Putin: ‘Non bruciai la mia tessera di partito’

“Apprezzavo enormemente ed apprezzo tutt’oggi le idee comuniste e socialiste”
Histoire et Societé 26 gennaio 2016

Nel 2014, il 61% dei russi ritiene che Lenin dovrebbe essere rimosso dal mausoleo sulla Piazza Rossa e sepolto, secondo un sondaggio della Fondazione sull’opinione pubblica. Vladimir Putin, incontrando il 24 gennaio a Stavropol i membri del Fronte popolare pan-russo, un gruppo di associazioni e rappresentanti della società civile, ha parlato a lungo sulla questione e, più in generale, della sua relazione col passato sovietico.untitled_risultatoDiscorso diretto
Penso che questa domanda se o meno seppellire Lenin vada trattata con grande cautela, non dovremmo intraprendere nulla che possa dividere la società russa. È necessario tuttavia riunirla, questo è la cosa più importante. (…) Come 20 milioni di miei compagni sovietici, aderivo al Partito comunista sovietico e ho lavorato quasi 20 anni nell’organizzazione che allora si chiamava Comitato per la Sicurezza dello Stato dell’URSS (KGB). Il KGB era l’erede della CEKA, ed era anche soprannominato il braccio armato del partito. Non posso dire che fossi un comunista ideologicamente assai impegnato, ma ancora considero queste idee molto sul serio. Ci tengo a precisare che non ero un funzionario, ma un aderente del partito. A differenza di molti che erano funzionari da tempo, non ho stracciato la mia tessera di partito al momento del crollo dell’Unione, non l’ho bruciata. Ora non faccio processi alle persone, avevano varie ragioni, è affare di ognuno darsi un contegno. (…) Apprezzavo enormemente ed apprezzo tutt’oggi le idee comuniste e socialiste. Sapete, il Codice del costruttore del comunismo, stampato in grande quantità in Unione Sovietica, ricorda molto da vicino la Bibbia. Non scherzo, è davvero una sorta di estratto della Bibbia. I panorami sono bellissimi: uguaglianza, fratellanza, felicità; ma la realizzazione pratica di queste idee notevoli nel nostro Paese si è rivelata ben lontana da ciò che fecero i socialisti utopici Saint-Simon e Owen. Il nostro Paese non era la “Città del Sole”. Tutti accusavano il regime zarista di repressione. Ma qual era il fondamento della futura Unione Sovietica? Repressioni di massa. Prendete l’esempio più lampante: l’esecuzione di tutta la famiglia imperiale, compresi i bambini. Certamente ci potrebbero essere considerazioni ideologiche sull’eliminazione di tutti i discendenti. Ma perché uccidere il dottor Botkin? Perché hanno ucciso i servi: le persone di origine proletaria? Per cosa? Per nascondere un crimine, davvero. Vi preghiamo di comprendere, non abbiamo mai pensato su ciò prima. I primi bolscevichi combatterono individui affrontandoli armi alla mano, si capisce, ma perché sterminare i preti? 3000 sacerdoti furono uccisi solo nel 1918 e 10000 in dieci anni. Ne gettarono a centinaia nel Don, sotto il ghiaccio. Il giudizio è diverso quando si comincia a pensare a tutto ciò. Lenin scrisse in una lettera a Molotov, mi pare, “Più rappresentanti della borghesia reazionaria e del clero fuciliamo, è meglio sarà”… Questo approccio non si attaglia tanto a certe nostre vecchie rappresentazioni sull’essenza stessa del potere. Sappiamo anche del ruolo del partito bolscevico nella debacle al fronte nella Prima Guerra Mondiale. Perdemmo contro il Paese perdente, qualche anno dopo la Germania si arrese, e noi perdemmo contro la perdente, è un caso unico nella storia. E in nome di cosa? A nome della lotta per il potere. Sapendo questo ora, cosa dobbiamo pensare di quella situazione che provocò enormi perdite al nostro Paese? (…)
A proposito di economia, oggi. In pratica, perché il Paese passò alla NEP? Perché anche la Prodrazvjorstka, la politica della requisizione del surplus non funzionò, non poté garantire l’approvvigionamento alimentare delle grandi città. È perciò passammo a un’economia di mercato, la politica della NEP poi fu rapidamente abolita. Quello che ribadisco qui sono le mie conclusioni personali. L’economia pianificata presenta alcuni vantaggi, offre la possibilità di concentrare le risorse del governo verso l’adempimento dei compiti fondamentali. Ciò ha risolto i problemi della salute pubblica, merito indiscusso del Partito comunista del tempo. Così furono affrontate le questioni relative all’educazione, indubbio merito del Partito Comunista del tempo. Ciò risolse la questione dell’industrializzazione, soprattutto per la Difesa. Penso che senza la concentrazione delle risorse statali, l’Unione Sovietica non avrebbe potuto prepararsi alla guerra contro la Germania nazista. E grande era la possibilità di perderla, con conseguenze catastrofiche per la nostra struttura statale e per il popolo russo e gli altri popoli dell’Unione Sovietica. E così vi sono, infatti, vantaggi innegabili. Ma alla fine fu l’incapacità di capire i cambiamenti, di capire la rivoluzione tecnologica, le nuove tecniche, comportando la rovina dell’economia. Infine sono arrivato alla cosa più importante: perché dico che dobbiamo considerare diversamente le idee che Lenin formulò. (…) Ricordate la discussione tra Lenin e Stalin su come costruire il nuovo Stato, l’Unione Sovietica. Stalin formulò l’idea di rafforzare la futura Unione Sovietica. Secondo questa concezione, tutti gli altri soggetti aderivano all’URSS con un’autonomia dagli ampi poteri. Ma Lenin criticò aspramente la posizione di Stalin, dicendo che era un’idea impropria, erronea. Ed avanzò l’idea dell’unione di tutti i futuri soggetti di questo Stato, che erano quattro all’epoca: Russia, Ucraina, Bielorussia e federazione di Russia Meridionale e Caucaso del Nord. Lenin era per l’Unione Sovietica formata sulla piena parità di ciascun soggetto, con il diritto di lasciare l’Unione. Ciò in realtà fu una bomba a orologeria posta sotto le fondamenta del nostro Stato. I gruppi etnici dello Stato multinazionale e unitario (l’Impero russo, ndr) si trovarono legati a territori i cui confini erano delineati arbitrariamente, lungi dall’essere fondati. Con quale pretesto cedemmo il Donbas all’Ucraina? Loro (i bolscevichi) volevano aumentare la percentuale della popolazione proletaria originaria dell’Ucraina, in modo da avervi un ampio sostegno sociale. Un’assurdità, in altre parole, capite? E questo non è l’unico esempio, ce ne sono molti altri. L’autonomia culturale è una cosa, l’autonomia con ampi poteri un altra, e il diritto si uscire dallo Stato un’altra ancora. E questo è in definitiva ciò che portò, assieme all’inefficienza dell’economia e della politica sociale, al crollo dello Stato. Questo è ciò che chiamo bomba a orologeria.A woman displays gold watches with RussiTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il ‘secolo cristiano’ che non sbocciò in Giappone

Michael Hoffman The Japan Times, 19 dicembre 2015

Hasekura Rokuemon  (Rokuemon Hasekura)

Hasekura Rokuemon (Rokuemon Hasekura)

Natale si avvicina. Cristiani e non, pensano a temi cristiani. Quali sono i temi cristiani? Amore. Perdono. Mansuetudine. Porgi l’altra guancia. Il regno dei cieli. C’era una volta il Giappone quasi cristianizzato. Nel 1549, un missionario basco di nome Francisco Xavier fu il primo a predicare la parola di Cristo sul suolo giapponese. Nel 1638, una rivolta cristiana guidata da contadini affamati nella provincia povera di Shimabara, presso Nagasaki, fu schiacciata con tanta furia genocida da seppellire la “dottrina perniciosa” per 250 anni. Quegli anni sono noti in Giappone come “secolo cristiano”.
Fin dall’inizio, Xavier vide qualcosa di proto-cristiano nel carattere giapponese. I giapponesi, disse, “sono tra i più desiderosi di conoscenza…. Mi sembra che tra i non credenti nessun popolo possa eccellere quanto loro“. I semi che piantò diedero i loro frutti. La dottrina attraeva offrendo la vita eterna in un mondo migliore. I missionari vagavano per la terra, convertendo feudatari uno a uno, e la gente comune in massa. Intorno al 1580 vi erano circa 200 chiese con 150000 fedeli giapponesi. Era l’onda del futuro? Nel 1582, si verificò un evento epocale nella storia del Giappone, la prima missione diplomatica del Giappone in Europa sponsorizzata da tre signori di Kyushu che abbracciarono la fede e volevano relazioni col papa. Gli ambasciatori furono cordialmente ricevuti in Vaticano e tornarono a casa dopo nove anni. Nel 1613, una seconda missione seguì, inviata da Date Masamune, Signore di Sendai. Le sue motivazioni erano in parte religiose e in parte commerciali. Scambi con Spagna e Nuova Spagna (Messico) erano una prospettiva allettante. Anche se non battezzato, Masamune fu istruito alla fede e simpatizzò fino al punto di accogliere nel suo remoto dominio settentrionale profughi cristiani, giapponesi e stranieri, quando la persecuzione stava rapidamente raggiungendo il culmine. Il suo ambasciatore a capo della missione, che per più di otto anni (1613-20) vagò dal Messico a Roma via Francia e Spagna, era un samurai di nome Hasekura Rokuemon (1571-1622), battezzato in Spagna come Francisco Felipe Faxicura. Aveva un messaggio di Masamune per Papa Paolo VI: “Al fine d’incoraggiare i miei sudditi a diventare cristiani, vi auguro d’inviare missionari della chiesa francescana. Vi garantisco che potrete costruire una chiesa e che i vostri missionari saranno protetti“. Era sincero senza dubbio, ma dalla parte sbagliata della storia. Decenni prima della ribellione di Shimabara, il primigenio fervore cristiano del Giappone cominciò a scemare. La prima repressione ufficiale avvenne nel 1587. Anche se applicata scarsamente, annunciò che il peggio doveva ancora venire. Nel 1596, 26 cristiani, sei francescani spagnoli e 20 giapponesi, furono crocifissi a Nagasaki. Quando la missione di Hasekura tornò nel 1620, quei cristiani che non avevano abiurato con la forzata o subito un martirio spaventoso, erano dei fuggitivi, una pietosa accozzaglia che sprofondava verso l’oblio. Hasekura morì in disgrazia nel 1622.
shusakoendo_3105971kLo incontriamo di nuovo, trasfigurato in un superbo romanzo, “Il Samurai” (1980) di Shusaku Endo (1923-1996). Battezzato da bambino, Endo anni dopo disse a un intervistatore, “Ci sono stati molti momenti in cui sentivo di volermi liberare del mio cattolicesimo, ma non fui mai capace di farlo”. L’ambivalenza di ciò pervade la sua opera. Il suo Hasekura, il “samurai” del titolo, sembra più vicino ad Endo che allo storico Hasekura. L’immaginario Hasekura non è il leader della missione, ma un suo membro subalterno, un’inarticolata e spaesata auto-immagine di Endo? E la sua conversione al cristianesimo, come quella di Endo, non è scelta ma imposta; va fino in fondo a malincuore in modo accigliato, per il bene della missione. Il suo disonore al ritorno, come membro di una disprezzata setta nemica, è tragicamente ironico. Gesù lo disgustava: “Era sulla croce, un uomo emaciato nudo, braccia tese e deboli, la testa penzoloni, eppure i barbari meridionali (europei) lo chiamano ‘salvatore’! Non capisco. L’unico uomo che un samurai può chiamare ‘salvatore’ è il suo padrone. Il Signore del guerriero impersona il potere, la forza, la gloria terrena. Cosa personifica Gesù sulla croce? Miseria, umiliazione e impotenza“. Poi, nel romanzo, a Roma, un conclave di alti ecclesiastici delibera su come rispondere alla missione giapponese. Un certo Padre Valenti, rientrato disperato dopo 30 anni di lavoro missionario in Giappone, consiglia di respingere l’apertura di Date. La causa è senza speranza, dice. Il giapponese non sarà mai cristiano. “Nessuno in questo mondo“, dice, “è meno adatto alla nostra fede dei giapponesi. “I giapponesi”, spiega, “sono fondamentalmente incapaci di concepire l’Assoluto, un Essere che trascenda l’uomo e la natura”. Gli dei giapponesi, scintoisti e buddisti, sono di questo mondo, non di altrove. Non c’è un “altrove“. “Questo mondo” è tutto quello che c’è. I cristiani giapponesi non sanno chi adorano, sostiene Valenti, non certo Dio Padre, Figlio e Spirito Santo del cattolicesimo romano. “È facile“, Valenti continua, “insegnare ai giapponesi la caducità di questo mondo. Fin qui tutto bene, hanno una sensibilità ben già sviluppata”. Ma dove i cristiani vedono un problema (la caducità) chiedendo una soluzione (eternità), i giapponesi vi vedono la bellezza. I giapponesi, dice Valenti, e lo dice quasi con orrore, celebrano la caducità. Si consideri la fioritura dei ciliegi; non fioriscono solo per appassire e cadere? Eppure non c’è nulla di più bello, niente per cui l’anima giapponese sia più reattiva?
L’amore, il perdono, porgere l’altra guancia, si esplora la tradizione nativa invano per trovarvi degli esempi. Il sacrificio di sé abbonda, ma sotto forma di morte in battaglia, in obbedienza ai supremi comandi del proprio signore. Il Gesù di Endo è una figura pietosa. È il “servo sofferente” del profeta Isaia del Vecchio Testamento, è divino, nella visione di Endo, non per il potere, ma per l’amore. “Disprezzato e reietto tra gli uomini, uomo del dolore“. Nel suo infinito amore, tutto abbraccia e tutto perdona. Il Gesù di Endo, in un certo senso, è il fiore di ciliegio della cultura occidentale. Quando il cristianesimo giunse a bussare alle porte del Giappone, il Giappone, ospitale in un primo momento, infine gli si rivoltò contro dicendo, in effetti “Abbiamo già i fiori di ciliegio“.d10009_ph00Il nuovo libro di Michael Hoffman è “Nella terra del Kami: Un viaggio nel cuore del Giappone“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le battaglie della missione cubana in Angola

Alessandro Lattanzio
Fonte: Soviet EmpiremilitarizationLa campagna internazionalista di Cuba in Angola viene spesso raffigurata in certi siti internet e articoli solo dal punto di vista del governo dell’apartheid del Sud Africa e dai suoi militari delle SADF, glorificando l’esercito di uno dei regimi più brutali del XX secolo e infangando la memoria storica dei combattenti internazionalisti che lottarono per abbattere il regime razzista. Tali elementi cercheranno sempre di farlo nelle loro opere, per la disperata frustrazione della fine dei privilegi della minoranza conservatrice bianca. Indipendentemente da tali tentativi vacui, il crollo definitivo del regime razzista ha sepolto tali nostalgismi, mentre la Rivoluzione cubana va avanti e i Paesi africani cercano la loro via al progresso.AngolaMapaBattaglia di Norton de Matros, 5 ottobre 1975
Vittoria temporanea tattica e strategica dei contro-rivoluzionari. Huambo cadde nelle mani dell’UNITA, ma fu liberata nel 1976. Le forze angolane cercarono di bloccare la città con 3 colonne; l’UNITA aveva “una colonna” e 3 blindati con numerosi consiglieri sudafricani. Si sostenne che il capo dell’UNITA Jonas Savimbi avesse partecipato alla battaglia.
In un primo momento le forze angolane sconfissero i banditi dell’UNITA, distruggendo 1 carro armato. Gli inesperti banditi si dispersero in preda al panico, e solo con molta fatica i consiglieri sudafricani riuscirono a radunarli e infine respingere le forze angolane, che avrebbero perso 100 uomini; sconosciute le perdite dell’UNITA. Il successo dell’UNITA fu temporaneo, l’anno successivo angolani e cubani liberarono Huambo nonostante l’attività controrivoluzionaria nella zona continuasse fino al 1992. L’area sarà una roccaforte dell’UNITA fino al 1995, dove il capo dell’UNITA, Jonas Savimbi, dirigeva le sue forze: considerando lo scarso rendimento del comando dell’UNITA, altra dimostrazione dell’incapacità di Savimbi, la battaglia fu una vittoria dell’UNITA solo grazie ai consiglieri sudafricani.Soldati_cubani_angola_AFP_zps018b45baBattaglia di Quifangondo, 10 novembre 1975
Vittoria strategica, tattica e morale decisiva. Luanda fu salvata, il FNLA fu distrutto, gli invasori sudafricani costretti a ritirarsi. Quando la Repubblica popolare era in pericolo, la battaglia cambiò le sorti della guerra. Una coalizione di 2000 controrivoluzionari del FNLA di Holden Roberto, 1200 soldati zairesi di Mamina Lama, 120 mercenari portoghesi di Santos e Castro e 52 sudafricani di Ben Roos affrontarono 850 angolani e 88 cubani (e non 188 come riportato spesso) e un solo ufficiale sovietico, sotto il comando del generale angolano Ndozi e del cubano Raul Diaz Arguelles.
Le Forze cubane tesero un’imboscata al nemico utilizzando 6 lanciarazzi BM-21, un’arma inaspettata, e il nemico non arrivò nemmeno vicino le posizioni dei cubano-angolani. Fu un massacro, quasi tutti i soldati dell’FNLA furono eliminati da razzi, tiri di mortaio e di armi leggere, i soldati razzisti bianchi li usarono come carne da cannone e solo 5 mercenari portoghesi furono eliminati. 6 jeep e 20 blindati Panhard furono distrutti o abbandonati. I 3 cannoni sudafricani da 140mm non spararono, mentre uno dei 2 cannoni ex-nordcoreani da 130mm dei zairesi esplose alla prima salva uccidendo i soldati addetti; non era stato pulito e riparato. Solo 2 cubani furono feriti e gli angolani ebbero 2 feriti e 1 morto, ucciso mentre era allo scoperto. Anche l’unico sovietico presente su ferito nell’operazione.
Questa importante vittoria, soprannominata dal nemico ‘Strada della Morte’, pose fine alla possibilità del nemico di distruggere i movimenti socialisti africani, e fu probabilmente la battaglia con il maggiore scarto tra vittime, un morto contro 2000 del gruppo controrivoluzionario FNLA noto per i sanguinosi massacri etnici contro la popolazione civile (anche con episodi di cannibalismo).

800px-Battle_of_quifangondoBattaglia di Cabinda, 8-13 novembre 1975
bmVittoria decisiva tattica e strategica. Cabinda fu salvata e lo Zaire capì che una guerra diretta contro l’Angola sarebbe stata assai costosa.
Una forza di 3000 banditi del FLEC, 1000 soldati zairesi e almeno 120 mercenari occidentali (statunitensi, francesi e portoghesi), sotto il comando del capo del FLEC Henrique Tiago e di un anonimo mercenario statunitense (eliminato in azione), contro 1231 combattenti angolani e cubani, sotto il comando del cubano Ramon Espinosa Martin. Nonostante un primo assalto del nemico costringesse gli angolani a ritirarsi, altri due attacchi furono respinti, e gli angolani si ritirarono a Cabinda mentre il nemico finì sui campi minati cubani e sotto il tiro delle mitragliere ZPU-14. Il nemico tentò un assalto diretto alla città, ma subì pesanti perdite e fu costretto a ritirarsi. Almeno 1600 nemici (solo contando le perdite del FLEC) furono eliminati nell’assalto, mentre gli angolani ebbero 30 morti e 50 feriti. La vittoria fu molto importante, perché l’enclave di Cabinda fu salvata dai controrivoluzionari e dai mercenari occidentali, e il governo dello Zaire decise di non rischiare altre azioni aperte contro l’Angola.

Battaglia di Ebo, 23 novembre 1975
Vittoria tattica e morale cubana.
Una squadra di 70 soldati cubani tese un’imboscata da un gruppo armato nemico, usando un lanciarazzi BM-21, mortai, RPG-7 e un cannone da 76mm. I sudafricani e i controrivoluzionari dell’UNITA subirono perdite enormi grazie al terreno difficile, 6 blindati sudafricani Eland furono distrutti e 1 catturato intatto. Il nemico subì 90 caduti. Anche un aereo da ricognizione Bosbok venne abbattuto, con la morte dei 2 piloti sudafricani. Durante la battaglia solo 1 soldato cubano cadde (Juan Tamayo Castro) e altri 5 furono feriti. Il nemico non seppe che fu attaccato da pochi soldati cubani (parlarono di “1300 nemici”). La battaglia fu indicata dal nemico come “dominata dai neri”, pensando ci fossero gli angolani, ma un gran numero di volontari cubani erano di colore.ANGOLA SOLDADOS DO MPLA NO KUITO FOTO FERNANDO RICARDOBattaglia del fiume Niha, 11-12 dicembre 1975
Vittoria tattica e morale del Sud Africa, strategicamente inutile.
Quando la vittoria era ormai assicurata, il nemico cercò la vendetta. Un gruppo di 300 sudafricani con 12 blindati Eland, assieme ad alcuni banditi dell’UNITA, attaccarono postazioni angolano-cubane sul fiume e nel ponte. Vi erano circa 1000 cubani e angolani che non si aspettavano l’attacco. 28 cubani caddero, mentre i sudafricani ebbero 4 morti e 12 feriti. Ma l’ultimo giorno di operazioni 1 elicottero nemico fu abbattuto, eliminando altri 7 sudafricani. Raul Diaz Arguelle, comandante della Battaglia di Quifangondo, fu tra i caduti cubani. Nonostante la perdita di alcune postazioni, il risultato non cambiò e l’operazione del nemico in Angola (Operazione Savannah) fallì perché il governo del MPLA rimase. La propaganda atlantista tentò di sfruttare tale operazione strategicamente insignificante, facendovi anche un film di guerra alla Rambo, sostenendo di aver ucciso centinaia di angolani e cubani.

Massacro di Cassinga, 4 maggio 1978
Fallimento strategico e disastro politico sudafricano.
angolami1720hip2028e29lw5L’esercito sudafricano, nel tentativo di reprimere la lotta della SWAPO in Namibia, ricorse a una serie di bombardamenti e di operazioni nel territorio angolano per distruggerne le basi. Nonostante gli sforzi, non sconfisse la guerriglia, che eluse l’assalto sudafricano. La propaganda atlantista prese l’abitudine si gonfiare il numero dei nemici uccisi. L’attacco più feroce fu il massacro di Cassinga. Il piano delle SADF era uccidere la leadership della SWAPO, nel campo profughi di Cassinga, dove erano rifugiati 3068 civili, protetti da 300 volontari.
Dimo Amaambo, il leader della SWAPO, fu oggetto di un’operazione per ucciderlo da parte di 370 paracadutisti sudafricani con supporto aereo. Soldati e paracadutisti massacrarono i civili, uccidendo 167 donne, 298 bambini e 159 anziani; altre 611 persone furono ferite. I sudafricani subirono 4 morti e 11 feriti. Una colonna cubana di 400 soldati con 4 carri armati, 17 blindati, 7 camion e 9 cannoni cercò di raggiungere Cassinga ma fu bombardato dagli aerei nemici e 17 cubani caddero e altri 68 furono feriti. Un bombardiere sudafricano Buccaneer fu danneggiato da mitragliatici da 14,5mm della contraerea angolana. Nonostante ciò i cubani raggiunsero il campo e il nemico fu costretto a ritirarsi, salvando migliaia di civili.

Battaglia di Cangamba, luglio – agosto 1983
Decisiva vittoria tattica e morale.
6000 banditi dell’UNITA attaccarono Cangamba difesa da 92 cubani e 818 angolani, militari e civili. Fu un lungo assedio, dove alla fine i difensori non avevano più cibo e acqua. Il nemico aveva 60 cannoni, mortai e lanciarazzi, e consiglieri sudafricani. Durante la battaglia un aereo da trasporto An-26 angolano fu distrutto su una piccola pista aerea. Infine grazie a un paio di incursioni delle Forze Speciali cubane dietro le linee nemiche, e l’arrivo di una colonna di rinforzi, il nemico fuggì subendo almeno 2000 morti, mentre i cubani ebbero 18 caduti e poco più gli angolani, compresi i civili. Un recente film cubano descrive la battaglia.

Battaglia di Sumbe, 25 marzo 1984
AngolaCubansVittoria tattica e morale.
3000 banditi dell’UNITA tentarono un secondo attacco, ma questa volta colpendo i civili. A Sumbe c’erano pochi militari ma numerosi civili cubani, sovietici, bulgari, portoghesi e italiani. Vi erano 250 cubani, di cui 175 civili, e 350 angolani, quasi tutti civili. Il nemico pensò di trovare una facile preda, ma i civili si armarono e scavarono le trincee. Grazie anche ai raid di caccia MiG-21 ed elicotteri Mi-8 cubani, il nemico fu respinto subendo almeno 150 morti. 2 soldati cubani caddero assieme a 7 civili, mentre altri 21 civili furono feriti. Gli angolani ebbero 2 caduti e 2 feriti. Un piccolo gruppo di portoghesi, mentre cercava di fuggire dall’assedio fu catturato e ucciso dall’UNITA.

Battaglia del fiume Lomba, 3 settembre – 7 ottobre 1987
Decisiva vittoria strategica, tattica e morale sudafricana.
L’esercito angolano, con 10000 uomini e 150 carri armati, tentò un grande attacco contro l’UNITA, senza il sostegno dei cubani. Il nemico era formato da 8000 banditi dell’UNITA e 4000 soldati del Sud Africa. Il 3 settembre un missile angolano SA-8 abbatteva un ricognitore sudafricano. Il 10 settembre ci fu il primo attacco di 2000 angolani e 6 carri armati T-55 contro 4 Ratel, 16 Casspir e 240 sudafricani assieme ai banditi dell’UNITA. L’attacco fu respinto dall’artiglieria sudafricana, gli angolani persero i 6 carri armati ed ebbero 100 perdite. Tre giorni dopo gli angolani attaccarono di nuovo, 40 mercenari dell’UNITA furono eliminati. I carri armati T-55 affrontarono i Ratel, 5 T-55 furono distrutti insieme a 3 Ratel, e i sudafricani subirono 8 morti e 4 feriti. Tra il 14 e il 23 settembre vi furono altri scontri, gli angolani ebbero 382 perdite, mentre i sudafricani 1 morto e 3 feriti. Ignote le perdite dell’UNITA. Il 3 ottobre il nemico distrusse un lanciamissili SA-9 su un ponte, bloccandolo e altri carri armati T-55 furono distrutti. Ma qui l’UNITA fuggì abbandonando i blindati Ratel, mentre un T-55 distrusse il Ratel del comandante sudafricano tenente Hind, eliminandolo. I sudafricani si ritirarono mentre gli angolani persero altri 2 T-55 e subirono altre 250 perdite, mentre 2 nuovi carri armati sudafricani Oliphant furono distrutti dalle mine. Alla fine gli angolani si ritirarono abbandonando 127 automezzi, molti dei quali impantanati nel terreno, che furono poi distrutti da un raid delle forze aeree cubane per non lasciarli al nemico. La propaganda sudafricana sostenne che 4000 angolani furono uccisi, ma in realtà furono 525, e persero in azione 18 carri armati, 1 blindato e 1 sistema SAM. I sudafricani ebbero 18 morti e 12 feriti, e persero 2 carri armati Oliphant, 4 blindati Ratel e 1 aereo da ricognizione; l’UNITA ebbe 270 morti almeno.DSC01332Battaglia di Cuito Cuanavale, dicembre 1987 – marzo 1988
Vittoria decisiva e definitiva tattica, strategica e morale. Fu la più grande battaglia africana dalla seconda guerra mondiale e fu soprannominata la Stalingrado africana.
Durante la battaglia 1500 cubani, 10000 angolani e 3000 namibiani della SWAPO e sudafricani dell’Umkhonto we Sizwe dell’ANC furono attaccati da 9000 sudafricani e 20000 banditi dell’UNITA. Leader della difesa fu il cubano Leopoldo Cinta Frias, aiutato dai comandanti angolani Mateus Miguel Angelo, soprannominato Vietnam, e Josè Domingues Ngueto. I comandanti sudafricani erano Deon Ferreira e Jan Geldenhuys, mentre i banditi dell’UNITA erano capeggiati da Demostene Amos Chilingutila e Arlindo Pena.
La prima fase della battaglia fu lo scontro aereo. Nell’autunno 1987 il caccia MiG-23 del pilota cubano Eduardo Gonzales Sarria abbatté 1 aereo d’attacco Impala sudafricano e poi 1 caccia Mirage sudafricano. Il 27 settembre, JCC Goden sul suo MiG-23 abbatté 1 Mirage sudafricano, e Alberto Ley Rivas ne abbatté un altro. Anche 1 elicottero Puma sudafricano fu abbattuto da un MiG-23. L’esercito cubano ebbe la superiorità aerea, e gli aerei sudafricani non si fecero vedere più.2013-04-01campbell-mapI sudafricani attaccarono sei volte le difese cubano-angolane:

13 gennaio 1988
Dopo un’ondata di banditi dell’UNITA, l’attacco sudafricano ebbe un successo iniziale, i sudafricani rivendicarono la distruzione di 4 carri armati e 1 blindato angolano-cubani, sebbene non ci fossero mezzi corazzati cubani e angolani sul posto… Le forze angolane erano composte dalle 21.ma e 51.ma Brigata. I sudafricani persero 2 blindati Ratel prima che MiG-21 e MiG-23 cubani distruggessero la colonna nemica. 7 carri armati Oliphant, alcuni blindati Eland e cannoni dei sudafricani furono distrutti. La 21.ma Brigata riprese le trincee occupate dall’UNITA.
Il 16 gennaio un raid aereo cubano colpiva un gruppo sudafricano, e il 21 gennaio il MiG-23 di Charlos R. Perez fu abbattuto dall’UNITA.

14 febbraio 1988
40 carri armati Oliphant e 100 blindati Casspir e Ratel sudafricani attaccarono la 59.ma Brigata angolana. I cubani raccolsero tutti i carri armati a disposizione per fermare l’assalto nemico: 14 carri armati T-54 e 1 carro armato T-55 del gruppo del comandante cubano Betancourt, ma solo 7 carri armati T-54 si scontrarono con il nemico; 6 furono distrutti e i cubani ebbero 14 caduti, ma il nemico di ritirò avendo perso 10 Oliphant e 4 Ratel. La battaglia dimostrò la superiorità del T-54 sui carri armati sudafricani Oliphant. L’azione dei carri armati cubani spinse l’UNITA ad abbandonare le trincee prese.
Il 15 febbraio il MiG-23 di John Rodriguez fu abbattuto dall’UNITA e Rodriguez fu ucciso.

Capitano John Rodriguez Gonzalez

Capitano John Rodriguez Gonzalez

19 febbraio 1988
25.ma e 59.ma Brigata angolane respinsero l’attacco dei sudafricani, che persero 1 Ratel, 1 Oliphant e 3 soldati. 1 caccia Mirage sudafricano fu abbattuto da un missile antiaereo portatile Strela-3 e da uno ZSU-23-4 Shilka cubano. Il pilota fu ucciso.

25 febbraio 1988
I sudafricani attaccarono, ma furono fermati dall’artiglieria e dai carri armati interrati degli angolano-cubani, perdendo 2 Ratel e 2 Oliphant, mentre altri 4 Oliphant e 1 Ratel furono gravemente danneggiati. La South African Air Force provò per l’ultima volta a riconquistare la superiorità aerea con una grande agguato dei Mirage contro 3 MiG-23 cubani, ma senza risultati.

29 febbraio 1988
Per la quinta volta i sudafricani attaccarono gli angolani, venendo respinti e subendo 20 morti e 59 feriti.

17 marzo, Ernesto Chavez sul suo MiG-23 veniva abbattuto e ucciso da un cannone antiaereo Ystervark da 20mm sudafricano. Fu l’unica vittoria della difesa antiaerea sudafricana. Il 19 marzo nel corso di una ricognizione il Mirage di Willie Van Coppenhagen fu abbattuto e il pilota ucciso.

23 marzo 1988
Sesto e ultimo attacco dei sudafricani; fu un disastro, il “disastro di Tumpo”.
L’UNITA subì una carneficina e i sudafricani ebbero 1 carro armato Oliphant distrutto, 2 danneggiati e altri 3 catturati dalle forze angolano-cubane. Almeno un carro armato Oliphant finì in Unione Sovietica. Con questo fallimento, il regime sudafricano si ritirò da Angola e Namibia, e pose fine agli aiuti ai terroristi controrivoluzionari dell’UNITA.1619414887671A Cuito 900 tra angolani, namibiani e sudafricani dell’ANC caddero e i cubani ebbero 39 caduti e persero 6 carri armati e 4 MiG. L’UNITA perse 6000 banditi negli assalti ad ondata umana contro le fortificazioni angolane. I sudafricani li usarono come carne da cannone. I sudafricani persero 715 effettivi, tra morti e dispersi, oltre a 24 carri armati, 21 blindati, 24 cannoni G-5, 6 cannoni semoventi G-6, 7 aerei e 7 droni.

Angola_unita_ENGBattaglia di Tchipa, 4 maggio – 27 giugno 1988
L’offensiva delle forze cubano-angolane e dello SWAPO al confine con la Namibia fu una decisiva vittoria morale e tattica, grazie alla superiorità totale dell’aeronautica cubana.

4 maggio: prima imboscata
La prima operazione iniziò quando un gruppo di 60 cubani e 21 namibiani del battaglione esplorativo Tiger attaccò la 2.da Compagnia del 101.mo Battaglione della SWATF. Il nemico fuggì senza opporre resistenza, dopo aver avuto 30 morti e 1 prigioniero, 5 veicoli distrutti e 1 Casspir catturato. I resti della colonna furono distrutti da un MiG-23 sulla strada per Lubango.

22 maggio: seconda imboscata
Un gruppo di cubani e namibiani della SWAPO tese un’imboscata al 32.mo battaglione Buffal. 2 cubani caddero ma l’attacco dei MiG-23 costrinse il nemico a ritirarsi. Il giorno successivo i sudafricani subirono un’imboscata e persero 3 veicoli Unimog, catturati intatti, ma altri 4 cubani caddero.

27 giugno: terza imboscata
Ultima azione della guerra. Un gruppo di namibiani e cubani formato da 30 effettivi del 5° Battaglione delle forze speciali cubane, con 3 blindati BMP-1, attaccò il 61.mo battaglione meccanizzato sudafricano, formata da 70 uomini e 8 veicoli Ratel. BMP-1 e RPG-7 spararono insieme distruggendo 4 Ratel. Il nemico fuggì dopo aver subito 20 morti, abbandonando 1 Ratel intatto che fu catturato. Una seconda colonna del nemico di rinforzo fu bombardata e distrutta dai MiG-23 cubani.
Bombardamento di Caluenque. Lo stesso giorno 11 MiG-23 cubani bombardarono la base sudafricana di Caluenque, illegalmente occupata. I sudafricani subirono 50 morti e un centinaio di feriti.033Battaglia di Huambo 9 gennaio – 7 marzo 1993
Vittoria morale e tattica, fallimento strategico. L’UNITA aveva ancora 20000 armati sotto il comando di Demostene Amos Chilingutila e di Jonas Savimbi, capo del gruppo terroristico. Tale forza si ammassò vicino Huambo, base principale dell’UNITA. Le forze angolane effettuarono un massiccio attacco al comando di Joao de Matos e Francisco Iginio Cameiro. Dopo mesi di scontri gli angolani eliminarono 15000 terroristi dell’UNITA e Savimbi fuggì, perseguendo una campagna terroristica fino alla morte, avvenuta il 22 febbraio 2002. Dopo di ché la guerra si concluse definitivamente.

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Le battaglie navali della Corea democratica popolare

Alessandro Lattanzio

Lista dei principali scontri navali della Marina della Corea democraticaPuebloGuerra di Corea
23-26 giugno 1950, la Marina della Corea popolare effettuava operazioni di sbarco a Kannin e Samchok.

25 giugno, vicino Pusan una nave da trasporto della Corea democratica veniva attaccata e affondata dal cacciasommergibile sudcoreano Bak Du San, danneggiato durante la battaglia. I sudcoreani spararono sui naufraghi della nave uccidendone 600. Il bilancio delle vittime e l’assenza di ogni tentativo della Corea del Sud di catturare i nordcoreani, fanno considerare tale evento un crimine di guerra.

2 luglio 1950, battaglia di Jumunjin, la più importante azione navale della guerra di Corea. La Marina coreana popolare aveva poche motosiluranti. Un gruppo di 4 motosiluranti attaccò l’incrociatore statunitense Juneau, l’incrociatore inglese Jamaica e la fregata inglese Black Swan. La motosilurante 24 fu affondata, le altre unità (21, 22 e 23) furono danneggiate. Il comandante della 21 Kim Kun Ok fu decorato Eroe della Repubblica, e l’unità conservata come memoriale.

10 settembre 1950, il posamine coreano popolare Haeju fu attaccato e affondato dal pattugliatore sudcoreano PC-703.

10-19 settembre 1950, battaglia dell’isola Wolmido, durante la Battaglia di Inchon, la Corea democratica aveva un presidio su Wolmido con qualche pezzo d’artiglieria. Il presidio combatté con forza causando problemi alle forze statunitensi che volevano sbarcare, ritardando di un giorno le operazioni, permettendo ai difensori di Inchon di ritirare le truppe verso Seul, evitando di essere accerchiate. Il presidio subì bombardamenti aerei e navali, ma nonostante ciò riuscì a colpire alcune navi statunitensi: i cacciatorpediniere Lyman K. Swenson, Collet e Gurke, e ad affondare una nave da sbarco e danneggiarne altre 3. Un caccia nordcoreano Jak-9 e un cacciabombardiere Il-2 colpirono l’incrociatore statunitense Roichester e l’incrociatore inglese Jamaica. Alla fine gli statunitensi presero Inchon, ma la lenta avanzata e il tempo guadagnato permisero all’esercito popolare coreano di eludere l’accerchiamento, mentre il bombardamento navale degli statunitensi su Inchon causò centinaia di morti tra i civili.16686061-D83E-4FB6-B902-78537B2C1BF3_mw1024_mh1024_s29 settembre 1950, il dragamine statunitense Magpie affondava su una mina.

Settembre 1950, il dragamine sudcoreano Gapyeong affondava su una mina.

12 ottobre 1950, vicino al porto di Wonsan i nordcoreani affondarono i dragamine statunitensi Pirate e Promise, mentre il Red fu danneggiato dall’artiglieria nordcoreana.

Ottobre 1950, il dragamine sudcoreano Gonju affondava su una mina.

7 gennaio 1951, la fregata tailandese Prasae veniva affondata dai nordcoreani.

2 febbraio 1951, il dragamine statunitense Patridge affondava su una mina.

5 maggio 1951, il pattugliatore sudcoreano JML-306 affondava su una mina.

12 giugno 1951, il cacciatorpediniere statunitense Walke subì un’esplosione che causò 26 morti e 40 feriti. Gli statunitensi scoprirono frammenti di siluro nello scafo. Coreani e cinesi non avevano sottomarini; probabilmente una motosilurante nordcoreana aveva lanciato il siluro.

Dicembre 1951, il cacciasommergibili sudcoreano Jirisan affondava su una mina.

2 marzo 1952, la nave da sbarco statunitense LST-561 affondava con tutto l’equipaggio.

28 agosto 1952, il pattugliatore statunitense Sarsi affondava su una mina.

Decine di cacciatorpediniere e incrociatori anglo-statunitensi attaccarono e danneggiarono soprattutto obiettivi civili, mitragliando e bombardamento risaie, villaggi costieri e pescherecci. Tali attacchi erano volti a infliggere danni alle forze nordcoreane e alla popolazione civile. Tali azioni sono riconosciute crimini di guerra.cheonan-propaganda-poster-deom-byeo-deul-myeon-tan-mae-e19 gennaio 1967, il pattugliatore sudcoreano Dangpo, entrato nelle acque nordcoreane, veniva attaccato da artiglieria costiera e cacciabombardieri MiG-21, affondando con 39 marinai.

23 gennaio 1968, un pattugliatore classe SO-1 della flotta orientale nordcoreana al comando di Pak A Ho, con il supporto di tre motosiluranti P-6, attaccava la nave-spia statunitense Pueblo, catturandola con 83 marinai e agenti dei servizi segreti militari navali statunitensi. Oggi la Pueblo è una nave-museo nella RPD di Corea, pur essendo ancora in ruolo nella Marina degli Stati Uniti.

Pueblo

Pueblo

Marinai dell'USS Pueblo e agenti dei servizi segreti dell'US Navy (ONI) arrestati dai coreani democratici.

Marinai dell’USS Pueblo e agenti dei servizi segreti dell’US Navy (ONI) arrestati dai coreani democratici.

Giugno 1970, un paio di motovedette nordcoreane catturavano la nave-spia sudcoreana I-20, con 20 marinai a bordo.

Febbraio 1974, due motovedette sudcoreane venivano catturate e quindi affondate dall’artiglieria costiera nordcoreana.

Giugno 1981, una motovedetta nordcoreana veniva affondata dall’artiglieria costiera sudcoreana.

Ottobre 1985, una motovedetta nordcoreana veniva affondata dall’artiglieria costiera sudcoreana.

Gennaio 1987, una motovedetta nordcoreana catturava una nave-spia sudcoreana con 12 marinai, che poi disertarono nella Corea democratica.

Maggio 1995, una nave-spia sudcoreana veniva danneggiata dall’artiglieria costiera nordcoreana.

17 settembre 1996, scontri per 51 giorni, un minisommergibile nordcoreano Classe Sango si arenava presso Gangneung, in Sud Corea. L’equipaggio raggiunse la cima di una grande collina, 11 marinai si suicidarono per sfuggire alla cattura da parte di centinaia di soldati sudcoreani. Un marinaio fu catturato mentre gli altri 2 decisero di unirsi ai 12 commando delle forze speciali nordcoreane a bordo del sommergibile, nel tentativo di raggiungere il confine. Braccati da migliaia di soldati, senza cibo, armi e vestiti adeguati alle condizioni meteo, molti si persero tra le montagne. Alcuni morirono suicidati, altri uccisi. Alla fine tutti i nordcoreani furono uccisi ad eccezione di un commando che era riuscito a raggiungere la Corea democratica. Nelle operazioni 16 soldati sudcoreani furono uccisi e altri 41 feriti. L’ultimo scontro avvenne il 5 novembre, quando due commando combatterono con divise nemiche e fucili M-16 rubati, uccidendo 3 soldati delle forze sudcoreane e ferendone altri 11.Sang-o-Class-N.Korean-Submarine22 giugno 1998, un minisommergibile nordcoreano Classe P-4 (spesso erroneamente chiamato Classe Yugo) veniva intrappolato da reti da pesca di navi sudcoreane. Quando i soldati sudcoreani raggiunsero il sommergibile cercarono di entrarvi con la forza, e i 9 marinai dell’equipaggio si suicidarono.

pict2317-18 dicembre 1998, battaglia di Yeosu, in realtà lo scontro tra un piccolo semisommergibile nordcoreano Tipo D, inseguito e affondato da 12 navi da guerra sudcoreane. I 4 marinai dell’equipaggio furono uccisi, ma da 2 a 5 commando a bordo erano già sbarcati.ROKN_SILC3_risultato15 giugno 1999, prima battaglia di Yeonpyeong, un gruppo di pescherecci nordcoreani scortati da alcune unità (3 motosiluranti classe Kusong e 4 motocannoniere classe Shangai II e cacciasommergibili tipo SO-1, oltre a piccole cannoniere classe Chongjin) veniva attaccato da un gruppo di motovedette della classe Chamsuri e di corvette della classe Po Hang sudcoreane. Due Chamsuri tentarono di speronare su entrambi i lati la motovedetta 381 (classe Shangai-II), e la motovedetta aprì il fuoco con armi d 25mm. Una motosilurante nordcoreana venne affondata mentre il cacciasommergibili 684 della classe SO-1 fu pesantemente danneggiata, anche due motovedette classe Shangai-II furono danneggiate. 12 marinai furono uccisi e 30 feriti.

999seimg_1_10544_322 dicembre 2001, battaglia di Amami Oshima, i giapponesi attaccarono una spia-nave che operava vicino Amami-Oshima, nelle isole Ryukyu. I pattugliatori giapponesi Amami, Kirishima, Inasa e Mizuki attaccarono e affondarono la piccola nave-spia 3705 Zhangyu con tutto l’equipaggio di 15 marinai. La Corea democratica nega ufficialmente il coinvolgimento nella battaglia.

29 giugno 2002, seconda Battaglia di Yeonpyeong, le motovedette sudcoreane PKM-357 e PKM-358 della classe Chamsuri si scontravano con i cacciasommergibili nordcoreani classe SO-1 388 e 684. I sudcoreani inviarono anche le motovedette classe Chamsuri PKM-327 e PKM-358 e le corvette classe Po Hang Cheonan e Chinhae. La PKM-357 fu affondata dai nordcoreani. Nell’azione 6 marinai sudcoreani (tra cui il comandante Yoon Yeong Ha) furono uccisi e 18 feriti. L’affondamento della PKM-357 fu assegnato all’artigliere Seo Ju Cheol della 684, premiato con il titolo di Eroe della Repubblica.0811-boat_2506927k29-30 ottobre 2007, il mercantile nordcoreano Dai Hong Dan da 6390t veniva abbordato da un gruppo di 7 pirati somali, ma i 22 marinai a bordo armati di coltelli attaccarono di sorpresa i pirati distratti dalle evoluzioni di un elicottero statunitense. 2 pirati furono uccisi e gli altri catturati. La nave trasportava zucchero dall’India per Mogadiscio.

10 novembre 2009, battaglia di Daecheong, un gruppo di navi della Corea del Sud, tra cui una corvetta classe Po Hang e 4 motovedette classe Chamsuri, combatterono contro la cannoniera della Corea democratica 383 (della classe Shangai-II). La motovedetta PKM-325 fu danneggiata. Nonostante la superiorità numerica e di potenza i sudcoreani non riuscirono ad affondare o danneggiare la nave nordcoreana.

26 marzo 2010, le corvette sudcoreane Sokcho e Cheonan erano di pattuglia vicino l’isola di Baengnyeong quando improvvisamente la Cheonan affondava. L’operazione di salvataggio fu lenta e male organizzata, e 49 marinai morirono. La disorganizzazione fu grave: un membro della squadra di soccorso annegò, mentre una piccola barca di salvataggio fu speronata uccidendo altri 9 marinai. Il relitto della Cheonan fu recuperato. La causa del naufragio non è stata mai chiarita. La Corea democratica nega qualsiasi coinvolgimento.

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Il relitto della Cheonan

Il relitto della Cheonan

Fonte: Soviet Empire

Battaglie navali della Repubblica Popolare Cinese, 1927-1988

Alessandro Lattanzio

La PLAN, la Marina dell’Esercito di Liberazione Popolare della Cina è stata la marina tra le più attive e, probabilmente, dal maggior successo nel mondo comunista per numero di vittorie. Possiamo confrontare l’esperienza navale cinese con alcune campagne navali comuniste, come la guerra civile spagnola, dove la Marina repubblicana aveva grandi navi da guerra e segnò qualche vittoria, ma il cui esito del conflitto fu la sconfitta. La Marina sovietica nella seconda guerra mondiale ebbe importanti attività con molti successi, soprattutto grazie a sommergibili e mine. La marina cinese nacque dal nulla, e rapidamente si aggiudicò un numero impressionante di vittorie. La marina cinese si dimostrò aggressiva negli attacchi diretti in molte battaglie di superficie, spesso contro unità più grandi e più armate, sempre rivendicando la vittoria.e13-85321 marzo 1927, nella battaglia di Naijing per la prima volta le forze rivoluzionarie controllavano una città costiera, ma le forze imperialiste aiutarono i nazionalisti a bombardare le posizioni comuniste. Per la prima volta i rivoluzionari cinesi riuscirono a preparare per la battaglia un rimorchiatore utilizzato come cannoniera, ma senza risultati. Tuttavia il cacciatorpediniere statunitense William B. Preston fu danneggiato dall’artiglieria costiera comunista, e i nazionalisti ebbero alcune perdite, oltre a un marinaio statunitense e uno inglese. Non si conosce il destino del piccolo rimorchiatore armato, probabilmente abbandonato.

25 febbraio 1949, la maggiore perdita delle forze navali rivoluzionarie cinesi. L’incrociatore e ammiraglia della flotta nazionalista aderì alla rivoluzione, venendo ribattezzato Chung King. Curiosamente, questo vecchio incrociatore ex-inglese aveva lo stesso nome del famoso incrociatore russo Aurora che aderì alla rivoluzione bolscevica. Purtroppo questo “secondo Aurora” subì un più triste destino. I nazionalisti erano così furiosi che decisero di affondarlo nel porto di Taku con un attacco aereo. Successivamente la nave fu recuperata con l’aiuto sovietico, ma l’unità fu utilizzata solo come alloggio e deposito. Fu il primo e unico incrociatore della Marina cinese comunista, e la maggiore perdita.

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Relitto del Chung King

25 aprile 1949, la cannoniera nazionalista Hai Hsing fu affondata dalle forze comuniste sullo Yangze, fu recuperata dai comunisti e rinominata Yung Chi.

Aprile 1949, la cannoniera nazionalista Yung Sui fu affondata dalle forze comuniste sullo Yangze. Fu poi recuperata e riutilizzata dai comunisti.

Nel 1949, i nazionalisti persero le cannoniere Bunsei e Unsei, probabilmente a causa dell’artiglieria costiera comunista.

28 aprile 1949, la nave di scorta Shian, che aveva abbandonato i nazionalisti e aderito alla rivoluzione, fu attaccata e affondata da aerei nazionalisti nelle vicinanze di Yaniji.

Maggio 1949, quando i nazionalisti si ritirarono da Shanghai, le forze comuniste costiere colpirono e danneggiarono con l’artiglieria almeno 7 navi nazionaliste, e altre 11 navi furono catturate intatte.

25-27 ottobre 1949, a volte indicata come l’unica battaglia navale persa dalle forze comuniste cinesi, difficilmente può essere definita “battaglia navale”. Le forze comuniste erano pronte a liberare l’isola di Guningtou utilizzando 200 barche da pesca e giunche. Alcune avevano un’unica vela e potevano portare 5-10 uomini. Dopo lo sbarco quasi tutte le barche furono abbandonate sulla spiaggia e i nazionalisti le distrussero con l’artiglieria, un paio di navi pattuglia nazionaliste e squadre di soldati armate di granate, lanciafiamme e molotov. Anche la nave da sbarco nazionalista Chung Lung aprì il fuoco con i cannoni da 40mm e 20mm contro le barche. Le truppe sbarcate furono sconfitte perché intrappolate nell’isola. Anche se persero 200 imbarcazioni, sembrando una sconfitta enorme, va ricordato che erano semplici barche a remi, abbandonate prima dell’attacco nemico.1950-07-People_P-Page8-Hainan_Battle25 marzo 1950, battaglia di Hainan, la prima battaglia navale e prima vittoria navale dei comunisti cinesi. Hainan è una grande isola cinese vicino al Vietnam, era vitale liberarla perché i nazionalisti volevano farne la “seconda Taiwan”. 14 navi da guerra nazionaliste e decine di piccole cannoniere, ne difendevano le acque. La Marina cinese comunista non aveva ancora unità in metallo, e mobilitò numerose piccole giunche da pesca per sbarcare i soldati. La forza da sbarco era composta da 2130 imbarcazioni, alcune erano grandi giunche armate che agivano da navi scorta; quando il nemico si avvicinò alla flottiglia, le giunche armate lo sorpresero alle spalle. L’unità nazionalista più grande era il cacciatorpediniere Taiping, (l’ex-statunitense Decker), che fu danneggiato e costretto a ritirarsi. Le giunche scorta erano armate da cannoni ricevuti dall’esercito, e i loro proiettili causarono danni gravi a molte unità nemiche, costringendole a ritirarsi. La battaglia fu una grande vittoria, la Terza Flotta nazionalista fuggì e la flottiglia da sbarco comunista liberò l’Isola di Hainan. Fu la sola vittoria nella Storia di una flottiglia di giunche di legno su un gruppo di moderne navi da guerra.

25 maggio – 27 giugno 1950, battaglia dell’arcipelago Wanshan, in questa importante battaglia i comunisti avevano 5 cannoniere, tra cui “Liberazione” (Jiefang), “Avanguardia” e “Lotta“, una nave da sbarco (Guishan, la più grande nave da guerra comunista), 10 mezzi da sbarco e 8 trasporti. I nazionalisti avevano una flottiglia di 40 unità. Per la prima volta i comunisti impiegarono unità in metallo e non semplici giunche. Quando i comunisti entrarono nell’arcipelago, la cannoniera Liberazione (una nave ex-nazionalista che aveva disertato) al comando del capitano Lin Wenhu, attaccò il nemico ancorato di notte. La cannoniera causò gravi danni e molte perdite umane. La fregata Taihe (ex-statunitense Thomas) subì danni sul ponte e molti perdite, tra cui il comandante Qi Hongzhang gravemente ferito e molti ufficiali uccisi. Le navi nemiche non potevano manovrare e la Liberazione continuò a combattere a distanza molto ravvicinata, affondando una cannoniera nemica. Anche le altre due cannoniere comuniste attaccarono e affondarono due navi da guerra nazionaliste mentre la forza da sbarco iniziava le operazioni. All’alba i nazionalisti cercarono d’inseguire la Liberazione, ma il Capitano Lin Wenhu riuscì a far allontanare le navi nemiche dalla forza da sbarco. Il nemico lo scoprì troppo tardi, e riuscì solo a danneggiare la nave da sbarco Guishan. A quel punto i nazionalisti si ritirarono. Il 28 maggio una grande forza navale nazionalista formata da 3 fregate, 2 navi da sbarco, 4 dragamine e alcune cannoniere, tentò un contrattacco, fallendo. L’artiglieria costiera comunista riuscì a danneggiare tre cannoniere nazionaliste, e il 27 giugno l’artiglieria costiera comunista affondò una cannoniera nazionalista e danneggiò un cacciatorpediniere, due grandi pattugliatori, due dragamine e due cannoniere nazionaliste. Quando l’isola Guishan, la più grande dell’arcipelago, fu liberata, crollarono le forze nazionaliste. La vittoria fu molto importante perché tagliava i collegamenti navali da Hong Kong a Macao.201503040501512819 agosto 1950, nell’isola di Nanpeng le forze comuniste catturarono intatte un’imbarcazione a motore e venti giunche.

11-15 aprile 1952, le forze comuniste subirono molte perdite umane sull’isola Nanri, e 3 motosiluranti furono affondate, ma i nazionalisti abbandonarono l’isola. Fu la prima volta che i cinesi popolari utilizzarono delle motosiluranti.

20 ottobre 1952, lo sbarco dei comunisti sull’arcipelago Nanpeng riusciva senza reazione nazionalista, liberando le isole.

29 maggio 1953, un altro sbarco comunista sulle isole Dalushan, appoggiato da due cannoniere, liberava le isole, mentre i nazionalisti persero due giunche.

16-18 luglio 1953, i nazionalisti cercarono di occupare l’isola Donfshan, con 12 navi e 30 motogiunche. Tre grandi navi da sbarco furono colpite da colpi di mortaio che fecero esplodere le munizioni trasportate a bordo, affondandole. I relitti ostruirono il passaggio alle altre navi da sbarco che trasportavano armi pesanti. L’operazione fu un fallimento e la forza d’invasione si ritirò.

14 novembre 1954, il cacciatorpediniere nazionalista Taiping cadde in un’imboscata e fu silurato ed affondato con quattro siluri dalle motosiluranti della Cina popolare vicino l’isola Tachen.

Taiping

Taiping

10 gennaio 1955, primo attacco riuscito dell’aeronautica cinese popolare in preparazione della battaglia delle isole Yijiangshan; velivoli d’attacco Il-10 e bombardieri Tu-2 affondarono una nave cisterna di 4000t e danneggiarono una fregata e altre tre navi nazionaliste.

18-20 gennaio 1955, battaglia delle isole Yijianghsan, una forza da sbarco di 70 imbarcazioni appoggiate da 40 navi di scorta attaccava le isole principali, 10 delle navi di scorta erano armate di razzi e bombardarono l’isola Yijiangshan. Lo sbarco ebbe successo e le isole furono liberate. Durante la battaglia, i nazionalisti cercarono di reagire con i cacciasommergibili Tung Ting e Ying Chiang, ma entrambi furono affondati dalle motosiluranti della PLAN.

18 febbraio 1955, una breve battaglia navale tra 4 cacciatorpediniere nazionalisti e una forza navale di 5 cannoniere, 8 navi da sbarco e 1 sottomarino cinesi popolari si concluse con un nulla di fatto.198833923548607373316 gennaio – 26 febbraio 1955, operazioni di sbarco cinesi popolari nell’arcipelago Tachen.

24 agosto 1958, prima battaglia dell’Isola di Jinmen, un convoglio nazionalista formato dalle navi Taisheng, Zhonghai e Meisong scortate dalle navi da guerra Weiyan, Tuojiang e Xiangjiang veniva attaccato da 4 motosiluranti, 6 cannoniere e 30 giunche cinesi popolari. La Taisheng fu silurata e affondata, mentre la Zhonghai fu gravemente danneggiate dall’artiglieria costiera. 3 motosiluranti furono affondate, mentre una quarta fu danneggiata.

2 settembre 1958, seconda battaglia dell’Isola di Jinmen, un altro convoglio nazionalista formato dalle navi di scorta Weiyuan, Tuojiang e Liujiang al comando di Li Yu Xi, e dalla nave da trasporto Meijian, fu attaccato da 8 motosiluranti, 4 cannoniere e 10 motovedette cinesi popolari al comando di Xiao Jinguang e Su Zhenhua. Nel corso del primo scontro, un’altra nave nazionalista, la Yongchang, fu danneggiata, mentre la Tuojiang fu attaccata dalla motocannoniera 588 al comando di Ge Win e affondata con due soli colpi di cannone senza rinculo da 75mm. La Weiyuan fu gravemente danneggiata, mentre la Meijian fu poi affondata, 7 giorni dopo, dall’artiglieria costiera cinese popolare. La Weiyan fu rimorchiata via e rottamata a causa dei danni gravi. I cinesi popolari persero due motosiluranti affondate nell’azione contro la Weiyuan.20090419212014cae7c11 luglio 1964, un dragamine classe T-43 della PLAN intercettava e affondava la nave trasporto nazionalista Manquingsheng, e una fregata classe Tipo 01 affondava un’altra nave da trasporto nazionalista.

1 maggio 1965, battaglia di Dong Ying, un cacciatorpediniere nazionalista della classe Dong-Jiang si scontrava con 4 cannoniere della marina popolare, che circondarono il nemico danneggiandolo. Il cacciatorpediniere nemico si ritirò mentre due cannoniere furono danneggiate.

6 agosto 1965, battaglia di Shantou, i cacciasommergibili taiwanesi Jianmen e Zhangjiang s’infiltrarono nelle acque cinesi. Le due unità furono intercettate da 1 cannoniera, 4 cannoniere veloci, 6 motosiluranti e altre 4 motovedette cinesi che affondarono la Zhangjiang, quindi 9 motosiluranti circondarono anche la Jianmen, affondandola.026-313 novembre 1965, battaglia di Fujian, i nazionalisti per vendicarsi della sconfitta precedente inviarono la grande cannoniera Yongchang e il cacciasommergibili Yongtai, che furono affrontati da 6 cannoniere veloci, 6 motosiluranti e altre 4 motovedette della PLAN. Le unità comuniste seguirono la stessa tattica della battaglia precedente. 4 cannoniere attaccarono ogni bersaglio da due lati diversi, distogliendoli dall’attacco principale delle motosiluranti. Il Yongtai fu danneggiato, e la Yongchang si arenò sull’isola Wuqui; infine il Yongchang fu silurato ed affondato dalle motosiluranti. I nazionalisti ebbero 65 morti e 25 prigionieri. Fu l’ultima battaglia navale tra Cina e Taiwan.e13-65719 gennaio 1974, battaglia dell’isola Xisha, durante la guerra del Vietnam la Marina popolare cinese ottenne la sua più grande vittoria militare. I cinesi schieravano i cacciasommergibili classe Khronstadt 271 e 274, i dragamine classe T-43 389 e 396 e i cacciasommergibili classe Hainan 281 e 282. Il gruppo sudvietnamita era formato dalle fregate Ly Thouong Kiet, Tran Khan Du e Tran Binh Trong e dalla corvetta Nhat Tao; il comandante cinese era Wei Meng Sen, mentre quello sudvietnamita era Han Van Ngac. La fregata Ly Thouong Kiet subì gravi danni, mentre le navi Tran Khan Du e Tran Binh Trong ebbero lievi danni, venendo costrette a ritirarsi; infine la corvetta Nhat Tao fu affondata. Delle navi cinesi, solo il dragamine 396 e il cacciasommergibili 274 subirono gravi, mentre il 271 e il 389 ebbero danni leggeri. 18 marinai cinesi caddero, mentre il nemico ebbe 53 morti (tra cui il capitano della Nhat Tao), e 48 prigionieri, tra cui una consigliere statunitense. I sudvietnamiti abbandonarono le isole e i cinesi conseguirono la più grande vittoria navale di forze comuniste nella guerra del Vietnam.Durante la guerra del 1979 tra Cina e Vietnam per le isole Spratley, 3 motovedette della Marina militare del Vietnam furono catturate da una nave da sbarco cinese appoggiata da una chiatta armata.

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Cacciasommergibili classe Khronstadt

Cacciasommergibili classe Khronstadt

14 marzo 1988, battaglia dell’Isola Nansha, la prima battaglia navale tra due marine militari comuniste. Le navi vietnamite erano la nave da sbarco HQ-505 e i trasporti armati HQ-604 e HQ-605. La forza cinese era molto potente, con le fregate Nanchong (Classe Jiangnan), Xiangtan (Classe Jianghu II) e Yingtan (Classe Jiangdong). La battaglia fu violenta; mentre le unità vietnamite sbarcarono truppe su tre scogliere, scontrarondosi con le truppe cinesi, la Nanchong affondò l’HQ-604, la Yingtan danneggiò l’HQ-505 e la Xiangtan affondò l’HQ-605. Nanchong e Xiangtan subirono danni leggeri. I vietnamiti ebbero 73 tra caduti, dispersi e prigionieri. I cinesi 6 morti e 18 feriti.

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Fregata Nanchong

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Fregata Classe Jianghu II

Fonte: Soviet Empire

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