I propagandisti occidentali non sanno come trattare il Sarmat

Politrussia, Fort Russ, 15 maggio 2016

f084c656d83a894dedbf95db7da170af_articleIl lavoro della propaganda occidentale è duro. Alti funzionari dichiarano che l’economia della Russia è “a brandelli”, la stampa riprende le loro parole con cattiveria, ma la nostra economia è ancora viva. Gli specialisti della propaganda di Washington diffondo un falso dopo l’altro, venendo subito smentiti dai fatti. Succede che i media occidentali insieme alle loro agenzie ufficiali sabotano i propagandisti locali. Ad esempio, un anno fa “Radio Liberty” attaccò il complesso militare-industriale russo. Presumibilmente, la frequenza della comparsa di nuovi prodotti dell’industria militare nazionale non è significativa, perché se scoppiasse improvvisamente la guerra, la Russia andrebbe a combattere con della spazzatura e nuovi mezzi mediocri: il carro armato “Armata” in stallo, mentre gli altri promettenti prodotti sono esemplari di “carta” e prototipi. Ma in occidente, la pillola sedativa dei giornalisti non funziona. Disintegrando gli argomenti di “Radio Liberty” sullo stato corrotto dell’industria militare russa, Pentagono e media sono andati ripetutamente nel panico discutendo dei nuovi programmi russi. Ad esempio, modellando la battaglia tra il bloccato e per nulla preoccupante “Armata” e lo statunitense “Abrams“, il Pentagono è giunto alla conclusione che il carro russo è un avversario estremamente pericoloso per i mezzi, una seria minaccia per la fanteria ed è quasi invulnerabile agli aerei degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti temono anche altre notizie dai nostri ministeri della Difesa e dell’Industria. Ad esempio, recentemente i militari degli Stati Uniti hanno espresso preoccupazione per lo sviluppo delle tecnologie spaziali russe, che nel lungo termine minacciano i satelliti militari del Pentagono. Lo sviluppo di un drone sottomarino non è sfuggito all’attenzione delle forze armate statunitensi. Ecco un altro esempio. Meno di un mese fa, il vicecapo del CyberCommand delle Forze Armate degli Stati Uniti, Ronald Pontius, ha riconosciuto che il suo Paese non può tenere il passo con lo sviluppo del nostro equipaggiamento militare, in particolare, a suo parere, gli aerei da ricognizione russi a cui gli Stati Uniti non hanno nulla da opporre. Inoltre, secondo il dipartimento della Difesa statunitense, non hanno nulla per contrastare il nostro successo nei moderni sistemi di guerra elettronica. Tuttavia, il pericolo nei cieli non proviene solo dagli aerei, ma anche dalle armi strategiche della Russia.
Il sistema di difesa antimissile statunitense non garantisce protezione assoluta, anche nell’attuale equilibrio di potere, per non parlare dei terribili nuovi prodotti dell’industria militare della Russia. Secondo il comandante delle Forze Strategiche Missilistiche russe Colonnello-Generale Sergej Karakaev, lo sviluppo del sistema di difesa missilistica degli Stati Uniti “attualmente non riduce le capacità operative delle truppe missilistiche strategiche russe“. Inoltre, la Russia considera lo sviluppo della difesa missilistica degli Stati Uniti nella progettazione delle nuove armi. “La realizzazione dei nostri piani implica l’uso di fondamentalmente nuovi ed efficaci mezzi e modi di battere qualsiasi difesa missilistica“, afferma Sergej Karakaev. Uno di questi progetti è il missile balistico intercontinentale “Sarmat“, su cui ha già pubblicato il sito “PolitiRussia“. “Per le sue caratteristiche di peso e dimensioni è simile al predecessore (SS-18 “Satan”). Ma inoltre avremo un nuovo mezzo bellico che promette di violare le difese missilistiche. Cosa più importante, il complesso è sviluppato e sarà prodotto presso le aziende della cooperazione russa“, ha detto Sergej Karakaev descrivendo il missile. Violare le difese nemiche è uno dei principali punti salienti della novità. “Il requisito principale del nuovo missile è la risposta flessibile allo sviluppo del sistema di difesa missilistico degli Stati Uniti fino al 2030. Inoltre, la sua potenza consentirà al missile di colpire obiettivi non solo in tutto il Nord, ma anche in tutto l’emisfero Sud“, spiega l’ex-Capo di Stato Maggiore delle Forze Missilistiche Strategiche Viktor Esin. “Il nuovo missile potrà resistere alle armi d’attacco spaziali Echelon, e può essere lanciato da quasi tutte le aree e in tutte le direzioni“, ha detto il Viceministro della Difesa Juri Borisov, descrivendo le capacità del missile. Attacchi inaspettati, per esempio dal Polo Sud, preoccuperanno il sistema di difesa missilistico degli USA. Ma molti altri pericoli rappresenta il velivolo da combattimento ipersonico del missile. Un anno fa, il Washington Times scrisse che gli USA non possono difendersi da tali sistemi. Inoltre, se questi missili saranno impiegati dal villaggio Dombarovskij, come previsto, secondo il quotidiano, gli Stati Uniti non potranno abbatterli in volo e neanche distruggerli a terra. La comparsa di questi missili, secondo il Janes Information Group, sarà l’asso nella manica della Russia nei negoziati sulla limitazione delle armi nucleari strategiche. Il test del missile “Sarmat” era previsto per la primavera di quest’anno, ma è già la seconda volta che viene spostato. Il primo lancio non ebbe luogo per l’impreparazione di un impianto di lancio. Ora i problemi sono sorti nel missile stesso “E’ un prodotto completamente nuovo. E’ chiaro che la sperimentazione di nuovi equipaggiamenti può andare storta. E qui, credo, non dovremmo cercare un qualche dolo o conseguenze serie. Naturalmente, è meglio identificare i problemi prima che dopo…“, ha detto il capo redattore della rivista Arms Export Andrej Frolov. “Questi sono i rischi, l’atteso. E non servirebbe dire che tutto va male come dicono. Non andiamo male. Il fatto che abbiamo identificato prima il problema è un bene. Molto meglio di un missile che cade in testa a qualcuno“, ha detto l’esperto della associazione degli scienziati politici militari e professore associato di scienze politiche e sociologia della REU Plekhanov, Aleksandr Perendzhev. E nonostante la riformulazione del test, per la stampa occidentale è estremamente difficile gongolare dato il panico mediatico sullo sviluppo del “Sarmat” negli ultimi anni. Per esempio, il giorno prima della notizia sul ritardo, diverse agenzie inglesi pubblicavano tremendi articoli sul missile russo. Daily Mirror, Daily Express, Daily Star e Daily Record pubblicavano articoli terrorizzanti diffusi in occidente dalla rete.
E’ un’arma da giorno del giudizio così potente che in pochi secondi può cancellare un vasto territorio dalla faccia della Terra. L’occidente non ha nulla per contrastarlo, potendo facilmente aggirare tutti i sistemi di difesa missilistica“, dicevano i giornali citando esperti inglesi. “Una zona enorme” paragonabile, per esempio, a Texas o Francia. Il missile a lungo raggio spaventa anche gli inglesi. Il “Sarmat” può colpire le coste orientali e occidentali degli Stati Uniti o il centro di Londra, scrivevano. Tuttavia, non solo gli inglesi erano allarmati, anche la stampa statunitense ha scritto sul “Sarmat” con cautela, anche se più contenuta, rispetto alle controparti inglesi. National Interest ha risposto con pubblicazioni sul promettente missile. “Gli Stati Uniti sono notevolmente indietro rispetto alla Russia sullo sviluppo dei missili balistici intercontinentali… il programma della comunità di difesa missilistica europea e del sistema di difesa antimissile terrestre (complesso di difesa missilistica progettato per intercettare le testate in arrivo) nel prossimo futuro non sarà efficace contro i missili russi“, concludeva delusa la pubblicazione. Qualunque missile sostituisca l’attuale “Minuteman-III” degli Stati Uniti, è improbabile che sarà impressionante quanto quello russo, riassume l’autore di The National Interest. Inoltre, mentre sarà completato lo sviluppo del nuovo ICBM, il sistema di difesa missilistico russo non rimarrà fermo. “Lavoriamo alla modernizzazione del “Minuteman”, ma il comando aereo degli Stati Uniti ha detto al Congresso che questo sistema obsoleto difficilmente garantirà una barriera difensiva sicura rispetto al miglioramento delle difese missilistiche“, secondo la pubblicazione.
Forse piacerebbe credere alla propaganda occidentale che descrive accuratamente il declino delle Forze Armate russe. Ma come farlo quando la reazione diretta della stampa estera sul prossimo test di uno solo dei nostri missili è così eloquente?1023623195Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

RS-28 Sarmat, arma formidabile contro i piani degli USA

Andrej Akulov Foundation Strategic Culture 13/05/2016

xPGxUIl comandante delle Forze Missilistiche Strategiche della Russia Sergej Karakaev ha detto il 10 maggio che la Russia sviluppa nuovi missili balistici intercontinentali (ICBM), con particolare attenzione alla capacità di penetrare le difese antimissile balistico (BMD) degli USA. Ha detto che la decisione di accelerarne l’attuazione è stata provocata dallo schieramento del BMD degli Stati Uniti in Europa. Il generale ha sottolineato che i missili russi voleranno su traiettorie ottimali colpendo con le testate su più direzioni, “costringendo la controparte a proteggere il perimetro della difesa missilistica”. Secondo lui, la Russia avrà in egual numero lanciatori di ICBM fissi e mobili entro il 2021. L’arma prevede di testare 16 missili balistici intercontinentali nel 2016. Su un totale di 16 lanci di prova, 14 saranno condotti nell’ambito dello sviluppo di nuovi missili e testate. Nel complesso, le Forze Missilistiche Strategiche russe pianificano di testare circa 160 nuovi sistemi d’arma nel 2016, il doppio rispetto al 2015. Alcuni test riguarderebbero il nuovo velivolo ipersonico (HGV) Ju-71, che verrebbe montato sull’ultimo missile balistico intercontinentale (ICBM) pesante a propellente liquido russo RS-28 Sarmat (SS-X-30). Lo sviluppo del sistema missilistico pesante basato su silo Sarmat è in fase di ultimazione. La Russia schiererà i nuovi missili balistici intercontinentali pesanti a propellente liquido RS-28 Sarmat in Siberia e negli Urali meridionali, quando la nuova arma sarà operativa nel 2018. Il sistema sostituirà gradualmente l’obsoleto ICBM Voevoda R-36M2 Satan (SS-18). Il Sarmat utilizzerà gli stessi silos che ospitano il Satan, ma i due missili hanno caratteristiche molto diverse. I silos saranno ricostruiti per i nuovi missili e dotati di intercettori per proteggerli da un attacco preventivo. I primi prototipi del missili sono già stati costruiti. I primi lanci di prova sono in programma per la fine dell’anno presso Plesetsk, dopo un breve periodo di prove preliminari. Secondo una fonte dell’industria della difesa, il missile viene espulso dal silo fino ad un’altitudine di 30-40 metri grazie a un generatore a gas appena testato. A quella quota si avvia il motore da crociera del primo stadio per il lancio ‘regolare’. Con una gittata di almeno 11000 km, l’ICBM più grande mai costruito, l’RS-28 Sarmat, trasporterà 10-15 testate termonucleari a puntamento indipendente: 10 testate pesanti o 15 leggere a seconda della missione. Il missile peserà almeno 100 tonnellate e trasporterà un carico utile di 10 tonnellate. Utilizzerà una combinazione di esche, vari sistemi di contromisure e velocità progettata specificamente per superare le difese antimissile balistico e sarà dotato di testate manovranti per complicarne l’intercettazione. Il previsto schieramento dell’RS-28 è una delle misure adottate dalla Russia in risposta al Rapido Attacco Globale (PGS) e ai piani sulla difesa antimissile balistico degli USA.
Il PGS è lo sviluppo di un sistema capace di un attacco aereo di precisione convenzionale in tutto il mondo entro un’ora. Il programma comprende numerose tecnologie presenti ed emergenti, tra cui missili ipersonici convenzionali aerolanciati o lanciati da superficie o sottomarini. La difesa antimissile balistico è stata creata per contrastare un contrattacco in caso di guerra. Gli Stati Uniti si sforzano di creare un sistema di difesa antimissile globale efficace costituito da vari missili intercettori integrati con sistemi cinetici o laser schierati in tutti gli ambienti, anche nello spazio. Si ritiene che tale difesa a più livelli possa colpire missili in volo e testate nello spazio. Nel 2002 gli USA si ritirarono unilateralmente dal trattato ABM. La mossa fu molto distruttiva per il regime di controllo degli armamenti e fu percepita dalla Russia come tentativo d’immunizzare gli Stati Uniti da un attacco di rappresaglia. Ora, il sistema di difesa antimissile balistico Aegis Ashore è già attivo in Romania. Secondo i piani, nel 2018 la versione aggiornata sarà stanziata in Polonia. Navi della difesa antimissile degli USA sono di stanza a Rota, in Spagna. Questi sono solo alcuni esempi dello sforzo degli USA sul BMD globale. Mosca ha dichiarato in molte occasioni che se gli Stati Uniti continuano sulla questione, la Russia troverà mezzi asimmetrici per rispondere al sistema di difesa missilistica. I piani di sviluppo a lungo termine delle Forze Missilistiche Strategiche della Russia sono stati corretti, di conseguenza. L’arma prevede di introdurre nuovi ed efficaci mezzi e tecniche per penetrare qualsiasi sistema di difesa missilistica e in grado d’ingaggiare bersagli in qualsiasi parte del mondo. L’RS-28 è un esempio che testimonia il fatto che l’abbandono del Trattato ABM e l’attuazione dei programmi per ottenere la superiorità sulla Russia non rendono gli USA più sicuri. Al contrario, il controllo degli armamenti è il modo migliore per evitare la minaccia. Speriamo che la prossima amministrazione statunitense adotti un approccio più realistico ai problemi della sicurezza nucleare.1443718349_rs-18-baykonur-14122014-1La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Foundation Strategic Culture.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Per decenni i caccia russi hanno contrastato gli aerei-spia statunitensi

L’Aeronautica russa ha affinato l’abilità nell’intercettare gli aerei-spia degli Stati Uniti per decenni ma gli statunitensi cercano di sondare le difese della Russia
Vladimir Tuchkov Svobodnaja Pressa, 10/5/2016 – Russia InsiderSu-27-RAF-Typhoon-newRecentemente, notizie su caccia russi che intercettano aerei statunitensi sono apparse regolarmente assieme alle informazioni sui preparativi per la sfilata Giorno della Vittoria. Il 14 aprile, un Su-27 intercettava un aereo-spia RC-135 statunitense sul Mar Baltico. Ai generali statunitensi la cosa non era piaciuta sostenendo che il pilota russo aveva agito scorrettamente minacciando la sicurezza dei piloti statunitensi che avevano cambiato rotta per timore della propria sicurezza. Il 21 aprile, un aviogetto MiG-31 intercettava un pattugliatore marittimo dell’US Navy P-8 nei pressi della Kamchatka. Questa volta i militari statunitensi espressero soddisfazione per le azioni del pilota russo, dichiarando che si era comportato in modo corretto. Tali incidenti sono sempre più frequenti col deterioramento delle relazioni russo-statunitensi. Allo stesso tempo, l’occidente per tradizione accusa i russi di manovre pericolose. In altre parole, sono dalla parte sbagliata dato che queste intercettazioni sono una reazione ad azioni non molto amichevoli dell’aviazione della NATO, che ha intensificato i voli di ricognizione nello spazio aereo vicino ai confini russi. Se non vengono respinti, gli aerei spia potrebbero sconfinare nel nostro spazio aereo. Allo stesso tempo, la manovra che il Pentagono ha definito ‘pericolosa’ non è solo efficace ma è anche l’unico mezzo per forzare l’intruso che si avvicina alla nostra frontiera ad invertire la rotta. Naturalmente più si avvicinano, più emozioni subiranno i piloti statunitensi, non affrontando tali mancanza di rispetto ed ostilità alla loro arroganza in questo secolo da qualsiasi altro potenziale nemico. Così, a metà del 2014 sul Mar Baltico, il pilota di un Su-27 si avvicinò ad un RC-135, un aereo difficile da pilotare, a circa 8 metri. Il pilota statunitense ne fu così spaventato che s’intrufolò nello spazio aereo della Svezia! Fortunatamente la Svezia fu più amichevole.is-kaires-rusu-naikintuvas-su-27-ir-jav-zvalgybos-orlaivis-rc-135-71014242Intercettazione aerea
Usando una terminologia precisa, tutto questo non ha nulla a che fare con l’intercettazione, essendo mera dimostrazione di intenzioni e capacità. L’intercettazione è un compito della difesa aerea volto a distruggere il bersaglio o a costringerlo ad atterrare. La sequenza operativa è la seguente. Stazioni di radiolocalizzazione rilevano un bersaglio, ne calcolano coordinate, distanza, velocità, direzione e poi identificano la rotta. Un comando per lanciare un missile della difesa aerea viene emanato, o decolla un intercettore conoscendo la velocità e rotta del volo. Questo si chiama guida degli intercettori. Seguendo le istruzioni da terra, l’intercettatore avvicina il bersaglio su un certo punto della rotta a distanza d’attacco. Occupa la posizione più comoda per un attacco e spara al bersaglio o vi lancia un missile. Parlando di atterraggi forzati, il caccia che spara colpi di avvertimento dimostra la serietà delle intenzioni. Il lancio di un missile di avvertimento è impossibile perché il missile ha un sistema di puntamento. Il caccia-intercettore ha i requisiti più elevati per velocità e quota, volti al dominio dell’aria e affronta gli aerei-spia che di solito volano ad alta velocità e ad alta quota (l’RC-135 in questione è uno di essi). L’intercettore sovietico MiG-25 è ancora operativo nei Paesi del Terzo Mondo, come l’Ucraina; ha una velocità di 3000 km/h e una quota massima di 27000 m. Fu operativo nel 1970-2012 ed era armato con 4 missili. Il Su-27, con una velocità e quota più modeste (2500 km/h e 18500 m) trasporta più armi. In primo luogo, ha un cannone che il MiG-25 non aveva. In secondo luogo, perché ha 10 piloni? Perché appartiene alla classe dei caccia pesanti. Infine, vi è senza dubbio il migliore intercettore del mondo, il MiG-31, poi modificato come MiG-31BM. Nonostante sia operativo dal 1981, con un nuovo sistema radar e di controllo armamento ora appartiene alla 4.ta++ generazione. L’aereo ha un cannone ed è dotato di 8 missili a corto, medio raggio e lungo raggio (300 km) in diverse combinazioni. Il MiG-31BM può distruggere non solo qualsiasi aereo, ma anche missili da crociera. La velocità massima è di 3000 km/h, la quota è di 29000 m e la quota operativa di 20600 m.MIG19flamesRB47Rivali
A metà degli anni ’50, il Boeing RB-47 Stratojet ‘brillava’ nei cieli. Aveva velocità subsonica e una quota di 13000 m, ma grande potenza. Aveva in coda 2 cannoni e aveva una capacità di sopravvivenza considerevole. Grazie a un grande carico (11 tonnellate), trasportava una grande quantità di materiale spionistico operato da tre ufficiali. Nel 1954, 6 caccia sovietici MiG-17 non poterono fare nulla contro l’aereo statunitense nei pressi della penisola di Kola. Quell’anno tre ulteriori intrusioni nello spazio aereo sovietico andarono impunite. Tuttavia, dal 1955 l’US Air Force diede l’addio a un aereo-spia abbattuto quasi ogni anno. Il più impressionante fu l’intercettazione del Capitano Vasilj Amvrosievich Poljakov nel 1960 sulla penisola di Kola con un MiG-19. Dopo che Poljakov riferì al comando di aver identificato visivamente tipo e origine dell’aereo, ebbe l’ordine di fare atterrare l’intruso. Il pilota dell’RB-47 William Palm non obbedì al segnale: ‘Attenzione! Seguimi’. Poi ci fu l’ordine di abbattere il bersaglio. Dato che Poljakov era ad una distanza di 30 metri dall’aereo statunitense, gli fu impossibile usare i razzi, e sparò una serie di raffiche con il cannone da 30 mm. Due motori dell’aereo-spia presero fuoco, e cominciò a perdere quota. Tre aviatori si lanciarono dall’aereo con paracadute e zattere gonfiabili. Il comandante morì congelato in mare. Gli altri due membri dell’equipaggio furono raccolti dal peschereccio Tobolsk. I tre operatori da ricognizione non lasciarono l’aereo per qualche motivo sconosciuto e affondarono con esso.
Nel 1956, apparve l’aereo-spia Lockheed U-2, ancora tra gli aeromobili dalle più alte qualità aerodinamiche (rapporto portanza-resistenza). In realtà è un aliante con turboreattore capace di volare ad una quota superiore ai 20 km, spegnendo il motore di volta in volta. Per quattro anni l’Aeronautica Militare sovietica non poté raggiungere tale quota. L’U-2 compì 24 sorvoli del territorio dell’URSS in quel periodo, rilevando la posizione della stazione spaziale di Bajkonur e una serie di altri punti strategici. Tuttavia, il 1° maggio 1960, fu abbattuto dal più avanzato missile sovietico, lo ZRC-75. Da allora l’impunità dell’U-2 fu cosa del passato. Gli stessi missili l’abbatterono su Cina, Cuba e Vietnam. I piloti di questo meraviglioso velivolo non si spinsero mai più, per loro fortuna, nel nostro spazio aereo. L’U-2 fu modernizzato molte volte ed è ancora in servizio. Ma i piloti lo considerano meno importante per la ricognizione che per l’arte della poesia nei cieli.
Il leggendario Lockheed SR-71, operativo fino al 1998, poteva accelerare fino a Mach 3,3 volando ad un quota di 25600 metri. Grazie alla grande manovrabilità, avrebbe potuto evitare i missili. Tecnologie stealth furono utilizzate nella costruzione, tuttavia si rivelarono inefficaci. Ad alta velocità, il corpo si riscaldava notevolmente creando un grave firma all’infrarosso. Lo scarico dei reattori era ancora più evidente. ‘Visitò’ facilmente la Kamchatka a lungo, raccogliendo dati d’intelligence. Tuttavia, non attraversò il confine. Dopo che il MiG-31 apparve la facile vita dei piloti statunitensi finì, anche se non furono in pericolo di vita. I piloti del MiG-31 ostacolarono più volte il Blackbird nelle aree neutrali, in attesa di cogliere l’intercettore dalla velocità omicida. Dopo di che, ‘catturato’ l’aereo statunitense, lo tallonavano con il sistema di puntamento radar. L’SR-71 capì che stava per ‘essere fritto’ ed invertì la rotta dalla Kamchatka alla base di Okinawa, senza aver compiuto la missione. L’aereo-spia ‘sfiorò’ la penisola di Kola. Qui i MiG usarono le stesse tattiche d’intercettazione. Ma il 27 maggio 1987, un SR-71 decollò avvicinandosi al nostro territorio. Fu cacciato in una zona neutrale secondo lo stesso scenario. Alla fine degli anni ’80, i voli dei Blackbird diminuirono notevolmente per poi cessare. I tentativi di riavviare il programma nel 1993 si rivelarono inefficaci. La versione ufficiale era la spesa operativa di un solo velivolo. Tuttavia, secondo un parere espresso non solo in Russia, ma anche negli Stati Uniti, era che gli intercettori MiG potevano opporsi a tale aereo, influenzando la riluttanza ad utilizzare l’SR-71. Inoltre, con delle modifiche, i missili da difesa aerea S-300 potevano facilmente abbattere il Blackbird a qualsiasi accelerazione.
Gli RS-135 e R-8 intercettati ad aprile non rappresentano il minimo problema. Il primo fu sviluppato a metà degli anni ’60. Il secondo ha iniziato ad operare nel 2013. Questi hanno le stesse caratteristiche di volo degli aerei passeggeri. Il primo è dotato di dispositivi di spionaggio, il secondo pattuglia i mari alla ricerca dei sottomarini. Tuttavia, non è una buona idea farli avvicinare alle coste russe, come i piloti hanno scoperto con sgradita sorpresa.MiG-31_790_IAP_Khotilovo_airbaseTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina avanza nella scienza e nella tecnologia

John V. Walsh Consortium News 9 maggio 201613119987Il titolo recita: “La rapida crescita della ricerca di una nazione: il boom economico della Cina si riflette nell’ascesa nelle scienze avanzate“, non è un titolo del Quotidiano del Popolo o del China Daily, ma nella più prestigiosa delle pubblicazioni scientifiche occidentali, Nature. Le 38 pagine che seguono il titolo del supplemento speciale della rivista ci dicono che la Cina è ora seconda al mondo per pubblicazioni scientifiche di alta qualità ed è in rapida crescita. Questo contraddice certamente lo stereotipo occidentale, oserei dire razzista, del lavoratore asiatico privo di fantasia che doverosamente sforna cumuli di prodotti di bassa qualità. Ma come possiamo sapere che l’affermazione sulla Cina è vera? Si tratta qui di dati del governo cinese che, sempre secondo lo stereotipo occidentale, produce solo invenzioni? (L’autore non ha trovato nulla che lo dimostri, merito di fonti immuni dai pregiudizi occidentali) Prima di considerare le prove dell’affermazione di Nature sull’avanzata scienza cinese, dovremmo chiederci che significato hanno per il profano? Proprio come gli Stati Uniti continuano col bellicoso “perno in Asia”, progettato dalla segretaria di Stato Hillary Clinton, dal presidente Barack Obama e dell’élite della politica estera per confrontarsi con la Cina, dobbiamo sapere ciò a cui i nostri dirigenti ci portano. I due pilastri della potenza di un Paese (delle varietà dura, morbida e militare) sono l’economia e la tecnologia. Dalla fine del 2014 la Cina è la maggiore economia del mondo secondo il Fondo monetario internazionale, utilizzando il parametro della parità di potere d’acquisto (PPP). E continua a crescere di circa il 7 per cento, “solo” il 7 per cento come i media occidentali si appassionano a dirci anche se alcuna nazione occidentale si avvicina a tale tasso di crescita. Ora la Cina sembra essere sul punto di diventare il motore della di ricerca più importante del mondo. Facendo avanzare l’economia cinese ancora più rapidamente; tecnologia e scienza sono le forze trainanti dello sviluppo economico moderno. Faremmo bene a ricordare che l’ultima volta che gli Stati Uniti affrontarono la Cina direttamente in un conflitto armato fu la guerra di Corea. Quando gli Stati Uniti, con le Nazioni Unite come copertura, avanzarono fino al confine con la Cina, il fiume Yalu, essa entrò in guerra e gli Stati Uniti furono ricacciati a sud del 38° parallelo. Il risultato fu il ripristino dello status quo ante bellum, con la Corea divisa ancora oggi. A quel tempo la Cina era debole e arretrata; ora è forte ed avanzata.

