La storia del carro armato sovietico che fermò i nazisti a Minsk

Sputnik 10.09.2017Il giornalista militare Aleksandr Khrolenko ritorna sull’incredibile storia di come un solitario carro armato medio sovietico T-28 condusse un audace scontro nella Minsk occupata dai nazisti nelle prime settimane della Grande Guerra Patriottica. Il 10 settembre la Russia festeggia la giornata dei carristi, la festa ufficiale degli equipaggi dei carri armati fondata nel 1946 in onore della vittoria delle forze meccanizzate nella Grande Guerra Patriottica. Alla luce della celebrazione, l’autore di RIA Novosti Aleksandr Khrolenko ha scritto un pezzo su uno degli episodi più sorprendenti sull’eroismo dei carristi durante la guerra: il caso incredibile dell’equipaggio di un carro armato sovietico T-28 a Minsk, nel luglio 1941.

12.mo giorno di guerra
All’inizio di luglio 1941, il carro armato medio T-28 comandato dal Sergente-Maggiore Dmitrij Malko fu colpito dalla Luftwaffe mentre si ritirava con una colonna meccanizzata sovietica nei pressi di Berezino, 90 km ad est di Minsk occupata dai nazisti subito dopo l’inizio della guerra. Il motore del carro armato fu danneggiato. Malko, un esperto meccanico, riuscì a ripararlo ma perse i contatti col resto della colonna. Piuttosto che cercare di raggiungerla, il sottufficiale e il suo equipaggio decisero di dirigersi verso ovest e visitare i tedeschi a Minsk. Recuperando le munizioni da un deposito abbandonato, il T-28 si diresse verso la capitale bielorussa. Le forze armate del feldmaresciallo Hans Guderian erano già avanzate verso est, e il solitario T-28 sovietico che viaggiava lungo le strade non attirò l’attenzione dei tedeschi, abituati a vedere i blindati nemici catturati.Scontro feroce
Dirigendosi verso ovest, i carristi di Malko incontrarono una colonna di motociclisti tedeschi a 40 km da Minsk, sul ponte sul fiume Svislach. Khrolenko scrive: “Il T-28 piombò sulla colonna, sparando alle forze nemiche con il cannone e le quattro mitragliatrici. Dopo di che, l’equipaggio distrusse due camion, un blindato Hanomag e decine di soldati tedeschi di fronte a una distilleria. Recandosi in città, il T-28 correva sparando alle truppe naziste nelle strade e nel parco Gorkij (che ospitava un campo militare)“. “Nel corso dell’attacco a Minsk, i sei carristi sovietici distrussero 10 carri armati e blindati, 14 camion e 3 batterie di artiglieria nemici. Le truppe tedesche subirono perdite per circa 360 soldati e ufficiali”. Il coraggioso equipaggio del T-28 attraversò Minsk, sparando finché non finirono le munizioni, prima che il comando tedesco avesse finalmente capito cosa succedesse. Un cannone anticarro della Wehrmacht sparò sul carro armato sovietico, ma la corazzatura frontale assorbì il colpo, dopo di che il Sergente-Maggiore Vasechkin rispose al fuoco, distruggendo il cannone. Khrolenko scrive che dopo aver completato la missione, “il T-28 uscì dalla città, ma alla periferia, nell’area del cimitero Kalvarijskoe, fu colpito dal tiro di un pezzo d’artiglieria nemico e prese fuoco”. I soldati dell’Armata Rossa riuscirono ad abbandonare il carro armato.Il destino dell’equipaggio
L’equipaggio del carro armato subì diverse sorti. Il Sergente-Maggiore Vasechkin lasciò il carro armato dal portello del comandante, sparando con la pistola TT prima di essere ucciso dai nazisti. I cadetti Aleksandr Rachitskij e Sergej (cognome sconosciuto) caddero anche nella battaglia. Il cadetto Nikolaj Pedan fu preso prigioniero e detenuto per quattro anni in un campo di concentramento nazista. Fu infine liberato, reintegrato nell’esercito e smobilitato nel 1946. Il cadetto Fjodor Naumov si nascose e aderì al potente movimento partigiano della Bielorussia. Fu ferito gravemente nel 1943 ed evacuato verso est. Il Sergente-Maggiore Malko riuscì a scappare verso est, incontrando le truppe sovietiche. Khrolenko scrive: “Combatté nelle truppe corazzate per il resto della guerra, il suo carro armato fu colpito sedici volte… vide il Giorno della Vittoria nella Prussia orientale, promosso al momento vicecomandante di una compagnia di carri armati. Esattamente tre anni dopo il raid del 1941, nel luglio 1944, il Tenente-Maggiore Malko si trovò nella Minsk liberata e vide lo scafo bruciato del suo T-28“. “Più tardi, nella primavera del 1945, la controintelligence statunitense interrogò il maggiore tedesco Rudolf Hale, prigioniero nella Ruhr. Durante l’interrogazione, il maggiore disse agli statunitensi che nell’estate del 1941 la sua compagnia fu quasi completamente distrutta dall’apparizione inaspettata di un T-28 sovietico a Minsk; il comando statunitense consegnò questa testimonianza agli organi appropriati delle controparti sovietiche, ma nessuno credette alla storia del carrista Dmitrij Malko e del maggiore Rudolf Hale. Nikolaj Pedan la confermò, per cui fu assegnato a Malko l’Ordine della Guerra Patriottica di Prima Classe“.
Ombreggiato dal cugino più giovane, il leggendario T-34, il T-28 era uno dei carri armati medi più formidabili del mondo durante il periodo pre-bellico. Il mostro d’acciaio aveva una corazzatura frontale spessa 80 mm e una laterale e posteriore di 40 mm. L’insolita configurazione multi-torretta del carro armato comprendeva un cannone da 76 mm e quattro mitragliatrici da 7,62 mm. Il cannone del carro armato poteva penetrare corazze spesse 50 mm alla distanza di 1000 metri. Il suo motore da 500cv gli permetteva di muoversi a velocità superiori ai 40 km/h e di attraversare fossati, scarpate e altri ostacoli. La stazione radio a bordo permetteva di comunicare fino a 60 km. Il carro armato aveva un equipaggio standard di sei elementi. Nel giugno 1941, l’Armata Rossa aveva in servizio circa 250 T-28. L’ultimo impiego in combattimento del T-28 avvenne nel 1944.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Le ragioni del Patto Molotov-Ribbentrop

Alessandro Lattanzio, 7/9/2017La Iena d’Europa
La Polonia “indipendente” stese fin dai primi anni d’esistenza piani per attaccare la Russia sovietica
Negli anni ’20 e ’30, la Polonia stese dei piani ambiziosi per “marciare su Berlino” e “marciare su Mosca”. L’11 giugno 1926, Stalin ricevette una nota da Dzerzhinskij: “Tutta una serie di dati parla con chiarezza indiscussa (per me) della Polonia che preparao un attacco militare per staccare Bielorussia e Ucraina dall’URSS. È proprio questo il compito di Pilsudski, quasi esclusivamente impegnato negli affari interni della Polonia, ma anche sul piano militare e diplomatico nell’organizzare le forze contro di noi… Pilsudski si riferisce in modo disperato all’efficacia delle divisioni territoriali dell’Armata Rossa e conta sul decadimento del partito “in connessione con la nostra lotta al XIV Congresso. Temo che tale visione possa spingerlo ad agire, e potrebbe avvenire adesso“. “Lo smembramento della Russia è al centro della politica ad est della Polonia, quindi la nostra posizione verrebbe ridotta alla formula seguente: chi partecipa alla spartizione? La Polonia non dovrebbe rimanere passiva in questo notevole momento storico. Il compito è prepararsi ben prima, fisicamente e spiritualmente. L’obiettivo principale è indebolire e sconfiggere la Russia“. Relazione del 1938 pubblicata in Zdziejow stosunkow polsko-radzieckich. Studia i materialy. T.III. Warszawa, 1968. S.262, 287

Il patto Pilsudski-Hitler: l’accordo con il Terzo Reich per lo smembramento della Cecoslovacchia e attaccare l’URSS insieme alla Germania
Pochi lo sanno, ma la Polonia concluse dei trattati con la Germania nazista molto prima di Monaco o del Patto Molotov-Ribbentrop. Nel 1934, Germania nazista e Polonia conclusero un Patto di non aggressione, di cui il firmatario polacco, l’ambasciatore Lipsky, dichiarò apertamente: “Da ora in poi, la Polonia non ha bisogno della Francia… si rammarica anche di aver una volta accettato l’aiuto francese, considerando il prezzo da pagare“. Col patto, la Polonia si assunse l’obbligo di perseguire una politica di cooperazione con la Germania fascista (articolo 1). Inoltre, la dirigenza polacca promise al Terzo Reich di non prendere decisioni senza accordarsi con il governo tedesco ed osservare in ogni circostanza gli interessi del regime fascista tedesco (articolo 2).
Nell’estate 1934, il capo di Stato polacco Józef Pilsudski ricevette a Varsavia il ministro della propaganda di Hitler Joseph Goebbels. Oltre a Goebbels, in Polonia anche Hermann Goering fu accolto con favore, prima da Pilsudski e poi dal presidente Moscicki e dal maresciallo Rydz-Smigly. Per sopprimere i “dissidenti” nella seconda Rzeczpospolita polacca, su iniziativa del ministro degli Interni fu istituita una rete di campi di concentramento, con la consulenza di “esperti” tedeschi.
La Cecoslovacchia fu smembrata dopo l’accordo di Monaco tra Regno Unito, Francia, Germania e Italia. La Polonia partecipò allo smembramento di uno “Stato democratico europeo” occupando la regione di Teshin, a fianco dell’occupazione nazista della Cecoslovacchia. “Churchill, che certamente non può essere sospettato di simpatizzare per la Russia, ha detto che la Polonia si comportò come una iena tra i leoni, cercando di strappare il suo pezzo di preda. E tutto si concluse con il fatto che entrambi i leoni la lacerarono”. Già nel 1935 i polacchi avanzarono le loro rivendicazioni sul territorio della Cecoslovacchia, in cui inviarono gruppi di sabotaggio che colpirono le ferrovie ed uccisero poliziotti. Il sabotaggio fu eseguito anche nella Rutenia, che non fu mai territorio polacco. All’inizio del 1938, l'”Unione dei polacchi” apparve nella regione di Teshin, organizzata sul modello del partito fascista sudeto di Heinlein. Inoltre, fu inviato un ordine da Varsavia per coordinare tutte le azioni con Heinlein. Il 21 settembre, il governo polacco avanzò le pretese territoriali su Teshin, e che Hitler comprese nel suo Memorandum di Gostenberg. Il 2 novembre 1938, l’esercito polacco occupò la regione di Teshin, e quattro villaggi in Slovacchia: Gladovka, Lesnitsa, Sukuya Gora e Tatra Yavorin. 11 mesi dopo, l’asso sloveno Frantisek Ganowiec abbatté un bombardiere polacco, e la “Divisione rapida” slovacca prese diversi prigionieri polacchi. Nel frattempo Rydz-Smigly parlava di “crociata” contro l’URSS. I polacchi piagnucolano sugli “orrori” dell’Armata Rossa del 1939, dimenticando come trattarono i cechi nel 1938. Il Generale ceco Vekhirek ricordava: “I polacchi hanno spietatamente perseguitato i cechi, terrorizzandoli con licenziamenti, cacciandoli dalle case, confiscandone le proprietà, tutto ciò che era ceco fu distrutto“. Le tombe dei soldati cechi venivano aperte e i resti gettati nella discarica; 30mila cechi fuggirono dalla regione di Teshin, mentre 5mila tedeschi rimasero coi polacchi che li celebrarono come loro alleati. Questo un anno prima del Patto Molotov-Ribbentrop.
La Polonia architettò un piano di guerra con l’aiuto della Germania contro l’URSS. Il governo polacco garantì il passaggio delle truppe tedesche sul suo territorio nel caso attaccassero ad est e nord-est. (contro Ucraina, Bielorussia e Lituania). In cambio la Polonia avrebbe ricevuto terre bielorusse, ucraine e lituane. I vertici dell’esercito polacco si prepararono riguardo una “provocazione da est”, utilizzando organizzazioni clandestine di polacchi residenti nelle regioni occidentali dell’URSS. Così, nel 1935, Polonia e Germania nazista conclusero un accordo per aggredire l’URSS. Al ministro degli Esteri della Polonia, Jozef Beck, Hitler disse, “Non voglio niente dall’occidente, né oggi né domani… Tutto ciò che facciamo è diretto contro la Russia. Se l’occidente è troppo stupido per capirlo, sarò costretto a raggiungere un accordo con la Russia per spezzare l’occidente e poi, dopo la sua sconfitta, dopo aver raccolto tutte le forze, aggredire la Russia“. Nel periodo di debolezza militare della Germania, la Polonia so alleò ai tedeschi contro l’URSS. Negli anni ’30 aveva uno degli eserciti più grandi d’Europa, e l’idea di una campagna congiunta degli eserciti polacco e tedesco contro i “bolscevichi senza dio” era gradita presso lo Stato Maggiore di entrambi gli eserciti. Nell’Unione Sovietica questo fu compreso, e nel marzo 1938 il Generale Shaposhnikov presentò una nota in cui indicava: “La situazione politica emergente in Europa e in Estremo Oriente con gli avversari più probabili presentati come blocco fascista, Germania e Italia, sostenuti da Giappone e Polonia… La Polonia è quasi nel blocco fascista, mentre cerca di preservare un’apparente indipendenza della propria politica estera”. Parlando ad Hitler, Bek non fece mistero che la Polonia volesse l’Ucraina sovietica e lo sbocco sul Mar Nero.
La svolta si ebbe quando la Germania occupò i resti della Cecoslovacchia nel marzo 1939. Poco dopo, la Polonia ricevette garanzie dalla Gran Bretagna. Durante le discussioni nel parlamento inglese, le garanzie ricevettero un sostegno generale. Solo Lloyd George pensò di avvertire il parlamento che fosse una follia avanzare tale promessa senza il sostegno dell’URSS. Le garanzie alla Polonia irrigidirono i dirigenti polacchi verso le pretese avanzate da Hitler su Danzica e il relativo corridoio. I governanti polacchi credevano che le loro forze armate fossero potenti, e inoltre, Beck incontrò Hitler a gennaio che gli chiese di restituire Danzica alla Germania; ma quando ebbe le garanzie dal Regno Unito, Bek accettò subito solo per ripicca contro Hitler. Basandosi su ciò, la Polonia rifiutò anche l’assistenza militare dall’URSS, che un anno prima avanzò anche alla Cecoslovacchia (che rifiutò, facendosi distruggere da Hitler e complici). Stalin capì che Hitler era il principale nemico in Europa. L’URSS cercò di evitare l’isolamento contro un’Europa unita sotto un Hitler che preparava “la crociata contro il bolscevismo“. Pertanto avanzò offerte di aiuto a Francia, Cecoslovacchia e Polonia, tutte respinte. Il 10 maggio 1939, durante una visita a Varsavia, il Viceministro degli Esteri sovietico V. Potjomkin dichiarò al ministro degli esteri polacco Bek che “l’URSS non rifiuterà di aiutare la Polonia se lo desidera“, ma l’11 maggio 1939, l’ambasciatore polacco nell’URSS, V. Gzhibovsky, secondo le istruzioni ricevute da Varsavia, respinse la stipula di un patto di mutua assistenza tra Unione Sovietica e Polonia. Il 25 maggio 1939, l’inviato sovietico in Polonia, P. I. Sharonov, dichiarò a Bek che l’URSS era pronta ad aiutarla, ma “per aiutare domani, si deve essere pronti oggi, cioè, si deve sapere in anticipo della necessità dell’aiuto“.
I generali polacchi prevedevano di resistere contro la Wehrmacht, credendo nella potenza delle proprie forze armate. Secondo il generale tedesco Erich von Manstein, “Il dispiegamento dell’esercito polacco nel 1939, che aveva lo scopo di coprire tutto, tra cui l’area del corridoio e la provincia di Poznan, tenuto conto delle possibilità della Germania e della sua superiorità militare, poteva solo portare alla sconfitta. La risposta che la Polonia doveva dare era, a mio avviso, chiara. Il comando polacco doveva innanzitutto cercare di garantire che l’esercito polacco sopravvivesse fino all’offensiva delle potenze occidentali, costringendo la Germania a ritirare le forze principali dal teatro polacco. Anche se sembrava che in un primo momento, con la perdita delle regioni industriali, fosse esclusa la possibilità di una guerra prolungata, occorre tener conto che la conservazione dell’esercito polacco sul campo creava la possibilità di ritornare in campo in futuro. Ma, in alcun caso, si doveva permettere all’esercito polacco di farsi circondare ad ovest del Vistola. Per la Polonia, l’unica soluzione era guadagnare tempo”.
Nel 1939, l’esercito polacco si concentrò nei pressi del confine, pensando a un’offensiva sulla Germania e abbandonando le fortificazioni sul Vistola, lungo la linea Grudziens-Torun, che se presidiata avrebbe ritardato l’avanzata delle forze tedesche, limitandone la libertà di manovra. Nonostante ciò, i capi politici e militari polacchi ancora speravano in un’offensiva francese simultanea all’offensiva polacca contro Berlino. Anzi, il presidente della Polonia, il maresciallo Rydz-Smigly, comandante in capo dell’esercito polacco, fece sapere agli alleati occidentali che i polacchi si preparavano a lanciare l’offensiva dalla provincia di Poznan. Ma tale piano fu sviluppato su suggerimento del Regno Unito stesso… L’armata riunita a Poznan, la 13.ma, venne poi distrutta dai tedeschi sul fiume Bzura. Il 15 settembre 1939, i tedeschi occuparono Lvov e Peremyshl, oltre il fiume San, dopo aver distrutto la 14.ma Armata polacca, mentre la 10.ma fu circondata a Radom, e i tedeschi puntavano su Varsavia. Fu allora, il 17 settembre 1939, che intervenne l’Armata Rossa, quando il risultato dell’invasione tedesca della Polonia era chiaro, e il conflitto coi giapponesi, in Mongolia, si era concluso solo il 16 settembre.

