Il gigante bancario Citigroup trasferisce le riserve auree in Russia

What Does It Mean 25 agosto 2015

Sanford Weil, Rupert Murdoch, Valdimir Putin, Robert Kraft

Sanford Weil, Rupert Murdoch, Valdimir Putin, Robert Kraft

Un curioso rapporto del Ministero delle Finanze che circola al Cremlino riferisce che la Banca Centrale della Russia (CBR) ha “accettato di proteggere” 3 milioni di once d’oro del valore di oltre 3,5 miliardi di dollari del gigante dei servizi bancari e finanziari statunitense Citigroup, con inoltre quasi 100 miliardi di dollari liquidi. Secondo il rapporto, 1,4 milioni di once di oro ora protetti nelle casseforti della CBR, sono stati spediti direttamente dal Venezuela dopo un complesso accordo ad aprile tra la nazione sudamericana e Citigroup, e altri 1,6 milioni di once provenienti da vari Paesi con cui il colosso dei servizi bancari e finanziari ha rotto i legami nell’ultimo anno e mezzo, 11 nazioni, tra cui il Giappone, con cui Citigroup ha rotto, spiega il rapporto, perché anche di fronte le sanzioni occidentali Citigroup ha rifiutato di rompere con la Federazione (russa), e il direttore finanziario John Gerspach ha semplicemente detto al regime di Obama che “Non lasceremo la Russia”. Citigroup sulla sua pagina web, come questa relazione rileva, spiega ulteriormente il rapporto con la Federazione, affermando: “La storia di Citi in Russia è iniziata quasi 100 anni fa ed è strettamente legata alle vicende drammatiche svoltesi in quel periodo nel Paese. Citi ha sempre agito da collegamento tra l’economia russa e le altre economie mondiali e ha giocato un ruolo importante nello sviluppo commerciale e delle relazioni economiche estere del Paese. Citi arrivò in Russia alla vigilia della Rivoluzione. Nel 1916, Citi, allora chiamata National City Bank (NCB), sottoscrisse obbligazioni a sostegno del governo dell’Impero russo mentre la prima guerra mondiale riscuoteva il pedaggio sulle risorse del Paese“. Dei 100 miliardi di dollari in contanti della Citigroup “accettati per essere protetti” dalla CBR, la presente relazione continua, sono stati trasportati a Mosca da Cairo la scorsa settimana, prima dell’odierna decisione della Banca centrale d’Egitto che approva la vendita dei beni del gigante bancario nel Paese all‘International Commercial Bank (ICB), come aveva annunciato a giugno. Quanto al motivo per cui Citigroup trasferisce in segreto 100 miliardi in contanti dalle filiali egiziane, il rapporto non dice nulla, ma il Ministero delle Finanze nota che oro e denaro della Citigroup “accettati per essere protetti” dalla CBR, ora sono sottoposti alle leggi della Federazione e non sono soggetti a reclami di qualsiasi soggetto estero, compresi gli Stati Uniti. Quanto al motivo per cui Citigroup ha bisogno di tale straordinaria protezione dei propri beni, gli esperti del MoF nella relazione spiegano che va imputata all’implacabile assalto del regime di Obama, tra cui una multa di 700 milioni per “Pratiche sleali e ingannevoli” di un paio di settimane prima e un’indagine sui prestiti agli studenti che il colosso bancario teme possa comportare altre sanzioni finanziarie… oltre ai 7 miliardi di dollari che è stato costretto a pagare lo scorso anno per le pratiche sui prestiti ipotecari. Ancora più importante da notare, questi esperti dicono nel rapporto che la leadership della Citigroup è “molto preoccupata” dall’economia statunitense in via di collasso, come è stato evidenziato negli Stati Uniti dal lunedì nero che ha visto più di 1,8 miliardi di dollari svanire sui stimati 24,1 miliardi di dollari detenuti dal pubblico statunitense.
Anche se la Cina ha ridotto il tasso a fronte del peggiore crollo del mercato nazionale in 20 anni, per il momento l’ha disaccoppiato dal resto dei mercati mondiali creando un’illusoria momentanea stabilità, avverte la relazione, e le vendite del 24 agosto non furono causate dai cinesi, ma dalla confusione globale totale… con il peggio che deve venire nelle prossime settimane. È fondamentale notare che questa terribile valutazione del MoF è sostenuta da Damian McBride, consigliere dell’ex-primo ministro inglese Gordon Brown, che cupamente ha dichiarato: “Consigli per il crollo incombente, No.1: mettete il denaro in un posto sicuro; non pensate che banche e sportelli bancomat (ATM) restino aperti, o che le carte di credito funzionino. No.2: Avete abbastanza acqua in bottiglia, scatolame e altri beni essenziali a casa per un mese? In caso contrario, fate la spesa. No.3: decidete un punto in cui riunirvi con i vostri cari in caso di interruzione di trasporti e comunicazioni; da dove potete recarvi da qualche parte“.
Mentre sempre più forze nucleari statunitensi e russe convergono sul fronte occidentale, la relazione conclude tristemente con i consigli al regime di Obama di uno dei suoi migliori consiglieri economici, Paul Krugman, secondo cui una guerra mondiale o contro gli alieni è necessaria per sistemare l’economia; si vede facilmente dove tutto questo porta… più prima che poi. E anche se Citigroup ora protegge se stessa, ci si può solo chiedere quanti altri ce ne siano. Ma non importa cosa succede, anche il peggio, nessuno potrà dire che non è stato avvertito… solo che non ascoltano.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I fattori regionali che ostacolano i rapporti Russia-Giappone

Melkulangara Bhadrakumar, Strategic Culture Foundation, 25/08/20151026067608Il complesso reset del delicato rapporto Russia-Giappone, sembra sempre più lontano. Russia e Giappone desideravano un reset che vedevano nel loro interesse. La Russia spera di attirare il Giappone come importante partner economico, in particolare per lo sviluppo delle regioni siberiane e dell’Estremo Oriente, dove la Cina si muove. Da parte del Giappone, la disputa territoriale con la Russia è una questione emotiva che ha impedito di concludere un trattato di pace formale dopo la seconda guerra mondiale. Se le indicazioni all’inizio dell’anno erano che Putin avrebbe compiuto una visita storica in Giappone entro l’anno, il rinvio di Tokyo di un giro di consultazioni previsto a Mosca da parte del ministro degli Esteri Fumio Kishida (31 agosto – 1 settembre) per preparare il terreno della visita di Putin, impone un controllo della realtà. La decisione di Tokyo è vista come una ‘protesta’ per la visita del Primo ministro russo Dmitrij Medvedev a una delle quattro isole contese il 22 agosto 2015. Tuttavia, è solo l’ultima manifestazione visibile della costante idiosincrasia nelle relazioni russo-giapponesi, risalente alla visita del Primo ministro Shinzo Abe a Washington e ai nuovi orientamenti della Cooperazione per la Difesa tra Stati Uniti e Giappone del 27 aprile. Il documento di base originariamente steso nel 1979, delineava la cooperazione militare tra Stati Uniti e Giappone in caso di attacco militare (sovietico) al Giappone, aggiornato al dopo-Guerra Fredda nel 1997. Ora è stato rivisto per la seconda volta allineandosi alla geopolitica emergente nella regione Asia-Pacifico, imposta da una Cina “decisa”. Dal punto di vista russo, i giapponesi che si attrezzano per svolgere un ruolo più attivo nel sostenere le operazioni globali degli Stati Uniti, diventano una preoccupazione. In particolare, le linee guida sottolineano la cooperazione USA-Giappone nel campo della difesa missilistica balistica o BMD. Gli Stati Uniti, infatti, hanno iniziato a schierare il sistema BMD in Giappone. Ciò avviene in un momento in cui gli interessi russi e statunitensi sono in disaccordo nel Nord-Est asiatico, dove la possibilità di un grande conflitto è maggiore oggi. Non si può pretendere che la Russia veda l’alleanza nippo-statunitense come fattore di stabilizzazione nella regione. La Russia avrebbe potuto sperare che il DNA del Giappone l’inducesse a perseguire politiche estere indipendenti o senza eccessiva dipendenza dal sistema di alleanze degli Stati Uniti, ma il modo in cui Tokyo semplicemente segue le sanzioni degli Stati Uniti contro la Russia, sulla crisi in Ucraina, parla diversamente. Infatti, lo spettro di un’architettura BMD sponsorizzata dagli USA in Estremo Oriente preoccupa la Russia, che ha rivisto la dottrina militare lo scorso dicembre, avendo acuti crescenti timori che proprio una cosa del genere accadesse alla periferia del Paese. L’articolo 12 della dottrina militare russa si riferisce vividamente alla percezione della minaccia che dei vicini della Russia schierino il BMD e reclamino suoi territori.
Kuril-Kunashir-island-Med-006 Washington e Tokyo potevano considerare una linea che non vedesse la Russia come minaccia al Giappone e l’alleanza nippo-statunitense contraria alla Russia, ma nel clima attuale delle relazioni russo-statunitensi, Mosca non ha intenzione di farsi illusioni. La spinta di Abe ad espandere il ruolo dei militari (sotto la dottrina dell”autodifesa collettiva’) neanche aiuta. La controversa legge approvata dalla camera bassa del parlamento del Giappone, il mese scorso, permetterebbe alle truppe giapponesi di combattere all’estero per la prima volta dalla seconda guerra mondiale. In poche parole, la proposta di legge testimonia che Tokyo cede alle pressioni statunitensi favorendone la strategia per riequilibrare il potere in Asia, giocando un ruolo più attivo nell’alleanza militare USA-Giappone. L’inquietudine di Mosca potrebbe non avere trovato un’articolazione forte, a differenza di Pechino, ma l’inquietudine c’è sicuramente. Una serie di passi di Mosca da aprile, seguono tale prospettiva. Così, le celebrazioni della Giornata della Vittoria a Mosca il 9 maggio si sono rivelato il culmine della convergenza strategica tra Russia e Cina: il presidente cinese Xi Jinping è stato infatti l’ospite d’onore; il Presidente Putin ha confermato i suoi piani per partecipare alle celebrazioni della Cina a Pechino il 3 settembre; oltre a dare grande impulso alle relazioni economiche e un comune ricordo struggente della storia, i due leader hanno inoltre deciso di collegare formalmente l’Unione economica eurasiatica della Russia alla Cintura economica della Via della Seta cinese, implicando “uno spazio economico comune sul continente” (Putin). Ancora una volta, a giugno, il Ministro della Difesa Sergej Shojgu ordinava l’accelerazione della costruzione di infrastrutture militari e civili sulle isole Kurili. Il 24 luglio, annunciava che le truppe russe schierate sulle isole Kurili saranno “riarmate” entro settembre. Nel frattempo, nuove esercitazioni militari sono in programma sulle isole Kurili. Ai primi di agosto, il governo russo approvava un programma federale per lo sviluppo socio-economico complessivo delle Isole Kurili, nel prossimo decennio, con una spesa stimata a 1,5 miliardi di dollari. Il Primo ministro Dmitrij Medvedev ha detto che il programma “faciliterà la trasformazione delle isole Kurili in un moderno territorio russo dove sia comodo vivere e interessante lavorare”. Finalmente Medvdev compiva una visita molto pubblicizzata alle isole Kurili. In un commento recente, il tabloid Global Times del Partito Comunista Cinese ha osservato: “I loro (Russia e Giappone) interessi strategici sono in conflitto… la maggiore minaccia alla sicurezza di Mosca sono le alleanze militari dominate dagli USA. Il Giappone, d’altra parte, ha svolto un ruolo attivo in tali alleanze… La disputa territoriale sfida una soluzione rapida… Oggi è ancora più improbabile che la Russia non risponda alle pretese territoriali giapponesi… Ci sono molte barriere strutturali tra Russia e Giappone. Anche se il rapporto… può vedere una distensione, non migliorerà notevolmente”. E’ una valutazione corretta. Ma il commento omette di esaminare il calcolo strategico russo. Andando indietro nel tempo, nel periodo della guerra fredda, il Giappone formò la linea di contenimento degli Stati Uniti ‘contro le forze d’intervento navali sovietiche’. E Mosca rispose ordinando alla Marina sovietica di trasformare il Mare di Okhotsk in un bastione strategico navale per i sottomarini lanciamissili balistici, con le isole Kurili nella zona ‘esclusiva’. Pertanto, il rafforzamento russo sulle isole Kurili ha una ragione. Inoltre, lo è anche in previsione dell’apertura del cosiddetto Passaggio a nord-est. Già nel settembre 2011, molto prima della crisi in Ucraina e della relativa degradazione dei rapporti ‘Est-Ovest’, la Russia svolse la più grande esercitazione militare navale presso le isole Kurili nel dopo-Guerra Fredda, coinvolgendo 20 navi militari e bombardieri. Probabilmente la politica artica della Russia richiede che le isole Kurili siano la prima linea difensiva e della sicurezza nazionale del Paese. La Russia rafforzerà costantemente la propria presenza militare sulle isole Kurili e ne svilupperà comunque le infrastrutture portuali.
É luogo comune che l’Artico abbia enormi riserve non sfruttate di petrolio e gas, minerali, acqua fresca, pesce e così via. Ma ciò che è meno noto è che la forte presenza strategica nella regione artica consente alla Russia anche accesso agli oceani del mondo, fondamentale per contrastare la strategia del contenimento degli Stati Uniti. Il Pentagono valuta che la Russia attualmente sia la nazione più avanzata al mondo nello sviluppo di infrastrutture militari nell’Artico. La dottrina militare della Russia, che Putin ha firmato lo scorso dicembre, mira a costruire una rete unificata di strutture militari nei territori artici per ospitare truppe, navi e aerei da guerra. In teoria, anche se Mosca ha in gran parte mantenuto per sé i propri pensieri, vedrebbe nella cooperazione USA-Giappone sul BMD, nel quadro degli orientamenti per la cooperazione nella Difesa USA-Giappone, una minaccia all’equilibrio strategico. In tali circostanze, il ripristino delle relazioni con il Giappone diventa problematico. Chiaramente, gli Stati Uniti sospingono l’implementazione della BMD in Estremo Oriente. I rapporti russo-giapponesi possono guastarsi se Mosca ad un certo punto decide di serrare i ranghi con Pechino sulla minaccia posta dall’implementazione del BMD dagli Stati Uniti. La prossima visita di Putin a Pechino sarà un’importante passo del riallineamento strategico emergente in Estremo Oriente.kurilesLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La rete di potere: gasdotti nel continente europeo

Putin lega India e Pakistan con i gasdotti
Nakanune 22 agosto 2015 – Fort Russimage_big_81883Tradizionalmente l’India fu partner dell’URSS per decenni e la Russia ha preso il posto della superpotenza. Con le inevitabili perdite negli anni ’90 (“il luogo santo non è mai vuoto” come si dice in Russia), la partnership è sopravvissuta. Tra l’altro, gli indiani si rifiutarono di acquistare 126 aerei da combattimento Rafale dalla Francia (grazie “Mistral”). Il caccia francese Rafale si era aggiudicato la gara nel 2012, e anche allora era chiaro che il contratto non sarebbe stato concluso. Di conseguenza, dopo aver avuto 36 jet, l’India ha rescisso il contratto. “Acquistiamo solo 36 caccia e non ne compreremo mai più, sono troppo costosi”, ha detto il ministro della Difesa indiano Manohar Parrikar, secondo La Tribune riferendo all’agenzia indiana PRI. “Mi piacerebbe anche avere una BMW e una Mercedes, ma non posso perché, in primo luogo non posso permettermelo, e in secondo luogo non ne ho urgente bisogno“. Secondo le informazioni dal Ministero della Difesa dell’India, il costo del contratto era aumentato da 12 a 20 miliardi di dollari. Non speculiamo sulle ragioni reali della fine del contratto, ma resta il fatto che il Ministero degli Esteri indiano ha detto che l’attrattività del prezzo e dell’affidabilità del caccia multiruolo russo Su-30 è maggiore del “Rafale“.
L’amica India è tradizionalmente nemica del Pakistan, territori artificialmente separati dai sornioni inglesi, e che si combattono continuamente e violentemente. Gli Stati Uniti con tanto zelo hanno aiutato il Pakistan anche fornendogli armi nucleari. L’Ucraina a dispetto della Russia, ha dotato il Pakistan di carri armati moderni negli anni ’90, cosa di cui i nazionalisti locali furono entusiasti. E pochi notarono che, per adempiere all’accordo, la Russia fornì al vicino le tecnologie per produrre i cannoni. Di conseguenza, fino ad oggi l’Ucraina non ha sviluppato un nuovo carro armato, ma la Russia rafforza e migliora la cooperazione con il Pakistan sostituendo gli Stati Uniti. Questi carri armati erano sovietici e 250 veicoli dovevano essere modernizzati, ed è anche necessario fornire munizioni e pezzi di ricambio (gli stessi che l’Ucraina non sa produrre, non potendo produrre un carro armato nazionale). L’equipaggiamento sovietico è più affidabile e meno costoso di quello statunitense. Per la gioia degli abitanti del luogo, che non nascondono l’odio per i loro “protettori” statunitensi che regolarmente cacciano via. Così la Russia è accolta dal Pakistan e le due parti preferiscono congelare i conflitti tra India e Pakistan su Jammu e Kashmir. Perché letteralmente i combattimenti sono freddi, costosi e inutili. Ciò che accade si adatta perfettamente all’antica massima, “Tempora mutantur et nos mutamur in illls“, i tempi cambiano e noi con essi. Ora Mosca è pronta a costruire un gasdotto in Pakistan che rifornirà il Paese dall’Iran. Nel progetto la Russia spenderà 2 miliardi di dollari. Alcuni esperti hanno avvertito che il gasdotto del Pakistan sarà solo parte della rotta gasifera iraniana per la Cina. Così, con la costruzione del gasdotto la Russia crea un concorrente nel mercato del gas cinese. Il partner di “Rusenergy“, Mikhail Krutikhin, dice che l’Iran ha colloqui con Pakistan e Cina e in effetti il metanodotto che la Russia costruirà sarà parte della futura rotta del gas dall’Iran alla Cina. “La partecipazione della Russia al progetto pakistano è piuttosto sfavorevole: le forniture dall’Iran ridurranno il fabbisogno di gas della Cina, compreso quello dalla Russia“. Ma è vero?
Il sito web del Consiglio dei ministri del Pakistan ha dichiarato che si tratta di “creare un ambiente favorevole per la costruzione con la partecipazione russa del gasdotto “Nord – Sud” della Repubblica islamica del Pakistan, da Karachi a Lahore” (sulle coste del Pakistan, al confine con l’India). La lunghezza è circa 1100 chilometri, la capacità 12,4 miliardi metri cubi di gas all’anno. L’inizio della costruzione del gasdotto è previsto per il 2017. Inizialmente, il gasdotto è stato progettato per trasportare gas dall’Iran, che verrà spedito via mare in forma liquefatta a Karachi. Il Pakistan è uno Stato povero di risorse e vive una grave carenza di energia elettrica sul mercato interno. Questi volumi, per definizione, non bastano e rispetto alle esigenze della Cina sono piccoli, anche rispetto alle condutture costruite in Cina dalla Russia. Allo stato attuale, la Russia costruisce il gasdotto “Power of Siberia“, da cui la Cina otterrà più di tre volte il gas previsto dal presente contratto, 38 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Inoltre, sono in corso negoziati sulla cosiddetta “rotta occidentale” (il gasdotto “Altaj“), che rifornirà la Cina di ulteriori 30 miliardi di metri cubi all’anno. I volumi contrattuali pakistani sono piccoli in confronto,12 miliardi di metri cubi contro 68 miliardi. Va ricordato che in futuro, quando “le forniture iraniane ridurranno il fabbisogno di gas della Cina, anche dalla Russia”, sarà necessario costruire nuovi gasdotti, fabbriche di liquefazione del gas, terminali, tutto nuovo. Ciò esiste solo su carta. Ancora una volta, tutti ricordiamo che il luogo santo non è mai vuoto. Se la Cina ha bisogno di energia, l’otterrà. Se non la Russia, gli USA, sia pure a denti stretti, collaboreranno per costruire gasdotti e terminali per LNG. La Russia oggi sfrutta il forte indebolimento della posizione degli Stati Uniti nella regione, utilizzando l’esperienza statunitense dell’esclusione economica dei concorrenti dai mercati precedentemente occupati. È molto più facile e intelligente trarre profitto da un contratto e legare un partner a sé, rendendo possibili liti future per pretesti politici inventati economicamente impossibili. Prendiamo ad esempio gli ultimi 24 anni di politica ed economia dell’Ucraina. Il potere dello Stato in tutte le presidenze peggiorava sempre la cooperazione economica con la Russia, per la politica russofoba su cui fu costruito lo Stato. Economia e profitti erano secondari. Picchi temporanei di “amore per la Russia” non cambiavano la direzione generale del peggioramento dei rapporti politici, economici, scientifici e sociali. Il resto è storia.
Riguardo i passi della Russia in Asia, s’inseriscono nella strategia dell’equilibrio di interessi nel “triangolo” cruciale Cina, India e Pakistan, insieme ad un complesso “pacchetto” di rapporti. La conferma di tale corso è la decisione di lasciare che India e Pakistan entrino nella SCO simultaneamente. Il Pakistan agisce in modo pragmatico e tranquillamente cambia partner internazionale secondo interessi a lungo termine. Non sorprende che liberandosi dalla pressione politica degli Stati Uniti, migliora le relazioni con i vicini regionali. Dopo tutto Cina, Russia e India sono vicini, e gli USA al di là dell’oceano. Questo è ciò che temono gli Stati Uniti, e che il mondo gradualmente capisce, gli Stati Uniti sono lontani ed è possibile vivere senza di essi. Mentre la superpotenza rischia di diventare l’eroe degli aneddoti, ‘cowboy Joe’, che nessuno prendeva, perché nessuno lo voleva!Tapi_Map_01La rete di potere: gasdotti nel continente europeo
Southfront 21 agosto 2015

Il gas naturale ha limitate e costose opzioni sul trasporto. Di conseguenza, i metanodotti sono costantemente utilizzati come strumento di pressione politica e contrattazione. Uno dei campi di battaglia più importanti è il continente europeo, dove la Russia esercita influenza attraverso un’intricata rete di gasdotti. Ulteriori informazioni sotto.Nordstream_risultato1. NORD STREAM
Capacità: 55 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Gazprom, Wintershall, E.ON, Gasunie, Engie.
Il gasdotto Nord Stream è divenuto operativo nel 2011. Proposto nel 1997, le controversie tra Kiev e Mosca nel 2006 e 2009 hanno spinto la Russia a fermare il passaggio di gas naturale attraverso l’Ucraina, privandone l’Europa e accelerando la costruzione di Nord Stream. Il gasdotto permette alla Russia di rifornire direttamente Germania e parte dell’Europa centrale.

2. NORDEUROPAISCHE ERDGASLEITUNG (NEL)
Capacità: 20 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Gazprom, Wintershall, E.ON, Gasunie, Fluxys.
Il gasdotto NEL è complementare al progetto OPAL e collega Nord Stream alle infrastrutture gasifere in Germania occidentale.

3. OPAL
Capacità: 35 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Wintershall, Gazprom, E.ON.
Il gasdotto OPAL di costruzione tedesca è operativo dal 2011 e collega Nord Stream alle infrastrutture gasifere in Germania orientale ed Europa centrale. Il terzo pacchetto energetico dell’UE limita la quota che Gazprom può usare di OPAL. La Commissione europea previde l’aumento del 50 per cento della quota nel marzo 2014, consentendo a Gazprom di usare la pipeline a piena capacità. Tuttavia, la Commissione ha rinviato i piani per la crisi ucraina.

4. NORTHERN LIGHTS e JAMAL EUROPA
Capacità: 84 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Gazprom, Beltrangaz, PGNiG.
I gasdotti Northern Lights e Jamal Europa sono due grandi gasdotti russi per l’Europa orientale. La Polonia dipende dal sistema di gasdotti e non ha vere alternative. Nel tentativo di esserne meno dipendente, Varsavia cerca di sviluppare un servizio di importazione di GNL sul Mar Baltico.

5. SOJUZ
Capacità: 26 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Gazprom, Ukrtransgaz.
I gasdotti Sojuz e Fratellanza sono le principali vie di esportazione di Gazprom per l’Europa attraverso l’Ucraina. Hanno una capacità totale di oltre 150 miliardi di metri cubi. Nel tentativo di evitare di usare l’Ucraina come Stato di transito, Gazprom cerca itinerari alternativi dal 2019.

6. FRATELLANZA
Capacità: 132 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Gazprom, Ukrtransgaz.
Insieme con il gasdotto Sojuz, Fratellanza e Urengoj-Pomarij-Uzhgorod sono i principali gasdotti di esportazione di Gazprom, portando il gas in Europa attraverso l’Ucraina. La Russia cerca di ridurre la dipendenza dall’Ucraina come Stato di transito.

7. BLUE STREAM
Capacità: 16 miliardi di metri cubi all’anno (fino a 19 miliardi di metri cubi). Partner: Gazprom, BOTAS, ENI.
Uno dei due gasdotti principali che Gazprom utilizza per rifornire la Turchia. Gazprom può rifornire di 16 miliardi di metri cubi la Turchia attraverso l’Ucraina, e altri 16 miliardi di metri cubi direttamente la Turchia attraverso Blue Stream. Oggi, i due gasdotti da soli non hanno la capacità di soddisfare la domanda di energia della Turchia. Nel 2014, Turchia e Russia decisero di espandere Blue Stream di 3 miliardi di metri cubi.

8. GASDOTTO OCCIDENTALE RUSSO
Capacità: 16 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: BOTAS, Transgaz, Bulgartransgaz.
Il gasdotto russo-occidentale rifornisce la Turchia attraverso Ucraina, Romania e Bulgaria. In futuro la domanda turca supererà la capacità dei gasdotti esistenti e ne sarà necessario un terzo.

9. NORD STREAM 2
Capacità: 55 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Gazprom, Shell, OMV, E.ON.
Gazprom ha firmato un memorandum d’intesa con Shell, OMV, ed E.ON al Forum economico internazionale 2015 di San Pietroburgo per la costruzione del gasdotto Nord Stream-2. Come proposto, Nord Stream-2 avrà la stessa dimensione del primo gasdotto e sarà operativo alla fine del 2019. Il gasdotto aumenterà la capacità nel tempo bilanciando la ridotta produzione del Mare del Nord.

10. TURKISH STREAM
Capacità: 63 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: BOTAS, Gazprom.
Il gasdotto è progettato per fornire una rotta alternativa al gas naturale per l’Europa meridionale, bypassando l’Ucraina. Gazprom ha firmato un accordo con la Grecia per connettere l’European Southern Pipeline con TurkStream al confine Turchia-Grecia, rifornendo l’Europa. Gazprom e Turchia devono ancora finalizzare l’accordo sul gasdotto TurkStream. Uno dei maggiori incentivi di Ankara a sostegno di TurkStream sarebbe eliminare la dipendenza dal gas che transita per l’Ucraina.

11. EASTRING PIPELINE
Capacità: 20-40 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: EUSTREAM, Transgaz, Bulgartransgaz.
Eastring collegherebbe infrastrutture di Slovacchia, Romania e Bulgaria. La Slovacchia ha assunto la guida del progetto e persino suggerito il collegamento a TurkStream. Bratislava vuole far parte dei piani di Gazprom per diversificare le opzioni di trasporto dall’Ucraina perché la Slovacchia è il nodo tra gasdotti in Ucraina ed Europa centrale.

12. TRANS ADRIATIC PIPELINE
Capacità: 10 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: BP, SOCAR, Statoil, Fluxys, Enegas, Axpo.
TAP è uno dei progetti del Corridoio meridionale del gas dell’UE volto a trasportare gas dal Mar Caspio all’Europa del Sud attraverso la Turchia per ridurre la dipendenza dalla Russia. Il gasdotto TAP collegherà il gasdotto TANAP al confine Turchia-Grecia inviando gas in Italia attraverso l’Albania. La costruzione del progetto dovrebbe iniziare nel 2015.

13. TANAP
Capacità: 16 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: SOCAR, BP, BOTAS.
TANAP è progettato per inviare gas dall’Azerbaijan alla Turchia, collegandosi ai mercati in Europa. TANAP invierà 16 miliardi di metri cubi di gas in Turchia, collegandosi al gasdotto TAP per inviare 10 miliardi di metri cubi in Europa. I progetti TANAP e TAP sono i pilastri del progetto energetico Corridoio meridionale del gas dell’Unione europea, per trasportare gas dal Caspio in Europa contrastando la dipendenza dalla Russia. La costruzione di TANAP dovrebbe essere completata nel 2018.

14. SOUTH STREAM
Capacità: 63 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Gazprom, ENI, altri.
South Stream era un sistema di gasdotti che avrebbe inviato gas dalla Russia alla Bulgaria attraverso il Mar Nero e poi attraverso la Serbia in Europa centrale. Gazprom ha annullato il progetto nel dicembre 2013 e porta avanti il gasdotto TurkStream, nella speranza di raggiungere lo stesso obiettivo strategico aggirando l’Ucraina. La Commissione europea si oppose a South Stream contribuendo alla cancellazione del progetto della Gazprom.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Iran annuncia che avrà sottomarini simili a quelli della NATO

Valentin Vasilescu, Reseau International 22 agosto 20155mkcb7La marina iraniana prevede d’introdurre una serie di nuove navi entro marzo 2017, ha detto l’Ammiraglio Habibollah Sayyari, comandante della marina iraniana. La dichiarazione è stata fatta nel corso di una visita ai cantieri Shiraz. Sayyari ha indicato un elenco di cacciatorpediniere, navi lanciamissili e soprattutto sottomarini d’attacco di produzione nazionale. La principale forza di superficie della Marina dell’Iran si compone di 3 fregate classe Alvand da 1540 t (anni ’70) e delle nuove fregate classe Moudge di cui 2 attualmente in servizio e altre 5 in costruzione. Il primo cacciatorpediniere iraniano (Sahand) in costruzione è già completo al 70%. Tutti armati di cannoni, siluri e missili antinave cinesi YJ-83 dalla gittata di 180 km. Inoltre, la Marina iraniana ha 4 corvette e 200 imbarcazioni costiere molto veloci e armate di due missili.
Fateh (Conqueror)Perché l’annuncio del comandante della Marina iraniana è così importante? L’arma più pericolosa della Marina iraniana sono i sottomarini e riguarda gli Stati Uniti perché alcun Paese del Golfo (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Oman, Bahrayn, Qatar, Quwayt e Iraq) ne ha. E anche se acquistassero sottomarini, non hanno l’esperienza necessaria per operarli nelle condizioni specifiche del Golfo Persico. Negli anni ’80 l’Iran importò 4 sottomarini classe Yugo da 90 tonnellate dalla Corea democratica. Dagli Yugo l’Iran sviluppò propri sottomarini di piccole dimensioni producendo così i primi 21 sottomarini da 120 t classe Ghadir. In parallelo, gli iraniani hanno creato una classe di sottomarini costieri, i Nahang da 400 tonnellate. Uno di essi è operativo nel Mar Caspio, e il secondo è in costruzione. Questi sottomarini sono estremamente agili in acque poco profonde, e sono utilizzati per minare i porti e infiltrare forze speciali subacquee. Il programma di ricerca per sviluppare un sottomarino potente quanto quelli occidentali iniziò con l’imposizione delle sanzioni internazionali nel 2006. Dopo sette anni, nel 2013, i primi sottomarini da 600 tonnellate classe Fateh divenivano operativi. A differenza dei sottomarini precedenti, i Fateh sono sottomarini d’attacco che possono immergersi fino a oltre 200 metri di profondità e rimanere in immersione per 35 giorni, con a bordo 4 siluri, mine e 2 missili antinave C-802 (gittata di 80-120 km). Alla fine del 2015, i primi 2 sottomarini veramente competitivi costruiti dall’Iran saranno operativi. Questi sono i sottomarini della classe Besat, dal dislocamento di 1200-1500 tonnellate e dotati del moderno sistema AIP (Air Independent Propulsion), simile a quelli della classe Tipo 212 tedeschi e degli Scorpène franco-spagnoli. Il sistema, secondo alcune fonti, è dovuto a trasferimento segreto di tecnologia russa. Nelle prove in mare, il primo sottomarino iraniano della classe Besat ha navigato immersione per 68 giorni consecutivi.
13920916000616_PhotoI L’Iran nel prossimo futuro vuole implementare nello Stretto di Hormuz una squadra di 10-20 sottomarini classe Besat, rappresentando una vera minaccia per le navi di superficie della V Flotta, di stanza nel Bahrayn. Questa minaccia è ancora più grave dato che i sottomarini Besat dovrebbero essere dotati dei missili supersonici antinave russi 3M-54E (Klub-S) o delle controparti cinesi YJ-18 dalla gittata di 220-300 km. Ciò che preoccupa gli statunitensi è che i missili Klub-S/YJ-18 sono dotati, tra gli altri, di una testata EMP (impulso elettromagnetico) del peso di 300 kg, in grado di produrre effetti simili a quelli del fulmine. La detonazione emette in una frazione di secondo impulsi elettromagnetici di elevata potenza, agendo a breve distanza direttamente sulle antenne della nave bersaglio. La testata EMP si diffonde sulla nave bruciando le antenne e mettendo fuori servizio per ore le apparecchiature elettroniche, del controllo del tiro e di navigazione. Questo tipo di arma è efficace contro gli incrociatori AEGIS classe Ticonderoga e i cacciatorpediniere AEGIS classe Arleigh Burke, appartenenti al gruppo d’urto delle forze di spedizione statunitensi formate intorno a una portaerei e una nave d’assalto anfibio (portaelicotteri). I sottomarini Besat potrebbero essere armati di siluri-razzi copiati dal modello sovietico VA-111 Shkval che navigano a una velocità di 370 chilometri all’ora e hanno una gittata di 15-25 km. I siluri-razzo hanno un’alta probabilità di distruggere incrociatori e cacciatorpediniere AEGIS, se i sensori elettronici per rilevare e controllare gli armamenti vengono eliminati dalle testate EMP dei missili Klub-S/YJ-18. Un episodio ancora incerto accadde il 2 aprile 2014 al cacciatorpediniere statunitense AEGIS Donald Cook nel Mar Nero, quando 2 aerei da combattimento Su-24 della Marina russa sorvolarono la nave, le dotazioni elettroniche smisero di funzionare. L’Iran ha anche tre sottomarini russi classe Kilo da 2325 t, con 6 tubi lanciasiluri e missili antinave Klub-S.

Iran-carrier-attack-SOHTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia cerca di annientare una possibile “no fly zone” sulla Siria

Valentin Vasilescu – Reseau International 20 agosto 2015a_melihov_mig-31_76_1200Nel luglio 2015 le forze militari curde nel nord-est della Siria decisero di supportare l’esercito siriano nella lotta ai ribelli islamici, operando con il supporto aereo siriano durante offensive contro i mercenari islamici riforniti dalla Turchia. La Turchia ha risposto immediatamente, ricordandosi improvvisamente l’esistenza del PKK curdo vietato in Turchia, convocando una riunione della NATO, a seguito di presunte minacce alla propria sicurezza, ed avviando inoltre attacchi aerei contro i curdi nel nord-est di Siria e Iraq (gli unici che hanno avuto vittorie concrete sul SIIL, ultimamente). Gli Stati Uniti, che hanno speso 500 milioni l’anno scorso per reclutare, addestrare e armare i ribelli “moderati” in Siria, minacciano l’esercito siriano e i combattenti iracheni e curdi, cioè coloro che realmente combattono il SIIL, di attacchi aerei se il loro “protetti” venissero attaccati. Inoltre, con sfacciata ipocrisia, Ahmet Davutoglu, primo ministro della Turchia, ha esortato le Nazioni Unite ad imporre una no-fly zone nel nord della Siria, “per proteggere i civili curdi nella zona di guerra tra SIIL ed esercito siriano”, cioè coloro presi di mira dai bombardamenti aerei dell’aeronautica turca. Quanto e come Stati Uniti ed alleati combattono il ISIS è stato ampiamente indicato in un precedente articolo. La Russia ha capito completamente il gioco torbido degli Stati Uniti. Con i sistemi missilistici antiaerei assicura la difesa degli Stati che combattono veramente contro il SIIL (Iraq, Siria, Iran). Si tratta dei sistemi S-300 e Pantsir-S1 che pongono problemi reali all’US Air Force e ai suoi satelliti di NATO e Golfo.
In questo contesto di tensioni e falsa lotta al SIIL intesa a creare le condizioni per dei bombardamenti massicci contro le truppe dell’esercito siriano e sostituire Bashar al-Assad al vertice della Siria, la Russia ha compiuto una mossa che ha sorpreso tutti. Il 16 agosto 2015, l’agenzia turca BGN annunciava che la Russia aveva consegnato all’aeronautica siriana 6 MiG-31, già in servizio nella base aerea di Maza, nella periferia sud-occidentale di Damasco. In realtà, si tratta di un contratto del 2007 di oltre 1 miliardo di dollari per 8 MiG-31 e 16 MiG-29M sospesa nel 2009 su pressione d’Israele. Il MiG-31BM ha alcune limitazioni. Non è un velivolo multiruolo capace di manovre di combattimento aereo, ma è un aereo biposto (pilota e operatore) che pattuglia ad altissima quota per oltre due ore. Basta una sola pattuglia di MiG-31 per impedire la penetrazione dello spazio aereo russo per 400 km. La consegna dei MiG-31 della Russia non è diretta contro il SIIL, ma contro i radar a bordo dei Boeing 737 (AEW&C) e E-3 Sentry (AWACS), spina dorsale della no-fly zone. Ma il MiG-31 è efficace anche contro i missili da crociera degli USA. Uno o due AWACS turchi e statunitensi possono coprire tutto lo spazio aereo siriano. Grazie alle apparecchiature SIGINT a bordo, l’AWACS controlla il traffico radio ed intercetta le relazioni radio dei piani di volo degli aerei da combattimento siriani che decollano. Così gli AWACS possono rilevare i bersagli aerei nemici a 350-450 km di distanza. Dirigono l’intercettazione delle formazioni degli aerei da combattimento degli alleati degli Stati Uniti che operano sulla Siria. Tutti gli aerei AWACS possono individuare le colonne corazzate che si muovono in territorio siriano, e dirigervi velivoli armati con missili e bombe per l’attacco al suolo. Abbattere uno o più AWACS modifica significativamente la capacità operativa della “no fly zone”.
Il MiG-31 è propulso da due motori Solovev D-30F6, ognuno da 15500 kg/s di spinta, consentendo un rateo di salita di 208 m/s. Il tempo impiegato per raggiungere la quota di 10000 m dalla pista di decollo è due/tre minuti. In pratica, se il MiG-31 non viene rilevato, entra in regime supersonico, ricevendo da terra le coordinate dell’AWACS ed occupando la posizione migliore per abbatterlo. Il MiG-31 è armato di missili BVR (oltre l’orizzonte) R-33, R-37 e Novator KS-172S-1, con gittata di 300-420 km, appositamente progettati per abbattere gli AWACS. Il profilo di volo di questi missili è stato progettato in modo che salgano a una quota di crociera di 30000 metri, dove accelerano fino a Mach 4. Questo profilo impedisce l’intercettazione durante il volo sul bersaglio, consentendo un rapporto consumo/km dimezzato rispetto al volo a 8-14000 m di quota. L’attacco all’AWACS avviene dall’alto, dov’è il punto cieco dell’antenna radar.

20150820-83-0008-41-1728x800_cChi combatte sul serio lo Stato islamico?
Valentin Vasilescu Reseau International 8 agosto 2015

IRGC-Su-25-IraqGli attacchi aerei della NATO contro l’esercito serbo bosniaco ebbero luogo tra il 30 agosto e il 20 settembre 1995, e furono eseguiti da 400 aerei e missili da crociera Tomahawk, in sostegno dei mercenari musulmani inviati da Stati Uniti, Iran, Arabia Saudita e Turchia a combattere contro i serbi. L’operazione raggiunse l’obiettivo con la distruzione di 338 obiettivi terrestri serbi (carri armati, batterie di artiglieria, colonne di fanteria motorizzata in movimento, ecc..). Il bombardamento NATO della Jugoslavia fu effettuato dal 24 marzo al 10 giugno 1999 e uccise da 5 a 10000 militari e civili jugoslavi, neutralizzò il 40% delle armi dell’esercito jugoslavo e distrusse il 60% della capacità industriale del Paese, centrali termoelettriche che riscaldavano la popolazione, ponti sul Danubio e nodi ferroviari. L’operazione raggiunse l’obiettivo evacuando l’Esercito jugoslavo dal Kosovo ambito dagli statunitensi. Ciò che sorprende è che per più di un anno, Stati Uniti e NATO (Turchia, Canada, Gran Bretagna, Francia, Germania e Paesi Bassi), così come Emirati Arabi Uniti, Bahrayn, Qatar, Giordania e Australia, hanno condotto attacchi aerei contro il SIIL senza esito. Ciò è tanto più sorprendente dato che le forze del SIIL, da 5 a 7000 combattenti, agiscono in aree rigorosamente definite e scoperte (per lo più in zone desertiche), dove sorveglianza e attacchi sono molto più facili che nella ex-Jugoslavia. Il SIIL è organizzato in distaccamenti dalla grande mobilità tattica composti da sub-unità da ricognizione con blindati leggeri (Hummer), subunità blindate con carri armati, IFV e APC, subunità di artiglieria trainata, subunità da trasporto con autocarri (per munizioni, cibo, carburante, ecc), subunità da difesa aerea con cannoni o mitragliatrici montati su autoveicoli, ecc. Alcuni video occidentali mostrano solo bersagli statici, tipo bunker, durante gli attacchi aerei statunitensi. E’ molto strano che non ci siano mai auto, blindati e combattenti del SIIL in prossimità dei bersagli. Potrebbero essere falsi per il semplice motivo che non ci sono più bunker in Iraq. I media occidentali che trasmettono tali video sembrano aver dimenticato che con l’occupazione dell’Iraq da parte dell’esercito degli Stati Uniti, i genieri statunitensi fecero saltare tutti i bunker costruiti da Sadam Husayin. Dove il SIIL trova i bunker indicati nei video? L’occupante statunitense, dal 2003, ha demolito tutti gli aviogetti supersonici o d’attacco al suolo (Su-25) di produzione sovietica dall’esercito iracheno, sostituendoli con velivoli ad elica Cessna 208 Caravan, Cessna 172 e Beechcraft T-6 Texan. La stessa cosa avvenne con gli elicotteri d’attacco iracheni, sostituiti con Bell 206, Bell UH-1, Bell OH-58C, Bell 407, senza blindature ed equipaggiamento per combattere i mezzi corazzati. Gli Stati Uniti hanno ripetutamente rinviato la consegna di 36 F-16 Block 52, pagati dall’Iraq nel 2011. I primi 4 F-16 sono arrivati in Iraq, nella base aerea di Balad, solo a luglio, e gli altri arriveranno nel 2018. Idem per i 36 Apache AH-64E che l’Iraq ha acquistato dagli Stati Uniti e che non sono ancora stati consegnati. Obbligato a combattere il SIIL, l’Iraq aveva cercato aiuto dalla Francia che, seguendo il modulo delle Mistral, s’è rifiutata di fornire l’elicottero d’attacco Tiger per non offendere gli Stati Uniti.
Perché gli Stati Uniti fanno di tutto affinché l’Iraq, in prima linea nella lotta al SIIL, non abbia aerei da combattimento? Semplicemente perché sanno che gli aerei dell’Iraq neutralizzerebbero il SIIL in due mesi, svelando il bluff degli Stati Uniti e dei loro alleati sul SIIL. La Russia ha capito le reali intenzioni degli Stati Uniti ed è stato l’unico Stato a sostenere realmente le forze che lottano contro il SIIL firmando subito un accordo con l’Iraq per la consegna di 56 elicotteri d’attacco Mi-28 e Mi-35NE (24 elicotteri russi sono già operativi). Un video iracheno dimostra come oggi si svolge la vera lotta tra una colonna del SIIL e i Mi-35 iracheni. La Russia ha anche consegnato all’Iraq 12 aerei Su-25 pilotati da iraniani. Inoltre, grazie ad un accordo mediato dalla Russia, 7 altri aerei Su-25 dell’Iran sono ritornati in Iraq per combattere il SIIL, arrivando sulla base aerea di Balad il 13 luglio 2015.19_2Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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