Arabia Saudita contro Iran: la placca tettonica petrolifera di Qatif

Alfredo Jalife-Rahme, Rete Voltaire, Città del Messico (Messico) 4 febbraio 2016

E’ consuetudine nella stampa occidentale avere un’aria da studiosi e spiegare la rivalità tra Arabia Saudita e Iran su base religiosa (sunniti contro sciiti) o etnica (arabi contro persiani). Eppure la storia contraddice tali interpretazioni, mentre uno sguardo sulla mappa del petrolio chiarisce tale conflitto.iran-linesL’escalation tra Arabia Saudita (prima potenza mondiale petrolifera, 27,7 milioni di persone, 80% sunniti e 20% sciiti concentrati nella Provincia Orientale di Qatif) e Iran (81,1 milioni persone in grande maggioranza sciiti indo-europei e potenza gasifera mondiale) è il risultato della rivalità geopolitica più che di un conflitto etnico o religioso, senza offesa per coloro che si attengono al prisma israelo-anglosassone che deforma balcanizzando. Quando Reza Shah Pahlevi regnava, l’Arabia Saudita era il grande alleato dell’Iran, dominato dagli Stati Uniti. L’attuale escalation è un riflesso della divisione globale, incluso lancio del “Grande Medio Oriente” e rivalità sul potere nel mondo islamico e nell’OPEC. La divisione geo-strategica tra Stati Uniti da un lato e Russia e Cina dall’altra, è lo sfondo della trappola demografica ordita da Zbigniew Brzezinski/Stratfor con la loro “carta islamica” [1] volta a destabilizzante profondamente il blocco RIC (Russia, India, Cina). La Russia ha un 20% di sunniti tartari; e l’India, potenza nucleare, è la prima potenza islamica del mondo, con un 20% di musulmani; e la Cina, a sua volta ha 10 milioni di uiguri e mongoli sunniti, parte della popolazione turca della provincia autonoma di Xinjiang, altamente strategica perché ricca di gas e uranio. L’ex-primo ministro Ariel Sharon aveva tracciato sul Medio Oriente una linea orizzontale dal Marocco al Kashmir (le proteste contro l’Arabia Saudita hanno raggiunto questi estremi) e una verticale dal Caucaso, ventre della Russia, al corno d’Africa. L’Organizzazione della cooperazione islamica (57 Stati membri) ha 600 milioni di abitanti, o il 22% della razza umana, per l’80% sunniti, un universo tutt’altro che omogeneo di scuole legali d’interpretazione del Corano, assai diverse, e quasi per il 20% sciita, divisi dalla presenza di molteplici sette (alawita in Siria, huthi/zaiditi nello Yemen, aleviti in Turchia, ismaeliti in India, ecc). Vi sono diverse minoranze sciite in India, Pakistan e Afghanistan, Paesi destabilizzati dal grande gioco geostrategico degli Stati Uniti contro il RIC. In Iraq gli sciiti sono la maggioranza (85%), come in Bahrayn (85%); e in Libano sono il 50% e le minoranze sciite in India, Pakistan e Afghanistan sono grandi. Infine, circa 400 milioni di sciiti sono divisi tra un centinaio di Paesi, ma l’80% è concentrato in Iran (81,8 milioni), India (45,4 milioni), Pakistan (42,5 milioni), Iraq (24,5 milioni) e Turchia (20 milioni).
Al di là della rivalità per la leadership religiosa del mondo musulmano tra Iran e Arabia Saudita, e la questione della custodia dei luoghi santi di Mecca e Medina, Riyadh ha perso due stretti alleati tra i sunniti: Sadam Husayn, che governava l’Iraq dalla maggioranza sciita (situazione di equilibrio in Siria, dove Assad proviene dal 15% alawita della popolazione rispetto all’80% sunnita) e Hosni Mubaraq in Egitto, spazzato via dall’artificiale “primavera araba” istigata da Stati Uniti e Regno Unito; allo stesso tempo l’Iran ha esteso l’influenza in Libano con Hezbollah, e Siria con gli alawiti in guerra contro Arabia Saudita, Qatar e Turchia. Nello Yemen, l’Arabia Saudita conduce la guerra contro gli huthi; nel Bahrayn, Riyadh è intervenuta militarmente per sedare la rivolta della maggioranza sciita [2]. L’escalation ha raggiunto il culmine con la strage di pellegrini iraniani alla Mecca, un semplice incidente, secondo Riyadh, omicidio intenzionale di 500 persone per l’Iran, tra cui l’ex-ambasciatore in Libano [3].
Oltre ai piani per la balcanizzazione di Iran e Arabia Saudita annunciati dal Pentagono [4] e New York Times [5], vanno notate tre tracce altamente radioattive:
– le riserve in valuta estera delle sei petromonarchie arabe del Golfo Persico: questi Paesi hanno in programma di lanciare la moneta unica del Golfo [6];
– la parità del rial saudita con il dollaro [7];
– e il petrolio di Qatif.
Arabia Saudita e Iran non hanno interesse a un’ulteriore escalation, mentre Riyadh vuole consolidare la successione di re Salman, l’Iran è con il fiato sospeso in attesa della revoca imminente delle sanzioni, recuperando 150 miliardi di dollari sequestrati da Washington in cambio della disattivazione del programma nucleare. Ricordiamo che l’Iran dispone di 109 miliardi di dollari di riserve, di fronte ai 650 miliardi dell’Arabia Saudita. L’esecuzione di 47 persone, di cui 43 terroristi jihadisti sunniti sostenitori di al-Qaida che volevano rovesciare la casa reale dei Saud, più 4 sciiti, tra cui lo sceicco Nimr al-Nimr di Qatif, venerato dai giovani e che minacciò la secessione, e altri tre chierici, ha innescato la furia dello sciismo universale, quando Hezbollah ha accusato gli Stati Uniti di essere dietro le decapitazioni. Stratfor, il centro israelo-texano noto quale oscura emanazione della CIA, dice che la controversia su al-Nimr imperversa da anni [ 8 ] In effetti, fu arrestato nel luglio 2012 per incitamento dei militanti sciiti nella regione petrolifera, la provincia orientale, durante la “primavera araba”, quando Riyadh era già intervenuta in Bahrayn, il piccolo confinante a maggioranza sciita, per rafforzare i sunniti della penisola arabica. Come nella guerra Iran/Iraq volta ad esaurire Sadam Husayn e la rivoluzione islamica sciita di Khomeini, quando gli Stati Uniti vendettero armi a entrambi per indebolirli. Ancora una volta Washington cerca d’attuare il programma d’indebolimento, questa volta di Arabia Saudita ed Iran? Ambrose Evans-Pritchard, feroce critico della casa reale inglese ritiene che la collisione tra i due Paesi sia pericolosamente vicina al cuore del mercato mondiale del petrolio. Dice che la minoranza sciita colpita, il 15% della popolazione saudita secondo lui, “risiede nei giganteschi giacimenti petroliferi sauditi, in particolare nella città di Qatif” [9]. Cita Ali al-Ahmad, direttore dell’Istituto per gli Affari del Golfo di Washington secondo cui Qatif è il centro nevralgico dell’industria del petrolio saudita, la grande stazione centrale in cui 12 oleodotti riforniscono gli enormi terminal petroliferi di Ras Tanura e Dharan, molto vulnerabili in caso di attacco a sorpresa. Evans-Pritchard insiste che la maggior parte dei 10,3 milioni di barili prodotti giornalmente dall’Arabia Saudita, sorvegliati da 30000 guardie, attraversi il cuore dello sciismo in subbuglio; un’interruzione di pochi giorni può causare un picco del petrolio, raggiungendo i 200 dollari o più al barile, alimentando la crisi economica globale. Questa è la manna geopolitica sognata dagli speculatori di hedge fund di Wall Street e City di Londra…
Si dovrebbero seguire con il microscopio elettronico le posizioni turche (la sola potenza sunnita della NATO) e del Pakistan (la maggiore potenza militare musulmana), che finora hanno assunto un atteggiamento neutrale e cauto, soprattutto per i recenti legami con Russia e Cina e la repulsione per i Fratelli musulmani (incoraggiati da Turchia e Qatar), e non certo dall’amore per l’Iran.oil-and-gas-infrastructue-persian-gulf--large-Note
[1] “Otra trampa de Brzezinski y Stratfor contra Rusia: “guerra demográfica” con Turquía“, Alfredo Jalife Rhame, La Jordana, 3 gennaio 2016.
[2] “Why the King’s Sunni Supporters are Moving Abroad“, Justin Gengler, Foreign Affairs, 6 gennaio 2016.
[3] “L’Arabie saoudite a bien enlevé des collaborateurs de l’ayatollah Khamenei“, Réseau Voltaire, 13 novembre 2015.
[4] “We’re going to take out 7 countries in 5 years : Iraq, Syria, Lebanon, Libya, Somalia, Sudan & Iran”, Videointervista con il Generale Wesley Clark, Democracy Now, 2 marzo 2007.
[5] “Imagining a Remapped Middle East”, Robin Wright, The New York Times Sunday Review, 28 settembre 2013.
[6] “Hacia el nuevo orden geofinanciero: yuan chino entra al FMI y Rusia prepara su “rublo-oro”“, Alfredo Jalife-Rahme, La Jornada, 13 gennaio 2015.
[7] “Saudi riyal in danger as oil war escalates”, Ambrose Evans-Pritchard, The Telegraph, 28 dicembre 2015.
[8] “The Saudi-Iranian Spat Is Emblematic of the Region’s Power Struggle”, Stratfor, 4 gennaio 2016.
[9] “Saudi showdown with Iran nears danger point for world oil markets”, Ambrose Evans-Pritchard, The Telegraph, 4 gennaio 2016.

Alfredo Jalife-Rahme Professore di Scienze politiche e sociali dell’Università nazionale autonoma del Messico (UNAM). Pubblica cronache di politica internazionale sul quotidiano La Jornada. Ultima opera: La Cina irrompe in America Latina: Drago o panda? (Orfila, 2012).

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia ha infiltrato con successo lo SIIL

Fort Russ, 8 febbraio 2016560e9418c36188b34b8b457aSpie ceceni fedeli al Cremlino si sono infiltrate nello Stato islamico in Siria raccogliendo l’ intelligence che l’Aeronautica russa utilizza per scegliere gli obiettivi dei bombardamenti, ha dichiarato il leader della Cecenia alla TV. Ramzan Kadyrov, lo stretto alleato del Presidente Vladimir Putin che ha il serrato controllo della regione a maggioranza musulmana, dal passato di ribellione contro Mosca, ha dichiarato che ceceni si erano addestrati con i combattenti dello Stato Islamico all’inizio della guerra siriana. “Una rete spionistica fu allestita nello Stato Islamico“, citava l’ufficio di Kadyrov sull’intervento sul canale Russia 1, affermando che “i migliori combattenti” della Cecenia furono inviati in Siria per raccogliere informazioni su struttura e numero dei terroristi. “Grazie al loro lavoro di agenti l’Aeronautica russa distrugge le basi dei terroristi in Siria“. Chiestogli dei commenti, Dmitrij Peskov, portavoce di Putin, ha rifiutato di confermare la presenza di forze cecene in Siria. L’intervista completa di Kadyrov sull’argomento dovrebbe essere trasmessa il 10 febbraio. Lo Stato islamico in Siria girò un viedo macabro a dicembre; l’omicidio di un uomo indicato come ceceno e spia dell’intelligence russa. Kadyrov, accusato da gruppi sui diritti umani, ha rapidamente smentito che l’uomo fosse una spia. I ceceni che si oppongono al governo russo, induriti da due guerre contro Mosca, sono anche noti jihadisti che combattono al fianco dello Stato islamico in Siria. Mosca teme possano tornare e compiere attentati in Russia, come hanno minacciato.
La Russia ha lanciato gli attacchi aerei in Siria il 30 settembre e ha istituito una base aerea integrando l’impianto navale esistente. Vi ha fanteria e blindati per proteggere i propri interessi ed istruttori e consiglieri militari che collaborano con l’Esercito arabo siriano. I diplomatici occidentali hanno detto che le forze speciali russe sono attive in Siria; le autorità russe non sono aperte su questo. Ma la TV di Stato, in un’anticipazione del programma completo che sarà trasmessa questa settimana, ha detto che era il momento di parlare delle forze che aiutano a coordinare gli attacchi aerei russi in Siria “a costo della propria vita”, mostrando un campo di addestramento in Cecenia che secondo lui era il luogo dove gli agenti attivi in Siria si erano addestrati. Centinaia di uomini armati fino ai denti con veicoli a quattro ruote motrici venivano mostrati in fila, con un uomo ripreso ripetutamente sparare con una pistola mentre guidava, in ciò che sembrava uno corso di addestramento speciale alla guerriglia urbana. Kadyrov, ex-ribelle ceceno divenuto leale al Cremlino, appare anche sparare con un’arma ad alta potenza su un bersaglio. Ha detto che i suoi uomini in Siria avevano subito perdite. Kadyrov ha detto che ad ottobre voleva inviare militari ceceni in Siria per partecipare alle “operazioni speciali”, ma l’avrebbe fatto solo se Putin l’autorizzava.
Le forze russe hanno combattuto due guerre brutali contro i ribelli ceceni; ma la regione, anche se ancora affronta una limitata insurrezione islamista, ha un ampio margine di autonomia nella Russia ed è stata ricostruita. Kadyrov si dichiara uno dei più fedeli sostenitori di Putin.32ABD5BA-D852-418A-976D-941541B977F2_cx0_cy14_cw0_mw1024_s_n_r1

Ceceni fedeli alla Russia l’aiutano in Siria infiltrando SIIL e al-Qaida
Ramazan Khalidov e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times, 8 febbriao 2016

3000La Federazione Russa è multi-etnica e multi-religiosa e chiaramente le forze armate rispecchiano il mosaico religioso della Siria. I cristiani ortodossi nelle forze armate della Federazione Russa sono predominanti, proprio come i musulmani nelle forze armate della Siria, ma entrambi gli eserciti sono multi-religiosi e complessi. Pertanto, data la realtà dei molti taqfiri caucasici che aderiscono allo SIIL (Stato islamico – IS) e ai gruppi terroristici legati al-Qaida in Siria, non sorprende che ceceni fedeli aiutino le Forze Armate della Federazione Russa in vari modi sul campo, in quella nazione. Le élite politiche di Mosca sono pienamente consapevoli che taqfiri ceceni e caucasici vivono liberamente entro le frontiere aperte di Europa, NATO, Turchia e in certe zone della Georgia. Inoltre, con i petrodollari del Golfo che finanziano il salafismo nel Caucaso e in alcune parti della Federazione russa, le reti terroristiche in Iraq e Siria sono una grave minaccia per le zone di tensione etniche e religiose nel Caucaso. In effetti, gli eventi in Francia evidenziano come la penetrazione islamista sia pericolosa, con i diversi attentati collegati alle forze terroristiche settarie in Siria. A differenza del Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin che sostiene le forze centrali in Siria, è chiaro che il presidente francese Hollande ha sostenuto le varie forze settarie sunnite contro il governo siriano. Tuttavia, dagli attacchi terroristici concretizzatisi in Francia, Hollande converge in una certa misura nella comprensione della politica della Federazione russa. Questa realtà può essere vista con i crescenti attacchi allo SIIL dell’aviazione della Francia. Pertanto, mentre Francia e Federazione Russa bombardano lo SIIL in Siria, e Mosca bombarda le altre forze terroristiche settarie, come al-Nusra, non a caso si gioca anche la carta cecena e caucasica. Il Presidente della Cecenia Ramzan Kadyrov commenta: “Un’ampia rete spionistica è stata allestita nello Stato islamico“. L’osservazione di Kadyrov, musulmano devoto, non sorprendente perché sa dell’esistenza della ratlines da cui armi sofisticate e jihadisti internazionali vengono infiltrati dalla Turchia della NATO. Inoltre, con le potenze di Golfo e NATO coinvolte nelle varie politiche di destabilizzazione, è nell’interesse di Putin e Kadyrov infiltrare le sinistre reti terroristiche e geopolitiche.
A differenza della Siria, dove la Federazione Russa opera con il pieno consenso del governo della nazione, è chiaro che diverse persone legate alle reti terroristiche anti-russe siano state eliminante nella Turchia della NATO. Questo vale per Rustam Altemirov, Zaurbek Amriev, Gaji Edilsultanov, Islam Janibekov, Berg-Hazh Musaev, Ali Osaev e Kaim Saduev, tutti periti in Turchia. Pertanto, parole e promesse di Kadyrov, alludendo all’infiltrazione dello SIIL, su misure antiterroriste e aiuto alla Federazione russa in Siria hanno senso. Kadyrov riferisce apertamente “Grazie al loro lavoro come agenti, l’Aeronautica russa distrugge con successo le basi terroristiche in Siria“. In un articolo su Modern Tokyo Tomese s’è affermato: “Perché molti islamisti ceceni e caucasici entrano in Siria, data la situazione nella regione caucasica della Federazione Russa? Dopo tutto, il governo del Presidente della Cecenia Ramzan Kadyrov chiaramente sconfigge i ceceni islamisti. Pertanto, il motivo per cui gli islamisti ceceni affollano la Siria è che la “loro jihad” interna vacilla rispetto al passato… Inoltre, il motivo per cui altri islamisti provenienti da varie regioni del Caucaso entrano in Siria è dovuto ai problemi in molte regioni, ad esempio in Daghestan, quindi, quali forze sono la ragione di ciò”? Ovviamente, le potenze di NATO e Golfo utilizzano taqfiri ceceni e altri jihadisti internazionali per animosità verso Federazione Russa e Siria. Infatti, è evidente che, quando sembrava che la Siria stesse per essere invasa, alcuna potenza del Golfo e della NATO chiedesse un cessate il fuoco. Tuttavia, ora che le varie forze settarie taqfirite affrontano la nuova offensiva del governo siriano, improvvisamente le potenze di Golfo e NATO cercano la tregua militare. Allo stesso tempo, le stesse nazioni contrarie a Russia e Siria giocano la carta umanitaria da un punto di vista molto distorto. Pertanto, i lealisti ceceni e le varie reti antiterrorismo russe collaborano per infiltrare le diverse forze terroristiche settarie taqfirite in Siria.Ramzan KadyrovTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le Forze siriane si rafforzano

Ilija Novitskij, Politikus, 08/02/2016 – South Front

12687987La sconfitta definitiva dei terroristi nella Siria nord-occidentale si avvicina inesorabilmente. Il governatore della provincia di Lataqia Ibrahim Salam al-Qudr difficilmente sopravvaluta il contributo della forza aerea russa, il cui efficace supporto aereo ha agevolato alle forze governative significativi successi quando i terroristi avevano un vantaggio numerico considerevole nella maggior parte dei fronti. I successi del governo sono di incoraggiamento e ispirazione per i cittadini siriani che aderiscono alle unità di volontari. Questo è esattamente il contrario di ciò che successe quattro anni fa, quando i combattimenti iniziarono, quando gli attivisti sostenevano l’opposizione. Ma ora nessuno dubita che Assad trionferà. Le operazioni ricordano il 1944, quando gli ex-alleati della Germania nazista dichiararono guerra alla potenza dell’Asse, una dopo l’altro. Unità di volontari sono formati su base territoriale. Proteggeranno le città liberate contro incursioni e sabotaggi, in altre parole saranno forze di polizia e potranno anche formare unità di riserva dell’esercito da utilizzare per sostenere le forze regolari in settori cruciali. I volontari mantengono i loro posti di lavoro e ricevono la metà dello stipendio di un soldato, inoltre le famiglie dei volontari sono regolarmente riforniti di cibo e benefici dal governo della Siria. Questa politica aggiunge incentivo economico al patriottismo e all’odio verso i terroristi, motivando all’adesione alle forze del governo. Dal lato dei terroristi, i flussi di denaro si sono notevolmente indeboliti, pertanto, gli islamisti non possono contare su nuove reclute. Piuttosto il contrario: le formazioni meno radicali perdono i combattenti che hanno scelto di unirsi alle forze del governo, invece. Ad Aleppo, le forze siriane hanno già tagliato le principali vie di rifornimento dal territorio turco.
La provincia di Aleppo ha visto la fine dell’assedio di quattro anni di Nubul e al-Zahra, dove 70mila persone furono bloccate dai terroristi. L’operazione di Aleppo è ormai nella fase decisiva, il cui obiettivo è prendere il controllo di tutto il confine con la Turchia. L’occidente si aspettava che le forze governative siriane s’impantanassero a Lataqia, almeno fino ad aprile, quando il cambiamento meteo imporrebbe un pausa operativa. Questa zona è di vitale importanza per assicurare l’invio di rinforzi e munizioni dalla Turchia, motivo per cui controllarla è questione di vita o di morte per gli islamisti. I combattimenti a Lataqia e Aleppo bloccano significative forze siriane che altrimenti potrebbero essere utilizzate per annientare i terroristi demoralizzati nella provincia di Idlib. Ma ora, a dispetto dell’occidente, i terroristi sono sull’orlo della sconfitta totale nella Siria del nord-ovest. La vittoria libererà forze considerevoli che potrebbero essere utilizzati per la prossima sconfitta dei terroristi nella provincia di Idib, che a sua volta, distruggerà il fronte terrorista lasciando i terroristi senz’altra scelta che fuggire in Turchia. Erdogan senza dubbio suda freddo, sapendo che i suoi polli terroristici vengono a farsi arrostire.

'Civili inermi' fuggono dagli 'indiscriminati' bombardamenti delle forze russe e siriane ad Aleppo.

‘Civili inermi’ fuggono dagli ‘indiscriminati’ bombardamenti delle forze russe e siriane ad Aleppo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Aeronautica siriana bombarda indiscriminatamente i jihadisti che si combattono a vicenda

Layth Fadil, al-Masdar, 09/02/2016
Tribolazioni per i fan di Giulio Regeni e Angela Merkel.1510806Il cosiddetto Stato Islamico dell’Iraq e Levante (SIIL) e i suoi ex-alleati del gruppo siriano di al-Qaida, Jabhat al-Nusra, sono rientrati nell’est del Libano; questa volta scontrandosi nel Jarud Arsal, dove le fazioni dello SIIL hanno occupato diversi punti nelle ultime settimane. L’8 febbraio, di mattina, lo SIIL ha effettuato un potente assalto sulle restanti posizioni di Jabhat al-Nusra nel Jarud Arsal, uccidendo molti terroristi del gruppo islamista, vicino al confine siriano, presso il Jarud Ranqus. Gli scontri si sarebbero rinnovati dopo che le trattative su uno scambio di ostaggi sono fallite. Ciò ha indotto lo SIIL ad effettuare una serie di attacchi contro Jabhat al-Nusra per indebolirne la presenza nel Libano orientale. Anche se tali gruppi jihadisti si combattono a vicenda, la Syrian Arab Air Force (SAAF) s’è incaricata di bombardare indiscriminatamente entrambi i gruppi nel Jarud Qarah e nel Jarud Ranqus sul Jabal al-Qalamun. Oltre a bombardare tali villaggi in Siria, la Syrian Arab Air Force effettuava anche una mezza dozzina di attacchi aerei lungo il confine libanese con la Siria, volando sul Jarud Arsal dove i gruppi jihadisti attualmente si combattono. Recentemente, lo SIIL ha tentato di avanzare su vari fronti nel jabal al-Qalamun; così spingendo la Syrian Arab Air Force ad intensificare gli attacchi aerei su tale catena montuosa tra l’ovest della Siria e l’est del Libano.

Miliziana del movimento autenticamente marxista-leninista Muqawama Suriy (Resistenza Siriana).

Miliziana del movimento autenticamente marxista-leninista Muqawama Suriy (Resistenza Siriana).

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Jugoslavia, Siria e migrazione: la Russia è stanca di Stati del Golfo, Stati Uniti e NATO

Murad Makhmudov, Michiyo Tanabe e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times, 6 fabbraio 2016 11782496L’inettitudine dell’amministrazione Obama non conosce limiti in politica estera. In realtà, segue le passate amministrazioni di questa nazione, quando si tratta di Medio Oriente, Nord Africa e Sud-Est asiatico. Tuttavia, a differenza delle passate amministrazioni che avviarono politiche di destabilizzazione, è chiaro che l’amministrazione Obama fa degli USA una barzelletta, perché anche gli alleati sono confusi. Pertanto, il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin è intento finalmente a cercare di affrontare la crisi in Siria. Dato questo fatto, la doppia agenda della Federazione Russa si concentra sulla crescente minaccia del terrorismo internazionale e ad impedire un altro Stato fallito creato dalle brutali azioni delle potenze di Golfo e NATO contro il governo della Siria. Naturalmente, vi sono altre aree importanti, ma queste due aree sono di maggiore importanza. In effetti, se si guarda alla crisi dei migranti in Europa e Medio Oriente, appare chiaro che USA e loro alleati ne sono prevalentemente responsabili. In Afghanistan negli anni ’80 e all’inizio degli anni ’90, USA, Cina, Pakistan, Arabia Saudita, Regno Unito e gli altri Stati del Golfo, hanno supportato e finanziato il terrorismo internazionale. Sono tali nazioni che crearono al-Qaida, i taliban (soprattutto il Pakistan) e vari altri gruppi settari terroristici sunniti.

Ex-Jugoslavia e Kosovo
Dopo l’Afghanistan, Germania e altre nazioni europee chiesero frettolosamente lo smembramento dell’ex-Jugoslavia. Data la terribile eredità del fascismo croato della Seconda Guerra Mondiale e delle unità SS di bosniaci musulmani che massacrarono i serbi ortodossi, per non parlare delle convulsioni dell’impero ottomano e della brutalità austriaca, appare chiaro che la Jugoslavia aveva bisogno di aiuto e sostegno nel risolvere la crisi. Tuttavia, successe il contrario e USA, Iran, Turchia e molte nazioni musulmane si schierarono con al-Qaida e le altre forze terroristiche islamiste seguendo i sogni della Fratellanza musulmana di Alija Izetbegovic in Bosnia. Il risultato della rapida destabilizzare della Jugoslavia furono i massacri in Bosnia e Croazia (Krajina serba). Allo stesso modo, le trame estere, tra cui l’asse delle élite politiche di Ankara, Teheran, Washington e molti altri, permisero ad al-Qaida e altri jihadisti internazionali di entrare in Bosnia. Inoltre, restano le immagini che mostrano chiaramente le Nazioni Unite (ONU) aiutare i terroristi coi loro mezzi in Bosnia. Inoltre, l’embargo militare fu manipolato da USA, Iran, Turchia e molti altri, quindi i militari crearono le forze armate croate, musulmane bosniaci e jihadiste internazionali grazie alle varie nazioni anti-serbe e alle Nazioni Unite. Non sorprende che la crisi del Kosovo abbia esibito trame simili e, come al solito, la guerra mediatica giocò un ruolo importante. Allo stesso modo, l’aspetto umanitario fu manipolato al massimo. Il risultato, proprio come la pulizia dei cristiani in Iraq e Siria dopo l’ingerenza di NATO e potenze del Golfo, fu l’esodo dei cristiani ortodossi dal Kosovo. Gli zingari divennero bersaglio dei nazionalisti albanesi e poi si seppe che serbi furono squartati per espiantarne gli organi. Il risultato del rapido smembramento dell’ex-Jugoslavia furono i massacri etnici e religiosi, la massiccia migrazione verso altre nazioni europee, la distruzione della cristianità ortodossa in Kosovo, povertà di massa, dipendenza degli aiuti internazionali del Kosovo del governo albanese (problemi simili alle aree musulmane bosniache e croate) e una serie di altri fattori importanti. In effetti, tali convulsioni continuano a creare oggi migrazioni di massa perché le aree come il Kosovo sono rovinate da povertà e corruzione. Allo stesso tempo, la Macedonia resta profondamente divisa nel 2015, dove i politici estremisti albanesi del Kosovo manifestano contro i serbi ortodossi e i jihadisti dai Balcani vanno in Iraq e Siria. Inoltre, la Bosnia resta divisa internamente (zone bosniaco-musulmana e bosniaco-croato cattolica) ed è un caso di economica disperata. Allo stesso modo, i serbi bosniaci subiscono discriminazioni internazionali nelle loro regioni in Bosnia. Altra convulsione delle guerre nei Balcani è la rete di jihadisti internazionali cerata dalle trame di USA, Iran, Pakistan, Turchia e molti altri. Dopo tutto, la cellula islamista tedesca coinvolta nell’11 settembre nacque dalla crisi bosniaca e lo stesso vale per altri. Nel tempo, tale realtà ha fatto sì che i brutali attentati di Madrid e dell’11 settembre negli USA (e altri attacchi terroristici) fossero collegati con l’azione nella Bosnia musulmana. Naturalmente, l’amministrazione del presidente Obama, la Turchia del presidente Erdogan e vari gruppi terroristici settari sunniti, hanno cercato di manipolare il legame con gli islamisti balcanici per sconfiggere il governo laico della Siria.

Libia, Iraq e Siria
La destabilizzazione di Iraq, Libia e Siria ha testimoniato l’avanzata di al-Qaida e negli ultimi tempi lo stesso vale per la minaccia dello SIIL (Stato islamico – SI). In altre parole, le principali potenze secolari sono state attaccate dalle varie politiche ideate dalle potenze del Golfo e della NATO. In Libia e Siria è chiaro che le varie potenze di Golfo e NATO sono colluse con le diverse forze taqfirite, o hanno obiettivi simili nel breve termine. Naturalmente, ogni nazione avrà diverse priorità a lungo termine, ma ciò è di scarso interesse per i numerosi uccisi e mutilati (che continuano a morire in Iraq, Libia e Siria). Allo stesso tempo, le minoranze religiose sono ancora perseguitate e uccise in Iraq e Siria dalle varie forze create dalla destabilizzazione delle maggiori potenze del Golfo e della NATO. Mentre in Libia il gruppo terroristico confessionale SIIL decapita apertamente migranti cristiani sulle spiagge e minaccia l’intera comunità copta ortodossa cristiana della nazione. In altre parole la scomparsa del Colonnello Gheddafi in Libia, e di Sadam Husayn in Iraq, hanno scatenato vuoti che non possono essere colmati. Altrettanto preoccupante, l’amministrazione Obama, il turco Erdogan e diverse potenze del Golfo hanno destabilizzato l’Iraq per la seconda volta per la necessità di rovesciare il Presidente Bashar al-Assad in Siria. Inoltre, mentre la Libia era ancora sanguinante e lacerata, le potenze del Golfo e della NATO l’usavano per destabilizzare la Siria e questo vale per il flusso di armi e terroristi. La guida del jihadismo internazionale in tale complessa rete di inganni è la Turchia della NATO, seguendo realtà geopolitiche e politiche di Erdogan. Non a caso le brutalità delle maggiori potenze di NATO e Golfo in Iraq, Libia e Siria, sono un numero imprecisato di rifugiati interni, enormi ondate migratorie, numerose persone uccise, terrorismo quotidiano, riduzione in schiavitù dei cristiani e yazidi da parte dello SIIL, settarismo brutale, enorme povertà, Stati falliti e pulizia religiosa contro alawiti (Siria), cristiani (Iraq e Siria), shabaq (Iraq), yazidi (Iraq) e altri. Allo stesso tempo, SIIL e altri gruppi terroristici taqfiriti massacrano numerosi sciiti. Infatti, musulmani sciiti sono stati massacrati nelle moschee in Iraq e lo stesso accade sempre più nello Yemen, a causa degli intrighi delle potenze del Golfo in questa nazione.

Federazione russa e Siria
Alla metà del 2015 appariva chiaro che la crisi migratoria, brutalità di SIIL e Nusra (e altri gruppi settari terroristici), riduzione in schiavitù delle minoranze religiose da parte dei taqfiri, crescente povertà economica e altri fattori importanti, spingevano la Federazione Russa a cercare una soluzione alla crisi in Siria e fare molto di più. La pazienza della Federazione Russa sembra essere finita perché chiaramente USA, Turchia e diverse potenze del Golfo attuano politiche che consentono alla crisi di continuare. In effetti, la Turchia è più preoccupata dai curdi che dallo SIIL e l’unica politica di Erdogan verso la Siria è semplicemente volta a rovesciarne il governo. Allo stesso modo, Qatar e Arabia Saudita (ai ferri corti per i Fratelli musulmani in Egitto e Libia) supportano vari brutali gruppi terroristici settari mentre si scontrano in altre parti di Medio Oriente e Nord Africa. Pertanto, il sangue continua a scorrere e i migranti a fuggire da Libia, Iraq e Siria. In altre parole, le potenze di Golfo e NATO (e il Pakistan in Afghanistan) hanno semplicemente destabilizzato delle nazioni senza dare soluzioni a realtà complesse. I vuoti emersi sono stati colmati da settarismo, indottrinamento taqfirita, pulizia delle minoranze, segregazione delle donne e altre realtà brutali. Data tale realtà, le élite politiche di Mosca cercano di puntellare la Siria perché le conseguenze di un altro Stato fallito saranno orrende. Inoltre, proprio come Afghanistan, Libia e regione del nord del Pakistan sono diventati campi di addestramento dei vari gruppi terroristici taqfiri grazie all’ingerenza delle potenze occidentali e musulmani, la Federazione Russa teme che la Siria sia usata per diffondere il caos nella regione del Caucaso. E’ tempo che la comunità internazionale resista alle solite nazioni che continuano a destabilizzare così tanti Paesi. In effetti, la crisi dei migranti è chiaramente legata alle nazioni che seminano caos e odio in Afghanistan, Bosnia, Kosovo, Libia, Iraq e Siria. Ciò a sua volta ha comportato contraccolpi negativi legati al crescente terrorismo e a questioni interne pericolose per nazioni come Egitto, Mali, Pakistan (auto-indotte), Tunisia e altri Paesi regionali. Pertanto la Federazione Russa ora attua un’azione incisiva in Siria e spinge la comunità internazionale a svegliarsi sui misfatti del passato e a concentrarsi sulla stabilità regionale.RT_putin_assad_lpl_130830_16x9_992Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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