La Perla della Grande Flotta Cinese

Aleksandr Ermakov, RIACchinas-liaoning-aircraft-carrierLa Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione cinese (PLA Navy) è forse quella dalla più rapida e ambiziosa crescita del mondo. Dopo decenni di sviluppo della difesa costiera, la PLA Navy per la prima volta si avventura sugli oceani ed è pronta a combattere per la supremazia nella regione. Per supportare le rivendicazioni territoriali e confermare lo status di mezzo di proiezione di potenza mondiale del Paese, la PLA Navy ha avviato un grande programma per costruire una flotta di portaerei.

Tutto ciò che si può comprare
4a7ed479b4bb687fb89d910f325fb2d5-kheg-835x437ilsole24ore-web-11 Per sviluppare la Marina, la Cina naturalmente segue la prima potenza globale e principale avversario, gli Stati Uniti. Tuttavia, il programma per le portaerei si basa sui progetti sovietici. Non sarebbe esagerato suggerire che la Cina, al momento almeno, continua l’opera dei costruttori navali russi interrotta un quarto di secolo fa. Ciò non sorprende dato che prende spunto dai piani sovietici. In primo luogo, sintetizziamo il programma delle portaerei sovietiche. Dopo i tentativi falliti di costruire “La Grande Flotta di Stalin”, come fu chiamata [1], che avrebbe incluso le portaerei (le prime proposte del genere si ebbero quando l’impero russo ancora esisteva), la Marina sovietica fu costretta a mettere da parte le portaerei, che in ogni caso furono etichettate “armi dell’aggressione imperialista”. Le prime poterei sovietiche erano piuttosto dei bizzarri compromessi, essendo stato sviluppate dalle portaelicotteri, e furono dotate di missili da crociera ed ufficialmente classificate incrociatori portaeromobili (o semplicemente portaerei secondo la nomenclatura delle forze armate di tutto il mondo). I 7 incrociatori costruiti fecero ufficialmente parte del Proekt 1143 (nome in codice “Krechyet“, falcone). E nonostante mostrassero una certa affinità, furono divise in tre gruppi.
Le prime quattro navi potrebbero giustamente essere chiamate incrociatori, essendo incrociatori pesanti lanciamissili con ponte di volo per elicotteri e velivoli Jak-38 a decollo e atterraggio verticale (VTOL) “allegata a babordo”. Le successive due sono portaerei con un ponte di volo esteso comprendente una grande rampa e cavi d’arresto che rendono possibile l’utilizzo di velivoli da combattimento navalizzati. Lo sviluppo logico di queste navi era il Proekt 1143.7, la portaerei Uljanovsk la cui costruzione fu sospesa con il crollo dell’Unione Sovietica. L’Uljanovsk doveva essere la prima portaerei a pieno titolo dell’Unione Sovietica, una nave a propulsione nucleare e con catapulte per aerei. I lanciamissili dovevano esser rimossi dalle ultime navi della serie, divenendo portaerei “pulite” (anche se è del tutto possibile che la Marina sovietica continuasse comunque a chiamarle incrociatori). Le rampe della navi sovietiche consentivano di ridurre significativamente la corsa al decollo e decollare con un buon rapporto spinta-peso (la correlazione tra potenza del motore e peso dell’aeromobile). Sistemi d’arresto venivano utilizzati per l’atterraggio, come funi di acciaio progettati per essere catturati dal gancio di arresto del velivolo. In altri Paesi, le rampe sono usate per aumentare il peso al decollo degli aerei dopo una breve corsa, come lo Sky Jump per l’Harrier, consentendo maggiore quantità di carburante e carico bellico. Da un lato, le rampe assicurano facilità di funzionamento e affidabilità; dall’altra parte, tuttavia, non consentono ad aerei pesanti di decollare, come i velivoli-radar a lungo raggio, limitando il peso al decollo degli aeromobili, anche dei caccia, soprattutto quando la nave viaggia a bassa velocità ed in condizioni meteo sfavorevoli (senza venti a favore e con temperature elevate che riducono la spinta dei motori a reazione). Le catapulte per aerei non hanno tali limitazioni. Tuttavia, il meccanismo della catapulta moderna è piuttosto complesso.
1280px-usnwc_varyag01Il destino delle navi costruite come Proekt 1143 fu vario. La maggioranza lasciò la Russia, con la Cina che ne acquistò tre in un colpo solo. Una nave fu venduta alla Corea del Sud (per rottamarla); un’altra fu acquistata dalla Marina indiana (aggiornata ed in servizio con il nome Vikramaditya); una terza nave (Uljanovsk) fu smantellata nel cantiere in Ucraina; e una quarta fa parte della Marina russa (Admiral Kuznetsov). Ufficialmente, la Cina ha acquistato le portaerei per trasformarle in attrazioni e/o alberghi a tema, e le prime due (Kiev e Minsk) vengono infatti utilizzate per tale scopo (anche se sono state studiate da militari e costruttori navali). Fu una storia completamente diversa per la terza nave acquistata, la Varjag. Al momento del crollo dell’Unione Sovietica, la nave era al 70 per cento completata. Nel 1998, lo scafo fu acquistato da una società cinese per 27milioni di dollari. La ragione ufficiale era trasformarla in casinò e albergo. Tuttavia, il piano originale era completarla ed assegnarla alla flotta del Paese [2]. La Varjag arrivò in Cina solo nel 2002, avendo seguito un lungo tragitto. I lavori che ripristinarono lo scafo, rimossero la corrosione, completarono la costruzione e riequipaggiarono la nave iniziarono nel 2005. Sembra che i costruttori navali cinesi dovettero acquistare dei componenti necessari (tra cui l’apparato motore) in Ucraina e Russia. Inoltre, l’acquisto da parte cinese della documentazione tecnica del Proekt 1143.6 in Russia, negli anni ’90, gli avrebbe aiutati. Se le portaerei sovietiche furono costruite nel cantiere navale sul Mar Nero in Ucraina, furono progettate dall’Ufficio Progettazione Nevskoe di San Pietroburgo, per cui è lecito ritenere che la documentazione non poteva che essere stata ottenuta lì [3]. Non fu che nel 2011, quando i lavori sulla nave erano in fase di completamento, che la Cina ufficialmente riconobbe che la portaerei sarebbe entrata nella sua flotta. Ovviamente, sarebbe stato sciocco da parte delle autorità cinesi continuare a nascondere le intenzioni. Il viaggio inaugurale della nave avvenne nell’agosto dello stesso anno, e nel settembre 2012 entrò ufficialmente nella flotta. La portaerei ebbe il numero identificativo 16 e fu denominata Liaoning in onore della provincia in cui è stata completata, nella città costiera di Dalian, che ospita diversi grandi cantieri navali.
Così cosa esattamente hanno ereditato i cinesi dall’URSS?6-1024x565La prima di molte
Il fatto che così tanti cacciatorpediniere siano in costruzione suggerisce che l’obiettivo non è creare un solo gruppo di portaerei. Sembrerebbe che la Cina sia impegnata nella costruzione di una grande flotta oceanica con portaerei che ne formano il nucleo. La portaerei cinese Liaoning è l’aggiornamento della nave sovietica Proekt 1143.6, quasi identica all’Admiral Kuznetsov costruita come Proekt 1143.5 [4]. Allo stesso tempo, i cinesi non hanno effettuato serie alterazioni alla nave, oltre a dotarla della componente aerea e ad allestirne lo scafo. Di conseguenza, la portaerei è molto simile al predecessore russo per aspetto e con capacità di volo comparabili. Tuttavia, la nave cinese si differenzia principalmente nell’avionica e nei sistemi di difesa aerea a corto raggio. Considerando l’intervallo tra il varo della Liaoning e quello dell’Admiral Kuznetsov, non c’è da meravigliarsi che la versione cinese abbia un’avionica superiore. Per quanto riguarda la difesa aerea, tuttavia, la Liaoning non è così massicciamente armata come la controparte russa. Parlando della difesa aerea, sembrerebbe che la Cina s’ispiri alle marine occidentali, dove questo compito è in gran parte affidato a cacciatorpediniere con potenti sistemi missilistici antiaerei e radar. Finora l’attenzione su questo tipo di difesa aerea ha portato alla comparsa di una classe universale di navi da guerra, come i cacciatorpediniere inglesi Type 45 (più comunemente noti come classe Daring) e i cacciatorpediniere australiani classe Hobart, essenzialmente navi antiaeree con capacità limitate negli altri settori. Il compito prioritario dei cacciatorpediniere degli Stati Uniti classe Arleigh Burke è provvedere alla difesa antiaerea dei gruppi d’attacco imbarcati (CSGS), anche se i conflitti degli ultimi decenni hanno reso questo compito meno evidente, evidenziato dall’uso da parte di queste navi dei missili da crociera a lungo raggio contro obiettivi terrestri. In questi casi, le portaerei fungono da difesa aerea a lungo raggio, responsabilità degli aerei da combattimento imbarcati, mentre le navi sono equipaggiate con sistemi di difesa aerea a corto raggio minimali, principalmente destinati a contrastare i velivoli che superano le prime difese.
