I trilioni scomparsi di Rumsfeld, Stavridis e la guerra non convenzionale

Christof Lehmann, NEONsnbc 24 marzo 2015

Il 10 settembre 2001, il segretario alla Difesa degli USA Donald Rumsfeldt dichiarò che 2300 miliardi di dollari del bilancio del Pentagono non potevano essere contabilizzati. L’11 settembre 2001, l’ufficio contabile del Pentagono e il Comando Navale furono colpiti, presumibilmente da un aereo. I sopravvissuti avrebbero segnalato esplosioni nel Pentagono prima all’impatto del presunto aereo. Durante la Forrestal Lecture 2012, l’ammiraglio James G. Stavridis affermò di aver lavorato come contabile scelto al Pentagono, e di aver avuto la fortuna di sopravvivere. Nel 2009 Stavridis fu promosso Comandante supremo della NATO in Europa. Responsabile nel 2011 delle operazioni NATO in Libia, Stavridis descrisse l’intervento della NATO in Libia come “culmine e modello per futuri interventi”.

fb-tl258839-50067f90ce8f2

Ammiraglio James G. Stavridis

Il 10 settembre 2001, il segretario della Difesa Donald Rumsfeld dichiarò la guerra agli sprechi, sottolineando che 2300 miliardi di dollari dal bilancio del Pentagono non risultavano. CBS citò Rumsfeld dire che il denaro sprecato dai militari costituiva una grave minaccia “Infatti, si potrebbe dire che sia questione di vita o di morte“. Rumsfeld prometteva il cambiamento dall’11 settembre. In effetti, il cambiamento avvenne quell’11 settembre; per molti di coloro che lavoravano al Pentagono, il cambiamento costò la vita, mentendo in pericolo di vita i sopravvissuti che lavoravano negli uffici colpiti. Una dei sopravvissuti è April Gallop che testimoniò sotto giuramento in un’intervista video-registrata da Barbara Honegger, che condusse un’indagine approfondita sugli eventi al Pentagono dell’11 settembre. April Gallop affermò che si ebbe una violenta esplosione vicino al suo ufficio nell’Ala Due o Corridoio Cinque, 100 metri più a nord rispetto alla narrazione ufficiale sul presunto punto d’impatto dell’aereo, che fermò il suo orologio alle 9:30. April Gallop non vide rottami di aereo, poltrone, bagagli, corpi di passeggeri, né carburante. Il suo orologio è conservato in un luogo sicuro. Gallop vide l’incendio scaturire dai computer. Barbara Honegger riporta che altri testimoni oculari, tra cui Tracy Webb, videro tali incendi dai computer nell’Anello E del Corridoio Quattro. Aprile Gallop contattò diversi altri sopravvissuti che possono corroborare la sua testimonianza, ma a cui dovrebbero garantire protezione prima di farsi avanti. L’impatto del presunto aereo avvenne otto minuti dopo massicce esplosioni nel Pentagono. Un altro orologio del Pentagono, conservato allo Smithsonian, nonché prove fotografiche, dimostrano che altri orologi si fermarono per le esplosioni prima del presunto impatto dell’aereo. La ricerca di Barbara Honegger mostrerebbe che “qualcosa” colpì il Pentagono anche dall’esterno. Quell’oggetto, però, non era un aereo di linea e colpì a 150 metri dal luogo del presunto impatto del jet di linea.
La guerra di Donald Rumsfeldt agli sprechi si trasformò nella guerra globale al terrorismo e nelle invasioni di Afghanistan e Iraq. Le informazioni sui 2300 miliardi di dollari scomparsi furono distrutte l’11 settembre. Nel 2012 il Comandante supremo in Europa della NATO (SACEUR), Ammiraglio James G. Stavridis, alla Forrestal Lecture presso l’Accademia Navale parlò dell’evoluzione e sviluppo della guerra nel 20° secolo. Stavridis ricorda che Prima e Seconda guerra mondiale, nonché la Guerra Fredda, erano guerre contro i muri, dalla linea Maginot alla cortina di ferro, dalla Cortina di bambù al Muro di Berlino. Stavridis sottolinea che ci volle “una lezione scioccante”, l’11 settembre 2001, per dimostrare che le mura non proteggono il mondo moderno. Stavridis puntò su un’immagine a grande schermo della sezione del Pentagono distrutta l’11 settembre 2001, affermando che vi lavorava da neo-ammiraglio “nel mondo del budget della Marina“. Indicando la sezione del Pentagono distrutta l’11 settembre 2001 disse “ovviamente, ho la fortuna di essere oggi qui a parlarvene“. Un tentativo di raggiungere l’ormai ex-ammiraglio James G. Stavridis, preside della Facoltà Fletcher dell’Università Tuffs, rimase senza risposta. Stavridis sarebbe un testimone importante e sarebbe anche interessante sapere se lavorasse presso gli uffici nell’Anello E del Pentagono o presso il Centro Comando Navale (NCC) negli Anelli D e C. La NCC fu l’unico ufficio della Marina colpito delle esplosioni l’11 settembre 2001. Dov’era e a cosa lavorava nei giorni prima dell’11 settembre e l’11 settembre il neo-nominato ammiraglio, divenuto SACEUR della NATO nel 2009? Da SACEUR della NATO, Stavridis fu responsabile delle operazioni NATO in Libia nel 2011.
Nel novembre 2010 il John F. Kennedy Special Warfare Center e la Scuola di Ft. Bragg, Carolina del Nord, pubblicarono la Circolare Formativa TC 18-01 intitolata “La guerra non convenzionale delle Forze Speciali“. La TC 18-01 fu pubblicata per le forze speciali statunitensi, nonché per i “contractors”. La circolare contiene un avviso che indicava “Distruggere con qualsiasi metodo per impedire la divulgazione dei contenuti o la ricostruzione del documento”. Il documento era “disponibile per gli studenti esteri solo caso per caso“. Il documento afferma che gli Stati Uniti, nel prossimo futuro, si sarebbero impegnati soprattutto in guerre non convenzionali. Il documento contiene un approccio strutturato alla sovversione del Paese preso di mira, a cominciare da valutazione di un’opposizione fattibile e cooperativa, creazione di eventi per polarizzare la società, costituzione di gruppi armati e loro sviluppo in forza capace di combattere una guerra civile o una guerra non convenzionale sotto supervisione, per raggiungere gli obiettivi della politica estera degli Stati Uniti. La TC 18-01 contiene de-facto il piano del coinvolgimento di Stati Uniti e NATO in Libia e Siria, al comando del SACEUR della NATO Stavridis. Il TC 18-01 aveva anche piani precisi per la guerra in Iraq e la “crisi” in Ucraina. Purtroppo, non è stato possibile raggiungere James G. Stavridis alla Fletcher School della Tuffs University. Ivo H. Daalder e James G. Stavridis furono i co-autori dell’articolo “La vittoria della NATO in Libia. Il modo giusto per intervenire“. L’articolo sulla NATO che oltrepassava le disposizioni della risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 1973 (2011) fu pubblicato su Foreign Affairs, marzo/aprile 2012, pp 2-7. Al 25° vertice della NATO a Chicago, nel 2012, la NATO adottò le premesse di tale articolo per la sua dottrina strategica. Oltre a domande sulla sua esperienza nei giorni precedenti l’11 settembre 2001, sarebbe interessante chiedere a James G. Stavridis se si ritrova ancora con ciò che scrisse in quell’articolo, e cioè che “la Libia fu un momento istruttivo e modello per futuri interventi”. Probabilmente 2,3 trilioni di dollari sono un budget utile per avviare guerre da combattere “in nero”.

L'ammiraglio James G. Stavridis saluta il Generale Dario Ranieri

L’ammiraglio James G. Stavridis saluta il Generale Dario Ranieri a Camp “Arena”, Herat, Afghanistan

Dr. Christof Lehmann, consulente politico indipendente su conflitti e risoluzione dei conflitti, fondatore e direttore di Nsnbc, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

MI5, MI6 e la morte di al-Liby negli USA: UK, al-Qaida, al-Shabab e Lee Rigby

Murad Makhmudov e Lee Jay, Modern Tokyo Times, 5 gennaio 20152013-10-12T002304Z_1954488326_GM1E9AC0JB601_RTRMADP_3_USA-LIBYA_0MI5 e MI6 inglesi saranno profondamente sollevati dalla fortunosa morte di Anas al-Liby negli USA. La sua morte sarà stata accolta con un sospiro di sollievo sul processo che stava per avere luogo a New York. Dopo tutto, MI5 e MI6 avevano profondi legami con Anas al-Liby e altri terroristi internazionali. Naturalmente, il Regno Unito non è unico in ciò. Tuttavia, la brutale morte di Lee Rigby e la realtà degli innumerevoli terroristi di tale nazione spediti in Siria è un’ulteriore prova che c’è del marcio nel cuore della comunità d’intelligence. Pertanto, l’annuncio della morte di Anas al-Liby occulterà le molte ratlines terroristiche nel cuore della dirigenza inglese.
5930486-8837001Anas al-Liby era ritenuto un capo di al-Qaida nei corridoi del potere a Washington, pertanto fu sequestrato dalle forze statunitensi nello Stato fallito libico. Ciò accadde nel 2013 a causa delle pericolose forze interne allo Stato fallito e altri importanti fattori legati ai fallimenti politici degli USA. La BBC riporta: “Un presunto capo di al-Qaida è morto pochi giorni prima del processo a New York per gli attentati alle ambasciate degli Stati Uniti in Africa nel 1998… Doveva essere processato il 12 gennaio per quegli attentati che uccisero più di 220 persone in Kenya e Tanzania“. Purtroppo, il caso Anas al-Liby è un’ulteriore prova della grave ingenuità dei servizi segreti inglesi, come MI5 e MI6. E’ noto che una delle persone coinvolte nel barbaro assassinio di Lee Rigby doveva essere reclutato dal servizio segreto inglese. Allo stesso modo, al-Liby ebbe asilo politico nel Regno Unito, nonostante i suoi ben noti legami con al-Qaida e l’MI6 aveva anche cercato di reclutarlo. Modern Tokyo Times dichiarò sul caso Lee Rigby che: “Riguardo le agenzie di sicurezza del Regno Unito, troppi appaiono assai ingenui. Inoltre, alcuni ignorano le leggi a protezione dei cittadini inglesi. Michael Adebolajo, un religioso taqfiro islamista fu arrestato dalla polizia del Kenya, vicino al confine con la Somalia, per terrorismo. Eppure, invece d’imprigionare i cittadini inglesi che si recano all’estero per uccidere in nome dell’Islam, il Regno Unito li accoglie a braccia aperte. Perciò il Terrorism Act del 2006 è spesso manipolato. Non solo, ma MI5 ritiene che ciò dia la grande opportunità di avere come informatore, retribuito con i soldi dei contribuenti, una persona che sostiene l’odio di massa“. Modern Tokyo Times proseguiva: “Ora, se non si capisce la mentalità di al-Shabab in Somalia, allora va bene, chiaramente per i servizi di sicurezza ed élite politiche del Regno Unito. Pertanto, nonostante al-Shabab in Somalia uccida ogni convertito al cristianesimo che scovi e distrugga i santuari sufi, non sembra importare. Al-Shabab non solo decapita musulmani convertiti al cristianesimo, mentre loda Allah, ma sostiene anche la lapidazione delle donne e il taglio delle mani per reati minori. Tale realtà viene sorvolata fin troppo e lo stesso vale per le nazioni islamiche che hanno buoni rapporti con il governo inglese“. In altre parole, MI5 e MI6 faranno di tutto per reclutare persone che disprezzano l’occidente, pur di attuare le trame del governo inglese. Lee Rigby fu massacrato barbaramente a Londra, similmente a quanto fanno gli assassini taqfiri in Siria contro alawiti, cristiani, sciiti e sunniti fedeli al governo siriano.
Tale fiasco pericoloso non è una novità per Pakistan, Arabia Saudita, Stati Uniti, Regno Unito e altre nazioni del Golfo, che supportavano e addestravano jihadisti internazionali negli anni ’80 e ’90 in Afghanistan e Pakistan. Le convulsioni di tali eventi e le ratlines jihadiste che collegano la Bosnia all’11 settembre e a Madrid continuano ad affliggere il mondo. Nonostante ciò, gli stessi attori hanno deciso di “andare a letto con al-Qaida, taqfiri e salafiti in Libia“, come in Siria. Nel 2002 The Guardian riferiva: “La cellula libica di al-Qaida includeva Anas al-Liby nella lista dei ricercati del governo degli Stati Uniti, con una taglia di 25 milioni di dollari. È ricercato per il coinvolgimento negli attentati alle ambasciate in Africa. Al-Liby era con bin Ladin in Sudan prima che il capo di al-Qaida tornasse in Afghanistan nel 1996“. La stessa fonte dice: “Sorprendentemente, nonostante i sospetti che fosse un capo di al-Qaida, al-Liby ricevette asilo politico in Gran Bretagna e visse a Manchester fino al maggio 2000, quando eluse un raid della polizia fuggendo all’estero. Il raid scoprì ‘il manuale per la jihad’ di 180 pagine di al-Qaida contenenti istruzioni per attacchi terroristici“. Poi, nello stesso articolo si affermava che “The Observer può oggi rivelare che gli agenti dell’MI6 coinvolti nel presunto complotto erano Richard Bartlett, già noto con il nome in codice PT16, responsabile generale dell’operazione, e David Watson, nome in codice PT16B. Come l’omologo di Shayler nell’MI6, Watson era responsabile della gestione dell’agente libico ‘Tunworth’, che informava dall’interno della cellula. Secondo Shayler, MI6 passò 100000 sterline ai sicari di al-Qaida“.
Pertanto, la morte di Anas al-Liby sarà salutata dalla comunità dell’intelligence e dai corridoi del potere nel Regno Unito perché molte ratlines rimarranno nascoste. Analogamente, le domande sulla barbara morte di Lee Rigby saranno evitate. Tale realtà significa che altri petrodollari del Golfo diffonderanno l’odio nel Regno Unito. Allo stesso tempo, intrighi politici contro Stati nazionali come la Siria, continueranno, intrecciando obiettivi politici occidentali e di al-Qaida nonostante cerchino risultati diversi.

Police probe 'spy' death

Comando del MI6

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Bin Ladin e l’illusione dell’11 settembre: Deutsche Bank e Blackstone

Dean Henderson 27/07/2014

Nello stesso momento in cui una squadra di Navy Seal scendeva sul complesso di Abbottabad che ospitava il presunto Usama bin Ladin, il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti citava in giudizio la Deutsche Bank. Bin Ladin era un discepolo del capo dei Fratelli musulmani Abdullah Azam. Abbottabad prende il nome dall’ufficiale inglese Sir James Abbott. Nella causa civile presentata alla corte federale di Manhattan, il procuratore Preet Bharara indagava su danni e le perdite per l’emissione di mutui della Deutsche Bank sostenuti dai contribuenti statunitensi tramite l’HUD. Seconda banca del mondo, in maggioranza proprietà della dinastia Warburg che finanziò Hitler, deve anche rispondere del suo ruolo nell’11 settembre.

911-dollar-backLa Deutsche Bank a corto
Giorni dopo l’11 settembre, il presidente della SEC di Bush, Harvey Pitt, poi costretto a dimettersi per la sua patetica risposta a una serie di scandali societari, apparve alla CNN per rivelare i volumi insolitamente pesanti di vendite allo scoperto di azioni di compagnie aeree e assicurazioni della settimana precedente l’11 settembre. Pitt promise di seguire tali traffici, ipotizzando che al-Qaida potesse esserne coinvolta. Fu l’ultima volta che qualcuno dell’amministrazione Bush ne parlò. Secondo l’Istituto Politico Internazionale di Herzliyah, un’organizzazione anti-terrorismo israeliana, il responsabile del giro di tali titoli era Deutsche Bank Alex Brown. Un articolo su Barons corrobora questo fatto. American e United Airlines, e i giganti delle assicurazioni statunitensi che coprivano il WTC, Munich RE, Swiss RE e la francese Axa, furono specificamente presi di mira. Il 10 settembre, il giorno prima degli attacchi, i rapporti put/call di questi titoli fu senza precedenti. Un put è un’opzione futura che scommette sul declino del titolo, mentre una call è l’opzione futura che scommette sull’ascesa del titolo. Il 10 settembre 2001 presso il Chicago Board Options Exchange c’erano 4516 put su American Airlines e solo 748 call. United Airlines fu presa di mira con 4744 put in contrapposizione a 396 call. I dati sulle compagnie di assicurazione erano egualmente sbilanciati. Il maggiore trader di opzioni fu Deutsche Bank Alex Brown, ramo commerciale statunitense di Deutsche Bank, tradizionale cassaforte delle ricchezze delle Otto famiglie e maggiore azionista bancario dei Quattro cavalieri, divenuta prima banca del mondo con 882 miliardi di dollari di attività. Nel 2001 il senatore Carl Levin (D-MI) del comitato bancario, indicò la Banker’s Trust quale attore importante nel riciclaggio di narcodollari. Il 28 agosto, appena due settimane prima dell’11 settembre, il dirigente di Deutsche Bank Kevin Ingram fu dichiarato colpevole di riciclaggio dei proventi dell’eroina e dell’organizzazione della vendita di armi statunitensi in Pakistan e Afghanistan. Il 15 giugno 2001 un articolo del New York Post disse che Usama bin Ladin ne era il probabile acquirente. Ingram è un caro amico del segretario al Tesoro di Clinton e insider di Goldman Sachs Robert Rubin, ultimamente membro della direzione di Citigroup. Ingram aveva lavorato per Goldman Sachs e Lehman Brothers. Banker’s Trust acquistò la crescente banca d’investimento Alex Brown nel 1997, prima che si fondessero con Deutsche Bank. Alex Brown prende il nome dal fondatore AB “Buzzy” Krongard, che ne fu presidente fino all’acquisto nel 1997 dalla Banker’s Trust. Krongard poi divenne il 3° uomo della CIA. Il 15 settembre, quattro giorni dopo l’11/9, il New York Times riferì che il presidente di Deutsche Bank Global Private Banking, Mayo Shattuck III, si era improvvisamente dimesso. Muhammad Atta e altri due presunti dirottatori avevano i conti presso la sede della Deutsche Bank di Amburgo. Vi furono segnalazioni secondo cui la famiglia bin Ladin aveva appena comprato una grande quota di Deutsche Bank, con l’aiuto del consulente finanziario della Carlyle Group George Bush Sr. I bin Ladin investirono 2 milioni di dollari nel Carlyle Group. Avevano anche grosse partecipazioni in Microsoft e Boeing, ed ampi rapporti d’affari con Citigroup, GE, Merrill Lynch, Goldman Sachs e Fremont Group, recentemente scorporata dalla Bechtel. A 20 giorni dall’11 settembre, Deutsche Bank allontanò, silenziandolo efficacemente, l’inquirente della SEC Richard Walker, il cui compito principale era approfondire il misterioso giro dei titoli di compagnie aeree e assicurazione prima dell’11 settembre. Deutsche era collegata alla LJM dell’Enron e al partenariato Chewco. Enron assunse funzionari della SEC, mentre reclutava parecchio personale della CIA per le sue operazioni di sicurezza globali. Alcuni ipotizzano che il vasto pool monetario che scomparve nell’abisso Enron fosse un fondo nero per il breve sciacallaggio sull’11 settembre, o anche per l’operazione stessa.
I Quattro cavalieri, ora proprietari di maggioranza della Deutsche Bank via Banker’s Trust, ebbero la desiderata presenza militare statunitense in Asia Centrale per gentile concessione dell’11 settembre. Con l’occupazione  dell’Afghanistan e nuove basi USA che dilagavano in Asia centrale, il premio petrolifero sul Mar Caspio divenne lo sport delle guardie finanziate dai contribuenti statunitensi. Il direttore di BP Amoco, Zbigniew Brzezinski, nel suo libro del 1997 La Grande Scacchiera… definisce l’Asia centrale la chiave del potere globale e individuò l’Uzbekistan come nazione chiave nell’Asia centrale. Una volta che gli Stati Uniti iniziarono a bombardare l’Afghanistan con il pretesto di prendere bin Ladin, nessun Paese ricevette più visite dai funzionari degli Stati Uniti dell’Uzbekistan, governato da ex-comunisti e il cui governo fu “ammorbidito” da anni di destabilizzazione CIA/al-Qaida. Tutto ciò venne fermato all’improvviso con l’11 settembre. Gli Stati Uniti installarono una base militare in Uzbekistan così come in Pakistan, Kirghizistan e Tagikistan. Nel gennaio 2002, dopo che il governo dell’ex-negoziatore Unocal Hamid Kharzai fu installato a Kabul, l’esecutivo di Unocal Zalmay Khalilzad fu nominato inviato di Bush in Afghanistan.[1] Il primo punto all’ordine del giorno Karzai/Khalilzad era far rivivere lo sforzo di Centgas di Unocal per costruire il gasdotto dei Quattro cavalieri da Dauletabad, Turkmenistan, attraverso l’Afghanistan al porto di Karachi sull’Oceano Indiano, dove era prevista una base navale degli Stati Uniti sul terreno in precedenza ceduto al sultano dell’Oman. Nel 2005 Chevron acquistò Unocal. I 400 miliardi di dollari annuali di narcotraffico mondiale, importante motore economico delle Otto famiglie, balzò dopo l’11 settembre, quando i taliban posero un giro di vite sulla produzione di oppio, nel 1999. Una mossa che contribuì a suggellare il loro destino. Un articolo del 21 novembre 2001 sul London Independent s’intitolava “coltivatori di oppio, rallegratevi della sconfitta dei taliban“. Il 25 novembre l’Independent ebbe un altro pezzo intitolato “I signori della guerra vittoriosi apriranno le cateratte dell’oppio“. L’articolo descrive come i signori della guerra alleati degli USA, dopo la disfatta dei taliban, incoraggiarono i contadini afghani a piantare “più oppio possibile”. Asia Times Online riferì che gli Stati Uniti liberarono dal carcere il signore della droga Ayub Afridi per organizzare una squadra della CIA da 200000 dollari/anno, assumendo teppisti afghani che riavviarono la produzione di oppio. Il loro piano sembra aver funzionato. Il 4 gennaio 2002 il Christian Science Monitor riportava l’esplosione nel sud della Florida del traffico di eroina e cocaina che non si vedeva dall’apogeo dei contra/mujahadin degli anni ’80. Fu una coincidenza che le forze militari colombiani e i loro capi oligarchici, che gestiscono il narcotraffico nel Paese, lanciassero una grande offensiva contro le FARC nel febbraio 2002? Utilizzarono anche loro la copertura della guerra per inviare cocaina nel sud della Florida? Nel 2005 la produzione di oppio afgano era esplosa.
Come lo studioso e dirigente del Forum Tiers Monde in Senegal, Samir Amin,  dichiarò, “… non possiamo fare a meno di notare che gli eventi dell’11 settembre si sono verificati proprio nel momento giusto permettendo agli Stati Uniti d’installarsi nell’Asia centrale ricca di petrolio, una regione che consente per l’ennesima volta la viziosa geo-strategia occidentale per circondare Russia, Cina e India. Obiettivo strategico apertamente proclamato dagli Stati Uniti da oltre dieci anni. Sadam Husayn fu la giustificazione per le permanenti installazioni militari statunitensi nel Golfo. Usama bin Ladin poté esserlo per la politica degli Stati Uniti in Asia centrale. Non si può escludere l’ipotesi che la CIA e il suo fedele alleato Mossad possano esservi coinvolti in qualche modo“.[2] I sospetti di Amin sono confermati da rapporti su internet secondo cui 20000 sacchi per cadaveri furono improvvisamente consegnati dal dipartimento della Difesa a camp Floyd Benet nel Queens, tre settimane prima l’11 settembre. Un militare dell’US Navy di stanza su una portaerei, telefonò alla famiglia prima dell’11 settembre, per avvertirli che “qualcosa di grosso” sarebbe accaduto in una grande città degli Stati Uniti. Disse anche alla famiglia che la sua nave fu dirottata dalla precedente missione dirigendosi  verso la costa orientale degli Stati Uniti, preparandosi a tale evento.[3]

Seguire il denaro del Carlyle Group
carlyle-group-logoUsama bin Ladin ebbe sostegno finanziario dal defunto sceicco miliardario saudita Qalid bin Mahfuz. Bin Mahfuz era rappresentato negli Stati Uniti dallo studio legale Akin, Gump, Strauss, Hauer & Feld di Washington DC, la stessa società che rappresentava la Fratellanza musulmana della Casa dei Saud e il più grande ente islamico caritativo, la Fondazione mondiale per lo sviluppo e il soccorso in Terra Santa. Akin – Gump difese bin Mahfuz, partner di Chevron Texaco in Asia centrale, quando esplose lo scandalo della BCCI. Akin, Gump e partner sono amici intimi del presidente George W. Bush. [4] Un audit del governo nel 1999 rilevava che la saudita National Commercial Bank di bin Mahfuz aveva trasferito quell’anno oltre 3 milioni di dollari ad Usama bin Ladin tramite enti di beneficenza. [5] Bin Mahfouz non poteva essere accusato di slealtà alla famiglia, dato che era cognato di Usama. Il fratello di bin Ladin, Salim, fu uno stretto socio in affari dell’agente della CIA James Bath, la cui Skycraft Airways affittava aerei a bin Mahfuz, quando lo sceicco riciclava i narcodollari del Cartello di Medellin attraverso la filiale alle Cayman della BCCI, assieme al capo dell’intelligence saudita Qamal Adham. Salim era anche  investitore dell’Harken Energy che George W. Bush e Dick Cheney avviarono come Arbusto Energy con i 50000 dollari dati dal padre miliardario di Usama, Muhammad bin Ladin. Salim e Muhammad sono morti in misteriosi incidenti aerei. Mentre i due jumbo jet si schiantavano sul World Trade Center, l’11 settembre, un altro dei fratelli di Usama, Shafiq bin Ladin, era alla conferenza annuale degli investitori del Carlyle Group a Washington DC. Uno dei relatori alla conferenza DC sarebbe stato George Bush Sr., che ora lavora come consulente finanziario del Mellon Carlyle Group, presieduto da Frank Carlucci, segretario alla Difesa di Reagan e Bush e che presiedeva il Consiglio di Sicurezza Nazionale a controllo familiare di Reagan. Carlucci collaborò con i mafiosi, nel 1961, nell’assassinio della CIA del primo ministro congolese Patrice Lumumba. Fu compagno di stanza a Yale del segretario alla Difesa di Bush Jr. Donald Rumsfeld. Incontrò a Yale James Baker e George Bush Sr., membro della Skull & Bones, anche conosciuta come Confraternita della Morte e l’Ordine, nome condiviso dagli antichi terroristi afghani Roshaniya. Il Carlyle Group fu fondata dall’assistente di Carter David Rubenstein, nel 1987. È un fondo private equity specializzato nel riciclaggio dei petrodollari degli sceicchi del Golfo Persico, ritornati nelle banche e società delle Otto famiglie. Fino al novembre 2001 Carlyle fu consulente finanziario del più ricco magnate delle costruzioni in Arabia Saudita, lo sceicco Muhammad bin Ladin. Attraverso Carlyle, lo sceicco bin Ladin fece grandi investimenti nella Citigroup, nel colosso bancario olandese ABN Amro, Nortel, Motorola e GE. Più significativamente, vi furono segnalazioni secondo cui la famiglia bin Ladin lavorasse attraverso Carlyle Group ad acquisire una grande quota della Deutsche Bank, il cui ex-presidente JH Binford Peay siede nel CdA di Carlyle con George Bush Sr. e James Baker.[6] L’azienda legale della famiglia Baker, Baker Botts, ha uffici a Riyadh. L’ex partner di Robert Jordan, che difese George W. nello scandalo Harken Energy, divenne l’ambasciatore di Bush in Arabia Saudita. Baker Botts rappresentò BP Amoco in Asia centrale e fu  consulente legale di Carlyle Group. I Baker da generazioni sono gli uomini di paglia dei Rockefeller. Il presidente Bush Sr. una volta intervenne a nome dei monarchi sauditi, che avrebbe poi consigliato nel Carlyle, in una causa legale dei cittadini statunitensi contro re Fahd e la polizia saudita per l’accusa di torture, poco dopo l’11 settembre. Bush Sr. incontrò il principe ereditario saudita Abdullah a Riyadh, mentre James Baker si unì a un gruppo di banchieri internazionali al Lanesborough Hotel di Londra. Baker Botts rappresentava la famiglia reale saudita nella causa intentatela contro dalle famiglie delle vittime dell’11 settembre.[7]
Bush, Baker e Peay di Deutsche Bank s’incontrarono nel CdA di Carlyle con l’ex primo ministro inglese John Major, l’ex-presidente della SEC Arthur Levitt, il direttore del budget di Reagan Richard Darman e l’ex-presidente del Joint Chiefs of Staff generale John Shalikashvili. L’ex-presidente filippino Fidel Ramos, capo dell’intelligence del regime di Marcos, un ex-primo ministro thailandese, l’ex primo ministro sudcoreano Park Tae Joon e il direttore dell’Abu Dhabi Investment Authority on Asia, contaminata dalla BCCI, fanno parte dell’Advisory Board del Carlyle.[8] Carlyle acquistò la società immobiliare Coldwell Banker dalla Sears nel 1989 e la vendette al Fremont Group della Bechtel. Carlyle  acquistò anche Caterair, il principale servizio di ristorazione delle linee aeree del mondo, dalla Marriott. Caterair aveva accesso senza precedenti alla flotta mondiale aerea commerciale. Il presidente George Bush Jr. diresse Caterair fino al 1994. Poco dopo essere divenuto governatore del Texas, la società fallì. La Carlyle piombò a comprarne i resti ad un prezzo speciale. Bush supervisionò un investimento da 10 milioni di dollari all’Università del Texas della Carlyle, mentre era governatore. Carlyle detiene una grossa fetta della divisione aerospaziale di Ford e Harasco, produttore di veicoli militari. Carlyle è l’11.mo maggiore appaltatore della difesa degli Stati Uniti. Per il 20% è della Mellon Bank ed è controllata dal potente Blackstone Group, che si rimpinzò a buon mercato delle carcasse saccheggiate delle casse depositi e prestiti vendute con la Resolution Trust Corporation da Bush padre. Blackstone, potenza finanziaria controllata dai Rothschild e il cui presidente Peter Fischer fu presidente del Council on Foreign Relations, possedeva anche Bioport, l’unico produttore di vaccini contro l’antrace negli Stati Uniti. Nell’ottobre 2001 i tabloid della Florida, i principali media e congressisti iniziarono a ricevere letali pacchetti di antrace, più tardi identificato nel ceppo “Ames”. I tabloid, tra cui Sun, National Enquirer e Weekly World News, storicamente operano per la disinformazione e diversione della CIA.[9] Il 12 ottobre gli scienziati del laboratorio veterinario dell’Iowa State University, USDA, ad Ames, con la benedizione dell’FBI, incenerirono 100 fiale di culture di antrace risalenti al 1928, distruggendo deliberatamente le prove materiali per le indagini sull’antrace.[10] Il futuro di BioPort sembrava brillante più che mai. Il suo principale azionista è Fuad al-Hibri, ricco uomo d’affari saudita vicino alla famiglia bin Ladin. Al-Hibri era manager per le fusioni e acquisizioni di Citigroup. Il Pakistan News Service riportò il 1 dicembre 2001 che numerosi documenti della BioPort furono trovati in covi di al-Qaida a Kabul. L’ammiraglio William Crowe, membro del CdA di Chevron Texaco ed ex-membro del Joint Chiefs of Staff, acquisì una quota del 22% della Bioport al prezzo molto speciale di 0 dollari. La parte di Crowe nel patto era promuovere il vaccino contro l’antrace della Bioport presso l’esercito statunitense. Molti azionisti della BioPort facevano parte dell’oligarchia inglese di Porton Down. Buon amico di Henry Kissinger, Lord Jacob Rothschild sedeva nel consiglio consultivo internazionale di Blackstone, proprietaria di Bioport. Il gigante farmaceutico tedesco Bayer, nato dal combine nazista IG Farben finanziato dalla Deutsche Bank, vide le vendite del suo antibiotico Cipromyacin balzare del 1000% per effetto della paura dell’antrace, mentre i cittadini statunitensi si precipitarono ad acquistare forniture per 60 giorni di vaccino contro l’antrace al prezzo di 700 dollari. La Bayer era sull’orlo del fallimento prima dell’11 settembre.
Secondo Michael Davidson di From the Wilderness Publications, non meno di dodici microbiologi di fama mondiale morirono in circostanze misteriose dopo l’11 settembre. Il Dr. Don Wiley del Howard Hughes Medical Institute di Harvard fu trovato annegato nel fiume Mississippi, giorni dopo che la sua auto abbandonata venisse trovata sul ponte I-40 a Memphis, non lontano dall’arena Pyramid. Memphis prende il nome da un’antica capitale egizia, di grande importanza per la Fratellanza. Diversi importanti microbiologi russi e israeliani erano sul volo  Air Sibir 1812, abbattuto da un missile ucraino andato fuori rotta per oltre 100 miglia, il 4 ottobre 2001. Molti altri microbiologi importanti erano su un volo Swiss Air che si schiantò mentre tentava di atterrare a Zurigo, il 24 novembre 2001. A parte i miliardi guadagnati da Bioport, Bayer e dall’industria farmaceutica controllata dai Rockefeller grazie al panico pubblico indotto sull’antrace, Davidson vide in questa misteriosa sfilza di scienziati morti, una trama più oscura per scatenare un nuovo massiccio programma di spopolamento globale. Secondo il Dott. Len Horowitz, l’antrace militare è disponibile quasi esclusivamente presso l’American Type Culture Collection (ATCC) di Rockville, MD, guidata dal Dr. Joshua Lederberg. Lederberg è presidente della Rockefeller University. Nel 1994 Don Riegle affermò al Congresso che l’ATCC aveva inviato 19 pacchetti di bacillo di antrace in Iraq, nel 1978-1988.[11]

Il crociato e gli spettri
northrop grummanPoco dopo l’11 settembre, il presidente Bush iniziò a usare la parola “crociata” nel malcelato tentativo di evocare le antiche Crociate, dove società segrete cristiane guidate dai cavalieri templari collaboravano con gli Assassini dei  Fratelli musulmani per attaccare i musulmani nazionalisti saraceni. Il 26 settembre, due settimane dopo l’11 settembre, le United Defense Industries (UDI) del Carlyle Group firmarono un contratto da 66,5 milioni di dollari con il Pentagono per completare l’avanzato sistema di artiglieria Crusader. I titoli UDI salirono alle stelle. Il 14 dicembre Carlyle vendette le sue nuove azioni per 237 milioni dollari in un solo giorno. Il giorno prima il Congresso aveva approvato il bilancio della difesa di Bush, che finanziava il contratto UDI con l’esercito statunitense. [12] Nel maggio 2002, una volta che i proprietari Blackstone della Carlyle avevano incassato, il compagno di stanza a Yale di Carlucci, il segretario della Difesa Donald Rumsfeld annunciò la cancellazione del programma Crusader. La Carlyle è proprietaria del BDM federale di McLean, VA, proprio lungo la strada per Langley. Gli uffici sauditi del BDM sono anonimi. Il suo ruolo nel regno riguarda l’addestramento dei militari sauditi nei sistemi d’armi made in USA e l’ammodernamento della Guardia nazionale saudita. BDM ebbe un contratto da 50 milioni di dollari per supervisionare l’aeronautica saudita nel 1995-1997. Ebbe un contratto da 44,4 milioni di dollari per costruire alloggi presso la base militare Qamis Mushayt. Parte dei sei statunitensi uccisi nel 1996 con un’autobomba in una base militare statunitense in Arabia Saudita, erano impiegati della BDM.[13] Nel 2000 BDM ebbe un contratto da 65 milioni di dollari per mantenere la flotta di F-15 dell’aeronautica saudita. Nel 1998 Carlyle vendette BDM a TRW, produttore leader di satelliti spia della NSA, la cui sede si trova sulla giustamente denominata Savage Road, a Ft. Meade, MD e le cui attività europee sono dirette dal palazzo della IG Farben a Francoforte. La NSA ha collaborato con IBM negli anni ’70 nel progetto Lucifero, producendo una macchina per cifratura delle dimensioni di un microchip.[14] Dalla simbolica sede centrale a forma di piramide, a San Francisco, TRW è una delle tre agenzie di informazioni statunitensi che raccolgono continuamente informazioni su tutti gli statunitensi. Uno dei più sofisticati satelliti della NSA si chiama Pyramider. Nel luglio 2002 Northrop Grumman acquistò TRW per 7,8 miliardi di dollari divenendo il secondo maggiore appaltatore della difesa statunitense dopo Lockheed Martin. Northrop vanta un fatturato annuo di 26 miliardi di dollari e ha 123000 dipendenti. TRW ha creato Vinnell Corporation, ora al 26.mo anno di “modernizzazione” della Guardia Nazionale saudita in collaborazione con l’esercito statunitense. La Guardia saudita è divisa in due unità. Una protegge il regno dalle minacce esterne. Le altre guardie sorvegliano le installazioni petrolifere Aramco dei Quattro cavalieri, per proteggerle dal popolo saudita. Nel 1998 Vinnell intascò un contratto da 831 milioni di dollari dalla Casa dei Saud. Un primo contratto di tre anni da 163 milioni di dollari vede il cognato del principe ereditario Abdullah come junior partner. Prima di venire in Arabia Saudita, Vinnell fece centinaia di milioni di dollari costruendo basi statunitensi durante la guerra del Vietnam, poi fece ancora più soldi distruggendo quelle basi, quando le forze USA si ritirarono. Un funzionario del Pentagono descrisse una volta Vinnell su Village Voice come “il nostro piccolo esercito mercenario“.
Altri tre enti spettrali operanti in Arabia Saudita sono O’Gara Servizi di protezione, Booz Allen Hamilton e Science Applications International Group (SAIC). O’Gara fornisce la sicurezza alla Casa di Saud e agli altri monarchi del Consiglio di Cooperazione del Golfo. La sicurezza della Casa dei Saud comprende anche molti mercenari statunitensi. Booz Allen di McLean, VA, ebbe un contratto di 5 anni e da 21,8 milioni dollari per aggiornare la marina saudita nel 1995. Booz consiglia anche i marines sauditi e gestisce la scuola ufficiali delle forze armate saudite.[15] Nel 1990-1995 i sauditi spesero 62 miliardi di dollari in armi statunitensi. Alla fine del 2010 il Pentagono annunciò un accordo da 60 miliardi di dollari per le armi ai sauditi, uno dei più grandi di sempre. Secondo il Center for Public Integrity, Booz Allen iniziò a stipulare contratti sul programma Total Information Awareness della Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), prima dell’11 settembre. Booz ebbe 13 contratti con la DARPA, del valore di 23 milioni di dollari, superata solo dai 23 contratti della DARPA da 27 milioni di dollari concessi a Lockheed Martin. L’ex direttore della CIA e CEO della Dyncorp, James Woolsey, ora lavora per Booz Allen. Nel 2008 Carlyle Group acquistò la quota di maggioranza di Booz Allen per 2,54 miliardi di dollari. SAIC ebbe due contratti dalla Casa dei Saud, alla fine degli anni ’90, da 166 milioni di dollari, per fornire veloci sistemi di comunicazione e comando alle Forze navali reali saudite. SAIC addestra spesso personale saudita nel suo quartier generale a San Diego. La CIA ha un contratto con SAIC per rivalutare la malattia della Guerra del Golfo tra le truppe statunitensi, attive nel conflitto del 1991. Nel 1995 SAIC assunse la Network Solutions, la società che assegna i nomi ai domini e che “sorveglia” Internet. Il CdA di SAIC vede l’ex-vicedirettore della CIA ed allievo della Naval Task Force 157 Bobby Inman, il segretario alla Difesa di Nixon Melvin Laird, l’ex-generale Maxwell Thurman, il segretario alla Difesa di Obama Robert Gates, il direttore della CIA di Clinton e membro del consiglio di Citigroup John Deutch e il segretario alla Difesa di Clinton William Perry. SAIC gestisce l’Interstate Identification Index dell’FBI, un database con 30 milioni di fedine criminali. Inoltre ha contratti investigativi per 200 milioni di dollari con l’IRS.[16]

Note
[1] “Wolf Blitzer Reports”. CNN. 1-6-02
[2] “Political Islam”. Samir Amin. Covert Action Quarterly. Winter 2001. p.6
[3] UnwoToday
[4]US Ties to Saudi Elite May be Hurtng War on Terrorism”. Jonathan Wells, Jack Meyers and Maggie Mulvihill. Boston Herald Online. 12-10-01
[5] “The White House Connection: Saudi Agents and Close Bush Friends”. Maggie Mulvihill, Jonathan Wells, Jack Meyers Boston Herald Online 12-11-01
[6] “Arms Buildup Enriches Firm Staffed by Hired Guns”. Mark Fineman. 1-10-92
[7] Dude, Where’s My Country. Michael Moore WarnerBooks New York 2003
[8] Fineman
[9] Spooks: The Haunting of America- Private Use of Secret Agents. Jim Hougan. William Morrow & Company. New York. 1978
[10] “Anthrax Terrorism: Investigative Muddle or Criminally Reckless Endangerment?” David Neiwart. Covert Action Quarterly. Winter 2001. p.36
[11] “The CIA’s Role in the Anthrax Mailings”. Len Horwitz. March 2002
[12] Fineman
[13] “Saudi Bombing Puts Spotlight on US Military Aid”. Washington Post. 11-13-95
[14] The Puzzle Palace: America’s National Security Agency and its Special Relationship with Britain’s GCHQ. James Bamford. Sidgwick and Jackson. London. 1983
[15] “Privatizing War: How Affairs of the State are Outsourced to Corporations Beyond Public Control”. Ken Silverstein. The Nation. 7-28/8-4, 1997.
[16] “Internet Users Spooked about Spies New Role”. Glenn Simpson. Wall Street Journal. 10-2-95

46802333Dean Henderson è autore di Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries,Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Il suo sito è Left Hook

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La CIA minacciata da purghe mentre la situazione rimane tesa in Ucraina

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 26/05/2014
john-o-brennanDiversi agenti della CIA si sono suicidati negli ultimi anni. E’ difficile fornire cifre esatte, l’informazione è classificata. Secondo statistiche evidentemente gonfiate, il tasso annuale di suicidi nelle forze armate è 250-400. In confronto il presunto tasso della CIA è 30-50. Cercano di evitare la pubblicità nel caso dei suicidi degli agenti sotto copertura. Ma è difficile nascondere qualcosa quando succede a funzionari altolocati. Secondo il “Washington Times”, un alto funzionario della CIA è morto in un apparente suicidio ai primi di aprile, per le ferite riportate dopo essere saltato da un palazzo in Virginia del Nord. Il portavoce della CIA Christopher White ha confermato la morte e ha detto che l’incidente non ha avuto luogo presso la sede della CIA di McLean, in Virginia “Possiamo confermare che c’è stato un ferito a morte in una struttura dove svolgeva un lavoro interinale”, ha detto White al Washington Free Beacon. “E’ stato ricoverato in un ospedale locale dove in seguito è morto. Per motivi di privacy e rispetto per la famiglia, non rilasciamo ulteriori informazioni al momento”. Il nome del defunto venne menzionato in un primo momento, pur rispettando la privacy dei familiari. Nessuna indicazione esatta dell’incidente è stata divulgata. Il tempo è passato alleviando lo stress post-traumatico dei parenti della vittima, ma ancora nessuna  informazione sul morto e le ragioni del suicidio sono trapelate nella stampa. Cos’è realmente accaduto? Perché un alto funzionario fa una cosa simile? Era davvero un suicidio?
Blogger statunitensi e canadesi offrono diverse interpretazioni, alcune degne di nota. Uno dei motivi potrebbe essere la decisione del Senate Intelligence Committee di pubblicare una relazione sui brutali metodi d’interrogatorio praticati dalla Central Intelligence Agency, nonché dai servizi speciali di Romania, Polonia, Lituania e altri Paesi. Il documento indica centinaia di casi di sospettati di attività terroristiche detenuti discretamente in carceri segrete della CIA e torturati per avere le informazioni volute. Torture di massa hanno permesso a molti agenti della CIA di avere promozioni, decorazioni e benefici materiali lavorando in condizioni estremamente difficili. Credevano che le registrazioni delle loro “gesta eroiche” sarebbero state per sempre sepolte negli archivi della CIA. Ma ci sono casi in cui i nomi degli esecutori di ordini criminali vengono svelati,  video e foto di orrende torture diventano pubbliche e sono studiate da esperti, e prima o poi utilizzate come prova durante le cause indette da vittime innocenti. Una delle versioni dice che il suicida voleva fuggire come Edward Snowden. Non poteva perdonare il sistema per l’inclusione del suo nome nella lunga lista di coloro coinvolti nella creazione e gestione di prigioni segrete in Europa orientale. Aveva parecchio da raccontare essendo un membro della cerchia ristretta di John Brennan, anche prima della nomina di quest’ultimo a direttore della CIA. Il suicida fu coinvolto nella pianificazione e nelle operazioni delle guerre in Iraq e in Afghanistan. I blogger dicono che si era specializzato sull’Europa orientale. Le sue ultime attività erano centrate principalmente sull’Ucraina. Aveva stretti contatti con Defense Intelligence e Drug Enforcement Agency. Le sue attività riguardavano i piani di clandestini volti a sottrarre l’Ucraina dall’influenza della Russia. Conosceva i nomi degli agenti della CIA che agiscono sotto copertura, compresi alti funzionari della junta. Scappando avrebbe potuto usare le informazioni a suo vantaggio. Uno dei blogger ha ipotizzato che l’agente della CIA morto volesse far esplodere “una nuova bomba” pubblicando uno scoop con nuove rivelazioni sulle attività criminali dei servizi speciali degli Stati Uniti, ma la sua intenzione divenne nota… Poi i vertici della Central Intelligence Agency decisero che il modo migliore per uscirsene era suicidarlo. In questo caso nessuno avrebbe indagato lasciando segrete le motivazioni del caso e i nomi dei colpevoli. Il governo e la CIA sanno nascondere bene i legami, hanno sempre eliminano quelli che li tenevano. Il suicidio è frequente tra mercenari e militari.  Tornati a casa, molti di loro cercano di rivelare i crimini commessi dai loro compatrioti contro i prigionieri di guerra e i civili. Alcuni hanno deciso di farla finita a causa della depressione. Ma la vera causa della loro morte è una, essere perseguiti dagli agenti della sicurezza interna della CIA.
article-2275258-176A89CF000005DC-353_634x373John Brennan, il direttore della CIA, è l’alto funzionario che emette gli ordini per la liquidazione fisica. Con grande fervore ostacola qualsiasi tentativo di rivelare le attività d’intelligence dell’Arabia Saudita e il suo coinvolgimento nell’attacco dell’11/9 contro le torri gemelle. Brennan ebbe intensi contatti con i sauditi prima del tragico evento. È preoccupato dai tentativi di rivangare il passato. Nel febbraio 2013 l’autore cospirazionista Phillip Marshall, ex-pilota e famoso autore, fu trovato morto insieme ai suoi due figli nella loro casa in California. I suoi lavori erano dedicati principalmente ai “punti oscuri” della storia moderna degli Stati Uniti. In “The Big Bamboozle: 9/11 and the War on Terror” del 2012, teorizzò che non fu al-Qaida, ma piuttosto funzionari governativi sauditi e statunitensi ad orchestrare l’11/9. Il libro citava John Brennan tra le personalità coinvolte nelle esplosioni misteriose delle torri. I figli di Marshall e il cane della famiglia furono uccisi. L’ex-moglie del giornalista e madre dei due bambini era in viaggio all’estero, al momento della morte. Michael Mahon Hastings, noto giornalista di Rolling Stone, era deceduto in un incidente automobilistico il 18 giugno 2013, a Los Angeles, California. Raccoglieva informazioni rivelatrici su John Brennan e si lamentò di essere perseguito da Central Intelligence Agency e Federal Bureau of Investigation. Michael espresse apertamente la paura di essere oggetto di un assassinio. L’incidente confermò le sue apprensioni. Presumibilmente ci furono tre esplosioni nella vettura. Ma nessuna indagine approfondita fu condotta. Il suo corpo è stato cremato contro la volontà della famiglia distruggendo le possibili prove che avrebbero potuto smentire la spiegazione che fosse morto in un incidente.
La recente visita di John Brennan in Ucraina era anche destinata a calmare i timori dei suoi subordinati a Kiev. Ha dovuto convincerli che non ci sarebbero state fughe di informazioni che avrebbero causato rivelazioni scandalose e danneggiato la cooperazione sulla sicurezza Stati Uniti-Ucraina. Central Intelligence Agency, Federal Bureau of Investigation, Defense Intelligence Agency e Drug Enforcement Agency continueranno le loro attività di consulenza e altri sforzi volti a “stabilizzare” il Paese. Altri consiglieri statunitensi saranno inviati in Ucraina per assistere le strutture di sicurezza e affrontare i problemi legati all’instabilità nella parte sud-orientale del Paese.  Si presuppone che i consiglieri potranno intervenire al posto dei comandanti militari ucraini e condurre le operazioni in prima linea contro i “separatisti”. Ovunque sia andato durante la visita a Kiev, Brennan ha sempre finito i suoi discorsi con “gli ucraini hanno il diritto di risolvere i propri affari senza interferenze”. A credergli, questo sarebbe l’obiettivo degli Stati Uniti.

MarshallLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Jerome Kerviel e il jackpot francese dell’11 settembre

Reseau International 20 maggio 2014

340948_Sep-11-attacksNel 2009, l’ex-trader, oggi in carcere, aveva rivelato una strana informazione ignorata dalla stampa mainstream. “Il miglior affare nella storia della Société Générale fu condotto l’11 settembre 2001. È ciò che mi fu detto da uno dei manager. Sembra che quel giorno, i profitti furono enormi”. Tale affermazione enigmatica fu formulata nel 2009 da Jerome Kerviel. L’ex-trader della Société Générale aveva informato Elizabeth Fleury, giornalista parigina, che la sua banca avrebbe registrato un guadagno azionario record in conseguenza dell’attacco terroristico. Contesto: sette giorni dopo i fatti di New York e del Pentagono, osservatori finanziari scoprirono che speculatori misteriosi avevano ricavato, in tutto il mondo, enormi profitti dalle scommesse fatte tra fine agosto e primi di settembre sulle azioni delle aziende interessate dagli attacchi. Fu la prima indicazione di un insider trading mondiale su diverse piazze borsistiche: Chicago, Londra, Francoforte, Milano, Tokyo, Singapore e Parigi. In Francia, Laurent Fabius, ministro delle Finanze del governo Jospin, suggerì un legame tra tali movimenti finanziari e il terrorismo: “Non è affatto impossibile che gli sponsor degli attentati dell’11 settembre siano gli autori di tale speculazione”. “I nostri computer identificarono una serie di anomalie su cui lavoriamo duro, data la coincidenza con gli attacchi“, disse a RMC il direttore generale della Commission des opérations boursières (COB), Gérard Rameix.
Jerome-Kerviel-1024x652Un interessato al caso, intervistato dalla giornalista Martine Orange di Le Monde, riconobbe, come molti esperti di transazioni borsistiche, il suo stupore: “Non si può fare a meno di essere colpiti dai grandi volumi scambiati e dalle aree scelte“. Pochi giorni dopo, tutto cambia, le autorità occidentali indicarono laconicamente che le indagini non riuscirono a stabilire un legame tra tali speculatori ed al-Qaida, il gruppo subito accusato dell’11 settembre. In una parola, era l’insabbiatura del caso che avrebbe portato ad identificare coloro che, vivendo tra noi e non nelle grotte di Tora Bora, ebbero informazioni dettagliate sugli attacchi imminenti da cui trassero vantaggio. Nel 2010, aprendo un’indagine online sul tema, ovviamente complesso e delicato, volevo saperne di più da Jerome Kerviel. Chi erano i responsabili? Qual era la fonte di tali informazioni? E quanto ci guadagnarono? Contattai Olivier Metzner, legale di Jerome Kerviel. Dopo diversi scambi telefonici, l’avvocato, poi suicidatosi, mi disse infine che il suo cliente non voleva fare alcun commento su tali affermazioni, finché il suo tempestoso processo con la Société Générale fosse finito. Oggi, Jerome Kerviel è nel carcere di Nizza e deve ancora scontarvi tre anni. Pur dichiarandosi colpevole, l’uomo si lamenta che l’indagine contro di lui subì molte pressioni occulte dalla Société Générale.
Direbbe altro, ora che è in carcere, nella sua dichiarazione sui profitti raccolti l’11 settembre 2001 dal prestigioso istituto finanziario che l’assunse nell’agosto 2000? Normalmente tale osservazione avrebbe fatto notizia: poche settimane dopo gli attentati, molti media, in Francia e all’estero, s’interessarono agli speculatori, prima di cedere all’opacità delle autorità del mercato. Tuttavia, in questo caso, le informazioni di Kerviel sulla sua banca, che avrebbe beneficiato notevolmente dalle operazioni interne condotte a monte dell’11 settembre, non provocarono alcuna indagine.

Auto-censura e doppi standard
Robert Addison DayNel 2010, l’Autorité des marchés financiers licenziò Robert Addison Day, sospettato di insider trading. Il miliardario statunitense, vicino al clan Bush e ai servizi segreti, divenne nell’aprile 2001 membro del Consiglio di Amministrazione della Société Générale dopo aver ceduto alla banca francese la sua società finanziaria di Los Angeles TCW (Trust Company of the West), specializzata nei CDO, prodotti finanziari rischiosi composti da subprime. Attraverso la sua controllata statunitense, la Société Générale investì 40 miliardi di dollari su tali investimenti pericolosi. Nel gennaio 2008, poco prima dello scoppio dello scandalo della vicenda Kerviel, Robert Day vendette oltre 125 milioni di titoli della banca. Le perdite poi attribuite a Jerome Kerviel, 4,9 miliardi di dollari, non sarebbero state note all’affarista californiano. Non poteva però ignorare la prognosi pessimistica della Société Générale del mercato statunitense dei subprime: nel novembre 2007, la banca francese stimò il costo a 203 milioni di euro del riaggiustamento; il 24 gennaio 2008, il giorno in cui scoppiò lo scandalo del “trader pazzo”, la cifra era di 2,6 miliardi di euro. Sospettato assieme al capo della divisione investimenti Jean-Pierre Mustier, di guadagno fraudolento da informazioni riservate, Robert Day venne infine messo “fuori gioco”. Come il suo predecessore (COB), l’Autorité des Marchés Financiers è spesso accomodante quando si tratta di rintracciare l’insider trading commesso da dirigenti. Dal 2010, quando lasciò la Société Générale, Robert Day si dedica agli investimenti negli Stati Uniti. La sua azienda, assai coinvolta nel mercato israeliano, fu acquistata alla Société Générale da una potente organizzazione finanziaria legata alla CIA e al complesso militare-industriale Carlyle. Il suo co-CEO, David Rubenstein, ha recentemente rilasciato un’intervista in cui il mecenate della comunità ebraica saluta (13′ 54) la transazione del febbraio 2013 tra il suo gruppo e la banca francese.

Identificare istituzioni e individui arricchitisi con gli scambi dell’11 settembre è importante: alcuni furono gestiti da Parigi attraverso banche come la Société Générale. Michael Ruppert, giornalista investigativo che svelò molte informazioni su ciò e con cui avevo corrisposto, era convinto che i principali beneficiari fossero vicini a certi funzionari dei servizi segreti europei, israeliani e statunitensi, che condivisero l’identica sofisticata prescienza degli attacchi. Risalendo l’insider trading dell’11 settembre, in ultima analisi, si potrebbe identificare la rete dei “mandanti” come  giustamente sottolinea Laurent Fabius. Il 6 ottobre 2001 a Washington, questo sodale del  movimento sionista statunitense, allora ministro delle Finanze, fu nominato dai suoi colleghi del G7 loro portavoce nel guidare gli scambi relativi alla “lotta al finanziamento del terrorismo“. Nel mirino al-Qaida e i suoi contatti in ambito islamico. Ignorati furono gli operatori di borsa che agendo in Europa, Nord America e Asia del Sud-Est guadagnarono milioni di dollari dall’operazione false flag USA-Israele, di cui sapevano in anticipo grazie alle loro connessioni con il mondo dell’intelligence.

FALSE-FLAG-14-wTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 1.990 follower