ricevuto un sostanziale credito russo e la proposta di negoziati per istituire una zona di libero scambio con l’Unione economica eurasiatica, incluso l’Azerbaigian. E’ anche certo non sia un caso che il Ministro della Difesa russo Shojgu avesse appena completato una misteriosa visita in Azerbaigian. Quale fosse il punto preciso della visita non era chiaro (è improbabile che avesse a che fare con la disputa sul Nagorno-Karabakh), ma sembra probabile che fosse in qualche modo collegata al recente dispiegamento militare russo in Iran. Guardando avanti, nel caso la presenza russa in Iran diventi permanente, come il dispiegamento russo in Siria, allora avrebbe un grande impatto strategico militare e politico nella regione del Golfo, come la base russa in Siria l’avrà nel Mediterraneo orientale. Se si è ancora molto lontani dai pattugliamenti aerei russi su Golfo e stretto di Hormuz dalle basi iraniane, improvvisamente diventano una possibilità immaginabile. Se accada o meno è un altro discorso. La cautela è d’obbligo. A differenza della Siria, l’Iran sicuramente non dipende dalla Russia. Al contrario è una grande civiltà e una grande potenza dalla lunga storia, di gran lunga maggiore di quella russa, e una politica molto attiva in Medio Oriente e altrove. Le relazioni tra Iran e Russia non furono sempre facili e l’Iran è noto avere una scarsa visione di alcune mosse diplomatiche della Russia sulla Siria. C’è anche chi in Iran, e ancora più nella diaspora iraniana, preferirebbe un Iran allineato agli Stati Uniti. Non si può quindi affermare con certezza che questo rapporto nascente tra Iran e Russia frutti o continuerà come alleanza finora puramente tattica, forgiata per combattere il jihadismo in Siria. Tuttavia, per il momento la convergenza tra le due parti è sempre più forte e con il dispiegamento per quanto temporaneo dei bombardieri russi a Hamadan, il suo profilo s’accresce di molto.Russian-jets-in-Iran-2

La base russa di Hmeimim sarà aggiornata e permanente
Karine Bechet-Golovko, Russie-politique, 13 agosto 2016

“Sembra che, nel complesso, la Russia abbia perso la pazienza verso il doppio gioco occidentale”

14d3c80ad3bf1503cfc67c43242de8a4Nella “crisi di fiducia” che interessa le relazioni russo-statunitensi (o meglio, il dovuto confronto con la realtà), la Russia risponde molto semplicemente al sostegno incondizionato fornito dagli Stati Uniti ai terroristi siriani che combattono contro il Presidente Assad: la Russia rafforzerà la base di Humaymim in Siria rendendola permanente. L’annuncio fu fatto l’11 agosto dal senatore russo Frantz Klintsevich: la Russia modernizzerà la sua base, sia sul piano militare che logistico. Il disegno di legge è stato presentato. “Una volta definito lo status giuridico, Humaymim sarà la base delle Forze Armate russe, un’infrastruttura adeguata sarà costruito e il nostro esercito vi vivrà in condizioni decenti“. È una base permanente e non una struttura temporanea che la Russia vuole creare. Questa idea di ammodernare le strutture della base non è nuova, ma risale al 2015. L’idea di una possibile collaborazione con la coalizione degli Stati Uniti sembra ormai scomparsa. Le illusioni alla fine cadono e il contesto rende questo rafforzamento inevitabile per combattere effettivamente il terrorismo. Dall’intervento in Siria, la Russia ha già effettuato più di 9000 sortite , oltre ai bombardieri inviati per le operazioni di bombardamento e ai lanci di missili. L’efficacia dell’intervento russo in Siria non è seriamente contestata. E’ la geopolitica che deriva da questa efficienza, che riceve più attenzione dagli analisti anglosassoni: la posizione della Russia si rafforza rispetto agli Stati Uniti. Abbastanza per gettare un’ombra. Va preso atto che l0articolo del 6 agosto del New York Times sottolinea la vittoria militare russa in Siria, nonostante CIA e Arabia Saudita aiutino i ribelli a rovesciare Assad, non a combattere lo SIIL La Russia ha ribaltato l’equilibrio delle forze: “L’offensiva dei ribelli è stata aiutata da potenti missili anticarro forniti da Central Intelligence Agency e Arabia Saudita. Le valutazioni dell’intelligence a Washington rotenevano che il Presidente siriano Bashar al-Assad stava perdendo potere. Ma arrivati i russi arrivarono, colpendo le forze ribelli appoggiati dalla CIA con una campagna aerea che li faceva ritirare. E i capi ribelli che ora si aggrappato ai quartieri assediati nella città di Aleppo, dicono che i rifornimenti di missili anticarro della CIA si esauriscono“. Per la prima volta dall’Afghanistan, osserva il giornale, la Russia sfida direttamente gli Stati Uniti. Questa vittoria militare ha portato a una vittoria politica: costringere gli Stati Uniti, se non a cooperare, almeno a tener in considerazione la Russia. Ma Obama e la sua amministrazione insistono e continuano a respingere i tentativi russi di cooperare. Il motivo addotto è l’assenza di fiducia. Ma, naturalmente, non ci può essere una cooperazione quando c’è rivalità, con obiettivi e interessi diversi. Ecco perché vedrete tali dichiarazioni: “Anche Obama ha espresso cautela su un accordo duraturo con Mosca. “Non sono sicuro che ci si possa fidare dei russi o di Vladimir Putin”, ha detto Obama in una conferenza stampa. “Ogni volta che si cerca di mediare qualsiasi accordo con un individuo del genere o un Paese del genere, vi andrete con un certo scetticismo”.”
Da parte sua, la Russia parla anche apertamente di assenza di cooperazione degli Stati Uniti sulla Siria. In risposta, la trasformazione di Humaymim, e va inoltre precisato che, per non violare accordi internazionali e causare aspre reazioni negative, la base non ospiterà in modo permanente armi nucleari. Pertanto, non se ne esclude la loro presenza temporanea… Come i bombardieri. Tutto ciò non può non che influenzare fortemente l’equilibrio di potere nella regione. A ciò si aggiunge il ritorno della Turchia, che ha finalmente chiuso il proprio confine. L’Esercito arabo siriano continua ad avanzare, eliminando più di 60 estremisti nei combattimenti presso Tadmur, mentre i moderati di al-Nusra, sostenuti dalla comunità internazionale, massacrano le famiglie degli “oppositori” a Aleppo che volevano uscirsene attraverso i corridoi umanitari attuati dalla Russia. Si parla di più di 40 morti. Una parte importante avanza sulla scena internazionale, in particolare inquadrando decisione nella prospettiva dell’indurimento dei toni nei confronti dell’Ucraina e del rafforzamento della Crimea, che vedrà la sua presenza militare consolidata. Sembra che, nel complesso, la Russia abbia perso la pazienza verso il doppio gioco occidentale.Cp6xA5sWcAAxgTI.jpg small

La massiccia campagna aerea russa blocca l’attacco USA-al-Qaida su Aleppo
Moon of Alabama

Cp-vZ2iWcAA1TUuLa parte occidentale di Aleppo è sempre rimasta sotto il controllo del governo siriano. Vi abitano 1,5 milioni di persone. Nelle ultime due settimane vi era l’imminente pericolo che cadesse in mani jihadisti, dati i grandi rifornimenti di nuove armi, munizioni ed intelligence di Stati Uniti e Golfo a 10000 radicali jihadisti guidati da al-Qaida in Siria, per attaccare Aleppo. Dopo diversi giorni riuscivano a rompere la difesa sud-orientale creando un esiguo corridoio per Aleppo est. La zona è assediata dalle forze governative e occupata dai jihadisti. Diversi altri grandi attacchi seguivano, ma si riusciva a malapena a trattenerli. Le forze governative sono un misto di unità di difesa locali e di ausiliari afghani e iracheni. Le difese sembravano scarsamente preparate all’assalto di autobombe seguite da attacchi di fanteria di massa. Il morale era basso e le posizioni non avevano un adeguato coordinamento. Il governo siriano e i suoi alleati non potevano usare gli elicotteri per sostenere la difesa dato che MANPAD appena arrivati erano utilizzati dai jihadisti mettendo in pericolo qualsiasi aereo che vola a bassa quota. Per fermare gli attacchi e preparare la controffensiva andavano attivate le preziose riserve. Le forze d’elite di Hezbollah e della Brigata Tigre dell’Esercito arabo siriano venivano gettate in battaglia, contenendo gli attacchi jihadisti per ora, ma senza avere la massa per la controffensiva. I russi avvertirono ad aprile che una grande offesa jihadista era imminente, ma non fu adottata alcuna risposta durante i colloqui con l’amministrazione degli USA, la cui volontà di discutere era un inganno per sostenere tale attacco.
La campagna jihadista che mira a occupare tutta Aleppo prende il nome dall’uomo che, nel 1979, massacrò un gruppo di cadetti appartenenti a minoranze religiose. Qualora i terroristi vincano, migliaia di civili di Aleppo probabilmente moriranno, non solo delle minoranze. Aleppo è una città sunnita e la guerra è, in contrasto alla propaganda “occidentale”, non tra minoranze religiose e popolazione sunnita, ma tra sette sunnite radicali e i loro fratelli tradizionali. Due settimane fa, l’esercito russo preparava apertamente la risposta adeguata. Il suo aereo spia più moderno, il Tu- 214R, veniva inviato in Siria per raccogliere informazioni, assieme a 2 aerei da ricognizione Il-20M già schierativi. Le manovre della Marina lungo le coste siriane e nel Mar Caspio venivano approntate. L’accordo con l’Iran su misure di sostegno veniva organizzato. Almeno 7 navi russe, tutte dotate di missili da crociera Kalibr, venivano posizionate nel Mediterraneo e nel Mar Caspio. Ieri i bombardieri strategici a lungo raggio Tu-22M3 e i bombardieri tattici Su-34 venivano schierati nella base aerea di Hamadan in Iran. La rotta tra Hamedan e la Siria è del 60% più corta che dalla Russia. Gli aerei potranno così volare più spesso e con maggiore carico. L’Iraq ha concesso i diritti di sorvolo. Questa cooperazione aperta, annunciata pubblicamente dalle immagini della base iraniana, invia un messaggio forte alla “comunità internazionale” dei sostenitori dei jihadisti. La Cina vi aderisce annunciando maggiore cooperazione con l’Esercito arabo siriano. Oggi veniva lanciata una grande campagna di bombardamenti su tutta la logistica e la riserva dei jihadisti che attaccano Aleppo. Tutti i centri di comunicazione, basi, depositi e aree di concentramento tra Aleppo e il confine turco venivano bombardati. Ogni bersaglio fisso rilevato attaccato, probabilmente più volte, e distrutto, quindi i convogli e altri obiettivi utili. La campagna continuerà per diversi giorni. Tali grandi attacchi sulle retrovie delle forze attaccanti non hanno alcuna influenza immediata sul fronte. Aspettatevi alcuni attacchi dei terroristi su Aleppo per deviare dalla distruzione delle loro retrovie. Ma dopo pochi giorni i loro rifornimenti si esauriranno senza che i nuovi arrivino. L’attacco generale ad Aleppo poi finirà.
Tutto ciò da solo blocca la situazione in Siria. Il governo siriano attualmente non ha la capacità di riprendere e controllare la grande area tra Aleppo, Idlib e il confine turco. Saranno necessari ulteriori cambiamenti nella situazione strategica che mutino direzione alla guerra. Ma l’attacco probabilmente fallito ad Aleppo ingoierà più risorse e uomini di quanto i sostenitori dei jihadisti, gli USA ed alleati, possano inviare. Il centro di gravità della guerra probabilmente andrà altrove, lontano da Aleppo libera. Tutto questo, naturalmente, dipende dalla fortuna e dall’imponderabile della guerra.CpfuAP7WAAAxM5Q

La Cina fornirà aiuti alla Siria
The BRICS Post 17 agosto 2016

180373d28c1016e8349807La Cina fornirà aiuti e addestramento militare al governo siriano, dichiara un alto ufficiale della sicurezza cinese. Guan Yufei, direttore dell’Ufficio per la Cooperazione Internazionale Militare della Commissione Militare Centrale cinese, incontrava il Ministro della Difesa siriano Fahad Jasim al-Furayj a Damasco, durante il quale le due parti discutevano dell’accordo di cooperazione militare. Secondo Guan la Cina ha sempre svolto un ruolo positivo verso la soluzione politica in Siria dall’inizio della guerra civile, cinque anni prima. “Le Forze Armate della Cina e della Siria hanno una tradizione di amicizia, e i militari cinesi vogliono rafforzare scambi e cooperazione con i militari siriani“, ha detto Guan. Guan e al-Furayj hanno discusso del potenziamento dell’addestramento e “raggiunto il consenso” sull’invio di aiuti umanitari dei militari cinesi alla Siria. Guan ha anche incontrato un generale russo a Damasco, secondo l’agenzia Xinhua, senza entrare nei dettagli. All’inizio del mese, il Presidente cinese Xi Jinping ha nominato il diplomatico Qi Qianjin nuovo inviato in Siria. La Cina ad aprile nominava il suo primo inviato speciale per la crisi siriana. Presente nella regione per le forniture di petrolio, la Cina tende a lasciare la diplomazia in Medio Orientale agli altri membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Russia. Ma la Cina ha cercato di essere più presente ospitando ultimamente il Ministro degli Esteri della Siria e gli oppositori, in tempi diversi. Gli attacchi aerei russi e l’offensiva del governo siriano continuano contro lo Stato Islamico (IS) e al-Nusra, filiale di al-Qaida nel Paese devastato dalla guerra. L’opposizione principale e i ribelli siriani, insieme a Stati Uniti e altre nazioni occidentali, da tempo insistono che qualsiasi accordo di pace deve includere la caduta del Presidente siriano Bashar al-Assad, mentre il governo siriano e la Russia dicono che non c’è tale clausola negli accordi internazionali sottoscritti per il processo di pace. La Russia, insieme ai partner dei BRICS, si oppone alla caduta di Assad.

China's Foreign Minister Wang shakes hands with Syria's Foreign Minister Moualem during a joint news conference after a meeting at the Ministry of Foreign Affairs in Beijing

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia muta l’equilibrio del potere nel Mediterraneo

Alexander Mercouris, The Duran 15/8/2016

L’accordo prevede diritti per la base permanente della Russia in Siria, mettendo in discussione il dominio strategico degli Stati Uniti nel Mediterraneo orientale.635788050722858190-syria-sat-image-russian-baseAnche se c’è stata scarsa discussione sui media occidentali, la Russia acquisiva in silenzio per la prima volta una vera e propria base permanente nel Mediterraneo. A seguito dei negoziati tra il governo siriano e la Russia l’accordo del 2015 veniva ratificato mutando la base aerea russa di Humaymim in Siria in base permanente. In altre parole, la Russia manterrà la base di Humaymim oltre la conclusione del conflitto siriano, e la sua presenza è appena divenuta permanente. Che il governo siriano volesse concedere la base alla Russia in modo permanente era noto da qualche tempo. Dal punto di vista siriano, la base russa non garantisce solo il sostegno della Russia all’attuale governo siriano, ma fornisce alla Siria un’inedita protezione dalle incursioni aeree israeliane, che furono continue per decenni non avendo la Siria la capacità d’impedirle. I russi hanno questa capacità e i siriani sperano che grazie alla presenza della base la Siria sarà protetta dalle incursioni aeree israeliane. Come suggeriscono le notizie, le incursioni israeliane dello spazio aereo siriano sono finite da quando le forze aerospaziali russe si sono dispiegate in Siria, con gli israeliani attenti ad informare i russi dei loro voli. Mentre il governo siriano ha subito concesso alla Russia la base permanente, i russi finora ne erano meno sicuri. La creazione di una base permanente in Siria è per i russi un passo al di fuori dalla precedente politica militare di schiacciante attenzione alla difesa del territorio russo, piuttosto che proiettare potenza militare oltre i confini della Russia. Alcuni ufficiali russi avrebbero messo in dubbio l’utilità di una base in Siria, sottolineando che il Mediterraneo orientale, dove si trova la base, rientra nella gittata dei missili balistici e da crociera russi. È importante sottolineare che, a giudicare dai commenti dello scorso dicembre, uno dei più scettici non era altri che lo stesso Putin:
Sulla base le opinioni divergono, sapete. Alcuni in Europa e Stati Uniti hanno più volte detto che i nostri interessi sarebbero stati rispettati, e che la nostra base può rimanervi, se vogliamo. Ma non so se ne abbiamo bisogno. Una base militare implica notevoli infrastrutture e investimenti. Dopo tutto, vi abbiamo oggi i nostri aerei e strutture temporanee, una caffetteria e dei dormitori. Possiamo impacchettarli in due giorni, caricare tutto a bordo degli aerei da trasporto Antej e tornarcene a casa. Mantenervi una base è diverso. Alcuni credono, anche in Russia, che dobbiamo avervi una base. Non ne sono così sicuro. Perché? I miei colleghi europei mi hanno detto che probabilmente alimento tali idee. Ho chiesto perché, e mi hanno detto: per poter controllare le cose lì. Perché dovremmo desiderare di controllarle lì? Questa è una domanda importante. Abbiamo dimostrato che non abbiamo alcun missile a medio raggio. Li abbiamo distrutti tutti, perché tutto ciò che avevamo erano missili a medio raggio basati a terra. Gli statunitensi hanno distrutto i loro missili a medio raggio basati a terra come i Pershing. Tuttavia, hanno mantenuto i loro Tomahawk su navi e aerei. Non avevamo questi missili, ma ora sì, il missile navale Kalibr da 1500 chilometri di gittata e quello aerolanciato Kh-101 con gittata di 4500 chilometri. Allora, perché avremmo bisogno di una base lì? Se dovessimo raggiungere qualcuno, lo faremmo senza quella base. Potrebbe avere senso, non ne sono sicuro. Dobbiamo ancora pensarci. Forse potremmo aver bisogno di una base temporanea, ma mettervi radici e farci pesantemente coinvolgere non ha senso, credo. Ci penseremo“.
Queste osservazioni, pur lasciando accuratamente le opzioni aperte, suggeriscono netta mancanza di entusiasmo all’idea di una base permanente, e un dibattito sul tema nella leadership russa. Presumibilmente erano questi dubbi e questo dibattito che hanno sospeso la ratifica dell’accordo per la base per tanto tempo. E’ chiaro che il dibattito s’è concluso e l’accordo finalmente ratificato, decisione che rende Humaymim una base permanente. Va detto chiaramente che si tratta di un grande cambiamento. La Russia zarista aveva basi navali nelle isole greche e in Piemonte nel XIX secolo, e l’URSS negoziò strutture navali e aeree con Albania, Jugoslavia, Siria ed Egitto che però non furono mai vere basi permanenti. L’URSS cercò alla fine della seconda guerra mondiale un accordo con gli occidentali per una base in Libia, ma non sorprende che fu rifiutato. Tali progetti si dimostrarono effimeri od inefficaci, con tutte le disposizioni temporanee che i russi negoziarono con le varie potenze del Mediterraneo sempre violate ogni volta che esse si allinearono all’occidente. L’unica eccezione fu la struttura navale russa nel porto siriano di Tartus, del 1971. Anche se ha attirato enorme attenzione durante il conflitto siriano, come tutte le altre strutture che l’URSS acquisì nel Mediterraneo durante la guerra fredda, non è per nulla una base. Come anche la BBC fu costretta ad ammettere, l’impianto di Tartus è al massimo una stazione di rifornimento per le navi russe nel Mediterraneo, troppo piccolo per ospitare navi da guerra russe come fregate e unità maggiori, privo dei servizi per ospitare numerosi marinai o personale russo, come una vera e propria base dovrebbe fare. La realtà militare è che dal 1943 l’US Navy, insieme agli alleati (principalmente Gran Bretagna e Francia) era la potenza militare dominante nel Mediterraneo. Dalla Seconda guerra mondiale il Mediterraneo è stato in termini militari un lago statunitense.
La base di Humaymin però è diversa da tutto ciò che l’ha preceduta. Non solo ospita una forza aerea d’attacco formidabile equivalente a quella di un gruppo di portaerei dell’US Navy, ma è fortemente difeso da sistemi di difesa aerea formidabili come S-400, Buk e Pantsir e dispone di vari radar e impianti da guerra elettronica e di comando. E’ anche difesa da una formidabile forza di terra russa delle dimensioni di un battaglione. Inoltre, si afferma che la base sarà notevolmente ampliata per poter ospitare aerei d’attacco pesanti, forse i Tu-22M3. Humaymim fa anche parte di ciò che diventa un potente complesso di basi e strutture militari russe in Siria tra cui, ovviamente, l’impianto navale di Tartus (che può anche essere ampliato) e una postazione d’ascolto top secret russa che da tempo esisterebbe nella provincia di Lataqia. Insomma si tratta di un complesso di basi che i russi non hanno mai avuto prima nel Mediterraneo, e che diverrà permanente. La base russa in Siria non può sfidare la supremazia della Marina degli Stati Uniti nell’area mediterranea. Tuttavia può mutare drasticamente le percezioni politico-militari nella metà orientale. Vi è la prospettiva che caccia russi sorvolino il Mediterraneo orientale con pattugliamenti regolari, monitorando navi e aerei da guerra statunitensi nella zona, e rendendo evidente la presenza della Russia nella zona come mai prima. E’ una cosa sapere in astratto che i missili balistici e da crociera russi possono raggiungere questa zona, ma è piuttosto diverso vedere gli aerei militari russi fisicamente presenti. L’impatto psicologico e politico sui Paesi che si affacciano sul Mediterraneo orientale (Grecia, Turchia, Cipro, Libano e Israele) e sull’US Navy (in una zona dove da tempo era abituata a navigare incontrastata) non può essere sottovalutato, e sarà tremendo. Tutto questo, naturalmente, dipende dal risultato del conflitto in Siria. Creandovi una base permanente la Russia alza la posta in gioco, un fatto che spiega senza dubbio l’intensità del conflitto.bf783f663b614f1382050cbf83209ae7Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

E su di loro sorride Marx

Aleksandr Rogers, Vzglyad 12 agosto – Histoire et SocietéCastro-Jiang-Zemin_0A metà agosto, il mondo festeggia l’anniversario di due giganti. Il leader cubano Fidel Castro il 13, e il Presidente cinese (anche se non più in carica) Jiang Zemin il 17, che compiendo 90 anni. Due giganti del mondo comunista divenute figure del XXI secolo. I personaggi si assomigliano puer essendo completamente diversi, non solo perché vivono in parti del mondo diametralmente opposte. Fidel Castro ha guidato una piccola isola tropicale per molti anni subendo interferenza ed embargo degli Stati Uniti. Il suo contemporaneo era a capo del più grande Paese del mondo, quasi un miliardo e mezzo di persone, e senza essere un seguace del capitalismo, ma da comunista, ha fatto molto per garantire alla Cina una posizione di leader nell’economia.
Fidel ha iniziato la carriera politica sbarcando a Cuba a bordo di una piccola barca quasi spezzata dalla tempesta. Degli 84 partigiani male armati, la metà fu uccisa nel primo scontro. Nella strada a Capo di Stato ha passato anni di guerriglia, e poi ha subito un numero record di attentati dai servizi d’intelligence degli Stati Uniti, assicurandogli un posto nel Guinness dei primati. Sì, a differenza di altri eroi del giorno, non ha messo il suo Paese in prima linea, ma mantenerne libertà ed indipendenza sotto il naso della prima potenza imperialista mondiale, è già una prodezza. Fu un altro guerrigliero, Mao Zedong, che aprì la via al potere a Jiang Zemin, funzionario di partito diventato capo del PCC poche settimane dopo i fatti di piazza Tiananmen, e presidente nel 1993, dopo il crollo dell’URSS. Si tratta di Jiang Zemin che portò l’economia cinese al settimo posto nel mondo, ponendo le basi per il progresso ulteriore di oggi. Ha guidato la Cina nel WTO, ne ha assicurato la leadership nella regione Asia-Pacifico, ha vinto la gara per ospitare i Giochi olimpici del 2008… Per molto tempo ha avuto un potere informale in Cina, anche dopo la consegna delle redini a Hu Jintao. Fidel viene spesso paragonato a un altro carismatico personaggio latino-americano, Ernesto Che Guevara. Sì, rinunciare a tutto per la rivoluzione in un altro Paese, per realizzare i propri ideali, è senza dubbio romantico. Tuttavia non è morto eroicamente, ma ha vinto in modo non meno eroico, lavorando duramente per decenni, assumendosi appieno la responsabilità per ogni azione del Paese, cosa molto più difficile. Non è l’avventurismo di Bakunin o Blanqui, ma la politica di un serio capo di Stato che non ha paura del termine, un padre del popolo. Jiang Zemin ha dovuto guidare la Cina tra ostilità, blocco e sanzioni occidentali in risposta alla repressione della “Majdan” di Piazza Tiananmen. E questa eredità intellettuale non solo è sopravvissuta, ma ha difeso attivamente lo sviluppo economico, conquistando i mercati occidentali ai prodotti cinesi, sloggiando i produttori degli Stati Uniti. Sono due leader che hanno lavorato per anni per far declinare l’imperialismo degli Stati Uniti. Fidel, più razionale che passionario qual è, con il suo esempio ha dimostrato all’America Latina che è possibile e va condotta una politica indipendente senza soccombere agli intrighi delle multinazionali, senza permettere a nessuno di saccheggiare il proprio Paese, rimanendo l’indiscussa autorità morale dell’intero continente. E Jiang Zemin, che ha sviluppato l’economia cinese, anche sfruttando il capitalismo occidentale, che di solito sfrutta l’economia dei vari Paesi per il proprio arricchimento. Onorando e rispettando il vecchio e saggio Confucio. E alle loro spalle sorride di approvazione Karl Marx.
Uno doveva calmare i compagni troppo ribollenti, raffreddandone l’ardore rivoluzionario indirizzandoli su una direzione costruttiva, e contemporaneamente respingere l’invasione estera. Il secondo era diventato il maestro degli intrighi di corridoio nella millenaria macchina burocratica cinese, dove persone che professano la stessa ideologia spesso lottano per il potere in segreto nascondendosi dietro le idee di Marx e Mao. Queste leggende viventi del periodo romantico, decisamente finito, costruivano il socialismo, non altro. Potete fare il nome di politici attuali con qualche autorità ed influenza (ideologica, concettuale) dopo aver lasciato la carica? Chi lascerà un segno nella storia come Bismarck, per esempio, o Stalin? Il massimo di cui sono capaci i capi occidentali oggi, finito il loro mandato, è essere pagati per conferenze o vari forum vacui, come Bill Clinton o Tony Blair. Anche le loro memorie (che nessuno legge in realtà) di solito sono scritte da “negri”. Cosa lasceranno Obama o Merkel dopo il loro mandato? Si riscalderanno da vecchi al fuoco del camino, scomparendo dalla memoria senza lasciare che poche tracce nella storia. Mentre Fidel Castro e Jiang Zemin sono rocce. O, come si dice in Cina, “Shan“, uomo-montagna. Persone che cambiano il mondo. Gli eroi che non siamo*.kokuren12*Allusione alla famosa poesia su Borodino di Lermontov.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Erdogan con le polveri bagnate a San Pietroburgo

John Helmer, Mosca, 9 agosto 2016Turkish President Recep Tayyip Erdogan and Russian President VladTutti gli studenti in legge del Regno Unito, affrontano il primo caso di dolo colposo, studiando la sentenza Scott v Shepherd, del 1773, in cui un uomo in un mercato fu colpito in faccia da un fuoco d’artificio acceso accecandolo. La norma giuridica fu che se si lanciano fuochi d’artificio, si è responsabili dell’accecamento, anche se non voluto. In vista della riunione a San Pietroburgo, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan giocava con i fuochi d’artificio. Il Presidente della Russia, Vladimir Putin, non chiuse occhio. Al termine dell’incontro a San Pietroburgo, gli occhi di Putin rivelavano più della bocca sull’incendiario Erdogan. I funzionari russi e turchi, e il loro staff, avevano già chiarito i quattro punti strategici all’ordine del giorno dei negoziati russo-turchi, un corollario politico e diversi accordi commerciali. La priorità è l’impegno dalla Turchia a fermare i tentativi di cambio di regime in Siria, Caucaso russo, Stati della CSI come Armenia e Tagikistan. Ciò significa espulsione dei terroristi ceceni dal loro rifugi in Turchia e nelle aree controllate dai turchi; chiusura del confine turco-siriano a SIIL e altri jihadisti, e fine del sostegno turco alla guerra azera contro l’Armenia e agli oppositori islamisti in Tagikistan, Uzbekistan e Crimea. In cambio, i turchi vogliono l’impegno russo a non sostenere i gruppi curdi nel creare autonomie territoriali o staterelli lungo i confini della Turchia con Siria e Iraq, né a incoraggiarli a ritornare in Turchia per creare un Kurdistan indipendente. Un’altra priorità russa, la chiave per cui il Cremlino ha combattuto guerre contro gli ottomani per più di due secoli, è l’impegno della Turchia a non violare i trattati che disciplinano gli stretti tra Mar Nero e Mediterraneo, e di non consentire il permanente dispiegamento dei sistemi missilistici navali Aegis della NATO contro la Russia nel Mar Nero. Il corollario politico è che Russia e Turchia non permetteranno a Stati Uniti e NATO di disporre forze turche sotto la bandiera della NATO sul territorio di Cipro. Gli accordi includono il rilancio dei piani per aumentare il flusso di gas della Gazprom in Turchia, sia col Turkish Stream che con varianti del South Stream; ripresa del turismo russo in Turchia; rimozione delle restrizioni sui programmi di costruzione, come il reattore nucleare russo di Akkuyu, e la fine delle sanzioni russe all’importazione di frutta e verdura turche. Poco prima dell’arrivo di Erdogan a San Pietroburgo, lui e il Cremlino accettavano di partecipare a una intervista televisiva in cui Erdogan mescolava varie metafore per ingraziarsi il pubblico russo. Nell’incontro con Putin, Erdogan affermava, è “un nuovo punto di riferimento nelle relazioni bilaterali, la tabula rasa da cui iniziare da capo“. Erdogan chiamava il presidente russo “caro amico Vladimir” ogni quattro minuti nei colloqui. Leggasi la TASS.
Erdogan ha fatto altre scuse per l’abbattimento del cacciabombardiere russo Su-24 lo scorso novembre, ammettendo che era nello spazio aereo siriano, non turco, quando fu attaccato. “I colpevoli di ciò che è successo in territorio siriano sono stati arrestati e consegnati alla giustizia. L’indagine continua. In realtà, ho trasmesso il mio messaggio (al presidente Putin). Per quanto riguarda i piloti, ho ordinato un’indagine sulle circostanze verificatesi oltre i limiti della nostra normale procedura di risposta. Sapete anche che l’uomo che ha causato la morte del pilota russo, che ha ucciso il pilota russo, è ora in stato di detenzione. Sarà processato. Vorrei sottolinearlo“. Erdogan rispose anche alla domanda, riferita ampiamente dai media occidentali, secondo cui i servizi segreti russi l’avevano avvertito del colpo di Stato. Erdogan in modo esagerato rispose: “E’ la prima volta che sento una cosa del genere. Anche se fosse vera, gli interessati sarebbero stati obbligati ad informarmi per primo. Non ebbi alcuna informazioni del genere, né dall’intelligence, né da altri canali. Non sappiamo chi abbia detto cosa e a chi. Credo che sia una voce infondata“. Erdogan ha anche sostenuto che i popoli russo e turco sono vicini quanto lui e Putin. “Se io grido a qualcuno si sente la mia voce a Sochi”. Erdogan faceva appello al sentimento russo, “Mentre se mi si chiama da Sochi lo sento. Questo indica quanto siano vicini“. Le risposte di Erdogan all’agenda vera erano più vaghe che mai. Ha messo fine ai suggerimenti che stesse sospendendo la campagna per rovesciare il Presidente siriano Bashar Al-Assad. “Non vogliamo la disintegrazione della Siria, ma la caduta di Bashar Assad, colpevole della morte di 600000 persone. Questa è la condizione per impedire tale scenario. L’unità della Siria non può esserci con Assad. E non possiamo sostenere un assassino che ha commesso atti di terrorismo di Stato“. Ha negato qualsiasi ruolo nel finanziamento, traffico di petrolio, armi e altri rifornimenti allo SIIL in Siria e Iraq. Ha ribadito il sostegno turco ai tartari della Crimea che combattono Mosca con il sostegno di Kiev e Washington. Sul futuro dei progetti Gazprom e del reattore Akkuyu ha offerto altri colloqui ed impegni. Ortaggi e frutta non sono stati menzionati. Sul turismo Erdogan ha dichiarato che nessun turista è stato ucciso nel putsch militare e che “attualmente le spiagge sono al sicuro“. L’intervistatore della TASS, vicedirettore generale dell’agenzia di stampa Mikhail Gusman, ha accuratamente evitato di menzionare ceceni, stretti, NATO, Cipro, Crimea e guerra azero-armena. “Erdogan usa l’intervista della TASS per togliere il dubbio ai russi su ciò che speravano fosse un passo avanti“, notava un osservatore di Mosca. “Ha usato la TASS per scavalcare Putin, è chiaro dalle registrazioni di San Pietroburgo che Putin non ne fosse contento. Putin è il grande perdente nel clamore turco, e gli organi di propaganda russa, in particolare anglofoni, lo riportano“. “Vediamo come i media occidentali la girano, in ciò che è la lunga lista di vittorie di Putin sul telepromozionale presidente (Barack Obama)“, afferrma un sito anglofono finanziato dal Cremlino. RT Twitter festeggia sostenendo che “i due leader si sperticavano in lodi reciproche“. Sputnik definiva il vertice un “reset” negativo per Stati Uniti ed Unione Europea. Il registro ufficiale dei colloqui della delegazione, iniziati l’1 agosto di pomeriggio, si conclude tre ore dopo senza riportare alcuna discussione e accordo su una sola priorità politica o di sicurezza russa. La conferenza stampa presidenziale ha rivelato che, nonostante la dichiarazione di buone intenzioni, nulla di importante per le parti è stato concordato. Il Ministero degli Esteri russo non ha riferito nulla sulla riunione del Ministro degli Esteri Sergej Lavrov con l’omologo Mevlut Cavusoglu, ore dopo la fine della riunione. Non ci fu alcuna discussione sulla Siria tra i presidenti. Secondo Erdogan, “nei negoziati non abbiamo discusso la questione. Dopo la conferenza stampa abbiamo intenzione di discuterne… Pertanto, finora non posso dire nulla, non avendone discusso“, Putin aggiunse: “Confermo quello che ora è stato detto dal nostro ospite, il caro presidente della Turchia. Tutti sanno che le nostre opinioni sulla risoluzione non sempre coincidono sulla Siria. Abbiamo deciso che dopo ci riuniremo con i Ministri degli Esteri e i rappresentanti dei servizi speciali, comunicheremo e cercheremo una decisione“. Anche se i funzionari del Cremlino aveva annunciato che ai turchi avrebbero chiesto di pagare il risarcimento per l’uccisione del pilota Oleg Peshkov, non vi fu alcuna discussione su questo problema. I media russi individuarono nei partecipanti ai colloqui il Generale Valerij Gerasimov, Capo di Stato Maggiore Generale russo, ed Aleksandr Lavrentiev, ufficiale dei servizi segreti e negoziatore del Cremlino nella guerra siriana. Non c’era alcun ufficiale delle Forze armate turche nella delegazione di Erdogan. Invece s’era portato Hakan Fidan, il capo dell’agenzia d’intelligence turca, MIT, istruitosi negli Stati Uniti.
Putin non ha fatto menzione dei problemi di sicurezza della Russia durante la conferenza stampa. Ha fatto apparire i suoi colloqui con Erdogan limitati alla politica economica e non ha riferito di alcun accordo su un qualsiasi argomento, se non per continuare a discutere. “Riguardo il ripristino delle piene relazioni“, ha detto Putin, “sì, le vogliamo. E lo faremo. La vita va avanti molto rapidamente. E se che alcune restrizioni sono state imposte, con esse la vita subisce certe trasformazioni. E dobbiamo considerarle nel caso si attuino i piani per ripristinare le nostre relazioni commerciali ed economiche. A questo proposito abbiamo deciso a livello ministeriale di preparare programmi a medio termine, ed ho parlato solo di questo, commercio e cooperazione economica, scientifica e tecnica e culturale per il 2016-2019. Prevediamo che il programma sia adottato nel prossimo futuro“. Putin ha rifiutato di accettare la richiesta turca di togliere le restrizioni sui visti ai lavoratori turchi in Russia; si è offerto di “considerarla per sbloccare le questioni sull’interazione economica”. L’espressione di Putin durante la conferenza stampa era cupa. Non come alla conferenza stampa del giugno 2013 con il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, quando il linguaggio del corpo di Putin mostrava ostilità verso l’omologo. Putin era molto più rilassato e affabile negli incontri di due giorni prima con i Presidenti di Iran e Azerbaigian Hassan Rouhani e Ilham Aliev. Il Cremlino ha pubblicato un video e diverse foto della sessione con uomini d’affari russi e turchi presieduta da Putin e Erdogan. Il testo pubblicato della sessione ha ribadito il condizionale. “Da voi, uomini d’affari”, Erdogan passava la patata bollente, “aspettiamo dei passi seri nel realizzare i programmi che contribuiranno allo sviluppo economico tra i nostri due Paesi… Se rimuoveremo tutti gli ostacoli alle nostre relazioni commerciali, creando nuove aree di cooperazione, credo che raggiungeremo questi obiettivi. Pertanto il peso di questo accordo ricade anche sulle spalle dei nostri cari uomini d’affari“. Fece riferimento una volta allo stretto del Bosforo solo per ricordare che inizieranno a costruirvi un tunnel sotto. Putin è stato chiamato “caro amico” solo una volta nel suo discorso di sei minuti e mezzo. Putin fece una smorfia agitandosi. I due presidenti riferivano le statistiche del commercio che confermano l’entità delle perdite finanziarie che la Turchia ha subito dall’inizio delle sanzioni, lo scorso dicembre. Il fatturato commerciale nei primi cinque mesi di quest’anno è sceso da 10,7 miliardi a 6,1 miliardi di dollari, una perdita di 4,6 miliardi. La quota turca del commercio globale della Russia è scesa dal 4,8% al 3,6%.
СнимокLa tabella mostra le perdite nel commercio agro-alimentare che i sostenitori di Erdogan hanno subito al 31 maggio, pari a 812 milioni di dollari; più di 1 miliardo quando Erdogan arrivava a San Pietroburgo. Le perdite si concentrano in diversi segmenti del mercato alimentare russo. L’Agenzia delle Dogane russa ha riferito che i pomodori turchi, che coprivano il 57% delle importazioni prima che il Su-24 venisse abbattuto a novembre, sono spariti. Albicocche, fragole, pesche, cipolle e cetrioli turchi occupavano ampie quote del mercato russo, ma sono stati duramente colpiti da gennaio. Aleksandr Khorev di APK-Inform, uno dei principali enti di consulenza sul commercio alimentare di Mosca, dice che l’anno scorso, prima del conflitto turco ma dopo le sanzioni a frutta e verdura dell’Unione Europea, la Russia acquistò 665000 tonnellate di pomodori, di cui la quota turca era pari al 52%. I cetrioli importati erano pari a 545000 tonnellate, il 23% dei quali provenienti dalla Turchia; e 264000 tonnellate le cipolle, per il 14% turche. Una delle curiosità rivelate dai dati doganali è lo scarto evidente nei volumi e valori dei pomodori armeni. Fonti a Mosca dicono che il volume di pomodori armeni importato in Russia quest’anno, supera la capacità dei coltivatori armeni di produrli. Il sospetto è che i turchi contrabbandino pomodori in Russia travestiti nei loro acerrimi nemici armeni. Uno dei motivi per cui Putin non fece cenno alla ripresa di questo commercio è che i produttori russi hanno investito rapidamente nelle serre, sovvenzionate in parte dalle banche statali, per produrre sostituti delle importazioni, puntando a quote di mercato e prezzi che i turchi avevano nove mesi prima. Le fonti alternative per l’importazione alimentare, Siria, Tunisia, Sud Africa, Uzbekistan, Iran e Armenia, hanno sostituito i turchi. Philip Owen dei Commercianti del Volga, commenta che è costoso realizzare logistica, pagamento e commercializzazione dei prodotti alimentari importati, e così il mercato russo non può tornare dai fornitori turchi. Erdogan non ha dato alcuna ragione politica al Cremlino per ripristinare il commercio alimentare con la Turchia; i coltivatori russi dicono ora che c’è una buona ragione per non farlo. Alla conferenza stampa a San Pietroburgo, Erdogan aveva detto: “Se vi ricordate, avevamo uno scopo, raggiungere un volume d’affari da 100 miliardi di dollari, e siamo risoluti a raggiungere questo obiettivo. Ad oggi, posso dire, abbiamo ancora una volta iniziato il processo, andando verso questo obiettivo”. Una fonte economica russa risponde: “Erdogan può dire ai suoi esportatori ciò che vuole. Il mercato russo non sarà mai lo stesso per loro“.
Gli osservatori greci e ciprioti commentano che Erdogan ha agito come previsto e che nulla di nuovo s’è avuto nella visita in Russia. “Il suo vero pubblico era a Washington, Berlino e Bruxelles. Chi si farebbe ingannare?” Un influente cipriota aggiungeva: “Putin ha permesso ad Erdogan di pubblicizzare il sostegno della Turchia ai tartari della Crimea. Perché Putin non l’ha menzionato? Perché Putin non ha condannato l’occupazione turca di Cipro?”Non credo ala nascita di nuovi triangoli politici“, commenta Irina Zvjagelskaja del Centro di ricerca arabo e islamico di Mosca. “Non credo ai cambiamenti strategici immediati che modifichino la configurazione delle alleanze. Abbiamo visto vari passi dei nostri amici e partner, e non sono davvero molto amichevoli, ma solo tattici, dettati dalla situazione”. La valutazione russa, apertamente riflessa a Cipro e in Grecia, e più discretamente a Washington, è che il colpo di Stato turco non sia ancora finito. Un analista russo s’è chiesto, “nessuno ufficiale dello Stato Maggiore o dei servizi segreti può dare ragione al Presidente Putin di aspettarsi di meglio da Erdogan, e l’intervista alla TASS l’ha dimostrato. Quali benefici Putin pensava di ottenere partecipando a tale farsa non è chiaro. Putin guadagna tempo e se Erdogan non ne ha, ai russi non dispiacerà“.Russia-Turkey.JPEG-27aa8Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA non riescono a separare l’India dai BRICS

Ekaterina Blinova, Sputnik 06/08/2016

Nonostante la recente operazione simpatia degli Stati Uniti verso l’India, New Delhi ha resistito alla tentazione rimanendo impegnata all’ideale di multipolarità dei BRICS. L’India mantiene relazioni vantaggiose con la Cina, a prescindere dagli “scossoni” nel rapporto, secondo l’analista geostrategico Matthew Maavak. Dopo la visita del segretario della Difesa statunitense Ashton Carter in India, nell’aprile 2016, alcuni dubitarvano che New Delhi valutasse un passaggio all’occidente.putin-and-modiL’offensiva del fascino di Washington
Alcuni esperti si riferiscono ai negoziati USA-India sul Memorandum d’Intesa sullo Scambio Logistico (LEMOA) e alla decisione del Paese d’incrementare la collaborazione bilaterale nella tecnologia per la difesa quali segni della deriva dell’India dai non allineati verso Washington e NATO. LEMOA in realtà è una versione dell’accordo di supporto logistico (LSA) che riguarda il supporto logistico e i servizi tra i militari statunitensi e le forze armate di altri Paesi. “La visita del segretario alla Difesa degli Stati Uniti Ashton Carter in India, la scorsa settimana, era storica, nel senso che l’India non allineata si avvicinava agli USA firmando il memorandum d’intesa sullo scambio logistico” secondo il dott. Dalbir Ahlawat, esperto della sicurezza australiana, in un articolo di aprile per The Interpreter. Da parte sua, Rupakjyoti Borah di The Diplomat scrisse a maggio che “la decisione ‘di principio’ dell’India e degli Stati Uniti” di firmare il LEMOA “è un grande atto di fede“. “Sono finiti i giorni in cui i mandarini della politica estera di New Delhi mercanteggiavano con Washington DC, ritenendo che gli interessi dell’India fossero meglio rispettati restando vicini a Paesi come la Russia e sposando non allineamento e unità del terzo mondo“, pretendeva il giornalista.

La conferenza dei dissidenti cinesi in India
Allo stesso tempo, l’Hindustan Times riferiva che una conferenza dal titolo “Rafforzare la nostra alleanza per fare avanzare il sogno popolare: libertà, giustizia, uguaglianza e pace” organizzata da un gruppo dissidente cino-statunitense si svolgeva a Dharamsala, in India, con non meno di otto dissidenti cinesi presenti all’evento del 28 aprile. L’incidente fu interpretato da alcuni media come l’ennesimo segno del cambio dell’India verso la Cina e i partner dei BRICS. Tuttavia, dipende da come esattamente si collegano i puntini. “In realtà, la supposta inclinazione di New Delhi è una percezione di molto sbagliata. Se l’India si ‘raccorda’ con gli Stati Uniti, perché Mosca e Delhi continuano collaborazioni militari sensibili da tempo pianificate riguardanti trasferimenti di una tecnologia che la Russia non offre ad alcuna altra nazione? Come la Cina; ad esempio il programma Sukhoj PAK-FA/FGFA del caccia stealth di 5.ta generazione, il programma congiunto del missile da crociera ipersonico Brahmos e la preferenza dell’India per l’aereo russo Il-78MD-90A rispetto all’Airbus A-330 per il velivolo multiruolo da trasporto e aerocisterna (MRTT) da 2 miliardi di dollari, tra molti altri esempi“, osserva presso Sputnik Mathew Maavak, analista geostrategico e dottorando in Previsioni della sicurezza presso l’Università Teknologi Malaysia (UTM). Sorprendentemente, il Ministro della Difesa indiano Manohar Parikkar, ad aprile dichiarava categoricamente che il LEMOA si applica soltanto ai rifornimenti di carburante e cibo e non allo stazionamento di militari degli Stati Uniti in India. D’altra parte, “lo svolgimento in India della riunione a Dharamsala di aprile sarebbe stata una reazione al rifiuto della Cina alle Nazioni Unite di bandire i capi terroristi pakistani dei Jaysh-e-Mohammad (JEM) e Jama-ud-Dawah“, ha spiegato Maavak. “Ricordate che l’India alla fine negò il visto a diversi dissidenti cinesi, tra cui il capo uiguro dissidente Dolkun Isa, il manifestante di Piazza Tiananmen residente a New York Lu Jinghua e l’attivista di Hong Kong Wong Ray“, ha detto l’analista a Sputnik. “Fu solo un breve urto retorico nella piena relazione India-Cina“, sottolineava Maavak. L’analista strategico ha sottolineato che chiunque abbia seguito la dinamica India-Cina per decenni avrebbe saputo che le nazioni ricorrono a retorica irascibile di volta in volta, per poi tornare alla normalità. Infatti, il recente incidente nel distretto di confine di Chamoli, nell’Uttarakhand, dove truppe cinesi entrarono in territorio indiano, venne subito minimizzato dal Ministro della Difesa Parrikar quale “trasgressione” piuttosto che “incursione”.

L’India continua ad impegnarsi nel concetto di mondo multipolare
Non ci sono motivi per sospettare fratture tra India e partner dei BRICS. L’India continua a sostenere il concetto di mondo multipolare. “L’India sostiene la multipolarità fin da quando co-fondò il Movimento dei Non Allineati (NAM) nel 1961. L’India rimane l’unico membro fondatore del NAM che promuove attivamente il concetto di mondo multipolare. Non ci sono prove che suggeriscano il contrario“, sottolineava Maavak. Quando si tratta del tanto discusso progetto Nuova Via della Seta della Cina (‘Una Fascia, Una Strada’) l’atteggiamento dell’India è generalmente positivo, sottolineava l’analista. “Penso che sia generalmente positiva. Xi Jinping è stato il primo leader di una grande potenza a visitare l’India nel 2014 dopo che il governo di Narendra Modi fu eletto. Ma l’India può contribuire al progetto Fascia e Strada? Sì, ma in modo più limitato. Ciò comporterà il rilancio della ‘Via delle spezie’ nel vicino estero, costituendo il segmento dell’Oceano indiano della vecchia Via della Seta. In caso contrario, l’India ha più pressanti sfide infrastrutturali da superare in patria, e gli investimenti cinesi sono ancora corteggiati e accolti, nonostante le speculazioni sui media esteri del contrario“, ha detto a Sputnik. Il polverone intorno al potenziale scontro sino-indiano di una parte della stampa occidentale e asiatica, potrebbe essere spiegato dai recenti sforzi degli Stati Uniti d’inasprire le tensioni nel sud-est asiatico nel tentativo di contenere la Cina.Vladimir Putin, Narendra ModiNew Delhi e la sentenza dell’Aia sul Mar Cinese Meridionale
La sentenza della Corte permanente di arbitrato dell’Aia, che ha respinto le rivendicazioni di proprietà della Cina sul Mar Cinese Meridionale. è un’altra mossa volta ad intrappolare Pechino. È interessante notare che, dopo la sentenza, Japan Times chiedeva a New Delhi “di sottolineare le credenziali di potenza globale responsabile” e mostrare sostegno alla decisione dell’Aja. L’organo di stampa osservava che l’India aveva rilasciato una dichiarazione al momento della sentenza senza nominare la Cina, invitando tutte le parti interessate a “risolvere le controversie con mezzi pacifici senza minacciare o usare la forza ed esercitare l’autocontrollo nelle attività che potrebbero complicare o degenerare le controversie su pace e stabilità“. L’affermazione di New Delhi è particolarmente importante alla luce del comunicato congiunto dei Ministri degli Esteri di India, Cina e Russia del 18 aprile. Il comunicato chiedeva di risolvere le dispute territoriali attraverso negoziati tra le parti interessate ed evitando d'”internazionalizzare” le dispute. “Russia, India e Cina sono impegnate a mantenere l’ordine giuridico nei mari e negli oceani secondo i principi del diritto internazionale, riflettendo in particolare nella Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS). Tutte le controversie relative dovrebbero essere affrontate tramite negoziati ed accordi tra le parti interessate. A questo proposito, i ministri hanno chiesto il pieno rispetto di tutte le disposizioni dell’UNCLOS, così come della Dichiarazione sulla condotta delle parti nel Mar cinese meridionale (DOC) e delle Linee guida per l’attuazione del DOC“, dichiarava il comunicato. Commentando la questione, Maavak ha sottolineato che per quanto riguarda la controversia sul Mar Cinese Meridionale, New Delhi agirà nello spirito del comunicato. “L’India, come la Cina, si considera una civiltà. Sarebbe visto vergognoso ricorrere all’arbitrato internazionale sui propri confini“, osservava. Sembra che Washington non sia ancora riuscita a inserire un cuneo tra l’India e la Cina. Anche se New Delhi ha i propri interessi nel Mar Cinese Meridionale, non aiuta gli Stati Uniti a pattugliare la regione. “Il governo (indiano) prende tutte le misure per garantire la sicurezza marittima. Tuttavia, attualmente, tali misure non includono il pattugliamento congiunto con Marine straniere, compresa degli Stati Uniti. Alcun colloquio ha avuto luogo con gli Stati Uniti su qualsiasi pattugliamento navale congiunto“, ha detto il Ministro della Difesa indiano Manohar Parrikar in una dichiarazione ufficiale del 26 luglio.

India e ASEAN si preoccupano delle esercitazioni sino-russe nel Mar Cinese Meridionale?
Che dire delle prossime esercitazioni militari sino-russe nella regione ? L’India o altri attori dell’ASEAN le considerano una sfida alla sicurezza marittima? “Nessuno nell’ASEAN presta molta attenzione alle esercitazioni militari congiunte russo-cinesi, così come non presta molta attenzione a molte altre esercitazioni, abbastanza normalo in questa regione e altrove. Gli asiatici, in generale, prestano molta più attenzione ad investimenti e accordi commerciali“, osservava Maavak. “Perché qualsiasi entità, fatta eccezione ai selvaggiamente speculativi media occidentali, si farebbe indebitamente perturbare dalle esercitazioni russo-cinesi? La Cina era offesa o turbata quando tre, non una, esercitazioni militari russo-indiane venivano annunciate da Sputnik il 28 aprile? Erano le esercitazioni Indra-Neva-2016, AviaIndra-2016 e Indra-2016“, ha detto l’analista a Sputnik. Indipendentemente dagli sforzi di Washington per attrarre l’India nella sua duplice politica, New Delhi evita le trappole dell’occidente e continua ad impegnarsi verso i concetti di sovranità, non allineamento e sicurezza regionale.i3RsSiIHjFq0Mathew Maavak è un dottorando in Previsione della sicurezza presso l’Università Teknologi Malaysia (UTM). È collaboratore della CCTV cinese su questioni geostrategiche.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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