Uno squadrone di MiG nell’Area 51

Jaime Noguera, RBTH, 3 settembre 2014

Durante la Guerra Fredda l’US Air Force creò una squadriglia segreta formata da aerei sovietici ottenuti nei modi più diversi, molti grazie alla defezione dei piloti. Gli Stati Uniti hanno esaminato attentamente tutti gli aerei dell’URSS caduti nelle loro mani. Alcuni fuggiti da Cuba.

4477th_Test_and_Evaluation_Squadron_MiG-21_Red_85La 4477.ma squadriglia di valutazione (4477 TES) fu creata dal Comando aereo tattico dell’Aeronautica militare degli Stati Uniti per apprendere le caratteristiche di volo degli aeromobili utilizzati dall’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda. Lo scopo di questo progetto segreto, chiamato Constant Peg, era addestrare i piloti e gli addetti alle armi dell’Aeronautica militare e del Corpo dei marines degli Stati Uniti contro i velivoli nemici. La novità di questa iniziativa fu l’impiego diretto di tecnologia sovietica. L’informazione pubblica su tale unità soprannominata Red Eagles fu declassificata di recente, nel 2006. Così si apprese che tra il 1977 e il 1988 operava da basi nel deserto del Nevada, nel complesso denominato “Area 51″, con aeromobili MiG-15, MiG-17, MiG-21 e MiG-23, anche se non fu ufficialmente sciolta prima del 1990. Come dicono gli specialisti Steve Davies e Gaillard R. Peck Jr nei loro rispettivi libri sul 4477 TEST, la maggior parte dei velivoli fu ottenuto con prestiti o acquisizioni da Paesi come Israele (esemplari catturati nelle guerre con i Paesi arabi) o Indonesia, ma nella prima fase di Constant Peg, furono anche usati velivoli consegnati dai disertori. Come nel caso del caccia Jakovlev Jak-23 del pilota rumeno Mihail Diaconu che volò nel 1953 in Jugoslavia e che i servizi segreti statunitensi ebbero dall’Aeronautica del Maresciallo Tito. L’aereo arrivò disarmato e fu inviato al centro di test e valutazione dell’US Air Force di Wright Airfield, presso Dayton, Ohio, dove fece diversi voli di prova, riconosciuti negli Stati Uniti. Per mantenere segreto il possesso del velivolo, lo Jak-23 fece le prove di volo nelle prime ore del mattino. Dopo aver completato tutti i test, il velivolo fu smontato e rimandato in Jugoslavia con l’araldica originale. Gli statunitensi conclusero che, nonostante fosse superato dai caccia di nuova generazione, lo Jak-23 era ancora una minaccia per i bombardieri che conducessero missioni sul territorio dell’URSS.


Video in inglese su test condotti dall’USAF con lo Jak-23, declassificato nel 1994.

In realtà, gli Stati Uniti erano ansiosi d’avere un MiG-15, l’aereo che gli causava gravi perdite nella guerra di Corea, quindi optarono per l’uso del denaro offrendo 100000 dollari e asilo politico ai piloti che disertavano su uno di questi velivoli. L’Operazione Moolah portò dei risultati la mattina del 5 marzo 1953, con l’atterraggio sull’isola danese di Bornholm del polacco Franciszek Jarecki a bordo dell’aereo desiderato. Gli esperti dell’USAF approfondirono il velivolo, che fu restituito via nave alla Polonia secondo gli standard internazionali. Tuttavia, gli Stati Uniti fecero volare sul deserto del Nevada l’aereo con cui il tenente nordcoreano No Kum-Sok cercò di divenire cittadino statunitense, fuggendo in aereo in Corea del Sud, il 21 settembre 1953.


Valutazione del MiG-15 da parte dell’USAF.

Quando aerei volarono da Cuba in quel periodo, alcuni di tali velivoli non aggiunsero tecnologicamente nulla agli Stati Uniti, come l’addestratore Zlin 326 dell’istruttore cubano Jose Diaz Vásquez che volò un anno dopo la crisi dei missili di Cuba, a Key West. O l’elicottero Mil Mi-4 fuggito nel 1964 dopo che Santos Guillermo Izaguirre e Andrés Izaguirre ne uccisero in volo il comandante José García inviando il velivolo da Cuba alla stessa destinazione scelta da Diaz Vasquez. Secondo lo storico Ruben Urribarres, forse fu molto interessante ricevere sul proprio territorio un MiG-17 cubano del reggimento di Santa Clara, pilotato dal tenente Eduardo Jiménez Guerra, passato al blocco occidentale il 5 ottobre 1969 volando sulla Homestead Air Force Base di Miami e creando grande allarme, dato che all’atterraggio il caccia sovietico parcheggiò vicino al Boeing 707 del presidente Lyndon B Johnson, evidenziando i problemi del sistema di difesa aerea degli Stati Uniti. L’aereo sarebbe tornato a Cuba che dieci anni dopo.
Il vero oggetto del desiderio dell’USAF in quegli anni era il MiG-21 che creava molti problemi in Vietnam. Ne ottenne un esemplare, più due MiG-17 siriani, attraverso Israele. In particolare, il MiG-21 era l’aereo con cui aveva disertato nel 1966, con l’Operazione Diamante del Mossad, il capitano dell’Iraqi Air Force Munir Radfa. Gli statunitensi condussero dei test tra gennaio e aprile 1968. I loro piloti in Nevada lo descrissero come “un aereo buono ed onesto”. Dei MiG-17, i dirigenti del programma notarono con preoccupazione che nei primi test contro gli F-4 Phantom, questi venivano sconfitti più e più volte dai piccoli e agili aerei sovietici. Tra l’altro, grazie al materiale sovietico, fu facilitato l’invio ad Israele dei Phantom. Negli anni ’70, il raffreddamento delle relazioni tra l’Unione Sovietica e l’Egitto fornì aerei più avanzati all’unità segreta. Il presidente Anwar Sadat diede al suo potente alleato occidentale due cacciabombardieri MiG-23 Flogger che furono esaminati e valutati nelle installazioni militari preferite dagli ufologi di tutto il mondo.
L’ultima defezione di un aereo sovietico da Cuba risale al 1993, quando un MiG-21bis cubano pilotato dal capitano Enio Ravelo Rodriguez atterrò negli Stati Uniti e il 20 marzo 1991, quando il maggiore Oreste Lorenzo Pérez apparve sull’US Naval Air Station di Boca Chica su un cacciabombardiere MiG-23, il modello più moderno che disertò negli Stati Uniti da Cuba. Né i radar statunitensi né cubani rilevarono l’intruso. Fu uno scandalo che dimostrò la vulnerabilità di entrambi i Paesi agli attacchi aerei. Il velivolo fu restituito e Lorenzo chiese asilo politico, ma la famiglia rimase a Cuba (moglie e due figli). Come racconta il blog Baracutey Cubano, Oreste (veterano dell’Angola) volò segretamente su un piccolo aereo nell’isola, atterrando su una strada a Varadero, a 150 km ad ovest di L’Avana, ingannando le nuove difese aeree cubane e rientrando in sicurezza all’aeroporto di Marathon, Florida Keys, Florida.
Ufficialmente, il programma dei test con aeromobili “stranieri” fu chiuso dopo la caduta dell’URSS. Tra tre e cinque piloti statunitensi morirono negli incidenti durante Constant Peg. Il 4477 fu disattivato e i loro aerei conservati come pezzi da museo o nei cimiteri aeronautici. Tuttavia, un nuovo squadrone erede del 4477 fu creato, il 57.th Wing di Nellis che apparentemente utilizza aerei “non americani”. Ciò è suggerito dall’avvistamento di un caccia Sukhoi Su-22 nel marzo 1994 a Groom Lake (foto pubblicata sulla rivista Popular Science) e da un Su-27 Flanker nell’ottobre 1994 (secondo la rivista Aerospace Daily). Il 10 ottobre 1997 l’Arms Control Association riferì che gli Stati Uniti avevano comprato quell’anno quattordici caccia moldavi MiG-29C, sei MiG-29A e Mig-29B, 500 missili aria-aria, apparecchiature diagnostiche e ricambi immagazzinati nella base moldava degli aerei. Gli statunitensi presentarono la scusa che l’acquisto fu fatto per impedire la vendita del materiale all’Iran. La Moldova ricevette 40 milioni di dollari in “aiuti umanitari e armi non letali” come veicoli per la repressione delle manifestazioni. I MiG furono trasportati al National Air Intelligence Center (NAIC) di Wright Patterson, Ohio, da aerei da trasporto C-17.


Video del 2003 che assicura di mostrare MiG-29 e Sukhoj Su-27 sorvolare Groom Lake.

L’agenzia RIA Novosti riferiva il 5 dicembre 2009 l’acquisto di 2 Sukhoj Su-27 dagli Stati Uniti da un’impresa privata ucraina. RIA Novosti aveva anche citato fonti statunitensi che sostenevano che i due caccia erano privi di armi e venivano rivisti e modificati dalla società Pride Air.


Video della Consegna dei 2 Sukhoi Su-27 ucraini agli USA

Alcune fonti hanno indicato che quest’anno il Combat Command Air Force (ACC) ha avuto regolare accesso a velivoli MiG-29 Fulcrum e Sukhoj Su-27 a Groom Lake (Nevada) dove volano nelle esercitazioni contro gli istruttori della Scuola aerea e dello squadrone di valutazione 422 di Nellis. Si presuppone che siano velivoli dell’aeronautica ucraina che si esercitano con gli omologhi statunitensi.

j7ii-mig21-4477-red-eagle-squadron-Per ulteriori informazioni:
Red Eagles: America’s Secret MiGs (Steve Davies)
America’s Secret MiG Squadron: The Red Eagles of Project CONSTANT PEG (Gaillard R. Peck. Jr.)

4477th_Test_and_Evaluation_Squadron_MiG_23_Red_49Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La vera storia (o quasi) del Risorgimento

 

“In Putin vi è più Lenin che in tutta la sinistra occidentale degli ultimi 50 anni”

Risposta di un marxista-leninista russo alla sinistra occidentale
Valentin Zorin Left.ru agosto 2008

Nota: Di seguito pubblichiamo un commento di Valentin Zorin, caporedattore di Left.ru e Burtsev.ru, all’articolo “Lenin’s Epitaph: Lessons from the Russia – Georgia War”, pubblicato nel blog The ruthless critic of all that exists. Ci scusiamo per qualche irregolarità stilistica dell’originale.

283995Ogni “spietata critica di tutto ciò che esiste” non può essere presa sul serio, a meno che non inizi con una spietata autocritica della critica spietata. È doppiamente vero se il critico spietato appartiene alla sinistra imperialista fin dalla nascita e per istruzione, e per tutta la sua vita (per storia politica, mentalità, pregiudizi culturali, ecc.) Il dogma che “tutto è per il petrolio” dimostra la sua totale ignoranza sulle cause di questa guerra (la guerra dei 5 giorni in Georgia). Ma tale ignoranza non è ingenua. La sinistra imperialista l’usa ancora e ancora per mascherare i piani aggressivi dell’ultra-imperialismo occidentale contro la Russia e tutti gli altri Paesi che si oppongono al loro cammino verso il dominio mondiale. Lo stivale sinistro marcia lealmente assieme allo stivale destro, non un passo indietro! La sinistra occidentale è altrettanto spietatamente ipocrita quanto le sue classi dirigenti.
Proprio come il fascista statunitense Robert Kagan, il nostro “critico spietato” ritiene irrilevante chi ha attaccato chi l’8 agosto (2008). Proprio come il nazistofilo McCain, il nostro critico spietato non sembra curarsi del fatto che questo era il terzo tentativo, da parte degli sciovinisti georgiani, di sterminare gli osseti del sud, dal primo sotto il presidente menscevico Zhordanija nel 1920. Proprio come la stampa corporativa occidentale, il nostro spietato critico di tutto, tranne della sua complicità nel lavaggio del cervello ideologico dell’ultra-imperialismo occidentale, beneficiando delle proverbiali “briciole” dal loro tavolo, in qualche modo si dimentica che l’US Navy entrava nel Mar Nero per riarmare i fascisti georgiani, e non la Marina russa entrava nel Golfo del Messico. E’ la NATO che circonda la Russia, non la Russia che circonda la Gran Bretagna e il suo impero coloniale. Sono i servizi segreti statunitensi e inglesi che fomentano l’odio etnico nell’ex-URSS, non i russi dell’FSB che addestrano separatisti scozzesi e texani. Questi fatti non sembrano importanti per il nostro spietato critico di tutto, tranne che dei suoi pregiudizi. Anche gli onesti osservatori borghesi iniziano a parlare come i critici dell’imperialismo occidentale, di fronte a fatti simili, mentre il nostro critico spietato di tutto, con il labbro superiore irrigidito, non scorge la differenza tra l’aggressore e la sua vittima, tra la banda di ultra-imperialisti occidentali e il nazionalismo dei popoli che vogliono distruggere.
Lenin è e rimarrà nei nostri cuori. Anche in Putin vi è più Lenin che in tutta la sinistra occidentale degli ultimi 50 anni. E’ Putin che ha detto, dopo che poco più di 2000 cittadini russi sono stati uccisi dai fascisti georgiani, che il popolo georgiano è nostro fratello, che la cultura russa è impensabile senza la cultura georgiana. E tu che cosa ne sai o capisci di cultura della Georgia? Tu non sai nemmeno il russo, la lingua di Tolstoj e Lenin, per leggere notizie diverse da quelle dei media aziendali che avvelenano il tuo cervello! Vergognatevi tutti voi, svergognati fottuti occidentali, a destra come a sinistra! Per voi, diventare di nuovo umani è l’unica medicina amara che vi può aiutare. Abbiamo subito perdite a decine di milioni per spezzare la schiena al nazismo tedesco; no, al nazismo occidentale, perché senza tutta la storia genocida dell’occidente, non ci sarebbe stato alcun Hitler. La Russia guiderà i popoli del mondo che voi avete fottuto e sottoposto a genocidio per secoli, e vi distruggeremo. Lo faremo, prima o poi!

j_49MOBfcUgValentin Zorin, Marxista-Leninista Russo

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra India-Pakistan del 1971: il ruolo di URSS, Cina, USA e Gran Bretagna

Sanskar Shrivastava The World Reporter 30 ottobre 2011

Nel 1971, i due rivali asiatici del sud si dichiararono guerra, causando notevoli perdite di vite e proprietà, e di territorio nel caso del Pakistan. Se il tema suona controverso, prima d’iniziare vorremmo dire che ogni informazione in questo articolo ha una provenienza. L’articolo è stato scritto dopo una particolare analisi delle varie fonti. Tutte le fonti rilevanti e immediate sono elencati alla fine dell’articolo.

1971_1Prima del 1971, il Bangladesh era parte del Pakistan come Pakistan orientale. Secondo Najam Sethi, giornalista molto rispettato e onorato in Pakistan, il Pakistan orientale si era sempre lamentato di ricevere meno fondi e meno attenzione dal governo del Pakistan occidentale (punjabi). I bengalesi del Pakistan orientale si opposero anche all’adozione dell’urdu come lingua di Stato. Le entrate delle esportazioni, il cotone del Pakistan Occidentale e la iuta del Pakistan orientale, erano gestite principalmente dal Pakistan occidentale. Infine, l’elezione di qualche mese prima della guerra, fu vinta dal leader pakistano orientale ma non ebbe potere, alimentando in tal modo la secessione del Pakistan orientale. L’esercito pakistano iniziò le attività nel Pakistan orientale per contenere il movimento e la rabbia dei bengalesi. L’esercito fu coinvolto in stragi e stupri di massa. L’India ne era consapevole e aspettava solo la scusa per avviare la guerra. L’India accolse un enorme numero di rifugiati, divenuti ingestibili, spingendola ad intervenire. La situazione presto attrasse l’attenzione di molti altri Paesi. Così la guerra non fu solo tra India e Pakistan, ma molti Paesi vennero coinvolti, direttamente o indirettamente. A maggio, Indira Gandhi scrisse a Nixon della ‘strage nel Bengala orientale‘ e del flusso di rifugiati che gravava sull’India. Dopo che LK Jha (ambasciatore indiano negli Stati Uniti) avvertì Kissinger che l’India avrebbe rispedito parte dei rifugiati come guerriglieri, Nixon commentò: ‘Per Dio, taglieremo gli aiuti economici (all’India).’ Pochi giorni dopo, quando il presidente degli Stati Uniti disse che ‘i maledetti indiani’ si preparavano a un’altra guerra, Kissinger rispose ‘sono le persone più dannatamente aggressive in giro‘.

I legami tra Stati Uniti e Cina, un fatto poco noto
(Estratti e fonti dalle 929 pagine dell’XI volume sulle relazioni estere degli Stati Uniti)
Gli USA compiangevano il Pakistan per vari motivi, tra cui due: primo, il Pakistan aderiva ai patti militari degli USA CENTO e SEATO; secondo, gli Stati Uniti credevamo che la vittoria dell’India potasse all’espansione dell’influenza sovietica nelle parti acquisite dall’India, essendo ritenuta una nazione filo-sovietica, anche se non erano alleate. In un telegramma inviato al segretario di Stato statunitense Will Roger, il 28 marzo 1971, il personale del consolato degli Stati Uniti a Dhaka si lamentava, ‘Il nostro governo non è riuscito a denunciare la soppressione della democrazia. Il nostro governo non è riuscito a denunciare le atrocità. Il nostro governo non ha adottato misure energiche per proteggere i propri cittadini, mentre si fa in quattro per placare il governo del Pakistan occidentale… come dipendenti pubblici professionali esprimiamo il nostro dissenso verso la politica attuale e speriamo che i nostri veri e duraturi interessi qui, possano essere definiti e le nostre politiche reindirizzati salvando la posizione della nostra nazione come leader morale del mondo libero‘. Così entrava la Cina. Gli USA avevano bisogno dell’aiuto della Cina e il messaggero fu il Pakistan. Si avvicinarono alla Cina segretamente a riguardo, contenta di ciò credendo che le relazioni con gli Stati Uniti potessero migliorare da allora in poi. Nella seconda settimana di luglio 1971, Kissinger giunse a Pechino, dove ascoltò il primo ministro cinese Zhu Enlai: ‘A nostro parere, se l’India continua il suo corso attuale in violazione dell’opinione del mondo, agirà incautamente. Noi, invece, sosteniamo la posizione del Pakistan, com’è noto a tutti. Se (gli indiani) sono giunti a provocare una situazione del genere, allora non possiamo stare a guardare.’ Kissinger rispose che la Cina doveva sapere che gli Stati Uniti appoggiavano il Pakistan su tale tema. Indira Gandhi, la prima ministra indiana, decise di visitare la maggior parte delle capitali occidentali per dimostrare le ragioni indiane ed avere sostegno e simpatia per i bengalesi del Pakistan orientale. Il 4 e 5 novembre incontrò Nixon a Washington. Nixon le disse direttamente che una nuova guerra nel subcontinente era fuori questione. Il giorno dopo, Nixon e Kissinger valutarono la situazione. Kissinger disse a Nixon: ‘Gli indiani sono dei bastardi comunque. Tramano la guerra‘. La pressione aumentò nel Pakistan orientale, attirando l’attenzione degli indiani che si preparavano alla guerra concentrandosi sul fronte orientale. Per deviare la pressione, il 3 dicembre, nella notte, prima ancora che l’India attaccasse il Pakistan orientale, il Pakistan aprì il fronte occidentale e compì attacchi aerei su sei basi aeree indiane in Kashmir e Punjab. La CIA riferì al presidente degli Stati Uniti che la prima ministra indiana riteneva che i cinesi non sarebbero intervenuti nel nord dell’India e quindi ogni azione cinese sarebbe stata una sorpresa per l’India, e che i militari indiani potevano crollare in una situazione tesa dovuta a combattimenti su tre diversi fronti (est, nord e ovest). Sentendo ciò, il 9 dicembre, Nixon decise d’inviare la portaerei USS Enterprise nel Golfo del Bengala, a minacciare l’India. Il piano era circondare l’India e costringerla a ritirarsi dal Pakistan orientale. Il 10 dicembre, Nixon incaricò Kissinger di chiedere ai cinesi d’inviare truppe verso la frontiera indiana. ‘Minacciano di muovere forze o spostarle, Henry, è quello che devono fare adesso.‘ La Cina temeva che una qualsiasi azione sull’India potesse avviare l’aggressione sovietica. Così, venne assicurato alla Cina che qualsiasi azione intrapresa dall’Unione Sovietica sarebbe stata neutralizzata dagli Stati Uniti, proteggendo la Cina. L’esercito pakistano aveva in qualche modo mantenuto le posizioni e resistito all’avanzata indiana. Credeva che la Cina si preparasse ad aprire il fronte nord, rallentando o fermando l’avanzata indiana. In realtà, il mito delle attività cinesi fu comunicato all’esercito del Pakistan per sollevarne il morale e mantenere la volontà di combattere e sperare. Il tenente-generale AAK Niazi, comandante dell’esercito pakistano a Dhaka, fu informato: “Il fronte della NEFA è attivato dai cinesi, anche se gli indiani, per ovvi motivi, non l’hanno annunciato.” Ma Pechino non fece mai nulla. A Washington, Nixon analizzò la situazione così: ‘Se i russi riescono a sconfiggere i cinesi e gli indiani i pakistani… potremmo vederci puntare la canna del fucile.’ Nixon non era sicuro della Cina; aveva davvero intenzione di avviare un’azione militare contro l’India?

nixon-chou-en-lai-1972Il ruolo dell’Unione Sovietica nella guerra indo-pakistana del 1971
Mentre l’India aveva deciso di continuare con la guerra, e Indira Gandhi, avuto sostegno e simpatia statunitensi per i bengalesi torturati nel Pakistan orientale, fece una mossa efficace e il 9 agosto firmò un trattato di amicizia e cooperazione con l’Unione Sovietica. Lo storico del dipartimento di Stato dice, ‘nella prospettiva di Washington, la crisi divenne più pericolosa, India e Unione Sovietica firmarono un trattato di amicizia e cooperazione‘. Fu uno shock per gli USA, perché era ciò che temevano, l’espansione dell’influenza sovietica in Asia meridionale. Temevano che il coinvolgimento dell’Unione Sovietica potesse sabotare il loro piano. Il 4 dicembre, il giorno dopo che il Pakistan aveva attaccato gli aeroporti indiani in Kashmir e Punjab dichiarando guerra all’India, il coinvolgimento degli USA nella guerra apparve chiaro. Pensando che l’Unione Sovietica potesse entrare in guerra, e una volta venuto a saperlo, causare notevoli danni al Pakistan e al materiale statunitense consegnatogli, l’ambasciatore degli USA alle Nazioni Unite, George HW Bush, (poi 41.mo presidente degli Stati Uniti e padre di George Bush) presentò una risoluzione al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, chiedendo il cessate il fuoco e il ritiro delle forze armate di India e Pakistan. Credendo che l’India potesse vincere la guerra e Indira Gandhi fosse decisa a proteggere gli interessi dei bengalesi, l’Unione Sovietica pose il veto alla risoluzione, permettendo così all’India di lottare per la causa. Nixon e Kissinger fecero notevoli pressioni sui sovietici, ma la fortuna non li aiutò. Il 3 dicembre 1971, il mondo fu scosso da un’altra guerra tra India e Pakistan. L’aviazione pachistana colpì città e piste di atterraggio indiani. La premier indiana Indira Gandhi pose lo Stato di emergenza e ordinò all’esercito indiano di respingere l’aggressione. Feroci operazioni militari si ebbero a terra, aria e mare.
Documento storico: “Confidenziale, 10 dicembre 1971, Mosca. Al Maresciallo DM Andrej Grechko. Secondo le informazioni dal nostro ambasciatore a Delhi, nel primo giorno del conflitto il cacciatorpediniere indiano ‘Rajput’ aveva affondato un sottomarino pakistano con bombe di profondità. Il 4 e 9 dicembre, le motomissilistiche indiane avevano distrutto e danneggiato 10 navi da guerra pakistane usando i missili antinave sovietici P-15. Oltre 12 depositi di petrolio pakistani erano stati incendiati.”

Il confronto anglo-sovietico
Confidenziale. Al Comandante del Servizio d’Intelligence Militare Generale Pjotr Ivashutin. “L’intelligence sovietica ha riferito che le attività operative inglesi si avvicinano alle acque territoriali dell’India, guidate dalla portaerei Eagle (10 dicembre). Per aiutare l’amica India, il governo sovietico invia un gruppo di navi al comando del contrammiraglio V. Krugljakov“. Vladimir Krugljakov, l’ex-comandante del 10° Gruppo operativo da combattimento della Flotta del Pacifico (1970-1975) ricorda: “Mi fu ordinato dal Comandante in capo di monitorare l’avanzata della flotta inglese, posizionando le nostre navi da guerra nel Golfo del Bengala e sorvegliando la portaerei inglese Eagle”. Ma l’Unione Sovietica non aveva abbastanza forze per resistere, se incontravano la portaerei inglese. Pertanto, per sostenere la flotta sovietica nel Golfo del Bengala, incrociatori, cacciatorpediniere e sottomarini nucleari sovietici, dotati di missili antinave, furono inviati da Vladivostok. In reazione, la flotta inglese si ritirò a sud del Madagascar. Ben presto arrivò la notizia che la portaerei Enterprise e l’USS Tripoli statunitensi si dirigevano verso le acque indiane. V. Krugljakov, “Avevo ricevuto l’ordine dal Comandante in capo di non consentire l’arrivo della flotta statunitense presso le basi militari indiane. Li circondammo e puntammo i missili sull’Enterprise. Avevamo bloccato la loro rotta impedendogli di dirigersi da alcuna parte, né Karachi, né Chittagong o Dhaka“. Le navi sovietiche avevano missili a corta gittata (solo 300 km). Pertanto, per tenere l’avversario sotto tiro, i comandanti corsero il rischio di avvicinarsi al nemico il più possibile. “Il Comandante in capo mi aveva ordinato di far emergere i sottomarini, in modo che venissero notati dai satelliti-spia statunitensi o avvistati dalla marina militare statunitense!” per dimostrare che avevamo tutti i mezzi necessari nell’Oceano Indiano, compresi sottomarini nucleari. Li avevo fatti emergere e li riconobbero, quindi intercettammo le comunicazioni statunitensi. Il comandante del Battle Group Carrier, contrammiraglio Dimon Gordon, inviò una relazione al comandante della 7° flotta: ‘Signore, è troppo tardi. Ci sono sottomarini nucleari e numerose navi da guerra dei sovietici‘. Gli statunitensi rientrarono senza poter fare nulla. L’Unione Sovietica minacciò anche la Cina che, se mai avesse aperto un fronte contro l’India, avrebbe ricevuto una dura risposta da Nord.

3499673667_Indira-gandhiIl ruolo dello Sri Lanka
L’alto commissario pakistano a Colombo, Seema Ilahi Baloch disse nel suo discorso al consiglio d’affari pakistano-singalese a Colombo, nel giugno 2011, che il Pakistan non dimenticherà mai l’aiuto che lo Sri Lanka gli offrì durante la guerra del 1971. “Non possiamo in Pakistan dimenticare il supporto logistico e politico che lo Sri Lanka ci concesse nel 1971, quando ci aprì i suoi impianti di rifornimento“, ha detto. Gli aerei pakistani diretti nel Pakistan orientale volavano aggirando l’India via Sri Lanka, dato che non potevano volare nei cieli indiani. Ciò costrinse il Pakistan a far rifornire i propri aerei per strada. Lo Sri Lanka aiutò il Pakistan permettendo agli aerei pakistani di rifornirsi nell’aeroporto Bandaranaike. La guerra si concluse con la resa dell’esercito pakistano, avendo perso l’aiuto statunitense grazie all’azione sovietica che bloccò USA e Cina dall’impedire l’avanzata del’India. Così un nuovo Paese, il Bangladesh, fu creato e riconosciuto da tutto il mondo e dal Pakistan l’anno successivo, con l’accordo di Shimla.


Video tradotto da: Ella Salomatina, The World Reporter.

Fonti:
Guerra del 1971: Come gli Stati Uniti cercarono di accaparrarsi l’India
Volume XI delle relazioni estere del dipartimento di Stato degli Stati Uniti
Dicembre 1971: il conflitto indo-pakistano in mare – IV
“Nuove contorsioni della propaganda ‘Schiaccia l’India'”
Il Palistan ringrazia lo Sri Lanka per l’aiuto nella guerra del 1971

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Una storia di occasioni mancate

Aram Ter-Ghazarjan, RIR, 26 settembre 2014

L’industria del computer in URSS ebbe un rapido sviluppo fino all’inizio degli anni ’70, quando il governo effettivamente ridusse le innovazioni. Alcune di queste conoscenze sono ancora così preziose che rimangono classificate.

Il supeecomputer russo SKIF - Aurora.

Il supercomputer russo SKIF – Aurora

Subito dopo la seconda guerra mondiale il governo di Stalin cominciò a riconoscere la necessità di realizzare una svolta tecnica nel settore industriale e scientifico mentre iniziava la guerra fredda, che richiese la mobilitazione delle risorse intellettuali della nazione. Dai primi anni ’50 l’URSS aveva creato un’industria informatica moderna. Tuttavia, all’inizio degli anni ’70 il governo sovietico decise di porre fine a questi sviluppi unici e di piratare i sistemi occidentali. Di conseguenza, il progresso di un intero settore fu interrotto.

Primi passi: dall’URSS al futuro
Sergej Lebedev I primi passi verso la creazione di una piccola calcolatrice elettronica (MESM) avvennero nel 1948 in un laboratorio segreto di Feofanija, nei pressi di Kiev. Il lavoro era supervisionato da Sergej Lebedev, al tempo direttore dell’Istituto di Ingegneria Elettrica. Propose ed attuò i principi di una macchina per calcoli elettronici con un programma di archiviazione. Nel 1953 Lebedev guidò il team che creò la prima grande calcolatrice elettronica, nota come BESM-1. Fu assemblata a Mosca presso l’Istituto di meccanica di precisione ed ingegneria informatica. I personal computer furono prodotti dall’Istituto di Cibernetica di Kiev negli anni ’60 nella serie che comprese i computer Mir-1, Mir-2 e Mir-3. Questi erano personal computer con tutte le caratteristiche necessarie, memoria e capacità per l’impiego nelle industrie dell’epoca. I sistemi informatici originali in URSS non furono unificati sotto uno standard comune, neanche entro la singola serie. I computer moderni non potevano “capire” i predecessori. Le macchine erano incompatibili per i criteri su capacità digitali e periferiche. Per via dell’assenza di norme unificate e per una strategia di sviluppo sbagliata, l’industria dei computer sovietica cominciò ad seriamente a rallentare all’inizio degli anni ’70. Andrej Ershov, uno dei fondatori dell’informatica in Unione Sovietica, dichiarò apertamente che se Viktor Glushkov non avesse cessato di sviluppare la serie Mir, i migliori personal computer al mondo sarebbero stati creati in URSS.

BESM-6

BESM-6

L’errore fatale: piratare IBM
pentkovskiy Nel 1969 le autorità sovietiche decisero di chiudere tali sviluppi e iniziare a creare computer basato sulla piattaforma IBM/360. In altre parole, decisero di piratare i sistemi occidentali. “Fu la peggiore decisione possibile“, dice Jurij Revich, storico e programmatore. “Il governo sovietico e in parte i costruttori erano da biasimare per il fatto che l’industria avesse cessato di svilupparsi autonomamente. Ogni gruppo rimase isolato e il regime di segretezza facilitò le diverse soluzioni tecnologiche, prese in prestito dalle riviste scientifiche occidentali“. A parere di Revich, ciò fece rallentare l’industria dei computer sovietica. Quando l’Unione Sovietica lanciò il suo primo mainframe ESEVM nel 1971, gli Stati Uniti erano già passati alla successiva generazione di IBM/370. “Gli sviluppatori dovettero compiere una quantità importante di lavoro, non inferiore a quello per creare un computer da zero, come tradurre i programmi e molto altro“, spiega Revich. “Ma il risultato fu del tutto inadeguato. La scienza mondiale perse molto a causa di tale decisione“. Negli anni ’80 l’industria dei computer ristagnava. “Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, c’erano due o tre tipi di computer nel Paese“, ricorda Maksim Moshkov, fondatore di Lib.ru, prima biblioteca elettronica della Russia. “Al lavoro c’erano due scatole delle dimensioni di una scrivania, alta 1,5 metri, che gestiva i calcoli salariali ordinari dei dipendenti“. Ha spiegato che le scatole contenevano 16 megabyte di RAM ed erano controllate da un team di 15 programmatori, amministratori e tecnici. “I calcolatori stranieri lavoravano in modo simile“, aggiunge Moshkov. Molte menti dell’informatica sovietica si trasferirono all’estero. Vladimir Pentkovskij, che lavorava presso l’Istituto Lebedev di meccanica di precisione ed ingegneria informatica, è diventato lo sviluppatore leader del microprocessore Intel e fu sotto la sua guida che l’azienda creò il processore Pentium, nel 1993. Pentkovski utilizzò le conoscenze acquisite in URSS per sviluppare l’Intel. Nel 1995, Intel lanciò il più moderno processore Pentium Pro, che in termini di capacità era vicino al microprocessore russo El-90 del 1990.

I supercomputer russi
sm.aspxNel 2007-2010, quando il governo ha iniziato a finanziare attivamente le scienze, dopo una pausa di 15 anni, gli scienziati russi e bielorussi hanno creato congiuntamente la serie di supercomputer SKIF (SKIF è l’acronimo russo per SuperComputer Iniziativa Feniks). Un altro supercomputer, AL-100, è stato avviato nel 2008, la cui massima produttività raggiunge i 14,3 Tflops. AL-100 comprende 336 processori Intel Xeon 5355 e ha 1344 GB di RAM. Il supercomputer Lomonosov è stato creato nel 2009. Questa macchina è composta da tre tipi di nodi e processori con diverse architetture computazionali. Il supercomputer è utilizzato per risolvere intensivi problemi di scienza computazionale sviluppando algoritmi e software per potenti sistemi di calcolo. Lomonosov è tra i primi 500 più potenti supercomputer del mondo.

Il supecomputer Lomossonov

Il supercomputer Lomonosov

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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