La storia del carro armato sovietico che fermò i nazisti a Minsk

Sputnik 10.09.2017Il giornalista militare Aleksandr Khrolenko ritorna sull’incredibile storia di come un solitario carro armato medio sovietico T-28 condusse un audace scontro nella Minsk occupata dai nazisti nelle prime settimane della Grande Guerra Patriottica. Il 10 settembre la Russia festeggia la giornata dei carristi, la festa ufficiale degli equipaggi dei carri armati fondata nel 1946 in onore della vittoria delle forze meccanizzate nella Grande Guerra Patriottica. Alla luce della celebrazione, l’autore di RIA Novosti Aleksandr Khrolenko ha scritto un pezzo su uno degli episodi più sorprendenti sull’eroismo dei carristi durante la guerra: il caso incredibile dell’equipaggio di un carro armato sovietico T-28 a Minsk, nel luglio 1941.

12.mo giorno di guerra
All’inizio di luglio 1941, il carro armato medio T-28 comandato dal Sergente-Maggiore Dmitrij Malko fu colpito dalla Luftwaffe mentre si ritirava con una colonna meccanizzata sovietica nei pressi di Berezino, 90 km ad est di Minsk occupata dai nazisti subito dopo l’inizio della guerra. Il motore del carro armato fu danneggiato. Malko, un esperto meccanico, riuscì a ripararlo ma perse i contatti col resto della colonna. Piuttosto che cercare di raggiungerla, il sottufficiale e il suo equipaggio decisero di dirigersi verso ovest e visitare i tedeschi a Minsk. Recuperando le munizioni da un deposito abbandonato, il T-28 si diresse verso la capitale bielorussa. Le forze armate del feldmaresciallo Hans Guderian erano già avanzate verso est, e il solitario T-28 sovietico che viaggiava lungo le strade non attirò l’attenzione dei tedeschi, abituati a vedere i blindati nemici catturati.Scontro feroce
Dirigendosi verso ovest, i carristi di Malko incontrarono una colonna di motociclisti tedeschi a 40 km da Minsk, sul ponte sul fiume Svislach. Khrolenko scrive: “Il T-28 piombò sulla colonna, sparando alle forze nemiche con il cannone e le quattro mitragliatrici. Dopo di che, l’equipaggio distrusse due camion, un blindato Hanomag e decine di soldati tedeschi di fronte a una distilleria. Recandosi in città, il T-28 correva sparando alle truppe naziste nelle strade e nel parco Gorkij (che ospitava un campo militare)“. “Nel corso dell’attacco a Minsk, i sei carristi sovietici distrussero 10 carri armati e blindati, 14 camion e 3 batterie di artiglieria nemici. Le truppe tedesche subirono perdite per circa 360 soldati e ufficiali”. Il coraggioso equipaggio del T-28 attraversò Minsk, sparando finché non finirono le munizioni, prima che il comando tedesco avesse finalmente capito cosa succedesse. Un cannone anticarro della Wehrmacht sparò sul carro armato sovietico, ma la corazzatura frontale assorbì il colpo, dopo di che il Sergente-Maggiore Vasechkin rispose al fuoco, distruggendo il cannone. Khrolenko scrive che dopo aver completato la missione, “il T-28 uscì dalla città, ma alla periferia, nell’area del cimitero Kalvarijskoe, fu colpito dal tiro di un pezzo d’artiglieria nemico e prese fuoco”. I soldati dell’Armata Rossa riuscirono ad abbandonare il carro armato.Il destino dell’equipaggio
L’equipaggio del carro armato subì diverse sorti. Il Sergente-Maggiore Vasechkin lasciò il carro armato dal portello del comandante, sparando con la pistola TT prima di essere ucciso dai nazisti. I cadetti Aleksandr Rachitskij e Sergej (cognome sconosciuto) caddero anche nella battaglia. Il cadetto Nikolaj Pedan fu preso prigioniero e detenuto per quattro anni in un campo di concentramento nazista. Fu infine liberato, reintegrato nell’esercito e smobilitato nel 1946. Il cadetto Fjodor Naumov si nascose e aderì al potente movimento partigiano della Bielorussia. Fu ferito gravemente nel 1943 ed evacuato verso est. Il Sergente-Maggiore Malko riuscì a scappare verso est, incontrando le truppe sovietiche. Khrolenko scrive: “Combatté nelle truppe corazzate per il resto della guerra, il suo carro armato fu colpito sedici volte… vide il Giorno della Vittoria nella Prussia orientale, promosso al momento vicecomandante di una compagnia di carri armati. Esattamente tre anni dopo il raid del 1941, nel luglio 1944, il Tenente-Maggiore Malko si trovò nella Minsk liberata e vide lo scafo bruciato del suo T-28“. “Più tardi, nella primavera del 1945, la controintelligence statunitense interrogò il maggiore tedesco Rudolf Hale, prigioniero nella Ruhr. Durante l’interrogazione, il maggiore disse agli statunitensi che nell’estate del 1941 la sua compagnia fu quasi completamente distrutta dall’apparizione inaspettata di un T-28 sovietico a Minsk; il comando statunitense consegnò questa testimonianza agli organi appropriati delle controparti sovietiche, ma nessuno credette alla storia del carrista Dmitrij Malko e del maggiore Rudolf Hale. Nikolaj Pedan la confermò, per cui fu assegnato a Malko l’Ordine della Guerra Patriottica di Prima Classe“.
Ombreggiato dal cugino più giovane, il leggendario T-34, il T-28 era uno dei carri armati medi più formidabili del mondo durante il periodo pre-bellico. Il mostro d’acciaio aveva una corazzatura frontale spessa 80 mm e una laterale e posteriore di 40 mm. L’insolita configurazione multi-torretta del carro armato comprendeva un cannone da 76 mm e quattro mitragliatrici da 7,62 mm. Il cannone del carro armato poteva penetrare corazze spesse 50 mm alla distanza di 1000 metri. Il suo motore da 500cv gli permetteva di muoversi a velocità superiori ai 40 km/h e di attraversare fossati, scarpate e altri ostacoli. La stazione radio a bordo permetteva di comunicare fino a 60 km. Il carro armato aveva un equipaggio standard di sei elementi. Nel giugno 1941, l’Armata Rossa aveva in servizio circa 250 T-28. L’ultimo impiego in combattimento del T-28 avvenne nel 1944.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Gli scienziati di Pyongyang sono stati sottovalutati?

Bob Woodward, Decrypt News, 6 settembre 2017L’ultimo test nucleare fa suonare l’allarme. Gli Stati Uniti hanno sottovalutato per anni i progressi tecnologici del regime nordcoreano? C’era un momento in cui tutto questo faceva ridere. Il gioviale leader nordcoreano in una sala di controllo di un’altra epoca, che sembrava fatta di cartapesta; Kim Jong Un assorto che sembrava augurare buona fortuna a un missile a lungo raggio prima del lancio, lo scorso febbraio… Ora nessuno ride. Il 23 settembre Pyongyang effettuava l’ultimo test atomico, di gran lunga il più potente se si crede alla violenza delle scosse misurate. Giustamente o meno, credendo al regime nordcoreano, si trattava di una bomba H o termonucleare che sviluppa la fusione degli atomi d’idrogeno e la cui caratteristica, a parte la potenza, è che richiede, prima, un’esplosione nucleare “classica” con una bomba a fissione. Un apoteosi, in un certo senso. Dimenticati gli aspetti “folklorici” che finora circondavano l’avventura nucleare nordcoreana, la questione centrale è: gli Stati Uniti hanno sottostimato i progressi degli ingegneri di Pyongyang? Un problema reso ancora più cruciale da una circostanza aggravante: insieme a questa scoperta, la Corea democratica ha anche fatto un salto drammatico nei test missilistici intercontinentali. Fino a poco tempo prima sembrava che le prove nordcoreane fossero solo una serie di fallimenti. La situazione è diversa ora: a luglio la Repubblica popolare democratica di Corea (RPDC) lanciava con successo nuovi missili, che non solo hanno permesso di mettere satelliti in orbita ma di poter colpire gli Stati Uniti. Jeffrey Lewis, professore presso l’Istituto Middlebury del Vermont, dettaglia l’enigma. Con gli studenti del suo istituto di ricerca ha creato un modello dei primi cinque test nucleari condotti dai nordcoreani tra il 2006 e il 2016. Conclusione? La RPDC avrebbe scommesso su una sorta di “scorciatoia”, difficile da realizzare dal punto di vista tecnologico, ma pagante in termini di efficienza. Saltando il caso di una “mega-bomba” tradizionale, gli ingegneri nordcoreani avrebbero testato direttamente sistemi miniaturizzati, con meno plutonio e più facili da piazzare direttamente, domani, su un missile. I risultati, deludenti nei primi test per energia liberata, “non erano frutto d’incompetenza, ma di ambizione“, riassume Jeffrey Lewis. Prove che avrebbero ingannato il mondo facilmente, perché si svolsero in profondissime gallerie scavate in montagna, rendendo ancora più difficile valutarne la potenza reale. È questa circostanza, nota oggi agli specialisti, che rende ancora casuale la valutazione esatta dell’ultimo test. Una bomba termonucleare? Una migliore bomba a fissione? Dovremo aspettare ulteriori dati. Ma una cosa è certa: altri Paesi prima della Corea democratica, in particolare il Pakistan, decisero allo stesso modo di “saltare le fasi” per arrivare al punto.
Sebbene descritto come “regime eremita”, la Corea democratica non lesina nel dispiegare propri agenti e spie per trarre vantaggio dall’esperienza acquisita dalle altre pecore nere del trattato di proliferazione nucleare, trattato che Pyongyang denunciò nei primi anni 2000. È questo stesso tipo di “collaborazione” internazionale che sembra spiegare il salto improvviso dei lanci missilistici della RPDC. Mentre il regime nordcoreano avviò il programma nucleare a metà del secolo scorso, fino alla svola degli anni ’90, quando il Paese cominciò a sviluppare propri missili balistici internazionali, per lanciate testate nucleari a migliaia di chilometri. Il risultato, a sua volta, del crollo dell’Unione Sovietica e poi dell’aumento delle tensioni tra Russia e Ucraina? Secondo un altro esperto, Michael Elleman dell’International Institute for Strategic Studies, il motore degli ultimi missili lanciati con successo da Pyongyang, incluso quello che ha recentemente sorvolato il Giappone, è uguale a quelli prodotti dalla Dnipro, in Ucraina, una volta orgoglio del regime comunista e che ora è ridotta a fabbricare carrelli. “Sinceramente, la velocità con cui hanno raggiunto questo livello ci ha sorpreso, tanto negli Stati Uniti che nel resto del mondo“, commentava alla televisione statunitense l’ex-direttore della CIA Leon Panetta.
La duplice avanzata a marce forzate sarebbe passata inosservata a causa della profondità delle montagne nordcoreane ma anche dell’esplosione del mercato nero dopo la fine dell’Unione Sovietica. Una spiegazione che, infatti, lascia il mistero quasi intero. Mentre la RPDC subisce sanzioni internazionali crescenti, quante complicità sono state necessarie per ricevere tutto questo materiale ingombrante? Gli Stati Uniti, almeno, avevano la testa altrove.Traduzione di Alessandro Lattanzio

L’Istituto per le Armi Nucleari della RPDC sulla riuscita prova della bomba H per ICBM

Rodong 4 settembre 2017L’Istituto per le armi nucleari della RPDC ha dato la seguente dichiarazione in relazione al successo perfetto del test della bomba a idrogeno per ICBM:
Gli scienziati dell’industria nucleare della RPDC hanno eseguito con successo il test di una bomba H per ICBM nel poligono nel nord della Corea democratica, alle 12:00 del 3 settembre, fedele al piano del Partito dei Lavoratori della Corea per la costruzione di una forza nucleare strategica. La prova della bomba H veniva effettuata per esaminare e confermare l’accuratezza e la credibilità della tecnologia di controllo della potenza e il progetto strutturale interno recentemente introdotto nella fabbricazione della bomba H da collocare come carico utile di ICBM. Il risultato delle misurazioni sperimentali ha mostrato che le specifiche di potenza della testata nucleare comprendenti la potenza totale dell’esplosione e il rateo della potenza dalla fissione alla fusione e tutte le altre specifiche fisiche riflettono il livello qualitativo delle armi termo-nucleari a due stadi, pienamente conformi ai dati di progettazione. È stato anche confermato che anche se il recente test è stato effettuato con una bomba di potenza senza precedenti, non c’erano emissioni attraverso la superficie del suolo, né perdite di materiali radioattivi, né alcun effetto negativo sull’ambiente ecologico circostante.
Il test ha confermato la precisione della tecnologia di compressione e di controllo dell’avviamento della reazione a catena della fissione del primo sistema della bomba H, dimostrando ancora una volta che il tasso di utilità del materiale nucleare nel primo e nel secondo sistema raggiunge i livelli previsti dal progetto. La compressione simmetrica della carica nucleare, la detonazione della fissione e l’accensione nucleare ad alta temperatura della fusione, e le conseguenti reazioni della fusione che si espande rapidamente, tecnologie chiave per incrementare il potere nucleare della fusione del secondo sistema della bomba H, sono stati confermati realizzandosi a un livello elevato. Ciò ha contribuito a dimostrare che la struttura combinata direzionale e l’esplosione delle radiazioni multi-livello della struttura di progetto del primo sistema e del secondo sistema, utilizzati per la fabbricazione della bomba H, erano molto accurati e i materiali resistenti alle radiazioni termiche e ai neutroni, e quindi che i materiali erano stati selezionati razionalmente. Il test ha contribuito a trarre la conclusione che il metodo analitico in stile coreano e i programmi di calcolo per i complicati processi fisici che si verificano nel primo e secondo sistema ha raggiunto un livello elevato, e che la struttura ingegneristica della bomba H come testata nucleare progettata secondo lo Juche, inclusa la struttura della carica nucleare del secondo sistema, è accettabile. Il test ha confermato ancora una volta l’affidabilità del sistema di controllo della detonazione nucleare a concentrazione, completamente verificata attraverso la prova di detonazione nucleare e i lanci di prova di diversi missili balistici.
Il successo perfetto nel test della bomba H per ICBM ha dimostrato chiaramente che le bombe secondo lo Juche della RPDC hanno basi altamente precise, e la sicurezza dell’operazione della testata nucleare è pienamente garantita, che progettazione e produzione della tecnologia delle armi nucleari della RPDC si basano su livelli elevati, adeguandone la potenza distruttiva in considerazione di obiettivi e finalità. Ha anche segnato un’occasione molto significativa di raggiungere l’obiettivo finale di completare la forza nucleare dello Stato. Il Comitato Centrale del PLC ha esteso calorose congratulazioni a scienziati e tecnici dell’industria nucleare e del poligono nucleare del nord, per il successo della prova della bomba H per ICBM.Ridicole minacce guerrafondaie
Sim Chol Yong, Rodong 4 settembre 2017

Poco tempo fa, il comandante fantoccio della marina sudcoreana, insieme al padrone statunitense, di recava nelle isole meridionali del Mare Occidentale, affermando la necessità di “aprire il fuoco con decisione se il nemico provoca”. Nel frattempo, le unità speciali della marina dei fantocci organizzava un’esercitazione imponente per colpire i sistemi di lancio mobile della RPDC. Anche se le forze dei burattini avviano l’isteria bellica, istigata dagli Stati Uniti, restano solo pecore scabbiose. Se spariamo, moriranno. Questo è il destino inevitabile dei fantocci guerrafondai. I gangster militari fantocci dovrebbero sempre essere consapevoli che se fingono di essere coraggiosi, non salveranno la pelle, poiché non hanno né misura né capacità per far fronte alle conseguenze. È sciocco chi espone il collo alla falciatrice osando contrastare una potenza militare mondiale dotata di potenti forze nucleari. Se le forze dei fantocci sudcoreani continuano ad essere sconsiderate, giudicando male risentimento e volontà dei nostri esercito e popolo, subiranno un terribile disastro.

Dalla test della Bomba H nordcoreana? No, dalla reazione del mondo…

Azioni sconsiderate acuiscono la tensione regionale
Rodong 4 settembre 2017

Il Ministero della Difesa del Giappone ha deciso d’introdurre i nuovi missili statunitensi Aegis col pretesto di contrastare lo sviluppo della tecnologia missilistica balistica della RPDC. Il Giappone ha apertamente optato per le azioni militari degli Stati Uniti. I media di ultra-destra chiedono di dimostrare solidarietà tra Giappone e Stati Uniti e contenere la RPDC. È in questo contesto che il primo ministro Abe ha discusso con il ministro degli Esteri e il ministro della Difesa e ha indicato la stretta solidarietà tra Giappone e Stati Uniti per far fronte alle “minacce” della RPDC. Questo è un atto senza senso oltre ogni limite. È l’eterna ambizione dei reazionari giapponesi realizzare il vecchio sogno della “Grande Sfera di Co-Prosperità dell’Asia Orientale” abusando della situazione tesa in Asia-Pacifico. Il parlamento giapponese ha concesso alle “Forze di autodifesa” il diritto di esercitare l'”autodifesa collettiva” e ampliato l’ambito delle operazione estere. Intensificando le mosse per trasformare il Paese in fascista e militarista emanando in successione leggi malvagie come la legge sulla protezione dei segreti e quella sulla punizione dei crimini organizzati, il Giappone rivederà in modo retrogrado la costituzione per giustificare legalmente l’aggressione all’estero. Ma la revisione retrograda della costituzione affronta una denuncia forte in patria e all’estero e il governo giapponese attualmente subisce sconfitte consecutive nelle elezioni locali. Ora cerca la via d’uscita estremizzando l’ostilità verso la RPDC e diffondere l’idea militarista nella società. Se il Giappone acuisce la situazione regionale tesa, si ritroverà tra la vita e la morte.

La Corea del Nord dichiara di avere la Bomba all’Idrogeno!!! – Che sollievo, pensavo che non avrebbero finito di parlare di Trump!…

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia e Cina uniscono le forze per l’esplorazione spaziale

Peter Korzun SCF 29.08.2017Cina e Russia hanno intenzione di firmare un accordo storico ad ottobre sull’esplorazione spaziale nel 2018-2022, inviando per la prima volta missioni sulla Luna. L’accordo bilaterale coprirà cinque settori, tra cui esplorazione lunare e cosmica, sviluppo di materiali speciali, collaborazione nei sistemi satellitari, telerilevamento terrestre e ricerca di detriti spaziali. Questo è il primo accordo bilaterale per una partnership di cinque anni. Dovrebbe essere firmato sullo sfondo della gara spaziale che gli Stati Uniti cercano di vincere, per cui i due partner hanno deciso di unire gli sforzi. A febbraio, l’amministrazione Trump chiese alla NASA di esaminare la possibilità di presumere una missione con un vettore pesante da lanciare nel 2018, impostando la prima fase per il ritorno sulla Luna. L’operatore spaziale Glavkosmos lavora con i partner cinesi su esperimenti congiunti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). La Cina era interessata all’acquisto dei potenti motori a razzo RD costruiti da Energomash, mentre Russian Space Systems ha mostrato interesse per la tecnologia elettronica cinese. Il primo modulo della stazione spaziale cinese dovrebbe essere lanciato nel 2018. Il progetto dovrebbe essere completato nel 2022. Secondo i piani, una missione cinese verrà inviata su Marte nel 2020 per farvi sbarcare un veicolo robotizzato per la ricerca scientifica. L’anno scorso, Pechino attivava il più grande radio telescopio al mondo da mezzo chilometro di diametro. Nel 2014, la Cina raggiunse la Russia avendo lanciato lo stesso numero di satelliti, 117 (più 72% nel 2011-14). La Russia 118 (aumentando del 20% nello stesso periodo).
La Cina prevede d’inviare astronauti sulla Luna prima del 2036. A marzo annunciava piani per lanciare una sonda spaziale per riportare i campioni dalla Luna, prima della fine dell’anno, che i media indicavano concorrenziali con le ambizioni del presidente Donald Trump per rivitalizzare l’esplorazione spaziale degli USA. La sonda Chang’e-5 è in fase di prova finale e dovrebbe attendere il lancio, che coinvolgerà nuove sfide per la Cina nella raccolta dei campioni, scendendo sulla Luna e rientrando ad alta velocità nell’atmosfera terrestre, rendendola “una delle missioni spaziali più complicate e difficili della Cina”, secondo Hu Hao, funzionario del Programma di Esplorazione Lunare. Il Presidente Xi Jinping ha chiesto alla Cina di diventare una potenza dell’esplorazione spaziale. “Non molto tempo fa l’amministrazione Trump rivelava l’ambizione di ritornare sulla Luna. Il nostro Paese ha anche annunciato una serie di piani di esplorazione spaziale“, dichiarava il quotidiano ufficiale della scienza e tecnologia. Le sonde lunari cinesi Chang’e 4, Chang’e 5 e Chang’e 6 hanno molto in comune con le russe Luna 26, Luna 27 e Luna 28. Riunire i progetti faciliterà notevolmente il progresso. La Russia ha grande esperienza e tecnologia all’avanguardia da condividere. La Cina ha proprie tecnologie e risorse finanziarie enormi. È difficile esplorare lo spazio da soli, per cui unire gli sforzi è naturale. Entrambi hanno molto da offrire. Negli anni ’90, il progetto della Stazione Spaziale Internazionale era impensabile senza la Russia, così gli Stati Uniti e le altre nazioni occidentali l’accolsero. La Russia collabora con l’occidente nell’esplorazione spaziale negli ultimi 25 anni, ma le sanzioni e il generale deterioramento delle relazioni portano a un’altra direzione. Per Mosca, Pechino è un partner di fiducia. Visitando il forum OBOR di Pechino (14-15 maggio), il Presidente Putin dichiarava: “Collaboriamo con successo nello spazio e ci sono tutte le possibilità che avanzeremo in questa cooperazione. La fornitura dei nostri motori a razzo alla Cina è all’ordine del giorno. Un motore ad alto potenziale è all’ordine del giorno e questo ci offre l’opportunità di implementare l’idea del nostro velivolo a lungo raggio con i partner cinesi. Ci sono tutte le possibilità per farlo”. Russia e Cina collaborano nel formato BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) per creare un sistema unificato di telerilevamento terrestre. Anche Indonesia, Emirati Arabi Uniti, Vietnam, Iran e altri Paesi sono candidati all’adesione alla ricerca spaziale internazionale.
Non si tratta solo di ricerca spaziale civile. È in corso la corsa agli armamenti spaziali con armi in fase di sviluppo o negli arsenali di Cina, Russia e USA, dotate di jammer satellitari, cannoni laser e a microonde ad alta potenza. I piani statunitensi per l’armamento spaziale e la difesa missilistica globale (BMD) sono ben noti. La Cina ha testato il missile antisatellite DN-3 a fine luglio. Il test fallì ma il programma continua. La Russia ha l’S-500 Prometej, l’arma più efficace del mondo, l’unica in grado di distruggere missili balistici intercontinentali e spaziali, missili ipersonici da crociera e aeroplani che volano ad oltre Mach 5. Russia e Cina collaborano per impedire la militarizzazione dello spazio, ma gli Stati Uniti li hanno sempre ostacolati. Il primo progetto di Trattato sulla prevenzione del posizionamento di armi nello spazio, minaccia od uso della forza contro oggetti spaziali (PPWT) fu ideato dalla Russia e sostenuto dalla Cina nel 2008. Gli Stati Uniti si opposero per preoccupazioni sulla sicurezza dei loro mezzi spaziali, nonostante il trattato affermasse esplicitamente il diritto all’autodifesa. Nel dicembre 2014, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò la risoluzione russa “Alcun primo collocamento di armi nello spazio“. Stati Uniti, Georgia e Ucraina furono gli unici Paesi che rifiutarono di sostenere l’iniziativa russa. Per anni, Russia e Cina hanno sostenuto la ratifica di un trattato statunitense vincolante che vietasse le armi spaziali, che i funzionari ed esperti degli Stati Uniti hanno ripetutamente rifiutato come interessato impedimento. Gli Stati Uniti non presentarono alcuna iniziativa propria. Piazzare armi nello spazio per avere la supremazia globale è al vertice dell’agenda dell’amministrazione attuale. Si ritiene generalmente che finora sistemi d’arma non siano presenti nello spazio. Le armi di distruzione di massa sono vietate col Trattato Spaziale del 1967. Ma non vieta la collocazione di armi convenzionali in orbita. Non è stato raggiunto alcun accordo internazionale sulle armi non nucleari nello spazio, a causa dell’obiezione di certi Stati guidati dagli Stati Uniti. Con tutte le piroette in politica estera, il presidente Trump ha una politica spaziale dettagliata e ambiziosa. I sistemi BMD basati a terra, la navetta spaziale X-37B e le piattaforme del Geosynchronous Space Situational Awareness Programme (GSSAP) potrebbero divenire strumenti bellici nello spazio. Il segretario alla Difesa degli USA James Mattis ha chiesto maggiori investimenti nell’esplorazione dello spazio per scopi militari. Riferendosi alle armi antisatellite e antimissile nello spazio, il congressista Doug Lamborn dichiarava: “Alcune questioni tecniche su questi concetti vanno concluse, ma ci sono molte opzioni interessanti”. Il progetto di autorizzazione per la difesa nazionale del bilancio 2018 prevede maggiore enfasi sui sistemi di difesa missilistica e l’intensificazione degli sforzi nell’esplorazione spaziale. La militarizzazione dello spazio interferirà con gli strumenti del controllo degli armamenti esistenti. Può scatenare una cosa agli armamenti devastante. Quest’anno è il 50° anniversario del Trattato Spaziale del 1967. E’ piuttosto simbolico che entrasse in vigore in ottobre, il mese in cui l’accordo d’esplorazione spaziale russo-cinese dovrebbe essere firmato. Sarebbe giusto che le nazioni lancino dei colloqui sulla prevenzione della militarizzazione spaziale. È qui che Russia, Cina e Stati Uniti devono collaborare, mettendo da parte le differenze. Questo sarebbe un contributo cruciale nel prevenire l’erosione del controllo degli armamenti attuale. Nel frattempo, Russia e Cina entrano in una nuova fase della cooperazione reciprocamente vantaggiosa, in ciò che un giorno potrebbe diventare l’azione internazionale spaziale guidata da queste due nazioni che si scambiano alta tecnologia ottenendo risultati tangibili.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Missili sul Giappone: risposta della Corea democratica a sanzioni ed esercitazioni statunitensi

Amitié France-CoreeIl 29 agosto 2017, la Repubblica popolare democratica di Corea procedeva al lancio missilistico che sorvolava il Giappone. Questa nuova iniziativa, dopo tre lanci di missili a corto raggio del 26 agosto, sembra la risposta di Pyongyang all’intensificarsi delle sanzioni internazionali contro la RPDC e le manovre belliche USA-Corea del Sud Ulji Freedom Guardian del 31 agosto. La scommessa dell’amministrazione Trump di piegare la Repubblica Democratica Popolare di Corea (RPDC) si è dimostrata ancora una volta errata, non sorprendentemente in quanto la RPDC ha sempre risposto alle ostilità di Stati Uniti e alleati coi programmi nucleari e balistici. Più che mai, l’Associazione Amicizia Francia-Corea vorrebbe che gli Stati Uniti avanzino un’offerta seria di dialogo, con un gesto significativo che dimostri buona volontà, la sospensione delle manovre militari e almeno soppressione parziale delle sanzioni in cambio della ripresa dei negoziati, che potrebbe assumere la forma di un appello a Kim Jong-un e Donald Trump a porre fine a tensioni e sanzioni, costantemente rinnovate.
Col lancio del missile (che non è chiaramente un ICBM, a differenza di luglio), presso Sunan, sede dell’aeroporto di Pyongyang, la RPC dimostra l’operatività dei lanci su tutto il suo territorio al fine di dissuadere gli Stati Uniti da colpi mirati su alcune installazioni militari. Il missile ha percorso 2700 chilometri in 15 minuti a una quota massima di 550 chilometri, prima di cadere in mare a 1180 chilometri dalle coste giapponesi. In precedenza, missili che trasportavano satelliti, non balistici, avevano più volte sorvolato il Giappone fin dal 1998. Come nei precedenti lanci, il Giappone denunciava, col Primo ministro Shinzo Abe, “una minaccia grave e senza precedenti“. Dato che il lancio è in contrasto con le risoluzioni, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC) si riuniva urgentemente il 29 agosto su richiesta di Washington, Tokyo e Seoul. Donald Trump e Shinzo Abe parlarono al telefono per 40 minuti. La Cina invitava le parti a frenare: il portavoce del Ministero degli Esteri Hua Chunying dichiarava che “la Cina invita tutte le parti interessate a non intraprendere azioni che potrebbero spingere ad altre aumentando le tensioni nella regione“. Dopo aver promesso alla RPDC “fuoco e furia” come reazione tale che il mondo non ha mai visto, il presidente Donald Trump intende esercitare una “pressione pacifica” sulla Corea democratica.
Se Tokyo minacciava di distruggere il missile nordcoreano che sorvolasse il suo territorio, non adottava alcuna iniziativa. Gli abitanti dell’isola di Hokkaido, sorvolata per due minuti, ricevevano il messaggio di mettersi al riparo. Joshua Pollack, ricercatore presso il Centro James Martin per gli Studi sulla non proliferazione, dichiarava alla CNN che la traiettoria seguita (ad est della Corea, non verso Guam) era una “misura per mitigare i rischi” verso le aree popolate, supponendo che il tiro subisse problemi. La scelta della traiettoria sul Giappone può anche essere legata alle esercitazioni militari congiunte statunitensi-giapponesi Northern Viper ad Hokkaido. Poi le autorità coreane chiarivano di esser intervenute in occasione dell’anniversario dell’entrata in vigore del Trattato di annessione della Corea al Giappone del 29 agosto 2010. Un portavoce del Ministero della Difesa degli Stati Uniti aggiungeva che il lancio non “rappresenta una minaccia per l’America del Nord”. Anche se non minacciata, la Repubblica di Corea (Corea del Sud), poche ore dopo effettuava esercitazioni di bombardamento con quattro F-15K che sganciavano otto bombe da una tonnellata Mk-84 nei pressi della RPDC, per dimostrare la “capacità di distruggere la leadership nordcoreana” in caso di “emergenza”. Tale iniziativa rende improbabile la ripresa del dialogo inter-coreano, sacrificato alla speranza di Seul, finora delusa, di poter pesare sugli orientamenti strategici di Washington ponendosi da alleato più fedele nell’Asia del Nordest.
Mentre è sempre più improbabile che la RPDC rinunci volontariamente alle armi nucleari alla luce dei progressi compiuti, i negoziati, unico risultato credibile e desiderabile alla crisi attuale, si concentreranno sulla non proliferazione e il possibile congelamento dei programmi nucleari e balistici nordcoreani. Inoltre, come osserva CNN, riflettendo il consensuale punto di vista degli esperti statunitensi, una forza dissuasiva nucleare per le autorità nordcoreane è garanzia di non seguire il destino di Iraq e Libia; gli esperti (anche consiglieri governativi occidentali) non credono nel primo uso della forza militare della Corea democratica: “Perché la Corea democratica vuole armi nucleari e missili
La Corea democratica sviluppa da tempo armi nucleari e missili a lungo raggio per dissuadere gli Stati Uniti dal tentativo di rovesciare il regime di Kim Jong Un. Pyongyang ritiene che i leader di Paesi come l’Iraq, dove l’ex-dittatore Sadam Husayn fu rovesciato dagli Stati Uniti, e la Libia, il cui ex-leader abbandonò le ambizioni nucleari per eliminare le sanzioni e avere aiuti, furono rovesciati e uccisi dall’intervento statunitense in un contesto d’instabilità interna, e ritiene che solo la minaccia di colpire il territorio statunitense con una forza di ritorsione nucleare impedirà l’intervento militare statunitense. Molti esperti ritengono che la Corea democratica non utilizzerà per prima le sue armi. Secondo gli esperti, Kim Jong Un pone la sopravvivenza del suo regime al di sopra di tutto e sa che l’uso di un’arma nucleare innescherebbe una guerra che non può vincere”. D’altra parte, il rischio che una guerra sia scatenata dagli Stati Uniti dell’imprevedibile Donald Trump è più elevato: questo è il rischio che va eliminato.

Fonti:
Pentagono: La Corea democratica ha lanciato un missile che ha sorvolato il Giappone
Il lancio dei missili nordcoreani vi spaventa?

Zjuganov consiglia gli USA di lasciare in pace la Corea democratica
Gennadij Zjuganov Histoire et Societé 29 agosto 2017

Gennadij Zjuganov, presidente del Partito Comunista della Federazione Russa, ha invitato gli Stati Uniti a lasciare in pace la Corea democratica, che ha diritto alla propria versione dello sviluppo, secondo Interfax.
Lasciate in pace la Corea democratica. Lasciatela crescere come ritiene opportuno. Conta sulle proprie forze creando una tecnologia moderna, costruendo strade e abitazioni. Ha diritto al proprio sviluppo“, dichiarava Gennadij Zjuganov a una conferenza stampa a Mosca. “In geopolitica gli statunitensi s’intromettono dovunque, hanno 800 basi. Non è un caso che la leadership nordcoreana sia obbligata a creare armi di distruzione di massa, missili e tecnologie spaziali“, ha detto il leader del Partito Comunista, secondo cui se queste armi le avesse avute la Jugoslavia, Milosevic non sarebbe stato trattato in quel modo. “Se le avesse avute l’Iraq, Sadam Husayn non sarebbe stato impiccato. Se le avesse avute la Libia, Gheddafi non sarebbe stato linciato per strada“, affermava Gennadij Zjuganov, secondo cui ogni volta che c’è una leadership, un pensiero nazionale indipendente, inizia il sabotaggio degli Stati Uniti, la provocazione. “D’altra parte, questa situazione è così tesa che ci vuole poco per fare esplodere la regione“, e ha detto che si era recato nella Corea democratica, vedendo il rafforzamento dei sistemi d’arma, tra cui artiglieria dalla gittata di 40 km. “Ho visto e capisco che è obbligata a farvi fronte, perché saranno obbligati a partecipare a questo conflitto. C’è un’enorme armata statunitense in Corea del Sud, persone che cercano di proteggersi dalle altre. Così smettete di minacciare, di violare lo spazio di questo Paese, di passare leggi contro la Federazione Russa“, dichiarava il leader del Partito Comunista.

Hwasong 12
Cassad 29 agosto 2017

La RPDC ha nuovamente ignorato le minacce di Washington e le sanzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU lanciando un missile balistico Hwasong-12 che sorvolava il Giappone verso l’Oceano Pacifico e raggiungeva 550 km all’apogeo volando per 2700 km prima di cadere nell’Oceano Pacifico, ad est dell’Hokkaido. Fonti giapponesi affermano che prima della caduta il missile balistico andava in pezzi. In occasione del lancio, Giappone e Corea del Sud hanno protestato, e inoltre il primo ministro giapponese dichiarava di lamentarsi all’ONU aspettandosi un’azione dagli Stati Uniti, finora limitata a dichiarazioni minacciose, cui Kim Jong-un non bada.
Il missile è denominato KN-17 dagli Stati Uniti e dal punto di vista degli specialisti statunitensi, è dotato di un motore nordcoreano, versione modernizzata di alcuni sviluppi sovietici (eventualmente della Juzhmash esportati dall’Ucraina). Un’importante differenza del missile è l’assenza di “pinne” di stabilizzazione esterne, presenti sulle versioni precedenti dei missili balistici della RPDC; ciò è considerato un progresso significativo del programma missilistico nordcoreano. I potenziali parametri della testata nucleare del missile sono sconosciuti, ma ufficialmente la RPDC dichiara che il missile può trasportare una grande testata nucleare. Non ci sono informazioni sulla capacità del missile di violate gli elementi del sistema ABM. Il missile lanciato non è il più avanzato disponibile della RPDC: non molto prima veniva testato un missile Hwasong-14 più lungo, che può colpire Guam e teoricamente l’Alaska, cosa che non impedisce alla propaganda nordcoreana di dire che gli Stati Uniti continentali possono essere colpiti. Ma anche nella forma attuale, Hwasong-12 e Hwasong-14 garantiscono pienamente alla RPDC l’opportunità di colpire obiettivi in Giappone, Corea del Sud e Guam, base della dissuasione nucleare con cui la RPDC può danneggiare i vicini in modo inaccettabile, in caso di aggressione. Naturalmente, Pyongyang non rinuncerà mai a ciò, il che significa che nel prossimo mese vi saranno diversi test simili, soprattutto dato che Kim Jong-un già indica apertamente “ad approfondire e velocizzare”. Si può dire con sicurezza che finché gli Stati Uniti continueranno le esercitazioni e a mantenere il THAAD in Corea del Sud, Pyongyang continuerà i lanci in modo che nessuno pensi che si possa costringerla ad abbandonare il proprio programma sui missili nucleari.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora