La Cina invita il Giappone a dialogare con la Corea democratica

Chika Mori e Lee Jay Walker, MTT, 23 settembre 2017

Compra le mie armi sofisticate. Distruggiamolo!

Cina e Federazione Russa sono sempre più preoccupate dalla retorica bellica e dalle azioni dei leader di Stati Uniti e Corea democratica. Allo stesso modo, le élite politiche di Pechino invitano il Giappone a concentrarsi sul dialogo anziché ossessionarsi sulle sanzioni. Pertanto, la Cina spera di frenare la diffidenza regionale cercando un approccio al “doppio congelamento”, in tandem con la Federazione russa. Il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha nettamente chiarito all’omologo giapponese Taro Kono che solo puntare sulle sanzioni, senza concentrarsi sul dialogo, aggrava la situazione. Infatti, la Cina teme che il Primo ministro Shinzo Abe giochi la carta anti-coreana in affinità con il presidente Donald Trump, a causa delle ultime debolezze della sua amministrazione. Allo stesso tempo, la Cina fa pressione sulla Corea democratica ad allontanarsi dall’abisso. Dopo tutto, è altrettanto indispensabile che le élite politiche di USA e Corea democratica riducano le rispettive retoriche. Allo stesso modo, entrambe le nazioni devono astenersi dall’assumere fino alla fine il piano militare, perché tale approccio comporterebbe solo morte e distruzione. Wang aveva detto all’omologo giapponese: “Se i giapponesi parlano solo di sanzioni e non badano ai colloqui, o addirittura li rigettano, sarebbe come se violassero le risoluzioni del Consiglio di sicurezza“. Cina e Federazione Russa comprendono l’approccio internazionale alla Corea democratica secondo le sanzioni ancora più severe dalle Nazioni Unite (ONU). Nonostante ciò, entrambe cercano il ritorno ai colloqui tra tutte le parti interessate e al “doppio congelamento” per calmare la situazione. Pertanto, la Cina vuole che il Giappone svolga un ruolo costruttivo nonostante i maldestri test militari nordcoreani sul nord del Giappone. Quindi, la Cina vuole che l’amministrazione Abe cerchi un approccio considerando quello di Cina e Federazione Russa, altrimenti la Corea democratica agiterà l’ascia di guerra verso tutte le nazioni considerate ostili, anche se il Giappone non è apertamente ostile militarmente, a parte le basi statunitensi.
Modern Tokyo Times aveva riferito: “Questo “doppio congelamento” è un piano formulato da Cina e Federazione Russa, secondo cui gli attori interessati rispettano le condizioni che riducano le tensioni. In altre parole, le élite politiche e militari di Pyongyang rispetterebbero il blocco dei test missilistici, mentre i governi di USA e Corea del Sud sospenderebbero le grandi esercitazioni militari imponendovi una moratoria”. Sergej Lavrov, Ministro degli Esteri della Federazione Russa, affermava: “Se questo doppio congelamento avrà finalmente luogo, possiamo sederci e iniziare da subito a firmare un documento che sottolinei il rispetto per la sovranità di tutte le parti coinvolte, compresa la Corea democratica“.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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La Corea democratica umilia la difesa missilistica degli Stati Uniti

Sputnik 02.09.2017L’osservatore militare russo Aleksandr Khrolenko spiega come il test dei sistemi missilistici sempre più sofisticati della Corea democratica manda in bancarotta i costosi sistemi di difesa missilistica degli USA. La settimana scorsa, la Corea democratica lanciava il nuovo missile balistico Hwasong-12 che sorvolava il Giappone prima di cadere nell’Oceano Pacifico, a 1133 chilometri ad est dell’isola settentrionale di Hokkaido. Diversi giorni dopo, il Ministero della Difesa giapponese chiedeva un bilancio per la difesa record per l’anno fiscale 2018, da 5,25 trilioni di yen (48,6 miliardi di dollari) per i nuovi missili antiaerei terrestri e navali, caccia, pattugliatori e un sottomarino. La richiesta del ministero include la grande modernizzazione della rete della difesa aerea e delle capacità di missilistiche anti-superficie e antinave del Paese. Commentando il test del missile e la risposta del Giappone, l’osservatore militare di RIA Novosti Aleksandr Khrolenko scriveva che l’ultima prova di Pyongyang dimostra oltre ogni dubbio che i sofisticati sistemi di difesa missilistica degli Stati Uniti in Asia sono inutili. “Oggi“, spiegava l’analista, “la difesa missilistica del Giappone è fornita da navi dotate del sistema Aegis (che comprende il missile SM-3 per l’intercettazione esoatmosferica). Inoltre, il Giappone ha i Patriot PAC-3 per la distruzione dei missili entro l’atmosfera“. “Tuttavia tali mezzi si sono rivelati inutili il 29 agosto, quando il missile balistico nordcoreano sorvolò il territorio giapponese cadendo a 1180 km da capo Erimo, nell’Hokkaido. In 14 minuti il missile coprì 2700 km raggiungendo la quota massima di 500 km“. Anche se il Giappone non riportava danni dalla prova, Khrolenko osservava che era estremamente curioso che non avessero nemmeno tentato di abbattere il missile. “Avrebbero almeno tentato di abbatterlo, anche se solo per addestramento“, scriveva l’analista. “La comunità mondiale non l’avrebbe condannato e Washington avrebbe sicuramente sostenuto Tokyo, ma i sistemi di difesa missilistici statunitensi e giapponesi hanno solo seguito la traiettoria dell’Hwaseong-12“. “Ancora più interessante è come il Giappone potrebbe abbattere il missile nordcoreano che vola ad una quota di 550 km, quando il più potente missile SM-3 statunitense raggiunge una quota di 250 km. Con un raggio di 500 km, il sistema Aegis non potrebbe raggiungere il missile neanche durante la discesa, tanto più che l’obiettivo si separava in tre parti (forse tre testate)“. Ricordando questi fatti, Khrolenko suggeriva che la “richiesta record del Ministero della Difesa giapponese riflette il panico tra gli alleati degli statunitensi, dopo tutto non era la prima volta che una ragione per dubitare dell’onnipotenza delle armi statunitensi, e in particolare dei loro sistemi ABM, si presenta“. Il mese scorso, ad esempio, a seguito delle minacce di Pyongyang disposta ad attuare un attacco missilistico massiccio su Guam, il Pentagono rispose che qualsiasi lancio di tali missili sarebbe stato individuato in pochi minuti e avrebbe portato alla prospettiva di una guerra totale. È interessante però, secondo Khrolenko, notare che il Pentagono “non precisò se i missili nordcoreani sarebbero stati intercettati e questo è fondamentalmente importante per prevedere perdite ed esito di una guerra (che non lascerebbe il Giappone inalterato)“. Inoltre, secondo l’analista, il lancio del missile nordcoreano si è dimostrato particolarmente umiliante alla luce del fatto che nello stesso giorno in cui avveniva, le truppe giapponesi svolgevano esercitazioni di difesa aerea presso la base di Yokota, Tokyo occidentale, dove schieravano intercettori Patriot-3. “Dalla prospettiva militare, le esercitazioni coincisero con la riuscita prova del nuovo missile balistico nordcoreano. Pyongyang ‘ha giocato a palla’, ma Washington non accettava l’inatteso ‘passo’, continuando installazione e preparazione dei componenti del PAC-3, come se l’azione fosse più importante del risultato”.
In realtà, scriveva Khrolenko, la vera efficacia dei numerosi e costosi sistemi di difesa missilistica statunitense va ancora dimostrata in condizioni operative. “Solo una volta, nel febbraio 2013, un intercettore SM-3, lanciato dall’incrociatore USS Lake Erie, distrusse l’USA-193, un satellite difettoso ad un’altitudine di 247 km. Il bersaglio simulava un missile balistico a medio raggio (anche se questi ultimi non vanno in orbita) Il test fu semplificato il più possibile, i parametri di volo erano noti in anticipo, così come il settore del bersaglio. La designazione del bersaglio fu fornita dal satellite da ricognizione STSS-D, che non può essere utile in una vera situazione operativa“. “Un altro esempio: i test del sistema di difesa missilistico statunitense durante le esercitazioni della Difesa Missilistica del Teatro Marittimo, del 2015, mostrarono che… numerose navi dell’alleanza equipaggiate con il sistema di gestione delle informazioni in combattimento Aegis poterono eliminare solo un missile balistico Terrier Orion, che probabilmente volava a una velocità subsonica. Il grado di efficacia di tali difese antimissile in caso di attacco massiccio non è noto, ma il grado di semplificazione implicato nei test suggerisce che è piuttosto basso“. In effetti Khrolenko osservava che l’ultima prova del missile nordcoreano “creava una paradossale parità di forze nel confronto del Paese con gli Stati Uniti“. In queste circostanze, osservava, Washington farebbe bene ad evitare di sottoporre gli alleati regionali a un pericolo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Missili sul Giappone: risposta della Corea democratica a sanzioni ed esercitazioni statunitensi

Amitié France-CoreeIl 29 agosto 2017, la Repubblica popolare democratica di Corea procedeva al lancio missilistico che sorvolava il Giappone. Questa nuova iniziativa, dopo tre lanci di missili a corto raggio del 26 agosto, sembra la risposta di Pyongyang all’intensificarsi delle sanzioni internazionali contro la RPDC e le manovre belliche USA-Corea del Sud Ulji Freedom Guardian del 31 agosto. La scommessa dell’amministrazione Trump di piegare la Repubblica Democratica Popolare di Corea (RPDC) si è dimostrata ancora una volta errata, non sorprendentemente in quanto la RPDC ha sempre risposto alle ostilità di Stati Uniti e alleati coi programmi nucleari e balistici. Più che mai, l’Associazione Amicizia Francia-Corea vorrebbe che gli Stati Uniti avanzino un’offerta seria di dialogo, con un gesto significativo che dimostri buona volontà, la sospensione delle manovre militari e almeno soppressione parziale delle sanzioni in cambio della ripresa dei negoziati, che potrebbe assumere la forma di un appello a Kim Jong-un e Donald Trump a porre fine a tensioni e sanzioni, costantemente rinnovate.
Col lancio del missile (che non è chiaramente un ICBM, a differenza di luglio), presso Sunan, sede dell’aeroporto di Pyongyang, la RPC dimostra l’operatività dei lanci su tutto il suo territorio al fine di dissuadere gli Stati Uniti da colpi mirati su alcune installazioni militari. Il missile ha percorso 2700 chilometri in 15 minuti a una quota massima di 550 chilometri, prima di cadere in mare a 1180 chilometri dalle coste giapponesi. In precedenza, missili che trasportavano satelliti, non balistici, avevano più volte sorvolato il Giappone fin dal 1998. Come nei precedenti lanci, il Giappone denunciava, col Primo ministro Shinzo Abe, “una minaccia grave e senza precedenti“. Dato che il lancio è in contrasto con le risoluzioni, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC) si riuniva urgentemente il 29 agosto su richiesta di Washington, Tokyo e Seoul. Donald Trump e Shinzo Abe parlarono al telefono per 40 minuti. La Cina invitava le parti a frenare: il portavoce del Ministero degli Esteri Hua Chunying dichiarava che “la Cina invita tutte le parti interessate a non intraprendere azioni che potrebbero spingere ad altre aumentando le tensioni nella regione“. Dopo aver promesso alla RPDC “fuoco e furia” come reazione tale che il mondo non ha mai visto, il presidente Donald Trump intende esercitare una “pressione pacifica” sulla Corea democratica.
Se Tokyo minacciava di distruggere il missile nordcoreano che sorvolasse il suo territorio, non adottava alcuna iniziativa. Gli abitanti dell’isola di Hokkaido, sorvolata per due minuti, ricevevano il messaggio di mettersi al riparo. Joshua Pollack, ricercatore presso il Centro James Martin per gli Studi sulla non proliferazione, dichiarava alla CNN che la traiettoria seguita (ad est della Corea, non verso Guam) era una “misura per mitigare i rischi” verso le aree popolate, supponendo che il tiro subisse problemi. La scelta della traiettoria sul Giappone può anche essere legata alle esercitazioni militari congiunte statunitensi-giapponesi Northern Viper ad Hokkaido. Poi le autorità coreane chiarivano di esser intervenute in occasione dell’anniversario dell’entrata in vigore del Trattato di annessione della Corea al Giappone del 29 agosto 2010. Un portavoce del Ministero della Difesa degli Stati Uniti aggiungeva che il lancio non “rappresenta una minaccia per l’America del Nord”. Anche se non minacciata, la Repubblica di Corea (Corea del Sud), poche ore dopo effettuava esercitazioni di bombardamento con quattro F-15K che sganciavano otto bombe da una tonnellata Mk-84 nei pressi della RPDC, per dimostrare la “capacità di distruggere la leadership nordcoreana” in caso di “emergenza”. Tale iniziativa rende improbabile la ripresa del dialogo inter-coreano, sacrificato alla speranza di Seul, finora delusa, di poter pesare sugli orientamenti strategici di Washington ponendosi da alleato più fedele nell’Asia del Nordest.
Mentre è sempre più improbabile che la RPDC rinunci volontariamente alle armi nucleari alla luce dei progressi compiuti, i negoziati, unico risultato credibile e desiderabile alla crisi attuale, si concentreranno sulla non proliferazione e il possibile congelamento dei programmi nucleari e balistici nordcoreani. Inoltre, come osserva CNN, riflettendo il consensuale punto di vista degli esperti statunitensi, una forza dissuasiva nucleare per le autorità nordcoreane è garanzia di non seguire il destino di Iraq e Libia; gli esperti (anche consiglieri governativi occidentali) non credono nel primo uso della forza militare della Corea democratica: “Perché la Corea democratica vuole armi nucleari e missili
La Corea democratica sviluppa da tempo armi nucleari e missili a lungo raggio per dissuadere gli Stati Uniti dal tentativo di rovesciare il regime di Kim Jong Un. Pyongyang ritiene che i leader di Paesi come l’Iraq, dove l’ex-dittatore Sadam Husayn fu rovesciato dagli Stati Uniti, e la Libia, il cui ex-leader abbandonò le ambizioni nucleari per eliminare le sanzioni e avere aiuti, furono rovesciati e uccisi dall’intervento statunitense in un contesto d’instabilità interna, e ritiene che solo la minaccia di colpire il territorio statunitense con una forza di ritorsione nucleare impedirà l’intervento militare statunitense. Molti esperti ritengono che la Corea democratica non utilizzerà per prima le sue armi. Secondo gli esperti, Kim Jong Un pone la sopravvivenza del suo regime al di sopra di tutto e sa che l’uso di un’arma nucleare innescherebbe una guerra che non può vincere”. D’altra parte, il rischio che una guerra sia scatenata dagli Stati Uniti dell’imprevedibile Donald Trump è più elevato: questo è il rischio che va eliminato.

Fonti:
Pentagono: La Corea democratica ha lanciato un missile che ha sorvolato il Giappone
Il lancio dei missili nordcoreani vi spaventa?

Zjuganov consiglia gli USA di lasciare in pace la Corea democratica
Gennadij Zjuganov Histoire et Societé 29 agosto 2017

Gennadij Zjuganov, presidente del Partito Comunista della Federazione Russa, ha invitato gli Stati Uniti a lasciare in pace la Corea democratica, che ha diritto alla propria versione dello sviluppo, secondo Interfax.
Lasciate in pace la Corea democratica. Lasciatela crescere come ritiene opportuno. Conta sulle proprie forze creando una tecnologia moderna, costruendo strade e abitazioni. Ha diritto al proprio sviluppo“, dichiarava Gennadij Zjuganov a una conferenza stampa a Mosca. “In geopolitica gli statunitensi s’intromettono dovunque, hanno 800 basi. Non è un caso che la leadership nordcoreana sia obbligata a creare armi di distruzione di massa, missili e tecnologie spaziali“, ha detto il leader del Partito Comunista, secondo cui se queste armi le avesse avute la Jugoslavia, Milosevic non sarebbe stato trattato in quel modo. “Se le avesse avute l’Iraq, Sadam Husayn non sarebbe stato impiccato. Se le avesse avute la Libia, Gheddafi non sarebbe stato linciato per strada“, affermava Gennadij Zjuganov, secondo cui ogni volta che c’è una leadership, un pensiero nazionale indipendente, inizia il sabotaggio degli Stati Uniti, la provocazione. “D’altra parte, questa situazione è così tesa che ci vuole poco per fare esplodere la regione“, e ha detto che si era recato nella Corea democratica, vedendo il rafforzamento dei sistemi d’arma, tra cui artiglieria dalla gittata di 40 km. “Ho visto e capisco che è obbligata a farvi fronte, perché saranno obbligati a partecipare a questo conflitto. C’è un’enorme armata statunitense in Corea del Sud, persone che cercano di proteggersi dalle altre. Così smettete di minacciare, di violare lo spazio di questo Paese, di passare leggi contro la Federazione Russa“, dichiarava il leader del Partito Comunista.

Hwasong 12
Cassad 29 agosto 2017

La RPDC ha nuovamente ignorato le minacce di Washington e le sanzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU lanciando un missile balistico Hwasong-12 che sorvolava il Giappone verso l’Oceano Pacifico e raggiungeva 550 km all’apogeo volando per 2700 km prima di cadere nell’Oceano Pacifico, ad est dell’Hokkaido. Fonti giapponesi affermano che prima della caduta il missile balistico andava in pezzi. In occasione del lancio, Giappone e Corea del Sud hanno protestato, e inoltre il primo ministro giapponese dichiarava di lamentarsi all’ONU aspettandosi un’azione dagli Stati Uniti, finora limitata a dichiarazioni minacciose, cui Kim Jong-un non bada.
Il missile è denominato KN-17 dagli Stati Uniti e dal punto di vista degli specialisti statunitensi, è dotato di un motore nordcoreano, versione modernizzata di alcuni sviluppi sovietici (eventualmente della Juzhmash esportati dall’Ucraina). Un’importante differenza del missile è l’assenza di “pinne” di stabilizzazione esterne, presenti sulle versioni precedenti dei missili balistici della RPDC; ciò è considerato un progresso significativo del programma missilistico nordcoreano. I potenziali parametri della testata nucleare del missile sono sconosciuti, ma ufficialmente la RPDC dichiara che il missile può trasportare una grande testata nucleare. Non ci sono informazioni sulla capacità del missile di violate gli elementi del sistema ABM. Il missile lanciato non è il più avanzato disponibile della RPDC: non molto prima veniva testato un missile Hwasong-14 più lungo, che può colpire Guam e teoricamente l’Alaska, cosa che non impedisce alla propaganda nordcoreana di dire che gli Stati Uniti continentali possono essere colpiti. Ma anche nella forma attuale, Hwasong-12 e Hwasong-14 garantiscono pienamente alla RPDC l’opportunità di colpire obiettivi in Giappone, Corea del Sud e Guam, base della dissuasione nucleare con cui la RPDC può danneggiare i vicini in modo inaccettabile, in caso di aggressione. Naturalmente, Pyongyang non rinuncerà mai a ciò, il che significa che nel prossimo mese vi saranno diversi test simili, soprattutto dato che Kim Jong-un già indica apertamente “ad approfondire e velocizzare”. Si può dire con sicurezza che finché gli Stati Uniti continueranno le esercitazioni e a mantenere il THAAD in Corea del Sud, Pyongyang continuerà i lanci in modo che nessuno pensi che si possa costringerla ad abbandonare il proprio programma sui missili nucleari.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Etajima e i piloti suicidi Taisintai

Burjat

L’isola di Etajima si trova nella baia di Hiroshima del Mare Interno della prefettura sud-occidentale di Hiroshima, a sei chilometri dalla città di Kuru, con la quale è collegata da due ponti. Nel 1930-1940 su questa isola c’era il Corpo dei Cadetti della Marina, che forgiava gli ufficiali della Marina Imperiale giapponese. Adesso, sulle rive del mare, rivestita di granito, vi è l’esposizione di armi navali della Seconda guerra mondiale. I turisti da Europa e Stati Uniti non sono ammessi. Vicino all’edificio del museo del corpo navale vi sono i sommergibili-kamikaze. Uno, con un comparto per due suicidi; un altro per uno solo. Accanto al museo vi sono i siluri con equipaggio Kaiten, guidati dai taisintai, assaltatori suicidi come i kamikaze. Nel museo c’è una sala dedicata ai kamikaze dei Kaiten caduti nei combattimenti. I loro ritratti occupano un’ intera parete, e i nomi sono incisi sul marmo. Appare un enorme elenco di assaltatori suicidi del sommergibile I-58, che nell’eroica notte del 29-30 luglio 1945 affondò l’incrociatore pesante statunitense Indianapolis. Dei sei Kaiten, alcuno tornò nella base di Kure. La scuola navale sull’isola di Etajima fu completata dal capitano Hashimoto Mochitsura, del corso sommergibilisti. Questo ufficiale partecipò all’attacco a Pearl Harbor. Nel febbraio 1943, Mochitsura Hashimoto divenne comandante del sottomarino I-158 dotato di attrezzature radar. Questo battello condusse un esperimento, lo studio del radar in varie condizioni di navigazione, fino a quel momento i sommergibili giapponesi combatterono alla cieca. Nel settembre 1943, Mochitsura Hashimoto comandò il sottomarino RO-44, andando a caccia di navi da trasporto statunitensi nelle Isole Salomone. Nel maggio 1944, il tenente di vascello Hashimoto fu inviato a Yokosuka, dove fu ricostruito l’I-58 su un nuovo progetto, dotandolo di supporti per i siluri Kaiten.

I siluri Kaiten
Kaiten significa “Cambiare il Destino” o “Superare il Cielo”, erano siluri guidati da assaltatori suicidi. Questi siluri non avevano meccanismi di espulsione del pilota, posto nella timoneria che occupava il ponte. Il pilota utilizzava un periscopio a bassa profondità per la ricerca. Dopo aver raggiunto il bersaglio, il pilota puntava il siluro in modalità d’attacco, abbattendo il periscopio, aumentando la profondità e navigando a tutta forza. Per impedire che il siluro, mancato il bersaglio il pilota non poteva cambiare rotta morendo per mancanza di ossigeno, fu poi aggiunto un meccanismo di autodistruzione. La lunghezza dei siluri era di 15 metri, con un diametro di 1,5 metri e un peso di 8 tonnellate, di cui 1,5 di esplosivo. I marinai-suicidi lanciavano quest’arma formidabile contro le navi nemiche. La produzione di Kaiten in Giappone iniziò nell’estate 1944, quando fu evidente che solo la dedizione dei kamikaze e dei marinai-suicidi forse poteva cambiare il corso della Seconda guerra mondiale. In totale furono prodotti circa 440 Kaiten.

Sommergibile I-58
Il sommergibile I-58 al comando del capitano di corvetta Mochitsura Hashimoto fu assegnato al distaccamento “Kongo“. La classe di Hashimoto, della scuola navale di Etajima, comprendeva 15 cadetti. All’epoca, la maggior parte degli ufficiali della sua classe erano caduti in battaglia. Su 15, solo cinque sopravvissero. Tutti comandanti del distaccamento “Kongo“. I battelli del distaccamento lanciarono in totale di 14 Kaiten contro le navi nemiche. Il sommergibile I-58 lasciò la base di Kure per la quarta campagna operativa il 16 luglio 1945. Dopo vane ricerche del nemico nel Mar delle Filippine, il battello giunse sulla rotta tra Guam e Leite. L’I-58 aveva a bordo sei siluri Kaiten. Due furono lanciati su una petroliera statunitense, che affondò immediatamente. Il 29 luglio, alle 23 ore, il sonar trovò un obiettivo. Hashimoto ordinò di emerge. A 1500 metri c’era l’Indianapolis, incrociatore della Marina degli USA. Alcuni giorni prima, l’incrociatore consegnò le componenti di tre bombe atomiche sull’isola filippina di Tinian, due delle bombe furono sganciate su Hiroshima e Nagasaki. Quando la nave non era ancora molto distante, il comandante ordinò di preparare non solo i tubi lanciasiluri, ma ordinò anche ai piloti suicidi, che non avevano nomi ma solo numeri, di approntare i loro siluri. Dopo aver compreso rotta e velocità della nave nemica, il comandante si avvicinò. Aveva due opzioni: lanciare da tre a cinque siluri dai tubi di lancio o inviare i marinai-kamikaze, specialmente perché, pronti al sacrificio, lo chiesero al comandante. Cosa fece il comandante del sommergibile I-58? Gli storici militari stranieri ne sono sconcertati. La maggioranza è incline a ritenere che i Kaiten colpirono su un fianco l’incrociatore. Due settimane prima della fine della guerra nel Pacifico, un potente incrociatore statunitense fu affondato. Tra i 1199 marinai dell’Indianapolis, solo 316 sopravvissero. Come punizione per aver trasportato le bombe atomiche, partecipando a quell’azione barbarica, l’incrociatore fu affondato nel Mar delle Filippine da un sommergibile giapponese al comando del capitano di corvetta Mochitsura Hashimoto. Si dice che quando un bombardiere B-29 decollò dalla base aerea di Tinian (Isole Marshall) trasportando la bomba atomica per Hiroshima, l’equipaggio sapeva già dell’affondamento dell’Indianapolis, che aveva trasportato parte della bomba dagli Stati Uniti a Tinian. L’equipaggio stilò la seguente scritta sulla bomba atomica, “Un regalo per le anime dei caduti dell’Indianapolis“.
Il comandante del sommergibile della Marina Imperiale, Mochitsura Hashimoto, trascorse un po’ di tempo nel campo di prigionia. Dopo la liberazione divenne capitano della flotta mercantile, navigando sulla stessa rotta del sommergibile I-58, tra Mar Cinese Meridionale, Filippine, Marianne e Caroline, toccando anche Hawaii e San Francisco. Dopo la pensione, Mochitsura Hashimoto divenne prete shintoista a Kyoto. Scrisse il libro “Affondato”. Il comandante dell’incrociatore Indianapolis, Charles McVeigh, fu processato e assolto. Dedicatosi all’agricoltura, si suicidò. Una punizione per Hiroshima?Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Esercito, politica e società in Giappone, 1928 – 1946

Jean-Louis Margolin, Fascinant Japon 6 maggio 2015L’esercito fu in Giappone un elemento centrale del programma di ammodernamento e potenza deciso all’inizio del periodo Meiji (1868). L’arricchimento del Paese legato allo sviluppo economico fu subito consacrato prioritariamente alla creazione di un potente esercito di leva (1872-1873) e alle industrie correlate agli armamenti. Ma dal 1928, i militari s’imposero al centro della vita politica, assorbendo quasi tutto verso il 1941. Quali furono i passi di questa occupazione? Come spiegare la debolezza del sistema parlamentare che cedette virtualmente senza combattere? Che dinamica favorì i militari, che in un primo momento furono considerati il sale della terra giapponese, incaricati di una missione eccezionale? Il periodo d’oro della militarizzazione dopo il 1941 pone altri problemi. Quali furono i meccanismi d’imposizione dell’ideologia nazional-imperiale degli ufficiali dell’esercito nel profondo della società? Quali furono le principali caratteristiche ideologiche che s’imposero a un certo momento su quasi tutti i giapponesi, galvanizzandone la resistenza alle avversità fino all’assurdo? Va anche capito perché i militari non costituirono mai realmente una forza unificata, ostacolandone il progetto di riorganizzazione complessiva del sistema politico e della società. Infine, nel 1946 è il negativo, sarebbe meglio dire il positivo, del 1928: l’esercito sconfitto e squalificato fu dissolto, perdendo in un paio di settimane ogni presenza sul Paese. Gli elementi di una democrazia pacifica e smilitarizzata s’imposero velocemente, con un consenso piuttosto sorprendente tra gli occupanti statunitensi e la popolazione. E la società rinacque senza una rivoluzione, su nuove basi. Si vedrà prima come, tra 1928 e 1936, un vero “doppio potere” emerse, con l’esercito imporre regolarmente le proprie idee su ministri civili, e penetrare con la sua ideologia il Paese nel complesso; poi, tra 1936 e 1941, quando civili e perfino partiti mantennero una certa posizione, gli alti ufficiali che cercarono di stabilire lo “Stato di difesa nazionale” secondo il modello totalitario dell’epoca; poi, dal 1941, con l’entrata in guerra nel Pacifico consacrare il potere assoluto ai militari, sulla politica come sull’economia e, attraverso l’introduzione della “guerra totale”, la tendenza a inquadrare tutto il Giappone come, in misura minore, molti Paesi occupati; infine, con la capitolazione dell’agosto 1945 che all’improvviso dimostrò l’inutilità di tale programma.Il doppio potere e il fallimento del parlamentarismo: 1928 – 1936
1928-1931: la destabilizzazione
Il semi-fallimento del 1920 – 1922 (ritirata dalle conquiste effettuate in Cina e Russia, limitazione degli armamenti navali) permisero al ministro degli Esteri Shidehara Kijuro d’imporre una diplomazia basata su espansione economica, rispetto per l’unità cinese e accordo con il mondo anglosassone, nel 1924 – 1927. Ma il colpo di Stato in Manciuria e il tentativo del primo ministro Tanaka d’impedire militarmente l’integrazione della Cina settentrionale da parte del governo centrale di Nanchino, non solo avviò il processo irreversibile di degradazione degli affari esteri del Giappone, ma permise ai militari di decidere sempre più la politica del Paese. I loro metodi: pressione politica legale (minaccia di dimissioni dei ministri della Guerra e della Marina tradizionalmente dei militari, per far cadere i governi), insubordinazione e sempre più gli omicidi (la prima grande vittima fu il primo ministro Hamaguchi nel novembre 1930, che morì pochi mesi dopo). La crisi del 1929, subito arrivata in Giappone a causa degli stretti legami commerciali e di investimenti, con gli Stati Uniti, causò gravi tensioni sociali. Colpì infatti con estrema brutalità il mondo rurale già turbato dall’inizio del decennio. Per i giapponesi più poveri, l’accostamento fu facile, anche se improprio, tra povertà e partitocrazia e potere della Dieta. I liberali al potere aggravarono la situazione ricorrendo ai metodi ortodossi deflazionistici, che accelerarono la spirale depressiva. Molti giovani ufficiali negli anni Venti e Trenta provenivano da famiglie contadine povere, l’unica speranza di mobilità verso l’alto. La loro indignazione prese la forma di un anticapitalismo di destra e del rifiuto del “disordine” democratico a favore di ciò che conoscevano: autorità, gerarchia, nazionalismo. L’esercito vide svilupparsi una corrente “nazional-socialista” nel senso stretto, soprattutto in quel brodo di coltura di estremisti ambiziosi che fu l’armata “coloniale” del Kwantung. La coniugazione avvenne piuttosto velocemente con altri gruppi di scontenti: gli estremisti di destra, spesso attraverso società segrete espansioniste come ad esempio Drago Nero, Fiume Amur o Bocciolo di Ciliegio, ma anche giovani ufficiali “tecnocrati” e parte del debole movimento socialista.

Ultimi tentativi di resistenza dei partiti parlamentari
Il secondo colpo di forza di Mukden (settembre 1931), che portò all’occupazione della Manciuria, ben presto trasformata in Stato fantoccio (1932), vide il Kwangtung sostituire Tokyo nelle decisioni sul futuro del Giappone. Due tentativi di colpi di Stato furono appena sventati a marzo e ottobre 1931, e i governi successivi ritennero consigliabile piegarsi al fatto compiuto. Ciò non impedì che il primo ministro Inukai venisse assassinato nel maggio 1932; fu solo il più importante di un impressionante elenco di vittime. Gli estremisti militari esercitarono difatti, nel 1931-1936, una sorta di controllo sugli affari politici tramite omicidi ed esecuzione di funzionari contrari, quasi senza timore di condanne, in quanto sostenevano di agire per patriottismo e fedeltà all’imperatore. Fu il momento di splendore della fazione militare della Via Imperiale, per cui lo “spirito giapponese” poteva trionfare su tutto e tutti, rigettando i contatti con l’occidente. Il potere era ancora nelle mani dei partiti che cercarono di allearsi con la Fazione di Controllo, composta da ufficiali anziani ed alti ufficiali, come pure i nazionalisti realisti, in particolare sull’utilità della tecnologia straniera. Le concessioni all’estremismo, tuttavia, furono importanti: in tal modo, nel 1935, entrambe le camere del Parlamento adottarono una risoluzione che proclamava il Giappone centro vitale del mondo e l’imperatore essere divino, centrale per il Giappone. Il potente Istituto per lo studio dello spirito e della cultura della Nazione si alleò con il Ministero della Pubblica Istruzione, incaricato di trasmetterne tale messaggio ai giovani cervelli. E gli accademici che tentarono di preservare il diritto di critica furono cacciati dalle loro cariche, nel migliore dei casi. La maggiore resistenza fu l’efficace azione economica del ministro delle Finanze Takahashi Korekiyo, in carica per tutto il periodo, che riuscì a superare la crisi economica e, di conseguenza, a ridurre la povertà, in particolare nelle campagne che furono anche oggetto di grandi strutture pubbliche e politiche. Attuò un interventismo moderato, non lontano dai principi resi popolari dal New Deal di Roosevelt. Sviluppò la spesa pubblica, ma come stimolo per riavviare i privati. E se aumentò il bilancio militare, la quota di investimenti per gli armamenti scese tra il 1932 e il 1936. In questo modo, ricreò una certa credibilità dei partiti. Gli estremisti cercarono di far passare tale opportunità? Probabilmente era loro volontà forzare il destino, spiegando il colpo di Stato del 26 febbraio 1936 che decapitò parte del governo (tra cui Takahashi), attaccando per la prima volta altri militari e occupando per tre giorni i principali edifici pubblici di Tokyo. Infine, ciò fu troppo per l’Imperatore, di solito poco interventista, che sconfessò il colpo di Stato e ottenne molte condanne a morte. Fu anche la fine del potere della fazione della Via Imperiale, ormai compromessa.Successo e frustrazioni del potere militare: 1936 – 1941
L’approccio dell’esercito al potere
Il fallimento del colpo di Stato di febbraio tuttavia non fu una battuta d’arresto per la marcia dei militari al potere. Più che i fini, il richiamo del dirigismo, l’odio dei partiti e la mistica nazionale-imperiale, furono i mezzi che cambiarono: l'”infiltrazione” nelle istituzioni e l’assassinio. Non ne avevano bisogno per imporre le proprie idee, in quanto divennero il centro del sistema politico. Il fatto che il movimento fosse guidato da alti ufficiali, come il generale Hideki Tojo, permise di radunare i grandi nobili (come Konoe o Kido, parenti dell’imperatore) che per lo più sognavano di usare a proprio vantaggio il potere oligarchico modernizzato. L’interventsmo militare ben presto emerse. Dal 1936, il principio del consenso dei due ministeri delle forze armate per gli ufficiali attivi fu formalmente approvato, facendo dipendere i titolari dalla buona volontà dei rispettivi Stati Maggiori. Il governo Hirota Koki, formatosi dopo il colpo di febbraio, fu creato dopo aver consultato i militari: da allora ogni designazione di ministro sarebbe stata soggetto al loro veto informale. Il nuovo ministro delle Finanze, Baba Eiichi, fece dilagare i bilanci militari rompendo con i principi di Takahashi, e presentò in modo esplicito il piano quinquennale ideato dai militari per fare entrare il Giappone nell’economia di guerra prima dello scoppio del conflitto. L’esercito decideva i ministeri, utilizzando se necessario l’arma assoluta delle dimissioni dei “suoi” ministri e conseguente negazione di un altro funzionario alla loro carica. Dei civili, invece, occuparono la carica di primo ministro fino all’ottobre 1941. Ma la Dieta, che rimase fino all’arrivo degli statunitense, si ridusse a notaio. L’influenza militare crebbe anche nella società. L’associazione dei veterani (aperta a tutti gli ex-coscritti), dipendente dallo Stato Maggiore, aumentò la presenza anche nel villaggio più remoto; fu responsabile della trasformazione delle mobilitazioni in feste, di mantenere il culto dell'”eroe” ucciso in azione e la pressione sui possibili recalcitranti. Da questa forte base sociale, nel 1937, dopo lo scoppio della guerra con la Cina, il Movimento per la mobilitazione morale del popolo fu creato esplicitamente per sostenere lo sforzo bellico, ma anche per emarginare completamente i partiti. Lo scarso successo del movimento portò il primo ministro Konoe Fumimaro a lanciare nel 1938 il programma per fondere i pariti al servizio della politica imperialista. Idea che dovette piacere a tutti: i militari e loro sodali di estrema destra, evocando il partito unico di Hitler o Mussolini e forse il Movimento Nazionale dell’esercito spagnolo; i politici tradizionali nell’angolo, a cui si aggrapparono per una possibile sopravvivenza, dato che non li escluse e che Konoe promise di non istituzionalizzare il principio del partito unico. Solo nel 1940, quando tornò al potere, l’Associazione Nazionale per il Sostegno del Trono (ANST) fu creata; quasi tutti i parlamentari vi aderirono e nel 1942 si diede un’etichetta per presentarsi alle elezioni.

I limiti del potere militare
Nessuno osò opporsi all’esercito. Eppure ripiegò sulle sue grandi ambizioni. Per primi furono lo scoppio e la stagnazione della guerra in Cina avviata nel luglio 1937, senza che il Giappone prevedesse che l’invasione avrebbe portato alla mobilitazione nazionale in Cina. Fu in questo periodo che si ebbe il massacro di Nanchino. Soprattutto, dopo il significativo successo iniziale, si ritrovò nel 1938 con una strategia per sconfiggere la resistenza cinese. Un milione di combattenti dovettero esser assegnati al fronte continentale, e l’enorme spesa di tale conflitto senza fine impedì la realizzazione di piani grandiosi, che dovevano iniziare con la costruzione di acciaierie e industrie metalmaccaniche corrispondenti alle esigenze di una guerra contro le grandi potenze. La carenze afflissero l’accordo sempre problematico tra esercito e marina, che non crearono alcun Stato Maggiore congiunto: ognuno accusò l’altro di privarlo degli armamenti necessari. L’esercito e i suoi uomini cercarono vanamente di sbloccare la situazione: nel 1937, poi nel 1940, cercando d’imporre un’economia diretta e completamente pianificata. Ma la mancanza di capacità manageriali e i conflitti tra i servizi crearono gravi strozzature (la produzione industriale si ridusse leggermente nel 1940), e dovettero chiedere aiuto alle grandi imprese (zaibatsu) che ebbero l’opportunità di recuperare una certa autonomia. I leader politici colsero l’occasione per affermarsi nel ruolo di mediatori, o come Konoe, di giocare alternativamente l’alleanza con uno o l’altro clan. Ciò causò il lungo “ritardo dell’avvio” dell’Associazione Nazionale per il Sostegno del Trono (ANST).Una dittatura militare?: 1941 – 1945
Una società militarizzata
Dopo Pearl Harbor, che segnò l’ingresso formale in guerra del Giappone, l’esercito copriva gran parte del corpo sociale. 9,5 milioni di uomini erano sotto le armi nel 1944, circa il 13% della popolazione dell’arcipelago, la maggior parte degli uomini dai 18 ai 50 anni. La mobilitazione riguardava anche le colonie, Taiwan e Corea, ma solo in parte, prendendo la forma di crescita impressionante dell’industria pesante, soprattutto in Corea del Nord, e della massiccia prostituzione delle donne presso l’esercito. La rottura con l’ambiente originale fu particolarmente forte, con più dei due terzi dei soldati inviati all’estero e su fronti immensamente lontani, senza permessi in vista. Inoltre l’industria nazionale fu quasi interamente dedita agli armamenti, con un ministero distinto diretto dal primo ministro Tojo, per cercare di coordinarla dall’autunno 1943. Non meno di due milioni di lavoratori furono assegnati all’aeronautica quale priorità assoluta, soprattutto quando la guerra sul mare sembrò persa. Milioni di donne lavorarono per la prima volta, sostituendo il marito o il padre nelle aziende o nei negozi o nell’industria. Attraverso le corvé moderne, nel 1944-45, dei terrazzamenti del “Muro sul Pacifico” (mai completato), la popolazione dei villaggi fu massicciamente influenzata. Il sistema fu totale. Le associazioni di quartiere (centralizzate sotto il controllo del governo), erano responsabili della distribuzione dei beni di consumo e della protezione civile contro i bombardamenti, organizzando sottoscrizioni (de facto obbligatori) per i gravosi prestiti di guerra, organizzando manifestazioni patriottiche per le vittorie (e poi per i loro anniversari…) e sorvegliando. La polizia militare, o Kempeitai, dove Tojo esercitò per la prima volta il comando, divenne una polizia politica onnipresente, almeno nelle grandi città. Gli estremisti entrarono nell’ANST formando, su scala ridotta, una sorta di milizia ispirata alle SA naziste, il “Corpo adulto”, spesso composto da ex-soldati che pattugliavano le strade delle città alle ricerca dei trasgressori dell’ordine morale, come gli uomini che persistevano a vestire all’occidentale (una specie di tuta kaki paramilitare era considerato “abbigliamento patriottico”) e portando i capelli lunghi. Oltre a ciò, la vita quotidiana e la cultura nel complesso furono segnati dallo sforzo bellico: le privazioni sempre più drammatiche, il culto quotidiano dell’imperatore, il trionfo dell'”arte nazionale”, curiosamente vicina al realismo nazista o al neo-realismo stalinista. Nelle scuole, la formazione paramilitare e tecnica per le industrie della difesa e la propaganda dominavano gli studi.

Le contraddizioni del primato politico
Dall’ottobre 1941 al 1945, il Giappone ebbe tre primi ministri, tutti governi militari in cui i civili erano rari, per non parlare dei rappresentanti dei vecchi partiti. Il regno di 33 mesi di Tojo fu certamente il più vicino a una dittatura militare. Il temperamento autoritario del generale, la sua meticolosità sul lavoro e il controllo delle reti della polizia gli subordinarono i ministri. Fu anche a lungo molto popolare, ma gradualmente rovinato dal divario tra le sue affermazioni di vittoria e ciò che i giapponesi finirono per capire della realtà. Oltre a un paio di individui isolati, e rapidamente bloccati, alcuna corrente politica, filosofica o religiosa, per quanto piccola, si oppose allo sforzo bellico, opponendosi così all’imperatore-dio, od osò criticare, fino al 1944, la strategia perseguita: unico tra i belligeranti. L’ANST occupò il resto del panorama politico. E l’ideologia ufficiale, facile da assimilare (il Giappone, Paese di tutte le virtù, chiamato a rigenerante l’Asia e il mondo, l’Imperatore di stirpe divina, anima del popolo, e l’esercito scudo di entrambi) fu facilmente imposta quasi a tutti. Eppure, paradossalmente, anche Tojo era ben lungi dall’essere onnipotente come Hitler o Stalin. Tre forze rimasero autonome e difficili da aggirare. La meno immediatamente preoccupante fu l’ANST, che non suscitò un entusiasmo popolare autentico, e di conseguenza continuarono a dominare gli uomini dei vecchi partiti, che riattivarono rapidamente al suo interno le fazioni informali che imitarono le divisioni precedenti. E’ significativo che nelle elezioni del 1942, al culmine delle vittorie, i candidati più vicini all’esercito furono eletti solo in minoranza. Vi era la Marina, che si sentì vittima del bullismo dell’ex-comandante in Manciuria, le cui prime sconfitte ne esacerbarono il risentimento. Infine, vi era la grande incognita del Tenno, che quasi costantemente lasciò manipolare la propria immagine dai militari, ma non fu disposto a sacrificare il trono e il Paese ai sogni di grandezza o all’onore militare (gli imperatori non si sono mai suicidati). Fu la combinazione di queste due ultime forze che spinsero Tojo alle dimissioni nel luglio 1944, dopo la ‘sconfitta di troppo’ sull’isola di Saipan.

Un dominio appena scalfito (1944-1945)
Sarebbe esagerato immaginare che le sconfitte delle ultime fasi del conflitto portassero alla disgregazione del sistema. Non ci furono scioperi o manifestazioni o proteste pubbliche. L’ultranazionalismo non aveva affatto convinto: semplicemente e lentamente, il discorso passò dal trionfalismo al sacrificio supremo, bene espresso dall’ottobre 1944 dal culto del kamikaze. Non si pensava di vincere la guerra, ma le vittorie in Cina dal 1944 e la quantità di terre ancora occupate nel 1945 fecero a lungo sperare in una onorevole pace, e in questo contesto, il kamikaze divenne elemento centrale di un calcolo apparentemente razionale: era necessario piegare gli statunitensi con perdite insopportabili. Tra i giovani, in particolare, la morbosa frenesia della morte eroica durò fino alla fine. Tuttavia, il quadro cambiò lentamente. I tardi bombardamenti statunitensi (novembre 1944), ma assai massicci, distrussero città e paralizzarono fabbriche e trasporti. L’inquadramento della popolazione cedette e le preoccupazioni della vita quotidiana emarginarono la propaganda che le sconfitte resero ancor meno credibile. Incominciò ad essere difficile trovare nuovi kamikaze: era un segnale. Tutto ciò si tradusse politicamente: il primo ministro Suzuki, un moderato autentico (creduto morto dai congiurati del 1936), fu investito nell’aprile 1945 del programma centrato sulla ricerca di una pace di compromesso, contando disperatamente sulla mediazione sovietica. Nel frattempo conversazioni segrete riunirono politici poco compromessi con il militarismo, giornalisti e intellettuali, per pianificare il domani.Una società liberatasi dall’esercito: agosto 1945 – 1946
La capitolazione non passò senza difficoltà: alcune unità della Guardia Imperiale e i kamikaze cercarono di opporvisi. Ma un paio di giorni e un migliaio di suicidi dopo, tutto cominciò ad accelerare. Anche prima che gli statunitensi arrivassero (28 agosto), l’esercito fu sciolto e disperse le scorte, spesso rubate. E l’occupante, così temuto, agì piuttosto meglio della soldataglia giapponese, per non parlare del Kempeitai. Quindi il discorso militarista in retrospettiva perse credibilità agli occhi di molti. I primi sondaggi dopo l’agosto mostrarono un’impressionante maggioranza decisa a voltare pagina, respingendo i capi militari responsabili del disastro (che anche in modo comodo si auto-esonerarono!) I militanti di sinistra e sindacali furono liberati dal carcere o tornarono dall’esilio contribuendo ad accelerare questo cambio radicale. Naturalmente ciò corrispose alla politica degli Stati Uniti, ma accompagnò piuttosto che suscitare il rifiuto del militarismo e, con esso, l’esercito. L’arresto dei principali leader non suicidati, la vasta epurazione (200000) decisa dall’occupante, però, impedirono ogni possibile reazione delle ex-forze del regime. I partiti ricostituiti, guidati dalle loro numerose vittime, accolsero con favore la nuova costituzione redatta con gli statunitensi, compreso l’articolo 9 che vieta al Giappone non solo un esercito, ma anche il diritto alla guerra. La patria del generale Tojo, principale accusato del tribunale di Tokyo, è diventato il Paese più pacifista del mondo.Conclusioni
In realtà il Giappone non l’aveva ancora finita con l’esercito. In primo luogo, rimase per organizzare il rimpatrio di circa tre milioni di soldati ancora di stanza all’estero: gli ultimi “soldati perduti” della Nuova Guinea ritornarono nel 1955! Centinaia di migliaia di prigionieri trattati duramente da sovietici e cinesi furono rilasciati solo nel 1952-53. Il processo di Tokyo condannò i vecchi leader nel 1948. Poi, con la guerra fredda, le forze armate riapparvero come “forze di autodifesa”. Periodicamente, si parla da destra di revisionare l’articolo 9 in nome della “normalizzazione” dello status internazionale del Giappone. Tuttavia la leva obbligatoria non verrà ripristinata e gli ufficiali, ora senza mercanteggiare, rispetteranno il principio della neutralità politica. I vecchi demoni sembrano ben sepolti.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora