TDWT songs

All of the TDWT songs in HD:
00:00 – Come Fly With Us
01:45 – Lovin’ Time
02:53 – Rowin’ Time
03:53 – Before We Die
05:02 – Stuck to a Pole
05:47 – What’s Not to Love
06:44 – Baby
08:13 – I’m Sorry
10:00 – Eine Kleine
10:56 – Gypsy Rap
11:36 – Paris in the Springtime
12:59 – Sea Shanty
13:45 – Oh My Izzy
14:59 – Save This Show
16:22 – Sisters
17:12 – Strip Them Down
18:41 – Fight for the Gold
19:44 – Boyfriend Kisser
20:40 – We Are Shearing Sheep
21:52 – We Built Gwen’s Face
22:52 – Her Real Name Isn’t Blaineley
23:49 – Blainerific
24:53 – A Chinese Lesson
26:22 – Wake Up
27:50 – Condor
29:38 – This is How We Will End It
31:32 – Who You Gonna Root For?
32:37 – I’m Winning This
34:02 – I’m Gonna Make It
35:40 – Versus

E il giudice si tolse la toga: “Non sopportavo più l’idiozia di troppi colleghi”

Per 42 anni al servizio dello Stato, 80mila sentenze e mai un giorno d’assenza. Sei volte davanti al Csm per le critiche alla corporazione: “Sempre prosciolto”
Stefano Lorenzetto Il Giornale 18/09/2011Magistrati, alzatevi! Stavolta gli imputati siete voi e a processarvi è un vostro collega, il giudice Edoardo Mori. Che un anno fa, come in questi giorni, decise di strapparsi di dosso la toga, disgustato dall’impreparazione e dalla faziosità regnanti nei palazzi di giustizia. «Sarei potuto rimanere fino al 2014, ma non ce la facevo più a reggere l’idiozia delle nuove leve che sui giornali e nei tiggì incarnano il volto della magistratura. Meglio la pensione».
Per 42 anni il giudice Mori ha servito lo Stato tutti i santi i giorni, mai un’assenza, a parte la settimana in cui il figlioletto Daniele gli attaccò il morbillo; prima per otto anni pretore a Chiavenna, in Valtellina, e poi dal 1977 giudice istruttore, giudice per le indagini preliminari, giudice fallimentare (il più rapido d’Italia, attesta il ministero della Giustizia), nonché presidente del Tribunale della libertà, a Bolzano, dov’è stato protagonista dei processi contro i terroristi sudtirolesi, ha giudicato efferati serial killer come Marco Bergamo (cinque prostitute sgozzate a coltellate), s’è occupato d’ogni aspetto giurisprudenziale a esclusione solo del diritto di famiglia e del lavoro.
Con un’imparzialità e una competenza che gli vengono riconosciute persino dai suoi nemici. Ovviamente se n’è fatti parecchi, esattamente come suo padre Giovanni, che da podestà di Zeri, in Lunigiana, nel 1939 mandò a farsi friggere Benito Mussolini, divenne antifascista e ospitò per sei mesi in casa propria i soldati inglesi venuti a liberare l’Italia.
Mori confessa d’aver tirato un sospirone di sollievo il giorno in cui s’è dimesso: «Il sistema di polizia, il trattamento dell’imputato e il rapporto fra pubblici ministeri e giudice sono ancora fermi al 1930. Le forze dell’ordine considerano delinquenti tutti gli indagati, i cittadini sono trattati alla stregua di pezze da piedi, spesso gli interrogatori degenerano in violenza. Il Pm gioca a fare il commissario e non si preoccupa di garantire i diritti dell’inquisito. E il Gip pensa che sia suo dovere sostenere l’azione del Pm».
Da sempre studioso di criminologia e scienze forensi, il dottor Mori è probabilmente uno dei rari magistrati che già prima di arrivare all’università si erano sciroppati il Trattato di polizia scientifica di Salvatore Ottoleghi (1910) e il Manuale del giudice istruttore di Hans Gross (1908). Le poche lire di paghetta le investiva in esperimenti su come evidenziare le impronte digitali utilizzando i vapori di iodio. Non c’è attività d’indagine (sopralluoghi, interrogatori, perizie, autopsie, Dna, rilievi dattiloscopici, balistica) che sfugga alle conoscenze scientifiche dell’ex giudice, autore di una miriade di pubblicazioni, fra cui il Dizionario multilingue delle armi, il Codice delle armi e degli esplosivi e il Dizionario dei termini giuridici e dei brocardi latini che vengono consultati da polizia, carabinieri e avvocati come se fossero tre dei 73 libri della Bibbia.
Nato a Milano nel 1940, nel corso della sua lunga carriera Mori ha firmato almeno 80.000 fra sentenze e provvedimenti, avendo la soddisfazione di vederne riformati nei successivi gradi di giudizio non più del 5 per cento, un’inezia rispetto alla media, per cui gli si potrebbe ben adattare la frase latina che Sant’Agostino nei suoi Sermones riferiva alle questioni sottoposte al vaglio della curia romana o dello stesso pontefice: «Roma locuta, causa finita». Il dato statistico può essere riportato solo perché Mori è uno dei pochi, o forse l’unico in Italia, che ha sempre avuto la tigna di controllare periodicamente com’erano andati a finire i casi passati per le sue mani: «Di norma ai giudici non viene neppure comunicato se le loro sentenze sono state confermate o meno. Un giudice può sbagliare per tutta la vita e nessuno gli dice nulla. La corporazione è stata di un’abilità diabolica nel suddividere le eventuali colpe in tre gradi di giudizio. Risultato: deresponsabilizzazione totale. Il giudice di primo grado non si sente sicuro? Fa niente, condanna lo stesso, tanto – ragiona – provvederà semmai il collega in secondo grado a metterci una pezza. In effetti i giudici d’appello un tempo erano eccellenti per prudenza e preparazione, proprio perché dovevano porre rimedio alle bischerate commesse in primo grado dai magistrati inesperti. Ma oggi basta aver compiuto 40 anni per essere assegnati alla Corte d’appello. Non parliamo della Cassazione: leggo sentenze scritte da analfabeti».
Soprattutto, se il giudice sbaglia, non paga mai. «La categoria s’è autoapplicata la regola che viene attribuita all’imputato Stefano Ricucci: “È facile fare il frocio col sedere degli altri”. Le risulta che il Consiglio superiore della magistratura abbia mai condannato i giudici che distrussero Enzo Tortora? E non parliamo delle centinaia di casi, sconosciuti ai più, conclusi per l’inadeguatezza delle toghe con un errore giudiziario mai riparato: un innocente condannato o un colpevole assolto. In compenso il Csm è sempre solerte a bastonare chi si arrischia a denunciare le manchevolezze delle Procure».
Il dottor Mori parla con cognizione di causa: ha dovuto subire ben sei provvedimenti disciplinari e tutti per aver criticato l’operato di colleghi arruffoni e incapaci. «Dopo aver letto una relazione scritta per un pubblico ministero pugliese, con la quale il perito avrebbe fatto condannare un innocente sulla base di rivoltanti castronerie, mi permisi di scrivere al procuratore capo, avvertendolo che quel consulente stava per esporlo a una gran brutta figura. Ebbene, l’emerita testa mi segnalò per un procedimento disciplinare con l’accusa d’aver “cercato di influenzarlo” e un’altra emerita testa mi rinviò a giudizio. Ogni volta che ho segnalato mostruosità tecniche contenute nelle sentenze, mi sono dovuto poi giustificare di fronte al Csm. E ogni volta l’organo di autogoverno della magistratura è stato costretto a prosciogliermi. Forse mi ha inflitto una censura solo nel sesto caso, per aver offuscato l’immagine della giustizia segnalando che un incolpevole cittadino era stato condannato a Napoli. Ma non potrei essere più preciso al riguardo, perché, quando m’è arrivata l’ultima raccomandata dal Palazzo dei Marescialli, l’ho stracciata senza neppure aprirla. Delle decisioni dei supremi colleghi non me ne fregava più nulla».Perché ha fatto il magistrato?
«Per laurearmi in fretta, visto che in casa non c’era da scialare. Fin da bambino me la cavavo un po’ in tutto, perciò mi sarei potuto dedicare a qualsiasi altra cosa: chimica, scienze naturali e forestali, matematica, lingue antiche. Già da pretore mi documentavo sui testi forensi tedeschi e statunitensi e applicavo regole che nessuno capiva. Be’, no, a dire il vero uno che le capiva c’era: Giovanni Falcone».

Il magistrato trucidato con la moglie e la scorta a Capaci.
«Mi portò al Csm a parlare di armi e balistica. Ma poi non fui più richiamato perché osai spiegare che molti dei periti che i tribunali usavano come oracoli non erano altro che ciarlatani. Ciononostante questi asini hanno continuato a istruire i giovani magistrati e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ma guai a parlar male dei periti ai Pm: ti spianano. Pensi che uno di loro, utilizzato anche da un’università romana, è riuscito a trovare in un residuo di sparo tracce di promezio, elemento chimico non noto in natura, individuato solo al di fuori del sistema solare e prodotto in laboratorio per decadimento atomico in non più di 10 grammi».

Per quale motivo i pubblici ministeri scambiano i periti per oracoli?
«Ma è evidente! Perché i periti offrono ai Pm le risposte desiderate, gli forniscono le pezze d’appoggio per confermare le loro tesi preconcette. I Pm non tollerano un perito critico, lo vogliono disponibile a sostenere l’accusa a occhi chiusi. E siccome i periti sanno che per lavorare devono far contenti i Pm, si adeguano».

Ci sarà ben un organo che vigila sull’operato dei periti.
«Nient’affatto, in Italia manca totalmente un sistema di controllo. Quando entrai in magistratura, nel 1968, era in auge un perito che disponeva di un’unica referenza: aver recuperato un microscopio abbandonato dai nazisti in fuga durante la seconda guerra mondiale. Per ottenere l’inserimento nell’albo dei periti presso il tribunale basta essere iscritti a un ordine professionale. Per chi non ha titoli c’è sempre la possibilità di diventare perito estimatore, manco fossimo al Monte di pietà. Ci sono marescialli della Guardia di finanza che, una volta in pensione, ottengono dalla Camera di commercio il titolo di periti fiscali e con quello vanno a far danni nelle aule di giustizia».Sono sconcertato.
«Anche lei può diventare perito: deve solo trovare un amico giudice che la nomini. I tribunali rigurgitano di tuttologi, i quali si vantano di potersi esprimere su qualsiasi materia, dalla grafologia alla dattiloscopia. Spesso non hanno neppure una laurea. Nel mondo anglosassone vi è una tale preoccupazione per la salvaguardia dei diritti dell’imputato che, se in un processo si scopre che un perito ha commesso un errore, scatta il controllo d’ufficio su tutte le sue perizie precedenti, fino a procedere all’eventuale revisione dei processi. In Italia periti che hanno preso cantonate clamorose continuano a essere chiamati da Pm recidivi e imperterriti, come se nulla fosse accaduto».

Può fare qualche caso concreto?
«Negli accertamenti sull’attentato a Falcone vennero ricostruiti in un poligono di tiro – con costi miliardari, parlo di lire – i 300 metri dell’autostrada di Capaci fatta saltare in aria da Cosa nostra, per scoprire ciò che un esperto già avrebbe potuto dire a vista con buona approssimazione e cioè il quantitativo di esplosivo usato. È chiaro che ai fini processuali poco importava che fossero 500 o 1.000 chili. Molto più interessante sarebbe stato individuare il tipo di esplosivo. Dopo aver costruito il tratto sperimentale di autostrada, ci si accorse che un manufatto recente aveva un comportamento del tutto diverso rispetto a un manufatto costruito oltre vent’anni prima. Conclusione: quattrini gettati al vento. Nel caso dell’aereo Itavia, inabissatosi vicino a Ustica nel 1980, gli esami chimici volti a ricercare tracce di esplosivi su reperti ripescati a una profondità di circa 3.500 metri vennero affidati a chimici dell’Università di Napoli, i quali in udienza dichiararono che tali analisi esulavano dalle loro competenze. Però in precedenza avevano riferito di aver trovato tracce di T4 e di Tnt in un sedile dell’aereo e questa perizia ebbe a influenzare tutte le successive pasticciate indagini, orientate a dimostrare che su quel volo era scoppiata una bomba. Vuole un altro esempio di imbecillità esplosiva?».

Prego. Sono rassegnato a tutto.
«Per anni fior di magistrati hanno cercato di farci credere che il plastico impiegato nei più sanguinosi attentati attribuiti all’estrema destra, dal treno Italicus nel 1974 al rapido 904 nel 1984, era stato recuperato dal lago di Garda, precisamente da un’isoletta, Trimelone, davanti al litorale fra Malcesine e Torri del Benaco, militarizzata fin dal 1909 e adibita a santabarbara dai nazisti. Al processo per la strage di Bologna l’accusa finì nel ridicolo perché nessuno dei periti s’avvide che uno degli esplosivi, asseritamente contenuti nella valigia che provocò l’esplosione e che pareva fosse stato ripescato nel Benaco dai terroristi, era in realtà contenuto solo nei razzi del bazooka M20 da 88 millimetri di fabbricazione statunitense, entrato in servizio nel 1948. Un po’ dura dimostrare che lo avessero già i tedeschi nel 1945».Ormai non ci si può più fidare neppure dell’esame del Dna, basti vedere la magra figura rimediata dagli inquirenti nel processo d’appello di Perugia per l’omicidio di Meredith Kercher.
«Si dice che questo esame presenti una probabilità d’errore su un miliardo. Falso. Da una ricerca svolta su un database dell’Arizona, contenente 65.000 campioni di Dna, sono saltate fuori ben 143 corrispondenze. Comunque era sufficiente vedere i filmati in cui uno degli investigatori sventolava trionfante il reggiseno della povera vittima per capire che sulla scena del delitto era intervenuta la famigerata squadra distruzione prove. A dimostrazione delle cautele usate, il poliziotto indossava i guanti di lattice. Restai sbigottito vedendo la scena al telegiornale. I guanti servono per non contaminare l’ambiente col Dna dell’operatore, ma non per manipolare una possibile prova, perché dopo due secondi che si usano sono già inquinati. Bisogna invece raccogliere ciascun reperto con una pinzetta sterile e monouso. I guanti non fanno altro che trasportare Dna presenti nell’ambiente dal primo reperto manipolato ai reperti successivi. E infatti adesso salta fuori che sul gancetto del reggipetto c’era il Dna anche della dottoressa Carla Vecchiotti, una delle perite che avrebbero dovuto isolare con certezza le eventuali impronte genetiche di Raffaele Sollecito e Amanda Knox. Non è andata meglio a Cogne».

Cioè?
«In altri tempi l’indagine sulla tragica fine del piccolo Samuele Lorenzi sarebbe stata chiusa in mezza giornata. Gli infiniti sopralluoghi hanno solo dimostrato che quelli precedenti non erano stati esaustivi. Il sopralluogo è un passaggio delicatissimo, che non consente errori. Gli accessi alla scena del delitto devono essere ripetuti il meno possibile perché ogni volta che una persona entra in un ambiente introduce qualche cosa e porta via altre cose. Ma il colmo dell’ignominia è stato toccato nel caso Marta Russo».

Si riferisce alle prove balistiche sul proiettile che uccise la studentessa nel cortile dell’Università La Sapienza di Roma?
«E non solo. S’è preteso di ricostruire la traiettoria della pallottola avendo a disposizione soltanto il foro d’ingresso del proiettile su un cranio che era in movimento e che quindi poteva rivolgersi in infinite direzioni. In tempi meno bui, sui libri di geometria del ginnasio non si studiava che per un punto passano infinite rette? Dopodiché sono andati a grattare il davanzale da cui sarebbe partito il colpo e hanno annunciato trionfanti: residui di polvere da sparo, ecco la prova! Peccato che si trattasse invece di una particella di ferodo per freni, di cui l’aria della capitale pullula a causa del traffico. La segretaria Gabriella Alletto è stata interrogata 13 volte con metodi polizieschi per farle confessare d’aver visto in quell’aula gli assistenti Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro. Uno che si comporta così, se non è un pubblico ministero, viene indagato per violenza privata. Un Pm non può usare tecniche da commissario di pubblica sicurezza, anche se era il metodo usato da Antonio Di Pietro, che infatti è un ex poliziotto».Un sistema che ha fatto scuola.
«La galera come mezzo di pressione sui sospettati per estorcere confessioni. Le manette sono diventate un moderno strumento di tortura per acquisire prove che mancano e per costringere a parlare chi, per legge, avrebbe invece diritto a tacere».

Che cosa pensa delle intercettazioni telefoniche che finiscono sui giornali?
«Non serve una nuova legge per vietare la barbarie della loro indebita pubblicazione. Quella esistente è perfetta, perché ordina ai Pm di scremare le intercettazioni utili all’indagine e di distruggere le altre. Tutto ciò che non riguarda l’indagato va coperto da omissis in fase di trascrizione. Nessuno lo fa: troppa fatica. Ci vorrebbe una sanzione penale per i Pm. Ma cane non mangia cane, almeno in Italia. In Germania, invece, esiste uno specifico reato. Rechtsverdrehung, si chiama. È lo stravolgimento del diritto da parte del giudice».

Come mai la giustizia s’è ridotta così?
«Perché, anziché cercare la prova logica, preferisce le tesi fantasiose, precostituite. Le statistiche dimostrano invece che nella quasi totalità dei casi un delitto è banale e che è assurdo andare in cerca di soluzioni da romanzo giallo. Lei ricorderà senz’altro il rasoio di Occam, dal nome del filosofo medievale Guglielmo di Occam».

In un ragionamento tagliare tutto ciò che è inutile.
«Appunto. Le regole logiche da allora non sono cambiate. Non vi è alcun motivo per complicare ciò che è semplice. Il “cui prodest?” è risolutivo nel 50 per cento dei delitti. Chi aveva interesse a uccidere? O è stato il marito, o è stata la moglie, o è stato l’amante, o è stato il maggiordomo, vedi assassinio dell’Olgiata, confessato dopo 20 anni dal cameriere filippino Manuel Winston. Poi servono i riscontri, ovvio. In molti casi la risposta più banale è che proprio non si può sapere chi sia l’autore di un crimine. Quindi è insensato volerlo trovare per forza schiaffando in prigione i sospettati».

Ma perché si commettono tanti errori nelle indagini?
«I giudici si affidano ai laboratori istituzionali e ne accettano in modo acritico i responsi. Nei rari casi in cui l’indagato può pagarsi un avvocato e un buon perito, l’esperienza dimostra che l’accertamento iniziale era sbagliato. I medici i loro errori li nascondono sottoterra, i giudici in galera. Paradigmatico resta il caso di Ettore Grandi, diplomatico in Thailandia, accusato nel 1938 d’aver ucciso la moglie che invece si era suicidata. Venne assolto nel 1951 dopo anni di galera e ben 18 perizie medico-legali inconcludenti».E si ritorna alla conclamata inettitudine dei periti.
«L’indagato innocente avrebbe più vantaggi dall’essere giudicato in base al lancio di una monetina che in base a delle perizie. E le risparmio l’aneddotica sulla voracità dei periti».

No, no, non mi risparmi nulla.
«Vengono pagati per ogni singolo elemento esaminato. Ho visto un colonnello, incaricato di dire se 5.000 cartucce nuove fossero ancora utilizzabili dopo essere rimaste in un ambiente umido, considerare ognuna delle munizioni un reperto e chiedere 7.000 euro di compenso, che il Pm gli ha liquidato: non poteva spararne un caricatore? Ho visto un perito incaricato di accertare se mezzo container di kalashnikov nuovi, ancora imballati nella scatola di fabbrica, fossero proprio kalashnikov. I 700-800 fucili mitragliatori sono stati computati come altrettanti reperti. Parcella da centinaia di migliaia di euro. Per fortuna è stata bloccata prima del pagamento».

In che modo se ne esce?
«Nel Regno Unito vi è il Forensic sciences service, soggetto a controllo parlamentare, che raccoglie i maggiori esperti in ogni settore e fornisce inoltre assistenza scientifica a oltre 60 Stati esteri. Rivolgiamoci a quello. Dispone di sette laboratori e impiega 2.500 persone, 1.600 delle quali sono scienziati di riconosciuta autorità a livello mondiale».

E per le altre magagne?
«In Italia non esiste un testo che insegni come si conduce un interrogatorio. La regola fondamentale è che chi interroga non ponga mai domande che anticipino le risposte o che lascino intendere ciò che è noto al pubblico ministero o che forniscano all’arrestato dettagli sulle indagini. Guai se il magistrato fa una domanda lunga a cui l’inquisito deve rispondere con un sì o con un no. Una palese violazione di questa regola elementare s’è vista nel caso del delitto di Avetrana. Il primo interrogatorio di Michele Misseri non ha consentito di accertare un fico secco perché il Pm parlava molto più dello zio di Sarah Scazzi: bastava ascoltare gli scampoli di conversazione incredibilmente messi in onda dai telegiornali. Ci sarebbe molto da dire anche sulle autopsie».

Ci provi.
«È ormai routine leggere che dopo un’autopsia ne viene disposta una seconda, e poi una terza, quando non si riesumano addirittura le salme sepolte da anni. Ciò dimostra solamente che il primo medico legale non era all’altezza. Io andavo di persona ad assistere agli esami autoptici, spesso ho dovuto tenere ferma la testa del morto mentre l’anatomopatologo eseguiva la craniotomia. Oggi ci sono Pm che non hanno mai visto un cadavere in vita loro».Ma in mezzo a questo mare di fanghiglia, lei com’è riuscito a fare il giudice per 42 anni, scusi?
«Mi consideri un pentito. E un corresponsabile. Anch’io ho abusato della carcerazione preventiva, ma l’ho fatto, se mai può essere un’attenuante, solo con i pregiudicati, mai con un cittadino perbene che rischiava di essere rovinato per sempre. Mi autoassolvo perché ho sempre lavorato per quattro. Almeno questo, tutti hanno dovuto riconoscerlo».

Non è stato roso dal dubbio d’aver condannato un innocente?
«Una volta sì. Mi ero convinto che un impiegato delle Poste avesse fatto da basista in una rapina. Mi fidai troppo degli investigatori e lo tenni dentro per quattro-cinque mesi. Fu prosciolto dal tribunale».

Gli chiese scusa?
«Non lo rividi più, sennò l’avrei fatto. Lo faccio adesso. Ma forse è già morto».

Intervistato sul Corriere della Sera da Indro Montanelli nel 1959, il giorno dopo essere andato in pensione, il presidente della Corte d’appello di Milano, Manlio Borrelli, padre dell’ex procuratore di Mani pulite, osservò che «in uno Stato bene ordinato, un giudice dovrebbe, in tutta la sua carriera e impegnandovi l’intera esistenza, studiare una causa sola e, dopo trenta o quarant’anni, concluderla con una dichiarazione d’incompetenza».
«In Germania o in Francia non si parla mai di giustizia. Sa perché? Perché funziona bene. I magistrati sono oscuri funzionari dello Stato. Non fanno né gli eroi né gli agitatori di popolo. Nessuno conosce i loro nomi, nessuno li ha mai visti in faccia».

Si dice che il giudice non dev’essere solo imparziale: deve anche apparirlo. Si farebbe processare da un suo collega che arriva in tribunale con Il Fatto Quotidiano sotto braccio? Cito questa testata perché di trovarne uno che legga Il Giornale non m’è mai capitato.
«Ho smesso d’andare ai convegni di magistrati da quando, su 100 partecipanti, 80 si presentavano con La Repubblica e parlavano solo di politica. Tutti espertissimi di trame, nomine e carriere, tranne che di diritto».Quanti sono i giudici italiani dai quali si lascerebbe processare serenamente?
«Non più del 20 per cento. Il che collima con le leggi sociologiche secondo cui gli incapaci rappresentano almeno l’80 per cento dell’umanità, come documenta Gianfranco Livraghi nel suo saggio Il potere della stupidità».

Perché ha aspettato il collocamento a riposo per denunciare tutto questo?
«A dire il vero l’ho sempre denunciato, fin dal 1970. Solo che potevo pubblicare i miei articoli unicamente sul mensile Diana Armi. Ha chiuso otto mesi fa».

Anche i giudici, i magistrati (o magist-ratti), i PM (o PR del PD), hanno un cuore, ma solo per mafiosi, terroristi, pedofili, fascisti, casalingue di al-Qaida, spacciatori, infanticidi, assassini di vecchiette importati e/o dagli argomenti convincentemente lunghi e duri, ecc…

Manuale dell’antiterrorismo nell’Europa del 2017

– Bombardare Stati sovrani che combattono il terrorismo
– Finanziare gruppi terroristici per combattere gli Stati sovrani non allineati
– Sanzionare Stati sovrani che combattono il terrorismo
– Vendere armi ai Paesi che finanziano il terrorismo
– Non controllare i confini
– Fare entrare falsi profughi
– Creare ghetti in Europa
– Far finanziare moschee dai Paesi che finanziano il terrorismo
– Farsi fare attentati in Europa
– Fare marce e disegnare
– Dire che non abbiamo paura, poi invece cambiano tutti stili di vita
– Dare la colpa a Putin
– Riniziare il giro

E se fosse un islamista? Chi siamo per giudicarlo? E’ arrogante pensare che la nostra cultura è superiore? E bigotto criticarne la religione, no? Figlio, non fissarlo, l’offenderesti.

Fortissimo – The Ultimate Crisis (Frip Side)

Toaru Kagaku no Railgun OVA OP: Fortissimo – The Ultimate Crisis (Frip Side)

Fatima, una visione “politicamente scorretta”

Alessandro Lattanzio, 29/5/2017– Chi sei?, disse Lucia dos Santos di 10 anni, piena di curiosità e coraggio.
– “Provengo dal cielo”, rispose senza muovere la bocca “una strana entità luminosa di un metro di altezza, vestita di bianco e oro splendente”, a pochi metri da Francesco e Giacinta Marto, i cugini di Lucia, pietrificati mentre guardavano con stupore e paura quell’essere dall’aspetto incredibile… Forse il luogo e la data di questo “storico” incontro ravvicinato del Terzo Tipo sorprendono ancora di più: Fatima 13 maggio 1917.Fatima “politicamente scorretta”
La cittadina portoghese di Fatima sembra destinata ad “essere” una terra speciale, evocata da un nome dal significato “unico” nel Portogallo ricco di radici storiche e culturali berbere e moresche. E la regione deve il proprio sviluppo a “città simbolo del cattolicesimo” ad apparizioni “politicamente scorrette” e alla manipolazione della chiesa che mutò eventi anomali in apparizioni e miracoli della “Vergine Maria“. Ciò che successe a Fatima nel 1917 però, non corrisponde alle “apparizioni mariane” o ai “miracoli della Vergine“.

Nel 1915-1916 a Fatima si registrarono avvistamenti di “torce ardenti in cielo” e Hombrecitos Voladores (omini volanti)
All’inizio del XX secolo, a Fatima si manifestarono diversi “fenomeni anomali” come indicato dalla Dr.ssa Fina D’Armada e dal ricercatore Joaquim Fernandes nel libro “Il Segreto di Fatima“, con numerose testimonianze e dichiarazioni su apparizioni di “luminosi globi di luce” che camminavano nei giardini e tra gli abitanti del villaggio con manovre “capricciose e graziose“, che si concludevano ascendendo al cielo. Così come furono osservati “palloncini d’argento” e “oggetti di forma allungata” bruciare sfiorando gli alberi. All’inizio del 1915, quattro piccoli pastori assistettero in silenzio e stupore alla visione di “un oggetto di forma allungata” trasparente e fluttuante nel cielo, e al suo interno videro chiaramente una “donna che portava un abito che ne copriva la testa”. Lo stesso anno, alcuni mesi dopo, nella stessa regione, un gruppo di agricoltori affermò di aver visto una “nuvola trasparente che passava sopra le loro teste, con una luminosa figura umanoide all’interno dalla postura fissa ed immobile“. In un’altra occasione, un gruppo di pastori guardò con stupore “una scia di colore biancastro che volava sopra di loro lentamente e più volte, che sembrava guidata da un piccolo “essere” dalle caratteristiche umanoidi”. Carolina Carreira, figlia di María Carreira, responsabile della cappella di Cova da Iria, incontrò un'”entità simile a un bambino di 10 anni“, che senza muovere le labbra comunicò con lei; sembrava avvolto da un “fascio di luce” che proveniva da una nube luminosa fissa in cielo.
Nella primavera 1915, Lucia, Teresa Matias, la sorella Maria Rosa e Maria Justino videro sospesa in aria, sopra gli alberi, una figura simile ad una “statua di neve” che i raggi del sole resero trasparente. Le ragazze non dissero “Abbiamo visto un angelo“, ma “abbiamo visto qualcosa di simile a una nuvola che era più bianca della neve“, non sapendo come descriverla. Più tardi dissero “che aveva una forma umana“. La “cosa” apparve altre due volte nel 1915 alle stesse ragazzine, senza portare alcun messaggio.
Nel 1916, a Loca do Cabeço Cave molti abitanti affermarono di aver incontrato un radioso “angelo bianco“. E nello stesso anno, i piccoli pastori Lucia, Francesco e Giacinta affermarono di avere incontrato un “essere” bianco incandescente, che gli trasmise (telepaticamente?) due parole: “niente paura“.
Primavera del 1916, l’umanoide si manifestò di nuovo a Lucia, Francesco e Giacinta. Videro sopra gli alberi una forma umana avvicinarglisi. Questa “cosa” aveva l’aspetto di un ragazzo di circa 15 anni, dal corpo bianco puro che il sole aveva reso trasparente come se fosse di cristallo. Arrivando vicino ai tre bambini, l’essere di luce “disse“: “Non temete, io sono l’Angelo della Pace. Pregate per me“. Poi s’inginocchiò chinando il capo a terra. Francesco vide l’angelo, ma non sentì nulla. Fu così in tutte le apparizioni successive; vide l’entità, ma solo la sorella e la cugina ne sentirono le parole.
Autunno 1916, i piccoli pastori pregavano nel luogo dove l’“angelo” gli apparve la prima volta, quando una luce comparve sopra di loro. Avvicinandosi, i bambini videro ancora l’“angelo” che questa volta teneva nella mano sinistra un calice, da cui fece cadere alcune gocce di sangue. Quindi lasciando il calice e un’ostia levitare nell’aria, l’“angelo” si prostrò in presenza dei bambini e disse una preghiera. Poi, alzandosi, riprese calice e ostia e diede la Santa Comunione a Lucia, e versò il sangue del calice su Giacinta e Francesco. S’inchinò per l’ultima volta e ripeté per tre volte la preghiera. I tre bambini videro arrivare un’altra “entità“: dopo un lampo apparve una “signora” vestita di bianco che emanava luce intorno a sé. Sembrava trasparente.
Il 13 maggio 1917, a Fatima, più precisamente a Cova da Iria, ancora i tre piccoli pastori, Lucia dos Santos e Francesco e Giacinta Marto, giocavano quando caddero due “fulmini” prima della comparsa di “un piccolo “essere” di luce che discese su una “rampa di luce compatta” da una nuvola in cielo. L’essere aveva caratteristiche femminili, grandi occhi scuri, irradiava luce ed era alto un metro, dalla testa rotonda con un casco luminoso indossava un abito bianco e oro fino al ginocchio con stivaletti, questa tunica aveva cuciture da imbottitura, e dello stesso materiale appariva il mantello che l'”essere” portava sulle spalle e la schiena. Le mani reggevano una sfera trasparente che irradiava una luce forte ma non accecante. L’essere gli si avvicinò, galleggiando a mezz’aria e, senza cambiare posizione, comunicò (alla sola Lucia) senza muovere le labbra, né emettere un suono qualsiasi”. Questa la descrizione narrata dai pastori conservata nell’archivio del Santuario di Fatima insieme ai disegni a cui la Dr.ssa D’Armada ebbe accesso, descrizioni che si differenziano nettamente dall’immagine stereotipata diffusa sull’apparizione di Fatima.
L'”essere” si avvicinò ai bambini e, con un sorriso, gli disse che: “vengo dal cielo, annunciando il cambiamento di coscienza nell’uomo per il proprio benessere e del pianeta; nei prossimi cinque mesi, ogni giorno 13, apparirò nello stesso posto… e non abbiate paura“. Solo Lucia avrebbe “sentito” il messaggio che suonava “come una voce dolce e gentile nella sua testa“, mentre i cugini poterono solo vederla. Poi l’entità risalì la rampa di luce fino alla nuvola allungata ferma nel cielo. I bambini corsero eccitati a casa per raccontare quello che avevano visto, ma le famiglie li rimproverarono, anche perché temevano le autorità che non ne volevano sapere nulla di questioni “religiose” e di “miracoli“. Infatti, nel 1910, in Portogallo vi era stato un colpo di Stato contro la monarchia organizzato da circoli massonici e anticlericali.

13 giugno 1917: 2° Incontro a Fatima
I tre bambini furono nel luogo convenuto per il contatto del 13 giugno, e dopo un forte tuono, seguito da un potente fulmine saettato da una “nuvola“, discese da una scala di luce l’entità luminosa, per rassicurare i bambini.

13 luglio 1917: 3° Incontro a Fatima
Nell’occasione, l’entità raccomandò a Lucia di “trasmettere e diffondere questi messaggi al mondo turbato e malato“. Qui nacque il famoso “Segreto di Fatima“, una manipolazione della chiesa come lo fu la pretesa che “il piccolo umanoide” fosse “La Vergine“.

15 agosto 1917: 4° Incontro a Fatima
Il 13 agosto si diffuse la voce che la “Vergine” sarebbe apparsa e più di 20000 persone si presentarono a Cova da Iria, ma i bambini furono trattenuti dalle autorità di Villa Nova de Ourem. Arturo de Oliveira Santos, sentendo parlare delle apparizioni, pretese dai bambini che gli svelassero i segreti; tuttavia, quel 13 agosto, migliaia di testimoni videro una serie di sfere luminose in cielo e una “strana pioggia di fili bianchi” di composizione ignota; era la prima volta che si ebbe testimonianza dei famosi “capelli d’angelo” associati a diversi avvistamenti UFO. Il 15 agosto, i pastori furono rilasciati. Bryan Boldman che studiò 250 casi di ‘capelli d’angelo‘, dedusse che il 57% di essi fosse associato a contemporanei avvistamenti di UFO.
Il 19 agosto, mentre Lucia, Francesco e il fratello Giovanni pascolavano le pecore a Valinhos, l’entità apparve sopra una quercia ordinandogli di recarsi a Cova da Iria il 13 settembre. La fama delle apparizioni dilagò e la Chiesa cattolica vi vide la possibilità di un “risveglio” da usare per riguadagnare quel peso nella società portoghese che aveva perso dal 1910. La chiesa poté influenzare l’opinione pubblica locale parlando di apparizioni “mariane” e sfruttando l’estrazione sociale dei bambini; ricorrendo anche a un’ampia produzione di “interpretazioni forzate delle apparizioni“.13 settembre 1917: 5° Incontro a Fatima
Il 13 settembre, più di 30000 persone si riunirono a Cova de Iria, nonostante le minacce della stampa massonica. I pastori videro in cielo un “grande globo di luce” attraversare le nuvole, e poi i tre bambini s’inginocchiarono in piena trance, concentrandosi su un piccolo albero dove sarebbe comparsa l'”entità“. Solo loro poterono vederla e solo Lucia interagì con l'”entità” che gli comunicò la “necessaria conversione spirituale (senza riferimento ad alcuna dottrina religiosa) con urgenza, mentre le esplosioni di violenza (la guerra mondiale) causavano gravi danni non solo fisici, ma anche spirituali, prevedendo delle cure per alcuni degli astanti“, e per compensare i bambini dalle minacce subite per i loro incontri, l'”entità” promise un enorme miracolo a cui tutti potessero assistere, per il 13 ottobre.13 ottobre 1917: 6º Incontro a Fatima
Quel giorno piovve molto, ma a Fatima si radunarono lo stesso 70000 persone. Come al solito nell’incontro i tre bambini rimasero completamente assorti e concentrati sull’alberello, punto d’incontro con l’entità, prostrandosi “come salutando qualcuno“, mentre sembrò che i rami del piccolo albero cedessero al peso di “qualcosa” d’invisibile alla folla ma non ai tre bambini. L'”entità” diede l’ultimo messaggio a Lucia, parlando della “Fine della guerra mondiale” e di “cercare la guarigione spirituale, mentre disturbi e malattie affliggono molti dei presenti per via delle carenze spirituali (ma non religiose)“. Quindi l’essere risalì la rampa che lo riportò nella luce che decollò, perdendosi in cielo. La gente invece vide “una nube scura e immensa generare una grande sfera d’argento dorata che irradiava raggi colorati in tutte le direzioni“, ma nonostante l’elevata brillantezza, la si poteva osservare senza danni agli occhi. Improvvisamente la sfera luminosa cominciò a cambiare colore e a “danzare” come un “pendolo” (o a “foglia morta”), da un lato all’altro; i testimoni furono “confusi e affascinati” quando all’improvviso, zigzagando vertiginosamente, la sfera “entrò in una spirale” roteando ad alta velocità, a pochi passi dalla folla ora terrorizzata e che urlava di paura, pensando fosse arrivata “la fine del mondo“. L’oggetto volante cominciò a vibrare provocando un ronzio “come uno sciame di api” e irradiando un calore intenso attraverso molteplici fasci di luci rosse che sembravano fulmini. Con una rapida manovra, la “palla di fuoco” risalì in cielo verso una “grande nuvola d’oro” quando un forte vento cominciò a soffiare, solidificando il terreno fangoso e asciugando i vestiti bagnati dei presenti. La sfera avrebbe avuto un diametro di 25-30 m. Testimoni affermarono di aver visto degli occupanti all’interno della sfera, mentre altri, tramite un binocolo, videro un oggetto rettangolare vicino alla sfera, che a sua volta fu avvistata da 13 a 30 km da Fatima, eliminando l’ipotesi di un’allucinazione collettiva.
Il quotidiano Diario de Noticias scrisse che “il sole apparve di colore argento opaco, in movimento circolare, come se fosse attraversato da energia elettrica”. Joa Carreira disse, “era come la ruota di una bicicletta“. Julia Franco affermò che “dopo di che il sole girò velocemente, con una velocità sorprendente, volando in modo indescrivibile“. Gonçalo Almeida Garrett, professore di matematica: “Il sole per tre volte manifestò un moto rotatorio attorno alla sua periferia, scintillante di luce sui bordi similmente ai giochi pirotecnici intorno a delle ruote. Questo movimento rotatorio ai bordi del sole avvenne per tre volte, e si fermò per tre volte: era veloce e continuò per otto-dieci minuti, più o meno“. Avelino de Almeida scrisse su Illustraçao Portuguesa, “Il sole, un disco d’argento, apparve allo zenit e cominciò a danzare, una danza violenta e convulsa che molte persone definirono serpentina“.
Negli anni seguenti, Francesco e Giacinta furono vittime della spagnola, nel 1919 e nel 1920. Lucia entrò nel noviziato delle suore di Santa Dorotea il 24 ottobre 1925. Nel 1935-36, su richiesta del vescovo José Alves Correia da Silva, scrisse la testimonianza ‘ufficiale’ sulle apparizioni. Morì il 13 febbraio 2005.

Joaquim Fernandes

Joaquim Fernandes e Fina d’Armada, due storici portoghesi, si dedicarono allo studio del fenomeno dal 1978, quando ebbero accesso agli archivi segreti del Santuario di Fatima, dove sono conservate le registrazioni di Lucia, divenuta suora, e redassero nel 1995 un libro di 460 pagine, “Intervenção Extraterrestre em Fátima – come aparições eo fenomeno OVNI” (Amadora, Livraria Bertrand). L’opera si basa su fonti di prima mano, come le interviste dirette ai tre principali testimoni delle “apparizioni” Lucia, Francisco e Giacinta, oltre che a un gruppo di testimoni diretti degli eventi. Furono Fernandes e d’Armada a scoprire la “quarta veggente“, la già citata Carolina Carreira, che descrisse un “contatto telepatico con un essere biondo di piccola statura che nella testa le ripeté l’ordine: “Vieni qui e dici tre Ave Maria, vieni a dire tre Ave Maria…” Inoltre, gli autori recuperarono la prima descrizione data da Lucia dell’entità, quando in un’intervista parlò di “una specie di bambola molto carina. Aveva gli occhi neri e un bel viso… La signora era molto brillante, di circa 1 metro e 10 cm di altezza, tra i 12 e i 15 anni, indossava una gonna stretta, una giacca e un mantello tutti trapuntati in oro, che scese dall'”alto” e svanì ascendendo gradualmente, non aveva espressività facciale e né articolava le labbra, muovendo solo le mani di tanto in tanto, tra cui tratteneva un globo luminoso”. Infine, si allontanava sempre dai testimoni volgendogli le spalle. Secondo Giacinta, il vestito dell’entità arrivava solo fino alle ginocchia.
Joaquim Fernandes afferma che il documento più prezioso erano Le indagini della parrocchia, predisposto dal parroco locale, quello poi licenziato dai gesuiti. Un altro documento importante era l’Udienza ufficiale del 1923. Confrontandoli con il “Diario” di Suor Lucia dos Santos, scritti negli anni ’30, emerge l’inaffidabilità della testimonianza ‘ufficiale’ del Vaticano su Fatima, con tanto di terzo o quarto ‘segreto’ spacciati allo scopo di rafforzarne la presa mediatica. Questi documenti sono sempre stati ignorati a favore della ‘testimonianza’ ufficiale di Lucia. Perciò venne insabbiato il caso della “quarta veggente”, Carolina Carreira, rinvenuta invece nell’Udienza ufficiale. Il caso di Carolina infatti era pieno di “stranezze” non conformabili alla versione adottata dal Vaticano. Il già citato parroco di Fatima fu dimesso perché in disaccordo con i gesuiti sulla questione. Infatti, i gesuiti s’incaricarono del caso sequestrando tutti i documenti, tra cui migliaia di lettere scritte in seguito da Lucia.

Fina D’Armada

Inoltre, gli autori determinarono l’area in cui il cosiddetto “fenomeno solare” del 13 ottobre 1917 produsse effetti fisici: una fascia di 70 metri di larghezza a Cova da Iria. In questa fascia, orientata a sud-nord, rientrarono tutti i testimoni che riportarono gli effetti avutisi solo durante il momento del “fenomeno solare”, quando l'”oggetto” discese sulla folla di 70000 persone. Tali effetti furono calore improvviso e intenso; essiccazione di abbigliamenti e suolo; effetti fisiologici o “cure miracolose“. Effetti coerenti, secondo i fisici nucleari James McCampbell e Jean-Pierre Petit del CNRS francese, e al biofisico W. Levengood, alle “radiazioni da microonde“. Altri studi, dell’Istituto di Ingegneria Elettrica ed Elettronica canadese e dei laboratori DERMO di Tolosa, ritennero che il “ronzio” percepito dai testimoni fosse stato prodotto da radiazioni a microonde tra i 200 e i 3000 Mhz, chiamato “fenomeno uditivo delle microonde”. I testimoni, in quegli eventi, dissero di aver osservato luci globulari silenziose che si muovevano lentamente nel cielo (spesso da est a ovest). Piccole nuvole circondare i testimoni. Lampi di luce apparire improvvisamente. Lucia disse di aver visto un lampo di luce che pulsava. Furono sentiti tuoni con cielo terso e in assenza di fulmini, venti relativamente forti, come se “qualcosa” di enorme ma invisibile sorvolasse la zona. Boati come quelli dei razzi si sentirono quando le entità scomparivano. Luci straordinarie furono avvistate e una sorta di arcobaleno ad altezza d’uomo che colorava l’ambiente circostante di diversi colori. Testimoni sperimentaono un drastico calo delle temperature e della luminosità, come se vi fosse un’eclissi solare. Fu anche notata una sorta di “pioggia” di “petali bianchi” o “cellule splendenti” dal cielo, che una volta che toccavano il suolo evaporavano senza lasciare traccia; è il caso dei capelli d’angelo. Odori dolci furono percepiti da diversi testimoni. Un enorme piatto d’argento apparve sulla folla di quasi 70000 persone che assisté ad effetti termici significativi. Il disco compiva movimenti erratici (come una “foglia morta” che cade). Un testimone disse che il disco roteò rapidamente su se stesso producendo una moltitudine di raggi colorati. I tre bambini sono stati testimoni di fenomeni particolari, visibili solo a loro. Videro esseri di luce che si libravano sopra la terra e gli alberi, esseri trasparenti che sembravano fossero di “cristallo” che apparivano e scomparivano improvvisamente. Sembravano trasmettere messaggi, ascoltati solo da due dei tre testimoni e mai dalla folla circostante. Questi esseri parlavano in portoghese e generavano “visioni” dalle loro mani, che emettevano una luce intensa, inducendo stati alterati di coscienza. Un fatto notevole fu la capacità predittiva dell'”entità“, che previde con precisione la scomparsa di Francesco e Giacinta, uccisi dall’influenza spagnola.

L’entità incontrata da Carolina Carreira

La tesi del Contrammiraglio Gilles Pinon
Secondo il Contrammiraglio Gilles Pinon, l’“entità” o “agente” di Fatima, perseguiva determinati obiettivi, sia immediati che remoti. Tra gli obiettivi immediati, Pinon assumeva che l'”agente” volesse impressionare i testimoni “colpendone” la fantasia e lasciando un’impressione (“impronta digitale“) sulla folla (soprattutto il 17 ottobre 1917 con la famosa “danza del sole“).
L’obiettivo immediato era quindi indurre stupore e paura inscenando uno “spettacolo” grande, potente, straordinario e che fosse visto dai testimoni come fenomeno soprannaturale, superando le possibilità di comprensione dei testimoni dell’epoca. Tutti i testimoni diretti non avrebbero capito cosa fosse successo, non potendo comprendere origine, procedura e impiego di una tecnologia che producesse le “meraviglie” osservate. Un’altra conseguenza fu che il mondo intero seppe dell’evento di Fatima. Tra gli obiettivi a lungo termine, Pinon inseriva gli effetti psico-spirituali e socioculturali, che non specificava.

Appendice: Manuel Nunhes Formigao
Padre Manuel Nunhes Formigao, un docente che assistette agli avvistamenti del 13 settembre e del 13 ottobre 1917, alla “Danza del Sole”, scrisse il primo libro sull’“apparizione di Fatima” (“Os Episodios Maravilhosos de Fatima”) già nel 1921, basato sulle sue 6 interviste ai bambini, la prima a quanto pare il 27 settembre 1917. Fu Formigao ad avviare il processo di canonizzazione delle “apparizioni mariane” di Fatima. Ma sulla genuinità delle intenzioni di costui è lecito porsi seri dubbi: dal luglio al settembre 1909 fu a Lourdes, e nella grotta di Massabielle promise di divenire il più grande propagandista in Portogallo del culto dell'”apparizione mariana” di Lourdes. In sostanza era pronto a diffondere e propagandare un nuovo culto mariano nell’ambito della chiesa cattolica portoghese, allora estromessa dalla politica nazionale. Fu Formigao, che era anche un medico, a seguire Giacinta quando fu colpita dalla spagnola. Nel febbraio 1920, Formigao affermò che la Madonna l’aveva incitato a fondare una nuova congregazione, “per riparare ai peccati” di Fatima. Dopo la morte di Giacinta, incominciò a seguire Lucia facendola entrare in convento. Fino al 1936 si occupò della pubblicistica sull’apparizione di Fatima, ed iniziò a diffondere in Europa (Francia, Belgio, Italia, Regno Unito) la sua (e del Vaticano) narrazione sulle apparizioni di Fatima. Dal 1936 fu di fatto confinato a Bragança. Solo nel 1955 scrisse le sue testimonianze per il Tribunale Ecclesiastico nel processo di beatificazione di Giacinta e Francesco Marto. Scomparve il 13 aprile 1956.

L'”aeroplano” che trasportava la “Madonna” a Cova de Iria, il 13 settembre 1917
Dal libro del canonico Barthas “Fatima” (p 130-132), si legge il seguente passaggio: “Tutti coloro che lo videro ne furono impressionati, come i due sacerdoti Manuel Carmo Gois e Manuel Pereira da Silva, descrivendolo simile a un aereo che trasportava la Madre di Dio per adempiere alla promessa fatta ai bambini, prima di riportarla in Paradiso. Con loro c’era monsignor Joao Quaresma vicario generale della diocesi di Leiria, autorità nominata dal vescovo per la Commissione di canonizzazione, che considerò naturale e accettabile che la Vergine utilizzasse un aereo come qualsiasi mortale…
Il 13 settembre, a mezzogiorno: “Ci fu un silenzio assoluto. Si pregava. All’improvviso grida di gioia… voci lodavano la Vergine. Braccia si alzavano puntando il cielo vuoto.”Guarda, non si vede?”… “Sì, vedo”, la soddisfazione brillava negli occhi di chi guardava il cielo azzurro e senza una nuvola, e mi misi a scrutare la vastità del cielo, per vedere ciò che gli altri, felici, videro prima di me. “Scrutate anche voi!…” Con mio grande stupore, vidi chiaramente e distintamente un globo luminoso che si muoveva da est ad ovest, scorrendo lento e maestoso nel cielo. Aveva forma ovale, con il lato lungo rivolto verso il basso. Accanto a me, il sacerdote guardò ed ebbe la fortuna di godere dello stesso inaspettato e affascinante spettacolo… quando improvvisamente il globo con la sua luce straordinaria svanì ai nostri occhi. Vicino a noi c’era una piccola vestita come Lucia, più o meno della stessa età. Piena di gioia gridava “la vedo ancora… lo so… anche adesso scende!” Negli ultimi minuti, giusto il tempo dell’apparizione, la bambina di nuovo esclamò indicando il cielo: “E’ ritornata!” continuando a seguire il globo, fin quando scomparve in direzione del sole.
– Cosa ne pensi di quel globo?, chiesi al mio amico, entusiasta per ciò che avevamo visto.
– Era la Madonna, rispose senza esitazione.
Ed era anche la mia convinzione. I bambini contemplavano la Madre di Dio. A noi fu concessa la grazia di vedere la macchina che l’aveva trasportata dal cielo all’inospitale cima Serra de Aire“.

Ricostituzione del globo luminoso osservato in Cova da Iria, il 13 settembre 1917

Tra il 1937 e il 1945, un’entità che s’identificò come la regina dell’universo apparve più di 100 volte a quattro ragazze nel villaggio di Heede, in Germania. Le ragazze, di età compresa tra dodici e quattordici anni, erano Anne Schulte, Grete e Marie Ganseforth, Susanne Bruns. Queste visioni iniziarono nel novembre del 1937 e continuarono per tutta la guerra, con la signora che esortava il mondo a “pregare, pregare molto, specialmente per la conversione dei peccatori“. Il 18 giugno 1961, quattro ragazze giocavano nel villaggio di Garabandal, in Spagna, quando improvvisamente videro un “angelo”. Le ragazze, Maria Cruz Gonzalez, undici anni, Conchita Gonzales, dodici, Jacinta Gonzales, dodici e Maria Lola Mazon, dodici, dissero che sembrava avere circa nove anni, che era vestita di una lunga veste blu senza cuciture, che aveva un piccolo volto con occhi neri e “belle mani e unghie corte”. La figura era circondata da un bagliore abbagliante e svanì senza dire una parola. Subito dopo queste prime esperienze, le ragazze cominciarono a entrare in trance che duravano per ore mentre rimanevano inginocchiate con la testa all’indietro e gli occhi fissi, totalmente ignare delle centinaia di persone che le circondavano. “La Signora era accompagnata da due angeli in questa occasione. Gli ‘angeli’ erano vestiti uguali, ‘come se fossero gemelli’. La Signora aveva mani lunghe e sottili, un lungo viso angolare con un bel naso“. Le labbra erano “un po’ sottili” e sembrava “piuttosto alta”. I capelli erano marrone scuro e separati al centro. A destra della signora le ragazze videro “un quadrato rosso fuoco che inglobava un triangolo con un occhio e una scritta. Le lettere erano di un’antica scrittura orientale“. Il messaggio del 18 ottobre 1961, secondo le bambine, diceva: “Dobbiamo fare molti sacrifici, fare molta penitenza. Dobbiamo visitare spesso il Santissimo Sacramento… e se non lo facciamo, ci sarà una punizione“. Il 8 giugno 1965, Conchita entrò in trance e riferì le seguenti affermazioni della Madonna: “Dato che il mio messaggio del 18 ottobre non è stato rispettato e nè diffuso al mondo, vi dico che questa è l’ultima. Prima, la tazza si riempiva; adesso è piena… Vi vengono dati gli ultimi avvertimenti”. Otto ragazze sull’isola di Cabra nelle Filippine cominciarono ad avere le visioni nel marzo 1968, una voce femminile promise un miracolo. Nell’ultima settimana di marzo 3000 persone si riversarono sull’isola e videro un oggetto circolare che roteava e cangiava in tutti i colori dello spettro.Fonti:
As Aparições De Fátima Eo Fenómeno Ovni
Chronology of Father Manuel Nunes Formigão
Dados biogràficos do Dr. Formigão
El Quinto Hombre
Fatima au Portugal en 1917
Fatima cud czy bliskie spotkanie
Fatima UFO-like apparitions of 1917 examined in new book
Formigao Manuel Nunes
La Conference de Gilles Pinon aux recontres de Chalons-en-Champagne, le 14 Octobre 2005
O aeroplano que transportou Senhora
Vallee: Fatima Event Was UFO