Cina e Russia formano una nuova alleanza antiterrorismo in Siria

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 22/09/20161044729422Gli Stati Uniti sono venuti meno ai loro impegni sull’accordo Russia-USA per la cessazione delle ostilità in Siria. Il 19 settembre, le forze governative siriane dichiaravano di ritirarsi dall’accordo date le molteplici violazioni dei terroristi filo-Stati Uniti. Il 17 settembre, la coalizione degli Stati Uniti attaccava le forze governative siriane nei pressi di Dayr al-Zur, una grave violazione dell’accordo. L’incapacità di rispettare l’accordo ha messo in dubbio la credibilità degli Stati Uniti suscitando la questione del futuro ruolo degli USA nel consolidamento della pace post-conflitto. Con la Turchia, alleata degli Stati Uniti nella NATO, che bada ai propri fatti e i ribelli appoggiati dagli USA che insultano le forze speciali statunitensi, il peso degli Stati Uniti in Siria sembra essere tutt’altro che serio. Con la credibilità seriamente danneggiata, gli USA difficilmente saranno più visti come partner affidabili. Gli Stati Uniti non sono certamente l’unico attore in campo. Con il governo di Bashar Assad saldamente al potere, la sistemazione del dopoguerra non appare più un sogno irrealizzabile, ma Washington difficilmente potrà decidervi. Con un importante cambio politico, la Cina ha lanciato il perno sul Medio Oriente volto ad aumentarne il coinvolgimento regionale, fornendo addestramento militare e aiuti umanitari alla Siria. Ad aprile, la Cina nominava un inviato speciale a Damasco per lavorare alla soluzione pacifica del conflitto. Prima dell’assegnazione ad inviato cinese, Xie Xiaoyan elogiava “il ruolo militare della Russia nella guerra, e ha detto che la comunità internazionale deve lavorare di più per sconfiggere il terrorismo nella regione”. Il 14 agosto, il Contrammiraglio Guan Youfei, a Capo dell’Ufficio per la Cooperazione militare internazionale della Commissione centrale militare che sovrintende ai 2,3 milioni di effettivi delle Forze Armate della Cina, visitava la Siria incontrando il Ministro della Difesa siriano Fahd Jasim al-Furayj e il Tenente-Generale Sergej Chvarkov, a capo della missione di monitoraggio del cessate il fuoco in Siria, così come i vertici russi della base militare di Humaymim sulle coste siriane. La visita segna una tappa importante dell’allineamento di Pechino sul conflitto. Durante la visita, Cina e Siria annunciavano l’intenzione di aumentare la cooperazione militare, compresi addestramento e aiuti umanitari, indicando un maggiore sostegno cinese a Damasco. E’ la prima visita pubblica di un alto ufficiale cinese nel Paese da quando le Forze Armate russe hanno lanciato le operazioni in Siria lo scorso settembre. Secondo il Global Times, pubblicato dal Quotidiano del Popolo del Partito Comunista Cinese, Pechino aveva già schierato consiglieri speciali e personale militare in Siria alla visita storica e fornito all’Esercito arabo siriano fucili di precisione e lanciamissili. Senza dubbio, la visita è stata un pugno diplomatico a un occhio degli Stati Uniti tra crescenti tensioni sulle dispute territoriali nel Mar Cinese Meridionale.
L’ingresso cinese nella guerra è dovuto al crescente numero di terroristi uiguri che combattono con i terroristi nel nord della Siria. Il Contrammiraglio Guan Youfei aveva detto oltre 200 uiguri attualmente combattono in Siria. La Cina vuole processarli o sterminarli sui campi di battaglia siriani. Le sue preoccupazioni sono giustificate. Oggi c’è un quartiere uiguro a Raqqah, e il gruppo Stato islamico (SIIL) pubblica un giornale per i suoi membri. Inoltre, la stabilità geostrategica in Medio Oriente è importante per l’attuazione della strategia cinese “Fascia e Via” volta a facilitare la connettività economica eurasiatica sviluppando una rete di infrastrutture e rotte commerciali che colleghino la Cina ad Asia meridionale e centrale, Medio Oriente ed Europa. L’attuale frattura del Medio Oriente, dovuta alla crisi siriana, ostacola gli sforzi per attuare questo progetto. L’anno scorso, la Cina modificava la legislazione nazionale per consentire il dispiegamento delle forze di sicurezza all’estero nell’ambito dell’antiterrorismo. La Cina può giocare un ruolo chiave nella ripresa economica dopo il conflitto in Siria. Nonostante la guerra, la China National Petroleum Corporation detiene ancora azioni dei due maggiori produttori di petrolio della Siria: Syrian Petroleum Company e al-Furat Petroleum Company, mentre Sinochem detiene anche quote sostanziali di vari campi petroliferi siriani. A dicembre, la Cina offriva alla Siria 6 miliardi di dollari di investimenti oltre ai 10 miliardi dei contratti esistenti, oltre che un grande accordo tra il governo siriano e il gigante delle telecomunicazioni cinesi Huawei per ricostruire le infrastrutture delle telecomunicazioni della Siria nell’ambito dell’iniziativa infrastrutturale della Via della Seta cinese da 900 miliardi di dollari. A marzo il Presidente siriano Bashar Assad disse che Russia, Iran e Cina avranno la priorità nei piani di ricostruzione del dopoguerra.
La Cina non è l’unica potenza mondiale ad incrementare i contatti con il governo della Siria. Il 20 agosto, solo sei giorni dopo i colloqui dell’alto ufficiale cinese con i funzionari del governo della Siria e i comandanti russi, il Ministro degli Esteri indiano Mobasher Jawed Akbar visitava Damasco per dimostrare il sostegno dell’India al governo siriano nel conflitto. I due Paesi hanno deciso di aggiornare le consultazioni sulla sicurezza. Il Presidente siriano Bashar al-Assad ha invitato l’India a svolgere un ruolo attivo nella ricostruzione dell’economia siriana. Va notato che il recente incontro trilaterale dei Presidenti di Russia, Iran e Azerbaigian ha dato nuovo impulso alla realizzazione del progetto dei trasporti nord-sud. La Siria si trova in prossimità di questo corridoio che, secondo i piani, sarà il centro per l’integrazione della vasta regione comprendente Medio Oriente, Caucaso, Asia centrale, Russia e Nord Europa, con l’India che aderisce al progetto. Russia, Cina e India godono di buone relazioni con l’Iran, grande potenza regionale coinvolta nel conflitto della Siria. Su scala regionale, la collaborazione dei grandi Paesi indica come, in futuro, un’entità antiterrorismo regionale o addirittura un blocco militare indipendente dagli Stati Uniti potrebbe emergere contrastando la minaccia del terrorismo.

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La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le ragioni del presunto errore degli Stati Uniti a Dayr al-Zur

Naram Sargon, Reseau International 20 settembre 2016

Ogni volta che le cose si fanno spaventose per i siriani, Naram Sargon illumina infondendo coraggio e ottimismo. Leggendolo, si capirà che la tregua rispettata da Siria e Russia dopo, per la prima volta dall’inizio della guerra, gli attacchi mortali della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti sulle posizioni dell’Esercito arabo siriano a Dayr al-Zur, è ora sospesa (1) fino a nuovo avviso, e del rispetto della parola data con la forza… sapendo che 135 soldati siriani sono caduti dall’inizio della tregua, senza contare feriti e civili.06092016Date le prove in nostro possesso, sarebbe sprecare tempo prestare attenzione alle dichiarazioni del segretario della Difesa e del comandante in capo dell’esercito degli Stati Uniti, insultando la nostra intelligenza spiegandoci del loro “fuoco amico” a Dayr al-Zur. Sarebbe inutile come cercare di convincere del chiaro nesso tra SIIL e piani statunitensi: SIIL, Jabhat al-Nusra ed islamisti sono le truppe dell’esercito degli Stati Uniti in Medio Oriente fin dalla guerra in Afghanistan; l’US Air Force è l’aviazione di SIIL, Jabhat al-Nusra e islamisti…
Poiché la domanda è: cosa indicano gli attacchi aerei della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti sul nord-est della Siria, operazione ovviamente premeditata per consentire alle truppe dello SIIL di avanzare e cambiare le carte, mentre nello stesso tempo l’aviazione israeliana protegge al-Nusra a Qunaytra, nel sud del Paese (2)? E perché la “gaffe area” e il fuoco amico su Dayr al-Zur e le alture del Golan, dopo i fallimenti degli Stati Uniti nel mutare la tregua ad Aleppo in pausa militare e la strada di al-Qastal a collegamento segreto dal centro turco ai gruppi armati di al-Nusra? Tale operazione non è un normale messaggio degli Stati Uniti spedito alla casella postale sul jabal Tharda, ma la prima inconfondibile confessione d’impotenza verso l’Esercito arabo siriano ed alleati da nord a sud del Paese; coi loro alleati rantolanti ad Aleppo, Ghuta e Idlib. Tutto ciò indica che l'”esercito islamico” non ha più peso sul campo e che lo SIIL non è più la forza invincibile che appariva su qualsiasi fronte, per piccolo che fosse, senza l’ausilio delle grandi potenze della coalizione guidata dagli Stati Uniti. Tutto ciò indica che il presunto errore degli Stati Uniti sia la risposta all’avanzata dell’Esercito arabo siriano a Dayr al-Zur, che dmostra i declinanti attacchi dello SIIL e l’assedio della muta di Jabhat al-Nusra (divenuto con un gioco di parole grottesco, Fatah al-Sham, approfittando della tregua che l’escludeva in base all’accordo USA-Russia del 9 settembre) ad Aleppo, dimostrandone l’usura nonostante mobilitazione ed armamento da oltre due anni in vista della “madre di tutte le battaglie”. In effetti, le battaglie di Aleppo hanno rivelato le capacità di manovra limitate di Jabhat al-Nusra, le cui ondate s’infrangono accumulando perdite in successione, divenendo una massa molliccia incapace di eseguire qualsiasi attacco nel sud del Paese senza il sostegno aperto ed esplicito degli israeliani. Ciò significa che si è nella fase di ammorbidimento delle coriacee forze islamiste terroristiche, nate dalla guerra degli Stati Uniti contro l’Afghanistan, e che ora affrontiamo direttamente le forze che vi si annidavano dietro manipolando, con mani coperte da guanti terroristici. i burattini islamici del teatrino dei cosiddetti rivoluzionari siriani. In altre parole, Israele e Stati Uniti sono usciti allo scoperto dopo che i turchi sono inciampati trovandosi faccia a faccia con la Russia, e con gli Stati Uniti che cercano disperatamente di coprire Jabhat al-Nusra col vestito dei dervisci sufi, mentre l’esercito israeliano gli offre la cotta di maglia (3) per impedirgli di crepare.
Con l’attacco su Dayr al-Zur, gli Stati Uniti hanno ammesso apertamente di aver capito che la battaglia di Aleppo non va a loro favore e che con tutte le loro tattiche e trucchi umanitari, non hanno più la speranza di salvare le pretese milizie armate su cui hanno puntato. E questo sentendo le loro orazioni funebre, capendo che il crollo ad Aleppo pone fine ai loro piani nel nord della Siria, seguito dalla probabile caduta di Idlib prima di quella di Obama. Da qui la decisione di entrare con il pretesto del “fuoco amico”, proprio per suggerire di cosa sono ancora capaci di fare e che faranno nuovamente, forse. Il piano degli Stati Uniti non è cambiato. Solo l’aspetto dell’approccio è cambiato a causa di difficoltà insolubili. Se il regime siriano che detiene la “porta del Mediterraneo” cedesse, divenendo un regime inutile per Russia, Cina, Iran e loro profondità asiatica, intrappolato tra Mar Mediterraneo ed Eufrate, si chiuderebbe l’enorme corridoio tra la porta occidentale e la “porta orientale” già custodita da Sadam Husayn. Questo perché il piano degli USA, ora, è che una di queste due porte sia ermeticamente chiusa dalla serratura degli USA, oppure siano separate da una barriera che gli Stati Uniti chiaramente cercano d’installare tramite una qualsiasi debole entità tra Siria e Iraq, in modo che nella regione del Paese sul confine naturale dell’Eufrate sia occupato da organizzazioni o blocchi militari ostili allo Stato siriano, promuovendo l’idea dell’inevitabile partizione della Siria. Una partizione che dovrebbe concretizzarsi con un “arco di guerra” da Idlib ad Abu Qamal via Aleppo, Raqqa e Dayr al-Zur, che verrebbe troncato orizzontalmente da un’entità curda fragile creata nel settentrione. Perciò gli Stati Uniti avevano piazzato lo SIIL lungo il fiume Eufrate, brevemente, prima di proteggere l’avanzata di al-Nusra da Idlib per tentare di raggiungere le coste completando un’enclave geografica proiettata tra mare e fiume. Perciò, i presunti rivoluzionari e cosiddetti “moderati” di Jabhat al-Nusra e parenti, dovevano catturare Aleppo, Idlib e le coste, e poi correre a Raqqa, Dayr al-Zur e Abu Qamal con il pretesto di liberarle dallo SIIL che obbediente si ritirava nell’al-Anbar in Iraq senza combattere, proprio come a Jarablus per far posto ai turchi, a cui entrare in piazza Taksim ad Istanbul fu molto più difficile e costoso che entrare a Jarablus, massicciamente occupata dai terroristi suicidi dello SIIL.
Ancora un altro piano per compensare il fallimento del dominio degli Stati Uniti su tutta la Siria o metà della Siria, fallito a sua volta per la resistenza di Dayr al-Zur e Hasaqa, dove l’Esercito arabo siriano veglia. Pertanto, era evidente che l’Esercito arabo siriano non abbandonerà Dayr al-Zur, Stalingrado sull’Eufrate, e la prossima liberazione di Aleppo ha fatto sì che l’arco della guerra tracciato dai pianificatori degli USA e dai loro complici va a pezzi, con le forze siriane che avanzano velocemente per liberare dopo Aleppo, Raqqa e Dayr al-Zur, una rotta tatticamente più vantaggiosa di quella da Raqqa ad Aleppo. Tuttavia, gli Stati Uniti tentano di tutto per impedire l’avanzata dell’Esercito arabo siriano sulla linea Aleppo-Raqqa-Dayr al-Zur, anche istigando curdi e cosiddette Forze democratiche siriane (SDF) ad estendere il controllo dell'”arco di guerra” su Raqqa, lontana dall’Eufrate. Ma i curdi erano riluttanti ad avanzare verso sud, ritrovandosi ad affrontare un ambiente ostile a loro ideologia e psicologia, e risvegliando il mostro demografico curdo dell’Anatolia del sud-est, temuto dai turchi che minacciavano di ritirarsi dal piano. Nel frattempo, non essendo riusciti a liberare Jabhat al-Nusra assediato ad Aleppo dall’Esercito arabo siriano, creando una breccia lungo la via per Ramusyah, a sud della città, e chiusa la via a nord, di al-Qastal, a qualsiasi aiuto dalla Turchia, gli Stati Uniti decidevano di affrontare russi e siriani eliminando il blocco di Dayr al-Zur con l’ignobile operazione del presunto errore, supportata dai turchi che si sono generosamente offerti di “liberare” Raqqa assieme alla coalizione internazionale, come recentemente hanno spiegato. Così hanno effettuato il loro “fuoco amico”, immediatamente seguito dall’assalto dello SIIL su Dayr al-Zur, che nemmeno badava a scrutare preoccupato gli aerei degli Stati Uniti che avrebbero dovuto colpire qualsiasi cosa si muovesse ad ovest delle loro basi in Iraq. Non notate alcun paradosso!
Secondo tale piano, se Dayr al-Zur cadeva, i turchi si sarebbero gettati su Raqqa e Dayr al-Zur, mentre lo SIIL si sarebbe ritirato secondo lo stesso piano di Jarablus, con il pretesto dell’enorme pressione militare; i turchi decisero con gli Stati Uniti che l’Eufrate sia una regione neutrale in quanto zona di guerra contro lo SIIL, che potrebbe riprendersela se la coalizione internazionale si ritirasse. Ciò richiedeva che lo SIIL rimanesse assediato in Iraq per impedirne l’espansione. Quindi la Turchia avrebbe spezzato le reni ai curdi separandoli in due metà assediate nel nord della Siria,e gli Stati Uniti avrebbero tagliato la Siria in due lungo l’Eufrate, divenuto confine di un’entità nata col fatto compiuto come, forse, quella edificata dagli scagnozzi di al-Julani (fondatore del Jabhat al-Nusra e attuale capo di Fatah al-Sham) dopo avergli lavato la barba grondante sangue siriano. Così l’immenso corridoio verso l’Asia sarebbe stato interrotto tra la porta sul Mediterraneo e quella orientale al confine con l’Iraq. Per tali ragioni il “fuoco amico” veniva diretto contro Russia e Siria allo stesso momento, per imporre il punto di vista degli Stati Uniti su Aleppo, vale a dire l’apertura della seconda strada per Ramusyah, farvi passare alle loro condizioni i convogli “umanitari” liberamente e senza controllo, impedendo ai militari di sfruttare l’accerchiamento di Jabhat al-Nusra ed aggirando l’accordo USA-Russia su Aleppo, dato che impone di riconoscere l’organizzazione terroristica come “nemico comune”, proprio come lo SIIL. Ma nonostante il terribile colpo a Dayr al-Zur, capirne le ragioni porta a scoprire che il piano degli Stati Uniti vacilla, come i loro terroristi islamici, con gli Stati Uniti ormai convinti che il popolo siriano e i suoi alleati potrebbero demolirne piani e terroristi…csk0tazxgaajeuh-jpg-largeNaram Sargon, scrittore siriano che vive in Siria, al-Thawra

Note:
[1] Il Comando Generale dell’Esercito: fine del cessate il fuoco in Siria
[2] Velivoli degli USA bombardano le postazioni dell’Esercito arabo siriano a Dayr al-Zur, aprendo la via all’attacco dello SIIL, mentre l’entità sionista bombarda le postazioni a Qunaytra
[3] L’IDF utilizza il sistema di difesa ‘Iron Dome’ nel Golan

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

30 ufficiali dei servizi segreti israeliani, eliminati da un attacco missilistico russo su Aleppo

FNA 21 settembre 20161471685538-1143302Le navi da guerra russe di stanza al largo della Siria hanno colpito e distrutto un centro di operazioni militari, uccidendo venti/trenta ufficiali dei servizi segreti israeliani e occidentali. “Le navi da guerra russe hanno sparato 3 missili Kalibr sul centro di coordinamento operativo degli ufficiali stranieri nella regione di Dar al-Iza, ad ovest di Aleppo presso il jabal Saman, eliminando 30 ufficiali israeliani e occidentali“, afferma l’agenzia Sputnik citando fonti militari di Aleppo. Il centro operativo era situato nell’ovest della provincia di Aleppo, sul monte Saman, in vecchie cave. La regione si trova su una catena montuosa.
Diversi ufficiali di Stati Uniti, Turchia, Arabia Saudita, Qatar e Regno Unito sono stati eliminati assieme ad ufficiali israeliani. Tali ufficiali, eliminati nel centro operativo di Aleppo, dirigevano gli attacchi dei terroristi su Aleppo e Idlib. Ai primi di settembre, le unità dell’Esercito arabo siriano avevano lanciato un attacco preventivo sui terroristi del cosiddetto centro operativo di Aleppo, mentre di radunavano presso la strada di al-Qastal e le aziende agricole Malah, nelle zone settentrionali di Aleppo, sventando il tentativo di attaccare le vie di rifornimento della regione, secondo una fonte. La fonte aveva anche detto che le unità di artiglieria dell’Esercito arabo siriano attaccavano i raduni dei terroristi presso Zahra Abdurabah, Qafr Hamra e Huraytyn, eliminando decine di terroristi. Inoltre, l’Aeronautica siriana attaccava le vie di rifornimento a nord di Aleppo, verso Hayan e Adnan, così come le vie di approvvigionamento ad ovest e a nord di Aleppo, distruggendo convogli dei terroristi presso al-Aratab, Urum Qubra e Mara al-Artiq, sventando il piano dei terroristi e costringendoli a fuggire verso i confini turchi.
Fonti informate dei media avevano reso noto in precedenza che l’Esercito arabo siriano continuava ad avanzare a sud di Aleppo, liberando diverse aree strategiche nella città di Qan Tuman. “Numerosi grandi depositi di Qan Tuman sono ora sotto il controllo dell’Esercito arabo siriano“, riferivano i media arabi citando una fonte anonima informata. La fonte osservava che l’Aeronautica e le unità di artiglieria dell’Esercito arabo siriani avevano anche bombardato i centri di raduno e le fortificazioni dei terroristi di Qan Tuman.1445854852-5aed3189ff56514169bf34dedb59278fTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I motivi dell’attacco a Dayr al-Zur

Alessandro Lattanzio, 18/9/2016

2014-09-22-airforce-gettyL’US Central Command effettuava un attacco aereo su Dayr al-Zur, in Siria orientale, che secondo l’Esercito arabo siriano aveva permesso ai terroristi dello Stato islamico di assaltare il jabal al-Thardah, la collina che domina la base aerea di Dayr al-Zur; un “attacco grave e palese alla Siria e al suo esercito, prova certa del sostegno degli Stati Uniti a SIIL ed altri gruppi terroristici“, dichiarava il Comando Generale dell’Esercito arano siriano. Il portavoce del Ministero della Difesa russo Maggiore-Generale Igor Konashenkov dichiarava che l’attacco aereo nei pressi dell’aeroporto di Dayr al-Zur era stato effettuato da 2 caccia F-16 e 2 aerei d’attacco al suolo A-10, uccidendo 62 soldati siriani e ferendone altri 100. Ciò avveniva a una settimana dall’entrata in vigore dell’ultimo cessate il fuoco in Siria, concordato da russi e statunitensi. “E’ abbastanza significativo e non casuale che ciò sia accaduto solo due giorni prima che gli accordi russo-statunitensi entrassero in vigore. L’inizio dei lavori del Joint Implementation Group (JIG) era previsto per il 19 settembre. Quindi, se gli Stati Uniti volevano effettuare un attacco efficace su al-Nusra o SIIL a Dayr al-Zur, o altrove, avrebbero dovuto aspettare altri due giorni e coordinarsi con i nostri militari per essere sicuri di colpire le persone giuste. Invece hanno scelto di condurre questa operazione insensata“, dichiarava l’inviato alle Nazioni Unite della Russia, l’Ambasciatore Vitalij Churkin. “Così va concluso che il raid aereo è stato condotto per far deragliare le operazioni del JIG e di fatto impedirne l’attuazione. Può anche darsi che gli Stati Uniti cerchino di nascondere che in realtà non controllano la situazione, permettendo che vada fuori controllo“. Il Presidente russo Vladimir Putin aveva messo in discussione l’impegno degli Stati Uniti al cessate il fuoco, suggerendo che Washington non è disposta a rompere con i “terroristi” che combattono contro la Siria, e si chiedeva il motivo per cui gli Stati Uniti non rendano pubblico l’accordo, “Questo deriva dai problemi degli Stati Uniti ad affrontare la questione siriana, non volendo ancora separare la parte cosiddetta sana dell’opposizione da criminali e terroristi“, dichiarava Putin, “Abbiamo convenuto che Jabhat al-Nusra e altri dello stesso genere vadano separati e vada anche indicato dove siano tali cosiddette “forze sane”. Ma che vediamo oggi? Non vediamo alcuna separazione dei terroristi da tale parte “sana” dell’opposizione; invece vediamo tali terroristi tentare di raggrupparsi, sostituendo etichette e nomi per preservare la forza militare. Questo è ciò che vediamo. A mio parere, ciò nasce dal desiderio di continuare i combattimenti contro il governo legittimo di Bashar Assad. Ma è una via molto pericolosa“, riferendosi a Jabhat Fatah al-Sham, al-Qaida in Siria già noto come Jabhat al-Nusra, il cui capo Abu Muhamad al-Julani aveva condannato l’accordo del cessate il fuoco su al-Jazeera. Il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov osservava il “rifiuto di vari gruppi armati criminali di aderire al cessate il fuoco“, e l’obbligo di Washington a “separare l’opposizione moderata dai gruppi terroristici“.
army_logo Il Ministero degli Esteri siriano inviava un messaggio urgente al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite “per condannare l’aggressione degli Stati Uniti“. “La comunità internazionale dovrebbe obbligare gli USA a non ripetere mai più tali attacchi, a rispettare la sovranità della Siria, la sua integrità nazionale e territoriale. L’attacco insidioso alle posizioni dell’Esercito arabo siriano sul jabal al-Tharda, nei pressi dell’aeroporto militare della città di Dayr al-Zur, è stato effettuato il 17 settembre alle 17:00. 5 aerei dell’US Air Force hanno preso parte all’attacco durato un’ora. Le forze siriane hanno coraggiosamente difeso questa linea dagli attacchi incessanti dei gruppi armati negli ultimi anni. Tutte le informazioni disponibili indicano che tale aggressione era intenzionale e pianificata dagli Stati Uniti nel quadro della strategia volta a continuare la guerra che i gruppi terroristici conducono contro l’Esercito arabo siriano“. E un ufficiale degli Stati Uniti rivelava che l’attacco era stato concordato con i servizi segreti statunitensi “dopo giorni passati a monitorare i possibili bersagli”. Infatti l’Ambasciatore della Russia alle Nazioni Unite Vitalij Churkin definiva sospetto che gli statunitensi cercassero improvvisamente di “aiutare” l’Esercito arabo siriano a Dayr al-Zur, dove le forze siriane sono l’avanguardia della forza di combattimento contro lo Stato islamico. “E’ assai sospetto che gli Stati Uniti decidessero tale attacco aereo in questo momento particolare. Gli Stati Uniti hanno violato due loro impegni in un momento importante. In primo luogo hanno violato il cessare il fuoco che concordarono con noi a febbraio e che hanno ribadito negli ultimi giorni. In secondo luogo, hanno violato l’impegno verso il governo della Siria, dato al momento dell’avvio delle operazioni aeree nei cieli siriani, promettendo al governo siriano che non avrebbero effettuato attacchi aerei contro le forze del governo. E’ molto strano pensare che sia una coincidenza. Il momento, così come altri aspetti della situazione, indicano la possibilità che si tratti di una provocazione. Se accusano la Russia di tutto, compreso tale attacco aereo, temo che le loro intenzioni saranno molto chiare“. Infatti, il Comando Centrale del Pentagono, affermava che “Non è raro che il Centro delle operazioni aeree della coalizione conferisca con funzionari russi come cortesia professionale ed evitare conflitti tra aerei russi e della coalizione, anche se tale contatto non è richiesto dal memorandum d’intesa Stati Uniti – Russia sulla sicurezza dei voli. La Siria è una situazione complessa con varie forze militari e milizie nelle immediate vicinanze, ma le forze della coalizione non avrebbero intenzionalmente colpito una nota unità militare siriana, secondo i funzionari. La coalizione esaminerà questo attacco e le circostanze per vedere se eventuali lezioni possono essere apprese”. In realtà, i terroristi che occupano parte di Aleppo orientale appartengono a Jabhat al-Nusra e gruppi affini, esclusi dall’accordo Lavrov-Kerry che chiede che i terroristi filo-NATO si separino da Jabhat al-Nusra. Ma ciò equivarrebbe a consegnare Aleppo orientale al governo siriano; perciò gli Stati Uniti hanno effettuato l’attacco aereo su Dayr al-Zur, allineandosi apertamente con lo SIIL, “un prezzo che alcuni a Washington sembrano disposti a pagare”.

Joe Dunford e Hulusi Akar, a Spalato, il 16 settembre 2016

Hulusi Akar e Joe Dunford a Spalato, il 16 settembre 2016

Va notato che il giorno prima dell’aggressione statunitense alle forze siriane, il 16 settembre, il presidente del Joint Chiefs of Staff degli USA, generale dei Marine Corps Joe Dunford, incontrava l’omologo turco generale Hulusi Akar a Spalato, Croazia, prima della conferenza del Comitato militare della NATO, per discutere della lotta allo Stato islamico dell’Iraq e Levante. Dunford si era “fortemente impegnato a uno stretto rapporto militare e strategico degli Stati Uniti con la Turchia“. L’obiettivo della riunione era “far avanzare le discussioni sulla via da seguire nella lotta allo Stato Islamico dell’Iraq e Levante“. Va ricordato che dall’ottobre 2015 il Pentagono schiera12 aerei d’attacco A-10 e 6 caccia F-16 nella base aerea turca di Incirlik. Si trattava di 303 avieri del 122.th Fighter Wing Blacksnakes dell’Air National Guard, che gestivano gli A-10 utilizzati per il supporto aereo ravvicinato delle truppe statunitensi in Iraq. Successivamente, il 122.th Fighter Wing veniva sostituito dal 124.th Fighter Wing dell’Idaho Air National Guard di Gowen Field, sempre dotato degli aerei d’attacco A-10 Thunderbolt II impiegati dalla Incirlik Air Base, in Turchia, nell’ambito dell’operazione Inherent Resolve (Incirlik, pagina rimossa).  Inoltre, il 30 agosto, il 2 e il 18 settembre, un aereo da ricognizione P-8A Poseidon dell’US Navy, decollato da Signonella, volava vicino la base aerea russa di Humaymim e la base logistica russa nel porto di Tartus, per raccogliere informazioni sulle operazioni russe e trasmetterle ai terroristi attivi in Siria.
A sua volta, Viktor Poznikhir, dello Stato Maggiore Generale russo, dichiarava, “Dopo cinque giorni di cessate il fuoco, va notato che solo russi e siriani hanno aderito pienamente ai loro impegni. Di propria iniziativa, la Russia ha prolungato la cessazione delle ostilità di 48 ore, ieri estesa di altre 72 ore. Stati Uniti e cosiddetti gruppi moderati da loro controllati non hanno rispettato un solo impegno assunto nel quadro degli accordi di Ginevra. La priorità degli accordi russo-statunitensi di settembre era la divisione dei territori controllati da Stato islamico e Jabhat al-Nusra da quelli controllati dall’opposizione moderata, come anche la separazione dell”opposizione moderata’ da Jabhat al-Nusra. Tale divisione è essenziale per l’attuazione del cessate il fuoco in Siria perché senza verrebbero legate le mani alle forze governative. Non possono combattere i terroristi senza sapere chi di loro aderisce alla tregua e chi no. Numerosi appelli della Russia agli USA rimangono senza risposta, sollevando dubbi sulla capacità degli Stati Uniti d’influenzare i gruppi dell’opposizione sotto il loro controllo, e la loro volontà di garantire ulteriormente l’attuazione degli accordi di Ginevra. La Russia compie ogni sforzo possibile per impedire alle truppe governative l’uso della forza contro gli attacchi dell’opposizione. Se gli Stati Uniti non attuano le misure necessarie per adempiere agli obblighi derivanti dagli accordi del 9 settembre, la responsabilità del fallimento del cessate il fuoco sarà solo degli USA. Le tensioni aumentano in Siria, in particolare nelle province di Aleppo e Hama, dove gruppi dell’opposizione usano la cessazione delle ostilità per raggruppare le forze, riempire le scorte di munizioni e armi e preparare l’offensiva per catturare nuovi territori. Nelle passate 24 ore, il numero di attacchi è aumentato drasticamente. Le posizioni di truppe governative, milizia popolare e civili sono state colpite 55 volte“.17062016dayrazurRiferimenti
CentCom
FARS
FARS
Inherent Resolve
McClatchy
Military Times
Ministero della Difesa della Siria
RussiaToday
Sputnik
TASS
TASS
The Duran
The Hill

La modernizzazione della triade nucleare della Russia

South Front 13/09/2016yeab7454nfesdy6rpzpyahjshlgzyimfNegli giorni e settimane vi sono state varie notizie sul futuro stato della triade nucleare russa. L’ambito dei piani di ammodernamento suggerisce il ruolo che le Forze nucleari strategiche della Russia giocheranno nella politica della sicurezza della Russia.
Le dimensioni della modernizzazione nucleare strategica russa sono impressionanti. Il Presidente Putin ha recentemente partecipato all’impostazione dell’Aleksandr III, settimo sottomarino lanciamissili della classe Borej dotato di 16 SLBM a testata multipla Bulava. Tre di questi battelli sono già in servizio, e saranno tutti operativi entro il 2020. Fu annunciato, inoltre, che il primo volo del bombardiere pesante PAK-DA avverrà nel 2020, e che sarà operativo entro il 2025. Nel frattempo, l’aviazione a lungo raggio della Russia riceverà diverse squadriglie di bombardieri Tu-160M2, la cui produzione riprenderà nei prossimi anni. Lo sviluppo dell’ICBM pesante Sarmat è stato recentemente dichiarato completato, e il missile inizierà i test di lancio nel 2016 o 2017. Le capacità uniche del missile comprendono la possibilità di colpire qualsiasi bersaglio sul pianeta utilizzando più traiettorie possibili, per esempio colpire il Nord America non solo volando sul Polo Nord, ma anche con una traiettoria alternativa sul Polo Sud, rendendo irrilevanti i sistemi ABM degli Stati Uniti. La costruzione del radar di primo allarme a lungo raggio Voronezh-DM contro gli attacchi dei missili balistici continua. Infine, lo Stato Maggiore russo annunciava lo sviluppo di un sistema che permette ai missili balistici strategici di essere reindirizzati dopo il lancio, cosa finora impossibile, perché una volta scelto il bersaglio prima del lancio non c’era modo di modificare la traiettoria una volta il missile in volo.
La breve descrizione degli sviluppi in corso dimostra che la Russia persegue una sofisticata strategia di deterrenza. I relativamente piccoli ed uniformi arsenali nucleari francese, inglese e cinese possono dissuadere una sola minaccia, vale a dire l’attacco nucleare sul territorio nazionale. La varietà delle capacità della triade della Russia permette alla leadership nazionale una serie di risposte e può usarne le capacità per scoraggiare non solo attacchi nucleari contro il proprio territorio, ma anche attacchi convenzionali contro propri obiettivi militari, anche al di fuori dei confini della Russia. La Siria è un esempio di ciò che queste funzionalità significano per la Russia. Non è un caso che la richiesta di Putin di elevare la prontezza della Forza nucleare strategica al 95% si aveva quando incaricava lo Stato Maggiore Generale di distruggere ogni potenziale minaccia ad aerei o strutture dei russi in Siria. La presenza militare russa in Siria non è grande abbastanza da garantire la sopravvivenza da un attacco concertato della NATO. Cinquanta aerei si trovano in una sola base aerea, anche se protetta da S-400, e sono ancora vulnerabili per via della posizione esposta e l’assenza di profondità strategica. La forze convenzionali russe non potevano facilmente soccorrere Humaymim in caso fosse attaccata dalla NATO. Ciò che mette al sicuro Humaymim dagli attacchi è la deterrenza credibile e flessibile. E ciò che rende la deterrenza credibile e flessibile sono varietà e modernità dei vettori della Russia, che non si limita a dover lanciare un ICBM o SLBM a testata multipla, ma che può penetrare ogni difesa, attuale o prevista. La credibilità del deterrente nucleare della Russia è rafforzata dall’esistenza del potente deterrente convenzionale dei missili da crociera Kalibr e Kh-101. L’impiego di questi missili contro obiettivi dello SIIL era probabilmente motivato dalla dissuasione verso eventuali Paesi ostili alla presenza della Russia in Siria, dimostrando che la Russia potrà usare queste armi per reagire contro qualsiasi attacco su Humaymim. Lo Stato bersaglio dovrebbe quindi scegliere tra riduzione o escalation, rischiando così lo scontro nucleare con la Russia. Se la Russia avesse semplicemente una forza di ICBM e SLBM, Humaymim sarebbe un obiettivo molto più allettante perché il lancio di ICBM sarebbe una risposta sproporzionata all’attacco. I piani di ammodernamento delle Forze strategiche della Russia indicano che la sua leadership prevede gli scenari in Siria e quelli futuri.1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora