L’aeronautica russa riceverà 50 nuovi bombardieri strategici Tu-160 Blackjack

Sputnik 28.05.2015Tupolev_Tu-160_in_1997Il Ministero della Difesa russo acquisterà non meno di 50 nuovi bombardieri strategici Tu-160 quando sarà riavviata la produzione, affermava il comandante dell’Aeronautica russa Colonnello-Generale Viktor Bondarev. “Non meno di 50 aerei saranno acquistati per coprire i costi di produzione“, aveva detto il Colonnello-Generale Bondarev senza specificare quando sarebbe iniziata. Il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu aveva annunciato la necessità di rinnovare la produzione dei Tu-160. Bondarev aveva dichiarato che la nuova produzione di Tu-160 non comporta la sospensione del PAK-DA, bombardiere strategico russo di nuova generazione sviluppato dall’ufficio di progettazione Tupolev, dotato delle più recenti armi ad alta precisione. I bombardieri PAK-DA dovevano essere consegnati dal 2020, tuttavia Bondarev ha detto a maggio che l’aeronautica russa inizierà a riceverli dal 2023. Il Tu-160 viene aggiornato sostituendo apparecchiature radar e di navigazione. Il Tu-160 è un bombardiere strategico supersonico con ali a geometria variabile, progettato per ingaggiare bersagli nel globo con armi nucleari e convenzionali.

Riprenderà la produzione del Tu-160M!
Chervonets Andrjukha Fort Russ 28 maggio 2015

Saranno non meno di 50 aerei, recuperando le spese necessarie per riprenderne la produzione“, annunciava il Capo di Stato Maggiore della VVS Colonnello-Generale Bondarev. Ha detto che la decisione di riprendere il Tu-160M è stata già presa e che l’industria “ha confermato la capacità“, cosa “di notevole importanza“. Bondarev non ha detto quando riprenderà esattamente la produzione. I bombardieri attualmente in servizio sono in fase di modernizzazione, con la sostituzione di tutte le apparecchiature radar e navigazione. La VVS riceverà almeno 10 Cigni Bianchi modernizzati entro il 2020. Secondo Shojgu, il Tu-160 è una “macchina unica che ha ancora diversi decenni davanti, e che ancora non viene pienamente sfruttata“. Andava fatto. Sembra che il PAK-DA non volerà ancora per molto e serva qualcosa proprio ora… D’altra parte, la ripresa della produzione del Tu-160 può facilitare lo sviluppo del PAK-DA. Dopo tutto, non abbiamo costruito grandi aerei e motori da tempo. Poi il know-how su produzione e preparazione dei quadri sono aspetti fondamentali dello sviluppo del velivolo. Si potrà acquisire esperienza, sviluppare tecnologie che si potranno vendere o meno… Creando posti di lavoro per lavoratori, scienziati ed ingegneri altamente qualificati. L’aviazione a lungo raggio è un pesante fardello anche per gli Stati Uniti, ma nel loro caso sviluppo e produzione sono opera delle corporation, mentre noi abbiamo l’industria della Difesa che significa che possiamo farlo a minori costi. Shojgu è uno dei pochi della squadra di Putin che agisce sempre correttamente. E il Tu-160 sarà sufficiente per molto! Si può contare sul modernizzato Tu-160, dotato di un carico di missili nucleari raddoppiato, quale misura tampone. Entro il 2016 il Tu-160 riceverà i motori NK-32 modernizzati, che svilupperanno la velocità massima di 2400km/h, praticamente uno spazioplano perché volerà a grandi quote nelle missioni di combattimento, a 35km, fuori dalla portata di qualsiasi caccia, anche il più moderno, e con i motori aggiornati raggiungerà i 40-45 km di quota.1452958La Russia acquisterà tutti i caccia T-50 PAK-FA che saranno prodotti
Sputnik 28.05.2015

I test sono in pieno svolgimento, e il velivolo presenta ottime prestazioni e si prevede superi tutti i rivali, ha detto il comandante dell’aeronautica russa.

L’acquisto di jet russi di quinta generazione T-50 PAK-FA, che sarà prodotto dal 2017, sarà limitata solo dalla capacità produttiva del costruttore, ha detto il comandante dell’Aeronautica russa Colonnello-Generale Viktor Bondarev. Il viceministro della Difesa russo Jurij Borisov aveva detto a marzo che il Ministero avrebbe ridotto l’acquisto di caccia PAK-FA a causa delle “nuove circostanze economiche“. Il progetto iniziale prevedeva l’acquisizione di 10 caccia per i test e la successiva acquisizione, basata sull’adempimento delle prestazioni, di altri 60 T-50. “Il velivolo entrerà in produzione dal 2017. Prenderemo tanti jet quanti l’industria potrà fornirne”, ha detto Bondarev. Ha aggiunto che i caccia PAK-FA sono attualmente in fase di test. “Il test del velivolo è in pieno svolgimento, dimostrando ottime prestazioni e il relativo sistema d’arma opera alla grande, sia al suolo che in volo”. Il comandante dell’aeronautica ha suggerito che il PAK-FA è il jet da combattimento più avanzato esistente oggi. “Sarà superiore agli analoghi negli Stati Uniti F-22 e F-35, superandoli in tutti i parametri“. Il PAK-FA, progettato dall’azienda aeronautica russa Sukhoj, sarà il primo aereo stealth operativo dell’aeronautica russa e avrà avionica avanzata e sistemi di volo completamente digitali.v_vorobyuv_t-50_052_1500Furtività neutralizzata! Il caccia T-50 russo domina i cieli
Sputnik 29/05/2015

Il sistema di difesa attivo dispiegato dal caccia di quinta generazione russo T-50, può anche neutralizzare la capacità di azione furtiva degli aerei nemici”, riferisce RIA Novosti citando il servizio stampa del progettista del sistema Himalaya, il Complesso Tecnico Radioelettronico (KRET). Il caccia Sukhoj PAK FA, conosciuto anche come T-50, è pronto ad entrare in produzione il prossimo anno e vanta una tecnologia innovativa che integra il pilota nel sistema di controllo dell’aereo. “Il PAK FA è già in una certa misura un robot volante, dove l’aviatore svolge la funzione non solo di pilota, ma è anche elemento costitutivo dell’apparato del volo“, ha spiegato Vladimir Mikheev, vicedirettore del KRET, unità della RosTECH Corporation. L’utilizzo di materiali compositi, tecnologie innovative, avionica e motori avanzati assicurano ai T-50 una visibilità radar, ottica e a infrarossi estremamente bassa. Attualmente gli Stati Uniti sono l’unico Paese ad avere aerei di quinta generazione operativi: F-22 Raptor e F-35 Lightning II.
Il KRET ha creato anche il sistema inerziale di navigazione aggiornato BINS-SP2M, del T-50, che elabora autonomamente informazioni su navigazione e volo, determina i parametri di posizione e movimento in assenza di navigazione satellitare, e può integrarsi con il GLONASS, il sistema di navigazione satellitare russo. Il T-50 sostituirà i jet da combattimento di quarta generazione Sukhoi Su-27, entrati in servizio nell’aeronautica sovietica nel 1985, e MiG-29, entrati in servizio nel 1983. Nel dicembre 2014 l’United Aircraft Corporation della Russia annunciava che la produzione del caccia era pronta ad iniziare nel 2016, dopo il completamento della fase dei test. 55 aviogetti PAK-FA saranno consegnati all’Aeronautica Militare russa entro il 2020.t50_pak_fa_fighter_3Un caccia MiG-31 russo abbatte un missile da crociera nelle esercitazioni
Sputnik 28.05.2015

Un caccia-intercettore russo MiG-31 ha abbattuto un missile da crociera lanciato da un bombardiere strategico Tu-95MS sul poligono di Pemboj, nella Russia nord-occidentale, ha detto il servizio stampa de Distretto militare centrale del Ministero della Difesa russo. L’aereo partecipava alle esercitazioni di prontezza al combattimento nella Repubblica di Komi. “Il missile da crociera è stato distrutto a 300 metri di quota da una distanza di 10 chilometri dal bersaglio“.

mikoyan-gurevich_mig-31bm_russia_-_air_force_an2233636Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Solo con le forze nucleari i BRICS sopravviveranno

Konstantin Sivkov, Presidente dell’Accademia dei Problemi di Geopolitica, D.Sci. VPKTheSaker
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroramaxresdefault2La Russia potrebbe avere una mega-arma asimmetrica nel 2020-2025. Se si esclude qualsiasi possibilità di una grande guerra contro la Russia, anche in condizioni di assoluta superiorità dell’avversario sui sistemi d’arma tradizionali. Una nuova guerra fredda è stata avviata contro la Russia, o meglio, non si è mai fermata. L’occidente consolida il successo delle precedenti fasi della Guerra Fredda e ha cominciato a prepararsi per la sua conclusione.

Soluzione asimmetrica
L’occidente oggi, come a metà del 20° secolo, costruisce la “cortina di ferro” e segue la politica del blocco militare aumentando le dimensioni delle forze NATO e avvicinandosi ai confini russi. Tuttavia, per noi la situazione è assai peggiore di mezzo secolo fa. Il potenziale economico è stato significativamente ridotto; una dannosa dipendenza nella sicurezza nazionale s’è sviluppata verso il principale avversario quale fonte di tecnologie avanzate; la bussola morale dell’ideologia comunista è perduta; non vi è più una comunità significativa di alleati europei, simile al Patto di Varsavia; gli oligarchi filo-occidentali e legati ai funzionari liberali sono dominanti nei settori industriale e finanziario. La Russia non è semplicemente nella posizione di competere con la NATO e i suoi alleati nella tecnologia militare. Pertanto, date le circostanze è imperativo cercare nuovi approcci per garantire la sicurezza militare, in particolare nel contenimento strategico. Il compito principale a tal proposito è mantenere elevata la potenza delle forze nucleari. Tuttavia, ci sono svantaggi. Nonostante le loro relativamente (rispetto ad altre forze militari) piccole dimensioni, le armi nucleari richiedono risorse significative. A causa dei crescenti problemi economici associati alle sanzioni e alla riduzione del mercato petrolifero, il Paese potrebbe semplicemente non avere le risorse necessarie per mantenere le proprie forze nucleari al livello di prontezza richiesto. Le forze nucleari strategiche (forze dei missili strategici, sottomarini nucleari, bombardieri strategici) comprendono oltre centomila effettivi vulnerabili a una parziale neutralizzazione con metodi da guerra dell’informazione. Il sistema di attacco rapido globale degli Stati Uniti potrebbe in futuro poter neutralizzare tutte o la maggior parte delle forze nucleari russi tramite una combinazione di attacchi di “decapitazione” (ai centri comando delle armi nucleari strategiche) e “disarmo” (direttamente ai vettori nucleari strategici). Trovare modi asimmetrici di contenimento strategico è fondamentale per il nostro Paese. Questo è ciò di cui il presidente parlava quando ha detto che non dovremmo impegnarci nella corsa agli armamenti, ma adottare misure asimmetriche. Ovviamente, ciò implica armi completamente nuove basate su idee ben diverse da quelle esistenti.

Requisiti tecnici per la mega-arma
Sulla base dell’analisi della situazione delle forze di contenimento strategiche, queste nuove armi devono soddisfare determinati requisiti. Prima di tutto, dovrebbero garantire la sconfitta del nemico. Il sistema deve poter colpire il nemico al cento per cento di sicurezza, e la forza d’attacco dovrebbe essere sufficiente ad ottenere il completo contenimento. Inoltre, il sistema dovrebbe poter attaccare impedendone la neutralizzazione con qualsiasi mezzo, non solo da quelle attuali, ma anche dalle armi più sofisticate ancora da sviluppare. La caratteristica più importante è la certezza di utilizzare il sistema quando c’è la volontà della leadership politica del Paese e vi sono le condizioni oggettive che ne richiedono l’utilizzo. Ciò è particolarmente importante se si considera che le posizioni degli elementi pro-occidentali sono ancora abbastanza forti, in particolare nel governo, compresa la direzione militare. Quando si applica massiccia pressione informativa e psicologica, diventa difficile eseguire l’ordine d’impiegare le armi nucleari strategiche. Inoltre, il numero di persone nelle forze nucleari strategiche è troppo alto per essere assolutamente certi che siano impiegati, soprattutto quando la società è divisa. Il requisito sul numero minimo di personale per gestire il sistema asimmetrico di contenimento proviene da tali considerazioni. Il numero deve essere abbastanza piccolo, quindi dalla garanzia assoluta, o più vicina possibile, di fedeltà alla leadership politica del Paese e disponibilità ad eseguire l’ordine d’impiegare il sistema a prescindere dalla situazione nella società e dalle emozioni personali. Ciò significa che il personale del sistema asimmetrico non può superare le diverse migliaia. Confrontando la potenza distruttiva che la scienza contemporanea può erogare concludiamo che non possiamo raggiungere il risultato necessario senza l’uso di forze distruttive secondarie. Le prime che emergono sono gli eventi catastrofici geofisici. Il geocatastrofico incremento della potenza delle bombe nucleari per diverse volte, potrebbe essere deliberatamente avviato da forze relativamente deboli. Ecco perché l’arma della risposta asimmetrica si basa sull’utilizzo dei principali fattori distruttivi di processi geofisici devastanti. Un altro requisito è l’asimmetria della minaccia. Tale sistema dovrebbe danneggiare chi lo usa incomparabilmente assai meno del nemico. Ciò è possibile valutando le caratteristiche geografiche di Russia e Stati Uniti.

Un futuro senza gli USA
USquake È importante sottolineare che la Russia si trova sul continente eurasiatico, con la parte principale del territorio e della popolazione lontane da oceani e mari. Inoltre, l’altezza media sul livello del mare garantisce praticamente protezione da inondazioni anche in caso di eventi catastrofici con enormi e potenti tsunami (Megatsunami). Il quadro negli Stati Uniti è diverso. Oltre l’80% della popolazione vive vicino al mare in aree poco sopra il livello del mare. L’industria principale si trova in tali territori. Anche tsunami relativamente deboli di alcuni decine di metri potrebbero avere conseguenze catastrofiche per gli Stati Uniti. L’uragano Kathrin a New-Orleans l’ha dimostrato abbastanza chiaramente. Un’altra caratteristica della Russia è che la maggior parte del suo territorio in Siberia si trova su uno strato di basalto spesso diversi chilometri. Si ritiene che queste piattaforme di basalto si siano formate con l’eruzione di un super-vulcano, circa un quarto di un miliardo di anni fa. Ecco perché degli attacchi, anche i più potenti, non avranno conseguenze geofisiche catastrofiche. Che dire degli Stati Uniti? Ciò che attira la nostra attenzione è il parco nazionale di Yellowstone che si trova nella caldera del supervulcano omonimo. Il supervulcano, secondo i geologi, si avvicina al periodo di attivazione, che avviene ogni 600mila anni. La sua ultima eruzione avvenne molto tempo fa. La potenza del vulcano è diverse volte inferiore a quello siberiano. Perciò la sua eruzione non estinse la vita sulla terra, ma senza dubbio ebbe conseguenze catastrofiche per il continente americano. I geologi ritengono che il vulcano Yellowstone può esplodere da un momento all’altro. Ci sono chiari segnali dell’attività in aumento. Pertanto, anche una piccola spinta, ad esempio l’esplosione di una bomba da un megaton, basterebbe ad avviarne l’eruzione. Le conseguenze per gli Stati Uniti sarebbero catastrofiche, semplicemente cesserebbero di esistere. L’intero territorio sarà coperto da uno spesso strato di cenere (di diversi metri o anche decine di metri). La San-Andreas è un altra zona vulnerabile degli Stati Uniti dal punto di vista geografico. San-Andreas è una faglia di 1300 chilometri di lunghezza tra le piattaforme americane pacifica e settentrionale. Si estende lungo le coste della California, sulla terraferma e in parte sott’acqua. Le faglie di San-Gabriel e San Jacinto le sono parallele. Questa è l’area dall’instabilità geofisica che produce terremoti fino a magnitudo 8,5 della scala Richter. L’esplosione di una potente bomba nucleare potrebbe avviare eventi catastrofici creando grandi tsunami che distruggerebbero le infrastrutture sulle coste del Pacifico. Infine, non dimentichiamo le faglie dell’Atlantico e del Pacifico. Parallele alle coste statunitensi orientale e occidentale, potrebbero generare grandi tsunami che causerebbero danni enormi a distanze significative dalla riva.

Detonatore di una catastrofe
Pertanto, gli Stati Uniti sono molto vulnerabili dal punto di vista geofisico. Ciò che rimane da fare è decidere come avviare processi geofisici su tale scala. Diamo uno sguardo alla storia. Nel 1961, la più grande bomba termonucleare mai prodotta su fatta esplodere a cinquemila metri sulla punta settentrionale della Nuova Terra (Novaja Zemlja). Secondo le stime la potenza fu di 58 megatoni. Tuttavia, gli esperti occidentali giunsero alla conclusione che non tutta l’energia totale era stata utilizzata, poiché la bomba non sembrava prodotta con Uranio-238, in grado di aumentare la potenza dell’esplosione dal 50 per cento al doppio, cioè oltre 100 megatoni. L’ordigno ebbe forma e dimensioni di una bomba di 16 tonnellate sganciata da un Tu-95 Bear. Oggi munizioni della stessa potenza, secondo gli scienziati del centro nucleare russo di Sarov e l’autorevole scienziato Igor Ostretsov, potrebbe pesare 5-7 tonnellate. Cioè potrebbe essere facilmente collocata su missili pesanti (il carico che può essere trasportato dal Satan è di circa 8 tonnellate). Potrebbe anche essere trasportato da satelliti in orbita. Gli accordi esistenti sulla parità degli arsenali nucleari non impongono limitazioni alla potenza delle singole munizioni, controllandone solo il numero. Tuttavia, la mega-arma non richiede troppe bombe.

Tu-95AndTsarBombaIl giorno dopo
L’opzione migliore per avviate con certezza processi geofisici catastrofici sarebbe accendere il supervulcano Yellowstone. Anche una singola esplosione sulla superficie di una bomba da 5-7 tonnellate avvierebbe una potente eruzione. Di conseguenza, gli Stati Uniti cesserebbero di esistere, anche se le conseguenze sarebbero catastrofiche per il resto del mondo. La Russia subirebbe meno per distanza dal luogo dell’esplosione, dimensione del territorio e posizione. Inoltre, i danni ai Paesi agli antipodi dagli USA sarebbero limitati. Tuttavia, dobbiamo sottolineare che l’esplosione sarebbe un disastro per l’intera civiltà. Ma questa è la ragione dell’esistenza di tale arma. La stessa possibilità del suo utilizzo porrebbe fine a qualsiasi idea di aggressione alla Russia. Una versione alternativa sarebbe scatenare un gigantesco tsunami. L’idea appartiene a Andrej Sakharov. La sua idea era far esplodere alcune bombe in punti definiti lungo le faglie di Atlantico e Pacifico (circa 3-4 per ognuna) alla profondità di 1,5-2 chilometri. Questo, secondo i calcoli di Sacharov e altri scienziati, produrrebbe un’onda da 400-500 metri sulle coste degli Stati Uniti. Frantumando e sopprimendo le coste, spazzerebbe via tutto fino a oltre 500 chilometri. Se le esplosioni avvengono presso i punti dei fondali oceanici in cui la crosta terrestre è più sottile, la crosta potrebbe essere distrutta e il magma venire a contatto con l’acqua amplificando l’intensità dell’esplosione. In tal caso, l’altezza dello tsunami supererebbe gli 1,5 km e la zona di distruzione si estenderebbe ad oltre 1500 chilometri dalla riva e sarebbe un’arma molto “pulita”, non ci sarebbe l’inverno nucleare e gigantesche nubi di polvere non si formerebbero, e il vapore acqueo cadrebbe sulla terra vicino al punto dell’esplosione, cioè sul territorio degli Stati Uniti, con orribili piogge radioattive. Un tale evento avvierebbe senza dubbio l’attività tettonica in tutta la regione, tra cui molto probabilmente l’eruzione del supervulcano Yellowstone. La controndata spazzerebbe via l’Europa. In altre parole, l’intero blocco NATO sparirebbe. Il cataclisma sarebbe orrendo, ma questa è la minaccia asimmetrica definitiva, qualche regione della Russia verrebbe distrutta, ma l’intera civiltà occidentale cesserebbe di esistere. Anche la detonazione di una potente bomba presso le faglie di San Andreas, San Gabriel o San Jacinto comporterebbe effetti geofisici devastanti.

Apocalisse, semplice ed economica
Tali scenari dimostrano che il numero di superbombe necessario per l’arma asimmetrica è piuttosto limitato, circa dieci. Ciò crea condizioni vantaggiose per l’uso, in conformità ai requisiti dell’arma asimmetrica sopraindicata. I vettori delle bombe potrebbero essere vari. Prima di tutto diversi missili balistici pesanti multistadio, lanciati con razzi di sostegno e in capaci di superare i sistemi di difesa antimissilistica, anche quelli da sviluppare in un lontano futuro. Un numero limitato di sistemi di lancio speciali nei silos potrebbe essere protetto in modo affidabile con sistema basato su protezione armata e regime di segretezza. Tali missili potrebbero basarsi sui sottomarini strategici Tajfun (Proekt 941), progettati per ospitare i missili R-39 pesanti 96 tonnellate, e quindi potrebbero ospitare facilmente un missile pesante contemporaneo con la testata richiesta. Un solo sottomarino basterebbe per il contenimento asimmetrico. Le superbombe s’integrano con i missili ipersonici lanciati da piattaforme sottomarine o terrestri. Inoltre, le megabombe potrebbero essere segretamente posizionate in precedenza nei punti designati e alla profondità desiderata da navi della Marina camuffate da navi civili. Al momento opportuno, queste bombe potrebbero essere fatte detonare a comando tramite un complesso sistema di collegamento che garantisca la trasmissione del segnale. Quando la situazione si stabilizza le bombe verrebbero rimosse da navi speciali. Il tempo necessario per progettare e fabbricare le bombe dalle dimensioni richieste richiederebbe, secondo gli esperti, 5-12 anni. All’incirca nello stesso periodo sarebbe necessario sviluppare e produrre i vettori. Ciò significa che la Russia potrebbe avere l’arma asimmetrica entro i prossimi 10 anni. La comparsa di tale arma escluderà qualsiasi minaccia di grande guerra contro il nostro Paese, anche in condizioni di schiacciante superiorità del nemico nei sistemi d’arma convenzionali.

tsar_bomba_by_pibraclab-d8k6dfe.pngTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come la Russia raggiungerà le stelle

Andrew Korybko (USA) Oriental Review 30 aprile 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroravostochnyPersa tra i reportage occidentali manipolati per la nuova guerra fredda, vi è la copertura del recente annuncio della Russia su ambiziosi piani spaziali, indicando una strategia chiara e volta ancora a divenire la prima potenza mondiale in questo campo. Una certa componente della strategia della Russia è motivata dalla necessità di contrastare la militarizzazione dello spazio degli Stati Uniti e, considerando ciò, ci si aspetta che riceva accese e fuorvianti critiche nel prossimo futuro. Comunque, l’altro interesse della Russia è puramente altruistico, con Mosca che cerca di perpetrare l’eredità dei successi spaziali e di favorire il progresso dell’umanità.

Dalla Terra…
La nuova strategia spaziale russa ha avuto inizio con la costruzione di Vostochnij Bajkonur, avviata nel 2011. Questo ambizioso progetto è volto a creare un avanzato sito spaziale al confine cinese, nell’Oblast dell’Amur. Tale posizione è strategica in quanto probabilmente prevede che anche il maggiore alleato della Russia, la Cina, possa trovarvi un utilizzo. Inoltre, il posizionamento della grande infrastruttura strategica di Vostochnij vicino al confine con la Cina, dimostra l’alto livello di sicurezza e fiducia della Russia verso la Cina, fornendo ulteriori prove degli stretti legami alla base del partenariato strategico russo-cinese, così come la previsione a lungo termine di Mosca secondo cui tali rapporti continueranno in futuro. Oltre alla costruzione di Vostochnij, la Russia vuole anche creare la prima industria mondiale dei motori a razzo, consolidando le risorse produttive del Paese in questo settore ed accelerandone la collaborazione. Tale mossa va vista nell’ambito di una grande strategia superiore agli interessi nazionali della Russia, poiché se il piano avrà successo, Mosca potrà vendere queste unità ad altre potenze spaziali, stabilite o emergenti. Già partecipe in questo settore (in particolare con gli Stati Uniti ), ma assieme a un più efficiente processo di produzione e un aumentato interesse da molti Stati nell’esplorazione dello spazio e/o lanci di satelliti, la Russia potrà divenire decisamente la nazione guida globale in questa tecnologia, come nel caso dell’industria dell’energia nucleare.

Al cielo
map-russia.jpg__600x0_q85_upscale Una delle decisioni spaziali più significative della Russia è creare una propria stazione spaziale entro il 2023, annunciata dal Presidente Putin nell’ultima sessione con il pubblico. Tale entità sarà la versione della Federazione russa della Mir sovietica, la prima stazione spaziale al mondo interamente sotto la sovranità di Mosca. Il significato di questa decisione non va separato dal contesto politico e strategico. La Guerra Fredda figura in primo piano nella decisione, ma probabilmente qualche preparazione era stata avviata in Russia anche prima dell’esplodere ‘ufficiale’ delle tensioni durante euromajdan. Eppure, da ancor prima, Washington è impegnata nella militarizzazione dello spazio attraverso il programma segreto dell’X37. Tale progetto fu inizialmente avviato dalla NASA nel 1999, prima di essere trasferito al DARPA nel 2004, dopo di che fu classificato scomparendo da ogni notiziario fino al primo test nel 2010 (ancora avvolto dal segreto). Gli USA sono fermamente convinti che sia la Cina, non essi, ad aver iniziato la militarizzazione dello spazio con i test delle armi antisatellite di Pechino nel 2007, ma va ricordato che gli Stati Unit abbatterono per primi un satellite nel 1984, con l’ASAT ASM-135. Visto con il prisma delle guerre spaziali e l’eventuale uso di armi antisatellite e loro proliferazione presso gli Stati Uniti ed alleati e associati della NATO, ragionevolmente la Russia vuole una propria stazione spaziale in orbita per osservarne gli sviluppi e rispondere di conseguenza. In realtà, la Russia ovviamente non è l’unica potenza multipolare minacciata dall’antagonismo spaziale degli Stati Uniti, e di conseguenza si prepara a proporre ai partner dei BRICS di lanciare in cooperazione una propria stazione orbitante. Questo passo non avrà scopo militare (anche se potrebbe avere un certo contrappeso all’occidente), ma dimostrare che la cooperazione multilaterale e pacifica nello spazio è certamente possibile, e che il progresso umano nel cosmo non va ostacolato da disaccordi politici sulla Terra. Mentre vi sono certamente diversi limiti alla proposta (non ultima la rivalità spaziale tra India e Cina), sarà l’idea provocatoria che potrebbe eventualmente trasformarsi in una struttura spaziale russo-cinese congiunta invece, soprattutto se l’India si esclude e Brasile e Sud Africa affrontano ostacoli di bilancio. Non importa quale sia la direzione, il fatto stesso che la Russia sollevi la questione della cooperazione multipolare nello spazio dovrebbe eloquentemente dimostrare che lo sviluppo geopolitico degli ultimi decenni può prospetticamente trascendere la Terra stessa.

E oltre!
Le più lontane ambizioni russe vanno oltre la Terra e il suo campo gravitazionale, verso i vicini corpi celesti della Luna e di Marte. La Russia prevede d’iniziare una missione con equipaggio in orbita attorno alla Luna nel 2025, seguito poco dopo dall’atterraggio umano reale nel 2029. Inoltre, comprendendo la multipolarità integrale e il partenariato strategico russo-cinese nella politica estera di Mosca, questi due concetti vengono riuniti in quello interstellare e, da quando è stato appena annunciato dal Viceprimo Ministro russo Dmitrij Rogozin, le due potenze eurasiatiche pensano di cooperare per una base lunare comune. La Cina non è il solo socio spaziale della Russia, tuttavia, dato che è stato appena rivelato che Roscosmos e NASA collaborano su un programma di voli verso la Luna e Marte. Questo gesto amichevole dimostra che la Russia non evita di cooperare con chiunque nell’interesse dell’umanità, nonostante le attuali tensioni da Guerra Fredda, e ciò dovrebbe anche essere visto quale ammissione degli Stati Uniti della necessità di rapporti pragmatici con la Russia. Quest’ultimo è particolarmente specifico qui, tuttavia, poiché gli Stati Uniti finora non l’hanno dimostrato sulla Terra. Può darsi che l’intenzione degli USA di cooperare con la Russia su Luna e Marte sia legato all’implicita consapevolezza di non poter condurre unilateralmente tali missioni, o che devono ancora acquisire quel concreto peso militare per poi precludere tale cooperazione, usando qualsiasi mezzo necessario per divenirlo unilateralmente. Solo il tempo può dire cosa gli Stati Uniti abbiano in mente lavorando con la Russia nello spazio, ma finora è chiaro che l’intento della Russia è dare un esempio positivo alle future prospettive spaziali dell’umanità, e che la praticità trionfa sulla politica quando ciò è imperativo.

cosmodromAndrew Korybko è analista politico e giornalista di Sputnikm attualmente vive e studia a Mosca, in esclusiva per Oriental Review.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I segreti del nuovo carro armato russo T-14 Armata

Valentin Vasilescu Reseau International 30 aprile 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurorat-14_big-3Il nuovo carro armato russo sfilerà per la prima volta nella parata militare che si terrà sulla Piazza Rossa il 9 maggio 2015. Fonti attendibili hanno rivelato in esclusiva a Reseau International le innovazioni tecnologiche integrate dal carro armato T-14, affermando che gli esemplari presenti alla sfilata di Mosca sono di pre-produzione, la cui missione è testare le apparecchiature, e che non sono ancora dotati di tutti i sistemi previsti. Tuttavia, sappiamo tutto dei carri armati T-14 Armata dell’esercito russo e degli equipaggiamenti previsti per ottenere le prestazioni richieste dalle specifiche dell’esercito russo. Personalmente ritengo che alcuni parametri annunciati dalla fonte su questo carro armato siano un po’ esagerati, ma preferisco seguirli affidandomi a relazioni esistenti e a ciò che già conosciamo.
Il carro armato pesa 57 t ed è propulso da un motore da 1500 cv (una futura versione sarà equipaggiata con un motore da 2100 cv), permettendogli di affrontare inclinazioni di 60° e superare ostacoli di 1,30 – 1,50 metri. Il carro armato T-14 è dotato di moderne sospensioni con un microprocessore che controlla ogni ruota (rullo) dei cingoli. Una delle configurazioni create delle sospensioni è tipo “seduta”, che assicura al mezzo un profilo in movimento molto basso e una migliore tenuta in rettilineo. Un’altra configurazione è tipo “alta”, con la parte anteriore sollevata rispetto a quella posteriore, utilizzata nelle manovre su terreno accidentato. Più interessante è la configurazione “a ginocchio” sollevando la parte posteriore rispetto a quella anteriore del carro, dando al cannone un angolatura maggiore soprattutto contro bersagli aerei a bassa quota. La trasmissione del carro armato T-14 è controllata da un microprocessore che consente di modificare automaticamente il rapporto di trasmissione, eliminando il cambio manuale. Al confronto, i carri armati M1A2 Abrams e Leopard 2A5 hanno quattro marce e due retromarce. La corazza comprende diversi strati di materiali compositi di ceramica, acciaio, lega di titanio e CNT in nanotubo di carbonio (basato probabilmente sull’hybtonite). La corazza del Leopard 2A5 tipo Chobham è apparentemente più debole di quella del T-14, anche se di materiale composito multi-strato di terza generazione comprendente acciaio, tungsteno e materiale plastico rinforzato con componenti ceramici. Nei test condotti dall’US Army, la corazza del Leopard 2A5 ha dimostrato una doppia protezione contro proiettili cinetici. Il carro armato statunitense M1A2 Abrams è dotato di corazze di uranio impoverito. Il T-14 Armata avrebbe anche pannelli aggiuntivi reattivi ERA (Explosive Reactive Armour) davanti, ai lati e posteriormente sulla torretta. A proposito del sistema di protezione attivo Afganit (che devia i sistemi di guida dei missili anticarro ad una distanza minima di 1-2 metri dalla corazza), la fonte dice che si basa su un radar Doppler ed è di una generazione più avanzata dei sistemi Arena e Trophy (i più efficienti finora). Il T-14 è dotato di una torretta telecomandata su cui è montato il cannone da 125mm completamente stabilizzato su tre assi da un sistema laser giroscopico. La fonte afferma che il cannone ha un’energia cinetica del 30% superiore al cannone da 120mm del carro armato M1A2 Abrams (che può penetrare fino a 810mm di corazza) e del Leopard 2A5. Il cannone principale del T-14 ha un meccanismo automatico di raffreddamento della canna consentendo un più alto rateo di tiro rispetto ai carri armati T-90, ed utilizza un proiettile penetrante con rivestimento in tungsteno, submunizioni anticarro SADARM a guida laser Kitolov 2M e missili anticarro laserguidati che possono essere sparati contro elicotteri o aerei che volano a bassa quota. La torretta ha un altro cannone da 30mm (con un rateo di tiro di 620 colpi al minuto) e una mitragliatrice da 12,7mm. Le tre armi della torretta vengono caricate automaticamente. L’armamento della torretta è collegato alla postazione di gestione del tiro dotata di due sistemi di visione notturna completi (con schermi video protetti da un filtro anti-laser) ad alta risoluzione (ingrandimento di 15-20 volte), un telemetro laser e un processore balistico accoppiati a sensori di velocità e direzione del vento. La postazione di controllo del tiro ha una dotazione IFF (amico/nemico) con due canali (laser ed elettronico) che trasmette al bersaglio segnali digitali cifrati di controllo. Il laser l’identifica in 0,6 secondi e, se il bersaglio è amico, blocca il tiro. Il sistema di contromisure elettroniche del carro armato T-14 include un laser per interferenze. Il sistema di allarme laser individua la fonte del sistema di puntamento di un missile anticarro nemico ed emette un fascio laser ad alta potenza accecando i sistemi di guida ottici dei missili (telemetro laser, visori notturni, telecamere diurne e ad infrarosso). Il sistema di navigazione del carro armato T-14 Armata mostra la situazione tattica su una mappa digitale, utilizzando il GPS per stabilire le coordinate degli obiettivi fissi e mobili. Il sistema di comunicazione del carro armato ha capacità da guerra elettronica, dotato di ricevitore a banda larga e di emettitori di disturbi. Nessuno dei due o tre membri dell’equipaggio si trova nella torretta, ma in un compartimento sigillato e ben protetto.

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Le forze armate tedesche si rendono conto che il Leopard 2 è inutile contro il T-90 russo
Russia Insider 30 aprile 2015parade_15Il Leopard 2 potrebbe essere uno dei migliori carri armati nel mondo. Tuttavia, ha munizioni sottodimensionate, il che significa che non ha alcuna possibilità contro i carri armati russi. La Bundeswehr attualmente non può combattere efficacemente i carri armati russi. Nonostante la Germania abbia uno dei migliori carri armati nel mondo, il Leopard 2, non ha munizioni sufficientemente potenti per questo sistema d’arma. Le munizioni della Bundeswehr sono di tungsteno e non producono abbastanza energia cinetica per perforare la corazza tecnologicamente avanzata dei nuovi veicoli da combattimento russi: T-90 e T-80 modernizzato. Informazioni specifiche sulla potenza delle armi del Leopard 2 contro le più moderne tecnologie di protezione, sono confidenziali, Die Welt am Sontag è stato informato dal ministero della Difesa. Tuttavia, “in singoli casi non si può escludere la possibilità che ci sia una moderna blindatura in grado di sopportare le munizioni del Leopard 2“. Vi è la continua gara tra le principali potenze a migliorare potenza di fuoco e protezione dei propri mezzi. La Germania lavora senza sosta per migliorare la protezione del carro armato e l’efficacia delle sue munizioni.

Anche la Russia modernizza a grande velocità
Durante le riforme del Bundeswehr, il numero di carri armati Leopard 2 nelle forze armate fu inizialmente ridotto a 225. Di fronte l’aggressione russa all’Ucraina e il conseguente aumento dell’allerta della NATO in Europa orientale, la ministra della Difesa Ursula von der Leyen (CDU) ha recentemente deciso di acquistare 100 carri armati, dismessi dall’industria, per 22 milioni aumentando l’arsenale a 325. Senza munizioni potenti questa misura sarà “militarmente senza senso” e sarebbe simile “a somministrare un placebo“, scrive Hans Rühle, ex-capo di Stato Maggiore per la pianificazione del Ministero della Difesa a Die Welt am Sonntag. È militarmente necessario introdurre munizioni all’uranio; tuttavia, ciò è considerato politicamente sensibile. Secondo Die Welt am Sonntag, dal 2017 la Bundeswehr dovrebbe ricevere munizioni più avanzate basate sul tungsteno per i suoi carri armati. A quanto pare, tale tipo di munizioni può essere sparato solo dall’ultima versione del Leopard 2, la A7. L’esercito ne ha solo 20. La maggior parte dei carri armati sono tipo A6 e A5. I 100 Leopard 2 riattivati sono A4. Il carro armato Leopard 2 è prodotto dal 1979 e ha ricevuto numerosi miglioramenti da allora. Il modello A8 sarà l’ultima versione migliorata e sarebbe disponibile per la Bundeswehr dal 2020 al 2030, quando un nuovo veicolo da combattimento, chiamato Main Ground Combat System, sarà preso in considerazione in collaborazione con la Francia. La Russia, tuttavia, modernizza alla massima velocità i suoi carri armati. Protezione e potenza del T-90, introdotto negli anni ’90, sono già state migliorate più volte. Il nuovo modello Armata sarà introdotto tra il 2017 e il 2020.

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Perché i Sukhoj armati di BrahMos sono una cattiva notizia per i nemici dell’India

Rakesh Krishnan Simha RIR 20 aprile 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Modificando con successo il Su-30MKI per trasportare il missile supersonico BrahMos, l’India segnala l’intenzione di colpire subito con forza devastante, nel caso di un conflitto.

1447585Nel settembre 2010 il nuovo Strategic Forces Command (SFC) dell’India presentava una proposta al Ministero della Difesa per creare due squadroni composti da 40 aerei da combattimento Su-30MKI per il dominio aereo. Il compito di questa “mini forza aerea” era lanciare armi nucleari. Il quadro si chiariva nell’ottobre 2012, quando il Comitato dei Ministri per la Sicurezza diede via libero al programma per modifiche strutturali e di software di 42 Su-30MKI e per acquisire 216 missili BrahMos aerolanciati. Finora, i BrahMos, prodotti da una joint venture India-Russia, erano usati solo dalla Marina. Nel marzo 2015, il SFC ricevette il primo di questi 42 Sukhoj equipaggiati con la versione aerolanciata del BrahMos supersonico. Fu la prima volta che il SFC, che attualmente dipende dall’Indian Air Force (IAF), aveva vettori nucleari al suo comando, acquisendo una propria risorsa aerea. Attualmente, il sistema nucleare dell’India si basa sui missili balistici terrestri Agni e Prithvi, e i cacciabombardieri Mirage 2000, Su-30MKI e Jaguar dell’IAF. L’ultimo elemento della triade nucleare, i missili lanciati da sottomarini, è ancora in fase di test. Individualmente, Su-30 e BrahMos sono armi potenti. Ma quando il più potente caccia di quarta generazione è armato con il più distruttivo missile da crociera, diventano un potente moltiplicatore di forza. I BrahMos hanno una velocità di 3000 km/h, letteralmente più veloci di un proiettile, potendo colpire il bersaglio con una quantità enorme di energia cinetica. Nei test, il BrahMos ha spesso tagliato a metà navi da guerra e polverizzato bersagli a terra. La velocità del Sukhoj aggiungerà ulteriore slancio al missile, oltre alla capacità del velivolo di penetrare difese aeree temprate, dando maggiore possibilità al pilota di lanciare il missile sui bersagli designati.

Probabili obiettivi
Considerando che il principale nemico dell’India è il Pakistan, sostenuto dalla Cina, contro cui l’India ha combattuto due conflitti, perdendo nel 1962 e vincendo nel 1967, questi due Paesi sono gli obiettivi evidenti. Contro il Pakistan gli obiettivi sono evidenti. Un attacco dei due squadroni, usando la maggior parte dei mezzi aerei del SFC, in pochi minuti può paralizzare centri di comando e controllo del Paese; centrali nucleari, tra cui la ‘Morte Nera’ di Kahuta dove la maggior parte delle bombe “islamiche” è prodotta; il principale arsenale di Sargodha, ad ovest di Lahore, dove sono depositate queste testate; le basi missilistiche di Gujranwala, Okara, Multan, Jhang e Dera Nawab Shah; il quartier generale dell’esercito del Pakistano a Rawalpindi; il porto di Karachi, unico grande porto pakistano e il comando della sua marina; fabbriche che producono carri armati e aerei da combattimento. I BrahMos supersonici con testata convenzionale possono teoricamente penetrare centri di comando, controllo e comunicazione protetti. Tuttavia, non vi è alcuna garanzia che questi obiettivi siano al 100 per cento distrutti, a meno che il BrahMos abbia una testata nucleare. Un attacco nucleare preventivo permetterebbe di neutralizzare efficacemente la capacità offensiva del Pakistan e di non essere mai più una minaccia per l’India. Contro la Cina, il Sukhoj-BrahMos appare contro-intuitivo essendo gli obiettivi cinesi nell’entroterra o sulla costa. Tuttavia, il Su-30MKI ha un’autonomia di 3000 km (estendibile a 8000 km con rifornimento in volo). Ora aggiungendovi i 300 km di portata del BrahMos, l’India può colpire bersagli a 3300 km all’interno della Cina.

Perché l’opzione Sukhoj-BrahMos?
Il Su-30MKI è una scelta ovvia. Il SFC non vuole caccia non testati, ma uno affidabile da armare con missili a testata nucleare. Il velivolo ha una cellula di titanio abbastanza forte per volare a bassa quota ed alta velocità. I 42 Sukhoj avranno anche circuiti elettronici protetti dagli impulsi elettromagnetici di una esplosione nucleare. Avere un aereo dedicato al ruolo di attacco nucleare offre ai pianificatori militari dell’India flessibilità strategica e aumenta le probabilità di successo. Poiché i missili balistici sono utilizzati solo come arma estrema, non possono davvero essere schierati facilmente. Una volta lanciati non possono essere richiamati e se abbattuti non sono facilmente sostituibili. Gli aeromobili, d’altro canto, possono effettuare diverse missioni e puntare sui bersagli in movimento. Ad esempio, se il Pakistan sposta le testate dall’arsenale di Sargodha, presumibilmente sotto costante controllo dai satelliti indiani i Sukhoj possono puntare contro la colonna di camion pakistani che trasporta il carico nucleare. I 42 Sukhoj della mini-aviazione del SFC possono anche lanciare missili contro obiettivi pakistani dall’interno dello spazio aereo indiano o sorvolando le acque internazionali, mettendo in difficoltà le difese nemiche. E’ molto facile per l’India distruggere le capacità belliche pakistane perché non solo il Pakistan è relativamente piccolo, ma ha anche concentrato le difese nella provincia del Punjab.

Ulteriori sviluppi
Poiché serie modifiche erano necessarie per l’integrazione di un missile così pesante sul Su-30MKI, inizialmente sembrava poco sensato schieravi un singolo missile. Aviation Week riporta che inizialmente anche Sukhoj era riluttante. Ciò spinse la HAL a procedere da sola, ma Aviation Week dice che Sukhoj acconsentì nel 2011. I russi fornirono alla HAL consulenza tecnica, in particolare per le modifiche alla fusoliera per ospitare il missile di 9 metri di lunghezza. “Il lavoro è in corso anche su una versione modificata più leggera e dal diametro minore dei BrahMos da assegnare ai MiG-29K della marina indiana, e potenzialmente al Dassault Rafale“, afferma Aviation Week. Segnalando l’immunità del Paese alle sanzioni occidentali, gli scienziati del DRDO dicono che il limite di 300 km di gittata del missile verrà rimosso. I BrahMos di prossima generazione saranno un’arma a lunga gittata. E con il previsto aumentato della velocità, il missile migliora notevolmente l’energia cinetica, nonostante le dimensioni ridotte ottimizzate per aerei relativamente piccoli come il MiG-29. Davvero una cattiva notizia se si è nel mirino del Sukhoj-BrahMos.

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FGFA: Storia di un aereo
Vinay Shukla RIR 19 aprile 2015

Con la demolizione dell’accordo per 126 MMRCA e optando per l’acquisto del Rafale pronti con contratto intergovernativo, il primo ministro indiano ha seguito il suggerimento dell’esperto russo Konstantin Makienko di otto anni fa, per sviluppare e procurarsi più facilmente velivoli aggiornati per l’Aeronautica Militare indiana.113940_340168109_Su-30 mki 358Il Primo ministro Narendra Modi ha tagliato il nodo gordiano da 25 miliardi di dollari dell’acquisizione di 126 MMRCA, ‘la madre di tutte le offerte’, annunciando a Parigi che l’India acquisterà direttamente 36 caccia Rafale pronti a decollare dal produttore francese Dassault, secondo un contratto intergovernativo (G2G). Contemporaneamente, a New Delhi, il Ministro della Difesa Manohar Parrikar confermava in conferenza stampa che il G2G era la migliore opzione per l’acquisto di piattaforme strategiche come gli aerei da combattimento dove il miglior offerente (L1) fu deciso dal fattore del “discutibile costo operativo”, di cui neanche il predecessore dell’UPA, AK Antony, era così sicuro. Ciò ricorda la visita del Ministro della Difesa Anthony a Mosca, nell’ottobre 2007, per co-presiedere la sessione annuale della Commissione intergovernativa India-Russia sulla cooperazione tecnico-militare (IRIGC-MTC) in cui i due Paesi avevano firmato l’accordo per lo sviluppo congiunto di un aereo da caccia di quinta generazione (FGFA), con l’obiettivo di adottare il futuristico caccia furtivo nel 2016-17. “Perché sprecare così tanti soldi per un aereo di 4.ta generazione che entrerà a far parte dell’IAF in contemporanea con l’FGFA di prossima generazione e la versione avanzata del LCA Tejas?“, si chiese il Dr Konstantin Makienko, vicedirettore del Centro indipendente per le analisi strategiche e tecnologiche (CAST) di Mosca. Sebbene il MiG-35 russo di 4++ generazione fosse un forte concorrente, in quel momento nella gara indiana, Makienko tuttavia sostenne che sarebbe stato prudente sospendere l’accordo tappabuchi, acquistando altri Mirage 2000 e aggiornando i MiG-29 in servizio nella IAF, e deviarne i fondi per sviluppare FGFA e LCA Tejas per sostituire i vecchi caccia MiG-21.

Completato il progetto preliminare del FGFA
Otto anni dopo, si torna alla soluzione che l’esperto russo aveva proposto nel 2007. Il Ministro della Difesa Parrikar, inoltre, non esclude che per soddisfare le esigenze operative dell’IAF, l’India possa acquistare via G2G altri caccia, comprensivi di sovrapprezzo, Sukhoj Su-30MKI, inserendosi anche nella politica del ‘Make in India’ in quanto già assemblati dalla HAL. Pochissime persone conoscono la vera storia dello sviluppo dell’avanzato caccia multiruolo Su-30MKI, dove ‘I’ sta per India. Ha monopolizzato la scena da quando è stato adottato dall’Indian Air Force. Ma c’è un interessante racconto dietro la nascita di questo velivolo che, per la prima volta nella storia, consegna all’Indian Air Force un aviogetto da combattimento su misura dei propri requisiti futuri. Non molti sanno che, con il letale missile da crociera BrahMos, il Su-30MKI (multiruolo commerciale per l’India), è anche una successo della lungimiranza dell”uomo dei missili’ dell’India, l’ormai ex-presidente Dottor APJ Abdul Kalam, che non risparmiò sforzi nel ribadire la propria immensa fede nella prodezza tecnologica della Russia. Nel 1994, in vista della visita a Mosca del primo ministro indiano PV Narasimha Rao, l’esportatore di armi statale russo Rosvorouzhenie (predecessore di Rosoboronexport) invitò i giornalisti a un briefing sulla cooperazione della Difesa indo-russa. Era un momento difficile per l’India, profondamente preoccupata dalla mancanza di ricambi cruciali per mantenere efficienti i suoi caccia, navi da guerra e carri armati, mentre il complesso industriale russo era nel caos dal crollo dell’Unione Sovietica. Molte fabbriche finirono nei 14 Stati indipendenti staccatisi dall’URSS. In tale contesto la stampa disse che Mosca stava per offrire all’India il nuovo caccia Su-30 e il governo russo invitò un alto ufficiale dell’IAF a discuterne. Un vecchio amico, che rappresentava la HAL a Mosca, sostenne che tale piano esisteva e disse che il Vicemaresciallo dell’aria S. Krishnaswamy sarebbe arrivato per valutare il Su-27, il meglio che i sovietici avevano sviluppato per contrastare l’F-15 Eagle. Alla fine, l’India firmò con la Sukhoj un primo contratto da 1,8 miliardi di dollari con la Rosoboronexport (ex-Rosvorouzhenie), il 30 novembre 1996, per l’acquisto di 40 aerei Su-30K, svilupparne la versione ‘MKI’ e produrla su licenza in India. Al momento i diplomatici dissero che si trattava di un allontanamento dal rapporto ‘acquirente-venditore’ nella Difesa con la Russia e un passo fiducioso verso ricerca e sviluppo comuni di avanzati sistemi d’arma e piattaforme.
Il 15 agosto 2002 ricevetti una telefonata dall’ufficio stampa del Cremlino che mi invitava a un tour alla Sukhoj Design Bureau con il Presidente Vladimir Putin, due giorni dopo. Naturalmente l’invito fu accettato con gratitudine. Il progetto T-50 della Sukhoj aveva appena vinto la gara PAK-FA per lo sviluppo di un futuristico aereo da caccia di quinta generazione, sconfiggendo il similare rivale della MiG, e c’era voce che Cina e India fossero interessate ad aderire al programma russo. Mentre eravamo in attesa del Presidente, Mikhail Simonov, l’ex-capo progettista della Sukhoi, che mi conosceva, si avvicinò e disse che mi avrebbe raccontato la storia vera: “Quando AVM Krishnaswamy venne nel nostro ufficio di progettazione, nel 1994, fece semplicemente saltare il nostro caccia Su-27, considerato il migliore dall’occidente. Ero molto arrabbiato, dato che ero sotto indagine per l’accusa di presunto tradimento per la vendita di caccia Su-27 alla Cina, ed ero piuttosto depresso. Così, decisi di non partecipare al ricevimento serale offerto dall’addetto dell’aeronautica indiana in onore di Krishnaswamy“, mi raccontò Simonov (1929-2011). “Tuttavia, il mio vice mi convinse ad andare. Suonai il campanello dell’appartamento dell’addetto e Krishnaswamy aprì la porta con un sorriso accogliente. Vidi un vaso di fiori su un tavolino e dissi di portarne un altro di dimensioni simili e versare la vodka in entrambi. Ingollai un vaso di vodka e sfidai il maresciallo dell’aria indiano a seguirne l’esempio se voleva che entrassi a discutere seriamente. Giù i cappelli! Fece esattamente ciò che chiesi ed ottenemmo il lavoro di cui vede il risultato, il miglior caccia multiruolo del mondo. Anche questo mi ha liberato dalle accuse di “tradimento” dato che investì l’intero ricavato della vendita dei caccia Su-27 alla Cina per sviluppare l’assolutamente nuovo caccia multiruolo“, raccontò. “Il Su-30MKI è il prodotto congiunto dei progettisti ed ingegneri di Sukhoj e IAF. La ricca esperienza nello sviluppo congiunto ci ha permesso di scegliere l’India quale partner per gli aerei da combattimento di quinta generazione basati sul progetto T-50 del PAK-FA“, disse Simonov con orgoglio, guardandomi come il greve cosacco del romanzo del vincitore del Nobel di (Mikhail) Sholokhov, ‘Il placido Don’.
Ora, tagliando il nodo del Rafale, altri progetti in corso come il FGFA, potrebbero essere accelerati e la cooperazione per la Difesa prendere ritmo.

maxresdefaultTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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