c6b615721b99 La Cina ha seguito l’esempio occidentale negli ultimi anni, costruendo rapidamente cacciatorpediniere Tipo 052C (sei) e Tipo 052D (sette di dodici navi programmate). Le specifiche tecniche reali di queste navi sono difficili da valutare, ma sarebbero in linea con i leader mondiali. Si lavora sui cacciatorpediniere Tipo 055, che sembrano promettenti. Le dimensioni di queste navi hanno portato alcuni esperti a considerarli incrociatori, piuttosto. Il fatto che tanti cacciatorpediniere (che, naturalmente, possono svolgere molti compiti) siano in costruzione suggerisce che l’obiettivo non è comporre un solo gruppo portaerei. Sembrerebbe che la Cina sia da tempo impegnata nella costruzione di una grande flotta oceanica con portaerei che ne formino il nucleo. La prima portaerei interamente progettata e realizzata in Cina è attualmente in costruzione presso lo stesso cantiere di Dalian in cui è stata completata la Liaoning. Il nome in codice della portaerei è Tipo 001A (di conseguenza, il nome in codice della Liaoning è Tipo 001). Il sistema cinese di denominazione delle navi da guerra è piuttosto rigido e prevedibile, così la nuova nave probabilmente avrà il nome di una delle province del Paese, per esempio Guangdong, la provincia più popolosa della Cina e che ospita la Flotta del Sud, responsabile della protezione del Mar cinese meridionale e delle sue isole contese. A giudicare dalle immagini (la Cina tende a mantenere riservate le esatte specifiche tecniche delle sue navi), la Tipo 001A sarà, almeno in apparenza, una copia della Liaoning. Alcune differenze possono essere viste nella sovrastruttura, basate essenzialmente sul presupposto che vi sarà installata avionica cinese (l’attesa riduzione delle dimensioni della sovrastruttura non s’è avuta). Di ben maggiore interesse è l’ampiezza della riprogettazione interna della nave: per esempio, le dimensioni dell’hangar sono aumentate? Dimensioni e numero degli ascensori aerei (due) lasciano molto a desiderare, sarebbe utile poter sollevare due caccia su almeno uno di tali impianti. Sarà interessante vedere come sarà utilizzato lo spazio liberato dalla rimozione dei missili antinave, un semplice “magazzino”? O forse una serie di scomparti verrà modificata? Ciò che è certo è che i moderni mezzi di automazione riducono significativamente le dimensioni dell’equipaggio. Circa duemila marinai prestavano servizio sulle originali portaerei sovietiche Proekt 1143.5 e 1143.6, oggi eccessivo per una nave della loro stazza. In confronto, le dimensioni dell’equipaggio della nuova portaerei Gerald R. Ford degli Stati Uniti sono state ridotte di un quinto rispetto alle precedenti classe Nimitz [5]. Un equipaggio ridotto significa alloggi e spazio ridotti, come mense e palestre. Nel complesso, ci si può aspettare di vedere alcuni miglioramenti nella portaerei Tipo 001A, un hangar più grande, sistemi di decollo ed atterraggio più efficienti, peso al decollo più elevato (assumendo un miglioramento delle prestazioni dinamiche) e avionica migliorata. La nave sarà varata nei prossimi mesi, ma ciò non significa che sarà completata, semplicemente lo sarà quando sarà già in mare, consentendo di liberare il cantiere per avviare la costruzione di una nuova nave. In epoca sovietica, la navi Proekt 1143 furono costruite presso il cantiere navale del Mar Nero in Ucraina quasi senza interruzione, non appena una veniva varata la costruzione di un’altra iniziava.
0ab809748ba5Si parla molto di come sarà la nuova nave, anche se per lo più sono congetture e speculazioni, come avviene di solito nel caso dei programmi militari della Cina. E’ molto probabile che la seconda portaerei, interamente progettata e realizzata in Cina (e terza della flotta), l’ipotetica Tipo 002, sarà dotata di catapulte per aerei. La Cina iniziò a studiare le catapulte alla fine degli anni ’80, quando usò la tecnologia dalla portaerei Melbourne che acquistò [6], presumibilmente per rottamarla, costruendo un impianto per le esercitazioni simile a quello sovietico NITKA [7]. In seguito, i piloti cinesi si addestrarono a decollare da rampe simili a quelle della Liaoning. Tuttavia, la Cina ha recentemente aperto un proprio centro di collaudo con due catapulte, di cui almeno una probabilmente elettromagnetica invece che a vapore. Le catapulte elettromagnetiche sono una nuova promettente tecnologia, dalla maggiore efficienza nella conversione dell’energia e maggiore facilità d’uso rispetto alle classiche catapulte a vapore. Ma sono estremamente difficili da costruire dal punto di vista tecnologico. Allo stato attuale, non una sola portaerei al mondo ha catapulte elettromagnetiche operative. La Gerald R. Ford (CVN-78) è dotata di un prototipo di catapulta elettromagnetica, ma non è nemmeno stata testata che già causa problemi tecnici. In generale, i programmi militari cinesi non tendono ad essere eccessivamente avventurosi. Di conseguenza, la costruzione della seconda portaerei del Paese (e prima di proprio disegno) non dovrebbe essere troppo difficile. Schematicamente, sarebbe simile alla sovietica Proekt 1143.7 Uljanovsk, che era dotata di rampa e due catapulte. L’affidabilità della catapulta non sarà così cruciale in questo caso, tuttavia, poiché i caccia possono decollare dalla rampa. Potrebbe essere possibile, quindi, “rischiare” d’installare una catapulta elettromagnetica. Un’altra questione importante è se la Tipo 002 sarà una nave nucleare. I motori nucleari offrono una serie di vantaggi alle portaerei di grandi dimensioni: eliminano la necessità di rifornirsi di carburante durante le operazioni; liberano spazio per il carburante e le armi degli aeromobili [8]; garantiscono alte velocità stabili e hanno grande potenza. Tra le navi di superficie, l’utilità del nucleare è evidente per le portaerei; la flotta statunitense, che ha costruito un numero significativo di incrociatori nucleari durante la guerra fredda, gli ha radiati. Le navi da battaglia Proekt 1144 classe Orlan sono le uniche che poterono essere prodotte dall’Unione Sovietica, che all’epoca puntava alla creazione di un mezzo per combattere i gruppi d’attacco imbarcati degli Stati Uniti. Dotare le navi Tipo 002 di reattore nucleare sarebbe un compito straordinariamente difficile, soprattutto per la Cina, in quanto nessuna delle sue navi di superficie ne è attualmente dotata. Se si decidesse d’installarvi un reattore nucleare, allora il programma Tipo 002 diverrebbe il più ambizioso che le forze armate cinesi abbiano intrapreso. Probabilmente s’impiegherebbero gli sviluppi compiuti nella tecnologia dei sottomarini nucleari, dove hanno una certa esperienza (la PLA Navy ha varato i suoi primi sottomarini a propulsione nucleare all’inizio degli anni ’70). I reattori nucleari per i sottomarini sono relativamente poco potenti, ma diversi possono essere installati in una sola nave: la portaerei francese Charles de Gaulle ha due reattori simili a quelli utilizzati sui sottomarini a propulsione nucleare, e la portaerei USS Enterprise ne aveva otto. L’Uljanovsk doveva averne quattro, e due ne hanno gli incrociatori Proekt 1144.
Qualunque cosa accada, la portaerei Tipo 002 non sarà operativa prima del 2020. Nel frattempo, la flotta cinese sarà composta da 2 portaerei con rampe. L’approfondimento delle prospettive dello sviluppo della componente aerea imbarcata della Cina e dei relativi compiti sarà affrontato nella seconda parte di questo articolo.liaoning-cv16Note
1. Nome collettivo da tempo assegnato a una serie di programmi di costruzione navale nel pre e dopoguerra, il cui obiettivo era creare una potente flotta oceanica. I programmi si conclusero con un fallimento poiché le autorità sovietiche sopravvalutarono le capacità dell’industria, e perché scoppiò la guerra. Il colpo finale fu la morte di Stalin e la successiva ridistribuzione del denaro assegnato ai programmi per la flotta sottomarina, l’esercito e lo sviluppo dei missili nucleari.
2. Va notato qui che nella sua autobiografia (pubblicata 15 anni dopo), Xu Zengping, l’uomo d’affari di Hong Kong che effettuò l’acquisto, scrive che il governo cinese lo compensò solo in parte della somma che versò, e solo dopo molto tempo. Effettivamente consegnò la nave al governo come dono. L’affare lo rovinò.
3. Questo probabilmente spiega perché, secondo i ricordi dei protagonisti ucraini dell’operazione, i cinesi non acquisirono la documentazione tecnica del Proekt 1143.6 che si trovava nel cantiere. Xu Zengping afferma il contrario.
4 . Secondo i piani sovietici, le differenze tra Proekt 1143.6 e 1143.5 dovevano essere minime e impercettibili: modifiche al disegno dell’isola; un leggermente diverso posizionamento dei lanciamissili antiaerei ed elettronica aggiornata.
5 . Da 5680 a 4660 membri dell’equipaggio .
6. L’HMAS Melbourne delle portaerei classe Majestic, fu operativa dal 1955 al 1982. La nave fu impostata nel Regno Unito nel 1943 e varata nel febbraio 1945. La costruzione venne sospesa dopo la seconda guerra mondiale. La Royal Australian Navy l’acquistò nel giugno 1947. I lavori di costruzione sulla Melbourne proseguirono con ritmo lento, con una serie di modifiche introdotte per permetterle di accogliere gli aerei a reazione.
7. NITKA (Complesso di prova e addestramento aereo) è un impianto militare costruito in Crimea nei primi anni ’80, per consentire di imitare le operazioni di decollo e atterraggio su un ponte, per ricerca ed addestramento. Desiderosa di liberarsi della dipendenza dall’Ucraina, la Russia costruì un complesso simile a Ejsk, ma la Russia si annetté la Crimea prima che il complesso venisse completato e i problemi associati al primo complesso scomparvero.
8. Ad esempio, la portaerei Proekt 1143.7 poteva trasportare più di due volte la quantità di carburante per aeromobili rispetto alle similari navi Proekt 1143.5 e 1143.6.6efc26e759feTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cina e India concorrono per Hambantota

Vladimir Terehov New Eastern Outlook 15/02/2017

sri_lanka1Gli analisti specializzati nel predire i rapporti futuri tra India e Cina hanno seguito lo scenario della piccola città di Hambantota, nel sud della Repubblica dello Sri Lanka. Dalla seconda metà dello scorso decennio questo Paese viene ripetutamente citato in quasi tutti i giornali occidentali che parlano del concetto di “filo di perle”. Questa strategia fu introdotta per prima quasi dieci anni fa, quando gli analisti militari degli Stati Uniti videro l’emergente Marina cinese come prima minaccia geopolitica per gli Stati Uniti. Non è certo un segreto che il commercio marittimo crescente della Cina sia estremamente vulnerabile alla possibilità che Washington blocchi lo Stretto di Malacca, la maggiore rotta commerciale del mondo che attraversa Oceano Indiano e Pacifico occidentale. Trovando il collo di bottiglia e bloccandolo con le sue flotte, Washington infliggerebbe gravi danni all’economia della Cina. Per evitare tale scenario, Pechino ha deciso di istituire delle rotte terrestri che le consentirebbero di bypassare gli stretti, mentre crea una catena di basi navali nell’Oceano Indiano nota in occidente come “filo di perle”. Una delle più grandi installazioni di questo filo verrebbe costruita ad Hambantota. Con questi passaggi, la Cina prevede di affrontare il cosiddetto “problema dello stretto di Malacca”, formulato due decenni fa dall’ex-segretario generale del Partito comunista cinese Jiang Zemin. Sul tratto onshore della rotta, Pechino considera due opzioni. La prima, più breve, attraversa il Myanmar accedendo al Golfo del Bengala, mentre un’opzione significativamente più lunga è attraversare il Pakistan, accedendo dal porto di Gwadar nel Mar Arabico. Ma questa seconda strada riduce drasticamente la parte marina della rotta commerciale, compromettendo in tal modo l’importanza delle basi cinesi, esistenti e future, nell’Oceano Indiano.
Per quasi due decenni Pechino ha cercato di concentrarsi sul primo percorso solo per affrontare gli ostacoli disposti dai rivali occidentali che hanno fatto breccia nel Myanmar. Il premio Nobel per la pace, “prigioniera di coscienza” e campionessa delle organizzazioni dei “diritti umani” occidentali Aung San Suu Kyi ha silurato ogni tentativo di riavvicinamento tra Myanmar e Cina compiuto negli ultimi venti anni. Fin da quando la cosiddetta “giunta militare” si dimise, Aung San Suu Kyi ha avuto libero sfogo. Pechino ben presto comprese che ciò avrebbe sospeso la prima rotta che le avrebbe dato accesso all’Oceano Indiano. Pertanto, nell’ultimo decennio la Cina s’è impegnata nella costruzione di autostrade in Pakistan, consentendo ai propri prodotti di raggiungere le coste del Mar Arabico. Ciò significa che i porti pakistani di Gwadar e Karachi diverranno presto grandi hub commerciali con grandi flotte cinesi stanziatevi per proteggervi operazioni e commercio. Come già osservato, ciò porterà all’aumento dell’importanza del porto di Hambantota, costruito in soli due anni, nel 2008-2010, soprattutto grazie al notevole supporto tecnico e finanziario della Cina. Anche se oggi il porto svolge funzioni puramente civili, non c’è dubbio che anche prima che la costruzione iniziasse, la Cina abbia esaminato attentamente tutti i vantaggi che l’installazione potrebbe dare come base militare.
Lo scorso gennaio, il governo dello Sri Lanka aveva un disperato bisogno di investimenti stranieri e stipulò un accordo quadro con Pechino, vendendo l’80% delle azioni del porto di Hambantota alla holding China Port Merchants per i prossimi 99 anni. Questo passaggio ha provocato proteste tra la popolazione locale rendendo l’India abbastanza “preoccupata”. Per minimizzare la paura del vicino settentrionale, il governo dello Sri Lanka, attraverso l’ambasciatore a Pechino, annunciava il 21 gennaio che la Cina non avrebbe mai permesso di utilizzare il porto per scopi militari. Cinque giorni dopo, il Ministero degli Esteri cinese annunciava che il porto non è in possesso esclusivo di Pechino. A sua volta, il Global Times notava che l’India è ossessionata dal porto che “ha sempre avuto” un orientamento civile. Sembra opportuno ricordare un concetto popolare tra gli analisti militari indiani che si può riassumere nella frase secondo cui l’Oceano Indiano deve essere “indiano” e controllato dalla Marina militare indiana. Allo stesso tempo, Nuova Delhi ha chiarito di esser disposta a condividere il controllo della regione con i partner, vale a dire la Marina giapponese, entrando in sintonia con gli obiettivi a lungo termine di Tokyo. Quindi, se Washington decide di isolarsi, in linea di principio, ci sono potenze che possono sostituirla nell’Oceano Indiano. Forse se ne sentirà ancora di Hambantota, dato che può infine essere utilizzata per scopi militari, ma non necessariamente dalla Cina. Infine, il 20% delle azioni del porto è ancora di proprietà del governo dello Sri Lanka e ci sarebbero molti interessi che ancora ricercano il restante 80%.magampura_port_projectVladimir Terekhov, esperto della regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Egitto avrà l’autosufficienza energetica nel 2018

Tekmor Monitor 16 febbraio 2017

news52495_egasL’Egitto mira a raggiungere l’autosufficienza gasifera nel 2018, dichiara il presidente dell’EGAS Muhamad al-Masry. L’industria privata potrà importare gas per le industrie con nuove norme dal 2018 o, eventualmente, prima. Gran parte del divario tra domanda e offerta sarà colmata quando il giacimento Zuhr inizierà la produzione, alla fine dell’anno. Masry si aspetta anche le esportazioni di gas riprendano da tre impianti di liquefazione, nel 2019, e che la produzione di gas raggiunga i 5,9 miliardi di metri cubi nel 2018-19. In precedenza, l’obiettivo del Ministero del Petrolio per l’autosufficienza gasifera era il 2019, secondo le attese dalle scoperte annunciate nel 2017, aprendo la questione delle FSRU, dato il contratto con la Höegh Gallant, il primo del genere in Egitto, commissionato per cinque anni e con scadenza nel 2020, e il secondo con la BW Gas, da 60 milioni di dollari all’anno e che scadrà lo stesso anno.SAMSUNG CAMERA PICTURES

ENI e BP investiranno ancor di più in Egitto
Tekmor Monitor 15/02/2017

ENI SpA metterà in produzione il giacimento di gas gigante di al-Zuhr, al largo delle coste mediterranea dell’Egitto, entro la fine del 2017 e prevede d’investire 10 miliardi di dollari nel Paese nei prossimi cinque anni, secondo l’amministratore delegato Claudio Descalzi. I piani di produzione per Zuhr sono in programma e l’Egitto sarà il maggiore investimento dell’ENI nel prossimo biennio, aveva detto Descalz in una conferenza al Cairo. BP Plc, che ha acquistato il 10% di Zuhr dall’ENI lo scorso anno, ha investito più in Egitto nel 2016 che in qualsiasi altro Paese e farà lo stesso anche quest’anno, secondo il CEO della società Bob Dudley. “Alcune cose abbastanza buone avvengono qui per BP come per ENI“, aveva detto Dudley. “Nel 2016-17 investiamo più in Egitto che in qualsiasi altro Paese del mondo, quindi ciò è importante per noi e abbiamo fiducia nel governo“. La nazione più popolosa del mondo arabo era un esportatore netto di gas naturale liquefatto fino al 2014, quando in declino della produzione derivante dallo sconvolgimento politico ne fece un importatore netto. L’Egitto acquisterà fino a 108 carichi di GNL quest’anno accumulando un debito di 3,6 miliardi di dollari presso le compagnie energetiche internazionali, tra cui Royal Dutch Shell Plc. L’Egitto prevede di aumentare la produzione di gas del 50% entro la fine del 2018, da 3,8 miliardi di piedi cubi alla fine dello scorso anno, secondo il Ministro del Petrolio Tariq al-Mula. Il governo s’è impegnato a rimborsare gli arretrati dovuti alle compagnie energetiche internazionali ed è ottimista nell’attrarre maggiori investimenti per esplorazione, produzione e distribuzione.

I sondaggi della Shell
Shell inizierà la perforazione del giacimento di gas West Delta Deep Marine fase 9B, nel secondo trimestre di quest’anno, secondo Muhamad al-Masry, presidente dell’ente statale Egyptian Natural Gas Holding Co. Shell sospese le perforazione nella concessione di gas nel delta del Nilo nel marzo scorso, a causa del ritardo dei pagamenti. Un portavoce di Shell si rifiutava di commentare. BP prevede d’iniziare la produzione nel progetto Delta del Nilo occidentale questa primavera, secondo Dudley. Il governo egiziano annuncerà un nuovo bando per licenze d’esplorazione in nove settori nei prossimi sei mesi, ha detto al-Masry, che “potrà” ripagare Shell nel secondo trimestre. Masry aveva detto il 2 febbraio che il Paese inizierà l’esportazione di gas nel 2019. L’Egitto è anche un importatore di petrolio e ha quasi completato l’accordo per importare greggio dall’Iraq, secondo Tariq al-Hadidi, presidente esecutivo dell’ente statale Egyptian General Petroleum Corp. verrà tenuta stabile a 650000 barili al giorno la produzione di greggio e condensati, affermava.egypt_eni-ieoc_blocks-april-2016_eni-logo_tekmorTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia e Cina esplorano nuovi orizzonti nella cooperazione economica

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 14/02/2017

inondazioni-in-primoryeUno degli aspetti più importanti del partenariato economico tra Stati è la cooperazione in settori come trasporti e logistica. Come ci si attendeva, lo sviluppo intenso delle relazioni economiche tra Russia e Cina viene subito seguito da rapida crescita ed integrazione dei rispettivi sistemi di trasporto, aumentando il traffico crescente tra gli Stati. Tra i principali progetti per i trasporti cino-russi vi sono i corridoi commerciali internazionali Primorye-1 e Primorye-2 che collegano le province cinesi di Heilongjiang e Jilin con i porti nel territorio russo del Primorskij, che consentiranno ai cinesi di risparmiare tempo e denaro, mentre attireranno investitori cinesi nell’Estremo Oriente della Russia. Tuttavia, la costruzione dei corridoi richiede investimenti significativi in quanto lo Stato è tenuto a migliorare ed espandere l’infrastruttura esistente, strade, ferrovie, porti. Tuttavia, quando tutto questo sarà fatto, il ricavato del transito dei carichi cinesi coprirà rapidamente i costi sostenuti dai russi. Gli esperti prevedono che entro il 2030, gli ITC Primorye-1 e Primorye-2 porteranno circa 100 miliardi di rubli (1,7 miliardi di dollari) all’anno al tesoro della Russia. All’inizio del settembre 2016, il Primorye della Russia ospitò il secondo Forum economico orientale, una conferenza sul potenziale del trasporto nell’Estremo Oriente. A questo evento, il Vicepresidente del governo popolare della provincia di Heilongjiang della Cina, Li Haitao, dichiarò che una volta che Primorye-1 e Primorye-2 saranno operativi, il transito delle merci attraverso i porti del Primorye aumenteranno dagli attuali 23 milioni di tonnellate l’anno ad oltre 60 milioni di tonnellate. Di questi, ci si può aspettare un minimo di 7 milioni di tonnellate di merci in container, più costosi. Finora, l’importo massimo di tale carico inviato dai porti dell’oriente russo non supera il milione di tonnellate all’anno.
Oltre ad esportare merci attraverso questi corridoi, la provincia di Heilongjiang prevede d’inviare merci lungo questa rotta verso altre regioni della Cina e ad altri Paesi dell’Asia-Pacifico. La costruzione delle infrastrutture necessarie è a buon punto in Cina, e Pechino esorta la Russia a fare in fretta con la sua parte. Va notato che la provincia nord-orientale dell’Heilongjiang ha un significato speciale per le relazioni russo-cinesi, dato che è sempre stato una sorta di ponte tra i due Paesi, svolgendo questo ruolo con successo soprattutto per via della posizione geografica particolare: all’estrema periferia della Cina, praticamente circondata dal territorio russo. Il confine con la Russia è lungo circa 4000 km. Inoltre è separata dalla centro della Cina dalla baia di Bohai sul Mar Giallo, rendendo i trasporti dalla provincia di Heilongjiang alla Cina centrale una questione ardua. Tuttavia, potrà usare la posizione a proprio vantaggio, divenendo uno snodo tra Russia, regioni meridionali della Cina, Corea del Sud, Giappone e altri Paesi dell’Asia-Pacifico. Ma il suo obiettivo sarà praticamente irraggiungibile senza gli ITC Primorye-1 e Primorye-2 russi. Inoltre, è imperativo per Pechino dare alla provincia di Heilongjiang una via sicura che colleghi i suoi produttori al resto della Cina. Si parla di una regione dall’agricoltura sviluppata e che occupa un posto di primo piano nel raccolto del grano nel Paese, così le sue forniture sono cruciali per la sicurezza alimentare della Cina. Tuttavia, se la nuova infrastruttura ITC sarà utilizzata, ridurrà notevolmente costi e tempi dell’invio dei prodotti agricoli della Provincia di Heilongjiang. Forse in futuro, questa via veloce sarà usata da tutte le aziende cinesi costantemente alla ricerca di migliori opzioni logistiche. Tuttavia, oltre allo sviluppo delle infrastrutture, tali corridoi richiedono procedure doganali semplificate. Nell’ottobre 2016 i valichi di Vladivostok iniziarono ad operare tutto il giorno, mentre i documenti necessari da quel momento in poi possono essere depositati elettronicamente. Come risultato, la maggior parte dei carichi di transito viene controllata nei porti del Primorye, permettendo la spedizione in non più di due giorni.
In conclusione si può dire che l’efficace attuazione dei progetti Primorye-1 e Primorye-2 non solo è importante per il Primorye e la Provincia di Heilongjiang, per la Russia e la Cina, ma è cruciale per lo sviluppo della regione Asia-Pacifico. Guardando in generale, si tratta di un passo importante nel processo d’integrazione economica dei Paesi dell’Eurasia nel commercio regionale, in quanto collega l’Unione economica eurasiatica, guidata dalla Russia, al progetto Fascia e Via della Cina.7fd187b5e88f735b3f09957ad722881eDmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Flynn mette Trump al passo con la storia degli USA

Alessandro Lattanzio, 15/2/2017lizza-michael-flynn-white-house-1200Le dimissioni dell’ex-Generale Michael Flynn sono un duro colpo per Erdogan, di cui era un lobbista a Washington. Quest’aspetto viene convenientemente ignorato, sebbene dimostri la realtà della frattura nella dirigenza militar-spionistica-strategica, che va amplificandosi. La Russia non perde nulla dalle sue dimissioni, poiché Flynn è un radicale oppositore dell’Iran. Tutto ciò è solo l’ulteriore chiarimento e dimostrazione che Mosca deve continuare a consolidare i rapporti con i suoi veri alleati: Cina, India, Iran, Vietnam, Iraq, Siria.
La Turchia erdoganista invece esce assai indebolita, nella sua rivolta contro Gladio-B (alias Stato islamico), con le dimissioni del suo referente nell’amministrazione Trump. E, di riflesso, ne esce distrutta anche la delirante posizione dei duginisti. Infatti, a fine gennaio, Dugin aveva invocato un’alleanza con l’America di Trump per procedere allo smembramento della Cina popolare. Quindi, non solo la pretesa di Washington verso Mosca, di consegnare la Crimea al regime di Kiev (espressione di Gladio-A, ovvero sempre della NATO), scredita l’attrattiva dei pericolosi deliri anti-eurasiatici del ‘geofiloso’ russo innamorato di Himmler e Crowley, ma svela la trama intessuta da Erdogan che si estende fin negli USA, dove Flynn era un suo referente, connettendo in modo occulto il ‘geofilosofo’ e la sua cerchia, presente anche in Italia, ai servizi segreti neo-ottomani, che hanno stabilito proprie filiazioni ideologiche ed operative anche in Italia, fazioni della CIA e del Pentagono, alla junta di Kiev e alle bande nazislamiste collegate a Kiev e Ankara, ramificate dal Donbas alla Siria, sempre passando per le aree geografiche, mediatiche e sociali dominate dal PD in Italia.
Il gigantesco apparato mediatico-spionistico, costruito in oltre 25 anni di guerra neo-imperialista perpetua da Washington e accoliti (UE, Regno Unito, petromonarchie), si è anche posto delle salde radici nelle società occidentali, allevandone una esigua frazione, ma ponendola al centro dell’“egemonia culturale” di tutta la società capitalistica occidentale. Riunendo varie forme di minoritarismo, ideologico, sociale, economico o culturale; associando le frattaglie del settarismo ideologico di sinistra, anarchismo e neonazismo, coltivati da sempre dalle intelligence della NATO, alle microfrazioni sociali costruitesi nei 50 anni successivi al ’68: minoratismo sessuale, ecologismo fringe, veganismo, genderismo, devianze varie; collegando e connettendo ideologicamente il tutto tramite le centrali culturali occidentali: la rete accademica occidentale, prima, negli anni ’60-’90, e poi, negli ultimi 20 anni, i mass media oramai apertamente schierati nel supportare l’ideologia dell’imperialismo ultraliberale: una sorta di condiscendenza violenta globale, le cui armi vanno applicate contro tutti i refrattari, che siano dentro la società occidentale (aperta imposizione del silenzio o sfacciata aggressione mediatica), o esterne al mondo occidentale (sanzioni, sovversione colorata eterodiretta, guerre interventiste).
franklin-roosevelt-biography-color Davanti a un tale complesso bellico-mediatico-terroristico (Pentagono, Gladio, Massmedia), vitalmente alleato al suo unico vero referente, la finanza internazionale e la sua ideologia, il “finanziarismo” (con le sue varie declinazioni, non ultimo l”europeismo’ della sinistra liberale e della destra massonica), anche un presidente degli USA relativamente autonomo avrà gravi difficoltà, tanto più se le sue fila sono composte da frammenti e derivazioni del complesso ideologico-operativo avverso. I presidenti ‘pro-attivi’ degli USA soffrono del complesso di inferiorità verso la figura di Franklin Roosevelt, ma lui, all’epoca, nel 1932-1945, poté contare su potenti forze: un’industria metalmeccanica che guardava avanti e non temeva i patti sociali con la massa della società, composta dai lavoratori organizzati, la classe operaia industriale, all’epoca guidata sul serio dal Partito Comunista degli USA. Un movimento supportato da un ceto intellettuale di prim’ordine, che fosse un Upton Sinclair o un Nicholas Spykman, sui vari fronti ideologico-culturali dell’epoca. Non a caso, furono le sette trotskiste ad organizzare il sabotaggio di questo ampio fronte di rinnovamento sociale, aizzandovi contro una frazione semiautonoma dei lavoratori statunitensi, i camionisti. Furono al solito l’avanguardia; pochi anni dopo, subito dopo l’assassinio di Roosevelt (avvelenato), le forze neoliberiste avviarono la lunga revanche culminata nel ventennale monopolarismo mondiale degli USA, e questo grazie all’epurazione nella società statunitense e occidentale, contro la solidità delle organizzazioni operaie, inoculando il virus della frammentazione socio-culturale (settarismo politico, cultismi, tossicodipendenze, mafie, promozione delle devianze e della confusione) e costruendo una potente macchina propagandistica, che vede lo stretto connubio tra mass media (disinformazione), intelligence (propaganda) e accademie (settarismo culturale). Tutto ciò ha distrutto quel tessuto socio-culturale ed economico che permise agli USA di Roosevelt di vincere la Seconda guerra mondiale e di avviare la corsa al nucleare, allo spazio, all’informatica e il 30ennio di crescita economica (1945-75), conclusosi con l’ascesa al potere del neoliberismo settario. Perciò, tutti i presidenti che hanno tentato di scimmiottare il rooseveltismo, come Kenendy, Johnson (comunque il migliore), Clinton, Obama e forse Trump, hanno fallito e falliranno perché la macchina di cui o sono espressione o che pretendono di combattere, ha inghiottito quelle forze con cui potevano permettersi di riformare e sanare gli USA. Difatti, davanti alle promesse avanzate, costoro non hanno mai concluso di fatto nulla. Perché? Perché le forze sociali capaci di tanto sono state distrutte, poiché avrebbero anche ostacolato i deliri monopolari del “finanziarismo” occidentale e del suo complesso bellico-mediatico. Tanto più che tale Idra è capace solo di produrre devastazioni, ma mai di risolverle, lampante dimostrazione di come il coagulo economico-sociale liberista, e la sua promanazione ideologica, il liberalismo anarcoide, oggi dominanti in occidente, siano difatti un fallimento storico, epocale, esistenziale.
Riassumendo: le dimissioni di Flynn ridimensionano una fazione interventista (atlantista-fratellanzamussulmana) rispetto a un’altra (atlantista-wahhabita). E il riflesso operativo, sul campo, di tali scontri di vertice nel centro dell’imperialismo, Washington, sono gli scontri armati tra le varie bande terroristiche che appestano la Siria. Lotte intestine che solo il 14 febbraio hanno visto almeno 70 terroristi eliminarsi amorevolmente a vicenda.
La Russia ha un’ulteriore conferma in tutto ciò: proseguire nel consolidamento dei rapporti con i veri alleati, neutralizzando od abbandonando ai loro deliri i sabotatori infiltrati tra le file amiche.ISRAEL-PALESTINIAN-CONFLICT-KIDNAPPING-SAFETYRiferimenti:
FNA
Daily Caller
Haaretz
South Front
The Hill