Bin Salman è stato assassinato?

Shafaqna

Vi sono molte prove che suggeriscono che l’assenza da 30 giorni di Muhamad bin Sulman, il principe ereditario dell’Arabia Saudita, sia dovuta a un incidente nascosto al pubblico“, affermava un giornale iraniano. Secondo il quotidiano Kayhan, il 21 aprile 2018 le agenzie di stampa riferirono che le forze saudite abbatterono un “drone giocattolo” vicino al palazzo reale saudita e furono pubblicate immagini dal sito dello scontro sui social media che illustravano chiaramente movimenti di carri armati e blindati attorno al palazzo reale e suoni di scambio a fuoco con armi pesanti tra la Guardia Reale e un gruppo la cui identità non mai stata rivelata. Kayhan afferma di aver ottenuto informazioni da alcuni servizi segreti secondo cui, negli scontri, almeno due proiettili colpirono il principe ereditario Muhamad bin Sulman, probabilmente uccidendolo.
Un altro sito iraniano “IFP News”, segnalato da Fars News, indicava che “in particolare, bin Salman non apparve mai durante la visita del 28 aprile del nuovo segretario di Stato USA Mike Pompeo a Riyadh, nel suo primo viaggio all’estero come capo diplomatico statunitense“. “Durante il soggiorno a Riyadh, i media sauditi pubblicarono le immagini degli incontri di Pompeo con re Salman e il ministro degli Esteri Adil al-Jubayr. Questo mentre le agenzie pubblicarono le immagini degli incontri a Riyad tra bin Salman e l’ex-segretario di Stato USA Rex Tillerson“.
Pochi giorni dopo l’incidente del 21 aprile, i media sauditi pubblicarono video e immagini di bin Salman che incontrava diversi funzionari sauditi e stranieri. Ma la data degli incontri non poteva essere verificata, quindi la diffusione dei video poteva essere volta a dissipare le voci sulle condizioni di bin Salman“. “Non è chiaro se la scomparsa di bin Salman sia dovuta a ragioni, come sentirsi minacciato, o perché ferito nell’incidente“. “Sembra che solo un’apparizione televisiva dal vivo possa dissipare le voci sulla condizione di bin Salman“.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Accademici al servizio dell’impero

James Petras, Internationalist 360°, 5 maggio 2018Introduzione
Nell’ultimo mezzo secolo sono stato impegnato in ricerche, ho tenuto conferenze e lavorato con movimenti sociali e governi di sinistra in America Latina. Ho intervistato funzionari e think tank statunitensi a Washington e New York. Ho scritto decine di libri, centinaia di articoli professionali e ho presentato numerosi articoli in occasione di riunioni professionali. Nel corso della mia attività ho scoperto che molti accademici spesso s’impegnano in ciò che i funzionari del governo chiamano “de-briefing”! Gli accademici si incontrano e discutono sul campo di lavoro, sulla raccolta di dati, sui risultati delle ricerche, sulle osservazioni e sui contatti personali durante il pranzo presso l’ambasciata con funzionari del governo degli Stati Uniti o a Washington con funzionari del dipartimento di Stato. I funzionari del governo degli Stati Uniti aspettano con ansia questi “commenti”; l’accademico fornisce un utile accesso alle informazioni che altrimenti non potrebbero ottenere da agenti d’intelligence o collaboratori locali. Non tutti gli informatori accademici sono in ottima posizione od investigatori competenti. Tuttavia, molti forniscono utili informazioni, specialmente sui movimenti di sinistra, partiti e i leader avversari antimperialisti reali o potenziali. I costruttori dell’impero statunitense, sia che svolgano attività politiche o militari, dipendono da informazioni in particolare su chi sostenere e chi sovvertire; chi dovrebbe ricevere supporto diplomatico e chi dovrebbe ricevere risorse finanziarie e militari. Gli accademici interrogati identificano avversari ‘moderati’ e ‘radicali’, così come vulnerabilità personali e politiche. I funzionari sfruttano spesso problemi di salute o bisogni familiari per “trasformare” le sinistre in spie imperialiste. I funzionari degli Stati Uniti sono particolarmente interessati agli accademici ‘gate-keeper’ che escludono critiche all’imperialismo, attivisti, politici e funzionari governativi. A volte, funzionari del dipartimento di Stato degli Stati Uniti dichiarano di essere simpatizzanti ‘progressisti’ che si oppongono ai “neanderthaliani” nelle istituzioni, al fine di avere informazioni privilegiate dagli informatori accademici di sinistra. Il debriefing è una pratica diffusa e coinvolge numerosi accademici provenienti da importanti università e centri di ricerca, così come “attivisti” non governativi e redattori di riviste e pubblicazioni accademiche. Gli accademici che partecipano al debriefing spesso non pubblicizzano i loro rapporti col governo. Molto probabilmente condividono i rapporti con altri informatori accademici. Tutti affermano semplicemente di condividere le ricerche diffondendo informazioni per la “scienza” e per promuovere “valori umani”. Gli informatori accademici giustificano sempre la loro collaborazione fornendo un’immagine chiara e più equilibrata ai “nostri” responsabili politici, ignorando i prevedibili risultati distruttivi che potrebbero derivarne.

Accademico al servizio dell’impero
Gli informatori accademici mai studiano, raccolgono ricerche e pubblicizzano rapporti sulle politiche statunitensi segrete, palesi e clandestine, in difesa delle multinazionali e dell’élite latinoamericana che collaborano coi costruttori dell’impero.

Piantare il “Regime Change” in Venezuela
I funzionari degli Stati Uniti sono desiderosi di conoscere tutti i rapporti sui “movimenti dal basso”: chi sono, quanta influenza hanno, suscettibilità a tangenti, ricatti e inviti dal dipartimento di Stato, da Disneyland o dal Wilson Center di Washington. I funzionari statunitensi finanziano ricerche accademiche su sindacati, movimenti sociali agrari, minoranze femministe ed etniche impegnate nella lotta di classe e attivisti e leader antimperialisti, poiché tutti sono obiettivi della repressione imperiale. I funzionari sono anche appassionati dei rapporti accademici sui cosiddetti collaboratori “moderati” che possono essere finanziati, consigliati e reclutati per difendere l’impero, minare la lotta di classe e dividere i movimenti. Gli informatori accademici sono particolarmente utili nel fornire informazioni personali e politiche su intellettuali, accademici, giornalisti, scrittori e critici di sinistra latinoamericani permettendo ai funzionari statunitensi di isolare, calunniare e boicottare gli antimperialisti, così come gli intellettuali che possono essere reclutati e sedotti con concessioni di fondi e inviti al Kennedy Center di Harvard. Quando i funzionari statunitensi hanno difficoltà a comprendere le complessità e conseguenze dei dibattiti ideologici e divisioni nei partiti o regimi di sinistra, gli informatori accademici d’ex-sinistra, che raccolgono documenti e interviste, forniscono spiegazioni dettagliate e forniscono ai funzionari un quadro politico per sfruttare ed esacerbare divisioni e guidare la repressione, minando gli avversari impegnati nella lotta antimperialista e di classe. Il dipartimento di Stato degli USA lavora a stretto contatto con centri di ricerca e fondazioni nel promuovere riviste che evitino ogni menzione dell’imperialismo e dello sfruttamento della classe dirigente; promuovono “questioni speciali” su politiche di identità “senza classe”, teorizzazioni postmoderne e conflitti etnico-razziali e conciliazioni. In uno studio sulle due principali riviste di scienze politiche e sociologiche, si nota che in cinquanta anni hanno pubblicato meno dello 0,01% sulla lotta di classe e l’imperialismo USA. Gli informatori accademici non hanno mai riferito sui legami del governo degli Stati Uniti con governanti narco-politici. Gli informatori accademici non studiano l’ampia e lunga collaborazione israeliana cogli squadroni della morte in Colombia, Guatemala, Argentina e El Salvador, a causa della lealtà a Tel Aviv e nella maggior parte dei casi perché il dipartimento di Stato non è interessato ai rapporti che espongono alleati e complicità.

Informatori accademici: cosa vogliono e cosa ottengono?
Gli informatori accademici s’impegnano nel debriefing per vari motivi. Alcuni lo fanno semplicemente perché condividono politica ed ideologia dei costruttori imperialisti e sentono che è un loro “dovere” servire. La stragrande maggioranza sono accademici affermati con legami coi centri di ricerca che informano perché ingrassano il loro curriculum vitae, aiutando a garantirsi borse di studio, appuntamenti prestigiosi e premi. Gli accademici progressisti che collaborano hanno un approccio da Giano bifronte; parlano alle conferenze pubbliche di sinistra, in particolare agli studenti. e in privato riferiscono al dipartimento di Stato degli USA. Molti studiosi ritengono di poter influenzare e cambiare la politica del governo. Cercano d’impressionare i funzionari autodichiariati “progressisti” con le loro conoscenze interne su come “trasformare” i critici latini in collaboratori moderati. Inventano innocue categorie e concetti accademici per attirare studenti per l’ulteriore collaborazione coi colleghi imperialisti.

La conseguenza del debriefing accademico
Gli informatori accademici ex di sinistra sono frequentemente citati dai mass media come “esperti” affidabili e competenti per calunniare governi, accademici e critici antimperialisti. Gli accademici di ex-sinistra spingono gli studiosi emergenti dalla prospettiva critica ad adottare critiche ragionevoli “moderate”, a denunciare ed evitare gli “estremisti” antimperialisti e a screditarli come “ideologi polemici”! Gli informatori accademici in Cile hanno aiutato l’ambasciata USA ad identificare i militanti di quartiere poi consegnati alla polizia segreta (DINA) durante la dittatura di Pinochet. Informatori accademici statunitensi in Perù e Brasile hanno fornito all’ambasciata piani di ricerca che identificavano ufficiali nazionalisti e studenti di sinistra successivamente epurati, arrestati e torturati. In Colombia, gli informatori accademici statunitensi furono attivi nel fornire rapporti sui movimenti dei ribelli rurali che portarono a una repressione di massa. Collaboratori accademici fornirono rapporti dettagliati all’ambasciata in Venezuela sui movimenti di base e le divisioni politiche tra il governo chavista e gli ufficiali al comando di truppe. Il dipartimento di Stato degli USA finanziava accademici che lavoravano con organizzazioni non governative che identificano e reclutano giovani della classe media come combattenti di strada, narcogangster e indigenti per impegnarli in violente lotte per rovesciare il governo eletto e paralizzare l’economia. Rapporti accademici sul regime “violento” e “autoritario” servivano da foraggio propagandistico per il dipartimento di Stato ed imporre sanzioni economiche, impoverendo la gente, fomentando il colpo di Stato. Collaboratori accademici statunitensi hanno arruolato i colleghi latini per firmare le petizioni che spingono i regimi di destra nella regione a boicottare Venezuela. Quando gli informatori accademici affrontano le conseguenze distruttive dell’imperialismo, sostengono che non era loro “intenzione”; che non erano i loro contatti col dipartimento di Stato a portare avanti le politiche regressive. La più cinica affermazione è che il governo avrebbe fatto il lavoro sporco a prescindere dal debriefing.

Conclusione
Ciò che è chiaro in quasi tutte le esperienze note è che i de-briefing degli informatori accademici rafforzano gli imperialisti e completano il lavoro mortale degli operatori professionisti di CIA, DEA e National Security Agency.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Corea democratica pialla la pressione degli USA

La Corea democratica pialla la pressione degli USA
KCNA, 6 maggioUn portavoce del Ministero degli Esteri della Repubblica Popolare Democratica di Corea ha dato la seguente risposta a una domanda posta da KCNA sulla crescente pressione degli Stati Uniti nei confronti della Corea democratica: “Recentemente, gli Stati Uniti fuorviano l’opinione pubblica, argomentando che col chiarimento della Repubblica democratica popolare di Corea sull’intenzione della denuclearizzare della penisola coreana, con la dichiarazione di Panmunjom adottata nel vertice storico nord-sud, sarebbe il risultato delle cosiddette sanzioni e pressioni. Allo stesso tempo, commenta apertamente che non allenteranno sanzioni e pressioni finché la Corea democratica non abbandonerà le armi nucleari, ed anche s’adoperano per aggravare la situazione nella penisola coreana dispiegandovi mezzi strategici e aumentando i tentativi d’occuparsi della questione dei “diritti umani” contro la RPDC. Gli Stati Uniti provocano deliberatamente la Corea democratica nel momento in cui la situazione nella penisola coreana volge alla pace e alla riconciliazione grazie allo storico vertice nord-sud e alla dichiarazione di Panmunjom. Tale atteggiamento non può che essere interpretato come pericoloso tentativo di rovinare l’atmosfera appena acquisita sul dialogo e riportare la situazione al punto di partenza. Non sarà utile affrontare la questione se gli USA calcolassero male l’intenzione pacifista della Corea democratica come segno di “debolezza” e continuassero a perseguire pressione e minacce militari contro di essa”.

Fragili prospettive di pace nella penisola coreana
Global Times, 16/5/2018

La Corea democratica annullava i colloqui di alto livello con la Corea del Sud, in programma per domani, protestando contro le esercitazioni aeree Max Thunder di Stati Uniti e Corea del Sud. Secondo i rapporti, bombardieri B-52 e caccia stealth F-22 Raptor statunitensi vi parteciperanno. La dichiarazione dell’agenzia di stampa centrale nordcoreana affermava che l’esercitazione è una “provocazione militare” contro la dichiarazione di Panmunjom e osservava che gli Stati Uniti devono “intraprendere un’attenta riflessione sul destino del previsto vertice nordcoreano-statunitense”. Il Viceministro degli Esteri nordcoreano affermava che Pyongyang non è interessata a un vertice cogli Stati Uniti incentrato unicamente sull’abbandono unilaterale nucleare della Corea democratica. Ciò porta incertezza al vertice nordcoreano-statunitense. Negli ultimi mesi, Pyongyang ha adottato unilateralmente una serie di azioni per ridurre le tensioni sulla penisola, annunciando tra l’altro che interromperà test nucleari e lanci di missili balistici intercontinentali, rilasciando tre cittadini statunitensi detenuti nella Corea democratica e dichiarando che smantellerà il sito dei test nucleare il 23-25 maggio. Ma tranne il vertice Pyongyang-Seoul e le visite in Corea democratica del segretario di Stato USA Mike Pompeo, Seoul e Washington non hanno intrapreso alcuna azione pratica per ridurre le ostilità o alleviare le sanzioni contro Pyongyang. Gli Stati Uniti hanno dichiarato che la pressione massima continuerà fino alla denuclearizzazione. Il segnale inviato è che Washington chiede a Pyongyang di abbandonare le sue armi nucleari il prima possibile e il risarcimento arriverà solo dopo. Ciò è in netto contrasto con la proposta della Corea democratica: portare avanti la denuclearizzazione in maniera graduale cogli Stati Uniti che provvedono compensi allo stesso tempo.
Prima o poi, Pyongyang boicotterà la dura posizione statunitense che chiede concessioni unilaterali. Questa è l’aspettativa della maggior parte degli analisti. La Corea democratica non dirà “sì” ad ogni richiesta degli Stati Uniti. Le cose non saranno così semplici. Alcuni osservatori ritengono che la dura posizione di Pyongyang sia volta a eliminare lo spirito di Trump, aumentando la propria influenza in vista del vertice con Washington. Ma qualunque sia la ragione, non è realistico che gli Stati Uniti chiedano alla Corea democratica d’abbandonare le armi nucleari mentre essi e Seoul persistono con le vecchie abitudini. La denuclearizzazione della penisola coreana è destinata ad essere lunga e complicata. Se Washington vuole raggiungere l’obiettivo con la massima pressione in un colpo solo, sarà delusa. La Casa Bianca deve adeguare l’attuale convinzione che la Corea democratica debba fare tutto mentre gli Stati Uniti non fare nulla se non rimanere vigili. Washington deve dimostrare maggiore flessibilità per incoraggiare Pyongyang a proseguire sulla denuclearizzazione. Il mondo assiste a un nuovo inizio in cui la Corea democratica interrompe i test nucleari e missilistici. Se Trump vuole continuare ottenendo un calendario credibile, sarà un presidente straordinario. Ma se perdesse l’occasione riportando la penisola nello scontro e persino in guerra, la questione nucleare della Corea democratica sarà il suo più grande fallimento.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Perché non hanno potuto abbattere Maduro

Mision Verdad 9 maggio 2018Per cominciare, nonostante orrendi oltraggi, alti tradimenti e aspri attacchi promossi dai nemici del Chavismo, dentro e fuori il Venezuela, contro il mandato di Hugo Chávez, i tempi della presidenza di Nicolás Maduro sono stati molto più difficili. Questo soprattutto per i meccanismi del complotto e del golpe attivati, e anche perché le azioni del nemico fecero del popolo oggetto di danni diretti e collaterali.
L’assedio a pieno spettro di cui il Venezuela è oggetto è innegabile e l’attenzione del mondo vi è concentrata. L’anti-chavismo e i suoi poteri effettivi dentro e fuori il Venezuela hanno scosso la vita nazionale come mai prima d’ora, con la piena convinzione di riconquistare il potere politico nazionale. Le formule fallite contro Chávez sono portate oggi a un nuovo livello di perfezione. Negli ultimi anni abbiamo conosciuto il boicottaggio politico estero, i complotti diplomatici, i tentativi d’isolamento. Il Paese ha anche subito lo scontro tra poteri interni e aggressioni istituzionali dopo l’acquisizione del parlamento da parte della Tavola unita democratica (MUD) nel 2015, confronto di poteri, infiltrazioni di agenti ai vertici, come nel caso di Luisa Ortega Díaz nella giustizia e conseguente scontro istituzionale. Il Venezuela ha visto l’attivazione dei guarimbas come forme germinali di guerra paramilitare nelle città, attacchi mediatici nazionali e internazionali, propagazione del conflitto e tentativo di spingere la popolazione allo scontro civile. Il Paese fu testimone di abusi nell’economia nazionale, caos dei sistemi d’approvvigionamento e dei prezzi, attacchi alla valuta, svalutazione indotta da Colombia e Miami e caos economico propagato da fattori privati dell’economia reale; ed ora il ruolo diretto svolto dalla Casa Bianca nell’esecuzione del blocco finanziario e commerciale per soffocare l’intera nazione, all’unisono coll’annunciato intervento militare contro il nostro Paese. A questo punto domande sono necessarie: come fu possibile che anche tra tali circostanze la Rivoluzione Bolivariana sia riuscita a resistere al Governo e che oggi il Chavismo continui ad essere una realtà politica che dirige i destini nazionali? In base a quali attributi è stato possibile? Comprendete che con molti meno affanni, altre correnti della sinistra latino-americana furono rovesciate, come Manuel Zelaya, Dilma Rousseff e Fernando Lugo. E altre rivoluzioni praticamente perdute, come nel caso dell’Ecuador.

Perché il Venezuela resiste?
Resistenza e offensiva: intelligenza politica e ruolo dell’avanguardia

Una chiave per riconoscerlo è l’alto senso di coesione delle forze chaviste. Senza, il sostegno al governo Chavez, la rivoluzione come progetto politico e sociale sarebbe impossibile. In cosa consiste? L’unità consiste nel collegamento stretto e solido tra la leadership chavista e la base. Qualcosa in cui altre rivoluzioni democratiche hanno avuto grandi difficoltà. Va sempre chiesto, perché non si radicarono in Brasile pronunciamento e sostegno quando vi fu il rovesciamento di Dilma? Perché la risposta popolare fu spasmodica? Questa unità non avrebbe senso politico pratico se non fosse condotta in modo efficace ed intelligente dalla direzione chavista. La capacità che il Presidente Nicolás Maduro ha avuto, così spesso sottovalutata, e i leader che l’affiancano, ha permesso di disarmare e sottomettere l’avversario in diverse occasioni e di giocare contro molti fattori ed avversari. Il senso dell’intelligenza politica della leadership chavista è un valore costruito in anni di evoluzione. Un altro senso politico sviluppato dal chavismo è stato persistere con solidità nella propria posizione, nella Costituzione e sfruttando al massimo le risorse istituzionali per non perdere il centro di gravità politico. Le oscillazioni indotte dall’avversario furono un tentativo perenne di mettere il chavismo nel campo opposto. Un esempio di ciò fu Maduro chiedere più volte all’opposizione di dialogare, alcune volte senza successo, altre volte a discapito dei militanti. Ma ogni volta che Maduro riusciva a sedersi con la destra, ne usciva trionfante, ed essa fu sempre decimata, fratturata e divisa. Maduro dovette usare una politica intelligente e dialogante, mantenendo posizioni solide ma rendendosi minimamente strategico nel disarmare l’avversario. Ricordiamo: Maturo dall’inizio del 2017 dovette articolare a porte chiuse alcuni incontri preparatori coi capi della MUD per affrontare (e cercare di neutralizzare) ciò che poi esplose: guarimbas, assalti violenti, caos e cellule paramilitari germinali, dispiegandosi sotto i riflettori in diverse città del Paese.

L’avanguardia chavista non è solo nell’esecutivo, ma nella militanza
L’ala più incline alla violenza della MUD ne prese le redini e spinse il Paese (agli ordini dagli Stati Uniti) nel conflitto totale. Con molta perseveranza, negoziati e inviti aperti, Maduro articolò il dialogo per disattivare le violenze nel luglio 2017, senza cedere e terminando con l’elezione dell’Assemblea nazionale costituente (ANC). Il risultato è stato quindi una mappa elettorale che, per la tragedia della MUD, ne significò la frammentazione politica quando alcune parti inclini alla violenza decisero di disimpegnarsi dall’arena politica. Naturalmente, la MUD dialogò a metà 2017, una volta che il suo piano insurrezionale perse forza e fu smembrato tatticamente. I dispositivi di sicurezza dello Stato lo smantellarono, portando a un vicolo cieco i loro promotori, subendo una usura insostenibile. La politica intelligente di Maduro era dialogare da un lato, quando era necessario, ma dall’altro colpire quando andava fatto, usando il potere da capo di Stato, la sicurezza pubblica o invocando l’ANC. Perciò il violento assedio fu temporaneamente spezzato. Certo, il legame civico-militare trasversale del chavismo non va sottovalutato. C’è una chiara differenza tra il Venezuela e altri riferimenti della sinistra regionale. Mentre in vari Paesi i militari sono confinati in una “posizione istituzionale”, politicamente inetta, il Venezuela va nella direzione opposta. Chávez lo capì sempre e pose le basi del sostegno al governo Maduro. Ciò consiste nel dare corpo ai legami tra militari e civili, poiché è qui che risiede la genesi di Chavez come forza politica, l’insurrezione militare del 4 febbraio 1992 fu preceduta dall’insurrezione civile del 1989, nota come “el Caracazo”. Se il chavismo non avesse legami così stretti tra i due settori, avrebbe ceduto alla destabilizzazione a pochi anni dall’inizio del potere. Il chavismo ha sempre capito che l’istituzione non poteva persistere in termini formali se non ci fosse stata una rivoluzione. Pertanto, ci fu lo smantellamento delle strutture militari del Venezuela, toccando interessi sensibili e trasformando i militari in componente istituzionali col chavismo e la Costituzione del 1999.
Un altro fattore da riconoscere è che, a differenza di altre esperienze latinoamericane, il chavismo ha costituito un corpo vivente che sviluppa la politica oltre le istituzioni, e anche oltre il Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) come entità politica governante. Il chavismo ha creato la propria avanguardia, un tessuto politico integrato, poliedrico e molteplice, definito da ampi settori e forze sociali che hanno attuato il chavismo come realtà e soggettività politica. L’avanguardia sono coloro che costruiscono la vera politica negli spazi vitali della vita quotidiana. Donne e uomini comuni, leader di comunità e di base, organizzati nelle strutture dei Consigli Comunali, CLAP, movimenti sociali, strutture locali del PSUV, forze dei partiti alleati, movimenti sindacali, istanze di comunità, ecc. In questi spazi, la politica centrale viene replicata riproducendo le linee guida e la direzione del chavismo. Queste sono aree di lavoro per l’esecuzione di politiche pubbliche e missioni sociali. Ma sono più di questo, perché si tratta anche di stabilire in ogni spazio di lavoro un’area vitale per la difesa della rivoluzione in tutti i momenti e in tutte le circostanze, contro ogni minaccia che incomba sul processo politico chavista. Il chavismo non è composto da seguaci: è composto da militanti. Gli spazi d’avanguardia sono per la difesa della rivoluzione, nel quadro della riflessione permanente sulle principali questioni e circostanze nazionali che il Paese attraversa. Sono anche luoghi in cui la linea e le istruzioni delle istanze rivoluzionarie sono difese. Ma dove c’è anche il costante esercizio di critica e costruzione collettiva. Sono spazi in cui il senso della militanza chavista matura e si mantiene la base che gli ha permesso di sostenersi elettoralmente, ed anche di continuare ad essere la principale forza politica in Venezuela.

A titolo di conclusione
Questo breve passaggio è una minuscola recensione del futuro costruito come fenomeno politico in Venezuela negli ultimi tempi. Non esiste un unico metodo in grado di definire la persistenza del chavismo come realtà politica in Venezuela. Elementi come intelligenza, conoscenza dell’avversario, senso dell’opportunità, principio di solidità e conservazione del centro di gravità politica, legami con la base, massimo uso delle risorse e affinità identitarie, sono i fili trasversali che hanno fatto del chavismo una forza politica senza precedenti in Venezuela. Tuttavia, in questa miriade di aspetti che formano il chavismo, in un momento senza precedenti della storia, arrivano nuove definizioni. Pertanto, l’analisi di questa forza politica e delle sue qualità è lungi dall’essere conclusa.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Sayad Nasrallah: Siria ed alleati spezzano il prestigio dell’entità sionista

Dr. Muhamad Abdu al-Ibrahim, Syria Times, 15 maggio 2018

Il Segretario Generale di Hezbollah, Sayad Hasan Nasrallah, parlava della nuova fase dello scontro tra la Resistenza e l’entità sionista in Siria, sottolineando che il momento in cui il nemico israeliano poteva colpire la Siria senza ritorsioni è finito. Sayad Nasrallah commentava l’ultimo scontro tra la Siria e l’entità sionista, quando le posizioni israeliane nel Golan occupato furono colpite da decine di razzi lanciati dai territori siriani. Le dichiarazioni del leader della Resistenza libanese si avevano durante una cerimonia organizzata da Hezbollah per il secondo anniversario del martirio del leader della Resistenza Sayad Mustafa Badradin (Zulfiqar), nel sobborgo meridionale di Bayrut (Dahiyah). Sayad Nasrallah aveva detto che l’equazione stabilita dall’entità sionista di spezzare la mano della Resistenza che colpirà il Golan occupato è finita, secondo al-Manar. In questo contesto, Sayad Nasrallah osservava che la Siria e i suoi alleati dell’Asse della Resistenza riuscivano a distruggere il prestigio dell’occupante israeliano. D’altra parte, il SG di Hezbollah avvertiva sull’intenzione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di annunciare il cosiddetto “accordo del secolo” contro la causa palestinese. Sua eminenza si scagliava contro la posizione araba ufficiale, ma invitava gli arabi a schierarsi contro il regime statunitense in Palestina. Anche Sayad Nasrallah chiedeva all’Autorità palestinese di astenersi dal firmare un accordo del genere.

“Martire Vittorioso”
Sayad Nasrallah elogiava Sayad Mustafa Badradin come uno dei comandanti che crearono la Resistenza nei primi anni. Sua eminenza sottolineava l’importanza di conoscere biografia e vittorie dei comandanti della Resistenza caduti. “I comandanti della Resistenza caduti vanno conosciuti bene e sempre ricordati”, aveva detto Sayad Nasrallah, aggiungendo: “I loro nomi vanno scritti in oro“. Il leader della Resistenza rivelava che Sayad Mustafa Badradin fu incaricato di missioni sensibili, incluso lo scontro militare con l’entità sionista. Sua eminenza aggiungeva che il comandante della Resistenza caduto era responsabile di alcuni dossier relativi alla causa palestinese e all’Iraq. “Sin dal primo giorno della crisi in Siria, Sayad Mustafa Badradin lavorò duramente per affrontare i taqfiri”, osservava Sayad Nasrallah. Nel frattempo, sua eminenza ricordava una frase di Sayad Mustafa Badradin, detta poco prima del martirio: “Non tornerei dalla Siria se non da martire o portando la bandiera della vittoria”. “Dico a Sayad Mustafa, mio caro fratello, sei tornato dalla Siria vittorioso e martire“, aveva detto Sayad Nasrallah nel secondo anniversario del martirio di Sayad Badradin.

“Stati Uniti inaffidabili”
Sayad Nasrallah commentava l’annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che Washington si ritirava dall’accordo nucleare tra Iran e potenze mondiali. Sua eminenza si scagliava contro gli Stati Uniti dicendo che non sono affidabili non rispettando gli accordi internazionali. “Gli Stati Uniti operano in base ai propri interessi e dell’entità sionista“. “Gli accordi internazionali che ci chiedono di rispettare e attuare… lo Stato più potente al mondo non li rispetta“, aveva detto Sayad Nasrallah. “Gli Stati Uniti non sono affidabili perché non rispettano né gli accordi internazionali né i loro alleati“. Nel frattempo, Sayad Nasrallah notava che gli Stati Uniti mentono e ricattano la Corea democratica sul suo programma nucleare.

“L’era in cui Israele colpiva la Siria senza ritorsioni è finita”
D’altra parte, Sayad Nasrallah parlava del confronto tra la Siria e l’entità sionista della settimana prima, quando le posizioni israeliane furono colpire da decine di razzi lanciati dai siriani. Il SG di Hezbollah rivelava che 55 razzi furono lanciati sulle posizioni israeliane nel Golan occupato, negando che 23 soldati siriani e combattenti fossero stati uccisi negli attacchi israeliani che seguirono l’attacco missilistico. “Tre soldati dell’Esercito arabo siriano caddero negli attacchi israeliani e le notizie su 23 combattenti martiri erano prive di fondamento“, aveva detto Sayad Nasrallah. Notò che il confronto era di grande importanza in quanto conteneva molte indicazioni. “Il nemico israeliano ha taciuto sulle perdite subite, mentre cercava di rilevare i razzi che raggiunsero Safad e Tiberiade. Grandi esplosioni furono sentite nel Golan occupato e gli israeliani in quegli insediamenti furono costretti ad andare nei rifugi“, aveva detto Sayad Nasrallah acclamando l’Esercito arabo siriano per aver respinto gli attacchi israeliani in seguito al lancio dei razzi. “Questa è solo una forma di rappresaglia alla continua aggressione israeliana contro la Siria“, aveva detto Sayad Nasrallah riferendosi al lancio dei razzi sulle posizioni israeliane. “Il messaggio è stato dato al nemico israeliano. Dice che l’era in cui colpiva la Siria impunemente è finita“. Sua eminenza notava che il nemico israeliano non mirava all’escalation, sostenendo che gli obiettivi colpiti dai sionisti erano limitati e alcuni furono evacuati prima di essere colpiti. In tale contesto, Sayad Nasrallah rivelava che i siriani e gli alleati dell’Asse della Resistenza avevano informato l’entità sionista tramite “lati internazionali” che se “attraversava le linee rosse in Siria, verranno lanciati altri missili che colpiranno in profondità Israele”. “Siamo di fronte a una nuova fase dello scontro con Israele. Il suo prestigio è frantumato“.

“Idiota… traditore”
Sayad Nasrallah commentava le osservazioni del ministro degli Esteri del Bahrayn, che affermò che l’entità sionista aveva “diritto all’autodifesa”. “Israele ha diritto all’autodifesa!! Quindi riconosci che il Golan è suo, oh idiota e traditore?!” Sayad Nasrallah disse del ministro del Bahrayn. Nel frattempo, sua eminenza si scagliava contro i tentativi sauditi di presentare giustificazioni religiose sulla cospirazione contro la Palestina. “Figure saudite hanno presentato giustificazioni religiose su ciò che hanno definito “diritto d’Israele” sulla Palestina”.

“Accordo del secolo”
Sayad Nasrallah avvertiva che nelle prossime settimane Trump pubblicherà ufficialmente il suo cosiddetto “accordo del secolo”. “Sotto tale accordo non ci saranno né al-Quds orientale, né al-Quds occidentale, e non ci sarà più diritto al ritorno per i palestinesi. Inoltre, lo Stato palestinese sarà limitato a Gaza soltanto“, avvertiva Sayad Nasrallah. Il leader della Resistenza libanese invitava la popolazione della regione ad opporsi a tale accordo, e invitava Autorità Palestinese, Organizzazione per la Liberazione della Palestina e altri partiti palestinesi ad astenersi dal firmare un accordo del genere.Traduzione di Alessandro Lattanzio