Il più grande attore nella storia del mondo

Alastair Crooke, SCF 01.05.2018John Mauldin ci offre un aneddoto molto pertinente sulla Cina: “Negli anni ’90, Robert Rubin, segretario del Tesoro sotto Bill Clinton, stava negoziando i termini in base ai quali la Cina sarebbe stata ammessa nell’Organizzazione mondiale del commercio. Le mie fonti dicono che in sostanza stava chiedendo molte delle stesse cose che Trump vuole ora… Ma nel 1998, nel mezzo dello scandalo di Monica Lewinsky, Clinton voleva una “vittoria” (non diversamente dall’attuale presidente). E Rubin non la consegnò, tenendo ferma la richiesta di accesso al mercato e garanzie sulla proprietà intellettuale, ecc. Clinton poi tolse i negoziati cinesi a Rubin e li diede alla segretaria di Stato Madeleine Albright con le istruzioni da seguire. Non essendo esperta di commercio, Albright non ha compreso i problemi sottostanti. I cinesi si sono resi conto che stava giocando una mano debole e si è mantenuta ferma. Per farla breve, le mie fonti dicono che ha effettivamente ceduto. Clinton ha ottenuto la sua “vittoria” e siamo rimasti bloccati con un pessimo accordo commerciale. Quando Trump sostiene che siamo stati snookered in un pessimo accordo commerciale, ha ragione, anche se mi chiedo se capisca la storia. Forse qualcuno gli ha dato lo sfondo, ma non è mai uscito in nessuno dei suoi discorsi. L’accesso all’OMC, finalmente avvenuto nel 2001, consentì alla Cina di iniziare a conquistare i mercati con mezzi legali e di accedere alla proprietà intellettuale degli Stati Uniti senza pagare… Questo fa la differenza ora? Probabilmente no… Ma porta alla rivalità di cui abbiamo parlato. È possibile che Stati Uniti e Cina restino in un’organizzazione come l’OMC? Trump sembra dubitarne, poiché ha minacciato di ritirarsene. Potremmo, un giorno, guardare a questo periodo di unico corpo al governo del commercio internazionale come aberrazione, un bel sogno mai realizzato. Se è così, preparatevi a qualche grande cambiamento”. Questo è il punto cruciale di una delle più grandi questioni geopolitiche d’Europa e USA. Mauldin ci dà ciò che l’opinione generale ritiene, “nonostante alcune retoriche, non credo che Trump sia ideologicamente contro il commercio. Penso che voglia solo una “vittoria” statunitense ed è flessibile su ciò che significa“. Sì, Trump probabilmente finirà per fare ‘come Clinton’, ma gli USA non hanno un’alternativa realistica se non accettare una Cina in crescita? Il mondo è cambiato dall’era Clinton: non si tratta più solo di litigare sulle ragioni dello scambio. Xi Jinping è all’apice del sistema politico cinese. La sua influenza ora permea ad ogni livello. È il leader più potente dal Presidente Mao. Kevin Rudd (ex-primo ministro australiano e vecchio studente della Cina) osserva che “nulla di tutto questo è per deboli di cuore… Xi è cresciuto nella politica del partito cinese condotta ai vertici. Attraverso suo padre, Xi Zhongxun… ha conseguito la “masterclass” non solo su come sopravvivere, ma anche come vincere. Per questi motivi, ha dimostrato di essere il politico più formidabile della sua era. È riuscito a impedire, aggirare, battere quindi rimuovere ciascuno degli avversari politici. Il termine educato per questo è consolidamento del potere. In ciò, ha sicuramente avuto successo“. Ed ecco il problema: il mondo che Xi immagina è del tutto incompatibile con le priorità di Washington. Xi non è solo più potente di qualsiasi altro predecessore da Mao, lo sa e intende lasciare il segno nella storia mondiale. Si equipara, o addirittura supera, Mao. Lee Kuan Yew, che prima della morte nel 2015 era il principale osservatore della Cina al mondo, diede una risposta esplicita sulla straordinaria traiettoria della Cina negli ultimi 40 anni: “La dimensione del peso della Cina nell’equilibrio mondiale è tale che il mondo deve trovarne un nuovo. Non è possibile fingere che questo sia solo un altro grande attore. Questo è il più grande attore nella storia del mondo“.
Il 2021 segnerà il centenario della fondazione del Partito Comunista Cinese e Xi intende chiaramente che quell’anno la Cina mostri i risultati raggiunti dai suoi primi obiettivi secolari. A quel punto, la Cina si aspetta di essere l’economia più potente del mondo (e lo è già, secondo la parità del potere d’acquisto), e potenza emergente mondiale politica e militare. Secondo Richard Haas, presidente del Consiglio per le relazioni estere degli Stati Uniti, “l’ambizione a lungo termine della Cina è smantellare il sistema di alleanze USA in Asia, sostituendolo con un ordine di sicurezza regionale più benevolo (per Pechino) in cui gode di un posto privilegiato, e idealmente do una sfera d’influenza commisurata al suo potere“. (Caso mai, Haas potrebbe sottovalutare la cosa). Per raggiungere il primo dei due obiettivi secolari (il secondo entro il 2049), la Cina ha un importante filone economico, un filone economico/politico e uno politico/militare per raggiungere gli obiettivi. Il Made in China 2025 è una politica industriale che riceve massicci finanziamenti statali su ricerca e sviluppo (232 miliardi di dollari nel 2016), compresa l’integrazione esplicita del doppio uso nell’innovazione militare. Il suo obiettivo principale, oltre a migliorare la produttività, è fare della Cina il “leader tecnologico” del mondo, e diventare per il 70% autosufficiente in materiali e componenti chiave. Questo potrebbe essere ben noto in teoria, ma forse il passaggio all’autosufficienza di Cina e Russia suggerisce qualcosa di più duro. Questi Stati passano dal modello classico del commercio liberale a uno economico basato sull’autonomia guidata dallo Stato (come sostenuta da economisti come Friedrich List, prima di essere eclissata dalla prevalenza del pensiero di Adam Smith). Il secondo polo della politica è la famosa iniziativa “Cintura e strada” che collega la Cina all’Europa. L’elemento economico, tuttavia, è spesso deprecato in occidente come “semplice infrastruttura”, anche se su larga scala. La sua concezione, piuttosto, rappresenta un colpo diretto al modello economico occidentale, iper-finanziario. In una nota osservazione critica diretta alla forte dipendenza della Cina dallo sviluppo di tipo occidentale guidato dal debito, un autore anonimo (che si pensa fosse Xi o un suo vicino), notava (con sarcasmo) l’idea che i grandi alberi possano essere coltivati “nell’aria”. Vale a dire: che gli alberi devono avere radici e crescere nel terreno. Invece che dall’attività ‘virtuale’ finanziaria dell’occidente, l’attività economica reale deriva dall’economia reale, con le radici piantate nella terra. ‘Cintura e strada’ è proprio questo: inteso come primo catalizzatore dell’economia reale. L’aspetto politico, ovviamente, è evidente: creerà un immenso blocco di influenza (Remimbi) e commerciale, ed essendo basato sulla terra, sposterà il potere strategico dal dominio occidentale sul mare alle rotte terrestri su cui le forze militari convenzionali occidentali hanno potere limitato, così come trasferirà il potere finanziario dal sistema del dollaro al Remimbi e ad altre valute.
L’altro aspetto, che ha ricevuto meno attenzione, è il modo in cui Xi è riuscito a mettere insieme i suoi obiettivi con quelli della Russia. Inizialmente prudente nei confronti del progetto “Cintura e strada” quando Xi lo lanciò nel 2013, il Cremlino era tesa per via del colpo di Stato occidentale contro i suoi interessi in Ucraina, e il piano congiunto USA-Arabia Saudita per far crollare il prezzo del petrolio (l’Arabia Saudita voleva fare pressione sulla Russia ad abbandonare Assad e gli Stati Uniti indebolire il Presidente Putin, indebolendo rublo e finanze del governo). Così, nel 2015, il Presidente Putin aveva promesso un collegamento tra Unione economica eurasiatica della Russia e Cintura economica della Via della Seta della Cina, e due anni dopo Putin era ospite d’onore del vertice ‘One Belt, One Road‘, tenutosi a Pechino. Ciò che è interessante è il modo in cui la Russia integrava la visione di Xi nel proprio pensiero della “Grande Eurasia”, concepito come antitesi all’ordine mondiale finanziario dagli statunitensi. Il Cremlino, ovviamente, sa bene che nel campo commerciale e finanziario, la posizione della Russia in Eurasia è molto più debole di quella della Cina. (L’economia cinese otto-dieci volte quella russa). I punti di forza cruciali della Russia sono tradizionalmente nei settori politico-militare e diplomatico. Quindi, lasciando le iniziative economiche alla Cina, Mosca si batte nel ruolo di capo architetto dell’architettura politica e di sicurezza eurasiatica, un concerto tra le maggiori potenze asiatiche e produttrici di energia.
Il Presidente Putin ha, in un certo senso, trovato simmetria e complementarità nella politica di Xi della ‘Cintura e strada’ (un equilibrio asimmetrico russo, se si vuole, alla mera forza economica di Xi) nella sua ‘Una Mappa; tre regioni’, Bruno Maçaes scrisse: “Nell’ottobre 2017, l’amministratore delegato di Rosneft, Igor Sechin, fece l’insolito passo di presentare un rapporto geopolitico sugli “ideali dell’integrazione eurasiatica” a un pubblico a Verona, in Italia. Una delle mappe proiettate sullo schermo durante la presentazione mostrava il supercontinente, quello che i circoli russi chiamano “Grande Eurasia”, diviso tra tre regioni principali. Per Sechin, la divisione cruciale non è tra Europa e Asia, ma tra regioni di consumo energetico e regioni di produzione di energia. I primi sono organizzati sui limiti occidentale e orientale del supercontinente: l’Europa, compresa Turchia ed Asia Pacifico, inclusa l’India. Tra di essi troviamo tre regioni di produzione di energia: Russia e Artico, Caspio e Medio Oriente. È interessante notare che la mappa non spezza queste tre regioni, preferendo tracciare una linea di delimitazione attorno alle tre regioni. Sono contigue, formando così un unico blocco, almeno da una prospettiva puramente geografica”. “La mappa, osserva Maçaes, “illustra un punto importante sulla nuova immagine di sé della Russia. Dal punto di vista della geopolitica energetica, Europa e Asia-Pacifico sono perfettamente equivalenti, fornendo fonti alternative alla domanda di risorse energetiche… E, considerando le tre aree (che la mappa) delimita, diventa evidente che due di esse sono già guidate e organizzate da un attore principale: la Germania nel caso dell’Europa; e la Cina per l’Asia-Pacifico“. È da questa prospettiva che deve essere compreso il rinnovato interesse e intervento della Russia in Medio Oriente. Consolidando tutte e tre le regioni produttrici di energia sotto la sua guida, la Russia può essere in vera parità con la Cina nel plasmare il nuovo sistema eurasiatico. I suoi interessi sono ora più decisivi nell’organizzare una volontà politica comune per la regione centrale della produzione di energia, piuttosto che nel recuperare i “vecchi desideri” di far parte dell’Europa. E la “volontà politica” è anche il progetto di Xi: considerando che una volta che la Rivoluzione Culturale di Mao cercò di spazzare via il passato della Cina e sostituirlo con il “nuovo socialista” del comunismo, Xi sempre più rappresenta il partito da erede e successore di un impero di 5000 anni che ceduto il basso solo al predone occidentale, scrive Graham Allison, autore di Destined for War: Can America e China Escape Thucydides’s Trap? Così il Partito ha evocato passate umiliazioni per mano del Giappone e dell’Occidente “per creare un senso di unità che si era fratturato e per definire un’identità cinese fondamentalmente in contrasto con la modernità americana“. Infine, Xi si è impegnato a rendere di nuovo forte la Cina. Crede che un esercito che “possa combattere e vincere guerre” sia essenziale per realizzare ogni altra componente del “ringiovanimento” della Cina. Gli USA hanno più “struttura” militare della Cina, ma Mosca ha armi tecnologicamente migliori, anche se la Cina recupera velocemente al riguardo sull’occidente. La diretta cooperazione strategica strategica tra Cina e Russia (la Cina era indietro alla Russia militarmente e politicamente) era evidente nella recente spinta dell’infowar di Stati Uniti e Regno Unito, Skripal e armi chimiche in Siria, contro la Russia. Agendo come deterrenza all’azione militare statunitense intrapresa contro uno o l’altro Stato.
A Washington ci sono, a differenza di Pechino, diverse voci che tentano di definire l’interazione con la Cina. Trump è stato il più forte, ma ci sono anche gli ideologi che chiedono un ritorno fondamentale alle ragioni dello scambio e dei diritti di proprietà intellettuale. Ma anche le forze armate statunitensi sono fermamente convinte che gli Stati Uniti debbano rimanere l’egemone militare nella regione Asia-Pacifico e che alla Cina non può essere permesso cacciare gli USA. C’è tuttavia una rara unità a Washington tra ‘think tankers’ e i due principali partiti politici su un punto, e un solo punto: che la Cina è la “Numero uno” delle minacce alle regole “dettate dagli statunitensi” alla base dell’ordine globale… e dovrebbe essere ridimensionata. Ma cosa, tra gli obiettivi della Cina delineati sopra, gli Stati Uniti pensano di poter in qualche modo “ridurre” e “ridimensionare” nel modo più sostanziale la Cina, senza entrare in guerra? Realisticamente, Xi potrebbe concedere a Trump delle concessioni minori (ad esempio su proprietà e proprietà intellettuale) per consentigli di rivendicare una “vittoria” (cioè fare di nuovo “come Clinton”) e acquistare qualche anno di fredda pace economica, mentre gli Stati Uniti continuano ad accumulare disavanzi commerciali e di bilancio. Ma alla fine, dovranno decidere di adattarsi alla realtà o rischiare la recessione nel migliore dei casi, o la guerra nel peggiore. Sarà difficile economicamente e geopoliticamente, soprattutto dato che chi sostiene di conoscere Xi, sembra convinto che oltre a voler riportare la Cina ad essere il ‘più grande attore nella storia del mondo’, aspiri anche a colui che finalmente riunisce la Cina: includendo non solo Xinjiang e Tibet sulla terraferma, ma anche Hong Kong e Taiwan. Gli USA possono assorbire culturalmente il pensiero che Taiwan ‘democratica’ sia militarmente unita alla Cina? Potrebbero scambiarlo con una soluzione sulla Corea democratica? Appare improbabile.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Il gioco dei Rothschild in Siria

Dean Henderson 25/04/2018

Nel febbraio 2013, sorvegliata dai suoi ben pagati mercenari dello SIIL, Genie Energy, con sede nel New Jersey, ottenne un permesso di esplorazione petrolifera nelle alture del Golan occupate da Israele nel sud della Siria. Il 31 ottobre 2011, proprio mentre il cartello bancario della City of London lanciava la sua guerra al Presidente siriano debitamente eletto Bashar al-Assad, Genie fu stata scorporata dal suo creatore IDT Telecom. Alla Genie fu concessa la licenza per trivellare il Golan dal governo israeliano in palese violazione dell’Allegato alla Quarta Convenzione di Ginevra. Ed opera nel Golan tramite la controllata Afek Israel Oil & Gas. Il presidente della Genie Oil Efraim Eitam è stato determinante nel facilitare la rapina del petrolio del Golan. È un generale di brigata delle forze di difesa israeliane e si è laureato al Royal College of Defence Studies di Londra. Una volta Eitam affermò: “Non possiamo stare con tutti questi arabi e non possiamo abbandonare la terra perché abbiamo già visto che ci fanno. Alcuni di loro potrebbero rimanere a determinate condizioni ma la maggior parte dovrà andarsene”. I capi di Eitam sono un gruppo ancor più interessante di barbari.
Il comitato consultivo strategico di Genie Energy include il proprietario di Royal Dutch/Shell Lord Jacob Rothschild, l’ex-vicepresidente USA Dick Cheney, il presidente Newscorp (Fox News&Wall Street Journal) Rupert Murdoch, l’ex-segretario al Tesoro statunitense Lawrence Summers, l’ex-segretario all’Energia statunitense Bill Richardson, l’ex-membro della CIA e membro della Dyncorp James Woolsey e l’ex-senatrice della Louisiana Mary Landrieu. Sono tutti investitori della Genie. Un documento della CIA del 1983 rivela il piano Rothschild per la Siria. Il documento, scritto dall’ufficiale della CIA Graham Fuller, sostiene che l’occidente dovrebbe “costringere la Siria” rovesciando l’allora Presidente siriano Hafiz al-Assad, sostituendolo con un burattino pro-banchiero ed escludendo l’invia di armi alla Siria dalla Russia. Questo avrebbe quindi spianato la strada a un oleodotto e gasdotto controllato dalla City of London che sarebbe partito dal Qatar. Exxon Mobil possiede una grossa fetta di Qatar Gas, il cui giacimento offshore North Pars contiene più gas naturale di qualsiasi altro campo al mondo. Questo spiega ora perché l’ex-segretario di Stato e ex-CEO di Exxon Mobil, Rex Tillerson, sia col Qatar nella controversia coi sauditi. Il gasdotto sarà diretto a nord passando da Bahrayn, Arabia Saudita e Giordania prima di attraversare la Siria ed entrare in Turchia verso l’Europa. Un volume così ingente di gas aiuterebbe i banchieri a por fine alla presenza della russa Gazprom sulle importazioni di gas naturale dell’Europa. Russia, Iran, Iraq e Siria promuovono una rotta diverso partendo dall’adiacente giacimento di gas del Golfo Persico del Sud Pars, di proprietà dell’Iran. L’oleodotto si dirigerebbe a nord attraverso l’Iran, e poi a ovest attraverso Iraq e Siria fino al porto di Lataqia, dove verrebbe convogliato sotto il Mar Mediterraneo o spedito vai petroliere verso l’Europa. Anche prima del 1983, le agenzie di intelligence occidentali appoggiavano i Fratelli musulmani in Siria nella guerra clandestina per rimuovere l’anziano Assad. Nel 1982 i Fratelli musulmani occuparono la città di Hama, prima di essere bombardati delle forze aeree di Assad. L’appartenenza alla Fratellanza musulmana è punibile con la morte in Siria perché il Partito Baath al governo sottolinea che la fratellanza ha sempre collaborato coi “fratelli” massoni a Londra per dividere i nazionalisti arabi.
Con le perforazioni della Genie Oil nel Golan occupato e la corsa per costruire a ritmo sostenuto l’oleodotto controllato dalla City of London, si può essere sicuri che nonostante il vantaggio che Assad e i suoi sostenitori russi, iraniani ed Hezbollah hanno nella guerra siriana, Rothschild e i suoi scagnozzi useranno altri pretesti per far continuare a uno stanco presidente Trump la lotta per il loro impero in Siria. Spetta al popolo statunitense appoggiare l’impulso del presidente ad andarsene, sottolineando il momento per gli Stati Uniti di uscire dalla Siria e di liberarsi dalla morsa dei banchieri della City di Londra.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La fine dell’impero del dollaro

Wim Dierckxsens e Walter Formento, Kontra Info, 25/4/2018L’impero del dollaro volge al termine. Il dollaro sta per compiere una ritirata notevole. Nel 1944-1945 il dollaro-oro fu imposto dopo che gli Stati Uniti (USA) furono tra i vincitori della Seconda Guerra Mondiale ed imposero la propria moneta al Regno Unito, sostituendo la sterlina come valuta di riferimento mondiale. All’inizio degli anni settanta la crisi del dollaro-oro (che si trascinava dal 1967) pose fine al dollaro basato sull’oro; tuttavia, l’accordo ottenuto dall’ex-segretario di Stato Henry Kissinger e dalla Casa dei Saud permise la nascita del cosiddetto petrodollaro. Il petrodollaro era la moneta che esprimeva gli interessi delle multinazionali statunitensi già inglobanti Europa e Giappone. In realtà, il petrodollaro non è la valuta nazionale del capitale industriale statunitense, perché le multinazionali statunitensi dominavano produzione, commercio mondiale e consumo globale del petrolio. Per tale ragione poterono concordare e imporre la nuova valuta di riferimento mondiale, il petrodollaro, strumento d’estorsione che costringe tutti i Paesi a scambiare produzione e lavoro reali con una moneta creata dal mero debito e senza base. Oggi sempre più Paesi vedono il predominio del dollaro come ostacolo alla sovranità e al buon sviluppo nell’economia globale, mostrandone l’attuale crisi d’egemonia. Nel recente passato, Paesi relativamente piccoli come Iraq e Libia furono invasi quando cercarono di negoziare petrolio al di fuori del perimetro del dollaro, e oggi c’è la minaccia d’invadere il Venezuela perché ha deciso di negoziare il petrolio al di fuori del campo del dollaro. È necessario sapere che in questa congiuntura i Paesi BRICS multipolari, con la Cina in testa, asse dalla maggiore crescita economica degli ultimi anni, hanno seriamente pensato di lanciare il petroyuan-oro come valuta di riferimento mondiale. Con l’ascesa di questo rivale, abbastanza forte su diversi piani, per la prima volta dal 1944 sarà possibile parlare correttamente di imminente fine del dollaro come valuta dominante, poiché ha già perso l’egemonia. Il petroyuan-oro è un piano valutario mondiale che non si basa solo sulla più importante materia prima, il petrolio, ma anche sull’oro, cosa che gli Stati Uniti non possono più fare. Il suo vantaggio è nell’essere il piano monetario delle economie più dinamiche e maggiori produttrici e compratrici di oro, formando riserve d’oro gigantesche per sostenere lo yuan, che da solo non potrebbe avanzare ed imporsi.
Il 26 marzo 2018, dopo aver posticipato più volte, la Cina finalmente decise di lanciare sull’International Energy Exchange lo schema di scambio petroyuan-oro, producendo un cambiamento fondamentale del sistema monetario internazionale. Tutti gli esportatori di petrolio verso la Cina dovranno accettare la valuta cinese, lo yuan, in cambio del petrolio. Come incentivo, vi è l’offerta cinese di convertire lo yuan in oro. Inoltre, la borsa di Hong Kong emetterà contratti a termine in yuan, nel commercio del petrolio, anche convertibili in oro. Gli esportatori di petrolio potranno persino ritirare tali certificati d’oro al di fuori della Cina, cioè il petrolio potrà essere pagato anche presso le cosiddette “Bullion Banks” di Londra. Con l’introduzione del petroyuán, si ha la maggiore sfida diretta al dollaro, finora valuta dominante mondiale nei contratti petroliferi. La strategia multipolare della Cina non sarà attaccare frontalmente il sistema del petrodollaro, ma indebolirlo progressivamente per fare sì che yuan ed altre valute come euro, yen, ecc. diventino essenziali come il dollaro, cioè costruire il mondo multipolare delle valute. Esistono accordi tra Banca centrale cinese (PBoC) e Banca centrale dell’Unione europea (BCE) per consentire scambi diretti tra yuan ed euro, firmando accordi per consentire a entrambe le valute di rafforzarsi reciprocamente ed incoraggiare la compenetrazione dei sistemi finanziari di entrambe le regioni. Quanto sopra è il chiaro segnale che l’Unione Europea mantiene la porta aperta all’integrazione nel mondo multipolare. Non solo c’è la minaccia esterna al dollaro, il peggiore pericolo, a nostro avviso, risiede negli stessi Stati Uniti. Il capitale finanziario globalista fa di tutto per far crollare il mercato azionario e attribuirlo alle “forze del mercato”, utilizzando i propri conglomerati mediatici in tale golpe del potere morbido della manipolazione. Il globalismo finanziario può portare a una crisi economica finanziaria mai vista dal 1930. La crisi della grande bolla dai tempi di Alan Greenspan, che assunse la presidenza della Federal Reserve (Fed) nel 1987 e la lasciò a febbraio 2006, crisi che oggi si tenta di attribuire, con tutti i mezzi, alla “cattiva” amministrazione del governo Trump.
Il Partito Democratico degli Stati Uniti, vero rappresentante politico del capitale finanziario globalizzato, vi troverebbe il momento opportuno per imporre l’impeachment del presidente Trump. Così il globalismo finanziario potrebbe non solo attaccare Trump e i funzionari che esprimono l’interesse del continentalismo finanziario USA e dei capitali nazionali emarginati dai globalisti, ma prenderebbe il controllo del governo degli Stati Uniti, imponendo la valuta globale della Banca di Basilea, la banca delle banche centrali del mondo, sotto il pieno controllo del capitale finanziario globalizzato, specificatamente sotto l’egemonia dell’impero dei Rothschild.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il Ministro della Difesa cinese mostra agli USA la forza della cooperazione militare tra Cina e Russia

In particolare, dopo che Mattis aveva dichiarato Cina e Russia minacce alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti
Frank Sellers, The Duran 4 aprile 2018Il Ministro della Difesa cinese Wei Fenghi, insieme al Consigliere di Stato e al Ministro degli Esteri Wang Yi, sono attualmente a Mosca per incontrare gli omologhi russi. La visita è una dimostrazione di forza verso Washington per mostrare la vicinanza delle Forze Armate russe e cinesi, nonché mostrare sostegno alla Russia nella 7.ma Conferenza di Mosca sulla Sicurezza Internazionale. RT riportava: “Il Ministro della Difesa cinese Wei Fenghe ha espresso forte sostegno alla Russia nei colloqui con l’omologo russo Sergej Shojgu. Sottolineando “la posizione unita” sulla scena internazionale, il ministro affermava che uno degli obiettivi principali della visita era inviare un messaggio alle potenze occidentali. “La Cina fa sapere agli statunitensi degli stretti legami tra le Forze Armate russe e cinesi”, dichiarava Wei. È il primo viaggio all’estero del Generale Wei da quando è stato nominato a capo del Ministero della Difesa cinese. La scelta della destinazione non è casuale, ma sottolinea il “carattere speciale” della partnership bilaterale, secondo Shojgu. Russia e Cina sono coinvolte in scontri politici ed economici con l’occidente. La Russia è oggetto di diverse sanzioni ultimamente, mentre Russia e Stati Uniti si scontrano sulla crisi siriana, e Washington continua a sostenere che il Cremlino abbia influenzato le elezioni presidenziali statunitensi del 2016 attraverso social media e annunci pagati in rubli, mentre Washington ha espulso decine di diplomatici russi in solidarietà col Regno Unito sul caso Skripal, in cui il governo inglese sostiene che il Cremlino ordinò l’assassinio dell’ex-spia usando gas nervino proibito. Gli Stati Uniti inoltre vendono armi alle nazioni europee ostili alla Russia per contenerla militarmente, presumibilmente per l’annessione della Crimea. Nel frattempo, gli Stati Uniti accusano la Cina di “aggressione economica” e “furto di proprietà intellettuale” di ditte statunitensi per accedere al loro mercato, così come la posizione cinese nel Mar Cinese Meridionale. Tali accuse hanno scatenato una guerra commerciale tra i due partner mentre gli Stati Uniti hanno emesso un pacchetto di dazi doganali sulle merci importate dalla Cina, insieme ad ulteriori dazi della Cina, che probabilmente saranni seguiti da un altro giro del genere, come l’ultimo pacchetto di dazi degli Stati Uniti. L'”aggressione economica” della Cina viene considerata dall’occidente manifestazione della nuova One Road One Initiative cinese, e sarà probabilmente applicata al nuovo mercato dei futures petroliferi cinesi aperto a Shanghai proprio la scorsa settimana.
In particolare, Cina e Russia sono definite minacce alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti nell’ultima Revisione della postura nucleare del Pentagono, e dove i vertici militari esortavano il Congresso degli Stati Uniti a prepararsi alla guerra con le due nazioni. Nel frattempo, l’US Naval Institute documentava la cooperazione militare sino-russa negli anni, e l’anno scorso pubblicava un rapporto incentrato sulle esercitazioni militari Russia-Cina e sulla vendita di armi: “Cina e Russia sono sempre più vicine militarmente attraverso una serie di esercitazioni sempre più complesse e la vendita di armi avanzate che potrebbero creare difficoltà alla sicurezza di Stati Uniti e loro alleati, secondo un nuovo rapporto del governo USA. Il rapporto della Commissione di riesame economico e della sicurezza USA-Cina delinea il modello di cooperazione tra i due rivali internazionali alla sicurezza statunitense che potrebbe esacerbare le tensioni dall’Europa orientale al Mar Cinese Meridionale, un modello di cooperazione che si è visto crescere negli ultimi anni”.
La delegazione potrebbe anche aprire la strada a un incontro tra il Presidente Vladimir Putin e il Presidente Xi Jinping. Putin dovrebbe visitare la Cina per il vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai a Qingdao di giugno. Inoltre, Cina e Russia esprimono l’intenzione di “cooperare strettamente” per risolvere le tensioni nella penisola coreana, riferendosi a un possibile accordo di pace con la Corea democratica.Il Ministro della Difesa cinese dice ai russi di sostenerli contro gli Stati Uniti
Un’inedita dimostrazione del sostegno cinese: “Siamo venuti per mostrare agli statunitensi gli stretti legami tra Russia e Cina. Siamo venuti per supportarvi

Tom O’Connor, News Week 4 aprile 2018

La leadership militare cinese ha promesso sostegno alla Russia, mentre le tensioni tra Mosca e occidente si deteriorano ulteriormente con isolamento diplomatico, sanzioni economiche e duelli di esercitazioni. Nella prima visita in Russia, il nuovo Ministro della Difesa cinese Wei Feng partecipava alla Settima conferenza internazionale sulla sicurezza di Mosca, accompagnato da una delegazione di altri ufficiali. Sottolineando che il viaggio era coordinato direttamente col Presidente Xi Jinping, Wei affermava di avere due messaggi importanti per la Russia in un momento in cui entrambe le nazioni modernizzano le forze armate e rafforzano la presenza negli affari globali nonostante i timori degli Stati Uniti. “Visito la Russia da nuovo Ministro della Difesa della Cina per mostrare al mondo l’alto livello delle nostre relazioni bilaterali e la ferma determinazione delle nostre Forze Armate nel rafforzare la cooperazione strategica“, dichiarava Wei incontrando il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu, secondo l’agenzia TASS. “In secondo luogo, per sostenere la Russia nell’organizzazione della Conferenza internazionale sulla sicurezza di Mosca, la Cina mostra agli statunitensi gli stretti legami tra le Forze Armate di Cina e Russia, specialmente in questa situazione. Siamo venuti per sostenervi“, aggiungeva. “La Cina è pronta ad esprimere alla Russia le nostre preoccupazioni comuni e la posizione comune su importanti problemi internazionali, anche nelle sedi internazionali“. In risposta alla visita di Wei, la controparte russa sottolineava le migliori relazioni tra i due Paesi, che un tempo formavano l’alleanza comunista più grande e potente del mondo prima di decadere negli anni ’60. Con Putin e Xi rieletti il mese scorso, i due presidenti consolidano il potere nei rispettivi Paesi. “Grazie agli sforzi dei leader dei nostri Paesi, i legami tra Russia e Cina raggiungono un livello inedito, divenendo fattore importante per garantire pace e sicurezza internazionale“, dichiarava Shojgu, secondo il Ministero della Difesa russo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La svolta globale della Cina: Yuan-oro e avvertimenti

King World News, 26 marzo 2018

Nell’ultima settimana di marzo, uno dei maggiori gestori di fondi al mondo dichiarava a King World News che la Cina ha appena compiuto una svolta globale che porterà a 20000 dollari l’oro e a un sistema monetario e uno yuan basati sull’oro. C’è anche un terribile avvertimento.La Cina compie una svolta globale
Dr. Stephen Leeb: “Oh, ironia. Il presidente Trump potrebbe essere quello che risolve i problemi commerciali degli USA. Ma non coi dazi o il forte riarmo dei nostri partner commerciali… Piuttosto arriverà dalla Cina che accelera la transizione a una nuova valuta di riserva, probabilmente un paniere di valute basate sull’oro, creando un sistema monetario centrato sull’oro. La Cina ha gettato accuratamente le basi per avere i mezzi per definire la nuova valuta di riserva che influenzerà l’Oriente, se non il mondo”. E con la Cina non solo maggiore trader del mondo ma anche possessore di un esercito in grado di proteggere i partner commerciali orientali, le sue capacità sono indubbie.

La Cina ora commercia il petrolio con lo Yuan-oro
Segnatevi la data: oggi è iniziato il commercio del nuovo benchmark del petrolio orientale di Shanghai. I fornitori di petrolio possono ora coprire i loro yuan in futures basati sull’oro, la cui compensazione sarà in oro. In effetti, il petrolio ora viene commercializzato in yuan-oro. Il segnale che la Cina vuole accelerare il commercio in yuan e oro ben oltre il petrolio, è apparso in un articolo sul South China Post di fine febbraio. L’articolo citava Cheung Tak-hay, presidente della Borsa dell’oro di Hong Kong, dire: “La Borsa dell’oro di Hong Kong è in trattative con Singapore, Myanmar e Dubai per stabilire un corridoio merci in oro per promuovere prodotti denominati in yuan nell’ambito dell’Iniziativa Cintura e Via della Cina. Il corridoio delle merci d’oro… potrebbe collegare il deposito doganale proposto a Qianhai con utenti e commercianti di metalli preziosi nei Paesi della Fascia e Via“.

Deposito d’oro da 1500 tonnellate nella zona di libero scambio
Qianhai fa parte della zona di libero scambio di Shenzhen e Hong Kong. Il deposito doganale, secondo l’articolo, potrà immagazzinare 1500 tonnellate di oro. I servizi di regolamento di custodia e fisico inizierà probabilmente nei prossimi mesi. La posizione di Trump sulla politica commerciale spinge la Cina ad estenderne il commercio ben oltre il petrolio. Finora queste cifre equivalgono alla soppressione dei dazi in nome della “sicurezza nazionale” (che ironia). L’affermazione è che economia ed esercito statunitensi non possono essere sicuri se il Paese non produce abbastanza acciaio. E così il presidente Trump annunciava dazi che colpiranno alleati affidabili mentre avrà impatto assai minore sulla Cina, le cui pratiche commerciali Trump ha ripetutamente lamentato. I dazi furono quindi modificati esentando Canada e Messico, almeno per ora, ma si applicano ancora a molti altri alleati degli Stati Uniti.

Il vero pericolo
Ma il vero pericolo deriverà da una guerra commerciale totale. Il Presidente della PBoC Zhou ha spesso notato il rovescio della medaglia quando una nazione sovrana ha la valuta di riserva mondiale. O la valuta è sopravvalutata, portando il Paese a grandi deficit commerciali. Oppure (se il Paese emittente cerca di evitarlo limitando l’offerta della propria valuta), la crescita mondiale ne risentirà. Non fraintendetemi: non sostengo che la Cina e altri partner commerciali giochino in modo equo. Dico che l’unico modo in cui gli Stati Uniti possono sfidare il deficit commerciale è con un forte rallentamento della crescita mondiale o rinunciando al ruolo del dollaro come valuta di riserva. Il dollaro è nettamente sopravvalutato e rimarrà tale fin quando sarà la valuta di riserva mondiale. Vedo la Cina alla ricerca urgente del modo per evitare il collasso economico che potrebbe comportare una guerra commerciale. Noi siamo le nostre peggiori minacce alla nostra sicurezza nazionale, non solo rischiando una guerra commerciale che infliggerebbe danni ingenti all’economia mondiale, ma anche a causa delle nostre specifiche vulnerabilità, soprattutto e sorprendentemente nell’arena militare. Ignoranza ed autocompiacimento degli USA su questo sono mozzafiato.

La Cina potrebbe piegare gli Stati Uniti
L’adagio rilevante è che se vivi in una casa di vetro, non lanciare pietre. Qualsiasi pena commerciale imponiamo alla Cina, senza dubbio causando qualche sofferenza, non paralizzerà l’economia cinese. Ma se la Cina rispondesse nello stesso modo, piegherebbe gli Stati Uniti. Il motivo: mentre Trump si concentra su acciaio e alluminio, la Cina insieme ad altri Paesi controlla le risorse, in particolare i metalli delle terre rare, di gran lunga più vitali per le nostre forze armate e sicurezza. Ogni anno l’US Geological Survey (USGS), l’agenzia incaricata di fornire dati e analisi sulle risorse naturali e i pericoli, pubblica un annuario che dettaglia riserve mondiali, risorse e produzione di materie prime e minerali. Negli ultimi due decenni i rapporti sono sempre più lugubri. Una volta largamente autonomi per risorse, gli Stati Uniti sono sempre più dipendenti da altri Paesi, alcuni dei quali, come la Cina, potrebbero facilmente divenire dei nemici. Nessuno può obiettare che non sia intelligente, o vantaggioso per la sicurezza nazionale, dipendere dai nemici sulle risorse cruciali.Il generale dell’aeronautica Robert Latiff avverte
Ho parlato di terre rare prima. In effetti il mio libro del 2011 “Red Alert” era in parte un avviso agli USA sul pericolo derivante dalla nostra crescente inaccessibilità a questi metalli. Nei sette anni passati da allora, non abbiamo fatto nulla per far fronte ai nostri dubbi. Nel suo libro del 2017 “Future War“, il generale dell’aeronautica militare Robert Latiff ha scritto: “L’elettronica di consumo sempre più piccola e capace… dipende in modo cruciale dai metalli delle terre rare… Più preoccupante dal punto di vista degli armamenti, i metalli delle terre rare si trovano su tutti gli aerei ad alte prestazioni, missili ed elettronica avanzata“. Forse più spaventoso in vista delle recenti valutazioni militari è il suo commento: “I magneti delle terre rare consentono il controllo del tiro dei missili altamente manovrabili e ad altissima velocità“.

Missili ipersonici cinesi
La Cina sviluppa missili ipersonici che volano cinque o più volte la velocità del suono e sono estremamente difficili da rilevare o neutralizzare. Possono, senza testata nucleare, affondare una portaerei. Un rapporto della National Academy of Sciences, commissionato dall’US Air Force nel 2016, osservava che quando si tratta di tali tecnologie: “L’assenza in questo Paese di un chiaro percorso all’acquisizione… è in netto contrasto col ritmo febbrile della ricerca nei potenziali avversari… I loro investimenti sono significativi… e le loro realizzazioni in alcuni casi sorprendenti“. A cui si può aggiungere che senza terre rare, “un chiaro percorso di acquisizione” non esiste. Il fatto che il rapporto sia stato scritto nel 2016 e che nei due anni successivi non sia cambiato nulla, è più che sufficiente a tenermi sveglio la notte. Più recentemente due importanti gruppi di riflessione, RAND Corporation e International Institute for Strategic Studies (IISS), hanno pubblicato relazioni di ampio respiro sulla difesa degli Stati Uniti. Il rapporto RAND affermava che le forze statunitensi “non riescono a tenere il passo con le forze modernizzatrici delle grandi potenze avversarie” e “sono mal posizionate per affrontare le sfide chiave in Europa ed Asia orientale“.

La Cina ha già raggiunto il suo obiettivo
Il rapporto IISS fa commenti simili. Ad esempio, afferma: “Gli sviluppi dei nuovi armamenti in Cina e l’ampio progresso tecnologico nella difesa sono volti a favorire la transizione dal “recupero” con l’occidente a divenire innovatore nella difesa globale: in alcune aree della tecnologia della difesa, la Cina ha già raggiunto i suoi obiettivi“. A cui posso aggiungere le valutazioni su ciò che si può vedere, non da ciò che la Cina potrebbe nascondere, che sarebbe enorme. Non asserisco che una qualsiasi mancanza nella nostra supremazia militare sia dovuta unicamente all’assenza di rifornimenti di terre rare, cobalto e altri prodotti essenziali che la Cina controlla virtualmente attraverso possesso naturale e/o capacità di ricostituzione. Ma dovrebbe essere ovvio che è stupido, e contro i nostri interessi nella sicurezza nazionale, fare qualsiasi cosa che rischi di limitarci l’accesso a questi materiali chiave. In altre parole, una guerra commerciale minaccia non solo l’economia mondiale ma anche la nostra capacità di difenderci e di produrre beni consumo di alta qualità. La posizione meno invidiabile in cui ci troviamo non iniziò con Trump, Obama o Bush. Piuttosto, risale a quando Nixon ci tolse il gold standard nel 1971 e alla politica miope che scaturì da tale infame decisione. Siamo mezzo secolo dopo a sperare che una nuova versione del sistema monetario centrato sull’oro possa salvarci.

Oro a 20000 dollari
Ciò spingerà l’oro molto in alto. E se la Cina in qualche modo non ci riesce, probabilmente significherà gravi disordini geopolitici, nel qual caso, l’oro, ancora una volta, è ciò che vorreste possedere. L’oro si prepara a un balzo per forza e durata impressionanti. Eric, il prezzo dell’oro sarà di almeno 20000 dollari e probabilmente di più, e i lettori di KWN non dovrebbero più rimanerne fuori: è troppo tardi perché il tempo sta per scadere.Traduzione di Alessandro Lattanzio