La Cina compra il migliore missile del mondo

La Cina sigla l’enorme contratto militare con la Russia, comprando il migliore missile del mondo
Jeffrey Lin (Popular Science) 27 aprile 2015 – Russia Insider
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Migliorando la Difesa aerea della Cina si complicano notevolmente gli sforzi per condurre operazioni aeree o attacchi missilistici contro la Cina continentale, anche con droni furtivi, missili da crociera a lungo raggio e nuovi bombardieri della nuova “triade” degli USA

0_c39b5_de7a5048_XXLCina e Russia, nell’ambito di legami strategici più stretti, hanno concluso l’accordo da tempo atteso sul sistema missilistico superficie-aria (SAM) a lungo raggio S-400. L’accordo non è solo il più grande sugli armamenti sino-russi in oltre un decennio, ma la potenza dalla difesa missilistica S-400 fornirebbe alla Cina un rapido aggiornamento della difesa missilistica, mentre Stati vicini come la Corea democratica acquisiscono missili balistici e Stati Uniti e Giappone puntano a comprare missili antinave furtivi.

s-400_ausa_airpowerIl SAM S-400 ha una gittata di 400 km, efficace contro molti obiettivi che la Russia (e la Cina) dovranno affrontare, come caccia stealth e convenzionali, bombardieri, missili da crociera e missili balistici.
Nell’aprile 2015, Anatolij Isajkin, CEO dell’agenzia per l’esportazione degli armamenti russa Rosoboronexport, e Du Wenlong dell’Accademia di Scienze militari dell’EPL, dichiaravano che la Cina acquisiva l’S-400. The Moscow Times riportava che l’accordo da 3 miliardi di dollari riguarda 6 battaglioni S-400, in cui ogni battaglione è composto da 6 veicoli lanciamissili (TEL), quindi la Cina avrà 36 autoveicoli di lancio. L’S-400 è il sistema SAM dalla maggiore gittata nel mondo. Entrato in servizio in Russia nel 2007 può intercettare missili balistici e aerei ad alta velocità, mentre il suo radar 91N6E può rilevare ed inseguire aerei stealth ad oltre 100 km. Il più famigerato dei tre missili dell’S-400 è l’40N6 dall’incredibile gittata di 400 chilometri. La gittata estrema del 40N6 permetterà ai TEL dell’S-400 sulla costa della Cina di abbattere aerei sopra Taiwan. I più piccoli missili 48N6 da 250 km e 9M96E2 da 120 km di gittata sono altrettanto letali contro caccia, bombardieri, aerei da guerra elettronica e primo allarme, così come missili da crociera e balistici.HQ9Il SAM cinese HQ-9 costituisce metà dell’arsenale di SAM a lungo raggio della Cina, con quasi un centinaio di lanciamissili nel 2014. L’HQ-9 ha una gittata di 200 km e oltre contro aerei, droni e missili da crociera ha una limitata capacità ABM. Nel 2013 l’HQ-9 è stato scelto come sistema di difesa aerea dalla Turchia, a dispetto degli omologhi russi e occidentali.
L’S-400 integrerà i SAM a lungo raggio S-300 e HQ-9 della Cina, mentre il sistema di comando 30K6E può collegarsi con la rete di SAM di fabbricazione russa, come gli S-300 e TOR-M1 già operativi in Cina. Gli S-400 probabilmente saranno impiegati dall’Aeronautica dell’EPL (PLAAF), che storicamente è responsabile dei sistemi di difesa aerea a lungo raggio in Cina. Mentre con il 40N6 a lungo raggio potrebbero teoricamente coprire lo spazio aereo di Taiwan, probabilmente proteggeranno le basi più importanti, come i moli dei sottomarini ad Hainan, città importanti come Pechino e Shanghai, o occultarsi nelle montagne dell’entroterra del Fujian e Guangdong.

3dsmax_91n6e_radar_1Il radar AESA 91N6E “Big Bird” può rilevare e inseguire aerei stealth a oltre 100 km di distanza, mentre può rilevare obiettivi ad alta quota come missili balistici a 600 km di distanza.
L’accordo è significativo per la sicurezza regionale e la geopolitica. Le migliorate capacità della difesa aerea della Cina complicano notevolmente gli sforzi per condurre operazioni aeree o attacchi missilistici contro la Cina continentale, anche con droni furtivi, missili da crociera o nuovi bombardieri, tutti elementi del nuovo piano della “Triade” degli USA. In tempo di guerra, l’S-400 potrebbe addirittura sostenere gli attacchi aerei cinesi abbattendo i caccia nemici che volano sopra le loro basi e città. A livello strategico, la vendita dell’S-400 facilita la cooperazione sino-russa nonché altre vendite e programmi comuni, come sottomarini e operazioni spaziali.

1017621443_risultatoL’S-400 russo alla Cina: sfida geopolitica in Asia?
Sputnik  27/04/2015

DSC_1071(1)(2)La Russia è pronta a vendere alla Cina l’avanzato sistema missilistico S-400. Il Giappone è preoccupato dalla prospettiva, temendo che possa compromettere la sicurezza per la disputa territoriale sulle isole Senkaku, conosciute come isole Diaoyu in Cina. Il quotidiano economico Vedomosti ha riferito lo scorso novembre che Mosca era in procinto di vendere i missili antiaerei S-400 alla Cina. La notizia è stata confermata il 13 aprile, quando Anatolij Isajkin, CEO dell’esportatore di armi russo Rosoboronexport, ha detto in un’intervista che la Cina ha acquistato l’avanzato sistema di difesa aerea della Russia, commentava il giornale economico giapponese Nikkei. Mosca, tuttavia, era riluttante a consegnare il sistema alla Cina, preoccupata che Pechino ne avrebbe acquistato solo un piccolo numero con l’intento di smontarlo per poterlo costruire. Anche se Mosca e Pechino devono ancora annunciare ufficialmente l’accordo, sembra quasi certo che abbiano approvato la vendita, facendo temere a Tokyo che possa sconvolgere il fragile equilibrio militare nel Mar Cinese Orientale. Se l’accordo sarà concluso, la Cina sarà il primo Paese estero a comprare il sistema missilistico S-400. La Cina possiede già il precedente sistema di difesa aerea S-300, che tuttavia ha una gittata di soli 300 km, raggiungendo solo alcune parti di Taiwan.
Il sistema da 400 chilometri di gittata, per la prima volta permetterà alla Cina di colpire qualsiasi bersaglio aereo sull’isola di Taiwan, oltre a raggiungere bersagli aerei a New Delhi, Calcutta, Hanoi e Seoul, e anche presso le contestate isole giapponesi Senkaku nel Mar Cinese orientale. Tokyo e Pechino di recente, lentamente ma costantemente, lavorano a ricucire le relazioni diplomatiche, con il primo ministro giapponese Shinzo Abe che aveva incontrato il presidente cinese Xi Jinping. Sembra improbabile che i due Paesi usino la forza per prendersi le isole in un prossimo futuro. Tuttavia, Pechino può intraprendere azioni audaci nelle acque che circondano le isole Senkaku, se si convince di avere un vantaggio militare nell’area. Mosca, nel frattempo, è anche consapevole della minaccia che la vendita del sistema S-400 alla Cina rappresenterebbe per il Giappone. Mosca è sempre più frustrata dalle sanzioni di Tokyo, anche se non dure come quelle imposte da Washington. La fonte ha detto che il Cremlino ritiene che il Giappone stia solo cercando di compiacere Washington costringendo la Russia a pagare per il suo presunto intervento in Ucraina. E’ possibile che Vladimir Putin abbia autorizzato la vendita dell’S-400 per raccogliere fondi tra le pressioni economiche derivanti dalle sanzioni occidentali.
Nel governo Abe si afferma che il Giappone non dovrebbe essere troppo severo con la Russia, in quanto sanzioni troppo dure possono avvicinare ulteriormente Mosca a Pechino, cosa contraria agli interessi nazionali del Giappone, ha commentato il Nikkei.

1233434Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il capo del SIIL, al-Baghdadi, morto in un ospedale israeliano

Veterans Today 27 aprile 2015BvWoGHnCEAAhK9mIl capo del gruppo terroristico SIIL Abu Baqr al-Baghdadi è morto e membri del gruppo taqfirita in Iraq hanno già giurato fedeltà ad Abu Ala Afri quale suo successore, secondo media arabi. Secondo le agenzie irachene Alghad Press e Yum al-Thaman (l’8.vo giorno), così come fonti da Mosul, al-Baghdadi è morto in un ospedale israeliano nelle alture occupate del Golan, dov’era ricoverato per cure dopo aver subito gravi ferite nel corso di un attacco dell’esercito iracheno e delle forze popolari. Le fonti hanno aggiunto che al-Baghdadi è stato dichiarato da medici e chirurghi israeliani ormai “clinicamente morto”. Il capo dei terroristi era stato colpito in un attacco aereo nell’Iraq occidentale il 18 marzo.
Yum al-Thaman, citando fonti dell’intelligence ha detto che il SIIL aveva già registrato diversi video del suo capo, mesi prima del raid aereo di marzo, dopo che una era scampato, con gravi ferite, circa un anno fa, per dimostrare che era vivo finché il gruppo non avesse presentato un nuovo capo universalmente accettato. Le fonti hanno aggiunto che i membri del gruppo taqfirita operante in Iraq hanno già giurato fedeltà al nuovo capo Abdurahman al-Shaijlar, alias Abu Ala Afri, successore di Baghdadi. Ci sono anche notizie non confermate su dispute interne e divergenze tra le numerose fazioni del SIIL in Siria e Iraq, che si ampliano con la nomina del nuovo capo, mentre il ramo del SIIL che combatte in Siria ha respinto la leadership di Afri e cerca un altro successore di Baghdadi.
La televisione HispanTV ha anche pubblicato una notizia il 25 aprile, in cui conferma la morte del capo del SIIL. Una notizia sul Guardian del 21 marzo indicava che Baghdadi aveva subito gravi ferite ed “era in pericolo di vita” per un attacco a marzo. L’articolo, naturalmente, aggiunse che Baghdadi era sopravvissuto. Il ferimento di Baghdadi ha portato a riunioni urgenti dei capi del SIIL, che inizialmente credevano che sarebbe morto e quindi pianificavano di nominare un nuovo capo. Un ufficiale iracheno ha confermato che l’attacco ha avuto luogo il 18 marzo ad al-Baj, provincia di Niniwa, presso il confine siriano. C’erano state due notizie a novembre e dicembre secondo cui Baghdadi era stato ferito, anche se non facevano precisazioni.
Hisham al-Hashimi, ufficiale iracheno che consiglia Baghdad sul SIIL, ha detto: “Sì, è stato ferito ad al-Baj, presso il villaggio Um al-Rus, il 18 marzo assieme al suo gruppo“.

mb3Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Pakistan è diventato terreno di gioco per Stati Uniti e Cina

Valerij Kulikov New Eastern Outlook 27/04/20151236278Sullo sfondo dei tentativi di Washington di ampliare l’influenza in diverse regioni del mondo, è simbolico che la Casa Bianca decida di rafforzare la cooperazione militare con il Pakistan. Tale passo degli Stati Uniti è dettato da una serie di variabili, tra cui il fatto che il Pakistan sia una potenza nucleare, capace di decidere se sostenere l’aggressione saudita allo Yemen sponsorizzata da Washington. Ma la causa principale di tale passo è il rapido svilupparsi della cooperazione militare Pakistan-Cina dimostratasi forte negli ultimi anni. Washington tende ad ignorarlo, mentre si oppone al progresso economico cinese avanzando offerte “lucrative” a Islamabad nel campo militare. Va notato che le élite pakistane considerano la partnership con la Cina come sicura garanzia di sicurezza per il Pakistan, in una situazione in cui i due Stati sono sempre più prudenti verso la vicina India. Così la notizia che nel 2014 la Cina è tra i massimi tre esportatori di armamenti, con il 41% delle esportazioni dirette in Pakistan, mostra la dimensione di questa cooperazione. Nel 2009 la Chendu Aircraft aiutò il Pakistan Aeronautical Complex ad avviare la produzione del caccia multiruolo leggero JF-17, progettato in Cina per le esigenze dell’aeronautica pakistana. Nel 2015 l’esercito pakistano ha iniziato a ricevere gli elicotteri Z-10 (noti anche come WZ-10) originariamente sviluppati in Cina, che saranno ben impiegati per combattere i terroristi in Pakistan. Si dice che questi elicotteri possano colpire bersagli ad una distanza di 5 km, senza entrare nella zona di tiro nemica. Non sorprende che la Cina utilizzi esperienza e competenza degli esperti russi della Kamov nel sviluppare l’elicottero ora prodotto in Cina dalla Changhe Aircraft Industries Corporation (CAIC).
Recentemente i due Paesi hanno deciso l’invio di otto nuovissimi sottomarini diesel-elettrici Tipo 41 (conosciuti dalla NATO come classe Yuan) al Pakistan. L’accordo rientra nei 5 miliardi di dollari di cui Pechino ha già espresso la disponibilità a fornire ad Islamabad tramite prestiti a lungo termine, ripagando il contratto. L’ulteriore sviluppo della cooperazione politica, economica e militare tra i due Paesi è stata assicurata dalla visita del Segretario Generale del Partito Comunista, Xi Jinping, arrivato in Pakistan il 20 aprile, presentatosi alle élite pakistane con un piano di investimenti da 46 miliardi di dollari. La maggior parte dei fondi forniti da Pechino sarà assegnata allo sviluppo del porto di Gwadar che, secondo alcuni analisti, può essere considerato l’avvio del grande progetto cinese per stazionare forze navali in Medio Oriente. Una quantità considerevole di truppe cinesi a Gwadar permetterà a Pechino di proteggere le rotte commerciali internazionali, garantendosi che le risorse per l’industria cinese non siano bloccate verso la destinazione. Inoltre, lo sviluppo di Gwadar, nell’ambito del grande progetto di corridoio economico sino-pakistano, prevede la realizzazione di quasi 2000 km di ferrovia insieme ai gasdotti dal porto pakistano di Gwadar alla città cinese di Kashgar. Un altro obiettivo degli investitori cinesi è la costruzione dell’autostrada Karakoram, dalla Cina al Pakistan. Ciò renderebbe numerose province cinesi più competitive economicamente, creando anche un corridoio alternativo allo Stretto di Malacca. Questi progetti possono compromettere il vecchio obiettivo degli Stati Uniti di contenere la Cina, dato che Washington non potrà più contenerla sulle frontiere marittime.
In queste circostanze, al fine di sottrarre il Pakistan dalla sua zona di influenza, gli Stati Uniti hanno deciso di vendere ad Islamabad otto pattugliatori GRC43M, alle fine del 2014, per 350 milioni di dollari. L’accordo è stato firmato con il pretesto di favorire gli sforzi del Pakistan nella lotta a pirateria e narcotraffico nel nord della penisola arabica. A gennaio Washington inviava armi e munizioni utilizzate dalle truppe dell’Afghan International Security Assistance Force. Un paio di settimane fa, il governo degli Stati Uniti ha approvato la consegna di elicotteri, missili e altri equipaggiamenti militari al Pakistan per 1 miliardo di dollari. In particolare, venderanno 15 elicotteri d’attacco Bell AH-1Z Viper con tutte le armi e le attrezzature necessarie al loro funzionamento, insieme a 356 missili AGM-114R Hellfire II. Questi sistemi saranno utilizzati per le operazioni antiterrorismo nel Nord Waziristan, nelle “zone tribali” e altre aree remote e montagnose del Pakistan. L’accordo dovrebbe concludersi nei prossimi cinque anni, dato che prevede la partecipazione di militari statunitensi nel supporto tecnico ed addestramento dei pakistani. Gli elicotteri in questione, AH-1Z (noto anche come Bell 449 SuperCobra) è l’ultima modifica di una ben nota famiglia di elicotteri da combattimento statunitensi, ma l’AH-1 Cobra è in produzione esclusivamente per l’US Marine Corps dal 2006. Nonostante il fatto che la Bell Helicopter abbia cercato di promuovere l’AH-1Z sul mercato internazionale, non è riuscita a ottenere alcun ordine. Pertanto il Pakistan sarà il primo cliente straniero che accetta di acquistarli. Le unità dell’esercito pakistano utilizzano da tempo i Bell AH-1 Cobra, 20 AH-1S furono forniti nel 1984-1986 e 32 AH-1F nel 2003-2010.
Così il Pakistan è diventato un’arena della lotta per l’influenza tra Washington e Pechino, proprio come il mercato di scontro tra commercianti di armi cinesi e statunitensi.

603315Valerij Kulikov, analista politico, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I droni russi nell’Artico, svelano i satelliti spia degli USA

Tyler Durden Zerohedge 26/04/201514SAVX3766-1Mentre gli Stati Uniti sono impegnati ad uccidere civili e terroristi statunitensi con il loro droni, la Russia schiera i propri droni Orlan-10 nella regione artica, ricca di petrolio e gas (dovrebbero monitorare la situazione climatica). Come riporta SputnikNews, il Colonnello Aleksandr Gordeev ha dichiarato: “il compito dei droni è controllare la situazione nell’Artico russo, tra cui quella ecologica e il ghiaccio nelle zone di mare adiacenti e lungo la Rotta del Nord”. Quindi passivo-aggressivo? Tuttavia la Russia ha scelto, questa settimana, di diffondere le rare immagini di un satellite dell’intelligence degli Stati Uniti che, come nota un analista, è una provocazione (ma oscura negli intenti oltre a riconoscere la crescente attività di spionaggio spaziale degli USA). Come Sputnik News indica, i droni russi saranno dispiegati nella regione artica e lungo la Rotta del Nord dal 1 maggio per monitorare la situazione climatica e il deterioramento del ghiaccio artico, nonché facilitare la navigazione e le missioni di soccorso. I droni Orlan-10 del distretto militare orientale verranno schierati sulla Penisola di Chukotka, di fronte la penisola Seward dell’Alaska. La missione dell’unità dei droni sarà “gestire il controllo oggettivo della situazione nell’Artico russo”, ha aggiunto Gordeev. Gli UAV saranno trasportati dagli elicotteri da trasporto pesanti Mi-26, e la stazione sarà presidiata da laureati del centro dell’aeronautica telecomandata del Ministero della Difesa… L’annuncio della creazione del gruppo drone presso la città di Anadyr, a novembre, giungeva pochi mesi dopo che il Presidente russo Vladimir Putin ordinava l’istituzione di un ente pubblico responsabile dell’attuazione delle politiche russe nell’Artico e di una rete unificata di strutture navali per ospitare navi da guerra e sottomarini per aumentare la tutela degli interessi e dei confini della Russia nella zona. La Russia cerca di costruire la propria presenza nella regione artica ricca di petrolio e gas, in conformità con la rinnovata dottrina militare del Paese firmata dal Presidente Vladimir Putin nel dicembre 2014”. Ma non è tutto ciò che la Russia ha fatto questa settimana… Come riferisce la Federation of American Scientists, un impianto di localizzazione satellitare russo in Siberia ha pubblicato rare immagini di un satellite d’intelligence statunitense. Il satellite radar statunitense LACROSSE è stato ripreso dal Altay Optical Laser Center della Russia, a quanto pare tra il 2005 e il 2010.
Una selezione di immagini è stata compilata e analizzata da Allen Thomson.

20150426_russia3Le immagini contengono informazioni sufficienti (intervallo, scala angolare) per svolgere un po’ di intelligence tecnica (cioè trigonometria per liceali del secondo anno) sulle dimensioni dell’antenna del radar, utile parametro per determinarne le capacità”, ha detto a Secrecy News Thomson, ex-analista della CIA. Sebbene provocatorio, l’intento della divulgazione resta oscura, ha detto. “Perché i russi pubblicano le immagini? Gli Stati Uniti sono molto paranoici nel rilasciare immagini dei satelliti-spia, nostri o altrui. La paranoia russa è almeno altrettanto grande, quindi da dove spuntano queste immagini? Qual è lo scopo?” (Anche Thomson è un paranoico. NdT)
Le immagini sembrano essere per lo più solo una curiosità, ma forse sottolineano la crescente visibilità e corrispondente vulnerabilità dei sistemi spaziali statunitensi. “Il nostro vantaggio asimmetrico nello spazio crea anche vulnerabilità asimmetrica” aveva detto l’anno scorso Gil Klinger, ufficiale dell’intelligence della difesa. “I nostri avversari riconoscono la nostra dipendenza dallo spazio e continuano a pensare ai modi per rispondervi”. Testimoniava a un’audizione nel 2014 del Comitato Forze Armate della Camera degli USA sulle attività spaziali per la sicurezza nazionale, la cui note sono state recentemente pubblicate. Protezione dello spazio, detriti orbitali, industria e argomenti correlati furono affrontati”.
Sembra che i russi siano occupati. Ma una cosa spunta guardando le immagini dallo spazio…

20150426_russia5una coincidenza?

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia e Giappone di fronte le sanzioni

Bakhtiar Usmonov New Eastern Outlook 25/04/2015C0B1BC58-9A11-4F5D-B387-6A65AF4A2AB4_mw1024_mh1024_s_cy7Un’espressione eloquente dice: ‘l’Oriente è una questione delicata’, e nel mondo contemporaneo è anche influente. Il Giappone, come tutti i Paesi del G-7 pilotati dal primattore, gli Stati Uniti, ha aderito alle sanzioni economiche contro la Russia per la situazione nel sud-est dell’Ucraina. I mass-media giapponesi un giorno urlano all’esercito russo che ‘agisce con impudenza’ nel Donbas e all’invasione illegale della Crimea, e il giorno dopo sulla natura puramente formale delle sanzioni di Tokyo, adottata esclusivamente in solidarietà con gli occidentali. In realtà, tutto questo casino sulle sanzioni mette il governo di S. Abe in una posizione piuttosto scomoda: da un lato non vuole danneggiare le relazioni con Mosca, migliorate negli ultimi due anni, e dall’altro deviare dalla strategia di Washington può portare a “cupe conseguenze”. Come dice il proverbio: ‘il miele è dolce, ma le api pungono’. Il mercato della Russia è un enorme spazio per molte merci giapponesi, e allo stesso tempo è possibile negoziare su gas e petrolio, tanto più che l’86% delle importazioni dalla Russia sono idrocarburi. Veramente, a fronte della maggiore influenza della Cina nei mari cinesi meridionale e orientale, Tokyo potrebbe facilmente esser contenta dalla posizione neutra della Russia verso Pechino. Ma l’amministrazione Obama ricorda al primo ministro giapponese con quale denaro l’economia del dopoguerra fu costruita e a chi il Giappone è debitore per la sua prosperità. Così ora, volente o nolente, deve giocare secondo le regole di qualcun altro. Lo scorso anno i giapponesi avrebbero detto una cosa e fatto qualcosa di assolutamente diverso. Ad esempio, al vertice del G-7 di Bruxelles, Abe invitò i colleghi europei a un dialogo costruttivo con Mosca, essendo uno dei principali attori internazionali. Lo scorso settembre i giapponesi, colpiti dalla bacchetta magica statunitense, saltavano a bordo delle nuove sanzioni contro Mosca. Nel frattempo i politici giapponesi, insieme ai rappresentanti della comunità imprenditoriale del Giappone, a loro allineati, continuavano ad affermare la buona volontà verso Mosca. A questo punto vorremmo dire qualcosa sulla situazione delle imprese giapponesi in relazione alle sanzioni economiche contro la Russia che, come potrebbe apparire a prima vista, danneggerebbero i loro interessi. Più di una volta gli affaristi giapponesi hanno sostenuto che le restrizioni del governo del loro Paese sono morbide. Ad esempio, il presidente del Comitato economico russo-giapponese, Vicepresidente della Federazione delle organizzazioni economiche giapponese (Nippon Keidanren), Norio Sasaki, ha detto più volte che le sanzioni non influenzano l’ambiente imprenditoriale. Inoltre, secondo i risultati di un sondaggio tra i membri della Federazione, il 57% degli uomini d’affari giapponesi già investe nell’economia della Russia, e il 20% lo contempla. In realtà, nel 2014 alcun progetto bilaterale di grandi dimensioni è stato avviato. Anche l’Hokkaido Bank, che prevedeva di coltivare soia nella regione dell’Amur dalla primavera 2015, improvvisamente ha deciso di prorogare, per un periodo indeterminato, la fase di valutazione dei rischi finanziari associato al progetto. Nel caso di accordi già in fase di realizzazione al momento delle sanzioni, la loro costruzione proseguiva e talvolta addirittura aveva successo, venendo indicato come esempio riuscito della fruttuosa cooperazione tra gli ambienti economici dei due Paesi. Tutto ciò difficilmente s’inserisce nel solido modello seguito dal governo giapponese, intensificatosi dalla seconda guerra mondiale, quando gli interessi politici prevalevano su quelli economici. Ecco perché non c’è ragione di aspettarsi un eccessivo business, che sarebbe in contrasto con la politica estera del Paese anche se morbida, come gli affaristi giapponesi continuano ad insistere. Un esempio evidente si distingue. Tokyo ha riconosciuto il progetto del ponte energetico Sakhalin – Hokkaido, che potrebbe soddisfare gran parte della domanda di energia elettrica del Giappone suscitata dalla chiusura di centrali elettronucleari e dal costoso deficit energetico.
Ma tornando alla teatralità dei giochi politici delle autorità giapponesi, nel settembre 2014, dopo la visita a Mosca dell’ex-primo ministro del Giappone Y. Mori Kyodo Tsushin, grande agenzia di informazioni giapponese, informava di punto in bianco il ritiro da parte del capo del governo giapponese dell’invito al Presidente della Russia, su richiesta di Washington. Per ammorbidire lo shock del discorso diretto, nel rapporto si diceva che Abe prevedeva d’incontrarsi con Putin a margine del vertice APEC a Pechino, nel novembre 2014. Inoltre, la possibilità di una visita ufficiale del leader russo in Giappone per la primavera 2015 rimaneva aperta. Ma chi ha lasciato aperta questa possibilità: Washington o Tokyo? Il vertice ha avuto luogo, i leader dei due Paesi si sono incontrati, discusso della situazione in Ucraina e raggiunto un accordo sulla visita, ma ‘a suo tempo’, come i mass media giapponesi hanno riferito. Al rientro, il primo ministro giapponese, durante l’incontro con il governatore dell’isola di Hokkaido, dichiarava l’intenzione di proseguire il dialogo con la parte russa sulla soluzione della controversia sui ‘Territori del Nord’, come le quattro isole meridionali delle Curili sono chiamate in Giappone. Tokyo fa del suo meglio per illustrarsi come attore indipendente sulla scena internazionale, in grado di risolvere da sé le questioni geopolitiche. Abe ha chiarito che la crisi ucraina ha un impatto negativo sul ‘compito chiave della sua premiership': la conclusione di un trattato di pace con la Russia. Ma il mondo è pronto ad accettare tale ‘indipendenza’ giapponese? La tragica storia del sequestro dei due giornalisti giapponesi a gennaio e la loro morte per mano dei terroristi SIIL, illustra drammaticamente che è ancora troppo presto per il Giappone illustrarsi in politica, dove tradizionalmente ha il ruolo di sorella minore degli Stati Uniti. Certo, l’ipotetica minaccia terroristica libera le autorità giapponesi nel rivedere il famigerato articolo 9 della Costituzione che vieta allo Stato di partecipare a missioni internazionali militari. Allo stesso tempo, anche con l’esercito ‘ufficiale’, Tokyo non potrà gestire da solo l’aggressione degli estremisti islamici che, come uno dei video-messaggi dei terroristi dice, si vendicheranno di qualcosa. Piaccia o no, ma il samurai deve rinfoderare la lama affilata dell’arroganza politica e tornare sotto l’ala di Washington. Così è chiaro che nel prossimo futuro non bisogna aspettarsi cambiamenti radicali nelle relazioni russo-giapponesi. Tokyo seguirà il corso scelto dagli Stati Uniti, a costo dei propri interessi, tenendo presente la minaccia che potrebbe sorgere deviando da tale corso. Guardando al futuro, possiamo dire che gli esperti discuteranno della possibile visita del leader russo in Giappone per molto tempo, ma affinché sia realmente possibile è necessario porre queste domande non a Tokyo, ma a Washington, dove sanno meglio cosa è un bene per la Terra del Sol Levante.Russia-to-japan-via-sakhalinBakhtiar Usmonov, Dottore in Scienze Politiche, politologo, per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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