Mussolini e il Calmucco

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Italia, 1935. Oka Ivanovich Gorodovikov con Benito Mussolini. (Dall’archivio personale di Salavat Gorodovikov).

La foto è inedita, ma storicamente molto preziosa secondo me. Questa foto ha una sua storia, raccontata dal figlio di Oka Ivanovich, Salavat Gorodovikov.
Nel 1935 il nostro leggendario comandante Oka Gorodovikov fu inviato a Roma con una speciale missione diplomatica. Al banchetto, Oka Ivanovich fu a un posto d’onore, “alla destra” di Mussolini. Oka Ivanovic fu in un primo momento sorpreso alla vista del tavolo elegantemente imbandito e delle innumerevoli posate… Ma il generale calmucco capì subito come uscire da una situazione imbarazzante: gli bastò copiare i movimenti di Mussolini, utilizzando le stesse posate che usava. Mussolini infine lo notò, e posò le posate e con le mani prese del formaggio, sbocconcellandolo e lanciandone i pezzi in bocca, guardando di soppiatto Gorodovikov, probabilmente aspettandosi lo stesso comportamento. Tuttavia, Oka Ivanovich non lo copiò questa volta.
Al momento dei saluti, Mussolini diede a Oka Ivanovich un fucile da caccia.
Durante la Seconda guerra mondiale, l’Italia guidata da Mussolini si alleò con la Germania fascista. Oka Ivanovich Gorodovikov consegnò il fucile, dono di Mussolini, al nipote Generale Basan Badminovich Gorodovikov, con l’ordine: “Se incontri un rettile, uccidilo con la sua stessa arma!

Il Generale Oka Ivanovich Gorodovikov, al centro.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Le origini naziste della NATO

Mision Verdad, 10 aprile 2018Sui nazisti ci sono molti miti e persino fantasie, tuttavia alcune storie su ciò che accadde a certi ufficiali, scienziati, intellettuali del Terzo Reich sono state confermate da documenti, rapporti e dossier declassificati. Si trova sul web la storia delle ratlines (linee dei topi), di cui il Vaticano tesse la logistica. Consisteva in una serie di rotte e punti di transizione per alcuni personaggi del nazismo che il governo statunitense volle arruolare, aiutandosi nella clandestinità. Da qui anche il riferimento ai ratti. La riconversione dal nazismo all’occidente contro il comunismo fu solo proforma, poiché già il Terzo Reich cercò nella Seconda guerra mondiale di sconfiggere l’Unione Sovietica. Come si sa, fallì. Ma alti comandanti nazisti furono poi riciclati nella struttura della coalizione transatlantica guidata dagli Stati Uniti contro il blocco sovietico. Di seguito presentiamo brevi profili dei seguenti ufficiali che, da nazisti, divennero importanti ufficiali dell’Organizzazione del Nord Atlantico (NATO).

Adolf Heusinger, al centro, Hitler a destra, a sinistra di Heusinger, Paulus.

– Adolf Heusinger ascese ai vertici delle gerarchie militari del Terzo Reich.
Divenne capo di Stato Maggiore nel 1944 per un breve periodo, e poi fu ridotto a capo della divisione cartografica per una possibile collaborazione all’attentato a Hitler.
Fu coinvolto nei piani d’invasione nazista di Polonia, Norvegia, Danimarca e Francia.
La sua storia è la più interessante, poiché dopo la guerra divenne spia della CIA, braccio destro militare del governo di Konrad Adenauer nel 1957-1961, nella Repubblica Federale di Germania, per poi avere la presidenza del Comitato militare della NATO, il massimo grado militare dell’organizzazione, fino al 1964.

Heusinger alle spalle di Adenauer.

– Hans Speidel fu tenente-generale nazista, Capo di Stato Maggiore e uno dei più importanti ufficiali da campo di Erwin Rommel. Aderì all’esercito tedesco di Adenauer come consigliere e supervisionò l’integrazione della Bundeswehr (forze armate tedesche) nella NATO. Fu poi nominato comandante supremo delle forze alleate della NATO in Europa centrale dal 1957 al 1963.

1944; Speidel, Lang e Rommel

1.12.1955, Heusinger, Blank e Speidel

– Johannes Steinhoff fu uno dei più audaci piloti dell’aviazione militare nazista.
Il suo record di 176 aerei nemici abbattuti, e la sua esperienza in 993 missioni durante la carriera di pilota da combattimento, fu abbattuto 12 volte e sempre salvato, gli valse la decorazione più importante del Terzo Reich durante la guerra: la Croce di Ferro da Cavaliere.
Steinhoff fu capo di Stato Maggiore e comandante delle Forze aeree alleate dell’Europa centrale (1965-1966), capo di Stato Maggiore della Luftwaffe della Bundeswehr (1966-1970) e presidente del Comitato militare della NATO (1971-1974).

Steinhoff e il Generale statunitense JR Holzapple

Steinhoff a sinistra, con Willy Brandt al centro; Bonn

– Johann von Kielmansegg fu ufficiale di Stato Maggiore Generale dell’Alto Comando nazista, dove divenne colonnello e comandò diversi reggimenti sul campo. Dopo la guerra, aderì alla marina tedesca e promosso generale di brigata, scalò i vertici della NATO come comandante in capo delle forze speciali dell’Europa centrale nel 1967.

Kielmansegg, Hoepner, Schoen Angerer e Landgraf, durante l’invasione dell’URSS, presso Leningrado

Il capo di Stato Maggiore USA Lyman Lemnitzer e Johann Adolf Graf von Kielmansegg; 1968

– Jürgen Bennecke faceva parte dello Stato Maggiore del Gruppo d’Armate Centro dei nazisti. Fu promosso generale durante la formazione dell’esercito tedesco nel dopoguerra, e dal 1968 al 1973 fu comandante in capo del Comando delle forze alleate della NATO in Europa centrale.

Jurgen Bennecke col Maresciallo dell’Aria Sir August Walker, comandante della RAF; 1968

– Ernst Ferber fu promosso tenente-colonnello nello Stato Maggiore della Wehrmacht, venne decorato con la Croce di ferro di prima classe. Dopo il reclutamento post-bellico, fu comandante in capo delle forze alleate della NATO in Europa centrale dal 1973 al 1975.

Ernest Feber al centro

– Karl Schnell fu primo ufficiale dello Stato Maggiore di importanti corpi e divisioni e ricevette la Croce di ferro di seconda classe. Successivamente studiò economia aziendale e divenne tenente-generale, sostituendo il generale Ferber a comandante in capo delle forze alleate della NATO in Europa centrale, nel 1975 – 1977.

Karl Schnell, a sinistra

– Franz-Josef Schulze fu tenente nelle forze aeree naziste e comandante di reggimento, ricevette la Croce di ferro di cavaliere. Nella Germania del dopoguerra divenne generale e fu comandante in capo delle f forze alleate della NATO in Europa centrale nel 1977 – 1979.– Ferdinand von Senger und Etterlin combatté come tenente nell’invasione nazista dell’Unione Sovietica (operazione Barbarossa) e partecipò alla battaglia di Stalingrado, una delle più importanti della Seconda guerra mondiale che ribaltò l’equilibrio di forze per gli alleati. Tra le tre decorazioni più importanti c’era la Croce tedesca in oro, ed alla fine della guerra fu assistente del Comando supremo della marina del Terzo Reich. In seguito comandò diversi battaglioni di carri armati divenendo generale e comandante in capo delle forze alleate della NATO in Europa centrale nel 1979 – 1983.Tali ufficiali nazisti hanno parecchie cose in comune, tra cui aver scritto e pubblicato libri sulle loro esperienze da nazisti nella Seconda guerra mondiale, essendo stati catturati (in maggioranza) dalle forze armate statunitensi offrirono i loro servigi agli ordini della struttura più importante che affrontò, durante gli anni della cosiddetta Guerra Fredda, i sovietici e la loro influenza in Europa. L’obiettivo principale della Germania nazista era distruggere il progetto sovietico, così come la NATO aveva intenzione di fare fino alla caduta del muro di Berlino. Questo è il motivo per cui gli ufficiali nazisti con esperienza sul campo di battaglia e conoscenza delle tattiche che la NATO poi usò contro Jugoslavia e Libia, per nominare due casi, furono reclutati dalle élite statunitensi e tedesche per riprendere l’Operazione Barbarossa con modi più sottili e la stessa audacia ideologica. Proprio come l’Organizzazione Gehlen fu attivata da Stati Uniti e Germania Federale nel dopoguerra, partendo dalle reti spionistiche che i nazisti avevano nell’Europa dell’Est, gli stessi ufficiali che ebbero successo nelle campagne militari furono riattivati per adempiere al loro ruolo secondo nuovi tempi ed interessi. La ricapitolazione sulle origini naziste di tale organizzazione transatlantica spiega ciò che molti altri analisti militari a lungo pensano: che il nazismo in Europa si manifesta storicamente oggi nella NATO. Il sogno di Hitler si materializza oggi e punta direttamente contro Russia e progetto eurasiatico.

Hans Landgraf, Georg Reinhardt, ignoto, e von Kielmansegg, a destra, durante l’invasione dell’URSS, estate 1941

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La rivolta di Jeju contro dittatura e divisione della Corea

Amitié France-CoréeL’isola vulcanica di Jeju, a sud della penisola coreana, ha una lunga tradizione di autogoverno, in cui i lavoratori subacquei ebbero un ruolo importante. Dopo essere stato uno dei capisaldi della resistenza all’occupazione giapponese, Jeju adottò, alla Liberazione, un comitato popolare che rappresentava il vero governo dell’isola, fino al 1948, mentre le commissioni popolari nel resto della parte meridionale della penisola furono smantellate dall’amministrazione militare statunitense. Ma la repressione con un bagno di sangue delle gigantesche manifestazioni del 1° marzo 1947, anniversario della rivolta del 1° marzo 1919, e che coinvolsero 50000 isolani (su una popolazione di 300000), guidate dalle forze di polizia agli ordini degli Stati Uniti, accelerarono gli eventi portando allo sciopero generale del 14 marzo 1947, seguito da oltre il 95% dei lavoratori. Le autorità d’occupazione statunitensi reagirono inviando forze di polizia e gruppi paramilitari che si distinsero per l’estrema violenza: erano dalla Lega della gioventù nord-occidentale, anticomunisti del nord della penisola. Il Partito dei Lavoratori (comunista), che dominava il Comitato popolare di Jeju (e che il servizio segreto statunitense stimava che gli aderenti fossero almeno il 20%, nel 1948, della popolazione dell’isola), incoraggiato dal Partito dei Lavoratori della Corea meridionale guidato da Pak Hon-yong, si rifiutò di partecipare alle elezioni separate nella metà meridionale della penisola, previste per il 10 maggio 1948. Cinque settimane prima del processo elettorale, un’azione coordinata fu lanciata da 3500 insorti contro la Lega dei giovani nordoccidentali e 11 delle 24 stazioni di polizia sull’isola. Questa data segnò l’inizio della rivolta di Jeju. Anche ex- collaborazionisti dei giapponesi furono uccisi. L’assalto raggiunse il suo primo obiettivo: l’isola di Jeju era l’unico posto in Corea del Sud dove le elezioni non poterono tenersi il 10 maggio 1948, l’affluenza fu così bassa che i due seggi riservati a Jeju rimasero vacanti. Ma l’amministrazione militare statunitense era decisa a sedare la ribellione: tra fine marzo e metà di maggio furono arrestati 10000 abitanti dell’isola e un reggimento militare e forze di polizia aggiuntive, ciascuno composti da 1700 coreani, furono inviati a Jeju. Il tenente-generale Kim Ik-ryeol ebbe l’ordine di praticare la politica della “terra bruciata”, ma scelse invece di negoziare coi ribelli: concluse un accordo con Kim Dal-sam, che dirigeva il Partito dei Lavoratori sull’isola. Tuttavia, l’accordo fu minacciato dal massacro dei sostenitori del partito tornati ad Orari e uccisi dalla polizia (un crimine che gli statunitensi attribuirono agli insorti). Soprattutto, se l’accordo fosse stato approvato dal colonnello statunitense Mansfield (ufficiale statunitense giunto sull’isola il 29 aprile per consentirne l’attuazione), i suoi superiori lo disapprovarono: il generale Dean pose il veto e purgò con violenza l’amministrazione sudcoreana, giustificandosi con la defezione del governatore di Jeju, un conservatore scelto dall’amministrazione statunitense unitosi agli insorti il 29 aprile. Accusato di simpatie comuniste, il tenente Moon Sang-gil fu giustiziato a Seoul, così come tre sergenti a Jeju che lavoravano per i militari statunitensi.
Dopo il fallimento dell’accordo, la guerriglia nell’isola riprese, soprattutto attorno il vulcano Halla e nelle foreste, mentre le aree costiere erano controllate dal governo, grazie alla flotta statunitense che pose il blocco schierando l’USS John R.Craig il 12 maggio. Gli scontri con la polizia furono violenti e crebbero. Infatti, diventato presidente della Repubblica di Corea il 15 agosto 1948 dopo le elezioni parlamentari del 10 maggio boicottate dalla maggior parte delle forze politiche, Syngman Rhi decise di sradicare la rivolta. Tuttavia, le elezioni dell’Assemblea popolare suprema, riunitasi a Pyongyang a settembre ed organizzate clandestinamente nella parte meridionale della penisola il 25 agosto, si svolsero con un certo successo a Jeju: i guerriglieri parteciparono per l’85% (per il 77,52% nella Corea del Sud nel complesso, secondo il Partito dei Lavoratori), quando fonti statunitensi menzionano una partecipazione del 25% dell’elettorato, resta comunque più alta di quella delle elezioni del 10 maggio. Dei 1002 delegati sudcoreani che s’incontrano a Haeju per nominare i deputati alla Suprema Assemblea del Popolo, 5 provenivano da Jeju, tra cui Kim Dal-sam, che alla fine rimase nella metà settentrionale della penisola, nel marzo 1949. Il 20 ottobre 1948, i soldati si ammutinarono e uccisero i superiori, rifiutandosi di combattere contro gli abitanti di Jeju. Il 17 novembre 1948, sull’isola fu decretata la legge marziale: l’afflusso di forze dalla terraferma, così come dei membri di gruppi paramilitari che praticavano stupro e tortura, approfittandosene per arricchirsi occupando le terre di chi eliminavano, ridussero gradualmente le posizioni degli insorti, mal armati, nonostante l’offensiva lanciata il 1° gennaio 1949. Le forze governative lanciarono una campagna di “sradicamento” nel marzo 1949, uccidendo indiscriminatamente donne e bambini che parlavano il dialetto di Jeju. Il 17 agosto 1949, il principale capo della guerriglia, Yi Tuk-ku, fu ucciso: gli insorti persero la battaglia e non riguadagnarono il terreno perduto nonostante l’invio di soldati nel marzo 1950 dalla Corea democratica, per far rivivere, invano, la guerriglia.

Il generale Archer Lerch, consigliere militare degli USA, pianifica l’attacco a un villaggio del 9.no reggimento sudcoreano, il 15 maggio 1948. In seguito dichiarò che Jeju era “legale zona di operazioni militari”.

I massacri commessi a Jeju, principalmente dalle forze governative e paramilitari sostenute dagli Stati Uniti che ebbero pesanti responsabilità nei massacri, frustrando l’accordo raggiunto nell’aprile 1948, furono a lungo un tabù nell’isola: evocarli era un crimine, esponendosi a torture e pesanti pene detentive. Una corrente revisionista conservatrice in Corea del Sud continua a giustificare l’azione delle forze governative nel 1947-1950 (i massacri continuarono fino al 1954) nella lotta secondo loro necessaria contro la “sovversione” comunista, mentre è certo che il sostegno locale dei guerriglieri andò oltre la sinistra, non solo dai comunisti del Partito dei Lavoratori. La Commissione verità e riconciliazione, istituita dalle amministrazioni democratiche (1998-2008), identificò, in modo incompleto, 14373 vittime, di cui l’86% delle forze governative e il 14% dei ribelli. Per estrapolazione, il numero di morti comunemente ammesso è di 30000 (le stime più alte sono 60-70000 morti), su una popolazione di 300000 abitanti sull’isola nel 1948. La maggior parte dei villaggi fu distrutta e le foreste rase al suolo Le prove dei massacri, come nella grotta di Darangshi, si trovano ancora decenni dopo. Agli isolani uccisi si aggiunsero quelli fuggiti in Giappone, che si ritiene furono 40000, tra cui Kim Sok-bom, scrittore nato nel 1925, le cui opere includono il romanzo The Island of the Volcano, dedicato alla rivolta di Jeju. Il film Jiseul, del 2012, è dedicato al massacro di Jeju. Il 31 ottobre 2003, il presidente Roh Moo-hyun si scusò per i massacri commessi a Jeju, ma il risarcimento alle vittime resta ancora in gran parte da espletare. Le peculiarità degli isolani di Jeju fanno ritenere il massacro degli abitanti del 1948-1949 un genocidio, secondo lo storico Bruce Cumings.Fonte principale: George Katsiaficas, Rivolte sconosciute in Asia: movimenti sociali della Corea del Sud nel XX secolo, PM Press, 2012, Oakland, California, pp. 86-97.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Le radici inglesi del nazismo tedesco

Nikolaj Starikov, Libertégérie, 1 aprile 2018

Maria Zakharova, rappresentante ufficiale del Ministero degli Esteri russo, ha recentemente promesso una “sorpresa”. Questa sorpresa è stata pubblicata in un riepilogo dettagliato di alcuni fatti che mostrano non solo la portata, ma anche l’importanza dei funzionari della dirigenza tra i rappresentanti inglesi in visita da Hitler in occasione delle Olimpiadi di Berlino del 1936. A tal proposito, il resoconto dettagliato riflette la posizione della Russia sull’attuale conflitto artificiale gonfiato da Londra
Su “Meeting Place” di NTV, trasmesso il 30 marzo, veniva esaminato in dettaglio l’invisibile cordone ombelicale ideologico che legava impero inglese e Terzo Reich. Dato che la parola tedesca Reich significa “impero”, quando impero inglese veniva colloquialmente chiamato il Regno Unito, per mantenerne la leadership nel mondo, nei primi anni trenta giunse alla conclusione di restaurare la Germania. I finanziamenti occidentali ad Hitler iniziarono nella prima metà degli anni ’20. Una grande quantità di prove dell’opera cosciente di Londra, Parigi e Washington per creare l’inflazione artificiale nel Terzo Impero tedesco (come lo chiamava Hitler) viene data nei miei libri “Chi spinse Hitler ad attaccare Stalin” e “La guerra, dalle mani straniere“. Pertanto, per ulteriori dettagli, ne parlo con chi ne è interessato. Il programma dava molte informazioni e fatti interessanti. Alcuni vorremmo sottolinearli.
Nel 1936 nella Germania nazista non ci fu una, ma due Olimpiadi! d’Estate a Berlino e d’inverno a Garmisch-Partenkirchen. Hitler fu intensamente pompato come rispettabile, elevandone il prestigio internazionale da Cancelliere del Terzo Reich.
Il nazismo nacque dalla teoria e pratica razziale del colonialismo inglese.
I primi campi di concentramento furono inventati dagli inglesi durante la guerra anglo-boera. In questi campi, gli inglesi v’inviarono donne, bambini e anziani, tutti coloro che li combattevano.
Nel 1943, gli inglesi organizzarono consapevolmente la carestia nella provincia indiana del Bengala. Gli inglesi volevano privare del cibo le truppe giapponesi che si avvicinavano ed evitare la rivolta della popolazione locale, che odiava i colonialisti inglesi. A seguito della carestia, morirono oltre 20 milioni di persone. Gli inglesi trattavano gli abitanti delle loro colonie come persone di seconda o terza classe. Prima della Seconda guerra mondiale, la riserva aurea della Cecoslovacchia fu conservata nel Regno Unito (si noti che questo stock “cecoslovacco” era in realtà parte dell’oro dell’Impero russo preso dai cechi durante la guerra civile, dopo l’arresto di Kolchak.
Dopo l’occupazione della Cecoslovacchia da parte dei tedeschi, Londra condannò queste azioni a parole, ma consegnò ad Hitler le riserve auree della Cecoslovacchia. Molto eloquente è il frammento di programma, in cui rappresentati dell’organizzazione Belolentochnoj, “scelta democratica”, difatti giustificavano i crimini del fascismo, provando prima a dividere nazismo e fascismo, e quindi dicendo che il fascismo non è criminale e sanguinario. Una cosa sorprendente, ma come vediamo in Ucraina, dal liberalismo al nazismo, in senso politico, c’è solo un passo. Poiché la tesi che “il fascismo non è nazismo” iniziava a risuonare spesso, va sottolineato che lo scopo di tale virus informativo è riciclare il fascismo come sistema di opinioni politiche. Dove porti ciò, di nuovo, lo si vede coll’esempio ucraino. Fascismo e nazismo sono due facce della stessa medaglia. Uno non c’è senza l’altro, solo la dimensione criminale è diversa. I fascisti tedeschi semplicemente commisero molti più crimini dei loro “camerati” italiani e spagnoli. E per i crimini dei giapponesi potrebbero essere attribuiti al fascismo. L’ideologia della superiorità della razza giapponese, la stessa alla base dei genocidi, come la tesi della superiorità degli ariani. I fascisti croati massacrarono i serbi, costruirono campi di concentramento ed eliminarono i civili. I fascisti ungheresi terrorizzarono il popolo sovietico nelle regioni di Brjansk e Voronezh. I fascisti rumeni, con Hitler, marciarono su Mosca, e così via.Traduzione di Alessandro Lattanzio

I documenti della missione segreta sovietica per catturare l’ultimo imperatore

Sputnik 29.03.2018Natalija Malinovskaja, figlia del Maresciallo sovietico della Seconda Guerra Mondiale Rodion Malinovskij, ha accuratamente conservato l’archivio dei rapporti sul campo di battaglia, diari e documenti segreti di suo padre, consegnandone alcuni alla Società Storica Russa. Parlando con Natalja, un giornalista di Rossija Segodnja ha scoperto quali documenti hanno maggior valore. I documenti dell’archivio personale di Malinovskij furono caricati sul sito della Società Storica Russa, e comprendono traduzioni di documenti tedeschi, rapporti sull’operazione per liberare l’Ucraina occidentale, il comunicato di Malinovskij al comandante dell’Armata del Kwangtung e altro ancora.
Malinovskij trascorse gran parte della vita adulta in combattimento, ricorda il collaboratore sugli affari militari di RIA Novosti Andrej Kotz. All’inizio della Prima guerra mondiale, il giovane ucraino di Odessa si unì all’esercito imperiale all’età di soli 15 anni, convincendo i superiori ad arruolarlo come volontario nonostante l’età. Dopo due anni al fronte, fu inviato in Francia per combattere nel corpo di spedizione russo, dove fu gravemente ferito. Ritornato a Odessa nel 1919, si arruolò nell’Armata Rossa combattendo l’Ammiraglio Kolchak in Siberia. Nel 1937, col grado di colonnello, si arruolò volontario per la sua terza guerra, per combattere le forze fasciste del generale Francisco Franco e dei suoi alleati italiani e tedeschi nella guerra civile spagnola. Incontrò la Grande Guerra Patriottica (Fronte Orientale della Seconda Guerra Mondiale) come comandante di brigata, Malinovskij ascese rapidamente tra i ranghi e divenne comandante delle truppe del Fronte meridionale nel dicembre 1941, dopo che quest’ultimo ebbe una serie di devastanti sconfitte.Il giorno più memorabile
Nel 1946, la rivista Ogonjok chiese a mio padre quale fu la sua giornata più memorabile e felice della Grande Guerra Patriottica“, disse Natalja Malinovskaja, parlando a Kotz. “Penso che il progetto della sua risposta (l’originale non è sopravvissuto) è uno dei documenti più preziosi dell’archivio“, osservava. “La sua risposta fu: ‘Mi piacerebbe molto dire che il giorno più felice fu il 9 maggio 1945 (giorno della vittoria), o il 10 aprile 1944, quando la mia città natale, Odessa, fu liberata, ma il giorno più memorabile della guerra per me fu la giornata amara in cui fummo costretti a lasciare Rostov sul Don. Pensai a quella città ogni ora, ogni minuto, e posso tranquillamente dire che il primo vero giorno felice della guerra per me fu il 14 febbraio 1943, quando portammo via Rostov sul Don al nemico“.

Conosci il tuo nemico
Una parte significativa delle carte del Maresciallo Malinovskij è costituita da documenti tedeschi tradotti dall’intelligence militare sovietica. Compilando una cartella speciale intitolata “Conoscenza del nemico“, Malinovskij mostrò grande interesse per le vedute di ufficiali e soldati tedeschi, inclusa sull’offensiva sovietica su Nikopol-Krivoj Rog, che diresse insieme al Generale Fjodor Tolbukhin. Nell’arco di un mese, le truppe del 3.zo e 4.to Fronte ucraino sconfissero 12 divisioni tedesche, intrappolarono la 17.ma Armata della Wehrmacht in Crimea e liberando le aree strategiche industriali di Nikopol e Krivoj Rog. Un rapporto dell’archivio di Malinovskij del comandante della 16.ma Divisione motorizzata della Wehrmacht, datato 20 gennaio 1944, recita: “Al momento, la divisione è dissanguata… Il valore combattivo della divisione oggi consiste solo nell’artiglieria e nelle sottounità corazzate. la fanteria non può più resistere a forti attacchi“. Un altro documento, indirizzato dal comandante del 30.mo Corpo d’Armata Holidt ai comandanti delle 26.ma Divisione corazzata e 16.ma Motorizzata del 4 marzo, sulle conseguenze della battaglia, dice: “Chiedo un’indagine approfondita e la punizione dei comandanti colpevoli e dei loro vice. Le misure prese devono essere segnalate immediatamente. Prima del 7 marzo, il seguente materiale va fornito: su come il nemico è riuscito a inserire un cuneo tra le nostre difese creando una rapida svolta nella zona di Zelenaja? Perché, nella notte del 4 marzo, il fianco destro della 16.ma Divisione motorizzata si è ritirato in modo disordinato, in contrasto con l’ordine del Corpo? Tutti i comandanti colpevoli vanno dimissionati“. E Malinovskij controllava da vicino gli umori non solo dei comandanti, ma anche dei soldati. Nel suo archivio c’è la pagina di un diario di un militare catturato vicino Budapest. Malinovskij sottolineò il seguente estratto con una matita colorata: “Lo staff medico… vuole abbattere i muri e installare sei o otto nuove docce, nel momento in cui Ivan può porre rapidamente fine a questo idilliaco bagno. Per otto giorni l’edificio ben attrezzato e perfettamente funzionante non potrà operare a causa del restauro, e il nono giorno, quando tutto sarà completo, i russi arriveranno spazzando via tutto“.La cattura l’imperatore
Un altro documento di particolare significato storico è un episodio che getta nuova luce sulla guerra sovietico-giapponese dell’agosto 1945. Nel luglio dello stesso anno, Malinovskij prese il comando del Fronte del Trans-Bajkal, che avrebbe attraversato il deserto del Gobi nella Manciuria centrale, il mese dopo, nell’operazione Tempesta d’Agosto. Raggiunta la completa sorpresa, le forze sovietiche poterono circondare e distruggere completamente l’Armata del Kwangtung da un milione di soldati in due settimane. Malinovskij fu il primo a chiedere ai giapponesi di arrendersi. “L’archivio ha due splendidi documenti relativi a quella campagna“, affermava Natalija Malinovskaja. “La prima è la lettera scritta da mio padre su un normale foglio di carta, che ordinava all’Armata del Kwangtung di arrendersi, indicando le aree in cui ai soldati giapponesi veniva ordinato di deporre le armi”. “Il secondo potrebbe servire come sceneggiatura per un film in stile I Tre Moschettieri“, commentava Malinovskaja. “È scritto sullo stesso normale foglio di quaderno a quadretti, con la relazione del Maggiore Aleksandr Pritula, che coi suoi paracadutisti atterrò sull’aeroporto di Mukden il 19 agosto 1945, prendendone il controllo e, nel corso dell’ispezione, incappò inaspettatamente su Puyi, l’imperatore del Manchukuo: l’esercito sovietico lo cercava da oltre una settimana, ed era già su un aereo che si preparava a volare in Giappone; fu catturato all’ultimo momento e imbarcato su un aereo sovietico. Scrisse un rapporto a mio padre che diceva: “Durante l’ispezione del campo d’aviazione fu trovato l’imperatore Puyi, ve lo mando sotto scorta”. E un poscritto aggiunse: “Per favore inviate rapidamente il comandante della città di Mukden e rifornite le nostre forze: ci sono pochissimi paracadutisti, siamo moschettieri o cosa?”Traduzione di Alessandro Lattanzio