Shtern, Chojbalsan e Zhukov

La Guerra con il Giappone nel 1939
Difatti, i cosiddetti ‘esperti’ di storia militare e diplomatica hanno sempre con attenzione evitato di parlare delle manovre antisovietiche della Polonia e dei suoi alleati occidentali, così come dello scontro sovietico-giapponese sul fiume Khalkhin Gol, in Mongolia, che si svolse per tutta l’estate del 1939, e condizionò le decisioni di Mosca in quei mesi cruciali.
Da maggio a settembre 1939, Unione Sovietica e Giappone si combatterono sui deserti al confine della Mongolia orientale. Nel 1936 fu firmato il Patto anti-Komintern tra Germania e Giappone, diretto contro l’Unione Sovietica. Centinaia di incidenti lungo il confine tra Manchukuo, Stato fantoccio del Giappone, e l’Unione Sovietica, accaddero fin dal 1932. Nell’estate del 1938 vi fu un grande scontro presso il Lago Khasan, 70 miglia a sud-ovest di Vladivostok, tra giapponesi e sovietici. La ragione delle tensioni era dovuta alla fazione “Attacco a Nord” dell’alto comando giapponese, composta da ufficiali dell’Armata del Kwantung che occupava il Manchukuo, sostenitori dell’occupazione della Mongolia e della Siberia. La disputa di confine con la Mongolia fu la scusa con cui i giapponesi aggredirono la Mongolia dal confine occidentale del Manchukuo. Lo Stato Maggiore dell’Armata del Kwantung era convinto di avere un decisivo vantaggio logistico nella regione. Le ferroviarie giapponesi erano situate 100 miglia ad est del centro di Nomonhan, tra Manchukuo e Mongolia. La più vicina ferroviaria sovietica era a 434 miglia di distanza. I giapponesi erano sicuri che i sovietici non potessero inviare più di due divisioni di fanteria nella zona e ritenevano che le purghe del 1937-38 avessero paralizzato l’esercito sovietico. Il 14 maggio 1939 la 23.ma Divisione giapponese violò le frontiere con la Mongolia e il 28-29 maggio si scontrarono con i sovietici. I giapponesi inviarono di rinforzo 20000 uomini e 112 pezzi di artiglieria al comando del Generale Michitaro Komatsubara. In un’intervista con il giornalista statunitense Roy Howard del 1° marzo 1936, Stalin avvertì i giapponesi che qualsiasi attacco alla Repubblica Popolare di Mongolia avrebbe suscitato l’immediata risposta sovietica. E il 2 giugno 1939, il Generale Georgij Zhukov ebbe il comando delle truppe sovietico-mongole del 57.mo Corpo Speciale, l’unica principale formazione sovietica nell’area di Nomonhan/Khalkhin Gol, zona degli scontri con i giapponesi. Zhukov riorganizzò le strutture di comando e comunicazioni.
Inizialmente, i giapponesi godevano della superiorità aerea, avendo ricevuto il nuovo caccia Nakajima Ki.27. A giugno i sovietici inviarono 6 squadroni di caccia Polikarpov I-152 e 3 squadroni di caccia Polikarpov I-16 Typ 10, per un totale di oltre 100 velivoli. I velivoli sovietici potevano operare da piste semipreparate, erano più veloci ed avevano un armamento più potente di quello dei caccia giapponesi, e disponevano di blindature, al contrario dei velivoli giapponesi. In pochi giorni i sovietici mutarono in proprio favore la situazione nei cieli della Mongolia, tra luglio e agosto 1939. Senza l’approvazione dell’alto comando di Tokyo, il 27 giugno l’Armata del Kwantung inviò grandi formazioni di bombardieri contro le basi aeree di Tamsag e Bain-Tumen, nelle retrovie sovietiche. Tokyo emanò l’ordine che vietava tali attacchi aerei sulle retrovie sovietiche. Lo Stato Maggiore Generale dell’esercito a Tokyo era preoccupato dall’impegno delle forze giapponesi in Cina, e voleva evitare che il conflitto si espandesse alla Mongolia e contro l’URSS.
Zhukov e il comando sovietico affrontarono e superarono le sfide logistiche riguardanti le loro forze nella regione. Con uno sforzo impressionante, furono formati convogli di autocarri che attraversavano giorno e notte il deserto per 868 miglia. I sovietici impiegarono 3800 autocarri e 1375 trattori nel loro sistema logistico. Questi mezzi trasportarono 18000 tonnellate di proiettili di artiglieria, 6500 tonnellate di bombe per aerei e 15000 tonnellate di carburante, nonché truppe ed armi. Gran parte del merito di questa operazione logistica andava al Generale Grigorij M. Shtern, comandante del Distretto militare della Trans-Bajkal.
I giapponesi scatenarono un’offensiva su due assi il 2 luglio. A sinistra, attraversando il fiume Khalkha presso Bain-Tsagan, mentre nel frattempo, sulla destra, una punta avrebbe attraversato il fiume più a nord per poi puntare a sud per accerchiare i sovietici. L’unica brigata meccanizzata dell’esercito giapponese nel Manchukuo disponeva solo di uno dei tre reggimenti carri armati medi che dovevano essere dotati dei nuovi carri armati Tipo 97, e non disponeva che del supporto di tre battaglioni di fanteria senza artiglieria. Al momento delle operazioni, il 3° Reggimento carri medi disponeva di 4 carri armati Tipo 97 e di 26 vecchi carri armati Tipo 89B. Inoltre era disponibile anche il 4° Reggimento carri armati leggeri con 35 carri armati Tipo 95 e 8 Tipo 89A. In confronto, i sovietici disponevano dei carri armati per la cavalleria BT-5, con motori e armamento più potenti e blindatura maggiore rispetto ai corazzati giapponesi. Una brigata corazzata sovietica disponeva di 128 carri armati e 24 cannoni anticarro da 76mm montati su autocarri pesanti blindati. In totale, Zhukov disponeva di 12500 effettivi, 186 carri armati e 226 autoblindo.
Il 2 luglio, 7 battaglioni e mezzo di fanteria giapponese attraversarono il Khalkha e occuparono le colline Bain-Tsagan. Qui si scontrarono con l’11.ma Brigata e la 7.ma Brigata sovietiche, che attuarono la controffensiva, respingendo i giapponesi, che persero 44 carri armati. Il tentativo di contrattacco giapponese del 4 luglio venne sventato dall’aeronautica militare e dall’artiglieria sovietiche, che distrussero l’unico ponte costruito dai giapponesi sul Khalkha, facendo annegare centinaia di soldati che cercavano di ritirarsi. La maggior parte della forza d’assalto su Bain-Tsagan, 10000 truppe, era morta o ferita quando i combattimenti si conclusero nella notte del 4-5 luglio.
I giapponesi ci riprovarono tra il 23 e il 25 luglio, attaccando con la copertura dell’artiglieria e di notte. Ma dotati di soli 22 cannoni da campagna, dalla gittata di 18300 metri, affrontarono le batterie sovietiche dotate di 28 cannoni da 152mm e da 122mm dalla gittata di 20870 metri, vanificando il supporto dell’artiglieria alla fanteria giapponese. Data l’assenza di efficacia della loro artiglieria, i successivi attacchi notturni delle unità di fanteria giapponesi furono respinti dalle difese sovietiche, peraltro schierate in profondità. E anche quando le unità giapponesi occupavano delle posizioni di notte, alla mattina artiglieria, corazzati e fanteria sovietici le scacciavano. A fine luglio i giapponesi passarono dall’offensiva alla difensiva costruendo un sistema di fortificazioni e bunker lungo il Khalkha. In quel momento, la rinnovata 6° Armata dell’esercito imperiale giapponese comprendeva 38000 soldati, 318 cannoni, 130 carri armati e 225 aerei da combattimento. Nel frattempo, Zhukov pianificava l’offensiva impiegando 57000 effettivi, 542 pezzi d’artiglieria, 498 carri armati e 515 aerei da combattimento del Primo Gruppo d’Armate. Il comando sovietico scoprì i punti deboli dello schieramento nemico: i fianchi dei giapponesi erano coperti dalla cavalleria del Manchukuo, inaffidabile e vulnerabile. Inoltre, i giapponesi non avevano una riserva tattica mobile. Infine, il comando sovietico ricorse alla disinformazione via radio e alla messinscena di lavori di costruzione sulle proprie linee, facendo credere ai giapponesi che i sovietici scavavano le trincee per l’inverno.
Il 10 agosto i giapponesi disponevano della 7° e 23° Divisioni di fanteria, di una brigata del Manchukuo, di 3 reggimenti da cavalleria, 182 carri armati, 300 blindati, 3 reggimenti d’artiglieria e oltre 450 velivoli, pronti per un’ultima offensiva prevista per il 24 agosto.
Il 20 agosto 1939 i sovietici schieravano tre grandi unità lungo un fronte di 45 miglia. Sull’ala sinistra, vi era la 6.ta Divisione di cavalleria mongola, la 7.ma Brigata corazzata, il 601.mo Reggimento di fanteria dell’82.ma Divisione fucilieri motorizzati e 2 battaglioni dell’11.ma Brigata corazzata. Al centro, volta all’attacco frontale sui giapponesi, vi era la 36.ma Divisione fucilieri motorizzati, la 5.ta Brigata corazzata e l’82.ma Divisione fucilieri motorizzati senza il 601.mo Reggimento di fanteria. Nell’ala destra, a nord, vi erano la 57.ma Divisione fucilieri motorizzati, 2 battaglioni dell’11.ma Brigata corazzata, 3 battaglioni della 6.ta Brigata corazzata e l’8.va divisione di cavalleria mongola. In riserva vi era la potente forza mobile composta dalla 9.na Brigata corazzata, da un battaglione della 6.ta Brigata corazzata e la 212.ma Brigata aeroportata. In totale si trattava di 35 battaglioni di fanteria, 20 squadroni di cavalleria, 498 carri armati, 346 autoblindo e 502 pezzi d’artiglieria. Alle 5:45 150 bombardieri sovietici, scortati da 100 caccia, si scatenarono sulle posizioni giapponesi, quindi intervennero 250 pezzi dell’artiglieria pesante sovietica. Alle 9:00, le truppe russe avanzarono. I giapponesi furono sorpresi dell’attacco di Zhukov. Il 21 agosto, la forza sovietica meridionale superava il confine con il Manchukuo, tagliando la via di ritirata dei giapponesi sui fiumi Khalkha e Khajlastyn, e il 24 agosto, la 9.na Brigata corazzata proveniente da nord raggiungeva la 6.ta Brigata corazzata proveniente da sud. Le forze giapponesi tentarono di spezzare l’accerchiamento, tra il 24 e il 26 agosto, ma gli attacchi aerei sovietici resero impossibili i movimenti dei giapponesi e una puntata dalla 6.ta Brigata corazzata sovietica li costrinse ad abbandonare questi tentativi. La sacca giapponese venne liquidata il 31 agosto, con la distruzione della 23° Divisione; i giapponesi subirono 61000 tra morti e feriti e persero tutta l’artiglieria e i corazzati. I sovietico-mongoli ebbero 8931 caduti e 15952 feriti, e persero 68 carri armati e 34 pezzi d’artiglieria.
A settembre, i giapponesi avviarono un’intensa campagna aerea, trasferendo 6 squadroni da caccia dalla Cina nel Manchukuo. Il 13 settembre i giapponesi avevano schierato 255 velivoli, di cui 158 caccia. Ma le battaglie aeree nei cieli mongoli si conclusero il 16 settembre, assieme al conflitto, dopo che i giapponesi avevano perso in totale 589 velivoli, e i sovietici 207. Il 17 settembre, le truppe sovietiche entravano in Polonia.
I giapponesi rimasero sconvolti sapendo che l’alleato tedesco aveva firmato il patto di non aggressione con l’Unione Sovietica il 23 agosto. Il quotidiano Asahi Shimbun scrisse: “Lo spirito del Patto Anti-Comintern è ridotto a cartaccia e la Germania ha tradito un alleato”. Alla luce di ciò governo e alto comando giapponesi decisero che il conflitto in Mongolia doveva finire. La fazione dell’esercito dell'”Attacco a Nord” ne uscì screditata e nell’aprile 1941 fu firmato il patto di non aggressione sovietico-giapponese. L’Estremo Oriente sovietico rimase al sicuro e per tutta la guerra con la Germania, navi statunitensi cariche di rifornimenti e battenti bandiera sovietica attraccarono senza ostacoli nel porto di Vladivostok.Fonti:
Cassad
Cassad
Cassad
Cassad
Cassad
Cassad
DDVV
Hrono
Hrono
KM
Russbalt
RKKAWW2
Army War College
Historynet
Nomonhan
Weapons and Warfare

Dunkerque e la verità sui combattimenti nel maggio-giugno 1940

Jacques Sapir, Russeurope 31 luglio 2017Il film “Dunkerque”, appena uscito in diversi Paesi [1], tra cui la Francia, fa rivivere il mito di un esercito francese che non avrebbe combattuto nelle tragiche settimane di maggio e giugno 1940. In realtà, questo film mescola un punto di vista tedesco e uno (non professionista) statunitense [2]. La realtà fu ben diversa. Non che l’esercito francese non fu sconfitto, ma tale sconfitta va principalmente attribuita a una strategia inadeguata, e in particolare la sconfitta francese nel 1940 fu molto più dovuta a ragioni politiche che militari. Se ci fu il crollo della Francia, fu soprattutto politico.

La realtà dei combattimenti in maggio e giugno 1940
I combattimenti furono estremamente violenti, provocando 92000 morti tra i francesi e probabilmente 100000 tra i tedeschi. In realtà, la violenza dei combattimenti costrinse il regime di Hitler a spostare nel tempo la “rivelazione” sul numero di vittime. La manovra chiamata “falce” condotta da Guderian, è nota [3]. Ma la storia delle battaglie che comportò, soprattutto a Gembloux e Stonne (13-17 maggio 1940), se è ben dettagliata presso gli storici statunitensi, inglesi e tedeschi, resta,-salvo testimonianze, piuttosto poco nota al grande pubblico francese [4]. Infatti, a Gembloux, le unità francesi, in particolare la 3.za DIM, inflissero gravi perdite alle forze corazzate tedesche, mettendo fuori combattimento in due giorni più di 200 carri armati tedeschi. Stonne, piccolo villaggio delle Ardenne, fu catturato e ripreso 17 volte, a un prezzo molto costoso per i tedeschi, che scoprirono che il loro armamento non era in realtà superiore a quello francese.Armamento Francese: David Lehmann A – 01-1940
Conosciamo la storia sul carro armato B1bis del futuro Generale Billotte, che distrusse una compagnia di carri armati tedeschi, in quello che sembrò il presagio degli agguati di Villers-Bocage nel giugno 1944, o quella del B1bis del comandante Domercque, che causò panico nella fanteria tedesca. Storie simili riguardano la battaglia di Montcornet (dove la 4.ta DCR del Colonnello de Gaulle entrò nel fianco di Guderian) oppure di Abbeville. La fine dei combattimenti di maggio fu, ovviamente, l’evacuazione di gran parte della BEF inglese a Dunkerque (tema del film). Ma l’evacuazione fu resa possibile dal coraggio dei soldati francesi [5]. In realtà, questa campagna fu utilizzata dalla macchina della propaganda nazista per costruire il “mito” della Blitzkrieg, ma in realtà rivelò soprattutto limiti e debolezze della Wehrmacht [6]. Allo stesso modo, nelle battaglie di maggio e giugno 1940, la ferocia dell’esercito tedesco (non delle SS che in realtà non esistevano ancora come forza di combattimento) si rivelò ai senegalesi che combattevano nelle unità francesi [7]. Tutto questo deve interrogarci sulle ragioni del perpetuarsi dei miti (i soldati francesi non combatterono, i soldati tedeschi non commisero crimini, fu colpa solo delle SS). Nella realtà è ormai ben consolidata l’incompetenza cronica tedesca, o più specificamente, dovuta al modo in cui il regime nazista organizzò la guerra e il suo strumento militare.

L’incompetenza cronica tedesca
L'”incompetenza cronica” tedesca si manifestò su più livelli, non appena si lasciano gli elementi tattici più stretti. È interessante notare che furono gli italiani, in contatto costante con le élite naziste, che fornirono le migliori descrizioni di tale “incompetenza cronica” o “disordine strutturale” del processo decisionale [8]. I “Diari di Ciano” pubblicati dopo la guerra, mostrano molto bene come un osservatore, ambivalente verso Hitler, notò la successione delle decisioni coerenti solo in ambiti limitati, ed incompatibili tra esse. L’incoerenza strategica fu evidente già nel 1939. L’esercito tedesco non era pronto alla guerra contro Francia e Gran Bretagna. Inoltre, Hitler disse, per calmare i suoi generali, che Francia e Gran Bretagna non avrebbero lottato per la Polonia. L’editoriale triste e scioccante di Marcel Déat (il famoso Morire per Danzica?) certamente rafforzò le sue opinioni. Tuttavia, il ministro degli Esteri tedesco e la diplomazia italiana attirarono l’attenzione sul fatto che la determinazione franco-inglese fu forte quella volta. In tale contesto, la ricerca del compromesso sarebbe stata logica, soprattutto da quando Hitler indicò il 1942-1943 come data per la guerra. Tutti i piani sul riarmo tedesco, aereo, terrestre e marittimo, furono pianificati sulla base di tale data e non per una guerra nel 1939. Eppure Hitler attaccò la Polonia perché “voleva” la guerra, più dell’avanzata che si aspettava da essa. Rischiò la rottura con Mussolini [9].
Nel 1940, l’operazione contro la Norvegia fu un disastro sul piano navale. La fattibilità dell’invasione della Gran Bretagna con l'”Operazione Leone Marino”, fu compromessa dalle perdite subite al momento. Tuttavia, dal punto di vista strategico, una vittoria contro la Gran Bretagna era più importante della conquista della Norvegia. Per Hitler, invece, “agire prima del nemico” era più importante di qualsiasi altra cosa. Immaginate la situazione diplomatica intricata degli alleati se Hitler avesse aspettato Churchill imporre l’idea d’invadere un Paese neutrale (Norvegia). Il dittatore si sarebbe coperto con la scusa di proteggerne la neutralità e avrebbe certamente ottenuto il supporto svedese. La decisione d’invadere la Norvegia fu, dal punto di vista strategico, una benedizione per gli alleati. Allo stesso modo, alla fine del 1941, la decisione di Hitler di dichiarare guerra agli Stati Uniti dopo Pearl Harbor non era in alcun modo giustificata, dato che il patto tripartito non aveva valenza reale da tempo e il Giappone evitò di sostenere la Germania contro l’URSS. Roosevelt avrebbe certamente avuto qualche difficoltà ad ottenere rapidamente una dichiarazione di guerra se la Germania avesse dichiarato la non-belligeranza nel conflitto tra Giappone e Stati Uniti. Ma per Hitler era essenziale prendere la decisione finale. Si vede, dal suo discorso, che la dimensione patologica della rappresentazione del mondo prevaleva. La produzione industriale degli Stati Uniti non lo spaventò perché il Paese era “mezzo ebreo e mezzo negrizzato” [10]. Questi non sono gli unici esempi di coerenza ideologica che condussero all’incoerenza strategica di Hitler, portandoci alla situazione nel giugno 1940.
La logistica dell’esercito tedesco non poté sostenere un’offensiva prolungata, i generali lo dissero a Hitler. Il grado di motorizzazione dell’esercito era relativamente basso, anche se i mezzi erano concentrati in divisioni corazzate e di cavalleria (“leggere”). La “Blitzkrieg” era un mito della propaganda e non una realtà dottrinale o operativa [11] Dopo sei settimane di aspri combattimenti, che sappiamo oggi aver causato perdite di uomini almeno pari e probabilmente superiori alle perdite franco-inglesi, con le linee di comunicazione molto allungate e notevolmente usurate, l’esercito tedesco dovette fermarsi. Inoltre, si ebbe lo stesso problema con Barbarossa, quando l’avanzata tedesca si fermò a fine luglio 1941, dando ai sovietici una tregua. Tutti gli archivi militari tedeschi convengono su tale constatazione.Quando Pétain offrì la vittoria ad Hitler
Questo spiega il motivo per cui, nel giugno 1940, Hitler si gettò letteralmente sull’offerta di armistizio di Pétain. Qui va letto attentamente il libro di William L. Shirer [12]. Shirer nel 1940 era un giornalista accreditato a Berlino e seguiva il leader nazista. Era presente alla firma dell’armistizio di Compiègne. Il suo libro s’ispira anche ai ricordi di attori importanti (Halder, Ciano, gli interrogatori di Keitel e Jodl). Osservò che Hitler rifiutò a Mussolini la maggior parte delle richieste perché temeva di spingere i francesi a rifiutare l’armistizio e a continuare la guerra. Tale paura indica chiaramente che se l’avanzata tedesca fu spettacolare, fu anche fragile. Shirer va oltre, e la seguente citazione dell’autore e testimone diretto degli eventi che poté verificare le informazioni dalle migliori fonti, è essenziale per noi: “In ultima analisi, Hitler diede al governo francese una zona non occupata nel sud e sud-est. Fu una svolta intelligente. Non solo divise la Francia geograficamente e amministrativamente, ma rese difficile se non impossibile la formazione di un governo francese in esilio ed impedì ai politici a Bordeaux di espatriare la sede del governo nel Nord Africa francese, progetto quasi riuscito e rovinato all’ultimo momento, non dai tedeschi ma dai disfattisti francesi Pétain, Weygand, Laval e sostenitori“. [13] Hitler sapeva che le sue truppe non potevano continuare l’offensiva in Francia. L’offerta francese del pane dell’armistizio fu benedetta, perché convinse Hitler che la Gran Bretagna avrebbe fatto una richiesta analoga vedendo la Francia uscire dalla guerra. Per lui, la guerra in Occidente era finita. Solo contro tutte le sue rappresentazioni mentali, secondo cui ariani non potevano combattere contro altri ariani [14], la Gran Bretagna rifiutò di firmare una pace “onorevole”. Tuttavia, la Germania non aveva i mezzi per invaderla nel settembre 1940. L’aviazione tedesca, a causa delle decisioni (anche probabilmente giustificate dallo stato dell’industria tedesca) di Udet e di Jeschonnek, era essenzialmente una forza tattica, priva di raggio d’azione. I mezzi anfibi erano praticamente inesistenti (nonostante improvvisazioni ingegnose) e la Marina tedesca non si era ancora ripresa dalle perdite subite in Norvegia. E’ qui che l’operazione “Leone Marino” fu “ripresa” in Gran Bretagna nel 1960 (quando fu girato il film la Battaglia d’Inghilterra) con non meno di quaranta attori compresi alti ufficiali superstiti di entrambi i campi (Galland, Portal, ecc). Il risultato, verificato dagli esperti (docenti del Sandhurst Military Academy erano presenti) fu il tremendo massacro di truppe tedesche [15]. Un atteggiamento “ragionevole” sarebbe stato rinviare l’operazione nella primavera del 1941, anche se, naturalmente, le forze inglesi si sarebbero rafforzate considerevolmente nel frattempo. Eppure, invece di cercare di finire il lavoro, Hitler preparò da luglio 1940 l’attacco all’URSS. Quando gli italiani lo seppero, rimasero inorriditi ma non ebbero voce in capitolo.

Inefficienza operativa
In modo caricaturale, la storiografia occidentale riprese le tesi dei generali tedeschi che, nelle loro memorie evitarono la responsabilità delle loro perdite attribuendole alla “follia” di Hitler (anche se autentica) o agli italiani. Tuttavia, un’analisi realistica dei fatti dimostra che gli stessi generali furono responsabili delle loro perdite, nonostante e anche a causa del loro successo tattico. Questo fatto è stato chiarito da Geyer che mostra che, nel 1937-1938, il pensiero strategico tedesco si dissolse nella tattica [16]. Guderian vide nel “Colpo di Falce” nel 1940 un modo per spingere la Gran Bretagna fuori dalla guerra. Riteneva che la distruzione del gruppo d’armate inglese in Francia sarebbe bastato. Si potrebbe pensare che non lesse mai nulla della strategia inglese dal XVI secolo. Naturalmente, Guderian fu aiutato dagli inetti concetti strategici dell’esercito francese. Ma il comportamento delle unità francesi, a Gembloux e Stonne (nelle Ardenne), indicò l’estrema fragilità del piano tedesco. Si noti inoltre che Guderian non riuscì a distruggere il corpo inglese che fu evacuato a Dunkerque grazie all’ingegnosità degli inglesi, ma anche, e va detto e ripetuto, al sacrificio dei soldati francesi che fermarono l’esercito tedesco per quasi tre giorni. Il comportamento di Rommel nel 1941 e 1942 ebbe i tratti dello stessa malattia. Durante le operazioni “Crusader” (novembre 1941), l’attacco all’Egitto (il “Raid”) sarebbe potuto finire in un disastro, e l’Afrika Korps (AK) fu salvata dalla lentezza inglese e da una tempesta di sabbia. Il 27 novembre 1941, Rommel poteva perdere la 15.ma Panzerdivisionen a Bir al-Shalata, e con essa l’Afrika Korps [17]. Che pensare di un generale che metteva il proprio esercito in pericolo e salvato dal maltempo e dalla lentezza del nemico…
L’attacco del giugno 1942 (Gazala) fu tatticamente brillante. Ma possibile solo grazie alla cessione all’AK dei mezzi necessari per prendere Malta. Anche in questo caso fu un azzardo che portò a una serie di brillanti successi tattici, ma esaurì l’AK su un enorme teatro e una logistica indebolita. Si noti che bastò la brillante resistenza delle forze francesi libere del Generale Koenig a Bir Haqaym per salvare gran parte dell’8.va Armata inglese. Dal 29 maggio 1942 (la battaglia iniziò il 26), l’AK era a corto di carburante e munizioni. Anche in questo caso, la fortuna giocò a favore di Rommel, che trovò un passaggio libero dal tiro dell’artiglieria inglese per trasportare il carburante e le munizioni necessari. Tutti i fatti vanno considerati. Anche in questo caso, non dispensano l’alto comando francese, che conservava concezioni strategiche arcaiche, né la responsabilità della burocrazia civile e militare il cui peso gravò nella progettazione dei mezzi, né la responsabilità politica di un’élite che in maggioranza preferì “Hitler al Fronte Popolare”. Ma questi fatti illuminano il sacrificio delle truppe francesi nel maggio-giugno 1940, e in particolare la grande responsabilità sull’armistizio di Pétain. Questi fatti gettano anche luce sulle guerre, che sono davvero perse quando si rifiuta di combatterle. E questa è una lezione che potrebbe essere notevole.Note
[2] Maurice Vaïsse (dir.), Mai-juin 1940. Défaite française, victoire allemande sous l’œil des historiens étrangers, Postface de Laurent Henninger, Paris, Éditions Autrement, 2010.
[3] Karl-Heinz Frieser, Ardennen – Sedan, Militärhistorischer Führer durch eine europäische Schicksalslandschaft, Francfort sur-le-Main, Report, 2000.
[4] Voir, Jeffery A. Gunsburg, “The Battle of Gembloux. 14–15 May 1940: The Blitzkrieg Checked”, in Journal of Military History 64 (2000), pp. 97-140. Dominique Lormier, La bataille de Stonne, Ardennes, mai 1940, Paris, le Grand livre du mois, 2010.
[5] Dominique Lormier, La bataille de Dunkerque. 26 mai-4 juin 1940. Comment l’armée française a sauvé l’Angleterre, Paris, Tallandier, 2011
[6] Jean Solchany, “La lente dissipation d’une légende, la ‹Wehrmacht› sous le regard de l’histoire”, in Revue d’histoire moderne et contemporaine 47 (2000), pp. 323-353.
[7] Raffael Scheck, Hitler’s African Victims: the German Army Massacres of Black French Soldiers in 1940, Cambridge, Cambridge University Press, 2008 ; Raffael Scheck, “They Are Just Savages: German Massacres of Black Soldiers from the French Army in 1940”, in The Journal of Modern History 77 (2005), pp. 325-344.
[8] J. Sadkovich, “German Military Incompetence Through Italian Eyes”, War in History, vol. 1, n°1, Mars 1994, pp. 39-62; stesso autore, “Of Myths and Men: Rommel and the Italians in North Africa”, International History Review, 1991, n°3.
[9] Max Gallo, “L’Italie de Mussolini”, Marabout Université, Verviers, 1966, pp. 302-06.
[10] W. Sheridan Allen, “The Collapse of Nationalism in Nazi Germany”, in J. Breuilly (ed), The State of Germany, Londres, 1992
[11] Karl-Heinz Frieser, Le Mythe de la guerre éclair, Paris, Belin, 2003
[12] W.L. Shirer, “Storia del Terzo Reich”, vol. 2, Einaudi, Torino, 1962.
[13] W. Shirer, “Storia del Terzo Reich”, vol. 2, p. 129, op.cit.
[14] M. Burleigh e W. Wippermann, “The Racial State – Germany 1933-1945”, Cambridge University Press, 1991.
[15] F-K von Plehwe, “Operation Sea Lion 1940”, Journal of the Royal United Services Institution, March, 1973.
[16] M.Geyer, “German Strategy in the Age of Machine Warfare”, 1914-1945, in P. Paret (ed.) Makers of Modern Strategy, Princeton University Press, Princeton, N.J., 1986.
[17] Brig.Gen. H.B.C.Watkins, “Only Movement Brings Victory – The Achievements of German Armour”, in D. Crow (ed.), Armoured Fighting Vehicles of Germany -World War II, Barrie & Jenkins, London, 1978. Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

1939, Guerra aerea e guerra segreta contro la Polonia

Alessandro Lattanzio, 12/9/2015

PZL P.37 Los

PZL P.37 Los

Il 1° settembre 1939, la Polonia schierava 29 squadriglie suddivise tra 3 brigate caccia e 6 brigate da bombardamento-ricognizione, per 12000 effettivi, di cui 1181 piloti, 497 osservatori e 219 mitraglieri. L’aeronautica polacca disponeva di 115 caccia P.7, 185 caccia P.11, 240 aerei d’attacco P.23, 75 bombardieri P.37, 15 bombardieri LWS.4, 225 ricognitori R-XIII, 65 ricognitori RWD-14, 200 ricognitori Potez-25, 750 aerei d’addestramento, 39 aerei da trasporto.
L’esercito polacco era composto da 30 divisioni di fanteria, 12 brigate di cavalleria, 2 brigate motorizzate e 1 brigata corazzata. Ogni divisione disponeva di 27 cannoni anticarro, 92 fucili anticarro, 48 cannoni e 6 cannoni pesanti. Ogni brigata aveva 18 cannoni e 66 fucili anticarro. L’esercito polacco disponeva di 225 carri armati leggeri, 88 carri armati della IGM, 634 blindati 504 cannoni antiaerei e 750 mitragliatrici antiaeree.
La Marina polacca disponeva di 4 cacciatorpediniere, 5 sommergibili, 2 cannoniere, 1 posamine e 6 dragamine.
Il caccia PZL P.11, entrato in servizio nel 1935, nel 1939 era già superato. Il 1° settembre 1939 gli aerei polacchi erano stati spostati dagli aeroporti di stanza alle basi aeree segrete disperse sul territorio polacco. I bombardieri bimotori PZL P.37 potevano bombardare il territorio tedesco, ma non furono impiegati in tal senso da Varsavia per motivi politici. I P.37 furono prodotti in 88 esemplari, ed insieme ai P.37 distrussero 600 mezzi corazzati tedeschi nella campagna del 1939. L’ordine di mobilitazione dell’aeronautica polacca fu emesso il 23 agosto 1939, ma poi Londra e Parigi costrinsero Varsavia, il 29 agosto, a far rientrare l’ordine, per poi emanarlo un’altra volta il 30 agosto, creando confusione nelle forze armate polacche.

PZL P.23 Karas

PZL P.23 Karas

Il 1° settembre 1939, alle 4:26, decollavano tre Ju-87 Stuka tedeschi alla volta del ponte sulla Vistola di Dirschau. L’obiettivo era impedirne la distruzione da parte delle truppe polacche, spezzando i cavi degli esplosivi collocati sul ponte, e farlo cadere intatto nelle mani del colonnello Medem, al comando di un’unità corazzata tedesca. Ma l’operazione falliva. Alle 4:45, presso Cracovia, il tenente Wladek Gnys, sul suo P.11 abbatteva due bombardieri della Luftwaffe Dornier Do-17E. Furono i primi aerei tedeschi abbattuti nella Seconda Guerra Mondiale. I P.11 polacchi respinsero il primo attacco aereo su Varsavia, abbattendo 3 caccia tedeschi Bf-109E, mentre sulla base aerea di Rakowice i bombardieri tedeschi He-111 distruggevano 28 aerei polacchi. Ma si trattava di vecchi velivoli che i polacchi non avevano neanche pensato di spostare. Alle 16:30, 70 bombardieri He-111, scortati da 30 caccia Bf-109E della Luftflotte 2 tedesca, bombardavano Varsavia per la prima volta. Il colonnello Leopold Pamula abbatteva un bombardiere He-111 e uno Stuka, e andava a far collidere il suo caccia con un aereo tedesco, prima di paracadutarsi. Quel giorno i polacchi persero 10 caccia e i tedeschi 25 aerei.
Il 2 settembre, i polacchi perdevano 16 aerei e 88 bombardieri tedeschi He-111 attaccavano la città di Deblin. Ma la 141.ma squadriglia dell’Armata Pomorza polacca abbatteva ben 9 bombardieri tedeschi Do-17E. Aerei polacchi attaccavano diverse volte le forze blindate tedesche provenienti dalla Prussia orientale. Quel giorno i polacchi abbatterono 21 aerei tedeschi.
Il 3 settembre, i polacchi attaccavano le colonne corazzate tedesche, e aerei tedeschi affondavano a Gdynia il cacciatorpediniere Wicher e il posamine Gryf. I polacchi abbatterono 16 aerei tedeschi e persero 12 aerei d’attacco P.23 Karas e 3 caccia P.11.
Il 4 settembre, i bombardieri polacchi P.37 e P.23 infliggevano gravi danni alla 4.ta Divisione corazzata tedesca. I polacchi perdevano 20 aerei, i tedeschi 4 aerei.
Il 5 settembre, i caccia polacchi abbattevano 9 aerei tedeschi. Le unità di addestramento e supporto logistico polacche iniziavano a ritirarsi verso il confine con la Romania, in attesa dell’offensiva anglo-francese contro la Germania che non avverrà.
Il 6 settembre, Francia e Regno Unito avevano inviato, via mare, 50 aerei da combattimento per la Polonia, ma il 1° settembre, erano ancora in navigazione. 19 caccia P.11 polacchi attaccavano una formazione di bombardieri tedeschi Do-17Z e quindi un’altra formazione di Ju-87 Stuka, abbattendo 15-19 velivoli tedeschi. Nei primi sei giorni di guerra la Brigata da Caccia polacca aveva abbattuto 10 bombardieri He-111, 8 bombardieri Do-17, 2 bombardieri Ju-86, 10 Ju-87 Stuka, 6 caccia Bf-109, 4 caccia Bf-110, 1 ricognitore Hs-126 tedeschi. Ma la Brigata aveva perso 38 dei 54 caccia di cui disponeva il 1° settembre. I 63 caccia polacchi assegnati alle armate dell’Esercito avevano abbattuto 63 aerei tedeschi, ma 41 di essi andarono perduti. In totale 105 aerei tedeschi erano stati abbattuti dai polacchi, che avevano perso 79 aerei da caccia P.11 e P.7. La Brigata da Bombardamento polacca aveva effettuato 119 sortite contro le forze corazzate tedesche, perdendo 16 P.37 Los e 32 P.23 Karas, a cui andavano aggiunti 37 dei 77 ricognitori polacchi R-XIII operativi il 1° settembre.
Il 7 settembre, la Polonia disponeva in tutto di 40 caccia P.11 raggruppati a Wielki, presso Lublino.
Il 8-9 settembre, i tedeschi arrivavano alla periferia di Varsavia, sperando di entrarvi senza combattere. ‘Speranza’ vana. 140 Stuka bombardavano la capitale polacca.
Il 10 settembre, 200 tecnici polacchi arrivavano in Romania per ricevere i velivoli francesi e inglesi. 1 caccia tedesco Bf-109 veniva abbattuto.
L’11-13 settembre, i tedeschi scatenavano tutta la loro potenza aerea sull’Armata polacca della Bzura. 183 aerei tedeschi bombardarono Varsavia. I polacchi persero 8 aerei e abbatterono 1 caccia Bf-109D.
Il 14 settembre, i polacchi disponevano di 54 caccia P.11. Mentre 6000 militari dell’aeronautica polacca erano al confine con la Romania, Bucarest vietava il transito di materiale bellico per la Polonia.
Il 15-16 settembre, i tedeschi bombardavano l’Armata della Bzura polacca con tutti i velivoli disponibili e distruggevano 26 aerei polacchi. I P-23 e i P.37 compivano le ultime sortite contro i tedeschi.
Il 17 settembre, i caccia polacchi abbattevano 1 bombardiere Do-17 tedesco e 1 caccia sovietico. Le ultime vittorie dei polacchi che, nel frattempo, inviavano in Romania, sull’aeroporto di Cernauti, 150 aerei. Ma la Romania confiscava gli aerei e internava il personale.
Dal 7 al 17 settembre, la Brigata da Caccia polacca aveva abbattuto solo 5 aerei nemici, la Brigata da Bombardamento aveva effettuato 107 sortite, e i ricognitori compiuto 40 missioni.
Il 18-19 settembre, i tedeschi catturarono 170mila soldati polacchi, mentre la Luftwaffe compiva 1693 missioni. Le squadriglie da caccia polacche 131 e 132 abbattevano 31 aerei tedeschi.
Il 25-26 settembre, 420 bombardieri tedeschi attaccavano Varsavia, gli ultimi 9 caccia polacchi fuggivano in Ungheria, dopo che il capitano Stanislaw Riess era giunto in volo da Bucarest portando l’ultimo ordine del comando polacco: istituire l’esercito clandestino di resistenza contro l’occupazione tedesca.
Il 27 settembre, Varsavia capitolava.
Il 4 ottobre, due aerei da ricognizione polacchi bombardavano una colonna tedesca a Pyskor. Era l’ultima missione dell’aeronautica polacca nella guerra tedesco-polacca del 1939.

PZL P.11c

PZL P.11c

La Luftwaffe, nella campagna polacca del settembre 1939, perse 285 velivoli: 67 caccia Bf-109, 12 caccia Bf-110, 31 Ju-87 Stuka, 91 bombardieri He-111, Do-17 e Ju-52, 63 ricognitori; inoltre altri 279 velivoli dovettero essere ritirati per i danni subiti. 413 furono i piloti e altro personale tecnico tedeschi perduti in combattimento.
I polacchi abbatterono 129 aerei tedeschi e persero 327 dei 435 aerei da combattimento di prima linea. 150 velivoli ripararono in Romania. Circa l’80% del personale dell’aeronautica polacca, 11500 effettivi, poté fuggire in Romania, Ungheria, Lituania e Lettonia. 1500 furono catturati dai sovietici. Altri 90000 soldati polacchi furono internati in Romania, in seguito evacuati in occidente su pressione di Londra e Parigi.
Gli slovacchi sostennero i tedeschi nelle operazioni contro la Polonia, impiegando le squadriglie da caccia 13.ma, 39.ma e 45.ma, e la squadriglia da ricognizione 16.ma, perdendo 2 caccia Avia B.534 e abbattendo un aereo da collegamento polacco RWD-8 in fuga verso la Romania.

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PZL P.11

Il sabotaggio ucraino
5f349e759c67c8fc13a03ef4787564c4Nella primavera del 1939, pochi mesi prima dell’invasione nazista della Polonia, l’Organizzazione dei nazionalisti ucraini (OUN), organizzazione armata di estrema destra per l’indipendenza dell’Ucraina, formò un’unità militare per assistere i tedeschi nell’invasione. L’unità venne chiamata Bergbauernhilfe (BBH), o Legione ucraina, organizzata con l’aiuto dell’Abwehr, l’intelligence militare tedesca. L’unità doveva sostenere la rivolta armata dei nazionalisti ucraini nella Polonia orientale. Nel marzo 1939, durante la liquidazione della Cecoslovacchia, i capi del Sojm dei Carpazi ucraini dichiararono l’indipendenza. Ma l’Ungheria, che aveva annesso la regione, schiacciò le milizie nazionaliste ucraine composte da ex-soldati dell’esercito cecoslovacco, nazionalisti galiziani e attivisti dell’OUN, tra cui Roman Sushko, poi messo a capo della Legione ucraina. I superstiti fuggirono in Slovacchia, Austria e Germania, dove avrebbero formato la spina dorsale della Legione ucraina. Nell’aprile 1939, l’Alto Comando tedesco completò i piani dell’invasione della Polonia, il ‘Fall Weiss‘, secondo cui la 14.ma Armata del colonnello-generale Wilhelm List avrebbe invaso la Polonia dallo Stato fantoccio slovacco. Era nell’ambito di tale armata che la Legione ucraina doveva operare.
Nel giugno 1939, il capo dell’Abwehr, ammiraglio Wilhelm Canaris, incontrò i capi dell’OUN per decidere la creazione del Bergbauernhilfe, il cui scopo era organizzare un’insurrezione ucraina contro le autorità nella Polonia orientale. Il 13 giugno Sushko fu posto al comando dell’unità, e il colonnello Erwin von Lahousen, capo della Sezione II dell’Abwehr (sabotaggio) gli ordinò di addestrare 1300 ufficiali e 12000 soldati; ma ad agosto il gruppo comprendeva solo circa 600 soldati radunati ad Hammerstein, in Germania occidentale. L’Abwehr li aveva addestrati all’uso di armi ed esplosivo, topografia, sabotaggio e occupazione di posizioni strategiche, secondo un programma simile a quello delle forze speciali tedesche (le unità Brandenburg). La Legione ucraina doveva condurre operazioni di sabotaggio e intelligence nelle retrovie dell’esercito polacco in Polonia orientale, subito dopo l’invasione nazista, ed istigare la rivolta contro le autorità polacche tra gli ucraini locali. Insieme al Bergbauernhilfe, i terroristi dell’OUN in Polonia si prepararono alla rivolta su ordine del capo regionale Vladimir Lopatinskij, iniziando l’addestramento a luglio nei campi segreti in Polesia e Carpazi. Inoltre, Lopatinskij immaginò che le unità partigiane, dopo aver preso il potere locale, avrebbero proclamato lo Stato ucraino. La Legione, nell’agosto 1939, aveva quasi un migliaio di combattenti attivi nell’est della Polonia. Il controspionaggio militare polacco, sapeva dei maneggi tra OUN e Abwehr fin da aprile, e che a maggio Berlino aveva raddoppiato le sovvenzioni all’OUN. La BBH fu trasferita in Slovacchia a luglio ed attivata il 22 agosto, assieme a un altro distaccamento dell’Abwehr, il battaglione speciale Ebbinghaus, addestrato per operare nella Slesia polacca. Tuttavia, dopo la firma del patto Molotov-Ribbentrop del 23 agosto, che prevedeva la liberazione della Polonia orientale (Ucraina occidentale) da parte dell’Armata Rossa, l’Abwehr ordinò alla Legione ucraina di smobilitare dalla prima linea. Nel frattempo, l’OUN in Polonia continuava a prepararsi per l’insurrezione armata, in conformità con i piani, prevista per il 28 agosto.
Brandenburgers-01 Il 5 settembre, avviata l’invasione della Polonia, il battaglione Ebbinghaus occupò il nodo ferroviario di Katowice spianando la strada al Generale Busch, comandante dell’VIII Corpo d’Armata tedesco. I 3000 terroristi dell’OUN nel frattempo attaccarono avamposti dell’esercito e della polizia e, soprattutto, civili polacchi. Infatti, l’Abwehr ricevette dal ministro degli Esteri nazista Joachim von Ribbentrop l’ordine di utilizzare le organizzazioni nazionaliste ucraine per sterminare gli ebrei, l’intellighenzia polacca e “tutti coloro che incarnano la volontà della resistenza nazionale”. Il 15 settembre, i capi dell’Abwehr Canaris e Lahousen incontrarono il capo dell’OUN Andrej Melnik a Vienna, che propose di creare uno Stato filo-tedesco in Galizia. Lahousen, a sua volta, trasferì la Legione ucraina alla XIV Armata del generale Dehmel. Intanto, il 6 settembre il Bergbauernhilfe entrava in Polonia al seguito della 2.da Divisione slovacca, retroguardia della 57.ma Divisione tedesca del maggiore-generale Oskar Blum, che operava in prossimità di Lvov. Alla fine della campagna di Polonia, il Bergbauernhilfe fu sciolto e i suoi uomini assegnati alla polizia di guardia ai siti industriali in Polonia. Nel 1943, gli ex-soldati del BBH entrarono nell’Esercito insurrezionale ucraino, per combattere contro le forze sovietiche e polacche, e assassinando 100000 polacchi in Volinia e Galizia nel 1943-45.

Poland-15-09-39-px800Fonti:
Batailles Aeriennes 04 – La Campagne de Pologne, Marzo/Maggio 1998
Oriental Review
Sputnik