La storia del carro armato sovietico che fermò i nazisti a Minsk

Sputnik 10.09.2017Il giornalista militare Aleksandr Khrolenko ritorna sull’incredibile storia di come un solitario carro armato medio sovietico T-28 condusse un audace scontro nella Minsk occupata dai nazisti nelle prime settimane della Grande Guerra Patriottica. Il 10 settembre la Russia festeggia la giornata dei carristi, la festa ufficiale degli equipaggi dei carri armati fondata nel 1946 in onore della vittoria delle forze meccanizzate nella Grande Guerra Patriottica. Alla luce della celebrazione, l’autore di RIA Novosti Aleksandr Khrolenko ha scritto un pezzo su uno degli episodi più sorprendenti sull’eroismo dei carristi durante la guerra: il caso incredibile dell’equipaggio di un carro armato sovietico T-28 a Minsk, nel luglio 1941.

12.mo giorno di guerra
All’inizio di luglio 1941, il carro armato medio T-28 comandato dal Sergente-Maggiore Dmitrij Malko fu colpito dalla Luftwaffe mentre si ritirava con una colonna meccanizzata sovietica nei pressi di Berezino, 90 km ad est di Minsk occupata dai nazisti subito dopo l’inizio della guerra. Il motore del carro armato fu danneggiato. Malko, un esperto meccanico, riuscì a ripararlo ma perse i contatti col resto della colonna. Piuttosto che cercare di raggiungerla, il sottufficiale e il suo equipaggio decisero di dirigersi verso ovest e visitare i tedeschi a Minsk. Recuperando le munizioni da un deposito abbandonato, il T-28 si diresse verso la capitale bielorussa. Le forze armate del feldmaresciallo Hans Guderian erano già avanzate verso est, e il solitario T-28 sovietico che viaggiava lungo le strade non attirò l’attenzione dei tedeschi, abituati a vedere i blindati nemici catturati.Scontro feroce
Dirigendosi verso ovest, i carristi di Malko incontrarono una colonna di motociclisti tedeschi a 40 km da Minsk, sul ponte sul fiume Svislach. Khrolenko scrive: “Il T-28 piombò sulla colonna, sparando alle forze nemiche con il cannone e le quattro mitragliatrici. Dopo di che, l’equipaggio distrusse due camion, un blindato Hanomag e decine di soldati tedeschi di fronte a una distilleria. Recandosi in città, il T-28 correva sparando alle truppe naziste nelle strade e nel parco Gorkij (che ospitava un campo militare)“. “Nel corso dell’attacco a Minsk, i sei carristi sovietici distrussero 10 carri armati e blindati, 14 camion e 3 batterie di artiglieria nemici. Le truppe tedesche subirono perdite per circa 360 soldati e ufficiali”. Il coraggioso equipaggio del T-28 attraversò Minsk, sparando finché non finirono le munizioni, prima che il comando tedesco avesse finalmente capito cosa succedesse. Un cannone anticarro della Wehrmacht sparò sul carro armato sovietico, ma la corazzatura frontale assorbì il colpo, dopo di che il Sergente-Maggiore Vasechkin rispose al fuoco, distruggendo il cannone. Khrolenko scrive che dopo aver completato la missione, “il T-28 uscì dalla città, ma alla periferia, nell’area del cimitero Kalvarijskoe, fu colpito dal tiro di un pezzo d’artiglieria nemico e prese fuoco”. I soldati dell’Armata Rossa riuscirono ad abbandonare il carro armato.Il destino dell’equipaggio
L’equipaggio del carro armato subì diverse sorti. Il Sergente-Maggiore Vasechkin lasciò il carro armato dal portello del comandante, sparando con la pistola TT prima di essere ucciso dai nazisti. I cadetti Aleksandr Rachitskij e Sergej (cognome sconosciuto) caddero anche nella battaglia. Il cadetto Nikolaj Pedan fu preso prigioniero e detenuto per quattro anni in un campo di concentramento nazista. Fu infine liberato, reintegrato nell’esercito e smobilitato nel 1946. Il cadetto Fjodor Naumov si nascose e aderì al potente movimento partigiano della Bielorussia. Fu ferito gravemente nel 1943 ed evacuato verso est. Il Sergente-Maggiore Malko riuscì a scappare verso est, incontrando le truppe sovietiche. Khrolenko scrive: “Combatté nelle truppe corazzate per il resto della guerra, il suo carro armato fu colpito sedici volte… vide il Giorno della Vittoria nella Prussia orientale, promosso al momento vicecomandante di una compagnia di carri armati. Esattamente tre anni dopo il raid del 1941, nel luglio 1944, il Tenente-Maggiore Malko si trovò nella Minsk liberata e vide lo scafo bruciato del suo T-28“. “Più tardi, nella primavera del 1945, la controintelligence statunitense interrogò il maggiore tedesco Rudolf Hale, prigioniero nella Ruhr. Durante l’interrogazione, il maggiore disse agli statunitensi che nell’estate del 1941 la sua compagnia fu quasi completamente distrutta dall’apparizione inaspettata di un T-28 sovietico a Minsk; il comando statunitense consegnò questa testimonianza agli organi appropriati delle controparti sovietiche, ma nessuno credette alla storia del carrista Dmitrij Malko e del maggiore Rudolf Hale. Nikolaj Pedan la confermò, per cui fu assegnato a Malko l’Ordine della Guerra Patriottica di Prima Classe“.
Ombreggiato dal cugino più giovane, il leggendario T-34, il T-28 era uno dei carri armati medi più formidabili del mondo durante il periodo pre-bellico. Il mostro d’acciaio aveva una corazzatura frontale spessa 80 mm e una laterale e posteriore di 40 mm. L’insolita configurazione multi-torretta del carro armato comprendeva un cannone da 76 mm e quattro mitragliatrici da 7,62 mm. Il cannone del carro armato poteva penetrare corazze spesse 50 mm alla distanza di 1000 metri. Il suo motore da 500cv gli permetteva di muoversi a velocità superiori ai 40 km/h e di attraversare fossati, scarpate e altri ostacoli. La stazione radio a bordo permetteva di comunicare fino a 60 km. Il carro armato aveva un equipaggio standard di sei elementi. Nel giugno 1941, l’Armata Rossa aveva in servizio circa 250 T-28. L’ultimo impiego in combattimento del T-28 avvenne nel 1944.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Europa unita contro la “barbarie russa”: il 70° anniversario dello scoppio della Grande Guerra Patriottica

Olga Chetverikova Strategic Culture 22/06/2011

In netto contrasto, l’Europa aveva commemorato pomposamente il 70.esimo anniversario dello scoppio della seconda guerra mondiale e della firma del Patto Molotov-Ribbentrop, ma sembra al momento ignorare un’altra data chiave storica – il 22 giugno, il 70° anniversario della inizio della grande guerra patriottica della Russia che ha avuto inizio con l’invasione fascista dell’Unione Sovietica … Una circostanza chiave da tener presente, nel contesto che il 22 giugno 1941, la Russia finì sotto l’attacco lanciato dall’Europa unita guidata Berlino, e inchinata all’ordine mondiale nazista, piuttosto che dalla sola Germania. Come risultato, l’anniversario tragico della Russia – il 22 giugno – dovrebbe confrontarsi con la classe dirigente europea con memorie storiche inquietanti come, ad esempio, quelle evocate dal 30 settembre, una data altrettanto sconosciuta, su cui l’Occidente ha inflitto su se stessa una disgrazia senza precedenti, suggellando con Hitler il famigerata Patto di Monaco.
Nell’estate del 1941, l’elenco delle conquiste tedesche contava 11 paesi: Austria, Cecoslovacchia, Polonia, Danimarca, Norvegia, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Francia, Jugoslavia e Grecia, che furono tutti divisi e stesero degli status allineati con i disegni di Berlino. Alcuni dei paesi e territori – Austria, Sudeti, Danzica, la Prussia, Poznan, Slesia, Lussemburgo, Eupen e Malmedy del Belgio, Alsazia, Mosella, e Nord della Slovenia – furono occupati e annessi. Altri sono stati messi sotto diretta amministrazione tedesca, militare o civile, come il Governatorato generale polacco, Norvegia, Paesi Bassi e Francia settentrionale, o gestiti da regimi fantoccio come il Protettorato di Boemia e Moravia, Slovacchia, Danimarca, Francia di Vichy, Croazia, Serbia, Montenegro, e Grecia. Tra gli altri paesi la cui indipendenza de facto evaporò, Italia, Finlandia, Ungheria, Romania e Bulgaria divennero i cosiddetti satelliti della Germania all’interno di un blocco aggressivo e che contribuirono alla forza militare inviata al fronte orientale, mentre gli altri, nominalmente neutrali – Spagna, Portogallo, Svezia, Svizzera, Irlanda – in vari modi cooperarono con Berlino. La Svezia fornì minerali, cuscinetti a sfera e anche i canoni alla Germania, e la Svizzera fornì ai tedeschi prodotti  ottici, cannoni automatici e da difesa aerea. Oltre a questo, la Svizzera fornì una considerevole assistenza finanziaria alla Germania e un corridoio di transito attraverso le Alpi. Il Portogallo esportò in Germania wolframio e servì come hub di transito chiave dei quest’ultima. La Spagna aveva anche inviato la Divisione Azzurra per combattere contro l’Armata Rossa, e rivendette alla Germania del petrolio importato dall’America Latina, senza in particolare incontrare nessuna resistenza dagli Anglo-Sassoni.
Forze Norvegese, slovacco, croato, danese, olandese, e francesi (il reggimento SS Charlemagne) combatterono contro l’Armata Rossa insieme alla Wehrmacht. Come recenti studi hanno mostrato, il contributo polacco alla causa nazista fu seriamente sottovalutato: secondo un articolo su Gazeta Wyborcza di Ryszard Kaczmarek, l’autore dei ‘Polacchi nella Wehrmacht‘, dell’Università della Slesia, all’epoca 2-3 milioni di polacchi dovrebbero essere consapevoli del fatto che qualcuno dei loro antenati servì nell’esercito tedesco. Kaczmarek stima il numero dei polacchi morti al fronte orientale a 250.000.
Pertanto, l’Unione Sovietica affrontò l’assalto di praticamente tutta l’Europa sottoposta al controllo dell’enorme complesso militare-industriale della Germania, un paese con una strategia volta a creare una barriera tra Europa e Asia, di cui, secondo Hitler, la Russia era parte. Nelle parole dello stesso Hitler, il piano nazista era “spingere questa frontiera (tra Europa e Asia), più a est possibile e se necessario, al di là degli Urali … Pietroburgo, il nido velenoso da cui per tanto tempo il veleno asiatica è stato sputato nel Baltico, deve scomparire dalla superficie della terra … Gli asiatici e i bolscevichi devono essere cacciati dall’Europa, l’era di 250 anni di asiaticità era giunta al termine“.
Quanto sopra mostra l’essenza della missione che Churchill intendeva prendere da Hitler. Il leader britannico scrisse, nell’ottobre 1942, un memorandum segreto: “Sarebbe un disastro smisurato  se la barbarie russa si sovrapponesse alla cultura e all’indipendenza degli antichi stati d’Europa. Difficile sarebbe dirlo ora, confido nella famiglia europea, che possa agire unita come sotto un Consiglio d’Europa. Prevedo gli Stati Uniti d’Europa“. La missione ascese al vertice del programma della Gran Bretagna nel 1944, quando l’Armata Rossa attraversò il confine sovietico, liberando l’Europa dal fascismo. Descrivendo l’epoca nelle sue memorie, Churchill sottolineò che dal momento in cui l’approccio alla strategia e alla tattica doveva essere premessa dalle seguenti ipotesi: “la Russia sovietica era diventata un pericolo per il mondo libero … Un nuovo fronte deve essere creato contro la sua schiacciante avanzata… Questo fronte in Europa deve essere il più possibile a Oriente … “L’intensificazione dei preparativi degli Stati Uniti e dei britannici per l’apertura del secondo fronte, che si materializzò in Francia nel giugno 1944, fu interamente attribuibile alle osservazioni di sopra. Gli “sforzi per l’unificazione”  di Churchill, culminarono nel marzo 1945, quando il piano per l’Operazione Unthinkable – un attacco contro l’Unione Sovietica con 112-113 divisioni, compresi quelle della Wehrmacht, avrebbe dovuto iniziare il 1° luglio 1945 – venne ideato. Ad oggi, l’esistenza del piano, originariamente misterioso, è un segreto di Pulcinella.
L’inevitabile conclusione è che mentre la guerra in Europa era in gran parte un “conflitto familiare” sul primato, l’Unione Sovietica ha combattuto la sua grande guerra patriottica in nome della sopravvivenza della Russia e dei russi.  La commemorazione dello scoppio della Grande Guerra Patriottica dovrebbe automaticamente mettere sotto i riflettori la questione dolorosa della responsabilità delle élite occidentali nel scatenare il conflitto globale e, soprattutto, non può essere dissociata da una condanna ferma e inequivocabile del fascismo, mentre la sua riabilitazione sorprendente, è in corso in tutto l’Occidente. Il processo cammina in forma mascherata in Europa orientale, ed ha la forma del revisionismo strisciante – la rianimazione dell’ideologia che giustifica il diritto di una cerchia di eletti di esercitare la governance globale – in Occidente.
La verità da affrontare è che stiamo assistendo all’ordine mondiale testato nella Germania fascista e sul resto dell’Europa occupata nazista, che viene applicato su scala molto più ampia. Fin da quando Z. Brzezinski l’ha ammesso, l’attuale nuovo ordine mondiale è costruito a spese della Russia, contrario agli interessi della Russia e, infatti, sulle rovine della Russia, le élite occidentali sono determinate a escludere la Russia dal processo decisionale nella grande partita giocata dalle loro regole arbitrarie. La situazione era lucida nel 2009, quando l’Assemblea parlamentare dell’OSCE approvò una risoluzione che metteva su un piano di parità l’Unione Sovietica e la Germania nazista, come due paesi che presumibilmente condividono la responsabilità di aver scatenato la seconda guerra mondiale. Ad oggi, il comportamento dell’Europa è altrettanto odioso – il 9 giugno, il Parlamento europeo è intervenuto negli affari interni della Russia con una risoluzione che include tutta una serie di dichiarazioni intrusive, che vanno dalle espressioni di malcontento presso le norme che devono essere osservate dai partiti di opposizione in Russia, all’appello per il ritiro delle forze russe dall’Abkhazia e dall’Ossezia del Sud, o per la “rettifica di contrasti commerciali, come l’unione doganale Russia-Kazakistan-Bielorussia“. L’Europa sta cercando di schiaffare la Russia nel ruolo di partner minore, che deve rendere conto all’Occidente di ogni suo passo.
Stiamo commemorando il 70° anniversario dell’inizio della Grande Guerra Patriottica nel momento in cui l’Occidente lancia apertamente l’aggressione alla Libia. La pratica compromessa di placare l’aggressore non funziona – l’aggressione contro un paese sovrano deve essere condannato verbalmente e con estrema chiarezza. In questi giorni, nei circoli dominanti Europei si sentono liberi di calpestare il diritto internazionale e noi, russi, tradiamo la memoria dei nostri padri e nonni, non esprimendo opposizione agli atti illeciti e immorali che causano morti tra i civili e che rischiano catastrofi umanitarie, capitolando davanti le forze contro cui, le generazioni precedenti russe, combatterono audacemente e con spirito di sacrificio.

È gradita la ripubblicazione con riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

Rianimato il mito storico fascista

Jurij Rubtsov Strategic Culture 11/06/2011

Non c’è carenza di argomenti nel contestare la pretesa infondata e profondamente ingiusta secondo cui l’Unione Sovietica e la Germania fascista sono ugualmente responsabili dello scoppio della seconda guerra mondiale. Anche abbozzando una giustapposizione dei piani militari di Berlino e Mosca di prima della guerra, si mette in evidenza la differenza fondamentale nelle intenzioni dei due paesi.
Hitler aveva approvato il concetto alla base del piano di Operazione Barbarossa per la guerra contro l’URSS, il 18 dicembre 1940. Il piano prevedeva una rapida offensiva: Berlino sperava di sconfiggere l’Unione Sovietica in un periodo di tempo relativamente breve, pur continuando a lottare contro la Gran Bretagna. Entro cinque mesi dalla data iniziale dell’attacco, la Germania avrebbe dovuto distruggere le forze principali dell’Armata Rossa concentrate in prossimità della frontiera occidentale della Russia, per evitare che la ritirata delle divisioni sovietiche ne mantenesse la piena operatività, dopo il primo colpo tedesco, e di avanzare in profondità nel territorio dell’URSS, abbastanza da rendere  impossibili i raid aerei sovietici contro il territorio tedesco. L’obiettivo finale della campagna tedesca era quello di creare una barriera protettiva contro la Russia, un mostro asiatico nella propaganda di Goebbels, da Arkhangelsk al Volga … Gli obiettivi chiave designato dai pianificatori militari tedeschi erano stati Leningrado, Mosca, la Regione centrale industriale della Russia e il bacino carbonifero del Donbass. I raid aerei avrebbero dovuto paralizzare un’altra area chiave industriale della Russia, negli Urali.
I preparativi per l’aggressione dovevano essere completati entro il 15 maggio 1941. Perciò, la Germania aveva urgentemente messo insieme una forza d’attacco per l’offensiva che, dalla metà del 1941, contava circa 5 milioni di soldati, oltre 47.000 cannoni e lanciamine, circa 4.400 carri armati e cannoni d’assalto e 4.400 aerei. Il 22 maggio, il sistema di trasporto della Germania era passato agli orari di punta, con l’obiettivo di accelerare il dispiegamento di forze per l’attacco verso est. Circa 300 treni al giorno diretti nelle regioni confinanti con la frontiera sovietica. Il mascheramento dell’attività fu attuato da una sofisticata campagna di inganni, e Stalin, che monopolizzava il processo di valutazione dei rischi che al momento affrontava l’Unione Sovietica, perse la partita della disinformazione, messa in moto dai dirigenti nazisti.
Hitler scrisse nel suo diario, il 30 maggio, che il passaggio al quadro dell’Operazione Barbarossa era stato completato come previsto e riaffermò l’operazione poco prima della data di avvio. Dettagliò il piano per gli ultimi preparativi per l’aggressione contro l’URSS, il 5 giugno e il 10 giugno ordinò al comandante dell’esercito tedesco, Walther von Brauchitsch, di avviare l’operazione alle 3:30 del mattino del 22 giugno 1941. Il nome in codice Dortmund era il segnale con cui, una volta ricevuto alle 13:00 del 21 giugno, l’esercito tedesco avrebbe abbandonato ogni mimetizzazione nella preparazione dell’attacco.
Il 20 giugno, il quartier generale tedesco aveva ricevuto l’indirizzo di Hitler riguardo l’Operazione Barbarossa, in cui affermava che l’offensiva era una misura forzata. Hitler mentì dicendo che i russi ammassavano forze alla frontiera orientale della Germania, che solo poche settimane prima la Germania non aveva divisioni corazzate o motorizzate nella regione (cosa ovviamente falsa), e che il numero di divisioni russe al confine, regolarmente violato dai sovietici, raggiungeva le 160. Sulla base di tutto questo, Hitler ordinò l’attacco contro “i guerrafondai ebrei e anglo-sassoni ed i padroni ebrei del centro bolscevico di Mosca“. Fu più chiaro su quello che stava accadendo, anche se non più onesto, in una riunione con i suoi colleghi di partito a Monaco, nel novembre 1941: “Nei mesi di aprile-maggio, ho seguito gli sviluppi, pronti ad agire 24 ore prima del nemico, non appena mi fossi reso conto che stesse per attaccare. La situazione aveva iniziato ad apparire minacciosa entro metà giugno, e nella seconda metà di giugno non c’erano dubbi che si trattava di una questione di settimane, se non giorni. Allora ho ordinato di attaccare il 22 giugno. Miei vecchi camerati, credetemi, questa è stata la decisione più difficile della mia vita, perché sapevo che di conseguenza saremmo stati trascinati in una lotta estremamente difficile, ma speravo che più si precedeva il nemico, maggiore sarebbe stata la nostra possibilità di vincere“.
Uno  sguardo alla pianificazione militare anteguerra sovietica, rivela un netto contrasto. Anche se l’esercito sovietico era cresciuto di numero notevolmente – da 1,9 milioni nel 1939 a 4,9 entro il 1 giugno 1941 – la sua prontezza al combattimento era in realtà in declino. I nuovi leader militari russi – il commissario della difesa SK Timoshenko e il capo di stato maggiore dell’esercito, GK Zhukov – erano pienamente consapevoli che l’esercito non era preparato per la guerra imminente, e fecero seri sforzi per invertire la tendenza, ma il compito si rivelò difficile e furono compiuti gravi errori nel processo. Per esempio, il piano di schieramento dell’Armata Rossa in tempo di guerra fu concluso, ovviamente, oltre il tempo necessario. Il piano subì almeno tre revisioni generali nel 1940-1941. Il primo fu attuato dallo spostamento di 300 km delle linee di difesa occidentale e nord-occidentale dell’Unione Sovietica, nel 1940, ma errori di calcolo di profondo carattere strategico furono compiuti nella nuova versione, in quel momento. L’alta vulnerabilità fu attribuita alla direzione sud-ovest – quella di un attacco contro l’Ucraina, mentre la storia alla fine ha dimostrato che la Germania si è concentrata sulla direttiva ovest, attraverso il quale ha attaccato la Bielorussia. La previsione sbagliata rimase in vigore quando il piano fu sottoposto a una revisione, nel  febbraio-aprile 1941.
Tuttavia, il piano deve essere accreditato della valutazione realistica della situazione generale. Dichiarava che l’Unione Sovietica doveva essere pronta a combattere delle guerre parallele in Occidente – contro la Germania, sostenuta da Italia, Ungheria, Romania e Finlandia – e a oriente – contro il Giappone.  Importante, l’esame non mostrava indicazioni che un attacco contro la Germania fosse, in nessuna forma, nell’agenda strategica sovietica.
Il piano subì una ultima grande revisione nel maggio-giugno 1941. La sua versione modificata, intitolata ‘Il concetto di schieramento strategico delle Forze dell’Unione Sovietica in caso di guerra con la Germania’ fu presentato a Stalin da Timoshenko e Zhukov, il 15 maggio 1941. Meglio conosciuto come memorandum Zhukov, fu esaminato in una riunione segreta convocata da Stalin il 24 maggio, dove fu riaffermata la previsione che l’attacco tedesco chiave sarebbe stato diretto verso l’Ucraina. Stalin ordinò di inviare forze aggiuntive nel distretto militare di Kiev, che in tal modo raccolse circa il 50% delle divisioni schierate in prossimità della frontiera occidentale dell’Unione Sovietica. Zhukov ammise, in seguito, che l’inesattezza della previsione ha avuto conseguenze disastrose nella prima fase della campagna di difesa sovietica.
L’idea che dal 22 giugno 1941 l’Unione Sovietica stesse per colpire la Germania, e che Berlino ha agito in risposta alla minaccia imminente può, come già detto, essere fatta risalire a Hitler e Goebbels. Brandendo tale reclamo, i criminali fascisti semplicemente negarono di essere responsabili dell’aggressione. I documenti segreti tedeschi mettono in luce il quadro reale. Hitler disse in via confidenziale, nel luglio 1940, in un incontro con i vertici della Germania, che i russi non volessero la guerra. Il progetto del Generalplan Ost del 5 agosto 1940, il primo documento che riflette l’intenzione di iniziare una guerra contro l’URSS, affermava che i russi avrebbero fatto un favore alla Germania se avessero attaccato per primi, ma Berlino doveva aspettare che le forze di terra della Russia fossero poste in difesa. Il 22 marzo 1941, tre mesi prima dell’inizio della aggressione contro l’URSS, il capo di stato maggiore dell’esercito tedesco, il generale Franz Halder, lasciò una nota nel suo diario, secondo cui non credeva che i russi avrebbero iniziato la guerra.
Alla vigilia della guerra, il 13 giugno 1941, l’intelligence militare tedesco, guidato da Franz Wilhelm Canaris, riferì che, come prima, i russi avrebbero dovuto essere in modalità difensiva. Le menzogne dei governanti tedeschi, che la loro guerra di rapina contro l’Unione Sovietica fosse preventiva, vennero esposte al Processo di Norimberga, nel 1945-1946. La sentenza del tribunale, sulla base di prove documentali e una serie di testimonianze, tra cui quella del feldmaresciallo tedesco F. Paulus, dichiarò che l’attacco della Germania contro l’URSS era un aggressione senza ombra di giustificazione legale.
In altre parole, sembra che ci sia la massima chiarezza sulla situazione, ma nel corso degli ultimi anni, la versione della storia prodotto da Hitler e Goebbels, secondo cui la leadership sovietica voleva attaccare in qualche modo la Germania, ha iniziato a ricorrere. Quanto sopra è stato dimostrato più e più volte: il governo sovietico stava cercando di evitare la guerra ad ogni costo, o almeno di avere la quantità massima di tempo per attuare una riforma dell’esercito, che doveva essere pronto ad affrontare l’aggressione al Paese.  E’ infatti sorprendente che, in questi giorni, gli oppositori della Russia invochino così audacemente i vili miti propagandati da Hitler e Goebbels.

È gradita la ripubblicazione con riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru