La Battaglia per Aleppo, la fine del sogno ottomano di Erdogan

Catherine Shakdam New Eastern Outlook 21/05/2016Syria_Battle_for_Azaz_May_1_6AMDimenticate Damasco e la base di potere del Presidente Bashar al-Assad, la vera battaglia per la Siria si gioca nella città settentrionale di Aleppo dove la Turchia ha osato far rivivere il sogno del suo vecchio impero. Ankara avrà un brusco risveglio! Così brusco, infatti, che il presidente turco Recep Erdogan contempla un’incursione militare in Siria, una mossa pericolosa che trascinerebbe la Turchia in rotta di collisione non solo con Damasco, ma con le due superpotenze militari Iran e Russia. Inutile dire che, mentre Mosca e Teheran esercitano moderazione e misura verso la follia politica di Ankara, per il bene della stabilità regionale, una mossa militare diretta contro la Siria probabilmente agiterebbe la regione nonostante tutta la discreta diplomazia. La Turchia, naturalmente, sostiene che la sua posizione è legittima… come non potrebbe quando s’è dimostrata un’autentica alleata della NATO e baluardo contro il terrorismo? La principale linea di difesa del Presidente Erdogan, o meglio d’attacco, è che deve proteggere assolutamente la sovranità nazionale della Turchia contro i pericolosi estremisti. Il diritto della Turchia all’auto-difesa è così imperioso che la sua espressione giustifica la violazione dell’integrità territoriale di un’altra nazione sovrana: la Siria. Con tale narrazione eccezionale, la Siria viene relegata a teatro militare dove gli Stati giocano alla guerra e alla costruzione dell’impero. La Siria, per Erdogan, è un nano davanti alla necessità militare e politica della Turchia… a che importa del diritto internazionale quando si è la barra nel checkpoint strategico tra UE e una marea di immigrati? Chi parlerà contro la Turchia, ora che la sua volontà rimane incontrollata ed incontrastata… oserei dire canagliesca… da così a lungo. Ciò che mi chiedo veramente è come si fa a rimettere questo genio nella bottiglia? Guardatelo, il presidente Erdogan non ha alcuna intenzione di rallentare la cavalcata neo-imperiale. È probabilmente il più deciso a vedere le sue ambizioni prevalere… ad oltranza se necessario, su una nazione devastata.
Ma se la Turchia agisce da Stato canaglia in un momento in cui anche Washington si sveglia sulla logica della Russia in Siria, il presidente Erdogan non è privo di una sua logica. “Decine di migliaia di vite sono state salvate e un milione di persone ha ricevuto aiuti grazie al cessate il fuoco stabilito in Siria con l’aiuto della Russia”, ha detto il segretario di Stato Usa John Kerry questo maggio, in ciò che può essere descritto come voltafaccia politico. Sempre da appassionato stratega, Erdogan imita l’eccezionalismo americano, suonando davanti al mondo lo stesso motivo della lotta al terrorismo dall’identico ritmo militare, un grande neocon come i suoi padroni. “La Turchia è pronta ad azioni unilaterali nei confronti dello Stato Islamico (SI) in Siria per proteggere la città di Kilis al confine meridionale dagli attacchi del SI“, riferiva Xinhua citando il presidente Recep Tayyip Erdogan il 12 maggio “compiamo i necessari preparativi per ripulire l’altro lato della frontiera“, aveva detto, aggiungendo: “La Turchia non aspetterà… mentre abbiamo martiri tutti i giorni… Mi piacerebbe dire che non esiteremo a prendere misure unilaterali su questo problema… Il problema di Kilis sarà la “cartina di tornasole” sulla sincerità dei partner della coalizione nella lotta allo SI”. Se vi siete persi, non si tratta più di una mera velata minaccia nascosta dall’osservazione del presidente Erdogan, meno, naturalmente, la pura e semplice ipocrisia dell’improvvisa preoccupazione per la vita umana. Ankara ha versato qualche lacrima quando negoziava con le capitali europee su vita… e morte dei profughi di guerra. Ankara poi si cura ben poco della vita degli innocenti… dei civili. La vita per Erdogan conta solo quando può essere brandita come arma in faccia ai nemici. Il “sultano” in realtà avverte la NATO e i vicini europei, o piegarsi mentre devasto la resistenza della Siria o subire l’alluvione di migranti che scatenerò sulle vostre città. Naturalmente c’è sempre la possibilità che elementi del SI possano attraversare l’armatura dell’intelligence europea… e poi? Considerando che Ankara è mecenate e profittatrice del terrorismo pur di far valere le proprie ambizioni geopolitiche in Medio Oriente, è ben posizionata come grave minaccia al Vecchio Continente. Il fatto che la maggior parte dei governi europei non comprenda tale realtà è piuttosto preoccupante. La Turchia da tempo ha abbandonato la neutralità politica per il clamore delle guerre… quanto tempo deve passare prima che la Turchia diventi una minaccia globale?
Erdogan si lamentava che la coalizione anti-SI guidata dagli USA non abbia fornito alla Turchia il supporto desiderato, riferiva l’agenzia stampa Xinhua. Supporto contro ciò di cui nessuno sembra abbastanza sicuro, dato che Ankara inveiva solo contro quelle fazioni che hanno attivamente cercato di distruggere il terrorismo: cioè i curdi. Concedo che lo SI abbia infatti sfidato la Turchia nella provincia di Kilis, e in quanto tale, almeno sulla carta, Ankara può discutere della necessità di difendersi. Ma poi data la storia di Erdogan con lo SI, si potrebbe sostenere che l’aspirante sultano faccia dell’auto-lesionismo solo per vendere meglio alla sua gente, e al mondo, la guerra che da sempre vuole contro la Siria. Può darsi che Erdogan, moderno Prometeo politico, si sia bruciato col fuoco appiccato in Siria. Perdute le ambizioni ottomanesche, Erdogan potrebbe presto ritrovarsi davvero solo, affrontando i cani radicali che ha addestrato, armato e finanziato per deporre l’unico uomo che oggi sarebbe la chiave per la salvezza della Turchia: il Presidente siriano Bashar al-Assad.ChY884TWYAAkPOq

Catherine Shakdam è direttrice associata del Centro per gli Studi sul Medio Oriente di Beirut e analista politico specializzata sui movimenti radicali, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Venezuela: manovre e azioni dietro le dichiarazioni di Biden

InvestigAction 18 maggio 2016ikm_ktUpprfYLa dichiarazione di Joe Biden che “il Venezuela continua a commettere gravi violazioni dei diritti umani” fa parte di un chiaro tentativo diplomatico e mediatico per orchestrare l’isolamento del Venezuela, definito negli ultimi 3 editoriali contro il Paese di Bloomberg, Wall Street Journal e New York Times, e accompagnato dalle dichiarazioni del capo delle relazioni estere dell’UE Federica Mogherini: “lo scontro tra il governo e l’assemblea blocca qualsiasi tentativo di risolvere la crisi e né ferma la violenza o rallenta l’inflazione“. La cortina fumogena dei diritti umani serve a sfidare, sostenere e dare una direzione politica agli argomenti sullo “Stato fallito” utilizzati contro il Venezuela. In particolare, è con tale velo discorsivo che il vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden sostiene che il Venezuela continua a commettere gravi violazioni dei diritti umani e ad intimidire rappresentanti dell’opposizione, senza chiaramente nominare leader e attivisti assassinati dai sicari politici e il recente giro di vite contro i membri del campeggio pionieri del comune di Polichacao. Gli unici diritti umani validi per Joe Biden sono quelli dei funzionari e politici della destra venezuelana. Oltre a ciò, contro il chavismo la violenza è permessa, sostenuta e richiede la massima copertura possibile. Ma non solo Mogherini parla come Biden sulle “restrizioni delle libertà civili” nel Paese, ma tali affermazioni sono rafforzate dalle azioni del vicepresidente degli Stati Uniti nel primo vertice della sicurezza energetica nei Caraibi (supportate anche dal recente discorso del segretario generale dell’OSA Luis Almagro a Washington). Solo di nome, tale ente diplomatico non ha detto nulla nella sua breve storia; ricordiamo subito che Obama lanciò tale iniziativa un paio di giorni fa con l’ordine esecutivo contro il Venezuela chiedendo ai Paesi caraibici di aprirsi a ciò che chiama “energia alternativa” (col tampone dell’esportazione nordamericana) per frenare l’influenza di Petrocaribe: obiettivo essenziale del governo degli Stati Uniti, su richiesta esplicita di Chevron e Exxon Mobil che lo considerano un loro lago, secondo i cablo statunitensi resi pubblici da Wikileaks. Anche se ne cercano la destituzione, il Venezuela non è il Brasile e Maduro e Diosdado non sono Dilma.

Intervento e Assemblea nazionale
10505367 Insieme a tale ampia manovra geopolitica e al colpo di Stato in Brasile, le dichiarazioni di Biden, vicino agli interessi energetici della Chevron Corp. (la stessa che ha finanziato le sanzioni contro il Venezuela) cercano d’instillare l’idea che il Venezuela sia sull’orlo della crisi umanitaria, del crollo ed eventuale implosione che potrebbe influenzare la sicurezza della regione, motivo per cui so dovrebbe creare una coalizione multilaterale per intervenire, come previsto l’anno scorso dal think-tank finanziato da George Soros International Crisis Group, che conta tra il personale l’ex-capo della NATO Wesley Clark. L’operazione Venezuela Libero – 2 del Comando Sud degli Stati Uniti ribadisce che ciò è considerata una possibilità reale nel medio termine. E mentre Ramón Aveledo cerca il supporto del Brasile per intervenire nel suo Paese con l’applicazione della Carta Democratica dell’OAS, Luis Florido, al senato del Canada con una delegazione di membri del MUD composta da Freddy Guevara, Williams Davila e Luis Emilio Rondón, sostiene che “la situazione in Venezuela è quella della pressione senza valvola di sicurezza” che può esplodere “e destabilizzare tutta l’America Latina“. E completa Luis Florido: “La responsabilità del Canada e del concerto delle nazioni americane è agire nel quadro multilaterale e bilaterale per fare pressione per un’uscita costituzionale nel Paese“. Sincronizzatasi alla perfezione con tali affermazioni, la rappresentante della politica estera dell’Unione europea afferma che in Venezuela “c’è uno scontro di poteri” e “domanda un’uscita costituzionale dalla crisi“, d’accordo con Joe Biden che segnala, inoltre, che l’Assemblea nazionale rappresenta “la diversità della visione politica del Paese“. Tale legittimazione dei piani del Comando Sud sullo “scontro di poteri” e l’uso dell’Assemblea nazionale per organizzare in modo permanente ingovernabilità, c’è l’approvazione di un accordo per sollecitare il ramo esecutivo del Tribunale supremo della giustizia (TSJ) e il Consiglio nazionale elettorale (CNE) a “rispettare la costituzione” garantendo l’esportazione del messaggio sulla “rottura” dell’ordine costituzionale in Venezuela.
Come visto, i membri del MUD giocano fino al limite sul rifiuto di riconoscere gli altri poteri costituiti in Venezuela pianificando, tra le righe, l’applicazione della Carta Democratica da attuare solo quando c’è, in particolare, una rottura dell’ordine costituzionale in un Paese membro dell’organizzazione (OAS), come se fossero un potere parallelo, nella migliore tradizione dei governi mercenari (o della cosiddetta “transizione” secondo coloro sempre pronti ad intervenire) riconosciuti da Stati Uniti e Unione europea in Libia e Siria. Mentre s’acuiscono i fronti interni più aggressivamente bellicosi, riassunti nei fronti alimentare, farmaceutico ed illegale, sempre più pressione sarà attuata dall’estero per mettere con le spalle al muro il chavismo e le legittime autorità. E il Brasile, in particolare, rappresenta un’accelerazione di tale offensiva. Ma qui non siamo in Brasile e né Maduro, né Diosdado sono Dilma. Biden e il Comando Sud lo sanno.Italy-Europe-Ukraine_Horo-e1409422492587Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’enorme influenza della CIA sull’UE

Martin Berger New Eastern Outlook  22/05/2016

TTP-TTIP-Corporations-Control-400x367Mentre i decenni passano assistendo al cambio di leader, governi e alleanze, le politiche degli Stati Uniti rimangono le stesse. I capi statunitensi sono abituati a fare pressione su altri Stati, alla ricerca del modo di occupare la posizione di burattinaio che controlla i burattini nel mondo. Alcuni politici che preferiscono cedere all’ampia pressione, scoprono relativamente presto che gli USA difendono solo i propri interessi geopolitici, spesso a scapito degli altri Stati. Non c’è da meravigliarsi che il presidente degli Stati Uniti Barack Obama abbia recentemente dichiarato che gli USA devono scrivere le regole, mentre gli altri Paesi non hanno altra scelta se non seguirle, e che non sarà mai il contrario. All’inizio della marcia verso l’egemonia, nel 1913, la quota della produzione industriale mondiale degli Stati Uniti era del 35,8%. Poco prima della seconda guerra mondiale, arrivò al 40% per poi raggiungere il culmine a metà degli anni ’50 col 54,5%. Nel 1960 la quota degli Stati Uniti iniziò a contrarsi gradualmente, scendendo al 46%. Per compensare la caduta gli Stati Uniti iniziarono a cercare il modo di sfruttare i partner dell’Unione Europea. Dopo tutto, Washington sostenne l’integrazione europea dalla fine degli anni ’40, finanziata di nascosto dalle amministrazioni Truman, Eisenhower, Kennedy, Johnson e Nixon. Il fatto che l’Unione europea sia un piano statunitense fin dal primo giorno è stato scoperto da The Daily Telegraph. Inoltre, era un progettato attuato dalla CIA. Il DT nota: “La Dichiarazione di Schuman che diede il tono della riconciliazione franco-tedesca, portando alle tappe verso la Comunità europea, fu ideata dal segretario di Stato Dean Acheson in una riunione a Foggy Bottom. “Tutto è cominciato a Washington”, disse il capo dello staff di Robert Schuman. Fu l’amministrazione Truman che intimidì i francesi per raggiungere un modus vivendi con la Germania nei primi anni del dopoguerra, anche minacciando di tagliare gli aiuti del piano Marshall, in un incontro con furiosi recalcitranti capi francesi che resistettero fino al settembre 1950”.
The Telegraph fa un passo avanti, sostenendo che i documenti declassificati del dipartimento di Stato dimostrano che le agenzie di intelligence degli Stati Uniti finanziarono di nascosto il movimento europeo per decenni lavorando in modo aggressivo dietro le quinte per spingere la Gran Bretagna nel piano. Ad esempio, un documento firmato dal generale William Donovan il 26 luglio 1950, afferma che ci sarebbe stata una massiccia campagna per promuovere il Parlamento europeo. Documenti simili dimostrano che il predecessore della CIA, l’Ufficio del coordinatore delle informazioni e la CIA stessa impedirono costantemente ai fondatori dell’Unione europea di cercare fonti alternative di finanziamento, che gli avrebbe permesso di ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti. The Telegraph sottolinea che le relazioni tra Stati Uniti ed UE furono tese, a volte, ma gli Stati Uniti controllano l’UE fin dalla creazione del Parlamento europeo, come ancora degli interessi regionali statunitensi assieme alla NATO. Se vogliamo guardare la quantità di tempo, risorse e denaro che Washington ha speso per garantirsi l’obbedienza dell’UE, non sorprende che continui ad imporre il Partenariato transatlantico di scambio e investimenti (TTIP). Questo anche se è chiaro che gli Stati Uniti hanno tutto da guadagnarci, mentre l’Europa può solo compromettere ulteriormente i propri interessi finanziari ed economici firmandolo. Questo fatto è stato ribadito recentemente dall’influente quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung insieme ai canali televisivi tedeschi WDR e NDR. Queste fonti d’informazione hanno trovato il coraggio di pubblicare i documenti riservati sulla natura dell’accordo TTIP, consegnatigli da Greenpeace. Queste pubblicazioni danno ai cittadini di entrambi i continenti l’opportunità di valutare in modo imparziale la natura dei negoziati tra Stati Uniti ed UE, dato che il pubblico ne era all’oscuro da più di tre anni. Inizialmente, quando l’UE rese pubbliche le sue proposte, gli Stati Uniti decisero di rendere segrete le proprie, portando a manifestazioni di massa in Europa. Alla fine il Sueddeutsche Zeitung è giunto alla conclusione che gli Stati Uniti esercitano ancor più pressione sull’Europa di quanto si possa supporre.
The Independent notava che: “Le fughe potrebbero bastare per destabilizzare completamente l’accordo, secondo gli attivisti che hanno affermato che l’accordo non poteva sopravvivervi, indicando che gli Stati Uniti cercano con la forza di modificare il regolamento europeo per ridurre le protezioni per ambiente, diritti dei consumatori e altre posizioni che l’UE permette ai suoi cittadini. I rappresentanti di ogni parte sembrano aver scoperto di avere differenze “inconciliabili” che potrebbero minare la firma del decisivo e assai controverso accordo commerciale, dicono gli attivisti”. Curiosamente, una situazione simile si è verificata con la Trans-Pacific Partnership (TPP), che Washington cerca d’imporre agli Stati della regione Asia-Pacifico per garantirsi il dominio totale e completo su di essi. Tuttavia, è improbabile che i capi politici dell’Unione europea o dell’Asia-Pacifico possano procedere coi negoziati, data la quantità di danni alle PR che potrebbero subire firmando gli inconcepibili TTIP e TPP. E sembra che se la gente sapesse del coinvolgimento della CIA in questi accordi, i colloqui subirebbero una brusca frenata totale.ttip-diskretionsabstand-farbepixMartin Berger è giornalista freelance e analista geopolitico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I 10 motivi per cui l’occidente ha ucciso la Guida libica Muammar Gheddafi

Panafricain 20 maggio 201625304-26tyxxL’ex-leader libico Muammar Gheddafi fu ucciso “perché pensava che l’Africa era matura per sfuggire alla povertà coi propri mezzi, svolgendo il proprio ruolo nella governance globale“, aveva detto il presidente del Ciad Idris Deby, in un’intervista. Secondo il Capo di Stato ciadiano, era essenziale “farlo tacere”, aggiungendo che “la storia registrerà che gli africani non hanno fatto molto. Ci hanno ignorato e non fummo consultati. Gheddafi era sconvolto e imbarazzato“. “Fu lo stesso con Patrice Lumumba, in Congo. Perché l’uccisero? Perché Gheddafi fu ucciso? (…) Siamo fornitori di materie prime. Ma guardate dove siamo? Siamo molto arretrati“, ha detto il leader del Ciad da Abeche, la seconda città del Ciad.
Ecco in 10 punti perché Gheddafi doveva morire:ras1_continental_world1) – Il primo satellite africano RASCOM-1
Fu la Libia di Gheddafi ad offrire la prima vera rivoluzione in Africa dei tempi moderni: assicurando la copertura universale del continente per telefonia, televisione, radio e molte altre applicazioni come telemedicina e istruzione a distanza; per la prima volta, una connessione a basso costo diventava disponibile nel continente, anche nelle zone rurali, con il sistema del ponte radio WMAX. La storia inizia nel 1992, quando 45 Paesi africani crearono la società RASCOM per avere un satellite africano e ridurre i costi di comunicazione nel continente. Le chiamate da e verso l’Africa allora avevano le tariffe più costose del mondo, perché c’era una tassa di 500 milioni di dollari che l’Europa incassava ogni anno dalle conversazioni telefoniche, anche all’interno dei Paesi africani, per il transito dei satelliti europei come Intelsat. Il satellite africano costava solo 400 milioni da pagare una sola volta, senza mai più pagare 500 milioni di affitto all’anno. Quale banchiere non finanzierebbe un progetto del genere, ma l’equazione più difficile fu: come lo schiavo si sbarazza dello sfruttamento servile dal padrone se cerca aiuto da quest’ultimo per raggiungere questo obiettivo? Così, Banca mondiale, Fondo monetario internazionale, Stati Uniti, Unione europea ingannarono questi Paesi per 14 anni. Nel 2006, Gheddafi pose fine all’inutile agonia dell’elemosina dai presunti benefattori occidentali che praticano prestiti a tassi usurari; la Guida libica mise sul tavolo 300 milioni di dollari, la Banca di Sviluppo africana 50 milioni, la Banca per lo Sviluppo dell’Africa occidentale 27 milioni, così l’Africa dal 26 dicembre 2007 ebbe il suo primo satellite per telecomunicazioni della storia. Nel processo, Cina e Russia s’inserivano, questa volta vendendo la loro tecnologia e permettendo il lancio di nuovi satelliti sudafricani, nigeriani, angolani, algerini e anche di un secondo satellite africano, lanciato nel luglio 2010. Ci aspettiamo per il 2020 il primo satellite al 100% tecnologicamente costruito sul suolo africano, in particolare in Algeria. Il satellite competerà con i migliori del mondo, ma a un costo 10 volte inferiore, una vera e propria sfida. Ecco come un piccolo semplice gesto simbolico di 300 milioni può cambiare la vita di un intero continente. La Libia di Gheddafi è costata all’occidente non solo 500 milioni di dollari all’anno, ma miliardi di dollari di debito ed interessi che tale debito avrebbe generato all’infinito e in modo esponenziale, mantenendo il sistema occulto per spogliare l’Africa.rascom-1__12) – Base monetaria dell’Africa, Banca centrale africana, Banca di investimenti africana
I 30 miliardi di dollari sequestrati da Obama appartengono alla Banca centrale libica, previsti dalla Libia per la creazione della federazione africana attraverso tre progetti faro:

3) – Banca di investimenti africana a Sirte, in Libia e creazione nel 2011 del Fondo monetario africano con capitale di 42 miliardi di dollari a Yaounde,

4) – Banca centrale africana ad Abuja, in Nigeria, la cui prima emissione monetaria africana significava la fine del franco CFA attraverso cui Parigi domina alcuni Paesi africani da 50 anni.

5) – E’ comprensibile dunque ancora una volta la rabbia di Parigi contro Gheddafi. Il Fondo monetario africano doveva sostituire eventualmente tutte le attività sul suolo africano con cui il Fondo monetario internazionale, con solo 25 miliardi di dollari di capitale, ha saputo piegare un intero continente con privatizzazioni discutibili, obbligando i Paesi africani a passare dai monopoli pubblici a quelli privati. Sono gli stessi Paesi occidentali che chiesero di divenire membri del Fondo monetario africano e, unanimemente, il 16-17 dicembre 2010 a Yaounde gli africani respinsero tali lussuriosi, decidendo che solo i Paesi africani fossero membri del FMA.

I cinque fattori che motivarono Nicolas Sarkozy a combattere la guerra contro la Libia, secondo David Ignatius del Washington Post, “Blumenthal ricevette le informazioni sulla Libia da un ex-agente della CIA:
6) – Desiderio di una maggiore quota di petrolio libico;
7) – Aumentare l’influenza francese in Nord Africa;
8) – Migliorare la situazione politica interna in Francia;
9) – Offrire all’esercito francese la possibilità di ripristinare la sua posizione nel mondo;
10) – Rispondere alle preoccupazioni dei suoi consiglieri sui piani a lungo termine di Gheddafi per soppiantare la Francia come potenza dominante in Africa occidentale”.
Su quest’ultimo punto, il memorandum menziona l’esistenza del tesoro di Gheddafi, 143 tonnellate d’oro e quasi altrettanto di argento, trasferite da Tripoli a Sabha nel sud della Libia, una quindicina di giorni dopo l’avvio dell’operazione militare. “Quest’oro fu accumulato prima della ribellione e aveva lo scopo di creare della valuta panafricana supportata dal dinaro d’oro libico. Questo piano doveva fornire ai Paesi africani francofoni l’alternativa al franco CFA“.detteTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lo schianto dell’Egyptair 804 è collegato all’opposizione francese all’escalation degli USA contro la Russia?

Umberto Pascali, Katehon 20/05/2016image-2011-09-13-10115407-0-inforgrafic-scut-anti-rachetaLe istituzioni degli Stati Uniti cercano freneticamente di costringere i Paesi europei ad approvare i sistemi missilistici puntati sulla Russia, volendo disperatamente intrappolare l’Europa nel confronto militare (con una provocazione che presto farà da innesco) contro la Russia. Luglio è il termine ultimo. Funzionari degli Stati Uniti ritengono che se la NATO al vertice di luglio a Varsavia non prenderà il controllo del sistema di difesa antimissile dichiarandolo operativo, la Russia dichiarerà che l’alleanza si piega alla sua volontà. Il nuovo sistema missilistico è ideato per trattenere l’Europa nel confronto perenne con la Russia, contro i propri interessi. Le élite statunitensi sono terrorizzate delle prossime elezioni presidenziali, nel caso un’amministrazione di Trump (o Sanders?) salvi gli Stati Uniti dalla continua politica di “guerre e saccheggio finanziario”.
La Francia guida l’opposizione al sistema missilistico (recentemente impiantato anche nell’impoverita Romania) nominalmente un programma della NATO ma in realtà operazione di controllo degli Stati Uniti sull’Europa. Proprio oggi, il Wall Street Journal ha denunciato la Francia per l’opposizione al diktat di Washington. Il giornale, nota voce di Wall Street e Bush-Clinton, ha spiegato che l’opposizione francese va spezzata prima della riunione di luglio della NATO, quando i Paesi della NATO dovrebbero accettare “proprietà” e “responsabilità” dello “scudo antimissile”: “Funzionari francesi hanno detto che rifiutano l’approvazione a che l’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord prenda il controllo del sistema di difesa antimissile europeo degli Stati Uniti, posizione di Parigi che funzionari statunitensi e dell’alleanza sperano di poter convincere a cambiare prima del vertice di luglio”. “Non è solo una questione tecnica, ma c’è un aspetto politico”, ha detto al giornale un funzionario francese. “Se si tratta di un sistema della NATO, la NATO si assumerà la responsabilità se si abbatterà un missile. La NATO si assumerà la responsabilità se si fallisse“. Gli statunitensi vogliono che la questione sia imposta all’Europa già il 19 maggio, al vertice dei ministri degli Esteri della NATO a Bruxelles. Germania e anche Italia sembrano seguire la Francia nel respingere le pressioni. È una situazione (leader europei che resistono ai piani anglo-statunitensi) simile ad altre nel recente passato, quando Francia e Belgio furono colpiti da estremamente sofisticati attacchi militari sotto forma di terrorismo.
L’incidente del volo EgyptAir 804 da Parigi a Cairo è un avvertimento a smetterla di resistere o altro?03d69c82849c521bf2569c3652b42285Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 2.260 follower