La rivolta di Badaber e la vendetta del KGB

Aleksandr Sitnikov, Russkaja Semjorka 6 maggio 2015 – RBTH

Il mondo intero, tranne nell’URSS a quanto appare, sa ciò che successe nel forte di Badaber, presso la città pakistana di Peshawar, il 26-27 aprile 1985. I media occidentali ritenevano che il KGB avesse vendicato la morte dei prigionieri di guerra sovietici uccisi nella prigione segreta di Badaber.991400e1e3021f7b370b9aec024La fortezza di Badaber presso Peshawar era un centro in cui gli statunitensi (e i pakistani) addestravano i gruppi afghani a combattere i sovietici. Gli statunitensi convertirono la fortezza in prigione, che all’inizio della guerra era il centro della CIA a Peshawar, in Pakistan. Durante la guerra in Afghanistan, Badaber ospitava un presunto centro umanitario per rifugiati afghani per impedirgli di morire di fame. Ma in realtà era una copertura del centro di addestramento militare del partito controrivoluzionario afghano Jamaat-e Islami, dove erano segretamente tenuti dei prigionieri di guerra sovietici considerati dispersi in Patria.

Dukhovchenko

Dukhovchenko

Evasione
30 anni fa, il 26 aprile 1985, quando l’Unione Sovietica si preparava all’imminente 40.ma Giornata della Vittoria, dei colpi furono sentiti alle18:00 nella fortezza di Badaber. Approfittando del fatto che la maggior parte delle guardie del campo era andata a pregare, un gruppo di prigionieri di guerra sovietici avrebbe “eliminato” due guardie presso l’armeria delle fortezza, preso le armi, occupato il centro di controllo radiofonico della fortezza, liberato altri prigionieri e cercato di fuggire. Come ricordò Mentre l’ex-presidente afghano e leader della Repubblica islamica dell’Afghanistan, Burhanuddin Rabbani, uno dei soldati sovietici (Viktor Dukhovchenko, secondo Wikipedia) avviò la rivolta, riuscendo a disarmare la guardia che gli portava il rancio, quindi liberò i prigionieri che sequestrarono le armi lasciate dai rangers del carcere. Ci sono divergenze su ciò che poi accadde. Secondo alcune fonti, i ribelli cercarono di sfondare la porta nel tentativo di fuga. Secondo altri, mirarono alla torre radio per contattare l’ambasciata sovietica. Il fatto che i prigionieri di guerra sovietici fossero trattenuti in Pakistan è la prova significativa dell’intervento pakistano negli affari afghani.

Assalto alla prigione
I prigionieri sovietici riuscirono a prendere il controllo dell’arsenale e posizioni adatte per la distruzione dei posti di guardia. Avevano mitragliatrici pesanti, mortai (M-62) e bombe anticarro. L’allarme sollevò tutto il personale della base, circa 3000 effettivi con istruttori di Stati Uniti, Pakistan ed Egitto. Ma i loro tentativi di assaltare le posizioni dei ribelli furono sconfitti. Alle 23:00 Rabbani richiamò il reggimento dei mujahidin Qalid ibn Walid, circondò la fortezza e chiese ai ribelli di arrendersi in cambio della vita. I ribelli sovietici risposero di voler comunicare con i rappresentanti delle ambasciate dell’URSS e della Repubblica Democratica dell’Afghanistan, con la Croce Rossa e le Nazioni Unite. Quando seppe che l’offerta era stata rifiutata, Rabbani ordinò l’assalto alla prigione.5336569La salva fatale
La feroce battaglia durò tutta la notte e le perdite tra i mujahidin dimostrarono che i russi non si arrendevano. Lo stesso Rabbani quasi perse la vita sotto il tiro delle granate a razzo. Vedendo la resistenza, tutte le forze disponibili furono lanciate contro i ribelli, con salve sparate da carri armati e persino dall’aeronautica del Pakistan. Ciò che successe dopo rimarrà probabilmente un mistero per sempre. Secondo informazioni declassificate, segnalazione della radio-intelligence della 40.ma Armata intercettarono il rapporto di un pilota pakistano sul bombardamento contro i prigionieri in rivolta che aveva colpito il deposito di armi con due milioni di razzi e proiettili. Uno dei prigionieri di Badaber, Nosirzhon Ummatkulovich Rustamov, descrisse la scena: “Rabbani scappò e poco dopo apparvero i cannoni a cui ordinò di sparare. Quando spararono, centrarono il deposito di munizioni provocando una potente esplosione. Tutto esplose, persone, edifici, fu tutto spazzato via. Il posto divenne una Ground Zero da cui usciva fumo nero“. Non ci furono superstiti. Coloro che non morirono nell’esplosione furono uccisi dagli aggressori. Tuttavia, un messaggio intercettato del consolato statunitense a Peshawar per il dipartimento di Stato diceva, “Tre soldati sovietici riuscirono a sopravvivere alla repressione della rivolta“. Circa 100 mujahidin afgani, 90 soldati pakistani, tra cui 28 ufficiali, 13 funzionari pakistani e 6 istruttori statunitensi furono uccisi nell’esplosione, che distrusse gli archivi della prigione contenenti le informazioni sui prigionieri. Per evitare il possibile ripetersi dell’incidente, Gulbuddin Hekmatyar, capo del Partito islamico dell’Afghanistan, ordinò un paio di giorni dopo che “i russi non venissero presi prigionieri“.

N. U. Rustamov

N. U. Rustamov

La reazione del pubblico
Nonostante le autorità pachistane insabbiassero con tutte le misure possibili l’incidente; tra cui silenzio assoluto, esecuzione e divieto d’ingresso degli estranei nella zona del forte; informazioni sui prigionieri di guerra sovietici e la brutale repressione della loro rivolta trapelarono ai media. La prima a scriverne fu la rivista di Peshawar ‘Sapphire’, ma fu confiscata e distrutta. Il quotidiano ‘musulmano’ del Pakistan ripubblicò la notizia, subito ripreso dai media mainstream. Il Vecchio e il Nuovo Mondo interpretarono l’episodio in modi diversi. Gli europei scrissero della lotta impari dei prigionieri di guerra sovietici per la libertà, mentre ‘Voice of America’ parlò della potente esplosione che uccise decine di prigionieri russi e un eguale numero di soldati governativi afgani. Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti, il 28 aprile 1985 pubblicò un rapporto “completo” dichiarando: “L’area del campo umanitario di circa un miglio quadrato fu sepolto da un denso strato di frammenti di proiettili, razzi, mine e resti umani. L’esplosione fu così potente che la gente del posto fu colpita dai frammenti a 4 miglia di distanza dal campo in cui erano trattenuti 14 paracadutisti sovietici, due dei quali sopravvissuti alla repressione della rivolta“. La rivolta fu confermata dal rappresentante della Croce Rossa Internazionale, David Delanrants, che visitò l’ambasciata sovietica a Islamabad il 9 maggio 1985. L’Unione Sovietica si limitò a una nota ufficiale di protesta del Ministero degli Esteri, accusando il governo del Pakistan di essere pienamente responsabile dell’incidente e chiedendo la fine della sua aggressione alla Repubblica Democratica dell’Afghanistan e all’Unione Sovietica. Ufficialmente, ci “potrebbero essere prigionieri di guerra sovietici in Afghanistan“.

a7cb73ef7615061f486caf6d4cdLa vendetta del KGB
Però vi fu una “reazione informale” dell’Unione Sovietica. Secondo i giornalisti Kaplan e Burki, il servizio segreto sovietico condusse una serie di operazioni di rappresaglia. L’11 maggio 1985, l’ambasciatore sovietico in Pakistan Vitalij Smirnov disse che l’Unione Sovietica non avrebbe lasciato impunito l’incidente. “Islamabad è pienamente responsabile di quanto accaduto a Badaber“, Smirnov avvertì il presidente pakistano Mohammad Zia ul-Haq. Nel 1987, a seguito delle incursioni sovietiche in Pakistan, 234 mujahidin e soldati pakistani furono uccisi. Il 10 aprile 1988, una potente esplosione nel deposito di munizioni di Camp Odzhhri, tra Islamabad e Rawalpindi, provocò la morte di 1000-1300 persone. Gli investigatori conclusero che si trattava di sabotaggio. Alcuni mesi dopo, il 17 agosto 1988, l’aereo C-130 che trasportava il presidente Zia cadde, lui e l’ambasciatore statunitense Arnold Raphel, anche lui a bordo, rimasero uccisi. Le agenzie d’intelligence pakistane collegarono l’incidente alla rappresaglia del KGB per Badaber.

yRFRfG5evC4I soldati sovietici uccisi a Badaber
Tenente S. I. Saburov, 1960, Repubblica di Khakasja
Tenente G. V. Kirjushkin, 1964, Mosca
Sergente P. Vasiliev, 1960, Chuvashja
Soldato M. A. Varvarjan, 1960, Armenia
Tenente G. A. Kashlakov, 1958, Rostov
Sergente S. E. Rjazantsev, 1963, Russia
Sergente N. G. Samin, 1964, Kazakhstan
Caporale N. I. Dudkin, 1961, Altaj
Soldato R. R. Rakhimkulov, 1961, Bashkiria
Soldato J. G. Vaskov, 1963, Kostroma
Soldato Pavljutenkov, 1962, Stavropol
Soldato A. N. Zverkovich, 1964, Bielorussia
Soldato S. V. Korshenko, 1964, Ucraina
Impiegato dell’esercito sovietico N. I. Shevchenko
Soldato S. N. Levchishin, 1964, Samara

 S. N. Levchishin

S. N. Levchishin

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La rianimata mitologia fascista

Jurij Rubtsov Oriental Review 12 giugno 2011

136400315_b667efd306_oNon mancano di argomenti per contestare la pretesa infondata e profondamente ingiusta che URSS e Germania fascista siano ugualmente responsabili dello scoppio della seconda guerra mondiale. Anche una giustapposizione abbozzata dei piani militari anteguerra di Berlino e Mosca evidenza la differenza fondamentale nelle intenzioni dei due Paesi.
Hitler approvò il piano dell’Operazione Barbarossa per una guerra contro l’URSS il 18 dicembre 1940. Il concetto alla base del piano era un’offensiva lampo: Berlino sperava di sconfiggere l’Unione Sovietica in breve tempo, pur continuando a lottare contro la Gran Bretagna. Entro cinque mesi dall’avvio dell’attacco, la Germania avrebbe dovuto distruggere le forze principali dell’Armata Rossa concentrate in prossimità della frontiera occidentale dell’URSS, per evitare che la ritirata delle divisioni sovietiche ne permettesse l’efficienza dopo i primi attacchi tedeschi, e di avanzare così profondamente nel territorio dell’URSS facendo sì che i raid aerei sovietici contro il territorio tedesco fossero impossibili. L’obiettivo finale della campagna tedesca era creare una barriera protettiva contro la Russia, mostro asiatico secondo la propaganda di Goebbels, lungo la linea Arcangelo – Volga… Gli obiettivi principali indicati dai pianificatori militari tedeschi erano Leningrado, Mosca, la Regione centrale industriale della Russia e il Donbas ricco di carbone. I raid aerei avrebbero dovuto paralizzare l’altra zona industriale chiave della Russia degli Urali. I preparativi per l’aggressione dovevano essere completati entro il 15 maggio 1941. Di conseguenza, la Germania velocemente costituì una forza d’attacco per l’offensiva che entro metà 1941 contava circa 5 milioni di soldati, oltre 47000 cannoni e lanciamine, circa 4400 carri armati e canoni d’assalto e 4400 velivoli. Il 22 maggio il sistema dei trasporti della Germania passò a un programma rapido con l’obiettivo di accelerare il dispiegamento delle forze per l’attacco a est. Circa 300 treni erano diretti ogni giorno nelle regioni adiacenti al confine sovietico. Il mascheramento delle attività richiese una sofisticata campagna di inganni, e Stalin monopolizzando il processo di valutazione dei rischi che al momento l’Unione Sovietica affrontava, perse nel gioco della disinformazione attivata dai capi nazisti. Hitler scrisse nel suo diario, il 30 maggio, che il passaggio all’Operazione Barbarossa proseguiva come previsto e ribadì la data di lancio già decisa. Scrisse gli ultimi preparativi dell’aggressione contro l’URSS il 5 giugno, e il 10 giugno il comandante dell’esercito tedesco Walther von Brauchitsch ordinò di avviare l’operazione alle 3:30 del mattino del 22 giugno 1941. La parola in codice Dortmund fu il segnale secondo cui alle 01:00 del 21 giugno l’esercito tedesco doveva abbandonare ogni camuffamento prima dell’attacco. Il 20 giugno, il quartier generale tedesco ricevette le direttive di Hitler per l’Operazione Barbarossa in cui affermava che l’offensiva era una misura forzata. Hitler mentì dicendo che i russi stavano ammassando forze al confine orientale della Germania e che solo poche settimane prima la Germania non aveva divisioni motorizzate o corazzate nella regione (ovviamente falso), e che il numero di divisioni russe al confine regolarmente violato dai sovietici era di 160. In base a tutto ciò Hitler avviò l’attacco contro “i guerrafondai ebraici e anglosassoni e i capi ebrei del centro bolscevico di Mosca“. Fu più esplicito su ciò che accadde, anche se non più onesto, in una riunione con i suoi camerati di partito a Monaco, nel novembre 1941: “Nell’aprile-maggio ho seguito gli sviluppi, pronto ad agire 24 ore prima del nemico non appena mi resi conto che si doveva attaccare. La situazione iniziò ad apparire minacciosa a metà giugno, e nella seconda metà di giugno non ci furono dubbi che era questione di settimane, se non di giorni. Poi ordinai di attaccare il 22 giugno; miei vecchi camerati, credetemi fu la decisione più difficile della mia vita, perché sapevo che saremmo stati trascinati in una lotta molto dura, ma speravo che prima avremmo sconfitto il nemico, più le nostre possibilità di vincere sarebbe cresciute“.
Un’indagine sulla pianificazione militare sovietica prima della guerra, rivela un netto contrasto. Anche se l’esercito sovietico era aumentato notevolmente, da 1,9 milioni nel 1939 a 4,9 milioni il 1 giugno 1941, la sua prontezza al combattimento era in realtà ridotta. I nuovi leader militari dell’URSS, il commissario alla Difesa SK Timoshenko e il capo di Stato Maggiore dell’esercito GK Zhukov, erano pienamente consapevoli del fatto che l’esercito fosse impreparato alla guerra imminente e fecero seri sforzi per mutare la situazione, ma il compito era difficile e gravi errori furono commessi. Ad esempio, il piano di dispiegamento in tempo di guerra dell’Armata Rossa fu concluso ovviamente in grave ritardo. Il piano fu rivisto almeno tre volte nel 1940-1941. Il primo doveva spostare di 300 km le linee di difesa occidentali e nord-occidentali dell’Unione Sovietica nel 1940, ma profondi errori di carattere strategico furono commessi nella nuova versione. Alta vulnerabilità fu attribuita alla direttrice sud-occidentale, quella di un attacco contro l’Ucraina, mentre alla fine la Germania si concentrò sulla direttrice ovest attraverso cui attaccò la Bielorussia. La previsione sbagliata continuò quando il piano fu sottoposto a revisione nel febbraio-aprile 1941. Tuttavia, il piano valutava realisticamente la situazione generale, dichiarando che l’Unione Sovietica doveva essere pronta a combattere guerre parallele in occidente, contro la Germania sostenuta da Italia, Ungheria, Romania e Finlandia, e a Oriente contro il Giappone. È importante sottolineare che la revisione non indicava un qualsiasi attacco alla Germania nell’agenda strategica sovietica. Il piano fu rivisto infine nel maggio-giugno 1941. La versione modificata dal titolo Concetto di schieramento strategico delle Forze dell’Unione Sovietica nel caso di guerra con la Germania, fu presentato a Stalin da Timoshenko e Zhukov, il 15 maggio 1941. Meglio noto come Memorandum Zhukov, fu esaminato in una riunione segreta convocata da Stalin il 24 maggio, in cui fu ribadita la previsione che il fulcro dell’attacco tedesco fosse verso l’Ucraina. Stalin ordinò d’inviare rinforzi nel distretto militare di Kiev concentrando circa il 50% delle divisioni schierate in prossimità della frontiera occidentale dell’Unione Sovietica. Zhukov ammise in seguito che l’inesattezza delle previsioni ebbe conseguenze disastrose nella prima fase della campagna di difesa sovietica.
L’idea che dal 22 giugno 1941 l’Unione Sovietica stesse per colpire la Germania e che Berlino reagì alla minaccia imminente può, come già detto, essere fatta risalire a Hitler e Goebbels. Spacciando tale reclamo, i criminali fascisti semplicemente negavano la responsabilità dell’aggressione. Documenti tedeschi segreti illuminano la realtà. Hitler disse chiaramente nel luglio 1940, incontrando i vertici della Germania, che i russi non volevano la guerra. Il 5 agosto 1940 il Generalplan Ost, primo documento che rifletteva l’intenzione d’iniziare la guerra contro l’URSS, affermava che i russi avrebbero favorito la Germania attaccando per primi, ma Berlino doveva aspettarsi che l’esercito sovietico si ponesse sulla difensiva. Il 22 marzo 1941, tre mesi prima dell’inizio dell’aggressione all’URSS, il capo di Stato Maggiore dell’esercito tedesco, generale Franz Halder, scrisse nel suo diario che non credeva che i russi avrebbero iniziato la guerra. Alla vigilia della guerra, il 13 giugno 1941, l’intelligence militare tedesca guidata da Wilhelm Canaris Franz riferì che, come prima, i sovietici avrebbero adottato modalità difensive. La menzogna dei governanti tedeschi secondo cui la loro guerra di rapina contro l’Unione Sovietica fosse preventiva fu smascherata nel 1945-1946 al processo di Norimberga. La sentenza del tribunale si basa su documenti e testimonianze, tra cui quella del feldmaresciallo tedesco F. Paulus che dichiarò che l’attacco tedesco all’URSS fu un’aggressione senza ombra di giustificazione legale. In altre parole, sembra che ci sia la massima chiarezza sulla situazione, ma negli ultimi anni la versione della storia di Hitler e Goebbels secondo cui la leadership sovietica voleva attaccare la Germania s’è ripresentata. Tutto quanto sopra fu dimostrato più e più volte: il governo sovietico cercava di evitare la guerra a tutti i costi, o almeno di guadagnare più tempo possibile per riformare l’esercito e preparare la campagna per affrontare l’aggressione. E’ infatti sorprendente che gli oppositori attuali della Russia invochino così sfacciatamente la vile mitologia di Hitler e Goebbels. e2acd849d365015ef08ef5b696dc9e31_XLStalin non è colpevole di Katyn
Ekaterina Sokolova Russia Insider 1 maggio 2015

Secondo lo storico Grover Furr l’infame massacro di Katyn, in cui 14000 soldati polacchi, per lo più ufficiali, sarebbero stati giustiziati dal KGB, è una bufala nazista.

1170753Mentre il presidente polacco Bronislaw Komorowski continua a puntare il dito contro la Russia, accusandola del massacro di Katyn nel 1940, dei fatti dimostrano il contrario, secondo un professore statunitense. Nel corso di un discorso sull’esecuzione di ufficiali polacchi a Katyn nel 1940, il presidente polacco Bronislaw Komorowski, ancora una volta accusava l’Unione Sovietica del massacro, arrivando a dire che “il 20° secolo non conosce crimine paragonabile”. E se il delitto non fosse mai accaduto?
Nell’aprile del 1943 le autorità naziste affermarono di aver scoperto migliaia di corpi di ufficiali polacchi uccisi dai sovietici nel 1940. Questi corpi sarebbero stati scoperti presso la foresta di Katyn vicino Smolensk (Russia occidentale), motivo per cui la vicende delle esecuzioni o presunte esecuzioni di prigionieri di guerra polacchi in URSS fu chiamata massacro di Katyn”, come narra il Dottor Grover Carr Furr, professore statunitense, autore ed esperto di primo piano della storia sovietica, nel suo libro “The ”Official” Version of the Katyn Massacre Disproven?”. Il Professor Grover Furr mette in dubbio la versione “ufficiale” che accusa del massacro di Katyn l’Unione Sovietica, secondo la versione diffusa da Joseph Goebbels, ministro della Propaganda del Reich nazista nel 1943. L’autore ha smascherato gli equivoci più comuni sulla tragedia di Katyn e ha sottolineato che gli elementi probatori della versione “ufficiale” sono sorprendentemente “scarsi”. Va notato che molti ricercatori di solito si riferiscono alla “Busta sigillata No. 1″, consegnata dall’amministrazione Eltsin alle autorità polacche nel 1992, contenente documenti che, se autentici, proverebbero la colpevolezza dell’URSS nella strage di Katyn. Tuttavia, l’autenticità del documento solleva dubbi. “Nell’ottobre 2010 si ritenne credibile che la “schiacciante prova della Busta sigillata No. 1” fosse un falsi”. I materiali presentati dal deputato della Duma Viktor Ilijukhin nell’ottobre 2010 costituiscono la prova più forte nell’indicare che tali documenti possano essere dei falsi“, ha sottolineato il Professor Furr. Infatti, Viktor Iljukhin rivelò che il documento della “Busta Sigillata No. 1″, ovvero la nota di Lavrentij Berja che chiedeva l’esecuzione di 14000 prigionieri di guerra e civili polacchi, e firmata da Stalin nel 1940, fu fabbricata alla fine degli anni ’80. Il deputato ha suggerito che prominenti figure della “Perestrojka” come Aleksander Jakovlev, Dmitrij Volkogonov, Rudolf Pikhoja e altri sarebbero gli autori del falso. Ma mettiamo da parte i “documenti decisivi”, ha osservato il professore indicando le ultime scoperte di un gruppo archeologico polacco-ucraino nel 2011-2012 nella città ucraina di Volodymyr-Volinskiij, direttamente legate al massacro di Katyn.
Il gruppo ha scoperto una fossa comune identificata dagli specialisti come tipica fossa comune di “manifattura tedesca”. Citando la Dr.ssa Dominika Sieminska a capo della squadra archeologica polacca, il Professor Furr ha sottolineato che le vittime sepolte nella fossa comune non furono assassinate prima della fine del 1941 o del 1942. Inoltre, il 98,67 per cento dei proiettili presenti sul sito erano di fabbricazione tedesca del 1941, secondo il rapporto polacco. Anche resti di donne e bambini vi furono trovati. Ma il fatto più sorprendente è che i ricercatori polacchi scoprirono resti, distintivi metallici, spalline e mostrine appartenenti ai poliziotti polacchi che si ritiene siano stati uccisi nel cosiddetto “massacro di Katyn” nel 1940. Va notato che le munizioni tedesche furono trovate in altri siti relativi al caso Katyn. Sorprendentemente, Joseph Goebbels scrisse nei suoi diari, l’8 maggio 1943: “Purtroppo, munizioni tedesche sono state trovate nelle tombe di Katyn… E’ essenziale che ciò rimanga segreto. Se dovesse venirne a conoscenza il nemico, tutta la vicenda di Katyn dovrà essere annullata“.
Il Professor Furr ha analizzato una serie di altri documenti e fatti importanti, presentati quali “ampie prove” della colpevolezza dei sovietici dai sostenitori della “versione ufficiale”. Ha dimostrato che molte ipotesi basate su tali documenti decadono con un attento esame. Tuttavia, il Professor Grover Furr ha sottolineato che è probabile che i sovietici abbiano potuto giustiziare numerosi polacchi per i crimini delle forze armate polacche nella guerra russo-polacca del 1920-21 e durante l’occupazione polacca di Bielorussia occidentale e Ucraina occidentale. “Tra 18000 e 60000 prigionieri di guerra dell’Armata Rossa morirono in prigionia in Polonia. C’è ampia documentazione indicante che furono trattati brutalmente, affamati, congelati e molti assassinati“, ha sottolineato il professore. Inoltre, “non ci sono prove che i 14000 prigionieri di guerra polacchi trasferiti dai campi di prigionia sovietici nell’aprile-maggio 1940 siano stati fucilati“, ha concluso l’autore: “Le scoperte nelle fosse comuni di Volodymyr-Volinskij sono un colpo mortale alla “versione ufficiale” del massacro di Katyn”. “Ho rivisto le prove più volte da quando ho pubblicato l’articolo. Sono sorpreso che una storia così importante si fondi su così scarne prove. L’unica prova “reale” sono i documenti della “Busta sigillata No.1″, ha detto il Professor Grover Furr a Russia Insider. “In ogni caso l’accertamento dei poliziotti polacchi nella fossa comune di Volodymyr-Volinskiij demolisce la “versione ufficiale”. E non ce n’è un’altra versione! Pertanto, l’unico modo per “salvare” la versione ufficiale è sopprimere i risultati degli scavi di Volodymyr-Volinskij, cosa che funzionari ucraini e polacchi hanno fatto. Inoltre, continuare a basarsi sui documenti della “Busta sigillata No. 1″ significa sopprimere la denuncia di Viktor Ijiukhin“, ha aggiunto.
Il Professor Furr ha lamentato il fatto che alti funzionari e media mainstream russi continuino a sostenere la “versione ufficiale” del massacro di Katyn. “”Katyn è il meglio documentato” crimine dello stalinismo. Se si ammette che la “versione ufficiale” di Katyn è una menzogna, cos’altro potrà rivelarsi falso? E allora, qual è la giustificazione ideologica della dissoluzione dell’URSS?”, si chiede il Professor Grover Furr. La storia del massacro di Katyn, attualmente utilizzata dalla propaganda di Varsavia e Washington, provoca molte polemiche in Russia e occidente. Molte domande restano senza risposta, e solo una nuova indagine sul caso Katyn potrò finalmente dire la verità e fare giustizia.

7742Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Guerra del Vietnam: Il ruolo cruciale delle armi russe

Rakesh Krishnan Simha RBTH 30 aprile 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Esattamente 40 anni fa, i vietnamiti irruppero a Saigon prendendo gli statunitensi con le mutande abbassate. Come nella coraggiosa difesa del loro Paese, i vietnamiti usarono la potenza di fuoco di una superpotenza per sconfiggerne un’altra.

tumblr_mdhoujJrOV1qivon6o1_1280Per avere un’idea di quanto brutale si stata la guerra del Vietnam, ancora più importante, la natura radicale della vittoria vietnamita, si pensi a ciò: durante il conflitto gli statunitensi persero oltre 2000 aeromobili; i vietnamiti solo 131. Questo dato incredibile fu ottenuto dai vietnamiti contro una superpotenza dalle risorse militari virtualmente illimitate e che poteva anche contare sul supporto di alleati come Australia, Corea del Sud e Nuova Zelanda; fu possibile grazie alla lotta quasi sovrumana dei militari e civili vietnamiti. La guerra iniziò nel 1954 e si concluse con la vittoria vietnamita il 30 aprile 1975. Per questa vittoria clamorosa il popolo del Vietnam non solo fece enormi sacrifici, ma li fece pesare. La leadership vietnamita evacuò intere città (600000-800000 civili da Hanoi furono inviati in campagna e montagna); i bambini andavano a scuola con le foglie attaccate alle spalle per camuffarsi contro gli attacchi aerei; i camion viaggiavano di giorno nascosti nelle giungle e di notte guidati da luci appese sotto il telaio. Gli ingegneri vietnamiti inventarono i ponti sommersi che non si vedevano dal cielo, inoltre idearono una complessa rete di gallerie, alcune proprio sotto le zone occupate dagli statunitensi, per spostare truppe, cibo, carburante, civili e feriti. Contavano ogni proiettile. Il 22 dicembre 1972 un’unità antiaerea vietnamita con un’arma singola da 14,5mm abbatté un cacciabombardiere supersonico F-111. Ciò che fu notevole era che l’arma antiaerea aveva solo 19 proiettili quando fu avvistato l’aereo statunitense. Mentre morale, patriottismo, addestramento e convinzione sulla giusta causa erano chiaramente fattori cruciali per i vietnamiti, la vittoria fu anche dovuta al flusso praticamente continuo di armi dall’URSS. Negli anni ’50 e primi anni ’60 Mosca aveva una politica di basso profilo sul conflitto nel sud-est asiatico. Il premier Nikita Krushjov, per esempio, voleva evitare un braccio di ferro nucleare come nel 1962 a Cuba. Ma i successori Aleksej Kosygin e Leonid Brezhnev vollero accontentare i sostenitori della linea dura tra i militari sovietici e di conseguenza aumentarono gli aiuti militari.

oxygino-mig21-16Arrivano i russi
Nella primavera 1967, un flusso di aiuti scorreva dalla Russia al Vietnam del Nord. Alla fine degli anni ’60 più di tre quarti del materiale militare e tecnico ricevuto dal Vietnam del Nord proveniva da Mosca. Sergej Blagov scrive su Asia Times che Mosca contribuì con armamenti essenziali per la difesa del Vietnam del Nord contro la guerra aerea statunitense, tra cui sistemi radar, artiglieria antiaerea, missili superficie-aria (SAM). “Senza questo materiale, la difesa aerea vietnamita sarebbe stata difficilmente realizzabile“, dice. Le forniture militari dall’URSS trasformarono completamente la guerra. A differenza di ciò che mostrano i film di Hollywood, i vietnamiti non combatterono solo con astuzia e camuffamento, colpirono gli statunitensi con una potenza di fuoco sbalorditiva. Il loro arsenale comprendeva 2000 carri armati, 7000 pezzi di artiglieria, oltre 5000 cannoni antiaerei e 158 lanciamissili superficie-aria. Le nuove armi, anche se non le più recenti dell’arsenale di Mosca, erano più avanzate di quelle statunitensi, portando a molte sconfitte sul campo delle forze militari statunitensi. Gli aerei statunitensi incrociavano sui cieli le scie dei SAM e le spesse salve antiaeree. Intere ondate di aerei statunitensi furono spazzate dai cieli, perché i vietnamiti lanciavano raffiche incessanti di SAM, sapendo che le forniture russe erano in arrivo. “Nell’agosto 1965, i primi SAM furono lanciati contro quattro F-4 Phantom sul Vietnam, abbattendone tre. Fu la prima volta che gli aerei statunitensi furono attaccati dai SAM“, scrive Blagov. I bombardieri strategici statunitensi venivano abbattuti dopo essere stati colpiti dai SAM forniti dai sovietici (i nonni degli attuali missili S-300 e S-400). Operatori sovietici dei SAM spararono ai bombardieri B-52, furono i primi incursori abbattuti su Hanoi. Un operatore sovietico disse alla radio: “Dopo il nostro arrivo in Vietnam, i piloti statunitensi si rifiutarono di volare“. (Tuttavia, dal 1966 le truppe sovietiche non parteciparono direttamente ai combattimenti, perché le forze vietnamite erano state addestrate all’impiego degli equipaggiamenti sovietici, secondo la rivista russa Eko Planetij). I jet sopravvissuti a questi brutti colpi venivano attaccati dagli assi dell’Aeronautica vietnamita che volavano su MiG-17 e MiG-21; questi aerei da combattimento venivano diretti sui loro obiettivi dai radar forniti dai sovietici. Per darvi un’idea di ciò che i vietnamiti affrontavano, nel 1966 solo 30 MiG combattevano contro 660 aerei statunitensi, eppure questi persero 46 caccia F-4 di cui 13 abbattuti da MiG. I vuoti furono subito colmati. Nel 1966 l’Aeronautica vietnamita cominciò a ricevere l’ultimo intercettore MiG-21. Il 7 luglio, due MiG-21 abbatterono un F-105 con un missile aria-aria russo Atoll, creando il panico nell’US Air Force. Ormai i piloti vietnamiti divenivano sempre più confidenti con i loro aviogetti russi. Roger Bonifacio scrive in MiG sul Vietnam del Nord: “I piloti dei MiG-17 iniziarono a indulgere in duelli aerei con aerei statunitensi; essendo sempre più fiduciosi nel poter sempre tener testa ai più veloci F-4 e usare il loro cannone con effetto letale a distanza ravvicinata. Il MiG-21 usava la velocità superiore tuffandosi sugli aerei statunitensi da quote più elevate. La VPAF impiegava MiG-17 e MiG-21 contro gli statunitensi, coordinandoli per intrappolare gli statunitensi in ciò che può essere descritto come picchiata e virata a ‘sandwich'”. I piloti statunitensi ebbero così paura di incontrare gli assi vietnamiti che in molti casi fuggirono dalla zona di combattimento a piena velocità.
L’allarme dei servizi segreti militari russi salvò innumerevoli vite vietnamite. Truong Nhu Tang, alto ufficiale nordvietnamita, scrive nelle Memorie di un Viet Cong, che navi russe nel Mar Cinese Meridionale fornirono allarmi tempestivi alle forze vietnamite. Navi russe rilevavano i bombardieri B-52 statunitensi volare da Okinawa e Guam. Velocità e direzione venivano trasmesse al quartier generale politico e militare vietnamita. I vietnamiti quindi calcolavano l’obiettivo dei bombardieri e inviavano i loro caccia sulle rotte dell’attacco. Questi preavvisi diedero il tempo di sottrarsi ai bombardieri e nonostante i bombardamenti devastanti, grazie all’allerta dal 1968-1970 non uccisero un solo leader militare o civile del comando generale. Inoltre la Russia fornì al Vietnam medicine, cibo, petrolio, macchinari e pezzi di ricambio, e a differenza di materiale e armi dalla Cina, chiesero un pagamento differito, inoltre l’aiuto dell’URSS fu fornito a titolo di aiuto piuttosto che di prestito. Nella guerra, il denaro speso per la causa vietnamita fu pari a 2 milioni di dollari al giorno. Alla fine del marzo 1965, Breznev annunciò che il suo governo aveva ricevuto “molte richieste” da cittadini sovietici che si offrivano volontari in Vietnam. Tuttavia, i volontari non erano necessari. Da luglio 1965 alla fine del 1974, circa 6500 ufficiali e oltre 4500 soldati e sottufficiali delle forze armate russe visitarono il Paese come “consiglieri”. Inoltre, le scuole militari e le accademie sovietiche addestrarono oltre 10000 militari vietnamiti. Solo 13 cittadini sovietici persero la vita nella guerra, dice Eko Planetij.

12Kalashnikov contro Colt
Sul campo il quadro era oscuro, se possibile, per gli statunitensi. La guerra del Vietnam fu il primo conflitto della storia in cui i fucili d’assalto furono utilizzati da entrambe le parti su vasta scala. I soldati vietnamiti ebbero la fortuna di avere in quel periodo il fucile più avanzato, l’AK-47. Il proiettile più leggero del Kalashnikov significava che ogni vietnamita poteva trasportarne circa 350, permettendogli di combattere a lungo dopo che gli avversari erano a corto di munizioni. Il fucile era anche di notevole facile manutenzione, traducendosi in migliori prestazioni nell’ambiente umido del Vietnam. Al contrario la fanteria statunitense era armata con l’incredibilmente scadente Colt M16, che s’inceppava spesso tanto che le reclute statunitensi dovevano subire il dramma macabro di camminare tra soldati statunitensi feriti o morenti per prendere un M16 che non s’era inceppato in battaglia. Vi furono numerosi casi di plotoni statunitensi sconfitti negli scontri a fuoco per il malfunzionamento dell’M16. In un agguato notturno dei guerriglieri vietnamiti, le ultime parole via radio di una compagnia statunitense furono: “Tranne le bombe a mano, tutte le armi sono inceppate“. La situazione era così terribile che alcuni statunitensi iniziarono a prendere gli AK-47 dai soldati vietnamiti morti, secondo Esquire. Era una pratica pericolosa perché si rischiava il fuoco ‘amico’ dato che Kalashnikov e M16 hanno suoni nettamente diversi. Una volta un sergente statunitense con un AK-47 fu fermato dal suo comandante che gli chiese perché aveva con sé un’arma russa. Il sergente rispose: “Perché funziona!” L’esempio dell’AK-47 contro l’M16 simbolizza la qualità superiore delle armi russe nella guerra. Infatti, le armi russe funzionavano così bene che i cinesi iniziarono a rubacchiare i nuovi equipaggiamenti che attraversavano il loro territorio. Mosca fu costretta a usare la pericolosa via marittima per garantirsi che i vietnamiti ricevessero gli aiuti di cui avevano bisogno per vincere la guerra. Le perdite statunitensi sarebbero state più elevate se l’URSS avesse fornito alle forze armate vietnamite le armi più avanzate nel suo arsenale. Per esempio, le motomissilistiche classe OSA, che l’India aveva usato per distruggere il porto di Karachi nella guerra del 1971 non arrivarono mai alla Marina vietnamita. Queste barche armate con l’estremamente preciso missile Styx potevano creare il caos nell’US Navy. Forse i vertici di Mosca ritenevano che gli statunitensi avrebbero fatto ricorso a un attacco nucleare sul Vietnam se avessero perso uno delle loro ammiraglie, come la portaerei Enterprise. Blagov dice che i vietnamiti si lamentavano di ricevere missili obsoleti. “Alcuni complessi missilistici assegnati al Vietnam dall’Unione Sovietica durante la guerra, erano in realtà armi di seconda mano prodotte nel 1956-1958“, scrive. “Il motivo principale del mancato rifornimento di Mosca al Vietnam del Nord di armamenti più nuovi era la paura del Cremlino che i vietnamiti cedessero i segreti militari sovietici ai cinesi“.

enemy-nvaFine dei giochi
Carl von Clausewitz definisce la guerra come “atto di forza per piegare il nemico alla nostra volontà“. I generali vietnamiti semplicemente si rifiutarono di permettere ai molto più potenti militari statunitensi la guerra che volevano. Attraverso strategie brillanti e potenza di fuoco costrinsero gli Stati Uniti a ritirare le proprie forze e, infine, scaricare il governo fantoccio di Saigon. Il 30 aprile 1975 il mondo vide i carri armati vietnamiti T-54 abbattere i cancelli del palazzo presidenziale a Saigon. In un’altra parte della città, vietnamiti arrabbiati assaltarono l’ambasciata USA cogliendo l’ambasciatore Graham Martin praticamente in mutande. Unità dell’esercito vietnamita ebbero nel mirino l’elicottero su cui veniva evacuato, ma la lunga guerra era finalmente finita e pensarono che non valesse la pena di aggiungere il suo miserabile scalpo alle perdite statunitensi pari a 58200 morti, oltre 150000 feriti e 1600 dispersi.

North Vietnamese Troops Occupy Saigon, 1975Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’operazione “impensabile”: la pugnalata alla schiena degli alleati

Pavel Krasnov RusprojectReseau International 22 aprile 2015

Impensabile, anzi. C’è da chiedersi se Hitler non fosse un primo Poroshenko. Come è altrettanto impensabile una menzogna mantenuta da oltre 70 anni, sepolta negli archivi segreti della Difesa.Soviet_influence_in_europeEventi e fatti in questo articolo sembrano inconcepibili, difficili da credere per una persona normale che non avrebbe creduto nella possibilità del tradimento di coloro che vede come alleati e amici. Eppure è vero. Questa informazione fu a lungo tenuta segreta ed è disponibile solo di recente. È il piano di un attacco lampo contro l’Unione Sovietica nell’estate del 1945, messo a punto dagli alleati, e sopseso quasi all’ultimo momento. La terza guerra mondiale avrebbe dovuto cominciare il 1° luglio 1945 con un attacco a sorpresa delle forze combinate imperialiste contro le truppe sovietiche… oggi è poco nota, come anche Stalin poté sventare i piani dei “probabili alleati” accelerando l’assalto su Berlino contro cui gli istruttori inglesi addestrarono le divisioni tedesche che gli si erano arrese e che non furono smobilitate, del perché Dresda venne distrutta nel febbraio 1945 con crudeltà inumana e, infine, chi volessero intimidire gli anglosassoni con tale massacro. Secondo i modelli storici ufficiali nell’ultimo periodo dell’Unione Sovietica, ciò non veniva spiegato nelle scuole; era il periodo della “lotta per la pace”, del “nuovo pensiero” già maturato in alto, dell’assai onorata leggenda degli “onesti alleati Stati Uniti e Gran Bretagna”. E pochissimi documenti furono pubblicati, nascondendo tale periodo per molte ragioni. Poi gli anglosassoni cominciarono ad aprire parzialmente gli archivi, non avendo nulla da temere, l’Unione Sovietica non esiste più.
Cab.120.691.a All’inizio dell’aprile 1945, prima della fine della Grande Guerra Patriottica, Winston Churchill, primo ministro della nostra alleata Gran Bretagna, ordinò ai suoi capi di Stato Maggiore di pianificare un attacco a sorpresa contro l’Unione Sovietica chiamato Impensabile. Il piano di 29 pagine fu presentato il 22 maggio 1945. Il piano era volto a scatenare l’assalto all’Unione Sovietica seguendo i principi di Hitler, con un attacco a sorpresa. Il 1 luglio 1945, senza alcuna dichiarazione di guerra, 47 divisioni inglesi e statunitensi dovevano infliggere un colpo fatale agli ingenui russi che non si aspettavano tale cattiveria dai loro alleati. 10-12 divisioni tedesche, tenute intatte dagli “alleati” in Schleswig-Holstein e Danimarca meridionale, dovevano sostenere l’attacco. Istruttori inglesi li addestravano ogni giorno per la guerra contro l’Unione Sovietica. Secondo il piano, sarebbe stata la guerra delle forze congiunte della civiltà occidentale contro la Russia; successivamente altri Paesi sarebbero stati coinvolti nella “crociata”, come Polonia, Ungheria… La guerra doveva portare alla disfatta completa e alla capitolazione dell’URSS. L’obiettivo finale era far terminare la guerra laddove Hitler aveva previsto secondo il piano Barbarossa, sulla linea Arcangelo-Stalingrado. Gli anglosassoni si preparavano a spezzarci con il terrore, con la distruzione selvaggia delle grandi città sovietiche: Mosca, San Pietroburgo, Vladivostok, Murmansk e altre, con devastanti colpi dalle ondate di “fortezze volanti”. Diversi milioni di russi sarebbero stati uccisi nella “tempesta di fuoco” pianificata con grande dettaglio, così come furono distrutte Amburgo, Dresda, Tokyo… Ora erano pronti a farlo sui loro alleati. É una cosa normale: tradimento più atroce, estrema cattiveria e crudeltà selvaggia caratterizzano la civiltà occidentale, soprattutto gli anglosassoni che massacrarono più persone di qualsiasi altra nazione nella storia umana. Tuttavia, il 29 giugno 1945, un giorno prima del previsto inizio della guerra, l’Armata Rossa cambiò disposizione, inaspettatamente per il nemico infido. Un passo decisivo che mutò la bilancia della storia: l’ordine alle truppe imperialiste non fu dato. La presa di Berlino, città considerata inespugnabile, aveva dimostrato la potenza dell’esercito sovietico, e gli esperti militari nemici volevano annullare l’attacco. Fortunatamente Stalin era al timone dell’URSS. Le forze navali di Gran Bretagna e Stati Uniti avevano al momento la superiorità assoluta sulla Marina sovietica: cacciatorpediniere per 19 volte, corazzate e incrociatori per 9 volte, sommergibili per 2 volte. Oltre un centinaio di portaerei e diverse migliaia di aerei imbarcati contro zero dell’Unione Sovietica. Gli “alleati probabili” avevano 4 armate aeree di bombardieri pesanti che avrebbero assestato colpi devastanti. I bombardieri sovietici a lungo raggio erano pochissimi. Nell’aprile 1945 gli alleati immaginavano le nostre truppe esaurite e gli equipaggiamenti militari usurati al massimo. Gli esperti militari furono assai sorpresi della potenza dimostrata dall’esercito sovietico nella cattura di Berlino che consideravano inespugnabile. La correttezza della conclusione dell’eminente storico sovietico V. Falin è indubbia: la decisione di Stalin di assaltare Berlino ai primi di maggio 1945 evitò la terza guerra mondiale. Ciò è confermato da documenti recentemente declassificati. In caso contrario, Berlino sarebbe stata consegnata agli “alleati”, senza lottare, e le forze combinate di tutta Europa e Nord America avrebbero assaltato l’Unione Sovietica. Anche dopo la cattura di Berlino continuarono a sviluppare a ritmo crescente piani insidiosi. Si fermarono quando si resero conto che i loro piani furono scoperti poiché i calcoli strategici dimostravano che, senza un attacco a sorpresa, sarebbe stato impossibile sconfiggere l’Unione Sovietica. Ci fu un altro motivo importante per cui gli Stati Uniti si opposero agli inglesi, l’URSS doveva schiacciare l’armata del Kwantung in Estremo Oriente, altrimenti la vittoria degli Stati Uniti sul Giappone sarebbe stata incerta. Stalin non poté evitare la seconda guerra mondiale, ma poté impedire la terza. La situazione era assai grave, ma l’Unione Sovietica vinse ancora una volta senza batter ciglio.
unthin14 Oggi l’occidente cerca di seguire il piano di Churchill in “risposta” alla “minaccia sovietica”, cioè Stalin che tentava d’invadere l’Europa. “I leader sovietici avevano piani d’attacco fino alle coste atlantiche e per l’invasione delle isole britanniche? Tale domanda ha una risposta negativa. Ciò è confermato dalla legge sulla smobilitazione dell’esercito e della marina, adottata dall’URSS il 23giugno 1945, e la successiva trasformazione delle loro strutture in forza lavoro per il tempo di pace. La smobilitazione iniziò il 5 luglio 1945 e fu completata nel 1948. L’esercito e la marina furono ridotti da 11 milioni a meno di 3 milioni di persone, il Comitato della Difesa dello Stato e il Comando Supremo furono aboliti. Il numero di distretti militari nel 1945-1946 diminuì da 33 a 21. Il numero di truppe in Germania orientale, Polonia e Romania fu notevolmente ridotto. Nel settembre 1945 le truppe sovietiche furono ritirate dal nord della Norvegia, a novembre dalla Cecoslovacchia, nell’aprile 1946 dall’isola di Bornholm (Danimarca) e nel dicembre 1947 dalla Bulgaria… Forse la leadership sovietica sapeva dei piani di guerra inglesi contro l’Unione Sovietica? Su questa domanda si può rispondere probabilmente sì… indirettamente confermata da John Erickson, professore dell’Università di Edimburgo, noto esperto della storia delle forze armate sovietiche, secondo cui il piano di Churchill spiega “perché il Maresciallo Zhukov improvvisamente decise di raggruppare le sue forze nel giugno 1945, dopo aver ricevuto l’ordine da Mosca di rafforzare la difesa e studiare in dettaglio il dispiegamento delle truppe occidentali. Ora le ragioni di questa mossa sono chiare: Mosca sapeva del piano di Churchill e lo Stato Maggiore di Stalin adottò misure appropriate per affrontarlo“. (O. A. Rzheshevskij, Ricerche storico-militari)

Friends._But_for_how_longTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

12 aprile – Giornata nera per la Storia dell’aviazione degli Stati Uniti

Nikolaj Malishevskij Strategic Culture Foundation 12/04/2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora45-a-128046813Ci sono due ragioni per cui il 12 aprile è considerato un giorno nefasto nella storia dell’aviazione degli Stati Uniti. E’ il giorno in cui la capsula Vostok guidata dal cosmonauta Jurij Gagarin, il primo uomo a viaggiare nello spazio, completò un’orbita attorno alla Terra nel 1961. L’altro evento non fu molto noto. Esattamente dieci anni prima del volo di Gagarin, gli assi sovietici al comando di Ivan Kozhedub, tre volte Eroe dell’Unione Sovietica e comandante della 324.ma Divisione caccia, dissipò il mito dell’invulnerabilità del B-29 Superfortress, bombardiere pesante quadrimotore. Il B-29 sganciò le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki e faceva parte dei piani per attaccare decine di città sovietiche (secondo i piani operativi nucleari Totality, Pincher, Dropshot, Broiler/Frolic, Charioteer, Halfmoon/Fleetwood, Trojan, Off-Tackle e altri che regolarmente si succedevano dal 1945, le cui missioni cambiavano con l’aumentare del potenziale nucleare statunitense). In un giorno i piani furono frustrati con la nascita dell’espressione “Mig Alley” o “Giovedì Nero”. L’evento ebbe luogo il 12 aprile 1951 durante la guerra in Corea. Quel giorno tre squadroni di B-29 Superfortress (36 aerei) protetti da un centinaio di caccia F-80 Shooting Star e F-84 Thunderjet furono attaccati da MiG sovietici. Gli statunitensi erano sicuri della loro invulnerabilità e vittoria finale. I piloti sovietici trovarono il modo di contrastare la superarma volante che annichilì Hiroshima. I piloti dei MiG poterono assaltare le formazioni statunitensi con attacchi coordinati da diverse direzioni, utilizzando sia la quota che l’alta velocità in loro favore. Una tangenza alta e una velocità di ascesa superiore diedero ai MiG un vantaggio su tutte le versioni dei Sabre permettendo di colpire dall’alto. La tattica fu utilizzata solo una volta, ma fu abbastanza. L’effetto superò tutte le aspettative. 12 su 21 Superfortress furono abbattute. Le restanti nove, considerate invulnerabili prima, rientrarono danneggiate e con perdite. Qualcuno in ogni equipaggio fu ucciso o ferito. Anche quattro caccia degli Stati Uniti furono colpiti. Se gli statunitensi non si fossero ritirati, o se fossero stati inseguiti dai caccia sovietici oltre la linea che non era permesso attraversare, le perdite sarebbero state superiori. I MiG sovietici non subirono perdite. Gli statunitensi, storditi, non compirono missioni nei tre giorni successivi. Poi fecero decollare tre B-29 con una forte scorta per una missione di sondaggio. Tutti gli aerei furono abbattuti. Successivamente le Superfortress volarono solo di notte. Con 170 Superfortress perdute, il B-29 non fu più utilizzato.sergei-kramarenkoEcco come lo scontro fu descritto dall’asso Maggiore-Generale Sergej Kramarenko, veterano della Grande Guerra Patriottica (andò al fronte nell’agosto 1942, lui e i suoi gregari abbatterono 13 aerei tedeschi e un pallone utilizzato per la sorveglianza e la guida. Durante la guerra di Corea compì 149 sortite dall’aprile 1951 al febbraio 1952, abbattendo 13 aerei nemici). Si ricorda, “stavo guardando giù. Stavamo sorvolando i bombardieri. I nostri MiG aprirono il fuoco contro le “Superfortezze volanti”. Una perse un’ala, l’aereo cadeva a pezzi. Tre o quattro aerei presero fuoco. Gli equipaggi lasciavano gli aerei. Decine di paracaduti apparvero in aria. L’impressione fu che uno sbarco aereo fosse in atto. Il combattimento era appena iniziato… alcuni equipaggi si catapultarono, altri rientrarono. Altre quattro “fortezze volanti” caddero, non riuscendo a rientrare, altri si schiantarono cercando di atterrare. Circa 100 piloti statunitensi furono fatti prigionieri. Dopo lo scontro, fori di proiettili furono trovati su tutti gli aerei. Un aereo aveva un centinaio di buchi. Ma non c’era nessun danno serio, non un solo proiettile colpì la cabina di pilotaggio. Gli statunitensi chiamarono il 12 aprile “Giovedi Nero” e non volarono nei tre mesi successivi. Tentarono una sortita, ma persero 12 B-29 nel primo combattimento e 16 nel secondo. In tutto gli Stati Uniti persero 170 bombardieri B-29 durante la guerra di Corea, e persero la maggior parte della loro aviazione strategica nel teatro di operazioni sud-orientale. Non volarono di giorno passando alle operazioni notturne. Ma subirono perdite anche di notte. Gli statunitensi ne furono scioccati per molto tempo. Gli aerei che sembravano essere così potenti e invulnerabili divennero impotenti contro i caccia sovietici. I militari sovietici iniziarono a chiamare le “fortezze volanti” “granai volanti”, perché prendevano subito fuoco bruciando assai brillantemente”.MiG 15 derriba un B-29 - Valery PetelinPer la prodezza che Sergej Kramarenko dimostrò in questo combattimento e la riuscita esecuzione delle missioni assegnategli, il Presidente del Presidium del Soviet Supremo dell’URSS lo nominò Eroe dell’Unione Sovietica conferendogli l’ordine di Lenin e la Stella d’Oro il 10 ottobre 1951.

namsiroutetotarget0917019La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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