ARA San Juan, a luglio fu inseguito da un sottomarino inglese

Juan José Salinas Pajaro Rojo 13/12/2017Come dice la cronaca pubblicata da La Nación, la sospensione della consueta conferenza stampa della Marina, a cura del capitano Balbi, non fu tanto dovuta ad assenza di novità nella ricerca dell’ARA San Juan (Balbi ha dimostrato di dovere far fronte a queste difficoltà) ma al “quilombo” nella Marina da quando il ministro Aguad e il comandante, l’ammiraglio Srur, hanno deciso di scaricare le responsabilità sul contrammiraglio Luis Lopez Mazzeo, responsabile delle comunicazioni col sottomarino perduto dalla base di Puerto Belgrano, e sul contrammiraglio González, capo della base navale di Mar del Plata, che ha già chiesto di andare in pensione. Sulla Nacion appare un video dell’avvocato Luis Tagliapietra, padre di un giovane ufficiale del sottomarino perduto che, suggestivamente, termina bruscamente quando parla della missione segreta che l’ARA San Juan compiva. Ma prima, Tagliapietra dice che se qualcosa è chiaro è che la manutenzione di medio termine del battello lasciava molto a desiderare. Cioè, c’erano cose da fare negli ultimi due anni, di routine ma che non furono fatte.
Conclusione provvisoria: sembra che il governo sia deciso a scaricare le responsabilità sui due contrammiragli (il licenziamento di González ha motivato la richiesta di pensionamento di almeno quattro suoi stretti collaboratori, indicando che è un capo rispettato e ben voluto) e, come di solito accade, riguardo al precedente governo, accusato di aver pagato premi per la riparazione di metà vita, sottolineando che questo, anche se vero, nulla sembra avere a che fare col destino dell’ARA San Juan, dato che la forza lavoro argentina è altamente qualificata e l’intero processo è stato supervisionato e certificato sia dal produttore Thyssen, sia dalla Varta che produce le batterie, entrambe prestigiose aziende tedesche.
A Las Mañanas con Gustavo Sylvestre, su Radio 10, parlava Claudio Rodríguez, fratello di uno dei membri dell’equipaggio, intervistato da Chiche Gelblung.
Il fratello del macchinista Hernán Rodríguez rivelò a Sylvestre la pericolosa situazione che la nave argentina avrebbe vissuto nelle acque del Sud Atlantico e nota solo ai prossimi dell’equipaggio del sottomarino. Claudio Rodríguez, fratello di Hernán Rodríguez, macchinista del sottomarino ARA San Juan, rivelava a Radio 10 un possibile scontro che il battello avrebbe vissuto nelle acque del Sud Atlantico a luglio, quando fu molestato da un sottomarino nucleare inglese che lo costrinse a manovre evasive. “A luglio furono inseguiti da un sottomarino nucleare inglese, che avvicinandosi, dovettero silenziarsi e fermare i motori. Mio fratello mi aveva raccontato situazioni simili vissute negli anni precedenti“, affermava Rodriguez. Durante la conversazione con Gustavo Sylvestre, Rodríguez rese pubbliche le informazioni date ai familiari dell’equipaggio e forniva dettagli su alcuni problemi menzionati e indicava le condizioni inadeguate presenti sul battello. “Le cose iniziarono a saltare fuori dalle agende dei ragazzi, dove annotavano le carenze, cosa non andava, come rimasero senza luce una volta o come l’acqua filtrasse. Ora capisco perché mio fratello era preoccupato. Riteneva che 45 giorni di navigazione fossero troppi. Sapevano perfettamente che il battello non poteva reggere una missione di 45 giorni, ma i capi…”.
Secondo il fratello del macchinista, il sottomarino eseguì “esercitazioni militari e manovre belliche” insieme a un gruppo di corvette argentine, e solo al ritorno controllò dei pescherecci, come è stato ufficialmente detto. Inoltre, annunciava che uno dei membri dell’equipaggio non appariva nella lista, ed era membro del Servizio d’Intelligence Navale (SIN). Oggi un gruppo di parenti sarà alla Camera dei Deputati per sostenere la proposta del deputato Guillermo Carmona per creare una commissione d’inchiesta.Uno dei sommergibilisti notò che furono inseguiti da un elicottero inglese
Minuto Uno 13 dicembre 2017

Assicura Jesica Medina, sorella di un membro dell’equipaggio dell’ARA San Juan scomparso nel mare argentino. La donna dice che il sommergibilista le disse che c’era anche una nave cilena che l’inseguiva. La sorella di uno dei 44 membri dell’equipaggio del sottomarino ARA San Juan, scomparso dal 15 novembre nel mare argentino, rivelava di aver ricevuto un messaggio tramite WhatsApp dal sottomarino, secondo cui era inseguito da un elicottero inglese. “Il lunedì ci cercava un elicottero inglese e ieri i cileni. C’è molto movimento qui“, dice il messaggio che il sottufficiale, Roberto Daniel Medina inviò alla famiglia il 4 novembre. Quel giorno, Roberto aveva comunicato per l’ultima volta coi dieci fratelli per dirgli che era vicino le Falkland e che sarebbe tornato ai primi di dicembre. Nelle dichiarazioni a La Gaceta, Jesica Medina, la sorella descrisse il messaggio come “strano” ma al momento non gli diede importanza. “Era un messaggio strano che ci diceva che erano ricercati da un elicottero inglese e una nave cilena, ma sfortunatamente non continuammo la conversazione, rimase lì. Era l’ultimo messaggio“, aveva detto, aggiungendo: “Non so se si sono avvicinati alle Malvinas, non so quale sia la questione politica. Questo è ciò che ci ha detto ed è ciò che ci rimane“. La verità è che la donna non mostrò il messaggio alle autorità della Marina argentina poiché “non se ne sentiva in grado”, ma ora decideva di diffonderlo in modo che arrivasse nelle mani del giudice federale di Caleta Olivia, Marta Yanez.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Israele non è più una potenza aerea

PressTV 10 dicembre 2017Ci sono voluti tre anni alle Forze Armate siriane per ristrutturare le unità da difesa aerea, primi bersagli dei terroristi taqfiri che, subito dopo l’inizio della guerra nel 2011, ne attaccarono i siti principali nel sud della Siria. Guidati dal servizio segreto israeliano, i terroristi distrussero queste unità prima di smembrarle e consegnarne i pezzi ai servizi segreti israeliani. Uno dei siti, probabilmente il più grande, vicino al confine israeliano, era a metà strada tra Dara e Qunaytra, nel sud della Siria. Gli attacchi dei terroristi al sito di Tal Hara, al centro di sorveglianza di Saydnaya e al centro di comando aereo tra Jarmanah e al-Maliha, minarono gravemente la difesa aerea siriana. Ma ora è finita e i recenti fallimenti dell’aviazione israeliana lo provano. L’analista libanese Umar Marabuni ritorna su un articolo ripreso dal sito del canale televisivo al-Mayadin.
L’autore evoca la liberazione di Saidnaya e Marj al-Sultan da parte dell’Esercito arabo siriano e degli alleati che permisero alla Difesa Aerea siriana di riattivarsi, “creando nuovi siti di sorveglianza e radar” e ripristinando le batterie della difesa danneggiate. Una delle conseguenze della riabilitazione fu la distruzione da parte della difesa aerea siriana, quasi un anno e mezzo fa, di un aereo da guerra israeliano sulle alture del Golan. Gli israeliani furono presi dal panico, ma non fu l’ultima sorpresa. Due mesi fa, un F-35 israeliano veniva colpito da un S-200 siriano ottimizzato, sistema missilistico di fabbricazione russa su cui la Russia basava la propria difesa missilistica. Questi due eventi scossero lo Stato Maggiore dell’esercito israeliano: l’incidente dell’F-16 israeliano sul Golan, al confine tra Siria, Giordania e Israele, spinse quest’ultimo a cambiare tattica senza rinnovarla: l’Aeronautica militare israeliana riprese le tattiche degli anni ’80 quando colpì le batterie missilistiche SAM-6 della Siria dai cieli del Libano. L’abbattimento dell’F-35 fu il secondo shock, costringendo Israele a cambiare tattica una seconda volta aumentando la quota di volo dei suoi caccia, che prima dell’incidente sorvolavano il Libano a una quota molto bassa per evitare i radar siriani. Israele è riuscito a riconquistare la piena capacità d’attacco aereo in Siria, che inizia a vedere la fine del tunnel? Nulla è meno sicuro. Sfortunatamente per Tel Aviv, gli ultimi due attacchi aerei israeliani contro i sobborghi di Damasco (al-Qiswa e Jamariya) rivelavano un’altra capacità recuperata dalla difesa aerea siriana: le batterie missilistiche siriane intercettavano sei sofisticati missili da crociera israeliani Ariha-1 e LORA. Al quartier generale dell’esercito israeliano regna la totale confusione: è tempo di revisione e soprattutto di chiedersi: cosa fare?
È chiaro che Israele cerca una soluzione. Negli anni ’70, fece la stessa cosa: moltiplicò gli attacchi limitati e sporadici per distruggere la forza aerea siriana. Ma il problema non è lo stesso. L’Aeronautica siriana degli anni ’70 non ha nulla a che fare con la difesa aerea attuale dell’Esercito arabo siriano. Gli aerei israeliani troveranno difficile impegnarsi in un grande combattimento aereo data la dispersione delle unità antiaeree siriane in tutta la Siria e, soprattutto, il netto miglioramento della qualità dei sistemi d’intercettazione. L’S-200 o SAM-5, con una gittata di 150 chilometri vicino a al-Zamir e Homs, copre quasi l’intero cielo siriano. Ma ci sono anche il Buk-M2, con un raggio di 50 chilometri, e il Pantsir-S1, che ha una portata identica. Queste batterie possono intercettare i missili da crociera israeliani. La Russia ha danneggiato gli interessi d’Israele?Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

Russia e America Latina: prospettive promettenti nella cooperazione militare

Alex Gorka, SCF 08.12.2017L’America Latina rappresentava solo il 4,6% delle vendite di armi russe all’estero nel 2000-2016, con Venezuela e Nicaragua maggiori acquirenti. La Russia fa passi da gigante per espandere la propria quota di vendite sul mercato delle armi latinoamericano. Le sanzioni imposte da Stati Uniti ed UE hanno sospinto i contatti economici della Russia con le altre economie mondiali. L’America Latina sembra presentare proprio questa opportunità. Mosca vanta una forte presenza diplomatica, specialmente in Paesi come Brasile, Venezuela, Colombia, Argentina, Messico, Cile e Cuba. Con 300 milioni di persone e un PIL complessivo di oltre 1 trilione di dollari, il MERCOSUR è l’enorme mercato comune dei Paesi sudamericani comprendente la maggior parte degli Stati del continente. Vladimir Putin ha incontrato il Presidente della Bolivia Evo Morales a margine del terzo vertice del Forum dei Paesi esportatori del gas (20-24 novembre). “C’è interesse nei settori dell’energia, dell’ingegneria e dell’alta tecnologia. Siamo pronti a collaborare anche nella cooperazione tecnologica militare”, affermava l’omologo boliviano. Il colosso russo dell’energia Gazprom opera in Bolivia, iniziando la produzione nel giacimento Incahuasi nel 2016 e prevedendo d’iniziare la perforazione nel blocco Azero per il 2018. Gazprom è interessato alla perforazione a La Ceiba, Vitiacua e Madidi. All’inizio di quest’anno, Rosneft avviò l’esplorazione petrolifera nella regione amazzonica del Brasile, dopo aver acquistato una partecipazione per la perforazione di pozzi nel bacino del Solimoes. La Bolivia è anche terreno fertile per le esportazioni di armi made in Russia. Il comandante dell’Aeronautica boliviana ha raccomandato che La Paz acquisisca l’aereo da attacco leggero russo Jakovlev Jak-130 Mitten per sostituire i Lockheed T-33 in servizio. L’Esercito boliviano ha un requisito per nuovi mezzi corazzati e veicoli da combattimento per i quali considera equipaggiamento russo. I due Paesi hanno firmato un accordo di cooperazione per la difesa ad agosto, primo passo della Russia per maggiori trasferimenti di armi in Bolivia. Questa è una parte di un quadro molto più ampio.
Il 6 dicembre, Nikolaj Patrushev, Segretario del Consiglio di Sicurezza russo, concluse il viaggio in America Latina che lo portò in Brasile e Argentina. La cooperazione bilaterale nel campo della sicurezza nazionale e tra forze dell’ordine e agenzie d’intelligence era in cima all’agenda. La delegazione russa includeva il capo del Servizio federale per la cooperazione tecnico-militare. C’era una buona ragione per cui vi facesse parte. Il continente rappresentava solo il 4,6% delle vendite di armi russe all’estero nel periodo 2000-2016, con Venezuela e Nicaragua maggiori acquirenti. La Russia fa passi da gigante per espandere la quota di vendite nel mercato delle armi latinoamericano. Quest’anno partecipava a quattro mostre per la difesa. “La Russia presta grande attenzione al rafforzamento delle posizioni sul mercato delle armi nei Paesi dell’America Latina“, ha detto Aleksandr Denisov, capo del Dipartimento attività di marketing dell’esportatore di armi russo Rosoboronexport alla fiera Expodefensa 2017 di Bogotà (Colombia), del 4-6 dicembre. Lo stand di Rosoboronexport presentava oltre 250 sistemi d’arma ed equipaggiamenti militari. L’aereo da combattimento Jak-130, i caccia multiruolo super-manovrabili Su-35 e Su-30MK, il caccia multiruolo di prima linea MiG-29M, gli elicotteri da combattimento Mi-28NE, Ka-52, Mi-35M e l’elicottero da trasporto pesante Mi-26T2, il sistema antiaereo Pantsir-S1 e il sistema di difesa aerea a lungo raggio Antej-2500 erano i sistemi d’arma più promettenti che la Russia offriva agli acquirenti dell’America Latina. I potenziali clienti latinoamericani sono tradizionalmente attratti dai sistemi di difesa aerea della Russia, in particolare dal sistema missilistico/d’artiglieria di difesa aerea Pantsir-S1, dai sistemi Tor-M2KM e Buk-M2E e dai portatili Igla-S. Gli elicotteri Mi-17, Mi-26T2 e Ansat sono al centro dell’attenzione pubblica. Le corvette Proekt 20382 Tigr, le motovedette Proekt 14310 Mirazh e i sottomarini diesel-elettrici Proekt 636 attirano l’attenzione degli ufficiali di vari Paesi del continente. Armi ed equipaggiamenti militari delle forze di terra russe, utilizzate anche dalle unità speciali anticrimine, antiterrorismo e antinarcotici sembrano molto richieste. Russia e Argentina sono in trattativa per l’acquisizione di caccia MiG-29. Il Brasile è interessato all’acquisto del sistema di difesa aerea missilistica e d’artiglieria Pantsir-S1 e altri SAM portatili Igla-S, già venduti al Paese. Colombia, Perù, Venezuela, Uruguay e Argentina hanno espresso interesse per caccia come il Sukhoj Su-30 attualmente operativo in Siria. Le consegne di armi russe alla Colombia hanno raggiunto i 500 milioni di dollari in oltre 20 anni. L’esercito colombiano ha oltre 20 elicotteri da trasporto Mi-17 russi.
Rosoboronexport, l’agenzia responsabile della vendita di armi all’estero attualmente partecipa ad alcune gare in Argentina, Brasile, Colombia, Messico e Perù sia per armamenti di terra che aerei. Mosca è pronta a creare impianti di produzione autorizzati per fabbricare armi e attrezzature militari di progettazione russa nei Paesi dell’America Latina. È anche pronta a partecipare alla progettazione congiunta e costruzione di navi per le flotte latinoamericane. A fine novembre, la Russia aderiva alle operazioni internazionali per salvare l’equipaggio del sottomarino argentino San Juan, schierando un dispositivo telecomandato marittimo. Un aeromobile russo Antonov inviò il Pantera Plus, un sommergibile senza equipaggio in grado di scansionare col sonar fino 1000 metri di profondità, effettuando le ricerche insieme alla nave da ricerca scientifica Jantar. Ordinata nel 2015, la Jantar può fungere da nave madre per i minisommergibili classe Konsul che raggiungono la profondità di 6000 metri e sono anche dotati di manipolatori e altri dispositivi per operazioni subacquee complesse. La nave stessa ha rilevatori avanzati per determinare la posizione precisa del sottomarino. Questo è un buon esempio di cooperazione militare con uno Stato latino-americano. Le attrezzature di ricerca e soccorso subacquee della Russia viste in Argentina possono interessare qualsiasi Paese dotato di sottomarini. Con l’America Latina non più cortile degli Stati Uniti, le prospettive di una cooperazione in tutti i settori, compreso quello militare, sono promettenti e c’è interesse da entrambe le parti a spronare il processo.Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

La difesa missilistica statunitense non ferma gli Scud yemeniti

25 anni dopo il fallimento della Guerra del Golfo, i sistemi Patriot degli Stati Uniti non riescono ancora a distruggere i missili sovietici degli anni ’60
Marko Marjanovic Checkpoint Asia 7 dicembre 2017Lo sapete, il mese scorso Ansarullah dello Yemen lanciò un missile sovietico Scud modificato contro l’aeroporto di Riyadh, intercettato in volo da missili Patriot di fabbricazione statunitense che i militari sauditi gli avevano sparato contro. Trump si vantò che “Il nostro sistema ha buttato giù il missile. Ecco quanto siamo bravi. Nessuno fa ciò che produciamo, e ora lo vendiamo in tutto il mondo”. Mentre i sauditi usarono il lancio del missile, sparato in rappresaglia ai loro innumerevoli massacri di civili, per intensificare il blocco dello Yemen, che ha già creato un’epidemia di colera e la malnutrizione nel Paese, fino ad affamarlo. Tuttavia, almeno due aspetti della storia sono sbagliati (Tre se si contano le assurdità di come il missile sarebbe stato fornito dall’Iran). Primo, il missile non fu lanciato da Ansarullah, poiché non ha queste armi pesanti. In realtà fu lanciato dai lealisti di Salah, cioè dalla parte dell’esercito rimastagli fedele e che fa parte della coalizione antisaudita dello Yemen. Inoltre i missili Patriot statunitensi non abbatterono lo Scud. Cinque missili furono sparati ma lo mancarono tutti. La Scud continuò sorvolando proprio la batteria antimissile saudita colpendo il territorio dietro di essa, mancando la pista di soli 300 metri, in realtà una precisione decente per un missile che risale agli anni ’60. Proprio come gli Stati Uniti mentirono sulle prestazioni dei missili Patriot durante la guerra del Golfo del 1990-91 contro l’Iraq. Presumibilmente i Patriot avrebbero intercettato la maggioranza degli Scud lanciati dall’Iraq, cosa che in seguito si dimostrò completamente falsa e infine riconosciuta come menzogna. Comunque fosse, da allora la storia fu che, sebbene i Patriot avessero fallito nel 1991, erano stati migliorati tanto che ora funzionano come pubblicizzato. Non è così. I sistemi antimissile statunitensi non riescono ad abbattere neanche i missili terra-terra sovietici degli anni ’60 (che di per sé non erano molto lontani dalle V-2 lanciate dai tedeschi nel 1944). Questa non è necessariamente un’accusa alla tecnologia statunitense. Colpire un missile supersonico con un altro missile è straordinariamente difficile. Farlo in modo affidabile sarebbe semplicemente al di là dell’attuale tecnologia. Ma si accusa la pubblicità degli Stati Uniti. Forse è ora che la smettano di vantare un sistema d’arma che chiaramente non funziona.
Il New York Times aveva un buon articolo di specialisti che smentivano la storia saudita: “Le prove analizzate da un gruppo di esperti missilistici sembrano dimostrare che la testata del missile violò senza ostacoli le difese saudite e quasi centrò il bersaglio, l’aeroporto di Riyadh. La testata esplose così vicino al terminal interno che i clienti saltarono dalle sedie… Lewis ed altri analisti del Middlebury Institute of International Studies di Monterey, in California, erano scettici quando sentirono la dichiarazione dell’Arabia Saudita di aver abbattuto lo Scud yemenita. I governi hanno sopravvalutato l’efficacia delle difese missilistiche in passato, anche nei confronti degli Scud. Durante la prima guerra del Golfo, gli Stati Uniti sostennero un registro perfetto di abbattimenti delle versioni irachene dello Scud. Le analisi successive rilevarono che tali intercettazioni fallirono. Aveva fallito anche a Riyadh? I ricercatori rastrellarono sui social media tutto ciò che fu pubblicato nell’area in quel periodo, alla ricerca di indizi.

I rottami
Lo schema dei detriti del missili su Riyadh suggerisce che le difese missilistiche colpirono l’innocua sezione posteriore del missile o lo mancarono del tutto. Proprio mentre i sauditi usarono le difese missilistiche, i rottami caddero nel centro di Riyadh. I video pubblicati sui social media riprendono una sezione particolarmente ampia, caduta in un parcheggio vicino la scuola Ibn Qaldun. Altri video mostrano rottami caduti in una manciata di luoghi su un’area di circa 500 metri lungo l’autostrada. Funzionari sauditi dissero che i rottami, che sembra appartenessero a un Burqan-2 abbattuto, ne dimostravano il successo. Ma un’analisi dei rottami mostra che le componenti della testata, la parte del missile che trasporta gli esplosivi, mancavano. La testata mancante indicava qualcosa d’importante agli analisti: il missile avrebbe eluso le difese saudite. Il missile, per sopravvivere agli stress di un volo di circa 600 miglia, era quasi certamente progettato per separarsi in due parti una volta sul bersaglio. Il fuso, che spinge il missile per la maggior parte della traiettoria, cade e la testata, più piccola e difficile da colpire, continua sull’obiettivo. Questo spiegherebbe perché i rottami a Riyadh sembrassero costituiti solo dal fuso, suggerendo che i sauditi avessero mancato il missile, o colpito il fuso dopo che si era separato, iniziando a cadere a terra oramai inutile. Alcuni funzionari statunitensi dissero che non ci sono prove che i sauditi abbiano colpito il missile. Invece, i resti potrebbero essere dovuti alla pressione del volo. Ciò che i sauditi presentavano come prova dell’intercettazione riuscita, sarebbe semplicemente il missile che si distacca dal fuso come previsto.La posizione dell’esplosione
Un’esplosione a 12 miglia di distanza all’aeroporto di Riyadh suggerisce che la testata volò senza ostacoli sul bersaglio. Verso le 21:00, all’incirca nello stesso momento in cui i rottami si schiantavano a Riyadh, una forte esplosione scosse il terminal nazionale dell’aeroporto internazionale Re Qalid di Riyad. “Ci fu un’esplosione nell’aeroporto“, dice un uomo in un video pochi istanti dopo l’esplosione. Lui ed altri si precipitarono alle finestre mentre i veicoli di emergenza correvano sulla pista. Un altro video, ripreso da terra, mostra i veicoli di emergenza alla fine della pista. Poco oltre compare un pennacchio di fumo confermando l’esplosione e indicando il probabile punto d’impatto. Un portavoce di Ansarullah disse che il missile colpì l’aeroporto. C’è un’altra ragione per cui gli analisti pensano che la testata abbia violato le difese missilistiche. Localizzarono le batterie Patriot che spararono al missile, mostrato nel video, scoprendo che la testata le sorvolò. Funzionari sauditi dissero che alcuni resti del missile intercettato caddero sull’aeroporto. Ma è difficile immaginare come un frammento disperso volasse 12 miglia oltre il resto dei relitti, o perché esplodesse all’impatto.

L’impatto
Fumo e danni al suolo suggeriscono che la testata colpì vicino al terminal nazionale dell’aeroporto. Le immagini dei soccorsi e il pennacchio di fumo rivelano informazioni anche sulla natura dell’impatto. Una foto del pennacchio presa da una posizione diversa sembra coerente coi pennacchi prodotti da missili simili, suggerendo che l’esplosione non fosse dovuta a un rottame disperso o a un incidente non correlato. Identificando gli edifici nella foto e nel video, la squadra di Lewis individuò i punti da cui furono riprese le immagini, rivelando la posizione precisa del pennacchio: a poche centinaia di metri dalla pista 33R e a circa un chilometro dall’affollato terminale interno. L’esplosione fu piccola e le immagini satellitari dell’aeroporto scattate immediatamente prima e dopo l’esplosione non sono abbastanza chiare da riprendere il cratere dall’impatto, secondo gli analisti. Ma mostra danni a terra coi veicoli di emergenza, sostenendo che la testata avesse quasi colpito la pista. Mentre Ansarullah mancò il bersaglio, secondo Lewis, si avvicinò abbastanza da mostrare che i suoi missili possono raggiungerlo evitando le difese saudite. “Un chilometro è un rateo d’errore piuttosto normale per uno Scud“, disse. Persino Ansarullah potrebbero non averlo capito, affermava Lewis. A meno che non avesse intelligence nell’aeroporto, avrebbe poche ragioni per dubitare delle relazioni ufficiali. “Ansarullah fu sul punto d’incenerire quell’aeroporto“, disse. Laura Grego, un’esperta missilistica dell’Unione degli scienziati interessati, espresse allarme sulle batterie della difesa saudita che spararono cinque volte contro il missile; “Spararono cinque volte a questo missile mancandolo sempre? È scioccante“, disse. “È scioccante perché questo sistema dovrebbe funzionare“.”Traduzione di Alessandro Lattanzio

Le carenze militari degli USA: essere i più costosi non significa essere i migliori

Andrej Akulov SCF 29.11.2017L’aumento delle spese militari è una delle principali promesse della campagna presidenziale del presidente Trump. La spesa fiscale per la difesa 2018 presentata dal comitato congiunto Camera-Senato arriva a 692 miliardi di dollari, inclusi 626 miliardi per le spese di base e 66 per il fondo per le Overseas Operations (OCO). Ci sono altre spese relative ad altre agenzie di sicurezza, che superano i 170 miliardi. Includono l’Amministrazione nazionale per la sicurezza nucleare del dipartimento per l’Energia, il dipartimento per gli Affari dei veterani, il dipartimento di Stato, la Sicurezza nazionale, l’FBI e la sicurezza informatica del dipartimento di Giustizia. Le spese per la difesa rappresentano quasi il 16% di tutte le spese federali e la metà delle spese discrezionali. Gli Stati Uniti spendono di più per la difesa nazionale degli altri otto maggiori bilanci nazionali per la difesa del mondo: Cina, Arabia Saudita, Russia, Regno Unito, India, Francia e Giappone. Le discussioni sulla necessità di aumentare le spese militari sono una questione popolare. È opinione diffusa che gli Stati Uniti siano la potenza militare più formidabile che il mondo abbia mai visto. Senza dubbio, la potenza militare statunitense è grande, ma le loro forze armate non sono impeccabili. I piani di costruzione incontrano molti ostacoli. Ci sono punti deboli abbastanza gravi da mettere in dubbio l’efficacia degli attuali programmi di difesa e la preparazione al combattimento dei militari, sia in una guerra nucleare che convenzionale. Alcuni esperti sostengono che un primo attacco statunitense eliminerebbe la maggior parte della capacità di secondo attacco della Russia, con un numero limitato di missili nucleari da lanciare per rappresaglia bloccati dalla difesa antimissili balistici. Non vale la pena entrare nei dettagli. Anche se missili nei silo e sottomarini nucleari lanciamissili balistici strategici (SSBN) ormeggiati nelle basi venissero messi fuori combattimento, gli SSBN e gli aerei strategici russi di pattuglia si vendicherebbero, infliggendo danni inaccettabili. Il rischio c’è sempre ed è imprevedibile. Nessuno sano di mente ci proverebbe. In effetti, esiste la minaccia rappresentata dai missili da crociera a lungo raggio basati in mare e aria e dai bombardieri stealth B-2. Ma “alcuni” non bastano per un primo attacco. Se il nemico mantiene la capacità d’infliggere danni inaccettabili con un attacco di rappresaglia, la capacità limitata di colpirlo per primo è inutile. Inoltre, la velocità dei vettori è relativamente lenta e il rilevamento tempestivo è impossibile da evitare. Molta fuffa viene sollevata dal concetto Prompt Global Strike (PGS): la capacità d’attacco aereo convenzionale mirato in qualsiasi parte del mondo entro un’ora. Nessuna arma del genere è all’orizzonte nonostante gli sforzi finora applicati. Con spese per la difesa molto più ridotte, la Russia guida la corsa. La tecnologia delle armi ipersoniche “Boost Glide” presuppone l’uso di missili balistici o bombardieri, che verrebbero rilevati. Il PGS lanciato con alianti verrebbe avvistato provocando la rappresaglia nucleare. Gli Stati Uniti in realtà commetterebbero un suicidio colpendo la Russia con armi convenzionali innescando la risposta nucleare. Il primo missile d’attacco rapido convenzionale della Marina degli Stati Uniti fu testato il 30 ottobre. L‘US Navy iniziò a studiare il missile balistico a raggio intermedio lanciato da sottomarini (SLIRBM) per adempiere alla missione PGS intorno al 2003. Ma compiva la prima prova 13 anni dopo! E il vettore era un missile balistico. Viene confermato dal Cmdr. Patrick Evans, portavoce del Pentagono, che dichiarava: “Il test ha raccolto dati sulle tecnologie di spinta cinetica ipersonica e sulle prestazioni sperimentali nel volo atmosferico a lungo raggio“. Quindi, tecnologia che prolunga il volo. Il passaggio dai missili balistici a quelli ipersonici con traiettoria da crociera sin dall’inizio, per evitare che l’avversario confonda un missile balistico convenzionale con un missile nucleare, è ancora un sogno irrealizzabile. Non c’è nulla di testato finora. Il concetto PGS non potrà piegare la Russia. Colpire gruppi di terroristi con armi costose e sofisticate è delirante; non sono obiettivi per cui sprecare queste costose armi. E il principio del rapporto costo-efficacia? Ad ogni modo, dopo un grande sforzo, il programma PGS offre poco di cui essere orgogliosi, almeno per ora.
Il Congresso ha stanziato 190 miliardi di dollari per i programmi di difesa contro i missili balistici (BMD) dal 1985 al 2017. Per quasi due decenni, gli Stati Uniti hanno cercato di acquisire la capacità di proteggersi da limitati attacchi missilistici a lungo raggio. Alcuni risultati sono stati evidentemente esagerati. Sono disponibili capacità molto limitate contro missili non sofisticati e senza alcun rapporto con l’arsenale di Russia o Cina. In realtà, nulla è riuscito per poter parlare seriamente di reali capacità BMD. Il laser aerotrasportato YAL-1 è un esempio di sforzo costoso fallito. Il laser da 5 miliardi è in deposito. Il MRAP (Veicolo protetto contro le mine) è un altro esempio di fallimento. L’investimento di quasi 50 miliardi nel MRAP non ha senso. I veicoli pesantemente protetti non sono più efficaci nel ridurre i danni dei veicoli corazzati medi, sebbene siano tre volte più costosi. Molti veicoli MRAP sono stati consegnati a forze partner o venduti per rottamarli. Lo Stryker è la spina dorsale dell’esercito. Dopo anni di servizio, non ha ancora potenza di fuoco e protezione. Stryker sono andati persi in Afghanistan, dove il nemico non aveva blindati, aviazione, artiglieria o armi anticarro efficaci. Il veicolo ha uno scafo sottile. Uno Stryker è inutile contro un carro armato. Non è progettato per manovrare contro altri veicoli da combattimento ed è destinato a essere sconfitto dal nemico. Non ha protezione antiaerea. A cosa serva è una domanda senza risposta. L’esercito statunitense è scarsamente protetto dalle minacce aeree. Il THAAD è buono solo per la difesa missilistica, non per la difesa aerea. Il Patriot PAC-3 è destinato a contrastare missili balistici e da crociera tattici. Ha una capacità molto limitata contro gli aerei. PAC-1 e PAC-2 compatibili con gli aeromobili sono stati aggiornati nella variante PAC-3 e venduti all’estero. Non sono rimasti che gli Stinger portatili a corto raggio, con una gittata di 8 km e una quota massima di 4 km. Questo è uno svantaggio molto serio che rende le truppe estremamente vulnerabili ai raid aerei.
La nave da combattimento litoranea della Marina (LCS) è una classe di navi di superficie relativamente piccole destinate alle operazioni nel litorale (vicino le coste). Era destinata ad agire da nave agile e furtiva in grado di eliminare minacce antiaccesso e asimmetriche nei litorali. Il mese scorso, i costruttori navali Austal e Lockheed Martin ricevettero 1,1 miliardi per costruirne due. Sviluppo e costruzione di questa classe di navi sono afflitti dai costi. Le LCS sono afflitte anche da numerosi problemi, tra cui fratture strutturali, guasti del sistema informatico, fusione dei gruppi elettrogeni, tubi che scoppiano, problemi di propulsione ed errori di trasmissione potenzialmente disastrosi. E per giunta, gli ufficiali sono scettici sull’efficienza in combattimento. L’anno scorso, il presidente del comitato dei servizi armati del Senato John McCain criticò il programma, affermando che ben 12,4 miliardi di dollari sono stati sprecati dal dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per 26 navi da combattimento litoranee prive di capacità di combattimento. Secondo il direttore del test operativo e di valutazione del Pentagono, J. Michael Gilmore, alcuna delle due varianti LCS ora costruite da appaltatori concorrenti sopravviverebbe in combattimento, un fatto che mina l’intero concetto operativo della classe. È improbabile le LCS possano adempiere ai requisiti della difesa aerea della Marina. La nave è equipaggiata per una missione alla volta. Le LCS, male armate e prive di sensori, sacrifica moltissimo all’alta velocità, compresa l’autonomia e probabilmente la resistenza ai danni. Non è chiaro il motivo per cui la Marina dovrebbe averne bisogno. Corvette e fregate europee sono meno costose e più efficienti.
L’F-35 diventerà la spina dorsale dell’US Air Force e della Navy. Dovrebbe sostituire e migliorare diversi velivoli attuali ed obsoleti. Avviato nel 2001, il programma è il progetto più deficitario nella storia degli Stati Uniti. Quasi un decennio indietro rispetto al programma, non è riuscito a soddisfare molti dei requisiti progettuali originali. Il presidente Trump ha interrotto il programma a febbraio. Il costo unitario per aereo, superiore ai 100 milioni, è il doppio di quanto preventivato. Commercializzato come aereo da combattimento multiruolo potente e conveniente per garantire la supremazia aerea, risulta carente in queste cose. Gli aerei al momento non possono volare in caso di maltempo o di notte, e non sono stati impiegati in combattimento. Con così tanti soldi e tempo spesi, è troppo tardi per cancellare il programma o modificarlo significativamente. Il Pentagono ha dichiarato che l’F-35 “è troppo grande per fallire”. Secondo la CNBC, “L’F-35 simboleggia tutto ciò che c’è di sbagliato nella spesa della Difesa statunitense: produttori incontrollati ed incontrollabili (in questo caso, Lockheed Martin), e una cultura del Pentagono incapace di seguire adeguatamente i dollari dei contribuenti“. Mandy Smithberger del progetto di riforma militare Straus ritiene che “molti perdite derivino da cattiva gestione e concorrenza nei principali programmi di acquisizione come F-35 e LCS”. La portaerei Gerald Ford costava 13 miliardi di dollari produrla. È in ritardo di due anni e, secondo il principale tester del Pentagono, non può combattere. Ha problemi col controllo aereo, il movimento munizioni, l’autodifesa, lancio ed atterraggio di aerei. Un rapporto dell’Ufficio per la responsabilità del governo ha rilevato che la combinazione di problemi di costi, ostacoli ingegneristici e sistemi tecnologici non testati è allarmante e va affrontata dal Congresso. Alcuni esperti hanno anche sottolineato che nell’epoca dei missili a lungo raggio e potenti, le portaerei saranno obsolete (ma ancora incredibilmente costose) come risorse strategiche.
Le perdite del Pentagono sono aumentate vertiginosamente. Il rapporto 2016 dell’Ispettore Generale del dipartimento della Difesa rilevava che l’esercito ha speso 2,8 trilioni di dollari per aggiustamenti di voci contabili errate in un solo trimestre del 2015 e 6,5 trilioni per l’intero anno. Il servizio mancava di ricevute e fatture per supportare quei dati o semplicemente li inventava. Secondo War is Boring, “Il comando delle operazioni speciali degli USA ha speso milioni di dollari per droni minuscoli senza sapere che non funzionavano, il dipartimento per i Veterani ha speso 6 miliardi usando carte d’acquisto per piccole transazioni e l’esercito cerca disperatamente di assumere qualcuno per installare, riparare ed ispezionare le attrezzature per parchi giochi delle scuole del Pentagono in Europa“. Aggiungete gli scandali per martelli da 100 dollari, sedili dei WC da 300 dollari e muffin da 16 dollari. La spesa di 50000 dollari per indagare su bombe capaci d’inseguire elefanti africani è la storia di spreco del Pentagono preferita da tutti. Nonostante sia al vertice delle spese militari, l’esercito statunitense ha gravi carenze ed è impantanato nei problemi. Le carenze nella pianificazione militare riducono notevolmente le capacità operative. Il rapporto costo-efficienza è un grosso problema. Essere il più costoso non rende automaticamente l’esercito statunitense il migliore.

Lo YAL-1 rottamato

Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito