La Russia prepara l’Esercito siriano a respingere qualsiasi incursione turca

Elia J.Magnier, Fort Russ 6 febbraio 201612657817Abdullah al-Muhaysini dirige il sistema giudiziario ad Aleppo, così come è possibile che Kerry difenda il controllo del Jaysh al-Fatah sulla città? “Chiediamo al regime e ai suoi sostenitori di fermare il bombardamento delle aree controllate dall’opposizione, in particolare ad Aleppo, e di togliere l’assedio ai civili in conformità alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 2165, 2254 e 2258…” affermava il segretario di Stato John Kerry dopo il fallimento della conferenza di Ginevra, da cui il Supremo comitato dei negoziati (HNC) si è ritirato dopo il successo delle operazioni dell’EAS nel porre fine all’assedio alle città di Nubul e al-Zahra, appena a nord di Aleppo, negli ultimi tre anni e mezzo. Una fonte vicina al Presidente siriano Bashar Assad ha detto ad al-Rai, “Gli statunitensi sono stravolti dalla rapida avanzata avviata dall’offensiva russa, che muta l’andazzo della guerra lasciando gli statunitensi contraddirsi sulla risoluzione 2254 delle Nazioni Unite che riafferma il punto 8 della risoluzione 2249 (2015), secondo cui tutti gli Stati membri devono combattere SIIL, al-Nusra e tutti gli altri gruppi e individui che li sostengono, e che il già citato cessate il fuoco non va applicato a tali gruppi ed individui che andrebbero estirpati“. La fonte spiega, “il segretario Kerry non solo va contro le risoluzioni delle Nazioni Unite che cita, ma peggio ancora difende al-Qaida e i gruppi affiliati diretti da ex-prigionieri di Guantanamo, per fermare le operazioni militari intorno Aleppo contro il Jasyh al-Fatah, che salvano non solo i cittadini di Nubul e al-Zahra. Lo scopo principale di tale invito è evitare che l’EAS sradichi al-Qaida ed altri da Aleppo e provincia, aree assediate collegate a Idlib e al confine turco“. La fonte continua, “il Jaysh al-Fatah controlla Aleppo il cui corpo giudiziario è amministrato da Abdullah al-Muhaysini, un cittadino saudita ritenuto legato ad al-Qaida e sulla lista dei terroristi degli Stati Uniti. Il loro esercito è composto da al-Nusra, Ahrar al-Sham, Jund al-Aqsa, Jaysh Muhajirin wal-Ansar nei dintorni di Aleppo, con vari altri gruppi. Al-Nusra ha una corte giudiziaria a Huraytan e Idlib e nei pressi di al-Bab controlla granai, fabbriche di cotone e di trattori, e altre fonti di approvvigionamento, e Kerry vuole che rimangano sotto il controllo di al-Qaida. Il Jaysh Muhajirin wal-Ansar e la maggior parte dei suoi combattenti provengono da Cecenia, Daghestan, Inguscezia, Ossezia del Nord e Uzbekistan. Non vi è dubbio che gli Stati Uniti siano preoccupati di coloro che sono un pericolo per la Russia, e Kerry li difende, anche se appaiono nella lista del terrore degli Stati Uniti del 2014. Chiedono l’istituzione dello stato Qilafa, incentrato a Huraytan, Qafr Hamza, Marat al-Atiq e nel nord di Aleppo, e anche intorno Nubul e al-Zahra, ad Hatharat Jabhat e nel quartiere Jamiyat al-Zahra di Aleppo”. La fonte prosegue “Ahrar al-Sham fu fondata dallo sceicco Abu Jabir che combatté gli statunitensi in Iraq e fu nominato emiro di Aleppo dopo la morte di Abu Qalid, etichettato come uno dei capi più pericolosi di al-Qaida ed anche inviato speciale del capo di al-Qaida, Ayman al-Zawahiri. Ahrar al-Sham è alleato chiave di al-Qaida ad Aleppo, anche se sono organizzazioni separate, si assomigliano parecchio“. Secondo la stessa fonte, Kerry difende anche haraqat Sham al-Islam, fondata da un ex-detenuto del centro di detenzione di Guantanamo, Ibrahim bin Shaqran (Abu Ahmad al-Muhajir), un marocchino eliminato nell’aprile 2014 e sostituito da Muhamad Mizuz (Abu Iz al-Muhajir), catturato dai militari statunitensi sul confine afghano-pakistano. Fu nel campo di detenzione della baia di Guantanamo, ed ora combatte al fianco di al-Qaida in Siria ed appare nella lista del terrore degli Stati Uniti del settembre 2014; e vi sono altri movimenti sponsorizzati dalla Turchia, come la brigata turcomanna siriana Sultan Murad, il battaglione Sultan Muhamad Fatih, il movimento Nur al-Din Zinqi ed altri. Tali gruppi collaborano con al-Qaida, anche se la risoluzione delle Nazioni Unite afferma che dovremmo collaborare per sradicarli, e che gli accordi di cessate il fuoco non li includono.
12688390Ma più pericolosa è la dichiarazione di Mosca, che ha “forti motivi per credere che la Turchia prepari un’incursione terrestre in Siria“. Le osservazioni indicano, “La Russia ha linee rosse che non permetterà a nessuno di attraversare, la Russia prepara una forte unità militare siriana che respingerà eventuali incursioni terrestri turche, Damasco ha il diritto di difendere i propri confini e non resterà più in silenzio su eventuali violazioni di aeree a sovranità siriana, e si prepara a qualsiasi offensiva di terra dei turchi con bombardamenti aerei e di artiglieria. La Russia ritiene che qualsiasi aereo che non operi nell’ambito dell’accordo di coordinamento Stati Uniti-Russia sia una minaccia e sarà abbattuto, e la Russia ha anche preso ulteriori precauzioni schierando il sistema missilistico S-400 e i Su-35, in servizio per la prima volta, e migliorando ulteriormente i MiG-29 siriani nel caso siano necessari per respingere eventuali avanzate turche. Il Cremlino ha voluto inviare alla Turchia un messaggio che avverte che ogni incursione sarà affrontata con la forza e non con la diplomazia“.

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La Russia mette le forze aviotrasportate del Distretto Militare Meridionale in stato di allerta al combattimento
Sputnik, 08/02/2016

1030972803Sono state avviate le manovre immediate per la prontezza al combattimento delle truppe aviotrasportate e degli aerei da trasporto militari del Distretto Militare Meridionale della Russia, dichiarava il Ministro della Difesa Sergej Shojgu. “In conformità alla decisione del comandante in capo, oggi alle 05:00 le truppe del Distretto militare del Sud, le unità delle truppe aviotrasportate e l’aviazione da trasporto militare sono in allerta da combattimento. Da quel momento abbiamo iniziato un’esercitazione a sorpresa di prontezza al combattimento delle truppe nella direttrice strategica sud-ovest“, ha detto Shojgu durante una riunione. Secondo il ministro, la manovra valuterà la prontezza del Distretto Militare del Sud nel rispondere a crisi di vario genere. “E’ necessario attuare l’intera gamma dei compiti che gli organi di controllo e comando svolgono, compresa la lotta alle minacce terroristiche, salvataggio da disastri naturali e artificiali, ispezione dell’efficienza in manovra delle unita“, ha aggiunto il ministro. Secondo Shojgu, la prontezza al combattimento delle forze dell’Aeronautica e della Difesa aerea nel respingere attacchi aerei nemici e proteggere importanti strutture militari e governative, sarà testata nelle esercitazioni.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia ha inviato in Siria i suoi aerei più avanzati

Valentin Vasilescu, Reseau International 7 febbraio 2016351be55b9707fcfe15774604f7af91a3_croppedIl 30 gennaio 2016, 4 o 5 aerei Su-35S da supremazia dell’aria, numeri d’identificazione 02, 03, 04, 05 e 06 sulla fusoliera, raggiungevano la base aerea siriana di Humaymim. Gli aerei volavano in formazione con un velivolo da trasporto Tu-154M, matricola RA-85042, sul mare Caspio senza rifornimento (perché l’autonomia è di 4500 km), e poi nello spazio aereo di Iran e Iraq. I Su-35 provengono dallo stabilimento di Komsomolsk-on-Amur e nell’ottobre-novembre 2015 aderivano al 23.mo Reggimento di Dzengi, del Comando Strategico Orientale. Dopo la distruzione del bombardiere Su-24 per opera dell’Aeronautica Militare turca in Siria, i velivoli Su-35S sono stati dispiegati sul poligono di Privolzhskij, nei pressi di Astrakhan, dove i piloti hanno eseguito un programma di tiro su bersagli aerei e a terra prima di atterrare nella base aerea di Humaymim nel Governatorato di Lataqia. Dato che i velivoli “invisibili” di quinta generazione F-35 e Su-50 devono risolvere una serie di problemi, non potranno fino al 2025 essere prodotti in massa per l’esportazione. Fino ad allora, le obsolete flotte aeree militari devono essere sostituite acquisendo centinaia o migliaia di aerei di 4.ta++ generazione.
Il Su-35S supera in ogni aspetto l’F-16, ed è un concorrente temibile di F-15, F-18, Rafale e Eurofigter. Così, la presenza in Siria di aerei Su-35S della generazione 4.ta++ , così come dei Su-30SM, è un fattore particolarmente importante per promuoverne l’esportazione. La Russia ha individuato una serie di potenziali mercati in Medio Oriente ed Estremo Oriente, per almeno 500 unità. Secondo gli esperti russi, i Paesi ricchi attualmente hanno circa 500 F-15C/E, 700 F/A-18, circa 300 Eurofighter Typhoon e 100 Rafale, tutti di generazione 4.ta++. Il prezzo di questi velivoli, della stessa categoria del Su-35, è di 120-180 milioni, mentre il prezzo di un Su-35 è di 80 milioni di dollari. I Paesi più poveri non possono permettersi di acquistare gli aerei occidentali, ma hanno ora l’opportunità di vedere gli aerei Su-35 operare in reali condizioni di battaglia in Siria. Nelle manovre nel combattimento ravvicinato, il Su-35 è superiore a tutti gli aeromobili occidentali, perché la propulsione è fornita da due motori a trazione vettoriale che sviluppano 14500 kg/s ciascuno, consentendo sviluppi superiori per angolo di attacco, sovraccarico e velocità agli altri velivoli di 4.ta++ e 5.ta generazione. Nell’intercettazione a lungo raggio, il Su-35S ha una velocità massima di 2500 chilometri all’ora, una straordinaria capacità di accelerare a velocità supersoniche, e può volare ad alta quota e a crociera supersonica senza particolari condizioni. Il Su-35 ha un radar Irbis che rileva bersagli aerei con superficie riflettente equivalente a 3 metri quadrati, fino a 400 km di distanza, o di meno un metro quadrato ad una distanza di 200 km. Il radar Su-35 può contemporaneamente seguire 30 obiettivi e ingaggiarne in battaglia 8. Il Su-35S trasporta i più potenti missili a lungo raggio, gli R-33M/37 (280-400 km e Mach 6 di velocità), e missili aria-aria a medio raggio R-27EA (oltre 130 km, simile all’AIM-120D statunitense) ed R-77RVV-EA (100-120 km). Per attaccare bersagli terrestri, il Su-35S ha un complesso sistema optoelettronico, OLS-35, che consente ricerca e visualizzazione della situazione tattica, con telecamera a raggi infrarossi. Il rilievo automatico della distanza dal bersaglio è fornito da un telemetro laser. Il Su-35 dispone di attrezzature per l’illuminazione laser di obiettivi contro cui guidare armi intelligenti, e può trasportare 8 tonnellate di armi su 12 piloni sotto ali e fusoliera. Il Su-35 ha completato il programma di test di volo nel 2012, e l’Aeronautica russa attualmente ne utilizza 48 consegnati dalla fabbrica KnAAZ di Komsomolsk-on-Amur nel 2013-2015. Nel dicembre 2015, le Forze Aerospaziali della Federazione Russa ordinavano altri 50 Sukhoj Su-35S, con altri possibili ordini futuri per 100 velivoli, sostituendo i vecchi Su-27.
Mentre l’India ha firmato un accordo con la Francia da quasi 9 miliardi di dollari per 36 aerei Rafale, la Cina ha ordinato nel 2015 i primi 24 Su-35. Questi aerei hanno un raggio di azione maggiore di tutti gli aerei cinesi e possono far fronte agli F-18 delle portaerei degli Stati Uniti. E se i risultati dei test sono positivi, è possibile per la Cina ordinare più di 64 Su-35 per disporli nei nuovi avamposti nel Mar Cinese Meridionale. Trattative avanzate sono in corso con l’Indonesia per sostituire 12 vecchi F-5 con i Su-35. L’Iran, alleato della Russia in Siria, ha 200 aerei multiruolo, la maggior parte prodotta negli Stati Uniti (F-5 Tiger II, F-14 Tomcat A, F-4D Phantom) e anche MiG-29A e Mirage F1 rifugiatisi dall’Iraq, che vanno sostituiti rapidamente. Le aviazioni sunnite rivali dell’Iran sono ben fornite, se l’Arabia Saudita ha 67 F-15E, 78 F-15 C/D, 48 Eurofighter Typhoon, il Quwayt ha 34 F-18C/D e Israele ha 58 F-15A/B/C/D e 25 F-15I. Le sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti all’Iran sono state appena tolte, ma non ha ancora i fondi per rinnovare la flotta. Tuttavia, l’Iran è interessato ad acquistare almeno 100 aerei Su-35.59631452574451

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I legami tra Egitto e Russia si rafforzano a scapito della Turchia

PN Harrister, IHSReseau International 7 febbraio 201654d999e639cc1I legami tra Egitto e Russia continuano a rafforzarsi, dispiacendo i sauditi che continuano a compiere sforzi per la riconciliazione tra Egitto e Turchia. Riconciliazione improbabile essendo incompatibili, per non parlare del sostegno turco ai Fratelli musulmani, con cui l’Egitto combatte con la massima energia. Secondo il quotidiano libanese al-Akhbar, il Ministero degli Esteri egiziano ha informato l’omologo saudita che i colloqui svoltisi con il protagonista turca, nelle ultime settimane, con la mediazione di Riyadh non hanno avuto successo. “Eravamo particolarmente interessati a svolgere questa riconciliazione al più presto possibile, dato che i turchi rispettavano gli impegni promessi in occasione della riunione con la delegazione diplomatica e della sicurezza egiziana in visita ad Ankara la scorsa settimana”, ha detto il ministero. “Senza gli sforzi di Riyadh, non avremmo mai accettato di sederci a un tavolo con la parte turca, sponsor del terrorismo“, ha insistito. Fonti diplomatiche egiziane hanno rivelato che gli ostacoli alla riconciliazione sono dovuti principalmente alla persona del presidente turco Recep Tayyeb Erdogan.
Questo distanziamento tra Cairo e Ankara è compensato dalla crescente vicinanza con Mosca, con cui aumentano gli accordi, a volte a scapito degli interessi della Turchia. Così è stato firmato un memorandum d’intesa tra i due ministri dell’Industria, egiziano e russo, per la consegna di 4 aerei Sukhoj, e l’ordine di altri 6, a una società privata. Per non parlare dei 20 aerei civili che l’Egitto vuole ricevere per promuovere il turismo tra i due Paesi e attrarre circa un milione e mezzo di turisti russi. Proseguendo questi accordi, le aziende turistiche egiziane si pongono l’obiettivo di rompere il monopolio delle società turche sul turismo russo in Egitto, in particolare a Sharm al-Shaiq. Questo dovrebbe aiutare a sospendere il divieto dei voli russi nello spazio aereo egiziano. Oltre l’aspetto economico, l’accordo tra Egitto e Russia è anche molto forte sul piano militare, i colloqui si svolgono, a tutti gli effetti, sulle transazioni negli armamenti.Part-DV-DV2109187-1-1-1

Una posta alta: 50 caccia MiG-29M per l’Egitto
Andrej Petrov Gpolitika South Frontmig29m2_sliac_batajnicaLa MiG Aviation Corporation è in procinto di consegnare oltre 50 velivoli MiG-29M/M2 all’Egitto, secondo il Vicedirettore Generale Aleksej Beskibalov, che ha esplicitamente affermato che la Russia ha già ricevuto il pagamento anticipato dall’Egitto, e il primo velivolo sarà consegnato entro la fine del 2016. “Il contratto sarà il più grande della storia moderna russa. Non è la prima volta che viene citato dai media, fonti aperte ne riferiscono da oltre un anno. L’Egitto, uno dei principali partner tecnico-militari del nostro Paese, viene indicato come acquirente. Il valore del contratto è stimato in oltre 2 miliardi di dollari“, secondo l’esperto militare Mikhail Oparin. Mentre negli anni ’90 le vendite militari russe verso l’Egitto erano poche, la cooperazione s’è accelerata. Oparin aggiunge che negli ultimi tempi quasi ogni contratto tra Egitto e Russia vale non meno di diverse centinaia di dollari. Due anni fa la Russia firmò un contratto con l’Egitto per fornire S-300V, sistemi di artiglieria, munizioni. Ecco perché l’Egitto ha comprato le Mistral destinate a noi, e poi ha acquistato gli elicotteri Ka-52K previsti per i loro gruppi imbarcati. Ma anche in quel contesto il contratto del MiG-29M è molto grande. “L’Aeronautica egiziana utilizza caccia prodotti in quattro Paesi diversi, sicuramente unico del genere. Il nucleo è composto da F-16 statunitensi, Mirage 2000 francesi e MiG-21 sovietici e copie cinesi. L’intento per i “29” è sostituire i velivoli sovietici e cinesi“, ritiene Oparin. I MiG-29M/M2 sono caccia multiruolo di 4+ generazione, un MiG-29 pesantemente modernizzato con una gamma ampliata di armi e autonomia. “L’aereo possiede fly-by-wire e un radar multifunzione Zhuk che consente di rilevare bersagli a 100km. Il nuovo radar segue ed intercetta fino a 10 bersagli, inseguendone 4 simultaneamente usando missili a guida radar attiva. Le nuove armi permettono di correggerne la rotta di tiro a distanza. La Russia ha anche sviluppato la versione per portaerei dell’aereo. Per carenze dei finanziamenti, lo sviluppo è stato fermato, ma poi riavviato pochi anni dopo. Il risultato è il MiG-29K/KUB rivelatosi utile ad un altro partner strategico della Russia, l’India. La MiG Corporation adempie al contratto con la Marina indiana per 29 caccia”, conclude Oparin.046Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Schiacciare i pidocchi dei ratti, prima che diffondano la peste colorata ancora sognata dalla sinistra italiana.

Schiacciare i pidocchi dei ratti, prima che diffondano la peste colorata ancora sognata dalla sinistra italiana.

L’irruzione della Cina in Medio Oriente

Vladimir Vukasovic, Politika, Southfront

Pechino prepara un accordo di libero scambio con i Paesi del Golfo Persico, e con l’Iran prevede di aumentare gli scambi a 600 miliardi di dollari all’anno, collegando questi Stati alla nuova Via della Setaxi-sisiL’anno scorso con la firma di accordi di libero scambio con 11 Paesi del Pacifico, gli USA, in termini economici, hanno attuato la famosa strategia del “contenimento” dell’espansione militare dell’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda. Solo che questa volta l’obiettivo è limitare l’espansione economica della Cina cui, in linea di principio, viene permesso di aderire al patto del Pacifico, ma i cui standard sui mercati liberalizzati e la tutela dei diritti dei lavoratori e dell’ambiente, in sostanza, impediscono alla Cina di aderire. Washington così riesce a rallentare la Cina nel rafforzare i legami economici con i partner naturali dei Paesi vicini. Ma Pechino si prepara con mezzi economici e politici ad irrompere nella regione dove gli Stati Uniti finora avevano un’intoccabile influenza politica e militare: il Medio Oriente. L’accordo di libero scambio tra Cina e i sei Paesi del Golfo Persico, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrayn, Qatar, Quwayt e Oman, che dovrebbe essere firmato entro la fine dell’anno, è stato annunciato durante la visita del Presidente cinese Xi Jinping a Riyadh. Xi Jinping non ha dimenticato il Paese più potente sul lato opposto del Golfo, l’Iran, dove si è convenuto che gli scambi tra Pechino e Teheran nel prossimo decennio aumentino di oltre dieci volte, a 600 miliardi di dollari l’anno. Oltre al Golfo, il canale di Suez, importante rotta per le merci cinesi, e l’Egitto non viene evitato dal tour di Xi Jinping in Medio Oriente. A Cairo ha firmato un memorandum sulla cooperazione con la Nuova Via della Seta cinese, la catena delle infrastrutture intercontinentali per inviare i prodotti cinesi nei mercati esteri.
La Cina si prepara con mezzi economici e politici ad irrompere sul campo in cui gli Stati Uniti avevano finora un’intoccabile influenza politica e militare. Dove gli USA inviano truppe, la Cina invia industriali“.
55e6c35c-42f0-4a3d-a657-b9fe8d318cb81 Pechino lo scorso anno ha concluso, quasi di fretta, una serie di accordi di libero scambio, aprendosi ai mercati di Australia e vari Paesi del Sud America e dell’Asia. Anche se rallentata, è la seconda economia più potente del mondo con ancora un tasso di crescita invidiabile. Sulla lista dei Paesi con cui firmare un accordo di libero scambio ce n’è un altro del Medio Oriente, Israele. La Cina ha già un notevole scambio commerciale con i Paesi del Golfo Persico e della regione, da cui riceve più della metà dell’energia. Si stima che in 20 anni la Cina abbia importato più petrolio degli Stati Uniti, sempre più indipendenti perché finalmente producono abbastanza “oro nero” da esportarlo. In questo contesto, i Paesi del Golfo fanno meno affidamento sugli Stati Uniti e sono anche visibilmente insoddisfatti da Washington, loro fedele alleato, che ora dimostra minore disponibilità all’intervento militare nella regione. Dopo il ritiro militare degli Stati Uniti si apre lo spazio per la Cina all’innovazione economica e, assieme agli sforzi diplomatici intensificati sulla Siria e per tentare di mediare tra Riyadh e Teheran, rafforzare l’influenza politica in Medio Oriente: anzi, è probabile che sarà considerevolmente più difficile che nei deboli Paesi dell’Africa, in cui la Cina ha investito molto ed è pronta per aggiungervi altri 60 miliardi di dollari nei prossimi tre anni. Su quel continente Pechino apre la sua prima base militare all’estero, a Gibuti, le cui rive si affacciano sulle rotte dell’enorme trasporto globale di petrolio e dove le navi cinesi trasportano le merci da esportare verso il Canale di Suez. La Cina fa appelli sempre più altisonanti alla cooperazione internazionale nella lotta allo Stato islamico, saldamente radicato in Medio Oriente e presente in Africa, e ha recentemente approvato una legge che permette all’Esercito cinese di agire contro i terroristi all’estero. Ma la Cina difficilmente l’userà per espandere l’influenza sulla situazione estera. Gli interventi militari degli USA non sono riusciti a battere il jihadismo globale, motivo per cui Washington è attualmente di riluttante a continuare tale politica in Medio Oriente. Quando gli Stati Uniti inviano truppe, la Cina a sua volta invia industriali. Tale approccio, piuttosto che la politica di potenza, ha avvantaggiato Pechino nel Paese che oggi è uno dei principali obiettivi economici per gli uomini d’affari di tutto il mondo: l’Iran. Da quando lo scorso giugno è apparso chiaro che Teheran firmava l’accordo sulla limitazione nucleare e che le sanzioni internazionali in cambio venivano tolte, gli uomini d’affari di tutto il mondo infestano la capitale iraniana, cercando di prendersi la miglior posizione di partenza possibile per l'”assalto” a un mercato di 80 milioni di persone, di uno dei maggiori produttori di petrolio del mondo che, grazie al prossimo annullamento dell’embargo, dovrebbe renderne disponibile una quantità più che doppia rispetto all’anno precedente. In questa gara la Cina ha un vantaggio perché, anche se non si è opposta alle sanzioni delle Nazioni Unite, non ha mai lasciato il mercato iraniano. Al contrario, la Cina beneficiava dell’assenza di grandi attori come la Germania, avviando progetti su larga scala come, ad esempio, la costruzione della metropolitana di Teheran. Un modo fu trovato per aggirare il blocco del sistema bancario iraniano, secondo il “New York Times”, creando una nuova banca e con il baratto. Così i cinesi hanno raccolto gli elogi dal leader supremo iraniano, l’ayatollah Ali Khamenei, impegnandosi a cooperare con un “Paese indipendente” rafforzando i mutui legami economici e di sicurezza. L’Iran non è solo fonte del 10-15 per cento del petrolio per la Cina, ma anche collegamento della nuova Via della Seta. Pertanto, durante la visita di Xi a Teheran furono firmati 17 documenti sulla cooperazione nei vari settori, dall’energia, industria e trasporti a turismo e ambiente.
La familiarità con l’Iran non aggrada all’Arabia Saudita e agli altri del blocco sunnita del Golfo Persico, ma ovviamente ciò non impedirà l’irruzione economica cinese in questa parte della regione. Pechino si è un po’ “riscattata” sostenendo il loro governo dello Yemen, vecchio piano di Riyadh e degli alleati la cui fanteria combatte la ribellione della milizia sciita, sospettata di aiuti dall’Iran. il sostegno della Cina al governo yemenita è solo verbale, in modo da non offendere Teheran con tale equilibrio che, dopo tutto, è la tipica posizione politica di Pechino. Questa politica fu sottolineata nel documento sulla strategia politica verso i Paesi arabi della regione che la Cina ha stilato: secondo cui la posizione comune è “un consenso sulla salvaguardia della sovranità statale, l’integrità territoriale e la difesa della dignità nazionale…“. Secondo questi principi, la Cina ha sempre rifiutato di giustificare gli interventi militari, che appaiono sostituiti con successo dallo ‘sbarco’ economico cinese. In nome di questi principi la Cina evita di criticare il regime egiziano, per la cui cooperazione sulla nuova Via della Seta ha promesso un aiuto finanziario di 1,7 miliardi, nel momento in cui il regime è sotto il tiro dei disordini civili e delle lamentele occidentali per l’arresto degli oppositori politici.CHINA-IRAN-DIPLOMACYTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Iran completa il Triangolo d’oro eurasiatico

F. William Engdahl New Eastern Outlook 03/02/20161429764652501_rouhollah vahdati (2 of 12)A volte profondi spostamenti tettonici nelle politiche globali derivano dagli eventi meno notati. Tale è la situazione con l’Iran e la recente visita a Teheran del Presidente della Cina Xi Jinping. Ciò che è emerso dai colloqui conferma che la vitale terza tappa di ciò che sarà il triangolo d’oro eurasiatico, sono le nazioni impegnate nello sviluppo economico pacifico, ora in atto. Iran, Russia e Cina hanno tutti volontà di cooperare potendo cambiare il corso occidentale attuale a base di guerre e distruzioni a favore di pace e cooperazione. Si prendano in considerazione alcuni aspetti dei recenti avvenimenti con l’eliminazione delle sanzioni economiche a Teheran solo qualche giorno prima.
Ciò che emerge nelle dichiarazioni pubbliche seguenti i colloqui tra il presidente cinese e i leader iraniani, dal Presidente Rouhani al capo del Parlamento iraniano Ali Larijani e al leader supremo Ayatollah Ali Khamenei, semplicemente e chiaramente allude a un profondo cambiamento nelle relazioni tra Cina e Iran. Il 23 gennaio, Xinhua News Agency, riferendo del viaggio ufficiale in Iran di Xi, il primo di un leader cinese in quattordici anni, dichiarava che la visita “stringe i legami nel partenariato strategico globale”. A Teheran il presidente cinese osservò che “la Cina è pronta a lavorare con l’Iran cogliendo lo slancio ed elevando ulteriormente i nostri rapporti e cooperazione pratica, inaugurando un nuovo capitolo dei nostri legami che caratterizzano una completo, solido e stabile sviluppo”.

Sviluppare le fibre economiche
Il contenuto di tale cooperazione è di grande importanza geopolitica e geo-economica non solo per l’Eurasia, ma per il mondo. L’Iran ha appena chiesto ufficialmente di aderire al programma infrastrutturale più importante del mondo, l’iniziativa Via e Cintura della Cina, spesso chiamata iniziativa economica Nuova Via della Seta. L’iniziativa Nuova Via della Seta fu proposta per la prima volta nell’incontro del settembre 2013 ad Astana tra Xi e Nursultan Nazarbaev, presidente del Kazakistan. Il Kazakhstan oggi è anche membro, assieme alla Russia, dell’Unione Economica Eurasiatica e anche della Shanghai Cooperation Organization. Si ricordino questi diversi fili della fibra economica in evoluzione, mentre procediamo. Dalla primo discussione ad Astana del 2013, la Via e Cintura va trasformando la mappa politica ed economica di tutta l’Eurasia. L’anno scorso, nei colloqui a Mosca poco prima dei festeggiamenti del 9 maggio per il Giorno della Vittoria russo, dove Xi era ospite d’onore, Vladimir Putin annunciò che l’Unione economica eurasiatica di Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan, formalmente integrava il proprio sviluppo infrastrutturale con la Nuova Via della Seta economica della Cina. Ora l’adesione formale dell’Iran all’espansione eurasiatica della Via della Seta è un passo gigantesco, permettendo all’Iran di rompere anni di isolamento economico e sanzioni occidentali, e di farlo mentre rivoluzioni colorate e altri imbrogli della NATO sono in gran parte vanificati. Si apriranno per il resto dell’Eurasia, in particolare la Cina, ma anche la Russia, nuove vaste possibilità economiche.

Le risorse straordinarie dell’Iran
L’Iran ha una giovane e istruita popolazione di oltre 80 milioni di abitanti, più della metà ha meno di 35 anni, e un esteso territorio strategico grande il doppio del Texas. Ha il nono più alto tasso di alfabetizzazione nel mondo, l’82% della popolazione adulta e il 97% dei giovani tra i 15 e i 24 anni senza discrepanza di genere. L’Iran ha 92 università, 512 università on-line e 56 istituti di ricerca e tecnologici con quasi quattro milioni di studenti universitari, un milione dei quali in medicina. Un terzo o il 31% studia ingegneria e costruzioni, uno dei tassi più alti del mondo. L’Iran oggi non è stagnante e primitivo come molti politici statunitensi s’immaginano. L’ho visto di persona. Il Paese è anche benedetto da vaste risorse economiche non sviluppate, non solo enormi giacimenti di petrolio e gas naturale. Confina con Armenia e Azerbaigian a nord, Afghanistan e Pakistan a est, Iraq e Turchia a ovest. Il Golfo Persico e il Golfo di Oman sono a sud e il Mar Caspio il più grande lago del mondo, a nord, dando all’Iran la maggior parte dell’acqua necessaria per l’agricoltura. In termini di altre risorse naturali, ha una delle più grandi riserve di rame al mondo, così come bauxite, carbone, ferro, piombo e zinco. L’Iran ha anche giacimenti importanti di alluminio, cromo, oro, manganese, argento, stagno, tungsteno, così come varie pietre preziose, come ambra, agata, lapislazzuli e turchesi. E un Paese bello e ricco, come posso personalmente testimoniare. Ora, collegando il Paese alla rete in espansione delle infrastrutture ferroviarie ad alta velocità della Via e Cintura dell’Eurasia, il futuro dell’Iran sarà saldamente legato allo spazio economico più vivace del pianeta, l’Eurasia dal Pacifico all’India e la Russia, e quando l’UE deciderà di smettere di essere il vassallo suicida di una Washington impazzita, anche all’Europa. In particolare, le relazioni economiche pacifiche tra Iran e Cina risalgono a circa 2000 anni fa, quando la Persia era parte fondamentale dell’antica via commerciale della Via della Seta dalla Cina. Questo fatto è stato sottolineato dal Presidente Xi. Negli ultimi sei anni la Cina è stata il principale partner commerciale dell’Iran che, nonostante le sanzioni occidentali, ha raggiunto i 52 miliardi di dollari nel 2014, destinati ad aumentare notevolmente con la sparizione delle sanzioni occidentali.

L’Iran pedina della NATO?
Certuni hanno speculato negli ultimi mesi che, con le sanzioni degli Stati Uniti ora finite, l’Iran diventerà una pedina dei giochi geopolitici di Washington. Mentre l’amministrazione Obama chiaramente avrebbe assaporato la prospettiva, ciò non accadrà. Un evento recente è stato seguito dall’occidente, in particolare dai media degli USA, illustrando il chiaro intento dell’Iran di difendere proprie autonomia e sovranità, tanto quanto le alleate Cina e Russia, per il disappunto di NATO e Pentagono. All’inizio di gennaio l’Iran sequestrava due imbarcazioni dell’US Navy che avevano violato le acque territoriali nel Golfo Persico. Furono catturate e i 10 marinai a bordo presi in custodia prima di essere rilasciati incolumi, permettendogli di rientrare con le proprie imbarcazioni, con cui avevano “vagato” nelle acque territoriali iraniane intorno l’isola Farsi. Il segretario alla Difesa degli USA Ash Carter ha affermato che “apparentemente” ciò fu causato da un guasto meccanico e di navigazione. Farsi è la base del ramo navale del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie dell’Iran, al centro del Golfo. Il Contrammiraglio Ali Fadavi, comandante del ramo navale della Guardia Rivoluzionaria, conferma pubblicamente Carter dichiarando alla stampa, “finirono in quella zona per il malfuzionamento dei sistemi di navigazione e non sapevano di essere vicini all’isola Farsi“. L’Ammiraglio Ali Fadavi era diplomatico e riservato. La Farsi è una delle basi più strategiche dell’Iran che ospita la forza navale da guerra non convenzionale dell’Iran. Gli Stati Uniti sostengono che le due imbarcazioni “persero” il loro GPS satellitare esattamente nello stesso tempo, e il segretario della Difesa sostiene che non è certo cosa sia successo? Le due imbarcazioni persero anche il contatto radio e tutte le altre comunicazioni durante l’incidente, un enorme imbarazzo per la Marina degli Stati Uniti che solo di recente ha descritto l’Iran come “dalla cultura tecnologica del carro trainato dai buoi”. La perdita di tutte le comunicazioni e del GPS su due imbarcazioni della Marina statunitense allo stesso tempo, significa una cosa: l’Iran ha sviluppato mezzi elettronici altamente sofisticati per accecare il sistema di guida GPS, essenziale per le operazioni della più potente marina del mondo. L’Iran non ha una cultura tecnologica da carro di buoi. In cooperazione con Russia e Siria nella guerra per sconfiggere lo SIIL, ha dimostrato di non essere passivo come l’Iraq di Sadam Husayn del 2003. E nonostante anni di sanzioni degli Stati Uniti oggi, in termini militari, l’Iran non è paragonabile all’Iran della guerra con l’Iraq istigato dagli USA del 1980. Il recente incidente ricorda il caso del 4 dicembre 2011 quando un drone-spia degli Stati Uniti, un avanzato drone-spia Lockheed Martin RQ-170 Sentinel della flotta degli Stati Uniti, atterrò nella campagna iraniana. L’Iran sostenne che una sua unità di guerra elettronica fece atterrare il velivolo. Washington rise, ma l’Iran aveva ragione. Non solo fece atterrare l’aereo, ma ne prese il controllo in volo: “Conoscendone la frequenza, l’Iran tese la sua ‘imboscata elettronica’ con il disturbo delle frequenze di comunicazione del velivolo, sequestrandone il pilota automatico. Emettendo rumore (disturbo) sulle comunicazioni, si disorienta il pilota automatico del velivolo. Quindi presero il controllo dell’aereo“. L’Iran è riuscito a far atterrare il drone in Iran, facendogli “credere” di essere in Afghanistan. L’ultimo sequestro delle due imbarcazioni della marina statunitense in acque iraniane con sofisticati disturbi elettronici, indica che l’Iran di certo non si piega al tempio del potere di Washington. E’ una forza militare molto temibile. Questa capacità di autodifesa è molto importante nel mondo ostile di oggi.

Adesione alla SCO
Ora, con l’Iran partner ufficiale nello sviluppo delle infrastrutture eurasiatiche della Nuova Via della Seta e con le sanzioni degli Stati Uniti finalmente tolte, l’Iran sarà certamente e ufficialmente ammesso a membro a pieno titolo all’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai nel prossimo vertice di questa estate. L’Iran ha attualmente lo status di osservatore della SCO. Attualmente i membri della SCO sono Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan e utllmamente India e Pakistan. Nei prossimi mesi la SCO, se le presenti dinamiche continuano, formerà il nucleo dell’emergente Eurasia unificata che collabora economicamente, politicamente, e soprattutto militarmente, come nella lotta al terrorismo. Tenderà a diventare il forum dove questioni vitali dei Paesi aderenti alla SCO saranno elaborate, come i cinesi sono solito dire, in maniera “win-win”. Vediamo la nascita del triangolo d’oro eurasiatico con Cina, Russia e Iran ai vertici. Con il piano per attuare l’infrastruttura ferroviaria della Via della Seta, si assiste all’estrazione di nuovo oro per sostenere la moneta degli Stati eurasiatici, tra cui l’Iran con il proprio importante oro non ancora sfruttato, mentre per il sistema del dollaro iper-inflazionato gonfio di debiti, diventa una formidabile alternativa positiva, impegnandosi su pace e sviluppo. Non è una bella prospettiva?2016-01-12T21-15-40-166Z--1280x720_nbcnews-video-reststate-560F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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