Le Forze Speciali del KGB

La storia di come e perché il KGB formò forze speciali e come avrebbero potuto essere utilizzate
Mark Hackard Epionage History Archive 15 maggio 2015 – Russia Insider
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora
70_лет_КГБNel piovigginoso 11 novembre 1983, il presidente statunitense Ronald Reagan avrebbe avuto il tempo per il suo consueto pisolino all’Ufficio ovale. Oltre un discorso la mattina alla Legione americana in onore del giorno di veterani, Reagan avrebbe passato il resto del programma partecipando a un’esercitazione di guerra nucleare della NATO denominata Able Archer. Il presidente trovava la materia affascinante ma spaventosa; nonostante i suoi discorsi infuocati, auspicava che i sovietici non avessero nulla da temere dagli USA. Speranza vana. A Mosca, il Segretario Generale Jurij Andropov vide il ruolo di Reagan in Able Archer, sottolineata dall’invasione statunitense di Grenada e dall’allarme nel mondo delle forze USA, come copertura di un primo attacco nucleare. Scortato all’alba gelata dal Capo di Stato Maggiore Generale, Maresciallo Nikolaj Ogarkov, dal Politburo al bunker del comando delle truppe d’elite KGB, affranto da tristezza e terrore Andropov trasmise la direttiva, nel disperato tentativo di ridurre al minimo la devastazione incombente sul suo Paese. Quella sera l’esercitazione della NATO si concluse, Reagan conferì con Bud McFarlane della Sicurezza Nazionale, cenò e partì con la moglie Nancy per l’Andrews Air Force Base per iniziare un lungo viaggio in Giappone. Il Marine One sorvolò una comune jeep dell’US Air Force che passava sulla strada sottostante, mentre l’elicottero si avvicinava all’Andrews. Sulla jeep vi erano quattro aviatori dai baschi blu della sicurezza dell’aeronautica, il sergente parlava con un accento dell’Illinois, anche se era cresciuto a Khabarovsk. Il gruppo aveva superato il confine canadese una settimana prima, per poi dirigersi verso una casa sicura, in un sobborgo di Washington DC, in attesa di ordini. I loro ordini erano: camuffati da pattuglia della sicurezza, con i documenti giusti e senza fare domande, entrare nell’Andrews, filtrare la sicurezza e piazzare una valigetta, da attivare via satellite, di fronte alla pista un’ora prima dell’arrivo del presidente. Reagan, accolto sull’Air Force One per un breve debriefing su Able Archer dal segretario della Difesa Cap Weinberger e dal presidente del Joint Chiefs John Vessey, non vedeva l’ora di essere il primo presidente statunitense a parlare al parlamento del Giappone, la Dieta. Eppure quel giorno non sarebbe mai arrivato, la pioggia battente semplicemente evaporò mentre una palla di fuoco infernale inceneriva l’Andrews Air Force Base. I quattro aviatori sulla jeep, in viaggio verso la Virginia, assistettero al terribile flash illuminante il cielo notturno dietro di loro. Su entrambe le sponde dell’Atlantico, altri gruppi, finora invisibili, scendevano come branchi di lupi sui loro bersagli. Parlando poco durante il controllo delle armi, correvano lungo la I-95 verso il prossimo obiettivo nel buio: la rete elettrica di tutta la costa orientale era appena stata spenta. Tale svolta terribile degli eventi fu più probabile di quanto si possa pensare. Per fortuna, Reagan decise di non partecipare ad Able Archer e piuttosto andò dritto in Giappone ad affrontare la Dieta. Andropov e la leadership sovietica, sul filo del rasoio su ciò che vedevano come provocazione USA-NATO, non reagì in modo eccessivo. Invece dell’avverarsi dello scenario da incubo, Oriente e occidente vissero per raccontare di un altro scampato Armageddon durante i giorni bui della guerra fredda. Eppure forze armate e spie di entrambe i lati avrebbero continuato ad essere pronti ad ogni evenienza. Quello che segue è la vera storia delle unità speciali del KGB.

Il KGB, strumento del potere globale sovietico
Dalla metà degli anni ’70 agli anni ’80, il KGB sovietico creò una potente forza antiterrorismo e per operazioni speciali, che fece nervosamente rivalutare agli strateghi occidentali piani e proiezioni. Con un possibile minaccioso conflitto con Stati Uniti e NATO, con il rischio di mutare in fuoco nucleare le guerre nel Terzo Mondo, tali situazioni di pericolo richiesero la creazione di unità speciali distinte da quelle dello Stato maggiore generale del GRU (Glavnoe Razvedyvatelnoe Upravlene – Primo Direttorato dell’Intelligence). Come primo servizio segreto dell’URSS, il KGB (Komitet Gosudarstvennoj Bezopasnostij – Comitato per la Sicurezza dello Stato) effettuava intelligence e azioni segrete in tutto il mondo. Il potere sovietico era al culmine globale durante l’era della distensione, e la Lubjanka sembrava avere le maggiori forze speciali di sempre. Il GRU, dopo tutto, era volto ad annientare le strutture militari chiave del “principale avversario”, poco prima che la guerra scoppiasse. Da Presidente del KGB, Jurij Andropov volle predisporre uno strumento simile che il Cremlino poteva utilizzare nell’ampio spettro geopolitico. Andropov e i suoi uomini furono dei veri innovatori in questo senso, fondando unità d’élite speciali che diedero alla leadership sovietica opzioni per discrete azioni dirette, in caso di crisi con l’occidente.

Alfa: Scudo del KGB
Alpha_antiterror_group_emblem Andropov per prima dedicò notevole attenzione e impegno alla formazione di nuovi gruppi Spetsnaz (forze speciali) per il loro valore nella difesa dell’Unione Sovietica dal potenziale ricatto dei terroristi, che avrebbero potuto colpirne la stabilità politica. La leadership del Politburo e del KGB era particolarmente preoccupata da possibili dirottamenti e atti terroristici da parte di gruppi nazionalisti che volevano l’indipendenza da Mosca. Una cellula di estremisti armeni, per esempio, commise tre attentati quasi simultanei a Mosca l’8 gennaio 1977 prima di essere fermato dal KGB, otto mesi dopo [i]. Per rispondere alla minaccia terroristica, Andropov decise d’istituire un nuovo commando del KGB. Nel 1974 l’unità “A” fu formata nell’ambito del 7.mo Direttorato (Vigilanza), ma fu subordinata direttamente al Presidente del KGB [ii]. La squadra, ora popolarmente nota come “Alfa“, fu addestrata alle operazioni antiterrorismo sul territorio sovietico. Alpha originariamente era costituita da circa 30 uomini scelti, ma la sua utilità fu riconosciuta e il numero di agenti nonché i fondi e le attrezzature speciali, aumentati. Alpha partecipò ad operazioni d’interdizione d’intelligence ostili e sequestro di agenti occidentali (“strappa-e-afferra”) nell’Unione Sovietica [iii]. Alfa, tuttavia, ebbe un obiettivo strategico oltre alla lotta a terrorismo e spionaggio. Andropov era ben consapevole dello sviluppo delle forze per operazioni speciali occidentali come Delta, SAS e GSG-9 e cercò di contrastarne la probabile infiltrazione in URSS, in caso di ostilità. Le unità speciali di USA e NATO avrebbero avuto il compito di assassinare la direzione del Partito e l’alto comando sovietico, e sabotare obiettivi strategici. Alfa, quindi, fu progettata per proteggere i membri del Politburo e le strutture chiave, durante la guerra o periodi di tensione. Il compito strategico del Gruppo fu confermato da un altro dato relativo all’ottimizzazione della struttura del KGB. Nello stesso anno della fondazione di Alfa, il 1974, il 15.mo Direttorato, responsabile dei bunker del Cremlino per la leadership, ebbe il titolo di Direttorato Generale, un importante avanzamento di status [iv]. Distaccamenti di Alfa e 15.mo Direttorato Generale svolsero esercitazioni di scorta ai funzionari del Politburo e del Comitato Centrale nei centri comando e controllo sotterranei della famosa metropolitana di Mosca. Fu riferito che Andropov assisté a queste manovre con la massima serietà, nonostante i disturbi fisici cronici, dopo esser divenuto Segretario Generale nei primi anni ’80 [v]. Con il fallimento della distensione e le crescenti tensioni sul dispiegamento dei missili statunitensi in Europa, Andropov aveva motivo di prevedere imprevisti.

Vympel: Spada del KGB
post-5-1156001392 Il KGB non smise di sviluppare le forze per operazioni speciali con Alpha; Andropov creò un’unità speciale che potesse infiltrarsi in territorio ostile ed eseguirvi azioni dirette come assassinare l’alto comando nemico e distruggerne le infrastrutture strategiche. Il Primo Direttorato Generale, responsabile dell’intelligence straniera, rientrava nell’apparato del super-segreto Direttorato S (spionaggio). Era il ramo del KGB responsabile dell’intelligence altamente segreta, senza il rifugio dello status diplomatico o di qualunque forma di associazione con il governo sovietico. Le operazioni del Direttorato S riguardavano l’infiltrazione di un ufficiale dei servizi segreti (spesso con il coniuge) in un Paese come nativo locale o immigrato da Paese terzo, al fine di raccogliere informazioni e agenti operativi, che avrebbero sostenuto le missioni dei commando sotto copertura. Sicuramente c’era una base organizzativa da cui Andropov attingeva per il nuovo programma, e i precedenti tentativi mostravano la necessità di una struttura permanente sistematizzata per le operazioni speciali. In precedenza il 5.to Dipartimento per la programmazione del sabotaggio e degli omicidi, erede del famigerato 13.mo Dipartimento degli anni ’50, era stato creato nel Primo Direttorato Generale nel 1969. Allo stesso tempo fu istituito un Corpo Addestramento Ufficiali (KUOS) a Balashikha, periferia di Mosca, per preparare una “riserva speciale” di agenti del KGB in caso di crisi e guerra. Il 5.to Dipartimento fu sciolto dopo che uno dei suoi ufficiali, il maggiore Oleg Ljalin, disertò nel Regno Unito mentre era in missione, nel 1971 [vi]. Chiaramente il KGB aveva bisogno di una segretissima unità di combattimento, coesa e sempre pronta ad essere inviata all’estero in qualsiasi momento per proteggere gli interessi sovietici. Tale commando d’élite era d’inestimabile valore in una crisi o guerra, perché poteva “decapitare” la leadership del nemico, comportando un vantaggio, in un conflitto, per l’Unione Sovietica. Nel 1976, cinque anni dopo la defezione di Ljalin, il Direttorato S dell’Intelligence, gli Illegali, prese il controllo del KUOS ed istituì l’8.vo Dipartimento, d’ora in poi responsabile di omicidi e sabotaggi nei Paesi stranieri [vii]. Era il momento in cui tali azioni vennero ordinate dal Politburo.
L’unità speciale temporanea del KGB Zenit, formata dal Primo Direttorato Generale e dal distaccamento Grom di Alpha del 7.mo Direttorato, effettivamente eseguì una decapitazione da manuale nello Stato preso di mira [viii]. Eppure questa operazione non ebbe luogo in uno Stato membro della NATO, ma nell’Afghanistan in crisi a fine dicembre 1979. L’azione va vista come prova generale, anche se in condizioni diverse, della paralisi strategica dei governi NATO se il Patto di Varsavia avesse mai lanciato le proprie divisioni corazzate sulla Germania occidentale. Le squadre Spetsnaz ebebro successo operativo eliminando il presidente afghano Hafizullah Amin su ordine del Politburo di Leonid Breznev, ma l’Unione Sovietica fu trascinata in un brutale e catastrofico pantano strategico. Tuttavia, i reparti speciali del KGB continuarono a mostrare efficacia operativa e tattica nella guerra in Afghanistan, nelle operazioni di ricognizione, intelligence e sabotaggio, nonché eliminazione o sequestro dei capi dei mujahidin della CIA [ix].
105261-95b6f-33735876-m549x500La più elitaria unità speciale del KGB, Vympel, fu istituita nell’agosto 1981 dall’8.vo Dipartimento del Direttorato S dal Maggior-Generale Jurij Drozdov, veterano degli Illegali e loro capo dal 1979 fino alla fine della guerra fredda, che definì l’8.vo Dipartimento come “niente di meno che una struttura per informazioni e ricerca d’intelligence, che seguiva con mezzi operativi tutto ciò che riguardava le forze speciali della NATO“. Drozdov dice che i suoi clandestini si addestrarono nelle forze speciali degli eserciti della NATO [x]. Ci si chiede se le nazioni occidentali abbiano inconsapevolmente ospitato ufficiali sotto copertura sovietici nei loro commando più sensibili, ma tale conoscenza di prima mano sarebbe stata ben impiegata dal KGB rendendo Vympel ben superiore ai concorrenti. Conosciuto ufficialmente come Centro di addestramento separato, Vympel fu incaricato delle operazioni speciali all’estero come sabotaggio e azione diretta contro Stati ostili. Gli ufficiali che componevano il gruppo furono selezionati non solo dal KGB, ma da tutte le forze armate sovietiche, e superarono un regime estremamente rigoroso di addestramento in tutte le condizioni, insegnamento di lingua, intelligence ed istruzione nel guidare ogni tipo di veicolo [xi].
Oltre alle operazioni in Afghanistan, gli ufficiali dell’unità ebbero incarichi di “consulenza” in Vietnam, Nicaragua, Angola, Mozambico e altri luoghi dai conflitti dettati dalla guerra fredda negli anni ’80 [xii]. Operatori di Vympel furono anche probabilmente impegnati in “forze di protezione” delle operazioni d’intelligence cruciali e in condizioni di pericolo, oltre a dare la caccia ai terroristi che minacciavano gli interessi sovietici. Drozdov racconta di un’azione di Vympel nel 1985 contro un gruppo palestinese che aveva rapito tre diplomatici sovietici in Libano: “In Libano furono presi in ostaggio dei cittadini dell’URSS. I negoziati con i terroristi non producevano alcun risultato. E improvvisamente, uno dopo l’altro, i capi dei banditi cominciarono a morire in circostanze poco chiare. Coloro che rimasero ancora vivi ricevettero un ultimatum: se gli ostaggi non vengono rilasciati, dovranno scegliere tra loro chi sarà il prossimo. Dopo due mesi e mezzo, liberarono i nostri uomini” [xiii]. La spia veterana poi menziona un’operazione in cui gli operatori di Vympel sbarcarono da un sottomarino sulle coste di un Paese straniero, durante una tempesta a mezzanotte, penetrando in profondità nell’entroterra e prendendo la persona cercata dal KGB per avere informazioni cruciali. In poche ore il team tornò sul sottomarino, insieme a un nuovo passeggero, rientrando nell’Unione Sovietica [xiv].

Sull’orlo dell’apocalisse
116194-050-14393F55 Oltre a contro-terrorismo e missioni d’intelligence ad alto rischio, Alfa e Vympel avevano per scopo ultimo il sabotaggio nella III guerra mondiale, o almeno fornire all’Unione Sovietica l’opportunità di vincerla. Andropov ordinò la creazione di Vympel tra i timori del Cremlino per le azioni del neoeletto presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan, intraprese nei confronti dell’URSS. L’intervento sovietico in Afghanistan e il dispiegamento dei missili a medio raggio SS-20 a pochissima distanza dalle città europee, rientravano nelle crescenti tensioni con l’occidente. Insieme alla corsa agli armamenti già in atto a fine anni ’70, sotto Reagan gli Stati Uniti avviarono la politica offensiva del “contenimento” e della guerra segreta. Andropov, presto Segretario Generale, fu tra i primi a rendersi conto che il motore economico sovietico andava notevolmente indebolendosi, e il cambio dell’equilibrio di potere non era favorevole a Mosca. Il fattore sistemico del declino sovietico a lungo termine era accompagnato dalla più dura retorica di Washington. La posizione di Reagan non era questione di mere parole; sanzionò il posizionamento dei missili Pershing II e Cruise in Germania occidentale, nonché l’ampio rinnovo dei “voli furetto” degli Stati Uniti per testare i radar della difesa aerea sovietica [xv]. Per i pianificatori sovietici la giustapposizione di tali dati era allarmante. Gli analisti credevano che i missili Pershing II potessero raggiungere Mosca in cinque minuti, e la leadership del Cremlino cominciò a temere la possibilità di un primo attacco degli Stati Uniti [xvi]. Nel maggio 1981, Andropov avviò il programma congiunto di monitoraggio strategico del KGB-GRU RJAN (Raketno-Jadernoe Napadenie – Attacco Nucleare Missilisitico) per monitorare eventuali preparativi di tale azione degli Stati Uniti [xvii]. Nella storia della guerra fredda, novembre 1983 fu forse il momento di maggiore pericolo tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Sulla scia dell’avvio dell’Iniziativa di Difesa Strategica della Casa Bianca e le tensioni dopo l’abbattimento del 1° settembre del Volo 007 delle Korean Airlines, la NATO programmò esercitazioni nucleari dal nome in codice Able Archer 83, da tenersi dal 2 all’11 novembre. A giudicare dai telegrammi di ottobre da Mosca alla residenza del KGB di Londra, l’attenzione sovietica era volta, con greve intensità, alle esercitazioni quali possibile preludio ad un attacco a sorpresa occidentale [xviii].
Mentre i capi euro-atlantici erano inconsapevoli della portata dell’allarme di Andropov per le esercitazioni della NATO, errori di calcolo sugli indicatori di guerra avrebbero innescato l’attacco preventivo sovietico, guidato dagli Spetsnaz. Come lo studioso dell’intelligence Benjamin Fischer afferma senza mezzi termini: “La paura della guerra fu reale” nei primi anni ’80 [xix]. Lungi dall’essere un prodotto della paranoia, la cultura strategica sovietica era forgiata dall’esperienza storica. La capacità di Hitler di lanciare l’Operazione Barbarossa, con Stalin che ignorò numerosi rapporti dei servizi segreti sull’attacco tedesco imminente, provocò una guerra di annientamento. Il Cremlino non avrebbe mai potuto permettersi un altro disastro simile e ora il margine di errore si misurava in minuti. La creazione di Andropov delle unità per operazioni speciali del KGB avvenne al momento giusto: Alpha era lo scudo della leadership sovietica, Vympel la spada. Al momento critico di una crisi come Able Archer, gruppi di combattimento di Vympel si sarebbero schierati e infiltrati negli Stati Uniti e Paesi alleati quasi contemporaneamente, per assassinare la leadership del nemico e distruggere le vitali strutture di comando e controllo. Sopprimeno il coordinamento politico-militare della NATO oltre a disattivarne il lancio di testate nucleari nel teatro europeo,i gruppi di operatori Spetsnaz di KGB e GRU avrebbero spianato la strada all’ondata corazzata del Patto di Varsavia dal passo di Fulda [xx]. E prima che tale nozione sia respinta come speculazione alla Tom Clancy, nei primi anni ’80 le comunicazioni della Marina degli Stati Uniti, il braccio più potente della triade nucleare di Washington, erano un libro aperto a Mosca grazie alla rete spionistica di Walker [xxi]. Le potenziali operazioni degli Spetsnaz del KGB, in collaborazione con il GRU, erano volte ad indurre la paralisi strategica nello Stato ostile e consentire all’Unione Sovietica di attuare un attacco nucleare preventivo, se necessario. Non è noto al pubblico se ci siano stati infiltrati nelle capitali occidentali nel novembre 1983 o altri periodi, ma il rischio era alto. Lo sviluppo di un’unità d’élite per compiti particolari va valutata quale previsione strategica di Jurij Andropov. Da consumato attore del governo nell’ombra, questo capo del KGB apprezzò il valore che esercitava nei momenti cruciali un manipolo di uomini appositamente addestrati.

Lezioni apprese?
Dovremmo essere tutti grati che le teste più fredde e moderate provvidenzialmente prevalessero nei giorni bui del 1983, e che il segnale agli Spetsnaz sovietici d’iniziare l’azione non fu mai dato. Eppure, una generazione dopo, ci troviamo di nuovo in una crisi simile: dopo il crollo sovietico la NATO è dilagata ad est. Una Russia risorgente non solo vede la sua sfera di interessi, ma anche la propria sovranità e sopravvivenza minacciate. La nazione che ha sconfitto la Grande Armata di Napoleone e la Wehrmacht, già invincibile, di nuovo sviluppa opzioni di emergenza, dalle forze nucleari alla cyber-guerra e agli Spetsnaz. Nulla nel nuovo confronto bipolare, tuttavia, è inevitabile. Se il rispetto reciproco tra i popoli non è solo retorica, gli uomini di buona volontà faranno un passo indietro dal baratro rendendo possibile la pace.

419420321Riferimenti
Fonti primarie/Interviste
Andrew Chistopher & Gordievsky Oleg, Comrade Kryuchkov’s Instructions, Stanford University Press, 1994, Stanford
Drozdov Jurij, Vymysel Iskliouchen. Vympel-Almanakh, 1996. Mosca
Earley Pete, “Interview with the Spymaster”, The Washington Post, 23 aprile 1995
Kryuchkov Vladimir, Lichnoe Delo. Eksmo, 2003, Mosca
Kuznetsova Tatjana, “Razvedchik Spetsnaznachenia”, Argumentij i Faktij, 16 agosto 2006
Samodelova Svetlana, “Kogti Andropova”, Moskovskij Komsomolets, 19 giugno 2004

Opere secondarie
Lubjanka 2: Iz Zhizni Otechestvennoi Kontrrazvedki. Mosgorarkhiv, 1999. Mosca
Atamanenko Igor, “Porkhaja kak Babochka, Zhalit kak Pchela“. Nezavisimoe Voennoe Obozrenie, 31 luglio 2009
Boltunov Mikhail, Vympel: Diversantij Rossij, Jauza/Eksmo 2003. Mosca.
Campbell Erin E., “The Soviet Spetsnaz Threat to NATO”, Air Power Journal, Summer 1988
Fischer Benjamin B., “A Cold War Conundrum”, Center for the Study of Intelligence, 1997
Kokurin AI e Petrov NV, Lubjanka: Spravochnik, Izdatel’stvo Materik 2004. Mosca
Medvedev Roy, Neizvestnyi Andropov, Pheniks, 1999. Mosca
Prokhorov Aleksandr e Kolpakidi Aleksandr, Vneshniaia Razvedka Rossij, Neva, 2001. San Pietroburgo

ce3322f5[i] Lubianka 2: Iz Zhizni Otechestvennoi Kontrrazvedki (Mosgorarkhiv, 1999. Mosca), 304
[ii] Medvedev Roy, Nejzvesntnij Andropov (Pheniks, 1999. Mosca), 188
[iii] Atamanenko Igor, “Porkhaja kak Babochka, Zhalit kak Pchela” (Nezavisimoe Voennoe Obozrenie, 31 luglio 2009)
[iv] Kokurin & Petrov, Lubjanka: Spravochnik, (Izdatelstvo Materik, 2004. Mosca), 218
[v] Samodelova Svetlana, “Kogti Andropova” (Moskovskii Komsomolets, 19 giugno 2004)
[vi] Prokhorov & Kolpakidi, Vneshnjaja Razvedka Rossij, (Neva, 2001. San Pietroburgo), 74
[vii] Ibid.
[viii] Ibid, 88.
[ix] Kryuchkov Vladimir, Lichnoe Delo (Eksmo, 2003. Mosca), 234
[x] Drozdov Jurij, Vymysel Iskljuchen (Vympel-Almanakh, 1996. Mosca), 161
[xi] Boltunov Mikhail, Vympel: Diversantij Rossij, (Jauza/Eksmo, 2003. Mosca), 19-24
[xii] Drozdov, Vymysel Iskljuchen, 170
[xiii] Kuznetsova Tatjana, “Razvedchik Spetsjalnogo Naznachenia”, (Argumentij i Faktij, 16 agosto 2006)
[xiv] Ibid.
[xv] Fisher Benjamin B., “A Cold War Conundrum”, (Center for the Study of Intelligence, 1997)
[xvi] Andrew & Gordievsky, Comrade Kryuchkov’s Instructions, (Stanford University Press, 1994. Stanford), 74.
[xvii] Ibid, 67.
[xviii] Ibid, 86.
[xix] Fisher, “A Cold War Conundrum
[xx] Campbell, “The Soviet Spetsnaz Threat to NATO
[xxi] Earley Pete, “Interview with the Spymaster”, (The Washington Post, 23 aprile 1995)

flag_of_the_kgb_of_the_new_ussr_by_redrich1917-d7l34n3Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Vladimir Putin: Discorso in occasione del 70° anniversario della vittoria del 1945

Global Research, 11 maggio 2015

Discorso di Vladimir Putin per la parata militare sulla Piazza Rossa a Mosca, in occasione del 70° anniversario della vittoria nella Grande Guerra Patriottica del 1941-1945, 9 Maggio 2015.

Russian President Vladimir Putin, left, and Defense Minister Anatoly Serdyukov, second left, speaks with officers and WWII veterans on the Red Square, after the Victory Day Parade, which commemorates the 1945 defeat of Nazi Germany in Moscow,  Russia, Wednesday, May 9, 2012. Russian President Vladimir Putin has told the annual massive military parade in Red Square that the country will stand up for its positions.(AP Photo/RIA Novosti, Alexei Druzhinin, Government Press Service)Cari cittadini russi,
Cari veterani,
Distinti ospiti,
Compagni soldati dell’Esercito e della Marina, sergenti e sottufficiali, marescialli e cadetti,
Compagni ufficiali, generali e ammiragli,
Porgo le mie congratulazioni a tutti voi in questo 70° anniversario della vittoria della Grande Guerra Patriottica!
Oggi, celebrando questo sacro anniversario, comprendiamo ancora una volta la portata della vittoria sul nazismo. Siamo orgogliosi dei nostri padri e nonni che riuscirono a battere, schiacciare e distruggere tale forza oscura. Il piano irresponsabile di Hitler fu una dura lezione per l’intera comunità internazionale. All’epoca, negli anni ’30, l’Europa illuminata non seppe vedere la minaccia mortale che risiedeva nell’ideologia nazista. Oggi, 70 anni dopo, la storia ci chiama ancora a saggezza e vigilanza. Non dobbiamo dimenticare che le idee di supremazia ed esclusività razziale provocarono la guerra più sanguinosa della storia. Tale guerra colpì quasi l’80% della popolazione mondiale. Molti Paesi europei sono stati ridotti in schiavitù e occupati. L’Unione Sovietica ha subito gli attacchi più crudeli dal nemico. Le forze d’élite naziste vi furono gettate. Tutta la loro potenza militare si concentrò contro di essa, e tutte le grandi battaglie decisive della Seconda guerra mondiale, per truppe, potenza e relativi armamenti, si svolsero in URSS. E non a caso, l’Armata Rossa prese Berlino con una campagna fulminea, infliggendo il colpo finale alla Germania di Hitler e ponendo fine alla guerra. La nostra nazione multietnica si oppose combattendo per la libertà del nostro Paese. Ognuno portava il pesante fardello della guerra. E nello stesso spirito, il nostro popolo compì un’impresa immortale per la salvezza della Patria. Decise l’esito della Seconda Guerra Mondiale. Liberò le nazioni d’Europa dai nazisti. Tutti i veterani di questa guerra, ovunque essi vivano oggi devono sapere che qui, in Russia, apprezzano i loro coraggio, forza e dedizione alla fraternità della prima linea.

Cari amici,
La Grande Vittoria sarà sempre il culmine eroico nella Storia del nostro Paese. Ma dobbiamo anche onorare i nostri alleati nella coalizione anti-hitleriana. Siamo grati ai popoli di Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti d’America per il loro contributo alla vittoria. Siamo grati agli antifascisti di tutti i Paesi che generosamente combatterono il nemico da sostenitori e membri della resistenza clandestina, anche nella stessa Germania. Ricordiamo lo storico incontro sull’Elba (fra forze sovietiche e statunitensi) e fiducia e unità divenute nostro patrimonio comune ed esempio di unità dei popoli nella pace e stabilità. Sono proprio questi valori le fondamenta dell’ordine mondiale dopo la guerra. Le Nazioni Unite furono create e il sistema del diritto internazionale moderno emerse. Queste istituzioni si sono effettivamente dimostrate efficaci nella risoluzione di controversie e conflitti. Tuttavia, negli ultimi decenni, i principi fondamentali della cooperazione internazionale sono sempre più ignorati. Sono i principi strappati dall’umanità sulla scia delle prove spaventose della Guerra Mondiale. Vediamo tentativi di creare un mondo unipolare. Vediamo il blocco della forza bruta crescere. Tutto ciò mette a repentaglio lo sviluppo sostenibile globale. La creazione di un sistema di sicurezza eguale per tutti gli Stati dovrà essere nostro compito comune. Un tale sistema sarà la risposta giusta alle moderne minacce e dovrà essere regionale e globale senza blocchi contrapposti. Questa è l’unica strada che ci permetterà di garantire pace e tranquillità al pianeta.

Cari amici,
Accogliamo i nostri ospiti stranieri oggi ed esprimiamo gratitudine ai rappresentanti dei Paesi che combatterono contro nazismo e militarismo giapponese. Oltre ai militari russi, la parata vedrà unità di dieci altri Stati marciare sulla Piazza Rossa, sono soldati di Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan. I loro antenati combatterono fianco a fianco, sia in prima linea che nelle retrovie. Vi sono anche i soldati della Cina che, come l’Unione Sovietica, perse milioni di vite in quella guerra. La Cina fu anche il fronte principale nella lotta al militarismo in Asia. Anche i soldati indiani combatterono coraggiosamente contro i nazisti. Le truppe serbe opposero una forte e implacabile resistenza ai fascisti. Durante la guerra, il nostro Paese ebbe un forte sostegno dalla Mongolia. Ed ora in una formazione da parata unica, nipoti e pronipoti della generazione della guerra s’incontrano. Il Giorno della Vittoria è la nostra festa.
La Grande Guerra Patriottica fu in realtà la battaglia per il futuro di tutta l’umanità. I nostri padri e nonni subirono dolore, difficoltà e perdite incalcolabili. Lavorarono fino all’esaurimento, ai limiti della capacità umana. Combatterono fino alla morte. Furono esempio di onore e vero patriottismo.
Onoriamo tutti coloro che combatterono fino alla fine in ogni strada, casa e frontiera del nostro Paese.
Ci inchiniamo a coloro che perirono nelle feroci battaglie per Mosca e Stalingrado, Kursk e Dnepr.
Ci inchiniamo a coloro morti di fame e di freddo nell’invitta Leningrado, a coloro che furono torturati a morte nei campi di concentramento, in prigionia e sotto occupazione.
Ci inchiniamo con affetto in memoria dei figli, figlie, padri, madri, nonni, mariti, mogli, fratelli, sorelle, compagni, familiari e amici, in memoria di coloro che non tornarono da guerra, che non sono più con noi.
Facciamo un minuto di silenzio in loro memoria.

CRIMEA-UKRAINE-RUSSIA-POLITICS-CRISIS-HISTORY-WWII[Minuto di silenzio]

Nostri cari veterani,
Voi siete i protagonisti del Grande Giorno della Vittoria. La vostra impresa eroica ha contribuito a creare una vita dignitosa e pacifica a molte generazioni. Gli ha permesso di costruirsi una vita e vivere senza paura. E oggi, i vostri figli, nipoti e pronipoti si elevano sulle vette che avete posto. Lavorano per il bene presente e il futuro del proprio Paese. Servono il proprio Paese con dedizione. Affrontano con onore le complesse sfide di oggi. Garantiscono successo, prosperità e potenza al nostro Paese, alla nostra Russia!

Gloria al popolo vittorioso!
Buona festa a tutti!
Congratulazioni per il Giorno della Vittoria!
Evviva!

[Soldati: Hurrà! Evviva! Hurrà!]

russias-victory-day-parade-celebrates-victory-over-nazis-1945Copyright © 2015 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Presidente cinese: Il ruolo della Russia nella distruzione del fascismo

Dimenticare la storia è commettere un tradimento
Anatolij Karlin The Unz Review 10 maggio – Russia Insider
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

AR-305109934Xi Jinping ha scritto un editoriale su un quotidiano russo il 6 maggio in cui, in netto contrasto con la tipica bile ed ostilità occidentale, riconosce il ruolo dell’Unione Sovietica nella sconfitta del nazismo e avverte contro i tentativi di rivedere tale risultato, sia su carta che nella realtà.
L’ho tradotto per due ragioni. In primo luogo, costituisce uno sguardo di prima mano sulle relazioni ufficiali tra Cina e Russia che, con grande costernazione di neocon, russofobi, sinofobi e imperialisti occidentali, invece di combattersi a beneficio degli Stati Uniti costruiscono forti relazioni e continuano a stipulare decine di accordi il cui valore totale probabilmente si attesta a quasi un trilione di dollari. In secondo luogo, per smentire esplicitamente la propaganda occidentale secondo cui la Russia è in qualche modo “isolata” poiché nessuno dei tirapiedi europei di Washington era alla parata del Giorno della Vittoria a Mosca questo 9 maggio. E a chi importa? Non molto ai russi, comunque. Cina, India e decine di altri Paesi erano presenti. Questa è la seconda superpotenza mondiale e rappresenta metà dell’umanità. Su Obama, Merkel, Hollande e Dave francamente, l’aria era più pulita data la loro assenza.

President Putin and visiting international leaders attend Victory Day celebrations in Moscow, May 9, 2015 xinPer ricordare la storia, per spalancare il futuro
Xi Jinping

Il 9 maggio, Giorno della Vittoria nella guerra mondiale contro il fascismo, su invito del presidente russo Vladimir Putin, visiterò la Russia e prenderò parte alle celebrazioni a Mosca dedicate al 70° anniversario della vittoria nella Grande Guerra Patriottica. Questo giorno sacro lo festeggio insieme al popolo russo e al mondo intero.
Tutti ricordano che la guerra d’aggressione iniziata da fascisti e militaristi inflisse danni e sofferenze ancora incalcolabili ai popoli di Cina, Russia e Paesi di Europa, Asia e altre parti del mondo. La lotta incessante tra giustizia e male, luce e tenebre, libertà e schiavitù, fu intrapresa dai popoli di Cina, Russia e oltre 50 altri Paesi, così come da tutti gli altri popoli amanti della pace del mondo, che unendosi formarono un vasto fronte antifascista e antimilitarista internazionale. Tutte queste nazioni combatterono sanguinose battaglie contro il nemico, e così facendo sconfissero gli aggressori più malvagi e brutali, portando la pace nel mondo. Mi ricordo che nel marzo 2013, quando visitai la Russia, posi una corona di fiori sulla Tomba del Milite Ignoto, in prossimità delle mura del Cremlino. Vi erano rappresentati l’elmetto di un soldato e una bandiera rossa e vi bruciava la fiamma eterna, simboleggiante la vita ininterrotta e il coraggio incrollabile dei nostri eroi caduti. “Il vostro nome è sconosciuto, le vostre azioni immortali”. Non saranno mai dimenticati dal popolo russo, del popolo cinese e da chiunque altro.
La Cina fu il principale teatro delle operazioni militari in Asia durante la Seconda Guerra Mondiale. Il popolo cinese si oppose prima di chiunque altro nella lotta ai militaristi giapponesi, intraprendendo la guerra più lunga, combattuta nelle condizioni più difficili e, come la Russia, subì le perdite più gravi. L’esercito e il popolo cinesi combatterono stoicamente e con insistenza, bloccando e distruggendo numerosi contingenti giapponesi aggressori. Con enorme sacrificio nazionale, la vita di oltre 35 milioni di persone, una grande vittoria fu infine ottenuta e un enorme contributo dato alla vittoria nella lotta mondiale al fascismo. Le gesta del popolo cinese nella guerra contro i militaristi, proprio come le gesta del popolo russo, saranno immortalate per sempre nella storia e non moriranno mai.
I popoli cinese e russo si sostennero a vicenda, si aiutarono, furono compagni d’armi nella guerra contro fascismo e militarismo, e costruirono un rapporto di amicizia reciproco forgiato con il sangue e la vita. Nei momenti più difficili della Grande Guerra Patriottica, molti dei migliori figli del popolo cinese si unirono decisamente alla lotta al fascismo tedesco. Mao Anying, primogenito del Presidente Mao Zedong, combatté molte battaglie come commissario politico di una compagnia di carri armati del 1° Fronte Bielorusso, fino alla presa di Berlino. Il pilota da caccia cinese Tang Duo, vicecomandante di una compagnia di caccia sovietici, si distinse nelle battaglie aeree contro le forze fasciste. I figli dei dirigenti del Partito comunista cinese e i discendenti degli eroi caduti della rivoluzione cinese, quando studiavano nel collegio internazionale di Ivanovo, nonostante fossero ancora solo dei bambini andarono a scavare trincee, prepararono molotov, cibi e vestiti per i combattenti, abbatterono alberi, raccolsero patate e curarono i feriti negli ospedali. Oltre a questo, molti di loro donarono regolarmente il sangue, 430 millilitri al mese per i soldati del fronte. La giornalista cinese Hu Jibang, piccola e debole, seguì l’intera guerra, dal primo giorno fino all’ultimo, sotto proiettili e tiri, scrivendo della resilienza e del coraggio del popolo sovietico, della barbara crudeltà delle orde fasciste, e della gioia dei soldati e del popolo russi nel momento del trionfo. Incoraggiarono gli eserciti e i popoli dei due Paesi, aumentandone la volontà di combattere fino alla fine, per la vittoria finale. Accanto agli eroi di sopra vi sono molti altri rappresentanti del popolo cinese che contribuirono alla Grande Guerra Patriottica, pur rimanendo dei militi ignoti.
Il popolo russo ha dato al popolo cinese un prezioso sostegno politico e morale nella guerra contro gli invasori giapponesi. Ciò incluse grandi convogli di armi e materiale bellico. Più di 2000 piloti da caccia sovietici entrarono nell’aeronautica cinese e l’aiutarono nelle battaglie aeree in Cina. Più di 200 di loro morirono combattendo sul suolo cinese. Nella fase finale della guerra i soldati dell’Armata Rossa dell’Unione Sovietica furono inviati nel nord-est della Cina. Insieme all’esercito e al popolo cinesi combatterono contro i militaristi giapponesi, aiutando enormemente la Cina a raggiungere la vittoria finale. Il popolo cinese sempre ricorderà i russi, sia militari e civili, che diedero la vita per l’indipendenza e la liberazione della nazione cinese.
Il famoso storico russo Vasilij Kljuchevskij ha detto che dimenticando la storia, la nostra anima può perdersi nel buio. Dimenticare la storia è commettere un tradimento. I popoli cinese e russo sono pronti, insieme a tutti i Paesi e popoli amanti della pace, con determinazione e decisione, ad opporsi a qualsiasi azione o tentativo di negare, distorcere e riscrivere la storia della Seconda Guerra Mondiale.
Quest’anno, Cina e Russia terranno una serie di eventi per celebrare il 70° anniversario della vittoria nella Seconda Guerra Mondiale. Ci saranno anche molti altri eventi organizzati dalle Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali e regionali. Lo scopo di questi eventi e celebrazioni è dimostrare la nostra determinazione a difendere i risultati della seconda guerra mondiale, proteggere l’uguaglianza e la giustizia internazionale, e ricordare ai contemporanei che è necessario preservare e custodire la pace ottenuta da tutta l’umanità a un prezzo altissimo.
Le dure lezioni della seconda guerra mondiale dicono ai popoli che la coesistenza dell’umanità non è soggetta alle leggi della giungla; che la politica mondiale è diametralmente in contraddizione con la politica da potenza belligerante ed egemonica; e che la via dello sviluppo umano non si fonda sul principio del “chi vince prende tutto” o dei giochi a somma zero. Pace – sì, guerra – no; cooperazione – sì, confronto – no; i vantaggi reciproci sono onorevoli, mentre i risultati a somma zero no. Questo è ciò che costituisce il nucleo immutabile e l’essenza di pace, progresso e sviluppo della società umana.
Oggi, l’uomo ha opportunità senza precedenti di realizzare questo nostro obiettivo: pace, sviluppo e creazione di un sistema di relazioni internazionali sempre più fortemente basato su spirito di cooperazione e vantaggi reciproci. “L’unità fa la forza, mentre l’autoisolamento è debolezza” cooperazione e principio del vantaggio reciproco dovrebbero essere adottati quali fondamenti da tutti i Paesi negli affari internazionali. Dobbiamo unire i nostri interessi con gli interessi comuni di tutti i Paesi, trovare e ampliare i punti di comune interesse delle varie parti, sviluppare e creare una nuova concezione di vantaggio multilaterale, essere sempre pronti ad aiutarci nei momenti difficili, partecipare insieme a diritti, interessi e responsabilità, e collaborare per risolvere i crescenti problemi globali come cambiamento climatico, sicurezza energetica, sicurezza informatica, disastri nazionali e così via. In breve, siamo sulla stessa barca del nostro pianeta Terra, la patria di tutta l’umanità.
Il popolo cinese e il popolo russo sono dei grandi popoli. Negli anni di dolore e miseria, il nostro cameratismo indistruttibile è stato cementato con il sangue. Oggi i popoli di Cina e Russia s’impegneranno assieme a difendere la pace, promuovere lo sviluppo e dare un contributo duraturo a pace mondiale e progresso umano.

xi-jinping-putin-r_3298332kTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

9 Maggio: Vittoria russa, sconfitta della NATO

Christopher Black New Eastern Outlook 07/05/2015PARAD_SPB_TEHNIKA150505_02Il 2 febbraio 1943, la 6.ta armata tedesca, sotto il comando del maresciallo Paulus, ed elementi della 4° armata panzer, si arresero all’Armata Rossa a Stalingrado. Questa splendida vittoria è considerata il punto di svolta della guerra in Europa, annunciando la sconfitta della Germania fascista. Quella sconfitta avvenne il 2 maggio1945, quando le forze tedesche a Berlino, capitale del Terzo Reich,si arresero alle forze dell’Armata Rossa che avevano preso la città. Il 9 maggio l’atto ufficiale di resa delle forze governative e militari tedesche si svolse a Berlino, quando i tedeschi si arresero al comandante sovietico Maresciallo Zhukov, e testimoniata dai rappresentanti delle forze inglesi, francesi e statunitensi. Fu la fine della guerra in Europa. La resa di elementi delle armate tedesche in Italia e Austria il 2 maggio e nel nord Europa il 7 maggio, in un primo momento sostenuta dagli alleati occidentali quale resa ufficiale della Germania, non fu riconosciuta dal governo sovietico, dato che violava l’accordo del comitato consultivo europeo delle tre grandi potenze, perfezionato nel marzo 1944. Tale accordo richiedeva che la resa fosse unica del governo tedesco, e non di elementi dell’esercito in posizioni impossibili, e doveva avvenire presso la sede del governo da cui l’aggressione tedesca era stata lanciata, Berlino. Gli alleati occidentali non avevano altra scelta che accettare e considerare la cerimonia del 9 maggio come atto ufficiale di resa del governo tedesco. Ma era chiaro già allora che gli alleati occidentali cercavano di organizzare una pace separata con i tedeschi, mentre i sovietici stavano ancora combattendo, e fu molto chiaro che statunitensi ed inglesi volevano rubare la scena ai russi. Ora 70 anni dopo, la macchina della propaganda occidentale afferma ancora una volta che la data precedente fu la fine della guerra in Europa. E’ bene ricordare l’importanza di tale tentativo di statunitensi ed inglesi di concludere una pace separata con i nazisti, mentre le forze sovietiche erano ancora impegnate nella feroce battaglia di Berlino, un tradimento della solidarietà promessa tra le nazioni che combattevano contro l’aggressione fascista e a cui le forze sovietiche a Stalingrado diedero il colpo fatale. Durante una chiacchierata davanti al focolare alla radio statunitense il 28 luglio 1943, il presidente Roosevelt disse, “Il mondo non ha mai visto maggiore devozione, determinazione e spirito di sacrificio di quelli mostrati dal popolo russo… sotto la guida del Maresciallo Stalin. Come nazione che salva se stessa, contribuisce a salvare tutto il mondo dalla minaccia nazista, questo nostro Paese dovrà essere sempre felice di esserne buon vicino e amico sincero nel mondo futuro“. Belle parole, e vero, ma dove è il buon vicino, adesso?
Invece della solidarietà internazionale tra i vincitori e il riconoscimento del sacrificio del popolo sovietico che Roosevelt elogiava, i Paesi della NATO ora si rifiutano di partecipare alla Parata della Vittoria di Mosca commemorando la sconfitta della Germania nazista. Ma perché insultano la nazione che ha sofferto e si è sacrificata di più, combattuto più duramente e ottenuto le maggiori vittorie contro i fascisti? Davvero per l’Ucraina? La risposta è che semplicemente vedono la sconfitta della Germania fascista non come una vittoria sul fascismo, ma come fallimento del tentativo occidentale di schiacciare la Russia. Dobbiamo anche ricordare che la NATO include lo Stato tedesco occupato le cui forze attaccarono l’Unione Sovietica il 22 giugno 1941, uno Stato che non ha ancora sovranità ed è ancora occupato da forze statunitensi, due decenni dopo che le forze russe se ne sono andate, e la cui leader, che si scopre permettere all’intelligence statunitense di spiare le imprese tedesche per vantaggi economici, è evidentemente in mano al governo statunitense. C’è anche la Gran Bretagna, il cui leader di allora, Winston Churchill, facendo eco alle dichiarazioni del generale statunitense Patton, propose di attaccare le forze sovietiche in Europa nel luglio 1945, con forze combinate anglo-statunitensi-canadesi e i resti dell’esercito tedesco. Il piano comprendeva anche l’uso di armi nucleari. Fu chiamata Operazione Impensabile, ma era chiaramente molto pensabile riprendendo laddove i nazisti avevano fallito nel soggiogare l’URSS, e fu accantonato solo quando le analisi dimostrarono che le forze sovietiche erano troppo forti. E’ chiaro che i bombardamenti di Dresda e Tokyo e gli attacchi nucleari sul Giappone, in cui centinaia di migliaia di civili furono inceneriti da statunitensi e inglesi, erano una dimostrazione di potenza rivolta all’Unione Sovietica, un tentativo di intimidire e sottomettere il presunto alleato ancor prima della fine della guerra con la Germania. La minaccia di guerra mondiale continua contro la Russia avvenne con gli attacchi su città indifese. Ma con l’Operazione Impensabile sospesa e la formazione del Patto di Varsavia come difesa contro la minaccia della NATO, la guerra contro l’URSS continuò con altri mezzi e venne chiamata Guerra Fredda, un eufemismo politico dato che le forze sovietiche combatterono direttamente gli alleati della NATO in Corea e in Vietnam e indirettamente in molti Paesi che cercavano di liberarsi dal colonialismo occidentale in Asia, Africa e Afghanistan. Dobbiamo anche ricordare che nel 1939, quando Hitler attaccò la Polonia, Gran Bretagna e Francia rinnegarono la promessa di difenderla in caso di attacco da parte della Germania, perché volevano che le forze tedesche arrivassero ai confini dell’Unione Sovietica per facilitare alla Germania l’invasione dell’URSS di solo due anni dopo. La cosiddetta guerra finta, dopo la caduta della Polonia fino all’attacco tedesco alla Francia nel maggio 1940, diede tempo cruciale alla Germania per promuovere i suoi piani per attaccare l’URSS.
victory_day_military_army_parade_9_may_2011_Russia_Russian_Moscow_640 La ragione della NATO, formatasi subito dopo la sconfitta della Germania, era la guerra all’URSS e, dopo la sua caduta e l’indebolimento del potere russo, la NATO ha costantemente avanzato le posizione di attacco con una serie di guerre dalla Jugoslavia a Georgia e Ucraina, dalla Cecenia a Iraq, Siria, Libia e Afghanistan, tutte volte ad eliminare gli alleati dei russi e mettere le forze della NATO ai fianchi meridionali e occidentali del territorio russo. In un documento noto come Carta Atlantica, redatta su una nave da guerra al largo di Terranova anmetà 1941, statunitensi e inglesi promisero che obiettivo della guerra mondiale non era ingrandire i propri territori, ma garantire ai popoli auto-governo, libero scambio, cooperazione globale per garantire migliori condizioni economiche e sociali per tutti, libertà dalla paura e dalla guerra, libertà dei mari, abbandono dell’uso della forza come strumento di politica e disarmo. L’Unione Sovietica aderì a questi principi il 1° gennaio 1942 con la Dichiarazione delle Nazioni Unite. Ma a parte l’inesorabile imposizione dei trattati di “libero scambio” ai lavoratori di tutto il mondo, in realtà libertà di sfruttare i lavoratori in tutto il mondo per il profitto di poche compagnie, i firmatari occidentali violarono ogni clausola della Carta Atlantica. Al mondo fu assicurato che ci sarebbe stata la pace, ma non fecero altro che 70 anni di guerra. Avevano promesso la libertà dal bisogno, ma hanno inesorabilmente cercato di distruggere ogni governo che tutelasse i diritti dei lavoratori, e la povertà è aumentata drammaticamente in ogni Paese occidentale dopo la caduta dell’Unione Sovietica. Le nazioni cui fu promessa la liberazione alla fine della guerra mondiale, dovettero combattere le stesse potenze per ottenere giustizia. Alcune, come Cina, Vietnam, Cuba e Corea democratica ci riuscirono dopo lunghe e aspre lotte, mentre molte altre furono schiacciate o sovvertite. In Ucraina ora vediamo esercito nazionale e formazioni fasciste, nuove SS, sparare e bombardare concittadini che protestano cono l’illegittimità del governo e l’agenda statunitense per usarla come base per attaccare la Russia. Prevalgono gli interessi del Partito della Guerra in occidente sulle esigenze dei popoli per giustizia sociale ed economica, e libertà da paura e guerra.
Nella sconfitta del fascismo in Europa, il mondo intero ha verso i popoli dell’Unione Sovietica, della Federazione russa, un debito che non potrà mai essere ripagato. Hanno sofferto le perdite più gravi, la maggior parte dei danni, il fardello più pesante nel combattere la macchina da guerra nazista. Il rifiuto dei capi della NATO di assistere alla cerimonia di Mosca del 9 maggio è un insulto alla storia, al sacrificio di decine di milioni di russi, ed equivale al ripudio dei principi della Carta Atlantica e della Carta delle Nazioni Unite. Ma è più di questo. E’ la prova, se mai fosse necessaria, che l’obiettivo principale della guerra mondiale in Europa era la frantumazione della Russia a favore delle potenze Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania. Mentre lottavano tra esse per vedere chi sarebbe stata il capobranco mondiale, erano unite dal desiderio di sottomettere la Russia. Tale obiettivo fu a lungo impedito dalla potenza sovietica. La caduta dell’Unione Sovietica e la sua sostituzione con un governo inizialmente composto da compradores filo-occidentali, diede a statunitensi ed alleati l’impressione di esser riusciti mettere la Russia sotto il loro dominio completo Ma l’ascesa dei nuovi leader in Russia, rigenerò la sovranità russa e fece rivivere potenza e prestigio russo nel mondo, facendo arrabbiare questi lupi guerrafondai che ora la circondano e la molestano, aspettando l’occasione per colpire.Christopher Black è un avvocato penalista internazionale di Toronto, membro della Law Society of Upper Canada noto per una serie di casi di alto profilo sui diritti umani e crimini di guerra, per la rivista on-line New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

9 maggio 1945

Jacques Sapir Russeurope 4 maggio 2015304730Le commemorazioni per il 70° anniversario della fine della Seconda guerra mondiale, l’8 e il 9 maggio, hanno un assai forte simbolismo. C’invitano a guardare la nostra storia, ma anche quello che facciamo. La prima guerra mondiale, le cui celebrazioni del centenario continueranno fino al 2018, ha segnato la fine del XIX secolo. Conteneva, così come le altre guerre di inizio secolo, elementi che troveremo nella seconda guerra mondiale. Così i “campi di concentramento” ideati da Kitchener nel corso del secondo conflitto anglo-boero [1] o il genocidio armeno compiuto dalle autorità ottomane nel 1915. Ciò vale anche per le forme di guerra; la “guerra di trincea” fu concepita durante l’assedio di Port Arthur nella guerra russo-giapponese del 1904-1905. Quindi dobbiamo riconoscere che la prima guerra mondiale ha significato gettare l’Europa, e il mondo, nel nuovo universo della violenza industrializzato, con una sempre più offuscata distinzione tra civili e militari. Ma sulla seconda guerra mondiale si è fondata in larga misura la nostra immaginazione e i nostri referenti politici. Non fu, non più, la “continuazione della politica con altri mezzi” secondo Clausewitz. La seconda guerra mondiale fu il primo conflitto in cui l’ideologia sostituì il calcolo razionale.

Causalità
Non è più di moda, nell’istruzione, di sollevare la questione delle cause del conflitto. Si preferisce compiacersi di una vittimizzazione generale. Non che dal punto di vista del “soldato semplice” o del civile sia importante. Ma non va dimenticata la questione della responsabilità del conflitto. E per capire il problema della responsabilità è necessario sapere le cause, ma anche il corso del conflitto. In questo senso, i nuovi programmi di storia liceali sono in gran parte carenti. Non possiamo affrontare la seconda guerra mondiale senza affrontare il Patto di Monaco, in particolare il fatto che gli anglo-francesi si separarono dai russi per trattare con Hitler [2]. Si può discutere a lungo se Francia e Gran Bretagna avessero bisogno di quest’accordo. Ora sappiamo del totale bluff di Hitler, che l’aviazione non era pronta, anche se allineava mezzi più moderni di inglesi e francesi. Le manovre dal settembre 1938 si tradurranno anche in un incredibile tasso di incidenti. Non va sottovalutato l’aiuto che l’Unione Sovietica era pronta a fornire, in particolare inviando aerei moderni (I-16) alla Francia. Infine, l’esercito cecoslovacco era tutt’altro che trascurabile. Qui dobbiamo sottolineare che i carri armati cechi formarono due divisioni corazzate tedesche nel maggio 1940. Ma l’importanza di questi accordi fu che convinsero Stalin, la cui paranoia era già attiva di suo, che francesi e inglesi non volevano la guerra contro Hitler. In Gran Bretagna, solo Winston Churchill ebbe parole forti e profetiche sull’imminente guerra [3]. Tale idea fu rafforzata dall’accordo tra Germania e Polonia (che approfittò del patto di Monaco per prendersi un pezzo di territorio cecoslovacco) portando allo smembramento del resto della Cecoslovacchia nel marzo 1939. Va qui evidenziata la stupidità (e cecità) del governo polacco. Si alleò con la Germania essendone la prossima vittima. Ciò illumina il patto tedesco-sovietico dell’agosto 1939, in parte giustificato. Comprendendo che inglesi e francesi non erano affidabili, Stalin cercò di mettere l’URSS fuori pericolo. Da un’altra parte, invece, illumina le tendenze imperialiste di Stalin, negoziando segretamente con Hitler l’annessione degli Stati baltici e parte della Polonia. Tuttavia, dedurne l'”alleanza” tra Hitler e Stalin è azzardato. Le truppe sovietiche entrarono in Polonia il 17 settembre 1939 con l’ordine che se le truppe tedesche non rispettevano la loro “zona di occupazione”, di “cacciarle”.

Stalin affronta Hitler
Georgy Zhukov In realtà Stalin sapeva che la guerra con la Germania nazista era inevitabile. Sperava solo di ritardarla il più a lungo possibile. L’interruzione del programma navale del 3° piano quinquennale nel settembre 1940, e il trasferimento dell’acciaio per la costruzione di ulteriori carri armati, è la prova che Stalin sapeva dell’inevitabile confronto. Ma fece l’errore di considerare Hitler una persona razionale. Convinto che la Germania non avrebbe attaccato l’URSS mentre era in guerra con la Gran Bretagna, Stalin e la leadership sovietica si fecero sorprendere dalla decisione di Hitler di attaccare nel giugno 1941. Nel gennaio 1941 si svolsero due “giochi di guerra” (Kriegspiel) al Cremlino, il primo il 2-6 gennaio e il secondo il 7-14 gennaio [4]. Il primo era difensivo, in cui le forze sovietiche era affidate al Maresciallo Pavlov e le forze tedesche (o “blu” nella terminologia sovietica) al Generale GK Zhukov. Questi circondò le forze sovietiche ad est ed avanzò rapidamente. Le carte del primo ‘gioco’ sono interessanti perché sembrano molto vicine alle azioni attuate in realtà dalle forze tedesche. Va notato che se Stalin credeva effettivamente alla parola di Hitler, non si vedeva la necessità di questo “gioco”, tenuto su suo ordine e presenza al Cremlino. Il secondo “gioco” fu testare un’offensiva contro i nemici e vide un ultimo scambio di campo. Zhukov, a capo delle forze sovietiche ora non solo fermava l’avanzata tedesca, ma ha eseguì una contro-offensiva che doveva portarlo fino alle porte di Romania e Ungheria. Un terzo “gioco”, ancora a noi sconosciuto, fu sempre tenuto al Cremlino ai primi di febbraio 1941. Questo nuovo “gioco” testò un’offensiva tedesca lanciata da Bobrujsk a Smolensk e l’importante ponte “terrestre” tra Dvina e Dnepr, che controllava l’accesso a Mosca. Ciò implica che Stalin avesse previsto una profonda penetrazione delle armate tedesche nel territorio dell’Unione Sovietica. In questo “gioco”, Zhukov applicò una difesa a scaglioni esaurendo prima la forza delle divisioni corazzate tedesche, per poi passare a una contro-offensiva su entrambe le ali. Ciò corrispose allo scenario applicato a Kursk nel luglio 1943. Questo “gioco” dimostrò la superiorità della battaglia di arresto seguita dalla contro-offensiva a un attacco preventivo. Ciò dimostra che a quella data non si può più dubitare della serietà con cui fu prevista la possibilità di un attacco tedesco. Ma Stalin era ancora convinto che la guerra non sarebbe esplosa prima del 1942 o 1943, sbagliando. E nel clima di terrore e di sospetto che regnava al Cremlino, bastò screditare le informazioni provenienti tra marzo e aprile 1941 sui preparativi tedeschi. Aggiungiamo che l’Armata Rossa era nel pieno di ciò che lo storico militare statunitense David Glantz chiama “crisi istituzionale” [5], con la perdita delle trasmissioni delle avanguardie. Fu infatti uno dei motivi principali della confusione che regnò nei primi giorni dell’attacco a Mosca. Aggiungiamo che Stalin accettò le richieste di Zhukov di aprile e maggio 1941 [6], con l’eccezione di porre in allarme i distretti di frontiera, giudicato come possibile “provocazione” per i tedeschi. La frase con cui Vasilevskij svegliò Zhukov la mattina del 22 giugno, “hanno iniziato”, [7] dimostra che i leader dell’esercito sapevano cosa aspettarsi.

Le tre guerre di Hitler
Dovremmo anche ricordare che nel conflitto, e mettendo da parte gli scontri in Cina e nel Pacifico, vi furono tre guerre sovrapposte. Questa sovrapposizione connaturerà il conflitto. La prima guerra fu per il dominio europeo. Quando Hitler attaccò la Polonia per poi volgere contro Gran Bretagna e Francia, non fece che riprendere i sogni di Guglielmo II e Germania imperiale. Ma preparando questa guerra, contenuta nelle atrocità ancora limitate dell’esercito tedesco impegnato in Polonia, ma anche nel nord della Francia dove soldati inglesi e fanteria coloniale francese furono sommariamente giustiziati, si trovava la seconda guerra dei nazisti. Così dobbiamo ricordare che violenza e crimini dell’esercito tedesco furono opera delle truppe naziste e che cominciarono molto presto nel conflitto. Questa seconda guerra si svolse interamente nell’attacco all’Unione Sovietica nel 1941. Fu una guerra per ridurre in schiavitù le popolazioni slave, in particolare ma non esclusivamente, la popolazione russa. La Francia commemora con orrore e dolore il ricordo della strage, nel giugno 1944, della Das Reich a Oradour-sur-Glane; ma si contarono centinaia di villaggi martiri per mano dell’esercito tedesco, non necessariamente unità delle SS, in Bielorussia, Russia e Ucraina orientale. La ferocia della soldataglia tedesca contro il popolo, ma anche della popolazione tedesca verso lavoratori, uomini e donne rapiti e schiavizzati nel territorio del Reich, non ebbe limiti. La violenza di questa guerra suscitò l’odio implacabile che si abbatté sul popolo tedesco nella primavera 1945. La terza guerra iniziò allo stesso tempo, ma assunse un significato particolare quando la prospettiva di una vittoria della Germania collassava, la guerra di sterminio contro la popolazione ebraica. La questione di ciò che è noto come “Olocausto da proiettili” dimostra che l’esercito tedesco collaborò con rare eccezioni a questi massacri. Ma l'”Olocausto da proiettili” evidenzia anche la partecipazione degli ausiliari, soprattutto ucraini, che uccisero in quelle stragi 1,3 milioni di persone. Tuttavia, fu risultato della sconfitta davanti Mosca che la terza guerra si radicalizzò con la volontà confessa del regime nazista di sterminare tutti gli ebrei dei territori che controllava. Tale guerra avrà una svolta ossessiva come dimostra l’assegnazione di mezzi di trasporto, di cui l’esercito tedesco aveva un disperato bisogno, per il programma di sterminio. Nell’estate del 1944, quando l’esercito tedesco si ritirava sotto i colpi delle offensive dell’Armata Rossa, nell’operazione Bagration o di Iasi-Chisinau, il regime nazista requisì centinaia di treni, consumò centinaia tonnellate di combustibile per condurre a morte oltre 400000 ebrei ungheresi. Qui, la guerra di sterminio e il suo simbolo, le camere a gas, sono tutt’altro che un dettaglio.

Una guerra ideologica
In realtà, la terza guerra diventò la guerra “reale” di Hitler e i suoi scagnozzi, la sola in cui potevano sperare una vittoria. Servì anche a saldare al regime nazista la popolazione tedesca e gli alleati del momento che poté trovare, con l’orrore dei crimini commessi. Se la guerra contro gli slavi rese improbabile una pace di compromesso in Oriente, la guerra di sterminio, il cui avvio era noto ai sovietici all’inizio del 1942 e a inglesi e statunitensi a metà 1942, ebbe l’effetto di indurire fino all’inimmaginabile il conflitto in occidente. A causa di queste due guerre, la Germania nazista non poté che vincere o morire, e fin dall’inizio del 1943, Hitler si convinse di non poter prevalere militarmente. Non gli rimase che organizzare, con vari pretesti, il gigantesco rogo che fu la battaglia di Berlino. Nessuna azione militare dopo Kursk ebbe un senso militare. Si può anche mettere in dubbio la realtà della fede nazista nelle “armi segrete” che costituirono certamente un nucleo duro della propaganda, ma la cui efficienza militare si rivelò in realtà molto bassa. La realtà è che, dopo aver commesso l’irreparabile, il regime nazista tagliò i ponti con il mondo della ragione e logica clausewitziana della guerra. Quest’ultima non ha alcun senso al di fuori del darwinismo sociale consustanziale all’ideologia nazista. La guerra di sottomissione e soprattutto la guerra di sterminio trasformarono la natura della seconda guerra mondiale. Questa non è che la ripetizione, più violenta, della guerra imperialista del 1914. Quando le truppe sovietiche liberarono Majdanek [8] alla fine del luglio 1944, il mondo inorridito ebbe le prove del piano mortale della Germania nazista. Dobbiamo ricordare che ci vorranno diversi mesi prima che stampa inglese e statunitense riprendessero sostanzialmente tali informazioni. In realtà, non avvenne fino quando le truppe inglesi e statunitensi non liberarono dei campi di concentramento a loro volta. Ma tutti i campi di sterminio furono liberati dalle truppe sovietiche. Il Tribunale di Norimberga prese atto della specificità della Seconda Guerra Mondiale. Nel creare il concetto di “crimini contro l’umanità” e dichiarandone la natura inalienabile, volle dare un significato alla differenza fondamentale tra la prima e la seconda guerra mondiale. Ma la guerra fredda impedì che questa logica fosse pienamente riconosciuta.

Commemorazione e politica
La commemorazione della vittoria sul nazismo non è quella di una vittoria di un Paese (o gruppo di Paesi) su un altro, perché la seconda guerra mondiale non è una guerra come le altre. La dimensione della vittoria qui è molto diversa. Le guerre di asservimento e sterminio hanno dato a questa vittoria una portata universale, quella della liberazione. Questo è ciò che cerca di negare il potere di Kiev con il disegno di legge 2538-1 mettendo sullo stesso carnefici e vittime, scatenando le proteste degli storici in tutto il mondo [9]. Questa vittoria, data la sua importanza non può e non deve essere sfruttata a fini politici. L’Unione Sovietica sopportò il fardello più pesante, e dovette affrontare fino al novembre 1943 quasi il 70% delle truppe di Hitler. Sarebbe normale e giusto, al di là dei conflitti che possono sorgere tra i leader francesi e russi, che il presidente francese, o almeno il suo primo ministro, si recassero a Mosca il 9 maggio. E’ in gioco l’onore e la credibilità della Repubblica.9038Note:
[1] Farwell, Byron (1976). The Great Anglo-Boer War New York: Harper & Row.
[2] Michel Winock, Nora Benkorich, La Trahison de Munich: Emmanuel Mounier et la grande débâcle des intellectuels, edizioni CNRS, 2008.
[3] “Hanno dovuto scegliere tra guerra e disonore. Scelgono il disonore e Avranno la guerra“, Hyde, A. Harlow (1988), Scraps of paper: the disarmament treaties between the world wars, pagina 307. Media Publishing & Marketing,
[4] B. Fulgate e L. Dvoretsky, Thunder on the Dnepr, Presidio Press, 1997, 2001.
[5] D. Glantz, Before Stalingrad: Barbarossa, Hitler’s Invasion of Russia 1941, Tempus 2003.
[6] In particolare il richiamo di 800000 riservisti e il trasferimento di quattro armate dai distretti militari interni ai confini occidentali. Vedi Generale SP Ivanov, Nachalnyj Period Vojnij [Il periodo iniziale della guerra] (ed.) – Mosca, Voenizdat 1974, capitolo 8
[7] In russo “Eto Nachalo“.
[8] Jozef Karszalek, Majdanek, storia e realtà del campo di sterminio, Rowohlt, Hamburg 1982
[9] Krytyka

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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