L’economia russa continua a rafforzarsi

Alexander Mercouris, The Duran 23 novembre 2016571a2929c36188fd698b4567L’economia russa continua il lento recupero ad ottobre, anche se il ritmo della ripresa continua ad essere frenato dalla strategia di contrasto all’inflazione della Banca centrale.
L’economia della Russia continua a rafforzarsi ad ottobre, con la produzione industriale superiore del 5,8% rispetto a settembre (l’aumento maggiore da aprile) e l’inflazione in calo al 6,1% (al di sotto delle aspettative di mercato). L’inflazione alla fine di novembre sarà probabilmente inferiore al 6%. PMI manifatturiere e dei servizi erano positive, con 52,40 e 52,70 rispettivamente). Nel frattempo la Russia continua ad essere prima in agricoltura, con un raccolto di grano record quest’anno di circa 106 milioni di tonnellate. Ciò riflette il rafforzamento completo dell’agricoltura della Russia, che cresce a un tasso annuo del 3%. Il Paese in pochi anni è divenuto autosufficiente nei suini e nel pollame dov’era grande importatore, e dovrebbe presto essere autosufficiente nelle carni e, a quel punto sarà completamente autosufficiente in tutti prodotti basati sulla carne. La trasformazione del settore agricolo della Russia ha permesso al Paese di ridurre le importazioni alimentari del 10% quest’anno rispetto al precedente. La Russia quest’anno, per la prima volta nella sua storia, supererà gli Stati Uniti come maggiore esportatore mondiale di grano, divenendo anche esportatore netto di altri prodotti alimentari come pollame. I giorni in cui i consumatori russi acquistavano cosce di pollo importate dagli Stati Uniti (note come “gambe di Bush”) sono passati. Secondo il Ministro dell’Agricoltura russo Aleksandr Tkachev, “In confronto, dieci anni fa l’importazione di cibo superò l’esportazione di quattro volte, e ora le esportazioni sono 1,5 volte inferiori alle importazioni. La crescita delle esportazioni è dovuta alla maggiore produzione di frumento (32%) e olio di girasole (15%)”. Tkachev ha previsto che se il sostegno del governo all’agricoltura rimane ai livelli attuali, nel 2020 il valore delle esportazioni alimentari del Paese sarà pari alle importazioni. Con l’agro-business russo che investe pesantemente nell’aumento di cibo e produzione vegetali (i principali prodotti alimentari che la Russia ancora importa), il Paese sembra destinato, negli anni 2020, a diventare esportatore di prodotti alimentari, come il Primo ministro russo Medvedev prevede, dove le esportazioni alimentari saranno il secondo maggiore percettore di valuta estera della Russia dopo le esportazioni energetiche.
1 Le osservazioni di Tkachev sulla necessaria importanza del sostegno del governo nel garantire la crescita dell’agricoltura russa, senza dubbio sono alla base dell’osservazione di Putin di pochi giorni dopo, secondo cui anche se le sanzioni occidentali alla Russia saranno tolte, la Russia impiegherà il massimo del tempo prima di togliere le proprie contro-sanzioni all’importazione di prodotti alimentari dall’UE. RT cita Putin, “Abbiamo agito davvero in modo responsabile e di fatto sfruttato le decisioni miopi applicate al nostro Paese dai nostri cosiddetti partner, introducendo le sanzioni“. In realtà le sanzioni dell’UE al settore agricolo della Russia sono state indubbiamente una manna, con le controsanzioni che libereranno il Paese dalle importazioni a una velocità che sembra avere sorpreso anche il governo russo, fornendo una spinta importante alla produzione nazionale. Anche se i russi, senza dubbio, saranno lenti nel togliere le controsanzioni, la mia opinione è che l’agricoltura nel Paese ha ormai acquisito il peso sufficiente per continuare a crescere rapidamente, anche quando saranno tolte le sanzioni. Inoltre, vietando la coltivazione in Russia di alimenti OGM, le autorità russe accelerano il processo promuovendo con successo l’idea, tra i russi, che il proprio cibo è più sano e migliore dei prodotti importati dall’occidente. Con la Russia che ora riesce a produrre con successo sostituti dei costosi formaggi importati come il parmigiano, i giorni in cui era possibile scrivere articoli sui russi contrariati dalla scomparsa di formaggi importati sono finiti. E’ pratica comune in occidente pensare alla Russia come terra con scarso cibo e code per esso, immagine del Paese che una volta aveva molto più di un granello di verità. Tuttavia, viaggiando in Russia oggi si ha l’impressione del contrario, della grande varietà di cibo e soprattutto di abbondanza. Come ho detto già molte volte, il maggiore vincolo alla crescita era la mentalità della Banca centrale volta solo a contrastare l’inflazione, mirando a portare il tasso annuo d’inflazione, entro la fine del 2014, al 4%. Ciò ha significato, in pratica, i tassi d’interesse reale alle stelle, i più alti in assoluto di una grande economia, calo dei redditi reali e crescita a breve termine sacrificata per ridurre l’inflazione. Con il governo impegnato, nei prossimi tre anni, ad una politica di consolidamento fiscale per estinguere il deficit di bilancio entro il 2020, non vi è alcuna compensazione allo stimolo fiscale per compensare l’enfasi della Banca centrale sulla riduzione dell’inflazione, motivo per cui la crescita è lenta. Il risultato è che anche se il Paese esce dalla recessione, il tenore di vita continua a scendere, il che però, come già detto, è qualcosa che la Banca centrale accoglie, certamente in privato, perché aumenta la competitività dell’economia e riduce l’inflazione deprimendo la domanda, anche se impedisce all’economia di crescere. A un certo punto però i tassi d’interesse cadranno con l’inflazione, uscendo dall’obiettivo della Banca centrale, la cui presidente Nabjullina prevede che il debito estero residuo delle banche russe sarà pagato entro la fine del 2017, ponendo in atto le condizioni affinché l’economia ritorni a una crescita sostenuta (del 4% annuo) nel 2020. Se i prezzi del petrolio si rialzano rapidamente, ovviamente la crescita potrebbe anche arrivare prima, in conseguenza della riduzione della deliberata politica del governo sul peso del prezzo del petrolio nell’economia.
Nel frattempo, la caduta degli investimenti s’è stabilizzata, come il tasso di cambio del rublo, e gli investimenti diretti esteri nell’economia russa in previsione di un ampliamento futuro, sono di nuovo in crescita. Questo è lo stato dell’economia russa oggi. In alcuni settori come l’agricoltura i risultati della politica del governo danno i loro frutti. In altri, come l’industria e la produzione, rimane molto da fare. Tuttavia parlare di economia in crisi o roba del genere è una sciocchezza.1_229

L’OPEC aumenta il prezzo del petrolio e l’Arabia Saudita ne riduce la produzione
Alexander Mercouris, The Duran 30/11/2016

opec0001L’annuncio dell’OPEC sulla riduzione della produzione di petrolio fa sì che i prezzi del petrolio aumentino mentre l’Arabia Saudita cambia rotta impegnandosi a tagliare la produzione dopo il crollo dei prezzi nell’estate 2014.
Dopo intensi negoziati, in corso per l’intero anno, l’OPEC ha finalmente annunciato la decisione di ridurre di 1,2 milioni di barili al giorno (circa 4,5%) la produzione attuale. La maggiore riduzione della produzione dev’essere effettuata dall’Arabia Saudita, che ha accettato di ridurre la produzione di 486000 barili al giorno. Inoltre, l’Iraq ridurrà la produzione di 209000 barili al giorno, e il Quwayt di 130000 barili al giorno. Un produttore importante, l’Indonesia, si è rifiutato di ridurre la propria produzione e si è sospeso dall’OPEC. Viene consentito ad un altro produttore, l’Iran, di aumentare la produzione di 200000 barili al giorno dagli attuali 3,7 milioni. I produttori non OPEC dovrebbero ridurre la produzione di 600000 barili al giorno; la maggiore riduzione riguarda la Russia, che sarà di 30000 barili al giorno. L’accordo dovrebbe durare 6 mesi. Il prezzo del petrolio ha subito recuperato alla notizia, con prezzi in aumento dell’8%, oltre i 50 dollari al barile. L’accordo è un rovescio per Arabia Saudita e Russia, grandi produttori di petrolio che si rifiutavano di ridurre la produzione in risposta al crollo del prezzo nel 2014. Da allora avevano livelli record di produzione, nel caso della Russia di 11,2 milioni di barili al giorno ad ottobre (il record post-sovietico), mentre la produzione saudita era arrivata a luglio a 10,67 milioni di barili al giorno. Ufficialmente la politica saudita fino all’inizio dell’anno era permettere che il prezzo del petrolio si riequilibrasse in modo naturale. Cosa ha spinto a cambiare politica?
Come dissi a settembre, la prima proposta di riduzione, all’inizio dell’anno, fu del ministro del Petrolio venezuelano, che aveva spinto i maggiori esportatori di petrolio a fare pressione. Le discussioni protrattesi sul congelamento della produzione di petrolio seguirono sorreggendosi solo sulle aspre contese tra Arabia Saudita e Iran, con l’Iran che insisteva ad aumentare la produzione dopo il rientro nel mercato all’inizio dell’anno, dopo l’allentamento delle sanzioni. L’ultimo accordo però va oltre il congelamento della produzione, come già detto, a settembre e prevede il taglio della produzione. La spiegazione dell’inversione saudita sono senza dubbio le crescenti tensioni sul bilancio dell’Arabia Saudita per via del prezzo del petrolio inferiore a quello atteso dai sauditi. Quasi certamente i sauditi erano spaventati anche dal breve crollo dei prezzi a 25 dollari al barile, d’inizio anno, preoccupandosi che il prezzo del petrolio sprofondasse. Anche se l’Arabia Saudita ha una grande capacità di prestiti sul mercato dei capitali, il tasso di cambio fisso avrebbe permesso che il crollo del prezzo del petrolio portasse il deficit di bilancio a livelli astronomici, costringendo i sauditi a tagli politicamente sensibili per mantenere la fiducia della comunità finanziaria internazionale. Tali tagli al bilancio tuttavia causano seri problemi e sembra che i sauditi abbiano accettato a malincuore semplicemente di non potersi permettere di continuare così. I russi, con una produzione di petrolio record e un bilancio sotto controllo, probabilmente ritengono di aver scoperto il bluff dei sauditi, permettendosi una minore riduzione della produzione. Resta da vedere se la riduzione basterà a riequilibrare il mercato del petrolio. La maggior parte dei commentatori lo sospetta, ma con i sauditi che ora cambiano corso sul taglio della produzione non è impossibile che, se i prezzi del petrolio cadono ancora, altri tagli alla produzione seguano.Austria OPEC MeetingTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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TO-MAS feat. Chima – FLIP FLAP FLIP FLAP (The full ED song for Flip Flappers)

Fidel Castro Geopolitico

Rakesh Krishnan Simha RBTH 30 novembre 2016

Mentre i russi hanno una percezione positiva di Fidel Castro, alcuni indiani sembrano aver dimenticato che il leader cubano è stato uno dei pochi amici dell’India nella Guerra Fredda.1904_3_9762La morte di Fidel Castro ha rivelato il lato oscuro dell’odio che si annida in occidente nei confronti di chi segue vie diverse. Gli occidentali, che amano affermarsi più civili degli altri, celebrano la morte del vecchio cubano. La loro frustrazione è comprensibile dato che Castro era una spina nel fianco, sfidando i numerosi tentativi occidentali di assassinarlo durante la guerra fredda. Russi e indiani erano grandi sostenitori del Comandante durante la guerra fredda, e dimostrano emozione per la sua scomparsa. Mentre la Russia è assolutamente positiva sull’eredità di Castro, e la maggior parte degli indiani e dei media tradizionali ricorda con affetto il torreggiante leader, una frazione di indiani sui social media attacca il defunto leader. Questo è curioso, perché l’India ha avuto rapporti molto amichevoli con Cuba. In contrasto coi criminali capi occidentali come Richard Nixon e Margaret Thatcher, il carismatico Castro era una figura popolare tra tutte le classi indiane e rappresentava la lotta dei piccoli Paesi contro il colonialismo. Chi attacca Castro rigurgita le stesse accuse che i media occidentali spacciano da anni. Sono convinti che fosse un “dittatore spietato” che incarcerava “migliaia” di persone, seguendo la narrazione occidentale che Castro avesse imposto lo stato di polizia in cui i cittadini non avevano libertà di parola. E accusano Castro dei problemi economici di Cuba.

Capire Fidel
Gli indiani che twittano idee anti-castriste probabilmente non sanno che il reddito pro-capite nazionale di Cuba è 18000 dollari contro i 5000 dell’India. Nonostante il blocco, i cubani hanno accesso a una migliore assistenza sanitaria che negli Stati Uniti. L’aspettativa di vita di 78 anni, regge il confronto coi 79 negli USA. L’Organizzazione Mondiale della Sanità afferma che il sistema sanitario del Paese è un esempio che tutti i Paesi del mondo devono seguire. Secondo Denise Baden dell’University of Southampton Business School, è sbagliato dire che Castro ha governato con pugno di ferro. Durante i suoi viaggi, ha scoperto che i cubani potevano parlare liberamente e anche criticare Castro apertamente senza essere arrestati o uccisi. Baden, che ha trascorso molti anni a Cuba, dice: “Mentre la vecchia generazione tende a vederlo come un eroe, altri lo descrivono come una figura paterna. Molti dicono che non sarebbero nemmeno qui se non fosse per i progressi nella salute“. Mentre molti indiani che seguono media come CNN, BBC e New York Times, faziosi e vocianti, come era evidente durante le ultime elezioni negli USA, ne accettano le pretese come sensate. Dato che i media occidentali dominavano i notiziari per decenni, molti si fanno condizionare iniziando la giornata seguendo questi essenzialmente strumenti di propaganda. Quindi, qualsiasi cosa pubblicata su Castro viene interiorizzata acriticamente o senza consultare fonti alternative. (Questo sta cambiando con la crescente popolarità di RT della Russia e di Press TV dell’Iran, e così via).

Guardare il mondo in modo diverso
Gli indiani devono capire non vi è nulla che sia giusto o sbagliato, amico o nemico. Prendono sul serio il concetto del “Mondo è una sola famiglia” senza guardare il contesto in cui tali vecchi concetti furono tracciati. Si dimentica che Castro era un nemico degli Stati Uniti, che erano nemici dell’India durante la guerra fredda. Il presidente Richard Nixon e il suo Segretario di Stato Henry Kissinger pensarono seriamente di bombardare con armi nucleari l’India nella guerra del 1971. Gli indiani ignorano la dottrina Chanakyan, vecchia di 2400 anni, che dice che il nemico del tuo nemico è tuo amico. Durante la Seconda guerra mondiale, Subhash Chandra Bose, capo dei ribelli dell’esercito nazionale indiano, cercò aiuto dai tedeschi per combattere gli inglesi. Anche se nessun leader indiano contemporaneo approvò le azioni della Germania, tutti celebrarono i rovesci subiti dalla Gran Bretagna contro l’esercito tedesco. Se Bose non va contaminato per i suoi legami durante la guerra, allora Castro non va trattato come un paria per essere stato un comunista. Gli indiani dovrebbero guardare il mondo attraverso la lente geopolitica e collaborare con chi lavora per gli interessi del loro Paese. Ancora una volta, fingere di essere indignati per le presunte violazioni dei diritti dell’uomo di Castro, è risibile quando lo si confronta con la storia degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti giustiziano più persone ogni anno di qualsiasi altro Paese, con la possibile eccezione della Cina che non rivela i suoi dati. A causa delle invasioni di Iraq e Libia, gli Stati Uniti sono responsabili della morte di centinaia di migliaia di persone in Medio Oriente, nonché della fuga di milioni di persone. Quando CNN e New York Times accusano Castro, o se perciò qualsiasi governante straniere, di violazioni dei diritti umani, si tratta di mera ipocrisia. Quando piangono per i “cubani comuni”, sono ancora risibili. E’ molto probabile che non saprebbero trovare Cuba sulla mappa. Hanno dimenticato che gli Stati Uniti hanno imposto un illegale blocco economico per 50 anni a questo piccolo Paese. Ogni nave che ancorava a L’Avana non poteva entrare nei porti degli Stati Uniti. Era l’apartheid economico puro e semplice. Nessuno saprà mai quante migliaia di bambini cubani, anziani e malati sono morti a causa della scarsità di cibo e medicine durante i lunghi decenni del blocco. Nel frattempo, gli Stati Uniti non si fanno scrupolo di negoziare con la Cina e l’alleato saudita. L’argomento che i cubani tentano di fuggire o migrare verso gli Stati Uniti, perché Castro era malvagio, non va. La gente di solita emigra verso un Paese più ricco e i cubani non fanno eccezione alla regola. Inoltre, molti cubani si accanivano nel raggiungere gli Stati Uniti prima dell’abrogazione della Legge di Aggiustamento Cubano che dice che chi fugge a Cuba ed entra negli Stati Uniti, avrà il permesso di residenza un anno e un giorno dopo. Se tale legge esistesse per l’India, il Punjab si svuoterebbe presto.

Visione dei russi
Per i russi Castro rimane una figura eroica fedele all’ideale fino alla fine. Secondo Andrej Fomin, direttore di Oriental Review di Mosca, “Nel braccio di ferro della guerra fredda era impossibile sottovalutare il significato della Rivoluzione cubana per Mosca. Da giovane, vivace e brillante oratore che coraggiosamente sfidò l’impero nel cortile di casa, divenne subito l’eccezionale opportunità di proiettare l’influenza di Mosca nella regione e nel mondo“. Qualcuno potrebbe obiettare che Castro fu uno strumento di propaganda utile, ma per la Russia era un fedele alleato. Fomin ha detto a RIR: “Anche se era un amico sincero dell’Unione Sovietica, non ha mai compromesso gli interessi fondamentali del popolo cubano. La storia della rivoluzione cubana nel 1959-1991 è un eccellente esempio di leadership impegnata e giusta dall’entusiasmo popolare“. La Russia potrebbe essersi allontanata dal comunismo, teoria superata ideata dal tedesco Karl Marx mentre era rintanato nella biblioteca di Londra, umida e fredda, ma molti russi comprendono che il capitalismo clientelare nel loro Paese è un male peggiore del comunismo. Al contrario, le élite di Cuba non mutano in “conglomerati di cinici avidi”. La prosperità di Cuba è in larga misura dovuta ai miliardi di dollari di aiuti sovietici, fondamentali davanti a blocco e sanzioni economiche. Tuttavia, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991, Cuba non si è arresa al bullismo statunitense. “Ciò che seguì dimostrò che fonte e forza della Rivoluzione Cubana giacevano nel popolo cubano e nei suoi leader“, dice Fomin. “In assenza del sostegno straniero negli ultimi 25 anni e soggetti a severe sanzioni economiche dagli Stati Uniti, non si arresero né scelsero la Pepsi. Per la maggioranza dei russi fu e sarà per sempre un pilastro di speranza e vera libertà. Ci sarebbe piaciuto avere il nostro Fidel, e sono sicuro che molte altre nazioni pensano lo stesso“.

Castro scaccia l’apartheid dall’Africa
Negli anni ’70, con il sostegno russo, i cubani diedero un ampio aiuto militare estero a numerose nazioni come Algeria, Etiopia, Guinea-Bissau, Congo, Camerun, Mozambico, Zimbabwe, Sierra Leone, Yemen, Vietnam, Cambogia e Laos. In molte occasioni i militari cubani combatterono battaglie feroci contro gli ascari degli occidentali, spesso vincendo, e il più spettacolare fu nel 1977, quando la tenaglia cubano-etiopica, sostenuta da un massiccio ponte aereo russo per carri armati e artiglieria, sconfisse la Somalia appoggiata dagli USA. Tuttavia, fu in Angola che la macchina militare cubana ebbe la vittoria più celebre, schiacciando gli occupanti delle Forze di Difesa del Sud Africa, contribuendo al rapido crollo dell’apartheid. Cuba per primo inviò truppe nel novembre 1975, dopo la richiesta del Presidente angolano Agostinho Neto che temeva l’invasione del Sud Africa. I sudafricani, che sostenevano l’assassino Jonas Savimbi e la sua forza Unita, ebbero molti sostenitori in occidente, in particolare negli Stati Uniti, Regno Unito e Francia. Allarmati dal crescente coinvolgimento degli occidentali nella guerra, Cuba inviò più di 65000 truppe in Angola. Con Castro che inviava gli ufficiali in Angola, i cubani inflissero una pesante sconfitta al regime razzista. Più di ogni altra cosa, questa sconfitta l’occidente non poté sopportarla, dato che Stati Uniti e Regno Unito la considerarono propria, aggravando la ferita. Perciò i media di questi Paesi sono i più striduli nel dipingere Castro come un malvagio. Hanno perso la bussola ed ora che non c’è più, l’occidente vuole usurparne l’eredità. Ma questi sono semplici fatti scomodi per chi critica Castro. Se volete partecipare alle celebrazioni degli statunitensi per la sua morte, fate pure. Non sanno, o non gli interessa, della vostra esistenza.indira-gandhi24_102911010714Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija: Il compagno ‘Texas’ su Strelkov

Russell Bonner Bentley Vip Video Club 28 novembre 2016oho8s_ocdroAgli albori della rivolta che fece nascere le Repubbliche Popolari di Donetsk e Luqansk, m’ispirai a “Strelkov”, pensando che fosse un’ottima persona. Giunsi a Donetsk per servire la bandiera della lotta di cui sosteneva essere la personificazione. Giunsi qui pienamente disposto a seguirne l’esempio e gli ordini. Ma quando all’inizio del dicembre 2014 arrivai a Donetsk, se n’era già andato con mezza RPD, che cedette senza combattere. E una volta qui, appresi la verità su Igor Strelkov, ciò che fece e ciò che fa ancora, e non lo considero più una brava persona. La mia opinione si basa sui fatti, sulle azioni di Girkin e sulle sue stesse parole. Sono qui da 2 anni e in tutto questo tempo non ho detto nulla su Girkin. Ma ora Girkin sta a Mosca dove ha detto pubblicamente che Jarosh e il fascismo non sono così male, che “meritano rispetto” e che sono “fraintesi”. Ho combattuto al fronte del Donbas più di Girkin, e preso servizio in questa Repubblica con parole, opere e sangue da quando è fuggito. E io, a differenza di Girkin, resterò qui fino alla fine. Vittoria o morte. Oggi combatto sul fronte della guerra dell’informazione, ma continuo a tenere “la polvere asciutta” e sono pronto a tornare sul fronte in qualsiasi momento, non appena i compagni chiameranno; non ci arrenderemo né fuggiremo mai, a differenza di Igor Girkin, che siede al sicuro a Mosca “rispettando” Dmitrij Jarosh. Pertanto, anch’io rivendico il diritto, che merito, di dire pubblicamente ciò che penso di Jarosh e del fascismo e di chi pensa che “meritino rispetto”.
Girkin ha detto che Dmitrij Jarosh, il capo di “Settore destro” (organizzazione vietata nella Federazione Russa) “va rispettato” perché “è andato al fronte dove fu ferito”. Quindi lo stesso per Hitler nella Prima guerra mondiale. Così, forse, Girkin rispetta Hitler e crede che dovremmo farlo anche noi? I cannibali dello SIIL (organizzazione vietata nella Federazione Russa), sono anche noti soldati coraggiosi. Girkin li rispetta pure? Che dire di Bandera? E di Poroshenko, Jatsenjuk, Tymoshenko e Kolomojskij? Forse anche loro sono coraggiosi? Non so se siano coraggiosi, e anche in tal caso non m’interessa, né li rispetto. Ma so che loro, i fascisti autentici, cioè killer spietati, ci considerano, qui nel Donbas e come popolo russo, dei subumani che possono per capriccio schiavizzare o uccidere. I nostri nemici mortali, e anche vostri, sono nemici dell’umanità, di tutto il mondo. E qui, il ben noto personaggio crede che “non sono poi così male”. Vi dico perché.
Sa che ora c’è il vuoto di potere a Kiev? I giorni di Poroshenko sono contati, almeno da presidente dell’Ucraina. Chi lo sostituirà? Girkin parla di fascismo e Jarosh in particolare, è un segnale dalla quinta colonna fascista in Russia che sosterrebbe l’ascesa al potere di Jarosh quando cadrà Poroshenko. Ma come Poroshenko, anche Jarosh ha gli stessi padroni, gli stessi dello SIIL e di Girkin. E sono i nemici del Donbas, della Russia e del mondo. Questi nazisti usano agenti come Girkin per ingannare e ottenere ciò che non poterono ottenere sul campo di battaglia con la forza militare e il coraggio.
La “leggenda” fasulla di Girkin rientra in questo inganno. E la verità è che si ritirò senza combattere, consegnando metà del territorio della RPD senza una sola perdita durante la ritirata, come se l’esercito ucraino gli avesse permesso di andarsene. Girkin non solo abbandonò la zona e i cittadini ai “punitori”, abbandonò anche molte armi ed equipaggiamenti (tra cui 12000 Kalashnikov), così come due dozzine di soldati nei checkpoint, che non furono avvertiti che il loro esercito si stava ritirando. I piani di Girkin non erano solo consegnare Slavjansk e Gorlovka ma anche Donetsk. Da “ministro della difesa” fu un piano geniale ritirarsi a Snezhnij, a 20 chilometri dal confine con la Russia. Voi sapete cos’è Snezhnij? Pascoli per mucche. Voleva consegnare oltre il 90% del territorio della repubblica, lasciando milioni di cittadini inermi sotto l’occupazione nazista e, in ultima analisi, prendere una posizione sul campo che non poteva essere difesa e che, inoltre, era abbastanza lontana dal confine con la Russia da poter far distruggere tutte le milizie prima di riuscire a ritirarsi. Se i leader e i comandanti della RPD avessero eseguito il piano di Girkin, oggi non ci sarebbero RPD o RPL, e il popolo di queste repubbliche sarebbe sotto il giogo nazista di Bandera e Jarosh.
Girkin ha molto in comune con John Kerry e John McCain. Usano le credenziali di falsi “eroe di guerra” per interferire negli affari di altri Paesi, ingannando il proprio Paese e collaborando col nemico, il nemico globale, i miliardari, la società dell’1% che ha intenzione di distruggere la maggior parte di noi, e schiavizzare i superstiti. E Girkin, come McCain e Kerry, è un loro strumento. Ho perso troppi amici, ho visto troppi civili, donne e bambini, uccisi e feriti dai nazisti di “Settore destro” del mai rispettato Dmitrij Jarosh. Girkin è un traditore e un vigliacco, un “nazionalista” russo che collabora con i “nazionalisti” ucraini, assicurando che gli stivali fascisti s’impongano in Ucraina, e presto in Russia. Girkin e i “monarchici” pianificavano Majdan a Mosca l’anno scorso. Ora leccano il culo di Jarosh, nella speranza che i nazisti ucraini arrivino a Mosca nel novembre 2017 per fare alla Russia ciò che hanno già fatto all’Ucraina.
Ci si riferisce al fatto che Zakharchenko abbia anch’egli detto di rispettare “Settore destro” dopo aver combattuto a Mukachevo nel luglio 2015. Personalmente penso che Zakharchenko scherzasse o cercasse di attizzare il conflitto tra i nemici. Ho letto ciò che ha detto su questo, e se diceva sul serio, si sbagliava. Ma fu un anno e mezzo fa, e Zakharchenko è ancora qui, ed anche se non è perfetto, fa del suo meglio per dirigere amministrazione e difesa della Repubblica. E non lo direi se non lo pensassi così. Altri si lamentano che io sia influenzato da “Essenza del tempo”, e credono che parli per conto dell’organizzazione. Aderisco ad “Essenza del Tempo” e ne sono fiero, ma qui parlo per conto mio, non a suo nome. “Essenza del Tempo” non mi ha messo in bocca le parole su Girkin, e quando Girkin fuggì, “Essenza del Tempo” con decisione e lealtà si oppose e si oppone ad oggi, combattendo nel Donbas. E io rimarrò fino alla fine, fino alla vittoria o alla morte. Come Zakharchenko, siamo ancora qui nel Donbas, combattendo ancora i nazisti, come l’amico di penna di Girkin, Jarosh, mentre l’unica cosa contro cui combatte Girkin sono gli ingorghi a Mosca.
Sono abbastanza intelligente da sapere di non sapere tutto, ed abbastanza intelligente da capire di potermi sbagliare. So che Girkin ha ancora seguaci qui, in Novorussia, e so che criticarlo può essere pericoloso. Non prendo alla leggera questo articolo e so che c’è il pericolo di un conflitto tra alleati. Ma non credo che Girkin sia un alleato. Non lo rispetto, e neanche Jarosh. Se qualcuno può spiegarmi come la ritirata di Girkin ed i suoi complimenti a Jarosh e il fascismo siano saggi, coraggiosi e patriottici verso RPD, RPL e Russia, l’ascolterò. Ho visto cosa ha fatto Girkin ed ho sentito le sue parole, su ciò baso la mia opinione. Avete visto e sentito cosa penso di ciò che ha lasciato. Sono pronto a vedere e sentire voi.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“Erdogan ha paura ed è capace di tutto”

Per lo storico e giornalista Fehim Tastekin, la politica del presidente turco è una fuga in avanti.
Bernard Bridel, TdG 26/11/2016

Dal fallito colpo di Stato del 15 luglio, il presidente turco ha paura di tutto, anche del suo partito e dei familiari. E’ quindi capace di tutto. Improvvisamente, la sua politica interna ed estera è solo una corsa a capofitto“. A Losanna su invito delle comunità turche e curde locali, lo storico e giornalista Fehim Tastekin ha dipinto un quadro molto cupo della politica del capo dello Stato turco.750x-1

Dal 24 agosto, la Turchia si è impegnata direttamente nel conflitto siriano con il lancio dell’operazione “Scudo dell’Eufrate” nel nord-est. Cosa vuole Erdogan dalla Siria?
Direi che l’invio di truppe turche in Siria è il risultato del fallimento politico di Erdogan su due piani: primo, ha voluto abbattere Assad, ma è ancora lì. E soprattutto i curdi della Siria (come in Iraq, d’altronde), sostenuti dagli statunitensi, hanno acquisito tale importanza politica da avere paura che gli contagino il Paese. Quindi, la priorità non è la caduta di Assad e la lotta al gruppo Stato islamico (Daash in arabo), ma la questione curda, l’ossessione dello Stato turco, indipendentemente dal colore del governo.

Che rapporto ha Erdogan con gli statunitensi?
Non hanno gli stessi interessi. Gli statunitensi hanno detto ai turchi “se volete ripulire lo SIIL dalla Siria, i curdi siriani e le forze democratiche se ne occuperanno”. Per motivi d’immagine Erdogan ha dovuto lasciar fare ai curdi. Ma ora è bloccato perché gli statunitensi non gli lasciano fare ciò che vuole contro i curdi, di cui Washington ha bisogno, in Siria e Iraq. E con Donald Trump alla Casa Bianca è ancora troppo presto per trarre conclusioni.

E il riavvicinamento tra Erdogan e Putin?
E’ puramente circostanziale. Sono convinto che, più o meno a lungo termine, i russi si vendicheranno della Turchia. C’è stato un primo segnale ieri con tre soldati turchi uccisi dalla Syrian Arab Air Force (russi?). Era l’anniversario dell’incidente che vide l’aereo russo abbattuto dai turchi. I turchi non capiscono Putin, e questi, che non si fida di Erdogan, usa la crisi per indebolire il legame tra Turchia e NATO, e tra Turchia e Unione europea. Si ricordi che storicamente Russia e Turchia (già dall’impero ottomano) sono sempre stati avversari.

Come analizza le tensioni tra Turchia e Unione europea?
Erdogan gioca in modo pericoloso con l’Europa, perché la metà del commercio estero della Turchia è con l’UE. Vediamo anche in questi giorni il suo primo ministro cercare di ridurre le tensioni con Bruxelles. Sulla minaccia di aprire i confini per far fluire i rifugiati in Europa, non sono sicuro che gli stessi rifugiati se ne vogliano andare…

Sul fronte interno, come giudica la situazione?
Ho detto che dal fallito colpo di Stato Erdogan ha paura e da la caccia a tutti gli avversari, non solo gulenisti. Non si comporta razionalmente e quindi è capace di tutto. Detto ciò, penso che prima o poi le forze gli si ribelleranno contro. Alla fine del tunnel, c’è sempre luce.-Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora