Vladimir Putin: Discorso in occasione del 70° anniversario della vittoria del 1945

Global Research, 11 maggio 2015

Discorso di Vladimir Putin per la parata militare sulla Piazza Rossa a Mosca, in occasione del 70° anniversario della vittoria nella Grande Guerra Patriottica del 1941-1945, 9 Maggio 2015.

Russian President Vladimir Putin, left, and Defense Minister Anatoly Serdyukov, second left, speaks with officers and WWII veterans on the Red Square, after the Victory Day Parade, which commemorates the 1945 defeat of Nazi Germany in Moscow,  Russia, Wednesday, May 9, 2012. Russian President Vladimir Putin has told the annual massive military parade in Red Square that the country will stand up for its positions.(AP Photo/RIA Novosti, Alexei Druzhinin, Government Press Service)Cari cittadini russi,
Cari veterani,
Distinti ospiti,
Compagni soldati dell’Esercito e della Marina, sergenti e sottufficiali, marescialli e cadetti,
Compagni ufficiali, generali e ammiragli,
Porgo le mie congratulazioni a tutti voi in questo 70° anniversario della vittoria della Grande Guerra Patriottica!
Oggi, celebrando questo sacro anniversario, comprendiamo ancora una volta la portata della vittoria sul nazismo. Siamo orgogliosi dei nostri padri e nonni che riuscirono a battere, schiacciare e distruggere tale forza oscura. Il piano irresponsabile di Hitler fu una dura lezione per l’intera comunità internazionale. All’epoca, negli anni ’30, l’Europa illuminata non seppe vedere la minaccia mortale che risiedeva nell’ideologia nazista. Oggi, 70 anni dopo, la storia ci chiama ancora a saggezza e vigilanza. Non dobbiamo dimenticare che le idee di supremazia ed esclusività razziale provocarono la guerra più sanguinosa della storia. Tale guerra colpì quasi l’80% della popolazione mondiale. Molti Paesi europei sono stati ridotti in schiavitù e occupati. L’Unione Sovietica ha subito gli attacchi più crudeli dal nemico. Le forze d’élite naziste vi furono gettate. Tutta la loro potenza militare si concentrò contro di essa, e tutte le grandi battaglie decisive della Seconda guerra mondiale, per truppe, potenza e relativi armamenti, si svolsero in URSS. E non a caso, l’Armata Rossa prese Berlino con una campagna fulminea, infliggendo il colpo finale alla Germania di Hitler e ponendo fine alla guerra. La nostra nazione multietnica si oppose combattendo per la libertà del nostro Paese. Ognuno portava il pesante fardello della guerra. E nello stesso spirito, il nostro popolo compì un’impresa immortale per la salvezza della Patria. Decise l’esito della Seconda Guerra Mondiale. Liberò le nazioni d’Europa dai nazisti. Tutti i veterani di questa guerra, ovunque essi vivano oggi devono sapere che qui, in Russia, apprezzano i loro coraggio, forza e dedizione alla fraternità della prima linea.

Cari amici,
La Grande Vittoria sarà sempre il culmine eroico nella Storia del nostro Paese. Ma dobbiamo anche onorare i nostri alleati nella coalizione anti-hitleriana. Siamo grati ai popoli di Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti d’America per il loro contributo alla vittoria. Siamo grati agli antifascisti di tutti i Paesi che generosamente combatterono il nemico da sostenitori e membri della resistenza clandestina, anche nella stessa Germania. Ricordiamo lo storico incontro sull’Elba (fra forze sovietiche e statunitensi) e fiducia e unità divenute nostro patrimonio comune ed esempio di unità dei popoli nella pace e stabilità. Sono proprio questi valori le fondamenta dell’ordine mondiale dopo la guerra. Le Nazioni Unite furono create e il sistema del diritto internazionale moderno emerse. Queste istituzioni si sono effettivamente dimostrate efficaci nella risoluzione di controversie e conflitti. Tuttavia, negli ultimi decenni, i principi fondamentali della cooperazione internazionale sono sempre più ignorati. Sono i principi strappati dall’umanità sulla scia delle prove spaventose della Guerra Mondiale. Vediamo tentativi di creare un mondo unipolare. Vediamo il blocco della forza bruta crescere. Tutto ciò mette a repentaglio lo sviluppo sostenibile globale. La creazione di un sistema di sicurezza eguale per tutti gli Stati dovrà essere nostro compito comune. Un tale sistema sarà la risposta giusta alle moderne minacce e dovrà essere regionale e globale senza blocchi contrapposti. Questa è l’unica strada che ci permetterà di garantire pace e tranquillità al pianeta.

Cari amici,
Accogliamo i nostri ospiti stranieri oggi ed esprimiamo gratitudine ai rappresentanti dei Paesi che combatterono contro nazismo e militarismo giapponese. Oltre ai militari russi, la parata vedrà unità di dieci altri Stati marciare sulla Piazza Rossa, sono soldati di Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan. I loro antenati combatterono fianco a fianco, sia in prima linea che nelle retrovie. Vi sono anche i soldati della Cina che, come l’Unione Sovietica, perse milioni di vite in quella guerra. La Cina fu anche il fronte principale nella lotta al militarismo in Asia. Anche i soldati indiani combatterono coraggiosamente contro i nazisti. Le truppe serbe opposero una forte e implacabile resistenza ai fascisti. Durante la guerra, il nostro Paese ebbe un forte sostegno dalla Mongolia. Ed ora in una formazione da parata unica, nipoti e pronipoti della generazione della guerra s’incontrano. Il Giorno della Vittoria è la nostra festa.
La Grande Guerra Patriottica fu in realtà la battaglia per il futuro di tutta l’umanità. I nostri padri e nonni subirono dolore, difficoltà e perdite incalcolabili. Lavorarono fino all’esaurimento, ai limiti della capacità umana. Combatterono fino alla morte. Furono esempio di onore e vero patriottismo.
Onoriamo tutti coloro che combatterono fino alla fine in ogni strada, casa e frontiera del nostro Paese.
Ci inchiniamo a coloro che perirono nelle feroci battaglie per Mosca e Stalingrado, Kursk e Dnepr.
Ci inchiniamo a coloro morti di fame e di freddo nell’invitta Leningrado, a coloro che furono torturati a morte nei campi di concentramento, in prigionia e sotto occupazione.
Ci inchiniamo con affetto in memoria dei figli, figlie, padri, madri, nonni, mariti, mogli, fratelli, sorelle, compagni, familiari e amici, in memoria di coloro che non tornarono da guerra, che non sono più con noi.
Facciamo un minuto di silenzio in loro memoria.

CRIMEA-UKRAINE-RUSSIA-POLITICS-CRISIS-HISTORY-WWII[Minuto di silenzio]

Nostri cari veterani,
Voi siete i protagonisti del Grande Giorno della Vittoria. La vostra impresa eroica ha contribuito a creare una vita dignitosa e pacifica a molte generazioni. Gli ha permesso di costruirsi una vita e vivere senza paura. E oggi, i vostri figli, nipoti e pronipoti si elevano sulle vette che avete posto. Lavorano per il bene presente e il futuro del proprio Paese. Servono il proprio Paese con dedizione. Affrontano con onore le complesse sfide di oggi. Garantiscono successo, prosperità e potenza al nostro Paese, alla nostra Russia!

Gloria al popolo vittorioso!
Buona festa a tutti!
Congratulazioni per il Giorno della Vittoria!
Evviva!

[Soldati: Hurrà! Evviva! Hurrà!]

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Presidente cinese: Il ruolo della Russia nella distruzione del fascismo

Dimenticare la storia è commettere un tradimento
Anatolij Karlin The Unz Review 10 maggio – Russia Insider
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

AR-305109934Xi Jinping ha scritto un editoriale su un quotidiano russo il 6 maggio in cui, in netto contrasto con la tipica bile ed ostilità occidentale, riconosce il ruolo dell’Unione Sovietica nella sconfitta del nazismo e avverte contro i tentativi di rivedere tale risultato, sia su carta che nella realtà.
L’ho tradotto per due ragioni. In primo luogo, costituisce uno sguardo di prima mano sulle relazioni ufficiali tra Cina e Russia che, con grande costernazione di neocon, russofobi, sinofobi e imperialisti occidentali, invece di combattersi a beneficio degli Stati Uniti costruiscono forti relazioni e continuano a stipulare decine di accordi il cui valore totale probabilmente si attesta a quasi un trilione di dollari. In secondo luogo, per smentire esplicitamente la propaganda occidentale secondo cui la Russia è in qualche modo “isolata” poiché nessuno dei tirapiedi europei di Washington era alla parata del Giorno della Vittoria a Mosca questo 9 maggio. E a chi importa? Non molto ai russi, comunque. Cina, India e decine di altri Paesi erano presenti. Questa è la seconda superpotenza mondiale e rappresenta metà dell’umanità. Su Obama, Merkel, Hollande e Dave francamente, l’aria era più pulita data la loro assenza.

President Putin and visiting international leaders attend Victory Day celebrations in Moscow, May 9, 2015 xinPer ricordare la storia, per spalancare il futuro
Xi Jinping

Il 9 maggio, Giorno della Vittoria nella guerra mondiale contro il fascismo, su invito del presidente russo Vladimir Putin, visiterò la Russia e prenderò parte alle celebrazioni a Mosca dedicate al 70° anniversario della vittoria nella Grande Guerra Patriottica. Questo giorno sacro lo festeggio insieme al popolo russo e al mondo intero.
Tutti ricordano che la guerra d’aggressione iniziata da fascisti e militaristi inflisse danni e sofferenze ancora incalcolabili ai popoli di Cina, Russia e Paesi di Europa, Asia e altre parti del mondo. La lotta incessante tra giustizia e male, luce e tenebre, libertà e schiavitù, fu intrapresa dai popoli di Cina, Russia e oltre 50 altri Paesi, così come da tutti gli altri popoli amanti della pace del mondo, che unendosi formarono un vasto fronte antifascista e antimilitarista internazionale. Tutte queste nazioni combatterono sanguinose battaglie contro il nemico, e così facendo sconfissero gli aggressori più malvagi e brutali, portando la pace nel mondo. Mi ricordo che nel marzo 2013, quando visitai la Russia, posi una corona di fiori sulla Tomba del Milite Ignoto, in prossimità delle mura del Cremlino. Vi erano rappresentati l’elmetto di un soldato e una bandiera rossa e vi bruciava la fiamma eterna, simboleggiante la vita ininterrotta e il coraggio incrollabile dei nostri eroi caduti. “Il vostro nome è sconosciuto, le vostre azioni immortali”. Non saranno mai dimenticati dal popolo russo, del popolo cinese e da chiunque altro.
La Cina fu il principale teatro delle operazioni militari in Asia durante la Seconda Guerra Mondiale. Il popolo cinese si oppose prima di chiunque altro nella lotta ai militaristi giapponesi, intraprendendo la guerra più lunga, combattuta nelle condizioni più difficili e, come la Russia, subì le perdite più gravi. L’esercito e il popolo cinesi combatterono stoicamente e con insistenza, bloccando e distruggendo numerosi contingenti giapponesi aggressori. Con enorme sacrificio nazionale, la vita di oltre 35 milioni di persone, una grande vittoria fu infine ottenuta e un enorme contributo dato alla vittoria nella lotta mondiale al fascismo. Le gesta del popolo cinese nella guerra contro i militaristi, proprio come le gesta del popolo russo, saranno immortalate per sempre nella storia e non moriranno mai.
I popoli cinese e russo si sostennero a vicenda, si aiutarono, furono compagni d’armi nella guerra contro fascismo e militarismo, e costruirono un rapporto di amicizia reciproco forgiato con il sangue e la vita. Nei momenti più difficili della Grande Guerra Patriottica, molti dei migliori figli del popolo cinese si unirono decisamente alla lotta al fascismo tedesco. Mao Anying, primogenito del Presidente Mao Zedong, combatté molte battaglie come commissario politico di una compagnia di carri armati del 1° Fronte Bielorusso, fino alla presa di Berlino. Il pilota da caccia cinese Tang Duo, vicecomandante di una compagnia di caccia sovietici, si distinse nelle battaglie aeree contro le forze fasciste. I figli dei dirigenti del Partito comunista cinese e i discendenti degli eroi caduti della rivoluzione cinese, quando studiavano nel collegio internazionale di Ivanovo, nonostante fossero ancora solo dei bambini andarono a scavare trincee, prepararono molotov, cibi e vestiti per i combattenti, abbatterono alberi, raccolsero patate e curarono i feriti negli ospedali. Oltre a questo, molti di loro donarono regolarmente il sangue, 430 millilitri al mese per i soldati del fronte. La giornalista cinese Hu Jibang, piccola e debole, seguì l’intera guerra, dal primo giorno fino all’ultimo, sotto proiettili e tiri, scrivendo della resilienza e del coraggio del popolo sovietico, della barbara crudeltà delle orde fasciste, e della gioia dei soldati e del popolo russi nel momento del trionfo. Incoraggiarono gli eserciti e i popoli dei due Paesi, aumentandone la volontà di combattere fino alla fine, per la vittoria finale. Accanto agli eroi di sopra vi sono molti altri rappresentanti del popolo cinese che contribuirono alla Grande Guerra Patriottica, pur rimanendo dei militi ignoti.
Il popolo russo ha dato al popolo cinese un prezioso sostegno politico e morale nella guerra contro gli invasori giapponesi. Ciò incluse grandi convogli di armi e materiale bellico. Più di 2000 piloti da caccia sovietici entrarono nell’aeronautica cinese e l’aiutarono nelle battaglie aeree in Cina. Più di 200 di loro morirono combattendo sul suolo cinese. Nella fase finale della guerra i soldati dell’Armata Rossa dell’Unione Sovietica furono inviati nel nord-est della Cina. Insieme all’esercito e al popolo cinesi combatterono contro i militaristi giapponesi, aiutando enormemente la Cina a raggiungere la vittoria finale. Il popolo cinese sempre ricorderà i russi, sia militari e civili, che diedero la vita per l’indipendenza e la liberazione della nazione cinese.
Il famoso storico russo Vasilij Kljuchevskij ha detto che dimenticando la storia, la nostra anima può perdersi nel buio. Dimenticare la storia è commettere un tradimento. I popoli cinese e russo sono pronti, insieme a tutti i Paesi e popoli amanti della pace, con determinazione e decisione, ad opporsi a qualsiasi azione o tentativo di negare, distorcere e riscrivere la storia della Seconda Guerra Mondiale.
Quest’anno, Cina e Russia terranno una serie di eventi per celebrare il 70° anniversario della vittoria nella Seconda Guerra Mondiale. Ci saranno anche molti altri eventi organizzati dalle Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali e regionali. Lo scopo di questi eventi e celebrazioni è dimostrare la nostra determinazione a difendere i risultati della seconda guerra mondiale, proteggere l’uguaglianza e la giustizia internazionale, e ricordare ai contemporanei che è necessario preservare e custodire la pace ottenuta da tutta l’umanità a un prezzo altissimo.
Le dure lezioni della seconda guerra mondiale dicono ai popoli che la coesistenza dell’umanità non è soggetta alle leggi della giungla; che la politica mondiale è diametralmente in contraddizione con la politica da potenza belligerante ed egemonica; e che la via dello sviluppo umano non si fonda sul principio del “chi vince prende tutto” o dei giochi a somma zero. Pace – sì, guerra – no; cooperazione – sì, confronto – no; i vantaggi reciproci sono onorevoli, mentre i risultati a somma zero no. Questo è ciò che costituisce il nucleo immutabile e l’essenza di pace, progresso e sviluppo della società umana.
Oggi, l’uomo ha opportunità senza precedenti di realizzare questo nostro obiettivo: pace, sviluppo e creazione di un sistema di relazioni internazionali sempre più fortemente basato su spirito di cooperazione e vantaggi reciproci. “L’unità fa la forza, mentre l’autoisolamento è debolezza” cooperazione e principio del vantaggio reciproco dovrebbero essere adottati quali fondamenti da tutti i Paesi negli affari internazionali. Dobbiamo unire i nostri interessi con gli interessi comuni di tutti i Paesi, trovare e ampliare i punti di comune interesse delle varie parti, sviluppare e creare una nuova concezione di vantaggio multilaterale, essere sempre pronti ad aiutarci nei momenti difficili, partecipare insieme a diritti, interessi e responsabilità, e collaborare per risolvere i crescenti problemi globali come cambiamento climatico, sicurezza energetica, sicurezza informatica, disastri nazionali e così via. In breve, siamo sulla stessa barca del nostro pianeta Terra, la patria di tutta l’umanità.
Il popolo cinese e il popolo russo sono dei grandi popoli. Negli anni di dolore e miseria, il nostro cameratismo indistruttibile è stato cementato con il sangue. Oggi i popoli di Cina e Russia s’impegneranno assieme a difendere la pace, promuovere lo sviluppo e dare un contributo duraturo a pace mondiale e progresso umano.

xi-jinping-putin-r_3298332kTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

9 Maggio: Vittoria russa, sconfitta della NATO

Christopher Black New Eastern Outlook 07/05/2015PARAD_SPB_TEHNIKA150505_02Il 2 febbraio 1943, la 6.ta armata tedesca, sotto il comando del maresciallo Paulus, ed elementi della 4° armata panzer, si arresero all’Armata Rossa a Stalingrado. Questa splendida vittoria è considerata il punto di svolta della guerra in Europa, annunciando la sconfitta della Germania fascista. Quella sconfitta avvenne il 2 maggio1945, quando le forze tedesche a Berlino, capitale del Terzo Reich,si arresero alle forze dell’Armata Rossa che avevano preso la città. Il 9 maggio l’atto ufficiale di resa delle forze governative e militari tedesche si svolse a Berlino, quando i tedeschi si arresero al comandante sovietico Maresciallo Zhukov, e testimoniata dai rappresentanti delle forze inglesi, francesi e statunitensi. Fu la fine della guerra in Europa. La resa di elementi delle armate tedesche in Italia e Austria il 2 maggio e nel nord Europa il 7 maggio, in un primo momento sostenuta dagli alleati occidentali quale resa ufficiale della Germania, non fu riconosciuta dal governo sovietico, dato che violava l’accordo del comitato consultivo europeo delle tre grandi potenze, perfezionato nel marzo 1944. Tale accordo richiedeva che la resa fosse unica del governo tedesco, e non di elementi dell’esercito in posizioni impossibili, e doveva avvenire presso la sede del governo da cui l’aggressione tedesca era stata lanciata, Berlino. Gli alleati occidentali non avevano altra scelta che accettare e considerare la cerimonia del 9 maggio come atto ufficiale di resa del governo tedesco. Ma era chiaro già allora che gli alleati occidentali cercavano di organizzare una pace separata con i tedeschi, mentre i sovietici stavano ancora combattendo, e fu molto chiaro che statunitensi ed inglesi volevano rubare la scena ai russi. Ora 70 anni dopo, la macchina della propaganda occidentale afferma ancora una volta che la data precedente fu la fine della guerra in Europa. E’ bene ricordare l’importanza di tale tentativo di statunitensi ed inglesi di concludere una pace separata con i nazisti, mentre le forze sovietiche erano ancora impegnate nella feroce battaglia di Berlino, un tradimento della solidarietà promessa tra le nazioni che combattevano contro l’aggressione fascista e a cui le forze sovietiche a Stalingrado diedero il colpo fatale. Durante una chiacchierata davanti al focolare alla radio statunitense il 28 luglio 1943, il presidente Roosevelt disse, “Il mondo non ha mai visto maggiore devozione, determinazione e spirito di sacrificio di quelli mostrati dal popolo russo… sotto la guida del Maresciallo Stalin. Come nazione che salva se stessa, contribuisce a salvare tutto il mondo dalla minaccia nazista, questo nostro Paese dovrà essere sempre felice di esserne buon vicino e amico sincero nel mondo futuro“. Belle parole, e vero, ma dove è il buon vicino, adesso?
Invece della solidarietà internazionale tra i vincitori e il riconoscimento del sacrificio del popolo sovietico che Roosevelt elogiava, i Paesi della NATO ora si rifiutano di partecipare alla Parata della Vittoria di Mosca commemorando la sconfitta della Germania nazista. Ma perché insultano la nazione che ha sofferto e si è sacrificata di più, combattuto più duramente e ottenuto le maggiori vittorie contro i fascisti? Davvero per l’Ucraina? La risposta è che semplicemente vedono la sconfitta della Germania fascista non come una vittoria sul fascismo, ma come fallimento del tentativo occidentale di schiacciare la Russia. Dobbiamo anche ricordare che la NATO include lo Stato tedesco occupato le cui forze attaccarono l’Unione Sovietica il 22 giugno 1941, uno Stato che non ha ancora sovranità ed è ancora occupato da forze statunitensi, due decenni dopo che le forze russe se ne sono andate, e la cui leader, che si scopre permettere all’intelligence statunitense di spiare le imprese tedesche per vantaggi economici, è evidentemente in mano al governo statunitense. C’è anche la Gran Bretagna, il cui leader di allora, Winston Churchill, facendo eco alle dichiarazioni del generale statunitense Patton, propose di attaccare le forze sovietiche in Europa nel luglio 1945, con forze combinate anglo-statunitensi-canadesi e i resti dell’esercito tedesco. Il piano comprendeva anche l’uso di armi nucleari. Fu chiamata Operazione Impensabile, ma era chiaramente molto pensabile riprendendo laddove i nazisti avevano fallito nel soggiogare l’URSS, e fu accantonato solo quando le analisi dimostrarono che le forze sovietiche erano troppo forti. E’ chiaro che i bombardamenti di Dresda e Tokyo e gli attacchi nucleari sul Giappone, in cui centinaia di migliaia di civili furono inceneriti da statunitensi e inglesi, erano una dimostrazione di potenza rivolta all’Unione Sovietica, un tentativo di intimidire e sottomettere il presunto alleato ancor prima della fine della guerra con la Germania. La minaccia di guerra mondiale continua contro la Russia avvenne con gli attacchi su città indifese. Ma con l’Operazione Impensabile sospesa e la formazione del Patto di Varsavia come difesa contro la minaccia della NATO, la guerra contro l’URSS continuò con altri mezzi e venne chiamata Guerra Fredda, un eufemismo politico dato che le forze sovietiche combatterono direttamente gli alleati della NATO in Corea e in Vietnam e indirettamente in molti Paesi che cercavano di liberarsi dal colonialismo occidentale in Asia, Africa e Afghanistan. Dobbiamo anche ricordare che nel 1939, quando Hitler attaccò la Polonia, Gran Bretagna e Francia rinnegarono la promessa di difenderla in caso di attacco da parte della Germania, perché volevano che le forze tedesche arrivassero ai confini dell’Unione Sovietica per facilitare alla Germania l’invasione dell’URSS di solo due anni dopo. La cosiddetta guerra finta, dopo la caduta della Polonia fino all’attacco tedesco alla Francia nel maggio 1940, diede tempo cruciale alla Germania per promuovere i suoi piani per attaccare l’URSS.
victory_day_military_army_parade_9_may_2011_Russia_Russian_Moscow_640 La ragione della NATO, formatasi subito dopo la sconfitta della Germania, era la guerra all’URSS e, dopo la sua caduta e l’indebolimento del potere russo, la NATO ha costantemente avanzato le posizione di attacco con una serie di guerre dalla Jugoslavia a Georgia e Ucraina, dalla Cecenia a Iraq, Siria, Libia e Afghanistan, tutte volte ad eliminare gli alleati dei russi e mettere le forze della NATO ai fianchi meridionali e occidentali del territorio russo. In un documento noto come Carta Atlantica, redatta su una nave da guerra al largo di Terranova anmetà 1941, statunitensi e inglesi promisero che obiettivo della guerra mondiale non era ingrandire i propri territori, ma garantire ai popoli auto-governo, libero scambio, cooperazione globale per garantire migliori condizioni economiche e sociali per tutti, libertà dalla paura e dalla guerra, libertà dei mari, abbandono dell’uso della forza come strumento di politica e disarmo. L’Unione Sovietica aderì a questi principi il 1° gennaio 1942 con la Dichiarazione delle Nazioni Unite. Ma a parte l’inesorabile imposizione dei trattati di “libero scambio” ai lavoratori di tutto il mondo, in realtà libertà di sfruttare i lavoratori in tutto il mondo per il profitto di poche compagnie, i firmatari occidentali violarono ogni clausola della Carta Atlantica. Al mondo fu assicurato che ci sarebbe stata la pace, ma non fecero altro che 70 anni di guerra. Avevano promesso la libertà dal bisogno, ma hanno inesorabilmente cercato di distruggere ogni governo che tutelasse i diritti dei lavoratori, e la povertà è aumentata drammaticamente in ogni Paese occidentale dopo la caduta dell’Unione Sovietica. Le nazioni cui fu promessa la liberazione alla fine della guerra mondiale, dovettero combattere le stesse potenze per ottenere giustizia. Alcune, come Cina, Vietnam, Cuba e Corea democratica ci riuscirono dopo lunghe e aspre lotte, mentre molte altre furono schiacciate o sovvertite. In Ucraina ora vediamo esercito nazionale e formazioni fasciste, nuove SS, sparare e bombardare concittadini che protestano cono l’illegittimità del governo e l’agenda statunitense per usarla come base per attaccare la Russia. Prevalgono gli interessi del Partito della Guerra in occidente sulle esigenze dei popoli per giustizia sociale ed economica, e libertà da paura e guerra.
Nella sconfitta del fascismo in Europa, il mondo intero ha verso i popoli dell’Unione Sovietica, della Federazione russa, un debito che non potrà mai essere ripagato. Hanno sofferto le perdite più gravi, la maggior parte dei danni, il fardello più pesante nel combattere la macchina da guerra nazista. Il rifiuto dei capi della NATO di assistere alla cerimonia di Mosca del 9 maggio è un insulto alla storia, al sacrificio di decine di milioni di russi, ed equivale al ripudio dei principi della Carta Atlantica e della Carta delle Nazioni Unite. Ma è più di questo. E’ la prova, se mai fosse necessaria, che l’obiettivo principale della guerra mondiale in Europa era la frantumazione della Russia a favore delle potenze Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania. Mentre lottavano tra esse per vedere chi sarebbe stata il capobranco mondiale, erano unite dal desiderio di sottomettere la Russia. Tale obiettivo fu a lungo impedito dalla potenza sovietica. La caduta dell’Unione Sovietica e la sua sostituzione con un governo inizialmente composto da compradores filo-occidentali, diede a statunitensi ed alleati l’impressione di esser riusciti mettere la Russia sotto il loro dominio completo Ma l’ascesa dei nuovi leader in Russia, rigenerò la sovranità russa e fece rivivere potenza e prestigio russo nel mondo, facendo arrabbiare questi lupi guerrafondai che ora la circondano e la molestano, aspettando l’occasione per colpire.Christopher Black è un avvocato penalista internazionale di Toronto, membro della Law Society of Upper Canada noto per una serie di casi di alto profilo sui diritti umani e crimini di guerra, per la rivista on-line New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

9 maggio 1945

Jacques Sapir Russeurope 4 maggio 2015304730Le commemorazioni per il 70° anniversario della fine della Seconda guerra mondiale, l’8 e il 9 maggio, hanno un assai forte simbolismo. C’invitano a guardare la nostra storia, ma anche quello che facciamo. La prima guerra mondiale, le cui celebrazioni del centenario continueranno fino al 2018, ha segnato la fine del XIX secolo. Conteneva, così come le altre guerre di inizio secolo, elementi che troveremo nella seconda guerra mondiale. Così i “campi di concentramento” ideati da Kitchener nel corso del secondo conflitto anglo-boero [1] o il genocidio armeno compiuto dalle autorità ottomane nel 1915. Ciò vale anche per le forme di guerra; la “guerra di trincea” fu concepita durante l’assedio di Port Arthur nella guerra russo-giapponese del 1904-1905. Quindi dobbiamo riconoscere che la prima guerra mondiale ha significato gettare l’Europa, e il mondo, nel nuovo universo della violenza industrializzato, con una sempre più offuscata distinzione tra civili e militari. Ma sulla seconda guerra mondiale si è fondata in larga misura la nostra immaginazione e i nostri referenti politici. Non fu, non più, la “continuazione della politica con altri mezzi” secondo Clausewitz. La seconda guerra mondiale fu il primo conflitto in cui l’ideologia sostituì il calcolo razionale.

Causalità
Non è più di moda, nell’istruzione, di sollevare la questione delle cause del conflitto. Si preferisce compiacersi di una vittimizzazione generale. Non che dal punto di vista del “soldato semplice” o del civile sia importante. Ma non va dimenticata la questione della responsabilità del conflitto. E per capire il problema della responsabilità è necessario sapere le cause, ma anche il corso del conflitto. In questo senso, i nuovi programmi di storia liceali sono in gran parte carenti. Non possiamo affrontare la seconda guerra mondiale senza affrontare il Patto di Monaco, in particolare il fatto che gli anglo-francesi si separarono dai russi per trattare con Hitler [2]. Si può discutere a lungo se Francia e Gran Bretagna avessero bisogno di quest’accordo. Ora sappiamo del totale bluff di Hitler, che l’aviazione non era pronta, anche se allineava mezzi più moderni di inglesi e francesi. Le manovre dal settembre 1938 si tradurranno anche in un incredibile tasso di incidenti. Non va sottovalutato l’aiuto che l’Unione Sovietica era pronta a fornire, in particolare inviando aerei moderni (I-16) alla Francia. Infine, l’esercito cecoslovacco era tutt’altro che trascurabile. Qui dobbiamo sottolineare che i carri armati cechi formarono due divisioni corazzate tedesche nel maggio 1940. Ma l’importanza di questi accordi fu che convinsero Stalin, la cui paranoia era già attiva di suo, che francesi e inglesi non volevano la guerra contro Hitler. In Gran Bretagna, solo Winston Churchill ebbe parole forti e profetiche sull’imminente guerra [3]. Tale idea fu rafforzata dall’accordo tra Germania e Polonia (che approfittò del patto di Monaco per prendersi un pezzo di territorio cecoslovacco) portando allo smembramento del resto della Cecoslovacchia nel marzo 1939. Va qui evidenziata la stupidità (e cecità) del governo polacco. Si alleò con la Germania essendone la prossima vittima. Ciò illumina il patto tedesco-sovietico dell’agosto 1939, in parte giustificato. Comprendendo che inglesi e francesi non erano affidabili, Stalin cercò di mettere l’URSS fuori pericolo. Da un’altra parte, invece, illumina le tendenze imperialiste di Stalin, negoziando segretamente con Hitler l’annessione degli Stati baltici e parte della Polonia. Tuttavia, dedurne l'”alleanza” tra Hitler e Stalin è azzardato. Le truppe sovietiche entrarono in Polonia il 17 settembre 1939 con l’ordine che se le truppe tedesche non rispettevano la loro “zona di occupazione”, di “cacciarle”.

Stalin affronta Hitler
Georgy Zhukov In realtà Stalin sapeva che la guerra con la Germania nazista era inevitabile. Sperava solo di ritardarla il più a lungo possibile. L’interruzione del programma navale del 3° piano quinquennale nel settembre 1940, e il trasferimento dell’acciaio per la costruzione di ulteriori carri armati, è la prova che Stalin sapeva dell’inevitabile confronto. Ma fece l’errore di considerare Hitler una persona razionale. Convinto che la Germania non avrebbe attaccato l’URSS mentre era in guerra con la Gran Bretagna, Stalin e la leadership sovietica si fecero sorprendere dalla decisione di Hitler di attaccare nel giugno 1941. Nel gennaio 1941 si svolsero due “giochi di guerra” (Kriegspiel) al Cremlino, il primo il 2-6 gennaio e il secondo il 7-14 gennaio [4]. Il primo era difensivo, in cui le forze sovietiche era affidate al Maresciallo Pavlov e le forze tedesche (o “blu” nella terminologia sovietica) al Generale GK Zhukov. Questi circondò le forze sovietiche ad est ed avanzò rapidamente. Le carte del primo ‘gioco’ sono interessanti perché sembrano molto vicine alle azioni attuate in realtà dalle forze tedesche. Va notato che se Stalin credeva effettivamente alla parola di Hitler, non si vedeva la necessità di questo “gioco”, tenuto su suo ordine e presenza al Cremlino. Il secondo “gioco” fu testare un’offensiva contro i nemici e vide un ultimo scambio di campo. Zhukov, a capo delle forze sovietiche ora non solo fermava l’avanzata tedesca, ma ha eseguì una contro-offensiva che doveva portarlo fino alle porte di Romania e Ungheria. Un terzo “gioco”, ancora a noi sconosciuto, fu sempre tenuto al Cremlino ai primi di febbraio 1941. Questo nuovo “gioco” testò un’offensiva tedesca lanciata da Bobrujsk a Smolensk e l’importante ponte “terrestre” tra Dvina e Dnepr, che controllava l’accesso a Mosca. Ciò implica che Stalin avesse previsto una profonda penetrazione delle armate tedesche nel territorio dell’Unione Sovietica. In questo “gioco”, Zhukov applicò una difesa a scaglioni esaurendo prima la forza delle divisioni corazzate tedesche, per poi passare a una contro-offensiva su entrambe le ali. Ciò corrispose allo scenario applicato a Kursk nel luglio 1943. Questo “gioco” dimostrò la superiorità della battaglia di arresto seguita dalla contro-offensiva a un attacco preventivo. Ciò dimostra che a quella data non si può più dubitare della serietà con cui fu prevista la possibilità di un attacco tedesco. Ma Stalin era ancora convinto che la guerra non sarebbe esplosa prima del 1942 o 1943, sbagliando. E nel clima di terrore e di sospetto che regnava al Cremlino, bastò screditare le informazioni provenienti tra marzo e aprile 1941 sui preparativi tedeschi. Aggiungiamo che l’Armata Rossa era nel pieno di ciò che lo storico militare statunitense David Glantz chiama “crisi istituzionale” [5], con la perdita delle trasmissioni delle avanguardie. Fu infatti uno dei motivi principali della confusione che regnò nei primi giorni dell’attacco a Mosca. Aggiungiamo che Stalin accettò le richieste di Zhukov di aprile e maggio 1941 [6], con l’eccezione di porre in allarme i distretti di frontiera, giudicato come possibile “provocazione” per i tedeschi. La frase con cui Vasilevskij svegliò Zhukov la mattina del 22 giugno, “hanno iniziato”, [7] dimostra che i leader dell’esercito sapevano cosa aspettarsi.

Le tre guerre di Hitler
Dovremmo anche ricordare che nel conflitto, e mettendo da parte gli scontri in Cina e nel Pacifico, vi furono tre guerre sovrapposte. Questa sovrapposizione connaturerà il conflitto. La prima guerra fu per il dominio europeo. Quando Hitler attaccò la Polonia per poi volgere contro Gran Bretagna e Francia, non fece che riprendere i sogni di Guglielmo II e Germania imperiale. Ma preparando questa guerra, contenuta nelle atrocità ancora limitate dell’esercito tedesco impegnato in Polonia, ma anche nel nord della Francia dove soldati inglesi e fanteria coloniale francese furono sommariamente giustiziati, si trovava la seconda guerra dei nazisti. Così dobbiamo ricordare che violenza e crimini dell’esercito tedesco furono opera delle truppe naziste e che cominciarono molto presto nel conflitto. Questa seconda guerra si svolse interamente nell’attacco all’Unione Sovietica nel 1941. Fu una guerra per ridurre in schiavitù le popolazioni slave, in particolare ma non esclusivamente, la popolazione russa. La Francia commemora con orrore e dolore il ricordo della strage, nel giugno 1944, della Das Reich a Oradour-sur-Glane; ma si contarono centinaia di villaggi martiri per mano dell’esercito tedesco, non necessariamente unità delle SS, in Bielorussia, Russia e Ucraina orientale. La ferocia della soldataglia tedesca contro il popolo, ma anche della popolazione tedesca verso lavoratori, uomini e donne rapiti e schiavizzati nel territorio del Reich, non ebbe limiti. La violenza di questa guerra suscitò l’odio implacabile che si abbatté sul popolo tedesco nella primavera 1945. La terza guerra iniziò allo stesso tempo, ma assunse un significato particolare quando la prospettiva di una vittoria della Germania collassava, la guerra di sterminio contro la popolazione ebraica. La questione di ciò che è noto come “Olocausto da proiettili” dimostra che l’esercito tedesco collaborò con rare eccezioni a questi massacri. Ma l'”Olocausto da proiettili” evidenzia anche la partecipazione degli ausiliari, soprattutto ucraini, che uccisero in quelle stragi 1,3 milioni di persone. Tuttavia, fu risultato della sconfitta davanti Mosca che la terza guerra si radicalizzò con la volontà confessa del regime nazista di sterminare tutti gli ebrei dei territori che controllava. Tale guerra avrà una svolta ossessiva come dimostra l’assegnazione di mezzi di trasporto, di cui l’esercito tedesco aveva un disperato bisogno, per il programma di sterminio. Nell’estate del 1944, quando l’esercito tedesco si ritirava sotto i colpi delle offensive dell’Armata Rossa, nell’operazione Bagration o di Iasi-Chisinau, il regime nazista requisì centinaia di treni, consumò centinaia tonnellate di combustibile per condurre a morte oltre 400000 ebrei ungheresi. Qui, la guerra di sterminio e il suo simbolo, le camere a gas, sono tutt’altro che un dettaglio.

Una guerra ideologica
In realtà, la terza guerra diventò la guerra “reale” di Hitler e i suoi scagnozzi, la sola in cui potevano sperare una vittoria. Servì anche a saldare al regime nazista la popolazione tedesca e gli alleati del momento che poté trovare, con l’orrore dei crimini commessi. Se la guerra contro gli slavi rese improbabile una pace di compromesso in Oriente, la guerra di sterminio, il cui avvio era noto ai sovietici all’inizio del 1942 e a inglesi e statunitensi a metà 1942, ebbe l’effetto di indurire fino all’inimmaginabile il conflitto in occidente. A causa di queste due guerre, la Germania nazista non poté che vincere o morire, e fin dall’inizio del 1943, Hitler si convinse di non poter prevalere militarmente. Non gli rimase che organizzare, con vari pretesti, il gigantesco rogo che fu la battaglia di Berlino. Nessuna azione militare dopo Kursk ebbe un senso militare. Si può anche mettere in dubbio la realtà della fede nazista nelle “armi segrete” che costituirono certamente un nucleo duro della propaganda, ma la cui efficienza militare si rivelò in realtà molto bassa. La realtà è che, dopo aver commesso l’irreparabile, il regime nazista tagliò i ponti con il mondo della ragione e logica clausewitziana della guerra. Quest’ultima non ha alcun senso al di fuori del darwinismo sociale consustanziale all’ideologia nazista. La guerra di sottomissione e soprattutto la guerra di sterminio trasformarono la natura della seconda guerra mondiale. Questa non è che la ripetizione, più violenta, della guerra imperialista del 1914. Quando le truppe sovietiche liberarono Majdanek [8] alla fine del luglio 1944, il mondo inorridito ebbe le prove del piano mortale della Germania nazista. Dobbiamo ricordare che ci vorranno diversi mesi prima che stampa inglese e statunitense riprendessero sostanzialmente tali informazioni. In realtà, non avvenne fino quando le truppe inglesi e statunitensi non liberarono dei campi di concentramento a loro volta. Ma tutti i campi di sterminio furono liberati dalle truppe sovietiche. Il Tribunale di Norimberga prese atto della specificità della Seconda Guerra Mondiale. Nel creare il concetto di “crimini contro l’umanità” e dichiarandone la natura inalienabile, volle dare un significato alla differenza fondamentale tra la prima e la seconda guerra mondiale. Ma la guerra fredda impedì che questa logica fosse pienamente riconosciuta.

Commemorazione e politica
La commemorazione della vittoria sul nazismo non è quella di una vittoria di un Paese (o gruppo di Paesi) su un altro, perché la seconda guerra mondiale non è una guerra come le altre. La dimensione della vittoria qui è molto diversa. Le guerre di asservimento e sterminio hanno dato a questa vittoria una portata universale, quella della liberazione. Questo è ciò che cerca di negare il potere di Kiev con il disegno di legge 2538-1 mettendo sullo stesso carnefici e vittime, scatenando le proteste degli storici in tutto il mondo [9]. Questa vittoria, data la sua importanza non può e non deve essere sfruttata a fini politici. L’Unione Sovietica sopportò il fardello più pesante, e dovette affrontare fino al novembre 1943 quasi il 70% delle truppe di Hitler. Sarebbe normale e giusto, al di là dei conflitti che possono sorgere tra i leader francesi e russi, che il presidente francese, o almeno il suo primo ministro, si recassero a Mosca il 9 maggio. E’ in gioco l’onore e la credibilità della Repubblica.9038Note:
[1] Farwell, Byron (1976). The Great Anglo-Boer War New York: Harper & Row.
[2] Michel Winock, Nora Benkorich, La Trahison de Munich: Emmanuel Mounier et la grande débâcle des intellectuels, edizioni CNRS, 2008.
[3] “Hanno dovuto scegliere tra guerra e disonore. Scelgono il disonore e Avranno la guerra“, Hyde, A. Harlow (1988), Scraps of paper: the disarmament treaties between the world wars, pagina 307. Media Publishing & Marketing,
[4] B. Fulgate e L. Dvoretsky, Thunder on the Dnepr, Presidio Press, 1997, 2001.
[5] D. Glantz, Before Stalingrad: Barbarossa, Hitler’s Invasion of Russia 1941, Tempus 2003.
[6] In particolare il richiamo di 800000 riservisti e il trasferimento di quattro armate dai distretti militari interni ai confini occidentali. Vedi Generale SP Ivanov, Nachalnyj Period Vojnij [Il periodo iniziale della guerra] (ed.) – Mosca, Voenizdat 1974, capitolo 8
[7] In russo “Eto Nachalo“.
[8] Jozef Karszalek, Majdanek, storia e realtà del campo di sterminio, Rowohlt, Hamburg 1982
[9] Krytyka

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La rivolta di Badaber e la vendetta del KGB

Aleksandr Sitnikov, Russkaja Semjorka 6 maggio 2015 – RBTH

Il mondo intero, tranne nell’URSS a quanto appare, sa ciò che successe nel forte di Badaber, presso la città pakistana di Peshawar, il 26-27 aprile 1985. I media occidentali ritenevano che il KGB avesse vendicato la morte dei prigionieri di guerra sovietici uccisi nella prigione segreta di Badaber.991400e1e3021f7b370b9aec024La fortezza di Badaber presso Peshawar era un centro in cui gli statunitensi (e i pakistani) addestravano i gruppi afghani a combattere i sovietici. Gli statunitensi convertirono la fortezza in prigione, che all’inizio della guerra era il centro della CIA a Peshawar, in Pakistan. Durante la guerra in Afghanistan, Badaber ospitava un presunto centro umanitario per rifugiati afghani per impedirgli di morire di fame. Ma in realtà era una copertura del centro di addestramento militare del partito controrivoluzionario afghano Jamaat-e Islami, dove erano segretamente tenuti dei prigionieri di guerra sovietici considerati dispersi in Patria.

Dukhovchenko

Dukhovchenko

Evasione
30 anni fa, il 26 aprile 1985, quando l’Unione Sovietica si preparava all’imminente 40.ma Giornata della Vittoria, dei colpi furono sentiti alle18:00 nella fortezza di Badaber. Approfittando del fatto che la maggior parte delle guardie del campo era andata a pregare, un gruppo di prigionieri di guerra sovietici avrebbe “eliminato” due guardie presso l’armeria delle fortezza, preso le armi, occupato il centro di controllo radiofonico della fortezza, liberato altri prigionieri e cercato di fuggire. Come ricordò Mentre l’ex-presidente afghano e leader della Repubblica islamica dell’Afghanistan, Burhanuddin Rabbani, uno dei soldati sovietici (Viktor Dukhovchenko, secondo Wikipedia) avviò la rivolta, riuscendo a disarmare la guardia che gli portava il rancio, quindi liberò i prigionieri che sequestrarono le armi lasciate dai rangers del carcere. Ci sono divergenze su ciò che poi accadde. Secondo alcune fonti, i ribelli cercarono di sfondare la porta nel tentativo di fuga. Secondo altri, mirarono alla torre radio per contattare l’ambasciata sovietica. Il fatto che i prigionieri di guerra sovietici fossero trattenuti in Pakistan è la prova significativa dell’intervento pakistano negli affari afghani.

Assalto alla prigione
I prigionieri sovietici riuscirono a prendere il controllo dell’arsenale e posizioni adatte per la distruzione dei posti di guardia. Avevano mitragliatrici pesanti, mortai (M-62) e bombe anticarro. L’allarme sollevò tutto il personale della base, circa 3000 effettivi con istruttori di Stati Uniti, Pakistan ed Egitto. Ma i loro tentativi di assaltare le posizioni dei ribelli furono sconfitti. Alle 23:00 Rabbani richiamò il reggimento dei mujahidin Qalid ibn Walid, circondò la fortezza e chiese ai ribelli di arrendersi in cambio della vita. I ribelli sovietici risposero di voler comunicare con i rappresentanti delle ambasciate dell’URSS e della Repubblica Democratica dell’Afghanistan, con la Croce Rossa e le Nazioni Unite. Quando seppe che l’offerta era stata rifiutata, Rabbani ordinò l’assalto alla prigione.5336569La salva fatale
La feroce battaglia durò tutta la notte e le perdite tra i mujahidin dimostrarono che i russi non si arrendevano. Lo stesso Rabbani quasi perse la vita sotto il tiro delle granate a razzo. Vedendo la resistenza, tutte le forze disponibili furono lanciate contro i ribelli, con salve sparate da carri armati e persino dall’aeronautica del Pakistan. Ciò che successe dopo rimarrà probabilmente un mistero per sempre. Secondo informazioni declassificate, segnalazione della radio-intelligence della 40.ma Armata intercettarono il rapporto di un pilota pakistano sul bombardamento contro i prigionieri in rivolta che aveva colpito il deposito di armi con due milioni di razzi e proiettili. Uno dei prigionieri di Badaber, Nosirzhon Ummatkulovich Rustamov, descrisse la scena: “Rabbani scappò e poco dopo apparvero i cannoni a cui ordinò di sparare. Quando spararono, centrarono il deposito di munizioni provocando una potente esplosione. Tutto esplose, persone, edifici, fu tutto spazzato via. Il posto divenne una Ground Zero da cui usciva fumo nero“. Non ci furono superstiti. Coloro che non morirono nell’esplosione furono uccisi dagli aggressori. Tuttavia, un messaggio intercettato del consolato statunitense a Peshawar per il dipartimento di Stato diceva, “Tre soldati sovietici riuscirono a sopravvivere alla repressione della rivolta“. Circa 100 mujahidin afgani, 90 soldati pakistani, tra cui 28 ufficiali, 13 funzionari pakistani e 6 istruttori statunitensi furono uccisi nell’esplosione, che distrusse gli archivi della prigione contenenti le informazioni sui prigionieri. Per evitare il possibile ripetersi dell’incidente, Gulbuddin Hekmatyar, capo del Partito islamico dell’Afghanistan, ordinò un paio di giorni dopo che “i russi non venissero presi prigionieri“.

N. U. Rustamov

N. U. Rustamov

La reazione del pubblico
Nonostante le autorità pachistane insabbiassero con tutte le misure possibili l’incidente; tra cui silenzio assoluto, esecuzione e divieto d’ingresso degli estranei nella zona del forte; informazioni sui prigionieri di guerra sovietici e la brutale repressione della loro rivolta trapelarono ai media. La prima a scriverne fu la rivista di Peshawar ‘Sapphire’, ma fu confiscata e distrutta. Il quotidiano ‘musulmano’ del Pakistan ripubblicò la notizia, subito ripreso dai media mainstream. Il Vecchio e il Nuovo Mondo interpretarono l’episodio in modi diversi. Gli europei scrissero della lotta impari dei prigionieri di guerra sovietici per la libertà, mentre ‘Voice of America’ parlò della potente esplosione che uccise decine di prigionieri russi e un eguale numero di soldati governativi afgani. Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti, il 28 aprile 1985 pubblicò un rapporto “completo” dichiarando: “L’area del campo umanitario di circa un miglio quadrato fu sepolto da un denso strato di frammenti di proiettili, razzi, mine e resti umani. L’esplosione fu così potente che la gente del posto fu colpita dai frammenti a 4 miglia di distanza dal campo in cui erano trattenuti 14 paracadutisti sovietici, due dei quali sopravvissuti alla repressione della rivolta“. La rivolta fu confermata dal rappresentante della Croce Rossa Internazionale, David Delanrants, che visitò l’ambasciata sovietica a Islamabad il 9 maggio 1985. L’Unione Sovietica si limitò a una nota ufficiale di protesta del Ministero degli Esteri, accusando il governo del Pakistan di essere pienamente responsabile dell’incidente e chiedendo la fine della sua aggressione alla Repubblica Democratica dell’Afghanistan e all’Unione Sovietica. Ufficialmente, ci “potrebbero essere prigionieri di guerra sovietici in Afghanistan“.

a7cb73ef7615061f486caf6d4cdLa vendetta del KGB
Però vi fu una “reazione informale” dell’Unione Sovietica. Secondo i giornalisti Kaplan e Burki, il servizio segreto sovietico condusse una serie di operazioni di rappresaglia. L’11 maggio 1985, l’ambasciatore sovietico in Pakistan Vitalij Smirnov disse che l’Unione Sovietica non avrebbe lasciato impunito l’incidente. “Islamabad è pienamente responsabile di quanto accaduto a Badaber“, Smirnov avvertì il presidente pakistano Mohammad Zia ul-Haq. Nel 1987, a seguito delle incursioni sovietiche in Pakistan, 234 mujahidin e soldati pakistani furono uccisi. Il 10 aprile 1988, una potente esplosione nel deposito di munizioni di Camp Odzhhri, tra Islamabad e Rawalpindi, provocò la morte di 1000-1300 persone. Gli investigatori conclusero che si trattava di sabotaggio. Alcuni mesi dopo, il 17 agosto 1988, l’aereo C-130 che trasportava il presidente Zia cadde, lui e l’ambasciatore statunitense Arnold Raphel, anche lui a bordo, rimasero uccisi. Le agenzie d’intelligence pakistane collegarono l’incidente alla rappresaglia del KGB per Badaber.

yRFRfG5evC4I soldati sovietici uccisi a Badaber
Tenente S. I. Saburov, 1960, Repubblica di Khakasja
Tenente G. V. Kirjushkin, 1964, Mosca
Sergente P. Vasiliev, 1960, Chuvashja
Soldato M. A. Varvarjan, 1960, Armenia
Tenente G. A. Kashlakov, 1958, Rostov
Sergente S. E. Rjazantsev, 1963, Russia
Sergente N. G. Samin, 1964, Kazakhstan
Caporale N. I. Dudkin, 1961, Altaj
Soldato R. R. Rakhimkulov, 1961, Bashkiria
Soldato J. G. Vaskov, 1963, Kostroma
Soldato Pavljutenkov, 1962, Stavropol
Soldato A. N. Zverkovich, 1964, Bielorussia
Soldato S. V. Korshenko, 1964, Ucraina
Impiegato dell’esercito sovietico N. I. Shevchenko
Soldato S. N. Levchishin, 1964, Samara

 S. N. Levchishin

S. N. Levchishin

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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