I piani militari degli Stati Uniti contro la Russia

La Russia viene etichettata ‘potenza revisionista’ che viola l’ordine mondiale esistente
Aleksej Fenenko Russia Direct, 10 luglio 2015 – Russia Insider700_bzb0cjw3vsicdhozeia0rewqkmgeblswMentre la segretaria dell’aeronautica degli Stati Uniti Deborah James descrive la Russia “lamaggiore minaccia” agli interessi statunitensi, l’8 luglio l’ultima versione della “Strategia Nazionale Militare degli Stati Uniti” sembra riecheggiarla. Il documento ha già generato un’ondata di commenti. In Russia, l’attenzione dei media è puntata su due disposizioni, in particolare quella che definisce la Russia “potenza revisionista”. La nuova strategia militare degli Stati Uniti in primo luogo si propone di contrastare le “potenze revisioniste” che violano le norme dell’ordine mondiale. In secondo luogo, pretende di contrastare le organizzazioni estremiste che, come dimostra lo Stato Islamico dell’Iraq e Grande Siria (ISIS), possono creare unità armate. Entrambi i postulati sono accompagnati da discussioni sulla necessità di migliorare flessibilità, mobilità e tecnologia a disposizione delle Forze Armate degli Stati Uniti. Tali disposizioni sono state ripetute innumerevoli volte nei documenti della pianificazione militare di USA. Il maggiore interesse è la nuova strategia militare nazionale suggerire che il pensiero strategico delle élite degli Stati Uniti (indipendentemente dal partito di appartenenza) si basi su una combinazione di due tendenze. La leadership statunitense vuole preservare le regole della cooperazione internazionale istituite dal 1991. Allo stesso tempo, la Casa Bianca percepisce che i meccanismi esistenti sono insufficienti per la sua protezione.

La “nuova” strategia militare degli Stati Uniti può essere fatta risalire al 1991
Tornando alla fine degli anni ’80, gli esperti statunitensi sbandierarono quattro idee che costituirono la base della politica estera statunitense, tutte esposte nella Strategia di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti del 1991:
– La fine della guerra fredda non ha portato al raggiungimento dell’obiettivo fondamentale degli Stati Uniti: il potenziale militare sovietico non fu distrutto sul modello della Germania e del Giappone dopo la seconda guerra mondiale;
– Nel prossimo futuro la Russia resta l’unico Paese al mondo con la capacità tecnica di distruggere il potenziale strategico degli Stati Uniti;
– Washington ha bisogno di giustificare la presenza delle sue forze armate sul territorio degli alleati, come Paesi della NATO, Giappone e Corea del Sud;
– Gli Stati Uniti devono condurre la lotta alle “minacce non tradizionali”, tra cui il terrorismo transnazionale.
Questi punti furono in ultima analisi sanciti nella Strategia Militare Nazionale degli Stati Uniti del 1995, che stabiliva che il dipartimento della Difesa statunitense doveva contrastare gli Stati che tentano di modificare l’ordine mondiale post-1991. Per raggiungere tali obiettivi, gli Stati Uniti dovevano mantenere la superiorità militare, dare garanzie di sicurezza agli alleati e dimostrare di essere disposti a usare la forza in proporzione alla natura della minaccia. Quest’ultimo punto fa sì che Washington si riservi il diritto di usare la forza anche contro grandi potenze come Russia e Cina. Ma il discorso era meno un confronto diretto e più un intervento accurato di Washington su un potenziale conflitto con Russia, Cina o loro vicini. Da allora, la politica militare degli Stati Uniti ha continuato a svilupparsi in tale quadro.

La Russia è ora la prima minaccia
La novità della Strategia Militare Nazionale del 2015 è definita dalle priorità. La prima delle possibili minacce è la Russia. Il documento afferma che Mosca “ha più volte dimostrato disprezzo per la sovranità dei vicini e la volontà di usare la forza per raggiungere i suoi obiettivi”. Poi viene l’Iran accusato di sviluppare armi nucleari e destabilizzare il Medio Oriente. Al terzo posto la Corea democratica, egualmente criticata per la produzione di armi nucleari e missili balistici e di minacciare gli alleati regionali degli USA Giappone e Corea del Sud. Al quarto posto c’è la Cina, descritta come minaccia alla sicurezza regionale, in particolare nel Mar Cinese Meridionale. Solo dopo la lotta alle organizzazioni terroristiche viene menzionata. Inoltre, Russia e Cina sono citate assieme a Iran e Corea democratica. Quasi tutte le amministrazioni statunitensi segregarono questi Paesi sottolineando che Iran e Corea democratica fossero “Stati canaglia”. Ora l’amministrazione Obama mette tutti e quattro i Paesi in un unico contesto. Ciò significa che l’attuale amministrazione statunitense ha messo Russia e Cina nella categoria degli “Stati canaglia”? Un altro segnale allarmante è quando dice che la comunità internazionale coordina gli sforzi nella lotta contro tali quattro le minacce. Il fatto che Iran e Corea democratica siano esclusi dalla “comunità internazionale” secondo gli Stati Uniti, è considerato fatto reale. Ma se sono escluse anche Russia e Cina, la situazione assume una nuova dimensione. O Washington riconosce che il mondo è sostanzialmente diviso, o conta su un marcato indebolimento delle risorse russe e cinesi nel prossimo futuro. Il terzo problema è il ritorno della Russia a principale avversario. Non c’è nulla di fondamentalmente nuovo in ciò. Anche l’US Nuclear Posture Review del 1994 indicava Mosca principale avversario per la parità nucleare con Washington. Tuttavia, nella sua retorica pubblica la Casa Bianca cercava di non focalizzare l’attenzione su ciò. (A livello semi-ufficiale si ipotizzava che la Cina fosse la nuova Unione Sovietica). Ora la retorica ufficiale sembra emergere con capacità tecnico-materiali. La Cina rimane l’ultima delle potenziali minacce. A prima vista ciò sembra strano, dato che già nel 2009 Obama annunciava il suo “pivot in Asia”. Forse l’attuale amministrazione democratica nutre ancora la speranza di negoziare con Pechino. O forse gli statunitensi eseguono solo un’altra svolta in politica estera. La crisi ucraina ha messo sotto i riflettori la priorità della regione Baltica-Mar Nero. Nel frattempo, la regione Asia-Pacifico tornerà alla ribalta quando gli Stati Uniti prepareranno le retrovie necessarie e creato la situazione desiderata nella Cina meridionale o Mar Cinese Orientale (la regione esatta non è così importante).

Gli Stati Uniti preparano la recrudescenza delle guerre tra grandi potenze
La nuova strategia militare nazionale menziona regolarmente il crescente pericolo di guerra con “attori statali”, più precisamente una guerra con grandi potenze. Vista sezione precedente, non ci può essere alcun dubbio su chi siano gli avversari. Di maggiore interesse è che la “strategia” sottolinea costantemente che gli Stati Uniti hanno meccanismi troppo deboli nel contrastare le altre potenze nelle guerre regionali. Dietro ciò si cela un problema strategico serio. Nell’ultimo secolo la strategia degli Stati Uniti fu ispirata dalle idee del generale italiano Giulio Douhet sulla superiorità incondizionata del potere aereo. In guerra, il controllo dell’aria costringe il nemico a capitolare. Questo postulato fu la base della logica della deterrenza nucleare, con la minaccia di spazzare via città e infrastrutture nemiche. Ma nessuno spiegò cosa sarebbe successo se, invece di capitolare il nemico adottava la ritorsione. La struttura militare statunitense fu preoccupata vedendo sempre più difficile trovare i soldati per le operazioni a terra. A differenza della Guerra Fredda, i suoi alleati non hanno alcuna fretta di fornire la fanteria alla “copertura aerea” degli Stati Uniti. Per gli autori della Strategia Militare Nazionale, la soluzione è la costruzione di infrastrutture militari regionali. Non a caso primo obiettivo di un conflitto ipotetico per contrastare gli obiettivi primari dell’aggressore. Ciò è possibile solo avendo forze statunitensi sul terreno in aree problematiche (per Washington). In un certo senso, gli statunitensi pensano di perfezionare i loro mezzi tecnici in vista dello scopo. Ma allo stesso tempo, la diffusione di infrastrutture degli Stati Uniti al confine di Russia e Cina allarma Mosca e Pechino. Già negli anni ’70 una grande guerra fra Unione Sovietica e Stati Uniti era irta di difficoltà tecniche. Con la comparsa di infrastrutture militari degli Stati Uniti vicino Russia e Cina (tra cui vari sistemi di difesa antimissile regionali), ciò diventa tecnicamente più fattibile. A medio termine, la prospettiva di un tale conflitto indurrà i politici statunitensi in tentazione?

Final rehearsal of military parade to mark 70th anniversary of Victory in 1941-1945 Great Patriotic WarTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il nuovo velivolo ipersonico segreto russo violerà qualsiasi difesa antimissile

Sputnik 28/06/2015zmmIAL’estremamente maneggevole, ultra-veloce e sfuggente velivolo ipersonico Ju-71 può violare qualsiasi sistema di difesa missilistica, secondo gli esperti militari. La Russia ha già effettuato quattro test. La Russia testa il nuovo aereo ipersonico d’attacco capace di trasportare testate nucleari e di penetrare i sistemi di difesa missilistica, secondo i media statunitensi che citano un rapporto del Jane’s Information Group. Lo sviluppo del velivolo Ju-71 avviene da diversi anni e la Russia avrebbe condotto l’ultimo volo di prova il 26 febbraio, con un missile SS-19 che l’ha posto in orbita. Il nuovo aereo ipersonico rientra nei piani di Mosca per modernizzare le Forze strategiche missilistiche. Lo Ju-71 è un programma segreto missilistico dal nome in codice Proekt 4202, che probabilmente vola a 11200 km/h ed è estremamente maneggevole, rendendolo un’arma incredibilmente pericolosa e sfuggente. Grazie a velocità e traiettoria imprevedibile lo Ju-71 può eludere i sistemi di difesa missilistica del nemico. “Questo darà alla Russia la capacità di attaccare con sicurezza un bersaglio determinato. Assieme alla capacità di penetrare le difese missilistiche, Mosca conserverebbe anche la possibilità di lanciare un riuscito attacco con un solo missile“. Gli autori del rapporto danno per scontato che la Russia metta in servizio 24 aerei nucleari capacità tra 2020 e 2025. Inoltre, a quel punto la Russia avrà sviluppato il Sarmat, il nuovo ICBM che trasporterà il nuovo velivolo ipersonico. Il rapporto ha anche detto che la prossima generazione di bombardieri strategici stealth PAK-DA della Russia trasporterà missili da crociera ipersonici.
Anche la Cina ha testato il suo velivolo ipersonico d’attacco Wu-14 almeno quattro volte da gennaio 2014, allarmando seriamente il Pentagono, mentre il velivolo potrebbe neutralizzare lo scudo antimissile statunitense. Gli Stati Uniti programmano il sistema similare AHW (Advanced Hypersonic Weapon), nel programma di Prompt Global Strike non coperto dal nuovo Trattato START 2010 con la Russia. Gli esperti di Jane prevedono che Mosca possa utilizzare il nuovo aereo ipersonico come asso nella manica nei colloqui sul controllo degli armamenti con Washington.19127

Gli USA incapaci di sconfiggere le difese di Russia, Cina e Iran
Sputnik 28/06/2015

51T6_in front of DON 2P_photoshop DON-2N retouchedL’esercito statunitense ha sovra-investito in armi impiegabili per attaccare Paesi come Iraq, Afghanistan e Siria, ma sono del tutto inefficaci con Paesi come Russia e Cina, riferisce Flight Global. L’esercito statunitense ha sovra-investito nell’acquisto di armi a corto raggio e sotto-investito in quelle a lungo raggio, stealth e di precisione. Perciò gli Stati Uniti non possono sconfiggere le difese di Paesi come Russia, Cina e Iran. Questa è la conclusione degli esperti del Centro per le valutazioni strategiche e di bilancio, secondo Flight Global. La relazione sottolinea che nel 2001-2014 il dipartimento della Difesa statunitense ha acquistato 304750 armi d’azione diretta con un raggio inferiore a 80,47 km, rappresentando il 96% di tutte le armi acquistate. Nello stesso periodo furono acquistate solo 7109 armi a lungo raggio, con un raggio fino a 643,74 km. Gli esperti hanno concluso che le armi a corto raggio sono efficaci solo quando l’aeromobile può avvicinarsi al bersaglio, ma è impossibile effettuare grandi operazioni contro un nemico dotato di armi ad alta precisione. La relazione, infatti, conferma ciò che i generali degli USA hanno detto negli ultimi anni, secondo cui l’investimento militare degli Stati Uniti era volto a sostenere le operazioni in Paesi come Iraq, Afghanistan e ora Siria, dove “gli aerei possono volare e bombardare senza conseguenze“, scrive Flight Global. Nello stesso tempo, tali armi sono inefficaci per ipotetiche operazioni contro Russia, Cina e Iran.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I missili Pershing ritornano in Europa?

Vladimir Kozin (Russia) Oriental Review 19 giugno 2015raduga_kh555Il 4 giugno parte della relazione del generale Martin Dempsey, presidente dell’US Joint Chiefs of Staff, è stata declassificata, sostenendo che Washington va considerando lo schieramento di missili da crociera a testata nucleare in Europa in risposta alle presunte “violazioni” della Russia del trattato sulle Forze Nucleari a Medio Raggio o INF, a cui Stati Uniti e Unione Sovietica aderirono nel 1987. Quattro giorni dopo una dichiarazione simile è stata fatta dal ministro degli Esteri inglese Philip Hammond, annunciando la volontà di Londra di accettare ancora una volta missili nucleari degli Stati Uniti, rimossi dalle basi inglesi nel 2006. In tal modo il Regno Unito si unisce a coloro che criticano Mosca per una “violazione” che non ha mai commesso. Il fatto è che il nuovo missile da crociera tattico russo R-500, di cui si parla nei documenti militari statunitensi, non rientra in alcuna delle categorie elencate nell’INF. Quel trattato richiese la distruzione di due classi di missili: missili balistici e da crociera terrestri a “gittata intermedia e media”, cioè 1000-5500 km e 500-1000 km rispettivamente. Il nuovo missile da crociera russo in questione ha una gittata massima di meno di 500 km. I russi non hanno rilasciato ufficialmente altre informazioni sulla sua gittata. Né gli statunitensi ne hanno ufficialmente rilasciate. Inoltre, la delegazione degli Stati Uniti non ha depositato alcuna lamentela specifica sul missile nelle consultazioni speciali USA-Russia sul controllo degli armamenti dello scorso autunno e scorsa primavera. Affermarono solo che i russi avevano testato “un tipo di missile e sanno di cosa abbiamo parlato…” Ma ciò non è un discorso serio. Come il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha osservato il 9 giugno, “Siamo pronti ad esaminare qualsiasi prova concreta che dia agli statunitensi motivo di pensare che abbiamo violato qualcosa“. Il missile balistico intercontinentale nucleare russo di nuova generazione, citato dagli Stati Uniti (RS-26 o Rubezh), ha una gittata superiore a 5500 km e non è soggetto all’INF, dato che quel trattato non si applica ai missili balistici intercontinentali nucleari con gittata di oltre 5500 chilometri. Il numero di questi missili viene ridotto principalmente attraverso altri accordi, come i trattati per le riduzioni strategiche offensive. Washington ha lanciato un’ampia campagna propagandistica, pochi anni fa, per screditare la Russia in risposta a certe “violazioni” dell’INF, ma sempre senza fornirne alcuna prova. Questa era la situazione a gennaio, luglio e novembre dello scorso anno, quando funzionari statunitensi espressero accuse infondate in tal senso contro Mosca. E lo stesso scenario si gioca anche quest’anno. La domanda sorge spontanea: perché Washington crea un dramma manifestamente controproducente su alcune pseudo-violazioni dell’INF dai russi, in particolare ricorrendo a minacce così roboanti?
La ragione principale è che gli Stati Uniti cercano d’impedire alla Russia di sviluppare due efficaci “antidoti” al sistema d’intercettazione dei missili balistici e da crociera degli USA: Mosca sviluppa un nuovo missile da crociera e un missile balistico intercontinentale nucleare di nuova generazione in grado di sconfiggere le infrastrutture high-tech della difesa antimissile degli USA. Washington vuole poter colpire con un primo attacco nucleare Russia, Cina, Iran e altri Stati senza timore di rappresaglie, puntando a creare un futuro ordine mondiale. Dopo tutto, il Pentagono ha ancora le stesse dottrine offensive che consentono un primo attacco nucleare preventivo. La seconda ragione del perché Washington ha deciso di uscirsene con tali accuse improbabili sulle “violazioni” dell’INF della Russia, è che l’hanno già più volte violato e continuano a violarlo utilizzando missili balistici e da crociera a “raggio breve, medio e intermedio” come bersagli per testare i propri sistemi di difesa missilistica. In particolare, i missili-bersaglio utilizzati sono ERA (con gittata di 1100-1200 km), MRT-1 (1100 km) e LRALT (2000 km). Un altro esempio di violazione di Washington del trattato saranno i missili da crociera terrestri installati sui sistemi di lancio dalla difesa missilistica statunitense in Romania e Polonia (che saranno operativi nel 2015 e 2018 rispettivamente) e che saranno dotati di 48 missili (24 ciascuno). L’Associated Press ha giustamente osservato che il possibile ritorno dei missili a medio raggio statunitensi in Europa, come ha ricordato il generale Martin Dempsey, richiama i giorni più bui della guerra fredda. Ciò è vero se si tiene conto del fatto che, come sottolinea AP, la Casa Bianca considera tre opzioni militari come risposta alle “violazioni” dell’INF della Russia: sviluppare la difesa, cioè i sistemi antibalistici; lanciare un “attacco controforza” preventivo contro tutte le armi che violano il trattato; e uso di “armi nucleari per distruggere obiettivi militari” in territorio nemico, cioè in Russia. Ma sarebbero violazioni dirette del trattato da parte degli Stati Uniti.
Come dovrebbe procede la Russia, considerando che sono gli Stati Uniti in realtà a violare l’INF? Dovrà decidere di usare “armi nucleari per distruggere obiettivi militari” in territorio nemico? Come dovrebbe rispondere la Russia se Washington continua a mantenere un significativo arsenale nucleare offensivo strategico e che per preservare il proprio “potenziale” include la Russia nella lista dei Paesi che possono essere sottoposti al primo colpo nucleare? Quale risposta la Russia ha il diritto d’impiegare se gli Stati Uniti si rifiutano di rimuovere le armi nucleari tattiche dall’Europa o di smantellarne le infrastrutture, essendo l’unico Paese al mondo che schiera continuamente armi nucleari tattiche in altri Stati dai primi anni ’50? Cosa la Russia dovrebbe fare per rafforzare la propria sicurezza e dei suoi alleati, se gli Stati Uniti continuano a stendere sul mondo la rete di armi offensive e strumenti d’intelligence del suo sistema di difesa antimissile combinata a missili nucleari e armi convenzionali? Come dovrebbe rispondere la Russia quando il potenziale militare combinato della componente europea della difesa missilistica degli Stati Uniti è molte volte superiore a quello necessario per neutralizzare eventuali minacce missilistiche, esistenti o potenziali, per i Paesi europei? Fin dalla creazione della difesa missilistica, gli USA violano i trattati INF e New START (2010), naturalmente la Russia ha il diritto di rispondere schierando nuove armi che neutralizzino il sistema di difesa antimissile degli Stati Uniti. Come la Russia deve agire se Stati Uniti ed alleati annullano qualsiasi iniziativa volta ad impedire l’introduzione di armi nello spazio?
I russi potrebbero legittimamente pretendere risposte da Washington a molte domande del genere. Potrà facilmente presentare almeno un’altra dozzina di lamentele del genere. E’ del tutto evidente che Mosca dimostra la volontà di agire nel caso di violazione dell’INF degli Stati Uniti, oltre che rispondere prontamente e adeguatamente all’approccio distruttivo degli statunitensi, risolvendo molti altri problemi sul controllo degli armamenti. Allo stesso tempo, è significativo che Mosca affermi di essere ancora disposta a un dialogo onesto, non mere parole, dissipando eventuali preoccupazioni sul controllo degli armamenti. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov l’ha ribadito alla conferenza stampa del 9 giugno, “la Russia non ha alcuna intenzione di violare questo trattato“. ABM_MDA_Missile_Defense_SystemsProf. Vladimir Kozin è il principale esperto russo di questioni su disarmo e stabilità strategica, in esclusiva per Oriental Review.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

INF minacciato: si torna ai giorni peggiori della guerra fredda?

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 11/06/201519127L’amministrazione statunitense valuta una serie di mosse per contrastare le presunta violazione russa del trattato Intermediate-Range Nuclear Forces (INF), tra cui rafforzare la difesa missilistica o perfino distribuire missili in Europa, secondo AP del 4 giugno. Washington ha accusato la Russia di testare un missile da crociera terrestre in violazione del trattato sul controllo degli armamenti. Il dipartimento di Stato ha detto lo scorso luglio che la Russia aveva testato un missile in violazione dell’INF, che vieta a tempo indeterminato possesso, produzione e test dei missili, nucleari e convenzionali, con gittata tra 500 e 5500 km. Il segretario alla Difesa statunitense Ash Carter espresse preoccupazione a febbraio sulla presunta violazione della Russia dei termini del trattato. L’amministrazione non ha detto se ritiene il missile russo nucleare o convenzionale. Gli Stati Uniti rimuginano una serie di risposte possibili, tra cui schieramento di sistemi missilistici in Europa per un attacco preventivo contro la Russia. Robert Scher, assistente segretario alla Difesa per strategia, piani e capacità, ha detto ai legislatori ad aprile che si potrebbero rinforzare le difese dei potenziali bersagli del missile da crociera russo. Una seconda opzione sarebbe “cercare e attaccare laddove si trova il missile in Russia”, ha detto Scher. E una terza opzione sarebbe “vedere ciò che possiamo ritenere a rischio in Russia”, spiegava. I suoi commenti sembravano segnalare l’impiego di forze per colpire obiettivi militari russi, oltre i missili che presumibilmente violano l’accordo INF. L’Associated Press ha ottenuto la parte non classificata di una relazione dell’ufficio del Generale Martin Dempsey, presidente del Joint Chiefs of Staff, che esamina le armi che gli Stati Uniti potrebbero sviluppare e schierare se liberati dai vincoli del Trattato INF, individuandone quattro che “potrebbero contribuire a colmare… il divario di capacità”. Tra i quattro vi sono missili da crociera lanciati da terra schierati in Europa o in Asia, e missili balistici a medio raggio lanciati da terra, dotati di tecnologia che consente di regolare la traiettoria di una testata rientrando nell’atmosfera e puntando sul bersaglio. Il ministro degli Esteri inglese Philip Hammond dice che il Regno Unito potrebbe ospitare nuovi missili nucleari statunitensi. Tali osservazioni sollevano la prospettiva del ritorno a una corsa agli armamenti da Guerra fredda quando gli alleati di Washington della NATO ospitarono missili da crociera e missili balistici Pershing-2 per contrastare i missili sovietici SS-20. La risposta di Stati Uniti e NATO creò un movimento di protesta europeo, seguito dai negoziati USA-URSS per il Trattato INF, il primo a vietare un’intera classe di missili.

La Russia afferma la sua posizione sulla questione
La Russia ha ripetutamente negato le accuse, e accusa gli Stati Uniti di schierare sistemi di difesa in Romania e Polonia violando il trattato. Il capo del dipartimento di non proliferazione e controllo degli armamenti del Ministero degli Esteri russo Mikhail Uljanov ha descritto le affermazioni di Washington come infondate. “Gli Stati Uniti si rifiutano di fornire dati in supporto delle accuse. O è più probabile che non possano farlo. Si ha l’impressione che il vero obiettivo sia screditare la Russia e farla apparire uno Stato che viola gli obblighi internazionali”, ha detto Uljanov. La Russia è pienamente conforme agli impegni assunti nell’ambito del trattato Intermediate-Range Nuclear Forces (INF) e non vuole ritirarsene, ha detto Viktor Ozerov, presidente del Consiglio della Federazione per la Difesa e la Sicurezza. Tuttavia, se gli Stati Uniti decidono di schierare missili in Europa orientale, la Russia prenderà seriamente in considerazione l’uscita dal trattato, ha aggiunto. Se Washington dispiega missili in Europa orientale, i suoi obiettivi non saranno in Medio Oriente, ma sparare sulla Russia da distanza ravvicinata, ha osservato Ozerov, aggiungendo che in questo caso la Russia dovrà rispondere con la forza. Il Ministero della Difesa russo ha chiesto spiegazioni al Pentagono sulle recenti dichiarazioni del presidente del Joint Chiefs of Staff, Generale Martin Dempsey, sugli Stati Uniti che potrebbero schierare in Europa e Asia missili da crociera e balistici puntati sulla Russia, ha detto il Viceministro della Difesa Anatolij Antonov. “Il Ministero della Difesa russo conduce un’analisi scrupolosa delle informazioni sulla conformità al trattato INF provenienti da fonti diverse. Certo, prendiamo atto di tali pubblicazioni sulla stampa occidentale. Per avere una risposta ufficiale dagli statunitensi, abbiamo inviato una richiesta attraverso i canali militari-diplomatici di spiegazioni sulle posizioni del Pentagono riguardo le dichiarazioni del presidente del Joint Chiefs of Staff, Generale Martin Dempsey. Le misure citate dagli Stati Uniti equivarrebbero a un loro attacco al trattato INF”, ha sottolineato il funzionario. L’estate scorsa il Ministero degli Esteri russo espresse preoccupazione per la violazione degli Stati Uniti del trattato. La dichiarazione dice: “Abbiamo indirizzato molti reclami agli Stati Uniti nel quadro del Trattato. Queste sono le prove sui missili della difesa missilistica, che hanno caratteristiche simili ai missili a medio raggio, e produzione di droni armati statunitensi, che evidentemente rientrano nella definizione di missili da crociera lanciati da terra nel Trattato. Il tema dei sistemi di lancio Mk-41, che gli Stati Uniti intendono schierare in Polonia e Romania nel quadro dell’attuazione dell’“approccio graduale” per il dispiegamento della difesa missilistica globale, è molto attuale ultimamente. Tali sistemi di lancio possono lanciare missili da crociera a medio raggio, ma la loro versione lanciata da terra parrebbe una violazione diretta del trattato INF”.

A cosa porta la mossa degli USA
I piani degli Stati Uniti sono una chiara minaccia per la Russia. Lo schieramento di nuovi missili a medio raggio offensivo sul territorio degli alleati in Europa permette di colpire in profondità nel territorio russo grazie all’allargamento della NATO verso est. Un’arma statunitense a medio raggio lanciata da Polonia o Repubblica Ceca con un volo di breve durata supererebbe gli Urali. Di conseguenza, si avrebbe un grave squilibrio strategico per non parlare dell’inizio di una nuova, che recentemente sembrava dimenticata, fase di confronto con l’occidente. La Russia dovrà rispondere come i suoi funzionari hanno già avvertito. Dato che gli Stati Uniti perseguono i piani per sviluppare lo “scudo” antimissile in Europa, la Russia dovrà schierare missili a corto raggio Iskander nella regione di Kaliningrad e lungo i confini occidentali per acquisire la capacità di colpire in anticipo i mezzi della NATO. Attacchi nucleari statunitensi contro la Russia sono impensabili comunque, perché garantirebbero una disastrosa risposta sul territorio degli Stati Uniti continentali. Il pericolo di errori di calcolo e di fraintendimenti che portino a una guerra sarà immensamente accresciuto. Washington non può presentare prove convincenti della violazione russa, gli Stati Uniti verrebbero visti dal mondo come i rottamatori del Trattato INF. I militari degli USA non dispongono di missili a medio raggio pronti per lo schieramento. Tali missili richiederanno anni per progettazione e costruzione, sottraendo fondi da altre priorità della Difesa. L’attuazione dei piani inevitabilmente creerebbe problemi politici con una forte opposizione nei Paesi che ospiteranno le armi. Sarà un’impresa ardua. Il tutto si collega alla guerra fredda. Sicuramente peggiorerebbe il rapporto USA-Russia, già al minino, destinato a complicare le prospettive di ulteriori riduzioni delle armi nucleari. Tali piani potrebbero ostacolare gli sforzi del presidente Obama nell’avere il sostegno del Congresso nella politica con l’Iran.

Missile-Defense-How-it-would-workLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Su-24 contro AEGIS, secondo atto shakespeariano

Dedefensa 5 giugno 2015270524Lo scorso 30 maggio s’è avuto un primo “incidente” tra un cacciatorpediniere lanciamissili dotato del sistema di difesa aerea ABM tipo AEGIS, l’USS Ross (DDG-71) e ‘dei’ (numero non specificato) Su-24 russi. Gli aerei provenivano da una base costiera conducendo una dimostrazione d’interdizione, perché il comando russo credeva che l’USS Ross seguisse una rotta che gli avrebbe permesso di entrare nelle acque territoriali russe. (Due “incidenti” di questo tipo coinvolgenti gli stessi tipi di aerei russi e navi statunitensi, questa volta accompagnate da una nave da guerra ucraina, hanno avuto luogo il 31 maggio e 1° giugno.) I russi affermano di aver costretto la nave a cambiare rotta; l’US Navy ha detto che non è accaduto semplicemente perché l’USS Ross non puntava affatto sulle coste russe. Tutto ciò avviene nel Mar Nero, che bagna sia Ucraina e Russia, divenuto uno dei luoghi preferiti da esercitazioni, manovre e crociere per mostrare bandiera delle navi della Sesta Flotta USA del Mediterraneo. Tali pressioni sono classiche nelle crisi, ma il fatto è che nell’attuale situazione eccezionale, “la crisi” non è più un evento eccezionale che promette di essere riassorbita appena dopo aver raggiunto il culmine, ma piuttosto una volta avviata non si ferma e diventa infrastrutturale (infrastrutture critica).
L’incidente è molto simile a quello dello scorso aprile 2014, che coinvolse un cacciatorpediniere AEGIS della classe Arleigh Burke, l’USS Donald Cook (DDG-75) e un Su-24 russo. (Vedi 23 aprile 2014: “USS Cook vs Su-24″) Un testo di WSWS del 2 giugno 2015, ripreso da Mondialisation il 4 giugno 2015, indica i dettagli del caso, in particolare menzionando anche l’incidente dell’aprile 2014, negli stessi termini di una “fonte militare russa” di RIA Novosti. “Aerei da guerra russi hanno intercettato il 30 maggio il cacciatorpediniere lanciamissili USS Ross, sul Mar Nero al largo delle coste russe, secondo quanto riferito dai media russi. La nave statunitense navigava lungo le acque territoriali russe, e poi prese una rotta che l’avrebbe portata nelle acque territoriali russe, una situazione tale da provocare lo scontro militare tra forze russe e statunitensi. L’equipaggio della nave agiva in maniera provocatoria e aggressiva, preoccupando gli operatori delle stazioni di sorveglianza e delle navi della Flotta del Mar Nero. Un aereo d’attacco Su-24 è decollato su allerta dimostrando la volontà d’impedire con la forza violazioni di confine e di difendere gli interessi del Paese“, ha detto la fonte militare russa all’agenzia RIA Novosti. L’aereo d’attacco Su-24 è decollato per intercettare l’USS Ross che improvvisamente cambiava rotta. “A quanto pare, gli statunitensi non hanno dimenticato l’incidente dell’aprile 2014, quando un Su-24 praticamente ‘mise fuori uso’ tutta l’elettronica avanzata del cacciatorpediniere statunitense Donald Cook”, aggiungeva la fonte.Il significato delle dichiarazioni che l’esercito russo sia pronto ad impedire con la forza la violazione delle acque territoriali russe da parte di navi da guerra degli Stati Uniti è inequivocabile e terrificante allo stesso tempo. Dato che la NATO ha sostenuto il colpo di Stato a Kiev lo scorso anno, l’escalation dei suoi dispiegamenti militari ed esercitazioni al confine con la Russia e sui mari limitrofi, ha portato il mondo sull’orlo di una guerra tra potenze nucleari. La NATO, che mostra incredibile irresponsabilità, dispiega navi e aerei da guerra nel Mar Glaciale Artico, Mar Baltico e Mar Nero, tutti ai confini della Russia. (…) Ciò crea una situazione in cui un piccolo errore di navigazione può affondare una nave da guerra statunitense, innescando un attacco missilistico statunitense sulla Russia e portando all’escalation della guerra tra potenze con arsenali nucleari in grado di distruggere il pianeta più volte. Il Pentagono ha confermato l’incidente nel Mar Nero e che il dispiegamento dell’USS Ross nella regione era stato annunciato pubblicamente. La portavoce del Pentagono Eileen Lainez ha detto che l’USS Ross era “sempre in acque internazionali, per operazioni di routine“. Parlando al forum sulla sicurezza Shangri-La Dialogue di Singapore, il segretario della Difesa russo Anatolij Antonov avvertiva che il dispiegamento di navi lanciamissili statunitensi in prossimità dei confini russi ‘è un pericolo per la stabilità strategica’ tra i due Paesi“. … Ma ciò che è notevole dell’incidente, il cui carattere politico-militare è un alquanto esagerato in relazione alla “routine”, è la precisione della “fonte militare russa” fatta a RIA Novosti secondo cui “gli statunitensi non hanno dimenticato l’incidente dell’aprile 2014, quando un Su-24 praticamente ‘mise fuori uso’ tutta l’elettronica avanzata del cacciatorpediniere statunitense Donald Cook“. In realtà, questa affermazione semi-formale su una rete statale russa, appare come una sorta di conferma o se vogliamo di considerazione semi-ufficiale. “Confermo, anche se non dico nulla ufficialmente” ciò che è solo un apprezzamento non ufficiale. Fu questo l’aspetto dell’incidente dell’aprile 2014 tra il Su-24 e l’USS Donald Cook, riferito nel testo del 23 aprile 2014 nei seguenti termini: “…Poi apparve l’informazione che il Su-24 aveva eseguito una vera e propria dimostrazione “operativa” del sistema d’inganno elettronico che accecò completamente il sistema AEGIS del Donald Cook, il potente sistema elettronico di difesa antiaerea e antimissile che costituisce la maggior parte della difesa aerea della flotta degli Stati Uniti. (Il sistema AEGIS è ancora più importante, essendo anche parte assai importante del grande network ABM che gli Stati Uniti sviluppano da anni, ufficialmente contro l’Iran ma operativamente contro la Russia. Si tratta dell’importanza non solo militare, ma anche politica dell’AEGIS). Il sistema russo in questione viene designato ‘Khibinij’. Dopo l’incidente, l’USS Donald Cook si recò in un porto rumeno apparentemente per riparazioni, e una notizia disse che 27 membri dell’equipaggio si erano congedati. La notizia fu diffusa il 21 aprile 2014 da una radio russa in India, sul sito “Indian.ruvr.ru”, dando la parola a Pavel Zolotarev, vicedirettore dell’Istituto per USA e Canada di Mosca (importante istituto russo che collabora con la leadership russa)“.
nato-ships-black-sea.si Dal punto di vista degli Stati Uniti, cioè dell’US Navy, ritornando all’affare del 30 maggio – 1 giugno, c’è la volontà di essere calmi, flemmatici, del “tutto va come previsto senza alcun incidente e nulla fuori dall’ordinario“, secondo il commento di Shakespeare su Molto rumore per nulla (“Dal nostro punto di vista si tratta di molto rumore per nulla“, ha detto il portavoce dell’US Navy tenente Tim Hawkins all’USNI News). Tuttavia, l’US Navy ha diffuso diversi documenti, tra cui due DVD sul passaggio di un Su-24 il 29 maggio (con tempo parzialmente nuvoloso) e 30 maggio (bel tempo sul Mar Nero), insomma ha parlato molto per qualcosa di poco importante. (Vedasi il testo del 2 giugno 2015 di USNI News, sito ufficiale del servizio informazioni della Marina degli Stati Uniti, che mostra video e testo che forniscono molte informazioni sulla posizione ufficiale della Marina, compreso il richiamo all'”incidente” dell’aprile 2014 con affermazioni dell’epoca sul Su-24, e la precisione che secondo “fonti indipendenti”esse fossero infondate: “diversi esperti di aviazione e radar hanno detto a USNI News che la probabilità che un aereo dalle dimensioni del caccia russo emetta un campo jammer capace di rendere un radar SPY-1D completamente inutilizzabile, come alcune pubblicazioni russe hanno dichiarato, sia estremamente remota“… Per maggiore sicurezza, USNI dovrebbe semplicemente chiederlo all’US Navy). Va aggiunto, per chiarire la storia, che l’USS Donald Cook lasciò il Mar Nero il 3 giugno 2015 dopo una crociera di 11 giorni nel Mar Nero, mentre la Convenzione di Montreux permette una crociera di 21 giorni alle navi da guerra provenienti da Paesi non rivieraschi. Non è molto intelligente dal punto di vista della comunicazione, dopo i tre “incidenti” del 30 maggio-1 giugno, perché la cosa alimenta ulteriormente le argomentazioni di complottisti e rabbiosi antiamericani secondo cui l’USS Donald Cook aveva subito qualche danno rientrando velocemente, mentre aveva ancora dieci giorni per schernire il Su-24 e mostrare le sue perfette condizioni. Un buon assistente all’immagine l’avrebbe effettivamente consigliato (è il suo lavoro) all’US Navy, quando era già passata a giustificarsi con i DVD delle vacanze sul Mar Nero, allungando il brodo della crociera dell’USS Donald Ross nel Mar Nero di almeno una settimana, per dimostrare che tutto andava bene a bordo; ovviamente se fosse così, e questo è il nocciolo della questione per gli osservatori esterni dall’immaginazione fertile e assunzione facile.
In breve, questo nuovo incontro stranamente ricorda (inevitabile avverbio di una mente composita…) l’aprile 2014, in particolare per la presenza dello stesso tipo di cacciatorpediniere statunitense della rete AEGIS costituente parte essenziale della rete BMDE denunciata dai russi come destabilizzante e volta ad affrontare la loro forza nucleare strategica. Le circostanze potrebbero consentire di animare nuovamente la polemica seguita per diverse settimane, nell’aprile-maggio 2014, sulle possibili funzionalità jamming dei russi. L’ipotesi avanzata dalla “fonte militare russa” citata da RIA Novosti, sull’US Navy tornata a verificare questa supposta capacità, da anche spunti di riflessione. In ogni caso, va osservata la capacità di comunicazione dei russi, che senza sembrare attenti e quasi naturalmente, semi-ufficialmente accreditano, senza necessità di avere la benché minima prova, esistenza ed efficacia del sistema Khibinij. Il partito americanista, sempre dal punto di vista della comunicazione, si trova sulla difensiva inviando DVD che non dimostrano nulla se non il tempo sul Mar Nero, ripetendo nei resoconti sull'”incidente” che tutto è andato normalmente e che le affermazioni russe sono contraddette da tonnellate di “esperti”, implicando ulteriore supporto secondo cui le cose sono andate come i russi hanno detto, senza affermarlo in modo efficace ed irremovibile. Sebbene sia un tema così arido come Molto Rumore per Nulla, Shakespeare ne fece una grande opera…

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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