Dominio storico
Nel contesto storico più ampio, negli ultimi 500 anni l’occidente ha giocato sporco per invadere e colonizzare il resto del pianeta. Tale processo continua oggi sotto forma di neocolonialismo, e ultimamente con le guerre, le operazioni per il “cambio di regime” e le sanzioni degli Stati Uniti contro le nazioni che resistono. In questi 500 anni, l’occidente ha sempre goduto di superiorità tecnologica, una delle chiavi del suo successo nel dominio. Qualcuno potrebbe dire che la tecnologia è la chiave della sottomissione del pianeta da parte dell’occidente. Possiamo vederlo dalle armature d’acciaio di Toledo e dalle spade dei conquistadores dal 1492 alle titaniche portaerei degli Stati Uniti che gironzolano sul Mar Cinese Meridionale oggi. Ma il progresso della scienza e della tecnologia in Cina significa che non sarà così per molto. Infatti quel giorno è già arrivato comunque. Così sarebbe un bene sapere che situazione le nostre élite ci creano con il loro “pivot in Asia”. Torniamo alle prove. Per quanto ne sappiamo, con elevata fiducia, quanto sono impressionanti i successi della Cina nelle scienze e tecnologie? Le informazioni provengono da Nature Index (NatureIndex.com), della rivista Nature. Forse relativamente pochi legislatori sanno di Nature, ma praticamente ogni scienziato ritiene che sia una delle più importanti pubblicazioni scientifiche dalla meritata reputazione. Per esempio, il lavoro di Watson e Crick sulla struttura a doppia elica del DNA, insieme al testo di Maurice Wilkins e Rosalind Franklin, con i dati che portarono alla struttura di Watson-Crick, apparve su Nature. Nature è pubblicata da Elsevier, che lo pubblica da lungo. Elsevier, nei Paesi Bassi all’epoca, pubblicò il “Dialogo sopra i due massimi sistemi” di Galileo, contrabbandato dall’Italia per sfuggire alla repressione del Vaticano, mentre Galileo era agli arresti domiciliari. Cartesio fu anche pubblicato da Elsevier. L’elenco potrebbe continuare nei secoli.

Misurare il progresso
Ora caro lettore, dovrai sorbirti un paio di brevi paragrafi che descrivono come NatureIndex misura la qualità della scienza. E’ tutto spiegato in modo molto dettagliato su NatureIndex.com, basato sul database di tutti gli articoli pubblicati dalle 68 più prestigiose riviste scientifiche del mondo. La selezione delle riviste è compito di un gruppo di eminenti ricercatori attivi. Tutte le riviste selezionate sono occidentali, come lo sono tutti, tranne una manciata, gli scienziati che fanno la selezione. In un anno appaiono in queste riviste circa 60000 articoli originali. Ogni autore dei 60000 documenti riceve un punteggio in base al numero di articoli a cui ha dato un contributo. Questo numero è chiamato Indice Frazionale (FC). Per ragioni tecniche FC va ponderato per alcune discipline dando luogo a un altro numero, l’Indice Frazionale Ponderato (WFC) di ogni scienziato. Sommando l’WFC di tutti gli scienziati che in Cina figurano tra i collaboratori, in un dato anno, si ha l’WFC della Cina. Lo stesso può essere fatto per qualsiasi altro Paese. È semplice. Fondamentalmente l’WFC è un parametro della qualità, perché le riviste scelte per l’Indice pubblicano il meglio che può essere determinato scientificamente al momento. La pubblicazione di un articolo su queste riviste è un affare altamente competitivo, e ogni scienziato vuole pubblicarvi il suo capolavoro. L’WFC non ha alcuna misura burocratica o governativa. Ogni articolo che appare viene rivisto e accettato, di solito da almeno tre scienziati che agiscono in piena autonomia, e di fatto senza nemmeno sapere chi sono gli altri revisori del testo. Ciò significa che vi sono almeno 180000 recensioni indipendenti all’anno. Poi vi sono i molti articoli rifiutati dai revisori. Ciò significa che l’WFC dei Paesi esaminati è deciso da centinaia di migliaia di recensioni indipendenti ogni anno! Tutti agiscono indipendentemente. Adam Smith vorrebbe tale modello. L’autore ha lavorato per tutta la vita con tali riviste scientifiche, sia da revisore che da esaminato. I giudizi sono generalmente duri, onesti e soprattutto leali. E in generale più sono prestigiose le pubblicazioni, più sono esigenti le revisioni. Anche in questo caso la linea di fondo è l’WFC di ciascuno dei Paesi esaminati. Più alto è l’WFC, maggiore è la qualità della produzione totale del Paese. Nei 12 mesi del 2015 gli Stati Uniti erano il numero uno di gran lunga. Ma seconda era la Cina. (I primi 20 erano: Stati Uniti, Cina, Germania, Gran Bretagna, Giappone, Francia, Canada, Svizzera, Corea del Sud, Italia, Spagna, Australia, India, Olanda, Israele, Svezia, Singapore, Taiwan, Russia, Belgio). La rivista Nature ha iniziato ad analizzare la produzione cinese nel 2012 e di recente (dicembre 2015) ha pubblicato un supplemento cartaceo che riassume l’indice in cui veniva valutato l’WFC della Cina nel 2012-2014. Sono molto interessanti le 38 pagine di questo supplemento, contenenti le valutazioni della scienza per regione, istituto (mondo accademico e imprese) e città. Il timore di chi ha preparato il supplemento sui progressi della scienza cinese è palpabile.

Cambiare posto
Per chi è interessato al confronto, come dovremmo esserlo se vogliamo conoscere con precisione il nostro posto nel mondo, il seguente paragrafo dal supplemento NatureIndex è sorprendente: “Ma ecco ciò che distingue la Cina, oltre l’WFC. Mentre il contributo della Cina (al totale globale) è cresciuto del 37% dal 2012 al 2014, gli Stati Uniti hanno visto un calo del 4% nello stesso periodo”. Questo punto dovrebbe essere letto e riletto da coloro che respingono lo sviluppo della Cina come “meramente” quantitativo o completamente falso. Inoltre, il calo dell’WFC degli Stati Uniti non è una sorpresa per i loro ricercatori, i miei colleghi hanno visto molti laboratori chiudere e molti ricercatori di talento costretti a smettere per il calo dei finanziamenti federali, che non tenevano il passo con le spese. E’ davvero triste vedere dispiegarsi tale tragedia, con tutto lo spreco di talenti, formazione ed istruzione. Tornando al supplemento di Nature sull’indice della Cina per il 2012-2014, qui vi sono estratti dall’introduzione, che dicono molto su grandezza e importanza dei progressi della Cina: “La Cina ha piani ambiziosi per passare a ben il 15% l’energia da fonti rinnovabili entro il 2020, allo stesso tempo si prevede che l’economia rallenti (al 6,8-7,0 per cento l’anno. JW). Essa aspira anche ad essere la prossima superpotenza spaziale, mentre affronta sfide importanti su salute e ambiente, con una popolazione che invecchia e una carenza di acqua. (La Cina ha anche per obiettivo la totale eliminazione della povertà e la creazione di una ‘società moderatamente prospera’ entro il 2020. JW) Il governo cinese sa che superare tali sfide, raggiungendo gli obiettivi, è possibile solo attraverso la scienza. In effetti, la Cina aggancia la futura prosperità a un’economia basata sulla conoscenza, sostenuta dalla ricerca e dall’innovazione. Per un Paese che ha inventato carta, polvere da sparo e bussola, tali ambizioni possono essere realizzate. Quest’anno (2015) la farmacologa Tu Youyou è diventata la prima ricercatrice cinese ad essere insignita del premio Nobel per la Medicina, per aver contribuito a scoprire un nuovo farmaco per la malaria che ha salvato milioni di vite“. Questo dovrebbe essere abbastanza per convincere il lettore della misura, rapidità e qualità della scienza in Cina. Ma vi sono dati che corroborano lo studio di NatureIndex? Sì, dell’US National Science Foundation (NSF). La NSF ha rilasciato una valutazione della ricerca in Cina nel gennaio 2016 dal titolo: “La leadership su scienza e tecnologia degli Stati Uniti sempre più messa in discussione dai progressi in Asia: la Cina è ora il secondo maggiore ricercatore“. La valutazione è tratta da Science and Engineering Indicators 2016, a sua volta prodotto dal National Science Board (NSB) ente del NSF i cui 25 membri sono di nomina presidenziale. La valutazione va letta tutta, ma la conclusione è la seguente: “Secondo gli indicatori del 2016, la Cina è ora il secondo maggiore centro di ricerca, col 20 per cento delle attività di ricerca globali, rispetto agli Stati Uniti che ne rappresentano il 27 per cento“. Ciò significa, naturalmente, che la Cina oggi produce quasi tre quarti della ricerca degli Stati Uniti, se vogliamo credere alle cifre della NSF, e la produzione cinese è in rapida crescita. Qui vi sono alcune altre citazioni della valutazione della NSF: “Nel 2003-2013 la Cina ha ampliato gli investimenti nella ricerca mediamente del 19,5 per cento ogni anno, notevolmente superiore agli Stati Uniti, e la Cina gli ha aumentati nonostante la grande recessione. (Quest’ultimo indica all’autore un profondo impegno per la ricerca). La Cina ha anche fatto passi significativi nell’istruzione in scienza e tecnica, fondamentale per sostenere la ricerca, nonché per le industrie della conoscenza e ad alta intensità tecnologica. La Cina è prima al mondo per laureati in scienze ed ingegneria. Questi campi rappresentano il 49 per cento di tutti i laureati in Cina, rispetto al 33 per cento negli USA. Nel 2012 gli studenti cinesi erano il 23 per cento dei 6 milioni di laureti di tutto il mondo in scienze e tecnologia (S&E). Gli studenti dell’Unione Europea erano circa il 12 per cento e quelli degli Stati Uniti circa il 9 per cento. (Si noti che la Cina crea più laureati in S&E rispetto a Stati Uniti e Unione europea insieme, vale a dire più di tutto l'”occidente”. JW) Il numero di lauree in S&E in Cina aumenta. Tuttavia, gli Stati Uniti continuano ad assegnare il maggior numero di dottorati in S&E e rimangono meta preferita della mobilità internazionale degli studenti.” (Ma date l’enorme numero di lauree S&E in Cina, sembra sia solo questione di tempo prima che seguano i dottorati. JW)

Trinceramento degli USA
Ora vediamo cosa dice la NSF sul tasso di crescita delle ricerche negli Stati Uniti, qualcosa che probabilmente sa meglio di chiunque altro. Ancora una volta citiamo: “L’investimento federale nelle attività accademiche e di ricerca è diminuito negli ultimi anni, riflettendo gli effetti della fine degli investimenti dell’ARRA (American Recovery and Reinvestment Act), con l’avvento del Budget Control Act e l’aumento della pressione sulla parte discrezionale del bilancio federale. Dalla Grande Recessione, una sostanziale e reale crescita annuale della ricerca, correlata al PIL degli Stati Uniti, non è tornata. La crescita aggiustata dall’inflazione sul totale della ricerca negli Stati Uniti era in media solo dello 0,8 per cento all’anno nel 2008-13, meno della media annua del 1,2 per cento sul PIL degli Stati Uniti”. “La riduzione dell’investimento federale ha un impatto negativo sulla ricerca universitaria nazionale”, secondo detto Kelvin Droegemeier, vicepresidente del NSB e vicepresidente per la ricerca presso l’Università dell’Oklahoma. “Le nostre università conducono il 51 per cento della ricerca di base della nazione e formano la prossima generazione di lavoratori STEM. Il sostegno federale è essenziale per lo sviluppo di nuove conoscenze e del capitale umano, permettendo agli Stati Uniti d’innovarsi ed essere in prima linea nella scienza e tecnologia“. Vorrei trarre da questa citazione una frase dal significato speciale sul calo dei finanziamenti federali per la ricerca, ovvero “la maggiore pressione sulla parte discrezionale del bilancio federale“. I benefici della spesa discrezionale escludono principalmente le spese sociali come Social Security e Medicare, che rientrano nella categoria non discrezionale. Devo dire ai lettori che la parte più importante del budget discrezionale federale è il Pentagono? Secondo OMB i militari consumarono il 55 per cento del budget discrezionale federale nel 2015, mentre la scienza ne ha avuto il 3 per cento!! Anche gli “affari internazionali” hanno ricevuto il 3 per cento. In altre parole, gli Stati Uniti costruiscono e utilizzano una notevole quantità di strumenti di distruzione mentre la Cina costruisce la sua base scientifica e tecnica.
Ho descritto i fatti e le prove del grande balzo in avanti della Cina nella scienza e tecnologia. Alla luce del record impressionante della Cina nello sviluppo economico e nella ricerca, gli Stati Uniti non interromperanno il loro Perno bellicoso sul Pacifico occidentale e cercheranno un mutuo rapporto vantaggioso e pacifico con la Cina? La realtà recensita qui suggerisce che il confronto con la Cina appartiene al passato coloniale e neocoloniale, che per la Cina si è finito nel 1949. La dirigenza degli Stati Uniti deve riconoscere la realtà o porterà al disastro gli USA e il mondo.

Tu Youyou

Tu Youyou

John V. Walsh è un autore di CounterPunch.com, Antiwar.com, LewRockwell.com e DissidentVoice.org. Membro fondatore di “Come Home America“. Ex-professore di Fisiologia e Neuroscienze presso l’University of Massachusetts Medical School.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il nucleare in Giappone: una ripida salita

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 22/04/2016Tomari_Nuclear_Power_Plant_01Sono passati cinque anni dal disastro nucleare della centrale nucleare giapponese di Fukushima Daiichi. Le conseguenze del disastro ancora interessano fortemente il Giappone. La catastrofe ha quasi messo fine all’uso dell’energia nucleare in Giappone, dato che il pubblico ha espresso timore e diffidenza verso le centrali nucleari rimanenti in Giappone, sia operative che in costruzione. In base a tale pressione il governo giapponese non ha avuto altra scelta che fermare tutti i reattori esistenti per condurre un controllo approfondito sulla loro sicurezza. Inoltre, la costruzione dei nuovi reattori ha avuto una brusca frenata. Tuttavia, ci sono sempre più voci che suggeriscono che il Giappone dovrebbe abbandonare completamente l’uso del nucleare, passando all’utilizzo degli idrocarburi, raggiungibile solo nel 2030. Ma una volta che panico ed emozioni sono passati si è avuto modo di comprendere che il Giappone è un Paese con una grande popolazione dalle esigenze energetiche immense. Dato che non ha risorse naturali, difficilmente può permettersi di voltare le spalle al nucleare relativamente a buon mercato. Una volta che le centrali nucleari hanno cessato la produzione di elettricità nel 2012, il Giappone ha subito sperimentato le spiacevoli conseguenze di tale decisione, tra cui il calo della produzione e suo trasferimento all’estero provocando immediatamente la caduta del PIL. Ciò non sorprende, dato che vi erano 54 reattori operativi in Giappone prima del disastro nucleare di Fukushima Daiichi, che producevano il 30% dell’energia elettrica consumata dal Paese. Inoltre, era previsto che gli impianti nucleari coprissero il 40% del fabbisogno energetici del Giappone entro il 2020. Le centrali nucleari sono state costruite in Giappone per decenni e molta speranza era legata alla spinta che avrebbero potuto dare all’economia giapponese. Particolare attenzione fu prestata all’introduzione della tecnologia dei neutroni veloci, permettendo di riutilizzare il combustibile impoverito e di produrre solo una piccola quantità di rifiuti. Inoltre, il governo spese molto per convincere la popolazione che l’energia nucleare era relativamente sicura. Si può solo immaginare la perdita che l’economia giapponese ha sostenuto dopo la chiusura di tutte le centrali nucleari. Quando lo shock sull’energia è passato e le conseguenze economiche cominciarono a cumularsi, il governo giapponese cominciava gradualmente ad abbandonare l’intenzione di chiudere tutti i reattori nucleari. La dura verità è che il Giappone non può permettersi uno sviluppo senza l’energia nucleare, almeno finché le fonti di energia rinnovabili non saranno utilizzabili. Il governo giapponese ha annunciato ufficialmente nel 2013 che non abbandonava l’uso degli impianti nucleari, portando alla graduale ripresa dell’economia. Eppure, non c’è dubbio che questa amara esperienza ha insegnato alle compagnie nucleari giapponesi a prestare maggiore attenzione alla sicurezza. Negli anni in cui tutti i reattori erano fermi, le compagnie li sottoposero ad una serie di controlli installando ulteriori dispositivi di sicurezza per impedire che terremoti, tsunami e altri disastri naturali provochino massicci danni alle strutture. Le cause dell’incidente di Fukushima Daiichi sono accuratamente studiate e le informazioni ottenute dagli scienziati giapponesi nel corso dell’indagine sono disponibili gratuitamente alla comunità internazionale. Dopo un’attenta valutazione dei rischi, il Giappone ha iniziato l’apertura delle centrali nucleari nel 2014 e ha proceduto alla costruzione di nuove centrali nucleari. Entro la fine del 2015, due reattori erano pienamente operativi presso la centrale nucleare di Sendai, mentre altri cinque sono stati autorizzati ad avviarsi. Pur decidendo il riavvio della centrale nucleare di Sendai, le autorità locali hanno chiarito che il motivo principale della decisione era l’alto costo del carburante tradizionale, il gas liquefatto. Tuttavia, hanno assicurato il pubblico che l’impianto ha superato tutti i test e può sostenere l’impatto di ogni futura catastrofe naturale.
Dall’inizio del 2016 si è parlato di riavviare il reattore autofertilizzante veloce sperimentale di Joyo in riparazione dall’incidente del 2007. Prima, solo un singolo reattore autofertilizzante era operativo nel Paese, la centrale nucleare di Monju, chiusa nel 2015. L’uso di reattori autofertilizzanti veloci non è semplicemente una questione economica, ma anche politica. A causa della cessazione dell’utilizzo, il Paese ha accumulato un eccesso di plutonio, quasi 50 tonnellate alla fine del 2014, provocando preoccupazioni nella comunità internazionale, dato che il plutonio può essere utilizzato per la produzione di armi nucleari. La Cina ha espresso profonda preoccupazione sul tema nella 70.ma sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, quando i rappresentanti di Pechino dichiaravano che il Giappone ha abbastanza plutonio per produrre 1350 testate nucleari. Secondo la stampa cinese, il primo ministro giapponese Shinzo Abe condivide certe idee dell’estrema destra e potrebbe adottare drastiche misure per aumentare la capacità di difesa del Giappone. Tuttavia, la Cina non è l’unica interessata. Nel 2014, gli Stati Uniti chiesero che il Giappone restituisse il plutonio acquistato da Washington negli anni ’60-’70. Il Giappone ha soddisfatto la richiesta nel 2016, ma comunque ha ancora molto plutonio a disposizione. Così, il riavvio dei reattori autofertilizzanti veloci è fondamentale per ripristinare la reputazione del Giappone agli occhi delle altre nazioni. È un altro motivo per cui il Giappone non può abbandonare l’energia nucleare. E’ ovvio che la decisione non è presa alla leggera dal Giappone, dato che è associata a rischi considerevoli. Il Paese ancora lotta contro le conseguenze del disastro nucleare di Fukushima Daiichi ed è una lotta dura. Nel novembre 2015, Tokyo ospitò la conferenza sulle tecnologie nucleari russe, dove i rappresentanti giapponesi dichiaravano che la loro nazione non possiede sufficienti risorse e tecnologie per superare le conseguenze del disastro. Pertanto, il Giappone si rivolse alla Russia per aiuti, molto probabilmente a causa delle crepe lunghe 500 metri comparse nel muro protettivo di Fukushima Daiichi, progettato per evitare che l’acqua contaminata fluisca nell’oceano. La Russia non ha fatto attendere il Giappone a lungo e lo stesso giorno della conferenza il Vicedirettore di Rosatom, Kirill Komarov, dichiarava che la società è pronta ad offrire supporto al Giappone nel superare le conseguenze del disastro nucleare, oltre a permettergli di spegnere le centrali nucleari insicure. In realtà, la cooperazione russo-giapponese nell’energia nucleare ha una lunga storia, e dal disastro nucleare di Fukushima Daiichi i legami si sono rafforzati. Per esempio, nel 2014 le compagnie russe sono state scelte per ripulire le acque radioattive presso Fukushima Daiichi. Il Giappone ha ancora una lunga e difficile strada davanti a sé. Deve far fronte alle conseguenze del disastro nucleare per garantire la sicurezza ambientale, mentre allo stesso tempo deve preoccuparsi della sicurezza energetica. La Russia può aiutare il Giappone ad adempiere ad entrambi gli obiettivi, dando modo di sviluppare le relazioni bilaterali tra Russia e Giappone.20120220JAIF-StatusNPP-JapanDmitrij Bokarev, politologo, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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