Come gli Stati Uniti hanno insabbiato il ruolo dei sauditi nell’11 settembre

Paul Sperry, New York Post, 17/04/2016 – Les Crisessaudis-10Nella sua relazione sulle “28 pagine” da sempre censurate sul governo saudita riguardo l’11 settembre, “60 Minutes” dello scorso fine settimana ha parlato del ruolo dei sauditi negli attacchi, sottovalutato per proteggere la delicata alleanza tra USA e il ricco regno petrolifero. Davvero un eufemismo. Infatti, il coinvolgimento del regno è stato deliberatamente nascosto dai vertici del nostro governo. E questo occultamento va ben oltre le 28 pagine saudite del rapporto seppellite in una cassaforte nel seminterrato del Campidoglio degli Stati Uniti. Le indagini sono state soffocate. I complici lasciati liberi. I funzionari responsabili delle indagini che ho intervistato, del Joint Terrorism Task Forces (unità antiterrorismo dell’FBI) di Washington e San Diego, base avanzata di alcuni dirottatori sauditi, ma anche gli investigatori del dipartimento di polizia della contea di Fairfax (Virginia) che indagarono su diverse tracce dell’11 settembre, dicono che praticamente tutto porta all’ambasciata saudita a Washington e al consolato saudita a Los Angeles. E quindi, ancora e sempre gli fu detto di non seguire queste tracce. La scusa era di solito “l’immunità diplomatica“. Queste fonti dicono che le pagine mancanti del rapporto d’inchiesta del Congresso sull’11 settembre, che comprendono l’intero capitolo sul “sostegno estero ai dirottatori dell’11 settembre“, spiegano le “prove inconfutabili” raccolte da CIA e FBI sull’aiuto saudita ad almeno due dirottatori insediatisi a San Diego. Alcune informazioni sui documenti sono trapelate, tra cui la serie frenetica di telefonate prima dell’11 settembre tra i sostenitori dei dirottatori sauditi a San Diego e l’ambasciata dell’Arabia Saudita, e quindi il trasferimento di circa 130000 dollari dal conto del principe Bandar, l’ambasciatore saudita, a un altro dei curatori dei dirottatori sauditi a San Diego.
Un investigatore che ha lavorato presso il Joint Terrorism Task Force di Washington ha lamentato il fatto che invece d’indagare Bandar, il governo degli Stati Uniti l’ha protetto, letteralmente. Ha detto che il dipartimento di Stato gli assegnò un distaccamento della sicurezza per proteggere Bandar non solo presso l’ambasciata, ma anche nella residenza di McLean, Virginia. La fonte ha aggiunto che la squadra operativa voleva arrestare diverso personale dell’ambasciata, “ma l’ambasciata presentò una denuncia al procuratore” e i visti diplomatici furono revocati come compromesso. L’ex-agente dell’FBI John Guandolo, che lavorò su casi relativi all’11 settembre ed al-Qaida nell’ufficio di Washington, dice che Bandar fu il sospettato chiave nelle indagini sull’11 settembre. “L’ambasciatore saudita ha finanziato due dei dirottatori dell’11 settembre tramite una terza persona“, ha detto Guandolo. “Dovrebbe essere trattato come un sospetto terrorista, come lo sono gli altri membri dell’élite saudita che il governo degli Stati Uniti sa attualmente finanziare la jihad globale“. Ma Bandar s’impose sull’FBI. Dopo l’incontro con il presidente Bush alla Casa Bianca il 13 settembre 2001, dove i due vecchi amici fumarono sigari sul balcone Truman, l’FBI cancellò dalla lista dei terroristi da sorvegliare decine di funzionari sauditi in diverse città, tra cui almeno un membro della famiglia di Usama bin Ladin. Invece di indagare i sauditi, gli agenti dell’FBI li scortarono, anche se al momento era noto che 15 dei 19 dirottatori erano cittadini sauditi. “All’FBI fu impedito dalla Casa Bianca d’interrogare i sauditi che volevamo sentire“, ha detto l’ex-agente dell’FBI Mark Rossini, coinvolto nell’indagine su al-Qaida e i dirottatori. La Casa Bianca “li escluse dalla cosa”. Inoltre, Rossini ha detto che venne detto dall’ufficio che alcuna citazione in giudizio poteva essere utilizzata per produrre le prove che collegavano i sospettati sauditi all’11 settembre. L’FBI bloccò le indagini locali che portavano ai sauditi. “L’FBI si tappava le orecchie ogni volta che menzionavamo i sauditi“, ha dichiarato Roger Kelly, ex-tenente di polizia della Fairfax County. “C’era troppa politica per toccarli“. Kelly, che guidava il Centro d’intelligence regionale, aggiunse: “Si potevano indagare i sauditi, ma erano ‘fuori portata‘”.
Anche Anwar al-Awlaki, il consigliere spirituale dei dirottatori, ci sfuggì. Nel 2002, il religioso finanziato dai sauditi fu fermato all’aeroporto JFK per passaporto falso, ma fu dato in custodia a un “rappresentante dell’Arabia Saudita”. Si dovette aspettare il 2011 perché Awlaki venisse portato davanti alla giustizia, con l’attacco di un drone della CIA. Stranamente, “la relazione della commissione sull’11 settembre” che seguì le indagini del Congresso, non cita mai l’arresto e il rilascio di Awlaki, e accenna di sfuggita a Bandar, seppellendone il nome nella pagina delle note. Due avvocati della commissione d’inchiesta che indagavano sulla rete di supporto saudita ai dirottatori si lamentarono che il loro superiore, il direttore operativo Philip Zelikow, gli impedì di emettere mandati di comparizione e di udienza contro i sospettati sauditi. John Lehman, membro della Commissione sull’11 settembre, era interessato ai legami tra i dirottatori e Bandar, la moglie e l’ufficio degli Affari islamici dell’ambasciata. Ma ogni volta che cercava di avere informazioni su questo punto, veniva fermato dalla Casa Bianca. “Rifiutò di declassificare tutto ciò che riguardava l’Arabia Saudita“, secondo Lehman citato nel libro “La Commissione”. Gli Stati Uniti insabbiarono le indagini sul sostegno estero all’11 settembre per proteggere Bandar e altri membri dell’élite saudita? “Le cose che andavano fatte al momento non lo furono“, ha dichiarato Walter Jones, repubblicano del North Carolina che ha presentato un disegno di legge che chiede al presidente Obama di declassificare le 28 pagine. “Cerco di dare una risposta senza essere troppo esplicito“.
Un riformatore saudita che sa direttamente del coinvolgimento dell’ambasciata è più cooperativo. “Abbiamo come alleato un regime che finanziò gli attacchi“, ha dichiarato Ali al-Ahmad dell’Istituto per gli Affari del Golfo di Washington. “Voglio dire, cerchiamo di essere realistici“.

Lettera di bin Sultan al Presidente della Commissione l’11 settembre

sultan-1

sultan-2

La Casa Bianca approvò la partenza dei sauditi dopo l’11 settembre
Eric Lichtblau The New York Times, 04/09/2003 – Les Crises

a772_bandar_bush_cheney_2050081722-8697I vertici della Casa Bianca avevano personalmente approvato, nei giorni successivi agli attacchi dell’11 settembre 2001, l’evacuazione di decine d’influenti sauditi, tra cui i genitori di Usama bin Ladin, mentre la maggior degli aerei era a terra quel giorno, dice un ex-consigliere alla Casa bianca. Il consigliere Richard Clarke, che guidò la squadra di crisi della Casa Bianca dopo gli attacchi, e che poi ha lasciato l’amministrazione Bush, ha detto che accettò l’eccezione perché l’FBI l’assicurò che i sauditi erano estranei al terrorismo. La Casa Bianca temeva che i sauditi potessero essere oggetto di “rappresaglie” per i dirottatori, se fossero rimasti negli Stati Uniti, ha detto Clarke. Il fatto che i parenti di bin Ladin e altri sauditi furono fatti frettolosamente uscire dal Paese divenne noto poco dopo gli attacchi dell’11 settembre. Ma domande sulle condizioni della partenza e le dichiarazioni di Clarke fanno intuire il coinvolgimento della Casa Bianca nel piano e nella firma personale dei vertici dell’amministrazione. Clarke ne aveva già parlato in un articolo di Vanity Fair e fece le sue osservazioni in un’intervista e nella testimonianza al Congresso. La Casa Bianca ha detto di non avere commenti da fare sulle dichiarazioni di Clarke. La pubblicazione avveniva poche settimane dopo la classificazione della sezione del rapporto del Congresso sugli attacchi dell’11 settembre, che suggerisce che l’Arabia Saudita aveva legami finanziari con i dirottatori, e le osservazioni di Clarke certamente alimenteranno l’accusa che gli Stati Uniti hanno aiutato i sauditi per ragioni diplomatiche. Il senatore Charles E. Schumer, democratico di New York, basandosi sui commenti di Clarke ha chiesto alla Casa Bianca d’indagare sulla partenza anticipata di circa 140 sauditi dagli Stati Uniti nei giorni seguenti gli attacchi. Schumer ha affermato in un’intervista che sospettava che alcuni sauditi, a cui venne permesso di partire, in particolare i genitori di Usama bin Ladun, avessero legami con i gruppi terroristici e potevano far luce sull’11 settembre. “E’ solo un altro esempio del nostro Paese che coccola i sauditi dandogli privilegi che altri non avrebbero mai”, ha dichiarato Schumer. “E’ quasi come se noi non vogliamo sapere se esistessero questi collegamenti“. Non è stato possibile raggiungere i funzionari sauditi per un commento, ma in passato negarono le accuse che li collegano ai 19 dirottatori, di cui 15 sauditi. Rifiutandosi di discutere i dettagli del caso, funzionari dell’FBI hanno detto che nei giorni immediatamente dopo l’11 settembre gli agenti dell’Ufficio interrogarono i parenti di bin Ladin, membri di una delle famiglie più ricche in Arabia Saudita, prima che la Casa Bianca li evacuasse dal Paese. Bin Ladin si sarebbe separato dalla famiglia e molti dei suoi parenti hanno rinnegato la sua azione contro gli Stati Uniti. “Abbiamo fatto tutto quello che doveva essere fatto“, ha dichiarato John Iannarelli, portavoce dell’Ufficio. “Non vi è alcuna indicazione che avessero informazioni che ci potessero aiutare, e non gli è stato concesso alcun riguardo, che non sarebbe concesso a nessuno“. Ma l’indagine di Vanity Fair cita Dale Watson, ex-direttore dell’antiterrorismo del FBI, dire che i sauditi evacuati “non furono sentiti o interrogati sul serio“. Watson non è stato raggiunto per un commento.
L’articolo indica l’evacuazione complessa ma frettolosa la settimana dopo i dirottamenti, quando aerei privati recuperarono i sauditi in dieci città diverse. Secondo l’articolo, alcuni funzionari dell’ufficio e dell’aviazione si dissero sconvolti dall’operazione perché il governo non revocò le restrizioni di volo per il pubblico, ma non ebbe il potere di fermare l’evacuazione. Clarke, che ha lasciato la Casa Bianca a febbraio, ha detto in un’intervista che ciò era dovuto alla preoccupazione che i sauditi “subissero rappresaglie” dopo il dirottamento aereo. Clarke ha detto che disse all’Ufficio di trattenere qualsiasi persona su cui ci fossero dei sospetti, e l’FBI disse che non fermò nessuno. Schumer ha detto di dubitare della serietà della rapida indagine dell’ufficio, e in una lettera alla Casa Bianca di oggi afferma che i sauditi sembrano aver ricevuto il “via libero” nonostante una possibile prescienza degli attacchi.

La grande fuga
Craig Unger, The New York Times, 01/06/2004
saudis-11Gli statunitensi che credono che la Commissione sull’11 settembre risponda a tutte le questioni cruciali sugli attacchi terroristici rischiano di rimanerne assai delusi, soprattutto se sono interessati all’evacuazione aerea segreta dei sauditi, iniziata poco dopo l’11 settembre. Sapevamo che 15 dei 19 dirottatori erano sauditi. Sapevamo che Usama bin Ladin, saudita, era dietro l’11 settembre. Eppure non abbiamo condotto un’indagine sulla partenza di sauditi, tra cui venti membri della famiglia bin Ladin, anche se in realtà non erano complici negli attacchi. Purtroppo, però, non possiamo probabilmente mai sapere la verità. La Commissione d’inchiesta ha concluso che non vi è “alcuna prova credibile che speciali voli charter per cittadini sauditi abbiano lasciato gli Stati Uniti prima della riapertura dello spazio aereo nazionale“. Ma ciò che conta è che c’erano ancora alcune limitazioni dello spazio aereo degli Stati Uniti quando iniziarono i voli dei sauditi. Inoltre, nuove prove dimostrano che l’evacuazione riguardò 142 sauditi su sei voli charter, secondo il Comitato d’indagine. Secondo i documenti appena pubblicati, 160 sauditi lasciarono gli Stati Uniti con 55 voli subito dopo l’11 settembre, in totale circa 300 persone, con l’apparente approvazione dell’amministrazione Bush, molto più di quanto segnalato in precedenza. I documenti sono stati pubblicati dal Dipartimento di Sicurezza Nazionale in risposta a una richiesta di accesso alle informazioni presentata da Judicial Watch, osservatorio indipendente conservatore di Washington. La stragrande maggioranza dei voli appena scoperta riguarda voli commerciali, non voli charter, con spesso due o tre passeggeri sauditi. Partirono da più di venti città, tra cui Chicago, Dallas, Denver, Detroit e Houston. Un volo di una compagnia aerea saudita partì dal Kennedy il 13 settembre con 46 sauditi. Il giorno dopo, un altro volo di una compagnia saudita partì con 13 sauditi. L’osservatorio ha riferito che resta da dimostrare che l’FBI abbia controllato le partenze in relazione alla lista dei terroristi. Secondo il gruppo di osservazione, ulteriori partenze di sauditi sollevano altre domande. Richard Clarke, l’ex-capo dell’antiterrorismo, ha recentemente dichiarato al giornale The Hill di assumersi la responsabilità dell’approvazione di alcuni voli. Ma non sappiamo se altri rappresentanti dell’amministrazione Bush abbiano preso parte alla decisione. I passeggeri avrebbero dovuto essere interrogati sui legami con Usama bin Ladin, chiunque fossero, o sul suo finanziamento. Sappiamo da tempo che una certa fazione dell’élite saudita ha finanziato i terroristi islamici, almeno involontariamente. Il principe Ahmad bin Salman, accusato di essere un intermediario tra al-Qaida e la famiglia reale dei Saud, fu evacuato in aereo dal Kentucky. Fu interrogato dall’FBI prima di andarsene? Se la Commissione osa affrontare questi problemi, senza dubbio sarà accusata di politicizzare una delle più importanti indagini della sicurezza nazionale della storia statunitense, almeno in un anno elettorale. Ma se non lo fa, rischia molto peggio, il tradimento delle migliaia di persone che persero la vita quel giorno, per non parlare di milioni di altre persone che vogliono la verità.saudis-1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

USA-Arabia Saudita: i giorni passati sono finiti per sempre

MK Bhadrakumar Indian Punchline 22 aprile 2016Barack Obama, Hamad bin Isa al Khalifa, Hamad bin Isa al Khalifa, King SalmanLa visita del presidente Barack Obama in Arabia Saudita è stata un boomerang. Le buone intenzioni non sono mai state in dubbio, ricucire tra i due Paesi. Ma ciò che emerge è che si avrà bisogno di molto di più di una visita, e forse neanche una presidenza piena può adempiere tale missione. Secondo il principe Turqi al-Faysal, ex-capo dell’intelligence saudita, tutti i cavalli del re e tutti gli uomini del re non possono più fare circo insieme. Turqi ha detto a Christiane Amanpour della CNN che ci sarà “una ricalibrazione del nostro rapporto (saudita) con gli USA. Fino a che punto possiamo continuare con la nostra dipendenza dagli USA, e quanto possiamo contare sulla fermezza della leadership statunitense, cosa ci avvantaggerà insieme nel futuro. Questo è ciò che dobbiamo ricalibrare“. Poi aggiungeva: “Non credo che dovremmo aspettarci che un qualsiasi nuovo presidente degli USA torni, come ho detto, ai giorni passati, quando le cose erano diverse“. Quando uno stretto solido rapporto si sfilaccia, è sempre uno spettacolo doloroso che fa solo esperienza. Obama ha subito un’umiliazione a Riyadh, probabilmente senza paralleli nella recente diplomazia internazionale. È stato accolto all’arrivo a Riyadh da un relativamente poco importante funzionario saudita, il governatore di Riyadh. Per completare l’umiliazione, re Salman ha reso chiara la cosa essendo presente su un’altra parte dell’aeroporto a ricevere personalmente i capi del GCC inviati a Riyadh nello stesso momento per incontrare Obama. La televisione di Stato saudita ha del tutto ignorato l’arrivo di Obama a Riyadh. Naturalmente, Obama è sentimentale verso i legami personali con statisti stranieri, e col suo occhio d’aquila nel garantire gli interessi degli Stati Uniti sarà ben disposto a trascurare tali difficili momenti protocollari. Infatti ha fatto finta di non accorgersi dell’affronto di Salman e, inoltre, dopo i colloqui a Riyadh ha insistito sul fatto che la visita ha aumentato il consenso tra Stati Uniti e gli alleati del GCC. Obama conta sulle punta delle dita le aree in cui ha consenso, lotta a Stato islamico e terrorismo, Siria, Iraq, Libia e Yemen. Obama ha anche espresso apprezzamento per il ruolo del GCC nei negoziati sull’accordo nucleare con l’Iran. Tuttavia, tutti i profumi d’Arabia non possono eliminare la puzza dell’affronto di Salman a Obama. (Trascrizione della Casa Bianca). Il punto è che la discordia USA-Arabia Saudita va ben al di della geopolitica: ascesa dell’Iran, dipendenza degli alleati dagli USA, politica energetica, ‘ambivalenza’ degli USA verso la primavera araba, Siria e così via. Il rapporto si rompe sulle fatidiche ’28 pagine’ ancora classificate della relazione d’indagine sugli attacchi dell’11 settembre a New York e Washington. Si legga la splendida trascrizione della CBS News sulle pagine ’28 pagine’ per comprendere la posta in gioco (Qui).
41ystKnnufL._SX326_BO1,204,203,200_ L’orologio ticchetta. Obama deve prendere la fatidica decisione a giugno se consentire che le 28 pagine siano declassificate. Il suo istinto sembra favorire tale mossa, ed è anche sottoposto alla pressione dell’opinione pubblica. Eppure, traccheggia essendo sicuro di come, dove e quando gli interessi (e vite) statunitensi saranno messi a repentaglio se si spezza la relazione USA-Arabia Saudita. In effetti, i sauditi hanno fatto sapere che la pagherà carissimo. Forse sono spacconate, ma soprattutto, forse no. Di sicuro, è un invito strategico ad Obama. Ma d’altra parte gli statunitensi sempre più si pongono domande sul ruolo dell’Arabia Saudita nel promuovere terrorismo e la sua variante dell’Islam. È una nuova esperienza per Washington e Riyadh, in quanto la potente lobby saudita negli Stati Uniti, tradizionalmente creatrice di opinioni nei corridoi del potere, viene scavalcata e i tribunali degli Stati Uniti ascoltano le famiglie delle vittime dell’11 settembre. Anche un politico di destra come l’ex-sindaco di New York Rudy Giuliani, grande amico dei principi sauditi, ha preso le distanze. (Qui). Tuttavia, la saggezza convenzionale ancora crede che il rapporto USA-Arabia Saudita non sia sul punto di disintegrarsi. La CNN utilizza la metafora del matrimonio infelice “in cui entrambe le parti, nel bene e nel male, sono incastrate”. C’è molto da dire a favore di tale interpretazione dal cauto ottimismo, per via del riciclaggio dei petrodollari. (Per chi non lo sapesse, vi è un libro sorprendente sul tema intitolato La mano occulta dell’egemonia americana. Riciclaggio di petrodollari e mercato internazionale, del noto accademico Prof. David Spiro che ha insegnato alla Columbia e ad Harvard). Ma, d’altra parte, sarà estremamente difficile ritessere nuovi interessi comuni tra Washington e Riad se emergono le 28 pagine e la collusione di membri della famiglia reale saudita con gli attecchi dell’11 settembre. Infatti, tutto indica che le linee di frattura sono in lenta elaborazione, costantemente, se un grande gruppo bipartisan al Senato e alla Camera sostiene il disegno di legge che permetterà alle famiglie delle vittime dell’11 settembre di citare in giudizio gli Stati che hanno finanziato o supportato l’attacco terroristico sul suolo statunitense. È un segno inequivocabile di imminenti tempi tempestosi se il disegno di legge ha l’appoggio dei candidati presidenziali democratici Hillary Clinton e Bernie Sanders, ed è in effetti co-sponsorizzato dal candidato repubblicano Ted Cruz.U.S. President Barack Obama walks with Saudi King Salman at Erga Palace upon his arrival for a summit meeting in RiyadhTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le 28 pagine segrete sull’11 settembre 2001

Alessandro Lattanzio, 21/4/2016

Robert Graham

Robert Graham

Casa Bianca e servizi segreti degli USA pensano di declassificare le 28 pagine segretate del documento conclusivo sull’inchiesta delle camere del Congresso degli USA sull’11 settembre, relative al sostegno saudita ai dirottatori. Da 13 anni le 28 pagine sono chiuse in un caveau segreto, il Sensitive Compartmented Information Facilities (SCIF). Solo poche persone le hanno viste. L’ex-senatore Bob Graham ha cercato di renderle pubbliche fin da quando furono classificate nel 2003, quando guidava la prima indagine governativa sull’11 settembre. Graham era il presidente del Comitato ristretto sull’intelligence del Senato e co-presidente del Comitato d’inchiesta congiunta del Congresso sul fallimento dell’intelligence verso gli attentati. L’inchiesta raccolse mezzo milione di documenti, intervistò centinaia di testimoni e produsse un rapporto di 838 pagine, meno le 28 segretate.
Bob Graham: “sono profondamente turbato dalla quantità di materiale censurato in questo rapporto”. Per Graham le 28 pagine classificate delineano la rete che sostenne i dirottatori negli Stati Uniti.
Steve Kroft: crede che il sostegno provenisse dall’Arabia Saudita?
Bob Graham: Sostanzialmente.
Steve Kroft: E quando diciamo “i sauditi”, parliamo del governo.
Bob Graham: quello che dico
Steve Kroft: i ricchi di quel Paese? Le fondazioni di carità…
Bob Graham: Tutto questo”.
Anche Porter Goss, co-presidente repubblicano con Graham nel Comitato d’indagine congiunta del Congresso, e poi direttore della CIA, afferma che le 28 pagine dovevano essere incluse nella relazione finale. L’allora direttore dell’FBI Robert Mueller li incontrò.
Porter Goss: respinse duramente la pubblicazione delle 28 pagine dicendomi: ‘No, non possono che essere classificate in questo momento’.
Steve Kroft: Vi è mai capitato di chiedere al direttore dell’FBI perché venivano classificate?
Porter Goss: L’abbiamo fatto, in modo generale, e la risposta era perché ‘ce l’hanno detto, dobbiamo classificarle’”.
Summit on Financial Markets and the World EconomyNel frattempo, il presidente Barack Obama dichiarava che le pagine classificate del rapporto della Commissione sull’11 settembre non sono “nell’interesse della sicurezza nazionale, e che si spera siano pubblicate presto”, ma sosteneva anche che qualsiasi possibile azione legale contro dei cittadini sauditi va esclusa. Obama, recatosi in Arabia Saudita il 19 aprile, aveva detto in un’intervista alla TV che la declassificazione delle 28 pagine “è un processo che generalmente riguarda la comunità d’intelligence e Jim Clapper, il nostro direttore dell’intelligenza, farà in modo che qualunque cosa sia resa pubblica non comprometta i principali interessi della sicurezza nazionale degli Stati Uniti, e credo che stia per completare questo processo“. Alla domanda se avrebbe permesso ai parenti delle vittime dell’11 settembre di citare in giudizio i sauditi, Obama rispondeva che non avrebbe supportato il disegno di legge, data la possibilità che cittadini stranieri, vittime delle guerre e degli attacchi dei droni degli Stati Uniti, citino in giudizio il governo statunitense, “Se apriamo la possibilità che individui negli Stati Uniti possano regolarmente citare in giudizio altri governi, allora avremo anche gli Stati Uniti continuamente citati in giudizio da individui di altri Paesi“. La JASTA “potrebbe mettere gli Stati Uniti e i contribuenti, militari e diplomatici a rischio significativo se altri Paesi adottassero una legge simile“, dichiarava l’addetto stampa della Casa Bianca Josh Earnest. “Data la lunga lista di preoccupazioni espresse… è difficile immaginare uno scenario in cui il Presidente firmi il disegno di legge com’è attualmente formulato“. Inoltre, i sauditi minacciavano di vendere i 750 miliardi di dollari in buoni del Tesoro degli Stati Uniti, se il Congresso approverà tale legge. “L’Arabia Saudita avverte l’amministrazione Obama e i legislatori federali che venderà i 750 miliardi in buoni del Tesoro degli Stati Uniti se il Congresso approvasse la legge che permette alle vittime dell’11 settembre di citare in giudizio il regno per il presunto favoreggiamento dei dirottatori”. La minaccia sarebbe stata fatta a marzo dal ministro degli Esteri saudita Adil al-Jubayr. “Anche se presentato come tutela finanziaria dell’Arabia Saudita, la dichiarazione cautelativa è di fatto una minaccia economica agli Stati Uniti. La pronta vendita aumenterebbe i tassi d’interesse del Tesoro statunitense, aumentando gli oneri finanziari a carico del governo, delle imprese e dei consumatori degli USA, innescando potenzialmente una recessione economica che supererebbe le nostre coste“.
Infatti esiste la possibilità del voto da parte del Congresso della legge JASTA (Justice Against Sponsors of Terrorism Act) con cui poter processare negli Stati Uniti un governo straniero condannato per aver sostenuto organizzazioni terroristiche (come lo Stato islamico), oltre a sequestrarne il patrimonio negli Stati Uniti. La JASTA è considerata dai sauditi direttamente connessa alla possibile declassificazione delle 28 pagine della relazione governativa sull’11 settembre. La pubblicazione delle 28 pagine consentirebbe di denunciare l’Arabia Saudita e di processarla. L’ex-ministro della Marina degli USA, John Lehman, un ex-presidente della Commissione d’indagine sull’11 settembre, ha letto le 28 pagine e alla domanda fattagli alla trasmissione TV ’60 minutes’ se dalle 28 pagine è possibile identificare i funzionari sauditi coinvolti, risponde: “Sì! Uno spettatore medio li riconoscerebbe immediatamente…” Lehman, quando era nella Commissione d’inchiesta, “rimase colpito dalla determinazione della Casa Bianca di Bush nel cercare di nascondere qualsiasi prova del rapporto tra sauditi e al-Qaida. “Si rifiutavano di declassificare qualsiasi cosa avesse a che fare con l’Arabia Saudita’, aveva detto. ‘Qualsiasi cosa abbia a che fare con i sauditi, per qualche ragione, ha sensibilità molto speciale”. Sollevò la questione saudita ripetutamente con Andy Card. “Ero solito vedere Andy e l’incontrai con Rumsfeld tre o quattro volte, principalmente per dirgli, ‘che fate? Questo ostruzionismo è controproducente’”. Infine, l’autore Brian McGlinchey dichiarava che “Documenti di gran lunga meno noti dai dossier della Commissione sull’11 settembre, scritti dagli stessi autori delle 28 pagine, sono stati declassificati nell’estate 2015 senza ricevere pubblicità e analisi dai media… declassificati dall’Interagency Security Classification Appeals Panel (ISCAP) in virtù di una Mandatory Declassification Review (MDR); il documento è il diciassettesimo dei 29 pubblicati in base all’ISCAP 2012-48 e riguarda i dossier dell’FBI relativi all’11 settembre 2001. Uno dei due documenti identificati come “Note saudite” lo chiameremo “documento 17”. Datato 6 giugno 2003. il documento 17 è stato scritto da Dana Lesemann e Michael Jacobson, investigatori della Commissione sull’11 settembre, ed era indirizzato al direttore esecutivo della Commissione Philip Zelikow, al vicedirettore esecutivo Chris Kojm e al consigliere generale Dan Marcus“. Il documento riferirebbe della patente di pilota ottenuta negli Stati Uniti da un membro di al-Qaida coinvolto nell’attentato e conservata in una busta recante l’intestazione dell’ambasciata saudita a Washington DC.
Barack Obama, King Salman Secondo il giornalista Paul Sperry, “Il coinvolgimento del regno (saudita) è stato nascosto volutamente dai vertici del nostro governo. E l’insabbiamento va oltre le 28 pagine del rapporto sui sauditi sepolte nei seminterrati della Capitale. Le indagini sono state limitate. I cospiratori preservati”. I membri del Joint Terrorism Task Force (JTTF) dell’FBI e delle forze dell’ordine della Virginia affermarono che nonostante le prove portassero all’ambasciata saudita a Washington, le indagini furono ripetutamente sabotate dai capi. “Quelle fonti dicono che le pagine mancanti del rapporto della commissione d’inchiesta sull’11 settembre del Congresso, provano in modo incontrovertibile, secondo i fascicoli della CIA e dell’FBI, che funzionari sauditi aiutarono almeno due dei dirottatori sauditi residenti a San Diego“. In particolare l’ambasciatore saudita principe Bandar compariva frequentemente nelle indagini. “Alcune informazioni sono trapelate della sezione redatta su una raffica di telefonate, prima dell’11 settembre, tra uno dei responsabili sauditi dei dirottatori a San Diego e l’ambasciata saudita, e il trasferimento di 130000 dollari dal conto corrente della famiglia dall’allora ambasciatore saudita principe Bandar ai responsabili dei dirottatori sauditi a San Diego. Un investigatore del JTTF a Washington si lamentava che, invece d’indagare Bandar, il governo degli Stati Uniti lo proteggesse, letteralmente, dicendo che il dipartimento di Stato assegnò una guardia di sicurezza a Bandar non solo presso l’ambasciata, ma anche presso la sua villa a McLean, Virginia“. L’ex-agente dell’FBI John Guandolo, che a Washington indagò su Bandar in relazione all’11 settembre, dice che, “L’ambasciatore saudita finanziò due dei dirottatori dell’11 settembre tramite una terza parte. Dovrebbe essere trattato come sospetto terrorista, come si dovrebbe con altri membri dell’élite saudita che il governo degli Stati Uniti sa che attualmente finanziano la jihad globale”. “Dopo aver incontrato il 13 settembre 2001 il presidente Bush alla Casa Bianca, dove i due vecchi compari fumarono sigari sul balcone Truman, l’FBI evacuò decine di funzionari sauditi da più città, tra cui almeno un familiare di Usama bin Ladin sulla lista dei sorvegliati per terrorismo. Invece di interrogarli, gli agenti dell’FBI li scortarono, anche se si sapeva al momento che 15 dei 19 dirottatori erano cittadini sauditi“. “Il consulente Richard Clarke, che guidava la squadra di crisi della Casa Bianca dopo gli attentati e che poi lasciò l’amministrazione Bush, si disse d’accordo col piano straordinario perché il Federal Bureau of Investigation l’assicurò che i sauditi non erano collegati col terrorismo“, afferma l’autore Eric Lichtblau.
L’ex-dirigente della NSA Thomas Drake aveva ripetutamente detto che la NSA avrebbe “senza dubbio” impedito l’11 settembre. “L’NSA aveva dell’intelligence cruciale su al-Qaida e i relativi movimenti, in particolare, ma non l’aveva mai correttamente condivisa fuori dalla NSA. Semplicemente non condivideva l’intelligence cruciale che aveva”. Il tenente-colonnello Anthony Shaffer della Defense Intelligence Agency affermò nel 2009, “Quando parlai alla Commissione sull’11 settembre dell’operazione offensiva antiterrorismo prima dell’11 settembre, con cui scoprimmo molti dei terroristi coinvolti nell’11 settembre ben un anno prima degli attacchi, era mia intenzione dire semplicemente la verità e adempiere al mio giuramento“. L’ex-traduttrice dell’FBI Sibel Edmonds, che aveva accesso a comunicazioni top-secret, dichiarò nel 2004 che l’FBI sapeva benissimo che l’11 settembre 2001 ci sarebbe stato un attacco terroristico con aerei. “Passammo dall’allarme arancione a quello rosso a giugno e luglio 2001. C’erano molte informazioni disponibili. C’erano informazioni specifiche sull’uso di aerei, che un attentato era in preparazione due-tre mesi prima dell’attuazione, e che molte persone erano già nel Paese da maggio 2001. Avrebbero dovuto allertare la popolazione sull’imminente minaccia“.

Georg W Bush e Bandar bin Sultan

Georg W Bush e Bandar bin Sultan

Fonti:
Covert Geopolitics
Dedefensa
Dedefensa
Dedefensa
RussiaToday

Timori in Russia dopo l’ordine di Obama per improvvise esercitazioni tipo 11 settembre

What Does It Mean 2 settembre 2015oww2Un nuovo rapporto del Ministero della Difesa (MoD) che circola al Cremlino, oggi afferma che il Presidente Putin ha “modificato” l’autorizzazione alle forze della Federazione ad attaccare lo Stato islamico in Iraq e Levante (SIIL) nella zona di guerra del Levante (Mediterraneo Orientale) dopo che il regime di Obama ha ordinato una massiccia “inaspettata e altamente provocatoria” esercitazione nucleare sulle zone costiere orientali degli Stati Uniti fino al 1° ottobre. Secondo questo rapporto, come avevamo riferito, il Presidente Putin ha autorizzato il puntamento agli “interessi statunitensi” in questa zona di guerra, dopo la pubblicazione di documenti segreti degli Stati Uniti che dimostrano che le forze del SIIL furono create dal regime di Obama per rovesciare l’attuale governo siriano. Oggi però, la relazione continua, il Presidente Putin ha sospeso queste azioni di guerra e autorizzato il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov a dichiarare pubblicamente che ora gli aerei da combattimento della Federazione non condurranno missioni in questa regione. Causa di questa “svolta” negli ordini, spiega la relazione, è l’improvvisa attivazione dell’US Prompt Global Strike (PGS), programma che dovrebbe provvedere a un attacco aereo convenzionale di precisione su qualsiasi parte del mondo entro un’ora e che potrebbe anche essere utile in un conflitto nucleare. Il presidente Obama è l’unico che può aver ordinato questa “estrema provocazione”, secondo il rapporto, e l’ordine di oggi permetterà al Presidente Putin di accertare esattamente quali siano le motivazioni degli Stati Uniti… dirette a livello internazionale, o nazionale contro il popolo statunitense che questo regime classifica come sua prima minaccia terroristica.
Citizens-ThreatAlimentando le preoccupazioni della Federazione sulle azioni del presidente Obama che potrebbero infatti essere dirette contro i propri cittadini, la relazione nota che il governo ha dato un preavviso a tutti gli aerei in volo sugli Stati Uniti, dopo che il programma PGS è stato attivato, e in cui si legge: “alcune operazioni di sorveglianza TCAS e ADS-B potrebbero rendere inaffidabile lo spazio aereo di Virginia, Nord e Sud Carolina, Georgia e Florida dal 2 settembre, alle 01:00 EDT, secondo un Notam della FAA emesso il 1° settembre. Le interruzioni sono dovute ad eventi che l’agenzia indica come “improvvise esercitazioni militari del dipartimento della Difesa“. NBAA “ha espresso la preoccupazione della FAA secondo cui questo genere di esercitazioni dall’impatto significativo devono dare maggiore preavviso agli operatori del Sistema del traffico aereo nazionale. Le interruzioni in programma dureranno fino alla mezzanotte del 1° ottobre. Oltre alle aree d’interesse nello spazio aereo nazionale, la FAA ha detto che le interruzioni potrebbero estendersi fino a 200 miglia sul mare aperto. L’agenzia ha detto che sintomo delle interruzioni potrebbero essere le pià vicine piste degli aerei in avvicinamento che appaiono passare immediatamente ad un stato di allerta del traffico TCAS. I piloti devono mantenere vigilanza acuita sullo spazio aereo circostante e segnalare eventuali incidenti che a loro parere dovrebbero suscitare possibile allerta. I numeri NOTAM rilevanti sono 5/2817, 5/2818, 5/2819, 5/2820 e 5/2834“. L’ultima volta che gli Stati Uniti effettuarono una così massiccia esercitazione di guerra sulle regioni costiere orientali, afferma cupa la relazione, fu l’11 settembre 2001, quando aerei in volo e controllori di volo negli Stati Uniti furono confusi su ciò che fosse reale o falso, potendo attaccare con successo il World Trade Center di New York e il Pentagono a Washington DC uccidendo migliaia di persone. Ciò che accade ora nei mercati azionari statunitensi, il crollo del settembre 2015, la relazione ricorda ai lettori, accadde anche nel settembre 2011, quando questi mercati erano in subbuglio dopo la crisi del lunedì nero dell’8 agosto 2011, con gli attacchi dell’11 settembre che diedero la “scusa/ragione” per chiuderli fino al 17 settembre 2011, ristabilendo l’ordine economico mondiale e la liquidità. E su quanto male siano messi i mercati statunitensi a settembre, la relazione afferma, addirittura il massimo consigliere economico dell’ex-presidente Ronald Reagan, David Stockman, nel suo articolo intitolato Croci tombali si propagano ai quattro angoli del mercato, avvertiva che “il modello delle croci tombali continua a diffondersi sul mercato azionario come un’epidemia, infettando anche i segmenti di mercato che si ritenevano isolati dal fermento d’oltreoceano”, con l’alto pianificatore finanziario globale Bill Gross che avverte i clienti a passare immediatamente dai mercati ai contanti ed, impaurito, dichiararne le ragioni dicendo: “Il profitto non è molta, ma come disse una volta Will Rogers durante la Grande Depressione ‘Non sono tanto preoccupato dal rientro sui miei soldi quanto dalla loro restituzione“. Non solo il regime di Obama avvia questa improvvisa provocatoria e misteriosa esercitazione in stile 9/11, continua il rapporto, ma inoltre insieme all’Unione europea emana altre sanzioni economiche contro Federazione e Cina, non facendo altro che riavvicinare queste due nazioni, una volta ostili, più di quanto lo siano mai state nella storia, e a cui il Cremlino ha annunciato che risponderà. Mentre il regime di Obama e i suoi vassalli europei continuano a far credere alla gente il mito della minaccia russa, questa relazione conclude, la realtà più probabile sarà una guerra nucleare catastrofica che potrebbe iniziare a settimane.
Inoltre, e anche se non menzionati nella relazione del MoD, vanno inoltre notati i misteriosi squilli di tromba segnalati in tutto il mondo, suscitando sempre più il timore che la profezia del Libro delle Rivelazioni riguardante le 7 trombe che squillano prima della Fine dei Tempi sia ormai una realtà.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I trilioni scomparsi di Rumsfeld, Stavridis e la guerra non convenzionale

Christof Lehmann, NEONsnbc 24 marzo 2015

Il 10 settembre 2001, il segretario alla Difesa degli USA Donald Rumsfeldt dichiarò che 2300 miliardi di dollari del bilancio del Pentagono non potevano essere contabilizzati. L’11 settembre 2001, l’ufficio contabile del Pentagono e il Comando Navale furono colpiti, presumibilmente da un aereo. I sopravvissuti avrebbero segnalato esplosioni nel Pentagono prima all’impatto del presunto aereo. Durante la Forrestal Lecture 2012, l’ammiraglio James G. Stavridis affermò di aver lavorato come contabile scelto al Pentagono, e di aver avuto la fortuna di sopravvivere. Nel 2009 Stavridis fu promosso Comandante supremo della NATO in Europa. Responsabile nel 2011 delle operazioni NATO in Libia, Stavridis descrisse l’intervento della NATO in Libia come “culmine e modello per futuri interventi”.

fb-tl258839-50067f90ce8f2

Ammiraglio James G. Stavridis

Il 10 settembre 2001, il segretario della Difesa Donald Rumsfeld dichiarò la guerra agli sprechi, sottolineando che 2300 miliardi di dollari dal bilancio del Pentagono non risultavano. CBS citò Rumsfeld dire che il denaro sprecato dai militari costituiva una grave minaccia “Infatti, si potrebbe dire che sia questione di vita o di morte“. Rumsfeld prometteva il cambiamento dall’11 settembre. In effetti, il cambiamento avvenne quell’11 settembre; per molti di coloro che lavoravano al Pentagono, il cambiamento costò la vita, mentendo in pericolo di vita i sopravvissuti che lavoravano negli uffici colpiti. Una dei sopravvissuti è April Gallop che testimoniò sotto giuramento in un’intervista video-registrata da Barbara Honegger, che condusse un’indagine approfondita sugli eventi al Pentagono dell’11 settembre. April Gallop affermò che si ebbe una violenta esplosione vicino al suo ufficio nell’Ala Due o Corridoio Cinque, 100 metri più a nord rispetto alla narrazione ufficiale sul presunto punto d’impatto dell’aereo, che fermò il suo orologio alle 9:30. April Gallop non vide rottami di aereo, poltrone, bagagli, corpi di passeggeri, né carburante. Il suo orologio è conservato in un luogo sicuro. Gallop vide l’incendio scaturire dai computer. Barbara Honegger riporta che altri testimoni oculari, tra cui Tracy Webb, videro tali incendi dai computer nell’Anello E del Corridoio Quattro. Aprile Gallop contattò diversi altri sopravvissuti che possono corroborare la sua testimonianza, ma a cui dovrebbero garantire protezione prima di farsi avanti. L’impatto del presunto aereo avvenne otto minuti dopo massicce esplosioni nel Pentagono. Un altro orologio del Pentagono, conservato allo Smithsonian, nonché prove fotografiche, dimostrano che altri orologi si fermarono per le esplosioni prima del presunto impatto dell’aereo. La ricerca di Barbara Honegger mostrerebbe che “qualcosa” colpì il Pentagono anche dall’esterno. Quell’oggetto, però, non era un aereo di linea e colpì a 150 metri dal luogo del presunto impatto del jet di linea.
La guerra di Donald Rumsfeldt agli sprechi si trasformò nella guerra globale al terrorismo e nelle invasioni di Afghanistan e Iraq. Le informazioni sui 2300 miliardi di dollari scomparsi furono distrutte l’11 settembre. Nel 2012 il Comandante supremo in Europa della NATO (SACEUR), Ammiraglio James G. Stavridis, alla Forrestal Lecture presso l’Accademia Navale parlò dell’evoluzione e sviluppo della guerra nel 20° secolo. Stavridis ricorda che Prima e Seconda guerra mondiale, nonché la Guerra Fredda, erano guerre contro i muri, dalla linea Maginot alla cortina di ferro, dalla Cortina di bambù al Muro di Berlino. Stavridis sottolinea che ci volle “una lezione scioccante”, l’11 settembre 2001, per dimostrare che le mura non proteggono il mondo moderno. Stavridis puntò su un’immagine a grande schermo della sezione del Pentagono distrutta l’11 settembre 2001, affermando che vi lavorava da neo-ammiraglio “nel mondo del budget della Marina“. Indicando la sezione del Pentagono distrutta l’11 settembre 2001 disse “ovviamente, ho la fortuna di essere oggi qui a parlarvene“. Un tentativo di raggiungere l’ormai ex-ammiraglio James G. Stavridis, preside della Facoltà Fletcher dell’Università Tuffs, rimase senza risposta. Stavridis sarebbe un testimone importante e sarebbe anche interessante sapere se lavorasse presso gli uffici nell’Anello E del Pentagono o presso il Centro Comando Navale (NCC) negli Anelli D e C. La NCC fu l’unico ufficio della Marina colpito delle esplosioni l’11 settembre 2001. Dov’era e a cosa lavorava nei giorni prima dell’11 settembre e l’11 settembre il neo-nominato ammiraglio, divenuto SACEUR della NATO nel 2009? Da SACEUR della NATO, Stavridis fu responsabile delle operazioni NATO in Libia nel 2011.
Nel novembre 2010 il John F. Kennedy Special Warfare Center e la Scuola di Ft. Bragg, Carolina del Nord, pubblicarono la Circolare Formativa TC 18-01 intitolata “La guerra non convenzionale delle Forze Speciali“. La TC 18-01 fu pubblicata per le forze speciali statunitensi, nonché per i “contractors”. La circolare contiene un avviso che indicava “Distruggere con qualsiasi metodo per impedire la divulgazione dei contenuti o la ricostruzione del documento”. Il documento era “disponibile per gli studenti esteri solo caso per caso“. Il documento afferma che gli Stati Uniti, nel prossimo futuro, si sarebbero impegnati soprattutto in guerre non convenzionali. Il documento contiene un approccio strutturato alla sovversione del Paese preso di mira, a cominciare da valutazione di un’opposizione fattibile e cooperativa, creazione di eventi per polarizzare la società, costituzione di gruppi armati e loro sviluppo in forza capace di combattere una guerra civile o una guerra non convenzionale sotto supervisione, per raggiungere gli obiettivi della politica estera degli Stati Uniti. La TC 18-01 contiene de-facto il piano del coinvolgimento di Stati Uniti e NATO in Libia e Siria, al comando del SACEUR della NATO Stavridis. Il TC 18-01 aveva anche piani precisi per la guerra in Iraq e la “crisi” in Ucraina. Purtroppo, non è stato possibile raggiungere James G. Stavridis alla Fletcher School della Tuffs University. Ivo H. Daalder e James G. Stavridis furono i co-autori dell’articolo “La vittoria della NATO in Libia. Il modo giusto per intervenire“. L’articolo sulla NATO che oltrepassava le disposizioni della risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 1973 (2011) fu pubblicato su Foreign Affairs, marzo/aprile 2012, pp 2-7. Al 25° vertice della NATO a Chicago, nel 2012, la NATO adottò le premesse di tale articolo per la sua dottrina strategica. Oltre a domande sulla sua esperienza nei giorni precedenti l’11 settembre 2001, sarebbe interessante chiedere a James G. Stavridis se si ritrova ancora con ciò che scrisse in quell’articolo, e cioè che “la Libia fu un momento istruttivo e modello per futuri interventi”. Probabilmente 2,3 trilioni di dollari sono un budget utile per avviare guerre da combattere “in nero”.

L'ammiraglio James G. Stavridis saluta il Generale Dario Ranieri

L’ammiraglio James G. Stavridis saluta il Generale Dario Ranieri a Camp “Arena”, Herat, Afghanistan

Dr. Christof Lehmann, consulente politico indipendente su conflitti e risoluzione dei conflitti, fondatore e direttore di Nsnbc, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 2.256 follower